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Notiziario di informazione su agricoltura, ambiente, alimentazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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Ritorno alla terra in una logica di sviluppo

Dario Casati

L’incremento della disoccupazione, in particolare di quella giovanile, rappresenta forse l’aspetto della crisi che più preoccupa l’opinione pubblica del nostro paese. Come in un drammatico bollettino di guerra si susseguono i dati delle rilevazioni che indicano come il fenomeno non si sia ancora esaurito ed anzi, anche nelle previsioni per il 2015, sia destinato a proseguire, almeno fino al concretizzarsi della tanto sospirata ripresa. In un panorama così sconfortante destano grande attenzione i dati forniti da alcuni osservatori in base ai quali in agricoltura sarebbe in corso un fenomeno opposto, con un incremento dell’occupazione ed un inatteso ritorno alla terra. Al di là della consistenza delle cifre presentate che sono oggettivamente difficili da gestire e da interpretare, si accompagna ad esse, come una conferma, un certo incremento delle iscrizioni alle scuole superiori ad indirizzo agrario ed ai corsi di laurea della stessa area. Anche questo, però,  di difficile lettura. Il vero punto  da chiarire non sono i numeri, ma la logica con cui va affrontato oggi il problema dell’occupazione in un’economia in crisi. Una logica che è ben diversa da quella dell’ 800 o del periodo post bellico. 
La dinamica dell’occupazione è un fenomeno difficile da rilevare e da interpretare per la sua complessità. Le stesse statistiche ufficiali sembrano confondere le idee più che chiarirle. Per evitare errori occorre usare sempre lo stesso tipo di rilevazione e seguirne l’evoluzione per un periodo di tempo abbastanza lungo per cogliere la dinamica del fenomeno e non una sua immagine istantanea. Così si vede che  l’occupazione agricola prosegue nel suo calo tendenziale, sia sulla base dei dati annuali dell’ultimo quinquennio sia, in particolare, di quelli dell’ultimo triennio ricavati dalle rilevazioni trimestrali. 

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Olio d'oliva e salute

Francesco Morici

Mai come negli ultimi anni, l’olio d’oliva ci appare come il principe degli alimenti all’interno di un’alimentazione sana ed equilibrata. Nella dieta mediterranea esso  fa da padrone e si stanno mettendo in luce le sue già ben note proprietà benefiche per la salute e la qualità della vita dell’essere umano.
Caratterizzato da un contenuto molto elevato di grassi monoinsaturi, l’olio d’oliva si ricava dalla spremitura meccanica dell’oliva, frutto della specie Olea Europaea.
E’ ricco di acidi grassi monoinsaturi, nello specifico quello che lo caratterizza è l’acido oleico.
Proprio da esso deriva uno dei principali effetti benefici dell’olio:  quello di regolatore dei livelli di colesterolo ‘cattivo’  nel sangue: diminuendo così il rischio di malattie legate ad ostruzione dei vasi sanguigni del sistema cardiovascolare.
Un altro effetto importante dell’olio di oliva sembra essere la sua azione antiossidante: è infatti ricco di molecole, come la Vitamina E o diversi composti fenolici, che difendono il nostro corpo dall’azione dei radicali liberi, forme estremamente reattive dell’ossigeno, in grado di provocare danni cellulari, andando a colpire il DNA stesso. Sembra inoltre in grado di migliorare i processi digestivi, riducendo la secrezione di acidi gastrici ed avendo un elevato potere disintossicante ed in ultimo un’azione di inibizione sui processi di infiammazione cronica del corpo umano, soprattutto nel tratto gastrointestinale.

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Il tartufo: da prodotto locale ad opportunità nazionale

Mauro Cresti

Il tartufo, essendo prodotto di nicchia e quindi molto pregiato, è fonte di ‘taroccamenti vari’ e il mercato è sempre più invaso da tartufi che provengono da altri Paesi Europei ed extra Europei che non hanno certamente le caratteristiche sensoriali dei nostri tartufi. Nello stesso tempo i raccoglitori locali di tartufi si sono riuniti in una miriade di Associazioni che in genere corrispondono a un determinato territorio con lo scopo  di valorizzare il prodotto e di conseguenza anche il territorio.  Più o meno recentemente in Toscana  sono fiorite tante sagre o mostre,  fra le più conosciute la Mostra mercato di San Miniato (Pisa), la Mostra mercato delle Crete Senesi a S. Giovanni D’asso (Siena), dove è stato organizzato anche un interessante museo del tartufo, che hanno attirato moltissimi visitatori. La crescente importanza del tartufo ha richiamato una maggiore attenzione anche del mondo scientifico, che  è stato coinvolto  per  venire incontro alle esigenze delle Associazioni dei Tartufai e degli Enti locali. Ormai in Italia ci sono gruppi di lavoro nei vari Dipartimenti Universitari  o del Consiglio Nazionale delle Ricerche che lavorano, mediante svariate metodologie (biochimiche, genomiche, ecc.) per valorizzare, garantire la sicurezza e tracciabilità del prodotto oppure, a livello fitogeografico, studiano le relazioni esistenti fra specie vegetali  arboree e micorrizze, rappresentando un forte valore aggiunto sia per la ricerca che per la qualità del prodotto. 

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