Notiziario di informazione su agricoltura, ambiente, alimentazione a cura dell'Accademia dei Georgofili
I composti organici volatili emessi dalla vegetazione, chiamati anche composti organici volatili biogenici (BVOC), sono un insieme eterogeneo di molecole chimiche con una vasta gamma di funzioni per le piante, e di conseguenze per l’ecosistema e l’ambiente. In poche parole, sembra che i BVOC siano l’alfabeto con cui le piante comunicano tra di loro, con i loro ospiti e nemici, e con l’ambiente. Decifrare l’alfabeto significa non solo aumentare le conoscenze sulla biologia delle piante, ma soprattutto mettere a punto interventi di difesa da avversità, patogeni, e fitofagi basati sullo sfruttamento delle “grida di aiuto” delle piante.
Gli attuali progressi della ricerca genomica e cellulare vegetali potrebbero fornire le tecnologie adatte per poter far rivivere quanto i nostri progenitori avevano coltivato agli albori delle varie civiltà agricole passate, inserendo il loro DNA in cellule delle stesse specie oggi viventi.
L’interesse dei biotecnologi si è recentemente indirizzato verso la produzione di idrogeno per via microbica.
Si è svolto recentemente (18 aprile 2013) un convegno presso l’ISTAT a Roma, sul tema L’agricoltura che cambia: una lettura dei dati del Censimento.
Lo sforzo statistico che ogni 10 anni fotografa il settore, si confronta con un ambito – l’agricoltura italiana – decisamente eterogeneo, date le interrelazioni con tutti i localismi possibili. La ricchezza potenziale del settore è infatti connessa a questa variabilità. Una delle conclusioni del Convegno è stata proprio che non esiste un’agricoltura unica e univocamente rappresentabile; viceversa ne esistono tante, ciascuna con propri modelli di riferimento e con impostazioni e orientamenti propri.
La difesa delle piante dagli organismi nocivi è un argomento di stringente attualità per numerosi motivi. Da un lato i crescenti scambi commerciali (e movimenti turistici) favoriscono la diffusione di patogeni e parassiti, complicando sempre più il quadro sanitario delle nostre specie coltivate e forestali. I ritmi di importazione di agenti alieni sono cresciuti negli ultimi decenni in maniera impressionante. Le conseguenze sono devastanti sia per gli aspetti economici (ne sono drammatici esempi recentissimi l’introduzione della batteriosi dell’actinidia (“cancro” daPseudomonas syringae pv. actinidiae), quella del “cimicione” del pino (Leptoglossus occidentalis) e quella della Diabrotica del mais, sia per le conseguenze sul paesaggio, come nel caso del “punteruolo rosso” delle palme (Rhynchophorus ferrugineus) e del “cancro colorato” del platano (Ceratocystis platani), che stanno portando a rischio di estinzione i loro ospiti da vasti territori. Le modalità di “trasporto” di questi nemici sono infinite e non si limitano al “semplice” trasferimento di piante infette o infestate. Il tutto va letto anche nell’ottica dei profondi mutamenti che stanno caratterizzando il “global change”.
Si è inaugurato ieri 16 aprile 2013 a Firenze, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, il 260° Anno Accademico dei Georgofili. La cerimonia ha avuto come tema portante quello di evidenziare la continuità delle disattenzioni ormai da tempo rivolte all'agricoltura, a tutti i livelli.
Con il passaggio nell’epoca industrializzata attraverso l’invenzione della macchina a vapore, l’anidride carbonica nell’atmosfera è cresciuta da un valore di 280 parti per milione (ppm) a quello di 392 ppm. Gli esami del prelievo delle “carote di ghiaccio” ci rivelano che adesso tale dato supera di molto il ventaglio ordinario registrato negli ultimi 650 mila anni. L’attività dell’uomo è alla base dell’aumento di altri gas atmosferici e quello del naturale effetto serra, cioè a quella capacità dei gas e del vapor acqueo di assorbire la radiazione termica degli infrarossi emessi dall’estensione terrestre. Il cambiamento climatico in atto sta variando la fisiologia delle piante e il complesso rapporto che avviene tra gli spazi del loro suolo.
Ciò è conseguente all'aumento del grado di calore, alla maggiore ampiezza delle fluttuazioni della temperatura intorno al valor medio, intesi come massime e minime delle temperature giornaliere, all’interazione di tale accrescimento con i livelli di CO2 atmosferica, all’alterazione del regime pluviale e del più severo manifestarsi di eccessi atmosferici quali, ondate di caldo, uragani, allagamenti. Ci sono ormai verità che avvalorano la migrazione, indicato dal codice scientifico come “trasgressione”, verso i poli e le alte quote, di diverse specie vegetali e animali. Gli studiosi ritengono che avvenga una trasgressione di circa 125 km a nord e di 125 m a quote più elevate, di animali e piante alla ricerca di condizioni climatiche più adatte a ogni grado centigrado d'aumento della temperatura media dell'atmosfera.
Indagini storiche, etnobotaniche e filogenetiche sull’olivo (Olea europaea L., subsp. europaea ) confermano la presenza della specie in Sicilia sin dal VI secolo a.C., quando l’Isola era colonizzata dai Fenici.
Industriale, naturalistica o micologica? Sistemica, applicata o moderna? La selvicoltura riceve ordinariamente diverse qualificazioni tutte utili a evidenziare i molteplici scopi e criteri con cui si imposta la gestione dei boschi; del resto anche l‘agricoltura vanta numerose specificazioni (convenzionale, biologica ecc).
Nelle aree urbane, le piante, oltre a ossigenare l’aria, assolvono importanti funzioni ornamentali, paesaggistiche, ricreative e filtranti; tuttavia molte essenze sono spesso costrette a vegetare in ambienti non del tutto idonei alle loro specifiche esigenze fisiologiche e sono sottoposte a varie cause di stress alle quali, per la loro longevità e immobilità, non possono sottrarsi se non grazie a interventi antropici.
La gestione e la difesa del verde nelle aree urbane in relazione alle competenze richieste deve necessariamente coinvolgere figure specialistiche che vanno dal progettista del paesaggio, all’agronomo, al fitopatologo e all’entomologo in grado di progettare il verde e di gestire le avversità delle piante ornamentali su basi razionali.
I vegetali rappresentano il 99,9 % della biomassa presente sulla Terra. Si tratta di un dato straordinario e poco noto: il 99,9% del peso di tutto quello che è vivo sul nostro pianeta è prodotto da organismi vegetali. Se un ipotetico alieno arrivasse in orbita intorno alla Terra per analizzarne le forme di vita presenti, non potrebbe giungere ad altra conclusione che il nostro pianeta è dominato dalle piante e che gli animali, nel loro insieme, rappresentano una trascurabile presenza. Com’è possibile, allora che esseri da noi percepiti come insignificanti, insensibili, immobili e privi di qualsivoglia attributo superiore siano riusciti ad imporre in maniera così definitiva ed indiscutibile la loro supremazia sulla Terra? Non li avremo sottovalutati?
L’Accademico Alfredo Pelle, del “Centro Studi Franco Marenghi“ dell’Accademia Italiana della Cucina, ha proposto per il tartufo una descrizione quasi poetica: “Sfuggente e misterioso, una vera araba fenice della gastronomia, inimitabile e inconfondibile, prolifera nel buio della terra, sollecitando la fantasia e l’immaginazione dei buongustai con un valore simile alle pepite d’oro dei cercatori del Far West”.
Secondo dati Interpol, con tagli forestali illegali è prodotto il 50-90% del volume di legname grezzo nei principali Paesi tropicali, e il 15-30% di tutto il legname oggetto di commercio internazionale.
Il tema dell’agricoltura e della gestione della fauna selvatica si inserisce nel quadro più ampio e complesso dei rapporti fra tutela dell'ambiente e agricoltura. Gli agricoltori sono sempre stati storicamente e sono tutt'ora i più interessati e quindi i più attenti alla tutela dell'ambiente, perché è la matrice naturale delle loro attività. Lo dimostrano, con esemplare evidenza, anche i disastri idrogeologici che avvengono nelle aree da essi abbandonate.
Dalla metà del secolo scorso, gli agricoltori hanno saputo incrementare le produzioni unitarie e migliorarne la qualità, adottando importanti innovazioni offerte soprattutto dalla genetica e dalla meccanizzazione (rivoluzione biotecnologica). Come in ogni cambiamento forzatamente rapido, qualcuno ha commesso anche errori, impiegando nuovi mezzi di produzione oltre i limiti della razionalità. Ma questo fa sempre parte dei rischi che ogni progresso può comportare e che può essere concordemente corretto. Contestualmente, sono andate però crescendo istanze ambientaliste che prescindono dai danni che possono a loro volta arrecare all'agricoltura.
Le invasioni biologiche da parte di fitofagi esotici che, con la globalizzazione dei mercati e con la rapida e intensa rete di trasporto, vengono trasferiti, in tempi sempre più brevi, in altri ambienti assumono preminente importanza fitosanitaria. Nelle aree di nuova introduzione, le specie dotate di elevato potenziale biotico e di ampia valenza ecologica, se trovano condizioni ambientali idonee al loro sviluppo, possono pullulare divenendo invasive con conseguenti alterazioni degli equilibri biologici degli ambienti colonizzati.Nelle aree di nuova introduzione, le specie dotate di elevato potenziale biotico e di ampia valenza ecologica, se trovano condizioni ambientali idonee al loro sviluppo, possono pullulare divenendo invasive con conseguenti alterazioni degli equilibri biologici degli ambienti colonizzati.
Un agricoltore americano, esattamente dello Stato dell'Indiana, V.H. Bowman si troverà a fronteggiare nella Suprema Corte degli Stati Uniti, il colosso multinazionale Monsanto. Lo scontro è sul prodotto "Roundup Ready" uno dei prodotti chimici, di impiego in agricoltura, più venduto al mondo. I semi di soia, trasformati con geni brevettati dalla multinazionale, danno origine a piante capaci di crescere bene anche in presenza dell'erbicida Roundup contenente glifosate. I semi sono pertanto coperti da brevetto; ma se analoghi semi vengono non acquistati ma raccolti e riusati, magari in un silos granario, come ha fatto Bowman, il brevetto si applica ancora?
Nel 1929 le specie vegetali presenti in Italia secondo la Flora Analiticadi Adriano Fiori erano 3.877; con la Flora d’Italia del Pignatti (1982) le specie diventarono 5.599; con la Chek List di Conti ed altri (2005) sono diventate 6.711; in 76 anni c’è stato un incremento medio annuo di 37 nuove specie. Ma gran parte dell’aumento del numero delle specie è dovuto all’applicazione di criteri di classificazione che danno valore sistematico a differenze minime o incerte, anche su caratteri diversi da quelli morfologici. Emblematico è il caso di Rubus fruticosus (il comune rovo che produce le more) smembrato in ben 38 specie che è impossibile distinguere l’una dall’altra senza una analisi di laboratorio. Come fa un produttore di marmellata di more a certificare l’origine del suo prodotto specificando (come impone la legge) il nome scientifico della specie vegetale da cui ha tratto il suo prodotto?
Nelle trappole istallate sull’Etna, a quote comprese fra 800 e 1100 m s.l.m.m., sono stati catturati 10 esemplari del Goncilo Chalcides ocellatus tiligugu, un sauro la cui ampia geonemia si estende dai Paesi mediterranei fino al Sudan, alla Somalia, alla penisola Arabica e all’Asia meridionale. In Italia è stato riscontrato in Sicilia, Sardegna, Lampedusa, Linosa e Campania.
Il Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, il 30 gennaio 2013, ha approvato il Disciplinare dell’Albo degli Allevatori di Api Italiane, istituito con D.M. n. 21547 del 28.5.1999, come Albo Nazionale degli allevatori di Api Regine. La Commissione Tecnica Centrale determina i criteri e i parametri per la tipizzazione delle sottospecie autoctone allevate in Italia delle quali stabilisce i requisiti funzionali ai fini del miglioramento genetico e per la protezione. Inoltre promuove iniziative per la realizzazione di piani di selezione per la salvaguardia e il miglioramento del patrimonio genetico delle api italiane.
Delle oltre 30.000 specie di Coleotteri Cerambicidi, diffuse soprattutto nelle regioni tropicali, alla fine del secolo scorso sono state introdotte, in Italia, due perniciose specie del genere Anoplophora che hanno causato gravi danni alle alberate di vari centri urbani del Settentrione. A questa estate risalgono le segnalazioni, in Campania, del Cerambice dal collo rosso (Aromia bungii - FOTO), originario dell’Estremo Oriente che, in relazione alla sua elevata polifagia, rappresenta un potenziale pericolo per numerose piante coltivate (albicocco, susino, olivo, melograno, azadiracta, pioppo bianco, ecc.). Gli adulti, di colore nero con il protorace rosso, sono facilmente distinguibili da quelli, di colore verde o azzurro metallico, dell’endemica Aromia moscata che, allo stadio larvale, vive a spese di piante annose di salice e i cui adulti venivano un tempo utilizzati per aromatizzare il tabacco da fiuto.
Per i boschi non è la progettazione la disciplina maggiormente studiata all’Università dai futuri tecnici; anche per le altre categorie di addetti ai lavori (proprietari, gestori aziendali, imprese di taglio) la dimensione progettuale non viene coltivata specificamente né arricchita di peculiari strumenti anche concettuali, al di là della prassi normative o professionali.
Date le sue peculiarità la vita è probabilmente un unico grande evento che va avanti da quasi quattro miliardi di anni, assumendo le forme più diverse e articolandosi in un numero impressionante di eventi particolari, ovvero i diversi individui, vissuti e viventi. Questa è un’affermazione non nuovissima, ma non facile da accettare nel suo pieno significato. In altre parole il DNA del genoma di un organismo che inizia la sua vita non sarebbe che un “riassunto delle puntate precedenti”, come dire di tutto ciò che è accaduto fino a quel momento. D’altra parte, è il possesso di un genoma che fa di un essere vivente proprio un essere vivente: i sassi e le nuvole non ce l’hanno.
In Sicilia, nella parte sommitale di palme delle Canarie infestate dal Punteruolo rosso, è spesso presente il topo selvatico comune (Apodemus sylvaticus). Certamente l’attività predatrice del topo selvatico elimina numerosi punteruoli; tuttavia il notevole potenziale biotico del coleottero e l’incessante attività trofica delle sue larve rendono di fatto irrilevante l’azione del predatore.
Negli ultimi 100 anni la presenza di gas nell’atmosfera è aumentata progressivamente, anche a seguito di un uso esponenziale dell’energia fossile, a sua volta legato alle attività produttive dell’uomo e al diffondersi di uno stile di vita sempre più bisognoso di energia. Ciò ha prodotto un innalzamento delle temperature del Pianeta e un progressivo cambiamento del clima. Anche l’agricoltura è responsabile dell’aumento della concentrazione dei gas serra in atmosfera; a livello nazionale si stima che essa contribuisca per circa il 7% delle emissioni complessive.
Essere capaci di guidare una piccola molecola od una molecola proteica in una specifica cellula è una speranza per rafforzare la nostra strategia contro le malattie dell'uomo. L'obiettivo è possibile utilizzando immunotossine composte da un anticorpo, capace di legarsi alla cellula da colpire, e da una tossina che impedisce la proliferazione cellulare. Nonostante che questa strategia sia stata elaborata da tempo, spesso le metodologie sono risultate troppo costose per la produzione del "farmaco" su larga scala. Recentemente alcuni organi di stampa italiani hanno dato risalto ad una innovazione tecnologica ottenuta su di una alga verde, Chlamydomonas reinhardtii, ed in particolare nei suoi cloroplasti. La proteina chimerica anticorpo-tossina deve essere nociva per le cellule umane cioè eucariotiche (degli organismi superiori). Pertanto le cellule eucariotiche non possono essere usate per produrre ed accumulare tali immunotossine perché verrebbero danneggiate dalle stesse. Si è allora fatto ricorso frequentemente all'espressione delle immunotossine in batteri (procarioti) sui quali non hanno effetto; il metodo ha comunque presentato molti limiti in quanto i batteri non possiedono l'adeguato corredo molecolare per la corretta produzione della specifica proteina.
Il primo oliveto superintensivo (con più di 1500 alberi/ha), realizzato
con filari in controspalliere che si vanno oggi affermando e
diffondendo, è stato piantato nel nord della Spagna nel 1994. La precoce
entrata in piena produzione a partire dal terzo anno, la raccolta
integralmente meccanica e continuativa con vendemmiatrici scavallatrici,
le eccellenti condizioni dei frutti trasferibili immediatamente al
frantoio, i molto ridotti costi di produzione sono i principali elementi
che hanno determinato il successo di questi impianti. Dopo la Spagna,
si sono diffusi in tutto il mondo ed in particolare in nuovi Paesi
olivicoli. Oggi si stima che la superficie mondiale già investita con
questi oliveti superintensivi superi i 100.000 ha, la metà dei quali
sono in Spagna.
Inizialmente si è utilizzata la varietà spagnola “Arbequina”. Il suo
ridotto vigore, la precocità di inizio della produzione, la buona resa
ed apprezzata qualità dell’olio (dolce, fruttato e poco piccante)
contribuirono al successo. La foto 1 corrisponde ad un oliveto di tre
anni di “Arbequina” piantato nella zona di Granada nel 2004. Non tutte
le varietà tradizionali si adattano al nuovo sistema di allevamento.
Oggi le varietà più usate sono l’“Arbosana” e la “Koroneiki”, oltre
all’“Arbequina”.
I “Distretti in agricoltura” - macro-categoria che raccoglie Distretti
rurali, agroalimentari di qualità, agroindustriali, sistemi produttivi e
distretti produttivi - sono uno strumento di gestione dei territori
rurali in grado di promuovere uno sviluppo sostenibile dal punto di
vista economico, sociale ed ambientale nel contesto dell'applicazione
della PAC e di altre politiche europee?
Se si, quale forma di
organizzazione e gestione debbono o possono assumere (governance) per
evitare di divenire un livello istituzionale e burocratico aggiuntivo
ai numerosi già esistenti?
Questi sono i quesiti ai quali una
giornata di studio, che si è svolta all’Accademia dei Georgofili lo
scorso 11 gennaio 2013, ha inteso dare risposte sulla base dei
risultati di due ricerche (svolte sotto il coordinamento del Prof A.
Pacciani, Presidente del laboratorio GAIA dell'Accademia dei
Georgofili), ancora in fase di approfondimento: una sull'analisi di
alcune significative esperienze italiane e di altri paesi europei
(Francia, Spagna, Belgio e Lussemburgo), presentata nella mattinata con
il coordinamento dell’ Accademico Michele Pasca Raymondo, e l'altra, di
carattere più metodologico, presentata nel pomeriggio, i cui risultati
sono contenuti nel volume della Dr.ssa Daniela Toccaceli “Dai distretti
alle reti? I distretti in agricoltura nell'interpretazione delle Regioni
e le prospettive verso il 2020”, Rete Rurale Nazionale (reperibile
on-line nel sito www.reterurale.it).
Nel corso del convegno ‘Vettori di malattie e mutamenti climatici’ tenutosi recentemente a Torino è emerso che, a partire dagli ultimi anni del secolo scorso, focolai di pericolose malattie da importazione dell’uomo e degli animali si sono manifestati in Italia e altri Paesi europei. Sono stati citati i casi di infezione da virus agenti di febbri perniciose quali West Nile Fever (WNF) negli equini (dal 1998) e nell’uomo (2008-2012), ‘Chikungunya’ (dal 2010), ‘Dengue’, anche nella forma emorragica, e ‘Blue tongue’ o febbre catarrina ovina, che nel 2001 ha fatto registrare circa 90.000 focolai con oltre due milioni di capi morti o abbattuti per contenere l’epidemia. La frequenza delle infezioni da WNF, causa di una malattia neuro invasiva dell’uomo, è in forte ascesa in quattro Regioni: Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Sardegna.
In Italia, come conseguenza del ritiro delle attività agricole, la
superficie forestale si è estesa passando dal 21% del 1947 all’attuale
31% della superficie nazionale. Si tratta di un ampio rimboschimento
naturale che è stato pagato con una riduzione della produzione agricola
interna e con il parziale abbandono del presidio umano sul territorio;
con tutte le implicazioni, anche strategiche, che ne derivano. Questi
elementi di costo, tuttavia, sono compensati dalla speranza in
un’intensificazione dei benefici pubblici del bosco.
Tra le
esternalità forestali, fa ancora molta presa sul pubblico la protezione
contro le frane e, soprattutto, contro le alluvioni. Tuttavia, al quasi
raddoppio della superficie forestale in Italia non sembra corrispondere
un’attenuazione significativa di tali eventi catastrofici e luttuosi.
Nel 2003, ricorrendo il loro 250° Anno Accademico, i Georgofili pubblicarono un’opera in cinque volumi sulla “Storia dell’Agricoltura italiana”, colmando una lacuna editoriale che era fortemente avvertita avvalendosi del contributo di molti fra i più autorevoli studiosi della materia.
Grazie all’attenzione e all’ospitalità concessaci dal Presidente del Senato della Repubblica Sen. Prof. Marcello Pera, l’opera fu presentata per la prima volta il 14 gennaio 2003 in una Pubblica Adunanza della nostra Accademia presso la Sede del Senato.
Ricorrendo il 10° anniversario di quell’evento, desideriamo ricordare quell’opera che descrive la lunga storia della prima attività produttiva dell’uomo stanziale. Rivolgiamo anche un grato ed augurale saluto al nostro Accademico Onorario Sen. Prof. Marcello Pera.
A tutti coloro
che amano la natura e sono spinti dalla curiosità di approfondirne le conoscenze scientifiche;
che hanno a cuore la razionale gestione delle fonti produttive rinnovabili della biosfera, cioè l’agricoltura;
che si preoccupano di garantire la futura sicurezza alimentare
dell’umanità, la tutela dell’atmosfera e dell’aria che respiriamo, la
difesa del suolo coltivabile, il controllo dei dissesti idrogeologici,
le nuove fonti energetiche, ecc., riconoscendo la portata globale di
queste problematiche e adoperandosi per far comprendere la centralità
strategica che vi riveste l’agricoltura;
che cercano spiragli di ottimismo scrutando orizzonti più ampi e più avanzati.
A tutti costoro che quindi meritano, di fatto, l’aggettivo di georgofili (“amanti della terra”) desidero esprimere a nome dell’Accademia dei Georgofili viva solidarietà e sentiti auguri.
Ci attende un anno impegnativo, il 260°, che sarà ufficialmente inaugurato il 16 aprile 2013
a Firenze, in Palazzo Vecchio. Fin da ora prego tutti i georgofili ed i
loro Amici di memorizzare quella data e fare il possibile per trovarsi
insieme in occasione del nostro più significativo incontro annuale.
Grazie.
Franco Scaramuzzi
Il Punteruolo rosso delle palme, presente in Italia da circa un
decennio, è ormai diffuso in quasi tutte le regioni dove ha causato la
morte di migliaia Palme delle Canarie. Sporadicamente l’insetto infesta
anche altre specie esotiche di palme coltivate e particolarmente gravi
sono gli attacchi all’endemica Palma nana, della quale colonizza gli
stipiti di piante annose in condizioni naturali (Riserva dello Zingaro)
ovvero di quelle coltivate in aree urbane.
Una Chamaerops humilis, messa a dimora un decennio addietro in
una aiuola spartitraffico del centro urbano di Catania, nello scorso
mese di marzo ha manifestato i primi sintomi dell’attacco del Punteruolo
ed è morta nel successivo mese di settembre. Lo stipite, scavato da
decine di larve che vi hanno completato lo sviluppo, ha dato lo spunto
per la realizzazione di un tradizionale presepe con una inusuale
capanna.
“In epoca preindustriale tra città e campagna vi era continuità
ecologica. I due diversi paesaggi si integravano armoniosamente. Questo
fatto era la conseguenza della modesta dimensione territoriale e
demografica dei centri urbani, della vicinanza dei campi coltivati e dei
boschi alla città, della presenza all’interno dell’ambiente urbano di
abbondanti spazi naturali . Una volta anche le maggiori città potevano
essere attraversate a piedi; e l’aperta campagna che iniziava appena al
di la delle mura, agevolmente raggiungibile d dal centro cittadino. La
misura fisica delle città medioevali trovava il suo limite nella
mobilità che le caratterizzava . Le città, dunque, beneficiavano dal
punto di vista ecologico della influenza della campagna circostante e,
inoltre, potevano contare sul patrimonio di verde produttivo e
ornamentale che arricchiva il tessuto urbano” (V. Merlo, “Voglia di
campagna, neoruralismo e città”, 2006).
Inoltre, nella situazione
orografica italiana, numerosi sono i comuni di montagna e alta collina,
nel passato isolati, a causa della mancanza di strade e della sola
disponibilità di mulattiere e sentieri, impraticabili nella cattiva
stagione. Per questo isolamento, costumanze, tradizioni, credenze,
consuetudini alimentari si sono conservate a lungo, per l’assenza di
facili comunicazioni, con centri abitati più sviluppati. Di conseguenza,
la necessità dell’autosufficienza ha favorito un interessante sviluppo
dell’artigianato locale, che ha impegnato risorse e mobilitato energie
umane, ha inventato e realizzato processi produttivi nei mestieri più
differenziati, in modo cosi capillare, tenace e persuasivo da spalmare
profondamente l’intero territorio italiano, come è testimoniato dalla
documentazione sul lavoro contadino, che a lungo ha rappresentato il
vero concetto della multifunzionalità dell’agricoltura nel territorio.
Purtroppo, con il continuo spopolamento della montagna, la testimonianza
della civiltà contadina ha finito per scomparire.
In Sicilia i noccioleti occupano una superficie di circa 12.000 ha,
diffusi nelle province di Messina (circa 10.000 ha) e di Catania (circa
1.200 ha). In tali agroecosistemi sono presenti numerose specie di
artropodi fitofagi alcune delle quali possono richiedere specifiche
misure di controllo demografico.
In particolare l’acaro Eriofide Phytocoptella avellanae Nal.,
è il fitofago più diffuso e dannoso ad alcune varietà, soprattutto
nelle zone umide e nei giovani impianti, nei quali si rendono spesso
necessari specifici interventi acaricidi. Altri fitofagi di interesse
fitoiatrico sono alcuni emitteri Eterotteri tra i quali maggiormente
diffusi in Sicilia sono le Cimici nocciolaie Gonocerus acuteangulatus (Goeze) e Palomena prasina L.
Il
ricorso a reiterati interventi con insetticidi a largo spettro di
azione per il controllo di tali fitomizi, che causano l’aborto
traumatico o il cimiciato delle nocciole, può determinare alterazioni
biocenotiche che favoriscono la pullulazione di fìtofagi di secondaria
importanza, quali la cocciniglia Parthenolecanium corni Bouché.
Nel campo del miglioramento genetico delle piante agrarie, incluso l’uso degli OGM, importanti prospettive per aumentare la produzione alimentare, oggi sempre più pressante, è offerta dall’epigenetica, branca della biologia molecolare.
La maggior parte di piante e animali ha sviluppato, nel corso della propria storia evolutiva, delle relazioni simbiotiche con microrganismi. La salute, e spesso la stessa sopravvivenza degli organismi superiori che ospitano simbionti microbici sono fortemente influenzate dalla composizione e dall’attività degli organismi che compongono il loro microbiota
Nel 1970, le terre coltivate (SAU) in Italia erano più di 18 milioni di ettari.
Oggi si sono ridotte a meno di 13 milioni. Va aggiunta una ulteriore
superficie di terreni agricoli, anche fertili, che gli agricoltori
lasciano inutilizzati in quanto non riescono ad offrire redditi. D’altra
parte, la nostra produzione agricola non è complessivamente sufficiente
a soddisfare le esigenze nazionali ed il nostro Paese è sempre più
costretto a colmare le carenze, con forti importazioni. Il Governo Monti
ha recentemente approvato e poi già modificato un D.d.L. quadro per
“frenare il consumo di terre coltivabili”. Ma non mancano ancora
perplessità.
Come già dimostratosi con i criteri adottati per la
conservazione del paesaggio agrario, non è né utile né possibile imporre
agli agricoltori di coltivare i propri terreni anche quando non
riescono più ad ottenerne un reddito. Prima di continuare sulla strada
dei vincoli, occorrerebbe promuovere iniziative capaci di aiutare gli
agricoltori a ridurre i costi e rendere remunerative le produzioni.
Un
effetto del tutto opposto è stato invece determinato dagli attuali
provvedimenti fiscali che hanno aggravato la situazione delle imprese
agricole con la nuova imposizione patrimoniale IMU sui terreni e il
contestuale aumento fiscale sui redditi, attraverso la rivalutazione del
15% dei parametri catastali, nonché con il divieto alle imprese
agricole societarie di optare per una tassazione basata sui propri
bilanci.
Viviamo un momento di fusioni di ambiti disciplinari, che ci costringe a
ripercorrere all'indietro una lunga e tortuosa strada di divisioni
delle discipline "madri". Le Università si ricorderanno certamente il
periodo, protrattosi per molto, in cui il processo più evidente era
stato quello della scomposizione di una disciplina in tutta una serie di
sottoaree che, pur dotate di un loro contenuto, potevano avere un senso
per specialisti, ma poco ne avevano ai fini formativi. Clamoroso fu
l'ampliamento del ventaglio didattico in ogni Facoltà, quando una
disciplina, tradizionalmente insegnata da un solo docente, fu talmente
suddivisa da generare plurimi corsi d'insegnamento; si disse che quelli
che un tempo erano soltanto i capitoli di libri che affrontavano una
materia in maniera assolutamente unitaria, erano assurti a rango di
disciplina autonoma.
Questo processo ha finito per mostrare alcuni
scompensi sul piano formativo; anche l'area della formazione
universitaria agraria è stata influenzata da questa "specializzazione"
culturale che anziché sottolineare i grandi temi portava,
inevitabilmente, a dare rilevanza ai dettagli. Come spesso accade, oggi
si sta riflettendo su questi atteggiamenti e si stanno facendo passi
indietro, aiutati anche dalla minor disponibilità di risorse finanziarie
che ha costretto tutte le Istituzioni -e quindi anche quelle
universitarie- a rimodulare le loro attività.
Quindi alcune fusioni
disciplinari ormai le vediamo come buona cosa ed anzi più adatte ad una
pedagogia che privilegi la formazione al posto della più semplice
informazione.
Il particolare legame che unisce l’uomo alla terra fa sì che questa non
possa considerarsi un bene come tutti gli altri e che ogni intervento
che si attua sui rapporti che la riguardano susciti un interesse molto
elevato. Fra le ragioni alla base di questa situazione si collocano
l’irriproducibilità, e quindi la sua assoluta limitatezza, l’esclusività
del possesso, la formazione del fenomeno della rendita sulla nuda
terra, la produzione di beni insostituibili nell’alimentazione. A ciò
si aggiunge il fenomeno alla base delle teorie dei Fisiocrati e cioè che
essa produce ricchezza “nuova” dalle risorse naturali. Nel momento in
cui, sotto l’incalzare della crisi, il quadro normativo che la riguarda
viene modificato, bisogna considerare che la terra nel mondo e in
Italia ha sorretto l’aumento della popolazione e dei consumi, legato
all’effetto demografico e all’effetto reddito.
Dopo la seconda guerra mondiale il tasso di crescita dei rendimenti
produttivi ha superato quello dei consumi favorendo un miglioramento
dello stato alimentare del mondo grazie agli incrementi di
produttività derivanti dallo sviluppo scientifico e tecnologico. Dai
primi anni 2000 questo equilibrio sembra essersi guastato e la crisi ha
accentuato questa realtà. La riduzione degli stock provocata dal
rallentamento della produttività è stata esaltata dalla speculazione
finanziaria che ha fatto crescere la volatilità e travolto la recente
apertura dei mercati spingendo verso un ritorno al protezionismo e a
politiche contraddittorie.
In Italia si assiste ad un aumento del carico fiscale sulla terra, in
particolare attraverso l’Imu, come se fosse considerata esclusivamente
sotto il profilo patrimoniale, trascurando gli investimenti incorporati
in essa nei secoli e la finalizzazione produttiva. Allo stesso tempo la
proposta di vincolare all’uso agricolo i terreni in base alla
destinazione urbanistica, trascurando l’esatta coincidenza con l’uso
produttivo, e di fatto impedendone la mobilità, rappresenta un
intervento negativo e che costringe a mantenere a coltura le terre meno
produttive oltre i limiti della convenienza economica. L’insieme di
queste misure è contraddittorio, oltre che discutibile sotto molti
aspetti. Un’analisi economica dell’aumento della tassazione indica che
esso agisce incrementando i costi e quindi con un effetto di riduzione
dell’offerta e di aumento dei prezzi, il contrario di ciò che servirebbe
nell’attuale crisi, provocando altresì un allargamento del deficit
della bilancia agricola e alimentare.
In Italia, la Statistica Forestale del 1947 riportava 5.6 milioni di
ettari di boschi e ora (2005) l’Inventario Forestale riporta 10,5
milioni di ettari. La diversità di metodo rende impossibile seguire
l’aumento delle singole coperture forestali e, per seguire le cause del
grande aumento bisogna andare per congetture.
Poco l’ effetto del
rimboschimenti. Mettendo insieme le superfici attribuite alle specie
esotiche e alle specie italiane presenti fuori dalle regioni di
indigenato non si arriva a 400 mila ettari. Forse c’è qualche cosa da
aggiungere, ma certamente si è lontani da riempire la differenza fra il
2005 e il 1947. Per inciso, la robinia, con 233 mila ettari, risulta
la specie esotica più diffusa in Italia, ma è anche noto che si tratta
di una specie capace di diffusione spontanea.
L’effetto
dell’espansione spontanea in campi o in castagneti da frutto in disuso
è più evidente e suffragato anche da esempi macroscopici come
l’invasione dell’acero montano e del frassino maggiore con altre
latifoglie lungo le pendici marginali delle Alpi e progresso del pino
cembro nei pascoli abbandonati delle malghe. Boschi di nuova
formazione si individuano con sufficiente sicurezza in tutti o quasi i
400 mila ettari che l’Inventario attribuisce agli arbusteti di clima
temperato, a i betuleti, ecc. I boschi del carpino nero, ignorati
dalla statistica del 1947, ora sarebbero 780 mila ettari, è facile,
dunque che anche questa specie abbia conquistato degli spazi.
La vicenda del Made in Italy o, meglio, del Made in Veneto, nel Lazio o in Molise, e l’atteggiamento della Commissione dell’Unione europea
richiedono qualche parola di commento e, se lo si consente, un
suggerimento, tanto più credibile perché proviene da chi ha da sempre
sostenuto che non è ragionevole, al di là delle DOP, IGP e dei tanti altri
segni distintivi riconosciuti dal diritto dell’UE, creare nuove indicazioni
d’origine; ed in linea astratta sono ancora convinto che questa sia la
soluzione giusta.
Ma il mondo non finisce ai confini europei, né l’Unione ha la forza
giuridica
– e certo neppure quella diplomatica, per tacer d’altro – per far
valere le sue ragioni; e così si assiste a un pullulare di marchi,
marchietti, bandierine tricolori, paesaggi napoletani e millanta altri segni
distintivi utilizzati da cinesi, nordcoreani, giapponesi, thailandesi e così
via – sono compresi anche, ed in prima linea, gli statunitensi – che
lasciano credere ai consumatori di tutto il mondo che comprando quei
prodotti, si mangi e beva “italiano”, ma anche si vesta e si usino auto
“italiane” grazie allo sfoggio, addirittura, di nomi propri di persona italiani
applicati ad una berlina prodotta in estremo oriente.
Se in questo ultimo caso il richiamo è subdolo, ma non completo, dato
che la casa produttrice dell’autoveicolo è palesemente orientale – si
sfrutta solo la nomea che Ferrari, Lamborghini, Alfa Romeo hanno o hanno
avuto nel mondo – nel caso dei cibi l’inganno è molto più efficace,
poiché la somma delle informazioni fornite in etichetta lasciano credere
una origine che non c’è, o, quanto meno, richiamano uno stile di vita
che è italiano anche grazie ai suoi alimenti, ma che italiano non è.
La produzione delle materie prime agricole è stata già da tempo
interessata da un processo di evoluzione che ha consentito
l’applicazione su larga scala di metodiche ecocompatibili.
Analogamente
ci si deve attendere che il processo di conservazione e trasformazione
post raccolta avvenga con gli stessi criteri.
La necessità di questa impostazione è chiaramente emersa in occasione del IX Simposio su “La difesa antiparassitaria nelle industrie alimentari e la protezione degli alimenti” che si è svolto a Piacenza presso l’Università Cattolica nel settembre u.s.
Contributi
che rispecchiano l’esigenza di un approccio ecologico alla produzione
delle derrate e la trasformazione di materie prime nel post raccolta,
sono stati presentati in diverse sessioni.
Un lavoro che scaturisce
da esperienze pluriennali ed affronta la sostenibilità sia ambientale, sia
sociale nel comparto agroalimentare, con riferimenti anche agli standard
ISO attualmente già disponibili.
La sessione “Ricerche di nuovi mezzi chimici” si inserisce in un settore
molto delicato della protezione degli alimenti, quello dell’utilizzo di
prodotti antiparassitari che sempre più tendono ad essere rispettosi
dell’ambiente e soprattutto ad essere tali da ridurre al minimo i rischi
che comportano alla salute del consumatore.
Un approccio molto
interessante è quello che studia l’utilizzo di prodotti naturali. Al
simposio sono state presentate ricerche che hanno verificato l’efficacia
dell’attività insetticida di estratti di piante come Scrophularia canina (FOTO). I risultati sono considerati molto promettenti.
Il problema generale e più urgente da risolvere per la nostra attuale
agricoltura è rappresentato dalla difficoltà di conseguire un reddito
sufficiente a sopravvivere. Lo stesso Ministro Catania ha recentemente
riconosciuto che questa è oggi la battaglia prioritaria da vincere.
Nessuno può pretendere che gli agricoltori continuino a svolgere i loro
vari ed importanti ruoli multifunzionali di interesse pubblico (non
soltanto produttivi), senza trarne un reddito proporzionato al proprio
impegno. Né si può pretendere, a queste condizioni, un ritorno al lavoro
dei campi, neppure di coloro che lo avevano lasciato per migrare nei
centri industriali e che oggi si ritrovano disoccupati.
Un’importante
iniziativa è stata avviata dalla UE per concordare e realizzare una
organizzazione regolamentata dalle filiere agro industriali. Si pensa
che il valore aggiunto finale dell’intera filiera possa essere
distribuito in modo più equo, per riequilibrare i redditi di tutti gli
addetti alle diverse imprese che la compongono, appunto dal campo al
consumatore. Cito questa iniziativa, solo come un esempio di ciò che una
lungimirante visione del futuro dovrebbe suggerire a tutte le
componenti delle filiere.
Naturalmente, si dovrebbero cercare anche
altri possibili interventi immediati, a cominciare da una revisione
delle imposizioni fiscali insostenibili, quali l’IMU sui terreni
coltivati, come se fossero beni patrimoniali da rendita, anziché
strumenti indispensabili per conseguire un reddito da lavoro produttivo.
Tutto ciò dipende dall’atteggiamento che il mondo politico
riserverà all’agricoltura e dalla nostra capacità di far capire
l’importanza strategica del settore, destinata a crescere nel prossimo
futuro globale.
Il ficodindia, Opuntia ficus indica, è stato introdotto, alla fine del ‘500, dall’America in Italia dagli Spagnoli allo scopo di allevare la Cocciniglia del carminio (Dactylopius coccus) dalla cui emolinfa si ottiene un pregiato colorante naturale. La Cocciniglia non si è acclimatata nei nostri ambienti mentre la sua pianta ospite si è ampiamente diffusa divenendo uno degli elementi più caratteristici del paesaggio siciliano. Le bacche spinose, di colore bianco, giallo o rosso, delle tre varietà coltivate, un tempo destinate prevalentemente ai mercati locali, trovano attualmente sempre più ampi consensi anche nei mercati internazionali. Pregiati sono i frutti, denominati “bastardoni” o “scozzolati”, ottenuti dalla seconda fioritura indotta con la eliminazione meccanica della prima fioritura dalla quale derivano i meno pregiati frutti “agostani” o “latini”. La polifaga Mosca mediterranea della frutta (Ceratitis capitata), che infesta i frutti di oltre 250 specie vegetali, nel periodo di maturazione dei “bastardoni”, raggiunge le più alte densità di popolazione e gli adulti si trasferiscono in massa sulle piante di ficodindia, soprattutto in prossimità di pescheti, ovvero di piante di kaki o di fico.
I prodotti tipici con produzioni locali non ancora industrializzate
rappresentano una risorsa di rilevante importanza economica, ambientale e
soprattutto culturale.
Il fagiolo di Lamon, IGP, coltivato da
secoli nella provincia di Belluno, secondo rigorose tradizioni che sono
state inserite nel disciplinare di produzione, è certamente un esempio
tra i più conosciuti ed è apprezzato ben oltre i confini regionali e
nazionali.
Da una collaborazione tra il Consiglio per la Ricerca e la
Sperimentazione in Agricoltura (C.R.A.) -Unità di ricerca per la
Frutticoltura di Caserta (Milena Petriccione, Ilaria Di Cecco, Marco
Scortichini) e il Consiglio Nazionale delle Ricerche -I.S.P.A.A.M di
Napoli (Simona Arena, Andrea Scaloni), è stato recentemente pubblicato
sul prestigioso Journal of Proteomics un importante studio di base sull’interazione tra Pseudomonas syringae pv. actinidiae (PSA), agente causale del “cancro batterico” del kiwi, e la pianta-ospite (Actinidia chinensis).
Lo
studio evidenzia, per la prima volta, quali proteine sono coinvolte
durante l’infezione sistemica del batterio all’interno del ramo.
Il bacino del Mediterraneo è considerato una delle zone maggiormente
vulnerabili ai cambiamenti climatici e, in assenza di strategie di
mitigazione e adattamento, subirà gli effetti più pesanti del
riscaldamento globale dell’atmosfera.
Numerose ricerche hanno
peraltro già stabilito che in Europa la stagione primaverile-estiva si è
allungata, oltre ad essersi anticipata di 2,5 giorni rispetto al
passato e questo determina degli effetti anche sulle attività
agropastorali ed in particolare sulla zooteecnia. Le temperature elevate
infatti influenzano negativamente sia l’attività produttiva che le
performance riproduttive, soprattutto degli animali di grande mole come
bovini e suini, in quanto una buona parte dell’energia derivante dagli
alimenti viene spesa per mantenere costante la temperatura corporea e
non viene, quindi, destinata alle altre attività (produzione di latte,
accrescimento, gravidanza, ingrassamento etc.).
Esistono peraltro molti indici biometeorologici che possono essere
utilizzati per valutare gli effetti del caldo sul bestiame e tra di essi
il più utilizzato è il Temperature Humidity Index (THI) che combina i
valori di umidità e temperatura per fornire delle scale di rischio. Studi recenti evidenziano come nel 2040 si registrerà un deciso
incremento di tale indice sulle regioni che si affacciano sul
mediterraneo, in particolare Francia meridionale, Italia, Spagna e
Grecia ma tale aumento riguarderà anche parte dell’Europa Centrale.
Delle oltre 180 specie di cocciniglie segnalate su agrumi, alcune sono dannose in molte aree di coltivazione. Circa venti sono quelle presenti in Italia, ma il loro numero è destinato ad aumentare per l’accidentale introduzione di specie esotiche sia originarie dell’area d’indigenato degli agrumi che da altri ambienti in cui i Citrus sono stati diffusi.
La Scienza genetica è impegnata a studiare e scoprire i meccanismi
biologici con i quali gli organismi viventi si sono evoluti
naturalmente, producendo quella ricca biodiversità della quale siamo
lieti di poterci avvalere. Di fronte alla immanente esigenza di
raddoppiare le complessive produzioni mondiali di alimenti, entro la
metà di questo secolo, non possiamo rinunciare ad usare queste nuove
conoscenze, cercando di imitare la natura, per creare al più presto
nuovi organismi capaci di adattarsi ad ambienti pedoclimatici più
difficili e di resistere alle avversità sanitarie, offrendo allo stesso
tempo prodotti maggiori e migliori. Forse siamo già in ritardo per
riuscire in tal modo a garantire per tempo la sicurezza alimentare
globale.
I Paesi più lungimiranti, destinano alla ricerca scientifica
maggiori investimenti. Nel nostro Paese, invece, anche i princìpi della
“precauzionalità”, concettualmente ineccepibili, vengono applicati in
modo inaccettabile. Questo è il caso degli OGM, nei confronti dei quali
viene adottato un eccezionale ostracismo preconcetto, dichiaratamente
mirato a impedirne comunque la coltivazione e giungendo persino a
vietare la prosecuzione delle ricerche in corso. Tutto ciò sapendo bene
che queste piante stanno ormai diffondendosi con successo in tutto il
mondo, anche in Paesi europei a noi vicini, che importiamo e usiamo
notevoli quantitativi di loro prodotti e che la Scienza, libera ed
universale, continuerà comunque a progredire altrove, anche in questo
settore della genetica, con lo sviluppo delle sue applicazioni
tecnologiche, sempre sotto il razionale ed etico controllo
“precauzionale”.
Ogni nuova acquisizione scientifica può essere considerata valida solo
se ripetibile. Ha avuto molto risalto mediatico una recente ricerca
francese (cfr. nota di Amedeo Alpi sull’ultimo numero di Georgofili.INFO del 24 ottobre u.s.) pur non avendo ancora questo requisito essenziale.
L’attuale crisi alimentare, con tre impennate dei prezzi in soli cinque
anni, è un fenomeno complesso e a cui il mondo giunge impreparato e,
sostanzialmente, con strumenti interpretativi ed operativi inadeguati.
Ad una componente endogena al sistema agricolo mondiale e che trova la
sua espressione più facilmente rilevabile negli squilibri fra domanda e
offerta, si sovrappongono fatti e comportamenti che tendono ad offuscare
i problemi di fondo per metterne in evidenza altri, incidenti
sull’agricoltura, ma generati da fatti ad essa esterni.
Il fenomeno
dell’accaparramento di terreni agricoli nei paesi del terzo mondo è
evidente in particolare in Africa, dove paesi emergenti come la Cina, la
Corea del Sud e paesi produttori di petrolio vincolano grandi
estensioni di terre produttive, acquistandole o con contratti di lunga
durata, per assicurarsi un’offerta alimentare dimensionata sui
prevedibili fabbisogni a breve termine. Un fenomeno che, insieme alla
volatilità dei mercati ed alle incursioni della speculazione
finanziaria, dà luogo ad interpretazioni contrastanti ma emette segnali
inequivocabili.
La nostra agricoltura continua a perdere consistenza e considerazione,
senza che nessuno manifesti preoccupazione. Neppure per come potremo
assicurarci il futuro approvvigionamento degli essenziali prodotti
alimentari primari. Sottovalutare l’agricoltura è un errore che stanno
commettendo in molti, non solo chi crede (per condivisibile fede nella
Provvidenza) che gli alimenti primari nascano come funghi e siano sempre
disponibili sul mercato mondiale.
La forte crisi, non soltanto
economico-finanziaria, che stiamo attraversando coinvolge l’agricoltura
così come tutte le attività produttive per le quali si sta cercando di
riavviare una “crescita” del reddito, puntando sulla innovazione e la
competitività. Ma le disattenzioni e le discriminazioni nei confronti
specifici dell’agricoltura risalgono ormai a diversi decenni e
continuano a persistere. Richiedono quindi un esame più profondo, che
consideri anche le sue cause ideologico-politiche.
Nessuno può
ignorare che, di fronte al previsto forte aumento della popolazione
mondiale e delle sue esigenze nei prossimi decenni, la FAO ha
autorevolmente evidenziato la necessità di raddoppiare l’attuale
complessiva produzione mondiale di alimenti entro il 2050. Tutti i
Paesi, nessuno escluso, sono quindi chiamati a tutelare almeno la
propria attuale superficie agraria disponibile e incrementarne le
produzioni unitarie. Allo stesso tempo, devono sentirsi eticamente
impegnati a ridurre le proprie non indispensabili importazioni
alimentari dal mercato globale, oltretutto inaffidabile ed inquinato da
speculazioni, già dimostratesi capaci di generare perniciosi “tsunami” finanziari.
Talora "filtrare" la notizia con grande serietà, dovrebbe rappresentare
la prima preoccupazione dei "media", ma non sempre le cose di questo
mondo vanno nella maniera auspicata.
Infatti, durante le ultime
settimane molte notizie, forse troppe, sono state fornite dai più
diversi organi di comunicazione, circa la sperimentazione effettuata da
un gruppo francese sulla presunta tossicità di una pianta transgenica
per il carattere della resistenza all'erbicida glifosate.
L'impatto di tali notizie sull'opinione pubblica di tutta Europa è stato
enorme. Questa volta, però, c'è stata una immediata risposta da parte
della comunità scientifica. L'autorità competente per l'Europa, l'EFSA,
ha avviato una lunga procedura con la quale si ripromette di verificare
ogni fase della sperimentazione francese, perché le prove eseguite hanno
incredibili difetti sul piano procedurale.
La pentola a pressione di Denis Papin (1679) ha consentito di concepire
le soluzioni meccaniche atte a utilizzare l'energia che si sviluppa nel
passaggio di stato dalla fase liquida a vapore; è però allo scozzese
James Watt che va il merito, dopo circa novanta anni, di avere ideato il
motore a vapore. Motore che, nel corso del 1800 ha trovato applicazioni
nel trasporto (su strada, per ferrovia e per acqua) e nell'industria
(del tessile e delle fonderie)
In agricoltura l'800 è il secolo in
cui si ha il graduale passaggio dal lavoro manuale e animale a quello
meccanico fornito dall'energia del vapore, dando così l'avvio al
processo di meccanizzazione agricola che si svilupperà nel secolo
successivo, con altri sistemi di propulsione.
Il genoma del pomodoro coltivato e del suo antenato selvatico, Solanum pimpinellifolium,
è stato sequenziato dal Tomato Genome Consortium (TGC), composto da un
gruppo di oltre 300 scienziati provenienti da quattordici paesi che dopo
circa nove anni di lavoro, e comunque in anticipo sui tempi
programmati, ha svelato la mappa del suo Dna. L’Italia ha fatto parte
del TGC fin dalla sua fondazione (2003) e ha fornito un contributo
fondamentale per la guida del progetto internazionale per la produzione e
l’analisi dei dati di sequenza nonché la stesura del manoscritto.
Questo importante risultato avrà un grosso impatto nel miglioramento
genetico di questa specie sia per quanto riguarda la produzione sia per
quanto riguarda le resistenze agli stress.
L’ottenimento di nuove conoscenze nel settore della regolazione delle
risposte della pianta di pomodoro a differenti stimoli ambientali, quali
stress biotici (funghi, insetti, virus, ecc.) ed abiotici (siccità,
alte temperature, ecc.), nonché la comprensione delle interazioni
geniche che controllano la qualità, la maturazione e la conservazione
della bacca, sono solo alcuni dei risultati che potranno essere
conseguiti.
Il pomodoro rappresenta una specie molto importante per l’agricoltura
nazionale e mondiale ed è, allo stesso tempo, anche una pianta modello
per studi di genetica e genomica in quanto, appartenendo alla famiglia
delle Solanacee (che comprende la patata, il peperone e la
melanzana, ma anche piante ornamentali o medicinali come la petunia, il
tabacco, la belladonna e la mandragola), consentirà di utilizzare la
sequenza come riferimento per le altre Solanacee coltivate, per studi di genomica comparativa sia all’interno della famiglia sia con altre piante di interesse agronomico.
Un recente censimento, condotto dal CNR-IVALSA in occasione del 2° Convegno Nazionale sulla Micropropagazione, ha evidenziato come, nel nostro Paese, la produzione annuale di piante da micropropagazione (propagazione in vitro) sia in costante crescita; aspetto questo felicemente in controtendenza rispetto a quanto accade per altri comparti del settore vivaistico. L’attuale produzione sfiora i 29 milioni di piante acclimatate, con un progressivo incremento negli ultimi 4 anni di oltre un milione di piante per anno. I fruttiferi micropropagati, in particolare, superano oggi i 20 milioni di piante, tra portinnesti e varietà, con un incremento di oltre 3 milioni di piante prodotte nell’ultimo quinquennio
Gli ultimi decenni sono stati fecondi di neologismi, di nuove locuzioni,
di ridefinizioni nominalistiche che hanno interessato il passaggio
dalla disciplina urbanistica alla pianificazione territoriale, al
“governo del territorio”.
Il procedere per normative additive (in beffa al singolare ministero per la semplificazione
che si volle qualche tempo fa), quella concertazione responsabile delle
competenze per governare il territorio è ancora ben lontana da
esprimere linee chiare, applicabili e oggettivamente percepibili.
Il
“governo del territorio”, frantumato fra stato, regioni, province,
comuni, si è fatto sempre più inutilmente complesso, insidioso,
malcerto. Ora si guarda alle “città metropolitane”, ma il pericolo è che
si rischi l'ennesima addizione di competenze e di norme, il cui ultimo
esito potrebbe fatalmente essere la conflittualità permanente fra
soggetti pubblici, con la paralisi irreversibile di ogni prospettiva di
conduzione organica, cioè di governo del territorio.
L'ultima voce, nella desertificazione ontologica della nostra
“terrestrità” - per usare un termine caro a un grande poeta come Mario
Luzi – è l'ipotesi del ministro delle politiche agricole alimentarie
forestali che, ancora una volta, mi pare, sembra peccare di ingenuità
rispetto all'aggressività e al permessivismo edificatorio di gran parte
dei soggetti pubblici preposti alla programmazione/interdizione
dell'edificazione in terreni agricoli.
Le macchine agricole che vengono oggi costruite per i paesi
industrializzati, oltre ad avere prestazioni e capacità di lavoro
elevati, sono più confortevoli e sicure non solo per l’uomo ma anche per
l’ambiente.
Ciò a partire dalla macchina principe che è la trattrice. L’introduzione
dell’ ISOBUS, il sistema di comunicazione standard a norma ISO 11783,
ha portato all’inserimento nella cabina di veri e propri computer di
bordo che supervisionano la macchina e supportano il conducente. Ogni
attrezzo (spandiconcime, seminatrice ecc.), compatibile con lo standard,
può così essere controllato automaticamente.
Anche l’introduzione della robotica sta avanzando. Si va dagli ormai
affermati robot di mungitura che non si limitano ad eseguire questa
operazione ma sono anche in grado di rilevare i calori, calcolare alcune
caratteristiche del latte, pesare gli animali, ai robot impiegati nelle
serre. Si tratta di soluzioni dove i confini d’azione sono ben
definiti, ma anche per i lavori di pieno campo si è sulla buona strada.
In un futuro non lontano si potrebbero avere unità operative costituite
da unità volanti, i droni, e robot a terra che vengono da questi
comandati.
Se queste possono essere considerate le ‘prove generali’ del cambiamento climatico in atto, vi sono motivi di forte preoccupazione. Infatti, i futuri scenari climatici, con aumento delle temperature e riduzione della piovosità estiva (e, quindi, incremento di radiazione solare), possono compromettere le faticose iniziative messe in atto dai decisori politici per ridurre l’emissione di inquinanti precursori dell’ozono: la nostra collettività dovrà prepararsi ad affrontare situazioni critiche di inquinamento dell’aria sempre più pericolose.
Nel comune di Fumane in Valpolicella sulla varietà Corvina, importante vitigno base per la produzione del vino Amarone, sono stati utilizzati quattro idrolizzati proteici a base vegetale di nuova formulazione. I diversi idrolizzati proteici hanno consentito di incrementare in maniera ridotta la produzione, considerato peraltro effetto positivo per un’uva destinata a produrre un vino di eccellenza, ma di aumentare la dotazione in polifenoli e antociani e di ridurre lo stress idrico, cui le piante di vite erano affette .
Un team di ricercatori dell'Università Statale di Milano, in collaborazione con ricercatori nelle Filippine e in Giappone, ha individuato il gene che aumenta del 20% la produttività del riso. Il lavoro è stato pubblicato su Nature.
Il disegno di legge sulla valorizzazione delle aree agricole e il contenimento del consumo dei suoli, pur accolto dal consenso quasi unanime, suscita qualche riflessione meno immediata, a partire dal fatto che non è un decreto legge, ma di una norma che sarà legge con i consueti tempi parlamentari, difficilmente prima delle elezioni. Le riflessioni sono di diverso genere. La prima nasce dalla logica ispiratrice che ritenevamo estinta: quella delle leggi sulle terre incolte e mal coltivate, impregnata di un vetero statalismo che non diede alcun risultato concreto né potrebbe farlo ora. Senza dubbio il problema è incrementare la produzione agricola, ma il risultato non si ottiene vincolando i terreni all’uso agricolo, ma puntando agli incrementi di produttività, tutt’altra logica come si può intendere. Un altro aspetto attiene alle competenze sul territorio che non sono statali, ma delle regioni e da queste delegate alle istituzioni locali, giustamente in una logica di sussidiarietà. Come possa lo Stato decidere l’ammontare dei terreni agricoli e poi ripartirlo rimane molto incerto, anche perché il riferimento alle aree classificate agricole non esaurisce tutte le situazioni ed, anzi, unito al resto, fa prevedere un colossale e paralizzante contenzioso ad ogni livello. Ci si chiede chi e perché possa decidere dove fare agricoltura in un sistema economico come il nostro, con la proprietà privata tutelata dalla Costituzione, e certamente la risposta è incerta e quindi opinabili le misure. Il vincolo ex post sui terreni di chi ha ottenuto sovvenzioni diventa una gigantesca camicia di forza, incompatibile con i meccanismi della Pac basati sulle persone e non sui suoli. Ma la conclusione è ancor più paradossale: insieme ai terreni, vincoleremo anche gli agricoltori condannati a proseguire un’attività anche se vogliono cambiare.
I gravi scandali delle Regioni impongono un’impennata etica, ma anche
una riflessione sui poteri delle Regioni che sono stati ampliati a
dismisura dalla riforma costituzionale del 2001. Infatti, lontani dalle
mode e dai preconcetti, occorre valutare l’esperienza dell’applicazione
più che decennale del nuovo ‘Titolo Quinto’ della Costituzione che ha
rivoluzionato i rapporti tra Stato e Regioni. In particolare va
riesaminato l’art. 117 della Costituzione che ha ribaltato il principio
dell’originario testo della Carta fondamentale della Repubblica dove
venivano elencate le competenze delle Regioni, lasciando tutte le altre
allo Stato.
La nuova riforma della PAC, che pure è stata accompagnata da documenti
della Commissione che si sono preoccupati di raccogliere le molte
istanze provenienti dal “basso” che hanno
evidenziato la necessità di non abbandonare la food security, perno
indispensabile di ogni politica agricola, non sembra, in realtà,
muoversi in questa direzione, dato che il nuovo progetto di regolamento
ha posizioni che non si discostano troppo, sotto questo profilo, da
quelli del 2003 e 2009, anzi sembra essere ancora più ambientalista e
meno interessato alla produzione.
Invece, l’UE, grande potenza economica, anche se con i piedi politici
d’argilla, è nella necessità di praticare una politica agricola che
favorisca le eccedenze, considerando almeno tre problemi che colpiscono
gli Stati membri, anche se apparentemente non tutti in modo egualmente
diretto:
1) la necessità di affermarsi come forza
stabilizzante di un pianeta che, fra guerre e lotte intestine a molti
stati per il potere, è ben lungi dall’essere in pace;
2) la
necessità di evitare di essere occupata da una massa pacifica, ma
irrefrenabile, di disperati che con ogni mezzo cercano di raggiungere
territori nei quali non si patisca la fame e la sete;
3) la necessità di promuovere uno sviluppo interno per dare occupazione ai suoi giovani, in particolare.
Il Verdicchio deve la sua unicità, rispetto agli altri vini bianchi, perché risulta molto ricco dell’etilestere dell’acido caffeico (etilcaffeato), sostanza fenolica ad azione antiossidante. La scoperta, che è stata fatta conoscere al mondo scientifico nel 2009, è il risultato di ricerche condotte dalla Facoltà di Agraria e quella di Medicina dell’Università Politecnica delle Marche ed ha procurato riconoscimenti a livello internazionale al Prof. N.G. Frega e suoi collaboratori.
Nonostante l'argomento sia stato ampiamente dibattuto, riteniamo
opportuno qualche sottolineatura perché anche alcune riviste di grande
rilevanza scientifica continuano ad ospitare articoli critici sugli
organismi transgenici, e quindi sulle piante transgeniche, che hanno
avuto una enorme diffusione nel mondo (160 milioni di ha nel 2011).
L'argomento
maggiore a favore degli organismi transgenici si basa sulla
constatazione che le mutazioni accadono normalmente e spontaneamente in
natura. L'uomo usando mutageni chimici o fisici può ulteriormente
favorire questi eventi. Le biotecnologie ci possono mettere nella
condizione di alterare un singolo paio di basi nella complessa struttura
del DNA degli organismi. ...
... nonostante l'intenso lavoro di miglioramento genetico, soprattutto
condotto negli ultimi cento anni, ricorrendo anche all'ausilio di
radiazioni o di mutanti chimici, non si è mai constatata la presenza
di una tossina o di un allergene o comunque di una qualche sostanza che non fosse nota in precedenza. ...
Evidentemente argomentazioni simili a quelle sopra riportate devono essere state alla base della decisione recente della Corte di Giustizia Europea,
che ha ingiunto all'Italia di recedere dal proposito di darsi proprie
regole per l'approvazione della coltivazione degli organismi
transgenici.
Benvenuti nella nuova geopolitica della scarsezza alimentare. Con
l’assottigliarsi delle provviste andiamo verso un’era alimentare,
un’epoca, in cui ciascun paese farà per sé.
Dal punto di vista
alimentare, il mondo è nei guai. Ma non sembra che i leader politici
abbiano colto la portata di quello che sta accadendo.
I progressi nella
riduzione della fame degli ultimi dieci anni si sono invertiti. Se non
ci muoviamo rapidamente per adottare nuove politiche sulla popolazione,
l’energia e l’acqua, l’obiettivo di sradicare la fame resterà tale.
Il
tempo sta finendo. Il mondo potrebbe essere molto più vicino a
un’ingestibile carenza di cibo - piena di prezzi in aumento, dilaganti
disordini per il cibo e definitiva instabilità politica - di quanto la
maggior parte delle persone creda.
Gli organismi geneticamente modificati non sono più pericolosi dei loro equivalenti convenzionali, ha affermato in una intervista esclusiva a “Euractiv” Anne Glover, la direttrice del Consiglio scientifico della Commissione europea, chiedendo ai paesi che si oppongono all’uso degli OGM di dimostrare la loro dannosità.
Uno studio di Leonardo Maugeri, ex dirigente ENI, ripreso da George Monbiot sul "Guardian",ha
recentemente portato l'attenzione sul fatto che la fine del petrolio
non sarebbe vicina. Questo studio contrasta con l'opinione largamente
condivisa da molti studiosi ed esperti che invece ritengono che il
"picco del petrolio", cioè l'inizio del declino delle riserve mondiali,
sia già stato, o sta per essere raggiunto. Che cosa è successo? Che cosa
ha portato a questa inversione di tendenza?
La risposta viene dagli
investimenti e dai risultati che si stanno ottenendo con l'impiego delle
nuove tecnologie nella ricerca del petrolio non convenzionale.
La
tecnologia della perforazione orizzontale e della frantumazione
idraulica e chimica a cui vengono sottoposti gli scisti di Bakken in
Nord Dakota dovrebbe consentire di estrarre petrolio e gas in grande
quantità.
Secondo la Energy Information Administration degli USA, quasi la metà
del greggio che l'America consuma entro la fine di questo decennio sarà
prodotta in casa. Altri analisti sostengono che entro il 2023 gli Stati
Uniti esporteranno più energia di quanto ne importano. La trivellazione
orizzontale e il fracking, ma soprattutto gli alti prezzi del barile,
stanno rendendo convenienti gli investimenti per questo tipo di
estrazione. La produzione in North Dakota è già passata dai 100 mila
barili al giorno del 2005 ai 550 mila al giorno del gennaio 2012.
I progressi nella prevenzione dei rischi per i lavoratori e per
l'ambiente hanno avuto inizio negli anni '60. Il primo incontro sulla
"Meccanizzazione in collina" è stata tenuto dall’ Accademia dei
Georgofili nel 1959. Gli altri congressi fondamentali su "La sicurezza
in materia di lavori agricoli", sono stati organizzati da ENPI (Ufficio
Nazionale per la Prevenzione Infortuni) nel 1966 e 1967. Molte ricerche
sono state sviluppate da allora fino ad oggi concentrate su questi
aspetti della sicurezza, anche nel settore della viticoltura. Di grande
rilevanza sono stati i miglioramenti sul lavoro ottenuti nella
viticoltura intensiva, in cui sono state sviluppate soluzioni ed
attrezzature innovative in grado di agevolare le operazioni in zone
impervie o di difficile accessibilità, consentendo di incrementare i
livelli di sicurezza per gli operatori anche in queste attività agricole
marginali.
Negli ultimi anni, la necessità di ridurre gli impatti ambientali
dell'agricoltura,ha contribuito allo sviluppo di nuove tecnologie per
l'ottimizzazione delle colture e la riduzione delle emissioni chimiche. A
tal proposito, le recenti norme e regolamenti specifici introdotti per
tutte le Nazioni Europee richiedono nuovi approcci di gestione, volti
alla salvaguardia della salute dei lavoratori e dell'ambiente.
“Uno spazio progettato dall’uomo con finalità in primo luogo, ma
comunque non esclusivamente, estetiche a cui si riconosce un interesse
pubblico, conferitogli dalle sue caratteristiche artistiche e/o dalla
rilevanza storica”. In questi termini il Ministero per i Beni e le
attività culturali ci prospetta la nozione di giardino storico che
racchiude in sé quella profonda valenza culturale ricorrente nelle
definizioni che dello stesso ci offrono la Carta dei Giardini storici,
detta anche Carta di Firenze, e la Carta italiana dei giardini storici,
documenti non dotati di valenza giuridica, ma che contengono una serie
di raccomandazioni mirate alla corretta gestione di questa peculiare
tipologia di giardino, sull’onda del rinnovato interesse che
quest’ultimo, per lungo tempo degradato a mero verde urbano, nella
considerazione dei progettisti e degli urbanisti, ha suscitato a partire
dagli anni settanta del secolo scorso.
La valenza culturale del
giardino storico conduce il giurista a inquadrare il tema sullo scenario
legislativo contemporaneo, in stretta assonanza con quello del
paesaggio, alla luce della moderna concezione di quest’ultimo come bene
culturale, formalizzata nella Convenzione europea del paesaggio e
adottata dal legislatore italiano nel Codice dei beni culturali e del
paesaggio (c.d. Codice Urbani).
Lo studio e un "primo passo" verso la quantificazione del ruolo della vegetazione nelle periferie, che sono le aree urbane che crescono più rapidamente negli USA ed in tutti i paesi industrializzati.
Il Ministro delle Politiche Agricole Mario Catania intende portare a
settembre in Consiglio dei Ministri un disegno di legge quadro in
materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del
consumo di suolo.
Lo ha annunciato il 24 luglio u.s., in occasione
di un'iniziativa da lui promossa ed alla quale hanno preso parte il
presidente di Slow Food Carlo Petrini e l'editorialista del Corriere della Sera Sergio Rizzo.
“
Dal 1971 ad oggi - ha ricordato il ministro - sono andati persi circa
cinque milioni di ettari di superficie agricola, di cui un milione e
mezzo a causa della cementificazione e ancora oggi, ogni giorno, si
perdono 100 ettari. Peraltro - ha aggiunto - ciò accade in un paese in
cui il tasso di autoapprovvigionamento alimentare è dell'ordine dell'80
per cento, con il peso dell'import che cresce ed in un quadro in cui i
prezzi delle materie prime agricole appaiono in irreversibile aumento".
Per
Catania, comunque questa battaglia per la salvaguardia del suolo
agricolo va al di là del problema in sé, ma assume il carattere di una
"battaglia di civiltà", a favore di un cambio di modello di sviluppo,
"che recuperi quello che l'Italia sa fare meglio" e che attiene alla
creatività, alla qualità, alla bellezza.
In questo senso, il
ministro ha chiesto un ampio sostegno alla sua iniziativa, spiegando che
il disegno di legge ha già ricevuto l'appoggio informale di una serie
di suoi colleghi di governo, tra cui quello "molto importante" del
ministro delle attività produttive Corrado Passera, anche se - ha
ammesso - "sono sicuro che ci saranno anche resistenze".
“Se non ci saranno piogge nei prossimi giorni – avverte Confagricoltura - gli acini di uva non ingrosseranno e perderanno colore; insomma non matureranno adeguatamente, con il rischio di poca gradazione. Già veniamo da un’annata di basse rese e c’è il rischio che vengano confermate anche quest’anno; chi ha la possibilità mette in conto irrigazioni di soccorso, che comportano oltre tutto aumenti dei costi aziendali."
Nell’ultimo biennio, le estese infestazioni dell’esotica Psilla dell’Eucalipto (Glycaspis brimbecombei) hanno destato notevoli preoccupazioni sia in ambienti forestali che nelle aree antropizzate per i fastidi causati dalla pioggia di melata e di follicoli dalla chioma delle piante infestate sui passanti e sulle auto. Allarmati sono gli apicoltori poiché, a seguito degli attacchi, le piante vengono fortemente debilitate e si riducono sia il notevole flusso di nettare sia di polline che assicurano alle api importanti pascoli estivi dai quali le api ottengono abbondanti produzioni di un caratteristico miele. Un ruolo marginale nel contenimento delle infestazioni è svolto dai nemici naturali indigeni rappresentati da Antocoridi predatori e da Vespe mentre le formiche vivono in simbiosi con la psilla produttrice di melata.
“Paura a Ceriale la notte scorsa. Una
decina di persone, tra turisti e abitanti della zona ospiti di un
campeggio, sono state ricoverate nell'ospedale Santa Maria di
Misericordia con forti bruciori agli occhi e alla gola provocati da una
nube tossica che si è sprigionata intorno alle 23.30 nella piana tra
Albenga e Ceriale, nel savonese.” La Repubblica, 4 settembre 2011.
Immaginiamo
uno scenario nel quale, tramite un sistema di comunicazione “vegetale”,
sarebbe stato possibile acquisire preventivamente l’informazione
trasmessa da pianta a pianta così da evitare tale disastro. Le piante
sono spesso considerate come semplici automi non in grado di percepire
l’ambiente che le circonda né di comunicare con altre piante o animali.
Studi condotti negli ultimi anni hanno però dimostrato che,
contrariamente a quanto ritenuto, le piante sono estremamente sensibili e
sono in grado di percepire cambiamenti nell’ambiente molto prima
rispetto agli animali.
Il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Mario
Catania, intervenendo alla Assemblea A.N.B.I. (Associazione Nazionale
Bonifiche e Irrigazioni), che si è svolta a Roma lo scorso 11 luglio, si
è dichiarato estremamente preoccupato a riguardo del consumo di suolo
agricolo in Italia, pari a circa 100 ettari ogni giorno.
“Si tratta di pura follia, se teniamo a mente che siamo all’80%
dell’auto-approvvigionamento alimentare e andando di questo passo
rischiamo di bruciare economia, sviluppo e lavoro."
Su scala globale l' 81% dell'energia consumata è derivata da combustibili fossili, mentre le energie rinnovabili coprono il rimanente 19% di cui il 6% è rappresentato dal nucleare, ma ben il 10% dai biocarburanti, rappresentati da biodiesel -sostanzialmente derivato da lipidi di soia, colza ed altri semi oleaginosi- e soprattutto da etanolo prodotto usando lieviti in grado di fermentare zuccheri estratti da canna da zucchero, da barbabietola o dall'amido di mais, frumento e cassava. Tutta questa energia ricavata dalle piante rappresenta, a livello mondiale, il 78% delle energie rinnovabili; negli USA a fronte di 522 miliardi di litri di benzina, si usano 49 miliardi di litri di etanolo. La stima degli autori è che, con gli opportuni miglioramenti, si possa arrivare a soddisfare il 30% della richiesta mondiale del carburante per trasporti, con i biocarburanti prodotti dalle biomasse.
Tutte le attività agricole produttive, anche le più avanzate - e non
solo quelle alimentari - cercano oggi di accreditare i legami fra i
prodotti, le tradizioni e i territori di origine, evidenziando le
antiche basi culturali sulle quali si sono sviluppate ed affermate le
proprie tipicità.
Con questi stessi intenti, i Georgofili hanno pubblicato un volume su “Olivi di Toscana”.
Si tratta di una pubblicazione di oltre 300 pagine, realizzata con il
sostegno dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, della Regione Toscana e
della Fondazione Carlo e Giulio Marchi, avvalendosi della
collaborazione di 23 Autori, tra i più qualificati Esperti nelle materie
riguardanti i singoli capitoli. L’opera illustrata ampiamente
l’evoluzione della olivicoltura toscana, attraverso la storia, l’arte,
la letteratura, ecc., nonché lo sviluppo delle tecniche colturali, fino
all’attualità.
Dopo il sequenziamento del genoma della vite, del melo e della fragola, a
San Michele all’Adige è stato raggiunto un altro importante risultato
in questo campo. Un team multidisciplinare di ricercatori della
Fondazione Edmund Mach ha sequenziato il genoma di Drosophila suzukii,
il moscerino che preoccupa da qualche anno i produttori di piccoli
frutti in tutto il mondo. Per raggiungere l’obiettivo si è partiti da
alcuni insetti raccolti in Valsugana, la zona più importante per la
produzione di piccoli frutti in Italia e che ha fronteggiato le
conseguenze più gravi dagli attacchi dell’insetto. Sono state utilizzate
moderne tecnologie di sequenziamento che rispetto ad un recente passato
sono molto più efficaci e di gran lunga meno dispendiose. I dati sono
stati depositati in una banca dati internazionale, al fine di
condividerli con la comunità scientifica mondiale che si occupa di
questa problematica.
Il progetto dei ricercatori della Fondazione Edmund Mach di San Michele,
presentato alla stampa a Trento, con la presenza del presidente della
Provincia Lorenzo Dellai e del presidente della Fondazione Edmund Mach,
Francesco Salamini, prevede di utilizzare questi dati per chiarire gli
ancora numerosi punti oscuri sull’origine dell’insetto ed accelerare la
messa a punto di metodi di controllo innovativi, sfruttando anche
l’enorme mole di conoscenze prodotte su Drosophila melanogaster,
il moscerino dell’aceto, parente stretto di Drosophila suzukii e
organismo modello per eccellenza.
Piantare alberi è uno dei presupposti di gran parte dei programmi di
miglioramento ambientale delle principali istituzioni nazionali e
internazionali che si occupano di ambiente e, nel presente scenario di
cambiamenti globali (non solo climatici), la scelta delle piante da
inserire nelle aree verdi delle nostre città non può e non deve avvenire
solo su basi estetiche o limitando la scelta alle sole specie indigene,
ma deve tener conto del potenziale "contributo" ambientale che le
specie che saranno messe a dimora potranno apportare.
Appare necessario che questa scelta debba essere basata su altri
parametri come la quota d’inquinanti rimossi dalla vegetazione, il
miglioramento della qualità dell’aria, l’emissione oraria e giornaliera
dei composti organici volatili da parte della pianta e il relativo
impatto sulla genesi di ozono e di monossido di carbonio annuali,
l’ammontare totale del carbonio organicato al netto della respirazione e
dell’emissione di composti organici volatili, l’effetto del bosco
urbano sull’efficienza energetica nella zona confinante, la produzione
di polline e allergeni, l’evapotraspirazione e la conseguente modifica
del microclima. Tutto questo deve sempre tener conto del principio “albero giusto al posto giusto”,
poiché non è sufficiente che gli alberi sopravvivano, ma che abbiano
elevati tassi di crescita e, conseguentemente, elevati tassi di
sequestro di CO2 e di abbattimento degli inquinanti.
Il Cavolo abissino (Brassica carinata)
è stato coltivato per tre anni consecutivi nell’ambito di un progetto
dell’Università di Firenze cofinanziato dal MiPAAF sul programma OIGA.
Le attività sperimentali, condotte presso un’azienda agricola toscana,
hanno permesso di mettere in luce limiti e criticità alla coltivazione
di questa specie, originaria dell’Africa orientale, nei nostri ambienti,
e di valutarne le performance, rispetto al colza, nella produzione di biomasse per la filiera dei biocarburanti.
I risultati evidenziano una scarsa vocazionalità del pedo-clima locale.
Difficoltà sono state riscontrate nell’individuazione dell’adeguato
periodo di semina: la B. carinata
ha mostrato una particolare vulnerabilità nel corso delle prime fasi di
germinazione e ingrossamento delle silique e di richiedere pertanto un’
attenta preparazione del letto di semina.
In una lettera al Presidente della Repubblica e al Presidente del
Consiglio, 200 tra scienziati e agricoltori italiani hanno fatto una
richiesta precisa: che sia di nuovo possibile, in Italia, competere
scientificamente ed economicamente nel settore strategico
dell’agricoltura e che, allo stesso tempo, finisca la “politica dello
struzzo” sul tema degli OGM. E’ una richiesta che assume particolare
rilevanza alla luce della norma europea di NON CONSENTIRE che gli Stati
membri decidano in modo autonomo di vietare la coltivazione di piante
OGM, mentre in Italia (a Viterbo n.d.r.) si sradicano alberi di ulivo e di ciliegio OGM, calpestando una sperimentazione decennale.
Sul sito http://www.salmone.org/lettera-ai-presidenti/
è possibile leggere il testo integrale della lettera sottoscritta, tra
gli altri, da Silvio Garattini, Umberto Veronesi, Luciano Maiani, Chiara
Tonelli, Elena Cattaneo, Felice Cervone e molti altri noti esponenti
del mondo agricolo e scientifico.
Per l’ottava volta dal 1986, Franco Scaramuzzi è stato eletto presidente
dei Georgofili. Vicepresidenti sono stati confermati Giampiero Maracchi
e Federico Vecchioni. Nei giorni scorsi, alla scadenza del mandato, i
membri del consiglio direttivo e i presidenti delle varie sezioni si
erano espressi pubblicamente chiedendo al loro Presidente di accettare
l’ennesima conferma.
Pugliese di origine, trasferitosi a
Firenze dopo la laurea, docente alla facoltà di agraria, rettore
dell’università negli anni che seguirono il caos della contestazione, a
85 anni Franco Scaramuzzi è ancor oggi una figura di spicco, non solo
nel mondo scientifico. La sue capacità di organizzatore furono comprese
da tutti quando seppe, in breve tempo, ricostruire la sua Accademia dopo
l’attentato del 1993. Le sue capacità di analisi sociali ed economiche
sono ben note ai lettori de La Nazione, ai quali dedica frequenti articoli e riflessioni.
Una chimera dell'agricoltura mondiale è rappresentata dalla possibilità
di eliminare o quanto meno ridurre drasticamente i numerosi trattamenti
antiparassitari necessari nella grande maggioranza delle coltivazioni,
per poter contenere le perdite quanti-qualitative delle produzioni,
dovute alle varie avversità di tipo biotico.
Si potranno mai rendere immuni le piante coltivate dai vari attacchi parassitari?
.....
Una piccola molecola di RNA sembrerebbe alla base della "memoria
ereditabile" della malattia che potrebbe suggerire nuove strategie di
difesa dai parassiti. Per dirla con il linguaggio fiorito di Andrei
Alyokhin, ricercatore dell'Università del Maine, è come dare un vaccino ai genitori e riscontrare l'immunità nei figli.
Le produzioni di latte ovino e caprino sono crescenti un po’ovunque.
L’Italia è una delle poche nazioni che invece mostra una decrescita
delle produzioni, soprattutto per quanto riguarda il latte ovino. Il
mercato mondiale è caratterizzato da prezzi medi del latte ovino più
elevati di quelli prevalenti in Italia. In particolare, il prezzo del
latte in Sardegna è in assoluto fra i più bassi.
Diversa è la
situazione del prezzo del latte di capra in Italia, ed in particolare in
Sardegna, in linea e talvolta superiore a quello delle principali
nazioni europee. La riduzione del valore del latte ovino è stata
attribuita principalmente alla debolezza organizzativa di molte aziende
casearie, in particolare di quelle cooperative, che continuano a
produrre formaggi poco attrattivi per il mercato moderno ed a venderli
senza il supporto di adeguate figure professionali.
Il settore primario si sta sempre più affermando a livello
internazionale con un ruolo strategico essenziale per la sopravvivenza
dell’umanità. La FAO ha evidenziato la necessità di raddoppiare la
produzione complessiva di alimenti entro il 2050 aumentando le rese
unitarie con l’ausilio della genetica molecolare, anziché con
l’ulteriore incremento dell’impiego di mezzi tecnici inquinanti e
costosi.
Il mercato globale attualmente è caratterizzato da un
grave squilibrio tra domanda e offerta che tende ad allargarsi per la
crescita economica dei paesi asiatici e il miglioramento delle
condizioni di vita che comporta crescenti richieste di cereali e
proteine animali, con conseguenti pressioni e volatilità delle
principali commodities agricole.
Questa situazione è causata anche dalle speculazioni finanziarie e dalle
misure protezionistiche dei principali paesi esportatori, ma anche dai
frequenti eventi climatici negativi. In questo contesto mondiale l’UE
ha tracciato le linee della Politica Agricola Comunitaria per il 2020
che riguardano innanzitutto la sicurezza alimentare e la tutela delle
risorse naturali e del territorio.
La sicurezza alimentare ritorna
ad essere l’obiettivo primario della PAC e in questo contesto la
modernizzazione e la riaggregazione della filiera agroindustriale è
strategica per aumentare e migliorare le produzioni locali, concorrere a
rafforzare la tipicità del Made in Italy a competere sul mercato
globale e incrementare le esportazioni di produzioni italiane di
qualità.
Il mercato globale regola disponibilità e prezzi e marginalizza le
produzioni agricole locali soprattutto dove non si è in grado di
competere sul piano dei costi, l’agricoltura pugliese avrebbe
innanzitutto bisogno di organizzazioni di commercializzazione più
efficienti ,capaci di valorizzare l’origine dei propri prodotti e
aumentare i ricavi. Si stima infatti che gli agricoltori italiani
abbiano perso nel periodo 2000-2009 il 36% del loro reddito con una
ulteriore flessione nel 2010, mentre in Europa ,nello stesso periodo, si
è registrato un incremento medio del reddito agricolo del 5% annuo.
Delle oltre 1500 specie del genere Drosophila comunemente definite mosche/moscerini dell’aceto o della frutta, D. suzukii, nota fin dal 1916 in Giappone, è una delle poche in grado di attaccare i frutti integri di numerose piante coltivate e spontanee
“Perdere un libro significa perdere un po’ della propria storia …” .
Così
si scriveva a pochi mesi di distanza dall’attentato di via Georgofili
del maggio 1993. L’occasione era la mostra Libri violentati allestita
nel mese di ottobre 1993 nelle due sale del pianterreno della sede
accademica, sopravvissute alla furia sconvolgente dell’ordigno che aveva
devastato la medievale Torre dei Pulci, trascinando sotto le macerie
vite umane, la biblioteca e l’archivio dell’Accademia dei Georgofili.
Martedì 12 giugno è iniziata la distruzione di alberi di olivo, di
ciliegio e di kiwi, oggetto di studi genetici presso campi sperimentali
dell’Università della Tuscia. Le ricerche erano state formalmente
autorizzate dal Ministero dell’Agricoltura ed erano iniziate da quasi 30
anni, rispettando le misure di sicurezza previste dalla legge. Alla
scadenza dell’autorizzazione, il Ministero dell’Ambiente (al quale era
stata trasferita la competenza) non ha accolto la richiesta di proroga
avanzata dall’Università della Tuscia. La comunicazione del Ministero è
pervenuta in data 1 giugno e l’Università, a partire dal 12 giugno, ha
dovuto applicare un protocollo di distruzione che prevede un trattamento
con un disseccante , l’espianto e poi l’incenerimento degli alberi. Le
ricerche avrebbero consentito di selezionare varietà resistenti a
diversi agenti patogeni, portando quindi ad una auspicata riduzione
dell’uso di antiparassitari chimici in agricoltura. Sembra che il
diniego sia stato sollecitato da una denuncia presentata dalla
Fondazione Diritti Genetici di Mario Capanna ai Ministri dell'Ambiente e
dell'Agricoltura e alla Presidente della Regione Lazio, Renata
Polverini, per decadenza dell’autorizzazione.
Si riportano alcuni commenti che ci sono pervenuti, in merito all’accaduto.
Nell’ambito di un convegno svoltosi a Pisa il 23 maggio u.s. per
celebrare il 170° anniversario di quella Facoltà di Agraria, la prima
nata nelle Università italiane (per iniziativa di Cosimo Ridolfi, allora
Presidente dell’Accademia dei Georgofili), il prof. Franco Scaramuzzi
ha tracciato un quadro realistico dell’attuale situazione della nostra
agricoltura (testo su www.georgofili.it),
mettendone in evidenza le crescenti difficoltà in un clima di
incomprensione e di sempre più scarso interesse da parte della opinione
pubblica e di riflesso dal mondo politico, erroneamente, come se oggi
fosse meno importante d’un tempo.
Le sintetiche argomentazioni del Presidente dei Georgofili hanno
espresso e trasmesso il drammatico disorientamento e scoraggiamento che
il mondo dell’agricoltura sta vivendo.
Il prioritario ed essenziale
problema è rappresentato dalla crescente difficoltà di conseguire
reddito dalle attività agricole. Allo stesso tempo, gli agricoltori
avvertono, più che mai, la mancanza di attenzione e di prospettive.
Si complica lo scenario e si smarriscono le certezze nel labirinto della
crisi, nata da politiche finanziarie disinvolte e poi estesa a tutta
l’economia. Ne sono colpiti tutti i settori, compresa l’agricoltura che
produce nuova ricchezza e non si limita a compravendere prodotti
finanziari. La produzione agricola non si è arrestata, ha subito forti
scossoni per le due ondate al rialzo e poi al ribasso dei prezzi. Anche
la contrazione dei consumi alimentari è stata modesta e inferiore a
quella generale.
Gli Italiani hanno modelli di consumo da Paese ricco e
l’alimentazione non è sentita come un problema prioritario, ma rimaniamo
deficitari di prodotti agricoli e alimentari. La produzione non perde
terreno, ma da almeno un decennio le rese non aumentano. Ci stiamo
incamminando su una strada che non considera l’esigenza di incrementarla
perché preferiamo privilegiare altre valenze dell’agricoltura.
Diamo per scontato che qualcuno, nel mondo, produrrà per noi gli
alimenti e le materie prime per ottenere i grandi prodotti della nostra
tradizione.
In apertura dell’ultima assemblea della FIDAF (Federazione Italiana
Dottori Agronomi Forestali), ho ritenuto opportuno citare la relazione
svolta dal Presidente Scaramuzzi in occasione dell’inaugurazione del
259° anno accademico dell’Accademia dei Georgofili, in particolare
soffermandomi sull’appello con il quale ha richiamato tutti ad un
atteggiamento meno passivo nei confronti del ruolo marginale attribuito
al settore primario.
La relazione del Prof. Scaramuzzi era dedicata allo “Sviluppo razionale per l’agricoltura europea”.
Oltre ad approfondire i temi della produttività agricola nella realtà
globale, inclusa naturalmente la tutela ambientale, con un appello il
Presidente dei Georgofili ha richiamato tutti ad “alzare
la testa e lo sguardo per verificare dove porti la rotta e
riconsiderare anche l’efficienza della PAC, come forte politica agraria
europea, dinamica e attenta al cangiante contesto globale....."
Esiste un progetto finanziato principalmente dal MiPAAF, nell’ambito del
programma OIGA per i giovani imprenditori agricoli, che ha l’obiettivo
di mettere in evidenza criticità e limiti alla produzione di biomasse
destinate alla filiera dei biocarburanti, sui seminativi di un’azienda
agricola di medie dimensioni.
Terra (capitale fondiario), lavoro e capitale (di
esercizio) sono stati considerati i fattori di produzione
indispensabili per svolgere attività agricole e hanno costituito per
secoli le fondamenta della mezzadria. Oggi, come tutte le imprese
produttive, anche quelle agricole (grandi, medie o piccole che siano)
tendono a riconoscere un crescente fabbisogno soprattutto di due
elementi essenziali: capitale umano (fatto di conoscenze, a cominciare dal know how produttivo, manageriale e di mercato) e capitale finanziario (per procurarsi l’uso di tutti gli strumenti necessari, compresa terra, macchine, ecc.).
Conoscenza
e finanza rappresentano un binomio sempre più necessario per ogni
attività imprenditoriale e quindi anche per il rilancio
dell’agricoltura. In tutto ciò, il capitale fondiario è, e rimarrà, un
importante punto di partenza e di garanzia. Ma la terra utilizzata per
attività agricole assume ormai e sempre più carattere di bene
strumentale produttivo, così come ogni bene immobile e mobile
indispensabile per qualsiasi attività manifatturiera, sia a livello
industriale che artigianale.
“Agricoltura sociale” comprende quelle attività che impiegano le risorse
dell’agricoltura per promuovere o accompagnare azioni terapeutiche, di
riabilitazione, di inclusione sociale e lavorativa di persone
svantaggiate o a rischio di esclusione sociale.
Seguendo la
definizione si può affermare che pratiche di agricoltura sociale sono da
tempo attive in Italia ed in Europa. Imprese che conducono terreni,
comunità terapeutiche, tenimenti agricoli volti alla riabilitazione e
reinserimento sociale di detenuti ed ex-detenuti, iniziative agricole
all’interno di ospedali psichiatrici, laboratori protetti di orticoltura
o di floricoltura, rappresentano soltanto alcuni esempi di agricoltura
sociale de facto. Tali
iniziative, spesso venivano condotte senza un’esplicita consapevolezza
di contribuire al conseguimento delle finalità sociosanitarie o sociali.
Data
l’estrema varietà delle esperienze riconducibili all’ambito
dell’agricoltura sociale e dato anche che molte di queste tendono a non
rivelarsi pubblicamente come iniziative di agricoltura sociale, non si è
in grado ancora di tracciare un quadro preciso dell’agricoltura sociale
in Italia.
Esse sono, tuttavia, collocate pienamente nella prospettiva dell’impresa
agricola multifunzionale ovvero di un’impresa in grado di erogare,
accanto ai tradizionali beni agroalimentari ed agro-industraili, una
pluralità di servizi in prevalenza indirizzati alle persone e alle
comunità locali.
La relazione bio-agronomica del Prof. Tiziano Caruso e quelle
entomologiche del Prof. Santi Longo e del Dott. Pompeo Summa, hanno
evidenziato le seguenti peculiarità: la coltura di questa importante
specie arborea da frutto, oggi relegata in massima parte nei secolari
“pistacchieti naturali” delle pendici dell’Etna e nell’Agrigentino è
caratterizzata da lungo periodo improduttivo, bassa produttività e
alternanza di produzione.
Questi ed altri problemi agronomici dissuadono
gli imprenditori agricoli siciliani dall’intraprenderne la coltura.
Oggi, però, la disponibilità di nuovi portinnesti (P. integerrima, P.
atlantica e ibridi tra le due specie); lo sviluppo di tecniche
vivaistiche che consentono di approntare piante innestate; la selezione
di “impollinatori” con fioritura contemporanea rispetto alle cultivar
femminili; l’adozione di tecniche colturali che possono contribuire ad
attenuare largamente il fenomeno dell’alternanza di produzione,
costituiscono i presupposti agronomici per il rilancio della
pistacchicoltura in Sicilia, che dovrà avvenire in aree irrigue e
meccanizzabili.
La Fondazione Campagna amica di Coldiretti,insieme a Italia Nostra e
Anci ha lanciato a fine 2011 il PROGETTO NAZIONALE ORTI URBANI ‘per
sostenere e valorizzare le esperienze di orti gestiti da cittadini
presenti sul territorio nazionale’.
Nell’ambito di questa iniziativa è nata anche l’idea di un personal trainer (cioè una sorta di tutor, consulente in grado di accompagnare nelle diverse fasi della coltivazione).
Esiste
un interesse sempre maggiore da parte degli italiani dal Nord al Sud
del Paese di dedicare parte del proprio tempo libero alla cura
dell’orto, sia per raccogliere ortaggi ed erbe aromatiche autentici,
sani, sia come misura antistress o anche semplicemente come
gratificazione personale, o ancora come metodo per ripristinare un
contatto con la natura divenuto sempre più precario per chi vive in
città.
In altri momenti di crisi come l’attuale erano sorti i cosiddetti orti di guerra.
Accanto
al desiderio di orto c’è tutto un fiorire di siti informatici che
raccontano esperienze, forniscono consigli, incitamenti cosi che anche
il pollice più nero, invece di infilarsi i guanti da chirurgo della
spesa per prendere i pomodori insacchettarli e premere il tasto 31, li
raccoglierà sul proprio balcone. Non avrà più scuse!
Uno studio sviluppato dal Gruppo di Fitobatteriologica del Dipartimento
di Scienze e Tecnologie per l’Agricoltura, le Foreste, la Natura e
l’Energia (DAFNE) dell’Ateneo di Viterbo e coordinato dal Prof. Giorgio
M. Balestra e dal Prof. Boris A. Vinatzer della Virginia Tech University
(USA), ha svelato l’origine del batterio che dal 2008 sta devastando in
Italia, come in Europa, Asia e Nuova Zelanda, le coltivazioni di kiwi.
Lo studio ha previsto il sequenziamento dell’intero DNA di questo
batterio da isolati della Cina, Italia e Portogallo; sono inoltre stati
analizzati anche isolati batterici ottenuti in Nuova Zelanda, nostro
principale competitor nella produzione ed esportazioni dei frutti di
kiwi.
Per trovare l’origine della malattia, il team internazionale di
ricercatori ha confrontato ed esaminato in dettaglio il DNA per
verificare se, da un unico “antenato”, poteva essersi determinata
un’evoluzione genetica in grado di permettere a questo patogeno, di
causare le infezioni recenti.
Forse non ci siamo resi conto, noi fiorentini, di quello che accadeva a
casa nostra, proprio di fronte all’ingresso degli Uffizi, là dove ha
sede l’Accademia dei Georgofili. Pensavamo che fosse un luogo dove si
rimescolava il passato, autocelebrandosi perfino, come spesso fanno le
accademia. O che fosse un luogo per storici, studenti e categorie
simili. Ci eravamo dimenticati, per esempio, che sì, Firenze è la culla
dell’arte, ma anche nelle scienze, e soprattutto nelle scienze agricole,
ha dettato legge per secoli e continua a farlo.
Dimenticati della
bonifica delle Maremme o del motore a scoppio, del catasto agricolo o
del ruolo che i Georgofili ebbero nel Risorgimento. Ma se anche non ci
eravamo dimenticati del passato, forse non sapevamo che le scommesse
dell’oggi, quella di nutrire l’umanità, difendere l’ambiente, restaurare
il clima globale, sviluppare le energie rinnovabili, creare le
condizioni per una diversa realtà sociale, insomma la nostra
sopravvivenza, tutto questo è possibile solo con l’agricoltura. E di
questa sfida, che riguarda l’umanità intera e il suo futuro, la nostra
Accademia, forte di oltre 500 studiosi di ogni parte del mondo, è la
punta di diamante quanto meno in Europa.
È sempre più diffusa, sia fra le pubbliche amministrazioni sia fra i
cittadini, la consapevolezza che la presenza di spazi verdi, pubblici e
privati, aumenta non solo la qualità della vita, ma anche il suo tenore,
e produce una ricchezza anche materiale, magari non immediatamente
tangibile, ma, come dimostrato da una mole consistente di lavori
presenti nella letteratura internazionale, calcolabile con relativa
facilità e con un’approssimazione piuttosto elavata.
È altrettanto chiara l’importanza di cercare di tutelare e migliorare
l’esistente e, soprattutto, di incrementare le superfici destinate al
verde.
.... La presenza di piante non solo aggiunge valore alle abitazioni
direttamente interessate dalla presenza degli alberi, ma anche a tutte
quelle poste nelle zone adiacenti. Interessante appare un recente lavoro
che ha analizzato i prezzi di case e terreni in relazione alla loro
prossimità ad aree verdi urbane o a boschi, evidenziando come l’aumento
di prezzo non sia solo dovuto a ragioni estetiche, ma anche alla
percezione di vivere in un ambiente più salubre.
Purtroppo, anche per gli USA, provvedimenti sfavorevoli al comparto agricolo non sono una novità ma sono accolti con un certo disappunto da tutti coloro che hanno a cuore l'agricoltura e che la considerano centrale per lo sviluppo ordinato della società.
Gli eucalipti vantano una lunga storia nel nostro Paese; erano già
presenti infatti in Campania all’inizio dell’'800 nel giardino botanico
annesso alla regia di Caserta e fu proprio l’Hortus Camaldulensis a dare
il nome all’Eucalyptus camaldulensis una delle specie più diffuse in Italia e nel Mondo.
I primi impianti in Italia vanno fatti risalire al 1869 ad opera dei monaci della “Abbazia delle Tre Fontane” a Roma.
Le
ragioni iniziali della diffusione degli eucalipti vennero legate alla
idea che potessero rendere salubre l’aria e contrastare la diffusione
della malaria per la capacità dell’eucalipto di prosciugare rapidamente
le aree paludose riducendo e annullando la capacità dell’anofele di
moltiplicarsi. Per questa ragione l’espansione dell’eucalipto è
intimamente legata alla diffusione delle ferrovie.
Il mais geneticamente modificato Mon810 non ha effetti negativi né per l'uomo, né per l'ambiente.
Questo è il parere scientifico dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare, Efsa, riguardo alla relazione sul monitoraggio ambientale post-commercializzazione (Pmem, Post-marketing environmental monitoring), relativo alla coltivazione nel 2010.
Nella sua valutazione della relazione, il gruppo di esperti scientifici sugli Organismi geneticamente modificati dell'Efsa ha concluso che la coltivazione del mais Mon810, nella stagione di coltura 2010, non ha avuto effetti negativi sulla salute dell'uomo e degli animali, né sull'ambiente e ha inoltre concluso che i risultati della relazione Pmem avvalorano quelli della precedente valutazione della coltivazione del mais Mon810 effettuata dall'Efsa per la stagione 2009.
Il monitoraggio è un obbligo previsto dal quadro legislativo relativo alle piante geneticamente modificate e viene svolto successivamente a una rigorosa valutazione del rischio ambientale pre-commercializzazione e a una serie di decisioni in materia di gestione del rischio relative all'autorizzazione della coltura geneticamente modificata.
Bruxelles sostiene l’agricoltura locale e la vendita diretta. In una
conferenza, il Commissario europeo responsabile, Dacian Ciolos, si è
detto pronto a valorizzare questo schema di produzione e
commercializzazione, anche per andare incontro a quello che emerge da
diversi studi: i consumatori nutrono grandi aspettative nei confronti
dei circuiti agricoli corti.
“I cosiddetti servizi di approvvigionamento alimentare locale hanno un potenziale enorme – si dice convinto Ciolos – perché
permettono di evitare i trasporti su lunghe distanze, favoriscono lo
sviluppo economico dei territori, rendendone protagonisti i consumatori”.
La relazione annuale che il Presidente Franco Scaramuzzi ha svolto per
l’inaugurazione ufficiale del 259° A.A. dei Georgofili, è stata dedicata
a valutazioni sulla PAC “Europa 2020” emerse nel corso delle adunanze
pubbliche che l’Accademia ha dedicato all’argomento.
In un sintetico
quadro generale, sono state evidenziate analisi critiche sulla tendenza
della PAC a sostenere il ruolo ambientalista dell’agricoltura più che
quello produttivo.
Sono stati sollevati dubbi sulla politica di
sviluppo rurale che non manca di creare confusione e anche problemi che
si ripercuotono su quello agricolo. E’ stato discusso lo strumento della
“condizionalità”, che la PAC usa come vincolante metodo indiretto di
reale pianificazione. L’attenzione è stata richiamata sugli oneri
burocratici che la PAC crea per l’Europa, per i singoli Stati membri e
per gli stessi agricoltori che beneficiano dei sostegni finanziari.
Scaramuzzi
ha auspicato un atteggiamento meno passivo nei confronti della PAC ed
una più approfondita riflessione, non solo sui particolari dei singoli
provvedimenti ma, “alzando la testa e lo sguardo”, per verificare se la
realtà della politica agricola europea sia consona ai dinamico ed
ineludibile contesto globale.
“Cambiamenti climatici e agricoltura del futuro: una rivoluzione“smart”,
questo è il titolo della prolusione che il prof. Giampiero Maracchi ha
svolto per l’inaugurazione ufficiale del 259° anno accademico dei
Georgofili.
Il Prof. Maracchi ha evidenziato come il terzo millennio
sia iniziato con una crisi, strutturale e non congiunturale, climatica,
ambientale, alimentare, economica, politica ed anche etico-morale, che
richiede risposte dettate da riflessioni di ampio respiro. La crisi
climatica determinata dall’aumento dei gas ad effetto serra si
concretizza nell’aumento della intensità delle piogge e nei conseguenti
eventi alluvionali, nelle persistenti siccità ed aumento delle aree
aride del mondo, nelle ondate di calore ed anche nelle ondate di freddo.
L’insieme di questi fenomeni estremi dipende da quanto petrolio abbiamo
consumato nel secolo scorso e richiede quindi una revisione del modello
di sviluppo legato alla cosiddetta globalizzazione. L’agricoltura in
questo contesto gioca un ruolo rilevante perché da un lato, pur
contribuendo all’effetto serra con i macchinari che utilizza, attraverso
le piante assorbe l’anidride carbonica dell’atmosfera in misura 4 volte
superiore a quanta ne produce (peraltro solo il 13% del totale).
Maracchi
ha ribadito che l’agricoltura diviene sempre più necessaria per
garantire la sicurezza alimentare. Può risolvere molti altri problemi
come quello della disponibilità di materie prime (l’amido da cui si
produce la bioplastica) o le fibre tessili o la produzione di energia
alternativa, in varie forme.
Sembra essersi diffusa l’errata idea che la globalizzazione possa
offrire un mercato mondiale, dotato di una continua disponibilità di commodities
alimentari, dal quale attingere indefinitamente e spesso a condizioni
convenienti, nonostante le speculazioni finanziarie e la volatilità dei
prezzi.
Le nostre agroindustrie alimentari sono state giustamente libere di importare queste commodities a
condizioni vantaggiose. Ma, contestualmente, i nostri agricoltori hanno
dovuto invece sostenere costi di produzione sempre più alti e sempre
meno competitivi rispetto a quei prezzi.
In questa anomala
situazione la nostra agricoltura ha finito per essere ingiustamente
considerata di importanza ormai trascurabile e parrebbe destinata ad un
triste futuro. Le nostre agroindustrie alimentari potrebbero anch’esse
andare incontro ad analogo destino, qualora venisse meno la
disponibilità di prodotti agricoli locali, la cui apprezzata qualità, ha
finora determinato la reputazione ed il successo dei marchi alimentari Made in Italy.
Se contribuiremo a non dare più valore al prestigio di questi legami
con i territori di origine, gli attuali Paesi esportatori di commodities potranno
più facilmente sviluppare un’autonoma, altrettanto competitiva,
trasformazione ed esportazione, anche in Europa, di ogni prodotto
alimentare elaborato, magari etichettato con i nostri apprezzati marchi,
acquisiti e usati da multinazionali o da singole imprese delocalizzate.
E’ quindi interesse di tutti fermare l’attuale progressiva
consunzione di gran parte della nostra agricoltura, realizzando con
lungimiranza un maggiore equilibrio nei rapporti fra tutte le imprese
che partecipano ad una intera filiera “dal campo al consumatore”. E’
indispensabile una più equa ripartizione del complessivo valore aggiunto
finale, così da eliminare o attenuare le attuali eccessive e pericolose
sperequazioni fra i redditi dei componenti di una stessa filiera, a
cominciare dagli agricoltori per aiutarli ad uscire dalle crisi di
sopravvivenza che stanno attraversando.
Un'importante scoperta scientifica a cura dei ricercatori del
Dipartimento qualità alimentare e nutrizione della Fondazione Edmund
Mach di San Michele all’Adige (provincia di Trento) è stata pubblicata
recentemente sullo Journal of Agricultural and Food Chemistry, rivista della Società Chimica Americana.
Uno
studio molto approfondito sui componenti della fragola ha dimostrato
per la prima volta che in questo frutto è presente in grandi quantità
l’agrimoniin, un tannino naturale appartenente alla famiglia degli
ellagitannini usato largamente nella medicina tradizionale asiatica e
studiato per le proprietà astringenti, antiemorragiche, antimalariche e
antitumorali.
Fino ad oggi l’importanza di questo principio attivo, isolato per la
prima volta nel 1982 in una pianta officinale perenne che cresce in
Oriente (Agrimonia pilosa Ledeb), era del tutto inesplorata nella alimentazione umana e ignorata dalle banche dati nutrizionali
‘Tra i miei famigliari - leggiamo in uno scritto di Italo Calvino, uno
dei più grandi e amati scrittori del novecento - solo gli studi
scientifici erano in onore, un mio zio materno era un chimico professore
universitario, sposato a una chimica anzi ho avuto due zii chimici
sposati a due zie chimiche; mio fratello è un geologo, professore
universitario…Il sapere dei miei genitori convergeva sul regno vegetale,
le sue meraviglie e virtù …Mia madre non usciva mai dal giardino
etichettato pianta per pianta, dalla casa tappezzata di bouganvillea,
dallo studio con il microscopio sotto la campana di vetro e gli
erbari….’
Anche se Italo Calvino volta le spalle a quanto i genitori gli avrebbero
potuto insegnare e viene attratto dalla vegetazione delle frasi
scritte, la sapienza dei genitori il loro amore, passione, interesse
per la ricerca in agricoltura, nel settore delle scienze naturali e
della floricoltura traspare nella maggior parte dei suoi scritti.
Sono emerse nuove problematiche connesse alla rapida diffusione di
Piante Geneticamente Modificate, non accettate in ugual misura
dall’opinione pubblica dei diversi Paesi, e si è arrivati spesso ad
identificare ogni attività genetica con la produzione di PGM.
In realtà la genetica è molto di più: è scienza antica, che ci
accompagna a partire dalla nascita dell’agricoltura stessa.
L’addomesticamento di importanti piante agrarie ha infatti origine nel
Neolitico, momento di transizione in cui i genetisti dell’epoca
selezionarono piante con caratteri favorevoli a partire da quanto
offriva l’ambiente naturale.
Questa genetica è tuttora viva, potenziata
da avanzamenti scientifici e tecnologici che stanno aprendo nuove
opportunità per “pescare” geni utili da quello che già esiste in natura,
cioè dalle risorse genetiche.
Mentre in USA e in molte altre parti del mondo le piante geneticamente modificate sono accettate come uno dei tanti prodotti del miglioramento genetico ed eventualmente si discute di "etica e business", da noi si continua ad allarmare sui rischi ambientali od addirittura per la salute umana e -qualora non bastasse- si dichiara che questi semi GM sono contrari agli obiettivi dell'agricoltura italiana.
La pubblica cerimonia per l’Inaugurazione ufficiale del 259° Anno
Accademico dei Georgofili, che si terrà in Palazzo Vecchio (Salone dei
Cinquecento) martedì 24 aprile alle ore 11.00, si annuncia di
particolare interesse.
La Prolusione sarà svolta dal Vice Presidente Prof. Giampiero Maracchi
su Cambiamenti climatici e agricoltura del futuro: una rivoluzione
“smart”. La Relazione annuale del Presidente Prof. Franco Scaramuzzi
sarà dedicata alla PAC (Politica Agricola della UE), nel 50°
anniversario del suo avvio.
Nel momento in cui sto scrivendo siamo in piena stagione del taglio.
Ogni condominio chiede a gran voce la potatura per ridurre la chioma
degli alberi, che “sporcano”, che “facilitano l’ingresso dei ladri nelle
case”, “che con le radici fanno inciampare gli anziani,” “che
ostacolano lo scorrere delle carrozzine”, che, nel complesso, ne
farebbero di cotte e di crude.
Adesso è il momento degli incolti i
cui pareri sono confortati da quelli dei cosi detti potatori, che ti
guardano con aria di superiorità’, come spesso accadeva, fin dal tempo
dei romani,vantando tecniche basate sulla loro ignoranza e mancanza di
voglia di istruirsi, che, bontà loro, più tagliano, più si può vedere il
risultato, e (ma questo non si dice) più tagliano più guadagnano.
Sono oltre 50 anni che scrivo, insegno, e spando la voce contro il
massacro degli alberi.
Dobbiamo anche renderci conto che, oltre a minare
ed accorciare la vita di un albero, la potatura indiscriminata ridurrà
per alcuni anni il fogliame e ben sappiamo che più fogliame presente
nelle città significa avere meno inquinamento.
Qualsiasi pratica colturale che abbia per risultato la riduzione,
anche temporanea, di fogliame degli alberi nelle zone ad elevato
inquinamento, quali quelle urbane o lungo le strade ad elevata
percorrenza di veicoli , i bordi di autostrade o a strade a denso
traffico in primis , riduce le difese naturali all’inquinamento
presenti nella zona costituite dalla biomassa intesa come superficie
fogliare .
A nostro parere inconsulte pratiche cesorie che si vedono un po’
ovunque, come le capitozzature ingiustificate, o, anche, la potatura di
piante ornamentali atta a ridurre la massa fogliare al solo scopo di
contenere lo sviluppo di piante arboree in zone urbane ( come pure gli
innaturali tagli alla zona apicale di grandi conifere perché’
impiantate a distanze sbagliate da abitazioni o di strade), oltre al
danno alla pianta arborea evidenziabile nel tempo sia come avviamento
procurato a processi cariogenetici, si può configurare come un
intervento di inquinamento ambientale paragonabile, a quello che si
attuata scaricando rifiuti tossici in zone aperte di campagna o in
prossimità’ di falde freatiche.
Il suolo è una risorsa naturale non rinnovabile, soggetta a
processi di degrado in primis l’erosione, che va tutelata per le
numerose funzioni che svolge, sia per i servizi essenziali per le
attività umane, sia per la sopravvivenza degli ecosistemi.
L’agricoltura
conservativa può dare un contributo significativo per contenere
l’erosione idrica diffusa, migliorare la struttura fisico-chimica del
terreno ed incrementare le produzioni come rilevato dalla FAO.
Gli indirizzi e le misure dettate dalla PAC sono state esaminate e
discusse dal vasto mondo interessato, soprattutto per valutarne le
ricadute. Sono state finora largamente accettate, guardando in
particolare ai singoli provvedimenti ed all’entità dei finanziamenti,
per vari settori di attività e per singoli Paesi o Regioni. Sono tutti
aspetti importanti, ma i Georgofili hanno voluto dedicare la loro
attenzione ad una analisi generale della PAC, della sua storia e delle
sue revisioni, per vedere più chiaramente dove stia portando la rotta,
sostanzialmente costante, dell’ultimo ventennio e verificarne l’attuale
validità e compatibilità con i dinamici cambiamenti geopolitici globali.
Le valutazioni emerse saranno esposte,
in una organica sintesi, con la relazione annuale del Presidente, in
occasione della pubblica Cerimonia Inaugurale del 259° Anno Accademico
dei Georgofili, a Firenze (Palazzo Vecchio) alle 11.00 del 24 aprile
p.v..
Il gruppo di ricerca guidato dal georgofilo Stefano Mancuso, direttore
del LINV (Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale) ha
appena pubblicato su due importanti riviste scientifiche (Plos One e
Trends in Plant Science) risultati sperimentali che dimostrano:
a) come
le radici delle piante esplorino il suolo con un comportamento di sciame
simile a quello di alcuni insetti sociali, quali le formiche;
b) come
le radici delle piante siano in grado di percepire suoni e anche di
produrli, facendo pensare ad un loro uso come forma di segnalazione.
Le regole semplici che sussistono fra gli individui che compongono un
gruppo (es. mantenersi ad una certa distanza dal vicino più prossimo;
muoversi ad una velocità non superiore a quella di chi precede) possono
generare, in gruppi composti da molte migliaia di elementi, dei
comportamenti collettivi molto complessi. Poiché tali comportamenti
d'insieme del gruppo sono stati per la prima volta studiati negli sciami
d’insetti sociali, essi prendono comunemente il nome di “comportamenti
di sciame”. Comportamenti analoghi sono stati analizzati in gruppi di
uccelli (stormi), di pesci (banchi) e anche nelle grandi adunanze umane
(eventi sociali, sportivi, artistici ecc.).
Oggi tali comportamenti sono
dimostrati anche nelle piante.
Grazie alle ricerche guidate da Stefano Mancuso, infatti, si è potuto
documentare che le radici di piante diverse della stessa specie dirigono
la propria crescita utilizzano dei modelli di comportamento “di
sciame”, comportandosi in questo come insetti di una stessa colonia.
Che
le piante fossero sensibili ai suoni è stato per anni appannaggio di
storie e leggende. Oggi possiamo dire che qualcosa in queste leggende
era vero. Le radici delle piante, infatti, percepiscono le frequenze
sonore e rispondono ad esse variando la direzione della crescita.
Inoltre, crescendo, esse emettono dei suoni particolari (simili a dei
click) che potrebbero essere percepiti dalle radici vicine.
Il 19 Aprile 2012, alle ore 16.00, presso l’Accademia dei Georgofili verrà presentata una antologia di poesie sull’olivo e sull’olio, dal titolo “oliveTolive”.
Si celebra quest’anno il 50° anniversario della PAC (Politica Agraria
Comunitaria) che è la nostra unica vera politica unitaria per la quale è
in corso una revisione (la quinta negli ultimi venti anni) che dovrebbe
andare in vigore dal 2014.
La Comunità europea (nata nel 1950 con
il Trattato di Roma), dovette subito superare tante e peculiari
differenze esistenti fra le agricolture degli Stati membri e adottare
non facili programmi di riconversione delle agricolture nazionali.
La
PAC nacque nel 1962, con l’intento di assicurare ai cittadini europei
la necessaria disponibilità di cibo a prezzi accessibili ed ai suoi
agricoltori un adeguato tenore di vita. Ma dovette poi affrontare una
situazione di complessiva eccedenza di produzioni alimentari e ricorrere
anche a strumenti estranei alla nostra cultura, quale il “set-aside”.
Dal 2005, i sostegni agli agricoltori vennero commisurati a parametri
“disaccoppiati” ed indipendenti dalla produttività, ma vincolati al
rispetto di specifiche norme ambientali. La nuova riforma, chiamata
“Europa 2020” propone ora un macchinoso intervento greening, con criteri
chiaramente mirati a scoraggiare chi intendesse continuare a svolgere
solo attività produttive.
Sembrerebbe necessario riflettere se siano
da considerare prioritarie le funzioni produttive delle attività
agricole o quelle relative alla tutela ambientale. Entrambe sono invece
irrinunciabili, in un equilibrio razionale, anche nel quadro del
processo di globalizzazione ormai difficilmente reversibile, né
eludibile.
Queste tematiche, di grande rilievo e attualità, saranno sviluppate con la relazione annuale del Presidente alla Inaugurazione
pubblica del 259° Anno Accademico dei Georgofili, in Palazzo Vecchio
(Salone dei Cinquecento), alle ore 11.00 di martedì 24 aprile p.v..
Il cancro dell’actinidia rappresenta attualmente la patologia di natura
batterica di maggior rilevanza (e preoccupazione) a livello mondiale per
il settore della frutticoltura. Dal 2008, quando il gruppo di
fitobatteriologia del DAFNE dell’Università della Tuscia ha rilevato i
primi focolai nel Lazio, la diffusione di questa fitopatia è stata
inarrestabile interessando e causando notevoli danni e perdite sia nelle
principali aree italiane dove questa frutticola riveste notevole
importanza economica (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Emilia
Romagna, Lazio, Campania, Calabria), sia in numerose aree ad actinidia a
livello europeo (Francia, Spagna, Portogallo, Svizzera), sia extra
europeo (Turchia, Nuova Zelanda, Australia, Cile) oltre ad essere stata
già segnalata e tutt’ora diffusa in Asia (Giappone, Corea del Nord e
Cina).
Dopo oltre due anni di sperimentazione, gli studi di un gruppo di
ricerca dell’Ateneo viterbese hanno permesso la registrazione del primo
agrofarmaco biologico in Europa, in grado di contrastare, soprattutto
durante il periodo della fioritura, il batterio fitopatogeno Pseudomonas syringae pv. actinidiae (PSA) agente causale del cancro batterico dell’actinidia.
Il formulato ha determinato un’ottima protezione degli organi fiorali e
sembra poter contrastare ulteriormente PSA anche durante la stagione
vegetativa. È importante inoltre evidenziare che non è stato registrato
alcun effetto fitotossico sulle piante, né alcun effetto negativo su api
e bombi.
Fino alla metà del secolo scorso, abbiamo contribuito al progresso, in
un contesto che era meno dinamico e complesso, prevalentemente guidato e
tutelato da politiche nazionali. Nell’arco degli ultimi cinquanta anni,
abbiamo invece vissuto un travolgente susseguirsi di tanti eventi
straordinari, capaci di far sparire in breve tempo anche la nostra
millenaria civiltà contadina. Abbiamo dovuto affrontare radicali
cambiamenti e, solo ogni tanto, ci accorgiamo di aver modificato il
nostro stesso modo di pensare, di essere e di agire.
I più grandi
problemi attuali (quali i cambiamenti climatici, le risorse energetiche,
la sicurezza alimentare) sono di interesse mondiale e possono quindi
essere risolti solo con scelte condivise appunto a livello globale.
Se
ne deve trarre una evidente conclusione: gestire il complesso di tante
nuove realtà, di interesse planetario, non è più alla portata di singoli
Paesi, per quanto potenti possano essere. Ciò vale anche per le imprese
agricole che, per quanto grandi ed abili possano essere, avranno sempre
maggiori difficoltà ad operare singolarmente nel proprio microcosmo.
Si
impongono quindi orizzonti più ampi ed azioni lungimiranti, ma in archi
temporali più brevi. Per le attività agricole ciò comporta maggiori
difficoltà. D’altra parte, l’importanza strategica dell’agricoltura va
emergendo sempre più negli ormai frequenti Summit mondiali a vario
livello, riconoscendone la capacità di offrire soluzioni ai grandi
problemi già citati.
La ricerca storica compiuta sulle fonti primarie dell’Accademia dei Georgofili (documenti dell’Archivio Storico e Atti ufficiali), sul Giornale Agrario Toscano (il periodico fondato da Giovan Pietro Vieusseux, Cosimo Ridolfi, Lapo de’ Ricci, Raffaello Lambruschini), sui tanti numerosi scritti monografici di accademici ordinari e corrispondenti ha fatto emergere la volontà dei Georgofili di rivalutare la frutticoltura, attività trascurata che avrebbe invece notevolmente contribuito a beneficare non solo l’economia dei singoli, ma anche ad arricchire l’intero corpo sociale col favorire i commerci, gli scambi, e col ridurre le importazioni di prodotti esotici, utilizzando in loro luogo materie prime indigene. La lettura di questo ricchissimo materiale manoscritto e a stampa ha permesso di cogliere altro importantissimo ruolo dell’Accademia dei Georgofili, la quale da sempre era stata sollecita a richiamare l’attenzione verso l’ambiente e verso il proprio territorio.
Conoscere bene i consumi di acqua per fare fronte alle necessità idriche
di una popolazione mondiale crescente, è il primo passo per risolvere
uno dei problemi di maggior urgenza di oggi.
Un aspetto che è sempre stato sottostimato è la misura precisa del
bilancio idrico nel commercio internazionale sotto forma delle varie
"commodities" scambiate. Per intenderci, possiamo fare l'esempio di
molte nazioni importatrici che esternalizzano la loro "impronta idrica"
senza darsi cura di quanto consumo idrico (o inquinamento idrico) sia
stato richiesto al paese produttore.
La definizione del nuovo parametro di "impronta idrica" vuole appunto
tenere conto non solo dei consumi idrici tradizionali, ma anche di
quanta acqua è stata consumata per produrre le derrate importate, come
pure di quei consumi idrici fatti per esportare all'esterno i vari
prodotti.
L'impronta idrica è la somma di tre componenti: quella "blu" (consumo di
acqua superficiale e nel suolo), quella "verde" (acqua piovana) e
quella "grigia" che è un indicatore dell'inquinamento idrico.
L’art. 26 del D.L. n.5/2012 riconosce le radure interne al bosco come entità non boscate se identificabili come “pascoli, prati o pascoli arborati”. Una variazione non facile da valutare nei suoi aspetti applicativi.
Un’ulteriore modifica alla definizione di bosco riguarda l’art.2 comma 6 del suddetto D. Lgs. allorché, ove non diversamente già definito dalle regioni, si escludono dal genere bosco..... le
formazioni forestali di origine artificiale realizzate su terreni
agricoli a seguito dell’adesione a misure agroambientali promosse
nell’ambito delle politiche di sviluppo rurale dell’Unione europea una
volta scaduti i relativi vincoli. Il riferimento corre
immediatamente ai rimboschimenti effettuati in Italia a seguito del
ritiro dei seminativi dalla produzione per contenere a livello
comunitario le produzioni agricole eccedentarie.
Tra i Regolamenti
comunitari che hanno previsto contributi per il ritiro dei terreni
agricoli dalla produzione e la loro destinazione forestale, quello che
ha avuto una maggiore applicazione è stato 2080/92 che non era un
provvedimento di politica forestale, ma un intervento finalizzato
all’incentivazione di alternative, temporanee e reversibili, di terreni agricoli altrimenti destinati a produzioni eccedentarie.
Numerose Regioni nell’applicazione del Reg. CEE 2080/92 hanno imposto ai
seminativi imboschiti il vincolo di destinazione a bosco determinando,
di fatto, una caduta di interesse degli imprenditori. Vogliamo sperare
che la specifica in esso contenuta ...una volta scaduti i relativi vincoli sia interpretata
come riportato dall’art. 7 comma 2 del D.M. 63 del 19/2/1991, ossia
faccia riferimento alla durata del ciclo produttivo, come indicato dalle
P. di M. e di P. F. (turni minimi).
Pubblichiamo di seguito il testo della accorata lettera a Mario Monti,
che è stata sottoscritta da numerosi studiosi ed esperti del settore:
primo firmatario Fabio Terribile, Presidente Società Italiana di
Pedologia.
Signor Presidente,
il degrado ed il consumo del suolo hanno raggiunto livelli drammatici con cui la nostra comunità nazionale e la stessa Unione Europea devono fare i conti.
Questa lettera è un grido di allarme lanciato da scienziati ed esperti di suolo agrario e forestale che
assistono
impotenti ad un costante degrado e ad una perdita irreversibile e
transgenerazionale di una risorsa ambientale fragile ed essenzialmente
non rinnovabile. Risorsa al contempo assolutamente preziosa per il
benessere sociale, ambientale ed economico del nostro Paese.
Il suolo produce beni e servizi non sostituibili: è risorsa fondamentale per la vita sulla Terra, è il supporto
alla produzione agraria e forestale fornendo cibo, biomasse e materie
prime, è riserva di patrimonio genetico, filtra e conserva l’acqua delle
precipitazioni, è custode della memoria storica, nonché elemento
essenziale del paesaggio. È il principale deposito di carbonio delle
terre emerse. Nella società italiana l’importanza del suolo è poco
percepita ed esso è sottoposto a pressioni ambientali crescenti
determinate, e talvolta acuite, da uno sviluppo urbano non più
sostenibile, da pratiche agricole e forestali inadeguate, da attività
industriali. Tutto ciò sta degradando continuativamente, e spesso in
maniera irreversibile, le insostituibili funzioni produttive ed
ambientali del suolo. Il censimento ISTAT indica che dal 2000 al 2010 si
sono persi oltre 300.000 ettari di superfici agricole. Riteniamo che
l’attuale tasso di consumo e di degrado dei suoli determini conseguenze
economiche gravissime per le nostre generazioni e ancora di più per
quelle future.
Il ficodindia (Opuntia ficus-indica L. (Mill.) è una specie originaria del continente americano, diffusa in Europa, e, in seguito, negli altri continenti, a partire dal XVI secolo. Si tratta di una specie capace di avere un ruolo in sistemi agricoli profondamente diversi, nelle risorse e nelle finalità produttive. E’ utilizzata, ad esempio, nell’agricoltura tradizionale o di sussistenza in molti Paesi delle aree semi-aride, dove svolge un ruolo di enorme importanza come fonte di alimento per l’uomo (i frutti e i cladodi) e per gli animali da esso allevati. Ma ha anche un ruolo nell’agricoltura orientata al mercato, sia per la produzione di frutta, sia per la produzione, su scala intensiva, di foraggio ma anche di coloranti naturali (il carminio derivato del Dactylopius coccus, fitofago specialista di Opuntia sp.pl), di ‘verdura’ fresca o conservata (i nopalitos, di origine messicana). Una specie multifunzionale per eccellenza, quindi, non solo perché capace di produrre beni diversi (frutti, biomassa da foraggio, coloranti, cladodi per l’alimentazione umana), ma anche perché è capace di farlo in sistemi agricoli fortemente differenziati per la disponibilità di risorse, economiche e naturali.
Il comparto vivaistico nel nostro Paese rappresenta una realtà produttiva importante. In particolare lo è in Toscana, dove si caratterizza per la produzione ornamentale e dove, la provincia di Pistoia, costituisce un'eccellenza a livello di produzione e di servizi. In Toscana, nel 2007, erano attive in questo comparto oltre 3500 aziende, per una superficie investita nelle colture florovivaistiche di circa 7600 ettari. In provincia di Pistoia si registra la più alta concentrazione dell'attività vivaistica Toscana, sia in termini di aziende (oltre 2000) e sia di superficie (quasi 5000 ha).
Quello
della sostenibilità è un esigenza di cui sempre più si è preso
consapevolezza e la stessa Unione Europea spinge in questa direzione.
Gestione sostenibile della flora spontanea vuole anzitutto dire
riduzione massiccia degli impieghi di agro-farmaci, sul cui uso la
comunità scientifica ne ha dimostrato limiti e pericolosità per l'uomo e
per l'ambiente.
A questo proposito, l’Accademia dei Georgofili ha organizzato a Pistoia,
venerdì 24 febbraio, una
giornata di studio con lo scopo di illustrare le possibilità di
controllo fisico delle infestanti presentando, insieme alle tecniche e
ai sistemi di gestione, anche i primi risultati delle applicazioni nel
comparto vivaistico.
La sostenibilità biologica, la sostenibilità potenziale, la reale durata
ed a quale costo, non solo in termini di moneta ma di materie prime
fondamentali , acqua ed aria tanto per intenderci, la abbiamo veramente
messe in bilancio?
Da qualche anno molti ricercatori in tutto il
mondo si pongono il problema della allarmante riduzione della
disponibilità di acqua per alimentare, per depurare, per far
sopravvivere una gran parte di umanità che è abituata a considerare
l’acqua un bene a costo zero e, soprattutto, di illimitata disponibilità
nonostante gli allarmi che da decenni gli esperti lancino. Ma sappiamo
bene che gli “ esperti” quando sostengono verità in contrasto con gli
interessi economici o di lustro di alcuni gestori della cosa pubblica,
non vengono ascoltati.
Nelle così dette nuove tecnologie, molte delle quali tanto nuove che i
principi risalgono ad Erodoto, quanto è stato veramente studiato il
problema del risparmio gestionale dell’acqua? I progettisti si sono
chiesti chi domani, tra un anno, o tra cinque o dieci anni fornirà
l’acqua necessaria a tutto l’indispensabile verde architettonico in
ambiente urbano?
Non dobbiamo pensare ad un verde sostenibile solo nell’immediato, ma
tentare di esaminare se questa sostenibilità sarà ancora efficace almeno
tra 10 anni (termine correlato oggi con la lunghezza della “vita “
politica media di un amministratore pubblico).
L’annuario 2010 dell’agricoltura italiana è stato pubblicato ora
dall’INEA. Il volume, di quasi 600 pagine, contiene molti dati sui quali
è opportuno riflettere, perché documentano una sofferenza perniciosa
del settore agricolo, già da tempo evidenziata, ma evidentemente non
ascoltata.
Il valore aggiunto complessivo del settore agricolo nel 2010 continua ad
essere modesto ( 0.8%) ed anche l’industria alimentare manifesta una
crescita ( 1,6%), inferiore alla media della economia nazionale ( 2,2%).
Il valore aggiunto, calcolato per unità di lavoro, è stato inferiore
(meno della metà) rispetto al livello medio della nostra complessiva
economia. Il valore della produzione agricola si è ridotto del 3,7%
rispetto alla media decennale 2000-2010. Il peso dell’agricoltura
nell’economia nazionale è sceso ulteriormente dal 3% al 2,2%. Anche il
numero degli addetti al settore agricolo è diminuito (-13,5%), mentre è
pressoché raddoppiato l’impiego di immigrati rispetto al 2000. Il
commercio con l’estero dei prodotti alimentari nel 2010 registra un
aumento sia delle importazioni ( 11,9%) che delle esportazioni ( 11,6%).
Ciò potrebbe derivare da una accelerazione delle importazioni di
commodities alimentari ed una esportazione di prodotti elaborati dalle
filiere agroindustriali.
Questo complesso di dati illustra una situazione decadente
dell’agricoltura e diventa allarmante se considerata nel quadro della
sicurezza alimentare globale che esigerebbe un raddoppio delle
produzioni complessive del nostro pianeta entro il 2050, coinvolgendo
quindi tutti i Paesi, non escluso il nostro e l’Europa.
In questi ultimi anni si sono aggravate le condizioni di criticità nel
dissesto idrogeologico, causate dalle alluvioni, dalle frane, dalle
valanghe e le perdite di vite umane, di beni, di infrastrutture, di
attività lavorative ed economiche ha raggiunto in alcune Regioni livelli
preoccupanti. E’ sufficiente ricordare quanto è avvenuto nel 2011 in
Liguria, in Sicilia, in Calabria, nelle Marche, nel Veneto.
Il Ministero
dell’Ambiente e della Tutela del Territorio indica che la superficie a
rischio frana raggiunge 137.690 chilometri quadrati, a cui vanno
aggiunti 7.744 chilometri quadrati a rischio alluvioni e secondo Lega
Ambiente sono stati censiti 383.831 fenomeni franosi.
Fin dal 1968,
l’Accademia dei Lincei aveva tracciato i lineamenti per l’intervento
pubblico per contenere il dissesto idrogeologico anche facendo ricorso a
20.000 militari di leva all’anno. Abolita la leva militare, numerose
situazioni di emergenza meriterebbero di venire affrontate mediante la
creazione di “cantieri verdi” a cui potrebbe contribuire la forza lavoro
disponibile presso gli Istituti di correzione in cui sono presenti
65.000 unità a fronte di 45.000 posti disponibili.
Proseguendo l’intervento sulla riforma del catasto in questa fase esaminiamo le principali modifiche nel catasto fabbricati.
Nel catasto fabbricati le novità sono diverse:
-
innanzi tutto sono riaperti i termini fino al 31.03.2012 per
l’accampionamento in categoria D/10 e A/6-R dei fabbricati rurali
strumentali iscritti nel catasto fabbricati in categorie diverse da
quelle sopra determinate. Ricordiamo che entro il 30.09.2011 era scaduto
il termine per la variazione e che tali modifiche hanno di fatto un
effetto retroattivo per 5 anni;
- si dovrà procedere
all’accampionamento degli impianti fotovoltaici nella categoria D/10 se
rurali e nella categoria D/1 per quelli non rurali. Si dovrà altresì
provvedere alla variazione in D/10 entro il 31.03.2012 degli impianti
erroneamente classificati in D/1 per i quali sono soddisfatti tutti i
requisiti di ruralità;
- viene sancito il principio per il quale
l’Agenzia del Territorio modificherà la consistenza dei fabbricati
classificati in categoria “A” dai vani a mq. lordi. Per questo aspetto
dobbiamo aspettare le procedura attuative;
- il catasto fabbricati diviene l’unico catasto nel quale dovranno essere censiti tutti i fabbricati;
-
infine l’art.13 comma 14/bis del DL n. 201/2011 convertito con mod.
nella Legge 216/2011 stabilisce che con successivo decreto del Ministero
dell’Economia e delle Finanze verranno stabilite le modalità per
l’inserimento del requisito della ruralità in tutti gli atti catastali.
-
E’ in corso di predisposizione una nuova procedura DOCFA che consentirà
di gestire la ruralità e quindi all’avvio della stessa sarà più
semplice procedere.
La pianificazione di una missione umana su Marte ha risvolti che non
riguardano solo gli aspetti tecnologici ma anche inattesi aspetti
“agricoli”.
Un viaggio verso Marte richiede tra i 5 e i 6 mesi (solo
andata), un tempo lungo che implica la necessita di fornire
all’equipaggio tutto quello che serve in termini di ossigeno e di
alimenti per un periodo di almeno un anno.
A meno che non si riesca a realizzare sull’astronave delle coltivazioni
vegetali che da un lato riciclino la CO2 prodotta dall’equipaggio,
rigenerando ossigeno, e dall’altro producano alimenti vegetali per
integrare la dieta degli astronauti.
Coltivare nello spazio diventa
essenziale per missioni interplanetarie ma lo spazio disponibile sulle
astronavi è molto limitato ed è quindi necessario sviluppare piante di
piccola dimensione, capaci di crescere molto velocemente.
Nel corso degli anni ‘90 presso l’università dello Utah sono state
sviluppate delle varietà di frumento, riso, pomodoro e pisello definite
“super-dwarf” e caratterizzate da un altezza massima di 25 cm e da un
ciclo vegetativo dalla semina alla raccolta inferiore a 90 gg.
Piante di questo tipo possono essere allevate in piccole camere
climatiche (simili ad un armadio a cassetti) e fornire alimenti ed
ossigeno all’equipaggio.
Insieme a queste specie si possono poi coltivare lattughe o spinaci per integrare la dieta spaziale con verdure a foglia.
L’ondata di freddo in arrivo sarà forte, prolungata ed interesserà tutta
la Toscana. Le temperature percepite – combinazione fra temperatura
dell’aria, umidità velocità del vento – scenderanno sotto lo zero fino a
punte di -10° C con seri rischi per la salute di anziani, malati e
bambini.
Queste sono le previsioni del Centro interdipartimentale di
Bioclimatologia dell’Università di Firenze che, attraverso il progetto
MeteoSalute finanziato dal Servizio Sanitario della Regione Toscana,
studia in anticipo gli effetti delle condizioni meteorologiche sulla
salute della popolazione (www.biometeo.it)
“L'ingresso di aria fredda a partire dalla serata di martedì 31 gennaio –
spiega il direttore del Centro, il georgofilo Simone Orlandini –
provocherà un brusco calo termico in poche ore su tutta la Regione. Un
nuovo apporto di aria proveniente direttamente dalla Siberia determinerà
un ulteriore calo delle temperature percepite a partire dalla giornata
di giovedì. Le temperature percepite – prosegue Orlandini - scenderanno
al di sotto dello zero su quasi tutte le località anche durante le ore
centrali, a causa della concomitanza del vento con le basse temperature
dell'aria. I valori minimi percepiti si registreranno durante il
prossimo fine settimana quando nei capoluoghi delle zone interne si avrà
una percezione di -10° C / -15° C. Ad oggi sembra che l’ondata di
freddo possa perdurare fino alla fine della prossima settimana (intorno
al 10 febbraio)”.
Il 50% del cibo prodotto nel mondo viene sprecato. Se l’intera
popolazione mondiale avesse la stessa voracità di noi europei, sarebbero
necessari tre pianeti per produrre la quantità di cibo richiesta.
Lo spreco alimentare in Italia ammonta al 3% del PIL.
Lo spreco è un fallimento del mercato e della politica - così come una
questione di educazione e sensibilizzazione - che non va trascurato.
Lo
spreco alimentare può diventare una risorsa e un'opportunità:
riutilizzare e riciclare dovrebbero diventare le nuove parole chiave del
21 ° secolo.
Dobbiamo cercare di attuare processi sostenibili, per affermare una
nuova logica che si concentri sulla sufficienza ed efficienza, intesa
come una funzione della qualità. Per salvarci dalla "tirannia
dell'effimero" abbiamo bisogno di reinventare la nostra vita intorno a 2
nuovi principi: leggerezza e trasparenza.
Come evitare lo spreco alimentare è il tema del volume “Transforming Food Waste into a Resource”,
di Andrea Segrè e Silvia Gaiani, che sarè presentato in prima nazionale
all'Accademia dei Georgofili, venerdì 3 febbraio alle ore 15.00
Emerge chiaramente l’enorme divario che separa l’Italia dagli altri
paesi cosiddetti “sviluppati”, e le nostre città dalle città straniere
(soprattutto inglesi, francesi, tedesche e scandinave), nelle quali è
evidente come lo sforzo delle società coscienti dei problemi del nostro
tempo sia tutto teso a rendere sempre migliore la vita urbana,
reintroducendo quel contatto con la natura che le sconvolgenti
trasformazioni cui esse sono state sottoposte da oltre un secolo
rischiavano di eliminare. Tali esempi, così come alcuni di recente
realizzazione in Cina e Malesia, dovrebbero essere assunti a modello di
quella che dovrà essere la città del futuro: sostenibile, intelligente,
inclusiva, categorie ispirate alle linee guida proposte dal documento
europeo Europa 2020.
Nelle città del futuro, il verde pubblico dovrà assumere aspetti e
funzioni sempre più precisi e differenziati, dovrà essere organizzato in
un vero e proprio “sistema” continuo: dal verde sotto casa per i più
piccoli, al parco-giochi a distanza pedonale, dal verde di quartiere con
impianti sportivi elementari al verde di settore urbano con
attrezzature più complesse e specializzate, fino alla grandiosa area
naturale al servizio dell’intera città e del territorio circostante. A
ciò va aggiunta la funzione che il verde avrà nella gestione dei
cambiamenti climatici attraverso la mitigazione degli estremi climatici e
la gestione delle acque meteoriche.
Con la conversione in Legge del D.L. n. 201/2011 meglio noto come
“decreto salva Italia” e con le prime circolari del 2012 dell’Agenzia
del Territorio si comincia a delineare la riforma del sistema catastale.
In questo primo intervento parleremo delle modifiche che
intervengono nel catasto terreni lasciando poi ad un secondo intervento
le modifiche al catasto fabbricati.
Nel catasto terreni a meno di una ordinaria autonoma suscettibilità
reddituale, non ci sarà più spazio per i fabbricati diversi dai
seguenti:
1. manufatti con superficie coperta inferiore a 8 m2;
2. serre adibite alla coltivazione e protezione delle piante sul suolo naturale;
3.
vasche per l'acquacoltura concimaie, pozzi e simili, di altezza utile
inferiore a 1,80 m, purché di volumetria inferiore a 150 m3;o di
accumulo per l'irrigazione dei terreni;
4. manufatti isolati privi di copertura;
5. tettoie, porcili, pollai, casotti,
6. manufatti precari, privi di fondazione, non stabilmente infissi al suolo.
Quindi
entro il 30.11.2012 si dovrà procedere all’inventariazione di tutti gli
altri fabbricati rurali ancora iscritti nel catasto terreni.
Nel percorso espositivo all'Accademia dei Georgofili si possono trovare cabrei antichi accanto al loro più contemporaneo sviluppo: i lavori di Paquito Forster, grande erede del genere.
Si inaugura oggi all’Accademia dei Georgofili una mostra dedicata ai
“Cabrei”, parola che si vuol far risalire al nome dei registri dei
privilegi della monarchia castigliana, adottati da Alfonso di Aragona,
nella prima metà del Trecento.
I veri e propri cabrei sono una raccolta di mappe catastali, che nel
disegno particolareggiato riescono a visualizzare in modo pratico le
proprietà terriere e i beni immobili.
Era compito di valenti agrimensori effettuare sopralluoghi nelle tenute,
per poi disegnare belle tavole a inchiostro che a partire dal Seicento
furono sempre più decorate con cartigli, stemmi, rose dei venti, figure
allegoriche, putti, annotazioni paesaggistiche.
Nell’esposizione ai Georgofili appaiono cabrei tratti dalle raccolte
gentilmente messe a disposizione dagli archivi Ginori Lisci, Mazzei,
Rimbotti, Contini Bonacossi, Frescobaldi: si tratta di documenti
preziosi per studiare e seguire le profonde trasformazioni del paesaggio
agricolo e del territorio toscano.
Accanto ai cabrei antichi, ci sono quelli moderni del bravissimo Paquito Forster che ha riscoperto e rinnovato quest'arte.
In un contesto internazionale caratterizzato da minacce sociali di
portata planetaria come la carestia e la sottonutrizione di intere
popolazioni (particolarmente il corno d'Africa), minacce di tipo
ambientale, anch'esse di dimensione planetaria e minacce di tipo
economico che vedono l'Europa al centro di una crisi finanziaria senza
precedenti, l'agricoltura, che è il settore produttivo per sua natura
più legato alla soddisfazione dei bisogni primari, rischia di essere
sacrificata da politiche inadeguate al suo ruolo strategico per la
sopravvivenza ed il benessere delle popolazioni.
Tale rischio è accentuato dal fatto che sempre più e particolarmente nei
paesi ad economia industrializzata, l'agricoltura svolge una
insostituibile funzione di custodia e produzione di beni pubblici come la salvaguardia dei territori, delle tradizioni locali e della loro identità.
L'Europa ha affrontato questi problemi fin dall'inizio della sua
costituzione con politiche specifiche con alterne vicende ed
atteggiamenti spesso contraddittori: a partire dal 2013 si avvierà una
nuova fase di queste politiche che dovrebbe tenere conto di tutti i
problemi suddetti e che sarà decisiva per il futuro dell'agricoltura
europea.
La politica agricola comunitaria (PAC) per il prossimo periodo
2013-2020, già approvata dalla Commissione Europea ed in attesa di
essere discussa dal Parlamento dell’Unione, appare sostanzialmente
impostata con criteri ed indirizzi che si richiamano a quelli adottati
negli ultimi decenni e che continuano a trascurare il fondamentale ruolo
produttivo dell’imprenditoria agricola.
L’Unione Europea, nata come produttrice di complessive eccedenze
alimentari, oggi sembra far assegnamento sulla libertà di importare dal
mercato globale crescenti quantitativi di prodotti agricoli primari (a
prezzi inferiori rispetto ai costi di produzione sostenuti dai nostri
agricoltori). Questo orientamento politico europeo, che coinvolge quelli
nazionali e regionali, sembra non accorgersi che il mercato mondiale
delle commodities alimentari registra continui aumenti della domanda
(per alcuni prodotti ormai più che doppia rispetto all’offerta) e dei
prezzi, che sono anche instabili e oggetto di sconvolgenti speculazioni
finanziarie.
L’Europa non può ignorare che milioni di persone continuano a soffrire e
morire per fame nel mondo. Ne può ignorare i richiami della FAO sulla
necessità di raddoppiare in pochi decenni le complessive produzioni
alimentari mondiali. Non può quindi esimersi dal perseguire almeno tre
doverosi impegni:
• sviluppare il ruolo produttivo
della propria agricoltura, prioritariamente rispetto a qualsiasi altra
istanza economica, sociale, ambientale e tantomeno
estetico-paesaggistica. Non si tratta di istanze contrapposte, ma
sinergiche, così come l’agricoltura razionale le ha sempre considerate.
Comunque, lo sviluppo agricolo non può, oggi più che mai, essere
indipendente dalla produttività. Deve mirare al miglioramento
quantitativo e qualitativo (merceologico e igienico-sanitario) delle
produzioni, da realizzare nel rispetto dell’ambiente;
• creare e mantenere attivo un sistema di stoccaggio di adeguate riserve alimentari
primarie, in grado di far fronte ad eccezionali eventi negativi di
qualsiasi genere ed assicurare in ogni circostanza una disponibilità e
accessibilità di cibo;
• adottare provvedimenti per contrastare l’attuale eccessivo ed inaccettabile spreco di alimenti,
secondo le strategie già indicate dalla Commissione Agricoltura del
Parlamento Europeo, che verranno votate in sessione plenaria a
Strasburgo nei primi mesi del 2012.
La pratica del giardinaggio non costituisce soltanto una
possibilità terapeutica, ma rappresenta per adulti e per bambini un
mezzo per cautelarsi nei confronti di eventuali malattie della sfera
psichica .
Le possibilità curative del verde vengono prese in considerazione da due
specifici ambiti disciplinari, oggetto di un’ attenta sperimentazione
nei paesi anglosassoni: l’Horticultural therapy e l’Healing landascape
Il centro di bioclimatologia dell’Università di Firenze ha realizzato,
con il contributo della Regione Toscana, un sito (www.biometeo.it) in
cui quotidianamente vengono prodotte previsioni biometeorologiche.
Gli utenti del sito usufruiscono di un’ ampia gamma di informazioni
(temperature percepite, disagio/benessere termico, presenza di pollini
allergenici, abbigliamento consigliato, disturbi dell'umore, dolori
articolari, emicrania, etc.) di sicura utilità per affrontare al meglio
le eventuali situazioni critiche che potrebbero verificarsi nel
territorio regionale nei successivi tre giorni.
Il sito offre quindi indicazioni per tutta la popolazione ma soprattutto
per i meteoropatici, ossia coloro che soffrono di disturbi più o meno
gravi in presenza di determinate condizioni climatiche.
Su iniziativa dell’Accademia dei Georgofili, è stata tempestivamente
organizzata una pubblica adunanza dedicata alla
valutazione della legge di stabilità (183/2011). L’argomento è stato
introdotto da quattro relazioni, rispettivamente di Federico Vecchioni,
Vicepresidente dei Georgofili, Luigi Costato, giurista agrario, Gianni
Salvadori, assessore all’agricoltura della Regione Toscana (in
rappresentanza della Conferenza delle Regioni), e Roberto Reggi, sindaco
di Piacenza e rappresentante della Presidenza ANCI.
E’ emersa una generale opinione favorevole al principio della prevista
vendita di terreni pubblici, ma è stata evidenziata la necessità di una
revisione del testo, nonché di una sua integrazione con elementi
necessari a rendere efficace il provvedimento.
Tra le piante coltivate, i frumenti (Triticum aestivum e Triticum durum) sono le specie più importanti per diffusione e per rilevanza nell'alimentazione umana.
La dimensione del
genoma del frumento (5 volte il genoma umano) e la sua complessità
rendono il sequenziamento una sfida difficile anche con l’uso delle più
moderne tecnologie molecolari. Per questo motivo, a livello
mondiale è stato costituito il Consorzio Internazionale di
Sequenziamento del Genoma del Frumento (IWGSC).
L'Italia, con un
progetto finanziato dal MiPAAF, partecipa all’IWGSC con la
responsabilità per uno dei 21 cromosomi del frumento, il Cromosoma 5A,
una regione del genoma dove sono localizzati importanti geni come quelli
che controllano la resistenza al freddo invernale, il tempo di fioritura e diverse fonti di resistenza a malattie.
Il diffuso degrado e la crescente scarsità delle terre e delle risorse
idriche stanno mettendo a rischio un gran numero di sistemi di
produzione alimentare chiave in tutto il mondo, costituendo una seria
minaccia alla possibilità di riuscire a sfamare una popolazione mondiale
prevista raggiungere i 9 miliardi di persone entro il 2050, afferma un
nuovo rapporto FAO pubblicato lo scorso 28 novembre.
“Lo Stato Mondiale delle Risorse Idriche e Fondiarie per l'Alimentazione e l'Agricoltura” (SOLAW)
sottolinea che, sebbene negli ultimi 50 anni si sia registrato un
notevole aumento della produzione mondiale, "in troppe occasioni tali
miglioramenti sono stati accompagnati da pratiche di gestione delle
risorse che hanno degradato gli ecosistemi terrestri e idrici dai quali
la produzione alimentare stessa dipende".
Negli anni ’70, chi studiava e scriveva su fiori, piante, giardini e parchi non era molto considerato nell’ambiente scientifico.Nell’ambiente universitario chi parlava di giardini era considerato, a volte, o spesso, un limitato. Nel campo delle Facoltà di Agraria si insegnava soprattutto a creare nuovi boschi, o nuove colture legnose per produrre legname e a incrementare la produzione di cereali,di barbabietole, di foraggi, di ortaggi, di frutta, di uva. Non certo ad investire tempo e denaro per piantare alberi al fine di migliorare l’ambiente urbano e suburbano e, se lo si faceva, solo a scopo visivo o ornamentale e non per creare zone in cui i nipoti ed i pronipoti sarebbero potuti vivere meglio.
Fino a pochi anni fa, le nostre imprese agricole vedevano tutelate le
proprie produzioni da una politica nazionale ispirata ad una chiara
economia reale. Oggi sono chiamate ad affrontare invece una confusa e
rapida evoluzione di filiere agroindustriali, delocalizzazioni
produttive, reti multinazionali, mercato globale, speculazioni
finanziarie, ecc.. La globalizzazione è ormai un processo irreversibile,
ma il mercato mondiale non può essere ancora considerato come una fonte
inesauribile, dalla quale chiunque può tranquillamente attingere i
necessari prodotti agricoli primari. Il commercio delle commodities
alimentari è diventato anche oggetto di speculazioni finanziarie, capaci
di sconvolgere il naturale andamento crescente della domanda rispetto
all’offerta.
La nostra agroindustria sembra non accorgersi che sta
rischiando di perdere il primo scalino delle sue filiere nazionali, cioè
la disponibilità di prodotti primari della nostra agricoltura, i cui
costi di produzione tendono a superare i prezzi di mercato. Qualcuno ha
da tempo espresso il parere che “dove non c’è una sana agroindustria,
non c’è una robusta agricoltura”. Concetto giusto e di grande attualità,
ma cresce il timore che possa presto leggersi in senso inverso.
Nei
Paesi BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), il basso costo della
manodopera determina un imbattibile livello di competitività. Questo
vantaggio fondamentale potrà presto consentire a quei Paesi di
trasformare autonomamente i propri prodotti primari ed esportare verso
di noi altrettanto competitivi alimenti elaborati.
Inoltre, la
moderna delocalizzazione, anche frazionata, delle attività produttive
agroindustriali favorirà la nascita di agguerrite reti multinazionali (o
nazionali, adeguate ai tempi) che potranno continuare a sfruttare il
marchio Made in Italy. In mancanza di adeguate regole condivise e di
efficienti controlli internazionali, capaci di garantire che questi
marchi non possano essere applicati anche direttamente all’estero.
Gli
stessi nuclei produttivi delle attuali filiere – a cominciare da quelle
alimentari – attendono di essere organizzati e regolamentati su basi
moderne, affinché nel loro ambito non vi siano ruoli privilegiati e
dominanti, capaci di creare sperequazioni nella formazione e nella
ripartizione del valore aggiunto complessivo, quindi con disparità tra i
redditi conseguiti dagli agricoltori ed i prezzi finali al consumatore
(sugli scaffali della grande distribuzione). Questi obiettivi possono
essere vantaggiosi per tutti. Andrebbero tempestivamente realizzati con
un univoco sostegno generale, pubblico e privato, nonostante che
l’intreccio dei vari interessi costituisca ormai una realtà complessa,
non facilmente malleabile e controllabile.
Il quadro in cui si
evolve rapidamente il contesto del mondo produttivo richiede grande
impegno politico. La tendenza a privare la nostra agricoltura della
necessaria attenzione e sostegno diventa quindi assai più grave di
quanto potesse esserlo fino a pochi anni fa.
Il riso costituisce coltura di significativa importanza per il nostro
paese. A livello europeo, infatti, l’Italia costituisce il principale
produttore, con circa il 50% della totale superficie a riso dell’EU. La
risicoltura italiana è stata interessata negli anni da una profonda
evoluzione, che ha riguardato i vari aspetti della produzione e della
struttura aziendale. Nel corso degli ultimi trenta anni circa, ad
esempio, il numero di aziende risicole si è dimezzato (da 8900 a 4600),
con un corrispondente aumento della superficie aziendale media da circa
20 ha a oltre 51 ha.
Le principali problematiche che la risicoltura
italiana deve attualmente affrontare riguardano sia elementi
tecnico-agronomici legati alla produzione, sia aspetti relativi
all’impatto della coltivazione su diversi comparti ambientali, in
particolare sull’acqua, e ai conseguenti vincoli di natura legislativa
che condizionano sempre più fortem
Il 26 giugno 2009, durante l’annuale sessione plenaria di UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) tenutasi a Siviglia, IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura - World Conservation Union) appoggiò la richiesta italiana di inserire le Dolomiti tra Beni che compongono il patrimonio naturale dell’Umanità (World Heritage List).
Il
giudizio di IUCN fu ampiamente positivo. In estrema sintesi si dichiarò
che “Le Dolomiti sono tra i paesaggi montani più belli del mondo,
dotati di una spettacolare varietà di forme verticali, con pareti
strapiombanti per più di 1.500 metri, che offrono scenari archetipo di
"paesaggio dolomitico", così come descritti dai pionieri della geologia,
dell’alpinismo, dai fotografi e dai pittori paesaggisti fin dagli
albori del XIX secolo”.
L'area dolomitica poi offre forme erosive,
tettoniche e glaciali di eccezionale valore scientifico e documentale
come quelle degli "atolli fossilizzati", e molti altri che sono unici a
livello mondiale per la possibilità di cogliervi appieno la stratigrafia
del Triassico.
L'analisi comparativa del genoma di tre isolati dell'agente del cancro batterico dell'actinidia ha messo in luce che l'attuale grave epidemia in corso in Italia è causata da un nuovo ceppo e non da un'evoluzione del batterio già presente in Italia fin dagli anni '90.
Di quasi certo c'e' solo il nome: Francesco o Franco Braga. Per il resto
sul nuovo Sottosegretario all'Agricoltura aleggia il mistero. Franco
Braga, professore ordinario di tecnica delle costruzioni alla Sapienza
di Roma, interpellato al telefono, risponde candidamente di non sapere
ancora se e' lui la persona nominata dal presidente Monti. Francesco
Braga, docente all'Universita' di Guelph (Canada) e collaboratore
dell'alta scuola di economia agroalimentare dell'Universita' Cattolica
del Sacro Cuore, raggiunto al telefono da conoscenti, dice di non
saperne nulla. Il segretariato della Presidenza del Consiglio intanto
pare propendere per il primo, ma anche in questo caso senza dare per ora
conferme. Comunque né l'uno né l'altro ha partecipato alla cerimonia
del giuramento nelle mani del presidente del consiglio Mario Monti.
Mentre scriviamo, mercoledì 30 novembre 2011 alle ore 10.00, la pagina
web del sito del MiPAAF
(http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/173)
non riporta ancora alcun nome alla voce Sottosegretario.
(Da Agrapress ANNO XLIX - N. 359 del 29/11/2011)
Nel corso della formazione dell’attuale Governo Monti, ad un certo punto il “Toto-Ministri” aveva omesso di considerare il Ministero dell’Agricoltura. Si diffuse allora il timore, autorevolmente condiviso, che si intendesse abolirlo. Data la sempre più scarsa considerazione nei confronti del nostro settore primario e tenuto conto che l’intento di abolire questo Ministero non è nuovo nel nostro Paese (anche perché approvato con un referendum popolare nel 1993), quei timori non erano infondati e tenevano conto anche dalla indicazione che si stava decidendo di ridurre il numero dei Ministeri.
Per l’agricoltura fu giustamente nominato un Ministro con portafoglio. Nessuno però ha sentito il bisogno di chiarire e smentire la cause di quei timori.
Nei giorni scorsi, la nomina dei Sottosegretari ha riacceso ancora qualche perplessità. Nell’elenco ufficiale diramato con i nomi dei Sottosegretari ne figurava anche uno per l’agricoltura: “Francesco Braga”. Nessuno però lo ha visto firmare e giurare al Quirinale martedì mattina e le agenzie di stampa hanno interpellato due professori, Francesco Braga e Franco Braga (rispettivamente della Cattolica di Milano e della Sapienza di Roma). Pare che nessuno dei due sia il designato. Siamo quindi ancora in attesa di sapere se e chi sarà il Sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura.
E’ incredibile che il settore primario possa essere così trascurato. Non si può indebolire l’immagine del Ministero che rappresenta la nostra Nazione nei consessi mondiali nei quali l’agricoltura è oggi al centro delle soluzioni di grandi problemi quali la sicurezza alimentare, gli effetti dei cambiamenti climatici, le risorse energetiche rinnovabili, ecc..
Qualcuno dia una dovuta, autorevole spiegazione.
Il georgofilo Paolo De Castro ha svolto a Firenze, il 24 novembre,
presso la sede accademica, una lettura su “La Nuova Politica Agraria
Europea”, organizzata in collaborazione con la UNASA (Unione Nazionale
Accademie per le Scienze Agrarie).
Ha illustrato il complesso metodo di lavoro adottato dalla U.E. dopo il
Trattato di Lisbona ed è entrato nel merito dei contenuti della nuova
PAC 2013-2020, da poco approvata dalla Commissione Europea. Ha
evidenziato alcune incognite relative ai tagli previsti nei bilanci
europei ed ha previsto una lunga discussione che certamente porterà a
modifiche del testo attuale (ancora non disponibile in lingua italiana),
con il conseguente rischio che la PAC non entri in vigore alla scadenza
del 1° gennaio 2014.
Non ha mancato di evidenziare la necessità che la PAC contempli anche
problematiche nuove rispetto al passato, a cominciare da quelle relative
alla sicurezza alimentare, all’instabilità dei mercati, all’aumento
costante dei prezzi destinato ulteriormente a salire, alla crescita
della domanda di commodities alimentari (già doppia rispetto all’
offerta), dovuta non solo all’aumento demografico mondiale ma anche
all’incremento dei redditi soprattutto nei Paesi “BRIC” (Brasile,
Russia, India, Cina). Mentre i terreni coltivabili sulla Terra non sono
ulteriormente estensibili ed è necessario puntare sull’incremento delle
produzioni unitarie, facendo assegnamento sulla ricerca scientifica e lo
sviluppo tecnologico.
“Se tutta la popolazione mondiale dovesse cibarsi
seguendo il modello degli occidentali, non si potrebbe sfamarla neppure
colonizzando altri pianeti!”.
E’ aperta al pubblico presso l’Accademia dei Georgofili l’esposizione
itinerante “Camillo Benso di Cavour e il suo tempo”, che completa il suo
giro nelle tre capitali d’Italia: Roma, Torino e Firenze, nel quadro
delle manifestazioni per il 150° anniversario dell’Unità nazionale. A
Roma è stata inaugurata il 18 gennaio 2010 alla presenza del Presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano.
A Firenze la mostra è stata allestita presso i Georgofili, ed arricchita
con documenti e manoscritti unici tratti dall’archivio dell’Accademia,
in quanto Camillo Benso di Cavour ne è stato accademico onorario dal
1851.
Egli apprezzava e perseguiva le concezioni liberistiche dei mercati; in
una lettera (esposta in mostra), auspicava che la Toscana ed il Piemonte
potessero servire l’una di esempio all’altro: la prima quale
“portatrice delle verità economiche”, il secondo quale felice esempio
dell’applicazione di “quelle politiche”. Era un agricoltore appassionato
ed innovativo: la sua opera agraria fu apprezzata da Cosimo Ridolfi che
ne riferì in una apposita Memoria letta in Accademia il 5 settembre
1858.
L’esposizione sarà visitabile
fino al 16 dicembre p.v., con ingresso libero (il pomeriggio dalle 15
alle 18, dal lunedì al venerdì).
Le piante hanno comportamenti sofisticati ed evoluti, una vita sociale meravigliosamente ricca ed, in generale, una affascinante complessità che per millenni è rimasta sepolta sotto la loro apparente immobilità. Mitezza contro violenza, fissità contro movimento, autotrofia contro eterotrofia, lentezza contro velocità, piante ed animali sono il risultato di scelte evolutive opposte. Inermi, alla base della catena alimentare, eppure capaci di colonizzare la Terra fino a rappresentarne il 98% della biomassa, nella vita delle piante esiste un’idea utopistica e rivoluzionaria, che ne rende avvincente ed imprevedibile il loro studio. Unici organismi viventi realmente “verdi” (in tutti i sensi), hanno evoluto strategie di comportamento così diverse da quelle degli animali da essere per noi una fonte inesauribile di originalissimi insegnamenti. Senza l’aggressività e prepotenza degli animali, senza la pressante necessità di uccidere per sopravvivere, le piante sono la realizzazione terrena del discorso della montagna: sono loro i miti che un giorno erediteranno la terra.
Il legno si può considerare appieno un materiale “bio” e “tecnologico”,
ossia caratterizzato da una matrice di origine biologica che si presta a
essere plasmata da interventi di tipo tecnologico, di differente
intensità, che consentono di realizzare edifici e strutture anche di
notevoli dimensioni. Non va però dimenticato che, qualsiasi sia la
costruzione realizzata, è fondamentale si crei uno stretto collegamento
tra gli elementi architettonico-ingegneristici e quelli propri
dell’approvvigionamento della materia prima e della gestione delle
foreste da cui essa deriva.
Solo in questo modo il crescente
interesse nell’utilizzo del legno per costruzioni di tipo civile potrà
tradursi in uno stimolo all’intera filiera foresta-legno-edilizia.
I vincoli progettuali di un fabbricato di legno debbano confrontarsi con
il materiale impiegato, la struttura o la forma del fabbricato e delle
sue componenti, la realizzazione o il montaggio, le funzioni e
l’utilizzazione del fabbricato.
Benché il legno manifesti una serie
di elementi critici (limitata durabilità, infiammabilità, fragilità),
l’attenta scelta della specie, le modalità di impiego e le lavorazioni
cui può essere sottoposto, consentono di ottenere un materiale per
impieghi strutturali con prestazioni del tutto comparabili con quelle
dell’acciaio e superiori a quelle del calcestruzzo armato.
Costituiscono
una valida testimonianza a queste considerazioni i grandi edifici,
realizzati anche nei secoli scorsi, e che ancora oggi manifestano
resistenza e funzionalità.
La disponibilità di nuove tecnologie di genetica molecolare ha permesso
un forte sviluppo della genomica come disciplina scientifica risultante
dalla convergenza di genetica, biologia molecolare e bioinformatica.
In particolare l’applicazione di questi nuovi e potenti strumenti di
ricerca e di studio alla zootecnia e la loro continua innovazione ha
messo a disposizione una enorme mole di informazioni sulle sequenze
dei genomi della maggior parte delle specie allevate e numerosi geni e
marcatori associati con la variabilità fenotipica di caratteri di
interesse zootecnico. E’ stato portato a termine per quasi tutte le
specie di interesse zootecnico il sequenziamento completo del genoma.
La conoscenza del genoma rappresenta lo strumento più importante per
introdurre rilevanti innovazioni nel campo del miglioramento genetico. I
progressi scientifici nell’ambito della genomica riguardano sia la
genomica strutturale che la genomica funzionale.
Il Toto-Ministri aperto dai mass media è stato definito fantasioso. Ciò
nonostante può essere significativo il fatto che esso abbia
costantemente ignorato il Ministero dell'Agricoltura.
Può trattarsi di un altro sintomo dello scarso interesse del mondo
politico e dei mass media nei confronti del settore primario, ormai
diffusosi anche nell'opinione pubblica. Ma potrebbe invece trattarsi di
un intento, già ripetutamente manifestatosi nel passato, di cancellare
il Ministero dell'Agricoltura, affidandone le funzioni eventualmente ad
un Sottosegretariato.
Questa sensazione è stata percepita da numerose ed autorevoli
organizzazioni agricole (Confagricoltura, CIA, Copagri, Agci Agrital,
Lega Pesca, Coldiretti) e dagli stessi Presidenti delle Commissioni
Agricoltura di Camera e Senato (Paolo Scarpa Bonazza Buora e Paolo
Russo), dai rappresentanti PD nella Commissione Agricoltura della Camera
(Angelo Zucchi e Luciano Pizzetti), nonché dal Ministro uscente Saverio
Romano, che hanno già aperto una corale e giusta protesta, espressa
anche questa mattina, come tempestivo invito al Presidente del Consiglio
incaricato, Prof. Monti, a non rendersi colpevole di una decisione
storica che metterebbe in dubbio il suo valore anche di studioso,
conoscitore dei problemi socio-economici mondiali e della importanza
strategica globale dell’agricoltura.
Generalmente, in ambito nazionale e non, si fa riferimento al concetto di consumo del suolo come misurazione, in rapporto alla superficie disponibile, del territorio occupato da insediamenti o infrastrutture.
Per quanto riguarda la situazione italiana, l’Osservatorio Nazionale sul consumo di suolo ha messo in evidenza una generale mancanza di dati, aggiornati ed affidabili,
la mancanza di una codifica che consenta l'effettuazione di confronti
coerenti, l’utilizzo insufficiente e non sistematico di tecnologie e
dati da remote sensing, come l’inadeguato aggiornamento di quadri
regionali da cui deriva in molti casi l’impossibilità di effettuare
confronti, alla medesima soglia storica, di dati provenienti da più
regioni.
L’irreversibilità delle trasformazioni che determinano dissipazione
della risorsa suolo è destinata a tradursi in grave limite al benessere,
allo sviluppo sociale, alle opportunità concesse alle future
generazioni con perdita e/o degradazione di superfici idonee alla
produzione agricola, di biodiversità e qualità paesaggistica; crescente
inefficienza energetica e funzionale di un modello insediativo estensivo
ad alta domanda di trasporto e conseguente generazione di inquinamento
atmosferico, perdita dei sistemi regolativi connessi ai cicli
biogeochimici e a quelli idrogeologici che nel suolo hanno sede.
La natura fornisce un database meraviglioso da cui prendere in prestito
idee, concetti e disegni e la biomimetica nasce proprio con lo scopo di
trovare soluzioni ai problemi ingegneristici grazie al trasferimento
tecnologico di soluzioni semplici provenienti dal mondo biologico.
L’elevata affidabilità che caratterizza queste soluzioni biologiche sta
nel fatto di essere il risultato della lunga evoluzione della vita sulla
terra, e la crescente attenzione che questa nuova disciplina sta avendo
a livello europeo, risiede nella produttiva combinazione di competenze
ingegneristiche e biologiche, che insieme contribuiscono allo sviluppo
di applicazioni, dall’alta tecnologia alla vita quotidiana.
L’Advanced Concepts Team dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) sta, tra le altre cose, studiando
i meccanismi di dispersione dei semi per estrarre nuove idee e concetti
utili ai fini dell’esplorazione spaziale: metodi di locomozione
derivanti dai cespugli rotolanti del deserto, trivelle ispirate dai semi
che si auto-sotterrano e piccoli paracaduti presi in prestito dai denti
di leone.
Se le piante sono riuscite a colonizzare ogni angolo della
Terra con i propri semi, perché noi non possiamo provare a prendere
qualche spunto da loro per l’esplorazione del sistema solare?
L’Accademia dei Georgofili ha conservato nel proprio salone di ingresso
il ricordo costante della terribile alluvione del ’66. Un grande
affresco e 12 litografie del Maestro Luciano Guarnieri che non vengono
esposti solo il 4 di novembre, ma restano lì sempre, ogni giorno,
offrendo a tutti un luogo che ricorda quel terribile evento.
Il Maestro Luciano Guarnieri realizzò un affresco dedicato al
“Salvataggio della Croce del Cimabue” e 12 litografie raffiguranti vari
scorci di Firenze devastata dalla inondazione dell’Arno. Le litografie
furono subito riprodotte e messe in vendita per beneficenza in favore
delle famiglie alluvionate. L’affresco fu presentato al museo “Come
nasce un affresco” nella sala del Capitolo della chiesa del Carmine ,
poi fu ospitato in Santa Croce e in Santa Maria del Fiore e infine
definitivamente donato all’Accademia dei Georgofili insieme alle 12
litografie originali, rimaste in mano al Maestro.
Quel crocifisso,
diventato simbolo dell’arte fiorentina offesa ma non distrutta, è stato
accolto nella Sede accademica, non a caso dopo il restauro che seguì
l’atto dinamitardo da questa subìto nel 1993.
Un gruppo di ricercatori europei ha fatto una importante scoperta concernente il meccanismo messo in atto dalle
piante per resistere alla sommersione.
Da alcuni decenni si cercava di
capire come certe specie vegetali fossero particolarmente adattate a
queste condizioni, mentre molte altre non riescono a sopravvivere.
Gli studiosi hanno scoperto che la proteina delle cellule vegetali RAP2.12, viene
costantemente distrutta nelle normali condizioni di presenza di
ossigeno, ma - e questo è il significato centrale della scoperta - in
condizioni di minore disponibilità di ossigeno (ad es. sommersione), la
stessa proteina rimane stabile ed attiva una risposta di adattamento
alla nuova situazione avversa.
Il risultato è doppiamente importante
perché rappresenta un'acquisizione di nuova conoscenza sul piano
strettamente biologico-vegetale, ma, come accade per tutti gli studi
severamente condotti, è ricco di risvolti sul piano applicativo, basti
pensare quanto il flagello delle improvvise e massicce sommersioni si
abbatta su vaste aree agricole del pianeta; pertanto la selezione di
varietà coltivate per ambienti soggetti ad eventi alluvionali sarà
certamente favorita.
Continuare a dipendere in modo sostanzialmente esclusivo da sorgenti
energetiche fossili pone, già dal prossimo futuro, sfide insostenibili
in termini sia di sicurezza di approvvigionamento, sia di effetti delle
emissioni sul clima del pianeta e sulla qualità dell’aria nelle aree
urbane.
L’idrogeno, grazie alle sue caratteristiche di altissima
sostenibilità ambientale, rappresenta una delle più promettenti
alternative prese in considerazione per gli scenari energetici del
futuro. Oggi è principalmente ricavato da idrocarburi, ma è del tutto
evidente che il complesso di benefici legati alla sua introduzione nel
sistema energetico non può prescindere dallo sviluppo di filiere basate
su fonti rinnovabili, e non su quelle fossili.
Accanto
all’elettrolisi dell’acqua e al frazionamento termochimico di composti
organici, la produzione di idrogeno per via biologica (il bioidrogeno)
costituisce un processo molto promettente, con interessanti potenzialità
applicative messe in luce da diverse ricerche di laboratorio condotte
negli ultimi anni.
Il progetto AGRIDEN finanziato da Regione
Lombardia – D.G.Agricoltura ha considerato, in particolare, una semplice
variante del classico processo di digestione anaerobica, basata su una
tipologia di reattori bi-stadio nei quali, accanto alla produzione di
biogas ricco in metano, si realizza una produzione aggiuntiva di
quantità significative di bioidrogeno.
Dato l’enorme potenziale di
diffusione nelle aree agricole del nord del Paese, le biomasse studiate
nel progetto sono state effluenti zootecnici miscelati a scarti
ortofrutticoli, perseguendo l’idea piuttosto affascinante di produrre
idrogeno -il vettore energetico più pulito che si conosca- a partire da
biomasse di scarto che, se non opportunamente trattate, costituirebbero
un macroscopico fattore di impatto ambientale.
Liberiamoci dal pregiudizio che le piante siano esseri inanimati,
incapaci di sentire e di agire con una loro intelligenza. Osserviamole
attentamente, come da anni stanno facendo i ricercatori del LINV
(laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale) guidati dal prof.
Stefano Mancuso e scopriremo che il mondo vegetale ha tanto da
insegnarci. Dall’analisi del comportamento dei vegetali è infatti
possibile trarre ispirazione per innovazioni tecnologiche utili
all’Uomo. A realizzare materialmente queste invenzioni poi ci pensa il
Centro di MicroBioRobotica dell’IIT, Istituto Italiano di Tecnologia, la
cui coordinatrice Barbara Mazzolai è stata, assieme a Stefano Mancuso,
l’ideatrice del workshop internazionale che si è svolto il 24 ottobre
2011 presso l’Accademia dei Georgofili.
Hanno partecipato esperti provenienti da tutta l’Europa (UK, Olanda,
Germania, Spagna e, ovviamente, Italia), a spiegare per esempio come
l’ESA abbia utilizzato i movimenti dei semi che cadono dalle piante per
progettare il volo di certe navicelle spaziali, come si stia cercando di
imitare i movimenti di alcune velocissime piante carnivore per nuovi
sistemi di attuazione, come nel mondo vegetale esistano dei materiali
così resistenti che possiamo utilizzare nella costruzione di oggetti
utili all’uomo.
Le piante sono come esseri umani “rovesciati”: la
parte che “pensa” e che si nutre è collocata in basso. Secondo le
scoperte del prof. Mancuso, gli apici radicali riescono a dialogare tra
loro attraverso impulsi elettrici e modificano il loro comportamento
adattandosi a quello che percepiscono intorno a loro. Dall’imitazione di
tutto questo è nato il plantoide, il primo robot ispirato al mondo
vegetale, che aiuterà l’Uomo nelle indagini del suolo, utilizzando dei
veri e propri apici radicali meccanici, progettati nel Centro di Ricerca
dell’IIT.
I fabbricati rurali sono solo quelli iscritti in catasto nella categorie
A/6 e A/6-R (per gli abitativi) e in categoria catastale D/10 (per i
non abitativi). Tutti i fabbricati comunque denominati appartenenti alle
altre categorie non sono “rurali” almeno ai fini fiscali. Si tratta di
una conclusione non prevista in quanto anche l’Agenzia del territorio
era di diverso avviso ma è prevalso l’orientamento della Corte di
Cassazione.
Con il Decreto del Ministro dell’Economia e delle
Finanze del 14 settembre 2011 (Pubblicato della G. U. n. 220 del 21
settembre 2011) sono state definite le modalità di presentazione delle
domande di variazione catastale e delle relative autocertificazioni di
cui all’art. 7, comma 2- bis e seguenti del D.L. n. 70/2011 per le quali
i fabbricati iscritti in catasto per i quali sussistono i requisiti di
ruralità di cui all’art. 9 del D.L. n. 557/93 ma non censiti nella
categorie rurali A/6 e D/10.
Nel 1898, Mazade, professore d’ampelografia a Montpellier, scriveva:
“In un dato ambiente, passare frequentemente in vigneto consente
d’ottenere un ricordo visivo dei vitigni principali. Questo ricordo
visivo è preferibile alla migliore delle descrizioni perché è proprio la
fisionomia del vitigno che rimane impressa nella memoria e serve da
riferimento e termine di paragone. Questa fisionomia è certo il
risultato dell’impressione causata dall’insieme di elementi parziali.
Ma, in genere, questi caratteri parziali, non essendo stati oggetto d’un
esame separato condotto con sufficiente attenzione, sfuggono al
ricordo. Semplicemente dall’insieme emerge un’immagine complessiva,
specifica per ciascun vitigno, impressione che serve da guida nella
maggior parte dei casi”.
Nelle descrizioni ampelografiche sono riportate caratteristiche:
• morfologiche,
• fenologiche,
e osservazioni su attitudini:
• colturali,
• produttive,
• esigenze pedoclimatiche,
• resistenza eventuale a patogeni, ecc.
L’ONU ha dedicato l’anno 2011 alle foreste e patrocinato centinaia di eventi scientifici e divulgativi su tale tema. La Facoltà di Agraria di Pisa ha organizzato in questo contesto una giornata di studio, svoltasi il 14 ottobre e dedicata agli “Alberi in città”.
L’anno 2011 è stato proclamato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e dalla FAO, l’Anno Internazionale delle Foreste,
per celebrare e rendere partecipe l’opinione pubblica mondiale
dell’essenziale ruolo ambientale e produttivo che sempre più viene
riconosciuto agli alberi e alle foreste, a livello internazionale.
L’attualità registra, infatti, un interesse crescente per gli ecosistemi
forestali come importanti sistemi di regolazione del clima e di
assorbimento e mitigazione dei gas serra e di altri composti inquinanti,
che stanno svolgendo un ruolo fondamentale anche nelle varie conferenze
mondiali sull’ambiente e sul clima, come nella prossima Conferenza di
Durban in Sud Africa, in programma quest’anno nel mese di dicembre, dove
i governi di tutto il mondo saranno chiamati ad avviare il nuovo
Protocollo di Kyoto, o Kyoto2, sui cambiamenti climatici. I drammatici
eventi di inondazioni e frane che si ripetono negli anni, in tutte le
regioni italiane, ci ricordano però che gli alberi, i rimboschimenti e
le foreste svolgono soprattutto un ruolo insostituibile per la
conservazione del suolo, la difesa idrogeologica e la regolazione dei
deflussi idrici che dai bacini montani scendono verso la pianura e il
mare. Lo sfruttamento eccessivo dei boschi e la loro sistematica
devastazione dovuta agli incendi ricorrenti, elimina il mantello verde
che trattiene il terreno e lo protegge dall’erosione e dal trasporto a
valle, dove può provocare danni incalcolabili alle popolazioni e alle
infrastrutture.
Ma agli alberi e alle foreste viene anche chiesto di fornire, in misura
sempre crescente, legname per l’industria dell’arredamento, del mobile e
della carta, per le strutture edilizie, come le case costruite di
recente in Abruzzo, e per le energie rinnovabili.
L’industria di
trasformazione del legno è una delle più importanti e fiorenti attività
economiche del nostro Paese; comprende circa 2.300 aziende che occupano
oltre 400.000 addetti, realizzando un fatturato annuo di circa 40
miliardi di euro ed esportando il 35% circa della produzione.
Negli ultimi anni si parla sempre più frequentemente di vertical farming
come testimoniato dal moltiplicarsi di convegni, dibattiti e seminari
sui vari aspetti del tema. Purtroppo, all’infittirsi di proposte,
progetti e realizzazioni, non sempre si accompagna un lavoro di
approfondimento scientifico e di conoscenza che, a mio parere,
rappresenta la condizione necessaria perché si possano realmente
valutare i potenziali benefici di questa tecnica. Questo sistema ideato
da Dickson Despommier, retired professor di Scienza della Salute
ambientale alla Columbia University di New York, prevede la costruzione
di una fattoria verticale, ossia un grattacielo-serra che produce cibo
ed è in grado di sfruttare il terreno in modo molto più intensivo
rispetto all'agricoltura tradizionale.
Un articolo pubblicato sul
Sole 24 Ore di venerdì 7 ottobre 2011, analizza in modo corretto i pro
ed i contro di questo sistema, indubbiamente affascinante, ma che
presenta numerosi problemi che non sono soltanto relativi ai costi, ma
alla reale sostenibilità ambientale di queste realizzazioni, la cui “carbon footprint” nessuno ha calcolato ma che, con ragionevole
certezza, è, al momento attuale, notevolmente superiore ai benefici
ambientali apportati. A commento dell’articolo, deve inoltre essere
evidenziato che le vertical farms altro non sono se non l'apoteosi di un
concetto più vasto che già oggi rappresenta una realtà per nulla
trascurabile, cioè quello dell'agricoltura urbana, al cui interno si
trovano realtà molto più modeste, ma di assai più facile e rapida
realizzazione, quali le serre e gli orti urbani, i tetti verdi ad uso
anche alimentare, le microcoltivazioni domestiche, ecc., che, a mio
avviso, meritano di avere lo stesso rilievo del vertical farming.
Nelle piante da frutto è abbastanza frequente la S-incompatibilità
fiorale di tipo gametofitico, per cui sul piano applicativo occorre
avere sempre la compresenza in campo di adatti impollinatori per
ottenere una buona fruttificazione.
Nello scorso giugno si è svolto a
San Michele all’Adige e Bologna, nell’ambito della Scuola
Internazionale di Dottorato sulla “Fisiologia e genomica delle specie da
frutto”, un workshop (60 partecipanti da tutto il mondo), per fare il
punto sul meccanismo d’azione dei geni localizzati nel locus S e, in
particolare, sulla genotipizzazone degli alleli dalla cui combinazione
dipende il compimento del processo fecondativo.
Per alcune specie (es. ciliegio e pero) sono stati identificati decine
di alleli e con questi la mappa dei gruppi varietali intercompatibili o
interincompatibili, utile per la scelta delle varietà da consociare nei
nuovi impianti. È stato accertato che il blocco della crescita del
tubetto pollinico entro lo stilo, nel caso della “self-pollination” è
mediato da un enzima stilare, la S-RNasi (determinante ♀) le cui forme
interagiscono con proteine polliniche codificate da geni con dominio
Fbox (determinante ♂). Questi geni sono co-localizzati nel Locus S che,
nel pero, è stato mappato nel Linkage Group 17, mentre nelle specie
appartenenti al genere Prunus nel Linkage Group 6.
Da molto tempo è noto che correnti elettriche agiscono su molteplici aspetti dello sviluppo delle piante, quali i movimenti in piante carnivore per intrappolare gli insetti, la crescita in lunghezza delle cellule e fenomeni di polarità. Per esempio, correnti elettriche entrano all’estremità del tubetto pollinico in accrescimento e fuoriescono lateralmente dalle zone retrostanti. Con modalità simile flussi elettrici penetrano nella zona apicale delle radici e dei peli radicali ed escono dalle parti sovrastanti. Quando queste correnti sono inibite la crescita polarizzata di queste cellule o delle radici cessa. Anche lo sviluppo delle piante viene alterato quando sono poste sotto l’influsso di campi elettrici (e magnetici). D’altra parte la produzione di elettricità è connaturata alla fisiologia stessa delle piante. Se si pensa, infatti, al processo fotosintetico, si può considerarlo come un sistema di produzione di corrente elettrica dato il flusso di elettroni che deriva, attraverso la scissione dell’acqua e la clorofilla, dall’energia solare per essere poi convertito nell’energia chimica contenuta negli zuccheri. Questa corrente potrebbe essere utilizzata come quella fornita da una pila elettrica. L’idea potrebbe apparire quasi fantascientifica, tale da essere facilmente abbandonata dal ricercatore. Bene, invece, recentemente, all’Università di Stanford alcuni ingegneri guidati da WonHyoung Ryu, hanno realizzato con un nanoelettrodo di oro molto sottile inserito nei cloroplasti di cellule algali, un dispositivo capace di intercettare gli elettroni di origine fotosintetica (il lavoro è stato pubblicato nella rivista Nano Letters del Marzo 2010).
La biomimetica è una recente
disciplina scientifica che studia i processi biologici e biomeccanici
naturali come fonte d’ispirazione per il miglioramento delle attività e
tecnologie umane. Nell’ambito della biomimetica molteplici soluzioni
arrivano dal regno vegetale il quale rappresenta una straordinaria fonte
d'ispirazione per la progettazione e sviluppo di soluzioni intelligenti
in diversi campi della tecnologia.
Per discutere delle possibilità offerte
dalla biomimetica vegetale, il prossimo 24 di ottobre, l’Accademia dei
Georgofili ospiterà un workshop internazionale organizzato in collaborazione con l’università di Firenze e l’Istituto Italiano di Tecnologie (IIT), intitolato Smart Solution from the Plant Kingdom – Beyond the animal model
Che le pubbliche esposizioni (che vantano in Toscana una lunga
tradizione) fossero occasione per verificare le attività presenti su un
territorio è cosa attestata, e allorché queste manifestazioni valicarono
i confini e spaziarono negli Stati italiani pre-unitari e addirittura
negli oltramontani, esse furono anche momento di messa a confronto, di
elaborazione di progetti e di strategie per il progresso economico del
proprio paese.
In questo contesto significa aver presente l’attività
dell’Accademia dei Georgofili che costituì nel Granducato prima,
nell’Italia Unita poi, palestra di idee e strumento efficace per il
progresso agricolo ed economico.
L’Accademia è stata sempre attiva
protagonista del rinnovamento economico della Toscana lorenese e alla
sua attività propulsiva si deve la prima esposizione di arti e
manifatture allestita nelle sue sale di via del Cocomero (l’attuale via
Ricasoli) nel 1838.
Nel corso della tavola rotonda che si è svolta presso l’Accademia dei Georgofili il 23 settembre 2011, nell’ambito del Festival dell’Energia, si sono confrontate le opinioni di autorevoli esperti in materia di agroenergie e biocarburanti quali Federico Vecchioni, Vittorio Prodi e Guido Ghisolfi. Moderatore il giornalista Maurizio Mannoni.
Gli oli di pressione, ovvero le
“spremute” di oliva in ordine decrescente di qualità vengono
classificate come “olio extravergine”, “olio vergine” ed “olio
lampante”.
Agli oli di pressione si contrappongono gli oli di raffinazione
che non si ottengono per mezzo di una semplice spremitura delle olive
ma attraverso processi chimico fisici cui sono sottoposti gli oli di
pressione di qualità più scadente
Le sfide che l’agricoltura dovrà affrontare in questo primo secolo del terzo millennio sono certamente molte e tra queste la più importante, per non dire vitale, da vincere è senza dubbio legata alle previsioni di incremento della popolazione umana ed alla necessità di soddisfacimento delle richieste alimentari. Sfida resa più ardua dai fenomeni tipici dell’antropocene quali il cambiamento climatico e l’inquinamento di aria, acqua e suolo, e l’approvvigionamento energetico. Ma un’altra sfida di estremo interesse, per non dire affascinante dal punto di vista scientifico, ed in parte legata alle problematiche di incremento demografico è certamente quella della colonizzazione di pianeti extraterrestri quali, nelle previsioni, Luna e Marte. Tale progetto prevede come condizione necessaria, anche se non sufficiente, l’attivazione di una nuova tipologia di agricoltura, definita space farming alla cui realizzazione tutte le discipline biologiche afferenti al settore agrario, assieme ad altre di tipo ingegneristico, dovranno fornire un contributo determinante.
Il prossimo appuntamento per gli appassionati di fiori si svolgerà a
breve, come di consueto, il primo weekend di ottobre presso la sede
tradizionale, ovvero il Giardino del Pellegrino, tra Via Bolognese e Via
Vittorio Emanuele II.
Tra i 50 espositori ci saranno i migliori
florovivaisti italiani: le novità di quest'anno sono le orchidee di
Corazza (BS), le peonie di Tesoniero (LT), gli animali in ferro battuto
riciclato di Donà, le erbacee perenni di Consigliere (MI).
Orario della mostra: dalle ore 9 alle 19.00. Ingresso libero.
Promossa e organizzata dalla Regione Toscana, assessorato Agricoltura e foreste, attraverso l'Agenzia regionale per la promozione economica della Toscana (Toscana Promozione), in collaborazione con il Comune di Firenze e altri enti, l’Expo Rurale è una manifestazione poliedrica che propone la rassegna organica delle filiere agricole, forestali e zootecniche protagoniste dell'agricoltura in Toscana.
L’antica Accademia dei Georgofili, che è sempre attivo punto di
riferimento per approfondire e discutere nuovi problemi, acquisizioni
scientifiche ed idee, ha già da tempo avvertito e cercato di comunicare
alcune emergenze di una realtà globale che va imponendosi come
irreversibile. Anche se tuttora fortemente condizionata da indirizzi dei
vari partner in un mondo che va modificandosi con inedita rapidità,
attraverso diverse strategie e sistemi socio-economici e politici non
convergenti, non unidirezionali e per di più instabili e cangianti.
Alla base di ciascuno dei grandi problemi globali, ormai tutti
riconoscono che vi è l’agricoltura, destinata ad avere quindi un ruolo
importante e talvolta determinante per il futuro dell’umanità.
La FAO ha chiaramente evidenziato la necessità di incrementare le
produzioni unitarie per raggiungere circa il raddoppio degli alimenti
disponibili nel nostro pianeta, quando intorno al 2050 si prevede che la
popolazione raggiunga i 9 miliardi.
Le straordinarie interazioni chimico-fisico-biologiche che si instaurano
fra piante parassite ed ospiti offrono interessantissimi spunti di
ricerca che sempre più travalicano gli ambiti dell’agricoltura o della
botanica per spostarsi nei campi delle biotecnologie, della genetica e
persino della medicina, prefigurando nuovi scenari e nuove possibili
applicazioni.
Le piante parassite sono organismi vegetali che dipendono, per parte o
tutto del loro ciclo vitale, da un'altro organismo vegetale. Spesso tali
piante parassite sottraggono ai loro ospiti sostanze nutritive, acqua,
metaboliti, o le utilizzano come "supporto" per la loro crescita; in
altri casi percepiscono dei segnali chimici emessi dai loro ospiti per
avviare o svolgere alcune importanti fasi del loro ciclo biologico, come
la germinazione dei semi.
Nel mondo si conoscono oltre 4000 specie
di piante parassite appartenenti a 19 generi: fra esse si annoverano
anche specie di straordinaria importanza ecologica ed ambientale, quale
ad esempio ‘Rafflesia arnoldii’, che produce il più grande fiore conosciuto, o specie del genere ‘Hydnora’, le cui piante svolgono tutto il ciclo, compreso la fioritura, sotterraneamente.
Le piante parassite dei generi Striga ed Orobanche sono fra i più dannosi organismi delle colture agrarie. Le specie di Orobanche
parassitano importanti colture agricole in tutto il mondo come legumi,
crocifere, girasole, canapa, tabacco e pomodoro. Le specie di Striga
causano invece disastrosi danni alle colture di cereali e costituiscono
addirittura il principale danno biotico per tali colture nelle regioni
sub-sahariane. Le possibilità di controllo di queste infestanti sono
piuttosto limitate, e nessuno dei metodi di controllo tradizionali
studiati finora ha dimostrato di essere completamente efficace.
“Georgofili INFO” compie un anno. Il 1° settembre 2010 usciva il primo numero con un saluto ai lettori del Presidente Franco Scaramuzzi, il quale sottolineava la volontà dei Georgofili di rendere più facile ed immediata la comunicazione delle notizie che interessano il mondo legato alle attività agricole, dichiarando la completa disponibilità al dialogo con i lettori.
Sappiamo che la strada da percorrere è ancora molta, ma crediamo di essere riusciti a dare un buon contributo alla diffusione di informazioni attendibili ed autorevoli su tutto quanto ruota intorno al “settore primario”, oggi troppo spesso ignorato, trascurato e considerato “secondario”, a dispetto del suo ruolo che è legato alla stessa sopravvivenza del genere umano.
La realizzazione di questo sito di informazione, così come l’apertura di una pagina dell’Accademia dei Georgofili su Facebook, ci ha permesso di dialogare anche al di fuori del mondo scientifico. Desideriamo ringraziare tutti coloro che hanno offerto la loro collaborazione, anche solo ponendoci domande e dandoci suggerimenti, per consentirci di migliorare sempre più il compito che ci eravamo proposti.
Da docente universitario e ricercatore rimango sempre alquanto sorpreso
dalla pubblicazione sui maggiori quotidiani di notizie, spesso
presentate con “headlines eclatanti”, senza che si chiedano chiarimenti,
spiegazioni o che almeno si senta l’opinione degli esperti di settore.
Eppure in Italia operano ricercatori qualificati e internazionalmente
stimati che, pur operando in ristrettezze di mezzi tecnici, di
finanziamenti ed anche di personale, riescono ancora a primeggiare nel
panorama scientifico.
L’articolo pubblicato su “La Repubblica” di domenica 28 agosto, a firma di Elena Dusi (Foreste artificiali contro CO2 “Un Clone degli alberi ci salverà"),
si limita a riportare una notizia e, seppur avanzando qualche dubbio
sui costi e sullo smaltimento dei prodotti di scarto di questa nuova
“tecnologia”, non analizza l’argomento con la dovuta scrupolosità,
riportando anche l’opinione di ricercatori che si occupano di
cambiamenti climatici e abbattimento del biossido di carbonio.
Nell’articolo, per la verità, si cita il costo di ogni “albero
artificiale”, affermando che può essere ridotto fino a 20000 dollari
(quindi adesso è molto superiore). Mi preme sottolineare che, con lo
stesso prezzo, si possono piantare mediamente 100 alberi, con nessun
costo per lo smaltimento dei prodotti di scarto (anzi, in linea teorica,
il legname costituisce un’ulteriore fonte di reddito) e con benefici
decennali, se non secolari. E, cosa grave, ci si limita a parlare
dell’abbattimento di CO2, molto superiore, è vero, a quello di una
singola pianta, ma non si fa menzione della produzione di ossigeno.
Studi passati e recenti hanno evidenziato che un ettaro di alberi
produce mediamente circa 6.2 tonnellate di ossigeno per anno.
Considerando che una persona consuma circa 180 kg di ossigeno/anno,
secondo questi studi, condotti negli Stati Uniti, un ettaro di alberi
può produrre ossigeno per circa 35 persone. Ancora, pur variando la
produzione netta annua di ossigeno in funzione delle specie arboree,
delle dimensioni, dello stato sanitario e dell’ubicazione si stima che
un albero sano, come ad esempio un frassino alto 10 metri, produca circa
118 kg di ossigeno netto all’anno. Quindi due alberi sani, di medie
dimensioni, possono fornire l’ossigeno richiesto da una singola persona
nel corso di un anno. Allora, questi alberi artificiali quanto ossigeno
producono?
Infine, nell’articolo non si tiene conto di tutte le
altre, altrettanto importanti, esternalità positive legate alla presenza
di alberi. Infatti, è fondamentale il ruolo esercitato dalla
vegetazione, in particolar modo arborea, sulla riduzione
dell’inquinamento dell’aria da particelle microscopiche sospese che,
potenzialmente, può causare le più severe e dannose malattie per
l’apparato respiratorio che si possano riscontrare in ambiente urbano o
extraurbano. Non meno importanti sono i benefici collegati con il
risparmio energetico che la presenza degli alberi produce, in termini di
minori spese di condizionamento (ombreggiamento) e di riscaldamento
(effetto protezione dal vento).
E’ in corso, presso l'Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del CNR di Sesto Fiorentino (FI), uno studio teso a ottimizzare il sistema di conservazione in vitro di linee selezionate di anthurium e ranuncolo, due specie a fiore reciso di grande interesse commerciale
Si è chiuso in sei mesi il blitz di Lactalis sul gruppo Parmalat, tanti
quanti ne sono occorsi per portare la sua quota di proprietà da pochi
punti percentuali ad oltre l’80% del capitale. Finisce così la storia di
Parmalat, protagonista di uno dei più gravi scandali finanziari e poi
di un risanamento che ne ha dimostrato le potenzialità. E si apre la
strada ad una doppia serie di riflessioni.
La prima riguarda la
grande attenzione iniziale, concentrata su tre questioni: la
salvaguardia dell’italianità delle nostre imprese, la strategicità del
settore, la latente tensione con la Francia. Tre argomenti che hanno
smosso il Governo a decretare d’urgenza sulla salvaguardia dei settori
strategici, comunque troppo tardi, e a rendere disponibile la Cassa
Depositi e Prestiti per compiti impropri. La seconda, più amara, è che
l’attenzione è scesa e al dunque nessuno si è mosso: né le banche,
ancora una volta ambigue, né qualche imprenditore in veste di Cavaliere
Bianco.
Si è svolto il 26 luglio scorso a Roma nella sede del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali il workshop: Genomica e Biotecnologie applicate all’Agricoltura: quali prospettive?
Iniziativa che, alla luce delle nuove acquisizioni di conoscenza
globale dei genomi, si proponeva come obiettivo un confronto di idee
sulle prospettive di sviluppo della genomica e delle biotecnologie e
delle loro applicazioni in agricoltura, così da iniziare a definire una
strategia-paese.
Le relazioni dei genetisti Michele Morgante,
Elisabetta Lupotto e Luigi Cattivelli hanno evidenziato con grande
chiarezza i contributi che la genetica ha fornito in termini di nuove
varietà coltivate dagli agricoltori, indicando le nuove grandi
prospettive che si aprono con la genomica e la “necessità” pertanto di
continuare a modificare geneticamente le piante e a selezionarle per
assicurare quantità e qualità di cibo all’umanità. Non solo con
incrocio, mutagenesi e selezione ma anche con le tecniche di ingegneria
genetica che hanno ormai portato 15 milioni di agricoltori a coltivare
nel mondo 150 milioni di ettari di piante geneticamente modificate (PGM o
OGM). Molti problemi di suscettibilità alle fitopatie possono essere
risolti nella vite trasferendo geni di resistenza da varietà selvatiche,
così pure il “brusone batterico” del riso, le “fusariosi” del grano o
la ticchiolatura del melo.
Dobbiamo convincerci che cibo, energia, ambiente sono un insieme
inscindibile e ineludibile che richiede scelte coraggiose e non
parziali. Il problema non si esaurisce all’interno del Ministero delle
Politiche Agricole e la soluzione non sta in una presunta (falsa)
superiore qualità del prodotto non-ogm. Il cibo e l’agricoltura
sostenibile riguardano anche i Ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo
Economico, della Ricerca scientifica, della Salute, del Turismo, della
Cultura, e degli Affari Esteri. Una parte del lavoro che i governi
dovrebbero fare lo stanno già facendo gli agricoltori, i ricercatori e
le imprese. E’ necessario costruire una governance in sede locale,
nazionale e internazionale.
Se voi passaste in campagna accanto ad un cardo di montagna e aveste la sgradevole sensazione dei fiori che vi si attaccano al vestito, che cosa fareste ? Li togliereste.
Il vero problema che attanaglia l’olio extravergine di oliva, limitandone il consumo e la crescita sui mercati è la sua scarsissima conoscenza da parte del consumatore
Si deve rilevare una pericolosa tendenza ad uno sviluppo che prescinde dalle attività agricole. Questo è il più grave errore che viene oggi diffusamente commesso da parte di chi misura l’importanza dell’agricoltura solo attraverso il fuorviante metro del PIL. Si dimentica che il problema delle morti per fame nel mondo è tutt’altro che superato e che la FAO, previsto il forte aumento della popolazione mondiale e delle sue esigenze alimentari nei prossimi decenni, ha dichiarato la necessità di raddoppiare la complessiva produzione agricola attuale di questo settore. Non ritenendo però possibile estendere le superfici arabili mondiali, anche per ragioni di tutela ambientale, la stessa FAO ritiene che occorrerà soprattutto aumentare ulteriormente le produzioni unitarie, facendo leva sulle potenzialità delle nuove acquisizioni scientifiche, a cominciare da quelle sulla genetica molecolare. Anziché continuare ad incrementare la fertilità ambientale con dosi più elevate di elementi nutritivi (acqua, concimi, ecc.), peraltro sempre meno disponibili e sempre più costosi ed inquinanti, dovremo confidare nella disponibilità di nuove piante geneticamente modificate, capaci di incrementare e migliorare le produzioni anche in condizioni ambientali meno fertili e favorevoli.
Sempre più spesso i mezzi di comunicazione danno grande rilevanza a notizie, che spesso notizie non sono, riguardanti possibili prodotti derivati da animali clonati o presunti tali, che sarebbero stati introdotti nella catena alimentare umana. Le agenzie accreditate ad esprimere giudizi in merito alla sicurezza alimentare (EFSA e FDA), dopo un lungo processo di valutazione dei dati scientifici disponibili, hanno concluso che non esiste un rischio per il consumo di latte e carne proveniente da animali clonati e non si capisce perché si continui a prospettare l’eventuale consumo di questi prodotti come un attentato alla salute umana!
Tra i molteplici adattamenti morfo-fisiologici delle piante all’ambiente, facilmente osservabili e, forse, per questo, poco considerati, sono quelli delle piante rampicanti. Questi adattamenti coinvolgono modificazioni di differenti parti vegetali (fusto, foglia, radice) e conseguenti cambiamenti anatomici interni.
Il giovane Charles crebbe in un ambiente permeato dall’amore per le piante. La sua educazione formale a Cambridge, fu quasi completamente dedicata allo studio della botanica. Seguì per tre anni di seguito il corso di botanica del professor Henslow, che ci ha lasciato nei suoi registri, conservati a Cambridge, una descrizione di Charles Darwin come di un ragazzo con “buone basi” di botanica. La predisposizione di Charles per la botanica si manifestò compiutamente durante il famoso viaggio a bordo del Beagle. In sole tre settimane alle Galapagos, riuscì a raccogliere e descrivere un quarto della sterminata flora di queste isole. Dalle osservazioni fatte sulle piante nasce la prima idea della teoria dell’evoluzione. Quando nel 1859 Charles Darwin pubblica “L’origine delle specie”, utilizza numerosissimi esempi tratti dal mondo delle piante. Le prove originali della teoria dell’evoluzione, vengono in gran parte dall’osservazione del mondo vegetale: se non si comprende questo, non si può avere un’idea chiara della grandezza di Charles Darwin. L’interesse per la riproduzione delle piante ed il lungo studio dei suoi meccanismi, per primi gli suggeriscono le conseguenze evoluzionistiche della riproduzione.
Tra la prima metà del Novecento e i decenni successivi il consumo di
carne bovina e suina ha visto un forte incremento in Italia. A partire
dagli anni Cinquanta, e soprattutto in quelli del boom economico (anni
’60-‘70), i dati mostrano cifre raddoppiate e triplicate, segno di un
raggiunto e diffuso benessere.
Nella tradizione alimentare italiana, tuttavia, la carne aveva alle
spalle una lunga e articolata storia, nella quale si integrano fattori
culturali, economici e sociali, fino alla stessa arte culinaria.
Seguendo
un percorso storico, ampiamente documentato anche nell’arte e nella
letteratura, saranno evidenziati alcuni dei tratti salienti della
cultura della carne e della tavola.
In una lettura all’Accademia dei Georgofili il 5 luglio 2011, il
Presidente Cogeca Paolo Bruni ha ribadito che la mission
dell’agricoltura nel XXI secolo è sintetizzabile nel seguente concetto:
“sfamare il mondo a lungo termine senza mettere a rischio l’ambiente del
pianeta”.
La sfida alimentare , secondo Bruni, consiste in tre sfide diverse: una
demografica, una ambientale ed una relativa allo sviluppo. I dati della
FAO parlano di una forte crescita della popolazione mondiale alla quale
si aggiunge il fatto che alcuni paesi, come Cina, Brasile e India, hanno
arricchito la loro alimentazione, da prevalentemente vegetale a
proteica. D’altra parte, oggi si ricorre all’agricoltura anche per
produrre energia, sottraendone superfici e produzioni per usi non
alimentari.
Sotto la spinta delle sollecitazioni provenienti dagli operatori del
settore turistico verso l’adozione di un quadro normativo di riferimento
adeguato all’evoluzione delle forme di offerta turistica, alle
indicazioni comunitarie in materia, e al rilancio del settore, è stato
approvato il decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79, pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale 6 giugno 2011, n. 129, supplemento ordinario n. 139,
“Codice della normativa statale in
tema di ordinamento e mercato del turismo, a norma dell’articolo 14
della legge 28 novembre 2005, n. 246, nonché attuazione della direttiva
2008/122/CE, relativa ai contratti di multiproprietà, contratti relativi
ai prodotti per le vacanze di lungo termine, contratti di rivendita e
di scambio”.
Il Codice del turismo, il cui testo è contenuto
nell’Allegato I al decreto, riserva scarne e frammentarie indicazioni
all’agriturismo, la cui disciplina sostanziale è espressamente demandata
alla legge in materia 20 febbraio 2006, n. 96.
Il titolo, volutamente provocatorio, rispecchia senza mezzi termini una
realtà punitiva, finora passivamente subìta dagli agricoltori. Si fa
riferimento all’olivicoltura, come esempio concreto, ma può estendersi a
tutti i casi in cui si pretende di pianificare la conservazione del
paesaggio agricolo e delle sue coltivazioni, anche se non risultano più
redditizie. Essendo accertato che parte della nostra olivicoltura ha
ormai costi superiori al prezzo ricavabile con i prodotti, viene al
pettine un nodo che non si è voluto finora considerare.
Se si fosse certi che la conservazione del paesaggio agricolo, imposta
per legge, sia effettivamente di pubblica utilità, potrebbe essere
legittimo e meno iniquo applicare lo strumento dell’esproprio. Sarebbe
almeno doveroso corrispondere indennizzi basati sul minor reddito degli
imprenditori agricoli, rapportato a quello che gli stessi potrebbero
ottenere se non venisse loro impedito di cambiare la destinazione
colturale dei propri terreni.
Quella dei tappeti erbosi è una scienza nuova per l’Italia. I primi
studi scientifici risalgono a metà degli anni ’90, circa 70 anni in
ritardo rispetto ai paesi anglofoni come Inghilterra, USA, Australia,
dove la cultura del tappeto erboso (turf) è profondamente radicata nella
tradizione.
Nonostante il tardivo interessamento di Università ed enti di ricerca,
l’Italia ha rapidamente colmato il “gap”esistente rispetto agli altri
paesi. Attualmente ricercatori Italiani fanno parte del board della
International Turfgrass Society (ITS), e a Pisa, nel luglio 2007, è
stata fondata la European Turfgrass Society (ETS). L’attività di
divulgazione delle Università, Federazione Golf, CONI ha consentito di
elevare il livello culturale degli addetti ai lavori ed i risultati
cominciano ad essere evidenti: corretto impiego delle specie, evolute
tecniche manutentive, prati di elevata qualità estetica e tecnica.
Inoltre, sono sorte numerose aziende di settore, decine di giovani
laureati si occupano di tappeti erbosi in percorsi di golf, campi di
calcio, ippodromi, “sod farm”, numerosi studenti svolgono tirocini nelle
più prestigiose università inglesi e americane. Le innovazioni e i
brevetti delle nostre aziende si stanno affermando rapidamente anche in
Europa.
Si è svolto dal 24 al 27 maggio 2011 a Bolgheri, un approfondimento sul
settore vitivinicolo che ha visto la partecipazione degli studenti del
Corso di Viticoltura ed Enologia con il patrocinio della Facoltà di
Agraria di Pisa, dell’Accademia dei Georgofili Sezione Centro-Ovest,
della Provincia di Livorno, del Comune di Castagneto Carducci e della
Bayer Crop Science. L’iniziativa intrapresa dagli studenti, resa
possibile grazie al coinvolgimento e la disponibilità di aziende,
associazioni di categoria e enti locali (Confagricoltura, CIA,
Coldiretti, Consorzio Bolgheri, Strada del vino, Comune di Castagneto
Carducci e Provincia di Livorno), è scaturita dall’esigenza di
approfondire la conoscenza di zone vitivinicole di successo come quella
del litorale livornese.
Con questo seminario si è cercato di cogliere sia gli aspetti tecnici
innovativi che i valori della tradizione. Conoscere un territorio aiuta
comprendere le motivazioni e le strategie di un vino di successo, come
il Sassicaia, a cui sono stati affiancati una serie di altri vini di
prestigio. Un fenomeno caratterizzato da una specificità diversa da
quella di altre zone vitivinicole della Toscana, che fondano la loro
fama soprattutto sul Sangiovese. L’esigenza manifestata dai futuri
enologi è stata quella di toccare con mano la realtà operativa, e
possibilmente confrontarsi con chi opera ad ogni livello.
La domanda retorica lascia propendere per una risposta affermativa. In
effetti episodi di schianti e cedimenti su abitazioni o su strade
trafficate da automezzi o da semplici pedoni non sono eventi
eccezionali. Possono tuttavia essere considerati eventi causabili solo
da cause di forza maggiore nel caso vengano adottate consolidate
tecniche di controllo e verifica.
Il VTA (Visual Tree Assessment)
può ancora dirsi la tecnica più utilizzata a livello massivo.
Collaudatissima, in quanto introdotta in Europa da Claus Mattheck sul
finire degli anni 80, la tecnica si basa sull’individuazione di punti
critici evidenziati dagli alberi come sintomi di anomalie interne,
spesso in grado di comprometterne la stabilità. I cosiddetti “punti
critici” sono il frutto di forme esterne anomale dovute alla crescita
adattativa, all’ottimizzazione del design nel tentativo di ciascun albero di ripristinare un minimo e uniforme stress lungo tutta la sua struttura.
Martello ad impulsi elettronici, dendrodensimetri tipo Resistograph
(ideato da F.Rinn et al.), tomografi ed altri strumenti possono
contribuire a mettere in evidenza carie o cavità interne all’albero.
Mattheck ha parametrizzato un valore soglia t (porzione residua di legno sano) che, rapportato ad r
(raggio dell’albero), restituisce un valore t/r che, se maggiore di
0,3, fa considerare l’albero al di sopra della soglia di criticità.
Questa procedura d’analisi non tiene tuttavia in considerazione le forze
alle quali l’albero è soggetto né le proprietà specifiche delle qualità
di ogni legno.
La coesistenza tra alberi e infrastrutture fa parte di una scommessa
urbanistica epocale. La salvaguardia dell’integrità degli alberi è
tuttavia ancora un obiettivo lontano da raggiungere. Il problema
principale consiste in un’oculata progettazione in grado di scegliere
l’albero adatto per il sito nel quale dovrà passare la sua esistenza.
Errori grossolani in questo senso impongono potature ingiustificate da
protrarsi per tutta la vita dell’individuo.
Altro fattore di criticità è la difesa degli alberi durante le
lavorazioni di cantiere. Speciali metodi di scavo ad aria soffiata (Air Spade)
o aspirata consentono, tuttavia, di limitare al massimo i danni alle
radici. Le distanze di scavo dal centro della pianta sono comunque
garanzia di rispetto e di tutela; esse prevedono, tuttavia, la
conoscenza delle varie specie più o meno tolleranti agli stress radicali
e l’osservanza delle normative previste nei vari Paesi.
Tecnologia veramente interessante è quella del trapianto di esemplari monumentali mediante il sistema brevettato Treeplatform.
Questa tecnica a piattaforma rigida permette di muovere senza alcuna
limitazione alberi di ogni dimensione. Essi sono trasportati in piedi su
grossi carri ribassati dopo essere stati sollevati da imponenti
autogru. La potatura della chioma non è richiesta e l’ampiezza della
zolla consente il trapianto senza particolari preparazioni in qualsiasi
stagione dell’anno.
Il paziente scarabeo ci insegna che, se vogliamo liberarci dalle montagne di rifiuti, se vogliamo evitare gli inceneritori, le discariche, se vogliamo rendere efficienti i processi di riciclo, dobbiamo scegliere materie prime e merci quanto più possibile simili alle materie presenti in natura e solo allora ci sarà facile sia evitare gli inquinamenti nei processi di produzione, sia riutilizzare una frazione crescente dei rifiuti.
Nel 2050 la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi di abitanti, ed anche le abitudini alimentari dei Paesi in via di sviluppo cambieranno, con conseguente aumento della domando di alimenti e, quindi, di acqua, così come la crescita delle colture bioenergetiche richiederà maggiori consumi idrici. Negli ultimi tempi la temperatura media della terra è aumentata di 0,74°C, fenomeno questo che non può essere disgiunto da eventi come alluvioni, siccità e uragani di intensità senza precedenti. L’alterazione del regime delle precipitazioni provoca alluvioni in alcune regioni e aridità in altre; eventi questi che sempre si traducono in perdite di produzione.
Il burro è il grasso alimentare ricavato dalla lavorazione della crema di latte vaccino. La sua storia è antichissima, risale al tempo degli egizi che lo ricavavano dal latte degli animali da allevamento. È un alimento ad alto valore energetico da integrare nella dieta sia come condimento che come ingrediente. È di particolare interesse per le sue caratteristiche nutrizionali, antinfettive e, come è stato dimostrato da recenti studi, anticancerogene. Particolare importanza a fini salutistici è sicuramente la presenza in questo alimento degli isomeri coniugati dell’acido linoleico (c18:3, CLA).
Alla richiesta dei castanicoltori delle colline metallifere, giustamente preoccupati per i gravi attacchi del cinipide galligeno (Dryocosmus kuriphilus), rispondo che allo stato attuale delle conoscenze si prospetta una sola possibilità pratica di difesa dal pericoloso insetto, che è basata sulla lotta biologica mediante l’introduzione e la diffusione nelle aree infette di Torymus sinensis, insetto imenottero calcidoideo che parassitizzando le larve del cinipide, esercita un’azione di controllo della sua presenza.
Pseudomonas syringae pv. actinidiae (Psa), agente causale del “cancro batterico” dell’Actinidia è oramai diffuso nelle maggiori aree di produzione italiane di kiwi. Infatti, se fino allo scorso anno le epidemie più gravi si riscontravano nel Lazio, soprattutto a carico del kiwi giallo (Actinidia chinensis), da fine autunno 2010 ad inizio primavera 2011, le infezioni si sono notevolmente estese anche in Piemonte ed Emilia-Romagna. Inoltre, anche il kiwi verde (Actinidia deliciosa) è risultato frequentemente colpito in maniera grave negli stessi areali di produzione del kiwi giallo. Inoltre, il batterio è stato segnalato, su kiwi giallo, anche in Veneto e in Calabria. Una caratteristica comune in tutte le aree colpite è la notevole rapidità con cui Psa si diffonde negli e tra gli impianti nonché le forte aggressività mostrata nei confronti di tutte le varietà di kiwi giallo e verde attualmente coltivate nel nostro Paese.
Oltre il 50% della popolazione mondiale vive in ambiente urbano. In Europa vi sono aree nelle quali tale valore supera il 90%. Pertanto, il benessere dell’uomo dipende sempre più dalla qualità della vita in città e ben sappiamo come le piante possano contribuire a condizionarla. Ma numerose sono le cause di disturbo che affliggono gli alberi in città. Si comincia con errate scelte progettuali, scarsa rispondenza del materiale vivaistico, inadeguati interventi manutentivi e, soprattutto, pratiche cesorie spesso eseguite al di fuori di ogni riferimento tecnico-scientifico. Ne conseguono pericolosi fenomeni di carie del legno, primi responsabili della riduzione di fitostabilità e quindi fattori di pericolo e di rischio per il cittadino.
L’Assemblea di Federalimentare che si svolgerà presso Confindustria mercoledì prossimo 8 giugno affronterà il tema “ Verso nuovi equilibri della filiera alimentare”
In Italia, nel decennio 2000-2010, si è registrata una preoccupante contrazione sia della superficie complessivamente coltivata (- 12%) sia di quella destinata alle principali colture erbacee di pieno campo (- 22% per i cereali e - 60% per le colture industriali). In molte aree della penisola si è fatto sempre più evidente e preoccupante il fenomeno dell’abbandono delle superfici coltivate che ha raggiunto nel 2010 ben 2 milioni di ettari, di cui quasi 1 milione per i cereali e più di mezzo milione per le colture industriali
Nonostante la progressiva diminuzione della nostra superficie agraria
utilizzabile e nonostante la tendenza mondiale ad un aumento della
domanda rispetto all’offerta di prodotti alimentari, un numero crescente
di nostri agricoltori sta rinunciando a seminare i propri terreni
perché i loro costi di produzione non sono competitivi rispetto ai
prezzi sul mercato globale.
Allo scopo di assicurare “entrate eque per gli agricoltori”, il
Parlamento Europeo ha già deciso di verificare gli attuali sistemi
organizzativi delle filiere, nell’intento di correggerne i riconosciuti
squilibri.
A Bruxelles si parla di una nuova “rivoluzione agroindustriale”capace
di far fronte alla straordinaria sfida globale che spinge a produrre di
più, con meno terra arabile, risparmiando acqua, inquinando meno.
Il
prossimo 8 giugno, l’Assemblea di Federalimentare (Confindustria)
affronterà proprio il tema “ Verso nuovi equilibri della filiera
alimentare”. La problematica è stata scelta proprio a causa dei mutati
scenari del mercato alimentare.
Nell’arco di un anno sono aumentate da 2 a 9 le Regioni che nel nostro
Paese hanno chiesto di applicare le misure previste per la “Vendemmia
Verde”. A questo proposito si è svolto un incontro, organizzato dalla
Sezione Sud-Ovest dei Georgofili, tenutosi venerdì 20 maggio 2011
nell’Aula Magna della Facoltà di Agraria dell’Università di Palermo.
Tre le relazioni presentate: Giuseppe Bursi dell’Assessorato Agricoltura
della Regione Siciliana ha illustrato i dati di 2 anni di applicazione
in Sicilia, mettendo in evidenza il crescente interesse da parte delle
aziende viticole.
Il progetto CRIOGERM, sviluppato negli anni 2008-2009 dall’Istituto per
la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree (IVALSA) del CNR,
grazie anche al contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, ha
affrontato un importante studio sulla crioconservazione (conservazione
in azoto liquido, a -196°C) di semi poliembrionici di agrumi, con
l’obiettivo ultimo di realizzare una “criobanca” a tutela dell’antico
germoplasma della Villa Medicea di Castello.
La collezione della Villa Medicea è infatti costituita da circa 500
esemplari di agrumi in conche di terracotta, di svariate dimensioni ed
età, la cui origine risale al 1544. Le accessioni conservate nella Villa
costituiscono un importantissimo patrimonio agrumicolo, comprendente
specie e varietà ornamentali di alto valore storico e difficilmente
reperibili in altri contesti.
L’Azienda Sperimentale di Vezzolano si colloca nel Comune di Albugnano
(Asti), a mezza strada tra Torino ed Asti, sulla collina più alta del
Monferrato. La storia dell’Azienda ha origine il 26 luglio 1929, data in
cui la nobildonna Camilla Serafino, proprietaria dell’Abbazia di
Vezzolano e dei terreni circondanti, donò alla Regia Accademia di
Agricoltura di Torino le sue proprietà compreso il cascinale dove ha ora
sede l’Azienda Sperimentale, sede distaccata del CNR-Imamoter.
La
donazione prevede il vincolo, per cui l’Accademia deve attenersi
scrupolosamente alle intenzioni dichiarate dalla signorina Serafino che
indica la continua e predominante attività di ricerca e di formazione,
in ambito agricolo, da svolgersi presso la suddetta Azienda.
L’Accademia dei Georgofili ha accolto oggi con grande e deferente
affetto nella propria Sede il Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano, per una visita alla mostra “I Georgofili per l’Unità
d’Italia”, nella quale sono esposti originali documenti tratti dal
proprio archivio.
L’Accademia infatti è nata a Firenze nel 1753, più di cento anni prima
della proclamazione dell’Unità nazionale, ed ha quindi vissuto
direttamente il Risorgimento e tutte le fasi successive dei primi
governi italiani, così come quelli della costruzione del nuovo Stato.
Illustri personaggi, dallo stesso Granduca di Toscana a Camillo Benso di
Cavour, Bettino Ricasoli, Vincenzo Gioberti, Cosimo Ridolfi, etc. erano
accademici dei Georgofili.
Il materiale di archivio esposto, fra cui manoscritti inediti e registri
di verbali che riguardano importanti eventi storici, è stato esaminato
con interesse dal Presidente Napolitano, che ha anche provato l’emozione
di sfogliarne alcune pagine.
Il Prof. Scaramuzzi, Presidente
dell’Accademia, insieme agli autorevoli membri del Consiglio, ha
consegnato al Capo dello Stato una medaglia d’oro appositamente coniata
dai Georgofili per ricordare questa visita. E’ stata donata al
Presidente Napolitano anche un’ originale pubblicazione: il “Libretto
sull’accoglienza in Accademia di Vincenzo Gioberti, il 29 giugno 1848,
realizzato per la vendita a intero benefizio delle famiglie più
bisognose di quei militi volontari che sono corsi in Lombardia alla
cacciata dello straniero”.
Il Presidente Napolitano ha desiderato
rendere omaggio alle vittime del vile attentato dinamitardo del 27
maggio 1993 ed è uscito in strada, con un “fuori programma”, sostando
davanti alla targa e all’olivo di via dei Georgofili, posti a ricordo di
quella strage.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, visiterà nella mattina del 12 maggio 2011 la mostra “I Georgofili per l’Unità d’Italia”, presso la Sede Accademica in Logge degli Uffizi Corti.
Si tratta di una visita in forma privata, in cui il Prof. Franco Scaramuzzi, Presidente dei Georgofili, illustrerà al Capo dello Stato i manoscritti e i documenti originali appartenenti all’archivio dell’Accademia.
Infatti proprio in seno all’Accademia, fondata a Firenze nel 1753, nacquero importanti e lungimiranti idee che la Toscana trasmise all’Italia unita. Fra gli Accademici dei Georgofili vi furono Vincenzo Gioberti e Camillo Benso di Cavour, Bettino Ricasoli, Cosimo Ridolfi, e molti altri protagonisti di quel periodo storico.
La mostra “I Georgofili per l’Unità d’Italia” (ingresso gratuito, dal lun. al ven., ore 15-18), illustra come quei cattolici liberali che consigliarono i Lorena seppero rendere la Toscana un’oasi di buon governo e trasmisero le loro idee su come amministrare la cosa pubblica anche al nuovo Stato Unitario.
Anche volendo ammettere che 150 anni non siano stati sufficienti a
perfezionare la formazione e spirito unitario degli Italiani, dobbiamo
riconoscere che da allora il nostro popolo è molto cambiato. La nostra
penisola era già stata da tempo ripetutamente attraversata da invasori e
da correnti migratorie interne e con l’estero, fenomeni tutt’oggi in
atto. Né si deve commettere l’errore di sottovalutare che una buona
parte della popolazione è ormai costituita da generazioni miste i cui
caratteri possono esprimere quel “lussureggiamento” evidenziato dalla
scienza genetica. Oggi viviamo in una realtà del tutto diversa, che ha
fortemente condizionato le culture, le tradizioni, i modi di vivere, di
pensare e di essere. Anche le differenze sociali ed economiche ancora
esistenti tra alcune aree della nostra penisola non possono essere
considerate statiche. Ciascuna realtà dispone di proprie specifiche
risorse che non vanno sottovalutate e sprecate, spesso per pregiudizi
dettati da qualche malcelato interesse contingente.
Dobbiamo anche ricordare che l’irrinunciabile avvio dell’Unione Europea
ha aperto un nuovo, più vasto e non facile processo unitario, a livello
continentale, che oggi raccoglie 27 Paesi. Siamo impegnati nella
coerente ricerca di comuni indirizzi e regole per amministrare e
tutelare un’unica società civile europea. Sono già stati ottenuti
importanti risultati, ad esempio con l’adozione della moneta unica,
l’abolizione delle frontiere, la libera circolazione del lavoro e degli
studenti, l’aumento di matrimoni misti e di doppie nazionalità. Tutti
dovremo condividere le conseguenze che un tale impegnativo processo
inevitabilmente comporterà, consapevoli che occorreranno secoli, varie
generazioni ed una tenace capacità di resistere agli inevitabili
contrasti.
Alla dimensione che ha portato ad un’espansione del modello di impresa agricola a comprendervi attività prima escluse, si è accompagnata un’espansione dell’area dell’agrarietà, anche fuori dai confini dell’impresa atomisticamente intesa. Da ciò l’esperienza della distrettualità in agricoltura, anche sul versante giuridico, oltre che economico e sociale.
La crescente richiesta di acqua potabile è di primaria importanza, ma
non meno sentita è la situazione relativa al rapporto tra risorsa idrica
e settore agricolo. La FAO mette in evidenza che per sfamare un’umanità
in continuo aumento occorre produrre molti più alimenti, ricorrendo
maggiormente anche all’irrigazione, ma con una disponibilità di acqua
sempre minore a causa delle mutate variazioni climatiche: questa forbice
tra esigenze di maggiore produzione e minori consumi idrici impone più
che mai la massima consapevolezza nella gestione tecnico-politica
dell’irrigazione.
In Italia circa il 60% della risorsa idrica è
utilizzata nell’agricoltura e quindi le azioni miranti al risparmio
idrico devono essere necessariamente concentrate sull’irrigazione,
tenendo conto che l’efficienza globale dell’utilizzo irriguo è spesso
inferiore al 30%.
Le azioni miranti al risparmio idrico devono
riguardare il settore della distribuzione collettiva ma, in particolare,
anche la corretta scelta e gestione dei sistemi irrigui aziendali.
I risultati del sequenziamento del pregiato tartufo nero Tuber melanosporum sono stati pubblicati nel 2010 sulla prestigiosa rivista Nature
e hanno offerto un buon esempio di indagine innovativa che va incontro,
da una parte a richieste del territorio e permette, dall'altra parte
un balzo in avanti nella comprensione della biologia di uno dei funghi
più ricercati al mondo.
Si sta svolgendo a Milano la “Fiera dell’agroalimentare”. Rileviamo ancora una volta l’improprietà del termine “agroalimentare” che può indicare soltanto quel settore dell’agricoltura che si dedica alla produzione di alimenti primari.
L’ Unità Nazionale è stata realizzata cento anni dopo la fondazione
dell’ Accademia. I Georgofili hanno quindi vissuto il Risorgimento e poi
collaborato con impegno alla costruzione dello Stato italiano. Altri
cento anni dopo, con lo stesso spirito, hanno accolto con favore l’avvio
di una ulteriore e più ampia Unione, a livello continentale, quella
Europea. Ora guardano con grande interesse, a livello mondiale, al
comune impegno di tutti i Paesi che condividono la necessità di univoche
regole generali per una civile convivenza globale, nel pieno rispetto
di ciò che li diversifica per cultura, interessi o quant’altro, pur
trovandoci in un dinamico quadro cangiante di ritmi di sviluppo,
orientamenti politici, ecc.
Sembra che la storia ci stia portando verso percorsi razionali e forme
sempre più ampie di unione. Indurrebbe all’ottimismo il crescente
interesse e l’assiduità nella partecipazione ai numerosi Summit mondiali
che, a vario livello, vanno susseguendosi per trovare tenacemente
condivise soluzioni alle più grandi ed urgenti problematiche planetarie
che riguardano l’intera umanità.
Poiché la realizzazione e il successivo sviluppo della nostra Nazione
sono stati interamente vissuti dai Georgofili nei loro 258 anni di
attività, è stato loro possibile raccogliere nei propri archivi una
documentazione ampia e preziosa che ha consentito la realizzazione della
mostra “I Georgofili per l’Unità d’Italia” presso la Sede accademica,
che rimarrà aperta fino al 18 maggio p.v.
E’ annunciata una visita privata a questa mostra da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Strano mondo, il nostro, almeno quello che viene fuori dall’ultimo rapporto del Worldwatch Institute: lo State of the World 2011, dedicato quest’anno a Nutrire il Pianeta. Un mondo ricco e nello stesso tempo povero, con un sistema agroalimentare mai così squilibrato e generatore di impatti negativi. Da una parte risulta che la produzione agricola mondiale potrebbe nutrire abbondantemente il doppio della popolazione attuale del pianeta. Dall’altra emerge che quasi la metà del cibo nella lunga filiera agroalimentare mondiale si perde, viene sprecata: fosse possibile recuperarla basterebbe per nutrire tre miliardi di individui. Da una parte il mondo conta un miliardo di affamati fra denutriti e sottonutriti, dall’altra gli obesi hanno ormai raggiunto numeri simili. Due miliardi di persone risultano dunque malnutrite: mangiano troppo o troppo poco con conseguenti, gravi, problemi dal punto di vista economico, sociale, sanitario.
Il cipresso è una pianta che negli anni ha acquisito una crescente importanza dal punto di vista allergologico. Il polline delle Cupressaceae
non solo è altamente allergico, ma è presente in atmosfera in
concentrazioni elevate durante il periodo di fioritura a causa della
grande diffusione dei cipressi, sia come piante da rimboschimento sia
ornamentali in giardini e parchi.
In Toscana e in particolare nell’areale fiorentino, sono presenti, in
maniera predominante, due specie afferenti alla famiglia delle Cupressaceae: il Cupressus arizonica o cipresso dell’arizona e il Cupressus sempervirens o cipresso comune (specie maggiormente diffusa). Le due specie presentano periodi di fioritura differenti. Il C. arizonica,
più precoce, fiorisce in Toscana tra la fine di gennaio e i primissimi
giorni di febbraio con un ciclo di fioritura della durata di circa 15-20
giorni. Il ciclo di fioritura del cipresso comune è più tardivo e ha
inizio dalla metà di febbraio con una durata che si può protrarre anche
fino a inizio aprile.
Le politiche sui biocombustibili sono spesso motivate da preoccupazioni
relative alla sicurezza energetica, alla protezione ambientale e allo
sviluppo agricolo e tali interazioni, da un punto di vista economico,
possono risultare assai complesse. Quando ci si propone di impostare
un’analisi dei costi-benefici delle policy sui biocarburanti in
relazione alla policy su energia, ambiente e agricoltura una delle
ragioni di complessità consiste proprio nel fatto che esistono delle
"intricate interrelazioni tra mercati di energia, commodities e le
mutate conseguenze ambientali ".
Nel nostro Paese non mancano degli esempi di buone pratiche nelle
filiere agro-energetiche, ma è ancora difficoltoso parlare di casi di
successo che siano veramente tali sotto tutti i punti di vista.
George Washington Carver (1864-1943), un nero nato poverissimo nel Missouri, a furia di entusiasmo riuscì a laurearsi in chimica e ottenne la direzione di un istituto di ricerche agricole dell'Alabama. Carver dedicò tutta la vita a diffondere tecniche agricole e agroindustriali capaci di risollevare i contadini neri dalla miseria.
Esistono quattro ragioni principali che consentono di considerare il
legno, prodotto naturale di origine biologica, un materiale da
costruzione a tutti gli effetti con lo stesso livello di sicurezza dei
materiali da costruzione tradizionali nel nostro Paese (acciaio, cemento
armato, muratura …).
La prima ragione è la possibilità di
classificare il legno in uso nelle costruzioni in base alla sua qualità
resistente, ovvero non in base alla qualità estetica come può
interessare il falegname, ad esempio, ma in base alla qualità
resistente, appunto, come interessa il costruttore.
La seconda
ragione risiede nella disponibilità che si ha oggi delle cosiddette
macchine a controllo numerico (CNC, computer numerically controlled
machines), con cui si possono effettuare lavorazioni di precisione su
qualunque pezzo di legno, impensabili fino a pochi anni fa.
La terza
ragione deriva dai sistemi di collegamento di nuova generazione, in
particolare le viti. Viti di lunghezza fino a 120 cm e più, auto foranti
ed auto serranti, che inserite a vari angoli con la direzione della
fibratura del legno, permettono di resistere a sforzi di qualche
centinaio di tonnellate e per di più con giunti di dimensioni ridotte.
Infine,
quarta ragione, la possibilità di disporre oggigiorno di materiali
innovativi derivati dal legno, ad alte prestazioni in termini di
resistenza e rigidezza, quali il compensato di tavole o cross-lam
(XLAM).
Nel dicembre del 2010 è stato avviato, con un finanziamento del MiPAAF, il progetto di ricerca OLEA sulla “Genomica e Miglioramento Genetico dell’Olivo”, finalizzato all’applicazione di approcci di analisi genomica avanzata all’olivo.
Con l’autosufficienza alimentare europea (negli anni ’80), e la diffusione (in Italia) della proprietà coltivatrice, secondo il disegno della nostra Costituzione, il legislatore ha cominciato a guardare all’impresa agraria non più solo come garante delle disponibilità di alimenti, o non più solo come soggetto debole da proteggere, ma anche come attore fondamentale dell’economia chiamato a garantire alimenti sicuri e di qualità, a interloquire con gli altri protagonisti del sistema (imprese di trasformazione, consumatori), a interagire in modo virtuoso con l’ambiente.
Xavier Kurten, paesaggista prussiano, giunse in Italia nel 1815 portando
alla corte dei Savoia e dei loro ministri il gusto del nuovo giardino
all’inglese: i suoi numerosi interventi divennero esibizioni, nella loro
bellezza, della libertà della natura.
Nella sua veste di architetto della natura, Kurten intese migliorare,
nobilitare, accentuare, operare, correggere il contesto in cui operava,
tenendo però sempre in grande considerazione le qualità immanenti del
paesaggio: parco e paesaggio dovevano concrescere l’uno nell’altro.
Nella
sua progettazione fu sempre presente il desiderio di suscitare incanto e
meraviglia, fiducia e amore nella natura .Quindi non ha solo modificato
il modo di configurare i giardini, bensì ha proposto una nuova maniera
di vedere l’uomo, i suoi sentimenti, le sue speranze.
Il contenuto e la composizione dei polifenoli delle Italian Red Passion differisce anche da altre cv a polpa rossa come Red Field e Red Flesh, e determina un elevatissimo potere antiossidante, superiore ad Annurca. Inoltre, gli estratti fenolici hanno mostrato un potere battericida e batteristatico in test condotti con Eschericha Coli e Bacillus subtilis.
Il prossimo venerdì 8 aprile si inaugura il 258° anno accademico dei
Georgofili, con una cerimonia che avrà luogo nel Salone dei Cinquecento
di Palazzo Vecchio.
La relazione del Presidente Franco Scaramuzzi sarà dedicata all’Unità
nazionale italiana (Fra progressive unioni e ricerca di regole globali,
nella competitività e nel rispetto delle Patrie). La prolusione sarà
svolta da Michele Pasca-Raymondo, Presidente della Sezione
Internazionale dei Georgofili a Bruxelles, ed avrà come tema Il futuro
dell’agricoltura dell’ Unione Europea. Una inaugurazione che dedica
attenzione a due importanti eventi nella storia degli ultimi 150 anni:
la nascita dello stato unitario italiano e, cento anni dopo, la nascita
dell’Unione Europea.
Le città sono caratterizzate da condizioni climatologiche diverse dalle zone rurali: questo è dovuto principalmente all’impiego in ambiente urbano di materiali in grado di modificare i termini del bilancio radiativo e energetico. Inoltre gli edifici, con la loro forma e dimensione, determinano delle modifiche in alcuni parametri meteorologici quali il vento e la radiazione solare. La particolarità climatica delle città è legata soprattutto ad una anomalia termica, per cui queste sono più calde delle zone rurali circostanti (isola di calore urbana - Urban Heat Island, UHI).
La celebrazione della giornata mondiale dell'acqua, è stata istituita
dalle Nazioni Unite nel 1992 e ogni anno viene celebrata alla data del
22 marzo. Nell'edizione 2011 l'ONU ha dedicato la celebrazione a "Acqua
nella città: come rispondere alle sfide dell'urbanizzazione".
Il tema è particolarmente avvertito in Italia, dove il tasso di urbanizzazione è del 68%.
Progettando un giardino o un paesaggio, cerchiamo di avvicinarci ad un ambito particolare del progettare che si incentra sulla “pianificazione ecologica”, che ricerca la vocazione propria del territorio, consegnando un ruolo attivo al paesaggio. “Questo è il metodo: un semplice esame sequenziale del territorio al fine di comprenderlo e di considerarlo un sistema interattivo, “un magazzino attivo” e un sistema di valori. In base a queste informazioni è possibile prescrivere gli usi del suolo possibili - non come attività singole, ma come associazioni di attività. Non è una piccola pretesa, non è un piccolo contributo: dovrebbe essere evidente che il metodo ecologico può essere usato per comprendere e per elaborare un piano con la natura, forse per progettare con la natura (Progettare con la Natura, Ian L. McHarg).”
Il verde urbano dovrebbe essere bello e migliorare l’ambiente ma anche
sostenibile per i bilanci pubblici sempre più scarni.
Secondo i dati dell’ISAAA (International Service for the Acquisition of Agribiotech Applications) appena pubblicati, la superficie mondiale a OGM nel 2010 ha registrato una crescita rispetto all’anno precedente di circa 14 milioni di ettari, pari al 10%, raggiungendo la cifra complessiva di 148 milioni di ettari. L’Europa però è in controtendenza.
La strategia di controllo nei confronti del Punteruolo rosso può avvalersi di molti strumenti, nessuno di per sé risolutivo, e il cui utilizzo deve essere valutato in termini di integrazione e in funzione delle diverse situazioni che si possono incontrare.
Nei 150 anni dell’Unità l’Italia ha dovuto affrontare la necessità di offrire il cibo ad una popolazione che da 25 milioni di abitanti è passata agli attuali 60, con una percentuale di addetti agricoli che dal 70% crolla all’attuale 4% e con un contributo al Pil che dal 40% degli inizi oggi non arriva al 2%. Per poter avere un’idea del cammino compiuto basti pensare che nel 1861 le nostre condizioni erano paragonabili a quelle di un paese che oggi definiremmo in via di sviluppo, nel 1961 si collocavano al livello attuale dell’Egitto o della Romania, mentre ora siamo fra i dieci paesi più sviluppati.
Il cammino di crescita del Paese è stato accompagnato e, nei momenti più difficili, sostenuto dal progresso della nostra agricoltura che ha visto moltiplicarsi le rese.
La nostra agricoltura ha dato un’importante contributo al rafforzamento
dell’Unità del Paese sul piano concreto, un fatto da non trascurare nel
momento in cui si affrontano le sfide legate al mercato globale.
Lo scaffale degli oli extravergini che troviamo presso i supermercati è, se vogliamo fare un paragone nel settore automobilistico, come il salone dell’auto di Ginevra dove potete trovare dalla nuova Ferrari FF a svariate tipologie di macchine utilitarie caratterizzate quindi da prestazioni enormemente diverse. Cosa hanno in comune tutte queste auto? Il solo fatto di essere tali, cioè auto. Tornando al nostro scaffale degli oli, il nome riportato in etichetta è per tutti rigorosamente uguale “olio extravergine di oliva” cioè teoricamente sono tutte Ferrari in quanto, dal punto di vita merceologico, non c’è nulla, per qualità, superiore all’extravergine. Una volta a casa però il consumatore ha un’alta probabilità di trovare in bottiglia un prodotto che della Ferrari non ha neppure la pallida imitazione del cavallino rampante, magari sostituita da quella di un asinello scalciante che, con tutto il rispetto per il nobile animale, forse non era quello che il consumatore cercava.
Con la pubblicazione del genoma della fragola sulla rivista Nature Genetics
si vedono realizzati gli obiettivi della vasta comunità internazionale
delle Rosaceae (RosIGI, Rosaceae International Genomics Initiative),
nata a metà degli anni ’90, con l’intento di sequenziare i genomi delle
più rappresentative specie da frutto di questa famiglia botanica: melo,
pesco e fragola.
Di fatto, è la prima famiglia botanica ad avere 3 genomi sequenziati,
oltre a quelli del pero, del lampone e del ciliegio in arrivo
presumibilmente nel corso del 2011, che consentiranno studi di genomica
comparata molto approfonditi e presumibilmente fruttuosi come mai
realizzati fino ad oggi.
Il genoma della fragola è il più piccolo genoma di pianta coltivata fino
ad ora decodificato, con una dimensione stimata di circa 210 milioni di
basi. Sono stati identificati al momento 34.809 geni nell’oltre 98% del
genoma assemblato, di cui il 92% assegnato ai relativi cromosomi. Si
tratta del primo genoma portato a termine interamente con la tecnologia
454/Roche ed assemblato de novo con un elevato grado di precisione.
Una questione che ha occupato le cronache dei giornali, durante il 2010,
è quella relativa alla sentenza del Consiglio di Stato che ha dato
ragione ad un maiscoltore del Friuli ordinando al Ministero delle
politiche agricole di concludere entro 90 giorni il procedimento di
autorizzazione alla semina di mais transgenico come sancito dal diritto
comunitario.
L'agricoltore aveva deciso di ricorrere al Consiglio dopo aver inoltrato
regolare richiesta per la semina di mais Bt (trasformato geneticamente
per acquisire resistenza ad insetti parassiti), ed aver atteso invano la
risposta per moltissimo tempo. La decisione del Consiglio di Stato ha
causato una forte reazione governativa concretizzata in un decreto
cosiddetto anti-OGM firmato dal precedente Ministro delle politiche
agricole e controfirmato dai Ministri della salute e dell'ambiente.
Le sfide che l’agricoltura europea si trova a dover affrontare sono, secondo la Commissione, la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare, il contributo dell’agricoltura alla lotta contro i cambiamenti climatici e il mantenimento di un equilibrata presenza umana sul territorio dell’Unione.
Da alcuni decenni si considera sempre di più la multifunzionalità dei boschi indipendentemente dalla specie legnosa dalla forma di governo o di trattamento che viene applicata. Il bosco fornisce materia prima rinnovabile e insostituibile per le attività dell’uomo, contribuisce alla stabilità dei versanti e del territorio a valle, è produttore di energia, di salubrità ambientale e caratterizza, nelle sue fasi di sviluppo, il paesaggio.
La ginestra ha molte virtù ecologiche: è una leguminosa e come tale
cresce fissando direttamente l’azoto atmosferico, senza bisogno di
apporto di concimi azotati sintetici. Con le sue radici, ha un effetto
stabilizzante sulle scarpate e sui fianchi delle valle e fornisce un
contributo diretto e gratuito alla difesa del suolo contro l’erosione
che continua a distruggere ricchezza provocando frane e alluvioni. La
ginestra è una interessante fonte di fibre tessili naturali rinnovabili;
lo sapevano i Fenici, i Cartaginesi, i Greci e i Romani; la sua
utilizzazione è però rimasta limitata per molti secoli a livello
artigianale e familiare.
Con i perfezionamenti tecnici già disponibili e con quelli che possono
essere sviluppati, la ginestra può avere un ruolo economico e
merceologico importante, con prospettive di occupazione nel Mezzogiorno.
La ricerca italiana nel campo delle biotecnologie ha recentemente conseguito un successo di portata internazionale: il sequenziamento del genoma di tre specie arboree da frutto: la vite (2007) con la realizzazione di due progetti, uno ministeriale-universitario italo-francese (“Vigna”) ed uno italo-americano dello IASMA di San Michele all’Adige; il melo (2010), con un progetto internazionale interamente gestito dallo stesso IASMA ed infine il pesco (2010/11), ancora in corso, con un progetto italo-americano gestito per l’Italia da CRA di Roma, IGA dell’Università di Udine, Parco Tecnologico Padano di Lodi e varie altre istituzioni di ricerca e universitarie italiane e straniere. Presto arriveranno anche fragola, clementine e olivo (quest’ultimo progetto appena finanziato dal CRA).
Dopo un periodo lunghissimo ( la prima coltivazione commerciale di piante GM si è fatta nel 1996) trascorso tra divieti e timidi passi avanti subito rientrati, l'Unione europea ha elaborato una complessa normativa che consente la coltivazione di queste piante solo a condizione che sia rispettata una griglia di vincoli molto rigidi che spesso scoraggiano l'eventuale agricoltore desideroso di misurarsi con i prodotti di questa nuova (ormai non più così nuova) tecnologia.
Dagli Atti della Settimana di Studio svoltasi nel Maggio 2009 presso la
Pontificia Accademia delle Scienze su “Le piante transgeniche per la
sicurezza alimentare nel contesto dello sviluppo”, emergono alcuni
chiari messaggi scientifici:
1) Le piante coltivate (transgeniche o
convenzionali) sono frutto dell’opera dell’uomo e non sopravviverebbero
se l’uomo non se ne prendesse cura, come sperimenta ogni persona con un
orto.
2) I metodi convenzionali di manipolazione delle piante
(incrocio e selezione, mutagenesi, ibridi, diploidizzazioni…) lavorano
sui geni e li modificano, seppure in modo meno predicibile della
transgenesi.
3) I prodotti ottenuti con le moderne biotecnologie sono
altrettanto o più sani di quelli delle piante convenzionali, come
riconosciuto da numerosi organismi scientifici ed organizzazioni
nazionali ed internazionali (accademie delle scienze, società
scientifiche, OMS, FAO...). In Italia sono disponibili due “Consensus
document” che affrontano il tema, sottoscritti da società scientifiche
che radunano circa 10.000 ricercatori.
4) Le piante transgeniche
comportano rischi che non sono di natura diversa da quelli delle piante
convenzionali (per esempio esistono e sono coltivate anche in Italia
delle piante tolleranti ad erbicidi ottenute con metodi convenzionali).
Il “Sangiovese” è il vitigno più estesamente coltivato in Toscana, dove costituisce la base fondamentale o esclusiva dei vini più famosi della Regione. Seppure caratterizzato da attitudini enologiche indubbiamente elevate e da buone capacità di adattamento ai diversi ambienti in cui viene coltivato, in alcune situazioni pedoclimatiche e colturali, ed in annate con andamento meteorologico sfavorevole, i vini a base di “Sangiovese” possono risultare non pienamente soddisfacenti
L'argomento degli OGM è uno di quelli a forte componente scientifica; una società sana è bene che abbia un rapporto di fiducia verso gli scienziati
A questa domanda si può rispondere in modo affermativo, considerando che l’ozono troposferico è al tempo stesso un inquinante dotato di notevole tossicità nei confronti delle biomolecole, ma anche un cosiddetto “gas serra”, così che esso deve essere considerato “un problema globale, tale da richiedere una soluzione globale".
La previsione, fatta su basi teoriche, di una riduzione della
popolazione di piralide in aree agricole in cui c’è la coesistenza di
mais convenzionale e Bt si è rivelata esatta, confermata da rilievi
entomologici pluri-decennali pubblicati da Hutchison et al (2010) sulla
prestigiosa rivista Science.
Le evidenze confermano il valore delle diverse strategie di
miglioramento genetico, per l’ottenimento di varietà vegetali che
assicurino all’umanità sicurezza e qualità alimentare e rispetto
dell’ambiente.
Lo sviluppo recente degli studi sulle relazioni tra alimentazione e
salute ha determinato una attenzione crescente ai così detti cibi
funzionali i quali, oltre alle proprietà nutritive, contengono
particolari composti con azione benefica su talune condizioni della
salute umana.
I primi risultati in vivo indicherebbero una azione ipotensiva per la frazione solubile del formaggio bovino analizzato.
L’insieme
dei risultati ottenuti ad oggi, fa ritenere che esistano concrete
prospettive per l’impiego di componenti e derivati del latte come
prodotti nutraceutici ad azione ipotensiva
Per aumentare la produzione di biocombustibili, senza entrare in competizione con i prodotti ad uso alimentare, negli ultimi anni si sono sviluppate le ricerche sui biocombustibili detti di seconda generazione. Tra queste ricerche, ricca di prospettive sembra essere la produzione di biocombustibile dalle microalghe.
La comunità internazionale ha riconosciuto da tempo la funzione che le foreste svolgono per la protezione dell’ambiente globale ed ha assegnato loro un ruolo chiave nelle strategie di implementazione delle politiche ambientali, dalla mitigazione dei cambiamenti climatici alla conservazione della biodiversità, dalla lotta alla desertificazione al risanamento ambientale. In tale ottica il 2011 è stato dichiarato dall’ONU l’“Anno delle Foreste”.
La disponibilità di reperti fossili (polline, foglie) di oltre 45.000 anni, prelevati da un carotaggio effettuato nella Laguna di Venezia ha consentito lo sviluppo di una ricerca sulla storia evolutiva delle Fagaceae
In un convegno a Napoli sono stati presentati 550 dipinti di varietà di frutti e oltre 150 di ortaggi, realizzati tra il 1900 e il 1965 da disegnatori e pittori professionisti e dilettanti, sotto la guida delle cattedre di Arboricoltura e Orticoltura dell’Università. Le illustrazioni, digitalizzate, saranno presto disponibili on-line sul sito della Facoltà di Agraria di Napoli e in un’edizione elettronica ed ipertestuale, realizzata dall’Accademia dei Georgofili. Entro il 2011 sarà allestito anche un Museo della diversità in ortofrutticoltura, all’interno della Reggia di Portici.
E’ emerso un chiaro legame fra i biotipi e la loro zona di origine.
Ciò
è apparso nelle distinzioni fra Garnaca, Grenache, Cannonnau, Tocai
rosso (stesso vitigno), dove, nelle analisi, si differenziano i tipi
spagnoli, francesi, italiani. Di più: fra i tipi italiani si distinguono
i sardi e i vicentini. Di più: fra i sardi si distinguono quelli di
Cagliari e quelli di Jerzu.
Così è poi per i cloni di Negroamaro,
dove si distinguono i biotipi in funzione dei paesi di origine ed
altrettanto avviene per il Primitivo e Malvasia nera ed ancora per la
Malvasia istriana.
Davvero una porta che si apre alla lettura scientifica, ma anche importante per ricadute pratiche.
Basti
pensare, per questo, alla Legge vivaistica, all’origine dei materiali
di propagazione e alla possibilità di attribuire anche una base genetica
alle”Tipicità territoriali”.
L'utilizzazione industriale di microrganismi transgenici non è una novità., ma lo è l'uso di essi per produrre biocarburanti. Il piano prevede che il
primo prototipo di fermentatore industriale sarà operativo entro il
2011
Gli Isopodi terrestri, carabidi, lombrichi, pseudoscorpioni ed altri
organisminvertebrati del suolo possono essere impiegati come
bioindicatori di biodiversità e di sostenibilità degli ambienti agrari.
Parecchi
invertebrati del suolo come lombrichi, termiti e formiche vengono
estesamente utilizzati come cibo da varie popolazioni amazzoniche e
rappresentano quindi un modello di impiego sostenibile della foresta e
dei suoli.
Una crescita della domanda rispetto all’offerta sta creando squilibri
sul mercato mondiale di alcuni prodotti alimentari primari e provoca
imprevisti aumenti dei prezzi. Ciò dipende da molti fattori straordinari
e disordinati, che sono però aderenti a quel filo conduttore legato
alla continua crescita numerica della popolazione mondiale complessiva,
nonché alle migliorate condizioni di vita ed alle accresciute esigenze
alimentari in importanti aree del pianeta, finora povere ed in via di
sviluppo, ma oggi produttrici ed esportatrici fortemente competitive.
Anche il nostro Paese è importatore di prodotti alimentari primari, si
calcola per circa il 50% del proprio fabbisogno. Questo comprende non
solo quanto necessario ai nostri consumatori, ma anche ciò che serve
alle nostre industrie alimentari che poi riesportano, come Made in
Italy, una parte dei prodotti da loro elaborati.
Si
stanno così verificando alcuni paradossi, innanzitutto perché nella
nostra penisola rimane attualmente incolta una superficie agraria
“arabile”, per oltre un milione di ettari. Il reddito dei nostri
agricoltori nel 2010 si è ridotto di oltre il 3%, mentre quello medio
europeo è aumentato del 12%. I nostri addetti all’agricoltura continuano
a trasferire le proprie attività ad altri settori (commerciale,
industriale, turistico, artigianale, di servizi, ecc.), raddoppiando
così il proprio reddito e rimanendo anche nello stesso Comune.
Manca una chiara visione della situazione e mancano precisi indirizzi
politici, sostenuti con altrettanta convinzione. Manca soprattutto una
coerenza con quanto il nostro Paese ha espresso condividendo le
conclusioni raggiunte nei vari Summit mondiali su vari temi (quali la
tutela ambientale, la sicurezza alimentare, le risorse energetiche
rinnovabili), che si sono sempre conclusi con unanime riconoscimento del
ruolo strategico centrale dell’agricoltura nella generalità delle
possibili soluzioni condivise.
Recentemente Firenze è stata colpita da una nevicata particolarmente intensa (la seconda per quantità accumulata in 50 anni) che ha provocato danni soprattutto su pino domestico (Pinus pinea L.)
Un convegno organizzato dall’Accademia dei Georgofili, Sezione Sud-Ovest, su “Biodiversità in Ortofrutticoltura: immagini e racconti” si svolgerà presso la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, il 17 gennaio 2011
Nella attuale situazione di forte competizione internazionale, sarebbe auspicabile l’entrata in coltura a pieno titolo di alcuni nuovi vitigni, come valida integrazione alla nostra vitivinicoltura che ha ancora il suo punto di forza nel rifiutare l’espandersi di una standardizzazione globale del gusto.
I percorsi verdi - intesi come vie dedicate ad una circolazione alternativa al traffico motorizzato - rappresentano uno degli strumenti di valorizzazione e sviluppo del territorio rurale, in grado di connettere le popolazioni con le risorse del territorio.
L’enologia italiana ha da tempo consolidato il suo ruolo nel mercato mondiale, fornendo prodotti con un adeguato rapporto qualità/prezzo. Tuttavia lo scenario futuro presenta alcune criticità, che, se non prese in considerazione con attenzione, potrebbero portare ad una perdita di competitività del valore delle produzioni enologiche italiane.
Assicurare al Paese innovazione varietale, oltre a garantire innovazione di prodotto, significa garantire vantaggi all’azienda, alla filiera e al consumatore (qualità tecnologica, sicurezza, salubrità, tracciabilità) e al contempo contribuire alla sostenibilità dei seminativi, grazie ad un miglior uso dell'azoto, alle resistenze a patogeni, e agli stress ambientali.
Negli ultimi anni le coltivazioni di pomodoro dell’Italia settentrionale hanno subito rinnovati e più intensi attacchi da parte dello “stolbur”, una malattia nota da tempo soprattutto negli areali più meridionali.
In Sicilia lo sviluppo dell’Agricoltura Biologica ha assunto rilevante importanza soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni 90’. La regione risulta la più importante a livello nazionale e una delle aree di maggiore interesse nel panorama europeo e mediterraneo.
Per realizzare i muri vegetali occorre una buona conoscenza scientifica della vegetazione abbinata ad una certa sensibilità che consenta di effettuare composizioni in cui forme, colori e tessiture dinamiche di accrescimento vengono accostate in modo gradevole rendendo l’arazzo vegetale unico e spettacolare.
L’analisi dei dati sugli infortuni in agricoltura dimostra un trend che evidenzia la continua e progressiva riduzione degli eventi infortunistici. Riduzione che accomuna l’agricoltura agli altri settori produttivi. Un discorso a parte merita però la valutazione degli infortuni mortali.
L’espansione globalizzata del mercato e la forte competizione esercitata dalle nazioni extra-EU rendono necessario uno strumento di difesa ammissibile, quale può essere una valorizzazione del prodotto dell’acquacoltura nazionale ed europea, che sia in grado di differenziarlo oggettivamente rispetto a quello di importazione.
Dal 15 al 29 maggio 2009, presso la Pontificia Accademia delle Scienze (Città del Vaticano) si è svolta una Settimana di Studio su “Le piante transgeniche” (OGM). Hanno partecipato 7 (degli 80 Membri di quella autorevole Accademia) e 33 illustri Studiosi di 14 Paesi del mondo (di cui 2 italiani), scelti tra i più competenti in materia. Sono stati pubblicati gli Atti. Una traduzione in italiano (a cura del prof. Piero Morandini e di S.E. Mons. Marcelo Sànchez Sorondo) è disponibile su www.agrapress.it
L’Italia, primo Paese europeo per la produzione di ortaggi e frutta, vanta un primato negli studi e le applicazioni per la fase successiva alla raccolta dei prodotti, fase di particolare importanza per la valorizzazione della qualità e per il suo mantenimento nel periodo intercorrente fra raccolta e presentazione al consumatore.
La pecora dell’Amiata e delle Crete senesi è un tipo genetico della Toscana centrale e meridionale, appartenente alla grande famiglia dell’Appenninica, caratterizzato da buona attitudine alla produzione della lana e del latte, di qualità eccellente per la caseificazione.
Alle radici del Risorgimento cronologicamente a noi più vicine, cioè quelle che andarono delineandosi nel passaggio tra l’età illuministica, il periodo francese e napoleonico e l’emergere del Romanticismo, si affiancano radici più lontane del tempo.
Lo studio di sequenze climatiche mostra che la temperatura media del pianeta si sta alzando; il fenomeno non è privo di conseguenze, poiché innesca una serie di eventi a cascata talora anche di notevole portata. L’American Centre For Progress ha classificato i danni che subirà il vino dovuti al riscaldamento.
Alla floricoltura sono connaturate due condizioni critiche che ne minano la vitalità: la discontinuità dei consumi nel corso dell’anno e la caduta della domanda non appena si adombrino fenomeni di recessione economica. Aggiungere valore, percepibile dal consumatore, può essere la chiave per stimolare una domanda maggiore e qualificata per i prodotti della floricoltura.
Una parte della nostra attuale olivicoltura oggi dimostra di avere costi di produzione superiori ai prezzi che gli agricoltori riescono a spuntare. Per ora, non ha rilevanza quantificare la dimensione di questa realtà, anche perché varia di anno in anno, in funzione dei prezzi di mercato. Ma questi prezzi probabilmente tenderanno a calare ulteriormente, in seguito all’incremento delle produzioni mondiali di oli extravergini a costi molto più bassi. Potrà quindi verosimilmente continuare a crescere il numero di olivicoltori che verranno a trovarsi in difficoltà.
Alla realizzazione della Unità Nazionale hanno attivamente partecipato molti illustri Georgofili e l’ Accademia si appresta a rievocare il 150° anniversario di quell’evento, sia per manifestare l’orgoglio di quegli elevati contributi di pensiero e di azione che per riflettere sui forti cambiamenti che ne sono derivati e guardare al futuro, dominato da un irreversibile processo di globalizzazione.
Lo spreco alimentare è un problema che per lungo tempo è stato ampiamente sottostimato, poco indagato e poco documentato. Lo scopo del Libro Nero, opera di un gruppo di ricercatori “Last Minute Market” dell’Università di Bologna, è analizzare il sistema alimentare italiano e, sulla base dei dati disponibili, elaborare una stima degli sprechi e una valutazione delle conseguenze generate dalla gestione delle eccedenze, da un punto di vista economico, ambientale, nutrizionale e sociale. La quantificazione degli sprechi permette di comprendere in modo chiaro il grande danno per l’uomo e per l’ambiente che quotidianamente si perpetua lungo tutta la catena alimentare e stimola la definizione di modelli alternativi più efficienti e sostenibili. In definitiva l’obiettivo ultimo che occorre porsi è: ridurre lo spreco.
E’ ormai noto che le condizioni meteo-climatiche esercitano una grande influenza sui processi biologici responsabili della crescita e dello sviluppo delle piante. Le interazioni tra clima e coltura interessano, infatti, molteplici aspetti quali la crescita vegetativa, l’inizio e la durata delle fasi fenologiche, le caratteristiche della produzione finale.
Con le tecnologie molecolari, oggi in spettacolare progresso, potrebbero essere identificati i geni che controllano l’abito perenne in specie affini e trasferiti nelle specie domesticate, con risultati rapidi, mirati e certo innocui. Lo sviluppo di biotipi perenni potrebbe rappresentare un notevole progresso per la produzione alimentare e per la diminuzione dei costi di produzione di importanti derrate, specie per coltivazioni da effettuare in ambienti difficili e con minore impatto sull’ecosistema.
In apertura dei lavori del Convegno su “Il valore della filiera agroindustriale”, organizzato da Intesa SanPaolo – Agriventure il 27 ottobre a Firenze, il Presidente dell’Accademia dei Georgofili, Franco Scaramuzzi, ha evidenziato come l’importanza strategica dell’agricoltura vada riemergendo nei vari Summit mondiali che stanno affrontando problematiche quali la tutela ambientale, le fonti energetiche, la sicurezza alimentare. Alla base delle soluzioni finora prospettate, si finisce infatti per trovare sempre l’agricoltura ed i suoi insostituibili ruoli.
Nel XIX sec. la differenza fra la situazione italiana e quella degli altri paesi dell'Europa Occidentale, era troppo profonda ed evidente perché non apparisse in tutta la sua gravità a tutti coloro che fossero usciti dalla cerchia della vita e dell'economia locale, particolarmente chiusa, ed avessero coltivato contatti con paesi maggiormente progrediti. Era perciò inevitabile che si diffondesse un senso di delusione e scoraggiamento in coloro che avevano considerato l'Unità non soltanto come un obiettivo ideale e politico, ma anche come strumento per restituire al Paese la funzione economica che ritenevano gli appartenesse per posizione geografica, clima, risorse naturali, cultura, storia antica e del Risorgimento.
Il Risorgimento riuscì a unificare la nostra Nazione, quando era costituita da un insieme di realtà diversificate. La stessa lingua italiana non era ancora alla portata di tutti, tanto che anche i tribunali avevano bisogno di interpreti. Dobbiamo riconoscere che 150 anni non sono stati sufficienti a completare la formazione unitaria degli italiani, pur se questo processo ha avuto accelerazioni dalle massicce migrazioni interne, soprattutto dal sud verso il nord e dalle campagne verso i centri di sviluppo commerciale ed industriale.
In alcune relazioni tecniche si incontrano spesso espressioni o vocaboli che appaiono impropri e certe volte non coerenti con l’argomento affrontato. È vero che la lingua è in continua evoluzione e che nuovi lemmi arricchiscono il nostro dizionario. Ma in molti casi non si tratta di nuove voci, bensì del significato di vecchie voci. Vi sono anche episodi isolati o errori che non pongono problemi. È questo, ad esempio, il caso di quella voce “girapoggio” che alcuni ed anche un grande giornalista attribuirono ad una fossa che gira, con andamento a spirale, attorno una collina conica.
Il 15 ottobre 2010 si è svolto ad Avola (SR) un incontro nel corso del quale si è fatto il punto sulla mandorlicoltura regionale e sulle ipotesi di rilancio del settore. L’incontro è stato organizzato dalla Regione Siciliana, Dipartimento interventi infrastrutturali per l’agricoltura e vi è stata una numerosa partecipazione di operatori del settore, vivaisti, produttori, trasformatori, commercianti, oltre che di ricercatori di diverse Istituzioni scientifiche dell’Isola.
Nella giornata di studio del 15 ottobre, promossa dall’Accademia dei Georgofili, in collaborazione con l’ARSIA-Regione Toscana e con il CIRAA dell’Università di Pisa, i ricercatori delle università di Padova, Pisa e Torino sono intervenuti al Centro Interdipartimentale di Ricerca Agro Ambientale “E. Avanzi” in località S. Piero a Grado (Pisa), per presentare i risultati delle ricerche sull’impiego dei mezzi termici, in sostituzione di quelli chimici, nella lotta ai patogeni tellurici e alle infestanti, sia in ambiente agricolo che in ambiente urbano.
La zootecnia negli ultimi anni ha conosciuto un rilevante sviluppo per la modernizzazione delle tecnologie impiegate, l’aumento delle competenze professionali degli operatori, gli stimoli provenienti dal mercato e dai consumatori in materia di igiene e salubrità delle produzioni. Negli ultimi decenni si è assistito anche a un notevole cambiamento nella realizzazione delle strutture di stabulazione per bovini da latte di pianura.
Nell’ambito delle attività della Sezione Sud-Ovest dell’Accademia dei Georgofili, il Prof. Emanuele Schimmenti, Ordinario del Dipartimento di Economia dei Sistemi Agro-Forestali dell’Università di Palermo, ha svolto una lettura in cui ha evidenziato come nelle regioni del Mezzogiorno d’Italia il florovivaismo abbia assunto negli ultimi anni una crescente importanza sul piano produttivo e commerciale, in particolare in alcuni segmenti del comparto, quale quello delle piante ornamentali, ed in alcune regioni, quali Sicilia, Puglia e Campania.
Manifestazioni programmate dai Georgofili presso la propria Sede entro il 2010 per il 150°Anniversario della Unità Nazionale
L’interesse per la crescita e riproduzione delle piante nello spazio è recentemente aumentato in concomitanza con la possibilità di realizzare missioni spaziali di lunga durata. La positiva riuscita di queste è subordinata all’utilizzo delle piante per la fissazione dell’anidride carbonica, la produzione di ossigeno, la depurazione dell’acqua, la produzione di cibo e, di non minore importanza, l’effetto positivo che il verde ha sullo stato psicologico degli astronauti.
A causa del crescente divario fra alti costi delle produzioni nazionali e prezzi sul mercato globale, i nostri agricoltori sono stati costretti ad una significativa riduzione delle superfici coltivate a grano. E’ la manifestazione evidente di una sintomatologia da non trascurare perché fa parte della grande problematica riguardante la “sicurezza alimentare” globale che preoccupa l’intera umanità e che deve essere responsabilmente affrontata anche a livello delle singole nazioni.
I cambiamenti climatici in atto sono il primo segnale degli effetti di un modello di sviluppo, iniziato con la rivoluzione industriale alcuni secoli fa, che porta oggi ai cambiamenti globali del pianeta, tra cui quello climatico è forse il più evidente. La globalizzazione economica, con l'emergere dei paesi dell' Asia, pone grandi interrogativi sulla capacità del pianeta di sostenere tale modello economico e produttivo.
Sono state presentate interessanti relazioni di studiosi greci, italiani, spagnoli, statunitensi. Hanno partecipato anche chef leader nei vari paesi per l’abbinamento degli oli extravergini di eccellenza alle diverse pietanze, con particolare riguardo a quelle tipiche della dieta mediterranea.
I prezzi del grano sul mercato globale stanno subendo un nuovo ed imprevisto aumento, attribuito questa volta ad eventi avversi dell’estate russa ed alla conseguente riduzione della produzione di grano, capace di far scattare un circuito di aumenti dei prezzi. Tre anni fa si verificarono altri eventi “straordinari”, con effetti a catena che causarono un ampio aumento dei prezzi alimentari, a partire proprio dal grano, sollevando tante discussioni allarmanti sulla sicurezza alimentare a livello globale.
Con l’ acronimo SelMol (Selezione Molecolare) viene indicato il progetto “Ricerca e innovazione nelle attività di miglioramento genetico animale mediante tecniche di genetica molecolare per la competitività del sistema zootecnico nazionale”. E’ un progetto, di durata triennale, finanziato nel 2007 dal MiPAAF al consorzio delle Associazioni Allevatori (CRSA) e svolto da Unità di ricerca appartenenti a16 Università e 4 Centri, in collaborazione con le Associazioni Allevatori (ANA).
In Italia, le colture protette sono presenti in 31500 aziende per una superficie di 22000 ha (ISTAT 2000). In Sicilia si registra il 26% delle aziende e il 30% della superficie protetta. La sola Provincia di Ragusa assorbe il 16% delle aziende e il 20% della superficie (3,1% della superficie nazionale protetta).
Le problematiche connesse a questo importante settore sono diverse, ma quelle della sicurezza e prevenzione sul lavoro, sono certamente molto rilevanti. Sotto questo aspetto il Testo Unico sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, deve rappresentare uno strumento di indirizzo funzionale per consentire un'efficace azione di prevenzione in un settore che presenta diversi livelli di sviluppo tecnico e tecnologico e, quindi, anche di rischio per gli operatori.
La decisione della Russia di vietare le esportazioni di grano ha provocato subito un aumento dei prezzi. Ogni parallelismo con l’ultima crisi del 2007 non dovrebbe essere automatica, anche perché il prezzo del frumento è ancora al di sotto dei picchi raggiunti all’inizio del 2008. Tuttavia, ancora una volta, un’iniziale impennata del prezzo del frumento sta determinando aumenti anche di altre commodities a seguito delle restrizioni informali apportate dall’Ucraina e dal Kazakistan alle esportazioni nell’intento di tesaurizzare i prodotti.
La crisi che sta attraversando il settore lattiero-caseario ha le stesse cause che creano difficoltà anche molti prodotti alimentari (pomodoro, olio di oliva, etc.) distribuiti con l’etichetta “Made in Italy”, anche quando in Italia vengono solo manipolati per il confezionamento, mentre la materia prima non ha esclusiva origine dai nostri campi coltivati e dai nostri allevamenti.
La fondazione americana TED (www.ted.com) persegue la valorizzazione e la diffusione delle acquisizioni scientifiche e delle idee più innovatrici del mondo, considerando che le idee rappresentano la forza più grande per cambiare il futuro dell’Umanità. Il primo scienziato italiano invitato a parlare al TED è il georgofilo Stefano Mancuso, direttore del laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale (LINV, www.linv.org) dell’Università di Firenze, il quale ha condotto negli ultimi anni ricerche fondamentali sull’attività ed i comportamenti delle piante
Ormai da molti anni, importanti organizzazioni scientifiche usano le nuove tecnologie della transgenesi e numerosi Paesi ne impiegano i prodotti ottenuti. In Italia è stata impedita la ricerca sull’uso di questa tecnologia ma ne importiamo i prodotti, soprattutto mais e soia OGM, usati come mangimi per oltre la metà della nostra produzione di carne, uova, latte e derivati.
La crisi politico-istituzionale che sta attraversando il nostro Paese sembra derivare in gran parte da divergenze sui rapporti fra nord e sud, con radici che affondano nel Rinascimento e proprio su quella Unità Nazionale di cui intendiamo celebrare il 150° anniversario.
Lo sviluppo degli interventi normativi della Comunità Europea porta a considerare oggi il diritto alimentare in modo del tutto differente.
L’Accademia dei Georgofili, perseguendo una migliore comunicazione, dà
oggi vita a questo sito web “Georgofili.info”, articolato in modo da
rendere più facile ed immediata la ricerca delle notizie che interessano
il mondo legato alle attività agricole.
Come tutte le attività dei Georgofili, anche questa iniziativa non persegue alcun fine di lucro.
Siamo
a vostra disposizione, grati se vorrete collaborare offrendoci
suggerimenti. Saremo lieti di dialogare con voi, anche rispondendo a
quesiti e pubblicando vostri utili pareri sugli argomenti trattati.
Si sta assistendo, anche nel nostro Paese, alla diffusione del cosiddetto “Edible landscaping”, già diffuso negli Stati Uniti ed in alcuni paesi europei.
In una Giornata di Studio organizzata dall’Accademia dei Georgofili, sono stati presentati e discussi pubblicamente i risultati di una ricerca, condotta in collaborazione con l’ARSIA/Regione Toscana, sulla attuale situazione della olivicoltura, anche quale importante elemento del paesaggio toscano. Sono stati illustrati i vantaggi della nuova olivicoltura superintensiva che si sta diffondendo a livello mondiale. Il convegno ha offerto quindi la possibilità di esaminare sia l’insieme della nostra attuale olivicoltura che le prospettive che possono essere aperte per il suo futuro.
Con il temine V gamma si identificano i prodotti vegetali precotti, cotti al vapore, grigliati, confezionati sottovuoto o in atmosfera modificata e refrigerati. In queste condizioni la loro conservazione può prolungarsi per alcuni mesi.
Effetti positivi dell’irrigazione sull’attività vegetativa e produttiva dell’olivo, sulle dimensioni del frutto nonché sul processo di inolizione sono ampiamente documentati
Gli Atti (disponibili su www.georgofili.net) della Giornata di Studio su “La ricerca scientifica pubblica. Strutture e organizzazione per le scienze agrarie (h2)”, tenutasi a Firenze l’8 marzo 2010, sono stati formalmente consegnati dall’Accademia dei Georgofili al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.
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