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Notiziario di informazione su agricoltura, ambiente, alimentazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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La protesta del riso blocca le piazze

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Dagli OGM le future fabbriche dei farmaci

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Aflatossine dal mais al latte: i nodi vengono al pettine

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Sugli aiuti accoppiati ha vinto lo “spezzatino”

Cinque mesi di grandi discussioni per scrivere l’aiuto accoppiato in Italia. Risultato? Il solito spezzatino «all’italiana». 
Non serve all’agricoltura, non serve allo sviluppo dell’economia del Paese.
Bisognava prendere due decisioni: la percentuale tra 0 e 15%; i settori ai cui destinare il sostegno.
Quale decisione è scaturita?
Un plafond di 426,8 milioni di euro, pari all’11% del massimale nazionale dei pagamenti diretti.
Un sostegno erogato in 17 misure e 12 settori: latte, carne bovina, ovicaprini, bufalini, soia, riso,
barbabietola, pomodoro da industria, grano duro, oleoproteaginose, proteiche, olio d’oliva.
Bene la scelta per la zootecnia e l’Italia «regione unica».
Ma a che servono 98 euro/ha al riso (22,6 milioni di euro per 230.000 ettari)? A che servono 65 euro/ha alla soia (10 milioni di euro per 150.000 ettari)? A che servono 50 euro/ha per il grano duro (59,7 milioni di euro per 1.150.000 ettari)? 
Servono a complicare la vita agli agricoltori, senza alcun beneficio per l’economia agroalimentare del Paese.
Cosa bisognava fare? Concentrare le risorse su pochi settori dove la produzione genera beni
pubblici, utili al Paese (occupazione e ambiente): latte in montagna, vacca nutrice, ovicaprini, olivo
paesaggistico, barbabietola e proteiche. Bastava il 5% del plafond.
Invece abbiamo un inutile spezzatino! I politici si riempiono la bocca di «semplificazione», poi aumentano sempre la burocrazia.

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Occorre coraggio per combattere ignoranza e pregiudizio

Il problema di fondo non è quello degli OGM, o per lo meno non è quello il punto principale. A monte il vero dramma è la mancanza di fiducia nel metodo scientifico, la sostanziale diffidenza verso la ricerca e i seri criteri di analisi. E’ questo che ha bloccato da decenni la ricerca genetica in agricoltura. Vi è però ancora modo di rimediare e di aprire alla ricerca. Tutto il mondo agricolo e gli studiosi devono con coraggio opporsi e combattere l’incultura generalizzata. E’ tardi? Riusciranno? E’ anche da questo che sapremo se il nostro Paese riuscirà a riaversi e l’agricoltura a vendere anche oltre al mercatino del paesello.

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Insetti produttori di melata e insetti utili

Una fonte alimentare per molti insetti utili nonché, importante materia prima per la produzione di miele, è rappresentata da una sostanza ricca di zuccheri nota come melata. Molte piante, in particolari condizioni climatiche, possono produrre melata fisiologica; ma ben più abbondante è quella che deriva dall’attività trofica e di escrezione di numerose specie di insetti

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Il kiwi in Calabria: le problematiche del post-raccolta

Il successo dell’Actinidia nella piana di Gioia Tauro, in sostituzione degli agrumi, è stato determinato prevalentemente da tre fattori: la crisi economica dell’agrumicoltura locale, l’alta redditività della coltura ed i pochi trattamenti antiparassitari a cui è sottoposta. In provincia di Reggio Calabria l’Actinidia diventa, così, una delle principali specie da frutto, per superficie e produzione. La diffusione dell’actinidia è stata caratterizzata dall’adozione delle stesse tecniche colturali adottate negli ambienti dove già si era affermata, in zone in  situazioni pedo-climatiche differenti da quella calabrese. E’ stato necessario studiare  il comportamento vegeto-produttivo, in particolare modo nella Piana di Gioia Tauro, adeguando le tecniche colturali alla risposta nella zona in parola. 

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Le pesche del "contadino" sono più buone? Ce lo spiega Coltura&Cultura

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Il Presidente CIA Piemonte: “Ma chi l’ha detto che il mais OGM è dannoso?”

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Il georgofilo Paolo De Castro e' il nuovo presidente del Gruppo S&D della Commissione Agricoltura

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Gian Piero Maracchi è il nuovo Presidente dell’Accademia dei Georgofili

Gian Piero Maracchi è il nuovo Presidente dell’Accademia dei Georgofili. Il risultato delle elezioni è emerso oggi pomeriggio nel corso di un’ Assemblea generale del Corpo accademico. Maracchi, già Vicepresidente dei Georgofili, diventa così il ventunesimo Presidente e subentra a Franco Scaramuzzi, che ha dato le dimissioni il mese scorso dopo 28 anni di guida dell’Accademia.
Climatologo di fama internazionale, molto noto al pubblico, Maracchi è Professore Emerito di Agrometeorologia e Climatologia della Università di Firenze ed ha pubblicato oltre 450 lavori scientifici su qualificate riviste nazionali ed internazionali e numerosi libri. Ha svolto e svolge tutt’ora importanti incarichi, sia a livello scientifico che manageriale, quali: Fondatore e Direttore dell’Istituto di Biometeorologia del CNR, Segretario Scientifico del Comitato nazionale di Consulenza per le Scienze Agrarie del CNR, Fondatore  e Responsabile del Master in Meteorologia e Climatologia Applicate della Università di Firenze, Fondatore e Direttore del Regional Meteorological Training Centre della World Meteorological Organisation (Ginevra), Membro del Consiglio Scientifico del Piano Spaziale Italiano, Delegato Italiano per i Programmi dell’Ambiente della DG-XII - U.E (Bruxelles), Promotore e Presidente della Fondazione per il Clima e la Sostenibilità, Fondatore e Presidente dell’Osservatorio dei Mestieri d’Arte delle Fondazioni Bancarie della Toscana, Fondatore e Presidente del Laboratorio per la meteorologia e la sostenibilità ambientale - LAMMA, Presidente dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

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Agricoltura “Paesaggistica”

L’urbanizzazione ha di fatto invaso - e in buona parte cementificato - le nostre campagne. I disastrosi effetti (riduzione della superficie coltivata, alluvioni e frane, decadenza ambientale e paesaggistica, ecc.), sono molto evidenti in quelle aree che nelle mappe di un tempo venivano definite "verdi" o "agricole" e che oggi vengono invece significativamente chiamate "aperte". Una visione panoramica dall’alto ormai difficilmente consente di individuare neppure le due aree (“agricole” e “rurali”) che gli interventi della PAC oggi intenderebbero distinguere fra loro, usando termini di origine latina e già da tempo ormai considerati sinonimi.
Molti si sono qualificati difensori, pianificatori e conservatori del paesaggio, sia delle aree "agricole" che di quelle “rurali”. Si è coniato anche il nuovo termine di “ruralisti” per coloro che si dedicherebbero a questa specifica professione. Di recente si è cominciato a parlare, come se nulla fosse, anche di “agricoltura paesaggistica”, fingendo di ignorare che i paesaggi agricoli sono sempre stati mutevoli negli anni e cangianti nelle stagioni, con continue evoluzioni attraverso i millenni. Oggi, invertendo l’ordine dei due termini “agricoltura” e “paesaggio” e la loro non reciproca aggettivazione, qualcuno pensa forse di poter sottintendere qualcosa che non ha il coraggio di esprimere chiaramente. 

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Le alberate stradali

l cambiamento climatico, con un’intensificazione degli eventi estremi, sta causando numerose cadute di alberi e ha portato all’attenzione non solo dei tecnici e delle municipalità, ma anche dei cittadini, il problema della gestione alberature vetuste presenti nelle nostre aree urbane. È questa una tematica spinosa che, in alcuni casi, deve essere affrontata in modo purtroppo inderogabile e deve essere gestita non solo tecnicamente, ma anche ponendo attenzione all’aspetto comunicativo che assume un’importanza fondamentale per governare le problematiche e venire incontro alle aspettative e alle richieste della cittadinanza. 
Gli alberi sono sempre caduti. Ci sono testimonianze scritte, disegni e poi foto di alberi “schiantati” anche nel passato. Quello che è cambiato è il livello di rischio, poiché sono aumentati i potenziali target. È sostanziale capire la differenza fra pericolo e rischio: per pericolo si intende una proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni. Invece, il rischio riguarda la probabilità che sia raggiunto il limite potenziale di danno nelle condizioni di impiego, o di esposizione, di un determinato fattore. Quindi, il pericolo implica una condizione oggettiva e la certezza che si verifichi un evento avverso, mentre il rischio implica solo la possibilità che si verifichi tale evento avverso.
Detto questo, è doveroso sottolineare l’importanza “storica” e ambientale di alcuni individui (gli alberi creano un “mesoambiente” molto ombreggiato che mitiga notevolmente la temperatura estiva), per cui la rimozione di interi filari o gruppi di piante e il loro successivo reimpianto non appare una soluzione percorribile per alberature storiche o che comunque connotino una certa parte della città.

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Il seme della non-scienza in Europa

Lo scorso 12 giugno si è tenuto a Milano, nella Facoltà di Agraria dell’Università Statale, un convegno organizzato dall’Accademia dei Georgofili intitolato: “Il peso della non scienza in agricoltura”. I lavori hanno avuto come maggior pregio quello di argomentare la discussione da molti punti di vista. Esperti internazionali si sono infatti alternati nei loro interventi con valutazioni scientifico-biologiche ed evidenze di carattere economico, ecologico e giuridico. Ne riportiamo una esaustiva sintesi.

E’ un quadro allarmante per l’Europa, dove l’estrema precauzione istituzionale nei confronti di una tecnologia, posizione di per sé legittima, viene mantenuta a discapito del ragionamento scientifico, promuovendo falsità e generando panico nei confronti delle persone, in aperto contrasto con quanto l’Unione sostiene di voler fare in termini di cittadinanza scientifica. L’assurdità della situazione attuale, sottolineata da tutti i relatori, è che ci troviamo a che fare con una legislazione che non regolamenta un prodotto (colture modificate dall’uomo) ma solo uno dei possibili processi produttivi per ottenerlo che, ironia della sorte, è quello tecnologicamente più avanzato e sicuro, sia per l’uomo che per l’ambiente. I ricercatori di tutta la UE devono poi subire oltre al danno la beffa: nel sostenere le loro posizioni in materia di transgenici si devono vedere descritti dai loro oppositori come scienziati pazzi al soldo delle multinazionali, mentre al contrario iter approvativi così complessi e dispendiosi sono un ostacolo in primo luogo proprio per la ricerca pubblica, ma un vantaggio per i privati che si avvicinano così al monopolio. 


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Un “nuovo” aleirode degli agrumi in Sicilia

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Giardini sui tetti: così le città diventano più verdi

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Le mille schiacciate della Toscana

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Brasile: almeno al “Concours Mondial” l’Italia porta a casa tante medaglie

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Dalle catastrofiche alluvioni alle drammatiche siccità: la gestione delle risorse idriche rappresenta la sfida del secolo

Al di là delle varie opinioni e ipotesi sulla natura dei cambiamenti climatici, è evidente  che gli effetti di alcuni di questi cambiamenti sono tangibili e i loro effetti sul suolo sono talvolta eclatanti come, ad esempio, l’aumento documentato della frequenza con cui si verificano eventi piovosi di forte intensità concentrati in un breve periodo con conseguente aumento dei rischi erosivi. Si è verificato cioè un aumento dell’aggressività delle piogge nei confronti della superficie del terreno. Proprio per questo e anche a causa della gestione non sempre corretta del territorio, l’erosione rimane il principale aspetto della degradazione del suolo e supera mediamente di 30 volte il tasso di sostenibilità (erosione tollerabile) e ci sono pochissimi studi a livello Italiano ma anche Europeo sulla stima del danno economico causato in seguito alla perdita di questa risorsa. 
Il non corretto uso del suolo non è solo legato alle attività agricole ma anche e soprattutto alle attività extra agricole. Oltre alle situazioni eclatanti di palese deturpazione del paesaggio o di opere realizzate senza la minima valutazione di impatto o di rispetto di una pianificazione territoriale, è evidente che stiamo assistendo ad un preoccupante “consumo di suolo” cioè ad una sua  impermeabilizzazione (sealing). E’ intuitivo che, in occasione di eventi piovosi eccezionali, in conseguenza, come sopra accennato, dei cambiamenti climatici, la massa d’acqua che trova un ambiente impermeabilizzato non ha la possibilità di drenare e quindi si gonfia formando masse idriche, arricchite dai sedimenti asportati per erosione del suolo, sempre più consistenti che nel loro moto turbolento e impetuoso causano i disastri a cui troppo spesso assistiamo. Si impone, quindi, una pianificazione dell’uso del territorio che, partendo dalla completa conoscenza dei tipi di suolo, tenga conto degli impatti che determinati usi dello stesso possono causare sull’ambiente, con particolare attenzione proprio ai processi idrologici e ai rapporti acqua-suolo. Sono numerosi gli esempi in cui la realizzazione di particolari infrastrutture ha sconvolto gli equilibri idrologici di un territorio.

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Fauna ungulata e vincolismo ambientale

Le popolazioni  di animali selvatici si sono fatte più numerose  e hanno preso  a sconfinare abbondantemente nei terreni dei privati danneggiando le colture. Non è più questione di danni da risarcire singolarmente; ma si tratta danneggiamenti continui  e ripetuti che condizionano non più un singolo raccolto, ma tutto il pacifico esercizio del diritto di proprietà. Lo Stato, fidando sull’equilibrio biologico, ha introdotto il lupo;  ma il lupo, da bravo lupo, si è messo a puntualmente a mangiare le pecore aggiungendo danno su danno.  Le Regioni, invece, agiscono in un modo un pochino più concreto erogando contributi per la  realizzazione di recinzioni e di altre opere di difesa.  
Non si considera mai la possibilità di ridurre i numero  con interventi venatori adeguatamente regolamentati; la fauna selvatica, infatti, è intoccabile perché è il veicolo più spettacolare ed emotivo della propaganda per la protezione della natura; è lo stesso motivo per cui si scoraggia il taglio di alberi fosse pure per diradamento.

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Il vivaismo pistoiese tra innovazione, mercato e territorio

Questo successo ha origini lontane, da quando nel XVIII secolo i contadini pistoiesi, a latere delle coltivazioni tradizionali, si dilettavano a produrre per i giardini dei signori di città, piante note, ma anche piante di origine esotica.

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Maltempo a Napoli devasta l’orto botanico: aperta sottoscrizione

A Portici (Napoli), dopo il violento nubifragio che ha colpito la zona la scorsa settimana, si lavora per ripristinare lo stato dei luoghi nell’Orto Botanico del Dipartimento di Agraria dove piante rare e pregiate, provenienti da tutto il mondo, sono state gravemente danneggiate e, in alcuni casi, sono andate distrutte. Il direttore Riccardo Motti ha lanciato un appello: ”Chiunque lo desideri può effettuare una sottoscrizione con la causale ‘Ricostruiamo l’Orto Botanico di Portici’ al codice Iban IT71F 0101040090100000300047”. 

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OGM: Confagri, appello alla Senatrice Cattaneo: “La politica ci deve risposte”

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UE e Italia aumentano le produzioni di cereali nel 2014

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Via libera al regolamento europeo per il “prodotto di montagna”

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I Vini Rosati: un’opportunità per il nostro Paese

Anche i Vini Rosati in Italia possono vantare un’antica tradizione.
I Romani producevano chiarelli, lacrime ed oligofori. Nel Medioevo vi era un vino denominato cirosolu, così descritto: “Era allora un vino caratteristico dell’area lombarda, bianco rosato bene clarus et boni odori atque sapori … adatto come bevanda estiva”. E ancora così, finché Andrea Bacci nella sua Opera del 1596, dà per primo un’interpretazione sulla derivazione del termine Rosato; termine quindi usato per la prima volta nel nostro paese.
E, finalmente, facciamo un salto di secoli per ricordare Italo Cosmo che nel 1947 scriveva: “… non è da oggi che il consumo del vino rosso da pasto va orientandosi verso tipi … soprattutto scarichi di colore”, anticipando realtà che ora cerchiamo di interpretare.
È un atteggiamento legato alla moda? A noi sembra piuttosto una posizione giusta, più consona alla fisiologia umana, che ora diventa tangibile per quel grado di indipendenza che il consumatore ha assunto non essendo più vittima di indirizzi che hanno attribuito qualità solo a vini corposi ed alcolici. Vini che restano grandi, ma non più soli. Come dimostra il fenomeno Prosecco. Così i Rosati diventano vini interessantissimi purché portino con sé leggerezza, ma anche eleganza.
Sono vini che ormai vanno perdendo l’ambiguità (bianchi, rossi, intermedi?) dalla quale erano prima circondati, per diventare prodotti originali legati a zone e vitigni onde esprimere al meglio la loro individualità.
Non più vini stagionali, ma vini da conoscere in diverse situazioni, come ebbe a dire il grande filosofo inglese Roger Scruton: “… roses are welcome in every season”.

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Jean Charles Léonard Sismondi: Consigli agli agricoltori toscani e nostalgia della terra natia

Nell’Archivio dell’Accademia dei Georgofili sono conservati, oltre ad alcune lettere, due documenti manoscritti di Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi. 
Due manoscritti assai consistenti, uno di 65 carte, l’altro di 56 (in entrambi i documenti il verso delle carte è bianco salvo qualche notazione o aggiunta al testo); nel primo Sismondi trattava dei prati e delle graminacee (Saggio sui prati e sulle piante graminacee, Busta 90.44); nel secondo della coltivazione dei peschi a spalliera (Saggio sulla cultura dei peschi a spalliera, Busta 97.356, FOTO in apertura).
Il primo dei due, datato 15 luglio 1797, valse a Sismondi, com’è noto, la nomina a socio Georgofilo corrispondente, ratificata nel corso dell’adunanza ordinaria del 3 agosto stesso anno (Libro dei Verbali 4, c. 34r).
Il documento, strutturato in XIII Capitoli oltre l’Introduzione, riporta a c. 1r, una nota di mano di Marco Lastri, segretario degli Atti che segnala la presentazione ai Georgofili dell’opuscolo del ginevrino Sismondi “dimorante in Pescia”.
Scopo della lunga Memoria era quello di sollecitare i contadini toscani a lasciar riposare i campi per fertilizzarli e nutrirli trasformandoli in prati, così come era uso fare a Ginevra, in Francia in Inghilterra.   

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Competenze agrarie emergenti

È questione perennemente attuale quanto il settore primario possa integrarsi in modo moderno nel PIL nazionale e comunitario, e come possa così intercettare intelligenze, competenze e risorse umane che ci lavorino.

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Accordo Ue sugli Ogm: stati membri liberi di coltivarli o di vietarli. Appello di 700 agricoltori italiani per la libertà di ricerca e di impresa.

Per i firmatari dell’appello la battaglia è tra passato e progresso, non tra cibo sano e modificato. Secondo loro, c’è da chiedersi chi salverà gli agricoltori italiani dal restare economicamente indietro rispetto a quelli degli altri Paesi che da anni coltivano ogm e li esportano in Italia per nutrire gli allevamenti, da cui derivano i nostri prodotti “eccellenti” come formaggi e salumi.

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A Milano Convegno Georgofili-Agriventure su PSR e rapporti banche-agricoltura

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A Bari il quarto allevamento in Italia di alga spirulina

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Ricercatori italiani contribuiscono a svelare il genoma degli agrumi. Studio pubblicato su “Nature”

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Franco Scaramuzzi si è dimesso da Presidente

Franco Scaramuzzi ha comunicato al Consiglio Accademico dei Georgofili, riunitosi lo scorso 9 giugno, le proprie dimissioni da Presidente. Scaramuzzi aveva già manifestato l'intento di non candidarsi nel 2012 per l'ottavo mandato ma gli fu chiesto di dare responsabilmente tempo per avere la disponibilità di idonee candidature. Fu sensibile, anche se si riservò la libertà di dimettersi eventualmente prima della scadenza dall'ulteriore mandato. Lo ha quindi fatto con fermezza, non all'improvviso, né per alcuna causa di impedimento di qualsiasi genere.
Il Consiglio Accademico ha incaricato il Presidente dimissionario di mantenere la reggenza per ancora un mese, fin tanto che non ci saranno le elezioni che nomineranno il nuovo Presidente, il quale resterà in carica per due anni, fino a giugno 2016, per concludere il mandato che era di Scaramuzzi. 
L’Assemblea Generale dei Georgofili in cui verrà fatto lo scrutinio dei voti è stata indetta per il 9 luglio prossimo. Resteranno inalterate tutte le altre cariche accademiche.
Franco Scaramuzzi è stato il ventesimo Presidente di questa antica Accademia (la prima al mondo dedita allo sviluppo dell'agricoltura), nata a Firenze e operante dal 1753, senza fini di lucro, con la missione "Prosperitati Publicae Augendae", incisa nel suo plurisecolare logo. 
Scaramuzzi ha interamente dedicato la propria vita allo studio, alla ricerca scientifica, all'organizzazione delle attività accademiche, legate alle scienze agrarie. Aveva 32 anni quando fu eletto Accademico Corrispondente dei Georgofili nel 1958. E' stato poi eletto Accademico Ordinario nel 1965 ed Emerito nel 2000. E' stato chiamato a far parte del Consiglio Accademico nel 1979. Il Corpo Accademico lo ha eletto Presidente per 8 volte consecutive (1986, 1989, 1992, 1996, 2000, 2004, 2008 e 2012) rimanendo in carica per 28 anni (un arco di tempo inferiore solo a quello di Luigi Ridolfi, 1871 - 1909). 

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Scaramuzzi lascia dopo 28 anni

Sarà difficile, d’ora in poi, pensare all’Accademia dei Georgofili senza accostarla al nome di Franco Scaramuzzi. Che per 28 anni ne è stato la guida, ma ancor più l’anima e la mente, accettando le sfide dell’oggi sino in fondo, e proiettando al futuro ogni sua scelta. Il Professor Scaramuzzi, docente ad agraria, arrivò nella prestigiosa Torre de’Pulci dopo che per quattro successivi mandati era stato rettore. Era toccato a lui restituire dignità al nostro ateneo, dopo la tempesta del massimalismo ideologico e del terrorismo. Lo precedeva la fama di uomo deciso, libero nelle scelte e nelle idee, scienziato di rilevanza internazionale, con una incomparabile capacità di lavoro, una onestà cristallina ma anche una profonda umanità. E ben presto la prestigiosa Accademia divenne uno dei motori della vita culturale fiorentina, con un susseguirsi di convegni, dibattiti, pubblicazioni, mentre il numero dei Georgofili si allargava fino a comprendere i più prestigiosi studiosi di scienze agrarie nell’Italia tutta e in Europa.  

Sono ben conosciute le inaugurazioni degli anni accademici, nel Salone dei Cinquecento ogni volta gremito, con le prolusioni svolte da personaggi di rilievo internazionale. Ma non sono state da meno le decine di mostre, per lo più tratte dal grande archivio dell’Accademia, che ci hanno presentato i Georgofili come i protagonisti della Firenze risorgimentale e unitaria, fondatori delle scuole per i contadini e delle scuole serali, caparbi sostenitori della abolizione della pena di morte.

Ma la battaglia principale di Scaramuzzi è sempre stata rivolta alla difesa delle attività agricole. E’ stato lui, recentemente, a convincere i nostri governanti che andava tolta l’Imu sui terreni agricoli, a ricordare a quanti vedono la campagna solo come terra di sagre, e di retorica del buon tempo antico, che il settore primario è così detto perché l’unico a sfamarci, a difendere le aree agricole dalla urbanizzazione selvaggia.

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Scienza, Impresa e Finanza insieme

Il tema sarà sviluppato nell’intervento che il Prof. Scaramuzzi farà al Convegno che si svolge domani 12 giugno a Milano, al Centro Congressi Cariplo, alle ore 10

La Scienza continua a offrirci crescenti e anche inimmaginabili nuove conoscenze, in tutti i settori del micro e macro-cosmo. Le imprese devono quindi  adeguarsi con continue innovazioni per affrontare una competitività sempre più agguerrita sui mercati. La finanza trae profitti sostenendo le attività produttive con il credito e oggi trova interesse anche a investire direttamente nella ricerca scientifica.

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L’altalenante orientamento del legislatore nella tutela degli olivi in Puglia

Degna di nota come sintomatica del più generale andamento stop and go che sembra caratterizzare l’intervento del legislatore allorquando si confronta con l’esigenza di salvaguardare il paesaggio agrario dai rischi della cementificazione, è la vicenda che ha coinvolto gli ulivi monumentali della Puglia

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Cambiamento climatico e agricoltura: indispensabile adattarsi

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Tavolo Nitrati: operazione verità

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Allarme "veleni" sui cibi importati

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La terza via in Agricoltura

Probabilmente indotti dal grande evento prossimo, l' Esposizione Universale EXPO 2015 a Milano, che ha scelto per tema "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita", i mezzi di comunicazione , sia di carta stampata che televisivi, dedicano all'agricoltura uno spazio insolito. Per fortuna, verrebbe da dire, considerata la scarsa attenzione che, per un periodo troppo lungo, è stata riservata a questo specifico comparto produttivo; la cosiddetta attività primaria è stata, di fatto, derubricata a fenomeno marginale di ben più corposi interessi. 
L'Accademia dei Georgofili, da sempre, si è impegnata per portare al centro delle decisioni la "questione" agricola, ma l'ascolto dei decisori è spesso stato modesto. Comunque, dobbiamo riconoscere che i vari servizi giornalistici, cui facevamo accenno, possono contribuire a formare la convinzione che è giunto il momento di non sottovalutare le potenzialità agricole italiane, ma, anzi, di valorizzarle sia a fini interni che internazionali.
Naturalmente le proposte per raggiungere l'obiettivo sono molte, talora anche in conflitto tra di loro; National Geographic Italia, con il suo numero di Maggio 2014, si presenta in questo complesso dibattito con un lungo articolo di Jonathan Foley, direttore dell' Istituto per l' Ambiente dell'Università del Minnesota; la stessa copertina del mensile è dedicata al "Futuro del cibo". Anche diversi prossimi numeri della rivista conterranno   articoli dedicati al tema. L'intento è ambizioso: aumentare la produzione agricola senza pregiudicare il già precario equilibrio ambientale del pianeta. Possiamo riuscirci?

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Sicurezza del lavoro in agricoltura e nella circolazione stradale

Quello agricolo è un settore complesso la cui gestione, anche in termini di sicurezza e salute degli operatori, richiede conoscenza e competenza, in quanto molte sono le variabili in gioco a causa delle tante attività e  produzioni, delle differenti tecniche produttive e di mezzi impiegati, nonché delle diverse condizioni di lavoro. Tutto ciò rende la prevenzione un punto focale per l’attuazione di una efficace azione a favore della sicurezza e salute degli operatori, ivi compresa la prevenzione nell’utilizzo delle attrezzature e delle macchine agricole il cui impiego, quando avviene fuori dall’ambito aziendale, rappresenta un fattore di rischio  anche per quanto attiene la circolazione  su strada.
Il tema della sicurezza del lavoro e nella circolazione stradale è stato affrontato recentemente all’Accademia dei Georgofili, in un approfondito dibattito  sulle nuove normative in tema di: abilitazione all’uso delle attrezzature di lavoro previste dall’ Accordo Stato-Regioni;revisione delle macchine agricole; strategia del Piano di Azione Nazionale (PAN). Tematiche per la quali numerosi sono gli attori pubblici e privati coinvolti, con obiettivi e interessi non sempre convergenti. Da un lato, vi è l’esigenza di aumentare il livello di sicurezza e la tutela dell’ambiente; dall’altro, il rischio di rendere ancora più complessa l’attività di chi opera in agricoltura, con l’incremento delle pratiche burocratiche e la lievitazione dei costi, senza raggiungere sostanziali risultati a beneficio degli operatori e della stessa collettività.. Materia complessa che ha richiesto diversi rinvii dei tempi di attuazione delle normative.

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EXPO 2015: come nutrire il Pianeta

Il tema dell’EXPO 2015, come è noto, riguarda il problema dell’alimentazione a livello planetario. Nutrire il pianeta è la grande sfida posta all’umanità. L’incremento delle produzioni agricole in modo sostenibile, l’accesso agli alimenti e all’acqua sono il criterio guida. Ma come ottenere un risultato efficace? Sulla necessità di intervenire positivamente sul grande tema della nutrizione non vi sono dubbi perché risponde ad un profondo sentire etico e sociale e a me pare giusto e corretto partire dall’agricoltura per sconfiggere la fame e avviare lo sviluppo. Ma quale agricoltura e dove, considerata la penuria di nuove terre coltivabili?  Per affrontare le sfide alimentari non si può prescindere dalla dimensione scientifica. Vi sono oggi strumenti operativi, tecnici e di ricerca che consentono un salto di qualità nei mezzi e nei sistemi agricoli, pur rispettando le tradizioni locali: dalla meccanizzazione all’irrigazione, all’uso equilibrato dei fertilizzanti e dei fitofarmaci, all’utilizzo di piante geneticamente modificate per gli habitat più sfavoriti. Analogamente a quanto accadde nella seconda metà del secolo scorso si possono introdurre gli elementi di una nuova rivoluzione verde per aumentare le produzioni unitarie dei terreni dell’Africa o dell’Asia con derrate sane e nutrienti per le popolazioni sottoalimentate e sostituire gradualmente gli aiuti alimentari. 

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Inaugurazione Anno Accademico UNASA 2014

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MiPAAF: intesa con le Regioni sulla PAC 2014-2020

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Dalla ricerca spagnola un pioppo ibrido resistente agli stress ambientali

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Il sole e i danni causati alle piante

Il caldo estivo e i ritorni di caldo, spesso non vengono considerati come causa di danni sulle piante. Possono, invece, procurare problemi fisiologici anche importanti che danneggiano la pianta anche per molto tempo. 

Le bruciature fogliare, un problema da considerare. Questo tipo di danno è molto frequente in alberi messi a dimora dopo aver trascorso diversi anni nel vivaio, dove la densità di impianto è molto alta, lo stelo non viene colpito direttamente dalla radiazione solare e le radici già sviluppate. A causa del cambiamento climatico, inoltre, la temperatura diurna sta diventando più alta, il che significa che nel lato sud-ovest gli alberi, la temperatura può raggiungere più facilmente la soglia dopo la quale il colpo di sole diventa più facile, soprattutto nelle specie più sensibili.
Possono essere colpite tutte le parti delle piante fuori terra, tra foglie (in particolare su cultivar variegate) cortecce , fiori e frutti . In alcune specie, si sviluppano sulle foglie delle aree gialle, che poi diventano marroni come "bruciate". In molte specie le superfici bruciate dal sole spesso appaiono come smaltate, virando successivamente al bruno argenteo o rossastro.
I giovani alberi e arbusti hanno corteccia sottile e non possono tollerare il sole caldo subito, soprattutto se non ricevono un'adeguata irrigazione. Gli alberi diventano più resistenti alle scottature solari con l'invecchiamento e sviluppano una corteccia più spessa e che può proteggere il tronco dalla radiazione solare diretta. Tuttavia, anche i vecchi alberi possono essere danneggiati se i rami interni sono esposti al sole caldo dopo potature pesanti, soprattutto durante i caldi mesi estivi. Esempi di specie sensibili sono quelli con corteccia sottile come alcuni aceri, salici, gleditsia, sorbus, ippocastani e ciliegi.

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Orizzonti del linguaggio

Forse non avevamo ancora finito di eliminare l’analfabetismo, quando la rivoluzione tecnologica (televisione, telefonia, computer, ecc.) ci ha investito, modificando rapidamente e sensibilmente il nostro modo di comunicare e lo stesso linguaggio. I sistemi digitali consentono infatti rapidità (di scrittura, trasmissione e lettura) e richiedono brevità dei messaggi (privandoli di quanto presunto superfluo). Tutto ciò produce nelle giovani generazioni una ridotta possibilità di leggere e assimilare le espressioni colte dalla migliore letteratura, acquisendo un più corretto modo di apprendere ed esprimersi. Stiamo forse assistendo alla nascita di un nuovo linguaggio, pieno di neologismi, abbreviazioni, acronimi, e quant’altro ritenuto "creativo", troppo spesso mescolandovi la moda di intercalare termini volgari, così come quella contestuale di usare abiti sdruciti e pantaloni strappati per un improprio spirito di emulazione. Molti giovani non sanno più scrivere in corsivo a mano; quando sono costretti farlo di proprio pugno, usano tutte lettere maiuscole e solo in stampatello.

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Robinia e agave: la guerra europea alle piante aliene

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Oltre il 97% dei residui di fitofarmaci negli alimenti entro i livelli ammessi

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In futuro carburanti e farmaci bio grazie al nuovo Dna semisintetico

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Innovazione organizzativa per la competitività dell’agricoltura

L’innovazione è tema trasversale a tutte le politiche nell’ambito della Strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Anche l’innovazione dell’organizzazione economica delle imprese agricole è chiamata in causa per far fronte alla loro competitività in un mercato globale, nel quale la forbice produzione-consumo tende ad allargarsi, e al loro posizionamento di driver dello sviluppo sostenibile delle aree rurali.
E’ ben noto infatti che uno dei limiti allo sviluppo e alla crescita dell’agricoltura italiana sta nel suo  basso potere contrattuale nei rapporti di mercato, conseguente  alla piccola dimensione delle imprese agricole e alla loro organizzazione economica ancora debole.
Con la riforma della PAC e delle altre politiche strutturali per il post 2014, l’organizzazione economica dell’agricoltura assume una rilevanza strategica per migliorare i livelli di competitività delle imprese. Per comprenderne la portata occorre una lettura e una interpretazione correlata dei Regolamenti che riguardano i Pagamenti diretti e l’OCM unica (I pilastro della PAC-FEAGA), lo Sviluppo Rurale (II pilastro della PAC-FEASR), il Quadro Strategico Comune (QSC) degli ESI Funds (Fondi d’investimento (FEASR, FEAMP) e Fondi strutturali (FESR, FC, FSE).
Tali Regolamenti chiamano in causa, direttamente o indirettamente, idonee soluzioni organizzative, di tipo cooperativo in senso lato, tra le imprese agricole, nei loro rapporti di filiera, nel loro concorso allo sviluppo rurale.

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La dominanza apicale nelle piante: sorprendente "nuova" interpretazione

Forse , anzi, sicuramente sbagliando, avevamo dato per scontato che ogni aspetto di differenziamento delle piante fosse sotto la complessa regolazione ormonale; l'idea di fondo era che ad un fattore ambientale, spesso esterno, seguisse un primo evento in cui le molecole ormonali giocavano il ruolo primario originando una  "cascata" di segnali che conducevano alla manifestazione finale osservabile macroscopicamente. Così consolidata era questa idea che furono infatti una sorpresa, per molti fisiologi delle piante, le scoperte della ricercatrice americana Jen Sheen (in foto, insieme a una collega) che già 20 anni fa assegnava un ruolo di regolazione agli zuccheri. In altre parole fu dimostrato che certi zuccheri, certamente non inclusi tra le molecole ormonali ma tra quelle a significato metabolico, riuscivano a regolare l'espressione genica; si trattava quindi di un sottile effetto di regolazione e non di un normale metabolismo carboidratico che, come noto, avrebbe avuto comunque profondi effetti sulla crescita della pianta. Questa linea di ricerca impegnò molti laboratori nel mondo e si arrivò alla conclusione che in alcuni casi la percezione degli zuccheri rappresentava quell'evento primario che, attraverso una complessa trasduzione del segnale, conduceva alla modifica della espressione genica. La ricerca in questo ambito è continuata in modo molto intenso sino ai nostri giorni, mettendo soprattutto in evidenza come la crescita e lo sviluppo della pianta siano così fortemente influenzati dalle condizioni ambientali e nutrizionali al punto che diviene difficile distinguere tra effetti puramente metabolici -semplice crescita senza modifiche- ed effetti che intervengono sul differenziamento -la pianta cambia sul piano morfologico e funzionale-.

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Irrazionali danni da fauna selvatica all’agricoltura e all’ambiente

La criticità in cui il settore primario si trova per il crescendo dei danni subiti dalla fauna selvatica rappresenta un fatto estremamente rilevante innanzi al quale gli agricoltori si trovano per lo più inermi. I danni che la fauna selvatica arreca alle attività agricole e all'ambiente, in diverse realtà del territorio nazionale, hanno raggiunto livelli insostenibili. 

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Cooperazione allo sviluppo: Rapporto Peer Review 2014 dell’OCSE-DAC

Ogni quattro anni le attività di cooperazione allo sviluppo degli Stati aderenti sono monitorate da Rappresentanti di due Stati membri, coadiuvati da funzionari dell’OCSE, sia per migliorare quantità e qualità dell’aiuto pubblico allo sviluppo, sia per favorire la collaborazione tra i Paesi donatori e l’OCSE - DAC.

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CIA e CENSIS presentano il primo rapporto: “Un futuro per l’Italia: perché bisogna ripartire dall’agricoltura”

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Primo volo della KLM/Airbus a biocarburanti prodotti da colture oleaginose sostenibili

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Bankitalia cede Bonifiche Ferraresi a cordata italiana rappresentata da Federico Vecchioni

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Si amplia l’attività di produzione di insetti utili della “biofabbrica” siciliana

Per sostenere e sviluppare la lotta biologica in Sicilia, dal 2007 è in funzione in provincia di Catania una “biofabbrica” finanziata dall’Ente di Sviluppo Agricolo regionale (ESA) che, nei primi 7 anni di attività, ha prodotto e distribuito agli agrumicoltori 980 milioni di Aphytis melinus, i quali, sulla scorta delle indicazioni fornite dal Servizio Fitosanitario Regionale, sono stati introdotti negli agrumeti nei momenti di maggiore vulnerabilità della Cocciniglia rossa forte. Inoltre nella “biofabbrica” sono stati prodotti 13 milioni dell’imenottero Encirtide Leptomastix dactylopii e 2,8 milioni esemplari del coleottero Cryptolaemus montrouzieri utilizzati per il controllo ecocompatibile del Cotonello degli agrumi.

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Questione di evoluzione

Sull’ultimo numero di aprile della autorevole rivista tedesca “Der Spiegel” è stato pubblicato un ampio articolo dal titolo “Im garten des Dr. Mancuso” (Nel giardino del …) che richiama l’attenzione sulle più recenti scoperte realizzate dal Prof. Mancuso dell’ Università di Firenze e riguardanti la memoria delle piante. 
Ad esempio, il fatto che piantine di mimosa pudica (foto) siano in grado di apprendere e di ricordare per un tempo abbastanza lungo (anche oltre 28 giorni, mentre per un insetto la memoria media è di 2 giorni) che uno specifico stimolo non è pericoloso, ha riacceso la discussione se le piante meritino o meno di essere considerate organismi intelligenti. 
La posizione del Prof. Mancuso e della sua Scuola, ampiamente riportata nell’articolo di “Der Spiegel” è nota: se definiamo l’intelligenza come la capacità di risolvere problemi, allora le piante, come ogni altro organismo vivente, sono da considerarsi esseri intelligenti. Lo dimostra la stessa loro diffusione sul pianeta, frutto di una straordinaria capacità di adattamento, cioè di soluzione dei problemi.

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La legna da ardere del futuro

Nello scenario attuale di cambiamento socioeconomico che investe l’Unione Europea, il contributo che può venire dalle diverse Regioni per individuare i fabbisogni di innovazione in agricoltura, alimentazione e forestazione risulta prezioso data la prossimità degli Enti Regionali con le realtà locali, stante la competenza amministrativa nel concorrere allo sviluppo dei territori e del benessere delle loro popolazioni.
L’innovazione va orientata e costruita sulla base dei probabili fabbisogni tecnico-economici dei contesti produttivi rurali: quindi deve cogliere i fabbisogni da soddisfare prima dal lato della domanda prossima o futura, e solo di conseguenza dal lato dell’offerta.
Nei contesti rurali di tutta Europa il fabbisogno termico per riscaldamento di ambienti residenziali e di acqua sanitaria è e rimarrà una delle esigenze ineludibili del benessere della popolazione, seconda sola a quella alimentare quanto ad importanza. 

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In fase di svolgimento in Sicilia il programma di controllo biologico del Cinipide del castagno

Per avviare il processo di riequilibrio biologico alterato dall’arrivo del galligeno, dagli allevamenti del DIVAPRA-Entomologia dell’Università di Torino, sono stati prelevati 343 adulti dell’entomofago esotico Torymus sinensis,  specifico antagonista del galligeno, che sono stati rilasciati sul Castagno dei Cento Cavalli (Comune di S. Alfio) e in un castagneto sito a quota più elevata.

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MiPAAF, firmato protocollo d’intesa per tutela DOP e IGP su E-bay

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Fattorie sul mare, rivoluzione brevettata nel laboratorio del georgofilo Stefano Mancuso

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In Italia le api muoiono meno che negli altri paesi d’Europa

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Pioppi per la produzione di biocarburanti: un importante risultato della ricerca

È noto che per produrre biocarburanti da piante legnose è necessario rimuovere il componente chiave del legno, la lignina, per arrivare alla cellulosa che, dopo fermentazione origina alcool e altri composti ricchi di energia. Il procedimento è, però, energeticamente costoso perché richiede normalmente alte temperature e prodotti chimici caustici. 
Alcuni ricercatori negli Stati Uniti e in Canada hanno modificato la lignina in alberi di pioppo in modo che essa si “autodistrugga” con “pressioni” deboli, una soluzione che potrebbe ridurre drasticamente il costo di trasformazione della biomassa vegetale in biocarburanti. La modifica è stata ottenuta Inserendo un pezzo di codice isolato da un'erba cinese nel DNA di un albero di pioppo. Il codice modifica la chimica di alcuni dei legami che tengono insieme la lignina.
Il lavoro ha un elevato potenziale d’impatto nel settore dei biocarburanti, poiché potrebbe essere possibile applicarlo anche ad altre specie come il mais e a colture energetiche come il Panicum virgatum, uno sforzo già in atto, che potrebbe letteralmente “aprire i rubinetti” per l'etanolo cellulosico, prodotto da residui vegetali anziché da piante destinate all’alimentazione. Il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti ha sostenuto un certo numero di produttori di etanolo cellulosico e, nel 2007 predisse che entro il 2014 si sarebbero potuti produrre più di 6 miliardi di litri di etanolo cellulosico. Tuttavia la produzione effettiva dovrebbe essere solo l'1% di tale volume.
Il problema è la lignina. Più di due terzi della materia vegetale è costituito da fibre di cellulosa ed emicellulosa, entrambi composti da lunghe catene di glucosio e altre molecole di zuccheri. Gran parte del resto è rappresentato dalla lignina che ha la principale funzione di legare, saldandole fra di loro, le fibre vegetali, conferendo compattezza e resistenza meccanica al vegetale.  Per rimuovere i legami fra lignina e le cellulose, il processo prevede tipicamente il riscaldamento della biomassa a 170°C per diverse ore in presenza di idrossido di sodio o altri composti alcalini che rompono i legami della lignina. Questo “pretrattamento" rappresenta tra un quarto e un terzo del costo di produzione di etanolo cellulosico. Questo è il motivo che ha spinto la ricerca a cercare di risolvere questo problemi e mettere a punto una tecnica a basso impatto ambientale ed economico.

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L’euro e le sue problematiche in Italia

Dopo oltre mezzo secolo di fervente europeismo l’Italia si scopre improvvisamente di sentimenti opposti, in vista delle elezioni quasi tutti i partiti assumono toni critici sino a chiedere l’uscita dall’euro se non dalla stessa Europa. Si apre in ritardo un dibattito ineludibile sulla moneta unica. I rapporti monetari fra i paesi europei hanno una storia che si sviluppa nell’arco di oltre 60 anni. Dalla “Unità di conto” (Uce) il cui valore coincideva  con il dollaro american, in lire pari a 625, all’attuale euro che ne vale 1937,26, si è affermata la necessità di avere uno strumento per regolare i rapporti interni, per dare stabilità alla moneta e per affermare il ruolo dell’Europa nel contesto mondiale sottraendosi all’egemonia del dollaro.
La moneta comune sognata dai fondatori dell’Europa era considerata un passaggio indispensabile per conseguire l’unità politica del continente dopo quella economica. Fra le tante politiche comuni in agenda, aperta da quella agricola che rimane la più avanzata, si colloca quella economica e monetaria di cui essa è un indispensabile elemento. 
Gli stati membri di fronte all’alternativa fra approfondire l’Unione economica e monetaria per arrivare poi alla moneta o partire da questa facendo seguire le politiche necessarie, scelsero, con l’eccezione di Gran Bretagna e Danimarca la seconda strada. Oggi su 28 stati membri, soltanto 18 condividono l’euro, ma tutti partecipano alle regole monetarie comuni, compresa la gestione delle politiche europee di bilancio. 

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La forma degli alberi

A ciascun uso è da millenni corrisposta una forma di albero. Quando, dal '700 in poi, si è iniziato a piantare alberi nelle strade cittadine è stata data loro una forma non naturale, adatta allo spazio a disposizione. Queste forme, dato che gli alberi sono vivi e si sviluppano, debbono essere corrette spesso per non danneggiare le piante con tagli su branche molto vecchie e questo è il problema che oggi si ha per mantenere gli alberi nelle forme che ci sono famigliari ma che oggi costano troppo per la manutenzione.

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La Crisomela dei Viburni

Le larve e gli adulti rodono le foglie che appaiono scheletrite o bucherellate. Per il controllo demografico del Crisomelide, nelle aree in cui le condizioni termo-igrometriche sono particolarmente favorevoli al suo sviluppo, è preferibile coltivare, specie e varietà di Viburno meno suscettibili agli attacchi. Validi risultati si ottengono con la potatura e la distruzione dei rami in cui sono deposte le uova, entro il mese di marzo.

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Ridurre il grado alcolico dei vini direttamente in vigna, con l’uso degli antitraspiranti

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Cibo senza agricoltura?

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Arriva in Italia la pineberry: la fragola bianca al sapore di ananas

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Tutelare la verità scientifica e la libertà della ricerca

Vista la sentenza del TAR del Lazio del 24 aprile u.s. che ha respinto il ricorso di un’azienda agricola contro il decreto del 12 luglio 2013, che vietava la coltivazione di mais OGM Mon810, e visto il plauso espresso a riguardo da alcune associazioni agricole, riteniamo opportuno riportare qui di seguito alcuni passaggi dell’articolo di Vincenzo Cappellini, pubblicato sull’Informatore Agrario n° 15 (17/23 aprile 2014). 
Il TAR deve applicare le norme di leggi prodotte dalla politica, che noi rispettiamo. Come cittadini ne sentiamo e vagliamo gli effetti e possiamo documentare e chiedere al mondo politico eventuali modifiche. Come ricercatori abbiamo però il dovere di chiedere subito il rispetto della verità scientifica e tutelarne la totale libertà, soprattutto quando vediamo che questa viene distorta a fini strumentali, quali che essi siano, fino al punto di applicare un inaccettabile nuovo oscurantismo, imposto con l'assurda e autolesionistica proibizione di proseguire le ricerche in un settore in cui l'intero pianeta progredisce, consapevole che esso sarà fondamentale per il futuro dell'umanità, senza i paventati e mai constatati rischi.
Dopo la giusta e pacata considerazione del prof. Amedeo Alpi (v.Georgofili INFO del 9 aprile 2014), si ritiene che sarebbe apprezzabile la più ampia partecipazione di ricercatori qualificati alla Giornata di Studio che si svolgerà il prossimo 12 giugno a Milano su: “Il costo della non scienza in agricoltura. Il rigetto delle colture transgeniche in Italia e in Europa”. L’evento è organizzato dalla Sezione Nord-Ovest dei Georgofili, per discutere a parità di livello scientifico sui danni biologici paventati, ma mai dimostrati, attribuiti a quegli OGM ormai ampiamente diffusi nelle coltivazioni mondiali.
Qualora questo invito non potesse essere accolto, perché non giunge tempestivamente o per qualsiasi altro motivo, i Georgofili saranno sempre disponibili e lieti di organizzare al più presto un altro incontro su questo specifico tema scientifico, accogliendo anche ogni suggerimento organizzativo da parte di biologi e genetisti di riconosciuto valore.

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L’utilità di una moneta comune europea, vista già nell’ 800

Una Lettura su “L’Euro e le problematiche agricole” sarà svolta dal prof. Dario Casati il prossimo 5 maggio presso la sede accademica. Abbiamo pertanto ritenuto interessante pubblicare questa testimonianza favorevole alla moneta unica europea già nel 1872.

Nel Libro dei Verbali delle Adunanze dei Georgofili  è riportato il testo di una Lettura svolta dal Socio Cav. Bartolomeo Cini il 3 marzo 1872 con il titolo “Della utilità di una moneta comune nei diversi Stati europei, e delle difficoltà che frappongono ad attuarla” [1].
Bartolomeo Cini (1809-1877), imprenditore e studioso di questioni economiche e finanziarie, analizzando la situazione del tempo, caratterizzata dall’alto costo del denaro, da potenti spinte speculative, dal forte impegno di capitale nelle imprese, confermò il principio che ai Governi spettava soltanto il compito di dare sicurezza al proprio popolo e individuò come primo importante correttivo l’introduzione di una moneta di conto “comune a tutti li Stati d’Europa”.

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La filiera lattiero-casearia in Sicilia

Sintesi degli interventi svolti durante la Giornata di Studio organizzata a Palermo, il 31 marzo u.s., dalla Sezione Sud-Ovest dei Georgofili

I prodotti tipici e tradizionali costituiscono un settore di grande importanza per l’economia del sistema zootecnico, in quanto ciascun prodotto, sviluppatosi e affermatosi in rapporto a precisi ambiti territoriali e ambientali, contesti sociali ed economici, possiede anche un valore storico-culturale. Ad oggi, la maggiore criticità evidenziata per la filiera lattiero-casearia è la carenza di un sistema di certificazione univoco ed oggettivo, che garantisca il consumatore da possibili frodi.

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Si diffonde negli agrumeti siciliani la Coccinella cinese arlecchino

Gli adulti della Coccinella, che misurano da 5,5 a 8 mm, e le larve, oltre predare afidi e cocciniglie attaccano numerosi altri insetti tra i quali larve di Coccinellidi, Neurotteri e Ditteri predatori autoctoni di insetti nocivi. Da tale comportamento aggressivo dipende la sua pericolosità dal punto di vista ecologico.

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Nasce l’Osservatorio europeo sul mercato del latte

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Vino: le grandi etichette rilanciano sulla Cina

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Scoperto il gene che dà sapore alle fragole

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Il ruolo della ricerca nell’olivicoltura spagnola

Con oltre 2.5 milioni di ettari di oliveti e una produzione media annua prossima a 1.5 milioni di tonnellate di olio (rispettivamente il 25% delle superfici coltivate e il 45% della produzione nel mondo), attualmente la Spagna non ha rivali in questo settore produttivo. Nonostante l’olivicoltura spagnola tragga dai suddetti numeri larga parte della forza per dominare il mercato dell’olio di oliva, sempre più agguerrita si rivela però la competizione sul mercato globale. Paesi del Nord Africa (Tunisia e Marocco in particolare)  hanno da tempo avviato le azioni necessarie per migliorare sensibilmente lo standard qualitativo dei relativi prodotti, riuscendo a mantenere bassi i prezzi, attraverso il contenimento del costo della manodopera. Nuovi Paesi produttori (America del Nord e del Sud, Australia) mirano invece a soddisfare la pur modesta, ma crescente, domanda interna e ad affermarsi sul mercato internazionale facendo affidamento su aziende di estensione compatibile con elevati livelli di meccanizzazione, per limitare i costi di produzione. 
Il contesto sopra delineato ha da tempo stimolato i ricercatori spagnoli, che fanno capo a diverse istituzione scientifiche, a sviluppare nuovi modelli olivicoli per le diverse realtà agronomiche del Paese, altamente produttivi e con elevato grado di meccanizzazione della raccolta e della potatura, e ciò anche a costo di ridurre drasticamente le varietà diffuse in coltura. 

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Stessa biodiversità degli organismi diffusi in campi di mais convenzionali o transgenici

L’avvento delle piante transgeniche (OGM) ha sollevato diverse preoccupazioni che riguardano, ad esempio, la possibilità che la modifica arbitraria dell’uomo possa avere ripercussioni negative sulla biodiversità. Poiché alcuni OGM sono stati progettati per resistere ad alcune classi d’insetti il rischio è che questi organismi possano compromettere l’abbondanza di insetti non target. Fermo restando che tale rischio si presenta anche utilizzando i normali insetticidi presenti sul mercato è importante valutare il possibile impatto ambientale degli OGM sull’ambiente e sugli ecosistemi. Per questo motivo un recente articolo pubblicato sulla rivista Environmental Entomology ("Comparative Diversity of Arthropods on Bt Maize and Non-Bt Maize in two Different Cropping Systems in South Africa") ha analizzato la presenza e abbondanza di artropodi su campi di mais in Sud Africa, confrontando i dati raccolti su campi convenzionali e transgenici. L’OGM in questione era il mais bt, coltura ingegnerizzata che contiene una tossina batterica, innocua per l’uomo, in grado di uccidere specifiche classi di insetti dannosi, come la Piralide.

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Boschi toscani e legname da lavoro. Per quale industria e per quali mercati?

In Toscana i boschi hanno un’importante collocazione agricola, occupando 1/3 della SAU. La filiera bosco-legno toscana è  “binomiale”, cioè ad una relativa abbondanza di dati sul bosco a monte (l’offerta potenziale di legname grezzo) si contrappone una conoscenza assai più carente degli operatori a valle (la domanda reale) 

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Le cure materne della Cimice della betulla

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Il Cnr mappa le colture e le varietà pugliesi

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Spigola e orata, meglio se l'acqua è fredda

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Presto in vendita il succo di frutta alle alghe

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Produrre di più con meno risorse energetiche

Questo tema di grande attualità è stato affrontato in una giornata di studio organizzata dalla Sezione Centro-ovest dell’Accademia dei Georgofili,in collaborazione con la Federazione Italiana Dottori in Agraria e dottori Forestali, che si è svolta l’8 aprile u.s. a Roma presso la sede FIDAF

La produzione agricola – e quella del cibo in particolare -  dovrà aumentare significativamente  nei prossimi decenni per far fronte a tre esigenze fondamentali: a) soddisfare la domanda della crescente popolazione mondiale, più urbanizzata e più esigente; b) sostenere l’offerta di alimenti per mantenerne bassi i prezzi e facilitare così l’accesso all’alimentazione delle popolazioni più povere; d) migliorare il reddito degli agricoltori ed elevare il livello di vita di tutti. Recenti studi della FAO stimano che nel 2050 la disponibilità di alimenti deve aumentare del 60% rispetto a quella attuale, sia aumentando la produzione, sia diminuendo sprechi e perdite. 
Negli ultimi 50 anni il sistema agricolo globale è riuscito a triplicare la produzione di alimenti, soddisfacendo la domanda alimentare della popolazione mondiale, che nello stesso periodo è raddoppiata. Questo spettacolare aumento delle produzioni  è dovuto solo in parte all’espansione della superficie agricola, ancor più alla intensificazione delle coltivazioni, accrescendo cioè l’uso dei fattori di produzione (acqua, fertilizzanti, energia, presidi fitosanitari e veterinari, lavoro). Questo modello produttivo riesce a soddisfare la domanda mondiale di alimenti, ma consuma le risorse naturali su cui si basa – terra, acqua, suolo e biodiversità – ad un ritmo superiore alla loro capacità naturale di rigenerazione e non è quindi sostenibile nel lungo termine. In alcune aree del mondo è già evidente il degrado ambientale causato da pratiche non sostenibili, quali sovrapascolamento, monocoltura, abuso di fertilizzanti, antibiotici e fitofarmaci, non corretta gestione dell’irrigazione.
Bisogna pertanto promuovere sistemi agricoli capaci di produrre di più, consumando meno risorse naturali.

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La filiera del riso dal campo al post-raccolta

Di questo straordinario cereale non si butta nulla.  Potrebbe essere questa la premessa e la conclusione iniziando dalla paglia, principale residuo della coltivazione in campo, a basso costo, biodegradabile e perfettamente isolante, utilizzabile con calce, argilla e legno per costruire una struttura edilizia ad impatto ed emissione zero. Il progetto, nato a Biella, è stato premiato dal museo Guggenheim durante la fase conclusiva di "100 Urban Trends", mostra sulle tendenze globali più interessanti in ambito urbanistico e architettonico, che si è chiusa a New York il gennaio scorso. 
Con la lavorazione del risone si scartano numerose frazioni tra cui la lolla (il tegumento del seme, ottenuto durante la prima parte del processo che termina con la produzione del riso sbramato o integrale) e la pula (comprendente pericarpo, germe e strato aleuronico dell’endosperma, asportati meccanicamente con la “sbiancatura”). Entrambe hanno un elevato potenziale come materia grezza per la produzione di composti bioattivi e ingredienti da utilizzare nel settore agricolo, alimentare, mangimistico, cosmetico, nutraceutico e farmaceutico.

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Quelle mistificazioni sugli OGM

Riportiamo un estratto dell’articolo pubblicato sul quotidiano la Repubblica di mercoledì 9 aprile 2014, a firma di Elena Cattaneo, senatrice a vita e docente di biotecnologie all’Università di Milano, e Gilberto Corbellini, storico della medicina ed esperto di bioetica, docente alla Sapienza di Roma.

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Nuove tecnologie a supporto della gestione razionale dell’irrigazione

Il prodotto del progetto, presentato dal partenariato costituito da due PMI, SysMan di Mesagne (BR) e  DyrectaLab di Conversano (BA), e due enti di ricerca, CIHEAM-IAMB e Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari (CNR-ISPA), ha riguardato un nuovo sistema di supporto decisionale (DSS) per la gestione dell’irrigazione, che integra modelli previsionali e di bilancio idrico, sensori per il monitoraggio continuo del sistema suolo – pianta - atmosfera e sistemi per l’automazione e/o il controllo remoto degli impianti di distribuzione idrica.

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Gargano (Unaprol): “non basta la parola extravergine in etichetta”

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Nac e lotta all'agropirateria, in aumento reati e sequestri nel 2013

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Progetto di ricerca con droni in Alto Adige

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Scienza, comunicazione e politica: una questione molto intrigata

Si può dire che i mezzi di comunicazione, in Italia, fanno la loro parte così come i ricercatori fanno la loro. Qualche problema nasce quando i risultati dell'attività scientifica possono essere direttamente applicati a specifiche attività oppure danno spiegazioni circa le condizioni del nostro pianeta. Mi vengono in mente, nel primo caso, gli OGM e l'interminabile dibattito fra favorevoli e contrari, e i cambiamenti climatici globali, nel secondo caso. Sono entrambi argomenti spinosi che hanno dato luogo (e continueranno a dare luogo) a dispute furiose tra fautori e detrattori, tra negazionisti e sostenitori.
Sulla questione abbiamo letto molto, ed è stato anche detto molto da parte dei Georgofili. Verrebbe voglia di sottrarsi a questi dibattiti tanto accesi quanto, talora, inconcludenti. Si tratta però di fatti importanti, che incidono quotidianamente sulla vita di tutti noi; pertanto è inevitabile continuare a partecipare a questo difficile confronto.
Il problema non è limitato all'Italia, ma è avvertito, se pur con vari accenti, in tutto il mondo; recentemente la rivista Nature (vol. 506, issue 7489 del 28 Febbraio 2014) ha riportato il parere di un illustre ecologo del cambiamento globale, Simon Lewis dell'Università di Leeds, su di un tema che condiziona le nostre vite: le inclemenze del tempo e le loro cause. Lewis già in altre occasioni ha preso posizioni non allineate (vedi:Nature 468, 7; 2010), ma in questo caso ciò che più mi ha interessato è la sua convinzione che il dibattito corrente, su questo argomento come su altri, soffra di un pasticcio fatto di risposte sbagliate a domande magari ben formulate. In buona sostanza, non è possibile che ad una domanda che richiede una valutazione scientifica, si risponda con una posizione politica o con un orientamento della pubblica opinione influenzata dai "media".

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Il riso, una storia lunga 8 mila anni

Evoluzione della specie riso sotto il profilo agronomico e alimentare

La ricerca internazionale traccia la storia evolutiva del riso e riporta a circa 8.200 anni fa le origini della pianta che fu coltivata prima in Cina e poi in India. Un team internazionale di studiosi, usando la tecnica chiamata “orologio molecolare” è giunta a stabilire che le due sub specie più importanti di riso asiatico, Oryza sativa indica e Oryza sativa japonica, hanno un’unica origine a causa della stretta relazione genetica che le caratterizza. E’ stato accertato che la domesticazione a scopo agricolo avvenne circa 8-9000 anni fa per prima nella valle del fiume Yangtze, in Cina, e che solo in seguito, circa 3.900 anni fa, i semi furono portati in India. La separazione tra le due sub specie avvenne nella regione del Gange, in seguito a spostamenti di commercianti e agricoltori migranti. Finora un diverso modello basato sulla origine di una singola specie aveva invece fatto ritenere che le due sub specie fossero state sviluppate separatamente e in diverse parti della Asia dalla originaria e selvatica Oryza rufipogon (Molecular evidence for a single evolutionary origin of domesticated rice. PNAS, 2011). Tra le Graminacee, il riso è la specie dotata del genoma più piccolo e di recente la mappa genica è stata completata da un gruppo di ricercatori di 10 Paesi coordinati dal Giappone.
La coltivazione del riso in Polesine e nel Ferrarese risale alla fine del XV secolo, ma è dalla metà del ‘700 che diventa dominante nel Delta del Po per espandersi ulteriormente nell‘800, producendo profondi cambiamenti nel paesaggio. Declina nel ‘900 a favore del mais e della barbabietola da zucchero, ma da alcuni decenni ha registrato un nuovo rilancio.

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Sistemi agricoli ad Alto Valore Naturale: tutela della biodiversità e sviluppo rurale

Il 27 marzo u.s. a Sassari, si è svolta la Giornata di Studio “Sistemi agricoli ad Alto Valore Naturale: tutela della biodiversità e sviluppo rurale”, organizzata dalla Sezione Centro Ovest dell'Accademia dei Georgofili in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Natura e del Territorio dell’Università di Sassari e con il patrocinio della Fondazione Banco di Sardegna e del comune di Sassari. I lavori dell’incontro sono stati coordinati dal prof. Filiberto Loreti, presidente della Sezione Centro Ovest dell'Accademia dei Georgofili

In Italia si conta una forte presenza di sistemi agricoli ad Alto Valore Naturale (AVN), diffusi soprattutto nei territori collinari dove la meccanizzazione è più difficoltosa. Tra questi sistemi, gli usi del suolo prevalenti in Sardegna sono legati ai modelli agro-silvo-pastorali di tipo estensivo e alle colture arboree, specialmente all’olivicoltura tradizionale. Misure di sostegno per le AVN sono già operanti in diversi paesi europei, mentre in Italia solo ora se ne prevede l’inserimento nella pianificazione sostenibile dei territori rurali e nel rispetto degli specifici tratti culturali e tradizionali delle eterogenee realtà del paesaggio agrario italiano. 

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Un ovoparassitoide della Bega del garofano

La Bega del garofano, Cacoecimorpha pronubana (Ubner), è una delle specie di Tortricidi più comuni nel bacino del Mediterraneo dove vive su numerose piante erbacee e arboree, sia spontanee che coltivate; Le larve sono particolarmente nocive alle coltivazioni di garofano sia in pieno campo che in ambiente protetto. Il lepidottero, che è attualmente inserito nella lista A2 dell’EPPO, è frequente su varie piante ornamentali, in aree urbane, e su olivo al quale, tuttavia, non arreca danni significatvi.

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Guidi: costruire il futuro dell’agricoltura con visione moderna del settore e della produttività

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Gardini (Confcooperative): è arrivato il momento di distinguere il Made in Italy

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Alla FIDAF di Roma una lettura di Giuseppe Pulina su: "I pastori custodi del paesaggio della Sardegna"

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Ruolo, organizzazione e obiettivi nel futuro dei Georgofili

I molteplici ruoli svolti dall'Accademia dei Georgofili sono stati sempre dedicati ai tanti settori comunque legati all’agricoltura. Si può però parlare anche di un unico grande ruolo: quello di stimolare, raccogliere e discutere nuove conoscenze e idee, nonché formulare aggiornate sintesi da divulgare e offrire soprattutto all’attenzione di coloro ai quali spettano le valutazioni, le scelte e le decisioni. 
Marco Tabarrini, già nel 1851 (Atti dei Georgofili, Vol. XXVII) sottolineava come la nostra Accademia si fosse impegnata a salvaguardare la sintesi di tutte le conoscenze, indicandola come "una bella caratteristica del sapere italico", capace di far discendere dall'insieme delle varie scienze una "verità intelleggibile". Tabarrini scriveva: "Questo accordo di studi diversi, coordinati al fine supremo della pubblica utilità che è l'antica divisa della nostra Accademia, credo che sia uno dei suoi vanti più nobili"
Non siamo capaci di indovinare quale sarà il futuro. Non sappiamo, ad esempio, se e quando la Scienza insegnerà all'Industria come produrre cibi sintetici per sostituire quelli che tutt'ora ci fornisce soltanto l'agricoltura. Siamo però in grado di prevedere che le produzioni alimentari primarie fra poche decine di anni saranno insufficienti a soddisfare le crescenti esigenze di una popolazione mondiale che continua ad aumentare rapidamente. Non siamo in grado neppure di immaginare le grandi cose che la Scienza presto scoprirà, dal mondo dell'infinitamente piccolo a quello dell’infinitamente grande. Sappiamo solo che le nuove acquisizioni continueranno a crescere a ritmi esponenziali. 

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Mal di euro? No, di debiti

«Il principale problema italiano è l'enorme debito pubblico continuamente cresciuto in questo mezzo secolo. Ripercorrere la sua storia permette di superare  luoghi comuni e meglio individuare cause ed effetti. 
Alla fine degli anni Ottanta il debito pubblico italiano era  di circa 590 miliardi di euro (per semplicità di confronto ho trasformato tutti i dati in euro). Alla fine degli anni Novanta era più del doppio, circa 1.280 miliardi di euro. Alla fine del primo decennio degli anni Duemila ha raggiunto i 1.770 miliardi di euro. Ora il debito pubblico italiano ha "sfondato" quota "duemila" ed ha raggiunto circa i 2.070 miliardi sempre di euro. 
Negli anni Ottanta (in presenza della lira) il tasso di sconto (e conseguentemente il costo del denaro) era molto alto: nel 1980 del 16,5%, nel 1981 addirittura del 19%, nell'82 del 18% e così via riducendosi sensibilmente fino al 13,5% del 1989, rimanendo, però, per tutto il decennio ben sopra il 10%.
Gli anni Novanta, sempre con la lira, si sono aperti con il tasso di sconto al 12,5%, per salire progressivamente al 15% nel 1992 e rimanere sopra al 10% fino all'estate 1993 quando il governo Ciampi iniziò ad assumere la moneta unica europea come obiettivo strategico. Il tasso di sconto sostanzialmente calava man mano ci si avvicinava alla piena realizzazione del Mercato unico europeo e della moneta unica, raggiungendo, a fine anni Novanta, addirittura soltanto il 3%.

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Il giardino mediterraneo di Villa Larocca a Bari

La profonda connessione dell’arte del giardinaggio con le esigenze spirituali e materiali dell’essere umano fa comprendere quanto importante sia stata la sua funzione in tutti i tempi; i giardini hanno portato bellezza, tranquillità e riposo a coloro che cercano momenti di pausa dall’affannosa vita moderna.

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Sviluppata nuova varietà di mini peperone super salutare

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Frutta: contro l’emergenza Drosophila Suzukii il Ministero della Salute autorizza lo Spinetoram

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Viene dall'oceano il nuovo packaging dalle proprieta' antimicrobiche

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Crisi e "rivoluzioni" tecnologiche. Capisaldi del futuro: lavoro, capitale, conoscenza

Si è svolta ieri, in Palazzo Vecchio a Firenze, la cerimonia per l’inaugurazione del 261° Anno Accademico dei Georgofili. Riportiamo alcune notizie sulla relazione annuale del Presidente Franco Scaramuzzi e sulla prolusione dell'Accademico ordinario e Consigliere Antonio Patuelli

All’ inaugurazione del 261° Anno Accademico dei Georgofili, il Presidente Franco Scaramuzzi ha ritenuto doveroso dedicare la sua relazione annuale alla crisi che stiamo attraversando. Ha innanzitutto evidenziato che si tratta ormai di un lungo periodo di depressione e recessione nel quale si sono intrecciate diverse concause (politiche, economiche, sociali, ideologiche, morali, ecc.) ed anche forti cambiamenti prodotti da grandi innovazioni tecnologiche. Un'insieme di fattori ai quali dobbiamo l'attuale situazione, con disoccupazione, nuova povertà e disorientamento. 
Scaramuzzi ha quindi esaminato singolarmente tre elementi (lavoro, capitale, conoscenza) che appaiono come capisaldi determinanti per l'auspicata ripresa e crescita. Ha ricordato come il capitale investito nelle macchine abbia sostituito il lavoro, per ridurre la fatica, incrementava la produttività, la competitività, i redditi e i salari. Analoghi risultati continuano a essere ottenuti con l’uso di nuove tecnologie (basti pensare alla introduzione della comunicazione digitale). Comunque l'odierna situazione non è solo il risultato di una crisi transitoria, ma anche di cambiamenti permanenti che destabilizzano il mondo tradizionale del lavoro. Altre nuove tecnologie stanno sviluppandosi e molte diverranno irrinunciabili. Pertanto, è indispensabile creare al più presto nuovi posti di lavoro tradizionali per far fronte all'emergenza, ma allo stesso tempo adeguare la formazione dei giovani e riqualificare i meno giovani con aggiornamenti continui. Sarà necessario modificare anche i vecchi concetti del posto di lavoro "fisso" (di "ruolo"), inteso come invariato e garantito a vita. Nella dinamicità dei cambiamenti, non si deve neppure dimenticare che il lavoro è per tutti un dovere, prima ancora che un diritto.

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Il credito agrario ieri, oggi, domani

Prolusione di Antonio Patuelli, Presidente ABI (Associazione Bancaria Italiana)

Pronunciando a Firenze, a Palazzo Vecchio, la prolusione all’inaugurazione del 261° Anno Accademico dell’Accademia dei Georgofili, il Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli, ha affrontato le tematiche del credito agrario e ha affermato fra l’altro che i finanziamenti bancari all’agricoltura in vigenza della vecchia legge bancaria crebbero dai 4 milioni di Euro del 1981 ai 20 milioni di Euro dei primi anni Novanta.
Dopo il Testo Unico del 1993 è cresciuto progressivamente il credito all’agricoltura fino ai circa 44 milioni di Euro del 2012 e del 2013, i massimi storici, di fronte ai quali le sofferenze sono ora attestate a circa il 10%, un livello elevato, ma inferiore a quello degli ultimi anni della precedente legislazione.
Marginale è, invece, divenuto l’ammontare del credito agevolato all’agricoltura sceso nel 2009 sotto il miliardo di Euro e attestato nel 2012 e 2013 a poco più di soli 500 milioni di Euro.

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Il verde urbano come alleato nella lotta al global change

L’anidride carbonica è la principale esternalità derivante dalle attività umane e, nonostante una flessione registrata in Europa  (soprattutto conseguenza della crisi) la sua emissione è, a livello mondiale, in costante aumento negli ultimi decenni. L’uso sempre crescente e globalizzato dei combustibili fossili, che, per esempio, nel 2009 ha determinato l’emissione di quasi 33 Gt di CO2, insieme alla deforestazione hanno aumentato del 25% negli ultimi 150 anni la concentrazione di diossido di carbonio atmosferico, il principale dei gas serra. In accordo con quanto la modellistica sul cambiamento climatico aveva previsto, questi cambiamenti nella composizione dei gas hanno contribuito al processo di innalzamento della temperatura media terrestre e, nelle aree mediterranee, a una contemporanea riduzione della piovosità e sostanziali cambiamenti nella sua distribuzione e frequenza.
Le linee guida nella lotta al cambiamento climatico sono tuttora dettate dal Protocollo di Kyoto che prevede, tra l’altro, l’attuazione di misure agro-forestali quali la riforestazione e la gestione sostenibile delle foreste e, più in generale, di tutte le aree a verde. Le aree verdi in ambiente urbano risultano particolarmente efficaci per questo scopo poiché, oltre alla riduzione diretta dell’anidride carbonica e di altri gas serra (es. NO2) mediante assorbimento e assimilazione fogliare, sono in grado di innescare, indirettamente, un feedback positivo che porta al miglioramento del microclima e, di conseguenza, alla riduzione dell’uso dei combustibili fossili per il condizionamento estivo e per il riscaldamento invernale delle abitazioni.

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La Xylella potrebbe anche non essere così fastidiosa, da sola

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FAO: nuova banca dati della copertura del suolo a livello globale

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Il frutto esotico achacha in vendita per la prima volta in Europa

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Martedì 25 marzo 2014: inaugurazione del 261° Anno Accademico

Mancano ormai pochi giorni alla Inaugurazione del 261° Anno Accademico dei Georgofili,  che si svolgerà martedì 25 marzo 2014 alle ore 11, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze.

La relazione annuale del Presidente Franco Scaramuzzi sarà dedicata a Crisi e “rivoluzioni” tecnologiche, per evidenziare le molteplici concause (politiche, morali, economiche) che hanno concorso a determinare l’ormai lunga depressione e recessione, insieme a forti innovazioni tecnologiche. Nell’attuale, complessa e confusa realtà si soffermerà su tre capisaldi determinanti per il nostro futuro: lavoro, capitale e conoscenza. 
L’autorevole prolusione dell’Accademico Antonio Patuelli approfondirà il tema del credito agrario, uno dei maggiori problemi dell’attuale fase di recessione.
Nel corso della cerimonia saranno consegnati il Premio Antico Fattore, il Premio Donato Matassino e il Premio Prosperitati Publicae Augendae.

L’ingresso è libero al pubblico. 

Sul sito di Agrapress è possibile leggere un’intervista di Letizia Martirano a Franco Scaramuzzi, che anticipa alcuni temi della sua relazione. 
(http://www.agrapress.it/index.php/prime-pagine/1552-intervista-al-presidente-dell-accademia-dei-georgofili-franco-scaramuzzi)

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Produzione e produttività

Negli ultimi cinquanta anni, la produzione agricola è più che triplicata in volume; l’aumento della produttività ha reso possibile un maggiore apporto di cibo a prezzi contenuti. 
Nella prima metà di questo XXI secolo la domanda globale di cibo, di alimenti per il bestiame e di fibre tessili crescerà del 70 per cento. L’evoluzione della domanda per la produzione di biocarburanti accrescerà i margini d’incertezza. 
Che fare? La FAO afferma che, per soddisfare questa domanda, gli agricoltori avranno bisogno di nuove tecnologie. Produrre di più con meno terra e meno forza lavoro. 
Una delle condizioni per un duraturo e stabile equilibrio tra domanda e offerta di cibo è promuovere la crescita della produttività.
Negli ultimi cinquanta anni, la produzione agricola globale è cresciuta del 2,2 per cento per anno. La maggiore crescita si ha negli anni ’60-’70 (2,8 per cento) grazie all’intensificazione della produttività, con la “Rivoluzione verde”.
Nell’ultimo decennio, sono rallentati il processo d’intensificazione e la messa a cultura di nuove terre (0,7 %), ma è aumentata la produttività dei fattori (1,8 %). L’aumento dell’efficienza e della produttività dei fattori ha contribuito per oltre il 75% alla crescita della produzione agricola globale. 
La produttività totale dei fattori cresce, in media d’anno, del 4% nelle regioni del Nord e Sud Europa, del 3% nelle altre. Per tutto il periodo, la crescita è stata guidata dal progresso tecnico, con una caduta generalizzata dell’efficienza tecnica negli anni 2002-2003.  Nel periodo successivo è cresciuta l’importanza dell’efficienza nell’uso dei fattori. Le imprese agricole, soprattutto negli anni della crisi, hanno investito meno in innovazione. 

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Modificazioni dell’apparato radicale per il miglioramento delle piante coltivate

Per 10000 anni la ricerca applicata all’agricoltura è stata indirizzata quasi interamente alla parte aerea delle piante mentre, secondo il Prof. Malcom Bennett dell’Università di Nottingham, la chiave per incrementare la produzione consiste in una migliore conoscenza dei meccanismi con cui le radici crescono e assorbono l’acqua e i sali minerali dal terreno.

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Terre di Toscana: Pistoia e dintorni

Fino al 30 aprile 2014, presso la sede dell’Accademia dei Georgofili è allestita una mostra storico-documentaria sul territorio pistoiese. Ingresso libero, dal lunedì al venerdì, ore 15-18.

Fino al 30 aprile 2014, presso la sede dell’Accademia dei Georgofili è allestita una mostra storico-documentaria sul territorio pistoiese. Ingresso libero, dal lunedì al venerdì, ore 15-18.

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Importanza del latte

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La cocciniglia bianca dell’Actinidia

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L’agricoltore perde terreno nella catena del valore

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Francesco Minà Palumbo “Georgofilo”

Nel bicentenario della nascita (1814-2014), presso il Museo Naturalistico che porta il suo nome, si è svolto a Castelbuono (Sicilia) un Convegno dedicato al grande studioso. Si riporta l’intervento del Prof. Giulio Crescimanno, Presidente della Sezione Sud-Ovest dell’Accademia dei Georgofili

Tutte le volte che ho cercato di ripercorrere la Sua straordinaria carriera mi sono ritrovato a concludere che si è trattato di un genio in assoluto con una incomparabile capacità di lavoro, che inizia ad esercitare la professione di medico a Castelbuono a 22 – 23 anni dopo avere studiato Medicina a Palermo, dai 16 ai 20 anni ed avere ottenuto la specializzazione all’Università di Napoli, dai 20 ai 22 anni. E subito dopo la Sua grande passione e la Sua vocazione di Naturalista, amico di tutti, dai più grandi e rinomati scienziati italiani e stranieri ai più umili pastori e contadini delle Sue Madonie che ben sapendo di fargli cosa graditissima e certamente anche per ringraziarlo delle Sue ambitissime prestazioni mediche gli portavano continuamente esemplari di piante, di funghi, di insetti, di minerali e della fauna locale e lo accompagnavano nelle Sue escursioni.
Ho maturato il convincimento che la Sua passione di Naturalista avesse preso ad un certo punto il sopravvento sulla professione medica, se è vero come è vero che stava per prendere servizio a tempo pieno all’Orto Botanico di Palermo, ma un ricorso di due concorrenti che ambivano allo stesso posto a concorso portò all’annullamento dello stesso.
Ma è la Sua figura che mi appare gigantesca come è testimoniato dall’opera omnia “Iconografia della storia naturale delle Madonie” pubblicata a cura di Pietro Mazzola e Francesco Maria Raimondo.
E’ il più grande, multiforme e leggendario personaggio che abbia mai incontrato nelle mie letture e lo ricordo oggi con il rispetto e l’ammirazione che si riservano ai Grandissimi.

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Ecologia alimentare: l’esempio dell’olio di oliva

Ogni prodotto che arriva sulla nostra tavola nelle colorate e fantasiose bottiglie, scatolette e confezioni è il risultato di una lunga storia naturale ed ecologica, che comincia nei campi o nelle stalle, talvolta in Italia o talvolta in lontani paesi da cui importiamo una parte delle materie prime e dei prodotti alimentari. I prodotti agricoli e zootecnici non arrivano mai direttamente nelle nostre case ma passano attraverso numerose operazioni, veri e propri cicli produttivi, che li trasformano negli articoli commerciali che conosciamo e che troviamo nei negozi. In ciascuna delle operazioni nei campi, nelle stalle, nelle fabbriche, nella stessa grande distribuzione, vengono usati acqua ed energia e vengono prodotti residui solidi, liquidi e gassosi che finiscono nell’ambiente. Senza contare che ciascuna delle operazioni che portano il cibo nelle nostre case ha un “contenuto” di lavoro, di fatica umana, di innovazione, di esperienza di milioni di persone, di cui troppo poco si parla.
La storia naturale dei vari alimenti ha effetti ambientali meno vistosi, ma talvolta altrettanto importanti e nocivi quanto quelli di altre attività produttive. 

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L’impollinazione del carciofo

Una moderna gestione della coltura del carciofo, che tradizionalmente viene riprodotta per propagazione agamica a mezzo carducci, ovoli o parti di ceppaia, passa attraverso la propagazione per seme, che richiede l’impiego di genotipi con struttura genetica determinata, oltre a un idoneo percorso di produzione possibile soltanto grazie al ricorso all’impollinazione entomogama.

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Programma Quadro del Settore Forestale 2009-2019

Il PQSF mostra con evidenza la natura di programma-collage del PQSF stesso: esso recepisce e convoglia indirizzi già stabiliti e/o finanziati altrimenti. Il PQSF non costituisce cioè una fase unificante di vera elaborazione concettuale e progettuale per le foreste e il settore, limitandosi a ribadire pleonasticamente considerazioni e principi già sanciti altrove.
Simili programmazioni non sono neutre né a costo-zero, per il mancato svolgimento della funzione attesa: non sarà il caso di rinunciare a simili onerosi dividendi?

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Svelato il "segreto" della pesca noce

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Scoperta del Sant’Anna di Pisa per creare piante più resistenti alle inondazioni

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Un libro rivela come l’industria alimentare inganna i consumatori

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Dalla “rivoluzione agricola” alla “rivoluzione verde”

Nel mercato globale c'è posto per tutti; per il cibo buono e a basso costo, come per il cibo di alta qualità, così come per il cibo etico, etnico e magari costoso, di nicchia. Così come per i prodotti a chilometro zero e i prodotti delle campagne del mondo che finiscono nelle mense delle città, dove ormai vive più del 50% della popolazione della terra. Chiunque può capire che gli orti non bastano a sfamare le città con milioni e milioni di consumatori. 
Con la “rivoluzione agricola” del ‘700 e poi con la “rivoluzione verde” del ‘900 si sono moltiplicate le risorse alimentari, superando i limiti e le difficoltà delle pratiche della caccia, della pesca e della raccolta dei frutti spontanei. In questo senso l’agricoltura, ancora oggi, rappresenta la base dell’alimentazione di un mondo sempre più popolato e proprio per questo è diventato così importante il problema ecologico del rapporto fra l’uomo e l’ambiente e l’utilizzo delle risorse naturali, fra cui primeggia la terra coltivabile e l’acqua. Grazie alla ricerca, alla tecnologia e all'ingegneria genetica, si è in grado di sfamare un mondo sovrappopolato. Il problema dei sostenitori (ideologici) del piccolo, giusto, naturale e bello, è che, pur facendo un buon marketing, hanno uno sguardo corto e spesso rivolto all'indietro. Non si rendono conto che solo grazie all'evoluzione tecnologica e all'innovazione si è potuto affrontare la sfida demografica ed evitare la carestia: la fames, come si diceva nel Medioevo. Solo grazie a questo, la produzione agricola mondiale ha potuto fronteggiare un così rapido e gigantesco aumento della popolazione. 

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Iniziativa Italia-Africa, Tavolo Agricoltura

Il 20 febbraio scorso, alla Farnesina, si è tenuta una sessione ministeriale del Tavolo Agricoltura - nell’ambito dell’Iniziativa  Italia-Africa -  alla quale hanno partecipato i Ministri dell’Agricoltura dei Paesi dell’Africa sub-sahariana convenuti a Roma per il Governing Council dell’Ifad. Con questa iniziativa, già presentata dal Ministro degli Affari Esteri lo scorso 30 dicembre, l’Italia ha riacceso i riflettori sull’Africa, partendo proprio dal settore primario che è alla  base dell’auspicato  sviluppo di quel Continente. 
Il Sottosegretario all’Agricoltura, On. Maurizio Martina - il quale a distanza di poche ore sarebbe stato nominato Ministro - ha manifestato il convincimento che “per i molti aspetti peculiari del modello agricolo italiano e per la sua naturale vocazione geografica, l’Italia possa giocare un ruolo strategico nel rapporto tra Europa e Africa”. 
L’Africa è un Continente con Paesi tra loro molto diversi. Mediamente la sua agricoltura impegna il 60% della forza lavoro e produce il 25% del PIL (con variazioni che oscillano tra il 3 e il 50%).

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L’impollinazione del mandorlo

Il Mandorlo, ritenuto originario dell'Asia centro-occidentale, è stato presumibilmente introdotto in Sicilia dai Fenici; gli antichi Romani ne apprezzavano i frutti che chiamavano "noci greche". Attualmente la rosacea è una delle colture tipiche del Bacino mediterraneo. L’America, dove è stato introdotto nel XVI secolo è il principale produttore mondiale.

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Dall’albicocco le risorse genetiche per i "Prunus" del futuro

Sintesi della lettura "From Phylogenetics to Associaton Genetic: Apricot an Interesting Case Study for Prunus species", tenuta il 27 febbraio u.s. dal Dott. Jean Marc Audergon, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agri-ambientali della Università di Pisa ed organizzata dalla Sezione Centro Ovest dell’Accademia dei Georgofili

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“Nanobombe" per combattere i nemici dell'uva

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Agricoltura e clima: il Parlamento Europeo chiede di sviluppare coltivazioni più resistenti

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Patate resistenti alla peronospora

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Lettera aperta al Ministro Maurizio Martina

A nome dei Georgofili desidero esprimere i migliori auguri di buon lavoro al Ministro dell'Agricoltura (denominazione storica) Maurizio Martina, già Sottosegretario allo stesso Ministero nel Governo uscente, con delega all'Expo 2015. Insieme agli auguri desidero manifestare al Ministro Martina vive felicitazioni per la posizione equilibrata e senza pregiudizi che ha assunto nei confronti degli OGM e che merita plauso per la personalità e la lungimiranza che ha manifestato, con grande discontinuità rispetto a quasi tutti i suoi ultimi predecessori.
Faccio riferimento all'articolo che ha scritto su Il Sole 24 Ore il 13 novembre 2013 nel quale, in termini pienamente condivisibili, così si esprime: "Dobbiamo renderci conto che siamo in uno scenario nuovo e se vogliamo affrontare la questione con serietà non possiamo certo disconoscere che il progresso scientifico e lo stesso impianto normativo europeo in materia si sono notevolmente evoluti... I progressi della ricerca e le risultanze dei piani di monitoraggio hanno permesso di acquisire informazioni rilevanti anche rispetto al tema della sicurezza alimentare". L'articolo così continua: "Solo negli ultimi sessanta anni sono state create oltre 2000 varietà, ne è testimonianza il fatto che in rarissimi casi le specie agricole che contribuiscono alla nostra dieta esistono allo stato selvatico. Su diversi aspetti il dibattito scientifico risulta molto animato e questo rafforza il mio convincimento che le situazioni vadano valutate caso per caso e il problema non si possa ridurre allo scontro ideologico tra pro e contro OGM. Stiamo attenti a non generalizzare...".

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Dall’azienda agricola all’industria alimentare

Nonostante la crisi economica, le connesse preoccupazioni e il calo dei consumi, compresi quelli alimentari, viviamo in una società in cui il cibo non manca.  Ma non è sempre stato così. La sopravvivenza dell’umanità per lungo tempo è stata condizionata dalla disponibilità di alimenti. Dai tempi in cui viveva di caccia, pesca e raccolta di frutti spontanei, a quelli della prima agricoltura e sino ad oggi, l’uomo ha capito che non basta procurarsi l’alimento, ma che è necessario riuscire a renderlo disponibile con continuità e quindi a prolungarne la durata. Accanto all’imperativo della produzione vi è sempre stato quello della conservazione del cibo.
Così si è andata enucleando all’interno dell’agricoltura l’attività di trasformazione degli alimenti che supera la semplice conservazione e diventa l’industria alimentare che conosciamo. La sua nascita dall’agricoltura, ma con una propria individualità, pone però fin dall’inizio numerosi problemi di carattere economico.Sin dagli inizi si individuano tre modelli di rapporti che regolano le questioni fra i due comparti. Il primo è quello contrattuale in cui i principali aspetti della fornitura della materia prima agricola sono regolati da accordi scritti. Già a fine ‘800 erano in uso contratti nel lattiero-caseario e nel bieticolo-saccarifero che poi si sono diffusi in altri comparti. Non molto diversi da quelli attuali  non hanno risolto i problemi di conflittualità, anzi proprio in questi due comparti si registra la più elevata litigiosità fra le parti. Il secondo modello è quello cooperativo, in cui l’agricoltore è anche industriale in relazione al prodotto conferito. Ma anch’esso non è risolutivo. Nelle cooperative si scontrano le due anime, quella agricola che vuole il massimo prezzo per il prodotto conferito e quella industriale che pensa al consolidamento dell’impresa e ciò frena, insieme a problematiche  di altro genere, il successo della formula.

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L’impero dolce, costruzione della memoria dello zucchero italiano

Il 14 febbraio, a Roma, nella Sala Cavour del MIPAAF, è stato presentato un interessante progetto volto a valorizzare la memoria dello zucchero italiano. I primi tentativi di coltivazione e trasformazione della barbabietola da zucchero (Beta vulgaris) erano stati avviati durante il regno d’Italia instaurato da Napoleone, ma non ebbero successo ed il primo zuccherificio funzionante fu realizzato soltanto nel 1887 a Rieti, grazie a Emilio Maraini. 

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Le nuove imposte di trasferimento degli immobili

In un precedente intervento parlavamo dell’effetto sulle imposte di trasferimento delle norme di cui all’art.10 del D.Lgs. 23/2011 (legge sul Federalismo fiscale), poi in effetti si sono state le modifiche di cui all’art.26 del D.L. 104/2013 convertito con modifiche nella Legge n. 128/2013 e quindi oggi possiamo vedere in dettaglio tutte le novità. 

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25 marzo 2014: inaugurazione 261° Anno Accademico

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L’Italia mantiene il quarto posto per pagamenti Ue all’agricoltura

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Latte di cammella nei bar britannici

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Una occasione d’oro, sprecata 6000 volte al giorno

Prima di iniziare a leggere, vi prego, fidatevi, e prendete nota dell’ora. La carenza di vitamina A è la principale causa di morte a livello globale, superiore anche all’AIDS, con circa 2 milioni di vittime ogni anno, vale a dire circa 6000 al giorno o, se preferite, 4 al minuto. Quando sarete arrivati al fondo dell’articolo saranno morte una decina di persone e più di un paio avranno perso la vista. Una buona parte delle vittime sono donne e bambini, specialmente tra i poveri del sudest asiatico e dell’Africa, cioè tra coloro che hanno diete poco ricche e che si basano principalmente su un solo alimento, ad esempio il riso, carente di vitamina A o di carotenoidi, composti come il beta carotene (quello che conferisce il colore tipico alle carote) e simili, che possono essere convertiti in vitamina A una volta introdotti nel corpo. 
Il prof. Ingo Potrykus, insieme a Peter Beyer, nel 1999 è riuscito ad ottenere per via biotecnologica una varietà di riso che accumulava piccole quantità di beta carotene. Nonostante il basso contenuto, il consumo di normali quantità di riso sarebbe stato comunque sufficiente per alleviare i problemi connessi alla carenza. Non si chiede infatti alGolden rice di essere l’unica sorgente di vitamina A, ma di apportare un’aggiunta significativa a quanto già assunto nella dieta. E siccome sono proprio i poveri che si cibano principalmente di riso a soffrire della carenza, questo è un modo efficace per raggiungere proprio chi ne ha più bisogno e in modo capillare, senza mettere in piedi complicati sistemi di distribuzione ma semplicemente rilasciando varietà di riso che contengano il carattere “golden”, cioè un pallido color oro. 

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Che succederà alle piante con il cambiamento climatico??

Il meccanismo che governa l’entrata e l’uscita dalla dormienza è estremamente tarato e raffinato, e incentrato principalmente su temperatura e fotoperiodo. La temperatura è una delle variabili ambientali più efficienti nel segnalare alle piante il momento di iniziare l’attività fisiologica, mentre il fotoperiodo, forse mediante un effetto combinato con la temperatura, determina il momento della cessazione dell’attività. È stato ipotizzato che il cambiamento climatico possa disturbare questo fine meccanismo che le piante hanno elaborato per sfuggire al gelo invernale, poiché molte di esse potrebbero non essere in grado di accumulare le ore di freddo necessarie per un’efficace ripresa vegetativa in primavera che, quindi, potrebbe risultare ritardata, oppure, all’opposto, riprendere la crescita troppo precocemente, aumentando così il rischio di subire danni a causa di gelate primaverili. Ricerche condotte in Inghilterra hanno evidenziato che il precoce germogliamento e il ritardo della caduta delle foglie o, comunque del riposo invernale, hanno allungato la stagione di crescita di circa 11-14 giorni (in media con punte di 20) dal 1960. 

Tuttavia, sebbene le temperature elevate possano ritardare la senescenza autunnale, il loro aumento non è sempre un indizio affidabile per stabilire l’inizio della sequenza che porta alla dormienza; le temperature di fine estate e inizio autunno non sono necessariamente correlate con i primi geli poiché, come suddetto, in molte specie la lunghezza del giorno viene utilizzata come segnale di inizio di cessazione della crescita, il primo passo verso il raggiungimento della dormienza invernale.

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Economia e Biotecnologie

Occorre riflettere sul fatto che in Italia la coltivazione di piante geneticamente modificate è fieramente avversata anche se l’impiego e il commercio sono liberi. Il nostro sistema agricolo non può non fare ampio ricorso ad essi per mais e soia destinati all’alimentazione di quegli animali da cui ottiene i prodotti più pregiati della tradizione italiana  come formaggi e salumi.

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Il consumo di suolo

Il degrado e la cementificazione dei suoli fertili limitano la capacità produttiva dell’agricoltura, hanno effetti negativi sull’assorbimento idrico e sulla biodiversità. 

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Olio, arriva il registro unico per tutelare il vero extravergine italiano

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POSTRACCOLTA 2014 con il patrocinio dei Georgofili

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La patata novella di Galatina ottiene la DOP

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Nascita e sviluppo della Distribuzione Alimentare Moderna

È una storia di quasi centocinquant’anni, che ha inizio nel 1870, in un continuo cambiamento, una continua evoluzione.  Essa è frutto del travolgente sviluppo tecnologico della seconda metà dell’Ottocento che porta alla nascita dell’impianto operativo, cioè del modello industrialedei supermercati. Questo è ben precedente all’ideazione del self-serviceed alla nascita dei supermercati stessi. 
Le sue origini risalgono infatti alla fine dell’Ottocento con l’invenzione delle catene di negozi, ovvero dei negozi a catena, detti in inglesechain stores. E della centralizzazione - dei “magazzini centrali” -  che costituisce quel sistema irrinunciabile che permette il ricevimento di carichi completi dai fornitori, la gestione dell’inventario e del pronto rifornimento dei negozi, consentendo di evitare le rotture di stock.  Per non dire della freschezza di tutti i prodotti deperibili e, più tardi, della capacità di gestire assortimenti anche di 60.000 articoli. 
Quando, negli Stati Uniti, negli anni ‘30 del secolo scorso, nascerà ilsupermarket sulla spinta della crisi del 1929, per “scoppiare” però solo nel dopoguerra (1950), il più sarà ormai stato fatto. 
Nuovi sacri principi decreteranno la fine del pollivendolo o della latteria, e sanciranno per sempre la nascita dello one stop shopping, il “tutta la spesa sotto lo stesso tetto”, la centralizzazione con la sua rigorosa logistica, gli acquisti del dettagliante su larga scala, i negozi a catena.

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Alcune considerazioni sugli aiuti PAC all’agricoltura europea

Siamo alle tornate finali di quella che sarà la nuova PAC agricola 2013-2020 che tanta parte avrà nel decidere il futuro degli agricoltori europei dal 2013 al 2020.
Anzi a livello Europeo, è ormai cosa fatta, manca l’ interpretazione che lo stato Italiano darà a questo insieme di regolamenti e la ripartizione che intende farne nell’ambito di tutta l’agricoltura nazionale.
Questa riforma della politica agricola comunitaria sarà per gli agricoltori italiani di vitale importanza, ma lo sarà ancora di più per il mondo agricolo meridionale, caratterizzato in massima parte dalla presenza di colture mediterranee, la cui concorrenza proviene dai paesi rivieraschi del sud del Mediterraneo, che produttori di olio e di agrumi, hanno  costi molto più bassi dei nostri e  ci impongono una politica dei prezzi impossibile da affrontare senza risorse, quanto meno nel breve periodo.
Dunque la Comunità ha  varato la riforma della PAC, ma lo stato Italiano  tarda a espletare le incombenze che la UE le ha affidato in termini di gestione nazionale delle risorse comunitarie e di  ripartizione degli aiuti,  diffondendo tra gli agricoltori ansie ed incertezze.  
Indubbiamente questa latitanza delle Istituzioni Italiane nei confronti del mondo agricolo è un fatto culturale che ha radici profonde ed oggi malgrado si ricominci a parlare di agricoltura con rinnovato interesse, la si inquadra in un’ottica edonistica, goliardica, di vita beata all’aria aperta del buon contadino felice. Non è così.

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Approvato il PAN, Piano di Azione Nazionale sull’uso sostenibile di prodotti fitosanitari

Il documento definitivo disegna fin dall'anno in corso un'agricoltura con tre volti distinti: quella con la difesa integrata obbligatoria, l'altra con la difesa integrata volontaria e l'agricoltura biologica.

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Palme delle Canarie spontanee non infestate dal Punteruolo rosso

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Un algoritmo per pianificare raccolti più efficaci

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Indicazioni sulla fertilità del suolo e gli effetti sulla olivicoltura mediante la tecnica del sovescio e attraverso l'inerbimento

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Olio d'oliva, metodo scientifico toglierebbe ogni dubbio su qualità e origine

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Non basta produrre olio eccellente

Il destino del nostro intero settore olivicolo non è solo nelle mani degli olivicoltori. Anche i processi per l'estrazione dell'olio hanno realizzato molte importanti innovazioni tecnologiche, in grado di far emergere le migliori caratteristiche qualitative degli oli. 
Ma il commercio dell'olio di oliva continua a presentare profili peculiari. Il nostro Paese annualmente produce, importa e contestualmente esporta centinaia di milioni di ettolitri di olio di oliva. La nostra sola produzione non è sufficiente a soddisfare il complessivo fabbisogno nazionale. Ciò sta già a dimostrare che non esportiamo soltanto olio prodotto con le nostre olive. Gli oli extravergini che importiamo da più parti vengono manipolati e miscelati, non sempre sappiamo dove e come. Vengono infine commercializzati in confezioni etichettate anche come "Made in Italy" e offerte a prezzi molto bassi, troppo spesso persino incredibili.
Gli oli che oggi raggiungono e superano i parametri minimi necessari per essere definiti extravergini sono ormai numerosi. Tanto che questa denominazione rischia di essere considerata come una commoditycommerciale. Si stanno cercando valenze qualitative sempre più elitarie, capaci di distinguere oli di oliva superiori, che qualcuno chiama già "di eccellenza". Ma tutto ciò potrà avere successo ed essere utile alla nostra olivicoltura, se e fino a quando potrà essere tutelata l'autenticità delle caratteristiche qualitative dichiarate. 

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Il DNA per garantire l’ autenticità delle produzioni agricole e degli alimenti

La tracciabilità genetica, nata come tecnologia applicata della genetica e della genomica,  sta dando un importante contributo al controllo della qualità e sicurezza di materie prime agricole e prodotti trasformati. Si sta dimostrando inoltre un valido strumento per la valutazione dell’autenticità di prodotto e dell’identità di  sementi e prodotti di vivaio.  L’interesse per sistemi analitici basati sul DNA profiling è giustificato dal fatto che il DNA è una molecola estraibile dai diversi tessuti di piante erbacee ed arboree e da innumerevoli matrici alimentari e prodotti finiti,  stabile ai diversi trattamenti tecnologici che le materie prime possono subire nelle fasi di lavorazione. 
Si può interrogare il DNA estratto da una materia prima, un alimento ed un mangime ed ottenere informazioni rilevanti, quali il contenuto in specie vegetali o animali, la presenza di varietà specifiche, l’eventuale presenza di microrganismi dannosi o, al contrario, benefici.  E’ ormai ben consolidata ed utilizzata in modo routinario l’analisi del DNA per la caratterizzazione univoca di varietà, convenzionali e geneticamente modificate, ibridi vegetali e razze animali, a difesa dei diritti del costitutore, ma anche a tutela dei coltivatori ed allevatori.

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Viabilità forestale e viabilità vicinale

La viabilità forestale costituisce un ambito di intervento pubblico molto particolare all’interno delle politiche di settore, diverso dagli altri (quali ad es. la pianificazione forestale, l’AIB, l’attività vivaistica, la qualificazione del personale) soprattutto per l’alto grado di trasversalità: ovvero per il fatto che le infrastrutture minori cd. “forestali” dette anche “di servizio” sono soggette in generale ad usi molteplici e fruizioni differenziate da parte di numerose categorie che le percorrono con scopi e modi diversi, a fronte di un quadro giuridico, normativo e amministrativo delle infrastrutture incoerente e anche disatteso. Questa situazione è tutt’altro che nuova, anzi è esattamente storica nel senso che è determinata proprio da condizioni socioeconomiche e amministrative dei decenni scorsi, durante i quali si sono avvicendati, nell’uso e nella manutenzione della rete viaria minore, Enti diversi.

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ANBI, il 18 febbraio presentazione del piano contro il rischio idrogeologico

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L'Olanda il paese dove si mangia meglio

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Scoperta in Italia una nuova specie di fiore: Campanula Martini

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Conoscere per decidere sugli OGM

Pubblichiamo la lettera inviata ai Consiglieri regionali italiani da parte delle principali istituzioni scientifico-agricole italiane

Signori Consiglieri,
ci rivolgiamo a voi all'indomani dell'approvazione di un ordine del giorno da parte della Conferenza dei Presidenti dei Consigli Regionali del 13 dicembre 2013 che esorta Enti territoriali e, presumibilmente, il Parlamento all'adozione di misure penali contro chi dovesse seminare in Italia anche nel 2014, come già avvenuto nel 2010 e nel 2013, piante geneticamente ingegnerizzate, i cosiddetti OGM.
Ci rivolgiamo a voi perché di tutta evidenza la materia è estremamente complessa per le ripercussioni, scientifiche, giuridiche, economiche, agricole e di relazioni internazionali che coincidono con il prestigioso impegno del nostro Paese nell'organizzazione di EXPO 2015, evento a cui sono attesi a Milano quasi tutti i Paesi del pianeta tra cui quelli che coltivano da diciassette anni gli OGM.
L'ordine del giorno approvato, nella sua necessaria sintesi, presenta numerose gravi lacune che potrebbero influire sulle decisioni politiche che vi apprestate ad assumere e che potrebbero avere influenze nefaste sul futuro del nostro Paese, sulla possibilità di avere un settore agricolo moderno e produttivo e sulla possibilità di rimettere in ordine i conti pubblici che vedono uno strutturale deficit dell'intercambio delle produzioni agricole destinate all'alimentazione con l'estero per dieci miliardi di euro l'anno tutti gli anni da almeno un ventennio.

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Lettera aperta a Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e a Sergio Bolzonello, assessore alle attività produttive

In questi giorni sono in discussione presso gli uffici della Regione Friuli Venezia Giulia le regole per la coesistenza tra colture geneticamente modificate, convenzionali e biologiche. L’obiettivo politico dichiarato dall’Amministrazione regionale è quello di impedire la coltivazione di mais geneticamente modificato per resistere alla piralide, poiché il no agli OGM è la strada ritenuta vincente nell’attuale contesto politico. Tuttavia questa strada non è senza costi per i cittadini e le imprese che vivono e operano in Friuli. Infatti il mais, con oltre 90.000 ettari coltivati, è la principale coltivazione della regione e la piralide è un insetto in grado di causare gravi danni sia quantitativi sia qualitativi a questa coltivazione. La perdita di produzione, molto variabile di anno in anno, può essere stimata in oltre 80.000 tonnellate per un valore di 16 milioni di euro. Le varietà geneticamente modificate per resistere alla piralide sono il mezzo più efficiente per il suo controllo e sono state ritenute sicure per l’uomo e l’ambiente dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e dalle più credibili istituzioni internazionali.

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Un progetto per il futuro delle imprese agricole

Progettare il futuro, ricercare ed attuare un insieme di iniziative per restituire prospettiva all’agricoltura non è facile, il settore è in serie difficoltà: prezzi in costante flessione; costi dei mezzi di produzione in rialzo; tassazione che imperversa; oneri burocratici in aumento; concorrenza in espansione; sostegno Pac sempre più striminzito.

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Un insetto galligeno delle foglie di Ficus micro carpa

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UK: in arrivo dal Canada 2.000 litri di succo di pomodoro viola OGM per essere testati

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Vertice Italia-Spagna: IG, dieta mediterranea, PAC, OCM ortofrutta e etichetta a semaforo

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Speciale Agricoltura 2030, dagli esperti le indicazioni per il futuro

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OGM, UNA FERITA INCOMPRENSIBILE

Uno spinto allarmismo, artificiosamente montato intorno agli OGM (nuovi organismi utili), ha inferto al nostro Paese una brutta e dolente ferita che sembra non voler cicatrizzare. Andrebbe invece cauterizzata al più presto, per arrestare i danni materiali e morali che i veti imposti alla ricerca scientifica italiana stanno continuando a provocare. Mescolando presunti rischi biologici a motivazioni politico-ideologiche e confondendo una legittima "prudenzialità", attuabile attraverso verifiche e controlli, sono stati applicati infondati divieti di studiare e usare una tecnologia genetica che ha il merito di avere ripercorso preziosi meccanismi naturali della evoluzione.
Dopo quindici anni, è doveroso tirare le somme e riconsiderare gli atti compiuti. Accertato che i pericoli paventati non si siano mai verificati, va considerato che chi li utilizza (ormai in gran parte del pianeta) ha registrato solo vantaggi e che lo stesso nostro Paese oggi importa quei prodotti OGM di cui ha assoluto bisogno, ma che continua a vietare ai propri agricoltori. 
Senza entrare nel merito delle scelte politiche, desideriamo solo evitare che, senza alcun motivo, la ricerca scientifica continui ad essere strumentalizzata e bloccata, mentre ovviamente in tutto il mondo si continuano a produrre nuovi OGM, con successi sempre più promettenti. 
La correttezza metodologica, il valore delle nuove conoscenze e la eventuale pericolosità delle innovazioni, possono essere giudicate da scienziati competenti, che a questo scopo seguono principi e regole rigorose. Qualsiasi diverso interesse non deve indurre a manipolare questi giudizi in sedi prive delle indispensabili conoscenze, per farli poi arrivare distorti all'opinione pubblica e nelle piazze. Siamo quindi chiamati a difendere la libertà, l'autonomia e l'universalità della ricerca scientifica e chiediamo che la deleteria vicenda italiana degli OGM si chiuda. 

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Competitività e mercato

La competitività è contemporaneamente una condizione per conseguire gli aumenti di produttività necessari allo sviluppo dell’agricoltura e lo strumento per conservarli e favorirne gli ulteriori incrementi. Senza il suo miglioramento non si può mantenere vivo e vivace nessun settore produttivo, neanche quello agricolo. Il problema è  quale significato attribuirle in un paese di antica agricoltura con poche terre coltivabili, costi dei fattori di produzione elevati, a partire dai valori fondiari, rigidità strutturali. La competizione stimola a migliorare processi produttivi e prodotti, modelli organizzativi, istituzioni del settore, redistribuzione dei ruoli nelle filiere. È arduo  competere con materie prime prodotte a costi bassissimi nel mondo, ma si può farlo con prodotti che presentino caratteristiche complessive di offerta che siano migliori. La soluzione non sta nel ritorno a un passato in cui le rese erano infime e la sanità dei prodotti fortuita, ma avvalendosi dei progressi della ricerca come i nostri concorrenti.
La competitività porta a riflettere sul diffuso timore del mercato visto come un’entità oscura e sostanzialmente avversa. Un timore che nelle sue diverse forme conduce al protezionismo. Dalla difesa dei prodotti locali al cosiddetto chilometro zero merita una riflessione seria. Il mercato è il più efficiente fattore di progresso e di selezione dei produttori che vi sia. Può presentare disfunzioni e difetti, è frequentato anche da free riders che traggono vantaggi indebiti da comportamenti sleali, ma tutto ciò rientra nella  patologia e non nella fisiologia. Un modello di scambi come quello del km zero può rappresentare una soluzione per alcuni produttori e consumatori, ma come sistema non può funzionare. La perdita di efficienza economica, l’incremento dei costi, la riduzione dell’offerta, l’irrealizzabilità logistica, i problemi di stagionalità e irregolarità delle produzioni indicano che le soluzioni vanno ricercate altrove.

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Intervento di Scaramuzzi per i 100 anni dell’Istituto Agrario e Forestale di Firenze

Sabato 18 gennaio 2014, nella sede della ex facoltà di Agraria di Firenze (foto), è stato celebrato il centesimo anniversario dell'Istituto Superiore Agrario e Forestale. 

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Prorogato al 1 gennaio 2015 il termine per la revisione obbligatoria delle macchine agricole

Soddisfazione è stata espressa dalla categorie imprenditoriali interessate.

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Documento Conclusivo su “Monitoraggio e simulazione matematica dei processi erosivi in Sicilia”

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La nuova patata “che dà la vita” viene dal Perù

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Più frutta nelle bibite prodotte in Italia, via libera all’emendamento

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La ricerca agraria nell'epoca dei "Big Data"

Durante la prima Assemblea generale dei Georgofili, tenutasi a Firenze il 17 Dicembre scorso, ho presentato una relazione sull' organizzazione della ricerca agraria, ma qualche riferimento al contenuto della medesima non poteva essere evitato. Infatti, durante l'ultima parte della relazione ho fatto alcuni riferimenti alla ricerca sugli organismi (piante, animali, funghi, microbi) che rappresenta la parte predominante della ricerca agraria, mentre nel contempo si poteva osservare sullo schermo una serie di immagini, quasi ossessive per il loro carattere monotematico, che illustravano l'importanza della gestione delle enormi quantità di dati quotidianamente prodotte dalla ricerca agraria condotta in varie parti del mondo.
La raccolta dei dati, la loro elaborazione, conservazione, trasferimento e condivisione all'interno della comunità scientifica mondiale è sempre stata una preoccupazione degli addetti alla ricerca; quindi, si potrebbe dire, nulla di nuovo. Invece una serie di fatti, accaduti alla fine del secolo scorso, ha innescato un processo di crescita esponenziale durante questi primi anni del terzo millennio, ed ha fatto in modo che la quantità dei dati sperimentali è diventata così enorme da porre il vecchio problema in termini assolutamente nuovi. Quando la quantità cresce in modo smisurato, diviene anche problema qualitativo. I Georgofili non potevano non essere chiamati a riflettere anche su questo aspetto.

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La produttività come chiave di lettura del successo agricolo

L’agricoltura, pur in un periodo di difficoltà e di incertezza, è l’esempio più evidente di una storia di successo nel lungo cammino dell’umanità. È riuscita ad aumentare il suo volume di produzione e a nutrire una popolazione crescente e con esigenze alimentari anch’esse in espansione. E vi è riuscita vincendo le avversità e i vincoli tipici del settore e spostando a livelli sempre più avanzati l’equilibrio fra offerta e domanda. Perché ciò avvenisse è stato necessario che la produttività delle risorse aumentasse e che rendesse disponibile il cibo per una popolazione in crescita. 
Il balzo maggiore è avvenuto negli ultimi due secoli, un periodo chiave per la crescita della produttività che è stata più rapida degli altri settori, con un incremento di offerta a prezzi decrescenti. Se ci si chiede come ciò sia possibile, la risposta è che sono intervenute riduzioni dei costi unitari di produzione grazie agli incrementi di produttività. La maggiore produttività ha fatto sì che i prezzi agricoli salissero  meno di quelli degli altri settori innescando il processo di sviluppo e liberando risorse. Di fronte a questa evoluzione oggi alcuni sollevano almeno tre questioni: come sia possibile il paradosso di incrementi di produzione a prezzi calanti, se il modo di produzione agricolo danneggi le risorse naturali,  se la grande spinta propulsiva che l’ha sorretto non sia esaurita con ciò aprendo prospettive apocalittiche. 

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La lobby, i lobbisti, il lobbismo

C’è un argomento delicato che non può essere trascurato: la lobby, i lobbisti, il lobbismo. Si tratta di una attività già regolamentata in diversi Paesi occidentali, oltre che in sede europea. In Italia se ne parla poco, poiché si fa ma non si dice. 

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Politica o Scienza?

Preoccupazione per un ordine del giorno approvato dalla conferenza dei Presidenti delle regioni, che esorta Enti territoriali e, presumibilmente, il Parlamento all’adozione di misure penali contro chi dovesse seminare in Italia OGM. 

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Annata agraria: Politi (CIA), grandi difficoltà nel 2013, ora servono politiche nuove e concrete

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Studio per determinare se e quanto i residui dei fitofarmaci siano biodegradabili

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Ananas in Siberia

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Dove va l’agricoltura?

Produrre, innovare e competere: perché tornare a ragionare su queste che sono le esigenze ovvie di ogni impresa, e non solo di quelle agricole?  Oggi, fra malessere per il presente e incertezza sul futuro, si sente viva la necessità di ritornare su questi concetti. Lo faremo, senza dimenticare che il primo esempio “ante litteram” di sostenibilità è la storia dell’agricoltura.
La più lunga e grandiosa storia di successo che abbia accompagnato l’umanità fornendo cibo in quantità crescente, garantendo la sopravvivenza e la diffusione dell’umanità, accompagnando l’uomo nella sua crescita e facendo aumentare la popolazione, migliorando le condizioni di vita, allungando la vita media  e consentendo livelli di consumi più elevati. 
Fra disponibilità di alimenti e popolazione si è creato un equilibrio dinamico, spesso drammatico, che si è gradualmente spostato a livelli sempre più avanzati sino a quelli attuali. L’agricoltura ha fornito cibo in quantità sempre maggiori e con crescente regolarità grazie allo sviluppo delle conoscenze scientifiche. La stessa quantità di terra coltivata con le tecnologie dei primi millenni della storia agricola non avrebbe potuto sostenere una popolazione superiore a quella di allora. 
Oggi il ruolo dell’agricoltura sembra ridotto quasi solo a produrre alimenti, a svolgere non ben definite attività ambientali. In passato produceva anche fibre tessili, attrezzi e abitazioni, energia, manufatti. Poi la specializzazione produttiva ha determinato il distacco delle altre attività. Il risultato è un contributo calante al Pil ed all’occupazione e la perdita di peso politico e sociale.

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L'organizzazione della ricerca in Agricoltura

Nell'intervento di apertura il presidente, prof. Scaramuzzi, ha sottolineato  "il declino subito negli ultimi decenni dall'agricoltura" nonostante che essa sia una attività essenziale per la nostra sopravvivenza e riconosciuta nei vari "Summit  mondiali come indispensabile per la futura soluzione dei grandi problemi planetari". Tuttavia, anche se trascurata, l'agricoltura italiana si basa ormai, come gran parte dell'agricoltura praticata nel mondo, su una forte componente tecnico-scientifica che si evolve sempre più; pertanto essa sarà sempre più dipendente dall'attività di ricerca. Questa è la premessa alla mia relazione "Sostenere la ricerca libera, multidisciplinare e universale. Diffondere le nuove conoscenze e svilupparne le applicazioni". Ovviamente non si poteva affrontare il vecchio problema della ricerca italiana in agricoltura, prescindendo dalle varie iniziative che, anche solo nell'ultimo ventennio, si sono succedute in ambito georgofilo, portando tra l'altro sempre ad identiche conclusioni, sottolineando quindi una sostanziale non risposta da parte dei pubblici poteri.
I nodi della organizzazione della ricerca infatti, risiedono solo in parte nella mancanza di fondi; è  illusorio pensare che i finanziamenti, per quanto indispensabili, siano sufficienti a consentire una ottima ed utile ricerca; essa dipende invece da molti fattori che possono essere indicati con il termine riassuntivo di organizzazione della ricerca.

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I Georgofili e la comunicazione

I Georgofili vivono a fianco degli agricoltori, o sono agricoltori essi stessi. Conoscono bene, pertanto, le difficoltà strutturali del settore, ma sanno anche che l'agricoltura in questi ultimi 80 anni è stata protagonista di fondamentali mutamenti, determinati dalla scienza e dalla tecnologia, in particolare dall’agronomia, dalla genetica, dalla chimica e dalla meccanizzazione.
Oggi la scienza e la tecnologia si presentano con il WEB e la telematica, permeando tutta la realtà e condizionando le relazioni tra tutti noi. Il WEB può dare valore alle nostre competenze, può ampliare la nostra visione della realtà, mettere a fuoco aspetti poco conosciuti, aiutarci nelle interazioni con gli altri, stimolare la creatività, incoraggiarci all’impegno. 

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I canali di comunicazione degli insetti

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Il possibile futuro dell’industria alimentare globale

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Le bollicine tengono sui mercati italiani e volano su quelli esteri

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Patate fritte più buone... se cotte su Giove!

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Buone Feste da "Georgofili INFO"

"Georgofili INFO" torna mercoledì 8 gennaio 2014.
A tutti i nostri lettori, auguriamo Buone Feste!


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Prosperitati Publicae Augendae

Si è svolta ieri 17 dicembre 2013, un’ Assemblea generale dei Georgofili presso l’auditorium Cosimo Ridolfi (grande Georgofilo dell' '800), nella sede della Cassa di Risparmio di Firenze. Hanno partecipato centinaia di Accademici provenienti da tutta Italia. 
L’importanza dell’evento deriva dalla volontà dei Georgofili di mantenere vivo il proprio ruolo storico, proiettandolo nelle problematiche del terzo millennio. Come il Presidente Franco Scaramuzzi ha illustrato in apertura, è di fondamentale importanza il "capitale sociale" che è costituito dall’insieme degli Accademici, cioè da persone legate fra loro per accrescere la capacità di interazione nella società. Questo capitale, unito a quello culturale e umano, è rivolto a soddisfare l'interesse pubblico. I ruoli dell’ Accademia sono molteplici ma si può parlare anche di un unico grande ruolo: quello di stimolare e raccogliere nuove conoscenze e idee, discuterle e trarne aggiornate sintesi da divulgare e offrire soprattutto all’attenzione di coloro che coprono vari livelli di responsabilità e ai quali spettano le valutazioni, le scelte e le decisioni. Un tale ruolo, svolto dall’Accademia dei Georgofili fin dalla sua nascita, è destinato a diventare ancor più necessario nel futuro globale, ormai irreversibile, che spinge all'incontro e alla convivenza civile, come obiettivo comune dell'intera umanità.

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Le cocciniglie dell’olivo

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“Camere riverberanti alle microonde” per la disinfestazione di derrate alimentari


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Gas serra, scoperto nuovo inquinante più pericoloso della CO2

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Concorso "Un futuro da coltivare" - 1° Edizione

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Stefano Mancuso premiato per “Verde Brillante”

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Albero cosmico, simbolo universale tra uomo e spiritualità

Dai greci al mondo moderno, da Platone a Dante. L'icona che collega terra e cielo

Gli alberi hanno da sempre affascinato l’uomo per la loro pluricentenaria longevità che nel tempo collega varie successive generazioni umane, per la potenza espressa dai loro tronchi poderosi, per la maestosa dimensione delle loro chiome tanto che, soprattutto nelle antiche civiltà, esso ha loro attribuito caratteristiche di sacralità e in loro ha immaginato la dimora di esseri divini. 
Nella mitologia dei Greci, dei Romani, dei Celti e di altri popoli, numerose erano le specie di alberi sacri o comunque in qualche modo collegati al culto delle divinità: la quercia a Zeus e a Pan, l’olivo ad Atena, il mirto ad Afrodite, il fico a Dioniso e a Marte, il cipresso, tuttora simbolo di morte presso vari popoli, al dio degli Inferi, Plutone, la vite a Dioniso, il salice ad Osiride, il sicomoro ad Hator; la mela e la rosa erano il frutto e, rispettivamente, il fiore sacri ad Afrodite; la rosa era nell’Egitto sacra ad Iside; i meli dai pomi d’oro erano coltivate nel magico giardino sulle pendici del Monte Atlante. Particolare significato è stato attribuito presso varie religioni, all’albero cosmico che in alto erge le radici e in basso volge i rami, un simbolo che accompagna diverse religioni. Infatti l’idea dell’albero rovesciato ha una diffusione nel tempo e nello spazio che va da Platone a Dante e dalla Siberia all’India, e in ciascun paese nel quale la tradizione è stata adottata, l’Albero del Mondo è di una specie che è propria del luogo.

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Le biomasse legnose in Trentino secondo il progetto Biomasfor

Per il futuro, ci sono due certezze: la permanenza e anzi la crescita dell’orientamento socioeconomico, politico e amministrativo verso le Fonti di Energia Rinnovabili, e quindi a favore degli investimenti connessi; la crescita del fabbisogno di cippato, per maggior convenienza rispetto ai combustibili fossili e anche per maggior rispondenza alle istanze di coesione sociale e di appartenenza civica al territorio.
Stante la crisi economica generalizzata non è ragionevole ipotizzare un incremento dell’attività di segagione da parte degli stabilimenti trentini, che possa generare anche maggiori quantità di scarto e di cippato: l’offerta di cippato ricavabile presso le segherie rimarrà in quantità quella attuale di 260.000 mst/anno. Il cippato ricavabile dal bosco secondo la stima prudenziale sopra individuata già adesso non coprirebbe (se raccolto integralmente) il 30% attuale di cippato non garantito dalle segherie, e ancor meno in futuro. 

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La riforma delle imposte sul trasferimento degli immobili

Dal primo gennaio 2014 entrano in vigore le nuove norme dell’art.10 del D.Lgs. 23/2011 c.d. Decreto del federalismo fiscale in tema di imposte sul trasferimento degli immobili. Si tratta di una vera e propria rivoluzione delle imposte sui trasferimenti di diritti reali sugli immobili. Vediamo in dettaglio tutte le modifiche che andranno in vigore dal 2014. 
I requisiti prima casa sono i seguenti:
non essere titolare esclusivo (proprietario al 100%) o in comunione con il coniuge (la comproprietà con un soggetto diverso dal coniuge non è ostativa) di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di un'altra casa di abitazione nel territorio del Comune dove sorge l'immobile oggetto dell'acquisto agevolato;
non essere titolare, neppure per quote o in comunione legale con il coniuge, su tutto il territorio nazionale, di diritti di proprietà o nuda proprietà, usufrutto, uso e abitazione su altra casa di abitazione acquistata, anche dal coniuge, usufruendo delle agevolazioni fiscali prima casa.
di impegnarsi a stabilire la residenza, entro 18 mesi dall'acquisto, nel territorio del Comune dove è situato l'immobile da acquistare, qualora già non vi si risieda.
E' senz’altro un aggravio delle imposte nel settore professionale agricolo, infatti aumentano significativamente le imposte di trasferimento degli immobili a favore dei soggetti (coltivatori diretti e imprenditori agricoli a titolo professionale) che operano in agricoltura.

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Premiati vincitori del Concorso “Obiettivo Agricoltura 2013”

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Difesa del suolo: 1,4 miliardi di euro rimasti nei cassetti

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Il genoma del kiwi ha somiglianze con patate e pomodori

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Da Bruxelles a Roma: la difficile definizione di agricoltore attivo

Un passo dopo l’altro, senza soverchi entusiasmi, procede il percorso di approvazione della riforma della Pac per il periodo 2014-2020. La pubblicazione dei testi normativi è imminente, ma se ne conoscono già i contenuti concordati al termine del faticoso dialogo (trilogo, come lo chiamano gli addetti ai lavori) fra le Istituzioni comunitarie. Assodato che la riforma interviene nella linea degli scorsi due decenni, ma in presenza di risorse finanziarie calanti, le vere novità sono poche. La più interessante è il criterio trasversale di dare agli stati membri la facoltà di scegliere modalità proprie di applicazione delle nuove misure. Sorprendente nel quadro di ottuso dirigismo di gran parte delle regole europee, preoccupante se lo stato che deve darle attuazione è il nostro.
Prendiamo ad esempio il concetto di “agricoltore attivo” e cioè della figura che avrà titolo per ricevere i pagamenti compensativi. Nel dibattito europeo, a fronte della molteplicità di interpretazioni e distinguo degli stati membri, è stata seguita la strada di unire alla definizione, che si riferisce a soggetti che praticano una minima attività agricola, una lista negativa delle categorie sicuramente escluse. Fra queste aeroporti, aree ferroviarie, impianti sportivi e così via sulla strada dell’ovvio. Gli stati membri potranno completare, ma non ridurre, l’elenco riferito a soggetti ed attività simili. L’intenzione di fondo è positiva perché mira a concentrare le risorse in calo sui veri agricoltori e a sfatare molti luoghi comuni nocivi per l’agricoltura.

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Autenticità delle produzioni agricole e degli alimenti: il caso dei cereali

Lo scorso 28 novembre, si è svolto un seminario su: “Autenticità delle produzioni agricole e degli alimenti: il caso dei cereali”, organizzato dalla Sezione Centro-Ovest dei Georgofili in collaborazione con l’Associazione Italiana di Scienza e Tecnologia dei Cereali (AISTEC).

Il miglioramento del livello di consapevolezza dei consumatori nelle proprie scelte alimentari e il rafforzamento della prevenzione e della repressione delle frodi alimentari impone una riflessione sul concetto di “autenticità” sia della produzione agricola che dell’alimento processato, non solo sugli strumenti legislativi e amministrativi disponibili per garantire questa caratteristica (tracciabilità, etichettatura) , ma anche sugli strumenti analitici che possano permettere di stabilire in modo inequivocabile le attribuzioni qualitative di un determinato alimento dal campo alla tavola, lungo tutta la filiera. I cerali rappresentano una produzione agricola tipica del nostro paese e la materia prima di molti prodotti alimentari “made in Italy” che in taluni casi possono fregiarsi anche di marchi di tutela come il farro della Garfagnana, il riso del Delta del Po, il pane di Altamura, per citare alcuni esempi.  Nel caso dei cereali che hanno una filiera produttiva lunga con passaggi di prima e seconda trasformazione (seme, sfarinato, prodotto finito quale pane, pasta, cereali per la prima colazione, etc) problematiche legate all’autenticità possono presentarsi lungo tutta la filiera.

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Innovazione vitivinicola e politiche di settore

Negli ultimi anni si è osservato un riequilibrio della capacità di crescita nei mercato tra paesi produttori di vino  del vecchio e del nuovo mondo e, in particolare, l’Italia ha mostrato notevoli capacità di competere nel mercato internazionale di questo prodotto. Nei prossimi anni, tuttavia, la competizione sarà verosimilmente ancora più intensa e la capacità di innovare sarà uno dei principali elementi di costruzione del vantaggio competitivo.
La capacità di innovare dipende da specifiche condizioni organizzative ma trova la sua origine in un sistema della ricerca efficace e efficiente. Il sistema della ricerca vitivinicola italiana, articolato in una molteplicità di istituzioni di centri collocati dentro e fuori l’Università dovrà pertanto migliorare il suo coordinamento interno e con il sistema produttivo, neutralizzando gli elementi di debolezza che è possibile ancora oggi rilevare. Tutto ciò in uno scenario nel quale le fonti di finanziamento nazionali alla ricerca e all’innovazione si sono sostanzialmente azzerate e nel quale, pertanto, diventa cruciale individuare i percorsi e i modelli organizzativi che possano consentire di  cogliere le opportunità che in termini di innovazione e ricerca vengono dalle politiche dell’UE, opportunità che, tuttavia, si inquadrano in un quadro normativo piuttosto complesso.

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Agrumi: il blocco importazioni dal Sud Africa va esteso al 2014

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Olio di oliva: per Confagricoltura nuove norme UE insufficienti

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Parlamento Europeo: misure urgenti contro la Xylella fastidiosa

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Expo 2015 – “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” - Innovativa proiezione nel futuro e programmi coinvolgenti le Regioni

Tra Regione Toscana ed Expo 2015 è stato stipulato questa mattina un formale accordo per sviluppare importanti collaborazioni per la prossima manifestazione universale. L’atto è stato sottoscritto nella sede dell’Accademia dei Georgofili, significativamente scelta in riconoscimento delle attività svolte in 260 anni e in coerenza con alcune delle sue attuali tematiche di studio, che si rispecchiano nel tema della prossima Expo. Riportiamo qui di seguito la parole pronunciate dal Presidente Franco Scaramuzzi, nel dare il benvenuto ai partecipanti che hanno affollato la sede accademica

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La valorizzazione del paesaggio rurale

La valorizzazione delle risorse paesaggistico-ambientali si è nel tempo basata su una pluralità di strumenti, più o meno efficaci. Di recente è stato proposto uno specifico strumento di mercato definito “Payment for Ecosystem Services (PES)”. La realizzazione di schemi di pagamento a fronte della fornitura di servizi ecosistemici, ossia di benefici ottenuti dalle risorse paesaggistico-ambientali che soddisfano bisogni umani (sostentamento della vita e aumento del benessere), è molto diffusa in alcuni Paesi nel Mondo, ma ancora molto ridotto è il loro utilizzo nell’Unione Europea (UE) e più ancora in Italia.

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L’eccessivo peso dei vincoli forestali

E’ ovvio che l’uso dei boschi debba avere dei vincoli; ma oggi i vincoli vengono applicati con un eccesso di zelo che è bene spiegato  da  due dichiarazioni di principio che qui si riportano. Non risulta che le associazioni e le federazioni degli agricoltori abbiano mai protestato per l’eccessivo peso dei vincoli. Tale peso è suggerito dalle motivazioni ecologistiche portate dall’opinione pubblica, ma soprattutto è consentito dalla attuale riduzione delle attività montane e rurali e, quindi, dal ritiro dell’interesse dei proprietari per i loro boschi.  Se alla proprietà privata dei boschi si attribuisce ancora una funzione di produzione, di amministrazione e di presidio, sarà necessario un minimo d’incoraggiamento tornando a riconoscere il diritto al godimento del reddito e la libertà di scegliere l’ordinamento colturale preferito. 

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Difesa da Nematodi

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Approvata la PAC, De Castro: successo per agricoltura e democrazia europea

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Difesa del suolo: serve politica del territorio e più agricoltura

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Ancora troppi infortuni in agricoltura

L'Inail del Piemonte ha presentato il suo Rapporto Annuale organizzando il 13 novembre scorso a Torino un Convegno su "Agricoltura: nuove prospettive tra rischi e prevenzione". E' anzitutto emerso che i dati generali sono sostanzialmente in linea con quelli nazionali. Nel 2012 gli infortuni regionali denunciati sono stati 50.488, con una diminuzione del 9,3% rispetto al 2011, simile a quella rilevata a livello nazionale. Gli infortuni mortali sono scesi a 58 facendo registrare una riduzione del 13,4%, più che doppia rispetto al dato nazionale che ne denuncia 790 e cioè più di due al giorno.
Il direttore regionale dell'Inail Lanza, ha messo in evidenza che questi dati positivi sono imputabili alla più diffusa consapevolezza del rischio acquisita in virtù dell'azione di prevenzione sviluppata in collaborazione con diverse organizzazioni, ma sono anche il frutto della recensione che ha portata una trasformazione del mercato del lavoro. 
Alla pressoché stabilità degli occupati nel terziario, si contrappone infatti una riduzione degli occupati nell'industria (-2,4%) e in agricoltura (-6,7%), a cui si aggiunge l'aumento delle ore di cassa integrazione ordinaria. A palesare la crisi economica del Piemonte, sono anche gli indicatori del Pil, sceso del 2,3% e ai fallimenti che sono cresciuti del 7,4%. 
E' quindi logico pensare che questi dati non incoraggianti sulla situazione economica e sociale, in Piemonte come in Italia, abbiano avuto un ruolo sul fenomeno infortunistico degli ultimi anni, consolidandone la tendenza decrescente di lungo periodo.

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Dalla merenda alla merendina

L’articolo è tratto dalla lettura su "L'anima del commercio agroalimentare", organizzata dalla Sezione Sud-Ovest dei Georgofili, che si è svolta lo scorso 6 novembre, presso la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Palermo

Occuparsi di merende e merendine può apparire curioso. Eppure la merenda è molto importante per il discorso socio-semiotico sul gusto e sul cibo, essendo qualcosa che è al tempo stesso superfluo ed essenziale, irrituale e necessario, dannoso e nutriente, trasgressivo e tradizionale, domestico e industriale, familiare e nomade. Nel passaggio dal sostantivo merenda al suo diminutivo grammaticale merendina, fra l’altro, sembra si compia un passaggio epocale che è forse antropologico, quello che dalla tradizione alimentare casalinga porta alla globalizzazione industriale e post-industriale, dalla natura alla cultura, dalla famiglia alla strada, dalla competenza gustativa all’ineducazione verso il piacere del cibo. 
Lo storico Massimo Montanari ha sostenuto che nel passaggio dalla merenda alla merendina si perde del tutto il senso del rituale “che tradizionalmente scandisce la metà della mattina, e la metà del pomeriggio, meritato ristoro […] durante il lavoro o lo studio”. La merendina, simbolo dell’industria, è divenuta per Montanari letteralmente insignificante perché priva del suo contesto temporale (non più momento del riposo e ristoro), spaziale (non più in luoghi canonici come la casa o il giardino) e valoriale (non più premio da meritare ma oggetto dovuto). “L’idea di pausa – scrive lo storico – rimane, ma è una pausa che può arrivare in qualsiasi momento”, “allargandosi potenzialmente all’intera giornata”, con una refezione consumata dovunque, per qualsiasi ragione o senza alcun motivo predeterminato da una tradizione consolidata, di modo che “il cibo-oggetto ha preso il posto del cibo-evento”. 

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Etica e responsabilità sociale, decrescita e felicità: nuovi percorsi per la ricerca economico-agraria

L’articolo è una sintesi di una lettura svolta presso la Sede dell’Accademia dei Georgofili, il 7 novembre u.s.

È diffusa e crescente l’insoddisfazione nei confronti del pensiero economico dominante. Tale insofferenza nasce, da un lato, dalla presa d’atto dell’insostenibilità della crescita dei sistemi capitalistici e, dall’altro, dalla necessità di adottare indicatori che possano risultare più efficaci del PIL nel cogliere il reale grado di benessere conseguito.
L’eterodossia si sviluppa attraverso modalità e presupposti assai diversificati. Tra i più radicali oppositori del mainstream si collocano i sostenitori della decrescita. Con questa parola chiave vengono enfatizzati gli aspetti della sostenibilità ambientale e dell’autosufficienza economica delle comunità socialmente integrate in un’ottica che prevede obiettivi di sviluppo che vanno ben al di là dell’arricchimento di mezzi e risorse tangibili. Con la decrescita si assiste al più eclatante spostamento del baricentro dell’attenzione al di fuori della dimensione materiale del benessere.

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“Il pino domestico”

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Il cioccolato fa dimagrire?!?

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Quattro premi dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere

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L'OLIVICOLTURA INSOSTENIBILE

Oliveti: basta finanziamenti a pioggia

Secondo opinioni ampiamente condivise, una parte considerevole della nostra attuale olivicoltura è da considerare "marginale", in quanto economicamente insostenibile e non facilmente migliorabile. Molto spesso è rappresentata da piccole proprietà fondiarie, derivate dalle crescenti “polverizzazioni” per ripetuti e incontrastati frazionamenti ereditari. Se non già abbandonate e lasciate riconquistare spontaneamente da bosco, queste proprietà risultano formalmente gestite a livello familiare. Il reddito complessivo oggi proviene da lavoro in attività non agricole o svolte presso terzi, mentre le produzioni che si ottengono sono destinate all'autoconsumo. Della coltivazione di questi campi spesso si occupano gli anziani, ormai pensionati. Gli altri familiari possono dedicarvi qualche ora del loro tempo libero. Vanno così regredendo, a vista d'occhio, le cure colturali che un tempo venivano attentamente applicate. Vi è un'ampia casistica di queste situazioni, diverse tra loro, ma non dovrebbe essere difficile individuare e distinguere quelle che Eurostat giustamente non considera più come aziende agricole. Gli aiuti finanziari dispersi a pioggia su realtà marginali possono assumere un carattere assistenziale, ma non mirato allo sviluppo. Sottraggono inoltre risorse pubbliche, a danno delle imprese olivicole (grandi, medie o piccole che siano) che producono per il mercato, contribuiscono a formare il PIL nazionale e che ne hanno urgente bisogno per potersi modernizzare e rimanere competitive. 

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La fauna selvatica nella cucina toscana

Si è svolto a Pisa il 9 novembre u.s. il convegno “La fauna selvatica locale nella cucina toscana”, organizzato dall’Accademia Italiana della Cucina Delegazione di Pisa in collaborazione con la Sezione Centro Ovest dell’Accademia dei Georgofili.

E’ universalmente riconosciuto che la storia della pratica venatoria ha segnato il passaggio dall’homo erectus  all’homo sapiens ed ha condizionato usi, costumi, rapporti sociali e stili di vita. La ricerca della fauna selvatica è stata la prima azione a diventare racconto scritto di cui lasciare testimonianza e memoria. Troviamo disegni incisi in caverne o su rocce, e di questi racconti raffigurati da pittori rupestri se ne trovano molti ed in ogni continente ed, a sentire i paleontologi, si risalirebbe al Paleolitico. L’uomo ha iniziato la sua avventura sulla terra come cacciatore e come tale ha via via perfezionato la tecnica venatoria e la cucina, dando vita così alla “gastronomia”, migliorando di conseguenza la sua stessa esistenza.
Con il passare dei secoli, la caccia diviene pratica di grande ed inedito prestigio simbolico nell’esercizio del potere, della forza e del coraggio, ma è anche il momento nel quale si sviluppano tutte le diverse tecniche per catturare le varie specie animali in una sfida tra la nobiltà, proprietaria dei territori e quindi degli animali selvatici che ci vivevano, ed i contadini che non avevano diritti su questi ma che cercavano ugualmente di catturarli per arricchire i propri poveri pasti. Ed ecco allora svilupparsi trappole, laccioli, reti ed altri strumenti economici e soprattutto silenziosi in contrasto con i prestigiosi, costosi e rumorosi fucili.

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L’identità sensoriale varietale del vino: aspetti biochimici e tecnologici

I composti volatili responsabili delle caratteristiche aromatiche del vino sono numerosi e di diversa natura. Molti di essi, quelli quantitativamente più importanti, si originano nel corso della fermentazione alcolica. Tuttavia, le caratteristiche aromatiche dei vini e la loro specificità sensoriale sono spesso fortemente dipendenti da componenti volatili di altra origine, talvolta meno importanti da un punto di vista quantitativo ma, comunque, in grado di contribuire in maniera determinante all’aroma del prodotto finito. Molte di tali molecole odorose derivano dall’uva e sono generalmente presenti nel vino in concentrazioni molto basse. 

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Guidi: "Occorre allineare strategie nazionali per la crescita con quelle europee e puntare sulla produzione"

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Commissione UE approva modifiche a regolamento su olio di oliva e di sansa: passo per la tutela del Made in Italy

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Il maglione vecchio? Concima il tuo orto

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I neofiti della ruralità

Un nuovo problema per l’agricoltura italiana sembra essere rappresentato, in certe situazioni, dal disagio che si comincia a percepire nella convivenza tra gli agricoltori (i pochi rimasti), i vecchi abitanti, magari proprietari che sanno di agricoltura anche se non sono mai stati coltivatori, ed i neo-rurali cioè i nuovi insediati. Quelli che spesso vengono anche chiamati esodati urbani.
Questi ultimi, innamorati del verde e della tranquillità di cui hanno fatto una scelta di vita, non capiscono perché debbano esistere i contadini con i loro pollai e i galli che cantano al mattino, disturbando il sonno di tutti; perché gli agricoltori (quei disgraziati!) debbano usare i diserbanti o il trattore cingolato che, per i pochi metri che deve percorrere tra lo scarico dal rimorchio gommato ed il terreno su cui deve operare, rovina la strada recentemente cementificata davanti a casa; e così via...
Vorrebbero, questi neo-rurali, che le strade interpoderali fossero dei bei sentieri puliti su cui i trattori non passino lasciando solchi che poi diventano fangosi; che i meli fossero tutti delle antiche cultivar scomparse che loro, e solo loro, sanno salvare; che i boschi, invece di essere terreni abbandonati, pieni di rovi, sambuchi e clematidi, terreni in cui faticosamente si fanno strada le robinie (ahimè non autoctone!), fossero dei lindi querco-carpineti in cui è bello passeggiare, sentire gli uccellini cinguettare, osservare la biodiversità dei ruscelli; che di notte le volpi potessero tranquillamente avvicinarsi ai pollai e non fossero tanto perseguitate; e così via...

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Gli alimenti funzionali di origine animale

I prodotti di origine animale hanno sempre stimolato contrapposizioni tra sostenitori ed oppositori, ma nel ciclo della natura l’uomo è inserito come onnivoro e i suoi organi, funzioni ed esigenze biologiche sono predisposti per una alimentazione mista. Le diete oggi più suggerite prevedono come componenti principali gli alimenti di origine vegetale, mentre quelli di origine animale, soprattutto la carne rossa, dovrebbero essere poco consumati. La dieta ricca di fibra, giusta per l’adulto, non può essere generalizzata perché le esigenze variano tra tipi metabolici, tra fasce climatiche e tra stagioni, tra livelli di attività fisica (atleti) e, soprattutto, con l’età; da bambino ad anziano gli alimenti di origine vegetale devono aumentare gradualmente man mano che diminuiscono quelli di origine animale.
Le carni, soprattutto quelle rosse, il latte (e derivati), le uova (soprattutto il tuorlo) sono fonte di nutrienti chiave non presenti, o meno presenti, nei prodotti di origine vegetale quali proteine di alto valore biologico, vitamina B12, minerali biodisponibili (Fe, Ca, K, Se) ed hanno acidi grassi essenziali non presenti nei vegetali: ω3 e ω6, linoleico coniugato, a–lipoico, saturi trans (rumenico e vaccenico). Per le specie ittiche è bene segnalare le diversità: di acidi grassi nobili è ricco il pesce azzurro, molto meno le altre specie.

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La revisione delle macchine agricole: problema non più eludibile

Nell'ormai lontano 1992 venne emanato il Codice della Strada ancora in vigore, che, all'art. 111 prevede la revisione delle macchine agricole, previa emanazione di un decreto interministeriale (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Ministero delle politiche agricole) che  stabilirà i tempi, le modalità e individuerà le macchine da sottoporre a revisione.
Per tanti anni il decreto non è stato emanato anche se, ovviamente,  il problema era oggetto di dibattito in tanti convegni.

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ANCORA SUL DISSECCAMENTO RAPIDO DEGLI OLIVI

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De Girolamo sconcertata per polemiche sul pomodoro: “Scuse doverose”

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Un aiuto ai piccoli produttori dalle biotecnologie

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Disseccamento rapido dell’olivo

Questa fitopatia che, come ne denuncia il nome, è caratterizzata da disseccamenti estesi e rapidi della chioma degli olivi che ne sono affetti e che ne muoiono,  si è manifestata un paio di anni addietro  nel Salento leccese, agro di Alezio, su di una  diecina di ettari. Essa si è poi diffusa  rapidamente, specie nell'anno in corso, sì da interessare oggi un'area stimata  di circa 8000 ha. Il tipo di sintomi (disseccamento improvviso a "pelle di leopardo" che si estende progressivamente all'intera chioma e collasso delle piante) ha fatto supporre l'azione di agenti tracheifili, la cui localizzazione potrebbe ridurre, se non bloccare, il rifornimento idrico. Ed è lungo questa direttrice che si sono mosse le indagini condotte dal Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti dell'Università Aldo Moro di Bari e dalla Unità Operativa di Bari dell'Istituto di Virologia Vegetale del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Cosa si è appreso: (1) il legno dell'annata delle piante deperenti è estesamente imbrunito e colonizzato da funghi  tacheomicotici del generePhaeoacremonium (gli stessi coinvolti nell'eziologia nel complesso del "Mal dell'esca" della vite) la cui specie più rappresentata è P. parasiticum. Gli imbrunimenti causati da questi miceti  sono solitamente collegati alla presenza  di gallerie del rodilegno giallo (Zeuzera pyrina) il cui ruolo nella insorgenza delle infezioni fungine non è stato ancora accertato; (2) nelle piante sintomatiche di olivo (ma anche di mandorli ed oleandri con bruscature fogliari presenti nelle vicinanze degli oliveti colpiti) è stato identificato, sia con saggi molecolari che sierologici, un ceppo del batterio Gram-negativo Xylella fastidiosa, un agente da quarantena non segnalato in Europa e nel Bacino del Mediterrano (i reperimenti di qualche anno addietro in Kosovo su vite, ed in Turchia su mandorlo, mancano di conferma definitiva). 

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“Alimenti Funzionali”

La consapevolezza dell’importanza della nutrizione sullo stato di benessere dell’uomo, aggiunta alla conoscenza delle cause scatenanti patologie legate all’alimentazione ha condotto alla formulazione dell’ipotesi secondo la quale alcuni componenti degli alimenti possono modulare le funzioni cellulari, potenziare le difese immunologiche dell’organismo riducendo così il rischio di insorgenza di patologie. 
In questa ottica, gli alimenti non vengono esclusivamente considerati fonte di energia per lo svolgimento dei normali processi metabolici dell’organismo, ma anche fonte unica di principi attivi (antiossidanti, vitamine, acidi grassi polinsaturi omega3- PUFAomega3) che contribuiscono a “massimizzare” lo stato generale di salute e benessere dell’organismo e a “minimizzare” il rischi di insorgenza di patologie. 
In risposta all’evoluzione del concetto di nutrizione, le industrie della filiera alimentare hanno sviluppato nuovi processi tecnologici per la realizzazione di una nuova categoria di alimenti denominata ALIMENTI FUNZIONALI (Functional foods). Questi prodotti sono ideati tenendo presente particolari esigenze dei consumatori e formulati utilizzando tecnologie innovative mirate a modificare alcune proprietà dell’alimento (Es: composizione chimica) lasciando inalterate le altre (Es: caratteristiche sensoriali). 
L’origine del termine FUNCTIONAL FOOD è attribuibile ad un espressione nata in Giappone nel 1988 (espressione introdotta nei verbali del progetto “Systemic Analysis and Development of Food Functions” supportato dal Ministero dell’Educazione, della Scienza e della Cultura) per indicare alimenti ricchi in nutrienti aventi la capacità di produrre effetti benefici sulla salute. 

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Il mistero dell’IMU

Leggiamo con perplessità due agenzie del 24 ottobre 2013: nella prima (ore 11.55) si legge che l’art. 23 del disegno di legge di stabilità ha iniziato il suo iter al Senato ed implica il ritorno dell’IMU sui terreni agricoli e i fabbricati rurali. Per i fabbricati rurali, riferiscono fonti parlamentari, si rischia un ulteriore aggravio di imposta con l’introduzione della trise. La seconda agenzia (ore 14.27) riferisce che il Ministro De Girolamo ha rilasciato la seguente dichiarazione: “La reintroduzione di una tassa sui terreni agricoli e sui fabbricati rurali non è stata discussa nel Consiglio dei Ministri. Quindi altre letture o altre interpretazioni non possono che essere frutto di un errore … ribadisco che si tratterebbe di una tassa doppiamente ingiusta che peserebbe sui terreni che sono i veri mezzi di produzione agricoli”.
L’Accademia dei Georgofili, fin dall’istituzione dell’IMU (dicembre 2011) richiamò subito l'attenzione sulla insostenibilità concettuale di un siffatto provvedimento, giacché i terreni coltivati rappresentano strumenti che producono redditi da lavoro e non rendita patrimoniale. D'altra parte, i redditi degli agricoltori sono già tassati. I Georgofili segnalarono l'errore e le micidiali conseguenze negative per una agricoltura che è già in serie difficoltà. 

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Mais Ogm, il Mipaaf risarcisce Silvano Dalla Libera

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Il georgofilo Andrea Segrè coordinatore del pool anti-spreco alimentare

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Più castagne straniere che italiane

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Cambia il clima: c'è bisogno di selezionare nuove piante

Il rapporto dell' "UN's Climate Panel"  (IPPC, emesso alla fine di settembre 2013) fornisce dettagli sulla prova fisica del cambiamento climatico: a livello del terreno, nell'aria, negli oceani, il riscaldamento globale è, infatti "inequivocabile". La relazione aggiunge che una pausa del riscaldamento nei prossimi 15 anni è considerata troppo breve per portare ripercussioni a lungo termine sul clima. 
IPPC avverte che le emissioni continue di gas causa dell' aumento dell' effetto serra causerà un ulteriore riscaldamento e cambiamenti in tutti gli aspetti del sistema climatico. Per contenere questi cambiamenti saranno necessarie "riduzioni sostanziali e durature delle emissioni di gas serra". Le proiezioni sono basate su ipotesi su quanto gas serra potrebbe essere rilasciato. Dopo una settimana di intensi negoziati a Stoccolma, la sintesi è stato finalmente rilasciata dai responsabili politici sulla scienza fisica del riscaldamento globale. la prima parte di una trilogia di IPCC, con scadenza nei prossimi 12 mesi; è un documento di 36 pagine considerato la dichiarazione più completa sulla  comprensione della meccanica di un pianeta che si surriscalda. Essa afferma senza mezzi termini che, dal 1950, molti dei cambiamenti osservati nel sistema climatico sono "senza precedenti nel corso di millenni ". Ciascuno degli ultimi tre decenni è stato successivamente più caldo sulla superficie della Terra, e più caldo rispetto a qualsiasi periodo dal 1850, e probabilmente più caldo che in qualsiasi momento negli ultimi 1.400 anni. 

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La foresta sta soppiantando il bosco?

Più volte la lingua italiana è stata paragonata a un fenomeno geologico, ricco di sedimentazioni e straordinari giacimenti, soggetto ad un’inarrestabile e lentissimo divenire. Su questa scala temporale suona come una “notizia di stamani” il Lessico di frequenza della lingua italiana contemporanea (Bortolini, Tagliavini, Zampolli) edito da Garzanti nel 1972.
L’opera in sostanza fa lo spoglio di un rappresentativo corpus di testi di teatro, romanzi, cinema, quotidiani, sussidiari (fra cui Fo, Calvino, Germi, Visconti ecc) per complessive 500.000 parole: poi  le attribuisce a classi di frequenza. L’obiettivo è quello di passare la lingua “ai raggi x” per vedere quali parole siano le più usate. Radiografie come quella scattata allora (ora) sono utilissime per i tecnici, sempre inclini a farsi un proprio gergo sottovalutando l’opportunità di dialogare con i comuni mortali.
Per il versante “forestale”, il responso è categorico: il vocabolo “bosco” è stato conteggiato ben 65 volte, mentre “foresta” solo 19, meno di un terzo. Gli italiani parlerebbero dunque più volentieri il “boschese”, mentre gli addetti ai lavori (o agli studi?) preferiscono foresta e suoi derivati, risultando forestali: le scienze, i dottori, le leggi, le politiche, i proprietari, il settore, il demanio, il Corpo dello Stato, i cantieri, gli operai, le sistemazioni idrauliche, le riviste, le fiere ecc. Di boschivo rimangono gli incendi e i boscaioli. Infine, fuori concorso causa obsolescenza etimologica, l’anno silvano, l’economia agrosilvopastorale e la selvicoltura. 

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Serve una nuova rivoluzione verde

Negli anni ’50 l’agricoltura si trasformò da familiare a intensiva. In molte regioni del mondo cambiò il modo di coltivare la terra: la produzione aumentò in seguito a investimenti e all’avanzamento nella ricerca agricola e tecnologica dando vita alla cosiddetta 'rivoluzione verde’.
In mezzo secolo, la rivoluzione verde ha cambiato il modo di coltivare la terra, favorendo raccolti abbondanti e contribuendo a migliorare le condizioni di vita di molte popolazioni. Il sistema tuttavia si è rivelato nel tempo 'instabile’ e non privo di effetti negativi: lo sfruttamento eccessivo, l’uso irrazionale delle risorse naturali e l’impiego di fertilizzanti e pesticidi hanno creato forti squilibri e generato nuove fonti di inquinamento con gravi ripercussioni sugli ecosistemi.

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La nostra pasta a stelle e strisce

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Extraverginità dell’olio di oliva

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Il gene che regola le dimensioni degli ortaggi

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Le conseguenze della guerra civile sulla produzione alimentare in Siria

La televisione e la stampa nazionali ed internazionali riportano quasi ogni giorno quanto da due anni sta avvenendo in Siria, con prevalente riferimento a quanto avviene nelle città. Crediamo opportuno informare anche di quanto sta avvenendo nelle zone rurali di questo martoriato Paese. La Siria si estende per 180 mila Km2, con un terreno agrario di solo 1 milione e 200 mila ettari, che già può essere considerato insufficiente per nutrire 20 milioni di abitanti (600 metri quadri di terreno agrario per persona!). 
Due anni di guerra civile hanno drasticamente ridotto la produzione dei cereali di base e dei prodotti orticoli e frutticoli del Paese, anche con la distruzione di vari impianti di irrigazione, assolutamente necessari in un’area prevalentemente desertica e subdesertica.
Una missione delle Nazioni Unite si è recata  in alcune aree rurali presso Damasco e nelle province di Homs e Dara per una valutazione della situazione produttiva agraria ed alimentare di tali zone. Non è ancora disponibile il resoconto di quanto constatato nelle aree visitate, comunque è chiaro che il conflitto interno ha menomato le infrastrutture praticamente in tutti i settori economici e produttivi. Se la guerra civile continuerà, è evidente che anche la riabilitazione delle aree rurali e delle coltivazioni sarà sempre più difficile, considerando che quasi la metà della attuale popolazione siriana vive nelle aree rurali e di questa, oltre l’80% vive di agricoltura.

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Cosimo Ridolfi e il perfezionamento dell’arte agraria

Giovedì 10 ottobre u.s. è stata inaugurata presso la sede dell’Accademia dei Georgofili un’esposizione a carattere storico-documentario su Cosimo Ridolfi e l’azione da questi svolta per condurre a “perfezione” l’agricoltura, ancora nutrita nell’800 di consuetudini e pratiche tramandate più che di scientificità e razionalità.
La mostra (ed il saggio storico che l’accompagna, pubblicato sul sito dell’Accademia) ha inteso evidenziare, pur nella limitatezza dello spazio espositivo, la grande produzione di saggi, memorie, lettere ed articoli di cui Ridolfi fu estensore nel corso della sua intensa vita di uomo di scienza, di politico, di fine ed acuto educatore.
La mostra resta aperta fino a venerdì 8 novembre 2013, dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 18, con ingresso libero.

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L’agricoltura di precisione

Promosso da TOPCON – Precision Agriculture – Geotop S.r.l. di Ancona, con il patrocinio degli Ordini degli Agronomi di Pistoia e Firenze, si è svolto presso l’Aula Magna della Facoltà di Agraria a Firenze il Seminario “Agricoltura di precisione e sistemi GPS/GNSS in campo agricolo”. L’incontro ha avuto lo scopo di presentare le caratteristiche principali di questo approccio, ovvero cosa sia l’agricoltura di precisione, e come operi.

Secondo la definizione data, l’agricoltura di precisione è “fare la cosa giusta, nel posto giusto, al momento giusto, nel modo giusto”. Quanto a modalità, l’agricoltura di precisione è inscindibile dalla navigazione satellitare: ovvero dalla determinazione della propria posizione rispetto a costellazioni non di stelle ma di satelliti artificiali orbitanti a 20.000 km dalla Terra quindi ampiamente fuori dall’atmosfera. Questo sistema di riferimento extraterrestre prende nome di GNSS Global Navigation Satellite System ed è composto da 4 costellazioni satellitari: il ben noto GPS (32 satelliti), il GLONASS di derivazione ex URSS (24 s.), il COMPASS di emanazione cinese (16 s.), e il GALILEO (4 s.).

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La prima trebbiatura di mais ogm in Italia

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Bocciatura UE della norma italiana sul 20 per cento di frutta nei succhi

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In un parco peruviano 1.463 varietà di patate

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LA BOMBA ALIMENTARE

Unico nostro "orto": il pianeta terra

Il nostro "orto" (inteso come espressione simbolica dell'insieme di tutte le aree coltivabili del pianeta terra) è l’unica fonte di tutto il cibo che ci nutre e ci consente di vivere. Sappiamo che non è sempre e ovunque sufficiente e che in diverse plaghe del mondo la carenza provoca morte per fame. Sappiamo anche che la popolazione mondiale (6 miliardi di individui) fra pochi decenni supererà i 10 miliardi e che aumenteranno anche le esigenze alimentari dei singoli. Sappiamo inoltre che non è  più possibile continuare ad allargare il nostro "orto". Dobbiamo quindi cercare di incrementare le attuali produzioni alimentari unitarie (cioè su ogni ettaro coltivato), facendo leva sulle nuove conoscenze offerte dalla ricerca scientifica e sul conseguente sviluppo di tecnologie innovative. Possiamo cioè confidare solo su una nuova e impegnativa "rivoluzione verde", questa volta globale perché nessun Paese può sottrarsi ad una tale esigenza.

Le eterogenee comunità che popolano il nostro pianeta vanno evolvendosi e aprendosi nuove strade, anche se talvolta conflittuali. L'attuale geopolitica emergente guarda a nuovi orizzonti, usando ogni possibile strumento (quali i Summit mondiali) per trovare condivise soluzioni a problematiche che investono l'intero pianeta e che non possono essere risolte solo da uno o pochi Paesi (sicurezza alimentare, fonti energetiche, cambiamenti climatici, tutela ambientale, ecc.). 

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Genetica, Biotecnologie, Agricoltura

Nel 60° anniversario della scoperta del DNA, si è svolto un importante convegno presso l’Accademia dei Georgofili

Tre aspetti delle biotecnologie vegetali hanno avuto un pronto accoglimento in molti paesi europei ed extraeuropei. Il primo è la ricerca: le biotecnologie non solo sono nate dalla ricerca - e nel 60° anniversario della scoperta della doppia elica del DNA da parte di Watson e Crick, è doveroso ricordare come gli scienziati siano capaci di cambiare il nostro mondo - ma hanno avuto e continuano ad avere una forte influenza sulla ricerca contemporanea sulle piante, rendendo possibili e perseguibili obiettivi altrimenti destinati a restare intenzioni. Passando alle applicazioni - gli altri due aspetti -, dobbiamo osservare come l'agricoltura mondiale sia ormai contrassegnata da una forte presenza biotecnologica; se è vero che le piante transgeniche non rappresentano l'unica applicazione che deriva da quella straordinaria scoperta, non possiamo però non rilevare, con un certo stupore, che oltre 160 milioni di ettari sono coltivati con specie ottenute secondo la metodologia della "ingegneria" genetica. E' inoltre  importante osservare come questo tipo di coltivazione, iniziato nel 1994 su una piccola superficie di circa 1 milione di ettari, si  sia diffuso sino a raggiungere le dimensioni attuali, senza che un solo caso di danno per l'uomo sia stato registrato, nonostante gli sciagurati scenari previsti dagli oppositori.

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Evoluzione e futuro del motore Diesel in agricoltura

Venerdì 11 ottobre alle ore 15, a cento anni dalla scomparsa di Rufolf Diesel, l'Accademia dei Georgofili e il Club Amatori Macchine Agricole d'Epoca ne ricordano la figura, evidenziando la ricaduta in agricoltura della sua invenzione

La realizzazione nel 1923 da parte di Robert Bosch di una pompa di iniezione con queste caratteristiche, ha aperto la strada all'impiego del motore Diesel per le auto e anche per le macchine agricole. Proprio quest'ultimo specifico impiego viene sviluppato nel corso della giornata di studio presso i Georgofili, evidenziando l'evoluzione del motore per le macchine agricole dagli esordi ai giorni nostri.

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Corso per esperti apistici in Sicilia

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Nuova strategia UE per le foreste

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Si alzano i mari? Traslochiamo negli abissi

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Lo sviluppo del mercato e delle produzioni italiane per la IV gamma

Si è tenuto il 26 settembre 2013 a Battipaglia (SA) il convegno “Lo sviluppo del mercato e delle produzioni italiane per la IV gamma” organizzato dal Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, in collaborazione con l’Accademia dei Georgofili – Sezione Sud-Ovest.

I prodotti ortofrutticoli della IV gamma fanno parte dei cosiddetti convenience food in quanto sono preparati e condizionati in modo da fornire una serie di servizi al consumatore tra cui pulizia, mondatura, lavaggio, taglio e confezionamento in porzioni pronte all’uso, pur conservando in larga parte le caratteristiche di freschezza del prodotto tal quale. Pur non mancando esempi importanti di impiego di frutta (macedonie pronte), i prodotti maggiormente utilizzati per la IV gamma sono gli ortaggi da foglia, in particolare le insalate, adulte (indivie, lattughe, radicchi, cicorie) e baby leaf (lattughino, rucola, spinacio e valerianella raccolti dopo 15-30 giorni dalla semina secondo il periodo stagionale). 
Le colture di IV gamma occupano in Italia circa 6.500 ettari e le produzioni sono localizzate soprattutto in Campania e Lombardia (dove è concentrato il 60% della lavorazione) seguite, a distanza, dal Veneto. Negli ultimi dieci anni il mercato della IV gamma è cresciuto in termini di fatturato del 376% raggiungendo oggi circa 800 milioni di euro. Sebbene nei primi mesi del 2013 si sia registrato un leggero calo dei consumi, le prospettive sono ancora di grande espansione nonostante il prezzo di questi prodotti sia in media 4-5 volte superiore rispetto al suo benchmark (prodotto fresco). 

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La casa colonica toscana: bilancio storiografico

La casa colonica, com’è noto, è stata una delle componenti più importanti, meglio sarebbe dire la principale, di quello che Emilio Sereni definì il ‘bel paesaggio’ toscano. Certamente è stata la più caratterizzante e significativa del paesaggio agrario della Toscana, che è poi il paesaggio della mezzadria. Oggi che la mezzadria è scomparsa da decenni e le coltivazioni tradizionali sostituite da moderni e razionali impianti, oppure abbandonate, la casa colonica è l’unica testimonianza di un secolare paesaggio agrario. Inoltre queste case sono state quasi tutte recuperate con una ben diversa destinazione d’uso: come seconde case e/o come sede di agriturismo. Si è posto quindi il problema del loro restauro, attraverso una conoscenza consapevole, che ha fatto tornare di attualità la storiografia della casa colonica.

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La fattoria iblea delle api

In Sicilia le Ible decantate per il miele e le api erano ben quattro: la EreaMinor (Ragusa); la Major (alle falde dell’Etna); la. Megarese(Augusta) e la Minima (Gela) tutte “passate alla storia e nella tradizione dell’antica Sicilia come territori indicati nei quali la vegetazione era più che non altrove rigogliosa, i fiori più profumati, le frutta più saporite, le messi più copiose.

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Raggiunto l'accordo sulla Riforma della Pac

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Terzo premio europeo: “”Prosperitati Publicae Augendae”

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Laboratorio Scuola sul “Green Urbanism” a Massarosa (LU)

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Nuove frontiere per la genetica e l’agricoltura: le biotecnologie vegetali in Italia

La rivoluzione delle scienze "omiche", il trasferimento genico nelle piante e le nuove tecniche di miglioramento delle varietà coltivate rappresentano il contributo originale che le biotecnologie possono dare alla sfida di fornire cibo sano e in quantità adeguate alla popolazione mondiale, non trascurando l'orientamento alla valorizzazione della dimensione agro alimentare locale e la ricerca di prodotti a più elevato valore aggiunto. Le molteplici applicazioni delle biotecnologie verdi saranno occasione di riflessione nell'evento organizzato il 4 ottobre p.v. a Firenze  da Assobiotec, nell'ambito della Settimana Europea delle Biotecnologie, reso possibile dalla generosa ospitalità dell'Accademia dei Georgofili e dalla collaborazione dell'Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), nonché dal supporto di Agriventure e di Confagricoltura. 
L'articolato programma della giornata si propone di esplorare tutti gli aspetti del contributo delle biotecnologie vegetali al miglioramento della produttività e della sostenibilità del comparto agricolo, argomento troppo spesso ricondotto alla sola  polemica sulla possibilità di ricorrere o meno alle piante geneticamente modificate. Quest'ultimo argomento non può certo essere sottaciuto e va valutato nella sua complessità, senza dimenticare che si tratta ormai di una tecnica consolidata e rinunciarvi ha un costo per l'economia agricola italiana e di tutta l'Europa. 

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Le piante possono restare a corto di anidride carbonica

Da quando si parla di CO2 come del più pericoloso dei gas serra, almeno per la quantità attualmente presente nell’atmosfera - ritenuta particolarmente elevata - oltre che per il timore che la sua concentrazione cresca ulteriormente fino a raggiungere livelli un tempo impensabili, è molto difficile trovare chi azzarda ipotesi di carenza di CO2 in qualunque circostanza immaginabile sul nostro pianeta. La carenza dovrebbe ovviamente riguardare i vegetali, ossia gli organismi che per mezzo della fotosintesi forniscono l’energia a tutti gli esseri viventi. 
Il discorso può iniziare a cambiare per chi si occupa di scienze agrarie quando si riflette sul fatto che in una coltivazione in serra divengono utili e a volte indispensabili bombole di CO2 se per qualche motivo le colture che vi sono allevate non vengono mantenute in contatto con l’atmosfera esterna, come succede per evitare o limitare i costi del ri-scaldamento nelle stagioni che lo richiedono.
Non appena la concentrazione di CO2 scende sotto 100-150 ppm, la crescita delle coltu-re si arresta, ed è essenziale intervenire al fine di somministrare l’anidride carbonica che può assicurare il normale decorso dei processi fotosintetici.

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Un nuovo Ministero per l’Agricoltura

Crediamo che sia arrivato il tempo di rivalutare, anche nel nostro Paese, il ruolo del Ministero addetto al coordinamento di un settore di importanza fondamentale per il nostro benessere e sviluppo, sottolineando anche che il Paese, producendo attualmente solo circa la metà del cibo necessario al suo popolo, è in balia del mercato globale dei generi alimentari di base. 
Si suggerisce di  modificare radicalmente la situazione, istituendo un Ministero dell’Agricoltura, Acquacoltura ed Alimentazione, responsabile del coordinamento di tutta la filiera riguardante la Produzione, il Processamento dei Prodotti Alimentari e la  Distribuzione delle Risorse Alimentari Terrestri ed Acquatiche del Paese.

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Corte dei Conti UE: scarsamente efficace la spesa per diversificazioni economia rurale

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Il pomodoro nero è immune all’attacco dei funghi

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AgroBots, i robot agricoli di nuova generazione

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La prima Esposizione Italiana: Firenze, 1861

Nell’ultimo numero della Rivista di Storia dell’Agricoltura (giugno 2013 – pg. 109-155) il prof. Danilo Barsanti, della Università di Pisa, ha pubblicato un documentato lavoro storico sulla "Esposizione Italiana" realizzata a Firenze nel 1861. Merita di essere letto (traendolo dal sito  http://rsaonline.storiaagricoltura.it/), anche per le riflessioni che può stimolare sull'ormai prossima "Expo 2015" già in allestimento a Milano. 
Nel Granducato di Toscana, per iniziativa dei Georgofili, le "Esposizioni agricole" (e/o industriali) ebbero inizio nel 1838 e si ripeterono con periodicità. Già nel 1845, il Congresso degli Scienziati lanciò l’idea di realizzare una "Esposizione Italiana", pur non essendo stata ancora realizzata l’Unità nazionale. La proposta fu formalmente approvata nel 1846 al successivo Congresso di Genova. Non fu però possibile realizzarla, per vari motivi contingenti. 
Il Governo provvisorio di Ricasoli, nei primi mesi del 1860, decretò l’approvazione della “Esposizione dei prodotti toscani”. Ma poi, nel giugno dello stesso anno, con un apposito Disegno di Legge, decise di trasformarla in “Esposizione dei prodotti italiani”, da organizzare a Firenze nel settembre dello stesso anno. Tutto ciò, nonostante che la spedizione dei 1000 fosse ancora in corso e che Roma e Venezia non fossero ancora unite. 
Il parere dei Georgofili fu determinante. Sotto la spinta dei successi ottenuti con la loro partecipazione alle Esposizioni Universali di Londra (1851) e di Parigi (1855), essi stavano già preparando quella successiva di Londra (1862).

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Un parassitoide delle coccinelle

Alla fine della primavera, quando, col sopraggiungere delle alte temperature, si esauriscono le infestazioni degli afidi, le coccinelle adulte si trasferiscono in volo sulle alture dove si aggregano rimanendovi fino agli inizi della primavera successiva allorché, dopo essersi accoppiate, compiono la migrazione di ritorno verso le zone più basse dove, sulle piante spontanee e coltivate, hanno già avuto inizio le infestazioni delle loro prede. La Coccinella dai sette punti, in Sicilia, da metà giugno a luglio, raggiunge le pendici dell’Etna dove, a quote comprese fra i 2.000 e i 2.500 m s.l.m.m., forma numerosissime aggregazioni, ciascuna costituita da una decina di individui, sotto i lapilli lavici delle più recenti eruzioni. Numerosi esemplari, durante la migrazione si soffermano a quote più basse (1.000-1.500 m) sui pini e su altre piante (romice, tanaceto, ecc.) alimentandosi di polline e di piccoli insetti (tisanotteri, psille, cicaline e afidi). Gli stadi attivi di Coccinella septempunctata(larve e adulti) predano varie specie di afidi; un singolo esemplare nel corso della sua vita può consumare oltre 5.000 prede. La forma sferica del corpo delle coccinelle adulte non consente alle formiche simbionti degli afidi di trovare appigli utili per aggredirle. Tuttavia l’imenottero braconide Dinocampus coccinellae riesce, con il suo ovopositore, a inserire un uovo nel corpo della coccinella.

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Istituito Consiglio Tecnico Scientifico sull’uso sostenibile dei prodotti fitosantitari

Con decreto concertato fra il Ministro delle Politiche Agricole Forestali e Alimentari e quello dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del 22 luglio 2013, è stato istituito il Consiglio tecnico scientifico sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari previsto dall'art. 5 del decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150.
A presiedere il Consiglio tecnico scientifico è stato chiamato il Dr. Giuseppe Blasi del MiPAAF, mentre la funzione di vice sarà svolta dal Dr. Mariano Grillo del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
Con questo decreto - per quanto attiene all'uso dei prodotti fitosanitari - si arriva al compimento di quanto stabilito dalla direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro per l'azione comunitaria ai fini dell'uso sostenibile dei pesticidi, attuata in Italia con il decreto legislativo n. 150/2012, in attesa che venga regolamentato anche l'uso dei prodotti biocidi. 

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Olio di oliva extravergine: standard troppo ampi e poco rispettati

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USA: scoperto l’enzima che rallenta la senescenza delle foglie

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La truffa sul miele (carissimo) dei vip: originale solo una confezione su due

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“Extraverginità dell’olio d’oliva – Il sublime e scandaloso mondo”

Un giovane scrittore statunitense, Tom Mueller, ha pubblicato un libro* che conduce il lettore in un viaggio nell’attuale mondo dell’olio di oliva “extravergine” per considerare ”la sua sublime e scandalosa realtà”. Dopo aver ricordato la straordinaria storia plurimillenaria dell’olio di oliva, attraverso civiltà che si sono susseguite esprimendo sempre plurimi apprezzamenti, ed aver sottolineato come anche la moderna scienza medica continui a scoprire i pregi salutistici ed i meccanismi biochimici che li determinano, l’autore riferisce sugli ampi contatti diretti che ha avuto con produttori di oli di oliva seriamente impegnati a conservarne pregi e valori antichi e diffonderne i consumi. L’autore evidenzia i nuovi orizzonti aperti dal crescente mercato globale, ma anche le tristi frodi commesse ai danni dei consumatori. A questi vengono offerti oli che non rispondono ai requisiti dichiarati, a volte persino rancidi e neppure di oliva, nonché a prezzi più bassi di quelli che risultano essere i costi di produzione.

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Suolo e qualità dell'ambiente urbano

Secondo i dati delle Nazioni Unite, nel 2010 più del 50% della popolazione mondiale viveva in aree urbane. In Italia, tale percentuale era stata già raggiunta nel 1950. L’uomo, per ragioni diverse, migra nelle città che crescono disordinatamente, con progressiva riduzione degli spazi verdi e consumo di suolo, parte essenziale dell’ecosistema urbano e che contribuisce, direttamente o indirettamente, alla qualità di vita dei cittadini. 

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Le piante e il sequestro di anidride carbonica

È ormai a tutti noto che gli alberi fungono da intercettatori di CO2, fissando il carbonio in modo anche permanente sotto forma di biomassa. L’entità degli scambi gassosi tra l’albero e l’atmosfera cambia a seconda dell’età e dello stato di salute dell’albero stesso, ma il bilancio netto globale di una macchia di vegetazione in equilibrio con l’ambiente circostante si può considerare stabile nel tempo. Questo equilibrio, tuttavia, viene alterato dall’uomo attraverso alcuni fattori quali l’aumento delle emissioni di combustibile fossile e il rapporto tra il raccolto e l’utilizzazione della biomassa. 

A questo riguardo, i boschi periurbani, i parchi cittadini e i giardini, fungendo da accumulatori di CO2, giocano un ruolo fondamentale nel combattere i livelli crescenti di anidride carbonica atmosferica.

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Prezzo del latte: guadagni ingiustificati per l’industria

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Aumentano i parassiti delle colture: colpa del riscaldamento globale

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Vino: Italia sorpassa Francia e diventa primo produttore al mondo

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IMU - sarebbe stato un errore concettuale con effetti micidiali per l’agricoltura

L'IMU (Imposta Municipale Unica),  nata come imposta patrimoniale nel quadro delle disposizioni in materia di federalismo fiscale Municipale, venne estesa ai terreni agricoli e ai fabbricati di loro pertinenza (con Legge 214 del 22 dicembre 2011).
L'Accademia dei Georgofili richiamò subito l'attenzione sulla insostenibilità concettuale di un siffatto provvedimento, giacché i terreni coltivati rappresentano strumenti che producono redditi da lavoro e non rendita patrimoniale. D'altra parte, i redditi degli agricoltori sono già tassati. Il Presidente dell'Accademia segnalò l'errore e le micidiali conseguenze negative per una agricoltura che è già in serie difficoltà. Pubblicò un apposito richiamo su La Nazione del 30 maggio 2012, il cui testo fu integralmente riportato e divulgato anche attraverso Georgofili.INFO. Inoltre l'Accademia organizzò un'apposita Giornata di Studio su "La terra coltivata: strumento di produzione per le imprese agricole", che si svolse il 19 novembre 2012 con la partecipazione di autorevoli studiosi delle principali aree disciplinari interessate. Gli Atti sono stati pubblicati (Quaderno 2012 - IV, disponibile sul sito www.georgofili.net). Il dibattito politico, che si accese vivacemente sulla opportunità di eliminare l'IMU sulla prima casa, aggiunse anche la eliminazione di questa ingiusta e improvvida tassa  sui terreni agricoli e relative pertinenze funzionali. 
Ora, avendo il Governo approvato alla fine di agosto un Disegno di Legge che condivide e sancisce le suddette abolizioni, l'Accademia dei Georgofili non può che felicitarsi e pubblicare quanto autorevolmente scrive in proposito il prof. Dario Casati.

Giulia Bartalozzi

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Finanziamenti U.E. “a pioggia” e “al vento”

Il Commissario Europeo alle Politiche Regionali Johannes Hahn ha segnalato che, con i programmi per lo sviluppo agricolo delle Regioni italiane, sono stati distribuiti finanziamenti “a pioggia”, anziché mirati a progetti innovativi delle o per le imprese. Siamo anche accusati di tendenza a finanziare interventi come fossero ammortizzatori sociali, talvolta anche con manifestazioni effimere. Inoltre, troppe Regioni si sono dimostrate incapaci di utilizzare, per intero, tutti i fondi loro assegnati dalla U.E. Nell’ultimo quinquennio sarebbe stata spesa solo un parte dei milioni messi a disposizione; i rimanenti saranno persi “al vento” se non utilizzati entro la fine di quest’anno. 

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L’Altica della vite

La messa a punto e la diffusione di protocolli di difesa della vite che prevedono la riduzione dei trattamenti insetticidi, concorrono a creare le condizioni ottimali per la pullulazione di fitofagi di norma di secondario interesse per la coltura. E’ il caso della pulce o altica della vite, Altica ampelophaga, ritenuta originaria della penisola Iberica e ampiamente diffusa nelle aree europee e nord africane di coltivazione della vite.  Si tratta di un piccolo coleottero crisomelide i cui adulti, di colore verde metallico, lunghi 4,5-5 mm, hanno le zampe posteriori atte al salto per la presenza di femori ingrossati. Essi trascorrono l’inverno sotto il ritidoma, o in altri ripari, e riprendono l’attività trofica in coincidenza con la ripresa vegetativa della pianta ospite, provocando delle erosioni irregolari sul parenchima fogliare (Foto1). Dopo l’accoppiamento, e quando le temperature medie si attestano sui 15°C, le femmine iniziano a ovideporre sulla pagina inferiore delle foglie. Ciacuna femmina può deporre in media 200 uova, di forma ellittica (0,5x0,25 mm), di colore giallo, in piccoli gruppi. In relazione all’andamento termico, le uova schiudono dopo 5-15 giorni. Le giovani larve, di colore giallo, vivono gregarie sulla pagina inferiore delle foglie dove praticano caratteristiche erosini rispettando le nervature e l’epidermide superiore che dissecca e si perfora.

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Premio di Laurea

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Expo Rurale 2013 : agricolture regionali e aperture

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Il mutamento del clima cambia il gusto delle mele

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Scoperto un unicum botanico del Salento

E’ stata resa nota un’iniziativa da parte dell’Associazione Officine Culturali di Carpignano Salentino  (LE), che, con la collaborazione  del Dipartimento di Scienze  e Tecnologie Biologiche ed Ambientali dell’Università del Salento, diretto dal Prof. Luigi De Bellis, ha presentato  il 19 luglio 2013 presso il Palazzo Ducale Ghezzi del Comune stesso, l’incontro su: “LA QUERCIA ELEGANTE (Quercus caroppoi) dalla scoperta alla tutela. Il valore della Biodiversità per la Salvaguardia, per la Valorizzazione  e la promozione dell’Ambiente e dell’Identità di un territorio”, alla presenza dello scopritore Oreste Caroppo, Naturalista/Indipendent  Researcher.
La notizia riguarderebbe una forma intermedia tra la quercia spinosa e  il cerro,  tanto che “la meravigliosa Quercia elegante” viene indicata comeQuercus  x caroppoi  anche perché “numerose sue caratteristiche … sono parse … intermedie”  alle due querce indicate. Tutto ciò è certamente di interesse ed i contenuti dell’incontro sono da condividere soprattutto per l’invito che emerge chiaro, teso a sottolineare l’importanza  della biodiversità nonché della sua salvaguardia e della sua valorizzazione, in quanto anche  contributo promozionale nei confronti di una più dettagliata identità di un territorio.  Del resto è noto come il territorio pugliese contribuisca in modo evidente all’incremento del livello di diversità biologica anche per le specie europee del genere Quercus, le quali sono in esso quasi tutte presenti.
D’altra parte è doveroso avanzare alcune considerazioni  sull’unicità della “scoperta”.

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“Un giardino botanico maremmano”

Franco Scaramuzzi ha curato la pubblicazione di un volume nel quale illustra un giardino che ha realizzato ex-novo a Castagneto Carducci, Località Campastrello, raccogliendovi più di 300 specie legnose diverse in un perimetro di 5 ettari. Ciascuna specie è rappresentata da più esemplari raggruppati e uniti ad altre specie, nel rispetto della reciproca compatibilità, elemento essenziale nelle aggregazioni spontanee. Sono state così create fasce arborate, alternate ad ampi prati per poter spaziare con lo sguardo lungo una cornice collinare di boschi sempreverdi che affianca la zona. Il percorso dei viali è tracciato in modo da realizzare scorci che rispecchiano il carattere autentico e la bellezza dei circostanti ambienti maremmani, così da offrire una documentata fonte culturale a chi desidera conoscere meglio la flora locale.
Per non turbare l’effetto naturalistico dell’insieme, si è evitato anche di etichettare le piante. Si è sopperito usando planimetrie settoriali con una numerazione di ogni singola specie ed un elenco generale in ordine alfabetico che indica il settore ed il numero di ciascuna, consentendo di andarla a cercare. Si è cercato di evitare manifestazioni antropiche che sciupino la piacevole atmosfera di bosco. 
L’elegante volume (100 pagine) il cui progetto grafico, realizzazione e stampa sono stati attentamente eseguiti dall’Editore Polistampa, è interamente costituito da belle immagini fotografiche che consentono di seguire lo sviluppo del giardino dalle fasi dell’impianto (2002-2003) ad oggi. Dettagliate informazioni didascaliche accompagnano ogni singola immagine.

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Portiamo la frutta in tavola

La frutta rappresenta uno dei più preziosi doni della natura, sia dal punto di vista alimentare – per il ricco contenuto di sali minerali, vitamine e zuccheri - sia per la varietà di forme e colori, per i sapori invitanti, per i profumi delicati e intensi, per i succhi dissetanti. L’Italia, grazie alla sua fortunata posizione geografica, possiede una lunga tradizione nel settore della frutticoltura, produce ed esporta un numero considerevole di varietà. Stupisce l’approccio di molti ristoratori nei confronti della frutta: raramente viene proposta a fine pasto, privilegiando invece dolci elaborati e a volte supercalorici, forse perché appagano il narcisismo dello chef. 

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Il sistema pianta e lo stress idrico

Nonostante le piante non siano dotate di un sistema immunitario analogo a quello degli animali, esse sono in grado di difendersi efficacemente da stimoli esterni mettendo in moto una serie di meccanismi intracellulari 

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Stati Uniti: al via la “banca etica” degli agrumi

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Il più grande parco eolico del pianeta inaugurato nell'estuario del Tamigi

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GEOGOFILI INFO VA IN VACANZA

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Autenticità per l’olio di oliva extravergine di eccellenza

Oggi si rimane perplessi di fronte all'ampiezza della gamma di oli di oliva extravergine offerti ai consumatori a prezzi incredibilmente diversi. Il prodotto italiano di eccellenza, gravato da costi di produzione più elevati, viene confuso con le miscele di prodotti esteri (europei ed extraeuropei). Senza discutere di frodi in commercio o di differenze tra prodotti aventi parametri ai limiti superiori della categoria merceologica o rientranti appena nei limiti normativi minimi, la CNO (Confederazione Nazionale Olivicoltori) ha proposto di istituire una tipologia di olio extravergine, definibile di "alta qualità", per tutelare i produttori. 

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Cambiamenti climatici e viticoltura

Sentiamo ormai costantemente l’allarme sul futuro riscaldamento del pianeta, sostenuto dalla teoria AGW (Antropogenetic Global Warming ) e da presentazioni, ormai classiche, (REPORT  2001 dello IPCC), che indicano nell’attività antropica la causa prima degli attuali innalzamenti termici.
Con lavori che abbiamo in corso e che ci pare logico dover continuare, non pensiamo di contrastare sul piano delle verifiche fisico-chimiche le reazioni dell’atmosfera alle azioni dell’uomo. Qui basta ricordare che Benny Peiser, direttore del Global Warming Policy Foundation, ha dichiarato che:  ”se non vediamo prove convincenti entro il 2015 sarà chiaro che i modelli sono fallaci …”. 
Noi desideriamo piuttosto utilizzare  le risposte biologiche dei vegetali (ed in particolare della vite) per leggere come nel passato più o meno lontano essi abbiano reagito al  clima del momento, e da queste risposte ricavare indicazioni  sugli andamenti climatici. Si tratta in definitiva di utilizzare dei proxies e cioè quegli archivi naturali che presentano qualche relazione con le temperature ambientali. 
Se prendiamo fenomeni relativi alla fenologia delle piante (germogliamento, fioritura,crescita dei frutti, maturazione …) possiamo avere correlazioni con gli andamenti termici  sicure e quindi credibili.
Nel caso particolare, ci stiamo dedicando a indagini sulla vite, per una precisa conoscenza delle sue reazioni fenologiche e perché ci è stato possibile attingere ad una fonte unica e straordinaria.
A Koszeg, cittadina ungherese (Lat 47° 22’ 52”, Long  16° 33’ 13” ) abbiamo potuto consultare nel locale Museo municipale, una raccolta di disegni di germogli di vite in grandezza naturale, eseguiti sempre allastessa data (24 aprile, festività di San Giorgio che vede suggestive cerimonie locali dedicate alla vite) collezionati dal 1744 ai nostri giorni.

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Biodiversità all’ingrosso e al minuto


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La produzione agricola di alimenti potrà difficilmente raddoppiare entro il 2050

Gli studiosi hanno determinato quali siano le zone in grado di raddoppiare la produzione entro il 2050 e quali no, concludendo che saranno nel complesso insufficienti, specialmente nei paesi più poveri e con un rapido incremento di popolazione.

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Iniziative dei Georgofili nel periodo settembre - dicembre 2013

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Premio Antico Fattore 2014

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Spunta il vino alla cola e quello di palma

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Controllo del territorio rurale e forestale

Nel IV rapporto della CIA del 10 Luglio 2012 si afferma che oltre 350 mila  agricoltori sono stati vittima nell’anno precedente di ben 8 reati l’ora, pari ad un valore di 50 miliardi! 
Omicidi, rapine, furti di attrezzi agricoli, abigeato (con circa 150 mila capi rubati ogni anno), estorsioni e “pizzi”, discariche abusive, macellazioni clandestine, danneggiamenti ed incendi delle colture ecc., che fino a a qualche anno fa si verificavano prevalentemente nel sud, si stanno espandendo in tutta Italia, anche per l’attuale crisi economica galoppante. 
Soltanto i furti sono arrivati a valori di 4,5 miliardi di euro l’anno, seguiti dai danni del racket per 3,5 miliardi.  Oltre a ciò si sta sempre più espandendo il lavoro nero, con il caporalato ed un nuovo reato: l’assalto dei “predoni del rame”, riguardante furti di cavi elettrici, generatori, macchinari, grondaie ed attrezzature per stalle, serre nelle zone rurali ecc.
Di fatto, l’agricoltura mostra maggiori e più gravi elementi di vulnerabilità, legati all’isolamento geografico delle aree rurali ed all’elevato livello di insicurezza degli abitanti.
Ciò anche perché praticamente i territori rurali non sono oggi presidiati e/o controllati da corpi di polizia specializzati, come avviene invece per territori coperti da boschi e foreste, quasi sempre di proprietà demaniale e poco o per nulla abitati.
Per migliorare la situazione attuale, il corpo delle Guardie Forestali deve estendere le proprie funzioni anche alle aree rurali. 

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Fracking: l’estrazione di idrocarburi USA non è esportabile in Italia

Molte sono le perplessità di ordine ambientale che avversano l’impiego del fracking, a partire dalla miscela di additivi la cui composizione non è nota e che poi ritornano in superficie arricchiti di altri elementi, alcuni dei quali possono avere effetto radioattivo. Altro rischio è quello legato alla  possibilità di creare una sismicità indotta, specie quando le operazioni di pompaggio non sono condotte correttamente.
In un territorio come quello italiano, ad alto rischio sismico, quest’ultimo pericolo non può essere certo trascurato. Oltre alle motivazioni ambientali, vi sono però anche ragioni prettamente tecniche  che rendono il fracking di fatto impraticabile non solo in Italia ma anche in molti paesi europei. Infatti, se anche esistessero questi strati scistosi, per replicare quanto avviene negli USA sarebbe necessario perforare di continuo e a ritmo crescente il nostro territorio, in quanto la produzione di ogni singolo pozzo shale decresce rapidamente in pochi mesi. Per fare queste trivellazioni occorre cioè disporre di vaste aree non urbanizzate e a bassissima densità di abitanti. Condizioni queste non riscontrabili in Italia.

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Importanti risultati sul controllo delle divisioni cellulari nelle piante

Utilizzando l’Arabidopsis thaliana (FOTO), pianta modello per quasi tutte le ricerche molecolari in campo vegetale, un gruppo di ricercatori ha scoperto che l’orientazione dei microtubuli corticali - che  regola, come si sa, la direzione della divisione cellulare - controlla la localizzazione delle proteine PIN e, quindi, la direzione del trasporto dell’auxina, unitamente al fatto che tali processi sono entrambi regolati dalle stesse molecole denominate CLASP e MAP65. 
Tutto ciò è fondamentale per capire il meccanismo molecolare con il quale le cellule, in base alla loro disposizione, generano i diversi tessuti e nuovi organi nella pianta (Nature 495, Marzo 2013). 
I risultati di queste ricerche non sono solo di importanza teorica ma anche applicativa in campo agrario. Gli studiosi affermano infatti che “il controllo delle divisioni cellulari e del trasporto ormonale potrebbe permettere il disegno di piante più efficienti dal punto di vista produttivo in relazione al contesto ambientale in cui si trovano”. 

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Perché l’Europa mette fine alle quote

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Nuovi standard ONU per la sicurezza alimentare e la tutela del consumatore

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Inail: in agricoltura -25% incidenti sul lavoro in 5 anni

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Il paradosso: l’antica biotecnologia del “lievito naturale” per fronteggiare l’emergenza dell’intolleranza al glutine

I più recenti dati epidemiologici testimoniano come la prevalenza dell’intolleranza al glutine o celiachia sia in crescente aumento e si attesti su valori dell’1-2% della popolazione dei paesi sviluppati. Allo stato attuale delle conoscenze, l’unico efficace rimedio è rappresentato da una dieta assolutamente priva di glutine per tutta la vita. Ciò nonostante, diverse terapie enzimatiche sono allo studio in campo medico per fronteggiare alcuni degli inconvenienti di carattere sociale, nutrizionale ed economico legati alla dieta priva di glutine. 
Come conseguenza di numerosi studi, la biotecnologia dei prodotti lievitati da forno ha recentemente riscoperto l’uso di “lievito naturale”, quale starter naturale per i processi di fermentazione, e, soprattutto, ne ha evidenziato i numerosi vantaggi di tipo sensoriale, strutturale e nutrizionale. La popolazione di lieviti e, soprattutto, di batteri lattici che è naturalmente selezionata nel “lievito naturale” possiede la capacità, in condizioni normali d’impiego, di causare una moderata degradazione dei polimeri che compongono il glutine, quali gliadine e glutenine. 

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Un’interessante ape selvatica: Halictus scabiosae

Le circa 900 specie di apoidei segnalate nel nostro Paese presentano una vasta gamma di comportamenti peculiari che vanno dal solitario all’eusociale. Particolarmente interessante è quello dell’imenottero Halictidae Halictus scabiosae, specie polilettica che visita soprattutto i fiori di Composite, di Labiate, Dipsacaceae nonché di Cactaceae, alla cui sottofamiglia Opuntiodeae afferisce il genere Opuntia. Su ficodindia, soprattutto le femmine di H. scabiosae, a fine primavera, raccolgono sia il polline che il nettere, spesso insieme alle api mellifere, senza apparente competizione fra le due specie antofile. Lo stigma del fiore dell’opuntiacea, già alcune ore prima della schiusura, è recettivo ed è circondato da stami con antere deiescenti in contatto con la sua porzione basale. In effetti le stesse antere possono aprirsi anche 5-6 giorni prima dell’antesi, mentre il polline è in grado di germinare con 24-72 ore di anticipo rispetto alla schiusura dei petali. Il ficodindia è quindi specie non solo autogama ma anche cleistogama. Tuttavia la visita dei pronubi favorisce il distacco degli stami che, all’apertura del fiore, erano raggruppati intorno alla porzione basale dello stilo. Le api mellifere producono un miele di ficodindia caratterizzato da estrema dolcezza di colore giallo paglierino che una volta cristallizzato tende al beige. Il sapore gradevolmente aromatico ricorda quello dei cladodi. Le femmine di Halictus scabiosae impastano nettare e polline per alimentare le larve; la specie compie una o due generazioni all’anno a seconda delle condizioni ambientali e presenta un peculiare livello di socialità. 

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Frodi nel biologico, il sistema ha pochi anticorpi

Negli ultimi due anni, ma in particolare negli ultimi mesi, abbiamo assistito a diversi casi di cronaca in cui le frodi a danno del biologico hanno fatto notizia. Tali operazioni, definite con nomi roboanti “gatto con gli stivali” o “green war”, hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica sul biologico in modo negativo, rischiando di danneggiare uno dei pochi settori che a livello nazionale sta ancora crescendo. 
La credibilità del biologico nazionale non è tuttavia stata compromessa e l’Italia continua ed essere uno dei principali attori nel mercato europeo e internazionale. Ma occorre capire perché certi fatti accadono. Nella lunga catena di fornitura troviamo parecchie società di intermediazione e commercializzazione che mirano a lucrare sul forte differenziale di prezzo fra il prodotto biologico e l’analogo convenzionale, con meccanismi di frode. La stessa motivazione ha spinto frodi simili nel settore oleario e della frutta trasformata.
Purtroppo, le informazioni sul sistema delinquenziale individuato e sui quantitativi di falso prodotto biologico immessi in commercio sono state diffuse solo dopo parecchi mesi dai fatti, con un enorme danno per gli operatori che in buona fede hanno acquistato tali materie prime e hanno ottenuto prodotti biologici poi venduti come tali sul mercato.
E’ indispensabile che si creino filiere trasparenti, in cui sia chiaro chi coltiva un determinato prodotto. Inoltre i differenziali di prezzo che il consumatore paga per i prodotti biologici devono essere riversati con una quota maggiore al settore primario affinché abbia interesse a dedicarvisi. Non dimentichiamo che la superficie nazionale dedicata, 1.096.000 ettari, è inferiore rispetto a quella di dieci anni fa e l’incidenza sul totale della superficie bio europea è passata a più del 16% a meno del 10%.

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Olivo, una materia perenne di studio

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Un sosia dell’ormone dello stress può proteggere le piante dalla siccità

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Genetica: comparazione sequenze specie svela dettagli su pomodori

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Ancora sulle piante geneticamente modificate: il futuro sarà meno "trans"

In Georgofili INFO del 28 Giugno u.s. è stato pubblicato, molto opportunamente, un brano di un articolo di Vincenzo Cappellini sulle piante GM, recentemente apparso su L'Informatore Agrario. E' solo l'ultimo episodio della lunga schermaglia che oppone l'ampio e frastagliato mondo degli oppositori, assai ascoltati anche nei Ministeri romani, a coloro che invece non vedono nel "transgenico" il male assoluto. Sappiamo che a livello mondiale questi due "visioni" sono entrambi rappresentate, anche se cambia il reciproco rapporto di forza a seconda dei diversi paesi. L'Europa è stata ed è estremamente cauta in materia; per questo motivo ci sono sembrate di grande interesse le argomentazioni espresse da Brian Heap presidente dell'EASAC -European Academies Science Advisory Council. Tale Consiglio è formato dai rappresentanti delle Accademie Nazionali delle Scienze di tutti gli Stati membri della Unione Europea. Le opinioni di Heap, prestigioso biologo inglese "Fellow" della Royal Society, sono state riportate su Nature del 27 Giugno 2013, vol. 498, pag. 409. Il ragionamento del presidente Heap parte dalla constatazione che l'Unione Europea sta perdendo terreno nella corsa internazionale a produrre più alimenti su di una superficie agraria globalmente sempre più scarsa, con forti implicazioni sulla sicurezza alimentare e sulla crescita economica. La storica "prudenza" europea ha portato ad un fortissimo contenimento della diffusione delle piante GM nel nostro continente ed ha contribuito a renderne problematica l'adozione da parte dei paesi in via di sviluppo. Heap si chiede: quale sarà l'atteggiamento della UE nei confronti delle piante GM di seconda generazione che presto verranno proposte?

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Il cibo bio piace per le aspettative create

Anche se non ci sono prove scientifiche solide per sostenere che il cibo biologico sia mediamente più sano e nutriente del cibo convenzionale, in molti sono però disposti a giurare che il bio è comunque più saporito e gustoso. Le prove, a favore o contro questa affermazione,latitano, ma alcuni recenti esperimenti gettano qualche spiraglio di luce sulla questione.
Quando acquistiamo un prodotto alimentare lo scegliamo in base ad alcune caratteristiche che possiamo sperimentare con i nostri sensi, come il colore o il sapore. Altre però non sono verificabili dall’acquirente: il metodo di produzione, le proprietà salutistiche o la provenienza geografica. Vari esperimenti hanno mostrato come queste caratteristiche intangibili possano influenzare la percezione del gusto.
Un gruppo di ricercatori di Udine, Ancona e Potenza ha fatto assaggiare a 150 persone un formaggio pecorino biologico e uno convenzionale, chiedendo di dare un voto da 1 a 9. Il primo assaggio si è svolto in cieco: nessuno sapeva se stava assaggiando il pecorino bio o l’altro. Successivamente, dopo aver dichiarato le aspettative che avevano su entrambi i prodotti, le presone hanno assaggiato i due formaggi, ora ben identificati. Sorprendentemente, il pecorino bio è stato apprezzato di meno se assaggiato in cieco e il contrario è successo al pecorino convenzionale, apprezzato di più senza avere informazioni sulla sua produzione.

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Aspetti finanziari del mercato del latte e del formaggio ovino in Sardegna

Sintesi della giornata di studio del 21 giugno u.s., organizzata dalla Sezione Centro Ovest dell’Accademia dei Georgofili in collaborazione con il Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, con lo scopo di esplorare, sulla scorta di esperienze maturate in altre filiere, quali il Brunello di Montalcino e le Mele del Trentino, la possibilità di una totale o parziale apertura alla finanza del mercato del latte e del formaggio ovino prodotto in Sardegna.

 Il maggior esportatore di formaggi ovini nel mondo é l'Italia, con volumi 10 volte quelli del secondo esportatore, la Francia, ma valori solo 7 volte superiori. Il pecorino Romano rappresenta uno dei principali asset dell'export agroalimentare italiano, ma il suo prezzo di vendita non è, da qualche anno e attualmente, in grado di remunerare adeguatamente gli allevatori di pecore che, per il 50% della produzione, sono localizzati in Sardegna.

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Nuove normative comunitarie per la sicurezza alimentare

Si prevedono controlli alle aziende senza preavviso e sanzioni calcolate sulla base degli indebiti profitti ottenuti da chi ha violato la legge. E' stata annunciata l'introduzione di un unico testo legislativo sulla salute degli animali e nel contempo sarà potenziata anche la disciplina sulla salute delle piante

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Un’erba ibrida riduce l’impatto delle inondazioni

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Costituito il Network delle European Societies for Horticultural Sciences

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Riforma PAC: accordo raggiunto

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DEMAGOGIA E FALSITA’ SUGLI OGM

Da un articolo di Vincenzo Cappellini, pubblicato su L’Informatore Agrario 24/2013, riportiamo un brano significativo rivolto al ministro Nunzia De Girolamo.
L’articolo, dal titolo “Quanta demagogia e falsità sugli ogm”, è molto chiaro ed eloquente. Merita di essere letto.
  Franco Scaramuzzi

"Cara ministro delle politiche agricole …..
Lei sbaglia quando dice di essere convinta che l’agricoltura italiana non abbia bisogno degli ogm.
Sbaglia quando asserisce che gli ogm stanno subendo un arretramento notevole.
Sbaglia quando afferma che tutte le organizzazioni di categoria sono contrarie agli ogm.
Sbaglia quando denuncia come fatto negativo l’obbligo di riacquistare di anno in anno delle sementi, ecc.
La realtà degli ogm, nell’economia globalizzata come è quella in cui viviamo, è ben diversa da quanto le hanno prospettato in seno al suo Ministero."

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Quali saranno gli impatti dei cambiamenti climatici sui pascoli naturali alpini?

Le specie foraggere rappresentano secondo la FAO la risorsa principale per la sopravvivenza di circa un miliardo di persone. Nelle regioni alpine italiane, la superficie occupata da praterie e pascoli permanenti ammonta a circa 1.5 milioni di ettari, di cui gran parte localizzati in aree marginali dove svolgono, oltre a quella produttiva, numerose altre funzioni chiavi per la vita dell’uomo (tutela e protezione del suolo, paesaggistica, turistica, ecc.). 
Il clima delle Alpi è cambiato in maniera preoccupante nel corso del secolo, con un aumento delle temperature pari a oltre il doppio rispetto alla media mondiale. Inoltre, secondo l’IPCC (Intergovernemental Panel on Climate Change), le risorse pastorali sono ecosistemi particolarmente vulnerabili al cambiamento del clima, e pertanto necessitano di un monitoraggio costante, condotto anche a vasta scala, nell’ottica di una loro gestione conservativa. 
Tramite uno studio recentemente condotto da un gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Firenze (Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell'Ambiente), sono stati utilizzati strumenti innovativi (strumenti GIS e modelli di classificazione statistica) per caratterizzare territorialmente le risorse pastorali delle zone montane dell’intero arco alpino italiano e analizzare le possibili variazioni nella loro distribuzione e composizione in relazione ai cambiamenti climatici futuri.

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Itrana: una cultivar molto speciale

Lo scorso 11 giugno 2013 si è svolta, presso l’Accademia dei Georgofili, una giornata di studio organizzata in collaborazione con l’Istituto di Biometeorologia del CNR, l’Associazione dei Produttori Olivicoli di Latina e l’UNAPROL, con l’obiettivo di presentare i risultati delle ricerche in corso sull’olio extravergine di oliva e sulle olive da mensa da cultivar “Itrana”.

La cultivar Itrana è caratteristica dell’area olivicola della  Provincia di Latina, riconosciuta nel 2009 zona DOP “Colline Pontine”, che occupa la fascia pedemontana e collinare che va da Roccamassima fino a Minturno, per una lunghezza di circa 100 km. 
La superficie olivata è di circa 13.000 ettari con  una produzione di circa 45.000 quintali di olio ed una equivalente produzione di olive da mensa.  
L’olio extravergine di oliva si caratterizza per un aroma fruttato intenso con l’amaro e il piccante da lieve a medio ed  una nota di erbaceo fragrante e sentore tipico di pomodoro  verde, particolare che ha portato ad inserire nel disciplinare anche i parametri organolettici. I risultati delle ricerche in corso hanno mostrato che l’olio extravergine di oliva presenta caratteri particolarmente interessanti in termini nutrizionali e salutistici ed anche in termini  di tracciabilità in quanto l’analisi NMR ha mostrato il loro forte differenziarsi da quelli delle province laziali circostanti. 

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La concorrenza in agricoltura

Sintesi dell’intervento svolto il 20 giugno u.s., durante un incontro presso i Georgofili, sul tema della concorrenza in agricoltura.

Cominciano a emergere nuovi, anche se per ora parziali, orientamenti legislativi che superano il vecchio “dogma” relativo al prezzo, mentre resta insoluto il problema delle grandi commodities, che sono esposte alla concorrenza mondiale senza sufficienti difese.

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I concimi derivanti dal recupero dei residui di lavorazione del cuoio e delle pelli conciate

Si è svolta a Roma l’11 giugno u.s. una giornata di studio, organizzata dalla Sezione Centro-Ovest dell’Accademia dei Georgofili in collaborazione con il Centro Scientifico Italiano dei Fertilizzanti (CIEC), nella quale è stato fornito un quadro aggiornato e approfondito della materia, attraverso una serie di relazioni tenute da qualificati esperti e professionisti del settore.

I residui delle pelli e del cuoio sono stati utilizzati per la produzione di fertilizzanti e a tale scopo sono stati studiati molti processi di idrolisi. E’ necessario sottolineare che, negli idrolizzati, il cromo mantiene stabili i legami con le sostanze proteiche delle pelli, conferendo ai concimi le proprietà di un rilascio condizionato alle esigenze vegetali che rendono questi fertilizzanti unici e apprezzati in tutto il mondo.

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Bioplastica: dateci un pomodoro e vi faremo le scarpe

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Trattare il legno sottovuoto per farlo durare a lungo

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Uno scienziato israeliano crea una super-patata

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Globalizzazione e strategie cinesi

Il nuovo Premier Li Keqiang, usando la tattica cinese della umiltà apparente e della paziente attesa, sta compiendo una serie di missioni all’estero, insistendo ovunque nell’affermare che il suo Paese ha bisogno di soddisfare soprattutto le necessità alimentari del popolo e di cercare un maggiore equilibrio nei commerci bilaterali, con accordi che coinvolgono molto spesso l’agricoltura. 
Avvalendosi della forza di una rigida dittatura, che continua a sfruttare una manodopera inamovibile e a basso costo, la Cina opera liberamente sul mercato mondiale, anche senza rispettare regole internazionali e copiando con disinvoltura ogni nuova tecnologia. Inoltre sta acquisendo l’uso di vaste aree agricole in altri Continenti (grabbing), con operazioni che possono essere considerate come nuova forma di colonizzazione incruenta, apparentemente consensuale. Accoglie nel territorio nazionale imprese straniere che vogliano produrre con processi per loro ancora innovativi, attraendoli appunto con il basso costo del lavoro e con un vasto mercato di grandi prospettive; ciò è valso anche per nostre importanti imprese agricole. Libera di non rispettare tante regole, così come i diritti civili del proprio popolo, la Cina sta tessendo una rete sempre più larga di rapporti con diversi Paesi, un po’ ovunque, impegnando miliardi di dollari in opere edilizie.

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Orticoltura urbana e qualità delle città

Si è tenuto il 7 giugno u.s. nella suggestiva cornice della Sala Cinese del Palazzo Reale di Portici (Napoli) il convegno “Orticoltura urbana e qualità delle città”. Il convegno è stato dedicato alle diverse forme di orticoltura urbana e alle nuove geometrie del verde in città. Valore aggiunto dell’incontro la presenza esclusiva di relatrici, selezionate nel mondo accademico e della ricerca nazionale per le loro competenze.

L’orticoltura urbana è esercitata all’interno delle città e nelle aree periferiche e consiste nell’allevamento di piante principalmente (se non esclusivamente) da orto e da frutto e di piante aromatiche, da fiore, da vivaio e ornamentali, alimentando anche attività economiche correlate come la loro vendita o la loro prima trasformazione. Questa orticoltura, che tanto aveva impressionato Goethe nel suo viaggio in Italia e in particolare a Napoli per la sua varietà e per la soluzione “ecologica” che veniva già utilizzata a valle dell’impiego alimentare (…La campagna che circonda Napoli è tutta un immenso orto: è un piacere osservare l’incredibile quantità di verdura che viene portata in città tutti i giorni, e come l’industriosità umana riporti poi alla campagna i rifiuti della cucina, per concimare la vegetazione…), comprende oggi tutte le varie possibilità di utilizzare il suolo coltivabile rimasto nelle aree urbanizzate.

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Agricoltura e acqua

Si è svolta il 18 giugno u.s., presso la sede accademica, una giornata di studio su “Agricoltura e uso razionale dell’acqua”, nella quale esperti del settore hanno discusso delle possibilità offerte dalla ricerca in agricoltura per affrontare con successo l’aumento della domanda idrica a fronte di una disponibilità sempre più declinante.

A fronte di una necessità crescente di acqua, le quantità effettivamente disponibili per uso agricolo sono in diminuzione a causa dei cambiamenti climatici, di una cattiva gestione delle risorse idriche e del territorio e di molteplici altre concause. 

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Calabroni “vecchi” e “nuovi”

Recentemente è stata segnalata in Liguria la presenza di una terza specie di calabrone di origine asiatica descritta da Lepeletier nel 1836 come Vespa velutina

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Approvato il ddl sul consumo del suolo

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Allarme FAO: la ruggine del grano rimane una minaccia costante, ma trascurata

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Angurie da single e limone prugna: Israele lancia la frutta su misura

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L’economia vitivinicola lombarda

Dal convegno organizzato dalla Sezione Nord-Ovest dei Georgofili, in collaborazione con la Società Agraria di Lombardia, su: “Vite e vino in Lombardia. Eccellenze da difendere” (31 maggio 2013)

L’economia vitivinicola lombarda posta a confronto con il corrispondente comparto nazionale e comunitario, presenta caratteristiche di indubbio interesse oggi ed anche in prospettiva. 
Essa si inquadra in un contesto nazionale e comunitario caratterizzato, dagli anni ’50 ad oggi, da una progressiva diminuzione delle superfici vitate, da una volatilità, con tendenza decrescente, delle produzioni di uva e, dal 1999,  da una stabilità del valore della produzione.
La Lombardia è sopra la media nazionale e comunitaria (UE 15) per valore della produzione del vino ad ettaro mentre si colloca al di sotto in termini di quota del valore aggiunto sul totale dell’agricoltura.   
Il saldo commerciale del vino lombardo si mantiene positivo in termini correnti nell’ultimo decennio, mentre la bilancia agroalimentare è negativa. Tuttavia le prestazioni commerciali del vino lombardo sono nettamente inferiori al dato nazionale.
In Lombardia i vini di qualità sono l’85% della produzione totale, mentre in Italia la quota scende al 71%.

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La cocciniglia piriforme delle ornamentali e degli agrumi

La esotica cocciniglia Protopulvinaria pyriformis, deve il suo nome scientifico alla forma del corpo delle femmine, dapprima trasparente e depresso, quindi di colore ocra, con l’estremità anteriore (cefalica) acuta e quella posteriore (caudale) arrotondata. Le femmine ovigere secernono un ovisacco stretto e ceroso, entro il quale depongono in media 200 uova. La specie, di origine sudamericana, è ormai ampiamente diffusa in America, Africa e Asia. Nel Bacino mediterraneo è presente in Israele, nella penisola Iberica, in Francia, in Grecia e in Italia dove è stata segnalata 20 anni fa a Roma. In Sicilia, dove è stata riscontrata nel 1995, è ormai ampiamente diffusa e dannosa. La specie è partenogenetica e le femmine svolgono da 2 a 3 generazioni nel corso dell’anno in rapporto alle condizioni ambientali e alla pianta ospite. Nei nostri ambienti infesta numerose piante di interesse agrario (agrumi avocado) e ornamentale (edera, alloro). Particolarmente gravi sono gli attacchi registrati su Meryta denhamii che, nel giro di alcuni anni, hanno causato, nel centro urbano di Catania, la morte di imponenti esemplari.

Nell’ultimo quinquennio le infestazioni della cocciniglia si sono progressivamente estese in varie zone agrumetate siciliane dove sta vicariando gli altri ben noti coccidi Saissetia oleae e Ceroplastes rusci.  

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Questione meridionale e Questione nazionale: il meridionalismo è morto?

Si è svolto a Milano un incontro organizzato dall’Associazione Manlio Rossi-Doria, introdotto da Michele De Benedictis. Riportiamo un abstract della lezione svolta da Adriano Giannola (Prof. di Economia Politica all’Università di Napoli Federico II)

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Un sistema low-cost per il monitoraggio di dati meteorologici ed ambientali

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La minaccia cinese sul vino europeo

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L‘oro blu rende più precari gli equilibri internazionali

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Rapporto FAO/OCSE: nel prossimo decennio rallenta la produzione agricola. Il commento di De Castro

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"Coltiva il porco, benché lordo e brutto; che salsiccia ti dà, lardo e prosciutto"

Breve nota storica in occasione dell’apertura dei mercati USA a tradizionali salami italiani, il 28 maggio 2013

Se nei secoli passati l’alimentazione dei contadini era essenzialmente costituita da cereali e legumi, allevare buoi, pecore, maiali, polli e tacchini significava avere sia forza lavoro, concime, materia prima per fabbricarsi abiti e quant’altro, sia potersi concedere qualche volta un piatto a base di carne.
Gli eccessi, tuttavia erano duramente stigmatizzati, riconducendoli addirittura ad una sorta di spregiudicatezza morale non consona alla gente di campagna che dava segno così facendo, di aver perso gli antichi valori e la semplicità e purezza dei costumi.
Giuseppe Giovanni Ippoliti vescovo di Cortona, pur sensibile verso le misere condizioni dei contadini della sua terra, giudicava duramente coloro che in occasione “delle nozze rustiche”, non si accontentavano più “di semplice vitella, e castrati, e capretti, e capponi … del galletto più tenero, del più delicato lattajolo”, ma ricorrevano a cuochi esperti per preparare “a josa … budini, salse, intigoli, ragù”. (Lettera parenetica, morale, economica di un paroco della Val di Chiana, 1774). Identico richiamo veniva anche sul finire del ‘700 da Luigi Fiorilli  che si lanciava in una dura invettiva contro il lusso dei contadini ai quali rimproverava di sperperare il denaro nelle botteghe di città per acquistare ghiottonerie quali “mortadella, e prosciutto, e pesce, e salame” e per bere vino al posto di un “frizzante acquerello”. (Sul Lusso dei contadini, 1795) 
Fra gli animali allevati, il porco definito dalla saggezza popolare “Il più utile degli animali senza corna e senza ali”, godeva di attenzione particolare, ad iniziare dal luogo ove ospitarlo che abbisognava di una cura specifica causa l’ingordigia, l’aggressività e la scarsa socievolezza dell’animale.

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Le api di Einstein

Sulla rubrica di RAI 3 “Leonardo, telegiornale della scienza” un recente servizio sulle api mellifere è stato aperto con la celebre frase attribuita ad Albert Einstein “se le api scomparissero dalla terra, per l’uomo non resterebbero che 4 anni di vita”.
Come ha sottolineato l’amico Raffaele Cirone “il grande fisico e Premio Nobel, quella frase non l’ha mai pronunciata, né scritta, né lasciata intendere”
Già nell’aprile 2007 il sito americano “Snopes.com”, che analizza e smonta le leggende metropolitane, pose la questione: “Einstein ha veramente detto questo?”
Massimo Mazzucco sul suo sito “Luogo Comune.net” ha analizzato l’origine e la diffusione della presunta profezia apistica. I primi sospetti sulla non veridicità della celebre frase sono sorti partendo dalla osservazione che dal 1955, anno della morte dello scienziato, al 1994 non c’è alcuna traccia di tale frase. Nel 1994 gli apicoltori europei sfilarono per le strade di Bruxelles per manifestare alle Autorità comunitarie lo stato di disagio dell’apicoltura.

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Agrometeorologia per la sicurezza ambientale e alimentare

Si e' aperto ieri a Firenze il XVI Convegno dell' Associazione Italiana di Agrometeorologia (AIAM), in collaborazione con la Fondazione Clima e Sostenibilità e il Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell'Ambiente della Università di Firenze.
Il convegno intende focalizzare l'attenzione sulle interazioni fra agrometeorologia, ambiente e sicurezza alimentare ed idrica.

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Georgofili e Accademici della Cucina sui Monti Dauni

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Corte di Giustizia UE: sugli OGM no a procedure nazionali per varietà già autorizzate dalla Unione Europea

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Neonicotinoidi, stop di due anni

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Troppi carboidrati aumentano il rischio di ictus dell' 87%

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Ventesimo anniversario della strage di via dei Georgofili

L’Accademia dei Georgofili ha ricordato il ventesimo anniversario dell’atto dinamitardo del 27 maggio 1993, con diverse manifestazioni che hanno riscosso una sentita partecipazione di pubblico.

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Memoria e futuro

Un atto dinamitardo così barbaro e vile quale quello del 27 maggio 1993 a Firenze, in Via dei Georgofili, non dovrebbe mai essere dimenticato. Rimarrà certamente scolpito nella Storia. Sappiamo però che questa e già ricca di tragedie e misfatti, ma troppo spesso non insegna ad evitarle, anzi si è ripetuta più volte, senza far tesoro delle esperienze già vissute. 
Proprio per questo dobbiamo impegnarci a trasmetterne il ricordo vivo, in modo efficace e quanto più a lungo possibile, alle nuove generazioni attuali e future. Sono già trascorsi 20 anni. Si è già scritto e detto di tutto su questo atto dinamitardo, ma troppi giovani con meno di 20 anni già dichiarano di non esserne a conoscenza. L'intento non è certamente quello di suscitare spiriti vendicativi, ma di respingere il male insito nella violenza e far capire il valore del reciproco rispetto umano. 
I Georgofili, che sono stati l'obiettivo casuale più duramente e direttamente colpito, si impegnarono subito in un intenso lavoro di ricostruzione e ripristino, durato 3 anni. Furono aiutati da un ampio, spontaneo e prezioso sostegno da parte di tutte le Istituzioni e di tantissimi volontari, conservandone profonda gratitudine. Quella forte volontà popolare di contrapporsi alla barbarie merita di essere ricordata, con altrettanto impegno e portata all'attenzione delle nuove generazioni, con orgoglio e come esempio. 
La nostra Accademia è attualmente impegnata ad affrontare problematiche che, nel vasto orizzonte aperto dal processo di globalizzazione in atto, richiedono soluzioni condivise e sostenute a livello planetario, come evidenziato anche dai sempre più frequenti Summit mondiali a vari livelli (su temi quali sicurezza alimentare, cambiamenti climatici, tutela ambientale, risorse energetiche rinnovabili). 
Occorreranno tempi lunghi e una costante presa di coscienza da parte delle nuove generazioni. Ma saranno proprio loro a poterne beneficiare, superando le barriere linguistiche e le distanze fisiche, avvalendosi delle nuove tecnologie che vanno evolvendosi in modo sempre più rapido e in forme per ora neppure immaginabili. Bisognerà essere pronti a ricercare ciò che ci accomuna, piuttosto che accanirsi nell'evidenziare ciò che ci divide, anche nei rapporti con persone diverse per origine, tradizione, religione, ideologia, interessi e quant'altro. 

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Troppi i nemici della vera agricoltura

L’idea che deve muoverci nel valutare l’agricoltura deve essere quella che considera questo comparto produttivo indispensabile per la permanenza dell’uomo su questa terra, poiché tutti dobbiamo mangiare, e capace di incrementare i suoi risultati produttivi per mettere a disposizione dei tanti che non ne hanno, cibi sufficienti e sconfiggere, finalmente, la fame che è ancora presente in molte parti del mondo.

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Aree interne e rapporti campagna-città

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Manioca coltura del XXI secolo secondo la FAO

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Sos api: arriva l'arnia informatizzata

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Agricoltura e uso razionale dell’acqua

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Le vere imprese agricole italiane

Il 6° Censimento Generale dell’Agricoltura del 2010, i cui risultati sono stati resi pubblici recentemente, ha contato in Italia un milione 621 mila aziende agricole con 12 milioni 856 mila ettari di superficie agricola utilizzata (Sau). Nonostante la considerevole contrazione (- 32,4 per cento) del numero di aziende dal precedente Censimento del 2000, la superficie media è ancora pari a 7,9 ettari, a fronte di  490 mila aziende con 55 ettari di Sau in media in Francia e 300 mila aziende con 56 ettari di Sau in media in Germania. 
Dalla lettura di questi dati, se ne deriva spesso una immagine particolarmente preoccupata: la competitività dell’agricoltura Italiana appare ancora frenata da un pesante gap strutturale. Ma dividendo le aziende censite sulla base della loro dimensione economica (una misura del reddito lordo, basata sulla produzione standard calcolata applicando una metodologia europea), l’agricoltura italiana offre un’immagine di sé molto articolata. 
Il 67 per cento delle aziende agricole italiane ha una dimensione economica inferiore a 10 mila euro (circa una pensione media). Più della metà di queste aziende (pari al 36,4 dell’intero universo censito) auto-consuma totalmente o in prevalenza la propria produzione. Quelle che restano di questo gruppo, che commercializzano la maggior parte della produzione, hanno una dimensione economica media di appena 3.730 euro l’anno. Queste aziende, secondo lo studio, non possono essere considerate propriamente imprese per il carattere accessorio della propria attività. 

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Impatto dei cambiamenti climatici su vite e olivo

I cambiamenti climatici in atto lasciano intravedere dei mutamenti significativi negli areali di coltivazione di alcune specie arboree di pregio, come la vite e l’olivo. Data l’importanza del settore viticolo e di quello olivicolo, risulta strategico prevedere gli scenari futuri in cui le due specie verranno a trovarsi, in vista anche dell’adozione, da parte degli addetti ai lavori (agricoltori, enologi, imprenditori) di scelte agronomiche e gestionali volte a mantenere un elevato profilo quanti-qualitativo delle produzioni.
Alcuni studi condotti dal gruppo di ricerca del Prof. Bindi del Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente di Firenze e recente pubblicati su due delle principali riviste internazionali del settore (CLIMATIC CHANGE e GLOBAL ECOLOGY AND BIOGEOGRAPHY) hanno consentito, grazie all’uso della modellistica climatologica e colturale, di delineare per entrambe le specie, le possibili variazioni di superficie e gli eventuali slittamenti o traslazioni in aree potenzialmente adatte alla coltivazione.

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Il carciofo, alimento e medicinale

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“Coesione territoriale” per agricoltura e aree rurali

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Ventesimo anniversario della strage di via dei Georgofili

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Un naso elettronico distingue le mele dalle pere

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Etichettatura dell’olio di oliva: si cambia da gennaio 2014

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Il linguaggio delle piante attraverso i composti organici volatili: dal significato ecologico allo sfruttamento agronomico

Su questo affascinante argomento si è svolta a Firenze una giornata di studio organizzata su proposta del Comitato consultivo per la Biologia agraria dei Georgofili, in collaborazione con European Science Foundation e Consiglio Nazionale delle Ricerche. La giornata è stata organizzata in occasione del meeting di EuroVol, il più importante programma europeo sui composti volatili, coordinato dal CNR e al quale partecipano ben 18 nazioni europee ed extraeuropee.

I composti organici volatili emessi dalla vegetazione, chiamati anche composti organici volatili biogenici (BVOC), sono un insieme eterogeneo di molecole chimiche con una vasta gamma di funzioni per le piante, e di conseguenze per l’ecosistema e l’ambiente. In poche parole, sembra che i BVOC siano l’alfabeto con cui le piante comunicano tra di loro, con i loro ospiti e nemici, e con l’ambiente. Decifrare l’alfabeto significa non solo aumentare le conoscenze sulla biologia delle piante, ma soprattutto mettere a punto interventi di difesa da avversità, patogeni, e fitofagi basati sullo sfruttamento delle “grida di aiuto” delle piante.

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Necessaria abilitazione per utilizzare le trattrici agricole e forestali

Il provvedimento, come stabilito, è entrato in vigore il 13 marzo 2013 ed i lavoratori che usano le trattrici agricole e le altre macchine indicate nell'accordo, per ottenere l'abilitazione devono frequentare un apposito corso di formazione entro il 13 marzo 2015.
I corsi saranno tenuti da soggetti istituzionali (Ministero del lavoro, INAIL, Regioni, Province, ecc.), Associazioni sindacali, Organizzazioni agricole, Ordini e Collegi professionali. Si prevedono due moduli formativi in aula di tre ore (uno giuridico-amministrativo e l'altro tecnico) e due moduli pratici di cinque ore in campo, uno per la trattrice a ruote e l'altro per le cingolate: le ore di lezione dei moduli pratici, pertanto, prevalgono su quelli teorici.
L'abilitazione avrà la durata di cinque anni e sarà rinnovata previa partecipazione ad un corso di aggiornamento della durata minima di quattro ore, delle quali almeno tre ore di lezioni pratiche.

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La calda, calda estate 2012: un’analisi degli effetti sull’agricoltura

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FAO: gli insetti sono il futuro dell’alimentazione umana e animale

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Ue, la Croazia va alla guerra del Prosecco

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Il panforte di Siena conquista l’Indicazione Geografica Protetta

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Riconsiderare l'agricoltura

Riportiamo il testo di un articolo (v. “La Nazione”, 4 maggio 2013) con il quale il Presidente Scaramuzzi sottolinea alcuni punti salienti dell’accorato appello (*) lanciato dai Georgofili in occasione del loro 260° anno accademico, con l’invito a parlare della nostra agricoltura, rivolto ovunque e a chiunque.

Dalla metà del secolo scorso, la nostra agricoltura è stata sempre più sottovalutata, trascurata e anche penalizzata. La grande e complessa crisi che stiamo attraversando si è quindi aggiunta a preesistenti incomprensioni. E’ sconcertante constatare quanto ne sia oggi disinformata l'opinione pubblica. Talvolta sembra rimanere sorpreso anche il mondo politico quando emergono alcune attuali realtà del lavoro agricolo, delle crescenti difficoltà a trarne l’indispensabile reddito, dei conseguenti rischi per la stessa sopravvivenza del “settore primario”. Significativo il fatto che, nel mediatico “toto-ministri”, imperversato per giorni, nessuno abbia trovato fino all’ultimo minuto un cenno sul Ministero dell’Agricoltura. D’altra parte, non è da oggi che se ne è tentata l’impraticabile abolizione, richiesta anche attraverso un improvvido referendum popolare. 
Abbiamo invece più che mai bisogno di sostenere la nostra agricoltura, nel suo eterogeneo insieme agro-silvo-pastorale, che va dalle piccolissime alle grandi imprese e dai prodotti di nicchia a quelli di largo consumo. Dobbiamo quindi ridarle nuova energia con un progetto strategico nazionale condiviso, prima che sia troppo tardi, insieme ad un responsabile "Patto nazionale di emergenza per il settore”.

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Biomasse da energia: luci e ombre

Il 6 maggio 2013 si è svolto un Workshop organizzato dalla Sezione Centro Ovest dell’Accademia dei Georgofili in collaborazione con la Scuola Superire Sant’Anna di Pisa, in cui sono state affrontate le varie problematiche relative alle “agrobioenergie”.

Le riflessioni in atto sulla produzione di biocarburanti e/o, in genere, di biomasse da colture dedicate a destinazione energetica (energia termica e/o elettrica), prendono lo spunto da alcuni “elementi” che da anni caratterizzano l’agricoltura dell’U.E., del nostro Paese, e di gran parte del mondo occidentale; da un lato, essa è chiamata ad acquisire un ruolo più “multifunzionale” nella gestione del territorio rurale, anche attraverso una migliore valorizzazione degli usi “non alimentari” delle produzioni agricole e forestali; dall’altro lato, il crescente bisogno di energia (possibilmente “pulita”) della nostra società, l’ulteriore presa di coscienza del fenomeno dei cambiamenti climatici e la necessità di ridurre le emissioni di gas-serra, assieme al perdurante aumento del prezzo del petrolio, suggeriscono un maggiore impiego delle fonti rinnovabili di energia, dei diversi possibili biocarburanti e, quindi, delle diverse biomasse agroforestali.
Soprattutto nell’ultimo decennio, numerose sono le ricerche e la sperimentazione condotta in questo settore e dalle conoscenze finora acquisite si può affermare che la produzione di biomasse a destinazione energetica presenta indubbiamente molti aspetti positivi, ma non pochi sono ancora quelli negativi che necessitano di ulteriori e approfonditi studi.

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Potremo resuscitare i semi antichi?

Gli attuali progressi della ricerca genomica e cellulare vegetali potrebbero fornire le tecnologie adatte per poter far rivivere quanto i nostri progenitori avevano coltivato agli albori delle varie civiltà agricole passate, inserendo il loro DNA in cellule delle stesse specie oggi viventi.

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Come ottenere energia pulita dai residui dell’agroindustria

L’interesse dei biotecnologi si è recentemente indirizzato verso la produzione di idrogeno per via microbica.

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Celebrata la giornata del Giaggiolo

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Potenziare il fotovoltaico grazie alla fotosintesi clorofilliana

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La Commissione Ue invita a cooperare per promuovere un’acquacoltura sostenibile in Europa

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La Festa dell’Europa in una mostra ai Georgofili

Nell’ambito delle manifestazioni indette per il Festival d’Europa 2013, giovedì 2 maggio 2013 alle ore 15.00, presso la sede dell’Accademia dei Georgofili, si inaugura la mostra fotografica "Europa per immagini", che resterà aperta con ingresso libero fino a lunedì 13 maggio (orario: lunedì-venerdì, ore 15-18).

Europa, espressione geografica e “Unione” politica; Europa, che assume un volto che si rinnova e si riscrive ad ogni momento.
Il 9 maggio di ogni anno dal 1985, si celebra la Festa dell’Europa per ricordare l’inizio di un processo di integrazione fra Popoli e Stati saldati fra loro dal motto “Uniti nella diversità”. 
Europa dunque come unione politica, economica, monetaria  e che trova la sua fonte di ricchezza nella multiformità dei Paesi che la compongono, ognuno con un suo profilo, un suo timbro, una sua identità.
L’esposizione organizzata dall’Accademia dei Georgofili in occasione della Festa dell’Europa, intende, con il suo contributo,  presentare i tanti volti di questa Europa attraverso una scelta di foto tratte dalla sua fototeca e di illustrazioni presenti in alcuni volumi della sua biblioteca.

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Più agricoltura e meno disaccoppiamento

Gli ambientalisti si domandano mai quale sia la componente essenziale del nostro cibo? 
Ebbene, si tratta del carbonio, che viene assimilato dalle piante sotto forma di CO2, che è l’unico stadio grazie al quale il carbonio passa dallo stato fisico a quello vivente.
Milioni di anni addietro la presenza della CO2 sul nostro pianeta era venti volte maggiore dell’attuale, e in quel periodo apparvero le prime piante, capaci di assimilarlo ma poco efficienti nel farlo per la sua presenza massiccia. 
La progressiva riduzione della CO2 nell’atmosfera fece sviluppare piante dotate di apparati fogliari più efficienti nell’assorbimento di questo elemento vitale, ma la presenza della CO2 nell’aria è arrivata, pochi decenni addietro, ad un livello così modesto da mettere in pericolo – se fosse scesa ancora – la stessa sopravvivenza delle piante, primo elemento della catena alimentare che culmina nei cibi che mangiamo ogni giorno.

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Multifunzionalità agricola e diversificazione del reddito

Si è svolto recentemente (18 aprile 2013) un convegno presso l’ISTAT a Roma, sul tema L’agricoltura che cambia: una lettura dei dati del Censimento
Lo sforzo statistico che ogni 10 anni fotografa il settore, si confronta con un ambito – l’agricoltura italiana – decisamente eterogeneo, date le interrelazioni con tutti i localismi possibili. La ricchezza potenziale del settore è infatti connessa a questa variabilità. Una delle conclusioni del Convegno è stata proprio che non esiste un’agricoltura unica e univocamente rappresentabile; viceversa ne esistono tante, ciascuna con propri modelli di riferimento e con impostazioni e orientamenti propri.

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Penuria di latte in tutto il mondo

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In Italia, nell'ultimo secolo, perduto il 75% della varietà di frutta

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Storica apertura USA per i salumi italiani

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Le nuove frontiere della difesa delle piante dagli organismi nocivi

Dalla Giornata di Studio che si è svolta a Pisa il 19 aprile u.s., organizzata dalla Sezione centro Ovest dell’Accademia dei Georgofili

La difesa delle piante dagli organismi nocivi è un argomento di stringente attualità per numerosi motivi. Da un lato i crescenti scambi commerciali (e movimenti turistici) favoriscono la diffusione di patogeni e parassiti, complicando sempre più il quadro sanitario delle nostre specie coltivate e forestali. I ritmi di importazione di agenti alieni sono cresciuti negli ultimi decenni in maniera impressionante. Le conseguenze sono devastanti sia per gli aspetti economici (ne sono drammatici esempi recentissimi l’introduzione della batteriosi dell’actinidia (“cancro” daPseudomonas syringae pv. actinidiae), quella del “cimicione” del pino (Leptoglossus occidentalis) e quella della Diabrotica del mais, sia per le conseguenze sul paesaggio, come nel caso del “punteruolo rosso” delle palme (Rhynchophorus ferrugineus) e del “cancro colorato” del platano (Ceratocystis platani), che stanno portando a rischio di estinzione i loro ospiti da vasti territori. Le modalità di “trasporto” di questi nemici sono infinite e non si limitano al “semplice” trasferimento di piante infette o infestate. Il tutto va letto anche nell’ottica dei profondi mutamenti che stanno caratterizzando il “global change”.

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Casi teratologici nelle popolazioni del Punteruolo rosso delle palme

Nell’ambito di specifici progetti di ricerca, a partire dal 2005, sono stati esaminati un totale di circa 40.000 adulti di Rhynchophorus ferrugineus la metà dei quali catturati nelle trappole innescate con il feromone sintetico di aggregazione e circa 20.000 sfarfallati, in laboratorio, da camere pupali prelevate, soprattutto, da palme delle Canarie in Sicilia. 
Da circa un quinquennio, in un numero progressivamente crescente di esemplari neosfarfallati, sono state osservate malformazioni, soprattutto nel capo e nel torace. In particolare nel capo si ha frequentemente un rostro deforme e di ridotto sviluppo con apparato boccale non funzionante, il che impedisce l’alimentazione con conseguente ridotta sopravvivenza. Nel torace, oltre a restringimenti del primo segmento, le ali anteriori (elitre) sono spesso di ridotte dimensioni e arcuate; le posteriori sono deformi e non in grado di distendersi.

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La qualità dell’olio extravergine di oliva di Puglia

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Agrinsieme: Politi, “Apprezziamo le parole del Presidente dei Georgofili sulla validità del nostro progetto”

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Ue: De Castro, nei triloghi prime importanti intese sulla riforma della PAC

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Land grabbing anche in Europa

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Un antinquinante da acqua di mare e scarti di combustione

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Inaugurato il 260° anno accademico dei Georgofili

Si è inaugurato ieri 16 aprile 2013 a Firenze, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, il 260° Anno Accademico dei Georgofili. La cerimonia ha avuto come tema portante quello di evidenziare la continuità delle disattenzioni ormai da tempo rivolte all'agricoltura, a tutti i livelli.

La relazione annuale del Presidente ha offerto una sintesi delle valutazioni emerse dal lavoro dei Georgofili, che documentano come l'agricoltura sia sottovalutata, trascurata e penalizzata, non solo per effetto della attuale grande crisi, ma già a partire dal secolo scorso. Il settore ha ormai urgente bisogno di essere riconsiderato e di un "Patto nazionale di emergenza", per non scomparire. Ha detto Scaramuzzi: “Nessun Paese può  oggi mirare ad un proprio sviluppo senza assicurare al popolo una dignitosa qualità della vita, a cominciare dalla disponibilità del pane quotidiano.  Papa Benedetto XVI, il primo gennaio di questo anno (in occasione della 46° Giornata Mondiale della Pace), ha giudicato “la crisi alimentare ben più grave di quella finanziaria”. Ma la nostra attuale politica agricola (europea, nazionale e regionale) sembra non preoccuparsene, nonostante che la FAO abbia autorevolmente e ripetutamente evidenziato la necessità di raddoppiare l’attuale complessiva produzione mondiale di alimenti primari entro la metà di questo secolo.  La stessa Unione Europea (quindi anche il nostro Paese, che ne è fondatore e convinto fautore), trascura da molti anni la produttività agricola, senza preoccuparsi delle già previste carenze alimentari a livello globale.” 

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Amaranto cibo del futuro?

La riscoperta e valorizzazione di alcuni pseudocereali anche esotici per i nostri ambienti, ha comportato l’individuazione di specie rimaste neglette per lungo tempo. Si possono citare in proposito il grano saraceno (Fagopyrum esculentum Moench.) e la quinoa (Chenopodium quinoa Willd.). Altra specie che recentemente è riuscita a conquistare una discreta fascia di mercato è l’amaranto (Amaranthus spp.), genere originario del Messico e del Centro America che, insieme al mais, al fagiolo, alla stessa quinoa e alle varie specie di zucca, è stato uno dei principali alimenti dei Maya e degli Aztechi. 
La riscoperta di questa pianta come preziosa risorsa alimentare, risale agli anni Settanta, quando, alcuni studi avviati da Dowton (1973), misero in evidenza le sue notevoli proprietà nutritive delle specie più diffuse: Amaranthus cruentus L., A. hypocondriacus L., A. caudatusL. e A. edulis Speg. 

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Il fenomeno dei cambiamenti climatici influenza la fisiologia delle piante

Con il passaggio nell’epoca industrializzata attraverso l’invenzione della macchina a vapore, l’anidride carbonica nell’atmosfera è cresciuta da un valore di 280 parti per milione (ppm) a quello di 392 ppm. Gli esami del prelievo delle “carote di ghiaccio” ci rivelano che adesso tale dato supera di molto il ventaglio ordinario registrato negli ultimi 650 mila anni. L’attività dell’uomo è alla base dell’aumento di altri gas atmosferici e quello del naturale effetto serra, cioè a quella capacità dei gas e del vapor acqueo di assorbire la radiazione termica degli infrarossi emessi dall’estensione terrestre. Il cambiamento climatico in atto sta variando la fisiologia delle piante e il complesso rapporto che avviene tra gli spazi del loro suolo.

Ciò è conseguente all'aumento del grado di calore, alla maggiore ampiezza delle fluttuazioni della temperatura intorno al valor medio, intesi come massime e minime delle temperature giornaliere, all’interazione di tale accrescimento con i livelli di CO2 atmosferica, all’alterazione del regime pluviale e del più severo manifestarsi di eccessi atmosferici quali, ondate di caldo, uragani, allagamenti. Ci sono ormai verità che avvalorano la migrazione, indicato dal codice scientifico come “trasgressione”, verso i poli e le alte quote, di diverse specie vegetali e animali. Gli studiosi ritengono che avvenga una trasgressione di circa 125 km a nord e di 125 m a quote più elevate, di animali e piante alla ricerca di condizioni climatiche più adatte a ogni grado centigrado d'aumento della temperatura media dell'atmosfera.

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Mostra "ARTE BOTANICA NEL TERZO MILLENNIO"

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Agrofarmaci, contaminata metà delle acque italiane

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GEORGOFILI INFO TORNA IL 26 APRILE

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Georgofili: Agricoltura trascurata

Martedì 16 aprile alle ore 11.00 a Firenze, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, sarà inaugurato il 260° Anno Accademico dei Georgofili. La cerimonia, come sempre aperta al pubblico, avrà quest'anno particolare importanza, anche perché intende evidenziare la continuità delle disattenzioni da tempo rivolte all'agricoltura.

La relazione annuale del Presidente offrirà una sintesi delle valutazioni emerse dal lavoro dei Georgofili, che documentano come l'agricoltura sia sottovalutata e penalizzata, non solo per effetto della attuale grande crisi, ma già a partire dal secolo scorso. Il settore ha ormai urgente bisogno di essere riconsiderato e di un "Patto nazionale di emergenza", per non scomparire.

La prolusione sarà svolta dall'Accademico prof. Luigi Costato sul tema"Agricoltura, Cenerentola europea", con una valutazione critica della politica comunitaria, nel quadro mondiale.

Il mondo dell'agricoltura, che è l'invitato alla cerimonia più direttamente interessato, dovrebbe unirsi per far capire l'importanza strategica globale del settore, di cui non si può fare a meno per la sopravvivenza dell'umanità.

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Le specie esotiche invasive

L’Informatore Botanico (44, suppl. 4; 2012) pubblica un  Codice di Comportamento rivolto agli imprenditori del Florovivaismo per evitare la diffusione di specie esotiche che possano ridurre la biodiversità ed i servizi ecosistemici. 
E’ bene premettere che la natura non favorisce necessariamente la massima diversità di specie. In Italia, anche alcune specie indigene hanno provocato evoluzioni riduttive della biodiversità. Il faggio, stando alle analisi polliniche, è rimasto per lungo tempo sporadico nei boschi misti a base di querce e solo a partire dall’800 a.C.  ha formato le  attuali  estese faggete pure. I carpini, da alcuni decenni, si sostituiscono sia al castagno che alle querce; dal 1985 al 2005 la loro superficie è aumentata da 160 mila ettari 753.000 ettari. Nello stesso tempo l’acero montano ha invaso campi e castagneti su di un totale di 180.000 ettari; d’altronde,  in Inghilterra,  e altrove, si comporta da specie esotica particolarmente aggressiva. 
In Italia la robinia è diffusa soprattutto nel nord-ovest, su oltre 200.000 ettari. Più locale, e concentrato in Lombardia, è il ruolo di Prunus serotina e di Buddleja davidii (FOTO), mentre l’ailanto imperversa nelle periferie urbane. 
L’invasione dipende sia dai caratteri della specie (quantità di seme o capacità di moltiplicazione vegetativa) che dai caratteri ecologici della stazione compresa la capacità  resistenza della vegetazione esistente.  
Il danno alla funzionalità dell’ecosistema potrebbe essere bilanciato con le eventuali positività. La robinia, per esempio, arricchisce il terreno, permette l’aggregazione a grumi e, quindi, favorisce la capacità di trattenere l’acqua. Inoltre si stima che un ceduo di robinia possa  bloccare fino a 3,5 tonnellate di carbonio all’anno per ettaro contro l’1,5 di uno di cerro.  Infine,  il bosco di robinia, risulta difficilmente infiammabile e così, quando sostituisce le pinete di pino marittimo fa risparmiare spese di prevenzione e di lotta agli incendi. 

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Importanza della biodiversità per la valorizzazione dell’olivicoltura siciliana

Indagini storiche, etnobotaniche e filogenetiche sull’olivo (Olea europaea L., subsp. europaea ) confermano la presenza della specie in Sicilia sin dal VI secolo a.C., quando l’Isola era colonizzata dai Fenici. 

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La selvicoltura? Come la vogliamo

Industriale, naturalistica o micologica? Sistemica, applicata o moderna? La selvicoltura riceve ordinariamente diverse qualificazioni tutte utili a evidenziare i molteplici scopi e criteri con cui si imposta la gestione dei boschi; del resto anche l‘agricoltura vanta numerose specificazioni (convenzionale, biologica ecc).

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Aumentare la resa di estrazione in frantoio grazie agli ultrasuoni

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Nuovi criteri europei di valutazione dei fitofarmaci, a rischio soprattutto grano e orticole

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Influenza aviaria: scoperto in Cina nuovo ceppo più difficile da tracciare

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L’organizzazione delle api mellifere

Le api mellifere sono apprezzate soprattutto per il miele e per gli altri prodotti (cera, polline, propoli e veleno) che l’uomo ricava dalla loro attività, mentre ben più importante per l’agricoltura e per l’ambiente è la loro funzione pronuba. 
Innumerevoli studi hanno messo in evidenza le caratteristiche più significative della loro organizzazione sociale e i meccanismi di conservazione dell’ambiente interno al nido, a fronte delle variazioni esterne. Le loro attività sociali sono regolate da sofisticati sistemi di comunicazione e di integrazione sia di tipo chimico, mediati daferomoni, sia di tipo simbolico, come il linguaggio della danza. Il premio Nobel Karl von Frisch ha evidenziato che le api operaie non sono prevalentemente dedite al lavoro mentre il suo allievo Martin Lindauer, nel 1952, ha affermato che “l’ape spende nel riposo gran parte del suo tempo”; tuttavia egli scrive “se qualcuno crede che per questo dobbiamo rivedere le nostre opinioni sulla laboriosità delle api, si sbaglia in quanto fra le api anche la pigrizia ricopre un’importante funzione sociale. Le api che oziano nell’alveare fanno parte delle squadre di riserva e vengono impiegate nei momenti critici come manodopera disponibile a tutto a secondo delle necessità della famiglia e in particolare per la regolazione della temperatura del nido e la raccolta dell’alimento”.

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Rivoluzioni nelle Scienze della vita

Il 24 Gennaio u.s. facevo parte del folto gruppo di partecipanti alla conferenza "Cosa è la vita" tenuta in modo magistrale da Edoardo Boncinelli nella sede dell'Accademia dei Georgofili. Come succede quando si ascoltano o si leggono affermazioni particolarmente significative, le parole di Boncinelli mi sono immediatamente tornate alla mente scorrendo una lettera di Christian De Duve pubblicata sul numero di  Science dell'8 Marzo 2013. 
De Duve è un biochimico belga, premio Nobel 1974 per la Medicina. 

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Potatura: nuovi riferimenti normativi a supporto del verde urbano

La gestione del verde urbano, è un vero cruccio per le amministrazioni pubbliche, specie quando esso non è supportato da linee guida in grado di disciplinarlo. 
Di certo è che in molti stati del nord dell’Europa, degli Stati Uniti e in molti paesi asiatici esistono, da qualche tempo, delle “condizioni tecniche di massima per la cura degli alberi”
Sono regolamenti collettivi che supportano il collaudo e l’adeguatezza dell’affidamento del management del verde pubblico. 
In alcuni capitolati d’appalto, non si precisa con sufficiente chiarezza, cosa si descrive con la frase “cura di un albero” e spesso si sottintende che si debba recidere senza indulgenza o con irrazionalità; recuperare con interventi di riforma situazioni illogiche quando il danno fatto alla pianta è ormai irreversibile è costume assai diffuso. 

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Riforma Pac, l'Ue taglia i pagamenti diretti

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Troppi espianti: meno vino Ue

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SAVE THE DATE: 16 APRILE 2013 - INAUGURAZIONE DEL 260° ANNO ACCADEMICO

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I predatori delle uova di lepidotteri defogliatori

Numerose specie di lepidotteri defogliatori di interesse forestale depongono le uova in ovature costituite anche da centinaia di elementi. 

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Gli orientamenti comunitari in materia di gestione del rischio in agricoltura

Nella sua storia, la PAC ha cercato di assicurare la sostenibilità economica delle imprese agricole attraverso il sostegno dei prezzi e un diffuso protezionismo, i pagamenti diretti, lo sviluppo rurale. Con la riforma in discussione, l’evoluzione prosegue con la proposta di nuovi strumenti di gestione dei rischi naturali e di mercato.
In Italia, la PAC ha mantenuto nelle aree rurali la presenza diffusa di piccole aziende, ma non è riuscita a ridurre alcuni gap strutturali e di produttività che mettono in difficoltà le nostre imprese rispetto ai tradizionali competitori europei, non ha favorito il ricambio generazionale e la diffusione di una forte imprenditorialità. 
Dobbiamo difendere la PAC e le risorse finanziarie a essa destinate, ma dobbiamo anche guardare più in alto per verificare l’efficienza della PAC rispetto agli obiettivi posti e alla necessità di una politica agraria forte e attenta ai cambiamenti di scenario.

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Sopravviviamo grazie alle piante

Le piante costituiscono l’unica fonte di tutti i nostri alimenti (indirettamente anche di quelli d’origine animale), producono anche ossigeno e assorbono anidride carbonica, consentendo di mantenere una composizione atmosferica equilibrata e quindi di respirare. Senza l’attiva vegetazione delle piante (e produzione) non sopravvivremmo. Per questo abbiamo gradualmente imparato a coltivare la terra e renderla più fertile, anche nel tempo. 
Dalla metà del ‘700, i Georgofili hanno attivamente contribuito a razionalizzare le tecniche agronomiche e la tutela dell’habitat, nonché a difendere i terreni dalle erosioni e dai dissesti idrogeologici. 
Gli agricoltori sono stati sempre i più diretti interessati e quindi i più attenti alla tutela dell’ambiente. Lo stesso termine di agricoltura viene oggi più puntualmente definito come “razionale gestione delle fonti rinnovabili della biosfera”. E’ una definizione che ci richiama agli stretti legami concettuali e logici fra agricoltori e ambientalisti, oggi purtroppo improvvidamente malintesi.

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Problematiche fitosanitarie del verde urbano

Nelle aree urbane, le piante, oltre a ossigenare l’aria, assolvono importanti funzioni ornamentali, paesaggistiche, ricreative e filtranti; tuttavia molte essenze sono spesso costrette a vegetare in ambienti non del tutto idonei alle loro specifiche esigenze fisiologiche e sono sottoposte a varie cause di stress alle quali, per la loro longevità e immobilità, non possono sottrarsi se non grazie a interventi antropici. 
La gestione e la difesa del verde nelle aree urbane in relazione alle competenze richieste deve necessariamente coinvolgere figure specialistiche che vanno dal progettista del paesaggio, all’agronomo, al fitopatologo e all’entomologo in grado di progettare il verde e di gestire le avversità delle piante ornamentali su basi razionali.

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SAVE THE DATE: 16 APRILE 2013 - INAUGURAZIONE DEL 260° ANNO ACCADEMICO

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La vite ad alberello di Pantelleria candidata nel patrimonio culturale dell'Unesco

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UE: accordo dei ministri dell'agricoltura sulla PAC, il commento di Paolo De Castro

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Meglio tardi che mai!

Fu così che Mark Lynas, fra i più autorevoli giornalisti britannici e noto ambientalista, chiese di partecipare alla riunione annuale dell’Associazione britannica degli agricoltori; in quella occasione prese la parola per affermare, riguardo alla sua militanza anti OGM: “Mi sbagliavo. Mi dispiace”.
Ovviamente, come tutti i convertiti, Mark Lynas esagera; più corretto sarebbe affermare che le tecniche di modificazione genetica che producono OGM non sono, in sé, destinate a produrre cose solo cattive, perché la tecnica sviluppata produce in funzione di ciò che l’uomo desidera, se ci riesce, ottenere. Pertanto, se il risultato è adeguatamente testato e sperimentato, esso non deve essere respinto, ma, invece, può essere utilizzato.
L’esperienza di trent’anni di soia GM, diffusa in tutto il mondo, ci rassicura sull’innocuità di questo seme, e solo il fanatismo ideologico può continuare a sostenere la sua pericolosità; d’altra parte, se milioni di diabetici insulinodipendenti sono in vita, ciò è dovuto a un’insulina prodotta da un batterio GM.  Un altro aspetto dei prodotti GM è quello che possono consentire la riduzione dell’uso di insetticidi, dato che molti di essi sono costruiti in modo da resistere a certi parassiti che infestano, d’ordinario, le piante non GM.

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Vegetale a chi?

I vegetali rappresentano il 99,9 % della biomassa presente sulla Terra. Si tratta di un dato straordinario e poco noto: il 99,9% del peso di tutto quello che è vivo sul nostro pianeta è prodotto da organismi vegetali. Se un ipotetico alieno arrivasse in orbita intorno alla Terra per analizzarne le forme di vita presenti, non potrebbe giungere ad altra conclusione che il nostro pianeta è dominato dalle piante e che gli animali, nel loro insieme, rappresentano una trascurabile presenza. Com’è possibile, allora che esseri da noi percepiti come insignificanti, insensibili, immobili e privi di qualsivoglia attributo superiore siano riusciti ad imporre in maniera così definitiva ed indiscutibile la loro supremazia sulla Terra? Non li avremo sottovalutati? 

E dunque: le piante sono esseri intelligenti? 
A questa semplice domanda cercano di dare una risposta Stefano Mancuso e Alessandra Viola nel volume “VERDE BRILLANTE”che esce oggi, 20 marzo 2013, per i tipi di Giunti. 

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Occorre monitorare l’estensione dei boschi

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I funghi micorrizici destinati all'alimentazione umana

Sintesi dell'incontro organizzato dalla Sezione Centro-Est dell'Accademia dei Georgofili, presso l’Università Politecnica delle Marche, in data 18 marzo 2013

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Sono le città a influenzare il clima globale

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Agrofarmaci, secondo il Report Efsa c'è massima sicurezza alimentare

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Svolta dell'agricoltura in Italia

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“Per Descrivere il Territorio. Agronomi, cartografi, naturalisti, viaggiatori nella Toscana tra il XVIII e il XX secolo”

Si inaugura venerdì 15 marzo 2013, presso l’Accademia dei Georgofili, la mostra “Per Descrivere il Territorio. Agronomi, cartografi, naturalisti, viaggiatori nella Toscana tra il XVIII e il XX secolo”, a cura di Lucia Bigliazzi, Luciana Bigliazzi, Andrea Cantile e Paolo Nanni, realizzata con la collaborazione dell’Istituto Geografico Militare e della Fondazione Osservatorio Ximeniano, con il sostegno di Banca CR Firenze e Agriventure.

Osservare, Descrivere, Migliorare. Entro questi tre parametri si colloca l’attività dei Georgofili in rapporto al territorio.
Per migliorare occorre conoscere e la conoscenza per gli agronomi e botanici dei secoli passati significava innanzitutto osservare e ratificare con la scrittura le osservazioni.
Ecco allora che le relazioni di viaggio, le guide, le note descrittive che qua e là compaiono nelle Memorie dei Georgofili, costituiscono per lo studioso di oggi un mezzo efficacissimo per avvicinarsi alla Toscana di ieri, una Toscana magari scomparsa e di cui quelle relazioni, quelle guide, quelle notazioni, costituiscono probabilmente l’unica testimonianza.

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Il Tartufo: Biologia e Gastronomia

Con la giornata di studio su “Il Tartufo: Biologia e Gastronomia”, che si è svolta a Pisa il 7 marzo u.s., si è dato inizio ad una nuova collaborazione tra l’Accademia dei Georgofili e l’Accademia Italiana della Cucina, ufficializzata con una cerimonia tenuta a Firenze il 3 dicembre 2012, nella quale è stato firmato il Protocollo di Intesa dai Presidenti Franco Scaramuzzi e Giovanni Ballarini, alla presenza di numerosi Delegati Regionali e dei Presidenti di Sezione.

L’Accademico Alfredo Pelle, del “Centro Studi Franco Marenghi“ dell’Accademia Italiana della Cucina, ha proposto per il tartufo una descrizione quasi poetica: “Sfuggente e misterioso, una vera araba fenice della gastronomia, inimitabile e inconfondibile, prolifera nel buio della terra, sollecitando la fantasia e l’immaginazione dei buongustai con un valore simile alle pepite d’oro dei cercatori del Far West”

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Dal legno di faggio energia e calore per le stalle

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Più attenzione al legno

Secondo dati Interpol, con tagli forestali illegali è prodotto il 50-90% del volume di legname grezzo nei principali Paesi tropicali, e il 15-30% di tutto il legname oggetto di commercio internazionale.

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IL PUNTO SU RIFORMA DELLA PAC

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La storia di ciò che mangiamo. Origine, ricerche, scoperte, gastronomia

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Siglato protocollo di intesa Italia-Cina su controlli olio d’oliva

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Agricoltura e gestione razionale della fauna selvatica

Si è svolta presso l’Accademia dei Georgofili una giornata di studio su “Agricoltura e gestione razionale della fauna selvatica”, organizzata in collaborazione con la Regione Toscana. Secondo quanto è emerso dagli interventi degli esperti, gli ungulati in Toscana sono 350mila. Un numero che ha costretto moltissimi agricoltori a stendere chilometri e chilometri di rete metallica a protezione delle colture, che mette a repentaglio l’equilibrio ambientale di tutta la Regione, causando problemi anche dal punto di vista forestale ed idrogeologico.

Il tema dell’agricoltura e della gestione della fauna selvatica si inserisce nel quadro più ampio e complesso dei rapporti fra tutela dell'ambiente e agricoltura. Gli agricoltori sono sempre stati storicamente e sono tutt'ora i più interessati e quindi i più attenti alla tutela dell'ambiente, perché è la matrice naturale delle loro attività. Lo dimostrano, con esemplare evidenza, anche i disastri idrogeologici che avvengono nelle aree da essi abbandonate. 
Dalla metà del secolo scorso, gli agricoltori hanno saputo incrementare le produzioni unitarie e migliorarne la qualità, adottando importanti innovazioni offerte soprattutto dalla genetica e dalla meccanizzazione (rivoluzione biotecnologica). Come in ogni cambiamento forzatamente rapido, qualcuno ha commesso anche errori, impiegando nuovi mezzi di produzione oltre i limiti della razionalità. Ma questo fa sempre parte dei rischi che ogni progresso può comportare e che può essere concordemente corretto. Contestualmente, sono andate però crescendo istanze ambientaliste che prescindono dai danni che possono a loro volta arrecare all'agricoltura. 

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Nomenclatura botanica scientifica e applicativa

Il Codice Internazionale di Nomenclatura Botanica regolamenta minuziosamente gli aspetti di metodo e di forma che conducono alla sistemazione tassonomica di una specie. Non si entra, però,  nel merito della congruità delle proposte. In materia di  ricerca scientifica questa libertà è sacrosanta.
Nell’ambito delle attività economiche e dell’applicazione delle leggi, invece, emergono le esigenze della certezza del diritto, di qui la necessità di vagliare la terminologia anche per evitare gli equivoci e distinzioni non rilevanti ai fini applicativi.  
Forse la scienza dovrebbe prevenire e correggere gli errori: non propagarli; invece ci sono nomi scientifici forieri di confusione.

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Inusuali vie di ingresso di insetti esotici

Le invasioni biologiche da parte di fitofagi esotici che, con la globalizzazione dei mercati e con la rapida e intensa rete di trasporto, vengono trasferiti, in tempi sempre più brevi, in altri ambienti assumono preminente importanza fitosanitaria. Nelle aree di nuova introduzione, le specie dotate di elevato potenziale biotico e di ampia valenza ecologica, se trovano condizioni ambientali idonee al loro sviluppo, possono pullulare divenendo invasive con conseguenti alterazioni degli equilibri biologici degli ambienti colonizzati.Nelle aree di nuova introduzione, le specie dotate di elevato potenziale biotico e di ampia valenza ecologica, se trovano condizioni ambientali idonee al loro sviluppo, possono pullulare divenendo invasive con conseguenti alterazioni degli equilibri biologici degli ambienti colonizzati.

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A New York inaugurata una serra da 750 metri quadrati costruita sul tetto di un edificio residenziale

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Ancora una volta dimostrato che l’olio extravergine fa bene alla salute

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Un nuovo radicchio che sembra una rosa

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L'agricoltura non può rinunciare al progresso

Tre episodi presi dalla cronaca dei primi mesi dell’anno, per non parlare della riforma della Pac, mostrano come stia cambiando, giorno dopo giorno,  il modello europeo di agricoltura:  il 31 gennaio la Commissione, preso  atto di un rapporto sibillino dell’EFSA annuncia la messa al bando per due anni dei neonicotinoidi da impiegare su mais, colza, girasole e cotone a causa dei possibili danni provocati alle api; l’indomani Basf, dopo la prima, la famosa Amflora, rinuncia ad altre tre patate ogm per le incertezze del contesto europeo e le minacce di distruzione; pochi giorni prima la Francia ha confermato la sua guerra a oltranza al mais Mon 810.  
È l’immagine di un’agricoltura ferma, che mette produzione e produttività in secondo piano, ma in cui sembra prevalere un’interpretazione del principio di precauzione che diventa immobilismo di fronte all’innovazione ed ai progressi della ricerca. Il  contrario di ciò che si invoca per uscire dalla crisi in tutti i campi, dall’economia alla salute umana. 

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Ripresa e mezzi necessari

La crisi del 1929 provocò, negli USA più che altrove, un disastro socioeconomico di proporzioni enormi, inizialmente non curato o, meglio, curato con metodi del tutto inadatti, anzi capaci di portare alla disoccupazione oltre trenta milioni di persone.
Salito al potere con le elezioni del 1933, Roosevelt avviò una politica basata sulla spesa pubblica, che consentì la costruzione di dighe, strade, canali ecc., ma, soprattutto, che permise di riavviare al lavoro molti disoccupati. Costoro poterono, così, acquistare i beni di cui si erano privati per molti anni (scarpe, vestiti, ecc.) rimettendo, di conseguenza, in moto il sistema produttivo delle scarpe, dei vestiti, ecc. Anche il personale che lavorava in queste fabbriche riprese a guadagnare e, ovviamente, a spendere, rimettendo in funzione, progressivamente, l’intero apparato produttivo.
Tuttavia, la crisi era stata così profonda e grave che anche queste misure e i conseguenti successi non riuscirono a portare gli USA a un livello soddisfacente di occupazione e di redditi.
A quel punto sopraggiunse la II guerra mondiale, e gli americani, pur non entrandovi che anni dopo, incominciarono a produrre navi, armi, cibo, approvvigionamenti di tutti i tipi per sostenere la Gran Bretagna, e anche tutto questo influì sulla ripresa, che divenne sempre più impetuosa con l’entrata in guerra anche contro il Giappone, che aveva attaccato proditoriamente la marina USA ancorata nel golfo della perla.

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Sfida sulla proprietà intellettuale

Un agricoltore americano, esattamente dello Stato dell'Indiana, V.H. Bowman si troverà a fronteggiare nella Suprema Corte degli Stati Uniti, il colosso multinazionale Monsanto. Lo scontro è sul prodotto "Roundup Ready" uno dei prodotti chimici, di impiego in agricoltura, più venduto al mondo. I semi di soia, trasformati con geni brevettati dalla multinazionale, danno origine a piante capaci di crescere bene anche in presenza dell'erbicida Roundup contenente glifosate.  I semi sono pertanto coperti da brevetto; ma se analoghi semi vengono non acquistati ma raccolti e riusati, magari in un silos granario, come ha fatto Bowman, il brevetto si applica ancora? 

Bowman e Monsanto hanno ovviamente pareri contrari.

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Una spettacolare gara divulgativa fra i giovani talenti della scienza

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Lanciato l’Anno Internazionale della Quinoa

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Virus e funghi aumentano la resistenza delle piante alla siccita'

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I nomi delle piante fra scienza e valore legale

Nel 1929 le specie vegetali presenti in Italia secondo la Flora Analiticadi Adriano Fiori erano 3.877; con la Flora d’Italia del Pignatti (1982) le specie diventarono 5.599;  con la Chek List  di Conti ed altri (2005) sono  diventate 6.711; in 76 anni  c’è stato un incremento medio annuo di  37 nuove specie. Ma gran parte dell’aumento del numero delle specie è dovuto all’applicazione di criteri di classificazione che danno valore sistematico a differenze minime o incerte, anche su caratteri diversi da quelli morfologici. Emblematico è  il caso  di Rubus fruticosus (il comune rovo che produce le more)  smembrato  in  ben 38 specie che è impossibile distinguere l’una dall’altra senza una analisi di laboratorio. Come fa un produttore di marmellata di more a certificare l’origine del suo prodotto specificando (come impone la legge) il nome scientifico della specie vegetale da cui ha tratto il suo prodotto? 

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Un altro passo avanti verso la tutela giuridica degli alberi monumentali

Nel recente panorama legislativo si riscontrano sporadiche tracce di un larvato interesse del legislatore nazionale verso i c.d. alberi monumentali, a fronte del proliferare di normative ad hoc sul versante della legislazione regionale, dotate di cospicui caratteri di analogia nelle finalità, nella struttura e nel contenuto, mirate ad apprestare tutela e adeguata valorizzazione a questa particolare tipologia di alberi, che rivestono notevoli pregi naturalistici, come rari esempi di maestosità o longevità, o valenza culturale perché legati ad episodi della storia, o a particolari tradizioni locali. 
La duplice valenza degli alberi monumentali, naturalistica, dunque ambientale, e paesaggistica, nella moderna accezione lato sensu culturale del  termine, giustifica la diversa collocazione degli interventi del legislatore nazionale in materia.

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Le trappole per la cattura del Punteruolo rosso

Nelle  trappole istallate sull’Etna, a quote comprese fra 800 e 1100 m s.l.m.m., sono stati catturati 10 esemplari del Goncilo Chalcides ocellatus tiligugu, un sauro la cui ampia geonemia si estende dai Paesi mediterranei fino al Sudan, alla Somalia, alla penisola Arabica e all’Asia meridionale. In Italia è stato riscontrato in Sicilia, Sardegna, Lampedusa, Linosa e Campania.

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Giampiero Maracchi nuovo presidente dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze

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Toscana: nel Mugello parte la lotta al "killer del castagno"

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IMU, l'agricoltura ha pagato più del dovuto. Il Governo restituisca i soldi

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Prevenzione e sicurezza per i lavoratori in agricoltura

Il Comitato dell'Accademia dei Georgofili sulla "Prevenzione e sicurezza del lavoro in agricoltura", è sorto cinque anni fa allo scopo di promuovere la cultura della sicurezza in agricoltura e negli ambienti di lavoro. Quello dell'agricoltura, dopo l'edilizia, è il settore con il maggior numero di infortuni e di decessi, a causa delle condizioni di lavoro, dell'età degli operatori, dell'impiego di macchine, più affidabili rispetto al passato, ma non esenti da rischio, dell'uso di pesticidi, ecc.
Ogni anno il Comitato ha organizzato un incontro finalizzato ad offrire un momento di sensibilizzazione, formazione e confronto fra gli operatori sanitari (ASL in particolare), gli imprenditori agricoli, i ricercatori delle Istituzioni pubbliche e private del settore.
Per l'anno in corso, verrà organizzato a Torino, in collaborazione con l'Accademia di Agricoltura di Torino e il settore verde pubblico del Comune di Torino, una giornata di studio sulla sicurezza del lavoro nel tree-climbing, con convegno e prove dimostrative in campo. Si tratta di un settore in espansione, nel quale mancano linee guida comuni e precise indicazioni sulla prevenzione da attuare.
Inoltre l'impiego della motosega nell'attività di potatura presenta rischi elevati, sui quali occorre dare informazioni precise ed accurate. L'incontro ha lo scopo di  aprire un dibattito tra gli operatori del settore allo scopo di dare luogo a linee guida sicure e comuni.

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I distretti in agricoltura verso il 2020

A buon diritto, i distretti in agricoltura devono essere considerati un fenomeno nuovo e che mostra di sapersi rinnovare nel tempo, abbandonando il luogo comune che vede decadere strumenti “passati di moda”. Al contrario, la dialettica messa in atto da Stato e Regioni in questi anni indica la volontà e la capacità delle istituzioni di apprendere e di innovare, come mostra l’analisi proposta nel volume appena uscito. 
Tale inquadramento del fenomeno distrettuale è proiettato nella prospettiva di riforma delle politiche europee per il prossimo periodo di programmazione 2014-2020.

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L’Albo Nazionale degli Allevatori di Api Italiane

Il Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, il 30 gennaio 2013, ha approvato il Disciplinare dell’Albo degli Allevatori di Api Italiane, istituito con D.M. n. 21547 del 28.5.1999, come Albo Nazionale degli allevatori di Api Regine. La Commissione Tecnica Centrale determina i criteri e i parametri per la tipizzazione delle sottospecie autoctone allevate in Italia delle quali stabilisce i requisiti funzionali ai fini del miglioramento genetico e per la protezione. Inoltre promuove iniziative per la realizzazione di piani di selezione per la salvaguardia e il miglioramento del patrimonio genetico delle api italiane.

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Scoperta la causa della peronospora della patata

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Olio: nuovi regolamenti per la trasparenza delle etichette

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Gargano: “La salvaguardia idrogeologica deve tornare subito nell’agenda politica”

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WATERFRONT: significato, problematiche e possibilità di sviluppo

Il termine inglese “Waterfront” può essere tradotto come “Fronti di territorio a contatto con l’acqua”.
Il tema è diventato, negli ultimi anni, di grande attualità e coinvolge ambiti sia urbani sia rurali, come città e paesi costieri e territori lungo fiumi e canali.
Nella parola waterfront è contenuto il termine fronte assimilabile alle parole “limite, bordo, soglia”, da intendersi però non solo come semplice linea, ma come “fascia di territorio” dove si incontrano identità diverse come l’acqua e la terraferma.
Il secondo termine è appunto l’acqua che è sede di vita e di risorse, ma anche di minaccia (mareggiate, esondazioni, incursioni) dalle quali l’uomo si è protetto nel corso dei secoli.
In tale complesso luogo di identità diverse, l’uomo ha costruito nel tempo edifici e infrastrutture che hanno modellato e ridisegnato questo affascinante limite.
In tal senso, i waterfront possiedono identità plurime e risulta interessante analizzarli in negativo e cioè in base a cosa non sono:
- non sono una linea, ma una rete di luoghi e funzioni, di collegamenti e “ricuciture” tra costa e città, tra parchi e attività urbane;
- non si identificano solamente con l’area portuale, ma si articolano in più funzioni abitative, produttive e ricreative;
- non sono zone chiuse, bensì perimetri permeabili e multiformi;
- non sono nodi locali, ma incroci di fasci infrastrutturali (marini e terrestri), sintesi di attività e spazi;
- non vanno considerati solo come luoghi di fruizione ricreativa, ma come luoghi dove si svolgono mix importanti di attività produttive e commerciali;
- non si tratta solo di conservare, ma di trovare sintesi creative tra tutela dell’identità dei luoghi e creazione di prospettive durature di sviluppo.

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Un nuovo cerambicide xilofago introdotto in Italia

Delle oltre 30.000 specie di Coleotteri Cerambicidi, diffuse soprattutto nelle regioni tropicali, alla fine del secolo scorso sono state introdotte, in Italia, due perniciose specie del genere Anoplophora che hanno causato gravi danni alle alberate di vari centri urbani del Settentrione. A questa estate risalgono le segnalazioni, in Campania, del Cerambice dal collo rosso (Aromia bungii - FOTO), originario dell’Estremo Oriente che, in relazione alla sua elevata polifagia, rappresenta un potenziale pericolo per numerose piante coltivate (albicocco, susino, olivo, melograno, azadiracta, pioppo bianco, ecc.). Gli adulti, di colore nero con il protorace rosso, sono facilmente distinguibili da quelli, di colore verde o azzurro metallico, dell’endemica Aromia moscata che, allo stadio larvale, vive a spese di piante annose di salice e i cui adulti venivano un tempo utilizzati per aromatizzare il tabacco da fiuto.

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Uno spaccato della progettazione forestale

Per i boschi non è la progettazione  la disciplina maggiormente studiata all’Università dai futuri tecnici; anche per le altre categorie di addetti ai lavori (proprietari, gestori aziendali, imprese di taglio) la dimensione progettuale non viene coltivata specificamente né arricchita di peculiari strumenti anche concettuali, al di là della prassi normative o professionali.

Una sollecitazione è venuta nel 2011-12 dal Concorso nazionale Forest Skill promosso fra gli altri da Fond. Italiana Accenture e Fond. Collegio Università Milanesi: dedicato ai giovani laureati, ha voluto stimolare idee progettuali originali, con scopi educativi, volte allo sviluppo di competenze e alla creazione di opportunità con l’uso intelligente del patrimonio boschivo.

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UNASA: inaugurazione dell’anno accademico 2013

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Prevenire la cristallizzazione e il congelamento dell'olio grazie agli ultrasuoni

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Gli ortaggi del futuro: i risultati della ricerca orticola israeliana

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La nuova PAC sta cambiando strategia

E’ molto probabile che la nuova PAC non possa entrare in vigore alla data prevista del 1 gennaio 2014, ma è verosimile che slitti di un anno, al gennaio 2015, senza escludere la possibilità che si ritardi anche fino al 2016. 
Se il taglio dei finanziamenti risultasse superiore a quanto accettabile, il Parlamento Europeo potrebbe riaprire l’esame di alcuni capitoli importanti. Quello politicamente più discusso del greening potrebbe essere del tutto cancellato. Il buon senso e l’equilibrio potrebbero comunque consentire di ridurre sia i tagli che le eccessive misure agro-ambientali finora privilegiate. 
Purtroppo, non si tiene ancora adeguatamente conto della necessità di potenziare le attività agricole produttive, mentre il mondo ha bisogno di più cibo e nessuno può permettersi di perdere ulteriori superfici e produzioni agricole. La PAC dovrà prevedere al più presto strumenti che aiutino le imprese a stare sui mercati, sempre più difficili, volatili e rischiosi. A questo riguardo, De Castro si è espresso in termini preoccupati, ma con un opportuno ottimismo. Ritiene che il Parlamento non possa scrivere ora un’altra PAC. Ma lo scenario è già rapidamente mutato e si può prevedere anche una “revisione di metà percorso”, così come si è già fatto con il middle review dell’Agenda 2000. 

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Che cosa è la vita

Date le sue peculiarità la vita è probabilmente un unico grande evento che va avanti da quasi quattro miliardi di anni, assumendo le forme più diverse e articolandosi in un numero impressionante di eventi particolari, ovvero i diversi individui, vissuti e viventi. Questa è un’affermazione non nuovissima, ma non facile da accettare nel suo pieno significato. In altre parole il DNA del genoma di un organismo che inizia la sua vita non sarebbe che un “riassunto delle puntate precedenti”, come dire di tutto ciò che è accaduto fino a quel momento. D’altra parte, è il possesso di un genoma che fa di un essere vivente proprio un essere vivente: i sassi e le nuvole non ce l’hanno. 

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I predatori del Punteruolo rosso

In Sicilia, nella parte sommitale di palme delle Canarie infestate dal Punteruolo rosso, è spesso presente il topo selvatico comune (Apodemus sylvaticus). Certamente l’attività predatrice del topo selvatico elimina numerosi punteruoli; tuttavia il notevole potenziale biotico del coleottero e l’incessante attività trofica delle sue larve rendono di fatto irrilevante l’azione del predatore.

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Il ruolo dell’agricoltura nel mitigare l’effetto serra

La sezione Centro Ovest dell'Accademia dei Georgofili, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa, ha organizzato una giornata di studi sul ruolo svolto dall’agricoltura nelle emissioni - assorbimenti di gas serra.

Negli ultimi 100 anni la presenza di gas nell’atmosfera è aumentata progressivamente, anche a seguito di un uso esponenziale dell’energia fossile, a sua volta legato alle attività produttive dell’uomo e al diffondersi di uno stile di vita sempre più bisognoso di energia. Ciò ha prodotto un innalzamento delle temperature del Pianeta e un progressivo cambiamento del clima. Anche l’agricoltura è responsabile dell’aumento della concentrazione dei gas serra in atmosfera; a livello nazionale si stima che essa contribuisca per circa il 7% delle emissioni complessive. 

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Agricoltura: scoperto perché il sale blocca la crescita delle piante

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Aflatossine, maiscoltori esasperati

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Moria di api, Ue limiterà uso di neonicotinoidi

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L'importanza dei pipistrelli in agricoltura

Le abitudini notturne e schive dei Chirotteri (comunemente chiamati pipistrelli) ne hanno a lungo limitato la conoscenza, creando un alone di mistero e a volte di repulsione. Solo recentemente si è cercato di calcolare  la loro importanza economica, in particolare nel Nord America, dove questi mammiferi sono in grave pericolo a causa di una epidemia (la White Nose Syndrome - WNS) causata da un fungo, ilGeomyces destructans.  
Secondo uno studio pubblicato nel 2011 su Science, il valore economico dei pipistrelli nei confronti del settore agroindustriale degli Stati Uniti è quantificabile in 22.9 miliardi di dollari. Tale cifra tiene conto di vari fattori, quali il controllo degli insetti nocivi con la riduzione del costo degli insetticidi, senza considerare che il ridotto impiego degli insetticidi è molto positivo per gli ecosistemi ed evita l’instaurarsi di situazioni di resistenza degli insetti alle sostanze chimiche antiparassitarie (attualmente altre 500 specie di insetti infestanti sono ormai resistenti ai fitofarmaci). 
I pipistrelli possono validamente contribuire a mantenere le popolazioni di insetti al di sotto del cosiddetto “economic injury level”. I Chirotteri insettivori consumano un’ampia varietà di insetti; tra questi ci sono alcune delle specie più dannose per la vegetazione forestale e per l’agricoltura, presenti anche in Italia.

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Torna di attualità la "pallottola" guidata, fatta dalle piante

Essere capaci di guidare una piccola molecola od una molecola proteica  in una specifica cellula è  una speranza per rafforzare la nostra strategia contro le malattie dell'uomo. L'obiettivo è possibile utilizzando immunotossine composte da un anticorpo, capace di legarsi alla cellula da colpire, e da una tossina che impedisce la proliferazione cellulare. Nonostante che questa strategia sia stata elaborata da tempo, spesso le metodologie sono risultate troppo costose per la produzione del "farmaco" su larga scala. Recentemente alcuni organi di stampa italiani hanno dato risalto ad una innovazione tecnologica ottenuta su di una alga verde, Chlamydomonas reinhardtii, ed in particolare nei suoi cloroplasti. La proteina chimerica anticorpo-tossina deve essere nociva per le cellule umane cioè eucariotiche (degli organismi superiori). Pertanto le cellule eucariotiche non possono essere usate per produrre ed accumulare tali immunotossine perché verrebbero danneggiate dalle stesse. Si è allora fatto ricorso frequentemente all'espressione delle immunotossine in batteri (procarioti) sui quali non hanno effetto; il metodo ha comunque presentato molti limiti in quanto i batteri non possiedono l'adeguato corredo molecolare per la corretta produzione della specifica proteina. 

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Un progetto per il recupero delle api nere siciliane


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Conserve di mandarini cinesi invadono l' Europa

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Vino, l'Italia torna leader per volumi esportati

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Le acque di vegetazione dell'olivo come ammendante agricolo: pro e contro

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Scorte e fabbisogni alimentari

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“Sikitita”, nuova varietà per oliveti superintensivi

Il primo oliveto superintensivo (con più di 1500 alberi/ha), realizzato con filari in controspalliere che si vanno oggi affermando e diffondendo, è stato piantato nel nord della Spagna nel 1994. La precoce entrata in piena produzione a partire dal terzo anno, la raccolta integralmente meccanica e continuativa con vendemmiatrici scavallatrici, le eccellenti condizioni dei frutti trasferibili immediatamente al frantoio, i molto ridotti costi di produzione sono i principali elementi che hanno determinato il successo di questi impianti. Dopo la Spagna, si sono diffusi in tutto il mondo ed in particolare in nuovi Paesi olivicoli. Oggi si stima che la superficie mondiale già investita con questi oliveti superintensivi superi i 100.000 ha, la metà dei quali sono in Spagna.
Inizialmente si è utilizzata la varietà spagnola “Arbequina”. Il suo ridotto vigore, la precocità di inizio della produzione, la buona resa ed apprezzata qualità dell’olio (dolce, fruttato e poco piccante) contribuirono al successo. La foto 1 corrisponde ad un oliveto di tre anni di “Arbequina” piantato nella zona di Granada nel 2004. Non tutte le varietà tradizionali si adattano al nuovo sistema di allevamento. Oggi le varietà più usate sono l’“Arbosana” e la “Koroneiki”, oltre all’“Arbequina”.

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Governance e valorizzazione delle aree rurali

I “Distretti in agricoltura” - macro-categoria che raccoglie Distretti rurali, agroalimentari di qualità, agroindustriali, sistemi produttivi e distretti produttivi - sono uno strumento di gestione dei territori rurali in grado di promuovere uno sviluppo sostenibile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale nel contesto dell'applicazione della PAC e di altre politiche europee?
Se si, quale forma di organizzazione e gestione debbono o possono assumere (governance) per evitare di divenire un livello istituzionale e burocratico  aggiuntivo ai  numerosi già esistenti?
Questi sono i quesiti ai quali una giornata di studio, che si è svolta all’Accademia dei Georgofili lo scorso 11 gennaio 2013,  ha inteso dare risposte sulla base dei risultati di due ricerche (svolte sotto il coordinamento del Prof A. Pacciani, Presidente del laboratorio GAIA dell'Accademia dei Georgofili), ancora in fase di approfondimento: una sull'analisi di alcune significative esperienze italiane e di altri paesi europei (Francia, Spagna, Belgio e Lussemburgo), presentata nella mattinata con il coordinamento dell’ Accademico Michele Pasca Raymondo, e l'altra, di carattere più metodologico, presentata nel pomeriggio, i cui risultati sono contenuti nel volume della Dr.ssa Daniela Toccaceli “Dai distretti alle reti? I distretti in agricoltura nell'interpretazione delle Regioni e le prospettive verso il 2020”, Rete Rurale Nazionale (reperibile on-line nel sito www.reterurale.it).

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Nuove malattie e nuovi insetti vettori in Italia

Nel corso del convegno ‘Vettori di malattie e mutamenti climatici’ tenutosi recentemente a Torino è emerso che, a partire dagli ultimi anni del secolo scorso, focolai di pericolose malattie da importazione dell’uomo e degli animali si sono manifestati in Italia e altri Paesi europei. Sono stati citati i casi di infezione da virus agenti di febbri perniciose quali West Nile Fever (WNF) negli equini (dal 1998) e nell’uomo (2008-2012), ‘Chikungunya’ (dal 2010), ‘Dengue’, anche nella forma emorragica, e  ‘Blue tongue’ o febbre catarrina ovina,  che nel 2001 ha fatto registrare circa 90.000 focolai con oltre due milioni di capi morti o abbattuti per contenere l’epidemia. La frequenza delle infezioni da WNF, causa di una malattia neuro invasiva dell’uomo, è in forte ascesa in quattro Regioni: Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Sardegna.

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Offerta di lavoro per giovani ricercatori in Brasile

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Mais "induce al suicidio" pianta parassita

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PAC, De Castro: “Entrerà in vigore non prima del 2015”

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E’ nato "Agrinsieme": coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari

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Ruolo dei boschi in Italia

In Italia, come conseguenza del ritiro delle attività agricole, la superficie forestale si è estesa passando dal 21% del 1947 all’attuale 31% della superficie nazionale. Si tratta di un ampio rimboschimento naturale che è stato pagato con una riduzione della produzione agricola interna e con il parziale abbandono del presidio umano sul territorio; con tutte le implicazioni, anche strategiche, che ne derivano. Questi elementi di costo, tuttavia, sono compensati dalla speranza in un’intensificazione dei benefici pubblici del bosco.  
Tra le esternalità forestali, fa ancora molta presa sul pubblico la protezione contro le frane e, soprattutto, contro le alluvioni. Tuttavia, al quasi raddoppio della superficie forestale in Italia non sembra corrispondere un’attenuazione significativa di tali eventi catastrofici e luttuosi. 

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Storia dell’Agricoltura italiana

Nel 2003, ricorrendo il loro 250° Anno Accademico, i Georgofili pubblicarono un’opera in cinque volumi sulla “Storia dell’Agricoltura italiana”, colmando una lacuna editoriale che era fortemente avvertita avvalendosi del contributo di molti fra i più autorevoli studiosi della materia.
Grazie all’attenzione e all’ospitalità concessaci dal Presidente del Senato della Repubblica Sen. Prof. Marcello Pera, l’opera fu presentata per la prima volta il 14 gennaio 2003 in una Pubblica Adunanza della nostra Accademia presso la Sede del Senato.
Ricorrendo il 10° anniversario di quell’evento, desideriamo ricordare quell’opera che descrive la lunga storia della prima attività produttiva dell’uomo stanziale. Rivolgiamo anche un grato ed augurale saluto al nostro Accademico Onorario Sen. Prof. Marcello Pera.

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La "Salva Olio" Italiano diventa legge

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Svezia: grattacieli serra, nuova era dell’agricoltura

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Tempi dimezzati per registrare prodotti DOP, IGP e STG

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Nuove pubblicazioni dei Georgofili

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Nasce il coordinamento tra CIA, Confagri e ACI agroalimentare

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NATALE 2012 - Dai Georgofili a tutti i georgofili

A tutti coloro
     che amano la natura e sono spinti dalla curiosità di approfondirne le   conoscenze scientifiche;
    che hanno a cuore la razionale gestione delle fonti produttive rinnovabili della biosfera, cioè l’agricoltura;
   che si preoccupano di garantire la futura sicurezza alimentare dell’umanità, la tutela dell’atmosfera e dell’aria che respiriamo, la difesa del suolo coltivabile, il controllo dei dissesti idrogeologici, le nuove fonti energetiche, ecc., riconoscendo la portata globale di queste problematiche e adoperandosi per far comprendere la centralità strategica che vi riveste l’agricoltura;
   che cercano spiragli di ottimismo scrutando orizzonti più ampi e più avanzati.

A tutti costoro che quindi meritano, di fatto, l’aggettivo di georgofili (“amanti della terra”) desidero esprimere a nome dell’Accademia dei Georgofili viva solidarietà e sentiti auguri.
   Ci attende un anno impegnativo, il 260°, che sarà ufficialmente inaugurato il 16 aprile 2013 a Firenze, in Palazzo Vecchio. Fin da ora prego tutti i georgofili ed i loro Amici di memorizzare quella data e fare il possibile per trovarsi insieme in occasione del nostro più significativo incontro annuale.
    Grazie.
                                            Franco Scaramuzzi

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Palma nana morta per attacco di Punteruolo rosso. Un presepe significativamente allestito nello stipite scavato dal parassita.

Il Punteruolo rosso  delle palme, presente in Italia da circa un decennio, è ormai diffuso in quasi tutte le regioni dove ha causato la morte di migliaia Palme delle Canarie. Sporadicamente l’insetto infesta anche altre specie esotiche di palme coltivate e particolarmente gravi sono gli attacchi all’endemica Palma nana, della quale colonizza gli stipiti di piante annose in condizioni naturali (Riserva dello Zingaro) ovvero di quelle coltivate in aree urbane.
Una Chamaerops humilis, messa a dimora un decennio addietro in una aiuola spartitraffico del centro urbano di Catania, nello scorso mese di marzo ha manifestato i primi sintomi dell’attacco del Punteruolo ed è morta nel successivo mese di settembre. Lo stipite, scavato da decine di larve che vi hanno completato lo sviluppo, ha dato lo spunto per la realizzazione di un tradizionale presepe con una inusuale capanna.

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Cambiare coltivazione non può essere reato

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46° rapporto Censis: l'export agricolo traina il Paese

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Slogan salutistici sulle etichette: arriva il regolamento europeo

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CONAF-CRA: siglato protocollo per migliorare il trasferimento di ricerca e innovazione in agricoltura

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Importante apprezzamento per il lavoro dei Georgofili


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Alla ricerca di un nuovo dialogo tra città e campagna

“In epoca preindustriale tra città e campagna vi era continuità ecologica. I due diversi paesaggi si integravano armoniosamente. Questo fatto era la conseguenza della modesta dimensione territoriale e demografica dei centri urbani, della vicinanza dei campi coltivati e dei boschi alla città, della presenza all’interno dell’ambiente urbano di abbondanti spazi naturali . Una volta anche le maggiori città potevano essere attraversate a piedi; e l’aperta campagna che iniziava appena al di la delle mura, agevolmente raggiungibile d dal centro cittadino. La misura fisica delle città medioevali trovava il suo limite nella mobilità che le caratterizzava . Le città, dunque, beneficiavano dal punto di vista ecologico della influenza della campagna circostante e, inoltre, potevano contare sul patrimonio di verde produttivo e ornamentale che arricchiva il tessuto urbano” (V. Merlo, “Voglia di campagna, neoruralismo e città”, 2006).
Inoltre, nella situazione orografica italiana, numerosi sono i comuni di montagna e alta collina, nel passato isolati, a causa della mancanza di strade e della sola disponibilità di mulattiere e sentieri, impraticabili nella cattiva stagione. Per questo isolamento, costumanze, tradizioni, credenze, consuetudini alimentari si sono conservate a lungo, per l’assenza di facili comunicazioni, con centri abitati più sviluppati. Di conseguenza, la necessità dell’autosufficienza ha favorito un interessante sviluppo dell’artigianato locale, che ha impegnato risorse e mobilitato energie umane, ha inventato e realizzato processi produttivi nei mestieri più differenziati, in modo cosi capillare, tenace e persuasivo da spalmare profondamente l’intero territorio italiano, come è testimoniato dalla documentazione sul lavoro contadino, che a lungo ha rappresentato il vero concetto della multifunzionalità dell’agricoltura nel territorio. Purtroppo, con il continuo spopolamento della montagna, la testimonianza della civiltà contadina ha finito per scomparire.

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I fitofagi del nocciolo in Sicilia

In Sicilia i noccioleti occupano una superficie di circa 12.000 ha, diffusi nelle province di Messina (circa 10.000 ha) e di Catania (circa 1.200 ha). In tali agroecosistemi sono presenti numerose specie di artropodi fitofagi alcune delle quali possono richiedere specifiche misure di controllo demografico.
In particolare l’acaro Eriofide Phytocoptella avellanae Nal., è il fitofago più diffuso e dannoso ad alcune varietà, soprattutto nelle zone umide e nei giovani impianti, nei quali si rendono spesso necessari specifici interventi acaricidi. Altri fitofagi di interesse fitoiatrico sono alcuni emitteri Eterotteri tra i quali maggiormente diffusi in Sicilia sono le Cimici nocciolaie Gonocerus acuteangulatus (Goeze) e Palomena prasina L.
Il ricorso a reiterati interventi con insetticidi a largo spettro di azione per il controllo di tali fitomizi, che causano l’aborto traumatico o il cimiciato delle nocciole, può determinare alterazioni biocenotiche che favoriscono la pullulazione di fìtofagi di secondaria importanza, quali la cocciniglia Parthenolecanium corni Bouché.

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Importanza dell’epigenetica in campo agrario

Nel campo del miglioramento genetico delle piante agrarie, incluso l’uso degli OGM, importanti prospettive per aumentare la produzione alimentare, oggi sempre più pressante, è offerta dall’epigenetica, branca della biologia molecolare.

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Simbionti, una risorsa per il benessere delle piante e degli animali

La maggior parte di piante e animali ha sviluppato, nel corso della propria storia evolutiva, delle relazioni simbiotiche con microrganismi. La salute, e spesso la stessa sopravvivenza degli organismi superiori che ospitano simbionti microbici sono fortemente influenzate dalla composizione e dall’attività degli organismi che compongono il loro microbiota

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Con l'analisi del Dna stop alle contraffazioni dell’olio

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La serra solare rende potabile l'acqua salata

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“Ti scrivo Poesie”

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Consumo e tassazione dei terreni coltivati

Nel 1970, le terre coltivate (SAU) in Italia erano più di 18 milioni di ettari. Oggi si sono ridotte a meno di 13 milioni. Va aggiunta una ulteriore superficie di terreni agricoli, anche fertili, che gli agricoltori lasciano inutilizzati in quanto non riescono ad offrire redditi. D’altra parte, la nostra produzione agricola non è complessivamente sufficiente a soddisfare le esigenze nazionali ed il nostro Paese è sempre più costretto a colmare le carenze, con forti importazioni. Il Governo Monti ha recentemente approvato e poi già modificato un D.d.L. quadro per “frenare il consumo di terre coltivabili”. Ma non mancano ancora perplessità.
Come già dimostratosi con i criteri adottati per la conservazione del paesaggio agrario, non è né utile né possibile imporre agli agricoltori di coltivare i propri terreni anche quando non riescono più ad ottenerne un reddito. Prima di continuare sulla strada dei vincoli, occorrerebbe promuovere iniziative capaci di aiutare gli agricoltori a ridurre i costi e rendere remunerative le produzioni.
Un effetto del tutto opposto è stato invece determinato dagli attuali provvedimenti fiscali che hanno aggravato la situazione delle imprese agricole con la nuova imposizione patrimoniale IMU sui terreni e il contestuale aumento fiscale sui redditi, attraverso la rivalutazione del 15% dei parametri catastali, nonché con il divieto alle imprese agricole societarie di optare per una tassazione basata sui propri bilanci.

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Le due culture

Viviamo un momento di fusioni di ambiti disciplinari, che ci costringe a ripercorrere all'indietro una lunga e tortuosa strada di divisioni delle discipline "madri". Le Università si ricorderanno certamente il periodo, protrattosi per molto, in cui il processo più evidente era stato quello della scomposizione di una disciplina in tutta una serie di sottoaree che, pur dotate di un loro contenuto, potevano avere un senso per specialisti, ma poco ne avevano ai fini formativi. Clamoroso fu l'ampliamento del ventaglio didattico in ogni Facoltà, quando una disciplina, tradizionalmente insegnata da un solo docente, fu talmente suddivisa da generare plurimi  corsi d'insegnamento; si disse che quelli che un tempo erano soltanto i capitoli di libri che affrontavano una materia in maniera assolutamente unitaria, erano assurti a rango di disciplina autonoma.
Questo processo ha finito per mostrare alcuni scompensi sul piano  formativo; anche l'area della formazione universitaria agraria è stata influenzata da questa "specializzazione" culturale che anziché sottolineare i grandi temi portava, inevitabilmente, a dare rilevanza ai  dettagli. Come spesso accade, oggi si sta riflettendo su questi atteggiamenti e si stanno facendo passi indietro, aiutati anche dalla minor disponibilità di risorse finanziarie che ha costretto tutte le Istituzioni -e quindi anche quelle universitarie- a rimodulare le loro attività.
Quindi alcune fusioni disciplinari ormai le vediamo come buona cosa ed anzi più adatte ad una pedagogia che privilegi la formazione al posto della più semplice informazione.

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Qualità degli alimenti e salute

Dalla lettura svolta dal Dr. Ranalli il 29 novembre 2012, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali della Università di Pisa

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Protocollo di Intesa tra Accademia dei Georgofili e Accademia Italiana della Cucina

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Prosciutto di Parma e Grana Padano protetti in Cina

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Agenzia Ue, 63% habitat laghi e fiumi in cattiva salute

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Ogm: snobbati dall’ informazione, solo 61 notizie in 2 anni

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I terreni agricoli e l’IMU

Il particolare legame che unisce l’uomo alla terra fa sì che questa non possa considerarsi un bene come tutti gli altri e che ogni intervento che si attua sui rapporti che la riguardano susciti un interesse molto elevato. Fra le ragioni alla base di questa situazione si collocano l’irriproducibilità, e quindi la sua assoluta limitatezza, l’esclusività del possesso, la formazione del fenomeno della rendita sulla nuda terra, la  produzione di beni insostituibili nell’alimentazione. A ciò si aggiunge il fenomeno alla base delle teorie dei Fisiocrati e cioè che essa produce  ricchezza “nuova” dalle risorse naturali.  Nel momento in cui, sotto l’incalzare della crisi, il quadro normativo che la riguarda viene modificato, bisogna considerare che la terra nel mondo e in Italia ha sorretto l’aumento della popolazione e dei consumi, legato all’effetto demografico e all’effetto reddito.
Dopo la seconda guerra mondiale il tasso di crescita dei rendimenti produttivi ha superato quello dei consumi favorendo un miglioramento  dello stato alimentare del mondo grazie  agli incrementi di produttività  derivanti dallo sviluppo scientifico e tecnologico. Dai primi anni 2000 questo equilibrio sembra essersi guastato e la crisi ha accentuato questa realtà. La riduzione degli stock provocata dal rallentamento della produttività è stata esaltata dalla speculazione finanziaria che ha fatto crescere la volatilità e travolto la recente apertura dei mercati spingendo verso un ritorno al protezionismo e a politiche contraddittorie.
In Italia si assiste ad un aumento del carico fiscale sulla terra, in particolare attraverso l’Imu, come se fosse considerata esclusivamente sotto il profilo patrimoniale, trascurando gli investimenti incorporati in essa nei secoli e la finalizzazione produttiva. Allo stesso tempo la proposta di vincolare all’uso agricolo i terreni in base alla destinazione urbanistica, trascurando l’esatta coincidenza con l’uso produttivo, e di fatto impedendone la mobilità, rappresenta un intervento negativo e che costringe a mantenere a coltura le terre meno produttive oltre i limiti della convenienza economica. L’insieme di queste misure è contraddittorio, oltre che discutibile sotto molti aspetti. Un’analisi economica dell’aumento della tassazione indica che esso agisce incrementando i costi e quindi con un effetto di riduzione dell’offerta e di aumento dei prezzi, il contrario di ciò che servirebbe nell’attuale crisi, provocando altresì un allargamento del deficit della bilancia agricola e alimentare.

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Aspetti etici, sanitari e socio-economici del benessere e della tutela degli animali


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La Piralide delle Euforbie

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Protocollo di intesa fra Georgofili e Accademia Italiana della Cucina

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Antonio M. Tannoja, entomologo e agiografo del ‘700

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La produzione italiana di nocciole in calo del 30%

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Il rimboschimento naturale in Italia

In Italia, la Statistica Forestale del  1947 riportava  5.6 milioni di ettari  di boschi e ora (2005) l’Inventario Forestale  riporta  10,5 milioni di ettari.  La diversità di metodo rende impossibile seguire l’aumento delle singole coperture forestali e,  per seguire le cause del grande aumento bisogna andare per congetture.
Poco l’ effetto del rimboschimenti. Mettendo insieme le superfici attribuite alle specie esotiche e alle specie italiane presenti fuori dalle regioni di indigenato non si arriva a 400 mila ettari.  Forse c’è qualche cosa da aggiungere, ma certamente si è lontani da riempire  la differenza fra il 2005 e il 1947.  Per inciso,  la robinia, con 233 mila ettari, risulta la specie esotica  più diffusa in Italia, ma è anche noto che si tratta di una specie capace di diffusione spontanea.
L’effetto dell’espansione  spontanea  in campi o in castagneti da frutto in disuso è più evidente e suffragato anche da esempi macroscopici   come l’invasione  dell’acero montano e del frassino maggiore con altre  latifoglie  lungo le pendici marginali  delle Alpi e progresso del pino cembro nei pascoli abbandonati delle malghe.   Boschi di nuova formazione si individuano con sufficiente sicurezza  in tutti o quasi i 400 mila ettari che l’Inventario attribuisce agli arbusteti di clima temperato, a i betuleti, ecc.   I boschi del carpino nero,  ignorati dalla statistica del 1947, ora sarebbero  780 mila ettari, è facile, dunque che anche questa specie abbia conquistato  degli spazi.

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I Cinesi possono, gli Italiani no

La vicenda del Made in Italy o, meglio, del Made in Veneto, nel Lazio o in Molise, e l’atteggiamento della Commissione dell’Unione europea
richiedono qualche parola di commento e, se lo si consente, un
suggerimento, tanto più credibile perché proviene da chi ha da sempre
sostenuto che non è ragionevole, al di là delle DOP, IGP e dei tanti altri
segni distintivi riconosciuti dal diritto dell’UE, creare nuove indicazioni
d’origine; ed in linea astratta sono ancora convinto che questa sia la
soluzione giusta.
Ma il mondo non finisce ai confini europei, né l’Unione ha la forza
giuridica – e certo neppure quella diplomatica, per tacer d’altro – per far valere le sue ragioni; e così si assiste a un pullulare di marchi,
marchietti, bandierine tricolori, paesaggi napoletani e millanta altri segni
distintivi utilizzati da cinesi, nordcoreani, giapponesi, thailandesi e così
via – sono compresi anche, ed in prima linea, gli statunitensi – che
lasciano credere ai consumatori di tutto il mondo che comprando quei
prodotti, si mangi e beva “italiano”, ma anche si vesta e si usino auto
“italiane” grazie allo sfoggio, addirittura, di nomi propri di persona italiani
applicati ad una berlina prodotta in estremo oriente.
Se in questo ultimo caso il richiamo è subdolo, ma non completo, dato che la casa produttrice dell’autoveicolo è palesemente orientale – si sfrutta solo la nomea che Ferrari, Lamborghini, Alfa Romeo hanno o hanno avuto nel mondo – nel caso dei cibi l’inganno è molto più efficace, poiché la somma delle informazioni fornite in etichetta lasciano credere una origine che non c’è, o, quanto meno, richiamano uno stile di vita che è italiano anche grazie ai suoi alimenti, ma che italiano non è.

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Lotta contro le tignole delle derrate alimentari senza insetticidi chimici

La produzione delle materie prime agricole è stata già da tempo interessata da un processo di evoluzione che ha consentito l’applicazione su larga scala di metodiche ecocompatibili.
Analogamente ci si deve attendere che il processo di conservazione e trasformazione post raccolta avvenga con gli stessi criteri.
La necessità di questa impostazione è chiaramente emersa in occasione del IX Simposio su “La difesa antiparassitaria nelle industrie alimentari e la protezione degli alimenti” che si è svolto a Piacenza presso l’Università Cattolica nel settembre u.s.
Contributi che rispecchiano l’esigenza di un approccio ecologico alla produzione delle derrate e la trasformazione di materie prime nel post raccolta, sono stati presentati in diverse sessioni.
Un lavoro che scaturisce da esperienze pluriennali ed affronta la sostenibilità sia ambientale, sia sociale nel comparto agroalimentare, con riferimenti anche agli standard ISO attualmente già disponibili.
La sessione “Ricerche di nuovi mezzi chimici” si inserisce in un settore molto delicato della protezione degli alimenti, quello dell’utilizzo di prodotti antiparassitari che sempre più tendono ad essere rispettosi dell’ambiente e soprattutto ad essere tali da ridurre al minimo i rischi che comportano alla salute del consumatore.
Un approccio molto interessante è quello che studia l’utilizzo di prodotti naturali. Al simposio sono state presentate ricerche che hanno verificato l’efficacia dell’attività insetticida di estratti di piante come Scrophularia canina (FOTO). I risultati sono considerati molto promettenti.

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Riflessioni sugli OGM


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Dalla Commissione Europea un piano per la salvaguardia delle risorse idriche

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Finanziati dell’Unione Europea due progetti italiani per 6 milioni di euro

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Ddl Stabilità, agricoltura penalizzata

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La terra coltivata è strumento di produzione, non patrimonio da rendita

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Prodotti alimentari. Scomparsi i redditi per gli agricoltori

Il problema generale e più urgente da risolvere per la nostra attuale agricoltura è rappresentato dalla difficoltà di conseguire un reddito sufficiente a sopravvivere. Lo stesso Ministro Catania ha recentemente riconosciuto che questa è oggi la battaglia prioritaria da vincere. Nessuno può pretendere che gli agricoltori continuino a svolgere i loro vari ed importanti ruoli multifunzionali di interesse pubblico (non soltanto produttivi), senza trarne un reddito proporzionato al proprio impegno. Né si può pretendere, a queste condizioni, un ritorno al lavoro dei campi, neppure di coloro che lo avevano lasciato per migrare nei centri industriali e che oggi si ritrovano disoccupati.
Un’importante iniziativa è stata avviata dalla UE per concordare e realizzare una organizzazione regolamentata dalle filiere agro industriali. Si pensa che il valore aggiunto finale dell’intera filiera possa essere distribuito in modo più equo, per riequilibrare i redditi di tutti gli addetti alle diverse imprese che la compongono, appunto dal campo al consumatore. Cito questa iniziativa, solo come un esempio di ciò che una lungimirante visione del futuro dovrebbe suggerire a tutte le componenti delle filiere.
Naturalmente, si dovrebbero cercare anche altri possibili interventi immediati, a cominciare da una revisione delle imposizioni fiscali insostenibili, quali l’IMU sui terreni coltivati, come se fossero beni patrimoniali da rendita, anziché strumenti indispensabili per conseguire un reddito da lavoro produttivo.
Tutto ciò dipende dall’atteggiamento che il mondo politico riserverà all’agricoltura e dalla nostra capacità di far capire l’importanza strategica del settore, destinata a crescere nel prossimo futuro globale.

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Il ficodindia e la mosca della frutta

Il ficodindia, Opuntia ficus indica, è stato introdotto, alla fine del ‘500, dall’America in Italia dagli Spagnoli allo scopo di allevare la Cocciniglia del carminio (Dactylopius coccus) dalla cui emolinfa si ottiene un pregiato colorante naturale. La Cocciniglia non si è acclimatata nei nostri ambienti mentre la sua pianta ospite si è ampiamente diffusa divenendo uno degli elementi più caratteristici del paesaggio siciliano. Le bacche spinose, di colore bianco, giallo o rosso, delle tre varietà coltivate, un tempo destinate prevalentemente ai mercati locali, trovano attualmente sempre più ampi consensi anche nei mercati internazionali. Pregiati sono i frutti, denominati “bastardoni” o “scozzolati”, ottenuti dalla seconda fioritura indotta con la eliminazione meccanica della prima fioritura dalla quale derivano i meno pregiati frutti “agostani” o “latini”. La polifaga Mosca mediterranea della frutta (Ceratitis capitata), che infesta i frutti di oltre 250 specie vegetali, nel periodo di maturazione dei “bastardoni”, raggiunge le più alte densità di popolazione e gli adulti si trasferiscono in massa sulle piante di ficodindia, soprattutto in prossimità di pescheti, ovvero di piante di kaki o di fico.

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2012: anno nero per il Fagiolo di Lamon

I prodotti tipici con produzioni locali non ancora industrializzate rappresentano una risorsa di rilevante importanza economica, ambientale e soprattutto culturale.
Il fagiolo di Lamon, IGP, coltivato da secoli nella provincia di Belluno, secondo rigorose tradizioni che sono state inserite nel disciplinare di produzione, è certamente un esempio tra i più conosciuti ed è apprezzato ben oltre i confini regionali e nazionali.

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Macchine agricole, avanti tutta sui mercati esteri

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Scoperte cause genetiche di resistenza a fitofarmaco

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Istat: la specializzazione premia le aziende agricole italiane

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Convegno: “Agricoltura domani” - Riflessioni sulla ricerca e l’innovazione

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Ulteriori conoscenze di base su Pseudomonas syringae pv. actinidiae (PSA)

Da una collaborazione tra il Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (C.R.A.) -Unità di ricerca per la Frutticoltura di Caserta (Milena Petriccione, Ilaria Di Cecco, Marco Scortichini) e il Consiglio Nazionale delle Ricerche -I.S.P.A.A.M di Napoli (Simona Arena, Andrea Scaloni), è stato recentemente pubblicato sul prestigioso Journal of Proteomics un importante studio di base sull’interazione tra Pseudomonas syringae pv. actinidiae (PSA), agente causale del “cancro batterico” del kiwi, e la pianta-ospite (Actinidia chinensis).

Lo studio evidenzia, per la prima volta, quali proteine sono coinvolte durante l’infezione sistemica del batterio all’interno del ramo.

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Cambiamenti climatici e zootecnia

Il bacino del Mediterraneo è considerato una delle zone maggiormente vulnerabili ai cambiamenti climatici e, in assenza di strategie di mitigazione e adattamento, subirà gli effetti più pesanti del riscaldamento globale dell’atmosfera.
Numerose ricerche hanno peraltro già stabilito che in Europa la stagione primaverile-estiva si è allungata, oltre ad essersi anticipata di 2,5 giorni rispetto al passato e questo determina degli effetti anche sulle attività agropastorali ed in particolare sulla zooteecnia. Le temperature elevate infatti influenzano negativamente sia l’attività produttiva che le performance riproduttive, soprattutto degli animali di grande mole come bovini e suini, in quanto una buona parte dell’energia derivante dagli alimenti viene spesa per mantenere costante la temperatura corporea e non viene, quindi, destinata alle altre attività (produzione di latte, accrescimento, gravidanza, ingrassamento etc.).
Esistono peraltro molti indici biometeorologici che possono essere utilizzati per valutare gli effetti del caldo sul bestiame e tra di essi il più utilizzato è il Temperature Humidity Index (THI) che combina i valori di umidità e temperatura per fornire delle scale di rischio. Studi recenti evidenziano come nel 2040 si registrerà un deciso incremento di tale indice sulle regioni che si affacciano sul mediterraneo, in particolare Francia meridionale, Italia, Spagna e Grecia ma tale aumento riguarderà anche parte dell’Europa Centrale.

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Gli insetti utili in agrumicoltura

Delle oltre 180 specie di cocciniglie segnalate su agrumi, alcune sono dannose in molte aree di coltivazione. Circa venti sono quelle presenti in Italia, ma il loro numero è destinato ad aumentare per l’accidentale introduzione di specie esotiche sia originarie dell’area d’indigenato degli agrumi che da altri ambienti in cui i Citrus sono stati diffusi.

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Difendere l’agricoltura

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Scoperta una nuova varietà di olivo sull’isola di Gorgona

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Latte: decimate le stalle italiane

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La ricerca genetica per la sicurezza alimentare

La Scienza genetica è impegnata a studiare e scoprire i meccanismi biologici con i quali gli organismi viventi si sono evoluti naturalmente, producendo quella ricca biodiversità della quale siamo lieti di poterci avvalere. Di fronte alla immanente esigenza di raddoppiare le complessive produzioni mondiali di alimenti, entro la metà di questo secolo, non possiamo rinunciare ad usare queste nuove conoscenze, cercando di imitare la natura, per creare al più presto nuovi organismi capaci di adattarsi ad ambienti pedoclimatici più difficili e di resistere alle avversità sanitarie, offrendo allo stesso tempo prodotti maggiori e migliori. Forse siamo già in ritardo per riuscire in tal modo a garantire per tempo la sicurezza alimentare globale.
I Paesi più lungimiranti, destinano alla ricerca scientifica maggiori investimenti. Nel nostro Paese, invece, anche i princìpi della “precauzionalità”, concettualmente ineccepibili, vengono applicati in modo inaccettabile. Questo è il caso degli OGM, nei confronti dei quali viene adottato un eccezionale ostracismo preconcetto, dichiaratamente mirato a impedirne comunque la coltivazione e giungendo persino a vietare la prosecuzione delle ricerche in corso. Tutto ciò sapendo bene che queste piante stanno ormai diffondendosi con successo in tutto il mondo, anche in Paesi europei a noi vicini, che importiamo e usiamo notevoli quantitativi di loro prodotti e che la Scienza, libera ed universale, continuerà comunque a progredire altrove, anche in questo settore della genetica, con lo sviluppo delle sue applicazioni tecnologiche, sempre sotto il razionale ed etico controllo “precauzionale”.
Ogni nuova acquisizione scientifica può essere considerata valida solo se ripetibile. Ha avuto molto risalto mediatico una recente ricerca francese (cfr. nota di Amedeo Alpi sull’ultimo numero di Georgofili.INFO del 24 ottobre u.s.) pur non avendo ancora questo requisito essenziale.

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Corsa alla terra

Dalla lettura che si è svolta a Milano l’8 ottobre 2012, organizzata dalla sezione Nord- Ovest dei Georgofili con la Società Agraria di Lombardia e l’Accademia di Agricoltura di Torino

L’attuale crisi alimentare, con tre impennate dei prezzi in soli cinque anni, è un fenomeno complesso e a cui il mondo giunge impreparato e, sostanzialmente, con strumenti interpretativi ed operativi inadeguati. Ad una componente endogena al sistema agricolo mondiale e che trova la sua espressione più facilmente rilevabile negli squilibri fra domanda e offerta, si sovrappongono fatti e comportamenti che tendono ad offuscare i problemi di fondo per metterne in evidenza altri, incidenti sull’agricoltura, ma generati da fatti ad essa esterni.
Il fenomeno dell’accaparramento di terreni agricoli nei paesi del terzo mondo è evidente in particolare in Africa, dove paesi emergenti come la Cina, la Corea del Sud e paesi produttori di petrolio vincolano grandi estensioni di terre produttive, acquistandole o con contratti di lunga durata, per assicurarsi un’offerta alimentare dimensionata sui prevedibili fabbisogni a breve termine.  Un fenomeno che, insieme alla volatilità dei mercati ed alle incursioni della speculazione finanziaria, dà luogo ad interpretazioni contrastanti ma emette segnali inequivocabili.

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Lo stretto rapporto tra agricoltura e giardino

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Diamo valore al bosco e non alle sue ceneri

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Raddoppia export pasta in Cina ( 113%)

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Fao: 22% di varietà zootecniche a rischio

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Master “PROGETTAZIONE DI GIARDINI, PARCHI E PAESAGGIO” all’Università di Torino

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La produzione di alimenti primari

La nostra agricoltura continua a perdere consistenza e considerazione, senza che nessuno manifesti preoccupazione. Neppure per come potremo assicurarci il futuro approvvigionamento degli essenziali prodotti alimentari primari. Sottovalutare l’agricoltura è un errore che stanno commettendo in molti, non solo chi crede (per condivisibile fede nella Provvidenza) che gli alimenti primari nascano come funghi e siano sempre disponibili sul mercato mondiale.
La forte crisi, non soltanto economico-finanziaria, che stiamo attraversando coinvolge l’agricoltura così come tutte le attività produttive per le quali si sta cercando di riavviare una “crescita” del reddito, puntando sulla innovazione e la competitività. Ma le disattenzioni e le discriminazioni nei confronti specifici dell’agricoltura risalgono ormai a diversi decenni e continuano a persistere. Richiedono quindi un esame più profondo, che consideri anche le sue cause ideologico-politiche.
Nessuno può ignorare che, di fronte al previsto forte aumento della popolazione mondiale e delle sue esigenze nei prossimi decenni, la FAO ha autorevolmente evidenziato la necessità di raddoppiare l’attuale complessiva produzione mondiale di alimenti entro il 2050. Tutti i Paesi, nessuno escluso, sono quindi chiamati a tutelare almeno la propria attuale superficie agraria disponibile e incrementarne le produzioni unitarie. Allo stesso tempo, devono sentirsi eticamente impegnati a ridurre le proprie non indispensabili importazioni alimentari dal mercato globale, oltretutto inaffidabile ed inquinato da speculazioni, già dimostratesi capaci di generare perniciosi “tsunami” finanziari.

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OGM: sensazionalismo o ponderatezza?

Talora "filtrare" la notizia con grande serietà, dovrebbe rappresentare la prima preoccupazione dei "media", ma non sempre le cose di questo mondo vanno nella maniera auspicata.
Infatti, durante le ultime settimane molte notizie, forse troppe, sono state fornite dai più diversi organi di comunicazione, circa la  sperimentazione effettuata da un gruppo francese sulla presunta tossicità di una pianta transgenica per il carattere della resistenza all'erbicida glifosate.
L'impatto di tali notizie sull'opinione pubblica di tutta Europa è stato enorme. Questa volta, però, c'è stata una immediata risposta da parte della comunità scientifica. L'autorità competente per l'Europa, l'EFSA, ha avviato una lunga procedura con la quale si ripromette di verificare ogni fase della sperimentazione francese, perché le prove eseguite hanno incredibili difetti sul piano procedurale.

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Le macchine a vapore in agricoltura

Dall'intervento svolto in occasione della Giornata di Studio su "Il vapore e la meccanizzazione: rivoluzione, innovazione, evoluzione" (19 ottobre 2012)

La pentola a pressione di Denis Papin (1679) ha consentito di concepire le soluzioni meccaniche atte a utilizzare l'energia che si sviluppa nel passaggio di stato dalla fase liquida a vapore; è però allo scozzese James Watt che va il merito, dopo circa novanta anni, di avere ideato il motore a vapore. Motore che, nel corso del 1800 ha trovato applicazioni nel trasporto (su strada, per ferrovia e per acqua) e nell'industria (del tessile e delle fonderie)
In agricoltura l'800 è il secolo in cui si ha il graduale passaggio dal lavoro manuale e animale a quello meccanico fornito dall'energia del vapore, dando così l'avvio al processo di meccanizzazione agricola che si svilupperà nel secolo successivo, con altri sistemi di propulsione.

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Malattie delle piante che segnarono la storia

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L'agricoltura può assorbire 200mila disoccupati. Ma Fornero nega gli sgravi.

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Un anno di fuoco

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Il pomodoro senza segreti

Il genoma del pomodoro coltivato e del suo antenato selvatico, Solanum pimpinellifolium, è stato sequenziato dal Tomato Genome Consortium (TGC), composto da un gruppo di oltre 300 scienziati provenienti da quattordici paesi che dopo circa nove anni di lavoro, e comunque in anticipo sui tempi programmati, ha svelato la mappa del suo Dna.  L’Italia ha fatto parte del TGC fin dalla sua fondazione (2003) e ha fornito un contributo fondamentale per la guida del progetto internazionale per la produzione e l’analisi dei dati di sequenza nonché la stesura del manoscritto.  Questo importante risultato avrà un grosso impatto nel miglioramento genetico di questa specie sia per quanto riguarda la produzione sia per quanto riguarda le resistenze agli stress.
L’ottenimento di nuove conoscenze nel settore della regolazione delle risposte della pianta di pomodoro a differenti stimoli ambientali, quali stress biotici (funghi, insetti, virus, ecc.) ed abiotici (siccità, alte temperature, ecc.), nonché la comprensione delle interazioni geniche che controllano la qualità, la maturazione e la conservazione della bacca, sono solo alcuni dei risultati che potranno essere conseguiti.
Il pomodoro rappresenta una specie molto importante per l’agricoltura nazionale e mondiale ed è, allo stesso tempo, anche una pianta modello per studi di genetica e genomica in quanto, appartenendo alla famiglia delle Solanacee (che comprende la patata, il peperone e la melanzana, ma anche piante ornamentali o medicinali come la petunia, il tabacco, la belladonna e la mandragola), consentirà di utilizzare la sequenza come riferimento per le altre Solanacee coltivate, per studi di genomica comparativa sia all’interno della famiglia sia con altre piante di interesse agronomico.

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In crescita la produzione in vitro di piante di qualità

Un recente censimento, condotto dal CNR-IVALSA in occasione del 2° Convegno Nazionale sulla Micropropagazione, ha evidenziato come, nel nostro Paese, la produzione annuale di piante da micropropagazione (propagazione in vitro) sia in costante crescita; aspetto questo felicemente in controtendenza rispetto a quanto accade per altri comparti del settore vivaistico. L’attuale produzione sfiora i 29 milioni di piante acclimatate, con un progressivo incremento negli ultimi 4 anni di oltre un milione di piante per anno. I fruttiferi micropropagati, in particolare, superano oggi i 20 milioni di piante, tra portinnesti e varietà, con un incremento di oltre 3 milioni di piante prodotte nell’ultimo quinquennio

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La strategia del pane

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Resistenza delle piante coltivate allo stress idrico

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L'agricoltura perde gli sconti

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Italia: ogni anno 6 milioni di tonnellate di cibo in eccesso

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Convegno su "Sostenibilità ambientale degli effluenti di allevamento di suini"

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Il difficile governo del territorio

Dalla lettura svolta dal Prof. Gurrieri all’Accademia dei Georgofili il 9 ottobre 2012

Gli ultimi decenni sono stati fecondi di neologismi, di nuove locuzioni, di ridefinizioni  nominalistiche  che hanno interessato il passaggio dalla disciplina urbanistica alla pianificazione territoriale, al “governo del territorio”.
Il procedere per normative additive (in beffa al singolare ministero per la semplificazione che si volle qualche tempo fa), quella concertazione responsabile delle competenze per governare il territorio è ancora ben lontana da esprimere linee chiare, applicabili e oggettivamente percepibili.
Il “governo del territorio”, frantumato fra stato, regioni, province, comuni, si è fatto sempre più inutilmente complesso, insidioso, malcerto. Ora si guarda alle “città metropolitane”, ma il pericolo è che si rischi l'ennesima addizione di competenze e di norme, il cui ultimo esito potrebbe fatalmente essere la conflittualità permanente fra soggetti pubblici, con la paralisi irreversibile di ogni prospettiva di conduzione organica, cioè di governo del territorio.
L'ultima voce, nella desertificazione ontologica della nostra “terrestrità” - per usare un termine caro a un grande poeta come Mario Luzi – è l'ipotesi del ministro delle politiche agricole alimentarie forestali che, ancora una volta, mi pare, sembra peccare di ingenuità rispetto all'aggressività e al permessivismo edificatorio di gran parte dei soggetti pubblici preposti alla programmazione/interdizione dell'edificazione in terreni agricoli.

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Nella meccanizzazione del futuro c’è spazio anche per i droni

Le macchine agricole che vengono oggi costruite per i paesi industrializzati, oltre ad avere prestazioni e capacità di lavoro elevati, sono più confortevoli e sicure non solo per l’uomo ma anche per l’ambiente.
Ciò a partire dalla macchina principe che è la trattrice. L’introduzione dell’ ISOBUS, il sistema di comunicazione standard a norma ISO 11783, ha portato all’inserimento nella cabina di veri e propri computer di bordo che supervisionano la macchina e supportano il conducente. Ogni attrezzo (spandiconcime, seminatrice ecc.), compatibile con lo standard, può così essere controllato automaticamente.
Anche l’introduzione della robotica sta avanzando. Si va dagli ormai affermati robot di mungitura che non si limitano ad eseguire questa operazione ma sono anche in grado di rilevare i calori, calcolare alcune caratteristiche del latte, pesare gli animali, ai robot impiegati nelle serre. Si tratta di soluzioni dove i confini d’azione sono ben definiti, ma anche per i lavori di pieno campo si è sulla buona strada. In un futuro non lontano si potrebbero avere unità operative costituite da unità volanti, i droni, e robot a terra che vengono da questi comandati.

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Inizio della stagione oleicola

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La cocciniglia farinosa dell’Agapanto

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I fitofarmaci in agricoltura sono diminuiti

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Accordo Ue-Marocco: pesanti conseguenze per i prodotti made in Italy

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Cala ancora la produzione di cereali nell'Unione Europea

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Estate 2012: non solo caldo e sete ...

Se queste possono essere considerate le ‘prove generali’ del cambiamento climatico in atto, vi sono motivi di forte preoccupazione. Infatti, i futuri scenari climatici, con aumento delle temperature e riduzione della piovosità estiva (e, quindi, incremento di radiazione solare), possono compromettere le faticose iniziative messe in atto dai decisori politici per ridurre l’emissione di inquinanti precursori dell’ozono: la nostra collettività dovrà prepararsi ad affrontare situazioni critiche di inquinamento dell’aria sempre più pericolose.

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L’impiego degli idrolizzati proteici di origine vegetale nei vigneti della Valpolicella

Nel comune di Fumane in Valpolicella sulla varietà Corvina, importante vitigno base per la produzione del vino Amarone, sono stati utilizzati quattro idrolizzati proteici a base vegetale di nuova formulazione. I diversi idrolizzati proteici hanno consentito di incrementare in maniera ridotta la produzione, considerato peraltro effetto positivo per un’uva destinata a produrre un vino di eccellenza, ma di aumentare la dotazione in polifenoli e antociani e di ridurre lo stress idrico, cui le piante di vite erano affette .

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Aumentare la produttività del riso: si può, grazie alla genetica

Un team di ricercatori dell'Università Statale di Milano, in collaborazione con ricercatori nelle Filippine e in Giappone, ha individuato il gene che aumenta del 20% la produttività del riso. Il lavoro è stato pubblicato su Nature.

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Ocse, sostegni pubblici all’agricoltura ai minimi storici

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Il G20 convoca un summit di emergenza sui rincari alimentari

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Mais a rischio raccolti per siccità e aflatossine

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Attività e terre agricole: solo il reddito può tutelarle

Il disegno di legge sulla valorizzazione delle aree agricole e il contenimento del consumo dei suoli, pur accolto dal consenso quasi unanime, suscita qualche riflessione meno immediata, a partire dal fatto che non è un decreto legge, ma di una norma che sarà legge con i consueti tempi parlamentari, difficilmente prima delle elezioni. Le riflessioni sono di diverso genere. La prima nasce dalla logica ispiratrice che ritenevamo estinta: quella delle leggi sulle terre incolte e mal coltivate, impregnata di un vetero statalismo che non diede alcun risultato concreto né potrebbe farlo ora. Senza dubbio il problema è incrementare la produzione agricola, ma il risultato non si ottiene vincolando i terreni all’uso agricolo, ma puntando agli incrementi di produttività, tutt’altra logica come si può intendere. Un altro aspetto attiene alle competenze sul territorio che non sono statali, ma delle regioni e da queste delegate alle istituzioni locali, giustamente in una logica di sussidiarietà. Come possa lo Stato decidere l’ammontare dei terreni agricoli e poi ripartirlo rimane molto incerto, anche perché il riferimento alle aree classificate agricole non esaurisce tutte le situazioni ed, anzi, unito al resto, fa prevedere un colossale e paralizzante contenzioso ad ogni livello. Ci si chiede chi e perché  possa decidere dove fare agricoltura in un sistema economico come il nostro, con la proprietà privata tutelata dalla Costituzione, e certamente la risposta è incerta e quindi opinabili le misure. Il vincolo ex post sui terreni di chi ha ottenuto sovvenzioni diventa una gigantesca camicia di forza, incompatibile con i meccanismi della Pac basati sulle persone e non sui suoli. Ma la conclusione è ancor più paradossale: insieme ai terreni, vincoleremo anche gli agricoltori condannati a proseguire un’attività anche se vogliono cambiare.

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TROPPO POTERE, ECCO LE CONSEGUENZE

Riportiamo un articolo del cav. del lav. Dott. Antonio Patuelli, nuovo membro del Consiglio accademico dei Georgofili, che offre una chiara valutazione della realtà creata nel nostro Paese con l’istituzione delle Regioni. Riteniamo che meriti la massima attenzione e riflessione, anche perché le competenze sull’agricoltura sono state le prime ad essere trasferite dallo Stato alle Regioni, quindi ormai per lungo tempo, con conseguenze che hanno contribuito a determinare l’attuale difficile situazione e a diffondere disorientamenti nel mondo agricolo.


I gravi scandali delle Regioni impongono un’impennata etica, ma anche una riflessione sui poteri delle Regioni che sono stati ampliati a dismisura dalla riforma costituzionale del 2001. Infatti, lontani dalle mode e dai preconcetti, occorre valutare l’esperienza dell’applicazione più che decennale del nuovo ‘Titolo Quinto’ della Costituzione che ha rivoluzionato i rapporti tra Stato e Regioni. In particolare va riesaminato l’art. 117 della Costituzione che ha ribaltato il principio dell’originario testo della Carta fondamentale della Repubblica dove venivano elencate le competenze delle Regioni, lasciando tutte le altre allo Stato.

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Il punteruolo nero, una minaccia per le ornamentali

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L’olivo e l’olio negli studi dei Georgofili

Su questo argomento è stata allestita in Accademia una mostra, dal 19 settembre al 5 ottobre 2012

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Agricoltura al centro dello sviluppo sostenibile

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ISTAT: Italia al primo posto in Europa per riconoscimenti DOP, IGP, STG

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De Castro: la nuova PAC rischia slittamento al 2014

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L’Europa non smetta di perseguire la sicurezza alimentare

La nuova riforma della PAC, che pure è stata accompagnata da documenti della Commissione che si sono preoccupati di raccogliere le molte istanze provenienti dal “basso” che hanno evidenziato la necessità di non abbandonare la food security, perno indispensabile di ogni politica agricola, non sembra, in realtà, muoversi in questa direzione, dato che il nuovo progetto di regolamento ha posizioni che non si discostano troppo, sotto questo profilo, da quelli del 2003 e 2009, anzi sembra essere ancora più ambientalista e meno interessato alla produzione.
Invece, l’UE, grande potenza economica, anche se con i piedi politici d’argilla, è nella necessità di praticare una politica agricola che favorisca le eccedenze, considerando almeno tre problemi che colpiscono gli Stati membri, anche se apparentemente non tutti in modo egualmente diretto:
    
1)    la necessità di affermarsi come forza stabilizzante di un pianeta che, fra guerre e lotte intestine a molti stati per il potere, è ben lungi dall’essere in pace;

2)    la necessità di evitare di essere occupata da una massa pacifica, ma irrefrenabile, di disperati che con ogni mezzo cercano di raggiungere territori nei quali non si patisca la fame e la sete;

3)    la necessità di promuovere uno sviluppo interno per dare occupazione ai suoi giovani, in particolare.

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Il Verdicchio, un vino unico

Il testo è una sintesi dell’intervento svolto dal Prof. Frega nel corso della lettura “Il Verdicchio, semplicemente unico”, che si è svolta ad Ancona il 16 settembre u.s.

Il Verdicchio deve la sua unicità, rispetto agli altri vini bianchi, perché risulta molto ricco dell’etilestere dell’acido caffeico (etilcaffeato), sostanza fenolica ad azione antiossidante. La scoperta, che è stata fatta conoscere al mondo scientifico nel 2009, è il risultato di ricerche condotte dalla Facoltà di Agraria e quella di Medicina dell’Università Politecnica delle Marche ed ha procurato riconoscimenti a livello internazionale al Prof. N.G. Frega e suoi collaboratori.

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Il Governo approva il disegno di legge per fermare il consumo di suoli agricoli

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Ue: abolita l’etichettatura facoltativa sulle carni bovine

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L'ingegneria genetica per combattere la mosca delle olive?

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La siccità USA determinerà una contrazione dell’offerta cerealicola mondiale

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A Firenze torna EXPO RURALE dal 20 al 23 settembre 2012

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Il dilemma shakespeariano sulla scelta transgenica

Nonostante l'argomento sia stato ampiamente dibattuto, riteniamo opportuno qualche sottolineatura perché anche alcune riviste di grande rilevanza scientifica continuano ad ospitare articoli critici sugli organismi transgenici, e quindi sulle piante transgeniche, che hanno avuto una enorme diffusione nel mondo (160 milioni di ha nel 2011).
L'argomento maggiore a favore degli organismi transgenici si basa sulla constatazione che le mutazioni accadono normalmente e spontaneamente in natura. L'uomo usando mutageni chimici o fisici può ulteriormente favorire questi eventi. Le biotecnologie ci possono mettere nella condizione di alterare un singolo paio di basi nella complessa struttura del DNA degli organismi. ...
... nonostante l'intenso lavoro di miglioramento genetico, soprattutto condotto negli ultimi cento anni, ricorrendo anche all'ausilio di radiazioni o di mutanti chimici, non si è mai constatata la presenza di una tossina o di un allergene o comunque di una qualche sostanza che non fosse nota in precedenza. ...
Evidentemente argomentazioni simili a quelle sopra riportate devono essere state alla base della decisione recente della Corte di Giustizia Europea, che ha ingiunto all'Italia di recedere dal proposito di darsi proprie regole per l'approvazione della coltivazione degli organismi transgenici.

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Il mondo è più vicino di quanto non si pensi ad una crisi alimentare

Benvenuti nella nuova geopolitica della scarsezza alimentare. Con l’assottigliarsi delle provviste andiamo verso un’era alimentare, un’epoca, in cui ciascun paese farà per sé.
Dal punto di vista alimentare, il mondo è nei guai. Ma non sembra che i leader politici abbiano colto la portata di quello che sta accadendo.
I progressi nella riduzione della fame degli ultimi dieci anni si sono invertiti. Se non ci muoviamo rapidamente per adottare nuove politiche sulla popolazione, l’energia e l’acqua, l’obiettivo di sradicare la fame resterà tale.
Il tempo sta finendo. Il mondo potrebbe essere molto più vicino a un’ingestibile carenza di cibo - piena di prezzi in aumento, dilaganti disordini per il cibo e definitiva instabilità politica - di quanto la maggior parte delle persone creda.

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Per la consigliera scientifica dell’UE gli OGM non sono rischiosi

Gli organismi geneticamente modificati non sono più pericolosi dei loro equivalenti convenzionali, ha affermato in una intervista esclusiva a “Euractiv” Anne Glover, la direttrice del Consiglio scientifico della Commissione europea, chiedendo ai paesi che si oppongono all’uso degli OGM di dimostrare la loro dannosità.

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Diventare come una sequoia

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Frutti antichi in punta di pennello: corso di acquerello botanico con Maria Rita Stirpe

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La patata dolce che salva la vista

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La nuova sfida energetica del petrolio

Uno studio di Leonardo Maugeri, ex dirigente ENI, ripreso da George Monbiot sul "Guardian",ha recentemente portato l'attenzione sul fatto che la fine del petrolio non sarebbe vicina. Questo studio contrasta con l'opinione largamente condivisa da molti studiosi ed esperti che invece ritengono che il "picco del petrolio", cioè l'inizio del declino delle riserve mondiali, sia già stato, o sta per essere raggiunto. Che cosa è successo? Che cosa ha portato a questa inversione di tendenza?
La risposta viene dagli investimenti e dai risultati che si stanno ottenendo con l'impiego delle nuove tecnologie nella ricerca del petrolio non convenzionale.
La tecnologia della perforazione orizzontale e della frantumazione idraulica e chimica a cui vengono sottoposti gli scisti di Bakken in Nord Dakota dovrebbe consentire di estrarre petrolio e gas in grande quantità.
Secondo la Energy Information Administration degli USA, quasi la metà del greggio che l'America consuma  entro la fine di questo decennio sarà prodotta in casa. Altri analisti sostengono che entro il 2023 gli Stati Uniti esporteranno più energia di quanto ne importano. La trivellazione orizzontale e il fracking, ma soprattutto gli alti prezzi del barile, stanno rendendo convenienti gli investimenti per questo tipo di estrazione. La produzione in North Dakota è già passata dai 100 mila barili al giorno del 2005 ai 550 mila al giorno del gennaio 2012.

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Rischi per l’operatore e per l’ambiente durante i trattamenti nel vigneto

Il testo è una sintesi della relazione presentata nel corso del workshop sulla sicurezza del lavoro nella filiera viticola-enologica, che si è svolto a Ragusa lo scorso 3 settembre 2012

I progressi nella prevenzione dei rischi per i lavoratori e per l'ambiente hanno avuto inizio negli anni '60. Il primo incontro sulla "Meccanizzazione in collina" è stata tenuto dall’ Accademia dei Georgofili nel 1959. Gli altri congressi fondamentali su "La sicurezza in materia di lavori agricoli", sono stati organizzati da ENPI (Ufficio Nazionale per la Prevenzione Infortuni) nel 1966 e 1967. Molte ricerche sono state sviluppate da allora fino ad oggi concentrate su questi aspetti della sicurezza, anche nel settore della viticoltura. Di grande rilevanza sono stati i miglioramenti sul lavoro ottenuti nella viticoltura intensiva, in cui sono state sviluppate soluzioni ed attrezzature innovative in grado di agevolare le operazioni in zone impervie o di difficile accessibilità, consentendo di incrementare i livelli di sicurezza per gli operatori anche in queste attività agricole marginali.
Negli ultimi anni, la necessità di ridurre gli impatti ambientali dell'agricoltura,ha contribuito allo sviluppo di nuove tecnologie per l'ottimizzazione delle colture e la riduzione delle emissioni chimiche. A tal proposito, le recenti norme e regolamenti specifici introdotti per tutte le Nazioni Europee richiedono nuovi approcci di gestione, volti alla salvaguardia della salute dei lavoratori e dell'ambiente.

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FAO: La siccità obbliga a gestire meglio le risorse idriche per salvaguardare la sicurezza alimentare

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Vino: in vigore il nuovo decreto sull’etichettatura e la presentazione di Dop e Igp

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Miele italiano in crisi, fra il calo delle produzioni e la minaccia cinese

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Ecco come l'olio di oliva extravergine previene le malattie degenerative

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Anno nero per le castagne, cali generalizzati dell'80%

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Alla ricerca di una disciplina giuridica del giardino storico: da “verde urbano” a “bene culturale e paesaggistico”

“Uno spazio progettato dall’uomo con finalità in primo luogo, ma comunque non esclusivamente, estetiche a cui si riconosce un interesse pubblico, conferitogli dalle sue caratteristiche artistiche e/o dalla rilevanza storica”. In questi termini il Ministero per i Beni e le attività culturali ci prospetta la nozione di giardino storico che racchiude in sé quella profonda valenza culturale ricorrente nelle definizioni che dello stesso ci offrono la Carta dei Giardini storici, detta anche Carta di Firenze, e la Carta italiana dei giardini storici, documenti non dotati di valenza giuridica, ma che contengono una serie di raccomandazioni mirate alla corretta gestione di questa peculiare tipologia di giardino, sull’onda del rinnovato interesse che quest’ultimo, per lungo tempo degradato a mero verde urbano, nella considerazione dei progettisti e degli urbanisti, ha suscitato a partire dagli anni settanta del secolo scorso.
La valenza culturale del giardino storico conduce il giurista a inquadrare il tema sullo scenario legislativo contemporaneo, in stretta assonanza con quello del paesaggio, alla luce della moderna concezione di quest’ultimo come bene culturale, formalizzata nella Convenzione europea del paesaggio e adottata dal legislatore italiano nel Codice dei beni culturali e del paesaggio (c.d. Codice Urbani).

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Uno studio della NASA sui pregi del verde urbano

Lo studio e un "primo passo" verso la quantificazione del ruolo della vegetazione nelle periferie, che sono le aree urbane che crescono più rapidamente negli USA ed in tutti i paesi industrializzati.

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La nuova "corsa alla terra": cibo e agricoltura nell'era della scarsità

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Il Ministro Catania presenta iniziativa contro la cementificazione delle campagne

Il Ministro delle Politiche Agricole Mario Catania intende portare a settembre in Consiglio dei Ministri un disegno di legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo di suolo.
Lo ha annunciato il 24 luglio u.s., in occasione di un'iniziativa da lui promossa ed alla quale hanno preso parte il presidente di Slow Food Carlo Petrini e l'editorialista del Corriere della Sera Sergio Rizzo.
“ Dal 1971 ad oggi - ha ricordato il ministro - sono andati persi circa cinque milioni di ettari di superficie agricola, di cui un milione e mezzo a causa della cementificazione e ancora oggi, ogni giorno,  si perdono 100 ettari. Peraltro - ha aggiunto - ciò accade in un paese in cui il tasso di autoapprovvigionamento alimentare è dell'ordine dell'80 per cento, con il peso dell'import che cresce ed in un quadro in cui i prezzi delle materie prime agricole appaiono in irreversibile aumento".
Per Catania, comunque questa battaglia per la salvaguardia del suolo agricolo va al di là del problema in sé, ma assume il carattere di una "battaglia di civiltà", a favore di un cambio di modello di sviluppo, "che recuperi quello che l'Italia sa fare meglio" e che attiene alla creatività, alla qualità, alla bellezza.
In questo senso, il ministro ha chiesto un ampio sostegno alla sua iniziativa, spiegando che il disegno di legge ha già ricevuto l'appoggio informale di una serie di suoi colleghi di governo, tra cui quello "molto importante" del ministro delle attività produttive Corrado Passera, anche se - ha ammesso - "sono sicuro che ci saranno anche resistenze".

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Vendemmia a rischio per caldo e siccità

“Se non ci saranno piogge nei prossimi giorni – avverte Confagricoltura - gli acini di uva non ingrosseranno e perderanno colore; insomma non matureranno adeguatamente, con il rischio di poca gradazione. Già veniamo da un’annata di basse rese e c’è il rischio che vengano confermate anche quest’anno; chi ha la possibilità mette in conto irrigazioni di soccorso, che comportano oltre tutto aumenti dei costi aziendali."

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Il menù su misura per le mucche da latte lo decide un robot

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Bando di concorso per l’ammissione alla Scuola di dottorato per il Sistema Agroindustriale - AGRISYSTEM

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Il controllo biologico della Psilla dell’Eucalipto

Nell’ultimo biennio, le estese infestazioni dell’esotica Psilla dell’Eucalipto (Glycaspis brimbecombei) hanno destato notevoli preoccupazioni sia in ambienti forestali che nelle aree antropizzate per i fastidi causati dalla pioggia di melata e di follicoli dalla chioma delle piante infestate sui passanti e sulle auto. Allarmati sono gli apicoltori poiché, a seguito degli attacchi, le piante vengono fortemente debilitate e si riducono sia il notevole flusso di nettare sia di polline che assicurano alle api importanti pascoli estivi dai quali le api ottengono abbondanti produzioni di un caratteristico miele. Un ruolo marginale nel contenimento delle infestazioni è svolto dai nemici naturali indigeni rappresentati da Antocoridi predatori e da Vespe mentre le formiche vivono in simbiosi con la psilla produttrice di melata.

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L’internet delle piante: il progetto PLEASED

“Paura a Ceriale la notte scorsa. Una decina di persone, tra turisti e abitanti della zona ospiti di un campeggio, sono state ricoverate nell'ospedale Santa Maria di Misericordia con forti bruciori agli occhi e alla gola provocati da una nube tossica che si è sprigionata intorno alle 23.30 nella piana tra Albenga e Ceriale, nel savonese.” La Repubblica, 4 settembre 2011.

Immaginiamo uno scenario nel quale, tramite un sistema di comunicazione “vegetale”, sarebbe stato possibile acquisire preventivamente l’informazione trasmessa da pianta a pianta così da evitare tale disastro. Le piante sono spesso considerate come semplici automi non in grado di percepire l’ambiente che le circonda né di comunicare con altre piante o animali. Studi condotti negli ultimi anni hanno però dimostrato che, contrariamente a quanto ritenuto, le piante sono estremamente sensibili e sono in grado di percepire cambiamenti nell’ambiente molto prima rispetto agli animali.

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Allarme di Catania: “Negli ultimi 30 anni sono stati persi 5 milioni di ettari agricoli su un totale nazionale di 30 milioni”

Il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Mario Catania, intervenendo alla Assemblea A.N.B.I. (Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni), che si è svolta a Roma lo scorso 11 luglio, si è dichiarato estremamente preoccupato a riguardo del consumo di suolo agricolo in Italia, pari a circa 100 ettari ogni giorno.
“Si tratta di pura follia, se teniamo a mente che siamo all’80% dell’auto-approvvigionamento alimentare e andando di questo passo rischiamo di bruciare economia, sviluppo e lavoro."

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La mela che non annerisce inquieta l'America

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I risultati del 6° Censimento Generale dell’Agricoltura ISTAT: meno aziende ma più grandi. E aumentano le donne

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Master Internazionale: “Biosicurezza delle Piante Geneticamente Modificate” - E-Biosafety

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Un importante contributo al dibattito energetico: le biomasse

Su scala globale l' 81% dell'energia consumata è derivata da combustibili fossili, mentre le energie rinnovabili coprono il rimanente 19% di cui il 6% è rappresentato dal nucleare, ma ben il 10% dai biocarburanti, rappresentati da biodiesel -sostanzialmente derivato da lipidi di soia, colza ed altri semi oleaginosi- e soprattutto da etanolo prodotto usando lieviti in grado di fermentare zuccheri estratti da canna da zucchero, da barbabietola o dall'amido di mais, frumento e cassava. Tutta questa energia ricavata dalle piante rappresenta, a livello mondiale, il 78% delle energie rinnovabili; negli USA a fronte di 522 miliardi di litri di  benzina, si usano 49 miliardi di litri di etanolo. La stima degli autori è che, con gli opportuni miglioramenti, si possa arrivare a soddisfare il 30% della richiesta mondiale del carburante per trasporti, con i biocarburanti prodotti dalle biomasse.

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Olivi di Toscana

Tutte le attività agricole produttive, anche le più avanzate - e non solo quelle alimentari - cercano oggi di accreditare i legami fra i prodotti, le tradizioni e i territori di origine, evidenziando le antiche basi culturali sulle quali si sono sviluppate ed affermate le proprie tipicità.
Con questi stessi intenti, i Georgofili hanno pubblicato un volume su “Olivi di Toscana”. Si tratta di una pubblicazione di oltre 300 pagine, realizzata con il sostegno dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, della Regione Toscana e della Fondazione Carlo e Giulio Marchi, avvalendosi della collaborazione di 23 Autori, tra i più qualificati Esperti nelle materie riguardanti i singoli capitoli. L’opera illustrata ampiamente l’evoluzione della olivicoltura toscana, attraverso la storia, l’arte, la letteratura, ecc., nonché lo sviluppo delle tecniche colturali, fino all’attualità.

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Sequenziato il genoma di Drosophila suzukii

Dopo il sequenziamento del genoma della vite, del melo e della fragola, a San Michele all’Adige è stato raggiunto un altro importante risultato in questo campo. Un team multidisciplinare di ricercatori della Fondazione Edmund Mach ha sequenziato il genoma di Drosophila suzukii, il moscerino che preoccupa da qualche anno i produttori di piccoli frutti in tutto il mondo. Per raggiungere l’obiettivo si è partiti da alcuni insetti raccolti in Valsugana, la zona più importante per la produzione di piccoli frutti in Italia e che ha fronteggiato le conseguenze più gravi dagli attacchi dell’insetto. Sono state utilizzate moderne tecnologie di sequenziamento che rispetto ad un recente passato sono molto più efficaci e di gran lunga meno dispendiose. I dati sono stati depositati in una banca dati internazionale, al fine di condividerli con la comunità scientifica mondiale che si occupa di questa problematica.
Il progetto dei ricercatori della Fondazione Edmund Mach di San Michele, presentato alla stampa a Trento, con la presenza del presidente della Provincia Lorenzo Dellai e del presidente della Fondazione Edmund Mach, Francesco Salamini, prevede di utilizzare questi dati per chiarire gli ancora numerosi punti oscuri sull’origine dell’insetto ed accelerare la messa a punto di metodi di controllo innovativi, sfruttando anche l’enorme mole di conoscenze prodotte su Drosophila melanogaster, il moscerino dell’aceto, parente stretto di Drosophila suzukii e organismo modello per eccellenza.

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Energie rinnovabili, varati i due decreti e messo a punto il Quinto Conto Energia

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Spagna: sequenziato il genoma del melone

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Sos in campagna. Animali stremati e piante appassite per il caldo

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Arboricoltura urbana: le nuove sfide

Piantare alberi è uno dei presupposti di gran parte dei programmi di miglioramento ambientale delle principali istituzioni nazionali e internazionali che si occupano di ambiente e, nel presente scenario di cambiamenti globali (non solo climatici), la scelta delle piante da inserire nelle aree verdi delle nostre città non può e non deve avvenire solo su basi estetiche o limitando la scelta alle sole specie indigene, ma deve tener conto del potenziale "contributo" ambientale che le specie che saranno messe a dimora potranno apportare.
Appare necessario che questa scelta debba essere basata su altri parametri come la quota d’inquinanti rimossi dalla vegetazione, il miglioramento della qualità dell’aria, l’emissione oraria e giornaliera dei composti organici volatili da parte della pianta e il relativo impatto sulla genesi di ozono e di monossido di carbonio annuali, l’ammontare totale del carbonio organicato al netto della respirazione e dell’emissione di composti organici volatili, l’effetto del bosco urbano sull’efficienza energetica nella zona confinante, la produzione di polline e allergeni, l’evapotraspirazione e la conseguente modifica del microclima. Tutto questo deve sempre tener conto del principio “albero giusto al posto giusto”, poiché non è sufficiente che gli alberi sopravvivano, ma che abbiano elevati tassi di crescita e, conseguentemente, elevati tassi di sequestro di CO2 e di abbattimento degli inquinanti.

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Biocarburanti: Colza batte Cavolo abissino 1-0

Il Cavolo abissino (Brassica carinata) è stato coltivato per tre anni consecutivi nell’ambito di un progetto dell’Università di Firenze cofinanziato dal MiPAAF sul programma OIGA. Le attività sperimentali, condotte presso un’azienda agricola toscana, hanno permesso di mettere in luce limiti e criticità alla coltivazione di questa specie, originaria dell’Africa orientale, nei nostri ambienti, e di valutarne le performance, rispetto al colza, nella produzione di biomasse per la filiera dei biocarburanti.
I risultati evidenziano una scarsa vocazionalità del pedo-clima locale. Difficoltà sono state riscontrate nell’individuazione dell’adeguato periodo di semina: la B. carinata ha mostrato una particolare vulnerabilità nel corso delle prime fasi di germinazione e ingrossamento delle silique e di richiedere pertanto un’ attenta preparazione del letto di semina.

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L’Italia ha bisogno degli OGM oppure l’agricoltura morirà: lettera-appello di 200 scienziati e coltivatori

Riportiamo una sintesi dell’articolo di Gilberto Corbellini (professore di Storia della Medicina all’Università la Sapienza di Roma) e Roberto Defez (genetista del CNR di Napoli), pubblicato su "La Stampa - TuttoScienze" il 20 giugno u.s.

In una lettera al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio, 200 tra scienziati e agricoltori italiani hanno fatto una richiesta precisa: che sia di nuovo possibile, in Italia, competere scientificamente ed economicamente nel settore strategico dell’agricoltura e che, allo stesso tempo, finisca la “politica dello struzzo” sul tema degli OGM. E’ una richiesta che assume particolare rilevanza alla luce della norma europea di NON CONSENTIRE che gli Stati membri decidano in modo autonomo di vietare la coltivazione di piante OGM, mentre in Italia (a Viterbo n.d.r.)  si sradicano alberi di ulivo e di ciliegio OGM, calpestando una sperimentazione decennale.

Sul sito http://www.salmone.org/lettera-ai-presidenti/ è possibile leggere il testo integrale della lettera sottoscritta, tra gli altri, da Silvio Garattini, Umberto Veronesi, Luciano Maiani, Chiara Tonelli, Elena Cattaneo, Felice Cervone e molti altri noti esponenti del mondo agricolo e scientifico.

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Nasce Biomed, per il controllo sostenibile dei parassiti

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Vignola ‘brevetta’ le ciliegie

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Manager in agricoltura

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Georgofili: Scaramuzzi confermato presidente

Riportiamo una sintesi dell’articolo di Maurizio Naldini, pubblicato su La Nazione di venerdì 22 giugno 2012

Per l’ottava volta dal 1986, Franco Scaramuzzi è stato eletto presidente dei Georgofili. Vicepresidenti sono stati confermati Giampiero Maracchi e Federico Vecchioni. Nei giorni scorsi, alla scadenza del mandato, i membri del consiglio direttivo e i presidenti delle varie sezioni si erano espressi pubblicamente chiedendo al loro Presidente di accettare l’ennesima conferma.
Pugliese di origine, trasferitosi a Firenze dopo la laurea, docente alla facoltà di agraria, rettore dell’università negli anni che seguirono il caos della contestazione, a 85 anni Franco Scaramuzzi è ancor oggi una figura di spicco, non solo nel mondo scientifico. La sue capacità di organizzatore furono comprese da tutti quando seppe, in breve tempo, ricostruire la sua Accademia dopo l’attentato del 1993. Le sue capacità di analisi sociali ed economiche sono ben note ai lettori de La Nazione, ai quali dedica frequenti articoli e riflessioni.

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Parassiti delle piante: lotta senza fitofarmaci?

Una chimera dell'agricoltura mondiale è rappresentata dalla possibilità di eliminare o quanto meno ridurre drasticamente i numerosi trattamenti antiparassitari necessari nella grande maggioranza delle coltivazioni, per poter contenere le perdite quanti-qualitative delle produzioni,  dovute alle varie avversità di tipo biotico.
Si potranno mai rendere immuni le piante coltivate dai vari attacchi parassitari?
.....
Una piccola molecola di RNA sembrerebbe alla base della "memoria ereditabile" della malattia che potrebbe suggerire nuove strategie di difesa dai parassiti. Per dirla con il linguaggio fiorito di  Andrei Alyokhin, ricercatore dell'Università del Maine, è come dare un vaccino ai genitori e riscontrare l'immunità nei figli.

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C’è un futuro per le produzioni ovine e caprine della Sardegna?

Venerdì 22 giugno u.s. si è svolta una Giornata di Studio, organizzata dalla Sezione Centro Ovest dell’Accademia dei Georgofili in collaborazione con il Dipartimento di Agraria della Università di Sassari, in cui sono state esaminate le cause che affliggono già da alcuni anni il settore ovino e caprino della Sardegna

Le produzioni di latte ovino e caprino sono crescenti un po’ovunque. L’Italia è una delle poche nazioni che invece mostra una decrescita delle produzioni, soprattutto per quanto riguarda il latte ovino. Il mercato mondiale è caratterizzato da prezzi medi del latte ovino più elevati di quelli prevalenti in Italia. In particolare, il prezzo del latte in Sardegna è in assoluto fra i più bassi.
Diversa è la situazione del prezzo del latte di capra in Italia, ed in particolare in Sardegna, in linea e talvolta superiore a quello delle principali nazioni europee. La riduzione del valore del latte ovino è stata attribuita principalmente alla debolezza organizzativa di molte aziende casearie, in particolare di quelle cooperative, che continuano a produrre formaggi poco attrattivi per il mercato moderno ed a venderli senza il supporto di adeguate figure professionali.

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Vittoria agli “Europei dell’olio”

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Premio di laurea “Prosperitati Publicae Augendae”

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Fondi PAC: la Ue rivuole dall’Italia 111 milioni di euro

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L’agricoltura rimane un settore strategico

Il settore primario si sta sempre più affermando a livello internazionale con un ruolo strategico essenziale per la sopravvivenza dell’umanità. La FAO ha evidenziato la necessità di raddoppiare la produzione complessiva di alimenti entro il 2050 aumentando le rese unitarie con l’ausilio della genetica molecolare, anziché con l’ulteriore incremento dell’impiego di mezzi tecnici inquinanti e costosi.
Il mercato globale attualmente è caratterizzato  da un grave squilibrio tra domanda e offerta che tende ad allargarsi per la crescita economica dei paesi asiatici e il miglioramento delle condizioni di vita che comporta crescenti richieste di cereali e proteine animali, con conseguenti pressioni e volatilità  delle principali commodities agricole.
Questa situazione è causata anche dalle speculazioni finanziarie e dalle misure protezionistiche dei principali paesi esportatori, ma anche dai  frequenti eventi climatici negativi. In questo contesto mondiale l’UE ha tracciato le linee della Politica Agricola Comunitaria per il 2020 che riguardano innanzitutto la sicurezza alimentare e la tutela delle risorse naturali e del territorio.
La sicurezza alimentare ritorna ad essere l’obiettivo primario della PAC e in questo contesto  la modernizzazione e la riaggregazione della filiera agroindustriale  è strategica per aumentare e migliorare le produzioni locali, concorrere a rafforzare la tipicità del Made in Italy a competere sul mercato globale  e incrementare le esportazioni di produzioni italiane di qualità.
Il mercato globale regola disponibilità e prezzi e marginalizza le produzioni agricole locali soprattutto dove non si è in grado di competere sul piano dei costi, l’agricoltura pugliese avrebbe innanzitutto bisogno di organizzazioni di commercializzazione più efficienti ,capaci di valorizzare l’origine dei propri prodotti e aumentare i ricavi. Si stima infatti che gli agricoltori italiani abbiano perso nel periodo 2000-2009 il 36% del loro reddito con una ulteriore flessione nel 2010, mentre in Europa ,nello stesso periodo, si è registrato un incremento medio  del reddito agricolo del 5% annuo.

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Drosophila Suzuki (Matsumura): un nuovo temibile nemico della frutta

Delle oltre 1500 specie del genere Drosophila comunemente definite mosche/moscerini dell’aceto o della frutta, D. suzukii, nota fin dal 1916 in Giappone, è una delle poche in grado di attaccare i frutti integri di numerose piante coltivate e spontanee

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Studio di possibili strumenti di controllo della Drosophila Suzukii

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Anna Letizia Monti nuovo presidente dell’Associazione Italiana Architettura del Paesaggio

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PAC: secondo gli inglesi il “greening” determinerà meno produzione alimentare

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Api e agrofarmaci sotto la lente dell'Efsa

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LIBRI VIOLENTATI

“Perdere un libro significa perdere un po’ della propria storia …” .
Così si scriveva a pochi mesi di distanza dall’attentato di via Georgofili del maggio 1993. L’occasione era la mostra Libri violentati allestita nel mese di ottobre 1993 nelle due sale del pianterreno della sede accademica, sopravvissute alla furia sconvolgente dell’ordigno che aveva devastato la medievale Torre dei Pulci, trascinando sotto le macerie vite umane, la biblioteca e l’archivio dell’Accademia dei Georgofili.

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LO STATO DISTRUGGE LA RICERCA SCIENTIFICA PUBBLICA IN ATTO

Martedì 12 giugno è iniziata la distruzione di alberi di olivo, di ciliegio e di kiwi, oggetto di studi genetici presso campi sperimentali dell’Università della Tuscia. Le ricerche erano state formalmente autorizzate dal Ministero dell’Agricoltura ed erano iniziate da quasi 30 anni, rispettando le misure di sicurezza previste dalla legge. Alla scadenza dell’autorizzazione, il Ministero dell’Ambiente (al quale era stata trasferita la competenza) non ha accolto la richiesta di proroga avanzata dall’Università della Tuscia. La comunicazione del Ministero è pervenuta in data 1 giugno e l’Università, a partire dal 12 giugno, ha dovuto applicare un protocollo di distruzione che prevede un trattamento con un disseccante , l’espianto e poi  l’incenerimento degli alberi. Le ricerche avrebbero consentito di selezionare varietà resistenti a diversi agenti patogeni, portando quindi ad una auspicata riduzione dell’uso di antiparassitari chimici in agricoltura. Sembra che il diniego sia stato sollecitato da una denuncia presentata dalla Fondazione Diritti Genetici di Mario Capanna ai Ministri dell'Ambiente e dell'Agricoltura e alla Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, per decadenza dell’autorizzazione.

Si riportano  alcuni commenti che ci sono pervenuti, in merito all’accaduto.

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Sequenziato per la prima volta il genoma del pero

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I Georgofili danno il benvenuto all’ Associazione della Stampa Agricola Toscana (ASET)

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Terremoto in Emilia, sosteniamo questo progetto

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Nuovo insetto minaccia la frutta siciliana

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INGEGNERIA GENETICA E OGM: se ne parla a Siena

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SALVARE L’AGRICOLTURA

Nell’ambito di un convegno svoltosi a Pisa il 23 maggio u.s. per celebrare il 170° anniversario di quella Facoltà di Agraria, la prima nata nelle Università italiane (per iniziativa di Cosimo Ridolfi, allora Presidente dell’Accademia dei Georgofili), il prof. Franco Scaramuzzi ha tracciato un quadro realistico dell’attuale situazione della nostra agricoltura (testo su www.georgofili.it), mettendone in evidenza le crescenti difficoltà in un clima di incomprensione e di sempre più scarso interesse da parte della opinione pubblica e di riflesso dal mondo politico, erroneamente, come se oggi fosse meno importante d’un tempo.
Le sintetiche argomentazioni del Presidente dei Georgofili hanno espresso e trasmesso il drammatico disorientamento e scoraggiamento che il mondo dell’agricoltura sta vivendo.
Il prioritario ed essenziale problema è rappresentato dalla crescente difficoltà di conseguire reddito dalle attività agricole. Allo stesso tempo, gli agricoltori avvertono, più che mai, la mancanza di attenzione e di prospettive.

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Economia reale e agricoltura per uscire dal tunnel

Si complica lo scenario e si smarriscono le certezze nel labirinto della crisi, nata da politiche finanziarie disinvolte e poi  estesa a tutta l’economia. Ne sono  colpiti tutti i settori, compresa l’agricoltura che produce nuova ricchezza e non si limita a compravendere prodotti finanziari. La produzione agricola non si è arrestata, ha subito forti scossoni per le due ondate al rialzo e poi al ribasso dei prezzi. Anche la contrazione dei consumi alimentari è stata modesta e inferiore a quella generale.
Gli Italiani hanno modelli di consumo da Paese ricco e l’alimentazione non è sentita come un problema prioritario, ma rimaniamo deficitari di prodotti agricoli e alimentari. La produzione non perde terreno, ma da almeno un decennio le rese non aumentano. Ci stiamo incamminando su una strada che non considera l’esigenza di incrementarla perché preferiamo privilegiare altre valenze dell’agricoltura.
Diamo per scontato che qualcuno, nel mondo, produrrà per noi gli alimenti e le materie prime per ottenere i grandi prodotti della nostra tradizione.

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Il georgofilo Stefano Mancuso è uno dei “20 italiani che ci cambieranno la vita”

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Sequenziato il genoma del pomodoro

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Bevande alla frutta: iniziato in Commissione Agricoltura della Camera l’esame del testo di legge unificato sul settore

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Alzare la testa e lo sguardo!

In apertura  dell’ultima assemblea della FIDAF (Federazione Italiana Dottori Agronomi Forestali), ho ritenuto opportuno citare la relazione svolta dal Presidente Scaramuzzi in occasione dell’inaugurazione del 259° anno accademico dell’Accademia dei Georgofili, in particolare soffermandomi sull’appello con il quale ha richiamato tutti ad un atteggiamento meno passivo nei confronti del ruolo marginale attribuito al settore primario.
La relazione del Prof. Scaramuzzi era dedicata allo “Sviluppo razionale per l’agricoltura europea”. Oltre ad approfondire i temi della produttività agricola nella realtà globale, inclusa naturalmente la tutela ambientale, con un appello il Presidente dei Georgofili ha richiamato tutti ad “alzare la testa e lo sguardo per verificare dove porti la rotta e riconsiderare anche l’efficienza della PAC, come forte politica agraria europea, dinamica e attenta al cangiante contesto globale....."

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Sostenibilità produttiva di colture energetiche dedicate

Esiste un progetto finanziato principalmente dal MiPAAF, nell’ambito del programma OIGA per i giovani imprenditori agricoli, che ha l’obiettivo di mettere in evidenza criticità e limiti alla produzione di biomasse destinate alla filiera dei biocarburanti, sui seminativi di un’azienda agricola di medie dimensioni.

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Logistica del settore agroalimentare in Toscana

Resoconto della lettura svolta dal Prof. Malevolti il giorno 29 maggio 2012, presso la sede accademica

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Clima: Maracchi, ‘’Aspettiamoci perturbazioni fino alla prima metà di giugno’’

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A Firenze il 5 giugno il premio ambientalista “Il monito del giardino”

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TASSA PATRIMONIALE SUI TERRENI COLTIVATI?

Terra (capitale fondiario), lavoro e capitale (di esercizio) sono stati considerati i fattori di produzione indispensabili per svolgere attività agricole e hanno costituito per secoli le fondamenta della mezzadria. Oggi, come tutte le imprese produttive, anche quelle agricole (grandi, medie o piccole che siano) tendono a riconoscere un crescente fabbisogno soprattutto di due elementi essenziali: capitale umano (fatto di conoscenze, a cominciare dal know how produttivo, manageriale e di mercato) e capitale finanziario (per procurarsi l’uso di tutti gli strumenti necessari, compresa terra, macchine, ecc.).
Conoscenza e finanza rappresentano un binomio sempre più necessario per ogni attività imprenditoriale e quindi anche per il rilancio dell’agricoltura. In tutto ciò, il capitale fondiario è, e rimarrà, un importante punto di partenza e di garanzia. Ma la terra utilizzata per attività agricole assume ormai e sempre più carattere di bene strumentale produttivo, così come ogni bene immobile e mobile indispensabile per qualsiasi attività manifatturiera, sia a livello industriale che artigianale.

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L’agricoltura sociale, una risorsa per la comunità

“Agricoltura sociale” comprende quelle attività che impiegano le risorse dell’agricoltura per promuovere o accompagnare azioni terapeutiche, di riabilitazione, di inclusione sociale e lavorativa di persone svantaggiate o a rischio di esclusione sociale.
Seguendo la definizione si può affermare che pratiche di agricoltura sociale sono da tempo attive in Italia ed in Europa. Imprese che conducono terreni, comunità terapeutiche, tenimenti agricoli volti alla riabilitazione e reinserimento sociale di detenuti ed ex-detenuti, iniziative agricole all’interno di ospedali psichiatrici, laboratori protetti di orticoltura o di floricoltura, rappresentano soltanto alcuni esempi di  agricoltura sociale de facto. Tali iniziative, spesso venivano condotte senza un’esplicita consapevolezza di contribuire al conseguimento delle finalità sociosanitarie o sociali.
Data l’estrema varietà delle esperienze riconducibili all’ambito dell’agricoltura sociale e dato anche che molte di queste tendono a non rivelarsi pubblicamente come iniziative di agricoltura sociale, non si è in grado ancora di tracciare un quadro preciso dell’agricoltura sociale in Italia.
Esse sono, tuttavia, collocate pienamente nella prospettiva dell’impresa agricola multifunzionale ovvero di un’impresa in grado di erogare, accanto ai tradizionali beni agroalimentari ed agro-industraili, una pluralità di servizi in prevalenza indirizzati alle persone e alle comunità locali.

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Sul Pistacchio

Si è svolta a Raffadali (AG) una giornata di studio sul pistacchio, organizzata dalla Sezione Sud-Ovest dei Georgofili.

La relazione bio-agronomica del Prof. Tiziano Caruso e quelle entomologiche del Prof. Santi Longo e del Dott. Pompeo Summa, hanno evidenziato le seguenti peculiarità: la coltura di questa importante specie arborea da frutto, oggi relegata in massima parte nei secolari “pistacchieti naturali” delle pendici dell’Etna e nell’Agrigentino è caratterizzata da lungo periodo improduttivo, bassa produttività e alternanza di produzione.
Questi ed altri problemi agronomici dissuadono gli imprenditori agricoli siciliani dall’intraprenderne la coltura.
Oggi, però, la disponibilità di nuovi portinnesti (P. integerrima, P. atlantica e ibridi tra le due specie); lo sviluppo di tecniche vivaistiche che consentono di approntare piante innestate; la selezione di “impollinatori” con fioritura contemporanea rispetto alle cultivar femminili; l’adozione di tecniche colturali che possono contribuire ad attenuare largamente il fenomeno dell’alternanza di produzione, costituiscono i presupposti agronomici per il rilancio della pistacchicoltura in Sicilia, che dovrà avvenire in aree irrigue e meccanizzabili.

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Danno ossidativo nelle piante

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Sisma in Emilia: agricoltura in ginocchio, danni per 250 mln

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Vino: salgono a 521 i DOC-DOCG e IGT in Italia

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L’inquinamento acustico interferisce con la riproduzione delle piante

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Gli orti in vaso

La Fondazione Campagna amica di Coldiretti,insieme a Italia Nostra e Anci ha lanciato a fine 2011 il PROGETTO NAZIONALE ORTI URBANI ‘per sostenere e valorizzare le esperienze di orti gestiti da cittadini presenti sul territorio nazionale’.
Nell’ambito di questa iniziativa è nata anche l’idea di un personal trainer (cioè una sorta di tutor, consulente in grado di accompagnare nelle diverse fasi della coltivazione).
Esiste un interesse sempre maggiore da parte degli italiani dal Nord al Sud del Paese di dedicare parte del proprio tempo libero alla cura dell’orto, sia per raccogliere ortaggi ed erbe aromatiche autentici, sani, sia come misura antistress o anche semplicemente come gratificazione personale, o ancora come metodo per ripristinare un contatto con la natura divenuto sempre più precario per chi vive in città.
In altri momenti di crisi come l’attuale erano sorti i cosiddetti orti di guerra.
Accanto al desiderio di orto c’è tutto un fiorire di siti informatici che raccontano esperienze, forniscono consigli, incitamenti cosi che anche il pollice più nero, invece di infilarsi i guanti da chirurgo della spesa per prendere i pomodori insacchettarli e premere il tasto 31, li raccoglierà sul proprio balcone. Non avrà più scuse!

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Sul batterio agente del cancro del kiwi

Uno studio sviluppato dal Gruppo di Fitobatteriologica del Dipartimento di Scienze e Tecnologie per l’Agricoltura, le Foreste, la Natura e l’Energia (DAFNE) dell’Ateneo di Viterbo e coordinato dal Prof. Giorgio M. Balestra e dal Prof. Boris A. Vinatzer della Virginia Tech University (USA), ha svelato l’origine del batterio che dal 2008 sta devastando in Italia, come in Europa, Asia e Nuova Zelanda, le coltivazioni di kiwi.
Lo studio ha previsto il sequenziamento dell’intero DNA di questo batterio da isolati della Cina, Italia e Portogallo; sono inoltre stati analizzati anche isolati batterici ottenuti in Nuova Zelanda, nostro principale competitor nella produzione ed esportazioni dei frutti di kiwi.
Per trovare l’origine della malattia, il team internazionale di ricercatori ha confrontato ed esaminato in dettaglio il DNA per verificare se, da un unico “antenato”, poteva essersi determinata un’evoluzione genetica in grado di permettere a questo patogeno, di causare le infezioni recenti.

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Dibattito sull’articolo 62 del decreto sulle liberalizzazioni

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Linee guida internazionali sulla gestione dei diritti di accesso alla terra

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Mozione in senato su rischi dell’accordo Ue-Marocco

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Agricoltura vuol dire futuro dell’umanità

Questo è il titolo dell’articolo a firma di Maurizio Naldini, pubblicato su "La Nazione" il 25 aprile 2012, ossia il giorno successivo alla inaugurazione in Palazzo Vecchio del 259° anno accademico dei Georgofili. Ne riportiamo alcune parti.

Forse non ci siamo resi conto, noi fiorentini, di quello che accadeva a casa nostra, proprio di fronte all’ingresso degli Uffizi, là dove ha sede l’Accademia dei Georgofili. Pensavamo che fosse un luogo dove si rimescolava il passato, autocelebrandosi perfino, come spesso fanno le accademia. O che fosse un luogo per storici, studenti e categorie simili. Ci eravamo dimenticati, per esempio, che sì, Firenze è la culla dell’arte, ma anche nelle scienze, e soprattutto nelle scienze agricole, ha dettato legge per secoli e continua a farlo.
Dimenticati della bonifica delle Maremme o del motore a scoppio, del catasto agricolo o del ruolo che i Georgofili ebbero nel Risorgimento. Ma se anche non ci eravamo dimenticati del passato, forse non sapevamo che le scommesse dell’oggi, quella di nutrire l’umanità, difendere l’ambiente, restaurare il clima globale, sviluppare le energie rinnovabili, creare le condizioni per una diversa realtà sociale, insomma la nostra sopravvivenza, tutto questo è possibile solo con l’agricoltura. E di questa sfida, che riguarda l’umanità intera e il suo futuro, la nostra Accademia, forte di oltre 500 studiosi di ogni parte del mondo, è la punta di diamante quanto meno in Europa.

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Importanza economica della presenza di alberi

È sempre più diffusa, sia fra le pubbliche amministrazioni sia fra i cittadini, la consapevolezza che la presenza di spazi verdi, pubblici e privati, aumenta non solo la qualità della vita, ma anche il suo tenore, e produce una ricchezza anche materiale, magari non immediatamente tangibile, ma, come dimostrato da una mole consistente di lavori presenti nella letteratura internazionale, calcolabile con relativa facilità e con un’approssimazione piuttosto elavata.
È altrettanto chiara l’importanza di cercare di tutelare e migliorare l’esistente e, soprattutto, di incrementare le superfici destinate al verde.
.... La presenza di piante non solo aggiunge valore alle abitazioni direttamente interessate dalla presenza degli alberi, ma anche a tutte quelle poste nelle zone adiacenti. Interessante appare un recente lavoro che ha analizzato i prezzi di case e terreni in relazione alla loro prossimità ad aree verdi urbane o a boschi, evidenziando come l’aumento di prezzo non sia solo dovuto a ragioni estetiche, ma anche alla percezione di vivere in un ambiente più salubre.

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Tempi difficili per la ricerca in agricoltura (anche in USA)

Purtroppo, anche per gli USA,  provvedimenti sfavorevoli al comparto agricolo non sono una novità ma sono accolti con un certo disappunto da tutti coloro che hanno a cuore l'agricoltura e che la considerano centrale per lo sviluppo ordinato della società.

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Cioccolato, l'Italia è salva: la presenza di grassi vegetali al posto del burro di cacao sarà segnalata in etichetta

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Italia: l'orto "fai da te" conquista piu' di 4,5 milioni di cittadini

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Arriva la prima pasta autarchica, 100% italiana

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Eucalipto: storia e fitofagi

Giovedì 19 Aprile 2012, nell’Aula Magna della Facoltà di Agraria dell’Università di Catania, si è svolto un incontro sull’eucalipto, organizzato dalla Sezione Sud-Ovest dei Georgofili. Relatori: Tommaso La Mantia (Storia ed ecologia dell’Eucalipto in Sicilia) e Santi Longo (I Fitofagi dell’Eucalipto introdotti in Italia: possibilità di controllo biologico)

Gli eucalipti vantano una lunga storia nel nostro Paese; erano già presenti infatti in Campania all’inizio dell’'800 nel giardino botanico annesso alla regia di Caserta e fu proprio l’Hortus Camaldulensis a dare il nome all’Eucalyptus camaldulensis una delle specie più diffuse in Italia e nel Mondo.
I primi impianti in Italia vanno fatti risalire al 1869 ad opera dei monaci della “Abbazia delle Tre Fontane” a Roma.
Le ragioni iniziali della diffusione degli eucalipti vennero legate alla idea che potessero rendere salubre l’aria e contrastare la diffusione della malaria per la capacità dell’eucalipto di prosciugare rapidamente le aree paludose riducendo e annullando la capacità dell’anofele di moltiplicarsi. Per questa ragione l’espansione dell’eucalipto è intimamente legata alla diffusione delle ferrovie.

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Il mais Mon810 supera l'esame dell'Efsa

Il mais geneticamente modificato Mon810 non ha effetti negativi né per l'uomo, né per l'ambiente.
Questo è il parere scientifico dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare, Efsa, riguardo alla relazione sul monitoraggio ambientale post-commercializzazione (Pmem, Post-marketing environmental monitoring), relativo alla coltivazione nel 2010.
Nella sua valutazione della relazione, il gruppo di esperti scientifici sugli Organismi geneticamente modificati dell'Efsa ha concluso che la coltivazione del mais Mon810, nella stagione di coltura 2010, non ha avuto effetti negativi sulla salute dell'uomo e degli animali, né sull'ambiente e ha inoltre concluso che i risultati della relazione Pmem avvalorano quelli della precedente valutazione della coltivazione del mais Mon810 effettuata dall'Efsa per la stagione 2009.
Il monitoraggio è un obbligo previsto dal quadro legislativo relativo alle piante geneticamente modificate e viene svolto successivamente a una rigorosa valutazione del rischio ambientale pre-commercializzazione e a una serie di decisioni in materia di gestione del rischio relative all'autorizzazione della coltura geneticamente modificata.

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L'Ue punta sull'agricoltura a km zero

Bruxelles sostiene l’agricoltura locale e la vendita diretta. In una conferenza, il Commissario europeo responsabile, Dacian Ciolos, si è detto pronto a valorizzare questo schema di produzione e commercializzazione, anche per andare incontro a quello che emerge da diversi studi: i consumatori nutrono grandi aspettative nei confronti dei circuiti agricoli corti.
“I cosiddetti servizi di approvvigionamento alimentare locale hanno un potenziale enorme
– si dice convinto Ciolos – perché permettono di evitare i trasporti su lunghe distanze, favoriscono lo sviluppo economico dei territori, rendendone protagonisti i consumatori”.

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Piano strategico Ue per settore olivicolo: ok della Cia

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Vento contrario per gli investimenti nelle rinnovabili

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AGRICOLTURA BIO O CONVENZIONALE? MEGLIO UN SISTEMA "IBRIDO"

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I Georgofili sulla PAC

Inaugurato il 259° anno accademico dei Georgofili

La relazione annuale che il Presidente Franco Scaramuzzi ha svolto per l’inaugurazione ufficiale del 259° A.A. dei Georgofili, è stata dedicata a valutazioni sulla PAC “Europa 2020” emerse nel corso delle adunanze pubbliche che l’Accademia ha dedicato all’argomento.
In un sintetico quadro generale, sono state evidenziate analisi critiche sulla tendenza della PAC a sostenere il ruolo ambientalista dell’agricoltura più che quello produttivo.
Sono stati sollevati dubbi sulla politica di sviluppo rurale che non manca di creare confusione e anche problemi che si ripercuotono su quello agricolo. E’ stato discusso lo strumento della “condizionalità”, che la PAC usa come vincolante metodo indiretto di reale pianificazione. L’attenzione è stata richiamata sugli oneri burocratici che la PAC crea per l’Europa, per i singoli Stati membri e per gli stessi agricoltori che beneficiano dei sostegni finanziari.
Scaramuzzi ha auspicato un atteggiamento meno passivo nei confronti della PAC ed una più approfondita riflessione, non solo sui particolari dei singoli provvedimenti ma, “alzando la testa e lo sguardo”, per verificare se la realtà della politica agricola europea sia consona ai dinamico ed ineludibile contesto globale.

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Inaugurazione del 259° anno accademico dei Georgofili: la prolusione di Maracchi

“Cambiamenti climatici e agricoltura del futuro: una rivoluzione“smart”, questo è il titolo della prolusione che il prof. Giampiero Maracchi ha svolto per l’inaugurazione ufficiale del 259° anno accademico  dei Georgofili.
Il Prof. Maracchi ha evidenziato come il terzo millennio sia iniziato con una crisi, strutturale e non congiunturale, climatica, ambientale, alimentare, economica, politica ed anche etico-morale, che richiede risposte dettate da riflessioni di ampio respiro. La crisi climatica determinata dall’aumento dei gas ad effetto serra si concretizza nell’aumento della intensità delle piogge e nei conseguenti eventi alluvionali, nelle persistenti siccità ed aumento delle aree aride del mondo, nelle ondate di calore ed anche nelle ondate di freddo. L’insieme di questi fenomeni estremi dipende da quanto petrolio abbiamo consumato nel secolo scorso e richiede quindi una revisione del modello di sviluppo legato alla cosiddetta globalizzazione. L’agricoltura in questo contesto gioca un ruolo rilevante perché da un lato, pur contribuendo all’effetto serra con i macchinari che utilizza, attraverso le piante assorbe l’anidride carbonica dell’atmosfera in misura 4 volte superiore a quanta ne produce (peraltro solo il 13% del totale).
Maracchi ha ribadito che l’agricoltura diviene sempre più necessaria per garantire la sicurezza alimentare. Può risolvere molti altri problemi come quello della disponibilità di materie prime (l’amido da cui si produce la bioplastica) o le fibre tessili o la produzione di energia alternativa, in varie forme.

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Droni contro l’ecomafia

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Sviluppata una cura a base di mais contro i nematodi parassiti delle banane

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New York: l’orto urbano più grande del mondo

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L’aspirina verde contenuta nella frutta e nella verdura

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Stangata milionaria per il cambiamento climatico

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Il Progetto Olea del MiPAAF

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Il grano geneticamente modificato che tiene lontani gli afidi

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OGM: secondo la FAO i paesi dell’Africa meridionale devono aprire alle biotecnologie

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Prossima inaugurazione dell’anno accademico

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FILIERE ALIMENTARI

Sembra essersi diffusa l’errata idea che la globalizzazione possa offrire un mercato mondiale, dotato di una continua disponibilità di commodities alimentari, dal quale attingere indefinitamente e spesso a condizioni convenienti, nonostante le speculazioni finanziarie e la volatilità dei prezzi.
Le nostre agroindustrie alimentari sono state giustamente libere di importare queste commodities a condizioni vantaggiose. Ma, contestualmente, i nostri agricoltori hanno dovuto invece sostenere costi di produzione sempre più alti e sempre meno competitivi rispetto a quei prezzi.
In questa anomala situazione la nostra agricoltura ha finito per essere ingiustamente considerata di importanza ormai trascurabile e parrebbe destinata ad un triste futuro. Le nostre agroindustrie alimentari potrebbero anch’esse andare incontro ad analogo destino, qualora venisse meno la disponibilità di prodotti agricoli locali, la cui apprezzata qualità, ha finora determinato la reputazione ed il successo dei marchi alimentari Made in Italy. Se contribuiremo a non dare più valore al prestigio di questi legami con i territori di origine, gli attuali Paesi esportatori di commodities potranno più facilmente sviluppare un’autonoma, altrettanto competitiva, trasformazione ed esportazione, anche in Europa, di ogni prodotto alimentare elaborato, magari etichettato con i nostri apprezzati marchi, acquisiti e usati da multinazionali o da singole imprese delocalizzate.
E’ quindi interesse di tutti fermare l’attuale progressiva consunzione di gran parte della nostra agricoltura, realizzando con lungimiranza un maggiore equilibrio nei rapporti fra tutte le imprese che partecipano ad una intera filiera “dal campo al consumatore”. E’ indispensabile una più equa ripartizione del complessivo valore aggiunto finale, così da eliminare o attenuare le attuali eccessive e pericolose sperequazioni fra i redditi dei componenti di una stessa filiera, a cominciare dagli agricoltori per aiutarli ad uscire dalle crisi di sopravvivenza che stanno attraversando.

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Fragola, identificato un principio attivo salutare

Un'importante scoperta scientifica a cura dei ricercatori del Dipartimento qualità alimentare e nutrizione della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (provincia di Trento) è stata pubblicata recentemente sullo Journal of Agricultural and Food Chemistry, rivista della Società Chimica Americana.
Uno studio molto approfondito sui componenti della fragola ha dimostrato per la prima volta che in questo frutto è presente in grandi quantità l’agrimoniin, un tannino naturale appartenente alla famiglia degli ellagitannini usato largamente nella medicina tradizionale asiatica e studiato per le proprietà astringenti, antiemorragiche, antimalariche e antitumorali.
Fino ad oggi l’importanza di questo principio attivo,  isolato per la prima volta nel 1982 in una pianta officinale perenne che cresce in Oriente (Agrimonia pilosa Ledeb), era del tutto inesplorata nella alimentazione umana e ignorata dalle banche dati nutrizionali

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La famiglia Calvino

‘Tra i miei famigliari - leggiamo in uno scritto di Italo Calvino, uno dei più grandi e amati scrittori del novecento - solo gli studi scientifici erano in onore, un mio zio materno era un chimico professore universitario, sposato a una chimica anzi ho avuto due zii chimici sposati a due zie chimiche; mio fratello è un geologo, professore universitario…Il sapere dei miei genitori convergeva sul regno vegetale, le sue meraviglie e virtù …Mia madre non usciva mai dal giardino etichettato pianta per pianta, dalla casa tappezzata di bouganvillea, dallo studio con il microscopio sotto la campana di vetro e gli erbari….’
Anche se Italo Calvino volta le spalle a quanto i genitori gli avrebbero potuto insegnare e viene attratto dalla vegetazione delle frasi scritte, la sapienza dei genitori  il loro amore, passione,  interesse per la ricerca  in agricoltura, nel settore delle scienze naturali e della floricoltura traspare nella maggior parte dei suoi scritti.

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L’altra genetica

Sono emerse nuove problematiche connesse alla rapida diffusione di Piante Geneticamente Modificate, non accettate in ugual misura dall’opinione pubblica dei diversi Paesi, e si è arrivati spesso ad identificare ogni attività genetica con la produzione di PGM.
In realtà la genetica è molto di più: è scienza antica, che ci accompagna a partire dalla nascita dell’agricoltura stessa. L’addomesticamento di importanti piante agrarie ha infatti origine nel Neolitico, momento di transizione in cui i genetisti dell’epoca selezionarono piante con caratteri favorevoli a partire da quanto offriva l’ambiente naturale.
Questa genetica è tuttora viva, potenziata da avanzamenti scientifici e tecnologici che stanno aprendo nuove opportunità per “pescare” geni utili da quello che già esiste in natura, cioè dalle risorse genetiche.

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Piante GM, molto discusse ma molto coltivate

Mentre in USA e in molte altre parti del mondo le piante geneticamente modificate sono accettate come uno dei tanti prodotti del miglioramento genetico ed eventualmente si discute di "etica e business", da noi si continua ad allarmare sui rischi ambientali od addirittura per la salute umana e -qualora non bastasse- si dichiara che questi semi GM sono contrari agli obiettivi dell'agricoltura italiana.

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Stop al falso pomodoro made in Italy

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Oslo: dai rifiuti alimentari il carburante per il trasporto pubblico urbano

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La Cina primo mercato alimentare del mondo

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Prossima inaugurazione dell’anno accademico: cambiamenti climatici e PAC all’ordine del giorno


La pubblica cerimonia per l’Inaugurazione ufficiale del 259° Anno Accademico dei Georgofili, che si terrà in Palazzo Vecchio (Salone dei Cinquecento) martedì 24 aprile alle ore 11.00, si annuncia di particolare interesse.


La Prolusione sarà svolta dal Vice Presidente Prof. Giampiero Maracchi su Cambiamenti climatici e agricoltura del futuro: una rivoluzione “smart”. La Relazione annuale del Presidente Prof. Franco Scaramuzzi sarà dedicata alla PAC (Politica Agricola della UE), nel 50° anniversario del suo avvio.

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PIU’ FOGLIAME UGUALE MENO INQUINAMENTO

Nel momento in cui sto scrivendo siamo in piena stagione del taglio. Ogni condominio chiede a gran voce  la potatura per ridurre la chioma degli alberi, che “sporcano”, che “facilitano l’ingresso dei ladri nelle case”, “che con le radici fanno inciampare gli anziani,” “che ostacolano lo scorrere delle carrozzine”, che, nel complesso, ne farebbero di cotte e di crude.
Adesso è il momento degli incolti i cui pareri sono confortati da quelli dei cosi detti potatori, che ti guardano con aria di superiorità’, come spesso accadeva, fin dal tempo dei romani,vantando tecniche basate sulla loro ignoranza e mancanza di voglia di istruirsi, che, bontà loro, più tagliano, più si può vedere il risultato, e (ma questo non si dice) più tagliano più guadagnano.
Sono oltre 50 anni che scrivo, insegno, e spando la voce contro il massacro degli alberi.
Dobbiamo anche renderci conto che, oltre a minare ed accorciare la vita di un albero, la potatura indiscriminata ridurrà per alcuni anni il fogliame e ben sappiamo che più fogliame presente nelle città significa avere meno inquinamento.
Qualsiasi pratica colturale  che abbia  per risultato la riduzione, anche temporanea, di fogliame degli alberi nelle zone ad elevato inquinamento, quali quelle urbane o lungo le strade ad  elevata  percorrenza di veicoli , i bordi di autostrade o a strade a denso traffico in primis , riduce le difese naturali  all’inquinamento presenti nella zona costituite dalla biomassa intesa come superficie fogliare .
A nostro parere inconsulte  pratiche cesorie che si vedono un po’ ovunque, come le capitozzature ingiustificate, o, anche, la potatura  di piante ornamentali atta a ridurre la massa fogliare al solo scopo di contenere lo sviluppo di piante arboree in zone urbane ( come pure gli innaturali tagli alla zona apicale di grandi  conifere  perché’ impiantate a distanze sbagliate da abitazioni o di strade), oltre al danno alla pianta arborea evidenziabile nel tempo sia come avviamento procurato a processi cariogenetici, si può  configurare come un intervento di inquinamento ambientale paragonabile, a quello che si attuata scaricando rifiuti tossici in zone aperte di campagna o in prossimità’ di falde freatiche.

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Consumo di suolo e agricoltura conservativa

Il suolo è una risorsa naturale non rinnovabile, soggetta a processi di degrado in primis l’erosione, che va tutelata per le numerose funzioni che svolge, sia per i servizi essenziali per le attività umane, sia per la sopravvivenza degli ecosistemi.
L’agricoltura conservativa può dare un contributo significativo per contenere l’erosione idrica diffusa, migliorare la struttura fisico-chimica del terreno ed incrementare le produzioni come rilevato dalla FAO.

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Gli alberi colpiti dal cancro batterico degli agrumi emettono odori che attraggono l'insetto vettore Psillide asiatico

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Vite e diritti di impianto: Ciolos pronto a ridiscutere posizione Ue

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CLIMATE-ADAPT: un nuovo strumento per le politiche di adattamento ai cambiamenti climatici

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La “rotta” della PAC

Gli indirizzi e le misure dettate dalla PAC sono state esaminate e discusse dal vasto mondo interessato, soprattutto per valutarne le ricadute. Sono state finora largamente accettate, guardando in particolare ai singoli provvedimenti ed all’entità dei finanziamenti, per vari settori di attività e per singoli Paesi o Regioni. Sono tutti aspetti importanti, ma i Georgofili hanno voluto dedicare la loro attenzione ad una analisi generale della PAC, della sua storia e delle sue revisioni, per vedere più chiaramente dove stia portando la rotta, sostanzialmente costante, dell’ultimo ventennio e verificarne l’attuale validità e compatibilità con i dinamici cambiamenti geopolitici globali.

Le valutazioni emerse saranno esposte, in una organica sintesi, con la relazione annuale del Presidente, in occasione della pubblica Cerimonia Inaugurale del 259° Anno Accademico dei Georgofili, a Firenze (Palazzo Vecchio) alle 11.00 del 24 aprile p.v..

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Due nuove importanti scoperte sul mondo delle piante

Il gruppo di ricerca guidato dal georgofilo Stefano Mancuso, direttore del LINV (Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale) ha appena pubblicato su due importanti riviste scientifiche (Plos One e Trends in Plant Science) risultati sperimentali che dimostrano:
a) come le radici delle piante esplorino il suolo con un comportamento di sciame simile a quello di alcuni insetti sociali, quali le formiche;
b) come le radici delle piante siano in grado di percepire suoni e anche di produrli, facendo pensare ad un loro uso come forma di segnalazione.

Le regole semplici che sussistono fra gli individui che compongono un gruppo (es. mantenersi ad una certa distanza dal vicino più prossimo; muoversi ad una velocità non superiore a quella di chi precede) possono generare, in gruppi composti da molte migliaia di elementi, dei comportamenti collettivi molto complessi. Poiché tali comportamenti d'insieme del gruppo sono stati per la prima volta studiati negli sciami d’insetti sociali, essi prendono comunemente il nome di “comportamenti di sciame”. Comportamenti analoghi sono stati analizzati in gruppi di uccelli (stormi), di pesci (banchi) e anche nelle grandi adunanze umane (eventi sociali, sportivi, artistici ecc.).
Oggi tali comportamenti sono dimostrati anche nelle piante.
Grazie alle ricerche guidate da Stefano Mancuso, infatti, si è potuto documentare che le radici di piante diverse della stessa specie dirigono la propria crescita utilizzano dei modelli di comportamento “di sciame”, comportandosi in questo come insetti di una stessa colonia.
Che le piante fossero sensibili ai suoni è stato per anni appannaggio di storie e leggende. Oggi possiamo dire che qualcosa in queste leggende era vero. Le radici delle piante, infatti, percepiscono le frequenze sonore e rispondono ad esse variando la direzione della crescita. Inoltre, crescendo, esse emettono dei suoni particolari (simili a dei click) che potrebbero essere percepiti dalle radici vicine.


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Poesia dell’Olivo da Omero ad oggi

Il 19 Aprile 2012, alle ore 16.00, presso l’Accademia dei Georgofili verrà presentata una antologia di poesie sull’olivo e sull’olio, dal titolo “oliveTolive”.

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Micro-vibrazioni al posto della chimica contro gli insetti dannosi

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Giornata mondiale dell’acqua. Guidi (Confagricoltura): “Irrigare per produrre cibo non è spreco”

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Il consumo di vino nel mondo: in calo ovunque tranne Cina e Stati Uniti

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PER UNA RAZIONALE AGRICOLTURA EUROPEA

Si celebra quest’anno il 50° anniversario della PAC (Politica Agraria Comunitaria) che è la nostra unica vera politica unitaria per la quale è in corso una revisione (la quinta negli ultimi venti anni) che dovrebbe andare in vigore dal 2014.
La Comunità europea (nata nel 1950 con il Trattato di Roma), dovette subito superare tante e peculiari differenze esistenti fra le agricolture degli Stati membri e adottare non facili programmi di riconversione delle agricolture nazionali.
La PAC nacque nel 1962, con l’intento di assicurare ai cittadini europei la necessaria disponibilità di cibo a prezzi accessibili ed ai suoi agricoltori un adeguato tenore di vita. Ma dovette poi affrontare una situazione di complessiva eccedenza di produzioni alimentari e ricorrere anche a strumenti estranei alla nostra cultura, quale il “set-aside”. Dal 2005, i sostegni agli agricoltori vennero commisurati a parametri “disaccoppiati” ed indipendenti dalla produttività, ma vincolati al rispetto di specifiche norme ambientali. La nuova riforma, chiamata “Europa 2020” propone ora un macchinoso intervento greening, con criteri chiaramente mirati a scoraggiare chi intendesse continuare a svolgere solo attività produttive.
Sembrerebbe necessario riflettere se siano da considerare prioritarie le funzioni produttive delle attività agricole o quelle relative alla tutela ambientale. Entrambe sono invece irrinunciabili, in un equilibrio razionale, anche nel quadro del processo di globalizzazione ormai difficilmente reversibile, né eludibile.

Queste tematiche, di grande rilievo e attualità, saranno sviluppate con la relazione annuale del Presidente alla Inaugurazione pubblica del 259° Anno Accademico dei Georgofili, in Palazzo Vecchio (Salone dei Cinquecento), alle ore 11.00 di martedì 24 aprile p.v..

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Cancro del KIWI: La Ricerca Italiana consente la registrazione del primo agrofarmaco in Europa

Il cancro dell’actinidia rappresenta attualmente la patologia di natura batterica di maggior rilevanza (e preoccupazione) a livello mondiale per il settore della frutticoltura. Dal 2008, quando il gruppo di fitobatteriologia del DAFNE dell’Università della Tuscia ha rilevato i primi focolai nel Lazio, la diffusione di questa fitopatia è stata inarrestabile interessando e causando notevoli danni e perdite sia nelle principali aree italiane dove questa frutticola riveste notevole importanza economica (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Calabria), sia in numerose aree ad actinidia a livello europeo (Francia, Spagna, Portogallo, Svizzera), sia extra europeo (Turchia, Nuova Zelanda, Australia, Cile) oltre ad essere stata già segnalata e tutt’ora diffusa in Asia (Giappone, Corea del Nord e Cina).
Dopo oltre due anni di sperimentazione, gli studi di un gruppo di ricerca dell’Ateneo viterbese hanno permesso la registrazione del primo agrofarmaco biologico in Europa, in grado di contrastare, soprattutto durante il periodo della fioritura, il batterio fitopatogeno Pseudomonas syringae pv. actinidiae (PSA) agente causale del cancro batterico dell’actinidia.
Il formulato ha determinato un’ottima protezione degli organi fiorali e sembra poter contrastare ulteriormente PSA anche durante la stagione vegetativa. È importante inoltre evidenziare che non è stato registrato alcun effetto fitotossico sulle piante, né alcun effetto negativo su api e bombi.

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Rapporto fra l’uomo e il suolo e modificazioni ambientali

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La deforestazione rallenta, il pianeta respira

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Agricoltura: oltre 200mila imprese a rischio

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L’agribusiness per il rilancio economico del Paese

Fino alla metà del secolo scorso, abbiamo contribuito al progresso, in un contesto che era meno dinamico e complesso, prevalentemente guidato e tutelato da politiche nazionali. Nell’arco degli ultimi cinquanta anni, abbiamo invece vissuto un travolgente susseguirsi di tanti eventi straordinari, capaci di far sparire in breve tempo anche la nostra millenaria civiltà contadina. Abbiamo dovuto affrontare radicali cambiamenti e, solo ogni tanto, ci accorgiamo di aver modificato il nostro stesso modo di pensare, di essere e di agire.
I più grandi problemi attuali (quali i cambiamenti climatici, le risorse energetiche, la sicurezza alimentare) sono di interesse mondiale e possono quindi essere risolti solo con scelte condivise appunto a livello globale.
Se ne deve trarre una evidente conclusione: gestire il complesso di tante nuove realtà, di interesse planetario, non è più alla portata di singoli Paesi, per quanto potenti possano essere. Ciò vale anche per le imprese agricole che, per quanto grandi ed abili possano essere, avranno sempre maggiori difficoltà ad operare singolarmente nel proprio microcosmo.
Si impongono quindi orizzonti più ampi ed azioni lungimiranti, ma in archi temporali più brevi. Per le attività agricole ciò comporta maggiori difficoltà. D’altra parte, l’importanza strategica dell’agricoltura va emergendo sempre più negli ormai frequenti Summit mondiali a vario livello, riconoscendone la capacità di offrire soluzioni ai grandi problemi già citati.

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Frutta in mostra

La mostra "La frutta negli studi dei Georgofili sec. XVIII e XIX" resta aperta dal 20 marzo al 27 aprile

La ricerca storica compiuta sulle fonti primarie dell’Accademia dei Georgofili (documenti dell’Archivio Storico e Atti ufficiali), sul Giornale Agrario Toscano (il periodico fondato da Giovan Pietro Vieusseux, Cosimo Ridolfi, Lapo de’ Ricci, Raffaello Lambruschini), sui tanti numerosi scritti monografici di accademici ordinari e corrispondenti ha fatto emergere la volontà dei Georgofili di rivalutare la frutticoltura, attività trascurata che avrebbe invece notevolmente contribuito a beneficare non solo l’economia dei singoli, ma anche ad arricchire l’intero corpo sociale col favorire i commerci, gli scambi, e col ridurre le importazioni di prodotti esotici, utilizzando in loro luogo materie prime indigene. La lettura di questo ricchissimo materiale manoscritto e a stampa ha permesso di cogliere altro importantissimo ruolo dell’Accademia dei Georgofili, la quale da sempre era stata sollecita a richiamare l’attenzione verso l’ambiente e verso il proprio territorio.

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Nuova olivicoltura superintensiva

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Il Pecorino: il successo di un vino di origine ancestrale

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Corso di agrometeorologia a Torino

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Utilità delle piante infestanti

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L'impronta idrica per capire la globalizzazione

Conoscere bene i consumi di acqua per fare fronte alle necessità idriche di una popolazione mondiale  crescente, è il primo passo per risolvere uno dei  problemi di maggior urgenza di oggi.
Un aspetto che è sempre stato sottostimato è la misura precisa del bilancio idrico nel commercio internazionale sotto forma delle varie "commodities" scambiate. Per intenderci, possiamo fare l'esempio di molte nazioni importatrici che esternalizzano la loro "impronta idrica" senza darsi cura di quanto consumo idrico (o inquinamento idrico) sia stato richiesto al paese produttore.
La definizione del nuovo parametro di "impronta idrica" vuole appunto tenere conto non solo dei consumi idrici tradizionali, ma anche di quanta acqua è stata consumata per produrre le derrate importate, come pure di quei consumi idrici fatti per esportare all'esterno i vari prodotti.
L'impronta idrica è la somma di tre componenti: quella "blu" (consumo di acqua superficiale e nel suolo), quella "verde" (acqua piovana) e quella "grigia" che è un indicatore dell'inquinamento idrico. 

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Definizione di bosco nel Decreto Semplificazioni

L’art. 26 del D.L. n.5/2012 riconosce le radure interne al bosco come entità non boscate se identificabili come “pascoli, prati o pascoli arborati”. Una variazione non facile da valutare nei suoi aspetti applicativi.
Un’ulteriore modifica alla definizione di bosco riguarda l’art.2 comma 6 del suddetto D. Lgs. allorché, ove non  diversamente già definito dalle regioni, si escludono dal genere bosco..... le formazioni forestali di origine artificiale realizzate su terreni agricoli a seguito dell’adesione a misure agroambientali promosse nell’ambito delle politiche di sviluppo rurale dell’Unione europea una volta scaduti i relativi vincoli. Il riferimento corre immediatamente ai rimboschimenti effettuati in Italia a seguito del ritiro dei seminativi dalla produzione per contenere a livello comunitario le produzioni agricole eccedentarie.
Tra i Regolamenti comunitari che hanno previsto contributi per il ritiro dei terreni agricoli dalla produzione e la loro destinazione forestale, quello che ha avuto una maggiore applicazione è stato 2080/92 che non era un provvedimento di politica forestale, ma un intervento finalizzato all’incentivazione di alternative, temporanee e reversibili, di terreni agricoli altrimenti destinati a produzioni eccedentarie.
Numerose Regioni nell’applicazione del Reg. CEE 2080/92 hanno imposto ai seminativi imboschiti il vincolo di destinazione a bosco determinando, di fatto, una caduta di interesse degli imprenditori. Vogliamo sperare che la specifica in esso contenuta ...una volta scaduti i relativi vincoli sia interpretata come riportato dall’art. 7 comma 2 del D.M. 63 del 19/2/1991, ossia faccia riferimento alla durata del ciclo produttivo, come indicato dalle P. di M. e di P. F. (turni minimi).


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Gestione forestale: protezione dell'acqua e dall'acqua

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Dipingere nell’Orto

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Accordo Marocco-Ue: l’agricoltura italiana ha paura

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Una farfalla minaccia i vigneti italiani

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Agricoltura e ambiente attraverso l’età romana e l’alto medioevo

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ALLARME PER IL DEGRADO DEL SUOLO

Dagli esperti più qualificati un appello al Presidente Monti

Pubblichiamo di seguito il testo della accorata lettera a Mario Monti, che è stata sottoscritta da numerosi studiosi ed esperti del settore: primo firmatario Fabio Terribile, Presidente Società Italiana di Pedologia.

Signor Presidente,
il degrado ed il consumo del suolo hanno raggiunto livelli drammatici con cui la nostra comunità nazionale e la stessa Unione Europea devono fare i conti.
Questa lettera è un grido di allarme lanciato da scienziati ed esperti di suolo agrario e forestale che
assistono impotenti ad un costante degrado e ad una perdita irreversibile e transgenerazionale di una risorsa ambientale fragile ed essenzialmente non rinnovabile. Risorsa al contempo assolutamente preziosa per il benessere sociale, ambientale ed economico del nostro Paese.
Il suolo produce beni e servizi non sostituibili: è risorsa fondamentale per la vita sulla Terra, è il supporto alla produzione agraria e forestale fornendo cibo, biomasse e materie prime, è riserva di patrimonio genetico, filtra e conserva l’acqua delle precipitazioni, è custode della memoria storica, nonché elemento essenziale del paesaggio. È il principale deposito di carbonio delle terre emerse. Nella società italiana l’importanza del suolo è poco percepita ed esso è sottoposto a pressioni ambientali crescenti determinate, e talvolta acuite, da uno sviluppo urbano non più sostenibile, da pratiche agricole e forestali inadeguate, da attività industriali. Tutto ciò sta degradando continuativamente, e spesso in maniera irreversibile, le insostituibili funzioni produttive ed ambientali del suolo. Il censimento ISTAT indica che dal 2000 al 2010 si sono persi oltre 300.000 ettari di superfici agricole. Riteniamo che l’attuale tasso di consumo e di degrado dei suoli determini conseguenze economiche gravissime per le nostre generazioni e ancora di più per quelle future.

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Dal foraggio alla cosmesi: le molteplici utilizzazioni del ficodindia nel mondo

Il ficodindia (Opuntia ficus-indica L. (Mill.) è una specie  originaria del continente americano, diffusa in Europa, e, in seguito, negli altri continenti, a partire dal XVI secolo. Si tratta di una specie capace di avere un ruolo in sistemi agricoli profondamente diversi, nelle risorse e nelle finalità produttive. E’ utilizzata, ad esempio, nell’agricoltura tradizionale o di sussistenza in molti Paesi delle aree semi-aride, dove svolge un ruolo di enorme importanza come fonte di alimento per l’uomo (i frutti e  i cladodi) e per gli animali da esso allevati. Ma ha anche un ruolo nell’agricoltura orientata al mercato, sia per la produzione di frutta, sia per la produzione, su scala intensiva, di foraggio ma anche di coloranti naturali (il carminio derivato del Dactylopius coccus, fitofago specialista di Opuntia sp.pl), di ‘verdura’ fresca o conservata (i nopalitos, di origine messicana). Una specie multifunzionale per eccellenza, quindi, non solo perché capace di produrre beni diversi (frutti, biomassa da foraggio, coloranti, cladodi per l’alimentazione umana), ma anche perché è capace di farlo in sistemi agricoli fortemente differenziati per la disponibilità di risorse, economiche e naturali.

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Che cos’è l’eccellenza di un alimento

“La valorizzazione dei prodotti di eccellenza a livello del produttore è la conseguenza non la causa della valorizzazione nella distribuzione e nella ristorazione”

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Mi vesto di ortica: la riscoperta di un tessuto ecologico

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Monti: "La sicurezza alimentare deve essere una priorità per la comunità internazionale e per l’Italia"

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Sacher, un pomodoro col nome di una torta

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Coltivare frutta e verdura sul tetto: benefici economici, sociali e ambientali

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Gestione sostenibile della flora spontanea nel comparto vivaistico

Il comparto vivaistico nel nostro Paese rappresenta una realtà produttiva importante. In particolare lo è in Toscana, dove si caratterizza per la produzione ornamentale e dove, la provincia di Pistoia, costituisce un'eccellenza a livello di produzione e di servizi. In Toscana, nel 2007, erano attive in questo comparto oltre 3500 aziende, per una superficie investita nelle colture florovivaistiche di circa 7600 ettari. In provincia di Pistoia si registra la più alta concentrazione dell'attività vivaistica Toscana, sia in termini di aziende (oltre 2000) e sia di superficie (quasi 5000 ha).

Quello della sostenibilità è un esigenza di cui sempre più si è preso consapevolezza e la stessa Unione Europea spinge in questa direzione. Gestione sostenibile della flora spontanea vuole anzitutto dire riduzione massiccia degli impieghi di agro-farmaci, sul cui uso la comunità scientifica ne ha dimostrato limiti e pericolosità per l'uomo e per l'ambiente.

A questo proposito, l’Accademia dei Georgofili ha organizzato a Pistoia, venerdì 24 febbraio, una giornata di studio con lo scopo di illustrare le possibilità di controllo fisico delle infestanti presentando, insieme alle tecniche  e ai sistemi di gestione, anche i primi risultati delle applicazioni nel comparto vivaistico.

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Verde sostenibile: da chi e per quanto tempo?

La sostenibilità biologica, la sostenibilità potenziale, la reale durata ed  a quale costo, non solo in termini di moneta ma di materie prime fondamentali , acqua ed aria  tanto per intenderci, la abbiamo veramente messe in bilancio?
Da qualche anno molti ricercatori in tutto il mondo si pongono il problema della allarmante riduzione della disponibilità di acqua per alimentare, per depurare, per far sopravvivere una gran parte di umanità che è abituata a considerare l’acqua un bene a costo zero e, soprattutto, di illimitata disponibilità nonostante gli allarmi che da decenni gli esperti lancino. Ma sappiamo bene che gli “ esperti” quando sostengono verità in contrasto con gli interessi economici o di lustro di alcuni gestori della cosa pubblica, non vengono ascoltati.
Nelle così dette nuove tecnologie, molte delle quali tanto nuove che i principi risalgono ad Erodoto, quanto è stato veramente studiato il problema del risparmio gestionale dell’acqua? I progettisti si sono  chiesti chi domani, tra un anno, o tra cinque o dieci anni fornirà l’acqua necessaria a tutto l’indispensabile verde architettonico in ambiente urbano?
Non dobbiamo pensare ad un verde sostenibile solo nell’immediato, ma tentare di esaminare se questa sostenibilità sarà ancora efficace almeno tra 10 anni (termine correlato oggi con la lunghezza della  “vita “ politica media di un amministratore pubblico).

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Il progetto RHEA: una flotta di robot autonomi per la gestione sostenibile e mirata della difesa delle coltura agrarie

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Agricoltura e dissesto pedologico

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Energia elettrica dai vegetali colorati

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Nel container a energia solare l'orto urbano a chilometro zero

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Parametri della situazione agricola italiana

L’annuario 2010 dell’agricoltura italiana è stato pubblicato ora dall’INEA. Il volume, di quasi 600 pagine, contiene molti dati sui quali è opportuno riflettere, perché documentano una sofferenza perniciosa del settore agricolo, già da tempo evidenziata, ma evidentemente non ascoltata.
Il valore aggiunto complessivo del settore agricolo nel 2010 continua ad essere modesto ( 0.8%) ed anche l’industria alimentare manifesta una crescita ( 1,6%), inferiore alla media della economia nazionale ( 2,2%). Il valore aggiunto, calcolato per unità di lavoro, è stato inferiore (meno della metà) rispetto al livello medio della nostra complessiva economia. Il valore della produzione agricola si è ridotto del 3,7% rispetto alla media decennale 2000-2010. Il peso dell’agricoltura nell’economia nazionale è sceso ulteriormente dal 3% al 2,2%. Anche il numero degli addetti al settore agricolo è diminuito (-13,5%), mentre è pressoché raddoppiato l’impiego di immigrati rispetto al 2000. Il commercio con l’estero dei prodotti alimentari nel 2010 registra un aumento sia delle importazioni ( 11,9%) che delle esportazioni ( 11,6%). Ciò potrebbe derivare da una accelerazione delle importazioni di commodities alimentari ed una esportazione di prodotti elaborati dalle filiere agroindustriali.
Questo complesso di dati illustra una situazione decadente dell’agricoltura e diventa allarmante se considerata nel quadro della sicurezza alimentare globale che esigerebbe un raddoppio delle produzioni complessive del nostro pianeta entro il 2050, coinvolgendo quindi tutti i Paesi, non escluso il nostro e l’Europa.

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Cantieri verdi e social housing per la difesa del territorio mediante la riduzione del sovraffollamento delle carceri

In questi ultimi anni si sono aggravate le condizioni di criticità nel dissesto idrogeologico, causate dalle alluvioni, dalle frane, dalle valanghe e le perdite di vite umane, di beni, di infrastrutture, di attività lavorative ed economiche ha raggiunto in alcune Regioni livelli preoccupanti. E’ sufficiente ricordare quanto è avvenuto nel 2011 in Liguria, in Sicilia, in Calabria, nelle Marche, nel Veneto.
Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio indica che la superficie a rischio frana raggiunge 137.690 chilometri quadrati, a cui vanno aggiunti 7.744 chilometri quadrati a rischio alluvioni e secondo Lega Ambiente sono stati censiti 383.831 fenomeni franosi.
Fin dal 1968, l’Accademia dei Lincei aveva tracciato i lineamenti per l’intervento pubblico per contenere il dissesto idrogeologico anche facendo ricorso a 20.000 militari di leva all’anno. Abolita la leva militare, numerose situazioni di emergenza meriterebbero di venire affrontate mediante la creazione di “cantieri verdi” a cui potrebbe contribuire la forza lavoro disponibile presso gli Istituti di correzione in cui sono presenti 65.000 unità a fronte di 45.000 posti disponibili.

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Curarsi nel giardino

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Un nuovo modo di concepire la garanzia e la certificazione dei prodotti alimentari

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Conferenza Regioni su IMU: “si accelera il processo di dismissione del settore agricolo”

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Dossier FAI e WWF: a rischio 75 ettari al giorno

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Boom per il fotovoltaico in Italia

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Paesaggio agrario: per una revisione della Parte Terza del “Codice Urbani”

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La riforma del Catasto : i fabbricati

Proseguendo l’intervento sulla riforma del catasto in questa fase esaminiamo le principali modifiche nel catasto fabbricati.

Nel catasto fabbricati le novità sono diverse:

-    innanzi tutto sono riaperti i termini fino al 31.03.2012 per l’accampionamento in categoria D/10 e A/6-R dei fabbricati rurali strumentali iscritti nel catasto fabbricati  in categorie diverse da quelle sopra determinate. Ricordiamo che entro il 30.09.2011 era scaduto il termine per la variazione e che tali modifiche hanno di fatto un effetto retroattivo per 5 anni;
-    si dovrà procedere all’accampionamento degli impianti fotovoltaici nella categoria D/10 se rurali e nella categoria D/1 per quelli non rurali. Si dovrà altresì provvedere alla variazione in D/10 entro il 31.03.2012 degli impianti erroneamente classificati in D/1 per i quali sono soddisfatti tutti i requisiti di ruralità;
-    viene sancito il principio per il quale l’Agenzia del Territorio modificherà la consistenza dei fabbricati classificati in categoria “A” dai vani a mq. lordi. Per questo aspetto dobbiamo aspettare le procedura attuative;
-    il catasto fabbricati diviene l’unico catasto nel quale dovranno essere censiti tutti i fabbricati;
-    infine l’art.13 comma 14/bis del DL n. 201/2011 convertito con mod. nella Legge 216/2011 stabilisce che con successivo decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze verranno stabilite le modalità per l’inserimento del requisito della ruralità in tutti gli atti catastali.
-    E’ in corso di predisposizione una nuova procedura DOCFA che consentirà di gestire la ruralità e quindi all’avvio della stessa sarà più semplice procedere.

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La coltivazione delle piante nello spazio: un futuro possibile e necessario

La pianificazione di una missione umana su Marte ha risvolti che non riguardano solo gli aspetti tecnologici ma anche inattesi aspetti “agricoli”.
Un viaggio verso Marte richiede tra i 5 e i 6 mesi (solo andata), un tempo lungo che implica la necessita di fornire all’equipaggio tutto quello che serve in termini di ossigeno e di alimenti per un periodo di almeno un anno. 
A meno che non si riesca a realizzare sull’astronave delle coltivazioni vegetali che da un lato riciclino la CO2 prodotta dall’equipaggio, rigenerando ossigeno, e dall’altro producano alimenti vegetali per integrare la dieta degli astronauti.
Coltivare nello spazio diventa essenziale per missioni interplanetarie ma lo spazio disponibile sulle astronavi è molto limitato ed è quindi necessario sviluppare piante di piccola dimensione, capaci di crescere molto velocemente.
Nel corso degli anni ‘90 presso l’università dello Utah sono state sviluppate delle varietà di frumento, riso, pomodoro e pisello definite “super-dwarf” e caratterizzate da un altezza massima di 25 cm e da un ciclo vegetativo dalla semina alla raccolta inferiore a 90 gg.
Piante di questo tipo possono essere allevate in piccole camere climatiche (simili ad un armadio a cassetti) e fornire alimenti ed ossigeno all’equipaggio.
Insieme a queste specie si possono poi coltivare lattughe o spinaci per integrare la dieta spaziale con verdure a foglia.

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Tracciabilità e sicurezza alimentare con i sistemi a radiofrequenza

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Sfide e opportunità per la prossima generazione degli agricoltori di fronte ai cambiamenti climatici

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Ondata di freddo, gli effetti sulla salute e i consigli per difendersi

L’ondata di freddo in arrivo sarà forte, prolungata ed interesserà tutta la Toscana. Le temperature percepite – combinazione fra temperatura dell’aria, umidità velocità del vento – scenderanno sotto lo zero fino a punte di -10° C con seri rischi per la salute di anziani, malati e bambini.
Queste sono le previsioni del Centro interdipartimentale di Bioclimatologia dell’Università di Firenze che, attraverso il progetto MeteoSalute finanziato dal Servizio Sanitario della Regione Toscana, studia in anticipo gli effetti delle condizioni meteorologiche sulla salute della popolazione (www.biometeo.it)
“L'ingresso di aria fredda a partire dalla serata di martedì 31 gennaio – spiega il direttore del Centro, il georgofilo Simone Orlandiniprovocherà un brusco calo termico in poche ore su tutta la Regione. Un nuovo apporto di aria proveniente direttamente dalla Siberia determinerà un ulteriore calo delle temperature percepite a partire dalla giornata di giovedì. Le temperature percepite – prosegue Orlandini - scenderanno al di sotto dello zero su quasi tutte le località anche durante le ore centrali, a causa della concomitanza del vento con le basse temperature dell'aria. I valori minimi percepiti si registreranno durante il prossimo fine settimana quando nei capoluoghi delle zone interne si avrà una percezione di -10° C / -15° C. Ad oggi sembra che l’ondata di freddo possa perdurare fino alla fine della prossima settimana (intorno al 10 febbraio)”.

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Evitare lo spreco di cibo: si può e si deve!

Il 50% del cibo prodotto nel mondo viene sprecato. Se l’intera popolazione mondiale avesse la stessa voracità di noi europei, sarebbero necessari tre pianeti per produrre la quantità di cibo richiesta.
Lo spreco alimentare in Italia ammonta al 3% del PIL.
Lo spreco è un fallimento del mercato e della politica - così come una questione di educazione e sensibilizzazione - che non va trascurato.
Lo spreco alimentare può diventare una risorsa e un'opportunità: riutilizzare e riciclare dovrebbero diventare le nuove parole chiave del 21 ° secolo.
Dobbiamo cercare di attuare processi sostenibili, per affermare una nuova logica che si concentri sulla sufficienza ed efficienza, intesa come una funzione della qualità. Per salvarci dalla "tirannia dell'effimero" abbiamo bisogno di reinventare la nostra vita intorno a 2 nuovi principi: leggerezza e trasparenza.

Come evitare lo spreco alimentare è il tema del volume “Transforming Food Waste into a Resource”, di Andrea Segrè e Silvia Gaiani, che sarè presentato in prima nazionale all'Accademia dei Georgofili, venerdì 3 febbraio alle ore 15.00

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Pac: una riforma che non pensa al futuro alimentare del mondo

La sicurezza alimentare non entra nella nuova Pac, mentre è un problema che nel mondo preoccupa

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Space Farming, non è fantascienza

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L’Accademia dei Georgofili all’avvio del terzo millennio

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Estratti naturali contro la peronospora

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Nuove nomine al CRA

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La gestione intelligente del verde nelle città del futuro

L’articolo è una sintesi dell’intervento che sarà svolto dal prof. Ferrini durante la giornata di studio su Space Farming del 27 gennaio p.v.

Emerge chiaramente l’enorme divario che separa l’Italia dagli altri paesi cosiddetti “sviluppati”, e  le nostre città dalle città straniere (soprattutto inglesi, francesi, tedesche e scandinave), nelle quali è evidente come lo sforzo delle società coscienti dei problemi del nostro tempo sia tutto teso a rendere sempre migliore la vita urbana, reintroducendo quel contatto con la natura che le sconvolgenti trasformazioni cui esse sono state sottoposte da oltre un secolo rischiavano di eliminare. Tali esempi, così come alcuni di recente realizzazione in Cina e Malesia, dovrebbero essere assunti a modello di quella che dovrà essere la città del futuro: sostenibile, intelligente, inclusiva, categorie ispirate alle linee guida proposte dal documento europeo Europa 2020.
Nelle città del futuro, il verde pubblico dovrà assumere aspetti e funzioni sempre più precisi e differenziati, dovrà essere organizzato in un vero e proprio “sistema” continuo: dal verde sotto casa per i più piccoli, al parco-giochi a distanza pedonale, dal verde di quartiere con impianti sportivi elementari al verde di settore urbano con attrezzature più complesse e specializzate, fino alla grandiosa area naturale al servizio dell’intera città e del territorio circostante. A ciò va aggiunta la funzione che il verde avrà nella gestione dei cambiamenti climatici attraverso la mitigazione degli estremi climatici e la gestione delle acque meteoriche.

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La riforma del Catasto: i Terreni

Con la conversione in Legge del D.L. n. 201/2011 meglio noto come “decreto salva Italia” e con le prime circolari del 2012 dell’Agenzia del Territorio si comincia a delineare la riforma del sistema catastale.
In questo primo intervento parleremo delle modifiche che intervengono nel catasto terreni lasciando poi ad un secondo intervento le modifiche al catasto fabbricati.
Nel catasto terreni  a  meno di una ordinaria autonoma suscettibilità reddituale, non ci sarà più spazio per i fabbricati diversi dai seguenti:

1.    manufatti con superficie coperta inferiore a 8 m2;
2.    serre adibite alla coltivazione e protezione delle piante sul suolo naturale;
3.    vasche per l'acquacoltura concimaie, pozzi e simili, di altezza utile inferiore a 1,80 m, purché di volumetria inferiore a 150 m3;o di accumulo per l'irrigazione dei terreni;
4.    manufatti isolati privi di copertura;
5.    tettoie, porcili, pollai, casotti,
6.    manufatti precari, privi di fondazione, non stabilmente infissi al suolo.

Quindi entro il 30.11.2012 si dovrà procedere all’inventariazione di tutti gli altri fabbricati rurali ancora iscritti nel catasto terreni.

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Conoscere gli OGM

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Serietà della ricerca, vino e resveratrolo

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Sprechi alimentari: l’Unione Europea chiede misure urgenti per ridurli

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“Realtomato”, il pomodoro anticancro

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L’Accademico Sandro Dettori nominato Direttore del Dipartimento di Scienze della Natura e del Territorio dell’Università degli Studi di Sassari

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I cabrei moderni di Paquito Forster

Nel percorso espositivo all'Accademia dei Georgofili si possono trovare cabrei antichi accanto al loro più contemporaneo sviluppo: i lavori di Paquito Forster,  grande erede del genere.

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La Cina blocca l’import di olio italiano

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La manovra “Salva Italia” e i danni all’agricoltura

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Mostra sui cabrei all’Accademia dei Georgofili

Si inaugura oggi all’Accademia dei Georgofili una mostra dedicata ai “Cabrei”, parola che si vuol far risalire al nome dei registri dei privilegi della monarchia castigliana, adottati da Alfonso di Aragona, nella prima metà del Trecento.
I veri e propri cabrei sono una raccolta di mappe catastali, che nel disegno particolareggiato riescono a visualizzare in modo pratico le proprietà terriere e i beni immobili.
Era compito di valenti agrimensori effettuare sopralluoghi nelle tenute, per poi disegnare belle tavole a inchiostro che a partire dal Seicento furono sempre più decorate con cartigli, stemmi, rose dei venti, figure allegoriche, putti, annotazioni paesaggistiche.
Nell’esposizione ai Georgofili appaiono cabrei tratti dalle raccolte gentilmente messe a disposizione dagli archivi Ginori Lisci, Mazzei, Rimbotti, Contini Bonacossi, Frescobaldi: si tratta di  documenti preziosi per studiare e seguire le profonde trasformazioni del paesaggio agricolo e del territorio toscano.
Accanto ai cabrei antichi, ci sono quelli moderni del bravissimo Paquito Forster che ha riscoperto e rinnovato quest'arte.

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La PAC 2014-2020: Sarà Riforma? Conferme e cambiamenti per l’agricoltura Italiana

In un contesto internazionale caratterizzato da minacce sociali di portata planetaria come la carestia e la sottonutrizione di intere popolazioni (particolarmente il corno d'Africa), minacce di tipo ambientale, anch'esse di dimensione planetaria e minacce di tipo economico che vedono l'Europa al centro di una crisi finanziaria senza precedenti, l'agricoltura, che è il settore produttivo per sua natura più legato alla soddisfazione dei bisogni primari, rischia di essere sacrificata da politiche inadeguate al suo ruolo strategico per la sopravvivenza ed il benessere delle popolazioni.
Tale rischio è accentuato dal fatto che sempre più e particolarmente nei paesi ad economia industrializzata, l'agricoltura svolge una insostituibile funzione di custodia e produzione di beni pubblici come la salvaguardia dei territori, delle tradizioni locali e della loro identità.
L'Europa ha affrontato questi problemi fin dall'inizio della sua costituzione con politiche specifiche con alterne vicende ed atteggiamenti spesso contraddittori: a partire dal 2013  si avvierà una nuova fase di queste politiche che dovrebbe tenere conto di tutti i problemi suddetti e che sarà decisiva per il futuro dell'agricoltura europea.

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Che cos’è l’acidità dell’olio

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Carrubo e melograno: prospettive per la coltivazione in Sicilia

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USA: la moria delle api e' colpa di un parassita

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Vino: produzione italiana ai minimi storici

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Prestigiosa onorificenza all’accademico Piernicola Leone de Castris

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Politiche agrarie e sicurezza alimentare

La politica agricola comunitaria (PAC) per il prossimo periodo 2013-2020, già approvata dalla Commissione Europea ed in attesa di essere discussa dal Parlamento dell’Unione, appare sostanzialmente impostata con criteri ed indirizzi che si richiamano a quelli adottati negli ultimi decenni e che continuano a trascurare il fondamentale ruolo produttivo dell’imprenditoria agricola.
L’Unione Europea, nata come produttrice di complessive eccedenze alimentari, oggi sembra far assegnamento sulla libertà di importare dal mercato globale crescenti quantitativi di prodotti agricoli primari (a prezzi inferiori rispetto ai costi di produzione sostenuti dai nostri agricoltori). Questo orientamento politico europeo, che coinvolge quelli nazionali e regionali, sembra non accorgersi che il mercato mondiale delle commodities alimentari registra continui aumenti della domanda (per alcuni prodotti ormai più che doppia rispetto all’offerta) e dei prezzi, che sono anche instabili e oggetto di sconvolgenti speculazioni finanziarie.
L’Europa non può ignorare che milioni di persone continuano a soffrire e morire per fame nel mondo. Ne può ignorare i richiami della FAO sulla necessità di raddoppiare in pochi decenni le complessive produzioni alimentari mondiali. Non può quindi esimersi dal perseguire almeno tre doverosi impegni:
•    sviluppare il ruolo produttivo della propria agricoltura, prioritariamente rispetto a qualsiasi altra istanza economica, sociale, ambientale e tantomeno estetico-paesaggistica. Non si tratta di istanze contrapposte, ma sinergiche, così come l’agricoltura razionale le ha sempre considerate. Comunque, lo sviluppo agricolo non può, oggi più che mai, essere indipendente dalla produttività. Deve mirare al miglioramento quantitativo e qualitativo (merceologico e igienico-sanitario) delle produzioni, da realizzare nel rispetto dell’ambiente;
•    creare e mantenere attivo un sistema di stoccaggio di adeguate riserve alimentari primarie, in grado di far fronte ad eccezionali eventi negativi di qualsiasi genere ed assicurare in ogni circostanza una disponibilità e accessibilità di cibo;
•    adottare provvedimenti per contrastare l’attuale eccessivo ed inaccettabile spreco di alimenti, secondo le strategie già indicate dalla Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, che verranno votate in sessione plenaria a Strasburgo nei primi mesi del 2012.

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Perché il giardino ci regala la salute?

La pratica del giardinaggio non costituisce soltanto una possibilità terapeutica, ma rappresenta per adulti e per bambini un mezzo per cautelarsi nei confronti di eventuali malattie della sfera psichica .
Le possibilità curative del verde vengono prese in considerazione da due specifici ambiti disciplinari, oggetto di un’ attenta sperimentazione nei paesi anglosassoni: l’Horticultural therapy e l’Healing landascape

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Gasolio agricolo sempre più a caro prezzo

Nel 2012 gli agricoltori risentiranno pesantemente di questi aggravi sui costi di produzione. Questo meriterebbe una maggiore attenzione anche ai più alti livelli istituzionali, al fine di cercare soluzioni che ne riducano l’impatto su un comparto, quello agricolo, i cui margini di manovra per far fronte alla crisi economica diventano sempre più stretti

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I Georgofili all’avvio del terzo millennio

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Ricercatori israeliani creano un antiparassitario a base di olio vegetale, efficace contro parassiti di pomodori, zucchine e peperoni

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Possibile origine cinese per la batteriosi del kiwi

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Bando di concorso per la South China University of Technology

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E tu, di che meteo sei?

Il centro di bioclimatologia dell’Università di Firenze ha realizzato, con il contributo della Regione Toscana, un sito (www.biometeo.it) in cui quotidianamente vengono prodotte previsioni biometeorologiche.
Gli utenti del sito usufruiscono di un’ ampia gamma di informazioni (temperature percepite, disagio/benessere termico, presenza di pollini allergenici, abbigliamento consigliato, disturbi dell'umore, dolori articolari, emicrania, etc.) di sicura utilità per affrontare al meglio le eventuali situazioni critiche che potrebbero verificarsi nel territorio regionale nei successivi tre giorni.
Il sito offre quindi indicazioni per tutta la popolazione ma soprattutto per i meteoropatici, ossia coloro che soffrono di disturbi più o meno gravi in presenza di determinate condizioni climatiche.

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Legge di stabilità e vendita di terreni agricoli pubblici: una legge importante ma da perfezionare

Su iniziativa dell’Accademia dei Georgofili, è stata tempestivamente organizzata una pubblica adunanza dedicata alla valutazione della legge di stabilità (183/2011). L’argomento è stato introdotto da quattro relazioni, rispettivamente di Federico Vecchioni, Vicepresidente dei Georgofili, Luigi Costato, giurista agrario, Gianni Salvadori, assessore all’agricoltura della Regione Toscana (in rappresentanza della Conferenza delle Regioni), e Roberto Reggi, sindaco di Piacenza e rappresentante della Presidenza ANCI.
E’ emersa una generale opinione favorevole al principio della prevista vendita di terreni pubblici, ma è stata evidenziata la necessità di una revisione del testo, nonché di una sua integrazione con elementi necessari a rendere efficace il provvedimento.

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MUSICA PER LA PATRIA

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Emergenze fitosanitarie: criticità e prospettive

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Parlamento europeo: approvate nuove regole per l'etichettatura di succhi di frutta e nettari

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Tabacco, accordo per la qualità del Made in Italy

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AUGURI da "Georgofili INFO"

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IL FRUMENTO DEL FUTURO

Tra le piante coltivate, i frumenti (Triticum aestivum e Triticum durum) sono le specie più importanti per diffusione e per rilevanza nell'alimentazione umana.
La dimensione del genoma del frumento (5 volte il genoma umano) e la sua complessità rendono il sequenziamento una sfida difficile anche con l’uso delle più moderne tecnologie molecolari. Per questo motivo, a livello mondiale è stato costituito il Consorzio Internazionale di Sequenziamento del Genoma del Frumento (IWGSC).
L'Italia, con un progetto finanziato dal MiPAAF, partecipa all’IWGSC con la responsabilità per uno dei 21 cromosomi del frumento, il Cromosoma 5A, una regione del genoma dove sono localizzati importanti geni come quelli che controllano la resistenza al freddo invernale, il tempo di fioritura e diverse fonti di resistenza a malattie.

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Nuovo allarme della FAO per scarsità e degrado del suolo e dell’acqua: una minaccia crescente per la sicurezza alimentare

Il diffuso degrado e la crescente scarsità delle terre e delle risorse idriche stanno mettendo a rischio un gran numero di sistemi di produzione alimentare chiave in tutto il mondo, costituendo una seria minaccia alla possibilità di riuscire a sfamare una popolazione mondiale prevista raggiungere i 9 miliardi di persone entro il 2050, afferma un nuovo rapporto FAO pubblicato lo scorso 28 novembre.
 “Lo Stato Mondiale delle Risorse Idriche e Fondiarie per l'Alimentazione e l'Agricoltura” (SOLAW) sottolinea che, sebbene negli ultimi 50 anni si sia registrato un notevole aumento della produzione mondiale, "in troppe occasioni tali miglioramenti sono stati accompagnati da pratiche di gestione delle risorse che hanno degradato gli ecosistemi terrestri e idrici dai quali la produzione alimentare stessa dipende".   

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CAMBIANO I PROGETTI DEL VERDE E DEI GIARDINI

Negli anni ’70, chi studiava  e scriveva su  fiori, piante, giardini e parchi non era molto considerato nell’ambiente scientifico.Nell’ambiente universitario chi parlava di giardini era considerato, a volte, o spesso, un limitato. Nel campo delle Facoltà di Agraria si insegnava soprattutto a creare nuovi boschi, o nuove colture legnose per produrre legname e a incrementare la produzione di cereali,di barbabietole, di foraggi, di ortaggi, di frutta, di uva. Non certo ad investire tempo e denaro per piantare alberi al fine di migliorare l’ambiente urbano e suburbano e, se lo si faceva, solo a scopo visivo o ornamentale e non per creare zone in cui i nipoti ed i pronipoti sarebbero potuti vivere meglio.

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Cioccolato: l'Italia nel mirino UE

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Una giornata nazionale del miele

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Società Toscana di Orticultura: il progamma e i docenti dei corsi di giardinaggio 2012

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L’agricoltura nel nuovo contesto produttivo

Fino a pochi anni fa, le nostre imprese agricole vedevano tutelate le proprie produzioni da una politica nazionale ispirata ad una chiara economia reale. Oggi sono chiamate ad affrontare invece una confusa e rapida evoluzione di filiere agroindustriali, delocalizzazioni produttive, reti multinazionali, mercato globale, speculazioni finanziarie, ecc.. La globalizzazione è ormai un processo irreversibile, ma il mercato mondiale non può essere ancora considerato come una fonte inesauribile, dalla quale chiunque può tranquillamente attingere i necessari prodotti agricoli primari. Il commercio delle commodities alimentari è diventato anche oggetto di speculazioni finanziarie, capaci di sconvolgere il naturale andamento crescente della domanda rispetto all’offerta.
La nostra agroindustria sembra non accorgersi che sta rischiando di perdere il primo scalino delle sue filiere nazionali, cioè la disponibilità di prodotti primari della nostra agricoltura, i cui costi di produzione tendono a superare i prezzi di mercato. Qualcuno ha da tempo espresso il parere che “dove non c’è una sana agroindustria, non c’è una robusta agricoltura”. Concetto giusto e di grande attualità, ma cresce il timore che possa presto leggersi in senso inverso.
Nei Paesi BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), il basso costo della manodopera determina un imbattibile livello di competitività. Questo vantaggio fondamentale potrà presto consentire a quei Paesi di trasformare autonomamente i propri prodotti primari ed esportare verso di noi altrettanto competitivi alimenti elaborati.
Inoltre, la moderna delocalizzazione, anche frazionata, delle attività produttive agroindustriali favorirà la nascita di agguerrite reti multinazionali (o nazionali, adeguate ai tempi) che potranno continuare a sfruttare il marchio Made in Italy. In mancanza di adeguate regole condivise e di efficienti controlli internazionali, capaci di garantire che questi marchi non possano essere applicati anche direttamente all’estero.
Gli stessi nuclei produttivi delle attuali filiere – a cominciare da quelle alimentari – attendono di essere organizzati e regolamentati su basi moderne, affinché nel loro ambito non vi siano ruoli privilegiati e dominanti, capaci di creare sperequazioni nella formazione e nella ripartizione del valore aggiunto complessivo, quindi con disparità tra i redditi conseguiti dagli agricoltori ed i prezzi finali al consumatore (sugli scaffali della grande distribuzione). Questi obiettivi possono essere vantaggiosi per tutti. Andrebbero tempestivamente realizzati con un univoco sostegno generale, pubblico e privato, nonostante che l’intreccio dei vari interessi costituisca ormai una realtà complessa, non facilmente malleabile e controllabile.
Il quadro in cui si evolve rapidamente il contesto del mondo produttivo richiede grande impegno politico. La tendenza a privare la nostra agricoltura della necessaria attenzione e sostegno diventa quindi assai più grave di quanto potesse esserlo fino a pochi anni fa.

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Il ruolo della risicoltura nel panorama colturale italiano

Il riso costituisce coltura di significativa importanza per il nostro paese. A livello europeo, infatti, l’Italia costituisce il principale produttore, con circa il 50% della totale superficie a riso dell’EU. La risicoltura italiana è stata interessata negli anni da una profonda evoluzione, che ha riguardato i vari aspetti della produzione e della struttura aziendale. Nel corso degli ultimi trenta anni circa, ad esempio, il numero di aziende risicole si è dimezzato (da  8900 a 4600), con un corrispondente aumento della superficie aziendale media da circa 20 ha a oltre 51 ha.
Le principali problematiche che la risicoltura italiana deve attualmente affrontare riguardano sia elementi tecnico-agronomici legati alla produzione, sia aspetti relativi all’impatto della coltivazione su diversi comparti ambientali, in particolare sull’acqua, e ai conseguenti vincoli di natura legislativa che condizionano sempre più fortem

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Cambiamento climatico ed effetti sulla viticoltura

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Sviluppo ed evoluzione tecnologica degli impianti di irrigazione

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Vinacce e scorze d’arancia si trasformano in biofuel

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Corsi di Giardinaggio alla Società Toscana di Orticultura

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Mega truffa del BIO: sequestrate 700mila tonnellate di falsi prodotti

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Il divieto di impianto dei vigneti in Europa dopo il 2014: una scelta necessaria?


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Dolomiti Patrimonio dell’Umanità: un cammino lungo e faticoso

Il 26 giugno 2009, durante l’annuale sessione plenaria di UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) tenutasi a Siviglia, IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura - World Conservation Union) appoggiò la richiesta italiana di inserire le Dolomiti tra Beni che compongono il patrimonio naturale dell’Umanità (World Heritage List).
Il giudizio di IUCN fu ampiamente positivo. In estrema sintesi si dichiarò che “Le Dolomiti sono tra i paesaggi montani più belli del mondo, dotati di una spettacolare varietà di forme verticali, con pareti strapiombanti per più di 1.500 metri, che offrono scenari archetipo di "paesaggio dolomitico", così come descritti dai pionieri della geologia, dell’alpinismo, dai fotografi e dai pittori paesaggisti fin dagli albori del XIX secolo”.
L'area dolomitica poi offre forme erosive, tettoniche e glaciali di eccezionale valore scientifico e documentale come quelle degli "atolli fossilizzati", e molti altri che sono unici a livello mondiale per la possibilità di cogliervi appieno la stratigrafia del Triassico. 

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Il genoma del batterio che causa il CANCRO del KIWI

L'analisi comparativa del genoma di tre isolati dell'agente del cancro batterico dell'actinidia ha messo in luce che l'attuale grave epidemia in corso in Italia è causata da un nuovo ceppo e non da un'evoluzione del batterio già presente in Italia fin dagli anni '90.

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Malattie degli agrumi: aspetti gestionali ed epidemiologici in ambiente mediterraneo

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A Durban la conferenza mondiale sul clima: l’agricoltura in prima linea. Stop alla deforestazione e avanti con le biomasse.

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Cibo senza segreti: così la nuova etichetta UE aiuterà il consumatore

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Un libro sulle antiche varietà di frutti del Casentino

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CHI E' IL SOTTOSEGRETARIO ALLE POLITICHE AGRICOLE?

Di quasi certo c'e' solo il nome: Francesco o Franco Braga. Per il resto sul nuovo Sottosegretario all'Agricoltura aleggia il mistero. Franco Braga, professore ordinario di tecnica delle costruzioni alla Sapienza di Roma, interpellato al telefono, risponde candidamente di non sapere ancora se e' lui la persona nominata dal presidente Monti. Francesco Braga, docente all'Universita' di Guelph (Canada) e collaboratore dell'alta scuola di economia agroalimentare dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore, raggiunto al telefono da conoscenti, dice di non saperne nulla. Il segretariato della Presidenza del Consiglio intanto pare propendere per il primo, ma anche in questo caso senza dare per ora conferme. Comunque né l'uno né l'altro ha partecipato alla cerimonia del giuramento nelle mani del presidente del consiglio Mario Monti.

Mentre scriviamo, mercoledì 30 novembre 2011 alle ore 10.00, la pagina web del sito del MiPAAF (http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/173) non riporta ancora alcun nome alla voce Sottosegretario.

(Da Agrapress ANNO XLIX - N. 359 del 29/11/2011)

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Errare humanum est ...

Nel corso della formazione dell’attuale Governo Monti, ad un certo punto il “Toto-Ministri” aveva omesso di considerare il Ministero dell’Agricoltura. Si diffuse allora il timore, autorevolmente condiviso, che si intendesse abolirlo. Data la sempre più scarsa considerazione nei confronti del nostro settore primario e tenuto conto che l’intento di abolire questo Ministero non è nuovo nel nostro Paese (anche perché approvato con un referendum popolare nel 1993), quei timori non erano infondati e tenevano conto anche dalla indicazione che si stava decidendo di ridurre il numero dei Ministeri.
Per l’agricoltura fu giustamente nominato un Ministro con portafoglio. Nessuno però ha sentito il bisogno di chiarire e smentire la cause di quei timori.
Nei giorni scorsi, la nomina dei Sottosegretari ha riacceso ancora qualche perplessità. Nell’elenco ufficiale diramato con i nomi dei Sottosegretari ne figurava anche uno per l’agricoltura: “Francesco Braga”. Nessuno però lo ha visto firmare e giurare al Quirinale martedì mattina e le agenzie di stampa hanno interpellato due professori, Francesco Braga e Franco Braga (rispettivamente della Cattolica di Milano e della Sapienza di Roma). Pare che nessuno dei due sia il designato. Siamo quindi ancora in attesa di sapere se e chi sarà il Sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura.
E’ incredibile che il settore primario possa essere così trascurato. Non si può indebolire l’immagine del Ministero che rappresenta la nostra Nazione nei consessi mondiali nei quali l’agricoltura è oggi al centro delle soluzioni di grandi problemi quali la sicurezza alimentare, gli effetti dei cambiamenti climatici, le risorse energetiche rinnovabili, ecc..
Qualcuno dia una dovuta, autorevole spiegazione.

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Paolo De Castro e la nuova PAC ai Georgofili

Il georgofilo Paolo De Castro ha svolto a Firenze, il 24 novembre, presso la sede accademica, una lettura su “La Nuova Politica Agraria Europea”, organizzata in collaborazione con la UNASA (Unione Nazionale Accademie per le Scienze Agrarie).

Ha illustrato il complesso metodo di lavoro adottato dalla U.E. dopo il Trattato di Lisbona ed è entrato nel merito dei contenuti della nuova PAC 2013-2020, da poco approvata dalla Commissione Europea. Ha evidenziato alcune incognite relative ai tagli previsti nei bilanci europei ed ha previsto una lunga discussione che certamente porterà a modifiche del testo attuale (ancora non disponibile in lingua italiana), con il conseguente rischio che la PAC non entri in vigore alla scadenza del 1° gennaio 2014.

Non ha mancato di evidenziare la necessità che la PAC contempli anche problematiche nuove rispetto al passato, a cominciare da quelle relative alla sicurezza alimentare, all’instabilità dei mercati, all’aumento costante dei prezzi destinato ulteriormente a salire, alla crescita della domanda di commodities alimentari (già doppia rispetto all’ offerta), dovuta non solo all’aumento demografico mondiale ma anche all’incremento dei redditi soprattutto nei Paesi “BRIC” (Brasile, Russia, India, Cina). Mentre i terreni coltivabili sulla Terra non sono ulteriormente estensibili ed è necessario puntare sull’incremento delle produzioni unitarie, facendo assegnamento sulla ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico.
“Se tutta la popolazione mondiale dovesse cibarsi seguendo il modello degli occidentali, non si potrebbe sfamarla neppure colonizzando altri pianeti!”.

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Cavour ai Georgofili

E’ aperta al pubblico presso l’Accademia dei Georgofili l’esposizione itinerante “Camillo Benso di Cavour e il suo tempo”, che completa il suo giro nelle tre capitali d’Italia: Roma, Torino e Firenze, nel quadro delle manifestazioni per il 150° anniversario dell’Unità nazionale.  A Roma è stata inaugurata il 18 gennaio 2010 alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
A Firenze la mostra è stata allestita presso i Georgofili, ed arricchita con documenti e manoscritti unici tratti dall’archivio dell’Accademia, in quanto Camillo Benso di Cavour ne è stato accademico onorario dal 1851.
Egli apprezzava e perseguiva le concezioni liberistiche dei mercati; in una lettera (esposta in mostra), auspicava che la Toscana ed il Piemonte potessero servire l’una di esempio all’altro: la prima quale “portatrice delle verità economiche”, il secondo quale felice esempio dell’applicazione di “quelle politiche”. Era un agricoltore appassionato ed innovativo: la sua opera agraria fu apprezzata da Cosimo Ridolfi che ne riferì in una apposita Memoria letta in Accademia il 5 settembre 1858.

L’esposizione sarà visitabile fino al 16 dicembre p.v., con ingresso libero (il pomeriggio dalle 15 alle 18, dal lunedì al venerdì).

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L’utopia tranquilla delle piante – beati i miti perché erediteranno la terra

Le piante hanno comportamenti sofisticati ed evoluti,  una vita sociale meravigliosamente ricca ed, in generale, una affascinante complessità che per millenni è rimasta sepolta sotto la loro apparente immobilità. Mitezza contro violenza, fissità contro movimento, autotrofia contro eterotrofia, lentezza contro velocità, piante ed animali sono il risultato di scelte evolutive opposte. Inermi, alla base della catena alimentare, eppure capaci di colonizzare la Terra fino a rappresentarne il 98% della biomassa, nella vita delle piante esiste un’idea utopistica e rivoluzionaria, che ne rende avvincente ed imprevedibile il loro studio.  Unici organismi viventi realmente “verdi” (in tutti i sensi), hanno evoluto strategie di comportamento così diverse da quelle degli animali da essere per noi una fonte inesauribile di originalissimi insegnamenti. Senza l’aggressività e prepotenza degli animali, senza la pressante necessità di uccidere per sopravvivere, le piante sono la realizzazione terrena del discorso della montagna: sono loro i miti che un giorno erediteranno la terra.

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Agrumi: agenti vettori di malattie da virus e virus-simili

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Sulle tavole italiane arriva la prima scarola “riciclata”

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Moria delle api, chiamata urgente a tutta l'Europa

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Il 2013 sarà l’anno europeo contro lo spreco alimentare

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TECNOLOGIE DELLA DEALCOLAZIONE ED ENOLOGIA DEI PRODOTTI DEALCOLATI

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Il legno materiale per un'edilizia sostenibile

Lo scorso 10 novembre si è svolta a Padova una Giornata di Studio, organizzata dalla Sezione di Nord-Est dei Georgofili, nell’ambito del programma di Celebrazioni dell’Anno Internazionale delle Foreste

Il legno si può considerare appieno un materiale “bio” e “tecnologico”, ossia caratterizzato da una matrice di origine biologica che si presta a essere plasmata da interventi di tipo tecnologico, di differente intensità, che consentono di realizzare edifici e strutture anche di notevoli dimensioni. Non va però dimenticato che, qualsiasi sia la costruzione realizzata, è fondamentale si crei uno stretto collegamento tra gli elementi architettonico-ingegneristici e quelli propri dell’approvvigionamento della materia prima e della gestione delle foreste da cui essa deriva.
Solo in questo modo il crescente interesse nell’utilizzo del legno per costruzioni di tipo civile potrà tradursi in uno stimolo all’intera filiera foresta-legno-edilizia.
I vincoli progettuali di un fabbricato di legno debbano confrontarsi con il materiale impiegato, la struttura o la forma del fabbricato e delle sue componenti, la realizzazione o il montaggio, le funzioni e l’utilizzazione del fabbricato.
Benché il legno manifesti una serie di elementi critici (limitata durabilità, infiammabilità, fragilità), l’attenta scelta della specie, le modalità di impiego e le lavorazioni cui può essere sottoposto, consentono di ottenere un materiale per impieghi strutturali con prestazioni del tutto comparabili con quelle dell’acciaio e superiori a quelle del calcestruzzo armato.
Costituiscono una valida testimonianza a queste considerazioni i grandi edifici, realizzati anche nei secoli scorsi, e che ancora oggi manifestano resistenza e funzionalità.

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Applicazioni della genomica per la zootecnia

La disponibilità di nuove tecnologie di genetica molecolare ha permesso  un forte sviluppo della genomica come disciplina scientifica risultante dalla convergenza di genetica, biologia molecolare e bioinformatica.  In particolare l’applicazione di questi nuovi e potenti strumenti di ricerca e di studio alla  zootecnia e la loro continua innovazione ha messo a disposizione una enorme mole di  informazioni  sulle sequenze dei genomi della maggior parte delle specie allevate e numerosi geni e marcatori associati con la variabilità fenotipica di  caratteri di interesse zootecnico. E’ stato portato a termine per  quasi tutte le specie di interesse zootecnico il sequenziamento completo del genoma.
La conoscenza del genoma rappresenta lo strumento più importante per introdurre rilevanti innovazioni nel campo del miglioramento genetico. I progressi scientifici nell’ambito della genomica riguardano sia la genomica strutturale che la genomica funzionale.

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Alcune informazioni utili per comprare l’ "olio novo"

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Considerazioni sul volume “La mia Terra: intervista a Federico Vecchioni”

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BIODIVERSITA’ IN ORTOFRUTTICOLTURA ON-LINE

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FAO – Proteggere le colture tradizionali dall’impatto del cambiamento climatico

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TOTO-MINISTRI: omissioni colpose o errori strategici?

Il Toto-Ministri aperto dai mass media è stato definito fantasioso. Ciò nonostante può essere significativo il fatto che esso abbia costantemente ignorato il Ministero dell'Agricoltura.
Può trattarsi di un altro sintomo dello scarso interesse del mondo politico e dei mass media nei confronti del settore primario, ormai diffusosi anche nell'opinione pubblica. Ma potrebbe invece trattarsi di un intento, già ripetutamente manifestatosi nel passato, di cancellare il Ministero dell'Agricoltura, affidandone le funzioni eventualmente ad un Sottosegretariato.
Questa sensazione è stata percepita da numerose ed autorevoli organizzazioni agricole (Confagricoltura, CIA, Copagri, Agci Agrital, Lega Pesca, Coldiretti) e dagli stessi Presidenti delle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato (Paolo Scarpa Bonazza Buora e Paolo Russo), dai rappresentanti PD nella Commissione Agricoltura della Camera (Angelo Zucchi e Luciano Pizzetti), nonché dal Ministro uscente Saverio Romano, che hanno già aperto una corale e giusta protesta, espressa anche questa mattina, come tempestivo invito al Presidente del Consiglio incaricato, Prof. Monti, a non rendersi colpevole di una decisione storica che metterebbe in dubbio il suo valore anche di studioso,  conoscitore dei problemi socio-economici mondiali e della importanza strategica globale dell’agricoltura.

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La riduzione della superficie agraria in Toscana dall'Unità nazionale ad oggi

Generalmente, in ambito nazionale e non, si fa riferimento al concetto di consumo del suolo come misurazione, in rapporto alla superficie disponibile, del territorio occupato da insediamenti o infrastrutture.
Per quanto riguarda la situazione italiana, l’Osservatorio Nazionale sul consumo di suolo ha messo in evidenza una generale mancanza di dati, aggiornati ed affidabili, la mancanza di una codifica che consenta l'effettuazione di confronti coerenti, l’utilizzo insufficiente e non sistematico di tecnologie e dati da remote sensing, come l’inadeguato aggiornamento di quadri regionali da cui deriva in molti casi l’impossibilità di effettuare confronti, alla medesima soglia storica, di dati provenienti da più regioni.
L’irreversibilità delle trasformazioni che determinano dissipazione della risorsa suolo è destinata a tradursi in grave limite al benessere, allo sviluppo sociale, alle opportunità concesse alle future generazioni con perdita e/o degradazione di superfici idonee alla produzione agricola, di biodiversità e qualità paesaggistica; crescente inefficienza energetica e funzionale di un modello insediativo estensivo ad alta domanda di trasporto e conseguente generazione di inquinamento atmosferico, perdita dei sistemi regolativi connessi ai cicli biogeochimici e a quelli idrogeologici che nel suolo hanno sede.

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Come i denti di leone ci insegnano a volare

La natura fornisce un database meraviglioso da cui prendere in prestito idee, concetti e disegni e la biomimetica nasce proprio con lo scopo di trovare soluzioni ai problemi ingegneristici grazie al trasferimento tecnologico di soluzioni semplici provenienti dal mondo biologico.
L’elevata affidabilità che caratterizza queste soluzioni biologiche sta nel fatto di essere il risultato della lunga evoluzione della vita sulla terra, e la crescente attenzione che questa nuova disciplina sta avendo a livello europeo, risiede nella produttiva combinazione di competenze ingegneristiche e biologiche, che insieme contribuiscono allo sviluppo di applicazioni, dall’alta tecnologia alla vita quotidiana.
L’Advanced Concepts Team dell’Agenzia Spaziale Europea  (ESA)  sta, tra le altre cose, studiando i meccanismi di dispersione dei semi per estrarre nuove idee e concetti utili ai fini dell’esplorazione spaziale: metodi di locomozione derivanti dai cespugli rotolanti del deserto, trivelle ispirate dai semi che si auto-sotterrano e piccoli paracaduti presi in prestito dai denti di leone.
Se le piante sono riuscite a colonizzare ogni angolo della Terra con i propri semi, perché noi non possiamo provare a prendere qualche spunto da loro per l’esplorazione del sistema solare?

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L’Olivicoltura da mensa in Sardegna e Sicilia

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Foreste della Serenissima: frammenti di storia forestale

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Confagricoltura: "Frane e allagamenti hanno un'origine comune: l'abbandono del territorio"

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Uscito il volume 2010 – X de “I Quaderni”: “Difesa delle colture da patogeni e parassiti trasmessi per seme”

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Povera terra con 7 miliardi di abitanti

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Firenze, 4 novembre: l’Accademia dei Georgofili ricorda l’alluvione

L’Accademia dei Georgofili ha conservato nel proprio salone di ingresso il ricordo costante della terribile alluvione del ’66. Un grande affresco e 12 litografie del Maestro Luciano Guarnieri che non vengono esposti solo il 4 di novembre, ma restano lì sempre, ogni giorno, offrendo a tutti un luogo che ricorda quel terribile evento.
Il Maestro Luciano Guarnieri realizzò un affresco dedicato al “Salvataggio della Croce del Cimabue” e 12 litografie raffiguranti vari scorci di Firenze devastata dalla inondazione dell’Arno. Le litografie furono subito riprodotte e messe in vendita per beneficenza in favore delle famiglie alluvionate. L’affresco fu presentato al museo “Come nasce un affresco” nella sala del Capitolo della chiesa del Carmine , poi fu ospitato in Santa Croce e in Santa Maria del Fiore e infine definitivamente donato all’Accademia dei Georgofili insieme alle 12 litografie originali, rimaste in mano al Maestro.
Quel crocifisso, diventato simbolo dell’arte fiorentina offesa ma non distrutta, è stato accolto nella Sede accademica, non a caso dopo il restauro che seguì l’atto dinamitardo da questa subìto nel 1993.

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Scoperta la resistenza delle piante alle inondazioni grazie al loro sensore per l'ossigeno

Un gruppo di ricercatori europei ha fatto una importante scoperta concernente il meccanismo messo in atto dalle piante per resistere alla sommersione.
Da alcuni decenni si cercava di capire come certe specie vegetali  fossero particolarmente adattate a queste condizioni, mentre molte altre non riescono a sopravvivere.
Gli studiosi hanno scoperto che la proteina delle cellule vegetali RAP2.12, viene costantemente distrutta nelle normali condizioni di presenza di ossigeno, ma - e questo è il significato centrale  della scoperta - in condizioni di minore disponibilità di ossigeno (ad es. sommersione), la stessa proteina rimane stabile ed attiva una risposta di adattamento alla nuova situazione avversa.
Il risultato è doppiamente importante perché rappresenta un'acquisizione di nuova conoscenza sul piano strettamente biologico-vegetale, ma, come accade per tutti gli studi severamente condotti, è ricco di risvolti sul piano applicativo, basti pensare quanto il flagello delle improvvise e massicce sommersioni si abbatta su vaste aree agricole del pianeta; pertanto la selezione di varietà coltivate per ambienti soggetti ad eventi alluvionali sarà certamente favorita.

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Salute e sicurezza sul lavoro nel comparto zootecnico e caseario


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Le ville comunali in Sicilia: origini e caratteri

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Energie rinnovabili: eccellenza in Mugello

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BeeNet: nei campi una rete di alveari-sentinelle

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Il fico d’India conquista nuovi mercati

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Produzione di bioidrogeno ed energia rinnovabile da residui agro-zootecnici

Venerdi' 21 ottobre a Landriano (PV), presso l'Azienda agraria sperimentale dell'Universita' degli studi di Milano si è svolto il convegno conclusivo del progetto “Agriden - Produzione di bioidrogeno ed energia rinnovabile da residui agrozootecnici", con la presentazione dei risultati principali e la visita al prototipo pilota realizzato nell’ambito della ricerca.

Continuare a dipendere in modo sostanzialmente esclusivo da sorgenti energetiche fossili pone, già dal prossimo futuro, sfide insostenibili in termini sia di sicurezza di approvvigionamento, sia di effetti delle emissioni sul clima del pianeta e sulla qualità dell’aria nelle aree urbane.
L’idrogeno, grazie alle sue caratteristiche di altissima sostenibilità ambientale, rappresenta una delle più promettenti alternative prese in considerazione per gli scenari energetici del futuro. Oggi è principalmente ricavato da idrocarburi, ma è del tutto evidente che il complesso di benefici legati alla sua introduzione nel sistema energetico non può prescindere dallo sviluppo di filiere basate su fonti rinnovabili, e non su quelle fossili.
Accanto all’elettrolisi dell’acqua e al frazionamento termochimico di composti organici, la produzione di idrogeno per via biologica (il bioidrogeno) costituisce un processo molto promettente, con interessanti potenzialità applicative messe in luce da diverse ricerche di laboratorio condotte negli ultimi anni.
Il progetto AGRIDEN finanziato da Regione Lombardia – D.G.Agricoltura ha considerato, in particolare, una semplice variante del classico processo di digestione anaerobica, basata su una tipologia di reattori bi-stadio nei quali, accanto alla produzione di biogas ricco in metano, si realizza una produzione aggiuntiva di quantità significative di bioidrogeno.
Dato l’enorme potenziale di diffusione nelle aree agricole del nord del Paese, le biomasse studiate nel progetto sono state effluenti zootecnici miscelati a scarti ortofrutticoli, perseguendo l’idea piuttosto affascinante di produrre idrogeno -il vettore energetico più pulito che si conosca- a partire da biomasse di scarto che, se non opportunamente trattate, costituirebbero un macroscopico fattore di impatto ambientale.

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Il futuro appartiene alla idee innovative: la biomimetica ce lo insegna

Liberiamoci dal pregiudizio che le piante siano esseri inanimati, incapaci di sentire e di agire con una loro intelligenza. Osserviamole attentamente, come da anni stanno facendo i  ricercatori del LINV (laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale) guidati dal prof. Stefano Mancuso e scopriremo che il mondo vegetale ha tanto da insegnarci. Dall’analisi del comportamento dei vegetali è infatti possibile trarre ispirazione per innovazioni tecnologiche utili all’Uomo. A realizzare materialmente queste invenzioni poi ci pensa il Centro di MicroBioRobotica dell’IIT, Istituto Italiano di Tecnologia, la cui coordinatrice Barbara Mazzolai è stata, assieme a Stefano Mancuso, l’ideatrice del workshop internazionale che si è svolto il 24 ottobre 2011 presso l’Accademia dei Georgofili.
Hanno partecipato esperti provenienti da tutta l’Europa (UK, Olanda, Germania, Spagna e, ovviamente, Italia), a spiegare per esempio come l’ESA abbia utilizzato i movimenti dei semi che cadono dalle piante per progettare il volo di certe navicelle spaziali, come si stia cercando di imitare i movimenti di alcune velocissime piante carnivore per nuovi sistemi di attuazione, come nel mondo vegetale esistano dei materiali così resistenti  che possiamo utilizzare nella costruzione di oggetti utili all’uomo.
Le piante sono come esseri umani “rovesciati”: la parte che “pensa” e che si nutre è collocata in basso. Secondo le scoperte del prof. Mancuso, gli apici radicali riescono a dialogare tra loro attraverso impulsi elettrici e modificano il loro comportamento adattandosi a quello che percepiscono intorno a loro. Dall’imitazione di tutto questo è nato il plantoide, il primo robot ispirato al mondo vegetale, che aiuterà l’Uomo nelle indagini del suolo, utilizzando dei veri e propri apici radicali meccanici, progettati nel Centro di Ricerca dell’IIT.

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Il georgofilo Michele Stanca nuovo presidente dell’UNASA

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Il Festival della Scienza: un evento globale da non perdere

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Uscito il volume 2010 – IX de “I Quaderni”: “La biodiversità e il metagenoma del terreno agrario”

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Perché gli OGM

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Sul Washington Post l’ultraeccellenza dell’olio italiano

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Fabbricati rurali: al via le variazioni catastali

I fabbricati rurali sono solo quelli iscritti in catasto nella categorie A/6 e A/6-R (per gli abitativi) e in categoria catastale D/10 (per i non abitativi). Tutti i fabbricati comunque denominati appartenenti alle altre categorie non sono “rurali” almeno ai fini fiscali. Si tratta di una conclusione non prevista in quanto anche l’Agenzia del territorio era di diverso avviso ma è prevalso l’orientamento della Corte di Cassazione.
Con il Decreto del Ministro dell’Economia e delle  Finanze del 14 settembre 2011 (Pubblicato della  G. U. n. 220 del 21 settembre 2011)  sono state definite le modalità di presentazione delle domande di variazione catastale e delle relative autocertificazioni di cui all’art. 7, comma 2- bis e seguenti del D.L. n. 70/2011 per le quali i fabbricati iscritti in catasto per i quali sussistono i requisiti di ruralità di cui all’art. 9 del D.L. n. 557/93 ma non censiti nella categorie rurali A/6 e D/10.

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Ampelografia per immagini

Nel 1898,  Mazade, professore d’ampelografia a Montpellier, scriveva: “In un dato ambiente, passare frequentemente in vigneto consente d’ottenere un ricordo visivo dei vitigni principali. Questo ricordo visivo è preferibile alla migliore delle descrizioni perché è proprio la fisionomia del vitigno che rimane impressa nella memoria e serve da riferimento e termine di paragone. Questa fisionomia è certo il risultato dell’impressione causata dall’insieme di elementi parziali. Ma, in genere, questi caratteri parziali, non essendo stati oggetto d’un esame separato condotto con sufficiente attenzione, sfuggono al ricordo. Semplicemente dall’insieme emerge un’immagine complessiva, specifica per ciascun vitigno, impressione che serve da guida nella maggior parte dei casi”.
Nelle descrizioni ampelografiche sono riportate caratteristiche:
•    morfologiche,
•    fenologiche,
e osservazioni  su attitudini:
•    colturali,
•    produttive,
•    esigenze pedoclimatiche,
•    resistenza eventuale a patogeni, ecc.

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Alberi in città

L’ONU ha dedicato l’anno 2011 alle foreste e patrocinato centinaia di eventi scientifici e divulgativi su tale tema. La Facoltà di Agraria di Pisa ha organizzato in questo contesto una giornata di studio, svoltasi il 14 ottobre e dedicata agli “Alberi in città”.

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Uscito il volume 2010 –VIII de “I Quaderni”: “Situazione dei seminativi nel quadro dell’agricoltura italiana”

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In Europa 12 stati soffrono di desertificazione

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Borsa di studio per la ricerca in viticoltura

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Il legno come fonte per l'industria

L’anno 2011 è stato proclamato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e dalla FAO, l’Anno Internazionale delle Foreste, per celebrare e rendere partecipe l’opinione pubblica mondiale dell’essenziale ruolo ambientale e produttivo che sempre più viene riconosciuto agli alberi e alle foreste, a livello internazionale. L’attualità registra, infatti, un interesse crescente per gli ecosistemi forestali come importanti sistemi di regolazione del clima e di assorbimento e mitigazione dei gas serra e di altri composti inquinanti, che stanno svolgendo un ruolo fondamentale anche nelle varie conferenze mondiali sull’ambiente e sul clima, come nella prossima Conferenza di Durban in Sud Africa, in programma quest’anno nel mese di dicembre, dove i governi di tutto il mondo saranno chiamati ad avviare il nuovo Protocollo di Kyoto, o Kyoto2, sui cambiamenti climatici. I drammatici eventi di inondazioni e frane che si ripetono negli anni, in tutte le regioni italiane, ci ricordano però che gli alberi, i rimboschimenti e le foreste svolgono soprattutto un ruolo insostituibile  per la conservazione del suolo, la difesa idrogeologica e la regolazione dei deflussi idrici che dai bacini montani scendono verso la pianura e il mare. Lo sfruttamento eccessivo dei boschi e la loro sistematica devastazione dovuta agli incendi ricorrenti, elimina il mantello verde che trattiene il terreno e lo protegge dall’erosione e dal trasporto a valle, dove può provocare danni incalcolabili alle popolazioni e alle infrastrutture.
Ma agli alberi e alle foreste viene anche chiesto di fornire, in misura sempre crescente, legname per l’industria dell’arredamento, del mobile e della carta, per le strutture edilizie, come le case costruite di recente in Abruzzo, e per le energie rinnovabili.
L’industria di trasformazione del legno è una delle più importanti e fiorenti attività economiche del nostro Paese; comprende circa 2.300 aziende che occupano oltre 400.000 addetti, realizzando un fatturato annuo di circa 40 miliardi di euro ed esportando il 35% circa della produzione.

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“VERTICAL FARMING”: un’idea affascinante ma troppo poco sostenibile

Negli ultimi anni si parla sempre più frequentemente di vertical farming come testimoniato dal moltiplicarsi di convegni, dibattiti e seminari sui vari aspetti del tema. Purtroppo, all’infittirsi di proposte, progetti e realizzazioni, non sempre si accompagna un lavoro di approfondimento scientifico e di conoscenza che, a mio parere, rappresenta la condizione necessaria perché si possano realmente valutare i potenziali benefici di questa tecnica. Questo sistema ideato da Dickson Despommier, retired professor di Scienza della Salute ambientale alla Columbia University di New York, prevede  la costruzione di una fattoria verticale, ossia un grattacielo-serra che produce cibo ed è in grado di sfruttare il terreno in modo molto più intensivo rispetto all'agricoltura tradizionale.
Un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore di venerdì 7 ottobre 2011, analizza in modo corretto i pro ed i contro di questo sistema, indubbiamente affascinante, ma che presenta numerosi problemi che non sono soltanto relativi ai costi, ma alla reale sostenibilità ambientale di queste realizzazioni, la cui “carbon footprint” nessuno ha calcolato ma che, con ragionevole certezza, è, al momento attuale, notevolmente superiore ai benefici ambientali apportati. A commento dell’articolo, deve inoltre essere evidenziato che le vertical farms altro non sono se non l'apoteosi di un concetto più vasto che già oggi rappresenta una realtà per nulla trascurabile, cioè quello dell'agricoltura urbana, al cui interno si trovano realtà molto più modeste, ma di assai più facile e rapida realizzazione, quali le serre e gli orti urbani, i tetti verdi ad uso anche alimentare, le microcoltivazioni domestiche, ecc., che, a mio avviso, meritano di avere lo stesso rilievo del vertical farming.

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Prodotti agricoli come nuove fonti energetiche rinnovabili

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Presentato il rapporto sulla fame nel mondo 2011

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Agricoltura: parola d’ordine GREENING

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Con il caldo d’autunno, le mele si sbiadiscono!

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La frutta sorpassa il vino nell’export italiano

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L'incompatibilità nelle piante da frutto: svelati i meccanismi del rigetto pollinico

Nelle piante da frutto è abbastanza frequente la S-incompatibilità fiorale di tipo gametofitico, per cui sul piano applicativo occorre avere sempre la compresenza in campo di adatti impollinatori per ottenere una buona fruttificazione.
Nello scorso giugno si è svolto a San Michele all’Adige e Bologna, nell’ambito della Scuola Internazionale di Dottorato sulla “Fisiologia e genomica delle specie da frutto”, un workshop (60 partecipanti da tutto il mondo), per fare il punto sul meccanismo d’azione dei geni localizzati nel locus S e, in particolare, sulla genotipizzazone degli alleli dalla cui combinazione dipende il compimento del processo fecondativo.
Per alcune specie (es. ciliegio e pero) sono stati identificati decine di alleli e con questi la mappa dei gruppi varietali intercompatibili o interincompatibili, utile per la scelta delle varietà da consociare nei nuovi impianti. È stato accertato che il blocco della crescita del tubetto pollinico entro lo stilo, nel caso della “self-pollination” è mediato da un enzima stilare, la S-RNasi (determinante ♀) le cui forme interagiscono con proteine polliniche codificate da geni con dominio Fbox (determinante ♂). Questi geni sono co-localizzati nel Locus S che, nel pero, è stato mappato nel Linkage Group 17, mentre nelle specie appartenenti al genere Prunus nel Linkage Group 6.

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Corrente elettrica prodotta dalle piante

Da molto tempo è noto che correnti elettriche agiscono su molteplici aspetti dello sviluppo delle piante, quali i movimenti in piante carnivore per intrappolare gli insetti, la crescita in lunghezza delle cellule e fenomeni di polarità. Per esempio, correnti elettriche entrano all’estremità del tubetto pollinico in accrescimento e fuoriescono lateralmente dalle zone retrostanti. Con modalità simile flussi elettrici penetrano nella zona apicale delle radici e dei peli radicali ed escono dalle parti sovrastanti. Quando queste correnti sono inibite la crescita polarizzata di queste cellule o delle radici cessa. Anche lo sviluppo delle piante viene alterato quando sono poste sotto l’influsso di campi elettrici (e magnetici). D’altra parte la produzione di elettricità è connaturata alla fisiologia stessa delle piante. Se si pensa, infatti, al processo fotosintetico, si può considerarlo come un sistema di produzione di corrente elettrica dato il flusso di elettroni che deriva, attraverso la scissione dell’acqua e la clorofilla, dall’energia solare per essere poi convertito nell’energia chimica contenuta negli zuccheri. Questa corrente potrebbe essere utilizzata come quella fornita da una pila elettrica. L’idea potrebbe apparire quasi fantascientifica, tale da essere facilmente abbandonata dal ricercatore. Bene, invece, recentemente, all’Università di Stanford alcuni ingegneri guidati da WonHyoung Ryu, hanno realizzato con un nanoelettrodo di oro molto sottile inserito nei cloroplasti di cellule algali, un dispositivo capace di intercettare gli elettroni di origine fotosintetica (il lavoro è stato pubblicato nella rivista Nano Letters del Marzo 2010).

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La razza bovina maremmana

Tra le attività programmate dalla Sezione Centro Ovest dell’Accademia dei Georgofili per il 2011, particolare attenzione è stata dedicata alla storia dell’allevamento della razza bovina Maremmana, alla descrizione delle sue caratteristiche produttive, alle qualità organolettiche e nutrizionali della sua carne e della realtà del suo allevamento attuale

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La comunicazione è indispensabile per la sicurezza alimentare

Sintesi di una giornata di studio ai Georgofili sulla “food safety”

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Bruciare biomassa conviene se le materie prime sono locali

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2011, saldo in rosso per il Pianeta

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In Italia la scrittrice e politica maliana Aminata Traorè

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Soluzioni tecnologiche dal mondo delle piante

La biomimetica è una recente disciplina scientifica che studia i processi biologici e biomeccanici naturali come fonte d’ispirazione per il miglioramento delle attività e tecnologie umane. Nell’ambito della biomimetica molteplici soluzioni arrivano dal regno vegetale il quale rappresenta una straordinaria fonte d'ispirazione per la progettazione e sviluppo di soluzioni intelligenti in diversi campi della tecnologia.
Per discutere delle possibilità offerte dalla biomimetica vegetale, il prossimo 24 di ottobre, l’Accademia dei Georgofili ospiterà un workshop internazionale organizzato in collaborazione con l’università di Firenze e l’Istituto Italiano di Tecnologie (IIT), intitolato Smart Solution from the Plant Kingdom – Beyond the animal model

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Agricoltura toscana in mostra: dal Granducato Lorenese all’Unità d’Italia

Dopo l' Expo Rurale, qualche notizia storica sulle esposizioni di agricoltura in Toscana

Che le pubbliche esposizioni (che vantano in Toscana una lunga tradizione) fossero occasione per verificare le attività presenti su un territorio è cosa attestata, e allorché queste manifestazioni valicarono i confini e spaziarono negli Stati italiani pre-unitari e addirittura negli oltramontani, esse furono anche momento di messa a confronto,  di elaborazione di progetti e di strategie per il progresso economico del proprio paese.
In questo contesto significa aver presente l’attività dell’Accademia dei  Georgofili che costituì nel Granducato prima, nell’Italia Unita poi, palestra di idee e strumento efficace per il progresso agricolo ed economico.
L’Accademia è stata sempre attiva protagonista del rinnovamento economico della Toscana lorenese e alla sua attività propulsiva si deve la prima esposizione di arti e manifatture allestita nelle sue sale di via del Cocomero (l’attuale via Ricasoli) nel 1838.

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Agroenergie: è necessaria una filiera che renda competitivi gli agricoltori, nel rispetto dell’ambiente

Nel corso della tavola rotonda che si è svolta presso l’Accademia dei Georgofili il 23 settembre 2011, nell’ambito del Festival dell’Energia, si sono confrontate le opinioni di autorevoli esperti in materia di agroenergie e biocarburanti quali Federico Vecchioni, Vittorio Prodi e Guido Ghisolfi. Moderatore il giornalista Maurizio Mannoni.

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Frutta: l’invasione dei nuovi ibridi, dalla ‘ciliegugna’ alla ‘pescarina’

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Master del CNR in gestione delle biomasse: aperte le iscrizioni

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Nocciole: ottima annata secondo Confagricoltura

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La Psilla dell’Eucalipto danneggia la produzione di miele

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Olio di oliva: occorre fare chiarezza per la tutela del consumatore!

Gli oli di pressione, ovvero le “spremute” di oliva in ordine decrescente di qualità vengono classificate come “olio extravergine”, “olio vergine” ed “olio lampante”.
Agli oli di pressione si contrappongono gli oli di raffinazione che non si ottengono per mezzo di una semplice spremitura delle olive ma attraverso processi chimico fisici cui sono sottoposti gli oli di pressione di qualità più scadente

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Fresca, croccante, lavata, tagliata e messa in vaschetta: arriva la pesca di IV gamma

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Un tetto verde sul London Museum

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Escalation di furti nelle aziende agricole: l’Anga chiede di istituire i poliziotti di campagna

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Arriva la bio-cancelleria: quaderni, penne biro e usb si tingono di verde

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Agricoltura nello spazio: un ponte tra fantascienza e realtà nel terzo millennio

Le sfide che l’agricoltura dovrà affrontare  in questo primo secolo del terzo millennio sono certamente molte e tra queste la più importante, per non dire vitale,  da vincere è senza dubbio legata alle previsioni di incremento della popolazione umana ed alla necessità di soddisfacimento delle richieste alimentari. Sfida resa più ardua dai fenomeni tipici dell’antropocene quali il cambiamento climatico e l’inquinamento di aria, acqua e suolo, e l’approvvigionamento energetico. Ma un’altra sfida di estremo interesse, per non dire affascinante dal punto di vista scientifico, ed in parte legata alle problematiche di incremento demografico è certamente quella della colonizzazione di pianeti extraterrestri quali, nelle previsioni, Luna e Marte. Tale progetto prevede come condizione necessaria, anche se non sufficiente, l’attivazione di una nuova  tipologia di agricoltura, definita space farming alla cui realizzazione  tutte le discipline biologiche afferenti al settore agrario, assieme ad altre di tipo ingegneristico, dovranno fornire un contributo determinante.

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Conclusa con successo la mostra “Fiorenza 2011”, la Società Toscana di Orticultura dà appuntamento a tutti gli appassionati di fiori e piante presso il Giardino dell’orticoltura, il 1° e 2 ottobre prossimi

Il prossimo appuntamento per gli appassionati di fiori si svolgerà a breve, come di consueto, il primo weekend di ottobre presso la sede tradizionale, ovvero il Giardino del Pellegrino, tra Via Bolognese e Via Vittorio Emanuele II.
Tra i 50 espositori ci saranno i migliori florovivaisti italiani: le novità di quest'anno sono le orchidee di Corazza (BS), le peonie di Tesoniero (LT), gli animali in ferro battuto riciclato di Donà, le erbacee perenni di Consigliere (MI).
Orario della mostra: dalle ore 9 alle 19.00. Ingresso libero.

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EXPO RURALE a Firenze dal 15 al 18 settembre

Promossa e organizzata dalla Regione Toscana, assessorato Agricoltura e foreste, attraverso l'Agenzia regionale per la promozione economica della Toscana (Toscana Promozione), in collaborazione con il Comune di Firenze e altri enti, l’Expo Rurale è una manifestazione poliedrica che propone la rassegna organica delle filiere agricole, forestali e zootecniche protagoniste dell'agricoltura in Toscana.

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Il miele più buono è di cipolle

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Riparte la scuola e tra i banchi c’è più spazio per l’educazione al cibo, al gusto e all’agricoltura

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Agricoltura nazionale, europea e mondiale oltre il 2013

L’antica Accademia dei Georgofili, che è sempre attivo punto di riferimento per approfondire e discutere nuovi problemi, acquisizioni scientifiche ed idee, ha già da tempo avvertito e cercato di comunicare alcune emergenze di una realtà globale che va imponendosi come irreversibile. Anche se tuttora fortemente condizionata da indirizzi dei vari partner in un mondo che va modificandosi con inedita rapidità, attraverso diverse strategie e sistemi socio-economici e politici non convergenti, non unidirezionali e per di più instabili e cangianti.
Alla base di ciascuno dei grandi problemi globali, ormai tutti riconoscono che vi è l’agricoltura, destinata ad avere quindi un ruolo importante e talvolta determinante per il futuro dell’umanità.
La FAO ha chiaramente evidenziato la necessità di incrementare le produzioni unitarie per raggiungere circa il raddoppio degli alimenti disponibili nel nostro pianeta, quando intorno al 2050 si prevede che la popolazione raggiunga i 9 miliardi.

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Piante parassite: flagello per l'agricoltura e risorsa per la ricerca

Le straordinarie interazioni chimico-fisico-biologiche che si instaurano fra piante parassite ed ospiti offrono interessantissimi spunti di ricerca che sempre più travalicano gli ambiti dell’agricoltura o della botanica per spostarsi nei campi delle biotecnologie, della genetica e persino della medicina, prefigurando nuovi scenari e nuove possibili applicazioni. 
Le piante parassite sono organismi vegetali che dipendono, per parte o tutto del loro ciclo vitale, da un'altro organismo vegetale. Spesso tali piante parassite sottraggono ai loro ospiti sostanze nutritive, acqua, metaboliti, o le utilizzano come "supporto" per la loro crescita; in altri casi percepiscono dei segnali chimici emessi dai loro ospiti per avviare o svolgere alcune importanti fasi del loro ciclo biologico, come la germinazione dei semi.
Nel mondo  si conoscono oltre 4000 specie di piante parassite appartenenti a 19 generi: fra esse si annoverano anche specie di straordinaria importanza ecologica ed ambientale, quale ad esempio ‘Rafflesia arnoldii’, che produce il più grande fiore conosciuto, o specie del genere ‘Hydnora’, le cui piante svolgono tutto il ciclo, compreso la fioritura, sotterraneamente.
Le piante parassite dei generi Striga ed Orobanche sono fra i più dannosi organismi delle colture agrarie. Le specie di Orobanche parassitano importanti colture agricole in tutto il mondo come legumi, crocifere, girasole, canapa, tabacco e pomodoro. Le specie di Striga causano invece disastrosi danni alle colture di cereali e costituiscono addirittura il principale danno biotico per tali colture nelle regioni sub-sahariane. Le possibilità di controllo di queste infestanti sono piuttosto limitate, e nessuno dei metodi di controllo tradizionali studiati finora ha dimostrato di essere completamente efficace.

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Sugli spinaci e Braccio di Ferro


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Contributi Ue ai produttori ortofrutticoli che usano materiale per imballare ecosostenibile

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Commissione Europea: approvata proposta per la identificazione elettronica dei bovini

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8-11 settembre a Torino: edizione speciale della Festa dell’Agricoltura per i 150 anni dell’Italia

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Più poteri per la tutela al consorzio dell’olio di oliva extravergine toscano IGP

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Auguri a “Georgofili INFO”

Per il primo compleanno di “Georgofili INFO” abbiamo ricevuto molti auguri e manifestazioni di affetto e di apprezzamento per il lavoro che abbiamo finora svolto. Volentieri ne pubblichiamo alcune. Grazie a tutti!

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Buon Compleanno a “Georgofili INFO”

“Georgofili INFO” compie un anno. Il 1° settembre 2010 usciva il primo numero con un saluto ai lettori del Presidente Franco Scaramuzzi, il quale sottolineava la volontà dei Georgofili di rendere più facile ed immediata la comunicazione delle notizie che interessano il mondo legato alle attività agricole, dichiarando la completa disponibilità al dialogo con i lettori.
Sappiamo che la strada da percorrere è ancora molta, ma crediamo di essere riusciti a dare un buon contributo alla diffusione di informazioni attendibili ed autorevoli su tutto quanto ruota intorno al “settore primario”, oggi troppo spesso ignorato, trascurato e considerato “secondario”, a dispetto del suo ruolo che è legato alla stessa sopravvivenza del genere umano.
La realizzazione di questo sito di informazione, così come l’apertura di una pagina dell’Accademia dei Georgofili su Facebook, ci ha permesso di dialogare anche al di fuori del mondo scientifico. Desideriamo ringraziare tutti coloro che hanno offerto la loro collaborazione, anche solo ponendoci domande e dandoci suggerimenti, per consentirci di migliorare sempre più il compito che ci eravamo proposti.

                                                                         

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Informazione e notizie: l’importanza della fonte anche (e soprattutto) in agricoltura

Un articolo pubblicato su “La Repubblica” ribadisce la carenza di una corretta informazione su agricoltura e ambiente. E i Georgofili rispondono.

Da docente universitario e ricercatore rimango sempre alquanto sorpreso dalla pubblicazione sui maggiori quotidiani di notizie, spesso presentate con “headlines eclatanti”, senza che si chiedano chiarimenti, spiegazioni o che almeno si senta l’opinione degli esperti di settore. Eppure in Italia operano ricercatori qualificati e internazionalmente stimati che, pur operando in ristrettezze di mezzi tecnici, di finanziamenti ed anche di personale, riescono ancora a primeggiare nel panorama scientifico.
L’articolo pubblicato su “La Repubblica” di domenica 28 agosto, a firma di Elena Dusi (Foreste artificiali contro CO2 “Un Clone degli alberi ci salverà"), si limita a riportare una notizia e, seppur avanzando qualche dubbio sui costi e sullo smaltimento dei prodotti di scarto di questa nuova “tecnologia”, non analizza l’argomento con la dovuta scrupolosità, riportando anche l’opinione di ricercatori che si occupano di cambiamenti climatici e abbattimento del biossido di carbonio.
Nell’articolo, per la verità, si cita il costo di ogni “albero artificiale”, affermando che può essere ridotto fino a 20000 dollari (quindi adesso è molto superiore). Mi preme sottolineare che, con lo stesso prezzo, si possono piantare mediamente 100 alberi, con nessun costo per lo smaltimento dei prodotti di scarto (anzi, in linea teorica, il legname costituisce un’ulteriore fonte di reddito) e con benefici decennali, se non secolari. E, cosa grave, ci si limita a parlare dell’abbattimento di CO2, molto superiore, è vero, a quello di una singola pianta, ma non si fa menzione della produzione di ossigeno.
Studi passati e recenti hanno evidenziato che un ettaro di alberi produce mediamente circa 6.2 tonnellate di ossigeno per anno. Considerando che una persona consuma circa 180 kg di ossigeno/anno, secondo questi studi, condotti negli Stati Uniti, un ettaro di alberi può produrre ossigeno per circa 35 persone. Ancora, pur variando la produzione netta annua di ossigeno in funzione delle specie arboree, delle dimensioni, dello stato sanitario e dell’ubicazione si stima che un albero sano, come ad esempio un frassino alto 10 metri, produca circa 118 kg di ossigeno netto all’anno. Quindi due alberi sani, di medie dimensioni, possono fornire l’ossigeno richiesto da una singola persona nel corso di un anno. Allora, questi alberi artificiali quanto ossigeno producono?
Infine, nell’articolo non si tiene conto di tutte le altre, altrettanto importanti, esternalità positive legate alla presenza di alberi. Infatti, è fondamentale il ruolo esercitato dalla vegetazione, in particolar modo arborea, sulla riduzione dell’inquinamento dell’aria da particelle microscopiche sospese che, potenzialmente, può causare le più severe e dannose malattie per l’apparato respiratorio che si possano riscontrare in ambiente urbano o extraurbano. Non meno importanti sono i benefici collegati con il risparmio energetico che la presenza degli alberi produce, in termini di minori spese di condizionamento (ombreggiamento) e di riscaldamento (effetto protezione dal vento).

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La conservazione in vitro di specie ornamentali a fiore reciso: una tecnica al servizio dei produttori

E’ in corso, presso l'Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del CNR di Sesto Fiorentino (FI), uno studio teso a ottimizzare il sistema di conservazione in vitro di linee selezionate di anthurium e ranuncolo, due specie a fiore reciso di grande interesse commerciale

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Politiche per la qualità alimentare nell’Unione Europea

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Lactalis - Parmalat: la latitanza della politica industriale italiana

Si è chiuso in sei mesi il blitz di Lactalis sul gruppo Parmalat, tanti quanti ne sono occorsi per portare la sua quota di proprietà da pochi punti percentuali ad oltre l’80% del capitale. Finisce così la storia di Parmalat, protagonista di uno dei più gravi scandali finanziari e poi di un risanamento che ne  ha dimostrato le potenzialità. E si apre la strada ad una doppia serie di riflessioni.
La prima riguarda la grande attenzione iniziale, concentrata su tre questioni: la salvaguardia dell’italianità delle nostre imprese,  la strategicità del settore, la latente tensione con la Francia. Tre argomenti che hanno smosso il Governo a decretare d’urgenza sulla salvaguardia dei settori strategici, comunque troppo tardi, e a rendere disponibile la Cassa Depositi e Prestiti per compiti impropri. La seconda, più amara, è che l’attenzione è scesa e al dunque nessuno si è mosso: né le banche, ancora una volta ambigue, né qualche imprenditore in veste di Cavaliere Bianco.

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Genomica e Biotecnologie applicate all’Agricoltura: quali prospettive?

Si è svolto il 26 luglio scorso a Roma nella sede del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali il workshop: Genomica e Biotecnologie applicate all’Agricoltura: quali prospettive?  Iniziativa che, alla luce delle nuove acquisizioni di conoscenza globale dei genomi, si proponeva come obiettivo un confronto di idee sulle prospettive di sviluppo della genomica e delle biotecnologie e delle loro applicazioni in agricoltura, così da iniziare a definire una strategia-paese.
Le relazioni dei genetisti Michele Morgante, Elisabetta Lupotto e Luigi Cattivelli hanno evidenziato con grande chiarezza i contributi che la genetica ha fornito in termini di nuove varietà coltivate dagli agricoltori, indicando le nuove grandi prospettive che si aprono con la genomica e la “necessità” pertanto di continuare a modificare geneticamente le piante e a selezionarle per assicurare quantità e qualità di cibo all’umanità.  Non solo con incrocio, mutagenesi e selezione ma anche con le tecniche di ingegneria genetica che hanno ormai portato 15 milioni di agricoltori a coltivare nel mondo 150 milioni di ettari di piante geneticamente modificate (PGM o OGM). Molti problemi di suscettibilità alle fitopatie possono essere risolti nella vite trasferendo geni di resistenza da varietà selvatiche, così pure il “brusone batterico” del riso, le “fusariosi” del grano o la ticchiolatura del melo.
Dobbiamo convincerci che cibo, energia, ambiente sono un insieme inscindibile e ineludibile che richiede scelte coraggiose e non parziali. Il problema non si esaurisce all’interno del Ministero delle Politiche Agricole e la soluzione non sta in una presunta (falsa) superiore qualità del prodotto non-ogm. Il cibo e l’agricoltura sostenibile riguardano  anche i Ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico, della Ricerca scientifica,  della Salute, del Turismo, della Cultura,  e degli Affari Esteri. Una parte del lavoro che i governi dovrebbero fare lo stanno già facendo gli agricoltori, i ricercatori e le imprese. E’ necessario costruire una governance in sede locale, nazionale e internazionale.

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La natura lo sa meglio!

Se voi passaste in campagna accanto ad un cardo di montagna e aveste la sgradevole sensazione dei fiori che vi si attaccano al vestito, che cosa fareste ? Li togliereste.

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Olio: la cultura del prodotto a tutela del consumatore

Il vero problema che attanaglia l’olio extravergine di oliva, limitandone il consumo e la crescita sui mercati è la sua scarsissima conoscenza da parte del consumatore

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Due premi di Laurea nelle Marche

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Commissione UE: sistemi di certificazione per i biocarburanti sostenibili

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L’abbandono delle campagne aumenta le criticità idrogeologiche

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Chi produrrà gli alimenti primari?

Si deve rilevare una pericolosa tendenza ad uno sviluppo che prescinde dalle attività agricole. Questo è il più grave errore che viene oggi diffusamente commesso da parte di chi misura l’importanza dell’agricoltura solo attraverso il fuorviante metro del PIL. Si dimentica che il problema delle morti per fame nel mondo è tutt’altro che superato e che la FAO, previsto il forte aumento della popolazione mondiale e delle sue esigenze alimentari nei prossimi decenni, ha dichiarato la necessità di raddoppiare la complessiva produzione agricola attuale di questo settore. Non ritenendo però possibile estendere le superfici arabili mondiali, anche per ragioni di tutela ambientale, la stessa FAO ritiene che occorrerà soprattutto aumentare ulteriormente le produzioni unitarie, facendo leva sulle potenzialità delle nuove acquisizioni scientifiche, a cominciare da quelle sulla genetica molecolare. Anziché continuare ad incrementare la fertilità ambientale con dosi più elevate di elementi nutritivi (acqua, concimi, ecc.), peraltro sempre meno disponibili e sempre più costosi ed inquinanti, dovremo confidare nella disponibilità di nuove piante geneticamente modificate, capaci di incrementare e migliorare le produzioni anche in condizioni ambientali meno fertili e favorevoli.

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Carne clonata: nessun rischio per la salute

Sempre più spesso i mezzi di comunicazione danno grande rilevanza a notizie, che spesso notizie non sono, riguardanti possibili prodotti derivati da animali clonati o presunti tali, che sarebbero stati introdotti nella catena alimentare umana.  Le agenzie accreditate ad esprimere giudizi in merito alla sicurezza alimentare (EFSA e FDA), dopo un lungo processo di valutazione dei dati scientifici disponibili, hanno concluso che non esiste un rischio per il consumo di latte e carne proveniente da animali clonati e non si capisce perché si continui a prospettare l’eventuale consumo di questi prodotti come un attentato alla salute umana!

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Piante rampicanti e adattamento

Tra i molteplici adattamenti morfo-fisiologici delle piante all’ambiente, facilmente osservabili e, forse, per questo, poco considerati, sono quelli delle piante rampicanti. Questi adattamenti coinvolgono modificazioni di differenti parti vegetali (fusto, foglia, radice) e conseguenti cambiamenti anatomici interni.

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ADUC: dubbi sui pomodori antinvecchiamento

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