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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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Ancora un’ondata di calore: ma quali sono gli effetti sull’agricoltura?

Giacomo Lorenzini

Ci risiamo: settimane e settimane di caldo torrido, con temperature che sfiorano i 40 °C e superano di oltre 6 °C le medie storiche, accompagnate da totale assenza di precipitazioni. Ormai stiamo prendendo confidenza con il termine “ondate di calore”, eventi eccezionali per intensità e durata, e dopo le estati record del 2003 e del 2012 siamo consapevoli che queste possono rappresentare le “prove generali” degli scenari climatici del prossimo futuro. 
Ogni forma vivente e praticamente tutti i settori della nostra collettività sono duramente messi alla prova da queste situazioni estreme, a cominciare, ovviamente, dai temi di ordine sanitario. Il bilancio delle morti “addizionali” (per lo più a coinvolgere i soggetti fragili, come anziani, persone malate che vivono da sole e in condizioni di scarsa disponibilità economica) è impressionante, ma meritano attenzione anche gli aspetti che riguardano direttamente l’agricoltura e, più in generale, gli ecosistemi vegetali. Forse il primo fenomeno che l’immaginario collettivo collega a periodi torridi e siccitosi è quello degli incendi boschivi: ma non è l’unico.

Yet another heat wave: but how does it affect agriculture?
Here we are again: week after week of torrid weather with temperatures almost reaching 40°C and more than 6 degrees higher than the historical average temperatures combined with a total lack of rain.
Drawing from a special issue of Agrochimica (an international journal published by Pisa University) that, in 2014, collected the numerous papers presented at the study day, “The Hot Summer of 2012: some effects on agriculture, forestry, and related issues”, we would like to point out the following...

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Alcuni appunti sul disegno di legge n. 1050 (Camera dei deputati) recante “Disposizioni per il contenimento del consumo del suolo e la tutela del paesaggio”

Luigi Costato

Il fatto che un ramo del Parlamento prenda in considerazione la necessità di intervenire sul “consumo del suolo” non può che essere visto, prima facie, con piacere da chi si preoccupa dell’agricoltura nazionale, che combatte una battaglia difficile per assicurare la permanenza in Italia di una agricoltura efficace, performante e in grado di tenere alta la reputazione che il nostro agroalimentare si è conquistato con secoli di eccellenza.
Ben venga, dunque, una legge che garantisca il mantenimento di quanto resta ancora disponibile di suolo agricolo; ma, anche se l’interesse per il paesaggio non può che essere condiviso, occorre non  cadere nella trappola, da tempo realizzata con la riforma della PAC, di mescolare una cosa con l’altra dimenticando che il paesaggio rurale  è stato creato dagli agricoltori in secoli di lavoro, e che la maggiore garanzia per il suo mantenimento consiste nell’incoraggiare chi coltiva a continuare a fare il suo lavoro, ovviamente applicando pratiche compatibili con la protezione dell’ambiente e della salute.

A few thoughts on Bill no. 1050 (Chamber of Deputies) on "Measures to control land-take and protect the landscape"
The fact that a branch of Parliament has taken under consideration the need to intervene in the issue of “land-take” can only be looked on favorably by those concerned with our nation’s agriculture. We are fighting a difficult battle to ensure that Italy’s agriculture remains effective, efficient, and able to uphold the reputation that our agricultural and food industry has won through centuries of excellence.
A law that guarantees the preservation of the agricultural land remaining is welcomed. However, even if interest in maintaining the landscape is shared, steps must be taken not to fall into the trap set by the Common Agricultural Policy (CAP) reform that muddles one thing with another. It forgets that the rural landscape has been created over the centuries by farmers working in the fields and that the greatest guarantee for its preservation is to encourage farmers to continue their work, obviously using practices that safeguard the environment and health.  

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Zafferano “L’Oro Rosso delle Alpi”

Anna Giorgi, Maurizio Cocucci

Proprio nelle montagne, dove la multifunzionalità gioca un ruolo determinante nella sostenibilità delle aziende agricole, l’introduzione della coltivazione dello zafferano trova eccellente collocazione come coltura strategica poiché ad alto reddito – il più alto tra le droghe coltivabili in Italia – e dalle applicazioni diversificate (gastronomia e ristorazione, alimentare e liquoristica, erboristeria, e tintoria).


Saffron – The Red Gold of the Alps

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La non gestione rende il bosco instabile: Vallombrosa docet

Orazio La Marca

Nella Foresta di Vallombrosa, anche in assenza di eventi meteorici eccezionali, per effetto di una gestione non adeguata, tutti gli anni i danni dovuti a fitopatie, a neve e vento, ammontano a qualche migliaio di metri cubi di legname. 


The lack of management makes the forest unstable: Vallombrosa docet

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