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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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17 aprile 2019

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‘Biodiversità’: espressione massima della interconnessione fra Scienza, Arte e Poesia

di Donato Matassino

Presentare la poliedrica opera: “Il Mosaico della Felicità. Biodiversità tra Scienza, Arte e Poesia” (che a breve uscirà per i tipi della casa editrice Levante, di Bari) è una operazione ardua, direi quasi ardita e velleitaria in quanto si tratta di armonizzare due ‘culture’ ritenute erroneamente e fortemente divergenti: ‘Umanistica’ e ‘Scientifica’; inoltre i due Autori - Santa Fizzerotti Selvaggi e Dario Cianci - sono di rilevante personalità, di notevole livello conoscitivo e di elevato spessore nei rispettivi campi.  Già il ‘magistrale’ e ‘originale’ titolo condensa una visione unitaria del ‘mosaico’ di ‘felicità’ che si sublima nella ‘Biodiversità’ quale espressione massima della interconnessione fra Scienza, Arte e Poesia.
La ‘Biodiversità’, in senso lato, è identificabile come: (a)vera e propria ‘Roccia di Sapienza’ su cui costruire un futuro sempre più teso a elevare la capacità al costruttivismo del ‘vivente’; (b)‘magazzino di variabilità genetica latente’, che al verificarsidi eventi imprevedibili (fattori ‘antropo-bio-geo-pedo-climatici’) è in grado di estrinsecarsi dando luogo, nell’ambito biologico, a etnie locali propriedi un determinato ‘bioterritorio’; questo ‘bioterritorio’è caratterizzato da risorse endogene materiali e immateriali (culturali e sociali, esseri viventi umani e non umani); lo stesso ‘animale Uomo’ è  da identificare con un ‘olobionte’, quale complesso comprendente anche vari organismi simbionti (viroma, microbioma, macrobioma) tutti in grado di influire direttamente e/o indirettamente sullo stato di ‘Felicità’ dell’ ‘animale Uomo’; l’Anselmo, maestro di profonde e intense riflessioniquotidiane, suggeriva percorsi in grado di raggiungere traguardi dinamici di ‘Felicità’; percorsi ancora validi in un contestoidentificabile, oggi, con un ‘biosistema eco-antropico’ , interpretabile e risolvibile in chiave ‘cibernetica’; (c) fonte infinita di informazioniatte a svolgere una funzione di ‘operatore epistemologico’: propulsore di conoscenza scientifica dei processi propri del funzionamento di un essere vivente; (d) vera e propria luce di una memoria fondante; (e) germe della vita; (f)opportunità per rimodellare la società in modo da coinvolgere tutti nella cultura e nella ricerca della ‘Felicità’; (g) modello comunicativo sintetizzabile nell’espressione: “ il futuro del passato è nel futuro, il futuro del presente è nel passato e il futuro del futuro è nel presente” ( Mchtalle J.); (h)vera e propria ricchezza reale, essendo contemporaneamente l’anello di congiunzione con il passatoe la base del divenire biologico; (i) massima espressione della qualità culturale comprendente componenti proprie della storia, delle tradizioni, degli usi, dei riti, dell’economia, della gestione di un ‘bioterritorio’; (j) componente unica e insostituibile del ‘dinamismo cognitivo’ proprio della “celebrazione della conoscenza” i cui effetti benefici si ripercuoteranno su tutto ciò che sarà concepito per il miglioramento della vita materiale, della vita sociale, della vita di relazione, nonché della vita di solidarietà; nella fattispecie, la cultura ‘Umanistica’ svolgerà sempre piú un ruolo esaltante di quello della cultura ‘Scientifica’, specialmente all’intensificarsi del pluralismo della cultura ‘Umanistica’.
Ribadisco che non è semplice avventurarsi nel dover esprimere un sintetico e semantico commento in grado di evidenziare la profondità del pensiero dei due singoli Autori con una visione di accordare in armonizzazione le due ‘culture’ al fine di contribuire a eliminare lo iato che storicamente ha diviso, divide e, purtroppo, continuerà a dividere gli studiosi delle discipline ‘umanistiche’ e di quelle ‘scientifiche’ con effetti indubbiamente nefasti; infatti, solo un’ampia e continua integrazione fra le due ‘culture’ può contribuire notevolmente a raggiungere dinamici traguardi utili per la società umana nel favorire il sorgere di una società integrata e protesa a perseguire obiettivi di vita consoni e propri di una società meno litigiosa ed egoistica, quindi in grado di realizzare i canoni propri dell’etica dell’ ‘alterità’ e della ‘prossimità’, del ‘tuismo’ e del ‘noismo’. L’opera trae la sua origine da un incontro fortuito fra i due Autori e dal riconoscimento elettivo reciproco di due “sensibilità” profonde, intellettualmente curiose e costantemente in ricerca. Nella ‘premessa’, la prof.ssa Santa Fizzarotti Selvaggi si rivolge al prof. Dario Cianci con una lettera ricca di espressioni emotive evidenziando chiaramente alcune, fra le piú semantiche, qualità intellettuali di Dario in grado di segnare profondamente il ‘cuore’ e la ‘mente’ di chiunque abbia avuto l’occasione, o meglio la frequentazione, come me, di discutere, anche con visioni divergenti, le problematiche di vita reale come quelle accademiche; tuttavia, dopo ampie e profonde analisi, si giungeva quasi sempre a conclusioni condivise, specialmente nel campo della ricerca.
La conoscenza con Dario risale al 1958 (60 anni fa) in quel di Tor Mancina (27. km della via Salaria), sede dell’allora Istituto Sperimentale per la Zootecnia.I contatti sono diventati, nel tempo, piú assidui a partire dagli anni ’60 per ragioni sia di ricerca sia familiari che accademiche.Nel 1972, ambedue giovanissimi cattedratici, dopo approfondite dinamichediscussioni fra noi due, maturò in noi l’idea di proporre ai colleghi piú anziani la fondazione di un’Associazione scientifica nel settore zootecnico al fine di ‘armonizzare’e ‘intensificare’ i rapporti di colleganza scientifica, didattica, operativa, nonché ’umana’ fra gli studiosi del “Sistema Zootecnico Italiano”.L’idea prese ‘corpo’ nell’aprile del 1972 in quel di Milano, in occasione del VII Simposio Internazionale di Zootecnia organizzato dal collega prof. Telesforo Bonadonna; idea che fu entusiasticamente condivisa dalla quasi totalità (meno uno) degli zootecnici ‘cattedratici’ del tempo e realizzata nell’arco di un anno con Atto notarile del 15 marzo 1973 in Firenze.L’Associazione fu denominata ‘Associazione Scientifica di Produzione Animale (ASPA)’ e dal 2009 ‘Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali (ASPA)’.
Il titolo dell’opera di Santa Fizzerotti Selvaggi e di Dario Cianci è il momento olistico di due’culture’ che armoniosamente si integrano esprimendo un paradigma cosmico identificabile con un ‘mandala’: la cultura ‘Umanistica’ nella piú ampia accezione e la ‘Scienza’ sono due entità fortemente connesse; infatti, Heisenberg(1901-1976), premio Nobel per la Fisica, cosí si esprimeva”… gli sviluppi piú fruttuosi si verificano spesso nei punti di interferenza fra due linee di pensiero”.La forza del pensiero ‘Umanistico’sta non solo nella sua creatività, nella sua intuizione, ma spesso nella sua capacità di anticipare la ‘Scienza’, spaziando in territori inesplorati dal comune sentire, promuovendo - cosí -la nascita di una nuova coscienza in campo scientifico, sfociante in nuove visioni.Infatti,partendo da alcune proposizioni, proprie della cultura ‘Umanistica’, conducenti alla “celebrazione della Conoscenza”, si giunge all’esplorazione del funzionamento dei complessi, sofisticati e raffinati meccanismi propri della materia vivente, la cui conoscenza si avvale sempre di piú dell’apporto delle leggi peculiari della ‘biologia quantistica’.
Popp ha dimostrato che il DNA nucleare funziona come ‘trasmettitore’ e ‘ricevitore’grazie al fatto che un organismo è costituito di ‘materia’ e di ‘energia’, indissolubilmente legate fra di loro e trasformabili l’una nell’altra e viceversa. Questa ‘duplice essenza’e il fatto che l’energia nucleare include anche vibrazione, quindi frequenza, fanno sí che un ‘corpo materiale ’possa anche emettere e assorbire’ frequenze’; pertanto, ogni cellula di un organismo, tramite il suo DNA (‘trasmettitore-ricevitore’), emette e può ricevere segnali frequenziali, scambiando –cosí- messaggi complessi e sofisticati con precisi effetti biologici. Questo complesso e sofisticato ‘attivismo cellulare’ si concretizza in un ‘olismo’ equilibrato dinamicamente (omeostasi), in funzione delle modificazioni interne ed esterne che si estrinsecano nel raggiungimento ‘attivo’ di uno stato di ‘benessere ottimale’. Il verificarsi di un disturbo nella ‘rete elettromagnetica di controllo’, quindi del sistema di autoregolazione, può causare l’insorgere di una ‘patia’. Sempre Popp ha evidenziato che le ‘cellule’ comunicano fra di loro sia ‘dinamicamente’ che a mezzo di ‘campi elettromagnetici’.
L’opera oggetto di questa presentazione è da sottolineare nella sua ‘originalità’ di alternanza fra lo scritto di una non comune cultrice ‘ Umanistica’ e quello di un profondo serio personaggio di ‘Scienza’; essa può essere considerata un esempio prodromico, quindi un crogiuolo di interrelazioni fra le due culture ‘basi della vita’; pertanto, essa è la sola in grado di sortire effetti di spessore incommensurabile per una ‘visione unificatrice’ del sapere. Questa ‘visione unificatrice’è l’unica in grado di conferire all’ ‘umanità’ e al ‘cosmo’ un comportamento proprio di un essere raziocinante capace di affrontare i problemi e, forse, le relative soluzioni della vita in una prospettiva di un cosmo sempre piú scrutabile nella sua infinita complessità fortemente regolata da leggi di vita di relazione fra due realtà: la natura e il pensiero. Il pensiero, base di qualsiasi evento (immateriale e materiale), è qualcosa che evolve nel tempo e nello spazio e dà vita al continuare del ‘tutto’, grazie all’educazione che, come il ‘mandala’, è il più grande motore dello sviluppo personale ed è l’unico in grado di dotare la persona di una capacità – senza fini direi – di ‘valorizzare’ al meglio ciò che abbiamo e ciò che distingue una persona dall’altra. La funzione unificatrice della ragione ‘Umanistica’ e della ragione ‘Scientifica’, ampiamente evidenziata nell’alternarsi delle riflessioni riportate in quest’ Opera, è stata, è e sarà l’unico percorso profetico per affrontare e per risolvere le sfide del vivere comune, con un benefico effetto sul ‘benessere fisico psichico e sociale’ dell’‘animale Uomo’. Lo spirito dello scienziato, nella sua operatività, deve sempre tendere a raggiungere dinamici stati di armonia nello spirito del pleroma. La ‘Biodiversità’ è sempre da considerare alla stregua di un vero e proprio ‘ bene culturale’ essendo essa un patrimonio di inestimabile valore di documentazione sia storica che biologica, quindi è portatrice di vere e proprie civiltà antiche, la cui funzione e il cui ruolo sono tuttora da scoprire. La ‘Scienza’ tende a una dinamica comprensione della realtà fenomenica, mentre l‘ ‘Uomo’, da sempre, continua a porsi quesiti esistenziali immutabili; una collaborazione piú intensa e profonda tra Scienze ‘fisiche cosmologiche’ e ‘filosofia teologia’ è da auspicare al fine di una realizzazione sempre piú completa dell’ ‘animale Uomo’; la ‘multidisciplinarietà’ e la ‘interdisciplinarietà’ costituiscono i due tasselli insostituibili per raggiungere una dinamica e indelebile armonizzazione fra ‘Uomo’ e ‘Natura’; solo perseguendo quest’ultimo percorso si può ipotizzare il sorgere di un  Homo Sapiens Sapiens ‘nuovo’. Quale ruolo può svolgere la cultura ‘Umanistica’ connessa a quella ‘Scientifica’ nell’evoluzione biotecnologica in atto verso il postumanesimo?
La persona è tanto più ‘Uomo’ quanto piú il suo comportamento sfocia in una società aperta; la realizzazione di ciò è possibile solo educando l’‘Uomo’ al dialogo.Quest’opera è da considerare come un elemento utilissimo per un recupero di un ‘modus vivendi’ in linea con il motto “festina lente” (affrettati lentamente) tendente a un equilibrio tra pensiero ’rapido’ e pensiero ‘lento’, in quanto ambedue svolgono funzioni basilari e complementari per il comportamento dell’‘Uomo’.
Concludendo, l’opera “Il Mosaico della Felicità. Biodiversità tra Scienza, Arte e Poesia” comprende una visione dell’Universo avente al centro una vera e propria tensione di un Artista che, superando la cortina dell’effimero e dell’accadimento quotidiano, manipolando le varie gradazioni cromatiche e partendo da frammenti dell’esperienza piú varia ed eterogenea, si proietta verso una visione di un ‘tutto’ in cui il cuore, il sentimento e la scienza si fondono e concorrono alla percezione della consapevolezza che l’Universo, l’Arte, la Biodiversità e la Scienza sono modalità diverse di un’unica sostanza: la Vita.


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