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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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L'agricoltura di precisione pronta a 'decollare' dal 2017 con il satellite Sentinel 2B

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Fitofarmaci, si prende in considerazione il rischio cumulativo

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Vino: rischio liberalizzazione etichette in Europa

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Olio d'oliva: l'accordo dell'Ue sul prodotto tunisino è uno schiaffo agli agricoltori italiani

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Cibo proteico scarseggia, Piemonte vuole allevare insetti

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Iniziativa di beneficenza patrocinata dai Georgofili

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Il vino nel legno: progetto di valorizzazione della produzione legnosa dei boschi del Chianti Classico

Lunedì 25 gennaio è stato presentato all’Accademia dei Georgofili il volume “Il Vino nel Legno” (a cura di Raffaello Giannini, Firenze University Press) in cui vengono illustrati i risultati del PROgetto di VAlorizzazione della produzione legnosa dei boschi del ChiantI (PROVACI), svolto dalla Fondazione per il Clima e la Sostenibilità con il contributo finanziario dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Il Progetto ha avuto come obiettivo quello di individuare, nell’ambito del territorio del Chianti Classico, le strategie tese ad associare una gestione sostenibile degli ecosistemi forestali con la valorizzazione dei prodotti della filiera foresta-legno. Particolare attenzione è stata dedicata al recupero degli usi del passato, attraverso la produzione di vasi vinari realizzati con l’idea di “produrre il vino della casa con i carati dei boschi di casa”.

I boschi hanno fornito e forniscono prodotti e servigi essenziali per la sopravvivenza della popolazione umana che possono identificarsi in valori di uso diretto ed indiretto.
Anche in funzione di tali servigi è stato attribuito un valore economico totale del bosco che comprende anche un valore d’opzione ed un valore di esistenza, riferendosi, il primo alle scelte di uso in grado di garantire per il futuro la disponibilità dei servizi, il secondo identificandosi nel valore intrinseco della presenza e permanenza del bosco stesso.
Se da una parte è interesse valorizzare il settore naturalistico ed ambientale ovvero quello turistico, altrettanto incisiva deve essere l’azione di valorizzazione della produzione legnosa sia nei confronti del ruolo che questa può svolgere ancor oggi quale fonte energetica, sia in relazione a differenti filiere foresta-legno finalizzate.
La scelta del territorio del Chianti Classico è stata determinata dal fatto che in tale area, più che altrove, la presenza del bosco si associa e si compenetra alla coltura della vite conferendo al paesaggio quel particolarissimo fascino che è motivo di evidenza, di valore economico, di fattore traente e di supporto ad altre attività produttive. In  particolare era importante disporre di informazioni sull’uso, nel passato e nel presente, delle principali fonti di approvvigionamento della materia prima legno per la produzione dei vasi vinari stessi, nonché prospettare situazioni innovative per il futuro.
Difatti nel passato la diffusione a livello aziendale dei boschi di castagno sulle pendici dei Monti del Chianti (per la presenza di un substrato roccioso di macigno arenaceo), aveva favorito l’impiego del legno di questa specie nella costruzione di tini, botti, carati, barili, diventando tradizione diffusa legata alla vinificazione, che prevedeva l’utilizzo dei polloni per doghe per vasi di volumi contenuti e quella delle matricine per doghe per botti e tini che tra l’altro, in questo caso, venivano realizzate per segagione e non con piegatura. 

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Wine in wood: a project promoting timber production in the woods of the Chianti Classico
In the past, the distribution of chestnut farms on the slopes of the Chianti Mountains (due to a rocky substratum of calcareous sandstone), encouraged the use of this kind of timber for making tubs, casks, vats, and barrels thereby becoming a widespread tradition tied to wine-making. The production of wine vats, combined with the use of innovative means and procedures for making characteristic wines, as well as other valuable products like vinegar, vinsanto, and grappa, can today also give a boost to local activities linked to forest utilization and wood processing, emphasizing the artisanal character as well as encouraging the consumption of products within the community and the promotion of locally produced goods for the development of ethical environmental politics.

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L’asino e la sua storia

In Europa, l’intensa meccanizzazione in agricoltura ha sottratto all’asino il suo impiego quale animale da lavoro ed ha portato molte razze alla scomparsa o prossime alla estinzione; rappresenta tuttavia ancora un’importante risorsa nell’economia di numerosi Paesi in via di sviluppo e non solo. Anche il loro valore culturale è considerato uno dei tratti più importanti; la necessità di preservare le razze autoctone è stata, infatti, associata al valore storico che rivestono e che riflettono la lunga simbiosi con l’umanità e contribuiscono a ricordare antiche tradizioni.

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The donkey and its history
In Europe, the intense mechanization in agriculture has made the donkey’s use as a work animal pointless and has led to many breeds disappearing or being in danger of extinction. However, donkeys are still an important resource in the economies of many countries in the developing world and beyond. Even their cultural value is considered one of the most important assets.

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Sicurezza Nutrizionale

Giovedì 4 febbraio 2016, alle ore 15.30, si svolgerà all'Accademia dei Georgofili una giornata di studio, promossa dal Comitato consultivo dei Georgofili, per gli allevamenti e prodotti animali, su “La Sicurezza Nutrizionale”.  Questa tematica risulta prioritaria nella strategia UE, con l’obiettivo di rilanciare i prodotti di origine animale, le cui caratteristiche positive (elevato valore nutrizionale, apporto di principi nutritivi fondamentali per lo sviluppo psicofisico e il mantenimento della salute e del benessere dell’uomo) vengono messe in ombra a causa del maggiore rilievo dato a diversi aspetti considerati negativi.
La sicurezza degli alimenti a livello europeo, ormai strettamente regolamentata con normative e strumenti di monitoraggio e verifica (RASFF, piani di controllo, eccetera), è un prerequisito di quella che oggi rappresenta la vera priorità per l’intera comunità internazionale: la sicurezza nutrizionale. Si tratta, quindi, di considerare approfonditamente e dare sempre più evidenza scientifica alle potenzialità di intervento gestionale (allevamento, nutrizione, genetica), al fine di “disegnare” nuovi prodotti di origine animale ad elevata sicurezza nutrizionale per gruppi di persone con esigenze specifiche e differenti: donna, uomo, anziano, bambino, sportivo. Gli interventi destinati ad elevare la sicurezza nutrizionale per l’uomo molto spesso si traducono anche in un miglioramento della salute dell’animale (in particolare modulando la risposta immunitaria innata e infiammatoria), permettendo così di ridurre gli interventi terapeutici con evidenti vantaggi per l’uomo, vantaggi derivanti dalla riduzione dell’impatto ambientale e dei fenomeni di antibiotico resistenza.

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Nutritional Safety
On Thursday, 4 February 2016, at 3:30 p.m., the Georgofili Advisory Committee on Livestock Breeding and Products has organized a study day on nutritional
safety that will take place at the Georgofili Academy, This is a priority issue in EU strategy, with the objective of giving new impetus to products of animal origin whose positive points (high nutritional value, nutrient intake essential for physical and mental development, human health maintenance and wellness) have been overshadowed by an increased emphasis on various aspects considered to be negative.

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La lotta alla “Processionaria dei pini” è obbligatoria

In alcuni centri urbani meridionali, alla fine del 2015, con l’abbassarsi delle temperature, le larve gregarie della “Processionaria dei pini” hanno iniziato a costruire i caratteristici “nidi invernali” ove si rifugiano durante il giorno e dai quali, all’imbrunire, escono procedendo in fila indiana, per andare a rodere, durante la notte, gli aghi delle piante ospiti defogliandole.

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The fight against pine processionary is compulsory
In some southern urban centers, at the end of 2015, when the temperatures began to fall, the gregarious larvae of the pine processionary began to build their characteristic winter nests. There, they take shelter during the day and come out at dusk in Indian file to feed on the needles of the host plants during the night, defoliating them. At the moment, the nests surveyed contain mainly young larvae with few urticating hairs that become more numerous in the voracious mature larvae and can cause severe problems for the people and pets that come into contact with them.

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Georgofili e FIDAF firmano protocollo d'intesa

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PREMIO UNASA 2016

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Esa: “Satelliti per agricoltura e per cambiamenti climatici”

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Le verdure? Per l’Università di Granada meglio fritte che lesse

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Gli autori delle rose e il florovivaismo italiano: gli Atti del primo convegno internazionale

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Il 30% degli alimenti che consumiamo quotidianamente non sono sicuri

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Un ritratto che vale un milione di euro: il fotografo Kevin Abosch immortala un tubero

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Il vino nel legno

Lunedì 25 gennaio alle ore 14.30, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, verrà presentato il volume “Il Vino nel Legno” a cura di Raffaello Giannini (Firenze University Press), in cui vengono illustrati i risultati del PROgetto di VAlorizzazione della produzione legnosa dei boschi del ChiantI (PROVACI), svolto dalla Fondazione per il Clima e la Sostenibilità con il contributo finanziario dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. L’incontro è organizzato in collaborazione con ASET (Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana)
Il Progetto ha avuto come obiettivo quello di individuare, nell’ambito del territorio del Chianti Classico, le strategie tese ad associare una gestione sostenibile degli ecosistemi forestali con la valorizzazione dei prodotti della filiera foresta-legno. Particolare attenzione è stata dedicata al recupero degli usi del passato attraverso la produzione di vasi vinari realizzati con l’idea di “produrre il vino della casa con i carati dei boschi di casa”.

Programma:

14.30 Saluti :   Giampiero Maracchi, Presidente dell’Accademia dei Georgofili
        Luigi Bartolozzi, Comandante Provinciale Corpo Forestale dello Stato
        Gabriele Gori, Direttore Generale Ente Cassa di Risparmio di Firenze
Elvio Bellini, Presidente Centro di Studio e Documentazione sul Castagno

Relazioni:
-    Raffaello Giannini, Il progetto PROVACI e il volume “Il Vino nel legno”
-    Luigi Giovanni Cappellini , Esperienze di vinificazione nel Chianti Classico
-    Francesco Rossi, Esperienze di vinificazione nella Maremma Toscana
-    Paolo Valdastri, Come e perché il contenitore è diventato nel tempo uno strumento di comunicazione e informazione vinicola
-    Stefano Tesi, La valorizzazione della produzione enogastroagroalimentare di nicchia passa attraverso l’informazione
-    Simone Orlandini, la Fondazione per il Clima e la Sostenibilità: l’impegno nel trasferimento dell’innovazione in agricoltura.

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Wine in Wood
On Monday 25 January, at 2.30 p.m., the book “Il Vino nel Legno”, wine in wood, edited by Raffaello Giannini (University of Florence Press), will be presented in the seat of the Georgofili Academy. It shows the results of a project promoting timber production in the woods of Chianti (PROgetto di VAlorizzazione della produzione legnosa dei boschi del ChiantI whose Italian acronym, PROVACI, means “try it”), carried out by the Fondazione per il Clima e la Sostenibilità with the financial support of the Ente Cassa di Risparmio di Firenze. The meeting has been organized in collaboration with Tuscan Enogastronomy Press Association (ASET).
The project aims to identify strategies in the Chianti Classico region that combine sustainable forest ecosystem management with promotion of the forest-timber production chain. Special attention was dedicated to the revival of past traditions through the manufacture of wine vats in order to “produce home-made wine in barrels made of local new oak”.

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Canapa: presente e futuro prossimo

L’articolo è tratto da una lettura svolta dal Prof. Appendino il 20 gennaio 2016 presso l’Accademia di Agricoltura di Torino. L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con la Sezione di Nord-Ovest dell’Accademia dei Georgofili

La canapa (Cannabis sativa L.) è originaria dell’Asia centrale ed è stata una delle prime piante (secondo alcuni, la prima in assoluto) coltivata dall’uomo nella sua triplice valenza di specie alimentare (semi), tessile (fibra) e medicinale/rituale (resina). La plasticità della pianta ha portato alla selezione di varietà in cui alcune di queste proprietà sono particolarmente spiccate, generalmente a discapito di altre. La multi-valenza della canapa ne ha decretato il successo presso tutte le civiltà del Vecchio Mondo e, a ragione dei suoi usi per la produzione di materiale nautico, fu una delle specie coltivate dai coloni europei nel Nuovo Mondo. In Europa, la canapa è stata coltivata come pianta da fibra, e le sue proprietà psicotrope sono state sostanzialmente sconosciute fino alla campagna Napoleonica in Egitto. Nella seconda metà dell’Ottocento, l’espansione coloniale in Nord-Africa, Medio Oriente e India portò ad una crescente disponibilità di resina psicotropa (hashish) nei principali paesi europei. Se da un lato questo innescò le prime ricerche moderne sulle proprietà farmacologiche della pianta, dall’altro gli effetti dannosi del consumo ricreazionale della canapa e dei suoi derivati (hashish, marijuana) portarono alla sua assimilazione ad altre droghe voluttuarie, sfociando infine in un proibizionismo che nella prima metà del Novecento distrusse gradualmente la filiera produttiva della pianta, non solo nei paesi occidentali e in USA, ma anche in Stati, come l’Egitto, grandi produttori di fibra di canapa. Le ragioni di questo accanimento legislativo non sono del tutto chiare e potrebbero essere collegate alla rilevanza economica crescente dei materiali tessili sintetici e, in campo agricolo, di colture quali il cotone e le essenze ligno-cellulosiche arboree.
Paradossalmente, lo status della canapa degenerò a quello di pianta psicotropa, con il completo offuscamento delle sue proprietà come pianta da fibra e pianta alimentare, mentre il suo potenziale medicinale fu sostanzialmente identificato con il profilo biologico del THC. Questo composto, insieme al suo prodotto di degradazione CBN, è il solo costituente psicotropo di un bouquet di oltre 160 diversi cannabinoidi contenuti nella pianta.

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Hemp: its present and near future
Hemp (
Cannabis sativa L.) is originally from Central Asia and was one of the first plants (some people think the first one ever) to be cultivated by humans because of its triple value as a foodstuff (seeds), in textiles (fiber) and medicine/ritual use (resin). Hemp’s versatility ensured its success in all the Old World’s civilizations. In addition, because of its use in the production of nautical materials, it was one of the species cultivated by European settlers in the New World. Hemp was cultivated for its fibers in Europe but its psychotropic properties were practically unknown until Napoleon’s Egyptian campaign. In the second half of the 19th century, colonial expansion in North Africa, the Middle East, and India led to a growing availability of its psychotropic resin (hashish) in the main European countries. If, on the one hand, this triggered the first modern research on the plant’s pharmacological properties, on the other hand, there were the detrimental effects of the recreational consumption of hemp and its by-products (hashish, marijuana) that led to it being considered just a drug. Still today, hemp continues to emotionally evoke the world of drug addiction. However, in recent decades, the groundwork for emotionally “neutralizing” hemp and disassociating the perverse equation of “hemp=drug-addiction” and completely reassessing this plant’s usefulness has been laid through a growing environmental awareness and a search for new natural materials as well as a series of accidental observations by psychotropic hemp users suffering from various diseases (glaucoma, chemotherapy-related nausea).

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Il bello dell’Italia

Potrà sembrare paradossale ma per molto tempo pronunciare la parola Bellezza ha suscitato una sensazione strana, un po’ desueta, talvolta addirittura fastidiosa. Sembra, infatti, che nell’epoca dell’esteriorità, stiamo sottovalutando il suo significato più nobile e profondo. Dobbiamo avere il coraggio, l’impegno e la forza per restituire alla bellezza una “B” maiuscola perché aspirare al Bello fa bene ai rapporti sociali e persino all’economia del Paese. Un binomio valido ovunque ma in particolare per l’Italia, ed è senz’altro una questione morale oltre che cruciale per il nostro futuro.

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The beauty of Italy
It may seem paradoxical, but, for a long time, uttering the word “Beauty” caused a strange sensation, a bit old-fashioned and at times even annoying. In fact, it seems that in this age of external appearances, we are underestimating its deeper and nobler meaning. We must have the courage, commitment, and strength to return to beauty with a capital “B” because it is good for social relationships and even for our country’s economy to aspire to Beauty.

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Alberi e società

Un albero si compone di  produttori di materia e di consumatori della materia prodotta. Da una parte ci sono le foglie che fanno la fotosintesi e fissano il carbonio, dall'altra parte stanno le radici, il fusto, i rami e gli organi di riproduzione che, respirando,  dissolvono il carbonio fissato emettendo CO2 . Anche le foglie respirano ed emettono la loro piccola parte di CO2.

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Trees and society
A tree is made up of producers of matter and consumers of the produced matter. On the one hand, there are the leaves that carry out photosynthesis and fix the carbon; on the other are the roots, trunk, branches and reproduction organs that, by breathing, break up the fixed carbon emitting CO2. Even the leaves breathe and emit their small share of CO2.

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Premio in onore di Fiorenzo Mancini

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I supercibi che fermano il tempo

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Shelf-life più lunga per gli ortaggi di IV gamma

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Ripartire dagli ecosistemi per uno sviluppo agricolo sostenibile

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Il futuro del bioetanolo potrebbe dipendere da un gambero

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Università cinese inaugura Facoltà per gli studi sulle patate

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Cooperative e sindacati: la lezione del mercato

Lo scontro fra i sindacati e le cooperative induce ad una riflessione non episodica né di colore su uno degli eterni conflitti dell’economia. Lo spunto è la violenta polemica fra il vertice della CGIL e quello della Coop in occasione dello sciopero dei lavoratori del commercio indetto per l’ultimo sabato prenatalizio, presumibilmente il giorno di maggior volume di vendite di ogni anno, e, in particolare, del gracile 2015. Lo scontro ha coinvolto forze sociali politicamente vicine, ma inevitabilmente divise dal rispettivo ruolo e nasce da una visione stereotipata e rigida dell’economia. Lo hanno compreso i consumatori, più disturbati che solidali con una battaglia di cui non comprendono l’ opportunità, e anche i lavoratori che hanno risposto in pochi alla chiamata. Il vertice sindacale ha dimostrato di non conoscere la cooperazione ed ha mosso alla Coop l’accusa di puntare al profitto. In termini politici un vero schiaffo, in realtà una manifestazione di ridotta conoscenza della logica cooperativa. La cooperativa è una specie di ircocervo: per un aspetto è impresa fra le imprese, per l’altro non punta al profitto in sé, ma alla massima remunerazione dell’apporto dei soci. Quello che nelle imprese ordinarie è profitto in una cooperativa si traduce nel pagamento di un prezzo per i prodotti conferiti e i servizi offerti dai soci superiore a quello di mercato, proprio perché i margini positivi vengono rigirati ad essi, reinvestiti nella crescita dell’impresa comune, destinati al rafforzamento del sistema cooperativo. Nel caso della cooperazione di consumo o di acquisto di beni strumentali lo stesso concetto si traduce in costi teoricamente minori di quelli di mercato per il socio. E qui emerge un primo conflitto fra l’interesse dell’impresa cooperativa e quello individuale del socio che è contemporaneamente coimprenditore.

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Cooperatives and trade unions: the market lesson
The clash between trade unions and cooperatives prompts frequent and serious reflection on one of the endless economic conflicts. The starting point was the vicious controversy between top managers of the CGIL and the Coop during the sales workers strike called for the last Saturday before Christmas, presumably the day with the highest sales volume for the entire year and, in particular, for a weak 2015. The clash involved politically similar social powers that are however inevitably divided by their respective roles and has its roots in the stereotyped and rigid view of the economy. Consumers understood it - more annoyed than sympathetic to a battle which to them makes no sense, with even few of the workers responding to the call. The trade unions’ management showed it does not know what cooperation is and accused the Coop of focusing on profit. In political terms, it was a real slap in the face and, in real terms, a demonstration of a limited knowledge of the logics of a cooperative. In a word, the strength of the cooperative ideal springs from the determination to solve the market’s classical conflicts.  However, it is difficult to operate by circumventing market rules if we are to build solid and viable businesses.

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Gli alberi e il metabolismo urbano

Il “metabolismo urbano” è lo studio di materiali e flussi di energia derivanti dalle attività socio-economiche urbane e dai processi biogeochimici regionali e globali. La caratterizzazione di questi flussi e delle relazioni tra attività di origine antropica, dei processi e dei cicli naturali, definisce il comportamento della produzione e del consumo urbano. Il “metabolismo urbano” è, quindi, un settore di ricerca fortemente multidisciplinare il cui scopo preminente è quello di fornire importanti informazioni sul comportamento delle città al fine di avanzare proposte efficaci per un futuro più umano ed ecologicamente responsabile (http://www.urbanmetabolism.org/, accesso dicembre 2015).

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Trees and urban metabolism
Urban metabolism is the study of the flow of materials and energy arising from urban socio-economic activities and from regional and global biogeochemical processes. It is, therefore, a highly multidisciplinary research sector whose main objective is to provide important information on behavior within cities in order to advance effective proposals for a more humane and ecologically responsible future (http://www.urbanmetabolism.org/). 
Undoubtedly, urban trees and forests are at the centre of these metabolic processes by contributing to air pollution mitigation, regulating rain run-off, moderating the urban heat island, and providing psychosocial or mental support to the people that interact with them. Trees add an aesthetic quality that is directly tied to the creation of a healthy social ecosystem. The key to their existence and care are political decisions that may or may not protect them. For example, factors that often influence tree management include the pressures of urban development, the interaction with traffic, and the (perceived) risk that their presence represents a problem for pedestrians and drivers. The controversies (that unfortunately often become political questions) regarding tree-lined streets and “urban woods” lead to their uneven distribution or, even worse, to a reduction that is negative not only from an environmental point of view, but also from a financial one as it reduces a city’s wealth, making them less healthy, reducing city-dwellers’ well-being with consequently higher healthcare costs and a decrease in real estate values.

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Acquacoltura e ambiente

Tra i problemi di rilevante interesse che riguardano l’acquacoltura (si veda: Georgofili INFO, 2 set 2015 e 28 ott 2015) vi è certamente la sua azione sull’ambiente. L’acquacoltura, invocata come alternativa sostenibile allo sfruttamento delle specie ittiche marine, non dovrebbe infatti inquinare, ma salvaguardare l’ambiente e gli ecosistemi per produrre alimenti sani e rispettosi del consumatore.

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Aquaculture and the environment
Among the important problems regarding aquaculture (see "Georgofili INFO", 2 Sept. 2015 and 28 Oct. 2015) is its influence on the environment. Invoked as a sustainable alternative to the exploita-tion of marine fish species, aquaculture should indeed not pollute but safeguard the environment and the ecosystems to produce healthy and consumer-friendly foodstuffs.

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Un’ape tappezziera

Sulle pendici meridionali dell’Etna, a quota 900 mt s.l.m., durante lo scorso mese di luglio, una femmina dell’ape solitaria Megachile centuncularis, intenta alla raccolta di polline da piante di girasole ornamentale (Fig.1), ha costruito il nido nello spazio esistente fra la struttura metallica e la tela del piano di seduta di un dondolo poco distante.

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An upholsterer bee
Last July, a female upholsterer bee Megachile centuncularis, busy gathering pollen from ornamental sunflowers on the south slopes of Mount Etna, at 900 m a.s.l., (Fig.1), subsequently built a nest in a space between the metal frame and the canvas of seat of a nearby patio swing. The removal of the five cells (Fig.2), found within the nest, enabled verifying that they were made with parts of sunflower leaves and petals. 

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SmartSOIL, progetto europeo per incrementare la produttività

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Agricoltura: Ue, per 95% italiani è importante per il futuro

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Radicchio di Treviso: in Australia il “tarocco”

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Insetti OGM per combattere malattie infettive e parassiti agricoli

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Smog: Tiso (Confeuro), agricoltura strategica per conservare ambiente e clima

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Dalla frutta secca un formaggio vegetale contro il colesterolo

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Buon Natale, con l'albero vero

Per tutti noi il Natale significa dare e ricevere. In questa visione, talvolta stucchevole, non contempliamo certo gli alberi, i maggiori “benefattori” di tutti.
Infatti, pur se sembra abbastanza ovvio che la gente ami gli alberi, la domanda è: ma siamo sicuri che sia proprio così? Se si parla di questo a persone che frequentano congressi e conferenze relativi alla arboricoltura e selvicoltura urbana o alle persone comuni che si prendono cura dei loro giardini o vogliono godere dei benefici degli spazi verdi urbani, sembra che tutti amino gli alberi. Ma vi siete mai chiesti se ci sono persone che odiano gli alberi? Credetemi, ce ne sono molte di più di quelle che possiamo pensare. La gente “odia” gli alberi per motivi diversi, tutti facilmente confutabili, ma sta a noi convincere coloro che vorrebbero una città fatta solo di cemento o parchi coperti di asfalto, informandoli dei reali benefici, soprattutto quelli meno facilmente intuibili, degli alberi e delle soluzioni tecniche e pratiche ai problemi che gli alberi possono talvolta causare.
Traggo spunto da questo per far conoscere meglio, in questa mia breve riflessione, i benefici dei cosiddetti “alberi di Natale reali o veri”.
Per la maggior parte delle famiglie, non vi è alcun dubbio sul fatto che preferiscono avere un albero di Natale “vero” nella loro casa. Ma potrebbero chiedersi “posso danneggiare l'ambiente se acquisto un albero di Natale?"
Su questo il dibattito è stato anche acceso negli ultimi anni, con una contrapposizione fra coloro che sostengono che è meglio scegliere un albero sintetico e coloro che, all’opposto,  privilegiano, senza alcun dubbio, l’albero vero.

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Merry Christmas, with a real tree
Most Italian families undoubtedly prefer to have a “real” Christmas tree in their homes. However, they might wonder, “Am I damaging the environment by buying a Christmas tree?”
For some years, there has been a sometimes heated debate between those who maintain it is better to choose a synthetic tree and those who, without the slightest doubt, absolutely prefer a real tree.
The truth is that when we buy a live Christmas tree, not only are we contributing to a life cycle that greatly improves our environment, but we are also supporting a production chain in areas that tend to become depopulated and where income is usually lower than in industrial areas.
Moreover, whereas artificial Christmas trees are generally used 6-9 years before being thrown away, ending up in dumps where they will remain for centuries, real trees sequester CO2 and produce oxygen. Old trees can be re-used, re-cycled, or composted.
Besides, the artificial trees are petroleum by-products, primarily manufactured in Chinese factories, and then delivered to the various countries, with an enormous carbon footprint compared to that of a tree grown a few kilometers from us.
Anyway….apart from a real tree’s many benefits, an artificial one will never be the same thing. It will never have the same feel or smell of a real Christmas tree.

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Luci e ombre del capitalismo odierno

I politici europei si affannano a disquisire attorno al problema costituito dall’arrivo di tanti rifugiati provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa, chi schierandosi dalla parte dei sostenitori della necessità di cacciare tutti, o quasi, in malo modo, chi, mostrando maggiore spirito caritatevole, parteggiando per l’accoglienza anche se con qualche non chiaro distinguo ma, soprattutto, con poche idee, e confuse sul come farlo.
Infatti, le idee che sembrano predominare (distinguere fra rifugiati politici e migranti economici) non saranno, anche se applicate, in grado di evitare quanto sta accadendo stante il fatto, ad esempio, che questi migranti non possiedono, normalmente, documenti, o li hanno falsi, e non è facile sapere da dove vengono, e perché. A dire il vero, l’emigrazione riguarda tutto io pianeta, perché anche fuori Europa esistono esodi analoghi, come dal Messico negli USA, in Sudafrica dai paesi confinanti e dalla Nigeria, dalla Cina in Russia con il traghettamento dell’Ussuri; inoltre, ancora dalla Cina, in direzione di ogni continente, ma in quest’ultimo caso in modo soft e poco appariscente, e il termine esodo non sembra adatto a descrivere questi arrivi “striscianti”.

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Lights and shadows of today’s capitalism
Today more than ever, the earth is characterized by too many economic imbalances and by enormous differences in standards of living while news, that once circulated in restricted circles, has now been “globalized” thanks to electronics that lets everybody know what Fifth Avenue in New York is like, how appealing the window displays in Italy’s Via Condotti or Via Monte Napoleone are, which cars are used and what is eaten in Europe and the US etc.
Let us limit ourselves to thinking about immigrants, and the hunger, and poverty that, for the vast majority of them, are what compels them to move. In this regard, it would be necessary for Europe and the US to export food and technology to promote the creation of local economies in the less advantaged countries so as to convince their inhabitants that there can be a future also in their own lands.
There is no denying that implementing these measures could cause political problems because of the dictators that plague the poorest countries, but it is difficult to see another solution.
On the other hand, what sense is there to self-importantly signing the “Milan Charter” if nothing is being done to seriously implement it?

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Conservazione degli alimenti in atmosfera modificata: alcuni spunti di riflessione

La crescente domanda mondiale di alimenti ha posto in evidenza la necessità sia di ridurre lo spreco di alimenti nella fase di distribuzione e di consumo (nei paesi ad economia avanzata si stima che circa il 30% degli alimenti si perda in questa fase) sia di migliorare le tecniche di conservazione atte a preservare le caratteristiche nutrizionali degli alimenti. Queste esigenze, insieme ai cambiamenti di stili di vita e dei modelli di consumo hanno promosso lo sviluppo di specifiche tecnologie di conservazione tra cui l’imballaggio dei prodotti alimentari in atmosfera modificata o protettiva (MAP).

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Food preservation in modified atmosphere: some food for thought
The growing world demand for food has highlighted the necessity of both reducing food waste during distribution and consumption (in countries with advanced economies, it is estimated that about 30% of food is lost at this stage) and improving preservation techniques to maintain the nutritional characteristics of foodstuffs. These requests, together with the changes in life styles and consumption models, have promoted the development of specific preservation techniques including the packaging of food in modified or protective atmosphere (MAP). 

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Come valutare la qualità di un frantoio

Mi piacerebbe organizzare una giornata di formazione per i frantoiani che volessero conoscere il nostro approccio alla valutazione e che volessero verificare e tenere sotto controllo non solo i fattori che determinano la qualità del prodotto, ma anche quelli – decisivi sul piano economico – che determinano le rese del processo. 
Se ce ne sono di interessati, li prego di scrivermi un messaggio all'indirizzo: claudio.peri@fastwebnet.it 

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How to appraise the quality of an oil mill
I would like to organize a training day for oil-mill pressers interested in our evaluation approach and who are willing to check and monitor not just the factors determining the product’s quality but also those factors – crucial on an economic level – that determine the process’s yield. 
If anyone is interested, please e-mail me at claudio.peri@fastwebnet.it


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Firenze 1865, una “capitale di passaggio”

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Difesa delle piante mediante biotecnologie

Resoconto della Giornata di studio che si è svolta a Firenze il 10 dicembre 2015, organizzata su proposta del Comitato consultivo dei Georgofili per la difesa delle piante

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Catasto, meno caro il ravvedimento operoso

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Genetica e alimentazione in una lezione tenuta dal Prof. Michele Stanca e dallo Chef Davide Oldani

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A Firenze gruppo operativo per lo sviluppo di serre hi-tech

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Lombrichi contro il cambiamento climatico

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BUONE FESTE DA GEORGOFILI INFO

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Ministro Martina: ora un ministero unico per l'agroalimentare

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“Solo slogan, non si è discusso del problema vero, i trasporti”

Riportiamo di seguito l’intervista di Valeria Arnaldi a Giampiero Maracchi, Presidente dell’Accademia dei Georgofili, pubblicata su “Il Messaggero” domenica 13 dicembre 2015

L’aumento della temperatura mantenuto entro 1,5 gradi centigradi. Questo il cuore dell’accordo raggiunto dalla ventunesima conferenza sul clima delle Nazioni Unite.

Giampiero Maracchi, da climatologo, ritiene raggiungibile il tetto fissato?
“In termini tecnici è un limite ragionevole ma, se si prosegue sulla strada adottata finora, non sarà possibile raggiungerlo. Quella di Parigi è stata una kermesse di slogan e il risultato è un documento uguale ai 20 precedenti. Il 40% delle emissioni responsabili dell’effetto serra dipende dai trasporti, che sono legati alla globalizzazione. Di questo però non si è discusso. Si fa solo riferimento al concetto di sviluppo sostenibile, che non viene mai approfondito”.

Quale dovrebbe essere, allora, la strategia da adottare?
“La soluzione al problema deve essere ricercata nel contesto di un mondo in crisi profonda, anche economica e politica. A Parigi si sono incontrati i Capi di Stato, sarebbe stato più utile se lo avessero fatto i presidenti delle multinazionali. Esclusa l’Italia, dove è rimasto pressoché costante, dal 1980 al 2015 il consumo del petrolio nel mondo è raddoppiato e dove aumenta il consumo aumentano le emissioni. E’ grave il vuoto della politica. A governare il mondo è l’economia”.

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“Only a slogan, the real problem of transport has not been discussed”

We report here Valeria Arnaldi’s interview with Giampiero Maracchi, president  of the Georgofili Academy, published in  “Il Messaggero” on Sunday 13 December 2015

A temperature increase kept within 1.5 centigrade degrees is the heart of the agreement reached at the United Nations 21st conference on climate.

Does Giampiero Maracchi the climatologist think that the ceiling established is attainable?
“In technical terms, it is a reasonable limit but, if we continue along the path taken so far, it will not be possible to reach it. Paris was a festival of slogans with the result being a document exactly the same as the 20 preceding ones. 40% of greenhouse gas emissions depend on transport, which are linked to globalization. This, however, was not discussed. They only refer to the concept of sustainable development, something which is never studied in depth”. 

What strategy should then be adopted?
“The solution to the problem must be sought in the context of a world in a profound crisis, also economically and politically. Heads of state met in Paris, however, it would have been more useful if the presidents of multinationals had met. With the exception of Italy, whose consumption has remained nearly constant, world oil consumption has doubled between 1980 and 2015, and where consumption increases, so too do emissions. There is a serious political vacuum. It is economics that rules the world”.


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L’agricoltura italiana durante la Grande Guerra

L’Italia agricola occupava alle soglie della Grande Guerra poco meno della metà degli italiani (ambo i sessi, superiori ai 13 anni di età), e fu coinvolta nella sua interezza nel conflitto: il richiamo degli uomini al fronte, che lasciarono i campi a donne e anziani; la necessità di rispondere alle esigenze di approvvigionamento alimentare delle truppe, ma anche dell’intera popolazione; il rifornimento di legname da ardere e soprattutto da costruzione che il fronte richiedeva costantemente.
Circa il 46% dei richiamati alle armi provenivano dalle campagne (2,6 milioni) e rappresentavano più della metà dei contadini in età adulta. Oltre alla diminuzione di manodopera i danni per l’agricoltura derivarono anche dall’incetta del bestiame (2,5 milioni di capi) e dalla diminuzione dei concimi chimici, al tempo ancora ampiamente importati soprattutto dalla Germania (scorie Thomas).

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Agriculture in Italy during the Great War
On the threshold of the Great War, agriculture in Italy employed just a little under half of all Italians of either sex over 13 years of age, and was completely involved in the conflict, with men being called to the front, leaving the fields to women and old people; the necessity of meeting the food supply needs of the troops in addition to those of the entire population; and the supply of timber for firewood and especially for construction that the front constantly required. 
After the conflict, to the irrecoverable losses of the families of the fallen and the disable was added the need to restore optimal conditions to the areas damaged between the Isonzo and the lower Piave or impoverished both by crop imbalances (jobs neglected, lack of fertilizers) and over-exploitation as in the cases of livestock and forestry.

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Disuguaglianze sociali

Nella storia dell'umanità, sono esistite molte forme di convivenza tra ricchi e poveri, nonché vari tentativi di realizzare uguaglianze sociali. La grande Rivoluzione Francese ha lasciato alle nuove generazioni i problemi irrisolti, insieme al grande motto "Libertà, uguaglianza, fraternità". La cruenta Rivoluzione Russa è riuscita a creare un'uguaglianza ai livelli più bassi; ma, cadendo il regime, da un popolo di soli poveri sono presto emersi altri "nuovi ricchi". Anche la dura Rivoluzione comunista cinese, pur mantenendo una rigida dittatura incivile, ha finito per adottare modelli economici del capitalismo occidentale; una parte dei cittadini possiede oggi titoli in borsa e annovera alcuni tra i più ricchi capitalisti del mondo. Le disuguaglianze sociali possono manifestarsi in modi diversi e dipendere da vari fattori. Non si può quindi continuare a cercare di superarle seguendo ideologie radicali già ripetutamente fallite. Nella nostra attuale realtà, profondamente cambiata negli ultimi 50 anni, le classi sociali si sono evolute e in gran parte mescolate. Nella scala sociale si sono realizzate crescenti mobilità, verso l'alto o il basso, che potrebbero essere incrementate valorizzando solo il merito.

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Social inequalities
Social inequalities can manifest themselves in different ways and can depend on many factors. We cannot continue to try to overcome them by following radical ideologies that have already repeatedly failed (the French, Russian, and Chinese Revolutions). In our present situation which has changed profoundly over the last 50 years, social classes have evolved and largely mixed. 

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Innovazioni nel vivaismo viticolo

Il convegno su “Innovazioni nel vivaismo viticolo”, organizzato dalla Sezione Sud-Ovest dell’Accademia dei Georgofili in collaborazione con l’Accademia Italiana della Vite e del Vino si è svolto il 9 dicembre 2015 ed ha visto la partecipazione di ricercatori, studenti e di operatori del settore. 

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Innovations in viticultural nurseries
The conference on “Innovations in viticultural nurseries”, organized by the Georgofili Academy’s Southwest Section in collaboration with the Italian Academy of Vineyards and Wine took place in Palermo on 9 December 2015.

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Insetti e medicina nel ‘700

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Cambiamenti Climatici in Toscana: borsa di studio del Rotary in collaborazione con Lamma e Georgofili

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Via al piano di tutela negli USA

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Legge Stabilità, Guidi: "No all'ennesimo blitz per resuscitare la Federconsorzi"

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Cresciute esportazioni agricole USA verso la Cina

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Cereali: produttori USA iniziano a stoccare la produzione per calo dei prezzi

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Quanto ci costa il consumo di suolo

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Eurostat: in dieci anni imprese agricole dimezzate

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"Il riscaldamento non è un'opinione. Serve buonsenso"

Riportiamo di seguito l’intervista di Elena Dusi al Presidente dei Georgofili, Giampiero Maracchi, pubblicata sabato 5 dicembre 2015 su "la Repubblica".

«Il cambiamento climatico si misura. Più scientifico di così. Il contenuto di calore degli oceani dagli anni ‘70 a oggi è aumentato di 5-6 volte e questo è stato misurato via satellite, non è un'opinione», spiega Giampiero Maracchi, climatologo dell'università di Firenze e fondatore dell'Istituto di biometeorologia del Cnr.

Quali certezze abbiamo quando parliamo di clima?
«È in corso un cambiamento climatico, questo è inequivocabile. Sappiamo quanti gas a effetto serra emettiamo perché sappiamo quanto petrolio bruciamo. E conosciamo bene l'effetto di questi gas nell'atmosfera. Più incerti sono i modelli di previsione del futuro».

Fasi di riscaldamento ci sono state anche in passato.
«Ma hanno impiegato milioni di anni. Questa volta tutto è avvenuto nel giro di cento anni ».

La colpa è sicuramente dell'uomo?
«Al 95 per cento. Dovrebbe bastare a preoccuparci, se siamo dotati di buon senso».

Per vedere l'intera pagina di "La Repubblica" da cui è stata tratta l’intervista, clicca qui.

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Interrogare il territorio

Vita sine literis mors est, et hominis vivi sepoltura.
                                                
Siamo quasi riusciti a distruggere una delle discipline più affascinanti e utili per il nostro sviluppo sociale : l'urbanistica. Da tempo, su questa materia c'è un silenzio assordante. Prima aggredita dalla “pianificazione territoriale” (dimostratasi velleitaria e difficilmente applicabile) ha finito per perdere quella funzione di raccordo con la programmazione economica del territorio, ma anche con le discipline tradizionalmente amiche, nell'analisi e nel progetto. Da troppo tempo non si effettuano più studi e analisi sistematiche per conoscere i mutamenti e le propensioni dell'attività produttiva, del suolo, della mobilità, dei rapporti residenza-lavoro, della vita di relazione. Quanto furono fecondi di studi i decenni passati, quanto sono stati aridi gli ultimi. Come si può governare la polis senza conoscerla? C'è un impoverimento della cultura politica che non riesce più a “interrogare il territorio”. L'emergenza è diventata prassi. Non si è più capaci di immaginare l'armonia di un territorio, urbano o rurale che sia; e le continue “varianti” agli strumenti di previsione urbanistica strutturale spingono solo ad inseguire le proposte degli investitori. Avevamo immaginato una nuova e più civile stagione ove i “parchi fluviali”, i “parchi urbani” e i “pocket-park” avrebbero finalmente dato nuova ossigenazione alla nostra vita; c'eravamo persino illusi che quell'urbs perfecta cantata da Leonardo Bruni ai primi del Quattrocento, sarebbe tornata ad essere un modello da poter rivivere, ma così non è stato. Nè si parli superficialmente di neo-romanticismo. Senza un ritorno ad una visione urbanistica armonica non basterà certo fermare di due gradi centigradi la temperatura del globo per salvarci. La “salvazione” si guadagna con lo studio, con l'analisi e con la conseguente traduzione qualificata della sintesi. E proprio dai Georgofili può forse ancora passare questo messaggio. 

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Studying the area
We have almost managed to destroy one of the most fascinating and useful disciplines for our social development: town planning, with a deafening silence on this subject for a long time. Attacked first by “land use planning” (which was unrealistic and difficult to implement), it ended up losing its function of connecting an area's economic planning with the traditionally allied disciplines of planning and analysis. For too long, systematic studies and analyses have not been carried out to learn about the changes and tendencies of production activities, land, mobility, home-work relationships, and social life. As prolific as studies were in earlier decades, recent decades have been equally barren. How can a city be governed without knowing it? There has been an impoverishment of political culture that is no longer able to “study the area”. Crisis has become the general rule. The harmony of a district, whether urban or rural, is no longer imaginable. 

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“Ecosistema giardino storico”: è possibile garantire la fruizione e mantenere l’equilibrio ecologico?

Il processo di urbanizzazione, iniziato nel XIX secolo e diventato inarrestabile dopo la Seconda Guerra, ha profondamente trasformato le strutture sociali esistenti, sovvertendo le vecchie politiche, abolendo certi costumi e imponendone di nuovi.

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“Historical garden ecosystem”: is it possible to guarantee its enjoyment and maintain the ecological balance?
The urbanization process that began in the 19th century and became unstoppable after World War II has profoundly transformed existing social structures, overturning old policies, abolishing certain customs and imposing new ones.

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Clima ed abitudini alimentari

Le capacità di adattamento delle popolazioni umane ed animali al clima e agli alimenti sono legate alle risorse naturali che da sempre hanno caratterizzato l’ambiente di vita nel quale si sono evolute. Uomo ed animali hanno perciò proprie esigenze climatiche e abitudini alimentari differenziatesi secondo gli ecosistemi naturali.

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Climate and diet
The ability of human and animal populations to adapt to climate and diet is linked to the natural resources that have always characterized the environment in which they evolved.

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La sfinge “Testa di Morto”

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Il restauro e la gestione sostenibile dei giardini storici

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COP21: Sisti (WAA-Agronomi Mondiali), flessibilità e adattabilità dei sistemi agricoli sono la sfida per il futuro

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Russia: diffusa la lista dei prodotti che dal 1 gennaio non si potranno importare dalla Turchia

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Internet e agricoltura, il binomio possibile

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PSA del kiwi, studio del CREA pubblicato su “Nature”

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FAO: "I suoli sono in pericolo, ma il deterioramento non è irreversibile"

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Quale Politica per le foreste italiane?

L’Accademia dei Georgofili e la Federazione Italiana Dottori in Agraria e Forestali (FIDAF) danno inizio ad una attività comune per le foreste italiane

Da troppo tempo, ormai, non c’è una politica per le foreste italiane. Dagli anni ‘80, infatti, con la Legge 121/81, recante il “Nuovo ordinamento dell'Amministrazione della Pubblica Sicurezza”, venne sancito l'inserimento del Corpo Forestale tra le Forze di Polizia dello Stato. Le disposizioni legislative, emanate successivamente, posero le basi per la riforma strutturale e normativa del CFS, concretizzatasi con la nuova legge 6 febbraio 2004 n. 36, per il "Nuovo ordinamento del Corpo Forestale dello Stato"; legge che ribadisce i compiti ad esso affidati, di polizia ambientale e forestale, nonché di polizia giudiziaria, di ordine e sicurezza pubblica e di protezione civile. La scelta di campo viene ribadita e confermata sia dal cosiddetto codice ambientale - D.L.vo 3 aprile 2006 n. 152 recante "Norme in materia ambientale" - sia in particolare dal Decreto del Ministro dell' Interno del 28.04.2006 concernente il "Riassetto dei comparti di specialità delle Forze di Polizia". 
Sono venuti meno, pertanto, i compiti tecnici e di gestione, che per anni hanno costituito il punto di forza del CFS, lasciando spazio ai compiti di vigilanza e repressione delle violazioni in danno all'ambiente. Tali scelte appaiono opposte a quelle della maggioranza dei paesi avanzati. In essi, infatti, le attività di controllo si sono andate ridimensionando rispetto alle funzioni di supporto, assistenza tecnica, monitoraggio, ricerca e sviluppo, in un rapporto di collaborazione e di coinvolgimento delle diverse espressioni della società civile. Concetti come interfluvio, sorrenamenti, frangiventi sono scomparsi anche dal linguaggio tecnico, quando in realtà sono decisamente importanti ai fini del controllo del dissesto idrogeologico e della salute umana. 

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What policy for the Italian forests?
The Georgofili Academy and the Federazione Italiana Dottori in Agraria e Forestali (FIDAF) have joined forces in support of Italy's forests
For too long now, there has been no policy for Italian forests. The technical and management tasks that were the State Forestry Corps' strongpoint for years have come to nothing, leaving room for the security and crackdown on violations causing environmental damage. Such choices seem the opposite of those in most developed countries where control activities have been diminishing compared to functions related to support, technical assistance, monitoring, and research and development in a relationship of cooperation and involvement of civil society’s diverse expressions.  Concepts like interfluve, sandbanks, and wind-breaks have also disappeared from the technical language when they are actually quite important for controlling hydro-geological instability and human health. What policy for Italy's forests? In order to prevent degradation processes from being triggered in the mountains and hilly areas, especially the Mediterranean ones, a continuous and proper maintenance program is necessary, an activity made more difficult by the exodus from the mountains and the abandonment of the traditional layout of agrarian hydraulic works as well as the poor maintenance of meadows, pastures, and woods. The various forms of water erosion must be checked and decisions must be rationalized, bearing in mind that our country is among the first as regards knowledge of hydrogeological instability and landslides. There is an urgent need to consider how to best reorganize the State Forest Corps. As an alternative to its elimination or union, it should be restored to its original institutional tasks as a civilian “technical corps” with forest police responsibilities.

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Dal campo al consumatore

Si continua a divulgare con enfasi che l'esportazione attuale dei prodotti alimentari italiani avrebbe raggiunto un alto valore complessivo (circa 34 miliardi di euro) e che si mira a portarlo a 50 miliardi nei prossimi 5 anni. Non si pubblicizza invece il rovescio della medaglia, cioè che la nostra complessiva produzione nazionale di alimenti primari non è più autosufficiente e continua a decrescere. Siamo infatti diventati grandi importatori (a prezzi inferiori ai nostri costi di produzione). Liberamente elaboriamo queste commodities che poi esportiamo come nostro prodotto "agro-alimentare" e anche con l'ormai equivoco e malinteso marchio "Made in Italy". 
Attualmente, il non regolamentato rapporto tra i multiformi anelli delle filiere alimentari tende a mettere in difficoltà le imprese agricole, non pagando loro prezzi adeguati. Già da tempo è stata evidenziata la mancanza di un regolamento generale e di un accordo di compartecipazione fra tutte le imprese che comunque operano in una stessa filiera, “dal campo al consumatore”. Bisognerebbe comunque realizzare un'equa ripartizione del reddito complessivo, quale il valore aggiunto finale. 

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From the field to the consumer
We continue to spread the news with emphasis that the current exports of Italian food products have reached a high overall value (about 34 billion euros) and that we are aiming at reaching 50 billion in the next five years. However, the other side of the coin is not publicized, namely, that our overall domestic production of basic foods is no longer self-sufficient and continues to decrease. We have actually become great importers (at prices lower than our production prices). We freely process these commodities that we then export as one of our food products even with our ambiguous and misleading "Made in Italy" brand.
At present, the unregulated relationship between the food chains' multifarious links tends to create difficulties for farms, by not paying their fair prices. The lack of general regulations and of a sharing agreement among all the firms participating in the same “field to consumer” chain has already been highlighted for some time. A fair distribution of total income should be created, like the final added value.

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Premio Laura Bacci

Mercoledì 9 dicembre alle ore 16 si svolgerà all’Accademia dei Georgofili la cerimonia per il conferimento del “Premio Laura Bacci”, intitolato a una giovane ricercatrice dell'Istituto di biometeorologia del CNR scomparsa nel 2013. Quest’anno alla sua seconda edizione, il premio mette a disposizione due borse di studio, una per tesi di laurea e una per tesi di dottorato discusse nell'anno 2014, che abbiano dimostrato risultati di particolare eccellenza sul tema dell'Innovazione per la sostenibilità in agricoltura.    


PROGRAMMA

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Laura Bacci Prize
On Wednesday, 9 December, at 4 p.m., there will be the ceremony at the Georgofili Academy to award the “Laura Bacci Prize” named after a young researcher at the CNR's biometeorology institute who died in 2013.

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Difesa delle piante mediante biotecnologie

Giovedì 10 dicembre 2015 alle ore 9.30, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà una giornata di studio sulla “Difesa delle piante mediante biotecnologie”, organizzata su proposta del Comitato consultivo dei Georgofili sui problemi della difesa delle piante. 

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Plant Protection through Biotechnology
On Thursday 10 December at 9.30 a.m. in the Georgofili Academy's headquarters, there will be a study day on “plant protection through biotechnology”. 

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La Toscana per l’abolizione della pena di morte

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Aspetti innovativi nella lotta agli infestanti nelle industrie alimentari

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Innovazione nella filiera grano duro per migliorare la qualità e la sostenibilità ambientale

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La cocciniglia semisferica delle piante ornamentali

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Primo incontro dell'Associazione Amici dei Georgofili di Pisa

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Prezzo del latte: un regalino di Natale ai produttori non è la soluzione

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Legge Stabilità deve dare un segnale concreto per contenere il consumo di suolo

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Accordo tra Agrinsieme e Accademia dei Georgofili per il progresso dell'agricoltura italiana

E’ stato firmato ieri, martedì 24 novembre 2015, presso la sede nazionale della Cia-Agricoltori Italiani, dal coordinatore Nazionale di Agrinsieme, Dino Scanavino, il Presidente di Confagricoltura Mario Guidi, il Presidente di Copagri Franco Verrascina e il presidente dell'Accademia dei Georgofili, Professor Giampiero Maracchi, un protocollo d'intesa che impegnerà i firmatari a compiere azioni comuni nel campo dello sviluppo, ricerca e formazione nel settore ambientale, agricolo e alimentare italiano. Il protocollo d'intesa, che legherà per almeno un triennio Agrinsieme – coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative italiane del settore Agroalimentare - con l'Accademia dei Georgofili, verte su azioni comuni per la tutela ambientale, per la sicurezza e qualità alimentare, lo sviluppo del mondo rurale, le competenze tecnico-scientifiche degli operatori, anche attraverso i riferimenti alle tradizioni dei diversi territori nazionali.   “La firma di questo accordo è la naturale conclusione di un percorso comune: con l’Accademia dei Georgofili condividiamo l’obiettivo fondante di promuovere l’agricoltura come volano di crescita del Paese, dal punto di vista economico ma anche ambientale, sociale e culturale - ha spiegato Scanavino - tramite politiche che garantiscano e accrescano allo stesso tempo la redditività alle aziende agricole”.  Sulla stessa linea il presidente della storica istituzione di Firenze: “E’ dal 1753 che l’Accademia dei Georgofili è impegnata a sviluppare e promuovere gli aspetti sempre nuovi del settore", ha detto Maracchi.


Agreement between Agrinsieme and the Georgofili Academy for the Advancement of Italian agriculture
A memorandum of understanding was signed yesterday, Tuesday 24 November 2015, at the national headquarters of CIA-Agricoltori Italiani by Dino Scanavino, Agrinsieme’s national coordinator; Mario Guidi, president of Confagricoltura; Franco Verrascina, Copagri president; and Professor Giampiero Maracchi, president of the Georgofili Academy, which commits the signatories to carry out common actions in the field of research, development and education in Italian environmental, agricultural and food sectors. Agrinsieme (CIA, Confagricoltura, Copagri and the food sector’s Alleanza delle Cooperative italiane) will be bound to the Georgofili Academy by this memorandum of understanding for at least three years, coordinating common actions to safeguard the environment, food safety and quality, rural area development, technical-scientific skills, including references to the traditions of the various domestic areas. 

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Maometto, il cibo e la montagna

L’emigrazione di massa riguarda oggi tutta la terra perché anche fuori Europa esistono esodi analoghi, come dal Messico negli USA, in Sudafrica dai paesi confinanti e dalla Nigeria, dalla Cina in Russia con il traghettamento dell’Ussuri; inoltre, ancora dalla Cina, in direzione di ogni continente.
Il pianeta è caratterizzato, oggi più che mai, da squilibri economici e da enormi differenze nel tenore di vita mentre le notizie, che un tempo circolavano in ambienti ristretti, ora sono “mondializzate” grazie a un’elettronica che sta facendo conoscere a tutti com’è fatta la quinta strada a New York, quanto sono invitanti le vetrine di via Condotti o di via Monte Napoleone in Italia,  quali autovetture si usano e quali cibi si mangiano in Europa e negli USA,  ecc.
Orbene, applicando un detto mussulmano, “se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna”, gli odierni profughi per fame (diverso discorso andrebbe fatto per chi fugge dallo sterminio e dalla guerra), non ricevendo più gli aiuti euroamericani che arrivavano fino a qualche anno addietro, lasciano la terra natia per venire nei paesi ricchi, rischiando anche traversate marine pericolosissime. Occorre che i governanti dei paesi sviluppati manifestino più saggezza e considerino scopo primario della loro attività quella di ridurre le differenze di reddito fra i loro stessi cittadini e, naturalmente, fra i loro compatrioti e i popoli dei paesi più poveri. 
Il primo argomento meriterebbe un vero trattato sul significato della concorrenza e sullo strapotere di colossi economico – finanziari che possono, con la loro forza reale, influire in modo addirittura impressionante sulle decisioni dei governi nazionali. Ma non è questa la sede adatta.

The mountain, food and Mohammed
Mass emigration today concerns the whole planet as even outside Europe there are similar exoduses such as those to the United States from Mexico, to South Africa from neighboring countries and Nigeria, and from China to Russia across the Ussuri River as well as towards each continent.
Today more than ever, the planet is characterized by economic imbalances and huge differences in living standards while news that once circulated only in restricted circles has now been globalized thanks to electronics that is making everyone acquainted with what Fifth Avenue in New York is like, how appealing the Via Condotti or Via Monte Napoleone window displays in Italy are, which cars are used and what food is eaten in Europe and the United States, etc.  
However, by applying a Muslim saying “if the mountain won’t come to Mohammed, Mohammed must go to the mountain”, today’s refugees from famine (different from those fleeing war and slaughter), that no longer receive the Euro-American aid that they got until a few years ago, are leaving their native lands to come to wealthy countries, even risking very dangerous sea crossings. The leaders in developed countries should show more wisdom and consider their primary purpose to be reducing income differences between their own citizens and, naturally, between their fellow countrymen and people from poorer countries.

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Quando le olive sono sulla pianta il problema è trovare chi le raccoglie

La annata del 2014 catastrofica per l’olivicoltura italiana ha segnato la fine anche dell’’ultimo dei quattro eventi annuali, la raccolta delle olive, che insieme alla fienagione, alla battitura ed alla vendemmia, caratterizzavano la società agraria.


When olives are on the tree, the problem is who is going to pick them?

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La politica agricola comune: sfide e indirizzi futuri

Intervista a Vittoria Alliata di Villafranca, direttore presso la Direzione Generale della politica regionale e urbana della Commissione europea. 


The Common Agricultural Policy: challenges and future directions
Interview with Vittoria Alliata di Villafranca, director at the European Commission’s Directorate General for Regional and Urban Policy. 

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Il paesaggio agrario tra normativa nazionale e Convenzione Europea del Paesaggio nel quindicennale della sua sottoscrizione

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Una mostra su cartografia e geografia dai Lorena ai Savoia

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Cambiamenti climatici, agricoltura e settore forestale: i progetti di ricerca italiani

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Il Tuscan Food Quality Center pubblica libretto sugli spin off toscani del settore agroalimentare

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Acquerelli botanici in mostra ai Georgofili: “Citrus, l’oro dei Medici”

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Il georgofilo emerito Piero Pisani Barbacciani cittadino onorario di Caprese Michelangelo

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Vini naturali e senza solfiti. Il brevetto è dell'Università di Pisa

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MIPAAF: approvata definitivamente legge a tutela della biodiversità

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Addio contadini, ora c’è il manager. Il futuro della terra è nell’e-commerce.

Riportiamo di seguito l’intervista di Paolo Pellegrini al Presidente dei Georgofili, Giampiero Maracchi, pubblicata oggi - 18 novembre 2015 - su QN

“La campagna del futuro? Avrà un ruolo centrale, da protagonista. Ci sarà più attenzione alla vita rurale e agli spazi rurali, anche l’Europa passa dal sostegno alla produzione all’attenzione al territorio. Ci saranno più giovani, in un’ottica multifunzionale che vedrà crescere le fattorie didattiche e l’agriturismo come vero turismo di qualità. Si produrrà cibo, ma non solo, e si venderà grazie all’e-commerce. Segnali di una nuova civiltà.” Parola di Giampiero Maracchi, Presidente dell’Accademia dei Georgofili, la massima e più antica autorità in campo agricolo: è il quadro disegnato all’Università di Pisa, al convegno su: “L’agricoltura nel 2050: vecchi e nuovi paradigmi di fronte alla sfida ecologica. Dai precetti agro ecologici di Pietro Cuppari all’agricoltura del futuro”.

Chi sarà per lei, Professore, il “contadino 2.0”?
“Io preferisco parlare di agricoltore, coltivatore, un po’ il farmer inglese. Senza quell’alone di vecchio che evocano certe parole. Il coltivatore del futuro è un imprenditore, vive più felice di chi sta in città e migliora l’ambiente”.

Sbagliato dunque chiamare “Scuola per contadini” quella rilanciata dai comuni del Chianti con la Regione?
“Togliamo quella parola che in italiano suona dispregiativa. I giovani non hanno più nel DNA l’idea che solo l’industria possa produrre felicità e sollevare dalla miseria, e tornano volentieri nei campi”.
Un ritorno che sa di moda?
No, tutto sta alla sensibilità dei giovani rispetto a un mondo alle prese con tante crisi: il clima, il sistema produttivo, l’economia, l’ambiente, le megalopoli. L’agricoltura può dare risposte non solo nel food ma per le fibre tessili, l’energia, i cosmetici”.

Ma non è tutto rose e fiori …
“Anzi: è difficile, malgrado i progetti come quello della Regione Toscana. I finanziamenti sono pochi, la terra costa ancora cara. Ma ci sono attività che possono dare un buon reddito subito, come l’apicoltura. O come le cooperative di raccoglitori di olive, utili per tanti che hanno oliveti di 1-3 ettari”.

Fantasia, insomma. Ma basta?
Eh no. Ci volgiono le competenze. In Italia in questi 50 anni si è più distrutto che creato. C’erano gli Ispettorati agrari, ora non ci sono più. Manca una voce tecnica, salvo pochi servizi regionali. Come Accademia stiamo pensando a un portale tecnico serio. In rete c’è tanto che però non dà nulla, spesso esperienze personali declinate in blog campati per aria. Non cose serie per informarsi su terreni, fertilizzanti, piante come invece sono gli extension services in USA, servizi pubblici che collaborano con l’Università”.



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La cultura alimentare odierna: alla ricerca di nuove regole

Ogni tempo adotta pratiche alimentari che interpretano un gusto ed esprimono un’idea di cosa sia una buona alimentazione. E oggi, quale tendenza orienta il nostro rapporto con il cibo?
Alla fine degli anni Settanta di fronte all’esplosione dell’urbanizzazione, al predominio della grande industria alimentare e della distribuzione di massa, gli studiosi esprimevano preoccupazioni per un allontanamento del rapporto tra atto alimentare e natura. Il cibo sembrava diventare “opaco”, in un certo senso non riconoscibile e con ciò fonte di ansia per coloro che lo consumavano. L’assenza di regole sembrava contrassegnare l’alimentazione dell’uomo moderno. 

Food culture today: looking for new rules
Every era adopts eating habits that translate a taste and express an idea of what makes up a good diet.  And today, what is the tendency that guides our relationship with food?
At the end of the 1970s, in the face of the urbanization explosion, with the dominance of large-scale food production and distribution, scholars were worried about a split of the food-nature relationship. Food seemed “dull”, in a certain sense unrecognizable,  and therefore a cause of anxiety for those who ate it. The absence of rules seemed to mark the modern human diet.
Today this behavioral direction seems to be radically reversed. We continue to live in a time focused on haste and inconstancy. To a large extent we eat food outside our homes, dedicating little time to cooking (at least in our daily lives).
However, two things have changed. The first is that we consider food essential to our health and health one of our primary responsibilities. The second is that digital technologies allow everyone to access information and exchange opinions and experiences. These two conditions contribute to our food choices being both more knowledgeable and open-minded.

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L’origine della razza ovina Gentile

Benché si sia sostenuta per secoli l’origine tutta spagnola della razza ovina Gentile, molti sono gli elementi incontrati nella nostra lunga ricerca che ci hanno convinto dell’esistenza concreta di un’altra possibilità, e cioè che l’ovino gentile sia esistito, proprio in Puglia, molto prima dell’occupazione del Regno di Napoli da parte degli Aragonesi, e quindi prima della presunta introduzione di quella razza nelle terre della Dogana delle Pecore, magistratura di creazione  aragonese che regolò la transumanza organizzata tra Abruzzo e Puglia da metà ‘400 a tutto il ‘700.


The origin of the Gentile sheep breed

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Evoluzione delle macchine per la protezione delle colture

Le recenti evoluzioni del quadro normativo in materia di uso delle irroratrici, nate dall’applicazione della Direttiva 2009/128/CE sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, prendono le mosse dall’aumento dell’interesse dell’opinione pubblica nei confronti delle problematiche di natura ambientale connesse all’impiego dei prodotti fitosanitari verificatosi negli ultimi anni. 


Evolution of crop protection machinery

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Le Psille degli agrumi e la Guava

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Confusione e ossessioni patrimoniali

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Primo incontro per gli Amici dei Georgofili di Pisa il 27 novembre

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Approvato disegno di legge contro caporalato e lavoro nero

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Incontro a Firenze aspettando Parigi COP 21: “Il cambiamento climatico, strategie di mitigazione e di adattamento in ambito urbano”

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Agricoltura, ambiente, qualità e sicurezza alimentare: Georgofili e Forestale firmano protocollo in Regione.

"La firma di questo protocollo di intesa tra il Corpo Forestale dello Stato e l'Accademia Italiana dei Georgofili rappresenta un impegno istituzionale volto a promuovere il valore strategico delle politiche agricole e agroalimentari. Il progresso dell'agricoltura, la tutela ambientale, la sicurezza e qualità alimentare nonché lo sviluppo del mondo rurale rappresentano obiettivi focali della politica regionale in quanto l'agricoltura e la forestazione sono attività primarie della Regione Toscana da un punto di vista sia economico sia sociale e occupazionale."
Questo il commento dell'assessore all'agricoltura e foreste della Regione, Marco Remaschi, alla firma avvenuta oggi (lo scorso 5 novembre, n.d.r.) in palazzo Strozzi Sacrati a Firenze del protocollo d'intesa che sancisce la collaborazione fra Accademia dei Georgofili e Corpo Forestale dello Stato.

Agriculture, environment, quality and food security: Georgofili members and Forestry Corps sign a regional-level memorandum 
“The signing of this memorandum of understanding between the Forestry Corps and the Italian Georgofili Academy represents an institutional commitment to promote the strategic value of agricultural and food policies. The progress of agriculture, the safeguarding of the environment, food security and quality as well as the development of the rural world are central objectives of the regional policy as agriculture and forestation are primary activities for the Regione Toscana from an economic as well as a social and employment point of view”.
This was the comment of Marco Remaschi, district councilor for agriculture and forests, at the signing of the memorandum of understanding  that took place today (5 November, editor’s note) at Strozzi Sacrati Palace in Florence, ratifying the partnership between the Georgofili Academy and the State Forestry Corps. “The Regione Toscana,” Remaschi recalled, “also signed a memorandum of understanding with the Georgofili Academy in 2015 whose priority objectives include the development of initiatives that contribute to creating and strengthening synergies in the research, promotion and popularization of food culture and the sustainable environmental, economic and social development of the food chain starting from production up to consumption, without leaving out best practices as well as popularization and promotion initiatives”.

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Cambiamenti climatici e ruolo del settore agricolo e forestale

Giovedì 19 novembre alle ore 11, si svolgerà nella Sede dell’Accademia dei Georgofili una giornata di studio su: "Cambiamenti climatici e ruolo del settore agricolo e forestale (stato e prospettive  della ricerca in Italia”.
Nell’ambito delle tematiche affrontate da EXPO 2105, la possibilità di gestire il territorio agroforestale in modo sostenibile non può prescindere da considerare il ruolo che i cambiamenti climatici, in atto e previsti per i prossimi decenni, potranno avere. 
In questo contesto si inseriscono due progetti PRIN finanziati nel 2011 (CARBOTREES e IC-FAR) che hanno come obiettivo quello di esaminare, per i settori della produzione di materie prime per l’alimentazione e della gestione del sistema forestale, il ruolo che i cambiamenti climatici avranno in termini di impatti e le strategie di adattamento e mitigazione che potranno essere messe in campo. Con la conclusione del progetto ‘Agro-Scenari’ finanziato dal MiPAAF, questi due progetti sono i soli che al momento affrontano queste tematiche a livello nazionale. 
La Giornata, promossa e organizzata in collaborazione con il Tuscan Food Quality Center, ha l’obiettivo di presentare i principali risultati ottenuti da questi progetti, esaminando in particolare le capacita di mitigazione che i sistemi arborei e forestali hanno ai fini della definizione delle strategie nazionali da adottare e le incertezze che si hanno nella previsione di impatto dei cambiamenti climatici sui sistemi colturali erbacei. Inoltre, verranno presentate le iniziative progettuali nazionali e internazionali e quelle previste per i prossimi anni. 

PROGRAMMA 

Ore 11.00 – Apertura dei lavori 
Giampiero Maracchi, Presidente Accademia dei Georgofili 

Prima sessione. Presiede: Paolo Nannipieri 

Il Progetto CARBOTREES (Strategie nazionali per la mitigazione dei Cambiamenti Climatici in sistemi arborei agrari e forestali) - Simona Castaldi 
Il ruolo dei sistemi arborei nelle capacità mitigative nazionali: i casi studio di vite e olivo - Marco Bindi 
Analisi di impatti e vulnerabilità ai cambiamenti climatici dei sistemi forestali. Scenari di simulazione sugli stocks, la produttività forestale e il rischio di incendi - Marco Marchetti 
Il potenziale di mitigazione dei suoli dei sistemi agroforestali italiani - Simona Castaldi 

Seconda sessione. Presiede: Concetta Vazzana 

Il Progetto IC-FAR (Sperimentazioni agronomiche di lunga durata e modelli matematici a supporto di strategie di adattamento) - Paolo Roggero 
Esperimenti agronomici di lungo termine: un imperativo per la ricerca sugli agroecosistemi - Antonio Berti 
Risposta delle colture erbacee alla variabilità meteo-climatica: analisi statistiche e modellistiche basate su dataset di lunga durata- Anna Dalla Marta 
Interoperabilità dei dataset agronomici di lunga durata e modellistica colturale - Francesco Danuso 

Terza sessione. Presiede Marco Bindi 

Resoconto altri progetti a livello Nazionale e Europeo - Interventi programmati 
Prospettive future di progetti a livello nazionale su agricoltura e foreste e cambiamenti climatici - Franco Miglietta 

Ore 16.00 – Conclusione dei Lavori


Climate change and the role of the agricultural and forest sector
The Georgofili Academy will host a study day on “Climate change and the role of the agricultural and forest sector (the status of and outlook for research in Italy)” at their headquarters on Thursday, 19 November, at 11 a.m.
In the context of the issues addressed by EXPO 2105, the possibility of the sustainable management of agriforest lands cannot ignore the role, both  ongoing and  foreseen over the coming decades , that climate change will have.
Funded in 2011, the two PRIN projects (CARBOTREES and IC-FAR) have been placed in this context, with the objective of examining the future effects of climate change on the food raw material and forest management sectors, and the adaptation and mitigation strategies available. With the conclusion of the Agro-Scenari project funded by MiPAAF, these two projects are the only ones that are currently tackling these topics at a national level.
Promoted and organized in collaboration with the Tuscan Food Quality Center, the objective of this study day is to present the main findings from these projects, examining specifically the mitigation abilities of arboreal and forest systems in defining which national strategies to adopt as well as the uncertainties in predicting the impact of climate change on herbaceous crop systems. In addition, national and international project initiatives as well as those planned for the next few years will be presented.

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Percezioni sensoriali e profumi dell’olio extravergine d’oliva toscano

L’importanza economica dell’olio extra vergine d’oliva toscano è rappresentata dai 15 milioni di piante che occupano 97 mila ettari, dalle 50 mila aziende olivicole, 400 frantoi, 70 varietà locali d’olivo, 180 mila quintali di olio prodotto ogni anno e da consorzi che ne garantiscono l’autenticità e ne tutelano le origini rendendo possibile a chiunque, via web inserendo il codice d’imbottigliamento, di conoscere chi e dove sono state coltivate le olive, chi le ha frante e chi ha imbottigliato l’olio. 


Sensory perceptions and scents of Tuscan extra virgin olive oil
The economic importance of Tuscan extra virgin olive oil is represented by the 15 million plants that occupy 97 thousand hectares; by the 50 thousand olive growers, 400 oil mills, 70 local varieties of olive trees, 180 thousand quintals of oil produced every year; and by the consortiums that guarantee the genuineness and safeguard the origins, making it possible for anyone, by entering the bottling code on a website, to know where and who picked and pressed the olives and who bottled the oil. Moreover the typical morphology of Tuscan olive trees has a scenic importance in that, since the 7th century B.C., it has represented a world rich in history and tradition.

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Dopo EXPO. Ottimismo, pessimismo e realtà

L'Esposizione Universale è una manifestazione internazionale di alto livello culturale che si ripete periodicamente  alternandosi in vari paesi fin dal 1861.  Fino ad ora sono stati sottolineati aspetti  di progresso industriale mentre l'edizione italiana testè terminata è stata indirizzata sull'agricoltura. Che  non tutti siano d'accordo è più che logico, ma non vorremmo che le critiche siano state  indirizzate da una generale superficialità  nel considerare  l'argomento trattato. Valgono a questo proposito anche aneddoti e casi ricorrenti.   Nella ricerca dell'equilibrio conforta la  messa a punto offerta da Giulia Bartalozzi & Matteo Bernardelli nel libro   "A..... COME AGRICOLTURA: DAL NEOLITICO ALL'EXPO 2015" di 200 pagine, pubblicato dall'Editoriale Sometti di Mantova (Telefono 0376.322430). Prezzo 15 euro. Ci si rivolge ai ragazzi, ma anche un adulto o addirittura uno del mestiere può trovare un utile pro-memoria per le tante forme  che hanno l'agricoltura e dei suoi prodotti. 


After EXPO. Optimism, pessimism and reality
A world’s fair is a high-level international cultural event that has occurred periodically in various countries since 1861. Up to now, aspects of industrial progress have been highlighted while the recently concluded Italian Expo was directed at agriculture. The fact that not everybody was in agreement can be understood, but we hope the criticism was not directed by a general superficiality regarding the topic. Periodical cases and anecdotes also apply in this regard.  

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La genetista Tonelli: l’high tech che sfamerà la Terra

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Premio "Prosperitati Publicae Augendae" - Edizione 2015

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L’ONU lancia il 2016 come Anno Internazionale dei legumi

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Francesco Ferrini Presidente della Scuola di Agraria dell’Università di Firenze

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Innovazione nella filiera olivicola

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Un pomodoro super salutare grazie al miglioramento genetico

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L’olio d’oliva, un dono della natura per la salvaguardia della salute

Martedì 17 novembre alle ore 16, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà un Convegno organizzato in collaborazione con Accademia Italiana della Cucina e Rotary Club, su: “L’olio d’oliva, un dono della natura per la salvaguardia della salute”. Obiettivo del Convegno: riportare l'Olio di Oliva all'attenzione di tutti e decretarne una vera rinascita nella consapevolezza condivisa del suo inestimabile valore per l’alimentazione e la salvaguardia della salute. 


PROGRAMMA 
-Saluto del Presidente dell’Accademia dei Georgofili, Giampiero Maracchi 
-L’olio di oliva, un dono della natura per la salva-guardia della salute - Nicola Comodo 
-La sicurezza agroalimentare, esigenza di legalità - Giuseppe Vadalà 
-Olio extravergine di oliva: una eccellenza della natura - Nicola Menditto 
-Paralleli tra Olio, Farina, Musica - Paolo Pasquali 
-Olio: cardine del mangiare - Alfredo Pelle

Olive oil, a gift from nature to protect health
On Tuesday, 17 November, at 4 p.m. in the headquarters of the Georgofili Academy, there will be a conference organized in collaboration with the Accademia Italiana della Cucina and the Rotary Club on “Olive oil, a gift from nature to protect health”.
Olive trees and olive oil will again be the focus of the conference round table at the Georgofili Academy, with historical, artistic, chemical-biological, legal, agricultural and food reports.
The conference’s objective is to again bring everybody’s attention to olive oil and to proclaim its true rebirth in the shared awareness of its inestimable dietary value and health protection.

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Considerazioni sulla cancerogenicità della carne rossa e della carne trasformata

L’Associazione Scientifica per la Scienza e le Produzioni Animali (ASPA) ha istituito da tempo una commissione di studio per valutare lo stato delle conoscenze sui rapporti tra alimenti di origine animale e salute umana, identificare eventuali aspetti che meritano attenzione e approfondimento e stimolare il dialogo con l’intera comunità scientifica per promuovere una corretta informazione sull’argomento. Proprio l’aspetto della comunicazione è oggetto negli ultimi giorni di seria preoccupazione per tutta la comunità scientifica che si occupa di alimenti di origine animale, a causa dell’intensa campagna mediatica occorsa a seguito della pubblicazione su una rivista scientifica (Lancet Oncology) di una breve nota del gruppo di lavoro dell’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC). Pochi giorni fa, infatti, lo IARC ha licenziato un rapporto, allo stato non consultabile, ma riassunto in una breve nota di due pagine pubblicata sulla sezione news della rivista Lancet Oncology, nella quale 22 scienziati hanno ritenuto carcinogenico relativamente al colon-retto il consumo di carni rosse conservate e probabilmente carcinogenico quello di carni rosse. Pur riconoscendo l’alto valore nutrizionale delle carni, il responso del panel ha portato lo IARC a classificare le carni conservate nel gruppo 1 (sostanze carcinogeniche per gli umani) e le carni rosse in quello 2A (sostanze probabilmente carcinogeniche per gli umani) relativamente al cancro al colon retto (CRC). Il panel ha assunto questa decisione a maggioranza sulla base, come affermato nella nota, dell’analisi di circa 800 lavori, dei quali però soltanto 27 hanno riguardato le carni conservate (12 responsi positivi su 18 lavori per studi epidemiologici e 6 positivi su 9 su casi-controllo, per complessivi 18 positivi su 27 pari al 67%) e 29 le carni rosse (7 positività su 14 per studi epidemilogici e 7 positività su 15 per casi-controllo, per complessivi 14 su 29 pari al 48%). Inoltre, il panel ha anche fornito, sulla base di stime effettuate in un unico lavoro di metanalisi, il rischio dose risposta quantificandolo pari al 18% di incremento di CRC per ogni 50 g di consumo giornalieri di carni conservate e pari al 17% per ogni 100 g di consumo giornaliero di carni rosse.  Tuttavia, un altro gruppo di 23 scienziati, provenienti da 8 Paesi, soltanto un anno fa aveva concluso che le relazioni fra consumo di carni conservate e rosse fresche e CRC sono inconsistenti. E’ convinzione degli autori di questa nota che la materia sia altamente controversa (fatto dimostrato dal non raggiunto consenso del panel IARC nel rilasciare il parere e da un responso totalmente opposto pubblicato da Oostindjier et al. nel 2014) e che occorrano molte più evidenze di quante utilizzate dallo IARC per poter con certezza affermare che il consumo di un alimento così complesso possa essere sicuramente associato, seppure con livelli di rischio molto bassi (1/10 dell’esposizione allo smog, 1/20 del consumo di alcool, 1/30 del fumo di sigaretta) all’insorgenza di CRC.


Considerations on the carcinogenicity of red and processed meats
The Associazione Scientifica per la Scienza e le Produzioni Animali or Animal Science and Production Association (ASPA) has had for some time a study committee to evaluate the state of knowledge on the relationship between foodstuffs of animal origin and human health, to identify possible areas deserving attention and in-depth study, and to foster dialogue with the entire scientific community to promote accurate information on this topic.  It is precisely the communication aspect that, in the last few days, has been the focus of great concern to the entire scientific community that deals with animal-derived foodstuffs because of the intense media campaign that has followed the publication in the scientific journal Lancet Oncology of a brief note by the International Agency Research Cancer (IARC) working group. In fact, a few days ago, IARC issued a report not yet available that, however, was summarized in a short two-page note published in the news section of the journalLancet Oncology, where 22 scientists consider the consumption of processed and probably red meats to be relatively carcinogenic  for the colon and rectum.
It is the opinion of the authors of this note that this is a highly controversial issue – a fact confirmed by the IARC panel not achieving consensus in issuing the advice and by a totally contrary response published by Oostindjier et al. in 2014. Much more evidence is needed than what was used by the IARC in order to be able to state with certainty that the consumption of such a complex food is definitely linked, albeit with very low risk levels  (1/10 that of smog exposure, 1/20 of alcohol consumption, and 1/30 of smoking cigarettes) to the onset of colorectal cancer.  Moreover, it remains unclear why the writers of the note chose to support their opinion on processed and red meats by citing the results of such a very important epidemiological study as the EPIC one, first published 10 years ago, and not the results of the updated EPIC study from 2013. On the one hand, the latter study confirmed the association between the processed meat consumption and colorectal cancer (for those who ate 160 grams per day of processed meats compared to those that ate less than 20 grams per day). However, on the other hand, it was clearly pointed out that such an association does not exist for red meats.

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Sulla necessità e le possibilità di ridurre i consumi idrici in agricoltura

L’agricoltura è l’attività economica a più alto consumo idrico. A livello mondiale utilizza circa il 70% delle risorse disponibili, percentuale largamente superate nei Paesi in via di sviluppo, con efficienza d’uso spesso inferiore al 50%. Questa quantità di acqua, già insufficiente a soddisfare a pieno i fabbisogni delle colture, tenderà sempre più a contrarsi nel tempo a causa della crescente competizione con gli usi civili ed industriali e dei cambiamenti climatici in atto. 

The need and the possibilities for reducing water consumption in agriculture
Agriculture is the economic activity with the highest water consumption. Worldwide, it uses about 70% of the available resources, a percentage that increases greatly in developing countries where efficiency of use is often below 50%. This amount of water, already insufficient to fully meet the needs of crops, will increasingly shrink over time due to the growing competition with domestic and industrial uses and the on-going climate change.

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Il DNA antico

Nel DNA sono registrati i caratteri biologici di organismi che si sono adattati all’ambiente in cui sono vissuti. Oggi il DNA può essere estratto anche da antichi organismi e analizzarne la sua struttura può dare la possibilità, una volta confrontato con DNA contemporanei, di apprezzarne la distanza evolutiva. Nonostante ciò vi sono difficoltà in quanto a tutt’oggi il DNA antico quasi sempre risulta degradato e in alcuni casi ridotto in frammenti un po’ come un’enciclopedia di migliaia di pagine giunta sino a noi con gran parte dei caratteri cancellati o sbiaditi.


Ancient DNA
DNA records the biological characteristics of organisms that have adapted to the environment in which they live. Today DNA can also be extracted from ancient organisms, with analyses of its structure offering the possibility to evaluate the evolution distance once compared with contemporary DNA. Despite all this, there are difficulties because so far the ancient DNA is almost always degraded and, in some cases, in a fragmentary state.

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La Ninfa delle ortiche

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Solidarietà dei Georgofili alla FIDAF in merito alla riforma del Corpo Forestale dello Stato

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Scontro tra Parlamento e Commissione Ue sugli OGM

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L'aumento delle tasse agricole nascosto nella legge di stabilità 2016

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Seconda edizione del Master avanzato in Diritto alimentare

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Difesa innovativa delle piante dai loro patogeni, nel rispetto dell’ambiente e nell’ambito di un’economia ciclica

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Corso di aggiornamento "Soluzioni innovative per le aziende agricole"

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Le due culture della nuova gastronomia

Giovedì 12 novembre alle ore 9.30, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà un convegno su: “Le due culture della nuova gastronomia”.
La gastronomia è, per definizione, l’arte del gusto, un’arte che si fonda sulla difesa e la trasmissione della tradizione. Il gusto, tuttavia, è comunque sempre un fatto sociale, intriso di dimensioni simboliche e culturali, intrecciato con le norme alimentari e gli stili di vita che ogni epoca storica fa propri. E oggi, possiamo individuare una direzione della gastronomia? Quale influenza esercita sulla stessa la società dell’informazione, dei nuovi media e della condivisione di esperienze e di immagini, e quale ruolo possono avere le scienze dell’alimentazione e le nuove conoscenze scientifiche? 
L’Università ha colto in tempo il segnale del cambiamento e ha messo a punto adeguati percorsi formativi per professionisti capaci di affrontare tutte le problematiche legate alla valorizzazione del prodotto, tipico e di qualità, e la biodiversità culturale ad esso intimamente legata. 
Il convegno intende mettere in evidenza la varietà e ricchezza culturale che si accompagnano da sempre alla gastronomia, ma anche le nuove sfide che attendono il gastronomo laureato. 

PROGRAMMA 
Andrea Fabbri - Introduzione ai lavori 
Giovanni Ballarini - La multiculturalità alimentare e la sfida della omologazione 
Paolo Scarpi - Sistemi religiosi e scelte alimentari 
Maura Franchi - La nuova cultura alimentare e le sfide alla scienza gastronomica 
Luigi Gallo e Paolo Sambo - Le radici del buono: l’agricoltura, gli alleva-menti e i prodotti tipici 
Andrea Menini e Antonio Parbonetti - Strategie e performance nel food & beverage italiano 
Davide Cassi - L’impatto delle tecnologie sulla cucina e sulla gastronomia 
Paolo Petroni - Considerazioni conclusive


The two cultures of the new gastronomy

A day of study on "The two cultures of the new gastronomy" will take place on Thursday, 12 November, at 9:30 am at the Georgofili Academy’s headquarters.
Gastronomy is by definition the art of taste, an art based on the defense and transmission of tradition. Taste, however, is always a social fact, steeped in cultural and symbolic dimensions, interwoven with food standards and lifestyles that every historical epoch makes its own. Can we identify a direction in gastronomy today? What influence does the information society have on it, with the new media and the sharing of experiences and images, and what role can food science and new scientific knowledge have?
Universities have caught sign of this change in time and have developed adequate training programs for professionals that address all the issues related to the enhancement of typical and high quality products and of the cultural biodiversity intimately linked to it.
The conference aims to highlight the diversity and cultural richness that always accompany the food, but also the new challenges facing the gastronome graduate.

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Agricoltura, Genomica e Prevenzione dei Tumori

Lo scorso 22 ottobre 2015, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si è svolta un’ importante giornata di studio su “Agricoltura, Genomica e Prevenzione dei Tumori”, con la partecipazione di molti autorevoli e illustri relatori provenienti dal mondo della ricerca italiana in campo medico, agricolo e zootecnico.
Le stime a venti anni della mortalità per cancro nel mondo sono purtroppo destinate a crescere. 
L’ impatto economico del fenomeno, tra costi diretti e indiretti, rischia di diventare insostenibile anche per i paesi a reddito medio-alto.  I grandi progressi dell’oncologia e la disponibilità di nuovi farmaci che consentono significativi aumenti delle sopravvivenze ad altissimo costo, rischiano oltre tutto di approfondire le disuguaglianze sociali ed escludere milioni di persone da trattamenti potenzialmente risolutivi. 
In questo quadro, l’attenzione delle politiche sanitarie di molti Stati si sta concentrando sempre di più sulla ricerca e sulla prevenzione primaria, grazie anche al fatto che le informazioni sul ruolo della genetica nella genesi del cancro sono cresciute in modo formidabile in pochi decenni: dalla scoperta degli oncogeni negli anni Ottanta al progetto ‘Genoma’ di fine millennio, per arrivare alle odierne nozioni di epigenetica. 

Agriculture, Genomics, and Cancer Prevention
A study day was held on "Agriculture, Genomics, and Cancer Prevention" last 22 October at the Georgofili Academy’s headquarters. There were many influential and distinguished speakers from the Italian world of research in medicine, agriculture and livestock.
Twenty years on, cancer mortality estimates worldwide are unfortunately destined to grow. In this framework, the attention of health policies in many states is focusing increasingly on research and primary prevention, thanks to the fact that the information on the role of genetics in the genesis of cancer has seen remarkable growth in a few decades. Scientists have been studying the "Mediterranean factor",  or rather, how the Mediterranean diet as a whole, and not individual ingredients, can develop epigenetic modifications in the human body that may protect against cancer. The focus of research in recent years has thus shifted from micro-ingredients to lifestyles.
Agriculture, which has a massive global influence on the environment in which we live and provides the food we eat, can undoubtedly make a decisive contribution to this perspective.

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Il ruolo delle leguminose nel contenimento dei consumi agricoli di energia fossile e dell’effetto serra

Nei vegetali non sempre l’invasione da parte di funghi e batteri dà luogo ad uno stato di malattia. Alcune tipologie di invasione, ad esempio quando i microrganismi irrompono nelle cellule radicali, sono al contrario benefiche. Attraverso un’essenziale rifornimento di nutrienti i microrganismi aiutano sia le piante ospiti che gli avvicendamenti colturali, se non addirittura degli interi sistemi agricoli.


The role of legumes in limiting agricultural consumption of fossil fuels and the greenhouse effect
The invasion by fungi and bacteria of vegetables does not always result in a diseased state. On the contrary, some invasion types, i.e., when micro-organisms break into radical cells, are beneficial. By  supplying essential nutrients, micro-organisms help both the host plants and crop rotations if not even entire agricultural systems.

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I sistemi di allevamento in acquacoltura

Come ho detto nella nota “L’acquacoltura: origini e attualità” (Georgofili INFO, 2 settembre 2015 -http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=2266) questa attività in Italia ha radici molto antiche ma i sistemi di allevamento si sono evoluti dall’estensivo, al semi-intensivo, all’intensivo ed all’iperintensivo in base ai criteri di gestione in bacini artificiali o vasche con acqua dolce, salata o salmastra o in mare con gabbie galleggianti offshore o inshore.


Aquaculture Farming System
As I said in the note "Aquaculture: origins and relevance" (Georgofili INFO, 2 September 2015 -http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=2266), Italian aquaculture has ancient roots but farming systems have evolved from extensive to semi-intensive to intensive and hyper-intensive on the basis of management criteria for artificial reservoirs or tanks with fresh, salt or brackish water, or for floating off- or inshore sea cages.

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Lo scarabeide “HYPOCRITA” delle palme

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Banca e agricoltura, dialogo difficile

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Fiori e piante antistress in 46% case italiane

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Fao e Francia: includere l’agricoltura nel dibattito globale sul cambiamento climatico

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A Francesco Giulio Crescimanno il titolo di "Benemerito"

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Alimentazione e futuro

L’alimentazione dell’uomo e degli animali nel tempo è cambiata in relazione a molti fattori come il progredire delle pratiche agricole e soprattutto con i miglioramenti genetici apportati, con la ricerca, alle piante e animali. Negli ultimi anni si è affacciato un ulteriore problema che influirà fortemente nell’alimentazione e nelle abitudini alimentari: i cambiamenti climatici che già fanno pesantemente sentire i loro effetti. A questo si aggiungono anche i fenomeni migratori che, proprio in questi giorni, stanno attraversando soprattutto l’Europa.  Naturalmente sui cambiamenti delle abitudini e contenuti alimentari ci sono anche altre molteplici cause che meriterebbero di essere affrontate  (crisi economiche, riduzioni o incrementi delle terre coltivate, inquinamenti degli ambienti, ecc). Tutto ciò dovrebbe portarci a considerare i problemi legati alle nostre produzioni agricole in collegamento alla competitività della nostra agricoltura. Secondo un recente rapporto del CENSIS le nostre esportazioni nell’agri-food verso Europa e USA sembrano essere cresciute del 30% e in parallelo sembrerebbero aumentate le richieste sulla tracciabilità e sicurezza dei nostri prodotti. E’ calcolato che il made in Italy vale ormai 30 miliardi annui ed è tendenzialmente in aumento. Da considerare che i cambiamenti climatici influenzano sempre più gli ecosistemi costringendoci promuovere nuove abitudini generali di vita partendo anche dal fatto che le risorse del pianeta sono diminuite mentre si è accresciuta l’esigenza di “buona e sufficiente alimentazione”. 


Food and the Future
The diet of people and animals has changed over time in relation to many factors such as the progress in agricultural practices and especially with the genetic improvements research has brought to plants and animals. In the last few years, a new problem has appeared that will strongly influence food and dietary habits: climate change whose effects have already taken a heavy toll. In addition to this are also  the migrations that, in recent days, Europe in particular has been experiencing. Naturally, as regards dietary changes, there are many other causes that should be faced (economic crises, increases or decreases of croplands, environmental pollution, etc.). All this should lead us to consider the problems relating to our agricultural production in connection to the competitiveness of our agriculture.

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Workshop su “Cambiamenti climatici e agricoltura: verso la Conferenza di Parigi”

Lo scorso 14 ottobre, l'Accademia dei Georgofili, insieme ad Enea e Intesa Sanpaolo, hanno organizzato a Milano, nell'ambito di Expo 2015, un incontro scientifico sul tema agricoltura e cambiamenti climatici.

Il Presidente dell'Accademia dei Georgofili, Giampiero Maracchi, ha aperto l’incontro sottolineando il fatto che questo tema doveva essere, in realtà, il "core business" di Expo 2015. Il clima sta globalmente cambiando e se ne hanno prove sempre più certe, ma cambiano anche i flussi di prodotti e di persone sul pianeta. La soluzione consiste nella revisione del modello economico adottato fino ad ora. L’agricoltura in questo contesto svolgerà un nuovo ruolo di grande rilevanza, non solo come produttrice di alimenti, ma anche di materie prime rinnovabili. In questo senso anche la recente Enciclica di Papa Francesco sottolinea la necessità di avviarsi verso un modello economico sostenibile da tutti i punti di vista, materiale, etico e ambientale.

EXPO INCONTRA. La TV Class CNBC ha intervistato, durante il Workshop, il Presidente Giampiero Maracchi sul tema dell’incontro. 

Clicca qui per vedere il video 

Workshop on “Climate change and agriculture: moving towards the Paris conference”

On last 14 October, the Georgofili Academy, together with ENEA and Intesa Sanpaolo, organized a scientific meeting on the topic of agriculture and climate change in Milan, at EXPO 2015.
The president of the Georgofili Academy, Giampiero Maracchi, opened the meeting underlining the fact that this should have been Expo 2015’s core business. The climate is changing globally and we have ever more certain evidence of that, but the movements of products and people on the planet are also changing. The solution lies in reviewing the economic model we have adopted so far. In this context, agriculture will have a new and very important role, not only as a producer of foodstuffs, but also of renewable raw materials. In this sense, even Pope Francis’s recent encyclical highlights the necessity to set in motion an economic model that is sustainable from all material, ethical and environmental points of view.


EXPO INCONTRA. The CNBC TV Class interviewed President Giampiero Maracchi on the topic of the meeting during the Workshop.

Click here for watching the video

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L’allevamento ovino dalla domesticazione

La storia dell’allevamento animale parte agli inizi del Neolitico (10 - 12 mila a.C.) con la rivoluzione agricola e la domesticazione di specie vegetali ed animali; l’uomo si accorge che dai semi di piante selvatiche erano nate piante dello stesso tipo e comincia ad interrare i semi dei vegetali per ottenere piante e frutti in maggior quantità rispetto a quanto potesse ricavare con la raccolta selvatica. Si installa così un sistema produttivo stanziale al quale si accompagnano i primi tentativi di controllare (addomesticare) animali.


From domestication to sheep farming
The history of animal breeding starts at the beginning of the Neolithic (10 – 12,000 B.C.) with the agricultural revolution and the domestication of vegetable and animal species. Man realized that wild plants of the same kind grew from seeds and started to bury the seeds of plants to get greater quantities of plants and fruits with respect to what could be achieved through wild harvesting.

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Innovazione e sostenibilità nella coltivazione dell’orzo

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Il Pirrocoride attero

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Perché gli agricoltori non partecipano?

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Ombre sull'entusiasmo verso il no agli OGM

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L’Ue apre agli insetti a tavola

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La Vitivinicoltura delle Cinque Terre

Lo scorso 16 ottobre 2015 si è svolto a Vernazza un convegno su “La vitivinicoltura delle Cinque Terre”, organizzato dalla Sezione Centro Ovest dell’Accademia dei Georgofili in collaborazione con l’Accademia Italina della Vite e del Vino

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Costituita l'Associazione Amici dei Georgofili - Pisa

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Agricoltura, Genomica e Prevenzione dei Tumori

Il prossimo 22 ottobre alle ore 15, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà una giornata di studio su: “Agricoltura, Genomica e Prevenzione dei Tumori”.

PROGRAMMA (PDF)

Agriculture, Genomics, and Cancer Prevention

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Il nuovo piano Silletti contro la Xylella

Il nuovo "Piano  degli interventi" redatto dal Commissario Delegato G. Silletti per "fronteggiare il rischio fitosanitario connesso alla diffusione della Xilella fastidiosa nel territorio della Regione Puglia" ha recepito in larga parte i criteri che informavano il piano precedente, cui sono state apportate le modifiche che nel frattempo si erano rese necessarie. Tra queste: (i) l'ampliamento della "zona cuscinetto" per adeguarla ai nuovi focolai comparsi in provincia di Brindisi; (ii) l'adozione della richiesta comunitaria di procedere senza indugio nei focolai di cui sopra con la distruzione degli ospiti accertati come suscettibili alla X. fastidiosa (olivi inclusi) in un raggio di 100 metri dalla più prossima pianta di olivo infetta; (iii) indennizzo degli agicoltori che volontariamente procedono allo svellimento degli olivi. 
Basterà quest'ultima misura ad evitare i ricorsi alla magistratura amministrativa che hanno di fatto fermato il piano precedente e che, unitamente alle "vischiosità" dei palazzi regionali, hanno spinto la Comunità Europea a considerare la comminazione di misure sanzionatorie? 
Dal punto di vista tecnico, il piano Silletti, più che alla lotta contro laXylella  per la quale non esistono ancora mezzi risolutori, è rivolto a contenerne la diffusione, riducendo i serbatoi di inoculo ai margini della zona indenne e colpendo chi della diffusione del contagio è il principale artefice, la cicalina Philaenus spumarius, altrimenti nota come sputacchina media. La lotta contro la sputacchina prevede infatti interventi: (i) al livello del suolo, mediante diserbo con mezzi meccanici da eseguire nei mesi invernali per falcidiare le forme giovanili dell'insetto che si nutrono sulla flora spontanea; (ii) sugli olivi, con trattamenti insetticidi rivolti contro le sputacchine adulte che sfarfallano in primavera e si trasferiscono in gran numero sulla chioma di queste piante ove si nutrono, acquisiscono il batterio e lo trasportano su quelle circostanti. 
Nella scorsa primavera è stato possibile dar corso in un buon numero di aziende alla parte del vecchio piano Silletti relativa al diserbo meccanico. Le stime riferiscono che il 70% o più delle larve di P. spumarious siano state uccise. Questi dati, benché necessitino conferma, lasciano ben sperare. Infatti, una riduzione significativa di adulti di P. spumarius è un primo fondamentale passo per assestare un colpo vigoroso alle popolazioni del vettore, il quale, così decimato, non sarà più in grado di acquisire e trasferire una massa d'inoculo che oggi appare poco o punto gestibile. La diminuzione nel tempo del numero delle infezioni ed il rallentamento della loro diffusione dovrebbero in prospettiva far cessare la comparsa incontrollata di nuovi focolai di contagio. Ci si avvierebbe pertanto verso una convivenza gestibile della malattia. 
Comprendo che quanto sopra possa suonare come una previsione eccessivamente ottimistica. E lo sarebbe, se non si potrà contare sulla convinta collaborazione di tutti, proprio tutti i soggetti che a vario titolo sono oggi coinvolti (alcuni travolti) nello "tsunami Xylella". 


The new Silletti plan against Xylella

The new action plan drawn up by the Deputy Commissioner G. Silletti to "deal with the pest risk connected to the spread of Xilella fastidiosa in the Puglia region" adopted to a large extent the criteria that shaped the previous plan. In the meantime there have been necessary changes that include: (i) the expansion of the "buffer zone" to adapt it to new outbreaks appeared in the province of Brindisi; (ii) the adoption of the EC request to proceed without delay in outbreaks of the above with the destruction of the hosts (including olive trees) determined to be susceptible to X. fastidiosa in a radius of 100 meters from the nearest olive tree infected; and (iii) compensation for those farmers who voluntarily proceed to uprooting the olive trees.
From a technical standpoint, the Silletti plan does not combat Xylella for which there is still no “fix”. Instead, it seeks to contain its spread by reducing inoculum reservoirs at the edge of the untouched areas and striking the chief carrier of the infection: the leafhopper Philaenus spumarius, otherwise known as the meadow spittlebug.

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Dal Glaciale al postglaciale: recenti acquisizioni sulla cryopedologia

Nel 1946 Kirk Bryan, famoso geomorfologo americano, in un articolo pubblicato nell’American Journal of Science, introduce il termine cryopedologia per indicare lo studio dei suoli a permafrost e soggetti all’intensa azione del gelo. Il permafrost è un substrato la cui temperatura permane al di sotto degli 0°C per almeno due anni consecutivi, non necessariamente con presenza di massa d’acqua congelata. Complessivamente le aree a permafrost occupano circa il 24% delle terre emerse nell’Emisfero Nord. 


From the Ice Age to the Post-Ice Age: recent acquisitions on cryopedology

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Da Firenze 1838 a Milano 2015: agricoltura, industria e artigianato che si incontrano

Expo Milano 2015: Tema e motivo conduttore: “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”. Firenze 1838, “Prima pubblica esposizione dei prodotti delle arti e manifatture”.


From Florence 1838 to Milan 2015: agriculture, industry and crafts coming together
Expo Milano 2015: theme and leitmotif, "Feeding the planet. Energy for Life ".
Florence 1838, "First public exhibition of the products of the arts and manufacturing".

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Nuove idee e nuovi modi per proporre i grandi oli extra-vergini di oliva nella ristorazione

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Toscana: dopo il cinipide, l'ombra di nuovo nemico per le castagne

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Allarme specie esotiche invasive, Ue: “I danni ci costano 12 miliardi l’anno”

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Innovazione di processo/prodotto nella filiera orzo per migliorare la qualità e la sostenibilità ambientale di alimenti e bevande

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Premio Antico Fattore - Edizione 2016

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Cambiamenti climatici e agricoltura: verso la Conferenza di Parigi

Il 14 ottobre 2015, alle ore 10.30, si terrà a EXPO Milano 2015, presso il Padiglione Waterstone di Intesa Sanpaolo (n. 73 – G17), il Workshop “Cambiamenti climatici e agricoltura: verso la Conferenza di Parigi”, organizzato dall’Accademia dei Georgofili, ENEA e Intesa Sanpaolo.
L’agricoltura in questa prima parte del XXI Secolo si avvia ad essere nuovamente, come lo era prima della Rivoluzione Industriale, un’attività di grande rilevanza. Le ragioni sono molteplici, dai cambiamenti climatici agli effetti negativi dell’urbanizzazione, dalle emigrazioni all’esigenza di prodotti sostenibili. L’appuntamento di EXPO vuole essere una indicazione in questo senso, in vista anche della prossima COP21 di Parigi.

PROGRAMMA (PDF)


Climate change and agriculture: moving towards the Paris conference
On 14 October 2015, at 10.30 a.m., the workshop “Climate Change and Agriculture: moving towards the Paris conference”, organized by the Georgofili Academy, ENEA and Intesa Sanpaolo, will be held in Milan at EXPO 2015, at Intesa Sanpaolo’s Waterstone Pavilion (n. 73 – G17).
In the early part of the 21st century, agriculture is again becoming as important an activity as it was before the Industrial Revolution. There are many reasons for this, ranging from climate change to the negative effects of urbanization, emigration, and the need for sustainable products, with this EXPO date being an indication of this, given also the upcoming COP21 in Paris.

PROGRAM (PDF)

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La lezione del caso Grom/Unilever

Unilever,  il più grande gruppo alimentare e il maggior produttore di gelati al mondo, ha acquistato in Italia Grom, una piccola azienda molto interessante e in rapida crescita. Con un fatturato attorno ai 27 milioni di euro, circa 600 dipendenti e oltre 60 negozi di proprietà in Italia e all’estero l’azienda, nata da un’idea dei due soci fondatori nel 2003, si è conquistata  uno spazio particolare nel mercato nazionale con un’immagine vincente. L’idea di fondo è la produzione di gelati “come quelli di una volta”, la riscoperta della produzione artigianale, l’impiego di materie prime naturali e in parte biologiche da quando Grom ha comperato un’azienda frutticola. 
I fondatori sono poi stati affiancati, con quote minori, da soci esteri e da Illy, con il 5%, sino alla recente cessione a Unilever. La notorietà del marchio Grom  e il passaggio ad una multinazionale come Unilever hanno attivato il solito coro di chi lamenta la (s)vendita delle imprese italiane, salvo poi elogiare il percorso inverso delle nostre multinazionali alimentari come Barilla, Ferrero o Campari. La vicenda Grom si presta ad alcune pacate considerazioni. 
Quanto è accaduto è praticamente la regola per gli spin off che hanno successo e che sono circa il 5% di quelli costituiti con tante speranze a partire dai risultati della ricerca o da idee imprenditoriali elaborate da giovani che, come i soci di Grom, compiono prima e meglio di altri, una scelta particolarmente promettente. Dunque, la vendita a Unilever in questo senso è il sigillo di un successo imprenditoriale. 
La cessione di Grom non è un caso unico e può essere accostata ad altre due, la prima riguarda un’impresa alimentare italiana per molti aspetti simile, le Fattorie Scaldasole, la seconda un’impresa che negli Usa produce gelati, Ben & Jerry’s.

The lesson of the Grom/Unilever case
Unilever, the largest food group and ice-cream producer in the world, has bought a small but very interesting company in Italy, the rapidly growing Grom. The acquisition of Grom is not unique and can be compared to two other cases, the first concerning the Italian food company Fattorie Scaldasole, which is similar in many respects, and the second Ben & Jerry’s, a company that produces ice-cream in the USA. In both cases, the buyer has been a multinational company that, in the second example, is again Unilever. The three cases have characteristics in common: young successful businesses; clear messages in line with emerging trends; appeal to natural, preferably organic agricultural products, and artisanal production methods. Then reality hits: success leads to growth, critical mass is needed for the market, which is achieved or the buck is passed. Then big international players in the food industry come into play, with a clear-cut interest, buying already famous brands as “alternatives” to their own products in order to diversify their product lines and expand their market share covering all bases. The lesson is simple. The market is tough but it creates opportunities and offers room for growth. The events we have reported are clear proof that a company cannot survive if it shirks the market’s immutable demands even when they concern apparently alternative products and routes.

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Come cambierà la viticoltura italiana nel prossimo decennio?

Tra le trasformazioni che hanno caratterizzato la viticoltura italiana degli ultimi quindici anni, una delle principali è stata la progressiva scomparsa di molte piccole aziende e l’abbandono di alcune aree a vigneto, sia perché in condizioni marginali, sia perché non più adeguate sotto il profilo qualitativo e tecnico. Questo processo, che ha significato per l’Italia una riduzione della superficie viticola dagli 800.000 ettari del 2000 agli attuali 650.000 ettari circa, sembra ora essersi arrestato, ed anzi è ipotizzabile che nei prossimi dieci anni la superficie a vigneto possa registrare un leggero recupero.


How will Italian viticulture change over the next decade?

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Dalla terra alla luna … ed oltre

Ciò che il libro Dalla Terra alla Luna di Jules Verne narrava, nel 1865, anno della sua uscita, sembrava pura immaginazione e nulla più. Eppure un secolo dopo si è avverato, e l’uomo per la prima volta ha messo piede su un altro corpo celeste. Dall’allunaggio ad oggi i progressi fatti nella conoscenza dello Spazio sono enormi. 


From the Earth to the Moon … and beyond

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Ogm tra mito e realtà

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Accordo sul Partenariato Transpacifico

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La Società Agraria di Lombardia dà il proprio contributo al tema dell’EXPO

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Allarme pomodoro cinese, è impennata delle importazioni ( 520%)

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La valorizzazione del patrimonio agroalimentare al centro di un convegno ai Georgofili

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Convegno sulla lotta alla contraffazione alimentare

Venerdì 2 ottobre alle ore 10.30, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà un convegno su : “Valorizzazione dell’origine della materia prima agroalimentare e lotta alla contraffazione nell’anno di Expo 2015”, organizzato in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato.

Programma (PDF)



Congress on Combating Food Counterfeiting

On Friday, 2 October, at 10.30 a.m., a congress will be held at the Georgofili Academy on “Promoting the origin of agricultural raw materials, and the fight against food counterfeiting in the year of Expo 2015”, organized in collaboration with the State Forestry Corps.

Program (PDF)

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Il futuro è nella ricerca scientifica

Dobbiamo essere tutti consapevoli che abbiamo vissuto in un arco temporale nel quale sono intensamente cresciute le conoscenze scientifiche universali, dal cosmo infinitamente grande al mondo dell'infinitamente piccolo. Ne è derivato un grande sviluppo di nuove tecnologie in ogni settore, che hanno portato sensibili cambiamenti.
Guardando l'odierna vita quotidiana, semplicemente con i propri nudi occhi, possiamo constatare un diffuso e più alto livello medio di benessere, facilmente apprezzabile se confrontato con quello degli ultimi 70 anni. Pur non mancando nuovi poveri, così come nuovi ricchi, in una realtà sociale complessivamente diversa da quella delle classi nettamente contrapposte. Ci accorgiamo che anche noi abbiamo cambiato il nostro modo di pensare, di essere e di agire. I cambiamenti (non dico progressi per evitare inutili discussioni con chi ha sempre qualcosa da rimpiangere) sono stati rilevanti. Basta cercare di elencarli per capire che il motore essenziale è sempre nato dalle progressive conquiste della Scienza, a cominciare da quelli riguardanti la nostra salute e longevità. 
Questo chiaro riconoscimento costituisce una prima e necessaria considerazione.
Molti Paesi hanno capito bene il grande valore della Scienza e ne sostengono le Ricerche con crescenti investimenti. Le tecnologie che ne derivano sono elementi necessari per lo sviluppo di innovazioni competitive che consentono di far crescere le imprese (piccole, medie o grandi che siano), sopratutto in un mercato che tende a globalizzarsi.
Nel nostro Paese, purtroppo, una gran parte delle strutture pubbliche dedicate alla ricerca soffrono, non solo per carenze di finanziamenti, ma anche per inadeguata organizzazione complessiva. Nel settore delle Scienze Agrarie, ad esempio, le strutture istituzionali sono frastagliate e ripartite per competenza, fra sei Ministeri diversi. Un autorevole Gruppo di studio ha approfondito questa realtà, ha formulato proposte, le ha più volte discusse pubblicamente. Gli Atti sono stati pubblicati e inviati a Ministri interessati. Mai si è ricevuto neppure un segno di riscontro a tale ampia e documentata collaborazione, offerta gratuitamente su un vassoio d'argento.

The future is in scientific research*

Many countries have understood science’s great value and are supporting research with increasing investments. The resulting technologies are necessary elements for developing the competitive innovations that enable businesses – whether small, medium or large – to grow, especially in a market that tends to be globalized.
In our country, unfortunately, a large part of the public structures dedicated to research are suffering not only for lack of financing, but also for inadequate overall organization.
Economic growth does not depend only on the number of productive firms or of workers, but primarily on the qualitative competiveness and costs of the products. New discoveries will be made at a growing rate, bringing with them an avalanche of technological innovations that will determine not only what have so far been called specifically “revolutions”, but which will open a new great technological “era” that will involve everything and everyone.

*The article is taken from the report (downloadable free of charge at www.georgofili.it) presented by Prof. Franco Scaramuzzi at the conference “Italian experiences for innovation in agriculture: the relevance of Gian Tommaso Scarascia Mugnozza‘s contribution”, held on 2 September 2015 at Italy’s Expo 2015 pavilion.

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Paleosuoli, suoli e cambiamenti climatici

L’articolo è tratto dalla relazione svolta dal prof. Costantini al workshop su “La Scienza del suolo tra passato, presente e futuro”, che si è svolto all’Università ca’ Foscari di Venezia lo scorso 28 settembre e nel quale è stato ricordato il contributo scientifico e il lavoro svolto per tutta una vita dall’accademico emerito Prof. Fiorenzo Mancini, , scomparso nell’ aprile 2015. (v.Georgofili INFO , http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=2291)

I paleosuoli sono una fonte primaria d’informazioni per documentare i cambiamenti avvenuti in passato, in particolare climatici, e possono essere utilizzati nei modelli che mirano a prevedere le future reazioni del sistema terrestre al mutare delle condizioni ambientali. Un obiettivo centrale della paleopedologia è ricostruire le variazioni climatiche occorse durante le ere geologiche. 


Paleosols, soils and climate change

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Storia di spreco alimentare a metà ‘700

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Andrea Sisti eletto presidente mondiale degli agronomi

L’Accademico georgofilo Andrea Sisti, già alla guida del Consiglio dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali,  è stato eletto Presidente dell’AMIA - WAA, World Association of Agronomists -  e,  raccogliendo  l’eredità del VI Congresso mondiale, tenuto negli scorsi giorni all’EXPO, guiderà l’Associazione per i prossimi quattro anni (2015-2019). 


Andrea Sisti elected world president of the agronomists

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Olio di oliva: secondo Coldiretti inizio raccolta con buone prospettive ma rischi da Tunisia

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Xylella: Università del Texas sperimenta con successo cocktail di batteriofagi su vigne

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Premio nazionale "Verdicchio d'oro"

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Aumento sostenibile della produttività delle proteine vegetali

All’inizio del nuovo millennio nell’UE venivano coltivati a colza, girasole e soia circa 4,5 milioni di ettari e la Commissione europea, sulla base della riduzione degli aiuti previsti da Agenda 2000 per il comparto, prevedeva una contrazione delle superfici di circa 700.000 ettari (in particolare, al 2006 si prevedevano cali del: -50% per soia, -12% per colza, -10% per girasole).
In Italia a partire dal 2003 le oleaginose hanno subito una contrazione significativa. Una drastica riduzione delle superfici destinabili a semi oleosi, sotto il profilo agronomico-ambientale, ha comportato una inaccettabile semplificazione degli avvicendamenti colturali comportanti delle serie ripercussioni sui sistemi colturali più tipici.

Sustainable productivity increase of plant proteins
The historical origin of our commercial dependence in the oilseed and protein-plant sector started in the 1960s with ups and downs until around 2005. International prices went up, in particular soya bean prices, increasing the worries of European farmers who already felt conditioned by a market in which they had no say. There was a true oligopoly regime on the part of the United States, Brazil and Argentina, representing 80% of world production with the USA’s almost exclusive predominance in the crushing sector. Today it is necessary to reduce this heavy state of dependence. Entire sectors of the food industry have specialized in the production of foodstuffs containing plant proteins. Progress in the production of soy-based supplements has led to products that have different functions: emulsifying, binding, and structuring. The success of these plant compounds has risen also because of their relatively low cost.  The soy and high-quality protein compounds are being studied also for their nutraceutical function, i.e., how they act in the onset of some pathologies if they are a regular part of the diet. 

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Stress e infezioni mammarie negli ovi-caprini

Le infezioni della ghiandola mammaria sono tra le principali cause di patologie negli allevamenti degli animali da latte e sicuramente tra le patologie di maggior impatto economico.


Stress and mammary infections in sheep and goats
Mammary gland infections are among the leading causes of diseases in herds of dairy animals and certainly among those diseases with greatest economic impact.

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Nuovi orientamenti nella lotta alla Flavescenza dorata della vite

La Flavescenza dorata della vite (FD) , segnalata in Italia fin dal 1973,  ha assunto  importanza economica a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso diffondendosi in forma epidemica nell’Italia settentrionale ed in parte di quella centrale.


New Directions in the Fight against Flavescence Dorée in Vineyards

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Antichi grani e nuove applicazioni: forum all’Accademia dei Georgofili

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L'Universita' di Wageningen sviluppa una patata 100% resistente alla peronospora

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Sì unanime alla Camera per relazione Mongiello su contraffazione olio di oliva

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La farina del cardo per rendere migliore il latte di pecora

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Nel mondo ci sono 422 alberi a testa. Ma è un dato davvero positivo?

La lettura dei lanci delle diverse Agenzie e dei commenti nei vari siti dei nostri quotidiani all’articolo pubblicato su Nature il 2 settembre 2015 (http://www.nature.com/news/global-count-reaches-3-trillion-trees-1.18287), mi hanno spinto a scrivere questa breve riflessione.
Un primo punto da chiarire è che nel commento apparso su uno dei maggiori quotidiani italiani, dal quale poi gli altri hanno attinto, c’è un errore grossolano. Il trilione nella lingua inglese equivale a 1000 miliardi e non a 1 miliardo di miliardi come erroneamente riportato nell’articolo e come è, invece, nella nostra lingua (anche perché, in tal caso, non sarebbero 422 gli alberi/procapite, ma 422 milioni…..basta un po’ di aritmetica di base). Per quanto riguarda i titoli strombazzanti utilizzati mi si permetta di andare un po’ controcorrente. Purtroppo nell’era dell’informazione usa e getta, si cercano titoli degli articoli volti ad attirare l’attenzione, ma talvolta fuorvianti. È vero che, secondo la ricerca di Yale citata, ci sono molti più alberi di quanto si pensasse, ma la situazione di emergenza del pianeta non cambia di una virgola. Non è che improvvisamente siamo diventati più ricchi di alberi!
I ricercatori sottolineano infatti, nell’articolo, che vengono tuttora tagliati 15 miliardi di alberi l’anno e che, dalla comparsa delle prime civiltà è stato perso il 72% della copertura forestale mondiale, di cui il 17% negli ultimi 50 anni e che, continuando di questo passo in 100 anni avremo perso tutta la superficie della foresta pluviale nel mondo e circa 28.000 specie potrebbero estinguersi (n.d.r.).

422 trees procapite. Is this a really positive news?
The article “Mapping tree density at a global scale” (http://www.nature.com/nature/journal/v525/n7568/full/nature14967.html) was commented on several newspaper and news agencies in Italy. Here follows my personal observation on it.
As for the headlines used for the comments I would like to be a “Mary Mary quite contrary”. Unfortunately in the age of “disposable information”, the newspapers (and their websites) look for titles designed to attract attention, but they are often misleading. If it is true that, according to the research by Yale researchers cited above, there are many more trees than previously thought, the emergency situation of the planet does not change not even a tiny bit. It is not that suddenly we have become richer in trees!
The researchers actually point out, in the article, that 15 billion trees per year are still cut and that, by the appearance of the first civilization 72% of global forest cover has been lost, (17% in the last 50 years). At this rate, in 100 years we will have lost the entire surface of the rainforest in the world and about 28,000 species may become extinct.
“We Do Not Inherit the Earth from Our Ancestors; We Borrow It from Our Children”. We should not ever forget it.

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Ergonomia e sicurezza nell’impiego delle macchine agricole

Il 1996, anno in cui l’Italia ha recepito la Direttiva macchine promulgata nel 1989 dall’UE, rappresenta una tappa fondamentale in materia di normativa sull’ergonomia e sicurezza delle macchine agricole. Negli anni successivi la normativa è molto cresciuta e ciò ha indubbiamente contribuito a migliorare l’attività di prevenzione del settore. Proprio il tema dell’ergonomia e della sicurezza nell’impiego delle macchine agricole è stato oggetto del Convegno promosso dai Georgofili, tenutosi a Milano l’8 settembre scorso (v. Georgofili INFO,http://www.georgofili.info/evento.aspx?id=2252).
Negli ultimi anni il numero di infortuni in agricoltura è continuamente diminuito; tuttavia l’agricoltura rimane, specie in termini relativi, cioè rispetto al numero di occupati, un settore ad alto rischio.  Secondo l’INAIL, nel 2013 sono state corrisposte circa 50 indennità di infortunio ogni 1000 addetti, contro le 24 indennità, sempre su 1000 addetti, del settore industria e servizi. Al calo degli infortuni ha fatto fronte la forte crescita delle malattie professionali che, nel periodo 2009-2013, sono passate da 3928 denunce a 9429, con un incremento quindi del 142% in un quinquennio. Tali malattie, sia per l’elevato numero e sia soprattutto per la gravità sulla salute dei lavoratori, rappresentano un costo umano e socio-economico non giustificato per un Paese sviluppato. 

Ergonomics and safety in the use of agricultural machinery
In the last few years, the number of agricultural work accidents has continuously decreased. However, agriculture remains a high risk sector, especially in relative terms, i.e., as regards the number of persons employed. According to INAIL, in 2013, accident compensation was paid to about 50 workers per 1000 workers, compared to 24 workers, again per 1000 in the industrial and service sectors. The decrease of accidents though was counteracted by an increase in occupational diseases that grew from 3928 to 9429 reports in the 2009-2013 period, an increase of 142% in five years. In Europe, and especially in Italy, the Public Authority’s interest in Agricultural Mechanization has greatly diminished and, with it, also interest in agricultural safety and accident prevention. Within the span of eighty years, we have passed from hoes to satellites thanks to mechanization that has become a complex system requiring study, not only from a technical and organizational point of view, but also from that of worker safety and accident prevention.

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I fiori edibili: una risorsa per il futuro?

L’esigenza di individuare piante “nuove” da destinare all’alimentazione è cresciuta negli ultimi anni, anche come reazione alla sempre maggiore omologazione dei consumi alimentari, denunziata da più parti; la FAO (2010), ad esempio, stima che delle 10.000 specie utilizzate a fini alimentari alle origini dell’agricoltura, solo 150-200 specie siano oggi ampiamente impiegate e solo 4 (riso, frumento, mais e patata) assicurino il 50% del fabbisogno calorico della popolazione mondiale. Di contro l’agrobiodiversità è un tratto importante della sostenibilità del sistema agricolo, per cui l’individuazione di piante edibili è ritenuta una strategia efficace per la sicurezza alimentare. Le piante minori o poco utilizzate da “cibo per i poveri” si sono trasformate in strumenti importanti per arricchire la dieta di sostanze utili alla salute.
Fra i prodotti “edibili”, particolare attenzione stanno destando i fiori, il cui consumo è in incremento a livello mondiale. La popolarità è evidenziata dalla loro diffusione nella gastronomia, dalla pubblicazione di volumi divulgativi sull’impiego dei fiori edibili, dai numerosi siti e pagine web ad essi dedicati. 
I fiori edibili possono essere utilizzati crudi o cotti per guarnire o come parte integrante di un piatto, in insalate o macedonie. Recenti ricerche indicano la presenza di sostanze bio-attive o fitochimiche, soprattutto antiossidanti, con un elevato potenziale terapeutico, in grado di prevenire malattie o promuovere meccanismi di difesa immunitaria.

Edible flowers: are they a resource for the future?
Agro-biodiversity is an important aspect of agricultural system sustainability, therefore identifying edible plants is considered an efficient strategy for food safety. Considered “poor people’s food”, minor and less used plants have become important for enriching the diet with useful healthful substances.
Among the “edible” products, special attention is being given to flowers whose consumption is increasing worldwide. Their popularity is evidenced by their spread within gastronomy, the publication of informative books on the use of edible flowers, and the many sites and web pages dedicated to them. Edible flowers can be eaten raw or cooked as a garnish or an integral part of a dish, and in green and fruit salads.

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Innovazione negli allevamenti per la prevenzione

Lo scorso 15 settembre, nell’ambito delle giornate di studio organizzate dal Comitato Consultivo su “Allevamenti e Prodotti animali”, coordinato dal prof. Alessandro Nardone, si è tenuto, presso la sede dell’Accademia, il workshop dal titolo “Innovazione negli Allevamenti per la Prevenzione”. Il workshop, presieduto dal prof. Agostino Sevi ha visto gli interventi del prof. Fabrizio Ceciliani (Proteomica e salute animale), e dei proff.ri Gianfranco Greppi (Nanoparticelle nelle produzioni agricole: applicazioni e prospettive) e Antonio Pazzona (Il ruolo dei sensori nella zootecnia di precisione per il benessere animale e la sostenibilità ambientale). Il prof. Giuseppe Pulina ha tratto le conclusioni sulle principali evidenze emerse nel corso del workshop.

In un scenario caratterizzato da rapidi e spesso profondi mutamenti delle dinamiche di mercato, delle condizioni climatiche e  del mondo del lavoro e delle produzioni, è opportuno fornire alcuni utili spunti di riflessione in merito all’adozione, anche in campo zootecnico, degli strumenti resi disponibili da settori innovativi della ricerca scientifica e tecnologica. Uno sguardo in avanti, insomma, per prevenire (o almeno affrontare meglio) i problemi e le sfide che la zootecnia dovrà fronteggiare in un immediato futuro.


Innovation on farms as regards prevention 

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Ospiti delle galle del Cinipide del Castagno

Le galle, che si originano da gemme di castagno, nelle quali sviluppano le larve del cinipide Dryocosmus kuriphylus, dopo lo sfarfallamento degli adulti continuano, per periodi più o meno lunghi, a ospitare gli stadi preimmaginali dei suoi parassitoidi e iperparassitoidi indigeni.


Guests of the chestnut gall wasp’s galls

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Comitato Agricultura della UE si oppone ai divieti nazionali sulle importazioni di alimenti e mangimi OGM

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Sulla Terra 422 alberi per abitante, molto più di quanto si pensasse

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Il ricordo di Fiorenzo Mancini in un workshop il prossimo 28 settembre a Venezia

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La legge sul consumo dei suoli agricoli: e se ne riparlassimo con più calma?

Con la ripresa dei lavori parlamentari si rimette in moto il lungo iter preparatorio della “ Legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo” (Atti della Camera, C.2039). Il testo base è pronto e sono stati predisposti circa 500 emendamenti. È volontà del Ministro Martina arrivare all’approvazione prima della conclusione di EXPO, sede in cui verrebbe presentato il provvedimento. 
La preoccupazione per il consumo del suolo è condivisibile, ma occorre precisare che la vera questione è l’uso dissennato, anche a fini agricoli, che se ne fa. E anche qui è bene capirsi: rientra in questa tipologia anche un uso inefficiente rispetto ai fondamentali fini produttivi. Tecniche poco efficaci, eccessi ambientalisti, colture a basso rendimento, sono tutti fenomeni da valutare attentamente. Dobbiamo chiederci quanta sia la terra ad uso agricolo e quanto produca. La sorpresa è che, nonostante la riduzione di circa il 50% della superficie agricola negli ultimi 80 anni, il volume della produzione si è circa quadruplicato. Tutte le principali produzioni, vegetali ed animali, si sono moltiplicate grazie agli incrementi di produttività del suolo compensando il calo della superficie e realizzando la vera valorizzazione di questa risorsa limitata.  

The law on agricultural soil consumption: what if we talked about it taking the due time?
With the resumption of parliament, the long preparatory process for the “framework law concerning the promotion of agricultural areas and the control of soil consumption” (Chamber Proceedings, C.2039) has been set in motion again. The basic text is ready and about 500 amendments have been drawn up. 
Concerns for soil consumption can be shared but it should be noted that the real issue is its improper use, even for agricultural purposes. In addition, it is important to understand exactly what is meant: even an inefficient use with regard to basic production purposes falls into this category. Ineffective techniques, environmental excesses, and low output cultivation are to be carefully evaluated. We have to ask ourselves how much agricultural land there is and how much it yields.
However, the scheme has some serious limits. The text is not reassuring as regards the future of agricultural soil or agriculture itself. There is no room for production or process innovation, especially if it requires “new” areas or ones to be reused.

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Una nuova espressione della biodiversità orticola: i mini-ortaggi

I micro ortaggi (in inglese, microgreens o microherbs) sono piccole e tenere piantine commestibili di specie orticole, specie erbacee, erbe aromatiche e specie spontanee eduli, che generalmente vengono raccolte allo stadio di foglie cotiledonari, con gli abbozzi delle prime foglie vere, poche settimane dopo la semina, e consumate prevalentemente crude.
I micro ortaggi sono un nuovo prodotto dell’orticoltura; potremmo definirla una nuova categoria di ortaggi e un’ulteriore espressione della biodiversità.
Sono plantule eduli che hanno qualche giorno di vita in più rispetto ai già noti germogli (sprouts) e sono più giovani degli ortaggi da foglia che, invece, vengono raccolti dopo la completa formazione delle prime foglie vere (baby leaf). A differenza dei germogli, i micro ortaggi hanno un sapore più marcato e colori, forme e consistenze con cui è possibile arricchire numerosissimi piatti (antipasti, insalate, zuppe, primi e secondi piatti di carne e pesce, dessert, ecc.), nonché bevande.

he new expression of horticultural bio-diversity: mini-vegetables
Micro-vegetables are a new horticultural product. We could even call it a new category of vegetables and a further expression of bio-diversity.
They are edible seedlings that are some days older than the already familiar sprouts but are younger than leaf vegetables that are harvested after the complete formation of the first baby leaves. Unlike sprouts, micro-vegetables have a more pronounced taste and can enrich a number of dishes and drinks with their colors, shapes, and textures. 
The research results so far are very interesting, so much as to consider the possibility of using micro-vegetables as a means to increase food security in the world’s rural and urban areas as well as using them also as health and functional food for consumers with special needs. In fact, it is reported in the literature that micro-vegetables often have a higher content of vitamin C, vitamin K, vitamin E, carotenoids and other bioactive compounds compared to the same, commercially ripened vegetables. Moreover, micro-vegetables do not need pesticides and can also be produced without fertilizers.

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Nuove regole in Unione Europea per i ferormoni

Stanno per essere pubblicate le nuole linee-guida europee (a cura del Direttorato Generale SANTE’ per la Sicurezza della Salute e degli Alimenti) per facilitare lo sviluppo, la registrazione e l’uso delle sostanze attive “semiochimici” utilizzati come prodotti fitosanitari in agricoltura per il controllo di insetti dannosi.


New Guidelines for SCLPs in the European Union 

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Il germoplasma dell’Olivo nel Nord-Est Italia

La combinazione della coltivazione secolare dell’olivo con le particolari condizioni climatiche, che espongono le piante ad inverni particolarmente freddi, ha probabilmente contribuito a differenziare l’olivicoltura veneta da quella del resto del Paese.


The olive germplasm in north-eastern Italy

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“ A come … agricoltura”

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Per il vino un’annata da incorniciare

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L'olio di soia fa male alla salute: provoca obesità e diabete

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Miglioramento genetico, biodiversità e futuro dell’agricoltura in un pianeta affollato: ragione e sentimento

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XIII Convegno AISSA

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La Carta di Milano fra dubbi e certezze

EXPO 2015 è una grande opportunità che l’Italia ha voluto offrire al mondo per tornare ad affrontare un tema di fondamentale importanza per l’umanità, quello dell’alimentazione. Ed ha voluto farlo, almeno in quelle intenzioni iniziali che le hanno permesso di ottenere la scelta di Milano come sede dell’Esposizione, su due tematiche principali, accanto a numerose altre di importanza derivata: il presente dell’alimentazione, che ancora oggi non soddisfa nemmeno in quantità l’intera umanità, e il futuro, che lascia prevedere sempre maggiori necessità da soddisfare a seguito della crescita demografica e di quella dei consumi procapite.
L’Esposizione, tuttavia, ha poi preso una strada molto diversa. Prevedibilmente, tenendo conto degli interessi economici e commerciali degli espositori e della necessità delle Esposizioni di mostrare il meraviglioso per attirare visitatori e giro d’affari. Molte speranze sul rispetto delle tematiche di fondo si riponevano nella Carta di Milano, un documento che avrebbe dovuto contenere riflessioni, indicazioni e impegni per dare risposte al grande tema dell’alimentazione. 
Un’attenta lettura di questo documento, tuttavia, fa nascere più dubbi che certezze, più perplessità che consensi, più delusione che entusiasmo sia per l’impostazione generale sia per i contenuti. La prima appare pomposa e ambiziosa per alcuni aspetti e sciatta nella presentazione e nelle modalità proposte per affrontare un tema di grande complessità. La seconda debole di contenuti e progettualità concreta, prigioniera delle mode e di ideologie che, benché diffuse, sono inadatte ad affrontare i principali aspetti della questione.

The Milan Charter, doubts and certainties
EXPO 2015 has been a great opportunity for Italy to offer the world a forum for tackling a fundamentally important theme for humankind, that of food, with the focus, at least since Milan was first chosen as the exhibition seat, on two main topics as well as their many off-shoots: the present state of food that still today, as regards quantity, does not meet the world’s needs, and a future one that seems to imply an ever greater need as a result of population growth and per capita consumption. 
High hopes regarding respect for these basic issues were placed on the Milan Charter, a document that should have included thoughts, suggestions, and commitments concerning the search for answers on the overall theme of food.
A careful reading of this document, however, produces more doubts than certainties, more confusion than consensus, and more disappointment than enthusiasm, both for its general approach and its content. First of all, it appears in some regards pompous and ambitious, and careless in its presentation and the actions suggested for tackling such a complex issue. Secondly, its content and practical planning suggestions appear weak, prisoners of trends and ideologies that, although widespread, are unsuited to dealing with the matter’s principal issues.

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Innovazione in enologia: quale futuro

Le problematiche della produzione dei vini richiedono una seria riflessione, poiché negli ultimi anni sono cambiati i sistemi di informazione, le abitudini, le preferenze e le attese del consumatore, cosi come sono cambiati i competitori.
L’enologia italiana ha da tempo consolidato il suo ruolo nel mercato mondiale, fornendo prodotti con un adeguato rapporto qualità/prezzo. Tuttavia, alcune criticità, fra cui la forte espansione produttiva di paesi come l’Australia, gli Stati Uniti e alcuni paesi dell’America latina, se non prese in considerazione con attenzione, potrebbero portare ad una perdita del valore delle produzioni enologiche italiane. 
Il mercato del vino è, quindi, sollecitato da due situazioni contrapposte: da un lato, la spinta verso un sempre maggior spazio commerciale per i vini provenienti dai nuovi paesi produttori; dall’altro, un’azione di qualificazione per il mantenimento di vini con una forte tradizione viticola ed enologica legata al territorio, che trova in Europa e, in particolare, in Italia, l’area più importante.

Innovation in oenology: which future
Italian wine has long since consolidated its role in the world market, providing products with adequate quality/price ratio. However, if not considered carefully, some critical issues, including the booming production in countries like Australia, the United States and some Latin American countries, could lead to a loss in the value of Italian wine production. It is clear that the Italian wine production system should further communicate its ability to produce wines with recognizable, valued, and diverse qualities with respect to its competitors as well as its ability to adapt quickly to environmental and social changes in the surrounding conditions. Therefore, it is necessary to consider wine production generally and wine quality specifically not as unchangeable but as something dynamic.

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Acquacoltura: origini e attualità

E’ oggi una delle attività produttive con il più alto tasso di crescita ed il mercato è in grado di assorbire altro prodotto ittico come risposta alla crescente domanda di proteine nobili, soprattutto di pesce, non soddisfatta dalla pesca di risorse marine naturali.


Aquaculture: birth and modernity

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Caporalato, il Governo interviene. Ma quanta ipocrisia ...

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Conferenza a EXPO: “La grande bellezza del paesaggio italiano”

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1° Convegno internazionale su rose e florovivaismo italiano

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Fao, un portale dati per aiutare l’agricoltura nei paesi a rischio siccità

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Ancora un’ondata di calore: ma quali sono gli effetti sull’agricoltura?

Ci risiamo: settimane e settimane di caldo torrido, con temperature che sfiorano i 40 °C e superano di oltre 6 °C le medie storiche, accompagnate da totale assenza di precipitazioni. Ormai stiamo prendendo confidenza con il termine “ondate di calore”, eventi eccezionali per intensità e durata, e dopo le estati record del 2003 e del 2012 siamo consapevoli che queste possono rappresentare le “prove generali” degli scenari climatici del prossimo futuro. 
Ogni forma vivente e praticamente tutti i settori della nostra collettività sono duramente messi alla prova da queste situazioni estreme, a cominciare, ovviamente, dai temi di ordine sanitario. Il bilancio delle morti “addizionali” (per lo più a coinvolgere i soggetti fragili, come anziani, persone malate che vivono da sole e in condizioni di scarsa disponibilità economica) è impressionante, ma meritano attenzione anche gli aspetti che riguardano direttamente l’agricoltura e, più in generale, gli ecosistemi vegetali. Forse il primo fenomeno che l’immaginario collettivo collega a periodi torridi e siccitosi è quello degli incendi boschivi: ma non è l’unico.

Yet another heat wave: but how does it affect agriculture?
Here we are again: week after week of torrid weather with temperatures almost reaching 40°C and more than 6 degrees higher than the historical average temperatures combined with a total lack of rain.
Drawing from a special issue of Agrochimica (an international journal published by Pisa University) that, in 2014, collected the numerous papers presented at the study day, “The Hot Summer of 2012: some effects on agriculture, forestry, and related issues”, we would like to point out the following...

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Alcuni appunti sul disegno di legge n. 1050 (Camera dei deputati) recante “Disposizioni per il contenimento del consumo del suolo e la tutela del paesaggio”

Il fatto che un ramo del Parlamento prenda in considerazione la necessità di intervenire sul “consumo del suolo” non può che essere visto, prima facie, con piacere da chi si preoccupa dell’agricoltura nazionale, che combatte una battaglia difficile per assicurare la permanenza in Italia di una agricoltura efficace, performante e in grado di tenere alta la reputazione che il nostro agroalimentare si è conquistato con secoli di eccellenza.
Ben venga, dunque, una legge che garantisca il mantenimento di quanto resta ancora disponibile di suolo agricolo; ma, anche se l’interesse per il paesaggio non può che essere condiviso, occorre non  cadere nella trappola, da tempo realizzata con la riforma della PAC, di mescolare una cosa con l’altra dimenticando che il paesaggio rurale  è stato creato dagli agricoltori in secoli di lavoro, e che la maggiore garanzia per il suo mantenimento consiste nell’incoraggiare chi coltiva a continuare a fare il suo lavoro, ovviamente applicando pratiche compatibili con la protezione dell’ambiente e della salute.

A few thoughts on Bill no. 1050 (Chamber of Deputies) on "Measures to control land-take and protect the landscape"
The fact that a branch of Parliament has taken under consideration the need to intervene in the issue of “land-take” can only be looked on favorably by those concerned with our nation’s agriculture. We are fighting a difficult battle to ensure that Italy’s agriculture remains effective, efficient, and able to uphold the reputation that our agricultural and food industry has won through centuries of excellence.
A law that guarantees the preservation of the agricultural land remaining is welcomed. However, even if interest in maintaining the landscape is shared, steps must be taken not to fall into the trap set by the Common Agricultural Policy (CAP) reform that muddles one thing with another. It forgets that the rural landscape has been created over the centuries by farmers working in the fields and that the greatest guarantee for its preservation is to encourage farmers to continue their work, obviously using practices that safeguard the environment and health.  

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Zafferano “L’Oro Rosso delle Alpi”

Proprio nelle montagne, dove la multifunzionalità gioca un ruolo determinante nella sostenibilità delle aziende agricole, l’introduzione della coltivazione dello zafferano trova eccellente collocazione come coltura strategica poiché ad alto reddito – il più alto tra le droghe coltivabili in Italia – e dalle applicazioni diversificate (gastronomia e ristorazione, alimentare e liquoristica, erboristeria, e tintoria).


Saffron – The Red Gold of the Alps

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La non gestione rende il bosco instabile: Vallombrosa docet

Nella Foresta di Vallombrosa, anche in assenza di eventi meteorici eccezionali, per effetto di una gestione non adeguata, tutti gli anni i danni dovuti a fitopatie, a neve e vento, ammontano a qualche migliaio di metri cubi di legname. 


The lack of management makes the forest unstable: Vallombrosa docet

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2 settembre a EXPO: Esperienze italiane per l’innovazione in agricoltura

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Premio “LAURA BACCI”: scadenza 1 settembre

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Borsa di studio sui cambiamenti climatici

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"Georgofili INFO" torna mercoledì 2 settembre 2015. A tutti i nostri lettori, auguriamo buone vacanze!

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Il diserbo chimico dei vigneti: la ricerca di tecniche alternative

All’inizio degli anni ’60 la comparsa degli erbicidi chimici ha rivoluzionato la gestione del suolo dei vigneti per la semplicità d’impiego, l’efficacia e i costi contenuti.
Negli ultimi anni, tuttavia, e in modo meritorio, è cresciuta da parte dei viticoltori italiani la consapevolezza dei problemi connessi all’uso dei diserbanti e dell’impatto che questi possono avere sull’ambiente, cercando quindi soluzioni alternative.
Con l’obiettivo di una viticoltura duratura, che deve assicurare la perennità degli impianti di vite preservando l’ambiente, le tecniche di gestione hanno un ruolo fondamentale perché impattano, in primo luogo, proprio sul suolo, la cui formazione è un processo continuo, ma lento, dell’ordine delle migliaia di anni.  Al contrario, la distruzione del suolo è molto più rapida e irreversibile a scala temporale di una generazione umana. Si tratta quindi di una risorsa non rinnovabile.

Chemical weed control of vineyards: the search for alternative techniques

The appearance of chemical herbicides in the early 1960's has revolutionized vineyards soil management because of their ease of use, effectiveness, and low cost.
In recent years, however, Italian growers have become increasingly aware of the problems related to the use of herbicides and their impact on the environment and have sought alternative solutions. With the goal of a sustainable viticulture ensuring the permanence of vineyards while preserving the environment, management techniques play a major role.
For example, glyphosate, the herbicide most widely used in viticulture, is blamed for the decrease in earthworms and the mycorrhizae in the soil, the emergence of resistant grass species, the introduction of calcium, iron, magnesium and manganese deficiencies in plants, a decrease in photosynthesis, and interference with ethylene and abscisic acid. In addition, the chemical herbicides applied to the soil leach into surface as well as deep water.

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Le tecniche non-distruttive per la valutazione della qualità della frutta

Il grado di maturazione raggiunto dai frutti alla raccolta è strettamente collegato alla qualità dei frutti al consumo, alla loro vita di scaffale e alla suscettibilità alle malattie da frigoconservazione. Peraltro, sebbene la qualità della frutta è riconosciuta essere un aspetto importante, solo alcune caratteristiche (solidi solubili, durezza della polpa, ecc) sono determinate con semplici strumentazioni (rifrattometro, penetrometro, ecc). La maturazione dei frutti potrebbe essere stabilità con più accuratezza considerando zuccheri semplici, acidi organici, sostanze volatili, ecc., ma tali determinazioni richiedono laboratori equipaggiati, personale specializzato e non danno informazioni in tempo reale. Infine, le determinazioni su elencate comportano la distruzione dei frutti esaminati ed hanno scarsa rappresentatività.
Recentemente sono state introdotte tecniche che non richiedono la distruzione dei frutti. Una tra le prime ad essere introdotte e, fra le più usate, è la spettroscopia nell'infrarosso vicino (NIRs). 

Non-destructive techniques for assessing fruit quality 
Techniques have recently been introduced to assess the ripening of fruit that do not require their destruction. One of the first to be introduced, and the one most used, is the near-infrared spectroscopy (NIR). The University of Bologna has developed simplified VIS/NIR instrumentation to determine the ripeness of the fruit, expressed as the Index of Absorbance Difference (IAD), which is calculated as the difference between the spectrum of absorbance between two wavelengths (670 and 720nm), near the peak absorbance of chlorophyll a and with this strongly correlated in the outer layers of the pericarp. An application of the index along the production chain, "from field to fork" might help determine the optimal time for harvest, classifying the fruits in stock on the basis of their degree of maturity and even following the evolution of maturation in cold storage.

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Plant-e: una nuova tecnologia per ottenere energia elettrica dalle piante

Una start-up olandese (Plant-E) ha sviluppato un sistema in grado di sfruttare le piante come fonte di energia elettrica in quantità utilizzabile. 


Production of electricity by living plants
A significant part of the organic matter derived by photosynthesis is released into the soil. There active micro-organisms break down these compounds producing electrons which are transported to a cathode generating 24 hours per day electricity useful for several applications.

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La nottua dalle ali dorate

La specie, polifaga, è ritenuta di origine indonesiana ed è ampiamente diffusa nell’ Asia meridionale, in India, Africa, Australia e Nuova Zelanda. E’ comune nel Sud Europa e spesso migra anche in Germania e in Inghilterra dove, tuttavia, non riesce a superare l’inverno. Le larve sono attive soprattutto la notte; mentre, durante il giorno stanno sulla pagina inferiore delle foglie, ovvero, si nascondono alla base delle piante ospiti rappresentate da Echium, Foeniculum, Lactuca, Geranium, pomodoro, patata, basilico, girasole, soia ecc. Su quest’ultimo ospite, è stato calcolato che, per completare lo sviluppo, una larva rode 120,85 cm quadri di superficie fogliare.


The golden-winged black cutworm

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Un lievito tuttofare per vino, birra e cacao

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Expo: presentato l'Atlante geologico dei vini d'Italia

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Il ruolo dell'ingegneria genetica nel salvare papaia e arance

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Xylella, olivo, social media: qualche riflessione a voce alta

Lo confesso subito: non sono un fitobatteriologo. Studio (e insegno) le malattie delle piante, ma non mi sono mai avvicinato al settore specialistico della batteriologia fitopatologica. L’ho dovuto fare un po’ di tempo fa, in modo specifico per quanto riguarda Xylella fastidiosa, per alcuni motivi: (a) me lo hanno chiesto gli studenti, frastornati da notizie, le più varie, relative al disastro degli olivi nel Salento e legittimamente desiderosi di essere aggiornati; (b) il Servizio Fitosanitario Regionale della Toscana mi ha coinvolto in un tavolo tecnico-scientifico e ho provato a dare una mano nella stesura del piano di emergenza, stilato (dicembre 2014) nell’ipotesi che la malattia possa raggiungere questa regione, con le ovvie implicazioni per le produzioni olivicole e vivaistiche. Quindi, mi sono messo a studiare. Le fonti sono quelle classiche: la letteratura cartacea (per lo più statunitense, in quanto il patogeno sino a ieri era praticamente confinato alle Americhe) e, ovviamente, Internet. Di seguito, vado riassumendo alcuni punti critici che ho maturato in questo percorso, sperando di offrire un minimo contributo di idee alla tematica.


Xylella, olive trees, social media: doing some thinking out loud
Free-wheeling caprices, proposals well beyond the limits of madness, gratuitous accusations and offensive insinuations, suspicions  of international conspiracies … this and much more can be found on the net regarding Xylella. Patents for unlikely cure-alls, reports of miraculous recoveries, obviously without any confirmation. As rightly pointed out in a press release from the Italian Association of Agrarian Scientific Societies (AISSA), “we are reading ever more frequently opinions and comments based on personal beliefs or ideological prejudices that reject a comparison based on objective elements and results of scientific research”. Olive trees (and science) cannot be (ill-)treated in this way. One point however deserves attention: media outcry has highlighted widely that plants can also become ill, even severely so. Diseases jeopardize production, both quantitatively and qualitatively, with some even causing their victims’ death. Therefore, human and material resources are needed to study and fight plant pathogens.

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La tracciabilità dei prodotti di Cinta Senese DOP mediante analisi del DNA

Il forte legame tra lo sviluppo rurale e le produzioni agroalimentari tipiche rappresenta ormai un punto saldo del sistema produttivo della Toscana, una Regione conosciuta a livello Internazionale per il suo grande patrimonio di tradizioni produttive agroalimentari. I prodotti tipici e tradizionali costituiscono un settore portante, non solo per il numero di aziende e di addetti, ma soprattutto perché ciascun prodotto, sviluppatosi e affermatosi in rapporto a precisi ambiti territoriali e contesti sociali, economici e culturali, rappresenta di per sé un valore. La trasparenza circa l’origine dei prodotti alimentari è ormai considerata una componente importante della qualità e della sicurezza, così come viene percepita dai consumatori. Inoltre, rappresenta un importante elemento per la competitività e la valorizzazione di questi prodotti nei mercati sia a livello locale, che a livello nazionale e Internazionale oltre che per la difesa degli stessi produttori da imitazioni e contraffazioni che potrebbero danneggiare dal punto di vista economico l’intera filiera e minare la fiducia dei consumatori.


The traceability of the DOP Cinta Senese products using DNA analysis
Transparency as regards the origin of foodstuffs is now considered an important component of quality and safety, as perceived by consumers. DNA analysis represents one of the most advantageous methods for monitoring products throughout the entire production chain.  Considering that each animal is genetically unique, an animal’s individual genetic characteristics can be used to trace the origin of the meat and its by-products. It is precisely for this reason that a method of molecular traceability for the Cinta Senese meat and by-products has been developed that enables the creation of a specific genetic profile for each animal.

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L’atteso rapido Incremento della urbanizzazione mondiale: i rivoluzionari programmi del governo cinese.

L’espansione della urbanizzazione umana, che sta rapidamente attuandosi nei Paesi emergenti asiatici, africani e sudamericani, avrà conseguenze molto importanti e rivoluzionarie  specialmente nei settori industriali ed alimentari mondiali.
Si tratta di spostamenti di centinaia di milioni di persone da aree rurali ad aree urbane, da attività rurali ad attività industriali e di servizio centralizzati.

The expected rapid growth of world urbanization: the revolutionary programs of the Chinese government

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Valorizziamo l’autoctona ape nera siciliana

L’istallazione nell’area del Parco della Valle dei Templi di Agrigento di un apiario di api nere siciliane, merita ogni plauso e incoraggiamento ed è auspicabile che l’iniziativa venga presa in seria considerazione dai responsabili degli altri parchi, riserve e aree protette della Sicilia. La tutela dell’autoctona ape siciliana valorizzerebbe i risultati del progetto regionale “Apeslow”, mirato alla diffusione di api regine siciliane, nell’ambito del quale sono state ritrovate nuove linee genetiche che andrebbero ulteriormente diffuse e valorizzate.


Let’s support native Sicilian black bees

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Xylella fastidiosa: una nuova sfida per l’agricoltura italiana

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Latte in polvere, "Cerchiamo di non fare autogol"

Riportiamio da Agronotizie del 9 luglio u.s., uno stralcio dell’intervista al professor Dario Casati, georgofilo ed economista agrario.

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A Expo Milano 2015 il “Crocoburger”, il panino con carne di coccodrillo

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Le nuove albicocche virano al rosso

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Cosa resterà dell’agricoltura italiana?

Da circa 10.000 anni lo sviluppo dell’agricoltura è stata la condizione sine qua non per garantire una disponibilità di cibo e garantire lo sviluppo di una comunità stanziale. L’agricoltura è stata la innovazione operativa che ha permesso la prima rivoluzione sociale. Successivamente, anche con lo sviluppo della manodopera e dei servizi, ha mantenuto una posizione di preminenza per la sopravvivenza di tutti.
La seconda rivoluzione è stata lo sviluppo della industrializzazione, iniziata con l’invenzione e la disponibilità dell’energia termo-meccanica ed elettrica. Ciò ha permesso l’uso di vari tipi di macchinari agricoli, la produzione di fertilizzanti di sintesi, di antiparassitari e il rapido sviluppo dei trasporti su strada, acqua ed aria. 
La produzione alimentare per unità di territorio, nei Paesi sviluppati, ha quindi permesso, con il progresso delle scienze biologiche, uno straordinario incremento delle produzioni (nel mais oltre 10 volte maggiori!) e degli scambi commerciali. Solo 150 anni fa, secondo uno studio tedesco, occorrevano 4 agricoltori per produrre il cibo necessario per sé stessi e per un non agricoltore. Oggi un agricoltore produce cibo per almeno 100 altri esseri umani! Di qui la diminuzione degli addetti agricoli (nei Paesi sviluppati), a favore degli occupati nelle industrie e nei vari servizi che man mano si sono moltiplicati.

What will remain of Italian Agriculture?
Having enjoyed non-stop protection at a national and European level for the last fifty years, Italian agriculture today is at a loss because, as a matter of fact, it is not self-sufficient for the main food crops, primarily due to a shortage of the land necessary for such production.
Italy has about 12.5 million hectares under cultivation today, which means that, for each of the more than 60 million people who live in our country, just over 2,000 square meters of agricultural land are available: only one hectare for every 4-5 people. From now on, one strategic imperative must be not to steal other production areas needed for feeding ourselves!
The need to import a large part of our basic foodstuffs drives our agribusiness industry to import them from other producer countries that can often supply them at much lower prices than those of our national producers whose production costs are much higher, hence the need to reach national food-chain agreements.

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BOSCO, PANE E FUOCO

La Società Italiana di Selvicoltura e di Ecologia Forestale annuncia un congresso inteso a ribadire l’importante ruolo delle foreste nel garantire la vita nel Pianeta.  Sarebbe auspicabile  che questo giovane e dinamico sodalizio prendesse questa occasione per un passo nel senso di mettere sullo stesso piano le questioni di conservazione dell’ambiente e le questioni di produzione. E’ vero che bisogna respirare aria buona, godere del paesaggio e ammirare la diversità della natura, ma è anche vero che, forse bisogna anche mangiare, avere la luce la sera e stare al caldo l’inverno. E non è che il bosco non abbia nulla a che fare con il mangiare perché dalla fattoria toscana fino al maso della Pusteria il bosco interviene nell’azienda agricola  come risorsa di autofinanziamento.  Troppo spesso in sede di Selvicoltura e di Ecologia Forestale si afferma di non essere contrari alla produzione materiale  però si divisano e si raccomandano  forme di governo e trattamento che sono palesemente inapplicabili in economia privata. Il grave è che questo modo ipocrita di impedire il taglio dei boschi   entra, poi, nelle leggi e nei regolamenti forestali. 


WOOD, BREAD AND FIRE
The Italian Society of Forestry and Forest Ecology have announced a conference intended to reaffirm the important role of forests in guaranteeing life on our planet. It would be desirable for this young and dynamic association to take this opportunity as a step in the direction of putting the issues of environmental conservation and of production on equal footing. It is true that it is important to breathe clean air, enjoy the landscape and admire nature’s diversity, but it is also true that we must also eat, have light after dark and be warm in winter. We cannot say that wood has nothing to do with food because, from the farms of Tuscany to those of Pusteria, woods have a role as a resource of self-financing in the agricultural business.

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Le razze animali autoctone e la resistenza alle patologie infettive

In Italia, come in tutto il mondo occidentale, il consumatore, soddisfatto nelle esigenze quantitative, è sempre più attento ai problemi di qualità e sicurezza degli alimenti ed ha accolto con favore le innovazioni produttive che lo riavvicinino alla condizione naturale e non trascurano i problemi legati alla qualità della vita ed alla conservazione dell’ambiente e della biodiversità. Negli anni passati, la necessità di incrementare la produttività ha indotto all’introduzione di razze animali alloctone più rispondenti all’allevamento intensivo, ma non adatte all’ambiente nosologico nuovo per loro. 


Native animal breeds and their resistance to infectious diseases
In the years past, the need to increase productivity led the introduction of non-indigenous animal breeds more responsive to intensive breeding, but ill-suited to a nosological environment new to them.

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La Cimice dai piedi rossi

L’epiteto specifico erithropus viene dal greco Ερυθροπους (legg.eriuthropus), "dai piedi rossi", da Ερυθρος "rosso" e Πους/ποδος  (legg. pus/podos) "piede".  Il nostro R. eritrhopus è diffuso in Europa e nel Bacino mediterraneo dove, negli ambienti asciutti e soleggiati, frequenta le infiorescenze di diverse specie vegetali, soprattutto ombrellifere ed euforbiacee. 


Red-footed bug
The specific name erythropus derives from the Greek word Ερυθροπους (pronounced eriuthropus), i.e., “red-footed”, from Ερυθρος "red" and Πους/ποδος ”foot". These Reduviidae are known as “assassin bugs” as they hunt spiders and insects. 

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Un cattura-spore per salvare il riso dal brusone

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Impronta ecologica idrica: il vero problema non è l’acqua per gli alimenti ma quella necessaria per telefonini e magliette.

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OCSE-FAO: nel prossimo decennio aumento di produzione e calo dei prezzi

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IL PAESAGGIO. Strumentalizzato, politicizzato, umiliato.

Le riflessioni critiche sulla confusa accumulazione delle “istanze ambientalistiche” costituiscono la filigrana della Prolusione di Franco Scaramuzzi al 262° anno accademico della nostra Accademia. C'è fors'anche di più: un monito verso le “improvvide disattenzioni e un futuro sconvolgente”. C'è una spiegazione a questa preoccupata e civilissima attenzione per quel pensiero oppositivo al buon senso, teso a “demolire l'agricoltura”? C'è, eccome! E viene da lontano, se pur fattosi più arrogante nell'esercizio del potere politico e nella crescente, strumentale presa di distanza dalle competenze tecniche. Infatti, assistiamo ad una crescente aberrazione istituzionale che investe molti settori e non solo quello dell'agricoltura e del “paesaggio agrario”: da qualche tempo, ministri e politici più in generale, prendono decisioni direttamente (e “personalmente”), saltando la formalizzazione del “provvedimento” da parte del funzionario  dirigente preposto al problema (soprintendente, provveditore, ad esempio). Ciò è istituzionalmente e costituzionalmente scorretto e potenzialmente materia di impugnativa. 


LANDSCAPE. Exploited, politicized, humiliated
Supporting and correctly interpreting the provisions of the Code of the Cultural and Landscape Heritage that says: “this code (as regards  Landscape) intends a homogeneous part of the territory whose characteristics derive from nature, human history or from their reciprocal interrelationships [...] ; the protection and enhancement of the landscape safeguard the values expressed as a perceptible identity”, we wonder: is this not a sufficient guideline to express that necessary “civilization of agriculture” that has strengthened and protected the adaptation of our landscape over the centuries?

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Che cosa è una città verde?

Prima di procedere di rispondere a questa domanda, alcuni termini devono essere definiti. In primo luogo, anche se negli articoli vengono spesso sottolineate le sfide specifiche che i centri città si trovano ad affrontare, il termine “città” generalmente si riferisce a un'area metropolitana più ampia. Ad esempio, "Milano" rappresenta la grande area metropolitana che circonda la città non solo la città compresa nei confini comunali. Lo stesso vale per altre grandi città nelle diverse parti del mondo, come Chicago, Londra, Tokjo, San Paolo, ecc.
Un’area metropolitana è costituita da una zona centrale contenente un consistente nucleo di popolazione, insieme con le comunità adiacenti aventi un elevato grado di integrazione economica e sociale con quel nucleo. Le aree metropolitane possono dunque comprendere diverse città/agglomerati urbani. Concentrarsi sulle aree metropolitane ha senso, perché la maggioranza delle persone e dei posti di lavoro si trova concentrata nelle aree metropolitane (oltre il 50% a livello mondiale, 70% in Europa), ma al di fuori del “centro” propriamente detto.

What is a green city?
We must consider and plan cities as if they are living systems that use, transform, and release materials and energy, that grow and adapt, and that interact with living beings and other ecosystems. They must therefore be managed and protected like any other ecosystem. By rethinking urban design, architecture, and transport planning, we can transform our cities and urban landscapes into “urban ecosystems”, at the forefront of mitigating and adjusting to climate change. In this way, new job opportunities are created, developing the market for new technologies and landscape architecture: a city is, therefore, a human ecosystem in a landscape. Moreover, from a functional point of view, ecosystems supply most of the goods and services needed for our basic existence that, among the various functions, include UV protection, water purification, supplying oxygen, flood protection, and climate control.

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Le piante geneticamente modificate sono un pericolo?

Non c’è ragione per la quale gli scienziati della genetica vegetale debbano assistere  impotenti ai divieti ai quali la loro attività di ricerca sulla modificazione genetica delle piante viene sottoposta.  Troppo tempo hanno in silenzio subìto ed è ora che la loro voce sia ascoltata. 


Are genetically modified plants a danger?
A European Union regulation leaves it up to member states to regulate the cultivation of genetically modified plants within their borders. In Italy, the State Council has used this as an opportunity to ban both research and production.

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L’afide che “brucia” i cipressi

Varie sono le cause delle recenti gravi infestazioni sostenute dall’afideCinara cupressi, che ha fatto la sua prima comparsa in Sicilia e che ha danneggiato i cipressi della Toscana, nel 1976-78 e alla fine degli anni ’90, favorito dalla presenza di conifere soprattutto Cupressacee dei generi Cupressus, Juniperus e Thuja.


The aphid that “burns” cypresses
There are many causes for the recent severe infestations of the aphid Cinara cupressi, which appeared first in Sicily and damaged Tuscany’s cypresses in 1976-78 and in the late 1990s.
The problem is complex but can be managed. 

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Avviata una partnership tra la FAO e tre grandi istituti di ricerca italiani

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Nano-bombe d'acqua per prevenire le tossinfezioni alimentari

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Droni e Precision Farming

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Sulla lotta allo spreco alimentare

La Francia batte sul tempo l’Italia, vara una legge sul reato di spreco alimentare e suscita un immediato coro di approvazioni, complice anche l’interesse mediatico ai temi dell’alimentazione mosso da EXPO 2015. Anche il nostro Paese ne discute, mentre almeno due regioni hanno approvato leggi di sostegno alla lotta agli sprechi.
L’argomento è di quelli che inducono ad un’adesione spontanea perché si collega alla questione di quella parte di umanità che soffre di denutrizione o di malnutrizione e la stessa Carta di Milano se ne occupa in alcuni passaggi. Merita dunque una riflessione attenta senza la luce dei riflettori e la grancassa mediatica. 
Il concetto di spreco fa riferimento ad un uso eccessivo ed inefficiente di beni o di risorse. Nel caso di quello alimentare, la legge francese si concentra sul cibo allo stadio della grande distribuzione. Con differenze minori anche chi ne segue le orme fa la stessa cosa, ma la questione dello spreco è ben più complessa e va vista almeno sotto due profili: i prodotti agricoli ed alimentari, da un lato,  e le risorse produttive impiegate per ottenerli, dall’altro. Lo spreco, se vogliamo continuare a chiamarlo così, inizia già in campo, quando la produzione viene in parte perduta per le normali avversità, prosegue nella fase di raccolta effettuata con modalità inadeguate, poi nel post raccolta per i limiti delle tecniche utilizzate, quindi nel percorso sino ai bancali dei punti vendita, infine nella gestione domestica che, a quanto pare, registra le maggiori perdite.

Fighting food waste
The issue of waste is far more complex, with at least two points of view to be considered: agricultural products and foodstuffs, on the one hand, and the resources used to produce them, on the other. Indeed, waste starts in the fields, when production is partly lost as a result of normal adversities. It continues through harvest and then post-harvest owing to the inadequacy and limits of the methods and techniques used, proceeding to the pallets used in retail outlets and finally to household management, which apparently accounts for the greatest losses. But there are also the resources wasted through inadequate or obsolete techniques. And it does not end there as there is the exaggerated pursuit of food safety that the adopted standards more than guarantee but which is called into question, affecting products by creating panic and a consequent refusal to eat or drink them.

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Terra fertile e cambiamento climatico: il ruolo degli agricoltori

Il 20 giugno 2015 si è svolto a EXPO Milano 2015 presso la Sala Europa, Padiglione UE, un Convegno sulla fertilità del suolo e i cambiamenti climatici, organizzato dalla CIA - Confederazione Italiana Agricoltori, Ufficio Cia di Bruxelles.

La fertilità del suolo è una risorsa naturale basilare per la vita delle comunità umane. Oggi il suolo, oltre a problemi di impermeabilizzazione e di abbandono, è sottoposto a diversi processi di degrado (inquinamento, compattazione, salinizzazione, perdita di sostanza organica, erosione e dissesto, desertificazione) che possono ridurre sensibilmente la fertilità. Il Cambiamento climatico, inoltre, sta modificando equilibri consolidati: le tecniche tradizionali in molte aree non sono più adeguate alle nuove condizioni climatiche ed ai nuovi regimi pluviometrici. Gli agricoltori sono dunque chiamati a implementare misure di adattamento ma anche di mitigazione come per esempio favorire lo stoccaggio del Carbonio nel suolo. Nello stesso tempo la ricerca nelle scienze del suolo propone innovazioni e nuove tecniche agronomiche per migliorare la struttura dei terreni, salvaguardarne la biodiversità, mantenere e accrescere la fertilità. Occorre dunque analizzare questi problemi e considerare il ruolo che gli agricoltori possono svolgere come custodi della fertilità, nelle strategie di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico. 


Fertile soil and climate change: the farmer’s role
On 20 June 2015, a conference on soil fertility and climate change organized by the CIA - Confederazione Italiana Agricoltori, CIA Office in Brussels was held at EXPO Milan 2015 in the EU Pavilion’s Europe Hall. 
Soil fertility is a basic natural resource for the life of human communities. Besides the problems of imperviousness and neglect, soil is today exposed to various processes of degradation (pollution, compacting, salinization, loss of organic matter, erosion and instability, and desertification) that can considerably reduce fertility. Moreover, climate change is modifying well-established balances, with traditional techniques in many areas no longer suited to the new climate conditions and rainfall regimes. 

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Archeobotanica e antichi sapori

L’archeobotanica è un settore interdisciplinare che si occupa dello studio dei vegetali fossili recuperati in contesti archeologici. Queste indagini permettono di compiere ricostruzioni paleo-ambientali, determinare il rapporto uomo-ambiente, osservare i movimenti di diffusione ed evoluzione di differenti specie vegetali sia spontanee che coltivate. 


Archaeobotany and traditional flavors
Archaeobotany is an interdisciplinary sector that deals with the study of fossil plants recovered during archaeological excavations. These studies enable paleo-environments to be reconstructed, determining the relationship between humans and the environment, and observing the spread and evolution of various spontaneous and cultivated plant species.

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L’Italia, la ricerca pubblica e il paradosso degli OGM

Riportiamo un brano tratto dall’articolo della Senatrice Elena Cattaneo, pubblicato su la Repubblica del 20 giugno 2015

Se non sarà vietata l’importazione di mangimi Ogm, si segnali al consumatore tutto quanto deriva da Ogm. Si etichettino come “Derivato da Ogm” latte e formaggi, salumi e carni ottenuti da animali nutriti con Ogm. I grandi Consorzi di tutela del Made in Italy, che esportiamo nel mondo, usano mangimi Ogm: etichettiamo anche quei prodotti. Così come il cotone (per il 70% Ogm) che usiamo per vestirci, per le banconote o in sala operatoria. 

A passage from the article by Senator Elena Cattaneo, published in La Repubblica on 20 June 2015 is reported here.

If importing GMO feedstuff is not banned, the consumer should be informed about whatever is derived from GMOs. Milk and cheeses, salamis and meat fed with GMO fodder should be labeled as “GMO-derived”. 

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Il cibo sarebbe sufficiente per tutti ma viene reso scarso dalle speculazioni

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Yawar, una patata rosso sangue

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Expo, presentato rapporto Fao-Ciheam su modello alimentare globale

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Una pioggia di finanziamenti condizionati non risolve i problemi dell'agricoltura

Riportiamo un brano della Prolusione svolta da Franco Scaramuzzi per l'Inaugurazione del 262° Anno Accademico dei Georgofili: "Un grande errore: demolire l'agricoltura"

 Il testo integrale e gratuito è disponibile a questo link: http://www.georgofili.it/detail.asp?IDN=1363

Negli ultimi anni si sono rapidamente susseguiti Governi ai quali non è stata data la possibilità di realizzare i propri programmi. I partiti e movimenti politici appaiono confusi e divisi, anche al loro interno. In queste condizioni le grandi corporazioni, lobbies, caste, cosche e consorterie varie troppo spesso riescono a bloccare qualsiasi iniziativa, ciascuno per tutelare propri grandi e piccoli interessi. Tutto ciò crea anche un substrato fertile per lo sviluppo delle criminalità organizzate e della devastante corruzione diffusa. L’attuale Governo si sta adoperando con coraggiosi e ambiziosi programmi su fronti diversi, scaglionando i previsti interventi in un arco di tempo relativamente breve. Il Paese deve infatti al più presto prepararsi ad affrontare un impegnativo futuro e deve quindi dotarsi di adeguate strutture istituzionali, nonché di un sistema politico e amministrativo in grado di governare democraticamente, con la sempre più indispensabile tempestività e decisione.


Mass conditioned financing cannot solve agriculture’s problems

Here is a passage from the Inaugural lecture held by Franco Scaramuzzi for the inauguration of the Georgofili Academy’s 262nd  year: “A big mistake to destroy agriculture”

The complete and free text is available at the following link: http://www.georgofili.it/detail.asp?IDN=1363


In the last few years, the governments that have come in rapid succession were not given the chance to implement their programs. Political parties and movements appear confused and divided, even within themselves. In this situation, large corporations, lobbies, social classes, clans, and various political factions all too often manage to block any initiative, each protecting its own interests, big or small. All this also creates a fertile substratum for the development of organized crime and devastating widespread corruption. The present government is doing its best with courageous, ambitious programs in various fields, by staggering the planned actions over a relatively short period of time. Our country must prepare immediately to face a challenging future and to therefore adopt appropriate institutional structures as well as a political and administrative system capable of governing democratically, to quickly make the increasingly crucial decisions.
We strongly trust that the actions planned will include paying urgent and vital attention to what is happening to the primary sector.


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L’opportunità di una riforma dell’agricoltura biologica in Europa

Cresce l’attenzione dei consumatori verso la produzione biologica perché si caratterizza come il sistema produttivo più “green core” dell’agroalimentare. In un contesto sempre più attento alla sostenibilità, alle logiche dell’economia circolare, alle strategie di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, il biologico viene percepito concretamente come il modello più avanzato e dinamico, un laboratorio di tecniche che potrebbero sempre di più diffondersi su larga scala nella produzione agricola.
Attualmente si discute in Europa l’approvazione della proposta di riforma dell’Agricoltura Biologica: occorrerebbe un approccio alla riforma strategico e unitario che abbia degli obiettivi ben definiti per lo sviluppo di un settore agricolo biologico europeo performante. 

The opportunity of organic farming reform in Europe
Consumers are paying increasing attention to organic produce because it is agribusiness’s most productive “green core” system. In a context ever more focused on sustainability, on the logic of a circular economy, on the strategies to mitigate and adapt to climate change, organic products are realistically seen as the most advanced and dynamic model, a technical laboratory that could increasingly expand to large-scale agricultural production.
At the moment, the passage of the organic agriculture reform proposal is being discussed in Europe. A strategic, unified approach to reform is needed, which has well-defined objectives for developing a functional organic farming sector in Europe.

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Ricerca e innovazione nelle attività di miglioramento genetico animale

Poco più di dieci anni fa veniva completata la sequenza dell’intero genoma umano. La conquista di questo obiettivo estremamente ambizioso per quelli anni ha stimolato la ricerca scientifica , tecnologica e industriale che ad un ritmo assolutamente travolgente ha condotto ad innovazioni che nei primi anni duemila sarebbero parse fantascienza. In poco tempo è stato sequenziato il genoma di molti animali e piante di interesse agricolo.


Research and innovation in animal genetic improvement activities 
Just over ten years ago, the entire human genome sequence was completed. The conquest of this, at the time, extremely ambitious objective spurred scientific, technological and industrial research to an absolutely overwhelming pace, leading to innovations that would have seemed science fiction in the early years of this century. 

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La mantide negligente

Negli ambienti mediterranei, aridi e con scarsa vegetazione, è comune la Mantide nana europea Ameles spallanzania (Rossi). Il genere Ameles(che in greco vuol dire “negligente”) ha una distribuzione mediterraneo-turanica, include una trentina di specie, 13 delle quali presenti nell’area mediterranea.


The careless mantis
The Dwarf European Mantis Ameles spallanzania (Rossi) is common to arid Mediterranean environments with scarce vegetation. The genus Ameles (meaning “careless” in Greek) has a Mediterranean-Turanian distribution. It includes about thirty species, thirteen of which are found in the Mediterranean area.

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Cresce il Made in Italy a Taiwan: nel 2014 51% rispetto al 2013

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Italia sorpassa Francia, è leader formaggi DOP

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Copagri entra a far parte di Agrinsieme

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Guerre o cibo: un'alternativa intollerabile

Pare a me che, tenuto conto degli sconvolgimenti ribellistici che assillano il medio oriente e parte dell’Africa, coinvolgendo l’intero globo, sarebbe più che opportuno che il sistema produttivo agricolo europeo – e quello di altri Paesi sviluppati - fosse incentivato e sostenuto, al fine di poter rendere abbondante l’offerta delle materie prime che servono a dare cibo a tutti. Occorrerebbe, dunque, rifarsi al “comune sentire”, che coincide anche con la necessità di dare risposte vere a problemi che non possono essere risolti con la violenza.
Infatti, se si esamina la situazione, si può costatare che si passa dalle bombe sull’Iraq e sulla Siria alle pseudo rivoluzioni democratiche dell’Egitto e della Tunisia, causate non tanto dalla voglia di libertà quanto dall’aumento del prezzo del grano dovuto alla chiusura delle esportazioni russe nel 2010, causata un devastante incendio delle pianure cisuraliche. A ciò si aggiungano le carneficine che si compiono in Libia e nel così detto Califfato islamico, che prospera su un terreno di cultura fatto di povertà e d’ignoranza, e la disperazione di Eritrei e Somali e si avrà, unitamente alle vicende nigeriane, un quadro tragico della situazione in una parte importante del mondo. La risposta alle turbolenze mediorientali e alle minacce alla sicurezza degli Usa e, in misura minore, dell’Europa consiste, di fatto, in un male minore (repressione e le tecniche adottate a Guantanamo nei confronti di presunti attentatori) rispetto al peggiore (pericolo che gli attentati si diffondano nei Paesi sviluppati, e sfuggano al controllo).

War or Food: an unbearable alternative

The PAC reform of 2003, worse in each successive version, even if apparently better in its most recent rewrite, should be abandoned to let Europe once again  become one of the granaries of the world; in this way the agreement regarding the one of the important functions of the European Union, which the current PAC grossly violates, would be respected. Consequently, a policy of aid and assisted exportation could once again be  undertaken, forbidden after the Marrakech agricultural agreement (10 years overdue for review). On the contrary, the treaty sits idle instead of enabling, at least for the areas most affected by poverty, the renewal of a generous policy which would be useful to all, ourselves included. 

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La patata dolce "naturalmente modificata" conferma la validità delle innocue piante GM

In uno degli ultimi numeri di PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) l'attenzione della comunità scientifica è stata attirata da un articolo sulla patata dolce già segnalato in queste News (Georgofili INFO del 20 maggio 2015). Se torniamo su questo argomento è per sottolineare che l'articolo di Tina KYNDT et al. ,"The genome of cultivated sweet potato contains Agrobacterium T-DNAs with expressed genes: An example of a naturally transgenic food crop", potrebbe contribuire a modificare l'atteggiamento sostanzialmente contrario alle piante geneticamente modificate di buona parte della pubblica opinione. 
Il gruppo di ricerca internazionale (Università di Ghent, Belgio; Centro Internazionale per la Patata di Lima, Perù; China Agricultural University di Pechino, Cina; Agricultural Research Service del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti) ha prodotto risultati molto validi sul piano scientifico, specificatamente nell'area del trasferimento orizzontale dei geni (fenomeno naturale, peraltro conosciuto da molto tempo e ben documentato anche tra batteri e piante). Alla fine degli anni 1970 si scoprì che una parte di  DNA (T-DNA) del batterio Agrobacterium tumefaciens, agente della malattia "crown gall", si trasferiva direttamente nel genoma di varie specie vegetali ospiti. Successivamente si dimostrò che sequenze di T-DNA di Agrobacterium rhizogeneserano presenti in piante di tabacco Nicotiana glauca  e più recentemente in Linaria vulgaris; ma entrambi queste specie non fanno parte delle piante alimentari. Gli autori sopra nominati, conducendo una analisi high-throughput di sequenze di siRNA (piccoli interfering RNA) appartenenti alla patata dolce (Ipomea batatas), hanno rinvenuto alcuni siRNA omologhi alle sequenze di T-DNA di Agrobacterium spp.   Questo risultato supporta l'ipotesi di un trasferimento orizzontale di geni, avvenuto molto tempo fa, tra una specie di Agrobacterium e un antenato della patata dolce o una sua forma ancestrale.

The “naturally modified” sweet potato confirms the validity of the harmless GM plants
In a recent issues of PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences), the scientific community’s attention was drawn to an article on the sweet potato already pointed out in these News (Georgofili INFO, 20 May 2015). If we mention this topic again, it is to underline that the article, “The genome of cultivated sweet potato contains Agrobacterium T-DNAs with expressed genes: An example of a naturally transgenic food crop", by Tina Kyndt et al. could contribute to substantially changing much of the public’s opposition to genetically modified plants. 
An international research group (University of Ghent, Belgium; International Potato Centre in Lima, Peru; China Agricultural University in Beijing, China; the  Department of Agriculture’s Agricultural Research Service in the United States) produced very positive scientific results, specifically in the area of horizontal gene transfer (a natural phenomenon that has moreover been known for a long time and is well documented).

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La lana e i suoi pregi

Dalla domesticazione, avvenuta intorno all’8000 a.C. nella Mezzaluna Fertile, furono utilizzate dall’uomo le pelli degli ovini (e dei caprini). Ma solo dal terzo millennio a.C. Assiri e Babilonesi cominciarono a tosare le pecore, a selezionare lane a filamenti più fini e, dopo la scoperta dei coloranti nell’800 a.C. da parte dei Fenici (soprattutto la porpora di Tiro e Sidone), con vello bianco.


Wool and its virtues

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Resistenza genetica alla Xylella?

Il documento fotografico riportato in questa nota mostra piante coetanee di Leccino e Ogliarola di Lecce (o salentina) con un diverso grado di manifestazioni della Xylella Fastidiosa. La foto riguarda un oliveto misto, localizzato nei pressi di Gallipoli, cioè  nel cuore dell’area affetta da “Disseccamento rapido”. Analoghe sintomatologie, soprattutto nel terzo basale della chioma, avevano già accertato fin dall'anno scorso una minore carica batterica rispetto a quella presente in Cellina di Nardò. 


Genetic resistance to Xylella?
Genetic resistance to Xylella?

The photograph in this memorandum shows even-aged Leccino and Ogliarola di Lecce (or Salentina) plants showing to varying degrees the symptoms of Xylella Fastidiosa. The photograph shows a mixed olive grove, located near Gallipoli, namely, in the heart of the area affected by Olive Quick Decline Syndrome. Similar symptoms, especially in the basal third of the crown, had already proved to have a lower bacteria load compared to that in Cellina di Nardò. 

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G7, accordo sul clima: temperature globali entro il limite dei 2 gradi

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Lombardia: 24% nel lavoro agricolo, ma quale?

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A Firenze la conferenza internazionale IUFRO sulle biotecnologie delle piante legnose

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Nel primo mese di Expo 2015

E' appena trascorso il primo mese di Expo 2015 e sono già emerse idee diverse sul tema "Nutrire il pianeta: energie per la vita". Ne citerò solo alcune. 
Nel corso del Caritas Day svoltosi con la partecipazione di 84 Paesi (prevalentemente africani, asiatici, sudamericani e mediorientali), sono emersi pareri non propensi a un incremento generale della produzione mondiale di cibo, suggerendo piuttosto di aiutare le piccole comunità locali dei Paesi poveri per metterli in grado di  produrre autonomamente il cibo necessario, senza doverlo comprare. In effetti, alcuni Paesi poveri hanno già percorso questa strada e, superando fasi di emergenza, sono riusciti anche a diventare esportatori dicommodities alimentari.
L'indiano prof. Amartya Sen, Premio Nobel per l'economia e docente di Economia e Filosofia ad Harward, ha espresso il parere che il vero problema da considerare è quello della povertà, dalla quale deriva sempre fame. Ha quindi ritenuto limitativo parlare di carenze di cibo, senza analizzare le cause della fame. 
Ci attendiamo che da Expo 2015 emergano ancora tante idee, anche perché potrebbe essere utile e opportuno non seguire solo un'unica soluzione, uguale per tutti, se si tratta di Paesi in situazioni e condizioni diverse. Abbiamo il tempo per parlarne in termini chiari, concreti e costruttivi nei prossimi 5 mesi. 
Intanto, credo sia opportuno verificare se il nostro pianeta produca già il cibo necessario per tutti e se basterebbe solo distribuirlo più equamente, evitando gli attuali sprechi.

EXPO 2015 – One month later
Just a month has gone by since the opening of Expo 2015 and important ideas concerning the solution of the problems stated by its theme have already come out.
It would be useful and appropriate not to follow the same road for all countries which may have different situations. World food safety moreover needs to be a commitment shared by all parties.
Each country should first of all safeguard and guarantee the food productivity of its agriculture and not be dependent on the global market, also because this would help to more evenly distribute the food available to those in the greatest and most immediate need, also for sudden famines and environmental disasters.
Unfortunately there are many reasons to fear that one of the most advanced countries like ours (in the EU framework) is showing little consistency with the Expo theme and the Milan Charter.


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Utilizzo completo e responsabile del frutto dell’oliva

Il testo è un abstract della relazione svolta dal Prof. Servili nel corso di un seminario su “La valorizzazione dei sottoprodotti dell’oleificio” che si è svolto lo scorso 28 maggio, all’Accademia dei Georgofili

Le olive, l’olio vergine di oliva (VOO), i prodotti secondari dell’estrazione meccanica degli oli (acque di vegetazione (AV) e sansa) e le foglie sono una fonte di composti fenolici appartenenti alla classe dei secoridoidi. Tali sostanze sono caratterizzate da riconosciute proprietà biologiche e salutistiche mostrando attività antiossidante e svolgendo un importante ruolo nella prevenzione di malattie cardio-vascolari, cronico-degenerative e tumori. Questo aspetto ha stimolato l’interesse dei ricercatori nei confronti dell’elevata concentrazione nei prodotti secondari dell’estrazione meccanica dell’olio dei secoridoidi. In particolare, i biofenoli contenuti nelle AV se da un lato sono la causa di una minore biodegradabilità, dall’altro sono molecole ad elevato valore aggiunto per le loro attività antiossidanti, sensoriali e salutistiche. 


A complete and responsible use of the olive fruit
Olives, virgin olive oil (VOO), the side products of the mechanical extraction of oils (olive oil lees and solid residue) and the leaves are a source of phenolic compounds belonging to the secoiridoid class. Such substances have recognized biological properties and health benefits showing antioxidant activity and playing an important role in the prevention of cardiovascular diseases, chronic degenerative diseases, and tumors. This aspect has spurred researchers’ interest in the high concentration of secoiridoids in the secondary products of mechanical oil extraction. 


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L’impatto sull’ambiente dell’allevamento animale

Secondo la FAO la maggiore destinazione delle terre è oggi l'allevamento che utilizza il 30% della superficie terrestre e il 70% delle terre agricole; negli ultimi decenni è aumentato perciò l’interesse sui danni all’ambiente provocati dall’allevamento animale per l’uso eccessivo delle terre e il consumo e/o l’inquinamento di risorse (suolo, qualità e disponibilità di acqua, aria ed energia, perdita di biodiversità, diffusione di malattie).


The impact of animal breeding on the environment
According to the FAO, the majority of lands today is used for livestock, accounting for 30% of the earth’s surface and 70% of agricultural lands. In recent decades, interest has thus increased in the damage caused by animal breeding

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Le difese indirette delle piante dagli insetti fitofagi e loro possibili applicazioni nell'agricoltura sostenibile

I rapporti coevolutivi tra le piante e gli insetti hanno dato origine ad un’ampia gamma di interazioni che hanno determinato lo sviluppo di molti ecosistemi terrestri. Tra le interazioni, quella più diffusa è la fitofagia.


The indirect defenses of plants from phytophagous insects and their possible use in sustainable agriculture

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Italia: persi 100 milioni di export alimentare a causa dell'embargo russo

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Verdure alla griglia preservano le capacità antiossidanti

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Rischi dalle filiere

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Agricoltura 2.0, l’orto si coltiva con lo smartphone

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Il maiale di Cinta senese fra attualità e origini storiche

L’EXPO di Milano, incentrato sull’alimentazione, ci permette di prendere in considerazione soprattutto i prodotti tipici locali che hanno avuto un’importante tradizione nella nostra agricoltura. Il maiale di Cinta Senese rappresenta una di queste entità che, grazie all’interesse di alcuni produttori e soprattutto della Regione Toscana e di alcune Province, hanno evitato che questa razza si estinguesse. Dobbiamo considerare che il paesaggio è l’immagine del territorio che ci identifica poiché frutto di secoli di trasformazioni operate dai nostri predecessori. In Italia ogni territorio possiede un passato ricco di memorie e tra queste le usanze gastronomiche hanno creato, nel tempo, importanti presidi, marchi di qualità in molti casi conosciuti in tutto il mondo. Il maiale europeo fu addomesticato nel V millennio avanti Cristo e si diffuse in Europa con l’arrivo delle culture neolitiche. Recenti analisi genetiche confermano la presenza in vari siti datati attorno al 5000 a.C. di individui domestici di ceppo mediorientale, i quali poi, incrociati con i cinghiali locali, hanno fatto perdere le loro tracce con l’eccezione di alcune aree, come la Corsica, dove i maiali di antica origine sono rimasti isolati fino ai giorni nostri. Studi recenti hanno fatto comprendere che la domesticazione ha portato nel corso dei secoli a una riduzione della taglia degli individui rispetto a quella dei progenitori selvatici. Questo graduale cambiamento della morfologia corporea che accompagnava il processo di domesticazione, forse dovuto a fenomeni di stress, causava e dava origine a cambiamenti fisiologici che culminavano con una differente deposizione di smalto dei denti (linee di ipoplasia) ben visibili confrontando campioni archeologici di individui selvatici e domesticati. 


The Cinta Senese pig today and its historical origins 
Since the Middle Ages, one pig breed has been so closely associated with the Sienese area that it is known as the Cinta Senese. Typical of this area, this pig differs from other varieties because of its very tasty albeit somewhat fatty meat and the distinctive sash-like stripe that punctuates its dark grey coat. Although its origins have been lost in the mists of time, the Cinta pig is depicted in some medieval iconographies as a bristly and hearty breed with tusks, midway between wild and domesticated. Its hardiness lends it to being raised in the wild in the woods. The few oral, written, and iconographic sources describe a very domesticated pig breed used to clean Piazza del Campo in Siena after the market, while the Cinta’s proud and rebellious character led some noble Sienese families, like the Parigini and the  Sergrifi, to use it as a heraldic element in their families’ coats of arms.

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Sistemi foraggeri, ovinicoltura razionale e conservazione del territorio nelle aree interne della collina toscana

L’articolo è una sintesi della relazione svolta dal prof. Bonari della Scuola Superiore S. Anna di Pisa, nella giornata di studio organizzata dai Georgofili in collaborazione al Consorzio di Tutela del pecorino Toscano DOP su "La Ricerca e l’innovazione nel Pecorino Toscano DOP: i risultati ottenuti e le sfide per il futuro", che si è svolta il 18 maggio 2015.

Da tempo, ormai, siamo tutti convinti che anche in Toscana occorra operare perché l’agricoltura torni quanto prima a produrre in modo “sostenibile” la maggior quota possibile di prodotti agroalimentari, anche recuperando al più presto la perdita di SAU dovuta all’abbandono registrato negli ultimi decenni. Ed è anche noto che le azioni necessarie per raggiungere l’obiettivo di cui sopra nelle diverse aree del nostro territorio debbano essere assolutamente diverse in rapporto alle caratteristiche complessive dei luoghi e alla “vocazionalità” agronomica ed economica dei territori. Infatti, accanto ad aree caratterizzate da seminativi a più spiccata vocazione produttiva per le grandi colture mercantili (cereali, colture industriali, ecc) e - in presenza di acqua sufficiente - anche a vocazione ortofrutticola, se ne alternano altre, variamente collinari, in cui le limitazioni (naturali e non solo) rendono molto più difficile definire sistemi produttivi in grado di sorreggersi economicamente nelle attuali condizioni di mercato globale. Di contro, in questi ambiti più sensibili, appare ancora più urgente promuovere (o ridefinire) nuovi sistemi colturali “aggiornati” e fare in modo che gli agricoltori-allevatori possano conservare il ruolo di presidio del territorio, di tutore dell’ambiente, del paesaggio tipico, della cultura locale, ecc, che la società moderna apprezza e riconosce.


Fodder systems, rational sheep farming and land conservation in Tuscany’s  hilly inland areas 
In southern Tuscany, milk-sheep farms characterize much of the hilly inland areas and are now a production chain (for pecorino cheese) characterized by a legendary product of quality known the world over. Recently, however, farm surveys and the subsequent interdisciplinary evaluations (agronomy, zootechny, and economics) have clearly and urgently revealed the necessity, which must be adapted to the different farms, of carrying out an overall functional recovery of fodder pastures, of rational grazing techniques, and, lastly, of adjusting flock feeding methods towards improving the quality and quantity of the milk supplied, reducing production costs, and decreasing risks related to soil erosion.

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Lo svincolo idrogeologico

Esiste qualcuno, sano di mente, che voglia mettere al centro dell’agenda strategica qualcosa di diverso dall’ambiente, e da una “sempre più green” economy? Speriamo di no: la conservazione durevole dell’habitat planetario globalmente inteso e della sua vitalità, senza intaccarne produttività ecologiche e capacità adattive, è l’unico vero obiettivo che possiamo darci: il resto dei vantaggi infatti ne discendono a cascata, e sono gerarchicamente subordinati. Il titolo vuole quindi suonare come una provocazione, perché almeno per la geomorfologia italiana a prevalenza collinare e montuosa sarebbe folle propugnare una disinvolta rimozione delle limitazioni agli interventi  sui terreni, siano essi seminativi, boschi o incolti. Proprio perché non siano sottratte attenzioni, energie, e risorse alle priorità, dicendo svincolo idrogeologico si vuole piuttosto suggerire l’idea di riconoscere in modo specifico e con occhi nuovi – nel percorso pluridecennale dell’assetto e dell’uso del suolo – la fase attuale che stiamo attraversando, noi e i nostri territori: fase che non è più quella di 100 anni fa quando fu istituito - e poi miratamente imposto caso per caso - il vincolo idrogeologico tramite la legge Serpieri.


Hydrogeological liberation 
Is there anyone in their right mind who wants to put something other than the environment and an "evergreen green" economy at the center of the strategic agenda? Let us hope not. Without affecting ecological productivity and adaptive capacity, the enduring conservation of the universally understood planetaryhabitat and its vitality is truly the only objective we can have.  The remainder of the benefits indeed cascade down from there and are hierarchically subordinate.
The title wants to be provocative because at least for Italy’s geomorphology, dominated by hills and mountains, it would be crazy to advocate a casual removal of the restrictions of actions on the terrain, whether sowable, forest, or fallow. Precisely so as not to take attention, energy and resources away from the priorities, the expression hydrogeological liberation is meant to suggest the idea of specifically recognizing with new eyes – in the decades-long course of land planning and use – the current phase that both our regions and we are going through. This phase is not the same as it was 100 years ago when the hydrogeological restrictions were established with the Serpieri law and specifically imposed on a case by case basis.

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Coldiretti: mai così tanto olio d’oliva estero, allarme frodi

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Scoperto in Italia un piccolo esercito di 100 mila "raccoglitori di erbe spontanee"

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Fine dell'oscurantismo?

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Caratteristiche nutrizionali del formaggio Pecorino Toscano DOP in relazione al sistema di allevamento.

Lo scorso 18 maggio si è svolta all’Accademia dei Georgofili una giornata di studio organizzata in collaborazione al Consorzio di Tutela del pecorino Toscano DOP su: "La Ricerca e l’innovazione nel Pecorino Toscano DOP: i risultati ottenuti e le sfide per il futuro". Il testo che segue è la sintesi della relazione svolta dal prof. Mele.

Le principali caratteristiche nutrizionali del Pecorino Toscano DOP sono legate in buona parte alle peculiarità della materia prima e, in particolare, alla composizione della frazione lipidica, della frazione proteica e ad alcune componenti minerali del latte. Per quanto riguarda la componente lipidica dei formaggi, un ruolo fondamentale è svolto dal sistema di allevamento, prevalentemente di tipo semi-estensivo, basato su prati-pascolo prevalentemente coltivati con essenze ben adattate agli areali di allevamento. La presenza di foraggio verde nell’alimentazione del gregge, per almeno metà del periodo di produzione del latte, garantisce un costante apporto nella dieta degli animali di acidi grassi polinsaturi omega-3 (PUFA n-3), che si riflette in un maggior contenuto sia di PUFA n-3 che di isomeri dell’acido linoleico coniugato (CLA), rispetto a quello normalmente riscontrabile in formaggi di altre specie. Le ricerche svolte anche in collaborazione con il Consorzio di Tutela del Pecorino Toscano DOP hanno evidenziato la possibilità di stabilizzare tali caratteristiche nel latte durante la stagione produttiva, anche in periodi dell’anno in cui l’attività di pascolo non può svilupparsi appieno. Questo aspetto è particolarmente importante alla luce dei recenti studi clinici che hanno dimostrato come il pecorino arricchito con acidi grassi omega-3 e CLA abbia un’azione positiva sulla salute dell’uomo. 


Nutritional characteristics of Tuscan Pecorino PDO in relation to breeding system
The main nutritional characteristics of Tuscan Pecorino PDO are related in large part to the raw material’s characteristics and, specifically, to the composition of the lipid and the protein fractions as well as to some of the minerals in the milk. As regards the lipid component of these cheeses, a fundamental role is played by the mostly semi-extensive farming system, based largely on grazing meadows planted with species well suited to breeding distribution areas. The presence of green forage in feeding the flock, for at least half of the milk production period, ensures a constant supply in the animals’ diet of polyunsaturated omega-3 fatty acids (n-3 PUFAs), which is reflected in the higher content of both n-3 PUFAs and of conjugated linoleic acid (CLA) isomers, compared to what is normally found in cheeses from other species. 

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Florovivaismo in Sardegna: quando il bello ha i suoi problemi

Il 15 maggio 2015 si è svolta a Cagliari una giornata di studio su “Florovivaismo in Sardegna: quando il bello ha i suoi problemi”, organizzata dalla Sezione Centro Ovest dell’Accademia dei Georgofili in collaborazione con i Dipartimenti di Agraria e Scienza della Natura e del Territorio della Università di Sassari e l’Associazione Amici del Giardino di Sardegna.

Il comparto florovivaistico ha una produzione assai diversificata poiché coinvolge oltre 2.000 specie utilizzate per ottenere fiori e fronde recisi; piante in vaso (aromatiche, officinali, da ortaggi e mediterranee); alberi e arbusti per l’arredo urbano, l’arboricoltura e la selvicoltura; bulbi, marze e talee. La superficie mondiale, con Cina e India in posizione leader, ammonta a oltre 500.000 ettari.
L’Europa, principale mercato di consumo, si approvvigiona, per fronde e fiori recisi, da Kenya, Colombia, Israele ed Ecuador che aggregano tra il 60 e 70% dei fiori importati, da essi derivando anche il 51% del totale delle importazioni florovivaistiche. La stessa Europa rappresenta, però, un forte esportatore avendo nell’Olanda – il Paese più organizzato nel produrre, ma anche acquisire da paesi terzi i semilavorati - il più importante produttore ed esportatore. La recente fase recessiva ha imposto, in Europa come in Italia, una complessiva riorganizzazione con concentramento delle aziende produttrici, mentre nella fase distributiva il contenimento dei costi è stato perseguito con la riduzione dei passaggi tra esportatore e cliente finale. L’Italia, prima in Europa per superficie investita, è da tempo seconda all’Olanda per numero di pezzi prodotti.

Nursery gardening in Sardinia: when beauty has its own problems
The nursery-gardening sector’s production is quite diversified, with more than 2,000 species used for cut flowers and foliage; potted plants (aromatic, officinal, vegetable, and Mediterranean); trees and shrubs for urban areas, arboriculture, and forestry; and bulbs, cuttings and slips. The worldwide surface area for the sector amounts to over 500,000 hectares, with China and India leading.
As the main consumer market, Europe stocks up on foliage and cut flowers from Kenya, Colombia, Ecuador, and Israel. They account for between 60 and 70% of the imported flowers, and 51% of total nursery imports. Europe itself is, however, a strong exporter. The most important producer and exporter is the Netherlands – the country best organized for production as well as for the acquisition of semi-processed items from non-EU countries. 

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Agricoltura, gestione del suolo e prevenzione del dissesto idrogeologico

L'agricoltura e la silvicoltura svolgono un ruolo cruciale nella produzione di beni di pubblica utilità, come il paesaggio, la biodiversità, la stabilità del clima e la capacità di mitigare disastri naturali quali inondazioni, siccità e incendi. D’altra parte alcune pratiche agricole possono determinare pressione sull'ambiente e provocare degrado dei terreni, inquinamento delle acque e perdita di habitat naturali e di biodiversità (Comun. Commiss. Eur. “La Pac verso il 2020”, 672/5-2010). 


Agriculture, soil management and prevention of hydrogeological instability
Agriculture and silviculture play a crucial role in the production of such public goods as landscape, biodiversity, climate stability, and the ability to mitigate natural disasters, like floods, droughts, and fires. On the other hand, some farming practices may result in pressures on the environment and cause soil degradation, water pollution, and losses of natural habitats and biodiversity.

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Le specie del genere Capsicum: cenni botanici e genetici

Il peperone è una coltura ortiva da frutto appartenente alle Solanaceaeche rappresenta una delle più importanti famiglie delle angiosperme dicotiledoni comprendente 102 generi e circa 2500 specie. A tale famiglia appartengono, infatti, specie di elevato interesse nutrizionale e industriale (pomodoro, patata, melanzana, tabacco, caffè) per le quali l’importanza è stata recepita dalla comunità scientifica internazionale che negli ultimi anni ha contribuito a decifrarne la sequenza del genoma.


The species of the Capsicum family: botanical and genetic notes

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Ecco gli OGM naturali

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Crolla il consumo di vino, in Toscana si beve più birra

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Tra una settimana il 22° anniversario della strage di via dei Georgofili

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Inammissibili ritardi nel controllo della Xylella

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Le utilità del PSR

Tempo di elezioni regionali e il caso vuole che quest'anno coincidano con l'anno della nuova programmazione dei fondi Europei per l'agricoltura Psr 2014/2020.
Tutti i politici locali, per incantare platee di agricoltori, alla ricerca disperata di consensi, armati di tecnico/burocrati, inizieranno il loro solito tour per province, comuni e frazioni, sbandierando opportunità esclusive per l'agricoltura e disegnando un quadro roseo per le nuove misure d'intervento. Quello che non sbandiereranno mai, però sono la metà delle misure che prevedono finanziamenti ad Enti come la Regione stessa e le ex comunità montane, insieme a tutto l'enorme sottobosco di studi, progetti e certificazioni atti a tenere vivo un enorme serbatoio di consensi, grazie alla quantità di personale che vi ruota intorno. Ma andiamo con ordine.
Il piano di sviluppo rurale, è il documento programmatico che ogni singola Regione Italiana produce per utilizzare “al meglio” le risorse finanziarie che la Comunità Europea destina all’ammodernamento delle zone rurali, per renderle maggiormente vive e competitive e per migliorare la sostenibilità ambientale. Quattro assi, divisi in misure di intervento, un trentina circa, atte a fornire aiuti per strumenti vari di produzione alle aziende agrarie e ai sopracitati enti.
Venti anni di programmazione, divisa in quattro tranche: 1994/99 2000/2006 2007/2013 e ora, in fase di start-up, la programmazione 2014/2015. 
Ma qual è stato il beneficio di questi benedetti fondi europei? Abbiamo degli studi che documentano gli effettivi benefici di questi finanziamenti? 

The benefits of the Rural Development Programme
The Rural Development Programme is the plan that each individual Italian regional administration works out to best use the financial resources that the European Community allocates for the modernization of rural areas, to make them more vital and competitive and to improve environmental sustainability. Four sections, divided into about 30 policy measures are aimed at providing farms and the above mentioned bodies with various production tools. But what has been the benefit of these European funds? Do we have studies that document the actual benefits of this funding?

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Riflessioni di un coltivatore di peperoncino

Nell' immaginario collettivo il peperoncino rimanda a quell'ortaggio di colore rosso con una forma di un  piccolo cornetto e così è stato anche per me, soprattutto facendone esperienza sin da piccolo, nella mia  famiglia di contadini, quando veniva coltivato come frutto fresco.
Per esigenze di mercato si è ora passati più recentemente alla coltivazione di piante in vaso, anche di peperoncini ornamentali, scoprendo colori diversi, ma il mondo fantastico del peperoncino lo abbiamo scoperto conoscendo il collezionista Massimo  Biagi  e la sua grande collezione fatta di molte specie , varietà , forme, colori, piccantezza e sapori diversi.
E' una pianta "popolare", può essere usata per il  suo prezzo accessibile a tutti e coltivata da ognuno,  in un piccolo orto, in un giardino piuttosto che in una fioriera sul  balcone di casa, come pianta edibile ed ornamentale. 
Il principe dei peperoncini nonostante sia da anni superato in piccantezza dal gruppo dei Naga,  Moruga, Scorpion ed ora dal Carolina Reaper e dal  Bhutlah, è a nostro  avviso l' Habanero, che riesce  a conciliare la piccantezza elevata per la comune tolleranza alla capsaicina, con l'aroma.
Certo, questa corsa verso valori estremi di piccante  ha portato all'immissione continua sul mercato di varietà nuove, senza  aspettare i tempi congrui per fissarne le caratteristiche, creando continua variabilità e quindi confusione tra i consumatori.

Remarks of a chili pepper grower 
The race towards achieving extremely hot peppers has led to the non-stop introduction of new varieties onto the market, without waiting an adequate amount of time for their characteristics to fix, creating endless variability and thus confusion for consumers. We must learn how to use and enjoy the spiciness of this flavorful and fragrant traditional seasoning. 
If we think that we meet our domestic demand for chili peppers only by 30% and the remaining 70% is imported, a question arises immediately: why do we not produce them in Italy?

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La cantaride officinale

Fino a qualche anno addietro venivano consigliate nel trattamento delle verruche; ovvero alla dose di qualche milligrammo, nella terapia delle infezioni virali da Molluscum contagiosum. Ritenuta afrodisiaca, la cantaridina veniva anche consigliata per i suoi effetti simili a quelli del Viagra, seppur dolorosi. 


SPANISH FLY

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Biodiversità e diversità di forme: le nuove declinazioni del verde in città

Lo scorso 8 maggio nell’ambito di Flora Firenze si è tenuto un Convegno sul Florovivaismo e la Progettazione del Verde organizzato dal Comitato del Florovivaismo dell’Accademia dei Georgofili

Il Convegno si è tenuto nell’ambito di Flora Firenze realizzata nella splendida cornice del Parco delle Cascine.


Biodiversity and diversity of forms: the new geometry of urban green

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Il Maggio dei Libri: Henri Louis Duhamel du Monceau e il suo "Traité complet des Bois & des Forêts"

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Inaugurata ai Georgofili la mostra “Firenze e le Esposizioni, Le Esposizioni a Firenze. Agricoltura, scienza, alimentazione (1851-1911)”

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Pasta italiana trionfa all'estero, 4% export nel 2014

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Clima sempre più caldo: ora banane e avocado si producono anche in Italia

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Cina, il secondo vigneto del mondo

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Xylella: la ricerca sotto tiro della magistratura?

Il 4 maggio, su disposizione della Procura di Lecce, sono stati portati via o accecati per sequestro degli hard-disk una dozzina di computer appartenenti a docenti e ricercatori dell'Università e del CNR che indagavano sulla Xylella, intralciando gli intensi lavori di ricerca, ritardandone i risultati, contrastando le speranze riposte nella scienza e provocando danni ulteriori agli agricoltori. Chi se ne assume la responsabilità?

Xylella: research under the judicial gun?

On May 4, under orders from the legal office of the town of Lecce, one dozen computers used by the CNR and University professors to research Xylella were sequestered or blocked, hampering intense research projects, delaying results, confounding scientific hope for answers, and provoking further damage to farmers. Who claims responsibility?


“Un popolo di poeti, santi, navigatori, ….. xylellologi, dietrologi e guaritori.”  Questo è  il Bel Paese. Oggi come non mai. Ecco solo alcuni degli esempi tratti da una casistica che si gonfia e monta come uno tsunami. Xylellologi. I negazionisti: la Xylella non esiste, è un’invenzione degli “scienziati”. Sorpresi? C’è chi ancora nega la Shoah, perché la Xylella dovrebbe esserne al riparo? I non negazionisti: la Xylella esiste ma è un “elemento endogeno, presente negli olivi,  che non é né attivo né aggressivo  a meno che una serie di funghi crei condizioni favorevoli per il suo sviluppo”  Quanto sopra da un esposto alla Commissione Europea di Peacelink, una associazione privata di volontariato dalle irrintracciabili competenze scientifiche,  che si fregia del pomposo nome di “Organizzazione non governativa” (ONG). Su richiesta della UE,  le affermazioni di Peacelink sono state valutate dall'EFSA (European Food Safety Agency) che le ha smentite. Ciononostante, sono state riprese dall'ISDE (International Society of Doctors for the Environment), altra ONG,  questa volta di medici ambientalisti (ma non dovrebbero più che altro rivolgere le loro amorevoli  attenzioni agli umani?), che pare non abbiano ben appreso l'arte di documentarsi. Dietrologi:  (i) la Xylella, introdotta in Puglia nel 2010 dall’Istituto Agronomico Mediterraneo di Valenzano (Bari) (per un corso di aggiornamento con tutti i permessi e le precauzioni),  é sfuggita dai suoi laboratori ed è approdata vicino Gallipoli, oltre 200 km a Sud di Bari.  

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Comunicare dialogando

Rivoluzionarie innovazioni ormai consentono di trasmettere parole e immagini, in tempo reale e ovunque, memorizzando ogni cosa. Anche la nostra antica Accademia non ha potuto rinunciarvi per produrre e diffondere i propri Atti e comunicare le proprie attività. Da poche settimane ha aperto anche un proprio "Blog"(del tutto gratuito), dedicato ai giovani. Non solo perché hanno raggiunto una diffusa e piena dimestichezza con il computer e internet, subendone già effetti sul proprio linguaggio e rimanendo esposti a intense influenze dottrinali, abilmente diffuse con metodi di stampo commerciale. Sono diventati padroni anche di nuove forme di espressione che, alla preziosità della sintesi, aggiungono un numero crescente di abbreviazioni o sigle convenzionali che fanno perdere le belle e significative sfumature del nostro linguaggio e tendono a seguire la moda di usare termini inutilmente volgari e talvolta anche lesivi. Per questo, la nostra Accademia ha aperto a tutti i Georgofili l'accesso al Blog, affinché collaborino e partecipino al libero dialogo dei giovani sulle tematiche da sviluppare, ciascuno mettendo a disposizione la propria esperienza professionale e umana. Sarebbe anche opportuno che ogni Accademico stimolasse i propri figli, parenti e amici giovani ad iscriversi. 


Communicating through talking
Revolutionary innovations now allow words and images to be transmitted in real time and in all corners of the world, memorizing everything. Even our ancient Academy could not pass up producing and distributing its own proceedings and communicating. A few weeks ago, our own "blog" dedicated, for various reasons, to young people also opened. Not only because they are completely familiar with computers, already conceding the effect on their language and being exposed to the powerful doctrinal influences cleverly spread with commercial methods. They have also become masters of new forms of expression that are  positively concise, with the addition of ever more abbreviations or conventional acronyms that are losing the beautiful and eloquent nuances of our language and tend to follow the craze for unnecessarily vulgar and sometimes offensive terms. For all this, our Academy has made blog access available to all Georgofili members, to cooperate and participate in the free dialogue of young people on the themes developed by the Georgofili, each providing his or her own technical, professional and human experience.  
It would also be appropriate for every academy member to encourage their children, relatives and young friends to sign up (totally free).

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Il clima che cambia: l’agricoltura italiana da vittima designata a protagonista

Lo scorso 27 aprile, a pochi giorni dall’apertura di EXPO 2015, la comunità scientifica agraria e forestale italiana, riunita in un’affollata riunione all’Accademia dei Georgofili, si è impegnata a progettare soluzioni innovative su come adattare l’agricoltura ai cambiamenti climatici ed ambientali e come contribuire ad una efficace riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra. Sono stati proposti anche nuovi strumenti per indagare quale sia l’effettiva percezione che gli agricoltori hanno dei cambiamenti che sono già in atto e come vada progettato un nuovo approccio partecipato ai problemi di un futuro molto prossimo

All’incontro su agricoltura e cambiamenti climatici, che faceva parte delle tante iniziative che il CNR ha messo in campo per EXPO 2015, hanno preso parte oltre cento delegati fra ricercatori dei principali Enti di Ricerca e delle Università, rappresentanti dei Ministeri, delle Regioni e delle imprese. L’idea è nata da un’analisi del panorama della ricerca italiana attualmente cronicamente priva di finanziamenti nazionali efficacemente mirati all’analisi e allo studio delle relazioni complesse fra cambiamenti ambientali e climatici ed agricoltura. 


The changing climate: Italian agriculture, from intended victim to protagonist

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Il ripristino del verde dopo un uragano come quello del 5 marzo 2015 in Toscana

La violenta perturbazione atmosferica verificatasi nella notte tra il 4 e 5 marzo scorsi, ha causato in Toscana ingenti danni colpendo in modo sensibile molte aree boscate dei versanti appenninici  e delle aree costiere tirreniche nonché il verde urbano (viali, parchi, giardini).

Restoring trees after a “hurricane” like the one on 5 March 2015 in Tuscany 

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I miracoli dell'Ortoterapia: attenua il dolore e accresce l'autostima

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Nella lattuga rossa il segreto della giovinezza

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Cani e droni insieme per salvare gli avocado

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Ai Georgofili una mostra sulle esposizioni a Firenze nella storia

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La disunione europea

Il TTIP (partenariato transatlantico per commercio e investimenti) é in corso di negoziato tra Usa e U.E. dal 2013. L'obiettivo è quello di facilitare i rapporti commerciali tra i due mercati, eliminando o riducendo gli ostacoli oggi frapposti da regolamenti diversi. 
Secondo notizie di stampa, mercoledì scorso la U.E. avrebbe proposto che ciascuno dei Paesi membri europei possa autonomamente decidere se autorizzare non solo la coltivazione dei pochi OGM già ammessi da Bruxelles, ma anche l'importazione di prodotti OGM, invece già largamente attuata dai Paesi membri per coprire il fabbisogno di buona parte dei mangimi per i nostri allevamenti.
La proposta sarebbe partita dal Presidente della Commissione Europea (Jeanne Claude Junker), ma dovrebbe essere ratificata dal Parlamento e dal Consiglio Europeo. Essa comunque contraddice la stessa esistenza di un Mercato Comune Europeo e quindi inficia dalle basi il TTIP e i negoziatori che rappresentano la U.E. Sarebbe, infatti, come dire che i 27 singoli Stati della U.E. possano contrattare autonomamente con gli Usa (e allora per analogia, forse anche con i loro singoli Stati?). Confuse complicazioni che ci riportano indietro nel tempo anziché avanzare verso il futuro. 

The European Disunion

The negotiations for the TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) have been going on between the United States and the E. U. since 2013. The objective is to facilitate business relations between the two markets, eliminating or reducing the barriers interposed today by the different regulations.
According to press reports, last Wednesday the E.U. proposed that each of the European member countries independently decide whether to allow not only the cultivation of the only GMO (a maize) already accepted by Brussels, but also the importation of GMO products, a course of action already widely implemented. For example, 90% of the soya beans and other animal feeds we import today are produced using GMOs in various American countries. The proposal seems to have come from the President of the European Commission (Jeanne Claude Junker), but must be ratified by the European Parliament and Council. It contradicts the existence of a Common European Market and therefore invalidates TTIP and the negotiators representing the E.U.

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Biomasse rurali sì: ma quali?

Le biomasse sono una gran bella opportunità se le si chiamano per nome e per cognome: viceversa, usando la macrocategoria “biomasse” si rischia di fare di tutta l’erba un fascio e poi di buttare via tutto! Il  biogas non è il digestato, e il cippato non è il pellet. Le singole configurazioni tecnico-economiche e merceologiche delle varie biomasse sono importantissime, come anche la rispettiva tecnologia di impiego per produrre le varie energie termica o elettrica.
Perché un materiale organico vegetale o animale possa chiamarsi biomassa ed essere un’opportunità sul piano economico-ambientale, la cosa migliore è che nasca come scarto di altre produzioni (ad es. il nocciolino residuo dei frantoi oleari), che sia disponibile in abbondanza e magari con continuità (ad es. reflui zootecnici), e infine che sia movimentato il meno possibile data la scarsa massa sterica, ovvero che viaggi poco e sia utilizzato nelle vicinanze: altrimenti potrebbe non essere più vera l’uguaglianza “rinnovabile = sostenibile”.

Rural biomass: but which one?
Biomass is a great opportunity if we call it by its full name: conversely, by using “biomass” as a macro-category, we are liable to lump everything together and then toss it all away! Biogas is not digestate and woodchips are not pellets. The individual techno-economic and product configurations of the various types of biomass are very important as is the technology utilized to produce thermal or electrical energy. For plant or animal organic material to be called biomass and for it to be an economic and environmental opportunity, the best source would be the waste left over from other production processes (e.g., olive stones from oil mills), available in abundance and, perhaps better, continuously (e.g., animal wastes). Finally, it is important that it be moved as little as possible given the poor steric mass. In other words, it cannot travel long distances and must be used locally, otherwise the “renewable=sustainable” equation no longer applies.

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La storia della spezia più amata del mondo

L’uomo conosce il peperoncino da 9.000 anni. La pianta è originaria dell’America latina, Messico e Bolivia se ne contendono la paternità con una polemica senza fine. I Messicani dicono che sono loro i custodi delle più antiche testimonianze sulla coltivazione e sulla utilizzazione.

The history of the world’s best loved spice 
Humans have been familiar with chili peppers for 9,000 years. This plant comes from Latin America, with Mexico and Bolivia in a never-ending debate as to where it first originated.

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La zootecnia Italiana e le sfide imposte dai cambiamenti climatici

Lo scorso 22 aprile si è svolto a Firenze un incontro sulla ricerca Italiana in zootecnia nel contesto dei cambiamenti climatici organizzato dal Comitato Consultivo per gli Allevamenti e le Produzioni Animali dell’Accademia dei Georgofili

L’acquisizione di conoscenze deve potersi tradurre in indicazioni concrete per il mondo della produzione che possano consentire di prevedere gli effetti del cambiamento climatico nonché di individuare gli interventi più idonei per attuare strategie di mitigazione (riduzione delle emissioni climalteranti) e di adattamento (utili a limitare gli effetti negativi di condizioni climatiche sfavorevoli).


The Italian livestock industry and the challenges posed by climate change

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Expo 2015: Presentata la “Carta di Milano”

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Vino: consumi al minimo storico, addio a 1 bicchiere su 5

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Toscana, agricoltori cinesi colonizzano i campi di Prato

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Earth Day, Coldiretti: "- 28% di terra fertile negli ultimi 25 anni in Italia”

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Il Peperoncino: non solo moda

Lo scorso 16 aprile si è svolto a Pisa un incontro sulla pianta del peperoncino, organizzato dalla Sezione Centro-Ovest dell’Accademia dei Georgofili

I botanici e gli esperti di orticoltura sanno da tempo che i frutti delle piante appartenenti alle varie specie di Capsicum, sono piccanti e che la sua variante dolce, cioè il comune peperone, ingrediente fondamentale delle varie "peperonate", ha avuto origine per mutazione genetica in un solo locus (Pun1). Nonostante questa primogenitura il peperoncino è rimasto ortaggio secondario per moltissimo tempo. Era infatti relegato in alcune cucine del meridione, con poche eccezioni nel resto di Italia dove lo "zenzero" veniva usato sporadicamente, magari per insaporire vivande di per sé non entusiasmanti. Evidentemente è avvenuta un'altra "mutazione" di tipo sociologico. Il frutticino, usato quasi in esclusiva, dalla cucina calabrese è divenuto un ingrediente fondamentale di tanti piatti anche firmati da grandi chef che si guardavano bene in passato dal contaminarsi con questo "insaporitore" della gastronomia povera.
Oggi le "cene al peperoncino" sono di gran moda; di questa pianta e soprattutto degli innumerevoli prodotti che si fanno usandone i frutti, parlano e scrivono letterati, giornalisti, scrittori, esperti gastronomi. 

Chili peppers: not just a fashion
Botanists and horticulture experts have long known that the fruits of the plants belonging to the various Capsicum species are hot and that its sweet version, i.e., the common pepper, a fundamental ingredient of the various peperonata recipes, originated through a genetic mutation in only one locus (Pun1). Despite this birthright, chili peppers have been a minor vegetable for a very long time. In fact, they were confined to some southern Italian cuisines. With few exceptions, the use of chili peppers in the rest of Italy was on rare occasions, perhaps to flavor food uninspiring in itself. There must then have been some sort of sociological “mutation”. This small fruit, used almost exclusively in Calabrian cuisine, has become a fundamental ingredient of many dishes, even by famous chefs who in the past were careful not to be contaminated by this lowly gastronomic "flavor enhancer".

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Il Tartufo tra storia e leggenda

Si è recentemente svolto presso il Centro per la Ricerca per la Selvicoltura (CRA-SEL) di Arezzo, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Siena, il convegno nazionale sul tartufo, dove hanno partecipato molti esperti del settore

L’etimologia della parola tartufo sembra derivi dal latino terrae tufer, escrescenza della terra dove tufer sarebbe usato al posto di tuber, ed è comunque certo che la sua antichissima presenza è legata soprattutto alla cultura dei popoli mediterranei. Le prime notizie certe compaiono nella “Naturalis Historia” dell’erudito latino Plinio il Vecchio (79 d.C.), dove il tuber era molto apprezzato sulla tavola dei romani i quali molto probabilmente lo avevano conosciuto dagli etruschi. Sempre nel primo secolo d.C. il filosofo greco Plutarco di Cheronea (46 d.C.), estese la teoria degli elementi primari sulle origini del tartufo mentre si consolidò l’idea che il tuber si originasse dall’azione combinata di acqua, fuoco e fulmini scagliati da Zeus in prossimità di una quercia. Da qui trasse ispirazione il poeta Giovenale (55-127 d.C.) per asserire che i tuberoriginatisi dai fulmini divini avessero notevoli qualità afrodisiache dovute soprattutto alla prodigiosa attività sessuale di Giove in virtù delle quali il tartufo era dedicato ad Afrodite, dea dell’amore.


Truffles in history and legend
The etymology of the word truffle seems to derive from the Latinterrae tufer, a tuberous excrescence, where tufer is used instead oftuber. Nonetheless, it is certain that its presence is linked primarily to the ancient culture of the Mediterranean civilizations. The earliest mention appeared in “Naturalis Historia” by the Latin scholar Pliny the Elder (79 A.D.), where the tuber was much appreciated by Romans who had probably learned about it from the Etruscans. Again in the first century A.D., the Greek philosopher Plutarch of Cheronea (46 A.D.) extended the theory of primary elements on the origin of truffles while the idea took root that the tuber originated from the combined action of water, fire, and the thunderbolts thrown by Zeus near an oak tree. The poet Juvenal (55-127 A.D.) drew inspiration from this, stating that thetuber, created by divine thunderbolts, had great aphrodisiac qualities due mainly to Jove’s prodigious sexual activity. It is for this reason that truffles were dedicated to Aphrodite, the Goddess of love. 

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Il paesaggio progettato: perché e per chi?

Oggi non esiste convegno o mostra o riunione di progettisti del paesaggio in cui non vengano illustrati o descritti interventi sul territorio  in parchi, giardini, aiuole, terrazzi, fasce boscate, golene, colture permanenti, siepi, etc., interventi progettati ed eseguiti anche molto bene, ma è raro che si spieghi  perché questi progetti vengono fatti 

The designed landscape: why and for whom?
Nowadays there is no conference, exhibition, or meeting of landscape architects at which projects in parks, gardens, flowerbeds, terraces, wooded strips, banks, permanent cultures, hedges, etc. are not shown or described. Even when these are well-designed, well-executed projects, there is rarely an explanation as to why they were carried out 

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L’Accademia dei Georgofili a Expo Milano 2015 e “Fuori Expo”

L’Accademia dei Georgofili partecipa ad Expo Milano 2015 negli spazi della Regione Toscana,  esponendo alcune pubblicazioni ed immagini tratte da volumi antichi su diversi temi quali territorio, tradizione, vite, olivo, ecc. Oltre a questo, ha organizzato sei seminari al “Fuori Expo” della Regione Toscana, che si svolgerà nella bella cornice dei Chiostri dell’Umanitaria, a pochi passi dal Duomo, nel centro storico di Milano (Via Daverio, 7).

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Lutto ai Georgofili per la scomparsa del Prof. Mancini

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FloraFirenze dal 30 aprile all’11 maggio

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Assalzoo, mangimi Ogm sicuri e nutrienti

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Towergarden: la fattoria verticale che risparmia il 90% dell'acqua

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Blog dei Georgofili per i giovani

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Un grande errore: demolire l’agricoltura

“E’ giusto proclamare il diritto al cibo ma si affermi, allo stesso tempo, il dovere di produrlo”. E infatti oggi, soprattutto in Italia, si penalizzano le imprese agricole riducendone i guadagni e le aree coltivabili. Si vive nell’illusione che la campagna sia una Arcadia, luogo per il tempo libero, per la memoria, che deve coltivare i valori estetici. Si dimentica, invece, che il settore primario serve a sfamare i popoli.
E’ un attacco diretto, senza incertezze, e con chiari riferimenti al prossimo appuntamento con l’Expo, quello che Franco Scaramuzzi ha rivolto al mondo degli amministratori e dei politici. Parlava nel Salone dei Cinquecento alla inaugurazione del 262° anno accademico dei Georgofili in una sala stracolma di scienziati. E lo faceva per la prima volta da relatore, dopo che per 28 anni si era rivolto agli studiosi come presidente della prestigiosa accademia.
Già il titolo del suo intervento era esplicito: “Un grande errore: demolire l’agricoltura”.Ma è stato soprattutto nei toni usati, e nei dati forniti, che Scaramuzzi ha dimostrato come l’Accademia non ha intenzione di rinunciare, proprio oggi, al ruolo che svolge da quasi tre secoli: far crescere, attraverso la scienza, il comune benessere. 

A Big Mistake to Destroy Agriculture
“It is right to declare the right to adequate food but the obligation of producing it should also be stated”.  In fact, especially today in Italy, farms are being penalized, their incomes and arable lands reduced. We live in the illusion that the countryside is an Arcadia, a place for leisure and for memories that cultivate only aesthetic values. We forget, instead, that the primary sector feeds people. Franco Scaramuzzi has not hesitated to attack directly the world of politicians and bureaucrats, clearly referring to the upcoming Expo, during his remarks for the opening of the Georgofili Academy’s 262nd year held in the Hall of the Five Hundred, a room overflowing with scientists. Even the title of his speech was clear: “A big mistake to Destroy Agriculture”. Nevertheless, Scaramuzzi closed by saying that he is not pessimistic. Despite everything he believes in agriculture’s future, without it there would be famine and hunger. However, to reach that future, farmers must know how to fight for their common goals as a group.

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Ritorno alla semplicità. Agricoltura contro consumismo.

Intervista di Elena Marmugi al Presidente dei Georgofili, Giampiero Maracchi

Tornare all’origine, alla semplicità perché “semplice è bello” … Un ritorno al consumo consapevole. In sintesi, il pensiero e l’auspicio del Presidente Maracchi.

Come l’Accademia dei Georgofili può contribuire ad arginare l’era consumistica, valorizzando l’agricoltura?
Oggi il mondo è in crisi. In crisi per i cambiamenti climatici, in ambito economico finanziario, in crisi politica perché il sistema democratico è stravolto. In più il consumismo ha cambiato gli equilibri:se prima, nel ‘900, il 95% delle attività era legato all’agricoltura, dopo la Seconda Guerra Mondiale sono cambiati sia il consumo di materie prime che la coscienza di chi le sfrutta. Valorizzare l’agricoltura è l’unica chiave per risolvere problemi come l’effetto serra, i repentini cambiamenti climatici. Serve un ritorno all’impiego di materie prime di ottima qualità, che perlaltro non compromettono la salute del Pianeta”.

A Return to Simplicity. Agriculture against Consumerism.
Elena Marmugi's Interview with Georgofili president, Giampiero Maracchi
A return to the beginning, to simplicity because "simple is beautiful" ... A return to conscientious consumption. In short, President Maracchi's thoughts and hopes.

(Excerpt from QN, 12/04/2015)

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Sulla gestione delle sanse di oliva

Nei Paesi dell’Unione Europea che si affacciano sul Mediterraneo i sottoprodotti solidi generati dall’estrazione dell’olio di oliva (sia a due che a tre fasi, o attraverso processi intermedi) pongono problemi di natura sia ambientale che socio-economica.


On the olive residue management 

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Le “mosche” delle giuggiole

I Lotofagi erano gli antichi abitanti della Cirenaica, regione dell’attuale Libia, i quali, secondo Omero, si cibavano delle drupe (giuggiole) del loto Ziziphus jujuba, già noto come Rhamnus lotus.



The Jujube “Flies”

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Inaugurato il 262° Anno Accademico dei Georgofili

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Giovani Amici dei Georgofili

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Etichettatura: 9 italiani su 10 vogliono origine chiara e leggibile di ogni alimento

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Adesso serve un’agricoltura più razionale

Tra le principali preoccupazioni dell’Accademia dei Georgofili, fin dalla sua creazione nel 1753, vi fu la gestione del territorio intesa a creare migliori condizioni di vita delle popolazioni attraverso una agricoltura razionale, una efficace sistemazione dei suoli e una migliore regimazione delle acque sia superficiali sia negli alvei dei fiumi. L’applicazione del metodo scientifico apportò miglioramenti tali, alla produzione agraria, non solo in termini di quantità ma anche di varietà delle coltivazioni e degli allevamenti, che il modello fu studiato a lungo nell’’800 anche dal nascente stato americano, tanto che tre presidenti Usa furono accademici dei Georgofili. Oggi a due secoli e mezzo di distanza siamo di fronte a una nuova sfida imposta dalla globalizzazione, dalle crisi economiche e finanziarie ricorrenti, da una crisi ambientale che riguarda il suolo, l’acqua, l’aria e che si traduce anche in cambiamenti climatici. Peraltro a queste crisi evidenti se ne devono aggiungere altre come quella dei sistemi politici che si dimostrano sempre più inadeguati a risolvere i problemi contemporanei, quale ad esempio l’incremento demografico e la nascita delle megalopoli e non ultima la crisi di valori e di identità. Legiferare oggi sulla gestione del territorio dovrebbe partire da queste considerazioni avendo chiaro in mente che la risposta moderna a molti di questi problemi si trova proprio nell’attività dell’agricoltura e nella promozione di nuovo di un mondo rurale che possa rappresentare un elemento di equilibrio alla forsennata urbanizzazione dell’ultimo secolo.


A more rational agriculture is needed now
Today any legislation on land management should start from considerations which keep clearly in mind that a modern answer to these many problems is found in the business of agriculture and the promotion of a new rural world that could serve to balance the frantic urbanization of the last century. The Swiss Confederation did well to enact an extremely succinct land management law (and this is its prime value) that has among its objectives “the country’s harmonious development, taking into account both natural resources and the economy”. The object lesson of the Georgofili aimed at maximizing agriculture and its sustainability is again today at the head of the present globalization.

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Quali prospettive per l’export agroalimentare italiano

Expo 2015 è considerato uno straordinario veicolo di promozione del nostro export alimentare: abbiamo alle spalle un decennio di crescita (70 per cento) ed esistono le condizioni  per guardare con fiducia all’obiettivo di 50 miliardi di euro di export nel 2020.
Un recente documento dell’ufficio studi di Sace ci dice che, rispetto ai principali concorrenti europei, la dinamica delle nostre esportazioni è stata particolarmente significativa verso i mercati extra-UE, le aree a maggiore potenziale di sviluppo della domanda. Alcuni di questi Paesi, in particolare USA e Cina, sebbene meno noti per la qualità e la reputazione dei prodotti, sono forti concorrenti in settori di punta del Made in Italy (conserve vegetali e frutta fresca). Una delle possibili condizioni favorevoli per le nostre esportazioni sarà la conclusione del negoziato USA-UE sul commercio transatlantico (il Ttip, accordo di partenariato su commercio e investimenti), di cui l’agricoltura è un importante capitolo. Il tema è l’accesso al mercato, riduzione delle tariffe (che interessa maggiormente i produttori americani) e delle barriere sanitarie e tecniche (che, invece, interessa maggiormente gli europei). Tutto nostro è il dossier relativo alla protezione delle indicazioni geografiche. Sarebbe ottimo un buon negoziato che definisse una strategia comune anche per bilanciare il crescente peso della Cina sui mercati mondiali delle materie prime agricole.

What are the prospects for Italian agricultural and food exports?

Italian exports of food products showed good acceleration in the recent years, with an interesting growth potential. Italy’s performance was particularly good in markets outside Europe. Now is the time to strengthen our competitiveness on all international markets. By focusing on the most important food products,  Italian agrifood exports could be increased to up to 50 billion euros by 2020. 

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La dieta sostenibile

Le abitudini alimentari delle popolazioni e dei singoli dipendono da molteplici fattori geografici, climatici, culturali, ideologici e religiosi che sono difficili da modificare, ma potrebbero essere riconsiderati in una prospettiva “ecologica”.


The sustainable diet

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L’archeogenomica svela la storia delle relazioni uomo/animale

Le analisi del materiale archeologico possono dare un grande contributo agli studi sulla storia evolutiva dell’uomo, degli animali e delle loro relazioni.


Archeogenomics reveals the history of human/animal relations

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Martina su Xylella: nessun rischio per la vite. Eppure la Francia chiude le frontiere.

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Il diritto agroalimentare entra nelle Università

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Inaugurazione del 262° Anno Accademico dei Georgofili

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Caprotti attacca Coop e Farinetti: “Loro dentro Expo, Esselunga tagliata fuori”

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EXPO, l’insostenibile “peso della sostenibilità”

Mettiamo pure il diritto al cibo in Costituzione, purché non finisca come con il pareggio di bilancio dello Stato, pure finito in Costituzione ma solo sulla carta … Mentre si avvicina l’Expo il diluvio, la valanga di chiacchiere e di retorica sta diventando quasi insopportabile.
Però per chi – come noi – fa sempre e comunque il tifo per il proprio Paese, vale la pena di sopportarle purché alla fine tutto finisca per il meglio. Come dicono gli inglesi: right or wrong, it’s my country. Certo che è dura. Non si è ancora capito se a Milano manderemo in passerella le nostre eccellenze enogastronomiche o spiegheremo come coltivare il pianeta con minor impiego di chimica, di acqua, ecc. Nel qual caso bisognerebbe anche parlare di Ogm senza guerre di religione e magari – come invita a fare il prof. Romano Prodi – pensare ad investire di più nelle ricerca in agricoltura. Perché va bene voler sfamare e dissetare il mondo, ma forse bisogna pensare, più che al culatello e all’Amarone, a come produrre più cereali, a coltivare in zone semiaride, a fare carne senza distruggere suolo e sottosuolo, a varietà di frutta più adattabili ai vari climi e più resistenti agli attacchi dei patogeni. Ormai la retorica dilaga senza freni. Sulla sostenibilità non ci si salva più: l’altro giorno una banca parlava di sostenibilità a proposito dei suoi mutui, e persino un grande salone di profumi e cosmesi si dichiarava pienamente “sostenibile”. Per non parlare del vino: al recente Vinitaly non c’era cantina che non proponesse vini “sostenibili”, magari autocertificandosi. Poi va tutto bene. E’ vero che non si possono produrre cose buone in un ambiente degradato e che la nostra vitivinicoltura ha fatto passi da gigante verso metodiche di produzioni ‘pulite’e il più possibile naturali. Dispiace solo vedere che la stessa enfasi non si applica al mondo dell’ortofrutta dove produrre ‘pulito’ ormai è una prassi consolidata da anni (con tutte le certificazioni e controlli del caso) anche se gli sforzi e i costi sopportati dalle imprese non trovano quasi mai riscontro nei prezzi finale dei prodotti. Perché la stessa Gdo, che vuole tutto ‘sostenibile’, quando si tratta di remunerare i produttori si dimostra alquanto “insostenibile”.

EXPO,  the unbearable “burden of sustainability ”
The rhetoric is now spreading like wildfire, with sustainability out of control. The other day a bank was talking about sustainability regarding its mortgages and even a large perfume and cosmetics fair declared itself to be fully “sustainable”. To say nothing of wine, not a single winery at the recent Vinitaly fair offered a wine that was not “sustainable”, not to mention a possible self-certification. Then everything is fine. It is true that good things cannot be produced in a deteriorated environment and that our winegrowing has made great strides towards “clean” production methods that are the most natural possible.
We are just sorry to see that the same emphasis has not been applied to the fruit and vegetable market where “clean” production has been well-established for years (with all appropriate certifications and controls). The effort and costs incurred by businesses are almost never reflected in the final prices of products because the very same retail chains that want everything “sustainable” have shown themselves to be quite "unsustainable" when it comes to paying the producers.


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Perdite di suolo per erosione, contaminazione ed urbanizzazione

La perdita di suolo per cause antropiche è un dato di fatto ben noto da oltre quarant’anni. Infatti già negli anni ’70 i Paesi aderenti all’OECD e alla Comunità Economica Europea avvertivano la comunità internazionale che “Loss of productive soil is one of the most pressing and difficult problems facing the future of mankind“. Le perdite annuali di suolo per erosione erano stimate in 0.3% di area totale Paesi Emergenti (PE), in USA il 30% dello strato arabile era stato colpito da fenomeni degradativi e perdita durante gli ultimi 200 anni, con conseguente riduzione di rese e la necessità di ricorrere a maggiori input energetici in agricoltura. Per aumento di salinità e alcalinizzazione in agricoltura irrigata quarant’anni fa venivano persi 200-300.000 ha annui nei paesi industrializzati, nei Paesi Emergenti veniva perso lo 0.3% della superficie irrigua. Per urbanizzazione venivano persi 0.1-0.8% annuo dei suoli nei Pesi OECD.  Venti anni dopo, l’Agenzia Europea per l’Ambiente censiva 115 milioni di ha colpiti da erosione idrogeologica, 42 milioni di ha per il vento, 85 per acidificazione, 180 per contaminazione da pesticidi, 170 da nitrati e fosfati, 33 per compattazione, 3,2 milioni di ha per perdita di sostanza organica, 3,8 per salinizzazione, 0,8 per sommersione ed asfissia. 


Quantification of soil losses due to erosion, pollution and urbanization
The article is available completely in English at the following link:http://www.georgofili.world/detail.aspx?id=7

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L’aumento dei boschi sarebbe a portata di mano

I boschi sono vivi o morti? Vivi. Devono essere conservati come un museo polveroso o evolvere? Evolvere. Possono far parte dei drivers di sviluppo economico, o devono essere relegati nel paesaggio, nelle fotografie e nei convegni? Al pari della fauna ungulata ancora sottovalutata, possono essere un driver di sviluppo, e proprio in quanto boschi (che tali devono rimanere anzi evolvere) diventare oggetto di investimenti: proprio quelli che languono ora in Italia così prolungando la crisi.


Increasing woods could be within reach

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Si rifaranno i processi ai maggiolini?

Lo scarabeo potrebbe diffondersi e acclimatarsi in quei paesi europei nei quali, nel Medio-Evo e nel Rinascimento, per scongiurare le malefatte degli indigeni maggiolini, considerati inviati di Satana sulla Terra, si ricorreva a misure giuridico-religiose (preghiere pubbliche, penitenze, processioni, aspersione di acqua benedetta e, ultima ratio, la scomunica).


Will May-beetles be put on trial again?

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L'UE divisa sulla malattia degli olivi italiani

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Il settore lattiero-caseario dell’UE abolisce le quote latte

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La Commissione Europea sollecita l'Italia a migliorare la raccolta e il trattamento delle acque reflue

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Sul futuro del Corpo Forestale dello Stato

In questi ultimi decenni il Corpo Forestale dello Stato è stato posto nelle condizioni di ridurre la sua presenza fisica nel territorio ed il suo impiego nelle funzioni di mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica nelle aree rurali e montane.  Piuttosto, il Corpo Forestale viene impiegato anche in attività di polizia giudiziaria in sovrapposizione a quanto già svolto da altre forze dello Stato. 
Con questo si aggrava l’ormai conclamato ritiro della presenza umana da ampi spazi montani e collinari e già se ne vedono le conseguenze. Sicuramente più di un quarto della superficie del territorio nazionale è priva di presidio e aperta a situazioni di pericolo ed anche di possibili attività delittuose.

The future of the State Forestry Corps
In the last few decades, the State Forestry Corps has had to reduce its physical presence throughout the country and its services in maintaining order and public safety in rural and mountain areas. Instead, the Forestry Corps is also used for judicial police activities that are already carried out by different State corps.
This worsens the now obvious human withdrawal from large mountainous and hilly areas, the consequences of which are already apparent. Indeed, more than a quarter of the country’s land area is now unprotected and is consequently open to dangerous situations as well as to possible criminal activities. 



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Al’ICARDA il “Premio Mendel” per le risorse genetiche

Il 19 marzo 2015 l’ICARDA – International Center for Agricultural Research in the Dry Areas,  Centro Internazionale per la Ricerca Agricola in Aree Asciutte - ha ricevuto a Berlino il prestigioso premio Gregorio Mendel, per essere riuscito a curare la salvaguardia delle sue importanti collezioni di risorse genetiche vegetali a Tel Hadia, vicino ad Aleppo in Siria, malgrado le condizioni difficili presenti in quell’area.
L’ICARDA (www.icarda.org) fa parte del sistema internazionale di ricerca del Gruppo di Consulenza per la Ricerca Agricola Internazionale (CGIAR) e collabora con i Paesi delle zone aride del mondo a sostegno di una produzione sostenibile dei loro sistemi agricoli, miglioramento del reddito dei piccoli agricoltori ed elaborazione ed attivazione di strategie per il miglioramento della nutrizione e della  sicurezza alimentare. Distrutto il centro di ricerca dalla guerra civile, l’unità di salvaguardia delle risorse genetiche vegetali è l’unico settore del Centro che non ha interrotto la sua attività e – grazie a finanziamenti australiani, del Global Diversity Trust e del Fondo arabo per lo sviluppo economico e sociale - è riuscita a duplicare le collezioni e a portarle fuori dalla Siria.

ICARDA receives the “Mendel Prize” for genetic resources 
On 19 March 2015, the International Center for Agricultural Research in Dry Areas (ICARDA) was honored in Berlin with the prestigious Gregor Mendel Prize for successfully securing its important collections of crop genetic resources in Tel Hadya, near Aleppo in Syria, despite the area’s difficult conditions. 
ICARDA is part of the international research system and works with countries in the world’s arid areas to support their agricultural systems’ sustainable production, the improvement of small farmers’ incomes and the preparation and implementation of strategies for improved nutrition and food security.  Although the research centre was destroyed by the civil war, the plant genetic resource conservation unit is the centre’s only sector whose activity has not been interrupted. Thanks to funding from Australia, the Global Diversity Trust, and the Arab Fund for Economic and Social Development, it has been able to duplicate its collections and remove them from Syria.

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Tecniche innovative nella gestione delle chiome di vite. Esperienze su vigneti toscani di Sangiovese

Il lavoro si riferisce a due gruppi di ricerche condotte sul vitigno Sangiovese: il primo gruppo è relativo agli effetti della defogliazione meccanica basale dei germogli in fase di pre-fioritura; il secondo gruppo di indagini si riferisce agli effetti della defogliazione meccanica apicale dei germogli in fase di inizio invaiatura.


Innovative management techniques for grapevine foliage. Experiments in Tuscany’s Sangiovese vineyards

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Modelli di responsabilità sociale e creazione di valore nell’impresa agricola multifunzionale

La creazione di valore ha acquisito crescente rilevanza nel dibattito teorico economico agrario degli ultimi anni, come utile approccio per la formulazione di valide ipotesi scientifiche sul rinnovato ruolo dell’impresa agricola multifunzionale che oggi assume anche una dimensione di responsabilità sociale.


Models of social responsibility and value creation on multifunctional farms 

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Imu agricola: è legge

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Le due piste dei pm sul killer degli ulivi

 

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Microchip e droni per sterminare le divoratrici di api

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I lumi di Expo 2015

Fra poche settimane il nostro Paese avrà l'orgoglio di inaugurare Expo Milano 2015. La scelta di questa sede è stata fatta a livello mondiale. Da Milano era intelligentemente partita la proposta di dedicare l' Esposizione allo specifico tema "Nutrire il pianeta, energia per la vita". E' prevista un' altissima affluenza di visitatori, proprio perché tutti i Paesi sono coinvolti nell'impegno ad affrontare un problema essenziale che investe l'intera umanità.
Nel clima internazionale che ci avviamo a vivere intensamente, questo grande evento può indurci a riflettere e anche ritrovare ottimismo. Tutti potranno partecipare a un ampio dialogo, realistico e di buon senso, sulle più avanzate tecniche disponibili per incrementare le produzioni, ottimizzare l'uso delle risorse e preservare la biosfera rinnovabile dei territori coltivati. Ma Expo 2015 rappresenta anche un grande investimento che potrà procurare diversi vantaggi generali e strategici (a cominciare dal turismo) e potrebbe contribuire a diffondere speranza. Dobbiamo quindi evitare che se ne faccia soprattutto uno strumento di autopromozione, e prevaricante vetrina dei propri migliori prodotti, dimenticando che i propositi non sono quelli di presentare cibi più gradevoli, elaborati per soddisfare consumatori buongustai e amanti della tavola. 

The Teachings of Expo 2015 
In the international climate we are about to experience, this great event may lead us to contemplating and even regaining our optimism. Everyone will be able to participate in a wide-ranging, sensible, and practical dialogue on the most advanced techniques available for increasing production, optimizing resource use, and preserving the renewable biosphere of areas under cultivation. But Expo 2015 is also a huge investment that may provide various general and strategic benefits (beginning with tourism) and help spread hope. Therefore, we must avoid its being used mainly as a self-promotional tool and an overbearing showcase of the best products, forgetting that Expo’s intentions are not to present more enjoyable foods that have been produced to appeal to gourmet consumers and food lovers. 
(The article is available completely in English at the following link:http://geo1.progettinrete.net/detail.aspx?id=24)


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Oleocantale: altro componente salutistico dell’olio extravergine di oliva

I polifenoli dell’olio extra vergine di oliva sono ancora composti di attuale interesse scientifico poiché nel gennaio 2015, sulla rivista “Molecular and Cellular Oncology” sono riporti i risultati di una ricerca“Oleocanthal rapidly and selectively cancer cell death via lysosomal membrane permeabilization (LMP)” con la quale gli studiosi LeGendre O., Breslin P.A.S e Foster D.A. evidenziano l’azione di uno specifico polifenolo, “Oleocantale”, anche per le proprietà antitumorali.
Nell’articolo gli Autori (LeGendre – Chimico, Foster – Biologo e Breslin – Nutrizionista) hanno investigato l’effetto dell’oleocantale su alcune linee cellulari tumorali umane coltivate “in vitro” comparandole con linee cellulari di controllo. La ricerca ha evidenziato che l’oleocantale ha provocato la morte delle cellule tumorali già dopo 30 minuti dalla messa in cultura e che tale risultato, rilevato sia per “necrosi” sia per “apoptosi”, è stato causato dalla permeabilizzazione della membrana dei lisosomi. L’oleocantale, favorendo la permeabilizzazione della membrana lisosomiale e inibendo la sfingomielinasi, destabilizza di fatto l’interazione fra le proteine necessarie per la stabilità della membrana dei lisosomi.

Oleocanthal: another healthy ingredient in extra virgin olive oil
The polyphenols in extra virgin olive oil are again compounds of current scientific interest with the January 2015 issue of the journal “Molecular and Cellular Oncology” reporting research results of “Oleocanthal rapidly and selectively cancer cell death via lysosomal membrane permeabilization (LMP)”. The scientists O. LeGendre, P.A.S Breslin, and D.A. Foster highlight the action of a specific polyphenol, oleocanthal, for its antitumor properties. The research has shown that the oleocanthal caused the death of cancer cells after only 30 minutes from being put in culture and that this result, resulting from both necrosis and apoptosis, was caused by making the lysosomal membranes permeable.

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La tecnologia LiDAR per l’individuazione di piante monumentali in un’area protetta

Negli ultimi anni il panorama dei sistemi di remote sensing si è notevolmente arricchito con l’introduzione del Laser Scanning (LiDAR - Light Detection and Ranging), tecnologia in grado di acquisire informazioni geometriche e morfometriche tridimensionali su grandi estensioni territoriali con elevata precisione metrica.


LiDAR technology to locate monumental plants in a protected area

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Segare il ramo che ci sostiene

L’Accademia europea per la scienza, che raggruppa una parte ampia degli scienziati europei, ha inviato una lettera aperta al Parlamento e alla Commissione europea. Gli scienziati protestano contro il piano Junker di investimenti: al fine di recuperare il denaro necessario, sono stati decisi tagli ingentissimi (oltre 1 miliardo di euro) a Orizzonte 2020, il fondo europeo per la scienza


Sawing the branch out from under us 

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Un quarto della produzione mondiale di grano persa a causa dei cambiamenti climatici

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Fibre tessili innovative da scarti della frutta

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Inaugurazione del 262° Anno Accademico dei Georgofili

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Messaggio che induce a riflettere

Una intera pagina del Quotidiano Nazionale è stata dedicata ad un' inserzione pubblicitaria, che contiene un messaggio meritevole di qualche riflessione. Ai 4 angoli della pagina sono riportati i simboli di McDonald's, di Expo, del Mipaaf e di Fattore Futuro (progetto giovani agricoltori di McDonald's). In basso, in corpo piccolo, si parla del progetto Fattore Futuro che "McDonald's ha realizzato per i giovani agricoltori, con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Il progetto si rivolge a imprenditori agricoli italiani con meno di 40 anni che abbiano un progetto di innovazione e sostenibilità per la propria azienda e offre a 20 di loro la possibilità di entrare a fare parte dei fornitori italiani di McDonald's per 3 anni".    
Solo dopo aver letto queste motivazioni, si comprende che si tratta di una costosa, ma banale pubblicità a un'apprezzabile iniziativa. Ma al lettore del Quotidiano rimane soprattutto l'impressione che Expo e Mipaaf siano coinvolte nel lancio del messaggio centrale, pubblicato a grandi caratteri: "Sosteniamo gli agricoltori". La stupefatta impressione suscitata è quella che il Ministero dell'Agricoltura sia impegnato a sostenere gli agricoltori (!) e per giunta proprio quelli italiani (!).


A message that makes you think
A full page of the daily newspaper Quotidiano Nazionale was devoted to an advertisement containing a message that bears consideration. In the four corners of the page are the logos of McDonald's, Expo, MIPAAF, and Fattore Futuro, (McDonald's young-farmer project).  It gives the astonishing impression that the Ministry for Agriculture is committed to supporting farmers (!) and, moreover, specifically Italian farmers (!). Usually hasty readers may be seized by the doubt that so great a financial commitment was necessary to highlight something so utterly obvious.

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Quei cervelli in fuga che ci danno lustro

L’emigrazione di tanti giovani laureati italiani ha creato nuove e inattese situazioni nel mondo. Da una parte, certo, come molti dicono, è una perdita secca per il Paese che ha investito negli studi di questi suoi figli e poi li vede andare via. Ma dall’altra, succede che una bella Italia della sapienza e dello studio, si diffonda per il mondo e venga riconosciuta e apprezzata. Dopo le pessime figure di alcuni politici ignoranti e culturalmente goffi, questi ragazzi preparati, seri e fattivi, aiutano la crescita della stima internazionale … portando non solo cervelli disponibili, ma anche idee, tradizioni … Ci stiamo trasformando in un popolo nomade senza accorgercene?
Questi giovani laureati fanno tesoro di una disgrazia: quella di dovere emigrare per trovare lavoro. In California c’è una forte emigrazione di italiani. Hanno facilità nell’integrarsi e un’incredibile capacità di lavoro che a casa nessuno sospettava, ma qui dove la meritocrazia funziona, fa presto a fiorire.


The brain drains that give us prestige 
The emigration of many young Italian graduates has created new and unexpected situations in the world. On the one hand, naturally, as many say, it is a net loss for the country that invested in its children’s studies and then sees them leave. But on the other, an Italy of knowledge and studies spreads around the world to be recognized and appreciated. After the very poor figures of some ignorant and culturally awkward politicians, these young people—competent, serious, and hard-working— help our esteem to grow internationally.

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Misurare il benessere oltre il PIL. Questioni concettuali e metodologiche

Il cambiamento di paradigma richiede un’attenzione particolare alla definizione sia dei concetti che delle metodologie.


Measuring welfare beyond the GDP. Conceptual and methodological issues

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Il BES (Benessere Equo Sostenibile) in Italia: una lettura delle trasformazioni in atto nella nostra società

La sfida lanciata dall’Italia di costruzione di un set di indicatori del benessere oltre il PIL è di grande rilevanza, per il metodo adottato e per i risultati raggiunti.


Equitable and Sustainable Well-being in Italy: an interpretation of the on-going transformations in our society

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Inaugurazione Anno Accademico UNASA 2015

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A Palazzo Vecchio "Il Territorio come destino" della CIA con Martina, Galletti, La Via, De Castro, Maracchi, Scanavino

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Scaricabile gratuitamente volume di Paolo Amirante: “Macchine e Impianti per la conservazione estrazione e trasformazione dei prodotti alimentari”

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La Toscana del buon vivere all'Expo 2015. Dal viaggio multisensoriale ai pacchetti mirati sul territorio per gustarne tutte le eccellenze

La Toscana  sarà presente all’Expo con uno spazio all'interno del padiglione Italia  per 4 settimane dal 1° al 28 maggio 2015. I visitatori saranno accolti con la proposta  di un viaggio multisensoriale in Toscana che faccia loro sperimentare  tutte le bellezze e le eccellenze della regione, utilizzando le migliori tecnologie disponibili (video, multi touch, suoni, odori, app). Grazie al web, ed in particolare attraverso i social media e il web marketing, il viaggio multisensoriale in Toscana sarà possibile anche prima dell'inaugurazione di Expo  e proseguirà nei mesi successivi, con l'obiettivo di attirare i turisti e businessman in Toscana. All’interno del Padiglione Italia la Toscana avrà anche un ufficio (uno spazio di 40 mq) che sarà disponibile per 6 mesi per le  aziende, gli enti e le istituzioni per favorire gli incontri economico istituzionali.
Ma oltre gli spazi all'interno di Expo la Toscana avrà anche una location situata in centro a Milano dal 1° maggio al 31 ottobre 2015. Si tratta di uno spazio di circa 350 metri con annesso un meraviglioso giardino che si trova a pochi passi da piazza del Duomo. Sarà messo a disposizione dei territori e delle imprese per costruire un palinsesto di iniziative che aiuti a valorizzare al meglio tutte le eccellenze e le progettualità regionali.
La Toscana si presenta come “laboratorio del buon vivere” e per questo è fondamentale accogliere i visitatori sul territorio toscano con proposte ben strutturate e adatte ai diversi target di visitatori, i turisti, ma anche gli uomini d'affari, i buyers e i rappresentati istituzionali delle varie delegazioni straniere in visita ad Expo. Per questo sono stati elaborati 10 percorsi turistici tematici e 8 itinerari business che attraversano tutto il territorio regionale, con l’obiettivo di integrare e valorizzare il tessuto imprenditoriale correlato alle eccellenze locali, evidenziarne i luoghi di interesse artistico-culturale, definire un calendario di eventi e iniziative che durante Expo aiutino il visitatore a vivere in pieno l’esperienza del “buon vivere toscano”.


The good life of Tuscany at Expo 2015. From a multi-sensory tour to well-organized packages on the region to enjoy all its delights
Tuscany will be at the Expo with a space in the Italy pavilion 1-28 May 2015. Visitors will be welcomed with the offer of a multi-sensory tour through Tuscany to experience all the beauties and delights of the region using the best technologies at disposal (videos, multi-touch displays, sounds, smells, and apps). Thanks to the web and especially through social media and web marketing,  the multi-sensory tour through Tuscany will be available even before Expo opens and will continue over the months ahead, with the objective of attracting tourists and business people to Tuscany. 

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Balla coi lupi

Il lupo si sta manifestando come una grave avversità per l’esercizio della  pastorizia in Toscana.  Non si sa bene quale importanza  l’assessore all’agricoltura della Regione  voglia dare al settore della pastorizia.  Meglio si è pronunciato l’assessore all’ambiente che è una signora che, forse non a caso,  porta un cognome  inglese. 
A proposito della Gran Bretagna, una cosa che ha sempre meravigliato è che questa nazione, nella sua lunga e articolata storia sia diventata una grande potenza marinara senza avere una ben che minima politica forestale. La Repubblica di Venezia  per quel poco di cabotaggio che faceva  nel Mediterraneo Orientale  aveva leggi e disposizioni per la sana gestione di boschi  che rifornivano l’arsenale. Ancor di più in Francia, nel 1669, Colbert, per produrre tanto legno  da varare una flotta più potente di quella inglese,  elaborò il primo atto organico di  politica forestale di livello nazionale.  Gli inglesi invece no; come se avessero voluto conservare i pascoli per la loro fiorente zootecnica. Non c’è specie di animale domestico, dal cavallo alla gallina, che non abbia razze col nome inglese. Non sempre si ricorda che la brughiera tanto viva nel paesaggio e nell’ambientazione dei romanzi  inglesi  altro non è che una area disboscata, ridotta a formazione arbustiva che per secoli è stata mantenuta bruciando e ribruciando le eriche per favorire il  pascolo. Ma allora, il legno per fare le navi  gli inglesi dove lo trovavano?

Dances with Wolves
As regards food safety, there are reasons to believe that every small arable or pastoral farm has a strategic interest. Needless obstacles must be overcome. Present-day pastoral farming cannot be the same as it was 60 years ago.   Today it would be a mockery to urge shepherds to prevent wolf damage by breeding dogs and keeping watch on the flock by night. Perhaps a few shots are needed. In defending wolves, the Corpo Forestale dello Stato should not return to its ancient and historic struggle against the shepherds as in the days of the Fascist Militia; but rather should turn to supporting those agricultural and pastoral activities located in marginal areas as at the times of the Mountain Laws.

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Cambiamenti climatici e protezione del suolo

L’erosione del suolo è il maggior ostacolo alla sostenibilità di ogni forma di agricoltura intensiva in ambiente collinare e montano, arrivando a superare di 30 volte il tasso di sostenibilità (erosione tollerabile). L’innesco dei processi erosivi è spesso favorito da inadeguati modelli impiantistici e da inappropriate tecniche di gestione del suolo.


The article is available completely in English at the following link:
http://www.georgofili.world/detail.aspx?id=12

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Misure sanitarie contro Aethina tumida, coleottero dannoso per le api

La segnalazione del settembre scorso, dell’accertata presenza, in Calabria, del coleottero  nitidulide Aethina tumida, seguita in novembre da quella in Sicilia, apre inquietanti scenari sul futuro dell’apicoltura di quelle regioni italiane ed europee dove le condizioni ambientali (alte temperature e umidità) risulteranno favorevoli al suo stabile insediamento.


Sanitary measures against Aethina tumida, a beetle harmful to bees

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Una pasta a base di farina di fagioli: adatta ai celiaci, non fa ingrassare e non scuoce

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Un'app dirà quando e cosa seminare

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Ripresa alimentare: un terzo delle aziende pensa ad assumere

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Il dovere degli scienziati di divulgare al pubblico le proprie acquisizioni

Riteniamo che meriti di essere conosciuto dai nostri ricercatori, quanto pubblicato dal neurologo Rosario Sorrentino su Il Corriere della Sera del 14/02/2015. Si tratta di un concetto che consideriamo utile e che cerchiamo di diffondere in coloro che stimoliamo a collaborare con il nostro periodico.


Ritengo che gli scienziati debbano sacrificare un po’ del loro preziosissimo tempo dedicato alla ricerca, spostando la loro attenzione anche sulla divulgazione della cultura scientifica con la determinazione di farlo con passione, nel modo più semplice e chiaro possibile …
La divulgazione scientifica dovrebbe diventare un nuovo paradigma culturale, una “cultura parallela” che permetta allo scienziato moderno di esercitare al meglio sia le conoscenze acquisite che il proprio modo di esprimersi, tale da renderlo il più coinvolgente possibile. 

The scientist’s duty to reveal findings to the public 
We believe the piece published by the neurologist Rosario Sorrentino in Il Corriere della Sera on 14/02/2015 deserves to be passed on to our researchers. We consider it a useful concept and one which should be disseminated to those we encourage to work with our publication. 

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Recente scoperta sul ruolo analgesico del peperoncino

Si dibatte da tempo circa gli effetti salutistici del peperoncino nella dieta alimentare e sono numerosi gli studi di biomedicina su questo argomento. Molti sono i risultati a favore, anche se non manca qualche controindicazione, spesso contestata dalla maggioranza degli esperti.
E' accertata la sua funzione antibatterica, ma anche l'elevato contenuto in vitamina C, il suo potere antiossidante ed il ruolo positivo come digestivo, tanto per citare alcune proprietà.
In questo inizio di 2015 è giunta una autorevole conferma del ruolo del peperoncino come antidolorifico. 
Come è noto, il peperoncino piccante deve questa caratteristica alla presenza  nel suo frutto -fatto unico nel mondo vegetale- di un alcaloide chiamato capsaicina, sostanza  che, "ingannando" il recettore TRPV1, ci fa percepire temperature elevate e quindi un forte senso di bruciore.
Science Signaling, rivista scientifica della Società americana per l'avanzamento della scienza (AAAS), ha pubblicato, nel mese di Febbraio 2015, un articolo sul meccanismo di azione di questo alcaloide, riportando i risultati di una accurata ricerca fatta da un gruppo di scienziati appartenenti alla Scuola medica della Rutgers University (New Jersey).

Recent discovery of chili peppers’ analgesic role
According to a study published two weeks ago in "Science Signaling", using chili peppers in the diet results in pain relief, an effect due to capsaicin, the substance that makes pepper fruits spicy hot. Despite being widely used as a topical pain medication, its mode of action has been unknown up to now.

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La gestione del suolo in olivicoltura: risultati di uno studio decennale in Toscana

Il 19 Febbraio 2015 si è svolta a Pisa una giornata di studio sulla gestione del suolo in olivicoltura, organizzata dall’Accademia dei Georgofili Sezione Centro-Ovest in collaborazione con l’Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio.

Soil management in olive growing: the results of a decade-long study in Tuscany

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Interessanti e inaspettate resistenze

Interesting and unexpected resistances

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Corte Conti UE: regole complesse e scarsi controlli originano errori nell’erogazione di aiuti allo sviluppo rurale

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Al via la produzione del pomodoro "Super Bio", nato all'Università di Pisa

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Nitrati: Martina, non scaricare colpe solo su zootecnia

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Ricerca e innovazione in agricoltura nella programmazione 2014-2020

Il prossimo 19 febbraio verrà sancita l’intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni sul  Piano per l’innovazione e la ricerca in ambito agricolo, alimentare e forestale.
Un obiettivo importante che viene conseguito da questo Ministero e che ho il piacere di annunciare in qualità di delegato alla ricerca da parte del Ministro Maurizio Martina.
Tale documento strategico  è stato predisposto  a seguito di un percorso avviato dal Mipaaf alla fine del 2012 e condiviso in un tavolo tecnico con le Regioni e il mondo della ricerca. 
La stesura del Piano e la strategia in esso delineata si è basata sull’analisi dei fabbisogni di innovazione del settore svolta tra le fine del 2012 e l’inizio del 2013 che ha coinvolto numerosi  soggetti rappresentativi del settore stesso.

Research and innovation in agriculture in the 2014-2020 planning
This next 19 February the agreement for the innovation and research plan of agriculture, food, and forestry will be ratified at the State-Regions Conference.
This strategic document was prepared as a result of a process initiated by MIPAAF in late 2012 and shared in a technical committee with the regions and the research community.
The plan intends to be the framework of a national strategy for innovation and research, responding to the needs indicated and the opportunities presented by 2014-2020 European innovation and research plan. 


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Gestione dei boschi: razionale o sostenibile?

Si denuncia da più parti la fine della selvicoltura intesa nel modo tradizionale, che sarebbe la tecnica e la scienza applicate alla cura dei boschi  con lo scopo congiunto della soddisfazione del reddito del proprietario e della soddisfazione delle  utilità pubbliche.  
Originariamente era ovvio che il reddito privato e le pubbliche utilità dovessero essere conciliati mediante vincoli e relative prescrizioni formulate in modo razionale:  non tutti i boschi erano vincolati e per quelli che lo erano vigevano le Prescrizioni di Massima che mantenevano il rispetto per il reddito del proprietario e per le scelte imprenditoriali,  salvo situazioni speciali. 
Ora, al posto della parola razionale è entrata di moda la parola sostenibile che si accompagna all’imposizione di vincoli basati su presupposti ideologici. La moderna normativa forestale, dunque, considera il valore del bosco non in funzione di questa o quella particolare utilità, ma per sé stesso ed in sé stesso  indissolubilmente legato come è  [il bosco] alle forme di vita del nostro pianeta ed alla qualità della nostra stessa esistenza.

Forest management: rational or sustainable?
It is difficult to predict if, how, and when the current system of under-managing forests will be resolved. There are, however, two prospects. The first is the trend for government agencies that are forest owners to contract for joint management with forest utilization businesses. The second possibility is to reduce the logger’s labor with improvements in forestry mechanization such that a tree can be cut, limbed, and bucked without leaving the tractor. Essentially, they are two aspects of the same economic phenomenon: better organized, more capitalized companies entering the standing-tree market instead of the traditional small-town operators.

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Biodiversità zootecnica e razze autoctone

La bellezza e la complessità della natura sono arricchite dalla biodiversità animale, le cui basi genetiche vanno ricercate nelle infinite combinazioni di forme diverse delle sequenze di ogni gene, che consente la presenza sulla terra di 8 - 9 milioni di specie animali (oltre la metà insetti), differenziate nello spazio e nel tempo.


Livestock biodiversity and native breeds

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Tecnologia crescente nell’uso della legna

Come già per altre statistiche nazionali, anche il consumo italiano annuo di legna da ardere è un macro-dato oggetto di quantificazioni molto diverse a seconda di chi le elabora e del metodo.


Improving technology in the use of wood

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On-line GEOROGIFLI WORLD, nuovo mensile dei Georgofili in lingua inglese

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Accademia dei Georgofili: a Paolo Alghisi succedono Stefania De Pascale e Giuliano Mosca

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Dal Giappone nuovo metodo per produrre biocarburanti

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Gli ortaggi dimenticati nei “cluster” di Expo 2015

L’Accademia dei Georgofili e la Società Italiana di Ortoflorofrutticoltura (SOI), intervengono nel dibattito che precede l’inizio di EXPO Milano 2015 in difesa degli ortaggi dimenticati nei Cluster (http://www.expo2015.org/it/esplora#map-group-cluster). 
Mancano ormai meno di 90 giorni a EXPO Milano 2015 il cui tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” rappresenta senza ombra di dubbio una grande opportunità  per dare visibilità  alle produzioni agricole nazionali. Nella presentazione dell’iniziativa, Maurizio Martina, Ministro delle Politiche Agricole, ha dichiarato: “Ad Expo vogliamo rappresentare la grandezza del patrimonio agro-alimentare italiano che vanta una storia, una qualità  e una ricchezza straordinarie, frutto anche del profondo legame con i territori di tutto il Paese”. Se questo è uno degli obiettivi prioritari per il nostro Paese, appare a dir poco singolare l’assenza degli Ortaggi (o “Verdure”) tra i Cluster di EXPO. Questa assenza è imperdonabile considerando l’importanza che gli ortaggi (a cui spesso viene ascritta anche la patata) assumono nell’alimentazione a livello mondiale, basti pensare ai paesi asiatici e a quelli mediterranei (un esempio per tutti: il pomodoro!).  L’importanza degli ortaggi nella nutrizione umana viene ricondotta anche al loro ruolo di regolatori dell’attività  metabolica ed è per tale motivo che gli ortaggi hanno nella piramide alimentare un posto analogo a quello della frutta e che la World Health Organisation (WHO) ne promuove con forza il consumo. 
L’assenza tra i Cluster appare ancora più grave se si considera l’importanza rivestita dal comparto in Italia 

The forgotten vegetables of Expo 2015’s clusters
There are less than 90 days to EXPO Milano 2015 whose theme “Feeding the Planet, Energy for Life” undoubtedly represents a great opportunity to put national agricultural production in the limelight. Presenting the initiative, Maurizio Martina, the minister for the agrarian policies declared, “At Expo, we want to represent the greatness of the Italian agro-food patrimony that can boast a history, quality, and extraordinary richness, the result of the profound link with every region in the entire country.” If this is one of our country’s priority objectives, the absence of vegetables among the Expo clusters appears to be at the very least peculiar. 

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I mangiatori di insetti

Gli insetti, o “entomi”, costituiscono l’alimento, esclusivo o facoltativo, di alcune piante e di numerosi animali denominati entomofagi. Per il controllo biologico dei fitofagi nocivi importante è l’attività predatoria o parassitaria degli insetti entomofagi sulla quale si basano in natura gli equilibri biologici degli ecosistemi. Alcuni popoli dell’America centrale e meridionale, dell’Africa, dell’Asia, dell’Australia e della Nuova Zelanda, integrano il fabbisogno proteico alimentandosi di circa 2000 specie di insetti commestibili. Secondo la FAO la produzione di insetti per l’alimentazione umana e animale, potrebbe rappresentare una risposta concreta all’obiettivo, che si sono posto i capi di stato e di governo di 189 Paesi, riunitisi nel 2000 al vertice di New York dell’ONU, di ridurre della metà, entro il 2015, la percentuale di popolazione mondiale che soffre la fame. Gli insetti, che attualmente integrano la dieta di circa 2 miliardi di persone, sono stati fra i primi alimenti dell’uomo e, oltre a rappresentare una fonte di proteine e di grassi più efficiente rispetto ad altri animali in allevamento, producono meno gas serra e possono essere utilizzati per decomporre i rifiuti.


Insect eaters
Some peoples in Central and South America, Africa, Asia, Australia, and New Zealand supplement their protein requirement by eating about 2000 species of edible insects. According to the FAO, the production of insects for human and animal nourishment could represent a real answer to the objective that the heads of states and governments from 189 countries decided to achieve when they met for the 2000 UN summit in New York, i.e., to cut the world population suffering from hunger in half by 2015. 

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La selvicoltura necessita di innovazioni tecnologiche e infrastrutture

Le riflessioni sulla selvicoltura giurassica di Giovanni Bernetti (v.Georgofili INFO, 28/01/2015) hanno rappresentato lo spunto per ritornare sull’argomento riguardante l’impiego di macchinari e tecnologie, indispensabili per competere con altri Paesi sul mercato globalizzato del legno


Forestry needs technological innovations and infrastructures

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L’accordo commerciale tra UE e USA favorisce davvero l’agroindustria italiana?

L’accordo TTIP (Transatlantic Trade and Investment Parnership) negoziato tra USA e Unione Europea, mira a creare la più grande zona di libero scambio del pianeta, destinata oltretutto ad aumentare se il progetto si estenderà al NAFTA (Usa, Canada, Messico) e all’AELE  (Associazione Europea di Libero Scambio), realizzando l’unità economica del mondo occidentale.


Does the EU-USA economic agreement truly benefit Italian agro-industry?

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Presentato a Bari il volume “La cucina italiana, Tradizione ed evoluzione”

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Papa Francesco: occorre ripensare il sistema di produzione e di distribuzione del cibo

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La gestione del suolo in olivicoltura: risultati di uno studio in Toscana

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Natura, economia, politica

Nella gara dello sviluppo socio-economico del settore forestale, l’unico modo per la politica settoriale di salire sul podio è riconoscere che ci sono altri concorrenti più forti di lei: la natura e l’economia, a cui vanno la medaglia d’oro e quella d’argento. Solo così la politica forestale potrà meritarsi una onestissima medaglia di bronzo.


Nature, Economics, and Politics

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Terre demaniali

L’epoca storica delle riforme fondiarie nei paesi sviluppati si è conclusa nei decenni immediatamente seguenti la fine della seconda guerra mondiale, mentre in quelli in ritardo di sviluppo è proseguita in quelli successivi, anche se sembra essersi chiusa nell’ultimo quarto del ‘900. Le difficoltà economiche e sociali della crisi nel nostro Paese hanno fatto anacronisticamente riemergere da un lungo oblio la questione dell’utilizzo di terre appartenenti ai demani pubblici. Essa è nata nel quadro della ventilata cessione di parte degli  immobili pubblico con l’obiettivo di ridurre l’entità del debito pubblico e, quindi, dei relativi interessi. I modesti risultati  conseguiti  dipendono dalla natura dei beni messi in vendita e dal crollo del mercato. Ad un certo punto furono inseriti, accanto agli edifici, anche i terreni agricoli per i quali la domanda è rimasta elevata. Su un’operazione di (tentato) risanamento del bilancio, si è inserito il forte impatto mediatico della motivazione offerta all’opinione pubblica: mettere terreni agricoli a disposizione di giovani agricoltori per incrementare l’occupazione agricola, la produzione e quindi far crescere il Pil. 


State-owned lands
In our country, the economic and social difficulties deriving from the crisis have anachronistically made the question of the use of state-owned lands resurface after remaining in obscurity for a long time. On (an attempt at) fiscal consolidation, high media profile of the reasons offered to the public has been supplied: make agricultural lands to young farmers to increase agricultural employment and production, thus increasing the GDP.

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Alcuni interrogativi sulla produzione agricola nel prossimo futuro

La popolazione mondiale è prevista in crescita di 2 miliardi entro il 2050; nello stesso periodo anche i redditi pro capite in tutte le aree del mondo dovrebbero aumentare. Nei passati decenni, la produttività in agricoltura ha mantenuto un buon ritmo di crescita: nel periodo 1961-2011, in media, l’1,01 per cento l’anno; un tasso maggiore si registra nei paesi sviluppati, 1,79 per cento, nei quali, tuttavia, si ha, negli ultimi due decenni, un rallentamento, rispettivamente dal 2,34 all’1,85 per cento.
La proiezione delle attuali tendenze di crescita di popolazione, redditi e produttività al 2050, porterebbe a un sostanziale equilibrio tra domanda e offerta globale. Le prospettive per il futuro sono, tuttavia, molto incerte, a causa dei cambiamenti climatici, ma non solo. Peseranno, infatti, le incertezze sulle decisioni degli investimenti pubblici e privati in agricoltura e altri fattori, compresi gli eventi bellici, che possono pregiudicare le produzioni agricole. La produttività in agricoltura dovrebbe continuare a crescere, nei prossimi anni, per la gran parte delle produzioni e delle aree del mondo, ma con ritmi meno intensi rispetto al recente passato. 
Ai tradizionali interrogativi – come l’aumento dei redditi e della popolazione influiranno sulla domanda dei prodotti agricoli – si aggiunge, con sempre maggiore attualità: come potrà essere assorbito un negativo impatto sulla produttività agricola?

Some questions on the agricultural production in the near future
Agricultural productivity has improved rapidly in the past decade, but prospects for future growth are uncertain, especially in light of climate change and other factors that could affect productivity trends, such as armed conflicts or extreme weather events. A continuation of recent trends in productivity growth would  allow the agricultural sector to respond to an increase in demand with a negligible increase in land use or agricultural inputs, but a slowdown in productivity growth could result in high agricultural commodity prices and added environmental stress.

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Vino toscano IGT: variabilità e composizione del costo di produzione

Su incarico dell’Ente Tutela Vini di Toscana è stato svolto uno studio finalizzato all’analisi del costo di produzione del vino rosso <atto a diventare vino Toscano IGT>.


IGT Tuscan wine: variability and composition of production costs

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Riforma del catasto: quali conseguenze?

Per i fabbricati sarà utilizzato il parametro delle superficie invece di quella del numero dei vani. Qualcuno ha riflettuto sul fatto che questo significa la condanna, forse mortale, dei centri storici, almeno per piccoli e medi nuclei urbani, dato che i vani hanno lì superfici create per famiglie diverse da quella attuale? 


Land register reform: what are the consequences?

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Olio: il bluff dell'arte del blend

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Il cibo del futuro si studia all’università

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Convegno internazionale di olivicoltura in Israele

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Il melograno: potenziale coltura industriale con valenza nutraceutica

In questi ultimi anni, il melograno è stato al centro di sempre maggiori attenzione come possibile coltura in grado di alimentare una filiera agro-industriale innovativa nel nostro Paese. In recenti convegni e tavole rotonde sono state condivise le prime evidenze scientifiche ottenute in vari ambiti dalla ricerca, identificate le criticità della filiera e delineate le aspettative della coltura nel territorio italiano.
Il melograno è coltivato soprattutto in ambienti con clima mediterraneo (Cina, India, Iran, Turchia e Israele sono i maggiori produttori), ma prove effettuate in Emilia Romagna dimostrano che l’areale di coltivazione può essere espanso anche in aree settentrionali, utilizzando germoplasma adatto. Il panorama varietale è formato principalmente da ecotipi: da ciò lo sforzo di sviluppare nuove selezioni adatte a vari areali colturali e con frutti idonei a diversi utilizzi.
L’interesse per questa specie negletta è suscitato dalle qualità nutraceutiche del frutto e dalla rusticità della pianta, che si adatta a vivere anche in zone marginali. Il succo di melograno è un'eccellente sorgente di vitamine C e del gruppo B, di potassio e di notevoli quantità di polifenoli antiossidanti.

Pomegranates: a potential industrial crop with nutraceutical value
Pomegranates are mainly cultivated in areas with a Mediterranean climate, but tests carried out in Emilia Romagna have shown that the crop’s distributional area can also be extended to northern areas, using the right germ plasm. The interest in this species has been spurred by the fruit’s nutraceutical quality and the plant’s hardy nature that also adjusts to marginal areas.

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La ricerca biologica vegetale e l’agricoltura

In una recente INFO riportavo la presa di posizione dei biologi delle piante statunitensi circa la scarsità del numero di ricercatori assunti dai centri di ricerca (delle Università o di altre Istituzioni) per lo studio delle piante, rispetto all'effettiva necessità degli USA. L'articolo esortava energicamente i poteri pubblici a trovare rapide ed efficaci soluzioni, ritenendo, tra l'altro, che la sproporzione rilevata non fosse solo riscontrabile in Nord America, ma, sostanzialmente, in tutto il pianeta.
Messo in questi termini, il problema della ricerca in biologia vegetale sembrerebbe  quindi di tipo quantitativo: abbiamo bisogno di più esperti nello studio delle piante coltivate. In quell'articolo nulla veniva detto circa il livello qualitativo della ricerca, eppure quest'ultimo aspetto non è certamente argomento secondario. E' fuori di dubbio che la ricerca in biologia vegetale debba essere di buona qualità affinché i suoi risultati possano essere utilizzati proficuamente per il miglioramento della produzione agraria vegetale. Su questa tematica si è discusso a lungo ed è probabile che si discuta ancora nel futuro, perché c'è una difficoltà di fondo nella scelta dei parametri sui quali si basa il giudizio circa la qualità.

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La selvicoltura giurassica: conseguenze forestali e umane

Colpisce il modo con cui la  fisionomia di alcune di queste macchine ricordi da vicino quella dei rettili giganteschi del Secondario.

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Una macchina animale perfetta: il dromedario

Sta nascendo in Europa ed in Italia la moda del dromedario; l’anno scorso l’Europa ne ha autorizzato la vendita del latte e quest’anno un veterinario di Messina ne ha creato un allevamento.

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Sappiamo cosa mangiamo?

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La diversità genetica: strumento nascosto per far fronte al cambiamento climatico

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A Roma il progetto europeo per produrre energia pulita dal mare

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Ritorno alla terra in una logica di sviluppo

L’incremento della disoccupazione, in particolare di quella giovanile, rappresenta forse l’aspetto della crisi che più preoccupa l’opinione pubblica del nostro paese. Come in un drammatico bollettino di guerra si susseguono i dati delle rilevazioni che indicano come il fenomeno non si sia ancora esaurito ed anzi, anche nelle previsioni per il 2015, sia destinato a proseguire, almeno fino al concretizzarsi della tanto sospirata ripresa. In un panorama così sconfortante destano grande attenzione i dati forniti da alcuni osservatori in base ai quali in agricoltura sarebbe in corso un fenomeno opposto, con un incremento dell’occupazione ed un inatteso ritorno alla terra. Al di là della consistenza delle cifre presentate che sono oggettivamente difficili da gestire e da interpretare, si accompagna ad esse, come una conferma, un certo incremento delle iscrizioni alle scuole superiori ad indirizzo agrario ed ai corsi di laurea della stessa area. Anche questo, però,  di difficile lettura. Il vero punto  da chiarire non sono i numeri, ma la logica con cui va affrontato oggi il problema dell’occupazione in un’economia in crisi. Una logica che è ben diversa da quella dell’ 800 o del periodo post bellico. 
La dinamica dell’occupazione è un fenomeno difficile da rilevare e da interpretare per la sua complessità. Le stesse statistiche ufficiali sembrano confondere le idee più che chiarirle. Per evitare errori occorre usare sempre lo stesso tipo di rilevazione e seguirne l’evoluzione per un periodo di tempo abbastanza lungo per cogliere la dinamica del fenomeno e non una sua immagine istantanea. Così si vede che  l’occupazione agricola prosegue nel suo calo tendenziale, sia sulla base dei dati annuali dell’ultimo quinquennio sia, in particolare, di quelli dell’ultimo triennio ricavati dalle rilevazioni trimestrali. 

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Olio d'oliva e salute

Mai come negli ultimi anni, l’olio d’oliva ci appare come il principe degli alimenti all’interno di un’alimentazione sana ed equilibrata. Nella dieta mediterranea esso  fa da padrone e si stanno mettendo in luce le sue già ben note proprietà benefiche per la salute e la qualità della vita dell’essere umano.
Caratterizzato da un contenuto molto elevato di grassi monoinsaturi, l’olio d’oliva si ricava dalla spremitura meccanica dell’oliva, frutto della specie Olea Europaea.
E’ ricco di acidi grassi monoinsaturi, nello specifico quello che lo caratterizza è l’acido oleico.
Proprio da esso deriva uno dei principali effetti benefici dell’olio:  quello di regolatore dei livelli di colesterolo ‘cattivo’  nel sangue: diminuendo così il rischio di malattie legate ad ostruzione dei vasi sanguigni del sistema cardiovascolare.
Un altro effetto importante dell’olio di oliva sembra essere la sua azione antiossidante: è infatti ricco di molecole, come la Vitamina E o diversi composti fenolici, che difendono il nostro corpo dall’azione dei radicali liberi, forme estremamente reattive dell’ossigeno, in grado di provocare danni cellulari, andando a colpire il DNA stesso. Sembra inoltre in grado di migliorare i processi digestivi, riducendo la secrezione di acidi gastrici ed avendo un elevato potere disintossicante ed in ultimo un’azione di inibizione sui processi di infiammazione cronica del corpo umano, soprattutto nel tratto gastrointestinale.

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Il tartufo: da prodotto locale ad opportunità nazionale

Il tartufo, essendo prodotto di nicchia e quindi molto pregiato, è fonte di ‘taroccamenti vari’ e il mercato è sempre più invaso da tartufi che provengono da altri Paesi Europei ed extra Europei che non hanno certamente le caratteristiche sensoriali dei nostri tartufi. Nello stesso tempo i raccoglitori locali di tartufi si sono riuniti in una miriade di Associazioni che in genere corrispondono a un determinato territorio con lo scopo  di valorizzare il prodotto e di conseguenza anche il territorio.  Più o meno recentemente in Toscana  sono fiorite tante sagre o mostre,  fra le più conosciute la Mostra mercato di San Miniato (Pisa), la Mostra mercato delle Crete Senesi a S. Giovanni D’asso (Siena), dove è stato organizzato anche un interessante museo del tartufo, che hanno attirato moltissimi visitatori. La crescente importanza del tartufo ha richiamato una maggiore attenzione anche del mondo scientifico, che  è stato coinvolto  per  venire incontro alle esigenze delle Associazioni dei Tartufai e degli Enti locali. Ormai in Italia ci sono gruppi di lavoro nei vari Dipartimenti Universitari  o del Consiglio Nazionale delle Ricerche che lavorano, mediante svariate metodologie (biochimiche, genomiche, ecc.) per valorizzare, garantire la sicurezza e tracciabilità del prodotto oppure, a livello fitogeografico, studiano le relazioni esistenti fra specie vegetali  arboree e micorrizze, rappresentando un forte valore aggiunto sia per la ricerca che per la qualità del prodotto. 

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Olio d'oliva: con fatture false si tarocca il Made in Italy

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La Fao pubblica rapporto sull'alimentazione nel mondo: cala il numero dei denutriti, ma non ovunque

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Al via l'anagrafe delle api: tracciabilita' del miele contro le truffe

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La fenologia e la senescenza delle foglie riusciranno ad adeguarsi al climate change?

Le recenti modifiche nelle date delle principali fasi fenologiche delle piante arboree, evidenti in particolar modo nell’anno in corso, che ha registrato un precoce germogliamento e una tardiva caduta delle foglie, sono un segno che il cambiamento climatico sta già avendo impatti importanti sugli ecosistemi. In linea teorica il sequestro del carbonio aumenta con stagioni di crescita più lunghe, ma ci sono evidenze contrastanti poiché è stato mostrato che, in alcuni casi, il tasso di respirazione aumenta in misura maggiore rispetto alla fotosintesi, rendendo il bilancio negativo. 
Dal punto di vista scientifico è importante capire quali saranno i “drivers” ambientali che guideranno le possibili modifiche nella fenologia. Il fotoperiodo esercita uno stretto controllo sulla senescenza fogliare a latitudini dove gli inverni sono freddi, mentre la temperatura assume un’importanza maggiore nel regolare questo fenomeno nelle zone più temperate con lo stress idrico che può, talvolta, avere un'influenza supplementare.

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Il Pianeta necessita di un maggior numero di ricercatori sul mondo vegetale

Così ha titolato la sua rubrica "Opinione" il mensile nord-americano"The Scientist", rivista di scienze della vita, nel numero di Ottobre 2014. Il messaggio è chiaro: l'Accademia non forma un numero sufficiente di Ph.D. (ricercatori) nell'ambito della biologia delle piante, in grado di affrontare le sfide, numerose e serie, della produzione agraria vegetale in rapporto al continuo aumento della popolazione. L'affermazione risente, come è ovvio, della situazione specifica degli USA e del Canada, ma si possono anche fare considerazioni analoghe per la nostra parte di mondo. L'articolo è una riflessione sulla presa di posizione di quattro illustri ricercatori del settore biomedico che hanno denunciato, su PNAS (Proceedings National Academy of Sciences) dell'Aprile 2014, la tendenza da parte delle Università americane, a spendere progressivamente sempre meno per assumere ricercatori (a tempo indeterminato, diremmo noi). Nel contempo, le stesse strutture chiedono incessantemente nuovi laboratori per ospitare giovani Ph.D. i quali, peraltro, per poter lavorare, devono reperire i fondi necessari entrando in forte competizione tra di loro per risorse finanziarie continuamente in decrescita. In poche parole si innesta una spirale che comporta più contratti di ricerca, quindi più edilizia (perché occorrono spazi per ospitare sempre più giovani "precari"), ed infine più Ph.D., ma anche minori possibilità di assumere post-doc per mancanza di posti di lavoro. 

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Kiwi: una grande opportunità per la piana di Rosarno

La piana di Rosarno, nota per le sue coltivazioni di ulivi e di agrumi, è  ormai endemicamente in crisi per la  incapacità di rinnovare le sue strutture arboree, ma anche per le difficoltà obbiettive che derivano dalla competizione con i paesi produttori  del bacino del Mediterraneo,  più poveri del nostro e quindi in grado di praticare una politica dei prezzi, per i produttori Italiani, impercorribile, se non con la alta qualità, in segmenti di nicchia, cui globalmente non è possibile  accedere. In questa realtà così problematica di semi abbandono,  la presenza di un vero e proprio bosco di ulivi delle dimensioni di circa 30.000 e la presenza di circa 8.000 ha di agrumi  ha comportato cambiamenti climatici ed  un aumento delle malattie fungine, legato ad una maggiore umidità , che ha indubbiamente favorito , nel corso degli ultimi 20 anni, la  coltivazione del  kiwi,  dapprima in quantità modesta ed oggi in ragione di circa 150-200 ha/anno.

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L’uomo erode il suolo 100 volte più velocemente della natura

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L'Efsa mette in guardia contro l'uso sistematico di insetticidi contro Xylella fastidiosa

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Canada: ricercatori sviluppano una nuova patata a basso indice glicemico

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Indennità di cittadinanza - anche a chi non cerca lavoro?

Viene talvolta manifestato l'intento di concedere a tutti i giovani disoccupati un salario minimo, quale “diritto di cittadinanza” (chiamato anche con altri termini diversi). Vi sono però molti motivi per ritenere che non si stia considerando la dimensione finanziaria di un tale onere per lo Stato (quindi per i contribuenti) e neppure le conseguenze morali che potrebbero derivarne se fosse concesso senza qualificarlo in qualche modo come corrispettivo di un qualsiasi lavoro. Cioè se venisse formalmente espresso, come adempimento di un dovere della società e solo come un discutibile diritto di chiunque, anche se immeritevole. 
Nella Unione Sovietica, quando vigeva ancora il rigido governo di Brežnev, ho visto piccoli gruppi di uomini e donne che, con incredibile lentezza, pulivano marciapiedi e aiuole. Sapevo che il Paese vantava di non avere disoccupati e mi fu chiaro allora quale fosse il metodo semplice per conseguire questo risultato. Bastava corrispondere a tutti un salario, anche se minimo e molto simile a una elemosina, ma configurato come corrispettivo di un apparente lavoro, non importa se reale ed efficiente, purchè formalmente così registrato. 
A questo riguardo, anche la nostra agricoltura offre oggi alcuni motivi di riflessione. Il settore soffre complessivamente per una carenza di manodopera. Perché allora dare un "salario minimo" anche a coloro che non cercano lavoro o non accettano quello dei campi, spesso già svolto dai loro nonni o genitori? La risposta è semplice: si è lasciato che venisse meno agli agricoltori l'indispensabile ed equo reddito. 

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Genio italico e denominazioni

Recenti  episodi giunti alla ribalta della stampa e della televisione hanno riportato in luce la complessa situazione delle denominazioni per i prodotti agricoli ed alimentari. Ora si sono accesi i riflettori sui prodotti biologici e a “chilometro zero”, in precedenza su quelli a denominazione d’origine, sempre su quelli contraffatti e sui danni che arrecano all’alimentare italiano.

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COMUNICAZIONE DEL PRESIDENTE

Questo settimanale digitale Georgofili INFO ha ormai raggiunto una visualizzazione media mensile nel mondo di circa 15mila utenti. Considerato il crescente interesse manifestato, si è ritenuto opportuno offrire la possibilità di renderlo leggibile anche a chi non conosce la nostra lingua, allargando i nostri strumenti di una ormai indispensabile comunicazione digitale. Il Consiglio Accademico ha approvato l'adeguamento del Notiziario settimanale Georgofili INFO a partire dall'inizio del 2015, integrando i singoli articoli e le news con sintesi in inglese ...


The digital weekly Georgofili INFO has now reached an average monthly display around the world of about 15,000 viewers. Considering the growing interest shown, we have decided to make it also available to those who do not know Italian, increasing our tools for the now indispensable digital communication. The Academy Council has approved this modification of the weekly Georgofili INFO beginning in 2015, supplementing specific articles and news with English abstracts ...

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Come distinguere il riso “biologico” dal “convenzionale”?

La trasmissione di  Report  andata in onda domenica 14 Dicembre 2014 su Rai 3 ha messo in luce alcune incongruenze del mercato del riso “biologico” in Italia. Secondo i dati S.I.N.A.B., nel 2013 la superficie a riso  certificata in Italia come “biologica” è stata di 8.405 ettari, dai quali sono state raccolte 57.000 tonnellate di risone, con una produzione di 6,78 t/ha, rispetto ad una media  nazionale che per lo stesso anno l’Ente Nazionale Risi ha certificato in 6,6 t/ha . Dati sbalorditivi per gli addetti ai lavori, e non solo.   

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Ricordiamo Paolo Alghisi

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Farina di nocciolo d'oliva per creare le plastiche del futuro

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Il paese delle cento agricolture

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I droni in agricoltura

I droni sono aeromobili a pilotaggio remoto (APR), cioè in grado di volare senza pilota a bordo. In termini anglosassoni vengono indicati come UAV, acronimo di Unmanned Aerial Vehicle.
Nati per scopi militari, grazie alle installazioni  a bordo di diverse tipologie di sensori (remote sensing), cioè macchine fotografiche, videocamere, termo camere, ecc., gli APR trovano oggi molte applicazioni in vari campi. Dal controllo del territorio alla lotta agli incendi, dalla gestione delle operazioni di ricerca e soccorso al controllo del traffico automobilistico, dalla ripresa di avvenimenti sportivi o di altra natura al trasposto e consegna di pacchi. Più recentemente hanno trovato applicazione anche in agricoltura. 
A dominare la costruzione e l’utilizzo sono gli USA e Israele, ma anche in Europa il settore è in espansione e interessa sia la grande industria e sia le piccole start up. In sintesi si tratta di veicoli azionati da motori elettrici che, anziché avere le ali, hanno quattro (quadricotteri), sei (esacotteri) o otto (ottocotteri) rotori, inseriti su asse verticale. Sono leggeri, hanno dimensioni contenute e sono in grado di volare ad altezze comprese tra pochi centimetri e qualche  centinaia di metri.
Le prestazioni dei diversi APR sono legate alla tecnologia costruttiva, alle dimensioni, al raggio d’azione (sino a 10 km), all’autonomia (7-25 min), all’altezza di volo (1-300 metri) e al peso al decollo oltre che alla tipologia di sensori che vi vengono installati. I tempi di ricarica delle batterie sono contenuti, per cui nella stessa giornata si possono effettuare più cicli di volo.
Gli APR in commercio sono configurati per volare in tre modalità: manuale, semiautomatica e completamente automatica. La navigazione manuale è affidata in toto a un operatore che, da  terra, dirige il veicolo con un radiocomando.

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Trees and Crimes

È noto che gli alberi forniscono numerosi benefici alla comunità, incluso il controllo degli eventi meteorici, la riduzione dei costi di riscaldamento e, soprattutto, di condizionamento e aumentano il valore della proprietà. Meno attenzione è stata invece finora dedicata al potenziale effetto degli alberi su un altro fattore determinante della qualità della vita: il livello di criminalità. I risultati degli studi che hanno esaminato l’effetto degli alberi e della vegetazione in genere sulla criminalità sono contraddittori: alcuni hanno rivelato che la vegetazione può aumentare la paura del crimine, mentre altri hanno dimostrato che la può ridurre. 
Sebbene le ricerche abbiano identificato alcuni collegamenti tra la paura del crimine e la presenza di vegetazione, apparentemente solo uno studio pubblicato ha esaminato il rapporto diretto tra questi due fattori. Kuo e Sullivan (2001) hanno studiato l'effetto della vegetazione sulla criminalità in 98 condomini in una zona a edilizia pubblica di Chicago (zona Ida B. Wells nella zona sud della città).  I due Autori hanno scoperto che la presenza di vegetazione, il cui livello è stato misurato su una scala di 5 punti basandosi su foto aeree e a livello del suolo, è risultata associata con una minore presenza di reati violenti e reati contro il patrimonio. 

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La psilla dei ficus ornamentali

Con disappunto degli operatori chiamati a difendere le piante dai sempre più numerosi  fitofagi di recente introduzione e degli studenti, che vedono allungarsi la lista degli insetti inseriti nei programmi di entomologia applicata, è arrivata anche in Sicilia l’esotica psilla  Macrohomotoma gladiata Kuwayama. Si tratta di un pernicioso fitomizo che vive su varie specie di Ficus ornamentali, ampiamente diffusi nei centri urbani del Bacino mediterraneo. La specie, di origine asiatica, fino al secolo scorso, era nota a Taiwan, in Giappone e a Hong Kong; nel 2009 è stata rinvenuta nelle Isole Baleari e successivamente in vari centri urbani della Spagna continentale. In Italia, nel 2011, è stata intercettata, su Ficus retusa, a Napoli e nel 2014 ad Acicastello, nonché a Catania. Nelle aree di origine la specie riveste limitato interesse fitoiatrico mentre, nelle aree urbane spagnole, per controllare le sue infestazioni su Ficus ornamentali, sono stati effettuati interventi insetticidi con oli minerali, piretroidi ed esteri fosforici. A Napoli e in provincia di Catania sono ancora apparentemente presenti limitati focolai d’infestazione di M. gladiata, ma è presumibile che, come accaduto in Spagna, la psilla colonizzerà progressivamente nuovi ambienti urbani. Le infestazioni sono particolarmente evidenti per gli abbondanti fiocchi di cera bianca secreti dagli stadi giovanili (soprattutto dalle ninfe) sui nuovi germogli (Foto di apertura) che, a seguito dell’azione tossica dei secreti salivari, si deformano, arrestano lo sviluppo e possono disseccare. La specie svolge più generazioni nel corso dell’anno che, in parte, si sovrappongono. Gli adulti, che sono lunghi circa 5 mm, con capo e torace marrone e addome verde, hanno le ali anteriori trasparenti, con una caratteristica macchia marrone. Le uova, di colore giallo, vengono deposte, sulla vegetazione. in gruppi di 10-20 elementi. I primi stadi giovanili (neanidi) sono arancio-marrone mentre le ninfe sono di colore verde pallido; esse, a maturità, si trasferiscono in gruppi sulla pagina inferiore delle foglie (Foto2) da dove sfarfalleranno gli adulti. Anche in Sicilia, nel corso dei primi rilievi effettuati, sono state riscontrate alcune specie di crisopidi e di rincoti predatori generici di vari insetti che, difficilmente, riusciranno a contenere le infestazioni della “nuova” psilla.

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Ogm, gli scienziati italiani:"Non fermate la ricerca”

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Residui di agrofarmaci: è a norma oltre il 97% degli alimenti UE

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AUGURI da “GEORGOFILI INFO”

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L’albero di Natale: leggende e tradizioni

Ci sono molte leggende che riguardano le origini dell'albero di Natale. La prima colloca l'abete nel giardino dell'Eden. Anzi, era addirittura l'Albero della Vita. Quando Eva colse il frutto proibito, le sue foglie avvizzirono fino a diventare aghi e non fiorì più fino alla nascita di Gesù Bambino.
Un'altra leggenda parla di un altro albero dell'Eden, l'Albero del Bene e del Male. Quando Adamo fu scacciato dal Paradiso terrestre portò con sé un ramoscello che divenne l'abete che servì per la Santa Croce per poi diventare l'Albero di Natale.
Quello che è più certo è che l'abete (bianco, rosso, ma anche altre specie, non solo dei generi Abies o Picea) è stato tradizionalmente usato per celebrare le feste invernali (pagane e cristiane) per migliaia di anni. I Pagani utilizzavano rami di abete per decorare le loro case durante il solstizio d'inverno, mentre i Romani usavano l’abete bianco per decorare i loro templi durante le feste dei Saturnali, solenni feste religiose dell'antica Roma che si celebravano in onore di Saturno, a partire dal 17 dicembre. I cristiani lo usavano come un segno di vita eterna con Dio. 
Nessuno però è veramente sicuro di quando gli abeti sono stati utilizzati per la prima volta come alberi di Natale. La tradizione iniziò, probabilmente, intorno a 1000 anni fa, in Nord Europa. 

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Il mito della Bugonia

Il mito della generazione di insetti da un bue morto (Bugonia), nasce nell’antica Grecia ma trae origine da remote osservazioni fatte da Cinesi ed Egizi e da quest’ultimi tramandate ai Greci e ai Romani; esso fu messo in discussione nel XVII secolo quando venne confutata la teoria della generazione spontanea da parte di Francesco Redi e di Lazzaro Spallanzani ed ebbe fine nel 1864 dopo gli esperimenti di Pasteur. 
Virgilio, nelle Georgiche, racconta la leggenda di Aristeo, figlio di Apollo e della ninfa Cirene, che insediò Euridice, promessa sposa di Orfeo, causandone l’accidentale morte, per la quale le driadi, sorelle della defunta, lo punirono facendo sparire le sue api. Aristeo, pentito, su consiglio della madre, sacrificò alle ninfe quattro tori e quattro giovenche dalle cui carcasse si verificò il prodigio della Bugonia: “ecco le api dalle viscere putride dei bovi per tutto il ventre venir su ronzando, brulicare dai fianchi lacerati ed affollarsi in mugoli infiniti”. Secondo questo mito le api si generavano dalle carogne dei grossi mammiferi; in realtà, venivano scambiati per api, gli adulti di alcuni ditteri Sirfidi noti come “drone fly” per la loro somiglianza con i maschi del genere Apis. Si tratta di una famiglia che include specie di medie dimensioni, dai colori spesso vistosi per imitazione di api e vespe (mimetismo pseudosematico).

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Quali ricerche per le innovazioni nella moderna agricoltura

L’intervento fa riferimento alla tavola rotonda su “Quali ricerche per le innovazioni nella moderna agricoltura”, organizzata dalla Sezione Sud Ovest dell’Accademia dei Georgofili, che si è tenuta il 10 dicembre 2014 nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali dell’Università di Palermo

Se dovessi segnalare una priorità assoluta per la moderna agricoltura indicherei progetti finalizzati, principalmente, alla individuazione e valorizzazione dei caratteri di resistenza delle piante alle avversità climatiche e parassitarie, sia nelle condizioni di pieno campo che di colture protette.

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Allarme clementine, messe in ginocchio dal mercato selvaggio e dal cambiamento climatico

Prezzi in caduta verticale, invasione di clementine spagnole e temperature quasi estive fino alla prima settimana di dicembre, che hanno accelerato la maturazione dei frutti, rischiano di mettere in ginocchio i produttori di clementine.

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Israele: coltivare utilizzando acqua salmastra

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Durante gli scavi della metro a Roma spunta fattoria di epoca imperiale

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Svalbard, una fortezza scavata nel ghiaccio protegge la biodiversità

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Gli orti sepolti di Pompei

Lo scavo stratigrafico e l’etnobotanica, insieme a testimonianze preziose come quella di Plinio nelle Naturalis Historia e agli affreschi che decoravano le case romane dell’area vesuviana, hanno consentito di ricostruire la fisionomia dei giardini pompeiani con informazioni dettagliate sulle specie botaniche e sui loro molteplici usi: dalla decorazione del giardino all’ornamento delle corone, all’uso in medicina e in cucina.
I fiori a disposizione, che non erano molti, si coltivavano in gruppi isolati o insieme alle rose. La presenza nell’area vesuviana di specie esotiche (il fiore di loto, la palma da datteri, il platano, il limone, il cedro) testimonia l’esistenza di scambi con regioni lontane. Per decorare gli spazi verdi, i giardinieri dell’epoca utilizzavano molto arbusti e alberi, soprattutto sempreverdi, che davano ombra (mites), un giusto sfondo all’architettura e un buon profumo. Ampia diffusione avevano nei giardini gli alberi da frutto, e oltre il giardino poteva esserci un frutteto: l’albicocco, il pesco, il ciliegio, il melograno, il melo, il pero, il susino, il fico erano frequenti e utilizzati in tutte le loro parti. Gli affreschi raffiguranti la vite sono così precisi da rendere riconoscibili le varietà; l’abbondanza di torchi, anfore e celle vinarie rinvenute a Pompei testimonia un’abbondante produzione di vino e fonti letterarie raccontano di un vino vesuviano pregiato. Nell’area cresceva anche l’olivo: l’olio era anche la base di profumi e unguenti, il legno era usato nei mobili intarsiati, i residui del frantoio alimentavano le lucerne, la morchia allontanava gli insetti dai granai.

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A volte ritornano

Il titolo della traduzione italiana della raccolta di storie brevi “Night shift”, di Stephen King, mi torna in mente in presenza di infestazioni di insetti che, a torto, sono ritenuti spariti dai nostri ambienti e quindi trascurati dai programmi didattici di entomologia agraria. Ultimo, in ordine di tempo, è il caso del diaspino Chrysomphalus dictyospermi(Morgan) tristemente noto, fino alla seconda metà del secolo scorso, come Cocciniglia biancarossa degli agrumi. La specie, ritenuta di origine cinese, è stata segnalata nel 1895 a Firenze; ma già agli inizi del ‘900 era diffusa in varie regioni italiane su olivo, palme, cycas, alloro, oleandro, acacie, fico, evonimo, camelie, ligustri, annona, e soprattutto su agrumi. Il suo nome comune fa anche riferimento al fatto che le neanidi neonate, dopo essersi fissate al substrato, secernono una sostanza follicolare bianca, a forma di cappuccio, che ne ricopre il corpo; pertanto le foglie e i frutti infestati si presentano punteggiati di bianco e di rosso, colore del follicolo delle femmine adulte. I danni arrecati agli agrumi dal diaspino, che arrivava ricoprire interamente la pagina superiore delle foglie e i frutti, consistevano in ingiallimenti, filloptosi e raggrinzimento dei frutti, con conseguente deprezzamento commerciale delle produzioni. 

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La sostenibilità del frantoio aziendale

I piccoli frantoi sono molto diffusi nelle nostre aziende olivicole che praticano l’olivicoltura tradizionale che ha un suo significato in termini paesaggistici e di conservazione del territorio. Una corretta analisi tecnico economica dimostra che questa olivicoltura non è sempre economicamente sostenibile.

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Evoluzione e genetica della morfologia fogliare

I differenti aspetti che la morfologia fogliare può assumere nelle Angiosperme costituisce un processo di sviluppo molto interessante non solo dal punto di vista dei fattori genetico-molecolari da cui esso dipende ma anche in relazione all’evoluzione di queste piante. 

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Congelato pagamento dell’Imu agricola

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Pit, accordo tra Regione Toscana ed agricoltori

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Unaprol: nel 2014 per ogni italiano solo 3 bottiglie di vero extra vergine di qualità

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Prodotti DOP/IGP in Europa: presente, futuro, fattore di competitività

Nell’Unione Europea si contano oggi quasi 1.250 prodotti alimentari Dop e Igp. Di questi, circa il 15% fanno riferimento a prodotti lattiero-caseari, in particolare formaggi. Dall’emanazione dei primi regolamenti comunitari sulle indicazioni geografiche, i riconoscimenti Dop/Igp sono continuamente cresciuti, a dimostrazione dell’interesse dei produttori agroalimentari verso questo tipo di certificazione che, da un lato tutela le imprese da pratiche illegali di imitazione e contraffazione, dall’altro garantisce i consumatori sull’origine territoriale dei prodotti. Basti pensare che dal 2000, questi riconoscimenti sono più che raddoppiati ( 126%). 
Sebbene il valore di mercato espresso da questi prodotti Dop/Igp sia “ridotto” (meno di 20 miliardi di euro a livello complessivo, di cui oltre 6 miliardi riferiti ai soli formaggi), il ruolo che essi esprimono per la sostenibilità economica delle aree rurali va ben oltre questi valori economici. In Italia, le aziende agricole e di trasformazione collegate a questi sistema certificato hanno superato le 80.000 unità, per un valore alla produzione vicino ai 7 miliardi di euro. 
La centralità del sistema Dop/Igp in Italia deriva dal fatto di rappresentare la principale destinazione per la produzione di suino pesante e latte vaccino, due tra le più importanti filiere zootecniche italiane. I formaggi Dop assorbono infatti la metà di tutto il latte vaccino prodotto, rappresentando altresì il 53% dell’export totale di formaggi, figurando tra i principali prodotti del “Made in Italy” conosciuto in tutto il mondo. 
In particolare, la quota dei prodotti Dop/Igp italiani che raggiunge i mercati extra-Ue è significativa, pari a circa il 48% dell’export in valore collegati a tali produzioni certificate. Tra questi, il principale paese di destinazione è rappresentato dagli Stati Uniti. 

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Le innovazioni genetiche che stanno cambiando la frutticoltura

Nell’ultimo decennio, secondo un’indagine di Della Strada-Fideghelli (2010), delle specie di maggiore interesse per la frutticoltura italiana (actinidia, albicocco, ciliegio, melo, pero, pesco e nettarine, susino), ogni anno, sono state introdotte quasi 300 nuove varietà, a testimonianza di una intensa attività di miglioramento genetico, sia pubblico che privato.

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Il governo dell’acqua. Ambente naturale e ambiente costruito

Il controllo idrologico delle distribuzioni di specie, popolazioni e patogeni di malattie portate dall’acqua ha da sempre avuto una rilevanza etica e pratica.

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Addio alla fettunta

 Lo scenario per il 2014 del nostro “oro giallo”,  pilastro dell’economia Toscana e terza voce per l’export della Regione dopo vino e moda, mostra un crollo della produzione del 70%  in alcune zone e del 90% per altre. 

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Basta lucrare sullo scempio del territorio

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Olio di palma, finalmente in etichetta

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Il 2015 proclamato Anno Internazionale del Suolo

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Metagenomica: una nuova frontiera anche nello studio del suolo

Col termine “Metagenomica” s’intende l’analisi diretta del DNA totale estratto da un campione ambientale. Quest’analisi ha lo scopo non solo di definire i genomi di tutti gli abitanti microbici di un certo ambiente ma anche le loro funzioni potenziali. La caratterizzazione e l’analisi dei genomi microbici del suolo è, attualmente, l’approccio scientificamente più avanzato per poterne studiare le funzioni e sfruttarne le potenzialità applicative (fertilità, cicli biogeochimici, biorisanamento, produzione di nuovi antibiotici, ecc.). Finora la metagenomica è stata applicata ad ambienti relativamente semplici o particolarmente specializzati (es. acque di mare, apparato gastro-intestinale umano, ecc.); tuttavia lo sviluppo delle nuove tecnologie di sequenziamento (NGS) rende adesso possibile anche il completo sequenziamento del metagenoma del suolo che, da un punto di vista microbiologico, è certamente l’ambiente più complesso. 
La conoscenza del metagenoma del suolo aprirà la strada alla comprensione del ruolo dei microrganismi nella funzionalità del suolo stesso e nei suoi processi, nella sua fertilità e sostenibilità, permettendo di affrontare in modo scientifico fenomeni come l’impoverimento e l’erosione del suolo che minacciano vaste aree coltivabili del pianeta. E’, infatti, ampiamente riconosciuto che l’intensificarsi dei processi produttivi in agricoltura ha causato una perdita di biodiversità microbica del suolo e che i maggiori processi di degradazione sono riconducibili ad una drastica riduzione di attività biologica. 
Ma per quanto tecnologicamente possibile, il sequenziamento del metagenoma del suolo richiederà comunque uno sforzo scientifico ed economico notevole se si pensa che in un grammo di terreno sono presenti miliardi di microrganismi appartenenti a qualche migliaia di specie diverse.

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Pipistrelli contro Mosca delle olive

Foraggiare negli oliveti implica la possibilità per i pipistrelli di influire (riducendole) sulle popolazioni di Ditteri fitofagi, come la mosca delle olive, Bactrocera oleae (Tephritidae), in buona parte responsabile, insieme ai cambiamenti climatici, del crollo della produzione 2014 dell’olio di oliva in Spagna e in Italia. A conferma di questa ipotesi si è visto che in altre zone i pipistrelli non frequentavano gli oliveti ed una possibile spiegazione potrebbe essere l’uso intensivo di antiparassitari, che avrebbero avuto su di loro un effetto dannoso, dovuto ai Ditteri avvelenati dai trattamenti chimici. Una singola applicazione all’anno di prodotti chimici insetticidi non ha invece influenzato l'attività sugli oliveti tradizionali. L'installazione di bat box negli oliveti potrebbe essere utile a contrastare lo sviluppo di fitofagi dannosi come Bactrocera oleae. In questo modo si attirano in maggior numero i pipistrelli che già cacciano in questi habitat, ed è ragionevole aspettarsi i risultati positivi raggiunti nella lotta a Chilo suppressalis nelle risaie spagnole del delta dell'Ebro. 
Ulteriori indagini potranno approfondire e chiarire meglio questi aspetti, anche attraverso sperimentazioni dedicate.

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Il complesso quadro normativo sulle agroenergie fra vecchie e nuove sfide

La regolazione delle agroenergie è contrassegnata dalla pluralità, dalla frammentarietà e dalla mutevolezza delle fonti normative multilivello: internazionali, europee e nazionali.

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Testimonianze dell’agricoltura romana del I secolo: i materiali carbonizzati dall’eruzione di Pompei

Durante gli scavi delle città sepolte dall’eruzione vesuviana del 79 d. C., nel sito identificato come l’antica Oplonti, è stata dissepolta una considerevole quantità di resti carbonizzati di piante in eccellente stato di conservazione. È  quindi stato possibile, per la prima volta analizzare un consistente campione di piante non coltivate che crescevano nell’ambiente in epoca romana.

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Incredibile! Ancora IMU sui terreni coltivati?

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Selvicoltura: a Firenze il II congresso internazionale

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Il primo magazzino di mele al mondo sotto terra

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Risorse alimentari e OGM

I limiti dello sviluppo sociale ed economico, che nei primi anni ’70 erano stimati in 100 anni, sono stati allontanati dai progressi dell’Agricoltura che è ancora suscettibile di espansione e in grado di portare nuovi contributi al superamento della fame nel mondo. I deficit di risorse alimentari hanno incoraggiato tentativi di incremento della produzione attraverso la messa a coltura di nuove terre e i metodi intensivi di coltivazione a forte impatto ambientale (uso massiccio di fertilizzanti e antiparassitari); le sempre maggiori conoscenze nell’ingegneria genetica, hanno anche stimolato la ricerca di organismi più produttivi, più resistenti ai patogeni e che meglio utilizzano i nutrienti del terreno, mimando, con modifiche mirate del DNA, i processi che avvengono in natura (organizzazione del pool genico per selezione o incrocio). Si possono infatti trasferire sequenze geniche anche tra specie molto distanti, a dimostrazione di come il loro linguaggio sia universale; gli organismi condividono larga parte del loro corredo genetico, tanto da permetterci di capire come funzionano alcuni geni umani attraverso lo studio dei loro corrispondenti nel topo o nel lievito di birra.
Negli ultimi 30-40 anni, le tecnologie transgeniche del DNA ricombinante hanno permesso di disporre, in breve tempo e con minori costi, di farmaci, approcci diagnostici e terapeutici e di creare nuove popolazioni vegetali, animali e microbiche. Nel mondo sono oltre 3000 le piante GM coltivate soprattutto in Stati Uniti, Canada, Cina, India, Brasile, Argentina, Messico, Australia, Filippine, Sud Africa, che vanno da pomodoro a frumento, mais, orzo, patata, cotone, tabacco, pisello, melanzana, peperone, lattuga, cavolo, cicoria, barbabietola, soia, colza e foraggiere varie, melo, ciliegio, melone, fragole, olivo, papaia, ecc. Negli Stati Uniti oltre il 70% della soia e del cotone è coltivato con varietà resistenti agli erbicidi che hanno comportato aumenti di produzione e riduzione dei costi di diserbo. In Cina sono stati approvati 262 OGM vegetali, animali e microrganismi, mentre l’India ottiene da semi OGM oltre il 90% della propria produzione di cotone.

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A proposito di palme da datteri “killer”

A 10 anni dall’introduzione in Italia del Punteruolo rosso, il numero di esemplari di palme delle Canarie è destinato a una ulteriore notevole riduzione in assenza di periodici e costosi trattamenti fitosanitari, poiché la specie, Phoenix canariensis, non oppone alcuna resistenza agli attacchi dell’asiatico coleottero con il quale è stata costituita una artificiosa “nuova associazione”; per contro, sulle altre specie di palme più diffuse nelle aree urbane italiane (Palma da datteri, Washingtonie e Syagrus), sono da temere le infestazioni soprattutto su esemplari vetusti e in precarie condizioni vegetative a causa della loro età, di attacchi parassitari e/o delle difficili condizioni pedoclimatiche, ben diverse da quelle delle loro aree di origine, in cui sono costrette a vegetare.

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Uomini che amano le piante

Chi sono gli uomini che amano le piante?  Ce lo spiega il georgofilo Stefano Mancuso, scienziato di fama mondiale per i suoi studi sulla sensibilità delle piante e sulla neurobiologia vegetale, nel suo ultimo libro:“Uomini che amano le piante” (ed. Giunti). Una carrellata su dodici grandi protagonisti del passato, non solo botanici di professione ma anche genetisti, filosofi, scrittori ed esploratori: da Mendel a Darwin, da Carver a Leonardo, da Rousseau a Goethe. Che cosa hanno in comune? 

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Le conoscenze botaniche degli antichi Romani attraverso l’analisi delle fonti letterarie

Le principali fonti di informazione sulle conoscenze botaniche degli antichi Romani sono rappresentate dalla letteratura botanica e da evidenze archeologiche. Le ricerche sui resti delle piante presenti nelle aree archeologiche e sulle rappresentazioni iconografiche hanno consentito di pervenire ad indicazioni certe su quali siano le specie conosciute in epoca romana.

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Maltempo: riconoscere alle imprese agricole il ruolo di difesa del territorio

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Possibile estrarre sangue dalle barbabietole?

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Avvicendamento nel Consiglio Accademico dei Georgofili

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"Un mondo che non ha confini"

Il Prof. Franco Scaramuzzi è stato insignito dal Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, della medaglia d’oro “Pegaso”, con una dettagliata presentazione dei meriti acquisiti attraverso le sue attività nel mondo della ricerca scientifica. 
Nei pur ristretti limiti di una breve cerimonia, Scaramuzzi ha ringraziato esprimendo una sintesi di concetti e considerazioni che meritano di essere meditati. Ha saputo anche concludere richiamando i meriti e i valori della famiglia.
Riteniamo opportuno offrire a tutti i lettori il testo di questo significativo intervento.

Desidero innanzitutto esprimere viva e profonda gratitudine al Governatore Enrico Rossi per avermi conferito la “Medaglia d’oro Pegaso” istituita dalla Regione Toscana quale riconoscimento che onora chi lo riceve. Ringrazio sentitamente tutte le Autorità toscane che hanno voluto partecipare a questa Cerimonia e tanti colleghi e amici presenti. 
E’ il primo “Pegaso” che viene assegnato per meriti acquisiti nel mondo della ricerca scientifica, rinnovando quanto avveniva già nella Toscana Granducale, con le attività dei Georgofili. 
Sembrerebbe quindi offrirsi anche un certo senso di continuità storica. 
Ripercorrendo appunto la storia degli ultimi tre secoli e riflettendo attentamente, potremmo già scoprire come molti progressi sociali e crescite del benessere siano stati spesso determinati dalle acquisizioni (certe e ripetibili) della Scienza, più che dall’evolversi delle ideologie e della politica.

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La Mosca delle olive sempre in agguato negli oliveti

Delle circa 100 specie fitofaghe viventi sull’olivo, controllate da alcune centinaia di specie antagoniste, solo la carpofaga Mosca delle olive (Bactrocera oleae (Rossi) è di primaria importanza, soprattutto nelle cosiddette zone pandacie litorali, a clima mite, ove vegetano piante di grandi dimensioni, di cv diverse e olivi selvatici, dove l’insetto riesce a svolgere fino a 7 generazioni annuali; mentre nelle zone merodacieinterne, o di alta collina, ne compie 1-2 a causa delle basse temperature e dell’assenza di olive nel corso dell’intero anno; in tali zone sverna da pupa nel terreno e gli adulti sfarfallano da dicembre ad aprile. Nelle zone a clima mite gli adulti, che si alimentano di melata, di essudati zuccherini e polline di varie piante, sono presenti nel corso dell’intero anno e possono svernare anche in siti distanti dagli oliveti. A partire da giugno-luglio le femmine ovidepongono nelle nuove olive, che sono recettive alle punture fertili quando il loro contenuto in olio è di circa il 2% (rispetto alla sostanza secca), fase che coincide, in pratica, con l’indurimento del nocciolo. Gli adulti, capaci di coprire in volo fino a 10 Km in un giorno, in primavera possono portarsi in volo dalle zone litorali a quelle collinari più interne, alla ricerca di drupe.

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Storia di fame e di carestie: studi, ricerche e “mezzi per rimediarvi” (Secoli XVIII_XX)”

Inaugurata l’esposizione ai Georgofili “Aspettando EXPO 2015. Delle specie diverse di frumento e di pane siccome della panizzazione. Storia di fame e di carestie. Studi, ricerche e “mezzi per rimediarvi” (Secoli XVIII_XX)”, che si svolge nella sede accademica dall’ 11 novembre al 18 dicembre 2014

Oggi, dove la fame sembra quasi scongiurata, questi documenti del passato che non volevano dar solo mostra di erudizione ma erano soprattutto propositivi, dovrebbero sospingere a riflessioni in virtù delle quali recuperare le sane abitudini dei tempi andati (ma non così lontani) del riciclo e del riuso.

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Le spezie e i profumi in cucina

Sabato 8 novembre 2014 si è svolto a Pontedera (PI) un Convegno su “Le Spezie e i Profumi in Cucina”, organizzato dalla Delegazione Pisa Valdera dell’Accademia Italiana della Cucina in collaborazione con la Sezione Centro-Ovest dei Georgofili, aperto a ricercatori, gastronomi, studenti e operatori del settore.

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28 Ministri contro il taglio del Bilancio della PAC

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I quattro cibi della colazione che diventeranno troppo costosi

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Emergenza ungulati, la Toscana si mobilita

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Un giardino medievale oggi

Presso il complesso architettonico detto Montioni  (foto di apertura), tipica “Casa da Signore” medioevale della campagna fiorentina con torre, una tipologia molto diffusa a partire dalla seconda metà del 1200, è stato intrapresa la ricostruzione di un giardino medievale privilegiando un approccio  di carattere agronomico, con lo scopo di compendiare i già numerosi contributi storici ed architettonici svolti sul tema. Dagli studi si percepisce che Montioni fra il 1200 e il 1400 abbia vissuto un periodo particolarmente florido, coincidente con quell’arco temporale nel quale avvenne un importante processo evolutivo dell’agricoltura ed un consistente aumento demografico, interrotti dalla peste del 1348. 

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Aspetti economici e prospettive del comparto lattiero

Le principali caratteristiche attuali del comparto lattiero caseario mostrano una lieve inversione di tendenza rispetto al passato. Mentre prosegue la riduzione del numero di allevamenti bovini specializzati (-40% rispetto al 2005, oggi pari a poco più di 30.000 unità), il numero di bovine allevate, dopo significative progressive riduzioni, nell’ultimo anno è cresciuto dell’1% e anche le rese produttive sono in ripresa dopo la discesa del 2013. Nei primi sette mesi 2014 il latte consegnato è aumentato del 3%, interrompendo un decennio di stabilità, ma tale incremento appare nettamente inferiore a quanto si sta verificando nei maggiori paesi produttori dell’UE in preparazione alla fine del regime delle quote.

Al di là delle tendenze congiunturali, la lettura dei dati dell’ultimo decennio evidenzia un settore apparentemente «fermo»: le produzioni di latte e derivati sono stabili, i consumi interni in contrazione, mentre si registra un trend positivo delle esportazioni, ma con prezzi calanti nell’ultimo biennio.
La produzione di latte in Italia, ormai concentrata per più dell’80% nel nord, resta ampiamente insufficiente rispetto alle quantità consumate: il tasso di autoapprovvigionamento rimane costante al 67-68% e le importazioni coprono circa il 45% dei consumi interni. Tra il 2005 ed il 2013 è significativamente aumentata la quota di produzioni esportate (passate dal 25% al 35% sul totale del latte prodotto), compensando la pesante crisi che ha colpito i consumi delle famiglie e gli utilizzi per la ristorazione. Il calo degli acquisti è stato significativo soprattutto per latte alimentare e burro, ma nell’ultimo anno ha coinvolto anche i formaggi e gli yogurt.
Anche se i prezzi del latte alla stalla negli ultimi anni sono cresciuti in misura pari ai prezzi dei prodotti lattiero-caseari industriali e di quelli al consumo, contrariamente alle dinamiche di lungo periodo e sia pure con fasi alterne, la redditività degli allevamenti si è ridotta a causa dell’aumento rilevante dei costi di produzione.

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Le api e l’impollinazione delle piante

Si è tenuto a Catania il 23 ottobre u.s. un incontro su “Le api e l’impollinazione delle piante”, organizzato dalla Sezione Sud-Ovest dei Georgofili, che ha trattato il tema da diversi punti di vista.

L’impollinazione delle angiosperme è svolta principalmente dalle api. Esse hanno stabilito rapporti esclusivi con le piante, ricavandone nettare e polline necessari all’allevamento della prole e alla propria sopravvivenza. Il ruolo degli impollinatori è fondamentale per la sopravvivenza di gran parte della flora spontanea e coltivata e le rarefazioni delle popolazioni di api possono turbare gli equilibri vegetazionali.

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La cucina profumata con le erbe

L’articolo è tratto dalla relazione svolta il 9 ottobre 2014 nella Giornata di Studio, organizzata dalla Sezione Centro-Ovest dell’Accademia dei Georgofili, su “Le piante officinali e aromatiche”, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa

Il tema delle erbe, (intese come profumi da utilizzare in cucina) è stato per lungo tempo trascurato, se non ignorato, dalla gastronomia essendone l’uso, nella preparazione dei piatti, meno praticato di quanto esse meritassero.

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Medaglia d’Oro Pegaso a Franco Scaramuzzi

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In nero il 32% del lavoro in agricoltura

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L’agricoltura si rinnova con un concorso per start up proposto dal Ministro Martina

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Valorizzazione della vitivinicoltura del Consorzio di Montecucco

Il 24 ottobre 2014 si è svolto a Cinigiano (GR) un Convegno organizzato dalla Sezione Centro-Ovest dei Georgofili, in collaborazione con l'Accademia italiana della vite e del vino e con il Consorzio Tutela Montecucco.

Alla metà degli anni Novanta del secolo ormai trascorso, la richiesta di vino rosso di qualità a livello internazionale, anche sotto l’effetto del cosiddetto «paradosso francese» ha fatto da traino per rilevanti investimenti nel settore vitivinicolo, favorendo l’ampliamento delle superfici a vigneto. Il fenomeno non ha interessato soltanto le zone tradizionalmente più note (Chianti, Chianti Classico, Brunello di Montalcino e Nobile di Montepulciano), ma anche altre a Denominazione di Origine (Bolgheri, Val di Cornia, Morellino di Scansano, Capalbio, Montecucco, Sovana, Monteregio di Massa Marittima, Montescudaio, Cortona) «grazie al trasferimento dei diritti di impianto e alle superfici concesse dal REG . CEE 1493/99 e ad una serie di investimenti che ha permesso la realizzazione di vigneti e di cantine private anche di grandi dimensioni» (Loreti Scalabrelli 2007). Nell’arco di quella decade risalgono infatti quindici nuove denominazioni, tra le quali ben cinque appartengono alla provincia di Grosseto (Monteregio di Massa Marittima, Ansonica Costa dell’Argentario, Sovana, Capalbio e Montecucco) e quattro a quella di Siena (Sant’Antimo, San Gimignano, Orcia e Terra di Casole) (Barzagli 2007).
È in questo contesto che si colloca la Denominazione “Montecucco”, che comprende nella propria zona di produzione parte del territorio amministrativo dei comuni di Cinigiano, Civitella Paganico, Campagnatico, Castel del Piano, Roccalbegna, Arcidosso e Seggiano (Grosseto). Già DOC nel 1998, oggi il “Montecucco” si presenta con una ampliata gamma di DO, che comprendono anche il riconoscimento DOCG (2011): Sangiovese e Sangiovese Riserva (DOCG); Rosso e Rosso Riserva, Vermentino, Bianco, Rosato, Vin Santo, Vin Santo Occhio di Pernice (DOC). 

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Erwinia pyrifoliae: nuovo patogeno su fragola riscontrato in Olanda

Nel corso della tarda primavera del 2013, in diverse località dell’Olanda, sono state rinvenute piante di fragola (Fragaria x ananassa cv. Elsanta) presentanti intensi imbrunimenti su frutti immaturi, sul calice e sul peduncolo. Nessun sintomo per contro era presente sulle foglie, mentre alterazioni del colore sono state osservate all’interno dei giovani frutti che si presentavano con i tessuti imbruniti e nerastri nella zona esterna e aree brillanti al centro. I frutti colpiti arrestavano il loro sviluppo e risultavano spesso deformati. E’ stato osservato il rilascio di essudato batterico sulla superficie di giovani frutti e del loro peduncolo. 
In certi casi questi sintomi compromettevano significativamente la produzione con perdite di prodotto che potevano arrivare fino al 40%. 

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Il paesaggio di Pompei e dell'area vesuviana in epoca romana

L’articolo è tratto dalla relazione svolta il 9 ottobre 2014 nel Convegno “Verso Pompei: l’agricoltura dell’epoca nella storia e nelle immagini”, organizzato dalla Sezione Sud-Ovest dell’Accademia dei Georgofili insieme al Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli.

La grande eruzione vesuviana del 79 d. C. ha determinato la conservazione fino ai giorni nostri di uno dei più grandi patrimoni archeologici dell’umanità; pochi sanno che in questa area è stato preservato anche quello che può essere definito come il più grande archivio di materiali botanici ed agronomici dell’antichità classica.

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Bioenergie a schema libero

È recente l’approvazione presso la Conferenza Stato-Regioni del“Piano di Settore per le Bioenergie – Le filiere bioenergetiche e l’agricoltura italiana”, prodotto dal MiPAAF tramite apposito Tavolo di Filiera.

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Terrevive: vendita e affitto dei terreni demaniali a giovani imprenditori agricoli

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CRA, individuati marcatori molecolari del riso

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Perché per la maionese serve un olio delicato? Lo spiega la scienza

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Piante officinali ed aromi nella storia dei popoli

L’articolo è tratto dalla relazione svolta il 9 ottobre 2014 nella Giornata di Studio, organizzata dalla Sezione Centro-Ovest dell’Accademia dei Georgofili, su “Le piante officinali e aromatiche”, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa

In passato con il termine “farmaco” si intendeva tutto ciò che fosse in grado di far guarire; potevano essere sostanze vegetali, animali, minerali o scongiuri, formule magiche, amuleti, ecc., l’essenziale era sfuggire alla morte. Questo portò alla nascita di numerose pratiche fantasiose che solo oggi possono dirsi quasi del tutto abbandonate. A proposito dei vegetali molto nota è la teoria delle “segnature”, che legava l’efficacia medicamentosa della pianta alla sua forma esteriore; Hepatica nobilis(FOTO), perché ha le foglie lobate con la pagina inferiore rosso vinaccia, si pensava fosse utile per curare il fegato, e così via. Naturalmente nell’ambito di queste congerie di multiformi credenze ed informazioni la “ragione”, man mano, riusciva a comprendere ciò che oggettivamente poteva essere di utilità al malato.
Nel mondo mediterraneo le più antiche informazioni sull’uso di piante come farmaci sono legate agli Egizi, ma anche presso le genti del Tigri e dell’Eufrate, gli Indiani ed i popoli  dell’estremo oriente è ben documentato l’uso delle erbe officinali.
Nell’antichità classica è in Grecia che prende forma l’arte del guarire; Ippocrate (V sec. a.C.) ne fu il principale artefice. Dal mondo greco l’impiego delle specie vegetali nella terapia passò a quello romano, dove l’erboristeria era ritenuta una scienza. Dioscoride (I sec. d.C.) nella sua “materia medica” tratta ben 600 semplici diversi, per lo più di natura vegetale.

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Il benessere animale e la qualità delle produzioni

I rapporti tra l’uomo e gli animali domestici si sono evoluti nel tempo dall’allevamento transumante all’estensivo, all’intensivo, all’industriale con o senza terra, divenendo nel tempo sempre più stretti e ponendo sempre maggiori problemi alle relazioni tra l’uomo e l’animale ed al loro reciproco benessere. Oggi, con le sempre maggiori esigenze di prodotti di origine animale, la domanda che ci dobbiamo porre è: sottomettiamo il benessere dell’animale a quello dell’uomo interessandoci solo alle sue capacità produttive quantitative e qualitative oppure pensiamo all’animale come essere vivente e anteponiamo il suo benessere alle nostre esigenze?
Il benessere è legato ai desideri - quello che si vorrebbe avere - o ai bisogni - quello che necessita -? Per l’uomo, il benessere è: libertà dai bisogni primari, dai disagi, dalle preoccupazioni e dalle guerre. L’ordine può cambiare secondo gli individui ed i compromessi sono possibili ma limitati soprattutto per la libertà dalla fame. L’uomo, come tutti gli animali, ricerca innanzitutto il proprio benessere: aumento delle risorse disponibili attraverso la maggior produzione e gli scambi o con l’emigrazione alla ricerca di maggiori risorse. Per l’animale il benessere coincide con l’assenza di condizioni sfavorevoli e la presenza di condizioni favorevoli ad un corretto rapporto con l’ambiente e con l’uomo. 
Secondo il Farm Animal Welfare Council (Regno Unito) le libertà fondamentali degli animali possono essere così riassunte: libertà dalla paura e dall’angoscia; dalla fame e dalla sete; dal disagio fisico; dai traumi e dalle malattie; dalla paura e dagli stress; dall’annullamento del comportamento normale della propria specie; dalla modifica permanente del genoma.

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Gli spazi verdi nelle domus pompeiane

L’articolo è tratto dalla relazione svolta il 9 ottobre 2014 nel Convegno “Verso Pompei: l’agricoltura dell’epoca nella storia e nelle immagini”, organizzato dalla Sezione Sud-Ovest dell’Accademia dei Georgofili insieme al Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli

Originariamente, nella società romana, le abitazioni potevano presentare uno spazio verde costituito da un modesto hortus, situato alle spalle del tablino e delimitato verso l’esterno da un alto muro perimetrale, utilizzato per la coltivazione di prodotti necessari al vitto giornaliero.  
In seguito l’hortus, per la sempre maggior influenza della cultura ellenistica legata al progressivo espandersi di Roma nel Mediterraneo occidentale ed orientale, perse l’iniziale valore utilitaristico per le esigenze quotidiane della famiglia trasformandosi, grazie alla coltivazione di arbusti e fiori a scopo  decorativo, in un’area verde che completava ed arricchiva esteticamente l’abitazione. Il cambiamento della destinazione di uso, da hortus a giardino, si lega anche ad un processo di dilatazione dello spazio verde che assume una forma rettangolare  delimitata, completamente o in parte a seconda del censo del proprietario, da un porticato colonnato (peristilio) su cui si aprivano gli ambienti di soggiorno e di rappresentanza.
Lo spiccato gusto decorativo della società vesuviana del I secolo d.C. è testimoniato dalla moda di arricchire gli spazi verdi delle case con elementi scultorei e con sofisticati ed articolati giochi d’acqua, sapientemente inseriti nella geometria delle aiuole, con una chiara ed evidente volontà di imitare nelle abitazioni urbane i parchi delle grandiose e lussuose ville suburbane che fin dall’epoca tardo repubblicana costituivano uno status symbol di ricchi e potenti.

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L’Australia vende terreni e la Cina si compra tutto

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Pomodori più grandi, più polposi e più saporiti grazie alla ricerca

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Che cavolo mangi?

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PIT toscano: ragione e buon senso

Gli indirizzi politico-economici della UE e del Governo Renzi puntano concordemente sulla crescita, attraverso lo sviluppo delle imprese produttive capaci di innovarsi e rendersi più competitive sui mercati. Anche il Governatore della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha espresso giustamente l’intento di concentrare le risorse disponibili per l’agricoltura sulle imprese dinamiche capaci di innovare processi e prodotti. Tutti sembrerebbero essere quindi concordi su questi indirizzi, ma il ponderoso testo del PIT, usando una pretestuosa interpretazione del “Codice Urbani” e ritenendo doverosa una insostenibile tutela del paesaggio agricolo, ha mostrato di perseguire intenti che produrrebbero effetti opposti. 
Le numerose e giuste reazioni avviate dagli imprenditori del settore vitivinicolo in realtà rispecchiano una protesta di tutto il mondo agricolo contro l’imposizione di ulteriori vincoli, controlli e autorizzazioni che, oltre a comportare un deleterio incremento di burocrazia, sprechi di tempo e costi, rendono più fertili i substrati sui quali prosperano clientelismi e corruzione. 
Nel settore agricolo, al PIT basterebbero poche pagine per esprimere le linee guida di interventi regionali tesi ad assicurare il rispetto di pochi punti essenziali e condivisi, quali:
- un’attenta conservazione di quanto ormai rimane della SAU (superficie agricola utilizzabile);
- suggerire e assecondare sviluppi strutturali dei territori, ma nel totale rispetto delle libere scelte delle imprese, salvo casi eccezionali, evidenziati e vagliati singolarmente. 

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Le piante officinali e aromatiche

Il 9 ottobre u.s. si è svolto un incontro tecnico-scientifico su “Le piante Officinali e Aromatiche” presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Agro-Ambientali dell’Università di Pisa, organizzato dalla Sezione Centro-Ovest dell’Accademia dei Georgofili in collaborazione con il Dipartimento di Farmacia dell’Università

Le piante medicinali e aromatiche hanno da sempre svolto un ruolo di primaria importanza nelle medicine tradizionali e nell’alimentazione di tutti i popoli. 
Il termine piante officinali deriva da una tradizione storica del nostro paese e fa riferimento all’“officina o opificina”, con il significato di “laboratorio”, dove le piante venivano sottoposte a varie lavorazioni in modo da renderle utilizzabili per scopi diversi. Con questa dizione in pratica si intende un insieme di specie vegetali molto eterogeneo, che comprende, in base alle principali destinazioni d’uso, le piante medicinali, aromatiche e da profumo, ai sensi della legge n.99 del 6 gennaio 1931 tuttora vigente. Recentemente il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha promosso e pubblicato, anche in accordo con il Ministero della Salute,  un piano di settore sulla filiera delle piante officinali (2014-2016) e istituito un tavolo tecnico permanente con l’intenzione di promuovere e valorizzare la crescita e lo sviluppo di questo settore, un tempo considerato di nicchia. Di particolare interesse è infatti l’impiego delle piante officinali nel settore degli integratori alimentari, i cosiddetti Botanicals, per gli effetti di tipo fisiologico che manifestano.

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I formaggi siciliani di tradizione

Il 7 ottobre 2014 u.s. a Palermo, si è tenuto un incontro su: “I formaggi siciliani di tradizione : il Maiorchino, il Piacentinu Ennese, la Tuma Persa, il Fiore Sicano, il Ficu di Capra ‘Nturcina”, organizzato dalla Sezione Sud Ovest dell’Accademia dei Georgofili in collaborazione con l’Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggio

I formaggi tipici di tradizione sono ottenuti seguendo tecniche di caseificazione, tramandate nei secoli da generazione in generazione nell’effettivo rispetto delle produzioni naturali strettamente connesse al territorio di origine.

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Il sostegno dei redditi nella Legge agraria degli USA

L’Agricultural Act of 2014, approvato a inizio anno, costituisce la legge fondamentale di indirizzo e sostegno dell’agricoltura degli USA. Resterà in vigore fino al 2018 o fino a quando non sarà adottata una nuova legge.

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Consumo di suolo, un problema dimenticato

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Aumento C02: addio pasta al dente?

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Castagne: il raccolto crolla al minimo storico in Italia

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POLITICA AGRARIA CERCASI

A fine luglio l’invio a Bruxelles del documento dell’Italia sulle scelte nazionali per l’applicazione della nuova Pac in vigore fino al 2020 ha concluso una fase caratterizzata da discussioni a non finire fra i diversi protagonisti  di ciò che resta della politica agricola italiana. Ora si attendono le parti applicative su cui si sono riaperte le antiche divisioni, ma bisogna fare in fretta, perché mentre a Roma si discute, in tutte le nostre campagne incombono scelte necessariamente legate alla nuova Pac in vigore dal 1° gennaio 2015.
Fra le novità della riforma spicca la facoltà concessa agli stati membri di una certa dose di autonomia su alcuni aspetti applicativi. Questa concessione, che non è la rinazionalizzazione della Pac, non certifica la maturità della Pac, ma è la drammatica prova che l’ampliamento del numero degli stati membri sta conducendo alla paralisi anche la più antica e avanzata politica comune europea. La delega è una deludente ammissione di impotenza. Va in scena  per quella agricola quello che è il dramma di tutte le politiche europee, a partire dalla più rilevante quella economica e monetaria rappresentata dall’euro: il conflitto sempre più acuto fra gli interessi nazionali e quelli sovranazionali
Con la Pac siamo alla quinta tappa, non l’ultima, di un percorso iniziato da 22 anni per passare dal modello della fine degli anni ’50 a quello degli anni’90 che nasce già vecchio perché, di fatto, tiene solo parzialmente conto dei cambiamenti dello scenario agricolo mondiale.

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Potenzialità di riduzione di gas serra dalle risaie

E’ ormai evidente che una reale protezione dell’ambiente si attua a partire da una corretta gestione del suolo. E’ altrettanto noto che una delle emergenze ambientali è rappresentata dall’aumento della concentrazione dei gas serra nell’atmosfera e, quindi, anche l’agricoltura è chiamata a contribuire al contenimento di tali emissioni. I principali gas ad effetto serra emessi dagli ecosistemi agricoli sono l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4) e il protossido di azoto (N2O), che contribuiscono rispettivamente per il 60, 15 e il 5 %, al riscaldamento globale. 
Fra le attività agricole, la coltivazione del riso è causa del 18 % delle emissioni antropogeniche di CH4, prodotto in condizioni di sommersione dalla decomposizione anaerobica della sostanza organica ad opera di microorganismi metanogeni. Recenti studi, tendenti anche a mettere a punto una metodologia per la misura di tali emissioni basata su un protocollo internazionale proposto dall’Università di Davis (California, USA) che prevede il campionamento periodico dei flussi in pieno campo mediante camere chiuse e la successiva analisi gascomatografica, hanno evidenziato che differenti pratiche di gestione idrica dei campi coltivati a riso possono portare a forti differenze nella quantità e nella qualità delle emissioni gassose. 

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Un invadente xilofago

Nell’ultimo quinquennio sono progressivamente aumentate, in Sicilia, le segnalazioni di danni a piante arboree causati dal Coleottero BostrichideApate monachus Fabr. La specie, ampiamente diffusa nell’Africa sud-sahariana, è stata introdotta nel Bacino mediterraneo, in alcune aree asiatiche e dell’oceano indiano; inoltre è nota per i danni arrecati a piante di Melia in Eritrea e a Cuba, nonché a piante di Tamarix in Israele. In Italia è segnalata in Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna; in quest’ultima isola, dove ha causato frequenti danni su albicocco, agrumi, vite, pesco, melo, pero ed eucalipto, è stata oggetto di studi fin dalla metà del secolo scorso. In Sicilia orientale è stata rilevata la presenza di gallerie e di adulti su piante di olivo, agrumi, mandorlo e vite in precarie condizioni vegetative. Le femmine del coleottero ovidepongono su essenze spontanee della macchia mediterranea (mirto, lentisco, erica, cisto, ecc.) a spese delle quali le larve, di norma, completano lo sviluppo 32-36 mesi; tuttavia, in condizioni ottimali (vegetazione spontanea percorsa da incendi, notevole disponibilità di legno morto, elevate temperature e siccità nel periodo primaverile-estivo) lo stadio pupale può essere raggiunto anche in 2-4 mesi. Sulle piante ospiti spontanee le infestazioni larvali passano di norma inosservate.

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Una sana nutrizione per restare sani

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I droni aiutano l’agricoltura dal cielo

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L'ortaggio dei faraoni ha buone prospettive per la produzione in quarta gamma

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La degenerazione della PAC e la crisi dell’agricoltura europea

All’epoca della stesura del Trattato istitutivo della Comunità economica europea si ritenne opportuno riservare un trattamento differenziato al settore primario rispetto a quello secondario e terziario; infatti, per questi ultimi la previsione era sostanzialmente solo quella di garantire la libera concorrenza e di impedire la creazione di monopoli e di posizioni dominanti che abusassero dei loro vantaggi, nel settore agricolo si stabilì che non  si potessero lasciare dipendere dal libero gioco del mercato i redditi gli agricoltori, numerosi e deboli, oltre che produttori di beni assoggettati al così detto “doppio rischio”, cioè del mercato e del clima.
A causa di tale convinzione il titolo sull’agricoltura del Trattato di Roma fu formulato prevedendo interventi al fine di “incrementare la produttività  dell’agricoltura”, “assicurare così un tenore di vita equo alla popolazione agricola”, “stabilizzare i mercati”, “garantire la sicurezza degli approvvigionamenti” e  “assicurare prezzi ragionevoli nelle consegne ai consumatori” (art. 39 del Trattato CEE). In definitiva, si convenne sull’idea che il settore primario fosse, come ancora è, diverso dagli altri settori produttivi.

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Giù le mani dall’agricoltura

Alla domanda rivolta ad una rubrica del “La Nazione” sulla nuova PIT proposta dalla Regione Toscana e sui motivi delle reazioni degli agricoltori ha risposto l’autorevole giornalista e scrittore Maurizio Naldini. Si ritiene opportuno divulgare l’informazione, riportandone qui di seguito integralmente il testo.

Il  piano paesaggistico della Toscana è ormai pronto, dopo un lungo travaglio, e proprio domani scade il termine ultimo per le osservazioni. E’ un documento di 3mila pagine in cui si raccomanda di conservare le antiche colture e, soprattutto, non provvedere  a nuovi sbancamenti per vigneti. La Regione si sente in dovere di intervenire per il fatto che sostiene economicamente l’agricoltura e quindi giudica necessario fornire delle indicazioni. E tuttavia, quel piano solleva molte perplessità anche all’interno della Giunta regionale, senza parlare delle dure critiche mosse da associazioni di coltivatori di opposte sponde politiche e anche da sindaci e assessori. Ma quello che a noi interessa è il giudizio degli storici e di coloro che hanno fatto dell’agricoltura una materia di studio e di ricerca. Ebbene, tutti loro si ribellano all’idea che l’agricoltura debba essere studiata a tavolino non con lo scopo di produrre e dare lavoro, ma piuttosto gradevolezze estetiche, trasformando i contadini in giardinieri. Senza agricoltura non si mangia, dicono chiaro e tondo. E dunque “lasciateci lavorare”, specie in questo periodo di crisi. E non dimentichiamo, soprattutto, che le colline fiorentine, così come le senesi, sono così belle perché abitate e trasformate nei secoli dall’uomo e non certo per  loro “natura”.

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Malattia del Pinot grigio

Una nuova malattia della vite, denominata provvisoriamente “malattia del Pinot grigio”, è stata recentemente portata all’attenzione del mondo scientifico e degli operatori del settore. 

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Angelo Vegni, georgofilo moderno nell’Ottocento

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Italia vieta etossichina per conservazione frutta e chiede intervento Ue per divieto ovunque

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Perché il marchio di olio di alta qualità non riesce a decollare?

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Per proteggere l'agricoltura dai cambiamenti climatici serve un'alleanza globale

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La Qualità attraverso la filiera alimentare per la garanzia della sicurezza e della soddisfazione del consumatore.

Parlare di Qualità alimentare al giorno d’oggi è quanto mai attuale, anche se, essendo un tema molto ampio, si rischia di generalizzarlo e quindi banalizzarlo.
Studiosi e ricercatori hanno classificato numerosi tipi di Qualità, ma l’ISO (International Standard Organization) ne ha classificati 5: Percepita, Progettata, Realizzata, Attesa e Comparata.
La Qualità e la Sicurezza Alimentare sono spesso visti come dei prerequisiti scontati.
In un mondo che va verso la globalizzazione da un lato e dall’altro deve affrontare ricorrenti crisi economiche, è necessario invece porre la massima attenzione per  garantire e assicurare i consumatori offrendo loro prodotti sicuri, buoni  e sostenibili.
Le aziende alimentari devono ogni giorno fronteggiare e gestire attraverso tutta la filiera alimentare, rischi che vengono  prevenuti, gestiti, minimizzati e annullati solo grazie ai più severi e rigorosi  controlli che vengono poi certificati da enti di terza parte.

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Innovazioni nell’architettura delle trattrici agricole

L’architettura delle trattrici agricole risale agli anni ’20, gli albori della meccanizzazione agricola, ed è rimasta sostanzialmente inalterata.
In pratica la trattrice agricola è un triciclo che appoggia sulle 2 ruote posteriori e sulla cerniera anteriore. La trave è ottenuta dal blocco motore, dalla scatola della trasmissione e del differenziale. E’ sicuramente robusta grazie alle dimensioni generose dei componenti e ha assolto finora egregiamente alle esigenze del sistema agricolo e a quelle costruttive e di economicità dei costruttori.
Rare sono e sono state le eccezioni a questo schema: alcune macchine specifiche per la foraggicoltura alpina (Aebi, Reform … ma già quest’ultima nel momento in cui decide di realizzare macchine più versatili, adatte per l’intero ventaglio delle operazioni agricole, passa allo schema tradizionale). Lo stesso percorso venne seguito da Pavesi, genio della meccanica agraria, che dopo aver realizzato nel 1916 le P2 e P4 a telaio snodato e ruote isodiametriche, pietra miliare dell’ingegneria agraria, poi riprese dai costruttori americani negli anni ’70, nel progettare i trattorini Motomeccanica Balilla, opta per la soluzione a trave longitudinale appoggiata su 3 punti.

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Imbarazzante e inusuale quesito entomologico

Fin da tempi remoti l’uomo ha trovato in vari organismi animali, e in particolare negli insetti, dei formidabili competitori nella conquista di risorse alimentari e per contrastarli, in mancanza di adeguate conoscenze e di validi mezzi di lotta, ricorreva a pratiche magiche o invocava la protezione divina. Nelle religioni politeiste molte divinità assicuravano la protezione contro tali ricorrenti calamità. Il dio Mardok, adorato da Assiri e Babilonesi, era rappresentato sotto forma di mosca o di cavalletta (due dei principali flagelli dell’epoca). L’amuleto del dio Horus proteggeva gli Egizi  da tutti i leoni del deserto, tutti i coccodrilli del fiume, tutti i vermi sia quelli che mordono, sia quelli che pungono. Più “concretamente” alcuni esperti dell’epoca consigliavano di usare il grasso di uccelli insettivori per proteggersi da mosche e vespe. I Greci adoravano Apollo Sminteo (distruttore di roditori) e Parnopio; a quest’ultimo il grande Fidia eresse, a sue spese, una statua di bronzo in ringraziamento dei miracoli compiuti contro le invasioni di locuste. 

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Scarsita' d'acqua: nel 2095 metà del globo sarà in emergenza

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Nel genoma del caffè, il segreto della bevanda più amata e diffusa nel mondo

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Trasformare gli scarti degli agrumi in composti nutraceutici

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L'urbanistica, la pianificazione e il paesaggio agrario

L’ Accademia dei Georgofili ha aperto un serio dibattito sul paesaggio “toscano”, sui problemi della sua conservazione e sulla libera imprenditorialità della olivicoltura e della viticoltura. Meritoriamente, da anni ha promosso incontri di studio specialistici sul problema, ponendo a confronto gli addetti ai lavori e i tecnici preposti alla redazione dei “piani strutturali” e dei “regolamenti urbanistici”. 
Per avvicinarci responsabilmente al problema, tenendo lontano approssimazione professionale ed emotività, credo che occorra riandare alla radice del contendere. Radice che, purtroppo, si è dimenticato, sta anche nella querelle sul distinguo disciplinare (e ideologico) tra urbanistica e pianificazione urbanistica. Già alla fine degli anni Settanta, nelle facoltà di architettura, si profilò e poi si determinò un allontanamento dall'insegnamento dell'urbanistica quale disciplina che studiava la formazione, la trasformazione e il funzionamento dei centri abitati, proponendone il rinnovamento e la crescita. La progressiva politicizzazione della materia – propria di quegli anni – introdusse la pianificazione, come “centralizzazione delle scelte strategiche del sistema economico”; concetto traslato, tout court, al territorio, da cui la “pianificazione territoriale” di cui si caratterizza l'ultimo PIT (Piano di indirizzo territoriale) della Toscana, di cui si discute in questi giorni.

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Il carbone è ancora una fonte energetica essenziale per il futuro ma un pericolo per l’ambiente e la salute

La prospettiva di ulteriore crescita deve preoccupare, in quanto non va dimenticato che, oggi, dal consumo di carbone deriva oltre il 44% delle emissioni totali di gas serra. Oltre agli effetti sul cambiamento climatico, l’inquinamento atmosferico, secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità  (Oms), provoca ogni anno nel mondo la morte di sette milioni di persone. C’è quindi da augurarsi che a guidare le scelte energetiche dei singoli paesi non sia la sola ragione economica. Scelte che dovrebbero portare, non solo al divieto di costruire nuove centrali a carbone, ma anche allo spegnimento di quelle ritenute pericolose per la salute e per l’ ambiente.
In proposito, si richiama ciò che è avvenuto a Savona, dove il gip, nel marzo di quest’anno, ha disposto il sequestro della centrale elettrica a carbone Tirreno Power di Vado Ligure (foto), in attività da 30 anni. Il gip ha richiesto lo spegnimento delle due unità alimentate a carbone, ciascuna da 330 MW di potenza, con un’ordinanza che fa riferimento al nesso di casualità tra le emissioni, le morti e le patologie. Tale nesso è negato dall’azienda che sostiene la tesi della mancanza di prove. Per contro, Amministratori locali e Comitati di cittadini, da anni denunciano l’inquinamento provocato dalla centrale e le sue ricadute nefaste sulla salute dei cittadini.

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Il pecorino Toscano e Sardo, due esperienze a confronto

Si è svolta lo scorso 13 settembre una giornata di studio su: “Il pecorino toscano e sardo: due esperienze a confronto in terra di Siena , organizzata dalla Sezione Centro Ovest dell’Accademia dei Georgofili presso l’Abbazia di Spineto a Sarteano, in Val D’Orcia.

Gli studi condotti sugli animali e sull’uomo hanno dimostrato che il consumo costante dei pecorini toscano e sardo ottenuti da pecore al pascolo provoca una significativa riduzione della colesterolemia e un abbassamento di importanti fattori pro-infiammatori. 

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Scelte “politiche” e finanziamenti per la ricerca

A volte i problemi non derivano da mancanza di soldi, ma da scelte sbagliate sulla loro utilizzazione.

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Cambiamento climatico? Sostituire la carne con la verdura!

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Marmellata di fragole bianche per chi soffre di allergie alle fragole rosse

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Da Coltura&Cultura: il video “Zero chilometri zero”

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Libero accesso al DNA del riso: un aiuto per sfamare il mondo

Lo scorso 25 maggio era la giornata mondiale degli “affamati”, quasi un miliardo di persone che ancora oggi non dispongono di cibo in quantità e qualità sufficiente. È proprio in questo giorno che sono state rese disponibili le sequenze di DNA di circa 3000 varietà diverse di riso, provenienti da 89 Stati diversi.
Il progetto che ha portato questo risultato si chiama “3000 Rice Genome” ed è il frutto della collaborazione di importanti accademie e istituti del Sud-Est asiatico come l’Istituto Internazionale di Ricerca sul Riso (IRRI), che conserva i semi di tutte le linee sequenziate. Questo sforzo immenso, finanziato dal Ministero di scienza e tecnologia cinese e della Fondazione di Bill Gates, ha permesso di individuare più di 18 milioni di polimorfismi, ovvero piccolissime differenze genetiche, ai quali potrebbero corrispondere delle caratteristiche interessanti. 
L’obiettivo dell’iniziativa, infatti, è quella di utilizzare ogni informazione ricavata dalla genetica per migliorare pratiche agricole e colture come il riso, alimento principale di circa metà della popolazione mondiale.
Il primo sequenziamento del riso è stato a metà degli anni 2000, ma pochi sono stati i miglioramenti delle tecniche agricole e delle varietà di riso perché molti geni interessanti sono presenti solo in alcune varietà tradizionali e un singolo genoma non permette di trovare tutta la diversità genetica del riso. 
La recente scoperta è invece di importanza fondamentale se si ricorda che, dato l’incessante aumento della popolazione e il cambiamento climatico, sarà necessario un aumento di produzione di circa il 25% da qui al 2030, selezionando e creando piante che possano resistere alla siccità. Una delle chiavi per affrontare queste sfide è scoprire quale parte di DNA permetterebbe alla pianta di sopravvivere alle alte temperature. L'accesso ai dati di 3.000 genomi aumenterà enormemente le potenzialità dei programmi di miglioramento delle piante per superare gli ostacoli per l’umanità nel prossimo futuro. 

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Il Caciocavallo

Il Caciocavallo, prodotto in gran parte dell’Italia Meridionale, è un formaggio di grande pregio che alcuni gourmand ritengono tra i migliori d’Italia. Ha antiche tradizioni nelle regioni del Regno delle Due Sicilie ciascuna delle quali oggi lo reclama come suo; lo stretto legame con le risorse ambientali dei paesaggi nei quali è realizzato costituisce parte integrante della qualità percepita (soggettiva). Gli aromi e i sapori variano con il territorio e le tipologie rispecchiano le tradizioni dell’area di provenienza; il Caciocavallo podolico in Puglia e Basilicata, ilCaciocavallo Ragusano e quello di Godrano in Sicilia, ilCaciocavallo Silano in Calabria e Campania, il Caciocavallo di Agnone nel Molise. L’origine è attribuita a pastori mongoli che lo preparavano con latte di cavalla, ma il nome ha derivazioni incerte; per taluni origina dal kashcavaal degli slavi, ma è più plausibile l’ipotesi che lo collega all’usanza di legare due forme del formaggio ed appenderle "a cavallo" di una trave. Anche la lavorazione ha la sua parte: più bravo il casaro, più buono è il caciocavallo.
E’ ottenuto con il latte dei bovini autoctoni allevati in condizioni e con tecnologie vicine alla condizione naturale (a sistema estensivo); riconosciuto DOP nel 1996, è poco usato in cucina, ma è eccellente a tavola a fine pasto o per antipasti ed aperitivi, mitigandone la forza con miele o marmellate. Il sapore, delicato nel fresco, più intenso e piccante nello stagionato, deriva dalle essenze del pascolo trasferite nel latte, ma anche dal caglio conservato con bucce di aranci o limoni. 

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La grande guerra e l’agricoltura

Si moltiplicano le manifestazioni – trasmissioni radiofoniche e televisive, articoli sui quotidiani, visite commemorative, ecc – in occasione del centenario dell’inizio della grande guerra, in cui l’Italia nel 1914 non era ancora entrata.
L’attenzione va, giustamente, agli aspetti militari, ai caduti, agli atti di eroismo, alla politica, ai rapporti tra stati, ecc. Assente è stato finora l’aspetto agricolo ed alimentare.

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Utilità di coesione e partecipazione nella governance territoriale

Il massimo sarebbe arrivare a forme moderne di governance territoriale, dove le decisioni maturano in un contesto decisionale allargato e consapevole, senza per questo che siano disconosciute le sedi istituzionali deputate. Il “trucco” starebbe nella forza della coesione che sottende alle decisioni prese e agli indirizzi imboccati.

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I ricercatori fiorentini in prima linea sulle tracce e nel controllo del moscerino killer della frutta

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Zucchero nel vino? Nel Nord Europa si può fare ma l'etichetta non lo dice

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Due premi per giovani ricercatori in meccanizzazione agricola

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L'Africa e la corsa alla terra: lo statu quo è inaccettabile

La "gold rush" ottocentesca sembra oggi sostituita da una febbrile ricerca di terre da mettere a coltivazione che pervade varie aree del mondo, ma in particolare il continente africano. E' questo l'argomento al quale il numero di Luglio di National Geographic Italia, ha riservato un lungo servizio nell'ambito della serie, già precedentemente ricordata in queste News, dedicata al Futuro del cibo; servizio più lungo dei precedenti e con la solita eccezionale documentazione fotografica. L'Africa è a un punto di svolta e la rivista analizza in particolare il caso del Mozambico, dove alcune grandi compagnie, con la compiacenza dei governi, favorirebbero forti investimenti stranieri a discapito degli agricoltori locali. Tutto ciò viene vissuto come un momento decisivo dell'agricoltura globale, ovvero la trasformazione dell'Africa subsahariana, da area marginale a nuova terra promessa. D'altra parte l'Africa è ancora una delle poche aree del pianeta dove vi sono milioni di ettari di terra pressoché incolta e grande disponibilità di acqua; ma in quel continente una "rivoluzione verde" non è mai avvenuta e quindi le rese unitarie sono ancora fortemente al di sotto delle medie mondiali. I guai endemici dell'Africa, a lungo rappresentati da assenza o quasi di infrastrutture, da mercati molto deboli, da governi instabili, guerre continue, mancato accesso al credito, si sono solo recentemente attenuati e ora, sia la Banca Mondiale sia vari paesi hanno cominciato a investire in agricoltura. D'altra parte sarà proprio qui che si realizzerà nei prossimi 40 anni quel salto demografico che porterà la popolazione dell'Africa subsahariana a oltre due miliardi di persone dal miliardo attuale, contribuendo così massicciamente al problema dell'alimentazione globale. La rivista affronta il problema di chi sarà il soggetto primo di questa rinascita agricola: i piccoli agricoltori o le multinazionali. In altre parole, se lo sviluppo di questo continente ha bisogno di enormi capitali privati, non si configurerà un nuovo "imperialismo agricolo"? Molti esperti di sviluppo agricolo ritengono che adeguate infrastrutture e tecnologie potrebbero aiutare molto il continente solo in caso in cui si arrivi a una stretta collaborazione tra i grandi progetti e i piccoli coltivatori. Focalizzando sul Mozambico, J.K. Bourne, autore del servizio, mette in risalto che l'accordo raggiunto dal governo di quel paese, con Brasile e Giappone, prevede la coltivazione industriale di soia su 14 milioni di ettari (ricordiamo che tale superficie è superiore a quella che l'intera Italia destina alle coltivazioni). A fronte di questi accordi, vi sono iniziative che rappresentano un' alternativa alla produzione su vasta scala, tramite la consegna, a ciascun contadino, di 5 ettari di soia in modo da consentire loro di non perdere la terra e guadagnare a sufficienza; i contadini ricevono anche periodiche visite da parte di tecnici per i vari aspetti agronomici e gestionali. Continuando in queste esemplificazioni, l'articolo ricorda anche il bananeto impiantato nei dintorni di Maputo, che ha ormai raggiunto i 1400 ettari di superfice ed è di un solo proprietario. Ma ciò che colpisce di più è la fine del servizio: dove dopo aver ripetuto che gli esperti FAO ritengono indispensabile l'immissione massiccia di capitali privati e tecnologie per riuscire a dare cibo ai due miliardi di persone in più che nel 2050 si aggiungeranno agli attuali, si dà voce a contadini africani in evidente condizione di povertà, che praticano ancora un' agricoltura primordiale, per sapere se accetterebbero di lavorare in una grande fattoria. 

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Meccanizzazione agricola e gestione sostenibile del suolo

E’ ormai noto che la degradazione del suolo è da imputare per lo più a un uso non corretto dello stesso e a pratiche agricole non sempre sostenibili. Il compattamento del suolo, ad esempio, è ritenuto il principale processo di degradazione di un’area di 33 milioni di ha in Europa, nella quale il 32% e il 18% dei suoli sono ritenuti, rispettivamente, altamente e moderatamente vulnerabili. Purtroppo, a causa dell’uso di macchinari sempre più potenti e pesanti, il compattamento del suolo sembra destinato ad aumentare e, di conseguenza, i processi erosivi. 

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Variabilità genetica e tipicità delle popolazioni di “Prosecco”

Il “Gruppo di Genetica" dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, in collaborazione con i laboratori del CRA-VIT di Conegliano, ha condotto alcune ricerche sulla variabilità delle popolazioni del vitigno Prosecco, utilizzando metodologie molecolari innovative.

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Ricercatori dell’Università di Foggia scoprono il “glutine per celiaci”

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Istat: cresce il verde in città, in dieci anni 6 mq per cittadino

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Guidi (Confagricoltura): competitività e sostenibilità sono le sfide dei prossimi anni

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Imprese e Paesaggio Agricolo

La reazione manifestata dai viticoltori toscani nei confronti della nuova Legge regionale di pianificazione territoriale merita ogni attenzione e apprezzamento. Non riguarda solo la viticoltura, ma tutta l’agricoltura che è fatta da imprese (piccole, medie o grandi che siano).
La invadente urbanizzazione e disastrosa cementificazione in atto nelle campagne dovrebbe già far riflettere sulla opportunità di affidare a valutazioni solo urbanistiche e alle decisioni dei sindaci l’imposizione di “prescrizioni” su qualsiasi scelta innovatrice e competitiva delle imprese agricole.
Dietro il paravento pretestuoso del paesaggio, si introducono possibilità di attuare miopi dirigismi ispirati a vecchie impostazioni burocratiche e, a volte, solo clientelari.

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Per tutelare veramente i reali paesaggi agricoli

Solo agli inizi del 2000 la nostra legislazione ha introdotto, con il Codice Urbani, anche una generalizzata “tutela del paesaggio agricolo”(fino ad allora giustamente esclusa). Ma quel Codice non parla e non chiede una “conservazione dello stato in essere" degli innumerevoli paesaggi delle nostre campagne. Tanto meno pretende di mantenerne per sempre inalterate le specie e le tecniche. Quelle direttive avrebbero meritato di essere subito interpretate correttamente, come intento di conservare la “destinazione d’uso” dei terreni agricoli, frenandone la continua riduzione e mantenendo utili coltivazioni, quale presupposto essenziale per averne i paesaggi. Certamente non poteva e non intendeva impedire agli imprenditori agricoli di continuare a operare con proprie libere scelte degli indirizzi produttivi, ai quali sono connessi costi e rischi a loro esclusivo carico. Solo così avrebbe senso e sarebbe possibile una “tutela dei paesaggi agricoli”, quale espressione di una agricoltura reale e attiva, che da millenni è stata sempre variabile nello spazio e nel tempo e che non potrà mai smettere di evolversi, con spirito imprenditoriale competitivo e sotto la spinta delle innovazioni offerte dai progressi scientifici, sempre più rapidi.
Sia quindi chiaro che, per conservare un reale paesaggio agricolo, bisognerebbe preservare tutti i terreni coltivabili finora rimasti e salvare la libera imprenditorialità degli agricoltori.
I comportamenti che il nostro Paese sta manifestando nei confronti della propria agricoltura appaiono invece incoerenti nei confronti dell’apprezzato e lungimirante richiamo di EXPO 2015 alla necessità di "nutrire il pianeta". Tutti sono chiamati a contribuire alla produzione degli alimenti indispensabili all'intera umanità e la cui unica fonte, fino a prova contraria, è l'agricoltura. Nessuno dovrebbe quindi sottrarsi a questo impegno, disattendendolo nel proprio Paese, anche attraverso l'applicazione, ad esempio, di assurdi interventi di pianificazione con la scusa di tutelare i paesaggi rurali. 

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Gli alberi in città valgono molto di più di quanto costano

Gli alberi sono il bene principale delle nostre città. Questa affermazione può sembrare ovvia ma, mentre i costi di gestione e gli eventuali danni attribuiti agli alberi sono ampiamente noti, i benefici che essi forniscono sono spesso poco conosciuti o sottostimati. 
Negli ultimi anni il numero di alberi in molte città è generalmente diminuito, in particolare con la perdita di spazi aperti di proprietà privata. In uno scenario di cambiamento climatico, è preoccupante che gli spazi aperti pubblici e privati siano minacciati dalla “riqualificazione urbana” e dallo sviluppo, che mettono a rischio la sostenibilità a lungo termine. In molte di queste situazioni non vi è sufficiente spazio (sia per l’espansione della chioma, sia, soprattutto, per la sviluppo di un adeguato apparato radicale) per l'impianto di alberi di grandi dimensioni e così le opportunità per massimizzare il ruolo della vegetazione nel migliorare l'effetto isola di calore, stoccare la CO2, abbattere la concentrazione d’inquinanti (specialmente PMx), ridurre la velocità del vento, proteggere gli edifici e, conseguentemente, ridurre il consumo di energia, sono notevolmente ridotte. Non solo: la regolazione del clima, la gestione delle piogge violente, la purificazione dell’acqua e l’incremento della biodiversità ne risulterebbero penalizzate.
È perciò naturale interrogarsi non solo riguardo alla fattibilità economica di certe politiche di sviluppo, se così le possiamo chiamare, ma anche sulla loro sostenibilità ambientale a lungo termine. Gli alberi forniscono, infatti, numerosi servizi economici ed ecologici per la società. Si tratta di servizi ecosistemici che giustificano l’investimento di risorse come il lavoro, l'energia e l'acqua; questi servizi sono i contributi diretti e indiretti degli ecosistemi al benessere umano e sostengono direttamente o indirettamente la nostra sopravvivenza e la qualità della vita. 

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Il Canestrato pugliese

La storia del Canestrato è legata alle razze ovine insediate da secoli nelle zone meno fertili della Puglia; rappresenta la tradizione tramandata dalla transumanza delle greggi Gentili di Puglia dalle pianure del Tavoliere alle montagne dell'Abruzzo, dove stanziavano in estate ed i pastori vi confezionavano le fiscelle, cioè i canestri di giunco dai quali ha preso il nome. Giustino Fortunato raccomandava “Se tu puoi pecora bella in estate alla Maiella e d’inverno a Pantanella” (nel foggiano). Pane e cacio è una antica abitudine dei pastori, che utilizzavano i formaggi come merce di scambio con le genti dei campi ed i pescatori. Fino alla fine dell’800, i pastori preparavano il Canestrato con il latte che si produceva al piano da dicembre a maggio, ma particolarmente gustosi sono i formaggi maggenghi (legna e formaggio, mese di maggio) che assicurano anche un importante ruolo salutistico. 

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Efficienza delle trattrici agricole e soluzioni ibride

L’innovazione è radicale e richiede competenze ed esperienze non ancora presenti nell’ambito dei costruttori di trattrici agricole. Sono, pertanto, prevedibili e auspicabili accordi di collaborazione, o di partnership fra i grandi players mondiali dei mondi agricolo e automobilistico che potranno cambiare il quadro della produzione delle macchine agricole. 

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Approvati piani d’intervento globali per fermare il crescente degrado del suolo

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Coltura&Cultura ci insegna come scegliere il melone più buono

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BUONE VACANZE da “Georgofili INFO”

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Nuove importanti scoperte sul genoma del frumento, grazie a ricercatori italiani

Il Consorzio Internazionale Sequenziamento Genoma Frumenti, di cui fa parte il Progetto italiano "MAPPA Fisica del Cromosoma 5A", finanziato interamente dal MiPAAF, ha prodotto risultati di alta qualità scientifica. 
Pochi giorni fa la prestigiosa rivista SCIENCE ha pubblicato il lavoro, riservando anche la copertina, "A chromosome-based sequence of the exaploid bread wheat (Triticum aestivum) genome" che rappresenta la prima bozza della sequenza del genoma del frumento tenero, realizzata attraverso la separazione ed il parziale sequenziamento di ciascuno dei 21 cromosomi.
Il frumento ha un genoma con una dimensione pari a cinque volte il genoma umano e a quaranta volte quello del riso. Diversi gruppi, a livello mondiale, hanno partecipato alla ricerca, e tra questi quattro ricercatori CRA - Faccioli, Colaiacovo, Stanca, Cattivelli - hanno contribuito alla scoperta di piccole molecole di RNA -microRNA- capaci di regolare l'espressione di geni di interesse agronomico.
Questo lavoro contiene nuove scoperte sulla struttura, sull’organizzazione e sull’evoluzione del genoma della specie più coltivata al mondo, descrivendo i geni del frumento e la loro distribuzione sui cromosomi e fornendo inoltre indicazioni per sviluppare un numero - di fatto illimitato - di marcatori molecolari, che sono lo strumento fondamentale per accelerare il miglioramento genetico del frumento.

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Il progetto RHEA per la distribuzione mirata di agrofarmaci: risultati e acquisizioni

I risultati del Progetto RHEA sono stati riferiti e discussi in una Giornata di Studio organizzata il 18 luglio u.s. dalla Sezione Centro Ovest dell’Accademia dei Georgofili in collaborazione con il Centro di Ricerche Agro-Ambientali “Enrico Avanzi” della Università di Pisa, nella quale sono intervenuti docenti universitari, tecnici e numerosi operatori del settore

Negli ultimi anni si stanno sempre più diffondendo e sviluppando nuove tecnologie che aiutano a gestire in maniera precisa sia le superfici agricole che quelle forestali. Queste innovazioni vengono normalmente incluse all’interno del concetto più ampio di “Agricoltura di Precisione”, che consiste nella gestione agronomica differenziata del terreno considerandone la variabilità spaziale. Inoltre l’impiego di sistemi autonomi (robot) costituisce un ulteriore passo avanti nell’ambito di questa tendenza ad una automatizzazione dell’agricoltura, per cui è ipotizzabile prevedere che in un prossimo futuro nel settore della meccanizzazione agricola si assisterà a una vera e propria rivoluzione, supportata da macchine di questo tipo. 
In questo contesto, dal 2010 al 2014, è stato realizzato un progetto di ricerca denominato RHEA (Robot Fleets for Higly Effective Agriculture and Forestry Management), finanziato nell’ambito del Settimo Programma Quadro dell’UE. 

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Drosophila suzukii: finalmente un motivo di speranza per contenerne la dannosità

La speranza di un prossimo graduale ridimensionamento del problema sembra abbia trovato la luce grazie ai risultati di ricerche bio-ecologiche, svolte dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige in collaborazione con l’Università dell’Oregon (USA)

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Prospettive agricole OCSE-FAO 2014-2023

L’11 luglio u.s. è stato presentato il rapporto OCSE-FAO sulle prospettive agricole 2014-2023. I prezzi internazionali delle principali colture sono scesi significativamente rispetto ai livelli storici. Questa tendenza è, in gran parte, dovuta ai raccolti eccezionali dell’ultima campagna. All’opposto, i prezzi della carne e dei prodotti lattiero caseari hanno raggiunto livelli storicamente alti perché nel 2013, le produzioni non hanno soddisfatto le aspettative. 

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Il vino veramente biologico passa per la genetica

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L'Italia vince le Olimpiadi dell'architettura sostenibile

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L'UNESCO riconosce come “patrimonio dell’umanità” un paesaggio agricolo!

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Produzione e commercio mondiale di oli di oliva nel 2013-2014

Il Consiglio Oleicolo Internazionale ha presentato le stime relative all’ultimo anno. 
La produzione mondiale sarebbe cresciuta a 3,1 milioni di tonnellate (dai 2,4 dell’anno precedente). La sola Spagna registrerebbe un incremento del 187%, non solo per un più favorevole andamento climatico, ma anche per un aumento delle superfici coltivate a olivo ( 2,5 milioni di ettari, di cui 600 mila irrigati), con impianti fortemente intensivi, ad alta produttività e bassi costi. L’Italia avrebbe invece ridotto la propria produzione del 16%. 
prezzi medi sono quasi ovunque calati. L’offerta spagnola ha condizionato i mercati. In Italia gli oli di oliva extravergini a fine maggio avrebbero registrato prezzi medi di 3,6 €/Kg, quando in Spagna erano di 2 €/Kg e in Tunisia di 2,3 €/Kg. 
Gli scambi commerciali mondiali di oli di oliva si sarebbero ridotti, mentre le giacenze sarebbero invece aumentate del 17%.
Le importazioni sarebbero diminuite quasi ovunque: del 28% in Cina, del 12% in Brasile, del 7,9% in Australia, del 7% negli USA, del 4% nel Canada.
Si richiama l’attenzione su queste stime perché inducono a fare doverose riflessioni, anche generali sulla evoluzione della olivicoltura mondiale. 

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Produzioni animali e problemi etici

La domanda è: dobbiamo orientarci verso le esigenze dell’uomo o verso quelle dell’animale? 
Le teorie sul rapporto uomo-animale sono tre:
- principio antropologico (ego-centrismo): promozione e difesa della vita e della salute dell’uomo 
- principio ecologico (eco-centrismo): salvaguardia dell’equilibrio ambientale 
- principio biologico (bio-centrismo): salvaguardia della diversità biologica e del benessere animale
Tutte le società si sono fondate e si fondano sull’egoismo: ricerca delle condizioni ottimali per la propria sopravvivenza. In carenza di risorse primarie non si dà attenzione al benessere animale; solo dopo aver assicurato questo obbiettivo vi è spazio per l’altruismo sincero, salvaguardia dell’ambiente e benessere animale, o di comodo, ambiente e benessere animale che assicurino prodotti di qualità migliore. Sia per l’uomo che per l’animale la prima domanda che ci poniamo è: il benessere è legato ai desideri (quello che vorremmo avere) o ai bisogni(quello che ci necessita)? Per l’uomo, il benessere è libertà dai bisogni primari (dalla fame), dai disagi e dalle preoccupazioni, dalle guerre. 
Vi sono conflitti tra benessere dell’uomo e benessere dell’animale? 

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Una proposta di legge quadro per la protezione e gestione sostenibile del suolo

Il 13 Maggio u.s. è stata presentata presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari di Via di Campo Marzio a Roma, con il patrocinio del Senato della Repubblica, il disegno di legge quadro (ddl 1181) per la protezione e la gestione sostenibile del suolo, promosso dall’Associazione Italiana Società Scientifiche Agrarie (AISSA) e che ha visto il forte coinvolgimento della Società Italiana di Pedologia (SIPE) e della Società Italiana della Scienza del Suolo (SISS).

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Non nel nome della scienza!

Riportiamo il testo della lettera che è stata inviata pochi giorni fa al Senato da parte di un nutrito gruppo di Accademie e Società Scientifiche (tra cui anche i Georgofili), in rappresentanza di circa 20.000 ricercatori, in occasione della discussione del DDL 1541 per la conversione in legge del decreto Campolibero.

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La protesta del riso blocca le piazze

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Dagli OGM le future fabbriche dei farmaci

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Aflatossine dal mais al latte: i nodi vengono al pettine

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Sugli aiuti accoppiati ha vinto lo “spezzatino”

Cinque mesi di grandi discussioni per scrivere l’aiuto accoppiato in Italia. Risultato? Il solito spezzatino «all’italiana». 
Non serve all’agricoltura, non serve allo sviluppo dell’economia del Paese.
Bisognava prendere due decisioni: la percentuale tra 0 e 15%; i settori ai cui destinare il sostegno.
Quale decisione è scaturita?
Un plafond di 426,8 milioni di euro, pari all’11% del massimale nazionale dei pagamenti diretti.
Un sostegno erogato in 17 misure e 12 settori: latte, carne bovina, ovicaprini, bufalini, soia, riso,
barbabietola, pomodoro da industria, grano duro, oleoproteaginose, proteiche, olio d’oliva.
Bene la scelta per la zootecnia e l’Italia «regione unica».
Ma a che servono 98 euro/ha al riso (22,6 milioni di euro per 230.000 ettari)? A che servono 65 euro/ha alla soia (10 milioni di euro per 150.000 ettari)? A che servono 50 euro/ha per il grano duro (59,7 milioni di euro per 1.150.000 ettari)? 
Servono a complicare la vita agli agricoltori, senza alcun beneficio per l’economia agroalimentare del Paese.
Cosa bisognava fare? Concentrare le risorse su pochi settori dove la produzione genera beni
pubblici, utili al Paese (occupazione e ambiente): latte in montagna, vacca nutrice, ovicaprini, olivo
paesaggistico, barbabietola e proteiche. Bastava il 5% del plafond.
Invece abbiamo un inutile spezzatino! I politici si riempiono la bocca di «semplificazione», poi aumentano sempre la burocrazia.

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Occorre coraggio per combattere ignoranza e pregiudizio

Il problema di fondo non è quello degli OGM, o per lo meno non è quello il punto principale. A monte il vero dramma è la mancanza di fiducia nel metodo scientifico, la sostanziale diffidenza verso la ricerca e i seri criteri di analisi. E’ questo che ha bloccato da decenni la ricerca genetica in agricoltura. Vi è però ancora modo di rimediare e di aprire alla ricerca. Tutto il mondo agricolo e gli studiosi devono con coraggio opporsi e combattere l’incultura generalizzata. E’ tardi? Riusciranno? E’ anche da questo che sapremo se il nostro Paese riuscirà a riaversi e l’agricoltura a vendere anche oltre al mercatino del paesello.

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Insetti produttori di melata e insetti utili

Una fonte alimentare per molti insetti utili nonché, importante materia prima per la produzione di miele, è rappresentata da una sostanza ricca di zuccheri nota come melata. Molte piante, in particolari condizioni climatiche, possono produrre melata fisiologica; ma ben più abbondante è quella che deriva dall’attività trofica e di escrezione di numerose specie di insetti

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Il kiwi in Calabria: le problematiche del post-raccolta

Il successo dell’Actinidia nella piana di Gioia Tauro, in sostituzione degli agrumi, è stato determinato prevalentemente da tre fattori: la crisi economica dell’agrumicoltura locale, l’alta redditività della coltura ed i pochi trattamenti antiparassitari a cui è sottoposta. In provincia di Reggio Calabria l’Actinidia diventa, così, una delle principali specie da frutto, per superficie e produzione. La diffusione dell’actinidia è stata caratterizzata dall’adozione delle stesse tecniche colturali adottate negli ambienti dove già si era affermata, in zone in  situazioni pedo-climatiche differenti da quella calabrese. E’ stato necessario studiare  il comportamento vegeto-produttivo, in particolare modo nella Piana di Gioia Tauro, adeguando le tecniche colturali alla risposta nella zona in parola. 

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Le pesche del "contadino" sono più buone? Ce lo spiega Coltura&Cultura

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Il Presidente CIA Piemonte: “Ma chi l’ha detto che il mais OGM è dannoso?”

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Il georgofilo Paolo De Castro e' il nuovo presidente del Gruppo S&D della Commissione Agricoltura

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Gian Piero Maracchi è il nuovo Presidente dell’Accademia dei Georgofili

Gian Piero Maracchi è il nuovo Presidente dell’Accademia dei Georgofili. Il risultato delle elezioni è emerso oggi pomeriggio nel corso di un’ Assemblea generale del Corpo accademico. Maracchi, già Vicepresidente dei Georgofili, diventa così il ventunesimo Presidente e subentra a Franco Scaramuzzi, che ha dato le dimissioni il mese scorso dopo 28 anni di guida dell’Accademia.
Climatologo di fama internazionale, molto noto al pubblico, Maracchi è Professore Emerito di Agrometeorologia e Climatologia della Università di Firenze ed ha pubblicato oltre 450 lavori scientifici su qualificate riviste nazionali ed internazionali e numerosi libri. Ha svolto e svolge tutt’ora importanti incarichi, sia a livello scientifico che manageriale, quali: Fondatore e Direttore dell’Istituto di Biometeorologia del CNR, Segretario Scientifico del Comitato nazionale di Consulenza per le Scienze Agrarie del CNR, Fondatore  e Responsabile del Master in Meteorologia e Climatologia Applicate della Università di Firenze, Fondatore e Direttore del Regional Meteorological Training Centre della World Meteorological Organisation (Ginevra), Membro del Consiglio Scientifico del Piano Spaziale Italiano, Delegato Italiano per i Programmi dell’Ambiente della DG-XII - U.E (Bruxelles), Promotore e Presidente della Fondazione per il Clima e la Sostenibilità, Fondatore e Presidente dell’Osservatorio dei Mestieri d’Arte delle Fondazioni Bancarie della Toscana, Fondatore e Presidente del Laboratorio per la meteorologia e la sostenibilità ambientale - LAMMA, Presidente dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

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Agricoltura “Paesaggistica”

L’urbanizzazione ha di fatto invaso - e in buona parte cementificato - le nostre campagne. I disastrosi effetti (riduzione della superficie coltivata, alluvioni e frane, decadenza ambientale e paesaggistica, ecc.), sono molto evidenti in quelle aree che nelle mappe di un tempo venivano definite "verdi" o "agricole" e che oggi vengono invece significativamente chiamate "aperte". Una visione panoramica dall’alto ormai difficilmente consente di individuare neppure le due aree (“agricole” e “rurali”) che gli interventi della PAC oggi intenderebbero distinguere fra loro, usando termini di origine latina e già da tempo ormai considerati sinonimi.
Molti si sono qualificati difensori, pianificatori e conservatori del paesaggio, sia delle aree "agricole" che di quelle “rurali”. Si è coniato anche il nuovo termine di “ruralisti” per coloro che si dedicherebbero a questa specifica professione. Di recente si è cominciato a parlare, come se nulla fosse, anche di “agricoltura paesaggistica”, fingendo di ignorare che i paesaggi agricoli sono sempre stati mutevoli negli anni e cangianti nelle stagioni, con continue evoluzioni attraverso i millenni. Oggi, invertendo l’ordine dei due termini “agricoltura” e “paesaggio” e la loro non reciproca aggettivazione, qualcuno pensa forse di poter sottintendere qualcosa che non ha il coraggio di esprimere chiaramente. 

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Le alberate stradali

l cambiamento climatico, con un’intensificazione degli eventi estremi, sta causando numerose cadute di alberi e ha portato all’attenzione non solo dei tecnici e delle municipalità, ma anche dei cittadini, il problema della gestione alberature vetuste presenti nelle nostre aree urbane. È questa una tematica spinosa che, in alcuni casi, deve essere affrontata in modo purtroppo inderogabile e deve essere gestita non solo tecnicamente, ma anche ponendo attenzione all’aspetto comunicativo che assume un’importanza fondamentale per governare le problematiche e venire incontro alle aspettative e alle richieste della cittadinanza. 
Gli alberi sono sempre caduti. Ci sono testimonianze scritte, disegni e poi foto di alberi “schiantati” anche nel passato. Quello che è cambiato è il livello di rischio, poiché sono aumentati i potenziali target. È sostanziale capire la differenza fra pericolo e rischio: per pericolo si intende una proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni. Invece, il rischio riguarda la probabilità che sia raggiunto il limite potenziale di danno nelle condizioni di impiego, o di esposizione, di un determinato fattore. Quindi, il pericolo implica una condizione oggettiva e la certezza che si verifichi un evento avverso, mentre il rischio implica solo la possibilità che si verifichi tale evento avverso.
Detto questo, è doveroso sottolineare l’importanza “storica” e ambientale di alcuni individui (gli alberi creano un “mesoambiente” molto ombreggiato che mitiga notevolmente la temperatura estiva), per cui la rimozione di interi filari o gruppi di piante e il loro successivo reimpianto non appare una soluzione percorribile per alberature storiche o che comunque connotino una certa parte della città.

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Il seme della non-scienza in Europa

Lo scorso 12 giugno si è tenuto a Milano, nella Facoltà di Agraria dell’Università Statale, un convegno organizzato dall’Accademia dei Georgofili intitolato: “Il peso della non scienza in agricoltura”. I lavori hanno avuto come maggior pregio quello di argomentare la discussione da molti punti di vista. Esperti internazionali si sono infatti alternati nei loro interventi con valutazioni scientifico-biologiche ed evidenze di carattere economico, ecologico e giuridico. Ne riportiamo una esaustiva sintesi.

E’ un quadro allarmante per l’Europa, dove l’estrema precauzione istituzionale nei confronti di una tecnologia, posizione di per sé legittima, viene mantenuta a discapito del ragionamento scientifico, promuovendo falsità e generando panico nei confronti delle persone, in aperto contrasto con quanto l’Unione sostiene di voler fare in termini di cittadinanza scientifica. L’assurdità della situazione attuale, sottolineata da tutti i relatori, è che ci troviamo a che fare con una legislazione che non regolamenta un prodotto (colture modificate dall’uomo) ma solo uno dei possibili processi produttivi per ottenerlo che, ironia della sorte, è quello tecnologicamente più avanzato e sicuro, sia per l’uomo che per l’ambiente. I ricercatori di tutta la UE devono poi subire oltre al danno la beffa: nel sostenere le loro posizioni in materia di transgenici si devono vedere descritti dai loro oppositori come scienziati pazzi al soldo delle multinazionali, mentre al contrario iter approvativi così complessi e dispendiosi sono un ostacolo in primo luogo proprio per la ricerca pubblica, ma un vantaggio per i privati che si avvicinano così al monopolio. 


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Un “nuovo” aleirode degli agrumi in Sicilia

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Giardini sui tetti: così le città diventano più verdi

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Le mille schiacciate della Toscana

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Brasile: almeno al “Concours Mondial” l’Italia porta a casa tante medaglie

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Dalle catastrofiche alluvioni alle drammatiche siccità: la gestione delle risorse idriche rappresenta la sfida del secolo

Al di là delle varie opinioni e ipotesi sulla natura dei cambiamenti climatici, è evidente  che gli effetti di alcuni di questi cambiamenti sono tangibili e i loro effetti sul suolo sono talvolta eclatanti come, ad esempio, l’aumento documentato della frequenza con cui si verificano eventi piovosi di forte intensità concentrati in un breve periodo con conseguente aumento dei rischi erosivi. Si è verificato cioè un aumento dell’aggressività delle piogge nei confronti della superficie del terreno. Proprio per questo e anche a causa della gestione non sempre corretta del territorio, l’erosione rimane il principale aspetto della degradazione del suolo e supera mediamente di 30 volte il tasso di sostenibilità (erosione tollerabile) e ci sono pochissimi studi a livello Italiano ma anche Europeo sulla stima del danno economico causato in seguito alla perdita di questa risorsa. 
Il non corretto uso del suolo non è solo legato alle attività agricole ma anche e soprattutto alle attività extra agricole. Oltre alle situazioni eclatanti di palese deturpazione del paesaggio o di opere realizzate senza la minima valutazione di impatto o di rispetto di una pianificazione territoriale, è evidente che stiamo assistendo ad un preoccupante “consumo di suolo” cioè ad una sua  impermeabilizzazione (sealing). E’ intuitivo che, in occasione di eventi piovosi eccezionali, in conseguenza, come sopra accennato, dei cambiamenti climatici, la massa d’acqua che trova un ambiente impermeabilizzato non ha la possibilità di drenare e quindi si gonfia formando masse idriche, arricchite dai sedimenti asportati per erosione del suolo, sempre più consistenti che nel loro moto turbolento e impetuoso causano i disastri a cui troppo spesso assistiamo. Si impone, quindi, una pianificazione dell’uso del territorio che, partendo dalla completa conoscenza dei tipi di suolo, tenga conto degli impatti che determinati usi dello stesso possono causare sull’ambiente, con particolare attenzione proprio ai processi idrologici e ai rapporti acqua-suolo. Sono numerosi gli esempi in cui la realizzazione di particolari infrastrutture ha sconvolto gli equilibri idrologici di un territorio.

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Fauna ungulata e vincolismo ambientale

Le popolazioni  di animali selvatici si sono fatte più numerose  e hanno preso  a sconfinare abbondantemente nei terreni dei privati danneggiando le colture. Non è più questione di danni da risarcire singolarmente; ma si tratta danneggiamenti continui  e ripetuti che condizionano non più un singolo raccolto, ma tutto il pacifico esercizio del diritto di proprietà. Lo Stato, fidando sull’equilibrio biologico, ha introdotto il lupo;  ma il lupo, da bravo lupo, si è messo a puntualmente a mangiare le pecore aggiungendo danno su danno.  Le Regioni, invece, agiscono in un modo un pochino più concreto erogando contributi per la  realizzazione di recinzioni e di altre opere di difesa.  
Non si considera mai la possibilità di ridurre i numero  con interventi venatori adeguatamente regolamentati; la fauna selvatica, infatti, è intoccabile perché è il veicolo più spettacolare ed emotivo della propaganda per la protezione della natura; è lo stesso motivo per cui si scoraggia il taglio di alberi fosse pure per diradamento.

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Il vivaismo pistoiese tra innovazione, mercato e territorio

Questo successo ha origini lontane, da quando nel XVIII secolo i contadini pistoiesi, a latere delle coltivazioni tradizionali, si dilettavano a produrre per i giardini dei signori di città, piante note, ma anche piante di origine esotica.

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Maltempo a Napoli devasta l’orto botanico: aperta sottoscrizione

A Portici (Napoli), dopo il violento nubifragio che ha colpito la zona la scorsa settimana, si lavora per ripristinare lo stato dei luoghi nell’Orto Botanico del Dipartimento di Agraria dove piante rare e pregiate, provenienti da tutto il mondo, sono state gravemente danneggiate e, in alcuni casi, sono andate distrutte. Il direttore Riccardo Motti ha lanciato un appello: ”Chiunque lo desideri può effettuare una sottoscrizione con la causale ‘Ricostruiamo l’Orto Botanico di Portici’ al codice Iban IT71F 0101040090100000300047”. 

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OGM: Confagri, appello alla Senatrice Cattaneo: “La politica ci deve risposte”

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UE e Italia aumentano le produzioni di cereali nel 2014

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Via libera al regolamento europeo per il “prodotto di montagna”

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I Vini Rosati: un’opportunità per il nostro Paese

Anche i Vini Rosati in Italia possono vantare un’antica tradizione.
I Romani producevano chiarelli, lacrime ed oligofori. Nel Medioevo vi era un vino denominato cirosolu, così descritto: “Era allora un vino caratteristico dell’area lombarda, bianco rosato bene clarus et boni odori atque sapori … adatto come bevanda estiva”. E ancora così, finché Andrea Bacci nella sua Opera del 1596, dà per primo un’interpretazione sulla derivazione del termine Rosato; termine quindi usato per la prima volta nel nostro paese.
E, finalmente, facciamo un salto di secoli per ricordare Italo Cosmo che nel 1947 scriveva: “… non è da oggi che il consumo del vino rosso da pasto va orientandosi verso tipi … soprattutto scarichi di colore”, anticipando realtà che ora cerchiamo di interpretare.
È un atteggiamento legato alla moda? A noi sembra piuttosto una posizione giusta, più consona alla fisiologia umana, che ora diventa tangibile per quel grado di indipendenza che il consumatore ha assunto non essendo più vittima di indirizzi che hanno attribuito qualità solo a vini corposi ed alcolici. Vini che restano grandi, ma non più soli. Come dimostra il fenomeno Prosecco. Così i Rosati diventano vini interessantissimi purché portino con sé leggerezza, ma anche eleganza.
Sono vini che ormai vanno perdendo l’ambiguità (bianchi, rossi, intermedi?) dalla quale erano prima circondati, per diventare prodotti originali legati a zone e vitigni onde esprimere al meglio la loro individualità.
Non più vini stagionali, ma vini da conoscere in diverse situazioni, come ebbe a dire il grande filosofo inglese Roger Scruton: “… roses are welcome in every season”.

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Jean Charles Léonard Sismondi: Consigli agli agricoltori toscani e nostalgia della terra natia

Nell’Archivio dell’Accademia dei Georgofili sono conservati, oltre ad alcune lettere, due documenti manoscritti di Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi. 
Due manoscritti assai consistenti, uno di 65 carte, l’altro di 56 (in entrambi i documenti il verso delle carte è bianco salvo qualche notazione o aggiunta al testo); nel primo Sismondi trattava dei prati e delle graminacee (Saggio sui prati e sulle piante graminacee, Busta 90.44); nel secondo della coltivazione dei peschi a spalliera (Saggio sulla cultura dei peschi a spalliera, Busta 97.356, FOTO in apertura).
Il primo dei due, datato 15 luglio 1797, valse a Sismondi, com’è noto, la nomina a socio Georgofilo corrispondente, ratificata nel corso dell’adunanza ordinaria del 3 agosto stesso anno (Libro dei Verbali 4, c. 34r).
Il documento, strutturato in XIII Capitoli oltre l’Introduzione, riporta a c. 1r, una nota di mano di Marco Lastri, segretario degli Atti che segnala la presentazione ai Georgofili dell’opuscolo del ginevrino Sismondi “dimorante in Pescia”.
Scopo della lunga Memoria era quello di sollecitare i contadini toscani a lasciar riposare i campi per fertilizzarli e nutrirli trasformandoli in prati, così come era uso fare a Ginevra, in Francia in Inghilterra.   

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Competenze agrarie emergenti

È questione perennemente attuale quanto il settore primario possa integrarsi in modo moderno nel PIL nazionale e comunitario, e come possa così intercettare intelligenze, competenze e risorse umane che ci lavorino.

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Accordo Ue sugli Ogm: stati membri liberi di coltivarli o di vietarli. Appello di 700 agricoltori italiani per la libertà di ricerca e di impresa.

Per i firmatari dell’appello la battaglia è tra passato e progresso, non tra cibo sano e modificato. Secondo loro, c’è da chiedersi chi salverà gli agricoltori italiani dal restare economicamente indietro rispetto a quelli degli altri Paesi che da anni coltivano ogm e li esportano in Italia per nutrire gli allevamenti, da cui derivano i nostri prodotti “eccellenti” come formaggi e salumi.

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A Milano Convegno Georgofili-Agriventure su PSR e rapporti banche-agricoltura

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A Bari il quarto allevamento in Italia di alga spirulina

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Ricercatori italiani contribuiscono a svelare il genoma degli agrumi. Studio pubblicato su “Nature”

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Franco Scaramuzzi si è dimesso da Presidente

Franco Scaramuzzi ha comunicato al Consiglio Accademico dei Georgofili, riunitosi lo scorso 9 giugno, le proprie dimissioni da Presidente. Scaramuzzi aveva già manifestato l'intento di non candidarsi nel 2012 per l'ottavo mandato ma gli fu chiesto di dare responsabilmente tempo per avere la disponibilità di idonee candidature. Fu sensibile, anche se si riservò la libertà di dimettersi eventualmente prima della scadenza dall'ulteriore mandato. Lo ha quindi fatto con fermezza, non all'improvviso, né per alcuna causa di impedimento di qualsiasi genere.
Il Consiglio Accademico ha incaricato il Presidente dimissionario di mantenere la reggenza per ancora un mese, fin tanto che non ci saranno le elezioni che nomineranno il nuovo Presidente, il quale resterà in carica per due anni, fino a giugno 2016, per concludere il mandato che era di Scaramuzzi. 
L’Assemblea Generale dei Georgofili in cui verrà fatto lo scrutinio dei voti è stata indetta per il 9 luglio prossimo. Resteranno inalterate tutte le altre cariche accademiche.
Franco Scaramuzzi è stato il ventesimo Presidente di questa antica Accademia (la prima al mondo dedita allo sviluppo dell'agricoltura), nata a Firenze e operante dal 1753, senza fini di lucro, con la missione "Prosperitati Publicae Augendae", incisa nel suo plurisecolare logo. 
Scaramuzzi ha interamente dedicato la propria vita allo studio, alla ricerca scientifica, all'organizzazione delle attività accademiche, legate alle scienze agrarie. Aveva 32 anni quando fu eletto Accademico Corrispondente dei Georgofili nel 1958. E' stato poi eletto Accademico Ordinario nel 1965 ed Emerito nel 2000. E' stato chiamato a far parte del Consiglio Accademico nel 1979. Il Corpo Accademico lo ha eletto Presidente per 8 volte consecutive (1986, 1989, 1992, 1996, 2000, 2004, 2008 e 2012) rimanendo in carica per 28 anni (un arco di tempo inferiore solo a quello di Luigi Ridolfi, 1871 - 1909). 

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Scaramuzzi lascia dopo 28 anni

Sarà difficile, d’ora in poi, pensare all’Accademia dei Georgofili senza accostarla al nome di Franco Scaramuzzi. Che per 28 anni ne è stato la guida, ma ancor più l’anima e la mente, accettando le sfide dell’oggi sino in fondo, e proiettando al futuro ogni sua scelta. Il Professor Scaramuzzi, docente ad agraria, arrivò nella prestigiosa Torre de’Pulci dopo che per quattro successivi mandati era stato rettore. Era toccato a lui restituire dignità al nostro ateneo, dopo la tempesta del massimalismo ideologico e del terrorismo. Lo precedeva la fama di uomo deciso, libero nelle scelte e nelle idee, scienziato di rilevanza internazionale, con una incomparabile capacità di lavoro, una onestà cristallina ma anche una profonda umanità. E ben presto la prestigiosa Accademia divenne uno dei motori della vita culturale fiorentina, con un susseguirsi di convegni, dibattiti, pubblicazioni, mentre il numero dei Georgofili si allargava fino a comprendere i più prestigiosi studiosi di scienze agrarie nell’Italia tutta e in Europa.  

Sono ben conosciute le inaugurazioni degli anni accademici, nel Salone dei Cinquecento ogni volta gremito, con le prolusioni svolte da personaggi di rilievo internazionale. Ma non sono state da meno le decine di mostre, per lo più tratte dal grande archivio dell’Accademia, che ci hanno presentato i Georgofili come i protagonisti della Firenze risorgimentale e unitaria, fondatori delle scuole per i contadini e delle scuole serali, caparbi sostenitori della abolizione della pena di morte.

Ma la battaglia principale di Scaramuzzi è sempre stata rivolta alla difesa delle attività agricole. E’ stato lui, recentemente, a convincere i nostri governanti che andava tolta l’Imu sui terreni agricoli, a ricordare a quanti vedono la campagna solo come terra di sagre, e di retorica del buon tempo antico, che il settore primario è così detto perché l’unico a sfamarci, a difendere le aree agricole dalla urbanizzazione selvaggia.

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Scienza, Impresa e Finanza insieme

Il tema sarà sviluppato nell’intervento che il Prof. Scaramuzzi farà al Convegno che si svolge domani 12 giugno a Milano, al Centro Congressi Cariplo, alle ore 10

La Scienza continua a offrirci crescenti e anche inimmaginabili nuove conoscenze, in tutti i settori del micro e macro-cosmo. Le imprese devono quindi  adeguarsi con continue innovazioni per affrontare una competitività sempre più agguerrita sui mercati. La finanza trae profitti sostenendo le attività produttive con il credito e oggi trova interesse anche a investire direttamente nella ricerca scientifica.

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L’altalenante orientamento del legislatore nella tutela degli olivi in Puglia

Degna di nota come sintomatica del più generale andamento stop and go che sembra caratterizzare l’intervento del legislatore allorquando si confronta con l’esigenza di salvaguardare il paesaggio agrario dai rischi della cementificazione, è la vicenda che ha coinvolto gli ulivi monumentali della Puglia

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Cambiamento climatico e agricoltura: indispensabile adattarsi

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Tavolo Nitrati: operazione verità

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Allarme "veleni" sui cibi importati

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La terza via in Agricoltura

Probabilmente indotti dal grande evento prossimo, l' Esposizione Universale EXPO 2015 a Milano, che ha scelto per tema "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita", i mezzi di comunicazione , sia di carta stampata che televisivi, dedicano all'agricoltura uno spazio insolito. Per fortuna, verrebbe da dire, considerata la scarsa attenzione che, per un periodo troppo lungo, è stata riservata a questo specifico comparto produttivo; la cosiddetta attività primaria è stata, di fatto, derubricata a fenomeno marginale di ben più corposi interessi. 
L'Accademia dei Georgofili, da sempre, si è impegnata per portare al centro delle decisioni la "questione" agricola, ma l'ascolto dei decisori è spesso stato modesto. Comunque, dobbiamo riconoscere che i vari servizi giornalistici, cui facevamo accenno, possono contribuire a formare la convinzione che è giunto il momento di non sottovalutare le potenzialità agricole italiane, ma, anzi, di valorizzarle sia a fini interni che internazionali.
Naturalmente le proposte per raggiungere l'obiettivo sono molte, talora anche in conflitto tra di loro; National Geographic Italia, con il suo numero di Maggio 2014, si presenta in questo complesso dibattito con un lungo articolo di Jonathan Foley, direttore dell' Istituto per l' Ambiente dell'Università del Minnesota; la stessa copertina del mensile è dedicata al "Futuro del cibo". Anche diversi prossimi numeri della rivista conterranno   articoli dedicati al tema. L'intento è ambizioso: aumentare la produzione agricola senza pregiudicare il già precario equilibrio ambientale del pianeta. Possiamo riuscirci?

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Sicurezza del lavoro in agricoltura e nella circolazione stradale

Quello agricolo è un settore complesso la cui gestione, anche in termini di sicurezza e salute degli operatori, richiede conoscenza e competenza, in quanto molte sono le variabili in gioco a causa delle tante attività e  produzioni, delle differenti tecniche produttive e di mezzi impiegati, nonché delle diverse condizioni di lavoro. Tutto ciò rende la prevenzione un punto focale per l’attuazione di una efficace azione a favore della sicurezza e salute degli operatori, ivi compresa la prevenzione nell’utilizzo delle attrezzature e delle macchine agricole il cui impiego, quando avviene fuori dall’ambito aziendale, rappresenta un fattore di rischio  anche per quanto attiene la circolazione  su strada.
Il tema della sicurezza del lavoro e nella circolazione stradale è stato affrontato recentemente all’Accademia dei Georgofili, in un approfondito dibattito  sulle nuove normative in tema di: abilitazione all’uso delle attrezzature di lavoro previste dall’ Accordo Stato-Regioni;revisione delle macchine agricole; strategia del Piano di Azione Nazionale (PAN). Tematiche per la quali numerosi sono gli attori pubblici e privati coinvolti, con obiettivi e interessi non sempre convergenti. Da un lato, vi è l’esigenza di aumentare il livello di sicurezza e la tutela dell’ambiente; dall’altro, il rischio di rendere ancora più complessa l’attività di chi opera in agricoltura, con l’incremento delle pratiche burocratiche e la lievitazione dei costi, senza raggiungere sostanziali risultati a beneficio degli operatori e della stessa collettività.. Materia complessa che ha richiesto diversi rinvii dei tempi di attuazione delle normative.

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EXPO 2015: come nutrire il Pianeta

Il tema dell’EXPO 2015, come è noto, riguarda il problema dell’alimentazione a livello planetario. Nutrire il pianeta è la grande sfida posta all’umanità. L’incremento delle produzioni agricole in modo sostenibile, l’accesso agli alimenti e all’acqua sono il criterio guida. Ma come ottenere un risultato efficace? Sulla necessità di intervenire positivamente sul grande tema della nutrizione non vi sono dubbi perché risponde ad un profondo sentire etico e sociale e a me pare giusto e corretto partire dall’agricoltura per sconfiggere la fame e avviare lo sviluppo. Ma quale agricoltura e dove, considerata la penuria di nuove terre coltivabili?  Per affrontare le sfide alimentari non si può prescindere dalla dimensione scientifica. Vi sono oggi strumenti operativi, tecnici e di ricerca che consentono un salto di qualità nei mezzi e nei sistemi agricoli, pur rispettando le tradizioni locali: dalla meccanizzazione all’irrigazione, all’uso equilibrato dei fertilizzanti e dei fitofarmaci, all’utilizzo di piante geneticamente modificate per gli habitat più sfavoriti. Analogamente a quanto accadde nella seconda metà del secolo scorso si possono introdurre gli elementi di una nuova rivoluzione verde per aumentare le produzioni unitarie dei terreni dell’Africa o dell’Asia con derrate sane e nutrienti per le popolazioni sottoalimentate e sostituire gradualmente gli aiuti alimentari. 

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Inaugurazione Anno Accademico UNASA 2014

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MiPAAF: intesa con le Regioni sulla PAC 2014-2020

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Dalla ricerca spagnola un pioppo ibrido resistente agli stress ambientali

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Il sole e i danni causati alle piante

Il caldo estivo e i ritorni di caldo, spesso non vengono considerati come causa di danni sulle piante. Possono, invece, procurare problemi fisiologici anche importanti che danneggiano la pianta anche per molto tempo. 

Le bruciature fogliare, un problema da considerare. Questo tipo di danno è molto frequente in alberi messi a dimora dopo aver trascorso diversi anni nel vivaio, dove la densità di impianto è molto alta, lo stelo non viene colpito direttamente dalla radiazione solare e le radici già sviluppate. A causa del cambiamento climatico, inoltre, la temperatura diurna sta diventando più alta, il che significa che nel lato sud-ovest gli alberi, la temperatura può raggiungere più facilmente la soglia dopo la quale il colpo di sole diventa più facile, soprattutto nelle specie più sensibili.
Possono essere colpite tutte le parti delle piante fuori terra, tra foglie (in particolare su cultivar variegate) cortecce , fiori e frutti . In alcune specie, si sviluppano sulle foglie delle aree gialle, che poi diventano marroni come "bruciate". In molte specie le superfici bruciate dal sole spesso appaiono come smaltate, virando successivamente al bruno argenteo o rossastro.
I giovani alberi e arbusti hanno corteccia sottile e non possono tollerare il sole caldo subito, soprattutto se non ricevono un'adeguata irrigazione. Gli alberi diventano più resistenti alle scottature solari con l'invecchiamento e sviluppano una corteccia più spessa e che può proteggere il tronco dalla radiazione solare diretta. Tuttavia, anche i vecchi alberi possono essere danneggiati se i rami interni sono esposti al sole caldo dopo potature pesanti, soprattutto durante i caldi mesi estivi. Esempi di specie sensibili sono quelli con corteccia sottile come alcuni aceri, salici, gleditsia, sorbus, ippocastani e ciliegi.

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Orizzonti del linguaggio

Forse non avevamo ancora finito di eliminare l’analfabetismo, quando la rivoluzione tecnologica (televisione, telefonia, computer, ecc.) ci ha investito, modificando rapidamente e sensibilmente il nostro modo di comunicare e lo stesso linguaggio. I sistemi digitali consentono infatti rapidità (di scrittura, trasmissione e lettura) e richiedono brevità dei messaggi (privandoli di quanto presunto superfluo). Tutto ciò produce nelle giovani generazioni una ridotta possibilità di leggere e assimilare le espressioni colte dalla migliore letteratura, acquisendo un più corretto modo di apprendere ed esprimersi. Stiamo forse assistendo alla nascita di un nuovo linguaggio, pieno di neologismi, abbreviazioni, acronimi, e quant’altro ritenuto "creativo", troppo spesso mescolandovi la moda di intercalare termini volgari, così come quella contestuale di usare abiti sdruciti e pantaloni strappati per un improprio spirito di emulazione. Molti giovani non sanno più scrivere in corsivo a mano; quando sono costretti farlo di proprio pugno, usano tutte lettere maiuscole e solo in stampatello.

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Robinia e agave: la guerra europea alle piante aliene

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Oltre il 97% dei residui di fitofarmaci negli alimenti entro i livelli ammessi

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In futuro carburanti e farmaci bio grazie al nuovo Dna semisintetico

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Innovazione organizzativa per la competitività dell’agricoltura

L’innovazione è tema trasversale a tutte le politiche nell’ambito della Strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Anche l’innovazione dell’organizzazione economica delle imprese agricole è chiamata in causa per far fronte alla loro competitività in un mercato globale, nel quale la forbice produzione-consumo tende ad allargarsi, e al loro posizionamento di driver dello sviluppo sostenibile delle aree rurali.
E’ ben noto infatti che uno dei limiti allo sviluppo e alla crescita dell’agricoltura italiana sta nel suo  basso potere contrattuale nei rapporti di mercato, conseguente  alla piccola dimensione delle imprese agricole e alla loro organizzazione economica ancora debole.
Con la riforma della PAC e delle altre politiche strutturali per il post 2014, l’organizzazione economica dell’agricoltura assume una rilevanza strategica per migliorare i livelli di competitività delle imprese. Per comprenderne la portata occorre una lettura e una interpretazione correlata dei Regolamenti che riguardano i Pagamenti diretti e l’OCM unica (I pilastro della PAC-FEAGA), lo Sviluppo Rurale (II pilastro della PAC-FEASR), il Quadro Strategico Comune (QSC) degli ESI Funds (Fondi d’investimento (FEASR, FEAMP) e Fondi strutturali (FESR, FC, FSE).
Tali Regolamenti chiamano in causa, direttamente o indirettamente, idonee soluzioni organizzative, di tipo cooperativo in senso lato, tra le imprese agricole, nei loro rapporti di filiera, nel loro concorso allo sviluppo rurale.

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La dominanza apicale nelle piante: sorprendente "nuova" interpretazione

Forse , anzi, sicuramente sbagliando, avevamo dato per scontato che ogni aspetto di differenziamento delle piante fosse sotto la complessa regolazione ormonale; l'idea di fondo era che ad un fattore ambientale, spesso esterno, seguisse un primo evento in cui le molecole ormonali giocavano il ruolo primario originando una  "cascata" di segnali che conducevano alla manifestazione finale osservabile macroscopicamente. Così consolidata era questa idea che furono infatti una sorpresa, per molti fisiologi delle piante, le scoperte della ricercatrice americana Jen Sheen (in foto, insieme a una collega) che già 20 anni fa assegnava un ruolo di regolazione agli zuccheri. In altre parole fu dimostrato che certi zuccheri, certamente non inclusi tra le molecole ormonali ma tra quelle a significato metabolico, riuscivano a regolare l'espressione genica; si trattava quindi di un sottile effetto di regolazione e non di un normale metabolismo carboidratico che, come noto, avrebbe avuto comunque profondi effetti sulla crescita della pianta. Questa linea di ricerca impegnò molti laboratori nel mondo e si arrivò alla conclusione che in alcuni casi la percezione degli zuccheri rappresentava quell'evento primario che, attraverso una complessa trasduzione del segnale, conduceva alla modifica della espressione genica. La ricerca in questo ambito è continuata in modo molto intenso sino ai nostri giorni, mettendo soprattutto in evidenza come la crescita e lo sviluppo della pianta siano così fortemente influenzati dalle condizioni ambientali e nutrizionali al punto che diviene difficile distinguere tra effetti puramente metabolici -semplice crescita senza modifiche- ed effetti che intervengono sul differenziamento -la pianta cambia sul piano morfologico e funzionale-.

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Irrazionali danni da fauna selvatica all’agricoltura e all’ambiente

La criticità in cui il settore primario si trova per il crescendo dei danni subiti dalla fauna selvatica rappresenta un fatto estremamente rilevante innanzi al quale gli agricoltori si trovano per lo più inermi. I danni che la fauna selvatica arreca alle attività agricole e all'ambiente, in diverse realtà del territorio nazionale, hanno raggiunto livelli insostenibili. 

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Cooperazione allo sviluppo: Rapporto Peer Review 2014 dell’OCSE-DAC

Ogni quattro anni le attività di cooperazione allo sviluppo degli Stati aderenti sono monitorate da Rappresentanti di due Stati membri, coadiuvati da funzionari dell’OCSE, sia per migliorare quantità e qualità dell’aiuto pubblico allo sviluppo, sia per favorire la collaborazione tra i Paesi donatori e l’OCSE - DAC.

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CIA e CENSIS presentano il primo rapporto: “Un futuro per l’Italia: perché bisogna ripartire dall’agricoltura”

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Primo volo della KLM/Airbus a biocarburanti prodotti da colture oleaginose sostenibili

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Bankitalia cede Bonifiche Ferraresi a cordata italiana rappresentata da Federico Vecchioni

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Si amplia l’attività di produzione di insetti utili della “biofabbrica” siciliana

Per sostenere e sviluppare la lotta biologica in Sicilia, dal 2007 è in funzione in provincia di Catania una “biofabbrica” finanziata dall’Ente di Sviluppo Agricolo regionale (ESA) che, nei primi 7 anni di attività, ha prodotto e distribuito agli agrumicoltori 980 milioni di Aphytis melinus, i quali, sulla scorta delle indicazioni fornite dal Servizio Fitosanitario Regionale, sono stati introdotti negli agrumeti nei momenti di maggiore vulnerabilità della Cocciniglia rossa forte. Inoltre nella “biofabbrica” sono stati prodotti 13 milioni dell’imenottero Encirtide Leptomastix dactylopii e 2,8 milioni esemplari del coleottero Cryptolaemus montrouzieri utilizzati per il controllo ecocompatibile del Cotonello degli agrumi.

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Questione di evoluzione

Sull’ultimo numero di aprile della autorevole rivista tedesca “Der Spiegel” è stato pubblicato un ampio articolo dal titolo “Im garten des Dr. Mancuso” (Nel giardino del …) che richiama l’attenzione sulle più recenti scoperte realizzate dal Prof. Mancuso dell’ Università di Firenze e riguardanti la memoria delle piante. 
Ad esempio, il fatto che piantine di mimosa pudica (foto) siano in grado di apprendere e di ricordare per un tempo abbastanza lungo (anche oltre 28 giorni, mentre per un insetto la memoria media è di 2 giorni) che uno specifico stimolo non è pericoloso, ha riacceso la discussione se le piante meritino o meno di essere considerate organismi intelligenti. 
La posizione del Prof. Mancuso e della sua Scuola, ampiamente riportata nell’articolo di “Der Spiegel” è nota: se definiamo l’intelligenza come la capacità di risolvere problemi, allora le piante, come ogni altro organismo vivente, sono da considerarsi esseri intelligenti. Lo dimostra la stessa loro diffusione sul pianeta, frutto di una straordinaria capacità di adattamento, cioè di soluzione dei problemi.

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La legna da ardere del futuro

Nello scenario attuale di cambiamento socioeconomico che investe l’Unione Europea, il contributo che può venire dalle diverse Regioni per individuare i fabbisogni di innovazione in agricoltura, alimentazione e forestazione risulta prezioso data la prossimità degli Enti Regionali con le realtà locali, stante la competenza amministrativa nel concorrere allo sviluppo dei territori e del benessere delle loro popolazioni.
L’innovazione va orientata e costruita sulla base dei probabili fabbisogni tecnico-economici dei contesti produttivi rurali: quindi deve cogliere i fabbisogni da soddisfare prima dal lato della domanda prossima o futura, e solo di conseguenza dal lato dell’offerta.
Nei contesti rurali di tutta Europa il fabbisogno termico per riscaldamento di ambienti residenziali e di acqua sanitaria è e rimarrà una delle esigenze ineludibili del benessere della popolazione, seconda sola a quella alimentare quanto ad importanza. 

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In fase di svolgimento in Sicilia il programma di controllo biologico del Cinipide del castagno

Per avviare il processo di riequilibrio biologico alterato dall’arrivo del galligeno, dagli allevamenti del DIVAPRA-Entomologia dell’Università di Torino, sono stati prelevati 343 adulti dell’entomofago esotico Torymus sinensis,  specifico antagonista del galligeno, che sono stati rilasciati sul Castagno dei Cento Cavalli (Comune di S. Alfio) e in un castagneto sito a quota più elevata.

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MiPAAF, firmato protocollo d’intesa per tutela DOP e IGP su E-bay

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Fattorie sul mare, rivoluzione brevettata nel laboratorio del georgofilo Stefano Mancuso

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In Italia le api muoiono meno che negli altri paesi d’Europa

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Pioppi per la produzione di biocarburanti: un importante risultato della ricerca

È noto che per produrre biocarburanti da piante legnose è necessario rimuovere il componente chiave del legno, la lignina, per arrivare alla cellulosa che, dopo fermentazione origina alcool e altri composti ricchi di energia. Il procedimento è, però, energeticamente costoso perché richiede normalmente alte temperature e prodotti chimici caustici. 
Alcuni ricercatori negli Stati Uniti e in Canada hanno modificato la lignina in alberi di pioppo in modo che essa si “autodistrugga” con “pressioni” deboli, una soluzione che potrebbe ridurre drasticamente il costo di trasformazione della biomassa vegetale in biocarburanti. La modifica è stata ottenuta Inserendo un pezzo di codice isolato da un'erba cinese nel DNA di un albero di pioppo. Il codice modifica la chimica di alcuni dei legami che tengono insieme la lignina.
Il lavoro ha un elevato potenziale d’impatto nel settore dei biocarburanti, poiché potrebbe essere possibile applicarlo anche ad altre specie come il mais e a colture energetiche come il Panicum virgatum, uno sforzo già in atto, che potrebbe letteralmente “aprire i rubinetti” per l'etanolo cellulosico, prodotto da residui vegetali anziché da piante destinate all’alimentazione. Il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti ha sostenuto un certo numero di produttori di etanolo cellulosico e, nel 2007 predisse che entro il 2014 si sarebbero potuti produrre più di 6 miliardi di litri di etanolo cellulosico. Tuttavia la produzione effettiva dovrebbe essere solo l'1% di tale volume.
Il problema è la lignina. Più di due terzi della materia vegetale è costituito da fibre di cellulosa ed emicellulosa, entrambi composti da lunghe catene di glucosio e altre molecole di zuccheri. Gran parte del resto è rappresentato dalla lignina che ha la principale funzione di legare, saldandole fra di loro, le fibre vegetali, conferendo compattezza e resistenza meccanica al vegetale.  Per rimuovere i legami fra lignina e le cellulose, il processo prevede tipicamente il riscaldamento della biomassa a 170°C per diverse ore in presenza di idrossido di sodio o altri composti alcalini che rompono i legami della lignina. Questo “pretrattamento" rappresenta tra un quarto e un terzo del costo di produzione di etanolo cellulosico. Questo è il motivo che ha spinto la ricerca a cercare di risolvere questo problemi e mettere a punto una tecnica a basso impatto ambientale ed economico.

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L’euro e le sue problematiche in Italia

Dopo oltre mezzo secolo di fervente europeismo l’Italia si scopre improvvisamente di sentimenti opposti, in vista delle elezioni quasi tutti i partiti assumono toni critici sino a chiedere l’uscita dall’euro se non dalla stessa Europa. Si apre in ritardo un dibattito ineludibile sulla moneta unica. I rapporti monetari fra i paesi europei hanno una storia che si sviluppa nell’arco di oltre 60 anni. Dalla “Unità di conto” (Uce) il cui valore coincideva  con il dollaro american, in lire pari a 625, all’attuale euro che ne vale 1937,26, si è affermata la necessità di avere uno strumento per regolare i rapporti interni, per dare stabilità alla moneta e per affermare il ruolo dell’Europa nel contesto mondiale sottraendosi all’egemonia del dollaro.
La moneta comune sognata dai fondatori dell’Europa era considerata un passaggio indispensabile per conseguire l’unità politica del continente dopo quella economica. Fra le tante politiche comuni in agenda, aperta da quella agricola che rimane la più avanzata, si colloca quella economica e monetaria di cui essa è un indispensabile elemento. 
Gli stati membri di fronte all’alternativa fra approfondire l’Unione economica e monetaria per arrivare poi alla moneta o partire da questa facendo seguire le politiche necessarie, scelsero, con l’eccezione di Gran Bretagna e Danimarca la seconda strada. Oggi su 28 stati membri, soltanto 18 condividono l’euro, ma tutti partecipano alle regole monetarie comuni, compresa la gestione delle politiche europee di bilancio. 

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La forma degli alberi

A ciascun uso è da millenni corrisposta una forma di albero. Quando, dal '700 in poi, si è iniziato a piantare alberi nelle strade cittadine è stata data loro una forma non naturale, adatta allo spazio a disposizione. Queste forme, dato che gli alberi sono vivi e si sviluppano, debbono essere corrette spesso per non danneggiare le piante con tagli su branche molto vecchie e questo è il problema che oggi si ha per mantenere gli alberi nelle forme che ci sono famigliari ma che oggi costano troppo per la manutenzione.

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La Crisomela dei Viburni

Le larve e gli adulti rodono le foglie che appaiono scheletrite o bucherellate. Per il controllo demografico del Crisomelide, nelle aree in cui le condizioni termo-igrometriche sono particolarmente favorevoli al suo sviluppo, è preferibile coltivare, specie e varietà di Viburno meno suscettibili agli attacchi. Validi risultati si ottengono con la potatura e la distruzione dei rami in cui sono deposte le uova, entro il mese di marzo.

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Ridurre il grado alcolico dei vini direttamente in vigna, con l’uso degli antitraspiranti

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Cibo senza agricoltura?

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Arriva in Italia la pineberry: la fragola bianca al sapore di ananas

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Tutelare la verità scientifica e la libertà della ricerca

Vista la sentenza del TAR del Lazio del 24 aprile u.s. che ha respinto il ricorso di un’azienda agricola contro il decreto del 12 luglio 2013, che vietava la coltivazione di mais OGM Mon810, e visto il plauso espresso a riguardo da alcune associazioni agricole, riteniamo opportuno riportare qui di seguito alcuni passaggi dell’articolo di Vincenzo Cappellini, pubblicato sull’Informatore Agrario n° 15 (17/23 aprile 2014). 
Il TAR deve applicare le norme di leggi prodotte dalla politica, che noi rispettiamo. Come cittadini ne sentiamo e vagliamo gli effetti e possiamo documentare e chiedere al mondo politico eventuali modifiche. Come ricercatori abbiamo però il dovere di chiedere subito il rispetto della verità scientifica e tutelarne la totale libertà, soprattutto quando vediamo che questa viene distorta a fini strumentali, quali che essi siano, fino al punto di applicare un inaccettabile nuovo oscurantismo, imposto con l'assurda e autolesionistica proibizione di proseguire le ricerche in un settore in cui l'intero pianeta progredisce, consapevole che esso sarà fondamentale per il futuro dell'umanità, senza i paventati e mai constatati rischi.
Dopo la giusta e pacata considerazione del prof. Amedeo Alpi (v.Georgofili INFO del 9 aprile 2014), si ritiene che sarebbe apprezzabile la più ampia partecipazione di ricercatori qualificati alla Giornata di Studio che si svolgerà il prossimo 12 giugno a Milano su: “Il costo della non scienza in agricoltura. Il rigetto delle colture transgeniche in Italia e in Europa”. L’evento è organizzato dalla Sezione Nord-Ovest dei Georgofili, per discutere a parità di livello scientifico sui danni biologici paventati, ma mai dimostrati, attribuiti a quegli OGM ormai ampiamente diffusi nelle coltivazioni mondiali.
Qualora questo invito non potesse essere accolto, perché non giunge tempestivamente o per qualsiasi altro motivo, i Georgofili saranno sempre disponibili e lieti di organizzare al più presto un altro incontro su questo specifico tema scientifico, accogliendo anche ogni suggerimento organizzativo da parte di biologi e genetisti di riconosciuto valore.

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L’utilità di una moneta comune europea, vista già nell’ 800

Una Lettura su “L’Euro e le problematiche agricole” sarà svolta dal prof. Dario Casati il prossimo 5 maggio presso la sede accademica. Abbiamo pertanto ritenuto interessante pubblicare questa testimonianza favorevole alla moneta unica europea già nel 1872.

Nel Libro dei Verbali delle Adunanze dei Georgofili  è riportato il testo di una Lettura svolta dal Socio Cav. Bartolomeo Cini il 3 marzo 1872 con il titolo “Della utilità di una moneta comune nei diversi Stati europei, e delle difficoltà che frappongono ad attuarla” [1].
Bartolomeo Cini (1809-1877), imprenditore e studioso di questioni economiche e finanziarie, analizzando la situazione del tempo, caratterizzata dall’alto costo del denaro, da potenti spinte speculative, dal forte impegno di capitale nelle imprese, confermò il principio che ai Governi spettava soltanto il compito di dare sicurezza al proprio popolo e individuò come primo importante correttivo l’introduzione di una moneta di conto “comune a tutti li Stati d’Europa”.

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La filiera lattiero-casearia in Sicilia

Sintesi degli interventi svolti durante la Giornata di Studio organizzata a Palermo, il 31 marzo u.s., dalla Sezione Sud-Ovest dei Georgofili

I prodotti tipici e tradizionali costituiscono un settore di grande importanza per l’economia del sistema zootecnico, in quanto ciascun prodotto, sviluppatosi e affermatosi in rapporto a precisi ambiti territoriali e ambientali, contesti sociali ed economici, possiede anche un valore storico-culturale. Ad oggi, la maggiore criticità evidenziata per la filiera lattiero-casearia è la carenza di un sistema di certificazione univoco ed oggettivo, che garantisca il consumatore da possibili frodi.

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Si diffonde negli agrumeti siciliani la Coccinella cinese arlecchino

Gli adulti della Coccinella, che misurano da 5,5 a 8 mm, e le larve, oltre predare afidi e cocciniglie attaccano numerosi altri insetti tra i quali larve di Coccinellidi, Neurotteri e Ditteri predatori autoctoni di insetti nocivi. Da tale comportamento aggressivo dipende la sua pericolosità dal punto di vista ecologico.

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Nasce l’Osservatorio europeo sul mercato del latte

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Vino: le grandi etichette rilanciano sulla Cina

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Scoperto il gene che dà sapore alle fragole

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Il ruolo della ricerca nell’olivicoltura spagnola

Con oltre 2.5 milioni di ettari di oliveti e una produzione media annua prossima a 1.5 milioni di tonnellate di olio (rispettivamente il 25% delle superfici coltivate e il 45% della produzione nel mondo), attualmente la Spagna non ha rivali in questo settore produttivo. Nonostante l’olivicoltura spagnola tragga dai suddetti numeri larga parte della forza per dominare il mercato dell’olio di oliva, sempre più agguerrita si rivela però la competizione sul mercato globale. Paesi del Nord Africa (Tunisia e Marocco in particolare)  hanno da tempo avviato le azioni necessarie per migliorare sensibilmente lo standard qualitativo dei relativi prodotti, riuscendo a mantenere bassi i prezzi, attraverso il contenimento del costo della manodopera. Nuovi Paesi produttori (America del Nord e del Sud, Australia) mirano invece a soddisfare la pur modesta, ma crescente, domanda interna e ad affermarsi sul mercato internazionale facendo affidamento su aziende di estensione compatibile con elevati livelli di meccanizzazione, per limitare i costi di produzione. 
Il contesto sopra delineato ha da tempo stimolato i ricercatori spagnoli, che fanno capo a diverse istituzione scientifiche, a sviluppare nuovi modelli olivicoli per le diverse realtà agronomiche del Paese, altamente produttivi e con elevato grado di meccanizzazione della raccolta e della potatura, e ciò anche a costo di ridurre drasticamente le varietà diffuse in coltura. 

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Stessa biodiversità degli organismi diffusi in campi di mais convenzionali o transgenici

L’avvento delle piante transgeniche (OGM) ha sollevato diverse preoccupazioni che riguardano, ad esempio, la possibilità che la modifica arbitraria dell’uomo possa avere ripercussioni negative sulla biodiversità. Poiché alcuni OGM sono stati progettati per resistere ad alcune classi d’insetti il rischio è che questi organismi possano compromettere l’abbondanza di insetti non target. Fermo restando che tale rischio si presenta anche utilizzando i normali insetticidi presenti sul mercato è importante valutare il possibile impatto ambientale degli OGM sull’ambiente e sugli ecosistemi. Per questo motivo un recente articolo pubblicato sulla rivista Environmental Entomology ("Comparative Diversity of Arthropods on Bt Maize and Non-Bt Maize in two Different Cropping Systems in South Africa") ha analizzato la presenza e abbondanza di artropodi su campi di mais in Sud Africa, confrontando i dati raccolti su campi convenzionali e transgenici. L’OGM in questione era il mais bt, coltura ingegnerizzata che contiene una tossina batterica, innocua per l’uomo, in grado di uccidere specifiche classi di insetti dannosi, come la Piralide.

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Boschi toscani e legname da lavoro. Per quale industria e per quali mercati?

In Toscana i boschi hanno un’importante collocazione agricola, occupando 1/3 della SAU. La filiera bosco-legno toscana è  “binomiale”, cioè ad una relativa abbondanza di dati sul bosco a monte (l’offerta potenziale di legname grezzo) si contrappone una conoscenza assai più carente degli operatori a valle (la domanda reale) 

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Le cure materne della Cimice della betulla

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Il Cnr mappa le colture e le varietà pugliesi

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Spigola e orata, meglio se l'acqua è fredda

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Presto in vendita il succo di frutta alle alghe

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Produrre di più con meno risorse energetiche

Questo tema di grande attualità è stato affrontato in una giornata di studio organizzata dalla Sezione Centro-ovest dell’Accademia dei Georgofili,in collaborazione con la Federazione Italiana Dottori in Agraria e dottori Forestali, che si è svolta l’8 aprile u.s. a Roma presso la sede FIDAF

La produzione agricola – e quella del cibo in particolare -  dovrà aumentare significativamente  nei prossimi decenni per far fronte a tre esigenze fondamentali: a) soddisfare la domanda della crescente popolazione mondiale, più urbanizzata e più esigente; b) sostenere l’offerta di alimenti per mantenerne bassi i prezzi e facilitare così l’accesso all’alimentazione delle popolazioni più povere; d) migliorare il reddito degli agricoltori ed elevare il livello di vita di tutti. Recenti studi della FAO stimano che nel 2050 la disponibilità di alimenti deve aumentare del 60% rispetto a quella attuale, sia aumentando la produzione, sia diminuendo sprechi e perdite. 
Negli ultimi 50 anni il sistema agricolo globale è riuscito a triplicare la produzione di alimenti, soddisfacendo la domanda alimentare della popolazione mondiale, che nello stesso periodo è raddoppiata. Questo spettacolare aumento delle produzioni  è dovuto solo in parte all’espansione della superficie agricola, ancor più alla intensificazione delle coltivazioni, accrescendo cioè l’uso dei fattori di produzione (acqua, fertilizzanti, energia, presidi fitosanitari e veterinari, lavoro). Questo modello produttivo riesce a soddisfare la domanda mondiale di alimenti, ma consuma le risorse naturali su cui si basa – terra, acqua, suolo e biodiversità – ad un ritmo superiore alla loro capacità naturale di rigenerazione e non è quindi sostenibile nel lungo termine. In alcune aree del mondo è già evidente il degrado ambientale causato da pratiche non sostenibili, quali sovrapascolamento, monocoltura, abuso di fertilizzanti, antibiotici e fitofarmaci, non corretta gestione dell’irrigazione.
Bisogna pertanto promuovere sistemi agricoli capaci di produrre di più, consumando meno risorse naturali.

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La filiera del riso dal campo al post-raccolta

Di questo straordinario cereale non si butta nulla.  Potrebbe essere questa la premessa e la conclusione iniziando dalla paglia, principale residuo della coltivazione in campo, a basso costo, biodegradabile e perfettamente isolante, utilizzabile con calce, argilla e legno per costruire una struttura edilizia ad impatto ed emissione zero. Il progetto, nato a Biella, è stato premiato dal museo Guggenheim durante la fase conclusiva di "100 Urban Trends", mostra sulle tendenze globali più interessanti in ambito urbanistico e architettonico, che si è chiusa a New York il gennaio scorso. 
Con la lavorazione del risone si scartano numerose frazioni tra cui la lolla (il tegumento del seme, ottenuto durante la prima parte del processo che termina con la produzione del riso sbramato o integrale) e la pula (comprendente pericarpo, germe e strato aleuronico dell’endosperma, asportati meccanicamente con la “sbiancatura”). Entrambe hanno un elevato potenziale come materia grezza per la produzione di composti bioattivi e ingredienti da utilizzare nel settore agricolo, alimentare, mangimistico, cosmetico, nutraceutico e farmaceutico.

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Quelle mistificazioni sugli OGM

Riportiamo un estratto dell’articolo pubblicato sul quotidiano la Repubblica di mercoledì 9 aprile 2014, a firma di Elena Cattaneo, senatrice a vita e docente di biotecnologie all’Università di Milano, e Gilberto Corbellini, storico della medicina ed esperto di bioetica, docente alla Sapienza di Roma.

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Nuove tecnologie a supporto della gestione razionale dell’irrigazione

Il prodotto del progetto, presentato dal partenariato costituito da due PMI, SysMan di Mesagne (BR) e  DyrectaLab di Conversano (BA), e due enti di ricerca, CIHEAM-IAMB e Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari (CNR-ISPA), ha riguardato un nuovo sistema di supporto decisionale (DSS) per la gestione dell’irrigazione, che integra modelli previsionali e di bilancio idrico, sensori per il monitoraggio continuo del sistema suolo – pianta - atmosfera e sistemi per l’automazione e/o il controllo remoto degli impianti di distribuzione idrica.

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Gargano (Unaprol): “non basta la parola extravergine in etichetta”

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Nac e lotta all'agropirateria, in aumento reati e sequestri nel 2013

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Progetto di ricerca con droni in Alto Adige

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Scienza, comunicazione e politica: una questione molto intrigata

Si può dire che i mezzi di comunicazione, in Italia, fanno la loro parte così come i ricercatori fanno la loro. Qualche problema nasce quando i risultati dell'attività scientifica possono essere direttamente applicati a specifiche attività oppure danno spiegazioni circa le condizioni del nostro pianeta. Mi vengono in mente, nel primo caso, gli OGM e l'interminabile dibattito fra favorevoli e contrari, e i cambiamenti climatici globali, nel secondo caso. Sono entrambi argomenti spinosi che hanno dato luogo (e continueranno a dare luogo) a dispute furiose tra fautori e detrattori, tra negazionisti e sostenitori.
Sulla questione abbiamo letto molto, ed è stato anche detto molto da parte dei Georgofili. Verrebbe voglia di sottrarsi a questi dibattiti tanto accesi quanto, talora, inconcludenti. Si tratta però di fatti importanti, che incidono quotidianamente sulla vita di tutti noi; pertanto è inevitabile continuare a partecipare a questo difficile confronto.
Il problema non è limitato all'Italia, ma è avvertito, se pur con vari accenti, in tutto il mondo; recentemente la rivista Nature (vol. 506, issue 7489 del 28 Febbraio 2014) ha riportato il parere di un illustre ecologo del cambiamento globale, Simon Lewis dell'Università di Leeds, su di un tema che condiziona le nostre vite: le inclemenze del tempo e le loro cause. Lewis già in altre occasioni ha preso posizioni non allineate (vedi:Nature 468, 7; 2010), ma in questo caso ciò che più mi ha interessato è la sua convinzione che il dibattito corrente, su questo argomento come su altri, soffra di un pasticcio fatto di risposte sbagliate a domande magari ben formulate. In buona sostanza, non è possibile che ad una domanda che richiede una valutazione scientifica, si risponda con una posizione politica o con un orientamento della pubblica opinione influenzata dai "media".

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Il riso, una storia lunga 8 mila anni

Evoluzione della specie riso sotto il profilo agronomico e alimentare

La ricerca internazionale traccia la storia evolutiva del riso e riporta a circa 8.200 anni fa le origini della pianta che fu coltivata prima in Cina e poi in India. Un team internazionale di studiosi, usando la tecnica chiamata “orologio molecolare” è giunta a stabilire che le due sub specie più importanti di riso asiatico, Oryza sativa indica e Oryza sativa japonica, hanno un’unica origine a causa della stretta relazione genetica che le caratterizza. E’ stato accertato che la domesticazione a scopo agricolo avvenne circa 8-9000 anni fa per prima nella valle del fiume Yangtze, in Cina, e che solo in seguito, circa 3.900 anni fa, i semi furono portati in India. La separazione tra le due sub specie avvenne nella regione del Gange, in seguito a spostamenti di commercianti e agricoltori migranti. Finora un diverso modello basato sulla origine di una singola specie aveva invece fatto ritenere che le due sub specie fossero state sviluppate separatamente e in diverse parti della Asia dalla originaria e selvatica Oryza rufipogon (Molecular evidence for a single evolutionary origin of domesticated rice. PNAS, 2011). Tra le Graminacee, il riso è la specie dotata del genoma più piccolo e di recente la mappa genica è stata completata da un gruppo di ricercatori di 10 Paesi coordinati dal Giappone.
La coltivazione del riso in Polesine e nel Ferrarese risale alla fine del XV secolo, ma è dalla metà del ‘700 che diventa dominante nel Delta del Po per espandersi ulteriormente nell‘800, producendo profondi cambiamenti nel paesaggio. Declina nel ‘900 a favore del mais e della barbabietola da zucchero, ma da alcuni decenni ha registrato un nuovo rilancio.

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Sistemi agricoli ad Alto Valore Naturale: tutela della biodiversità e sviluppo rurale

Il 27 marzo u.s. a Sassari, si è svolta la Giornata di Studio “Sistemi agricoli ad Alto Valore Naturale: tutela della biodiversità e sviluppo rurale”, organizzata dalla Sezione Centro Ovest dell'Accademia dei Georgofili in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Natura e del Territorio dell’Università di Sassari e con il patrocinio della Fondazione Banco di Sardegna e del comune di Sassari. I lavori dell’incontro sono stati coordinati dal prof. Filiberto Loreti, presidente della Sezione Centro Ovest dell'Accademia dei Georgofili

In Italia si conta una forte presenza di sistemi agricoli ad Alto Valore Naturale (AVN), diffusi soprattutto nei territori collinari dove la meccanizzazione è più difficoltosa. Tra questi sistemi, gli usi del suolo prevalenti in Sardegna sono legati ai modelli agro-silvo-pastorali di tipo estensivo e alle colture arboree, specialmente all’olivicoltura tradizionale. Misure di sostegno per le AVN sono già operanti in diversi paesi europei, mentre in Italia solo ora se ne prevede l’inserimento nella pianificazione sostenibile dei territori rurali e nel rispetto degli specifici tratti culturali e tradizionali delle eterogenee realtà del paesaggio agrario italiano. 

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Un ovoparassitoide della Bega del garofano

La Bega del garofano, Cacoecimorpha pronubana (Ubner), è una delle specie di Tortricidi più comuni nel bacino del Mediterraneo dove vive su numerose piante erbacee e arboree, sia spontanee che coltivate; Le larve sono particolarmente nocive alle coltivazioni di garofano sia in pieno campo che in ambiente protetto. Il lepidottero, che è attualmente inserito nella lista A2 dell’EPPO, è frequente su varie piante ornamentali, in aree urbane, e su olivo al quale, tuttavia, non arreca danni significatvi.

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Guidi: costruire il futuro dell’agricoltura con visione moderna del settore e della produttività

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Gardini (Confcooperative): è arrivato il momento di distinguere il Made in Italy

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Alla FIDAF di Roma una lettura di Giuseppe Pulina su: "I pastori custodi del paesaggio della Sardegna"

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Ruolo, organizzazione e obiettivi nel futuro dei Georgofili

I molteplici ruoli svolti dall'Accademia dei Georgofili sono stati sempre dedicati ai tanti settori comunque legati all’agricoltura. Si può però parlare anche di un unico grande ruolo: quello di stimolare, raccogliere e discutere nuove conoscenze e idee, nonché formulare aggiornate sintesi da divulgare e offrire soprattutto all’attenzione di coloro ai quali spettano le valutazioni, le scelte e le decisioni. 
Marco Tabarrini, già nel 1851 (Atti dei Georgofili, Vol. XXVII) sottolineava come la nostra Accademia si fosse impegnata a salvaguardare la sintesi di tutte le conoscenze, indicandola come "una bella caratteristica del sapere italico", capace di far discendere dall'insieme delle varie scienze una "verità intelleggibile". Tabarrini scriveva: "Questo accordo di studi diversi, coordinati al fine supremo della pubblica utilità che è l'antica divisa della nostra Accademia, credo che sia uno dei suoi vanti più nobili"
Non siamo capaci di indovinare quale sarà il futuro. Non sappiamo, ad esempio, se e quando la Scienza insegnerà all'Industria come produrre cibi sintetici per sostituire quelli che tutt'ora ci fornisce soltanto l'agricoltura. Siamo però in grado di prevedere che le produzioni alimentari primarie fra poche decine di anni saranno insufficienti a soddisfare le crescenti esigenze di una popolazione mondiale che continua ad aumentare rapidamente. Non siamo in grado neppure di immaginare le grandi cose che la Scienza presto scoprirà, dal mondo dell'infinitamente piccolo a quello dell’infinitamente grande. Sappiamo solo che le nuove acquisizioni continueranno a crescere a ritmi esponenziali. 

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Mal di euro? No, di debiti

«Il principale problema italiano è l'enorme debito pubblico continuamente cresciuto in questo mezzo secolo. Ripercorrere la sua storia permette di superare  luoghi comuni e meglio individuare cause ed effetti. 
Alla fine degli anni Ottanta il debito pubblico italiano era  di circa 590 miliardi di euro (per semplicità di confronto ho trasformato tutti i dati in euro). Alla fine degli anni Novanta era più del doppio, circa 1.280 miliardi di euro. Alla fine del primo decennio degli anni Duemila ha raggiunto i 1.770 miliardi di euro. Ora il debito pubblico italiano ha "sfondato" quota "duemila" ed ha raggiunto circa i 2.070 miliardi sempre di euro. 
Negli anni Ottanta (in presenza della lira) il tasso di sconto (e conseguentemente il costo del denaro) era molto alto: nel 1980 del 16,5%, nel 1981 addirittura del 19%, nell'82 del 18% e così via riducendosi sensibilmente fino al 13,5% del 1989, rimanendo, però, per tutto il decennio ben sopra il 10%.
Gli anni Novanta, sempre con la lira, si sono aperti con il tasso di sconto al 12,5%, per salire progressivamente al 15% nel 1992 e rimanere sopra al 10% fino all'estate 1993 quando il governo Ciampi iniziò ad assumere la moneta unica europea come obiettivo strategico. Il tasso di sconto sostanzialmente calava man mano ci si avvicinava alla piena realizzazione del Mercato unico europeo e della moneta unica, raggiungendo, a fine anni Novanta, addirittura soltanto il 3%.

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Il giardino mediterraneo di Villa Larocca a Bari

La profonda connessione dell’arte del giardinaggio con le esigenze spirituali e materiali dell’essere umano fa comprendere quanto importante sia stata la sua funzione in tutti i tempi; i giardini hanno portato bellezza, tranquillità e riposo a coloro che cercano momenti di pausa dall’affannosa vita moderna.

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Sviluppata nuova varietà di mini peperone super salutare

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Frutta: contro l’emergenza Drosophila Suzukii il Ministero della Salute autorizza lo Spinetoram

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Viene dall'oceano il nuovo packaging dalle proprieta' antimicrobiche

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Crisi e "rivoluzioni" tecnologiche. Capisaldi del futuro: lavoro, capitale, conoscenza

Si è svolta ieri, in Palazzo Vecchio a Firenze, la cerimonia per l’inaugurazione del 261° Anno Accademico dei Georgofili. Riportiamo alcune notizie sulla relazione annuale del Presidente Franco Scaramuzzi e sulla prolusione dell'Accademico ordinario e Consigliere Antonio Patuelli

All’ inaugurazione del 261° Anno Accademico dei Georgofili, il Presidente Franco Scaramuzzi ha ritenuto doveroso dedicare la sua relazione annuale alla crisi che stiamo attraversando. Ha innanzitutto evidenziato che si tratta ormai di un lungo periodo di depressione e recessione nel quale si sono intrecciate diverse concause (politiche, economiche, sociali, ideologiche, morali, ecc.) ed anche forti cambiamenti prodotti da grandi innovazioni tecnologiche. Un'insieme di fattori ai quali dobbiamo l'attuale situazione, con disoccupazione, nuova povertà e disorientamento. 
Scaramuzzi ha quindi esaminato singolarmente tre elementi (lavoro, capitale, conoscenza) che appaiono come capisaldi determinanti per l'auspicata ripresa e crescita. Ha ricordato come il capitale investito nelle macchine abbia sostituito il lavoro, per ridurre la fatica, incrementava la produttività, la competitività, i redditi e i salari. Analoghi risultati continuano a essere ottenuti con l’uso di nuove tecnologie (basti pensare alla introduzione della comunicazione digitale). Comunque l'odierna situazione non è solo il risultato di una crisi transitoria, ma anche di cambiamenti permanenti che destabilizzano il mondo tradizionale del lavoro. Altre nuove tecnologie stanno sviluppandosi e molte diverranno irrinunciabili. Pertanto, è indispensabile creare al più presto nuovi posti di lavoro tradizionali per far fronte all'emergenza, ma allo stesso tempo adeguare la formazione dei giovani e riqualificare i meno giovani con aggiornamenti continui. Sarà necessario modificare anche i vecchi concetti del posto di lavoro "fisso" (di "ruolo"), inteso come invariato e garantito a vita. Nella dinamicità dei cambiamenti, non si deve neppure dimenticare che il lavoro è per tutti un dovere, prima ancora che un diritto.

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Il credito agrario ieri, oggi, domani

Prolusione di Antonio Patuelli, Presidente ABI (Associazione Bancaria Italiana)

Pronunciando a Firenze, a Palazzo Vecchio, la prolusione all’inaugurazione del 261° Anno Accademico dell’Accademia dei Georgofili, il Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli, ha affrontato le tematiche del credito agrario e ha affermato fra l’altro che i finanziamenti bancari all’agricoltura in vigenza della vecchia legge bancaria crebbero dai 4 milioni di Euro del 1981 ai 20 milioni di Euro dei primi anni Novanta.
Dopo il Testo Unico del 1993 è cresciuto progressivamente il credito all’agricoltura fino ai circa 44 milioni di Euro del 2012 e del 2013, i massimi storici, di fronte ai quali le sofferenze sono ora attestate a circa il 10%, un livello elevato, ma inferiore a quello degli ultimi anni della precedente legislazione.
Marginale è, invece, divenuto l’ammontare del credito agevolato all’agricoltura sceso nel 2009 sotto il miliardo di Euro e attestato nel 2012 e 2013 a poco più di soli 500 milioni di Euro.

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Il verde urbano come alleato nella lotta al global change

L’anidride carbonica è la principale esternalità derivante dalle attività umane e, nonostante una flessione registrata in Europa  (soprattutto conseguenza della crisi) la sua emissione è, a livello mondiale, in costante aumento negli ultimi decenni. L’uso sempre crescente e globalizzato dei combustibili fossili, che, per esempio, nel 2009 ha determinato l’emissione di quasi 33 Gt di CO2, insieme alla deforestazione hanno aumentato del 25% negli ultimi 150 anni la concentrazione di diossido di carbonio atmosferico, il principale dei gas serra. In accordo con quanto la modellistica sul cambiamento climatico aveva previsto, questi cambiamenti nella composizione dei gas hanno contribuito al processo di innalzamento della temperatura media terrestre e, nelle aree mediterranee, a una contemporanea riduzione della piovosità e sostanziali cambiamenti nella sua distribuzione e frequenza.
Le linee guida nella lotta al cambiamento climatico sono tuttora dettate dal Protocollo di Kyoto che prevede, tra l’altro, l’attuazione di misure agro-forestali quali la riforestazione e la gestione sostenibile delle foreste e, più in generale, di tutte le aree a verde. Le aree verdi in ambiente urbano risultano particolarmente efficaci per questo scopo poiché, oltre alla riduzione diretta dell’anidride carbonica e di altri gas serra (es. NO2) mediante assorbimento e assimilazione fogliare, sono in grado di innescare, indirettamente, un feedback positivo che porta al miglioramento del microclima e, di conseguenza, alla riduzione dell’uso dei combustibili fossili per il condizionamento estivo e per il riscaldamento invernale delle abitazioni.

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La Xylella potrebbe anche non essere così fastidiosa, da sola

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FAO: nuova banca dati della copertura del suolo a livello globale

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Il frutto esotico achacha in vendita per la prima volta in Europa

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Martedì 25 marzo 2014: inaugurazione del 261° Anno Accademico

Mancano ormai pochi giorni alla Inaugurazione del 261° Anno Accademico dei Georgofili,  che si svolgerà martedì 25 marzo 2014 alle ore 11, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze.

La relazione annuale del Presidente Franco Scaramuzzi sarà dedicata a Crisi e “rivoluzioni” tecnologiche, per evidenziare le molteplici concause (politiche, morali, economiche) che hanno concorso a determinare l’ormai lunga depressione e recessione, insieme a forti innovazioni tecnologiche. Nell’attuale, complessa e confusa realtà si soffermerà su tre capisaldi determinanti per il nostro futuro: lavoro, capitale e conoscenza. 
L’autorevole prolusione dell’Accademico Antonio Patuelli approfondirà il tema del credito agrario, uno dei maggiori problemi dell’attuale fase di recessione.
Nel corso della cerimonia saranno consegnati il Premio Antico Fattore, il Premio Donato Matassino e il Premio Prosperitati Publicae Augendae.

L’ingresso è libero al pubblico. 

Sul sito di Agrapress è possibile leggere un’intervista di Letizia Martirano a Franco Scaramuzzi, che anticipa alcuni temi della sua relazione. 
(http://www.agrapress.it/index.php/prime-pagine/1552-intervista-al-presidente-dell-accademia-dei-georgofili-franco-scaramuzzi)

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Produzione e produttività

Negli ultimi cinquanta anni, la produzione agricola è più che triplicata in volume; l’aumento della produttività ha reso possibile un maggiore apporto di cibo a prezzi contenuti. 
Nella prima metà di questo XXI secolo la domanda globale di cibo, di alimenti per il bestiame e di fibre tessili crescerà del 70 per cento. L’evoluzione della domanda per la produzione di biocarburanti accrescerà i margini d’incertezza. 
Che fare? La FAO afferma che, per soddisfare questa domanda, gli agricoltori avranno bisogno di nuove tecnologie. Produrre di più con meno terra e meno forza lavoro. 
Una delle condizioni per un duraturo e stabile equilibrio tra domanda e offerta di cibo è promuovere la crescita della produttività.
Negli ultimi cinquanta anni, la produzione agricola globale è cresciuta del 2,2 per cento per anno. La maggiore crescita si ha negli anni ’60-’70 (2,8 per cento) grazie all’intensificazione della produttività, con la “Rivoluzione verde”.
Nell’ultimo decennio, sono rallentati il processo d’intensificazione e la messa a cultura di nuove terre (0,7 %), ma è aumentata la produttività dei fattori (1,8 %). L’aumento dell’efficienza e della produttività dei fattori ha contribuito per oltre il 75% alla crescita della produzione agricola globale. 
La produttività totale dei fattori cresce, in media d’anno, del 4% nelle regioni del Nord e Sud Europa, del 3% nelle altre. Per tutto il periodo, la crescita è stata guidata dal progresso tecnico, con una caduta generalizzata dell’efficienza tecnica negli anni 2002-2003.  Nel periodo successivo è cresciuta l’importanza dell’efficienza nell’uso dei fattori. Le imprese agricole, soprattutto negli anni della crisi, hanno investito meno in innovazione. 

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Modificazioni dell’apparato radicale per il miglioramento delle piante coltivate

Per 10000 anni la ricerca applicata all’agricoltura è stata indirizzata quasi interamente alla parte aerea delle piante mentre, secondo il Prof. Malcom Bennett dell’Università di Nottingham, la chiave per incrementare la produzione consiste in una migliore conoscenza dei meccanismi con cui le radici crescono e assorbono l’acqua e i sali minerali dal terreno.

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Terre di Toscana: Pistoia e dintorni

Fino al 30 aprile 2014, presso la sede dell’Accademia dei Georgofili è allestita una mostra storico-documentaria sul territorio pistoiese. Ingresso libero, dal lunedì al venerdì, ore 15-18.

Fino al 30 aprile 2014, presso la sede dell’Accademia dei Georgofili è allestita una mostra storico-documentaria sul territorio pistoiese. Ingresso libero, dal lunedì al venerdì, ore 15-18.

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Importanza del latte

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La cocciniglia bianca dell’Actinidia

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L’agricoltore perde terreno nella catena del valore

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Francesco Minà Palumbo “Georgofilo”

Nel bicentenario della nascita (1814-2014), presso il Museo Naturalistico che porta il suo nome, si è svolto a Castelbuono (Sicilia) un Convegno dedicato al grande studioso. Si riporta l’intervento del Prof. Giulio Crescimanno, Presidente della Sezione Sud-Ovest dell’Accademia dei Georgofili

Tutte le volte che ho cercato di ripercorrere la Sua straordinaria carriera mi sono ritrovato a concludere che si è trattato di un genio in assoluto con una incomparabile capacità di lavoro, che inizia ad esercitare la professione di medico a Castelbuono a 22 – 23 anni dopo avere studiato Medicina a Palermo, dai 16 ai 20 anni ed avere ottenuto la specializzazione all’Università di Napoli, dai 20 ai 22 anni. E subito dopo la Sua grande passione e la Sua vocazione di Naturalista, amico di tutti, dai più grandi e rinomati scienziati italiani e stranieri ai più umili pastori e contadini delle Sue Madonie che ben sapendo di fargli cosa graditissima e certamente anche per ringraziarlo delle Sue ambitissime prestazioni mediche gli portavano continuamente esemplari di piante, di funghi, di insetti, di minerali e della fauna locale e lo accompagnavano nelle Sue escursioni.
Ho maturato il convincimento che la Sua passione di Naturalista avesse preso ad un certo punto il sopravvento sulla professione medica, se è vero come è vero che stava per prendere servizio a tempo pieno all’Orto Botanico di Palermo, ma un ricorso di due concorrenti che ambivano allo stesso posto a concorso portò all’annullamento dello stesso.
Ma è la Sua figura che mi appare gigantesca come è testimoniato dall’opera omnia “Iconografia della storia naturale delle Madonie” pubblicata a cura di Pietro Mazzola e Francesco Maria Raimondo.
E’ il più grande, multiforme e leggendario personaggio che abbia mai incontrato nelle mie letture e lo ricordo oggi con il rispetto e l’ammirazione che si riservano ai Grandissimi.

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Ecologia alimentare: l’esempio dell’olio di oliva

Ogni prodotto che arriva sulla nostra tavola nelle colorate e fantasiose bottiglie, scatolette e confezioni è il risultato di una lunga storia naturale ed ecologica, che comincia nei campi o nelle stalle, talvolta in Italia o talvolta in lontani paesi da cui importiamo una parte delle materie prime e dei prodotti alimentari. I prodotti agricoli e zootecnici non arrivano mai direttamente nelle nostre case ma passano attraverso numerose operazioni, veri e propri cicli produttivi, che li trasformano negli articoli commerciali che conosciamo e che troviamo nei negozi. In ciascuna delle operazioni nei campi, nelle stalle, nelle fabbriche, nella stessa grande distribuzione, vengono usati acqua ed energia e vengono prodotti residui solidi, liquidi e gassosi che finiscono nell’ambiente. Senza contare che ciascuna delle operazioni che portano il cibo nelle nostre case ha un “contenuto” di lavoro, di fatica umana, di innovazione, di esperienza di milioni di persone, di cui troppo poco si parla.
La storia naturale dei vari alimenti ha effetti ambientali meno vistosi, ma talvolta altrettanto importanti e nocivi quanto quelli di altre attività produttive. 

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L’impollinazione del carciofo

Una moderna gestione della coltura del carciofo, che tradizionalmente viene riprodotta per propagazione agamica a mezzo carducci, ovoli o parti di ceppaia, passa attraverso la propagazione per seme, che richiede l’impiego di genotipi con struttura genetica determinata, oltre a un idoneo percorso di produzione possibile soltanto grazie al ricorso all’impollinazione entomogama.

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Programma Quadro del Settore Forestale 2009-2019

Il PQSF mostra con evidenza la natura di programma-collage del PQSF stesso: esso recepisce e convoglia indirizzi già stabiliti e/o finanziati altrimenti. Il PQSF non costituisce cioè una fase unificante di vera elaborazione concettuale e progettuale per le foreste e il settore, limitandosi a ribadire pleonasticamente considerazioni e principi già sanciti altrove.
Simili programmazioni non sono neutre né a costo-zero, per il mancato svolgimento della funzione attesa: non sarà il caso di rinunciare a simili onerosi dividendi?

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Svelato il "segreto" della pesca noce

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Scoperta del Sant’Anna di Pisa per creare piante più resistenti alle inondazioni

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Un libro rivela come l’industria alimentare inganna i consumatori

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Dalla “rivoluzione agricola” alla “rivoluzione verde”

Nel mercato globale c'è posto per tutti; per il cibo buono e a basso costo, come per il cibo di alta qualità, così come per il cibo etico, etnico e magari costoso, di nicchia. Così come per i prodotti a chilometro zero e i prodotti delle campagne del mondo che finiscono nelle mense delle città, dove ormai vive più del 50% della popolazione della terra. Chiunque può capire che gli orti non bastano a sfamare le città con milioni e milioni di consumatori. 
Con la “rivoluzione agricola” del ‘700 e poi con la “rivoluzione verde” del ‘900 si sono moltiplicate le risorse alimentari, superando i limiti e le difficoltà delle pratiche della caccia, della pesca e della raccolta dei frutti spontanei. In questo senso l’agricoltura, ancora oggi, rappresenta la base dell’alimentazione di un mondo sempre più popolato e proprio per questo è diventato così importante il problema ecologico del rapporto fra l’uomo e l’ambiente e l’utilizzo delle risorse naturali, fra cui primeggia la terra coltivabile e l’acqua. Grazie alla ricerca, alla tecnologia e all'ingegneria genetica, si è in grado di sfamare un mondo sovrappopolato. Il problema dei sostenitori (ideologici) del piccolo, giusto, naturale e bello, è che, pur facendo un buon marketing, hanno uno sguardo corto e spesso rivolto all'indietro. Non si rendono conto che solo grazie all'evoluzione tecnologica e all'innovazione si è potuto affrontare la sfida demografica ed evitare la carestia: la fames, come si diceva nel Medioevo. Solo grazie a questo, la produzione agricola mondiale ha potuto fronteggiare un così rapido e gigantesco aumento della popolazione. 

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Iniziativa Italia-Africa, Tavolo Agricoltura

Il 20 febbraio scorso, alla Farnesina, si è tenuta una sessione ministeriale del Tavolo Agricoltura - nell’ambito dell’Iniziativa  Italia-Africa -  alla quale hanno partecipato i Ministri dell’Agricoltura dei Paesi dell’Africa sub-sahariana convenuti a Roma per il Governing Council dell’Ifad. Con questa iniziativa, già presentata dal Ministro degli Affari Esteri lo scorso 30 dicembre, l’Italia ha riacceso i riflettori sull’Africa, partendo proprio dal settore primario che è alla  base dell’auspicato  sviluppo di quel Continente. 
Il Sottosegretario all’Agricoltura, On. Maurizio Martina - il quale a distanza di poche ore sarebbe stato nominato Ministro - ha manifestato il convincimento che “per i molti aspetti peculiari del modello agricolo italiano e per la sua naturale vocazione geografica, l’Italia possa giocare un ruolo strategico nel rapporto tra Europa e Africa”. 
L’Africa è un Continente con Paesi tra loro molto diversi. Mediamente la sua agricoltura impegna il 60% della forza lavoro e produce il 25% del PIL (con variazioni che oscillano tra il 3 e il 50%).

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L’impollinazione del mandorlo

Il Mandorlo, ritenuto originario dell'Asia centro-occidentale, è stato presumibilmente introdotto in Sicilia dai Fenici; gli antichi Romani ne apprezzavano i frutti che chiamavano "noci greche". Attualmente la rosacea è una delle colture tipiche del Bacino mediterraneo. L’America, dove è stato introdotto nel XVI secolo è il principale produttore mondiale.

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Dall’albicocco le risorse genetiche per i "Prunus" del futuro

Sintesi della lettura "From Phylogenetics to Associaton Genetic: Apricot an Interesting Case Study for Prunus species", tenuta il 27 febbraio u.s. dal Dott. Jean Marc Audergon, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agri-ambientali della Università di Pisa ed organizzata dalla Sezione Centro Ovest dell’Accademia dei Georgofili

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“Nanobombe" per combattere i nemici dell'uva

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Agricoltura e clima: il Parlamento Europeo chiede di sviluppare coltivazioni più resistenti

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Patate resistenti alla peronospora

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Lettera aperta al Ministro Maurizio Martina

A nome dei Georgofili desidero esprimere i migliori auguri di buon lavoro al Ministro dell'Agricoltura (denominazione storica) Maurizio Martina, già Sottosegretario allo stesso Ministero nel Governo uscente, con delega all'Expo 2015. Insieme agli auguri desidero manifestare al Ministro Martina vive felicitazioni per la posizione equilibrata e senza pregiudizi che ha assunto nei confronti degli OGM e che merita plauso per la personalità e la lungimiranza che ha manifestato, con grande discontinuità rispetto a quasi tutti i suoi ultimi predecessori.
Faccio riferimento all'articolo che ha scritto su Il Sole 24 Ore il 13 novembre 2013 nel quale, in termini pienamente condivisibili, così si esprime: "Dobbiamo renderci conto che siamo in uno scenario nuovo e se vogliamo affrontare la questione con serietà non possiamo certo disconoscere che il progresso scientifico e lo stesso impianto normativo europeo in materia si sono notevolmente evoluti... I progressi della ricerca e le risultanze dei piani di monitoraggio hanno permesso di acquisire informazioni rilevanti anche rispetto al tema della sicurezza alimentare". L'articolo così continua: "Solo negli ultimi sessanta anni sono state create oltre 2000 varietà, ne è testimonianza il fatto che in rarissimi casi le specie agricole che contribuiscono alla nostra dieta esistono allo stato selvatico. Su diversi aspetti il dibattito scientifico risulta molto animato e questo rafforza il mio convincimento che le situazioni vadano valutate caso per caso e il problema non si possa ridurre allo scontro ideologico tra pro e contro OGM. Stiamo attenti a non generalizzare...".

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Dall’azienda agricola all’industria alimentare

Nonostante la crisi economica, le connesse preoccupazioni e il calo dei consumi, compresi quelli alimentari, viviamo in una società in cui il cibo non manca.  Ma non è sempre stato così. La sopravvivenza dell’umanità per lungo tempo è stata condizionata dalla disponibilità di alimenti. Dai tempi in cui viveva di caccia, pesca e raccolta di frutti spontanei, a quelli della prima agricoltura e sino ad oggi, l’uomo ha capito che non basta procurarsi l’alimento, ma che è necessario riuscire a renderlo disponibile con continuità e quindi a prolungarne la durata. Accanto all’imperativo della produzione vi è sempre stato quello della conservazione del cibo.
Così si è andata enucleando all’interno dell’agricoltura l’attività di trasformazione degli alimenti che supera la semplice conservazione e diventa l’industria alimentare che conosciamo. La sua nascita dall’agricoltura, ma con una propria individualità, pone però fin dall’inizio numerosi problemi di carattere economico.Sin dagli inizi si individuano tre modelli di rapporti che regolano le questioni fra i due comparti. Il primo è quello contrattuale in cui i principali aspetti della fornitura della materia prima agricola sono regolati da accordi scritti. Già a fine ‘800 erano in uso contratti nel lattiero-caseario e nel bieticolo-saccarifero che poi si sono diffusi in altri comparti. Non molto diversi da quelli attuali  non hanno risolto i problemi di conflittualità, anzi proprio in questi due comparti si registra la più elevata litigiosità fra le parti. Il secondo modello è quello cooperativo, in cui l’agricoltore è anche industriale in relazione al prodotto conferito. Ma anch’esso non è risolutivo. Nelle cooperative si scontrano le due anime, quella agricola che vuole il massimo prezzo per il prodotto conferito e quella industriale che pensa al consolidamento dell’impresa e ciò frena, insieme a problematiche  di altro genere, il successo della formula.

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L’impero dolce, costruzione della memoria dello zucchero italiano

Il 14 febbraio, a Roma, nella Sala Cavour del MIPAAF, è stato presentato un interessante progetto volto a valorizzare la memoria dello zucchero italiano. I primi tentativi di coltivazione e trasformazione della barbabietola da zucchero (Beta vulgaris) erano stati avviati durante il regno d’Italia instaurato da Napoleone, ma non ebbero successo ed il primo zuccherificio funzionante fu realizzato soltanto nel 1887 a Rieti, grazie a Emilio Maraini. 

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Le nuove imposte di trasferimento degli immobili

In un precedente intervento parlavamo dell’effetto sulle imposte di trasferimento delle norme di cui all’art.10 del D.Lgs. 23/2011 (legge sul Federalismo fiscale), poi in effetti si sono state le modifiche di cui all’art.26 del D.L. 104/2013 convertito con modifiche nella Legge n. 128/2013 e quindi oggi possiamo vedere in dettaglio tutte le novità. 

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25 marzo 2014: inaugurazione 261° Anno Accademico

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L’Italia mantiene il quarto posto per pagamenti Ue all’agricoltura

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Latte di cammella nei bar britannici

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Una occasione d’oro, sprecata 6000 volte al giorno

Prima di iniziare a leggere, vi prego, fidatevi, e prendete nota dell’ora. La carenza di vitamina A è la principale causa di morte a livello globale, superiore anche all’AIDS, con circa 2 milioni di vittime ogni anno, vale a dire circa 6000 al giorno o, se preferite, 4 al minuto. Quando sarete arrivati al fondo dell’articolo saranno morte una decina di persone e più di un paio avranno perso la vista. Una buona parte delle vittime sono donne e bambini, specialmente tra i poveri del sudest asiatico e dell’Africa, cioè tra coloro che hanno diete poco ricche e che si basano principalmente su un solo alimento, ad esempio il riso, carente di vitamina A o di carotenoidi, composti come il beta carotene (quello che conferisce il colore tipico alle carote) e simili, che possono essere convertiti in vitamina A una volta introdotti nel corpo. 
Il prof. Ingo Potrykus, insieme a Peter Beyer, nel 1999 è riuscito ad ottenere per via biotecnologica una varietà di riso che accumulava piccole quantità di beta carotene. Nonostante il basso contenuto, il consumo di normali quantità di riso sarebbe stato comunque sufficiente per alleviare i problemi connessi alla carenza. Non si chiede infatti alGolden rice di essere l’unica sorgente di vitamina A, ma di apportare un’aggiunta significativa a quanto già assunto nella dieta. E siccome sono proprio i poveri che si cibano principalmente di riso a soffrire della carenza, questo è un modo efficace per raggiungere proprio chi ne ha più bisogno e in modo capillare, senza mettere in piedi complicati sistemi di distribuzione ma semplicemente rilasciando varietà di riso che contengano il carattere “golden”, cioè un pallido color oro. 

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Che succederà alle piante con il cambiamento climatico??

Il meccanismo che governa l’entrata e l’uscita dalla dormienza è estremamente tarato e raffinato, e incentrato principalmente su temperatura e fotoperiodo. La temperatura è una delle variabili ambientali più efficienti nel segnalare alle piante il momento di iniziare l’attività fisiologica, mentre il fotoperiodo, forse mediante un effetto combinato con la temperatura, determina il momento della cessazione dell’attività. È stato ipotizzato che il cambiamento climatico possa disturbare questo fine meccanismo che le piante hanno elaborato per sfuggire al gelo invernale, poiché molte di esse potrebbero non essere in grado di accumulare le ore di freddo necessarie per un’efficace ripresa vegetativa in primavera che, quindi, potrebbe risultare ritardata, oppure, all’opposto, riprendere la crescita troppo precocemente, aumentando così il rischio di subire danni a causa di gelate primaverili. Ricerche condotte in Inghilterra hanno evidenziato che il precoce germogliamento e il ritardo della caduta delle foglie o, comunque del riposo invernale, hanno allungato la stagione di crescita di circa 11-14 giorni (in media con punte di 20) dal 1960. 

Tuttavia, sebbene le temperature elevate possano ritardare la senescenza autunnale, il loro aumento non è sempre un indizio affidabile per stabilire l’inizio della sequenza che porta alla dormienza; le temperature di fine estate e inizio autunno non sono necessariamente correlate con i primi geli poiché, come suddetto, in molte specie la lunghezza del giorno viene utilizzata come segnale di inizio di cessazione della crescita, il primo passo verso il raggiungimento della dormienza invernale.

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Economia e Biotecnologie

Occorre riflettere sul fatto che in Italia la coltivazione di piante geneticamente modificate è fieramente avversata anche se l’impiego e il commercio sono liberi. Il nostro sistema agricolo non può non fare ampio ricorso ad essi per mais e soia destinati all’alimentazione di quegli animali da cui ottiene i prodotti più pregiati della tradizione italiana  come formaggi e salumi.

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Il consumo di suolo

Il degrado e la cementificazione dei suoli fertili limitano la capacità produttiva dell’agricoltura, hanno effetti negativi sull’assorbimento idrico e sulla biodiversità. 

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Olio, arriva il registro unico per tutelare il vero extravergine italiano

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POSTRACCOLTA 2014 con il patrocinio dei Georgofili

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La patata novella di Galatina ottiene la DOP

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Nascita e sviluppo della Distribuzione Alimentare Moderna

È una storia di quasi centocinquant’anni, che ha inizio nel 1870, in un continuo cambiamento, una continua evoluzione.  Essa è frutto del travolgente sviluppo tecnologico della seconda metà dell’Ottocento che porta alla nascita dell’impianto operativo, cioè del modello industrialedei supermercati. Questo è ben precedente all’ideazione del self-serviceed alla nascita dei supermercati stessi. 
Le sue origini risalgono infatti alla fine dell’Ottocento con l’invenzione delle catene di negozi, ovvero dei negozi a catena, detti in inglesechain stores. E della centralizzazione - dei “magazzini centrali” -  che costituisce quel sistema irrinunciabile che permette il ricevimento di carichi completi dai fornitori, la gestione dell’inventario e del pronto rifornimento dei negozi, consentendo di evitare le rotture di stock.  Per non dire della freschezza di tutti i prodotti deperibili e, più tardi, della capacità di gestire assortimenti anche di 60.000 articoli. 
Quando, negli Stati Uniti, negli anni ‘30 del secolo scorso, nascerà ilsupermarket sulla spinta della crisi del 1929, per “scoppiare” però solo nel dopoguerra (1950), il più sarà ormai stato fatto. 
Nuovi sacri principi decreteranno la fine del pollivendolo o della latteria, e sanciranno per sempre la nascita dello one stop shopping, il “tutta la spesa sotto lo stesso tetto”, la centralizzazione con la sua rigorosa logistica, gli acquisti del dettagliante su larga scala, i negozi a catena.

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Alcune considerazioni sugli aiuti PAC all’agricoltura europea

Siamo alle tornate finali di quella che sarà la nuova PAC agricola 2013-2020 che tanta parte avrà nel decidere il futuro degli agricoltori europei dal 2013 al 2020.
Anzi a livello Europeo, è ormai cosa fatta, manca l’ interpretazione che lo stato Italiano darà a questo insieme di regolamenti e la ripartizione che intende farne nell’ambito di tutta l’agricoltura nazionale.
Questa riforma della politica agricola comunitaria sarà per gli agricoltori italiani di vitale importanza, ma lo sarà ancora di più per il mondo agricolo meridionale, caratterizzato in massima parte dalla presenza di colture mediterranee, la cui concorrenza proviene dai paesi rivieraschi del sud del Mediterraneo, che produttori di olio e di agrumi, hanno  costi molto più bassi dei nostri e  ci impongono una politica dei prezzi impossibile da affrontare senza risorse, quanto meno nel breve periodo.
Dunque la Comunità ha  varato la riforma della PAC, ma lo stato Italiano  tarda a espletare le incombenze che la UE le ha affidato in termini di gestione nazionale delle risorse comunitarie e di  ripartizione degli aiuti,  diffondendo tra gli agricoltori ansie ed incertezze.  
Indubbiamente questa latitanza delle Istituzioni Italiane nei confronti del mondo agricolo è un fatto culturale che ha radici profonde ed oggi malgrado si ricominci a parlare di agricoltura con rinnovato interesse, la si inquadra in un’ottica edonistica, goliardica, di vita beata all’aria aperta del buon contadino felice. Non è così.

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Approvato il PAN, Piano di Azione Nazionale sull’uso sostenibile di prodotti fitosanitari

Il documento definitivo disegna fin dall'anno in corso un'agricoltura con tre volti distinti: quella con la difesa integrata obbligatoria, l'altra con la difesa integrata volontaria e l'agricoltura biologica.

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Palme delle Canarie spontanee non infestate dal Punteruolo rosso

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Un algoritmo per pianificare raccolti più efficaci

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Indicazioni sulla fertilità del suolo e gli effetti sulla olivicoltura mediante la tecnica del sovescio e attraverso l'inerbimento

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Olio d'oliva, metodo scientifico toglierebbe ogni dubbio su qualità e origine

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Non basta produrre olio eccellente

Il destino del nostro intero settore olivicolo non è solo nelle mani degli olivicoltori. Anche i processi per l'estrazione dell'olio hanno realizzato molte importanti innovazioni tecnologiche, in grado di far emergere le migliori caratteristiche qualitative degli oli. 
Ma il commercio dell'olio di oliva continua a presentare profili peculiari. Il nostro Paese annualmente produce, importa e contestualmente esporta centinaia di milioni di ettolitri di olio di oliva. La nostra sola produzione non è sufficiente a soddisfare il complessivo fabbisogno nazionale. Ciò sta già a dimostrare che non esportiamo soltanto olio prodotto con le nostre olive. Gli oli extravergini che importiamo da più parti vengono manipolati e miscelati, non sempre sappiamo dove e come. Vengono infine commercializzati in confezioni etichettate anche come "Made in Italy" e offerte a prezzi molto bassi, troppo spesso persino incredibili.
Gli oli che oggi raggiungono e superano i parametri minimi necessari per essere definiti extravergini sono ormai numerosi. Tanto che questa denominazione rischia di essere considerata come una commoditycommerciale. Si stanno cercando valenze qualitative sempre più elitarie, capaci di distinguere oli di oliva superiori, che qualcuno chiama già "di eccellenza". Ma tutto ciò potrà avere successo ed essere utile alla nostra olivicoltura, se e fino a quando potrà essere tutelata l'autenticità delle caratteristiche qualitative dichiarate. 

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Il DNA per garantire l’ autenticità delle produzioni agricole e degli alimenti

La tracciabilità genetica, nata come tecnologia applicata della genetica e della genomica,  sta dando un importante contributo al controllo della qualità e sicurezza di materie prime agricole e prodotti trasformati. Si sta dimostrando inoltre un valido strumento per la valutazione dell’autenticità di prodotto e dell’identità di  sementi e prodotti di vivaio.  L’interesse per sistemi analitici basati sul DNA profiling è giustificato dal fatto che il DNA è una molecola estraibile dai diversi tessuti di piante erbacee ed arboree e da innumerevoli matrici alimentari e prodotti finiti,  stabile ai diversi trattamenti tecnologici che le materie prime possono subire nelle fasi di lavorazione. 
Si può interrogare il DNA estratto da una materia prima, un alimento ed un mangime ed ottenere informazioni rilevanti, quali il contenuto in specie vegetali o animali, la presenza di varietà specifiche, l’eventuale presenza di microrganismi dannosi o, al contrario, benefici.  E’ ormai ben consolidata ed utilizzata in modo routinario l’analisi del DNA per la caratterizzazione univoca di varietà, convenzionali e geneticamente modificate, ibridi vegetali e razze animali, a difesa dei diritti del costitutore, ma anche a tutela dei coltivatori ed allevatori.

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Viabilità forestale e viabilità vicinale

La viabilità forestale costituisce un ambito di intervento pubblico molto particolare all’interno delle politiche di settore, diverso dagli altri (quali ad es. la pianificazione forestale, l’AIB, l’attività vivaistica, la qualificazione del personale) soprattutto per l’alto grado di trasversalità: ovvero per il fatto che le infrastrutture minori cd. “forestali” dette anche “di servizio” sono soggette in generale ad usi molteplici e fruizioni differenziate da parte di numerose categorie che le percorrono con scopi e modi diversi, a fronte di un quadro giuridico, normativo e amministrativo delle infrastrutture incoerente e anche disatteso. Questa situazione è tutt’altro che nuova, anzi è esattamente storica nel senso che è determinata proprio da condizioni socioeconomiche e amministrative dei decenni scorsi, durante i quali si sono avvicendati, nell’uso e nella manutenzione della rete viaria minore, Enti diversi.

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ANBI, il 18 febbraio presentazione del piano contro il rischio idrogeologico

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L'Olanda il paese dove si mangia meglio

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Scoperta in Italia una nuova specie di fiore: Campanula Martini

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Conoscere per decidere sugli OGM

Pubblichiamo la lettera inviata ai Consiglieri regionali italiani da parte delle principali istituzioni scientifico-agricole italiane

Signori Consiglieri,
ci rivolgiamo a voi all'indomani dell'approvazione di un ordine del giorno da parte della Conferenza dei Presidenti dei Consigli Regionali del 13 dicembre 2013 che esorta Enti territoriali e, presumibilmente, il Parlamento all'adozione di misure penali contro chi dovesse seminare in Italia anche nel 2014, come già avvenuto nel 2010 e nel 2013, piante geneticamente ingegnerizzate, i cosiddetti OGM.
Ci rivolgiamo a voi perché di tutta evidenza la materia è estremamente complessa per le ripercussioni, scientifiche, giuridiche, economiche, agricole e di relazioni internazionali che coincidono con il prestigioso impegno del nostro Paese nell'organizzazione di EXPO 2015, evento a cui sono attesi a Milano quasi tutti i Paesi del pianeta tra cui quelli che coltivano da diciassette anni gli OGM.
L'ordine del giorno approvato, nella sua necessaria sintesi, presenta numerose gravi lacune che potrebbero influire sulle decisioni politiche che vi apprestate ad assumere e che potrebbero avere influenze nefaste sul futuro del nostro Paese, sulla possibilità di avere un settore agricolo moderno e produttivo e sulla possibilità di rimettere in ordine i conti pubblici che vedono uno strutturale deficit dell'intercambio delle produzioni agricole destinate all'alimentazione con l'estero per dieci miliardi di euro l'anno tutti gli anni da almeno un ventennio.

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Lettera aperta a Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e a Sergio Bolzonello, assessore alle attività produttive

In questi giorni sono in discussione presso gli uffici della Regione Friuli Venezia Giulia le regole per la coesistenza tra colture geneticamente modificate, convenzionali e biologiche. L’obiettivo politico dichiarato dall’Amministrazione regionale è quello di impedire la coltivazione di mais geneticamente modificato per resistere alla piralide, poiché il no agli OGM è la strada ritenuta vincente nell’attuale contesto politico. Tuttavia questa strada non è senza costi per i cittadini e le imprese che vivono e operano in Friuli. Infatti il mais, con oltre 90.000 ettari coltivati, è la principale coltivazione della regione e la piralide è un insetto in grado di causare gravi danni sia quantitativi sia qualitativi a questa coltivazione. La perdita di produzione, molto variabile di anno in anno, può essere stimata in oltre 80.000 tonnellate per un valore di 16 milioni di euro. Le varietà geneticamente modificate per resistere alla piralide sono il mezzo più efficiente per il suo controllo e sono state ritenute sicure per l’uomo e l’ambiente dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e dalle più credibili istituzioni internazionali.

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Un progetto per il futuro delle imprese agricole

Progettare il futuro, ricercare ed attuare un insieme di iniziative per restituire prospettiva all’agricoltura non è facile, il settore è in serie difficoltà: prezzi in costante flessione; costi dei mezzi di produzione in rialzo; tassazione che imperversa; oneri burocratici in aumento; concorrenza in espansione; sostegno Pac sempre più striminzito.

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Un insetto galligeno delle foglie di Ficus micro carpa

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UK: in arrivo dal Canada 2.000 litri di succo di pomodoro viola OGM per essere testati

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Vertice Italia-Spagna: IG, dieta mediterranea, PAC, OCM ortofrutta e etichetta a semaforo

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Speciale Agricoltura 2030, dagli esperti le indicazioni per il futuro

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OGM, UNA FERITA INCOMPRENSIBILE

Uno spinto allarmismo, artificiosamente montato intorno agli OGM (nuovi organismi utili), ha inferto al nostro Paese una brutta e dolente ferita che sembra non voler cicatrizzare. Andrebbe invece cauterizzata al più presto, per arrestare i danni materiali e morali che i veti imposti alla ricerca scientifica italiana stanno continuando a provocare. Mescolando presunti rischi biologici a motivazioni politico-ideologiche e confondendo una legittima "prudenzialità", attuabile attraverso verifiche e controlli, sono stati applicati infondati divieti di studiare e usare una tecnologia genetica che ha il merito di avere ripercorso preziosi meccanismi naturali della evoluzione.
Dopo quindici anni, è doveroso tirare le somme e riconsiderare gli atti compiuti. Accertato che i pericoli paventati non si siano mai verificati, va considerato che chi li utilizza (ormai in gran parte del pianeta) ha registrato solo vantaggi e che lo stesso nostro Paese oggi importa quei prodotti OGM di cui ha assoluto bisogno, ma che continua a vietare ai propri agricoltori. 
Senza entrare nel merito delle scelte politiche, desideriamo solo evitare che, senza alcun motivo, la ricerca scientifica continui ad essere strumentalizzata e bloccata, mentre ovviamente in tutto il mondo si continuano a produrre nuovi OGM, con successi sempre più promettenti. 
La correttezza metodologica, il valore delle nuove conoscenze e la eventuale pericolosità delle innovazioni, possono essere giudicate da scienziati competenti, che a questo scopo seguono principi e regole rigorose. Qualsiasi diverso interesse non deve indurre a manipolare questi giudizi in sedi prive delle indispensabili conoscenze, per farli poi arrivare distorti all'opinione pubblica e nelle piazze. Siamo quindi chiamati a difendere la libertà, l'autonomia e l'universalità della ricerca scientifica e chiediamo che la deleteria vicenda italiana degli OGM si chiuda. 

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Competitività e mercato

La competitività è contemporaneamente una condizione per conseguire gli aumenti di produttività necessari allo sviluppo dell’agricoltura e lo strumento per conservarli e favorirne gli ulteriori incrementi. Senza il suo miglioramento non si può mantenere vivo e vivace nessun settore produttivo, neanche quello agricolo. Il problema è  quale significato attribuirle in un paese di antica agricoltura con poche terre coltivabili, costi dei fattori di produzione elevati, a partire dai valori fondiari, rigidità strutturali. La competizione stimola a migliorare processi produttivi e prodotti, modelli organizzativi, istituzioni del settore, redistribuzione dei ruoli nelle filiere. È arduo  competere con materie prime prodotte a costi bassissimi nel mondo, ma si può farlo con prodotti che presentino caratteristiche complessive di offerta che siano migliori. La soluzione non sta nel ritorno a un passato in cui le rese erano infime e la sanità dei prodotti fortuita, ma avvalendosi dei progressi della ricerca come i nostri concorrenti.
La competitività porta a riflettere sul diffuso timore del mercato visto come un’entità oscura e sostanzialmente avversa. Un timore che nelle sue diverse forme conduce al protezionismo. Dalla difesa dei prodotti locali al cosiddetto chilometro zero merita una riflessione seria. Il mercato è il più efficiente fattore di progresso e di selezione dei produttori che vi sia. Può presentare disfunzioni e difetti, è frequentato anche da free riders che traggono vantaggi indebiti da comportamenti sleali, ma tutto ciò rientra nella  patologia e non nella fisiologia. Un modello di scambi come quello del km zero può rappresentare una soluzione per alcuni produttori e consumatori, ma come sistema non può funzionare. La perdita di efficienza economica, l’incremento dei costi, la riduzione dell’offerta, l’irrealizzabilità logistica, i problemi di stagionalità e irregolarità delle produzioni indicano che le soluzioni vanno ricercate altrove.

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Intervento di Scaramuzzi per i 100 anni dell’Istituto Agrario e Forestale di Firenze

Sabato 18 gennaio 2014, nella sede della ex facoltà di Agraria di Firenze (foto), è stato celebrato il centesimo anniversario dell'Istituto Superiore Agrario e Forestale. 

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Prorogato al 1 gennaio 2015 il termine per la revisione obbligatoria delle macchine agricole

Soddisfazione è stata espressa dalla categorie imprenditoriali interessate.

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Documento Conclusivo su “Monitoraggio e simulazione matematica dei processi erosivi in Sicilia”

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La nuova patata “che dà la vita” viene dal Perù

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Più frutta nelle bibite prodotte in Italia, via libera all’emendamento

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La ricerca agraria nell'epoca dei "Big Data"

Durante la prima Assemblea generale dei Georgofili, tenutasi a Firenze il 17 Dicembre scorso, ho presentato una relazione sull' organizzazione della ricerca agraria, ma qualche riferimento al contenuto della medesima non poteva essere evitato. Infatti, durante l'ultima parte della relazione ho fatto alcuni riferimenti alla ricerca sugli organismi (piante, animali, funghi, microbi) che rappresenta la parte predominante della ricerca agraria, mentre nel contempo si poteva osservare sullo schermo una serie di immagini, quasi ossessive per il loro carattere monotematico, che illustravano l'importanza della gestione delle enormi quantità di dati quotidianamente prodotte dalla ricerca agraria condotta in varie parti del mondo.
La raccolta dei dati, la loro elaborazione, conservazione, trasferimento e condivisione all'interno della comunità scientifica mondiale è sempre stata una preoccupazione degli addetti alla ricerca; quindi, si potrebbe dire, nulla di nuovo. Invece una serie di fatti, accaduti alla fine del secolo scorso, ha innescato un processo di crescita esponenziale durante questi primi anni del terzo millennio, ed ha fatto in modo che la quantità dei dati sperimentali è diventata così enorme da porre il vecchio problema in termini assolutamente nuovi. Quando la quantità cresce in modo smisurato, diviene anche problema qualitativo. I Georgofili non potevano non essere chiamati a riflettere anche su questo aspetto.

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La produttività come chiave di lettura del successo agricolo

L’agricoltura, pur in un periodo di difficoltà e di incertezza, è l’esempio più evidente di una storia di successo nel lungo cammino dell’umanità. È riuscita ad aumentare il suo volume di produzione e a nutrire una popolazione crescente e con esigenze alimentari anch’esse in espansione. E vi è riuscita vincendo le avversità e i vincoli tipici del settore e spostando a livelli sempre più avanzati l’equilibrio fra offerta e domanda. Perché ciò avvenisse è stato necessario che la produttività delle risorse aumentasse e che rendesse disponibile il cibo per una popolazione in crescita. 
Il balzo maggiore è avvenuto negli ultimi due secoli, un periodo chiave per la crescita della produttività che è stata più rapida degli altri settori, con un incremento di offerta a prezzi decrescenti. Se ci si chiede come ciò sia possibile, la risposta è che sono intervenute riduzioni dei costi unitari di produzione grazie agli incrementi di produttività. La maggiore produttività ha fatto sì che i prezzi agricoli salissero  meno di quelli degli altri settori innescando il processo di sviluppo e liberando risorse. Di fronte a questa evoluzione oggi alcuni sollevano almeno tre questioni: come sia possibile il paradosso di incrementi di produzione a prezzi calanti, se il modo di produzione agricolo danneggi le risorse naturali,  se la grande spinta propulsiva che l’ha sorretto non sia esaurita con ciò aprendo prospettive apocalittiche. 

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La lobby, i lobbisti, il lobbismo

C’è un argomento delicato che non può essere trascurato: la lobby, i lobbisti, il lobbismo. Si tratta di una attività già regolamentata in diversi Paesi occidentali, oltre che in sede europea. In Italia se ne parla poco, poiché si fa ma non si dice. 

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Politica o Scienza?

Preoccupazione per un ordine del giorno approvato dalla conferenza dei Presidenti delle regioni, che esorta Enti territoriali e, presumibilmente, il Parlamento all’adozione di misure penali contro chi dovesse seminare in Italia OGM. 

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Annata agraria: Politi (CIA), grandi difficoltà nel 2013, ora servono politiche nuove e concrete

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Studio per determinare se e quanto i residui dei fitofarmaci siano biodegradabili

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Ananas in Siberia

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Dove va l’agricoltura?

Produrre, innovare e competere: perché tornare a ragionare su queste che sono le esigenze ovvie di ogni impresa, e non solo di quelle agricole?  Oggi, fra malessere per il presente e incertezza sul futuro, si sente viva la necessità di ritornare su questi concetti. Lo faremo, senza dimenticare che il primo esempio “ante litteram” di sostenibilità è la storia dell’agricoltura.
La più lunga e grandiosa storia di successo che abbia accompagnato l’umanità fornendo cibo in quantità crescente, garantendo la sopravvivenza e la diffusione dell’umanità, accompagnando l’uomo nella sua crescita e facendo aumentare la popolazione, migliorando le condizioni di vita, allungando la vita media  e consentendo livelli di consumi più elevati. 
Fra disponibilità di alimenti e popolazione si è creato un equilibrio dinamico, spesso drammatico, che si è gradualmente spostato a livelli sempre più avanzati sino a quelli attuali. L’agricoltura ha fornito cibo in quantità sempre maggiori e con crescente regolarità grazie allo sviluppo delle conoscenze scientifiche. La stessa quantità di terra coltivata con le tecnologie dei primi millenni della storia agricola non avrebbe potuto sostenere una popolazione superiore a quella di allora. 
Oggi il ruolo dell’agricoltura sembra ridotto quasi solo a produrre alimenti, a svolgere non ben definite attività ambientali. In passato produceva anche fibre tessili, attrezzi e abitazioni, energia, manufatti. Poi la specializzazione produttiva ha determinato il distacco delle altre attività. Il risultato è un contributo calante al Pil ed all’occupazione e la perdita di peso politico e sociale.

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L'organizzazione della ricerca in Agricoltura

Nell'intervento di apertura il presidente, prof. Scaramuzzi, ha sottolineato  "il declino subito negli ultimi decenni dall'agricoltura" nonostante che essa sia una attività essenziale per la nostra sopravvivenza e riconosciuta nei vari "Summit  mondiali come indispensabile per la futura soluzione dei grandi problemi planetari". Tuttavia, anche se trascurata, l'agricoltura italiana si basa ormai, come gran parte dell'agricoltura praticata nel mondo, su una forte componente tecnico-scientifica che si evolve sempre più; pertanto essa sarà sempre più dipendente dall'attività di ricerca. Questa è la premessa alla mia relazione "Sostenere la ricerca libera, multidisciplinare e universale. Diffondere le nuove conoscenze e svilupparne le applicazioni". Ovviamente non si poteva affrontare il vecchio problema della ricerca italiana in agricoltura, prescindendo dalle varie iniziative che, anche solo nell'ultimo ventennio, si sono succedute in ambito georgofilo, portando tra l'altro sempre ad identiche conclusioni, sottolineando quindi una sostanziale non risposta da parte dei pubblici poteri.
I nodi della organizzazione della ricerca infatti, risiedono solo in parte nella mancanza di fondi; è  illusorio pensare che i finanziamenti, per quanto indispensabili, siano sufficienti a consentire una ottima ed utile ricerca; essa dipende invece da molti fattori che possono essere indicati con il termine riassuntivo di organizzazione della ricerca.

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I Georgofili e la comunicazione

I Georgofili vivono a fianco degli agricoltori, o sono agricoltori essi stessi. Conoscono bene, pertanto, le difficoltà strutturali del settore, ma sanno anche che l'agricoltura in questi ultimi 80 anni è stata protagonista di fondamentali mutamenti, determinati dalla scienza e dalla tecnologia, in particolare dall’agronomia, dalla genetica, dalla chimica e dalla meccanizzazione.
Oggi la scienza e la tecnologia si presentano con il WEB e la telematica, permeando tutta la realtà e condizionando le relazioni tra tutti noi. Il WEB può dare valore alle nostre competenze, può ampliare la nostra visione della realtà, mettere a fuoco aspetti poco conosciuti, aiutarci nelle interazioni con gli altri, stimolare la creatività, incoraggiarci all’impegno. 

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I canali di comunicazione degli insetti

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Il possibile futuro dell’industria alimentare globale

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Le bollicine tengono sui mercati italiani e volano su quelli esteri

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Patate fritte più buone... se cotte su Giove!

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Buone Feste da "Georgofili INFO"

"Georgofili INFO" torna mercoledì 8 gennaio 2014.
A tutti i nostri lettori, auguriamo Buone Feste!


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Prosperitati Publicae Augendae

Si è svolta ieri 17 dicembre 2013, un’ Assemblea generale dei Georgofili presso l’auditorium Cosimo Ridolfi (grande Georgofilo dell' '800), nella sede della Cassa di Risparmio di Firenze. Hanno partecipato centinaia di Accademici provenienti da tutta Italia. 
L’importanza dell’evento deriva dalla volontà dei Georgofili di mantenere vivo il proprio ruolo storico, proiettandolo nelle problematiche del terzo millennio. Come il Presidente Franco Scaramuzzi ha illustrato in apertura, è di fondamentale importanza il "capitale sociale" che è costituito dall’insieme degli Accademici, cioè da persone legate fra loro per accrescere la capacità di interazione nella società. Questo capitale, unito a quello culturale e umano, è rivolto a soddisfare l'interesse pubblico. I ruoli dell’ Accademia sono molteplici ma si può parlare anche di un unico grande ruolo: quello di stimolare e raccogliere nuove conoscenze e idee, discuterle e trarne aggiornate sintesi da divulgare e offrire soprattutto all’attenzione di coloro che coprono vari livelli di responsabilità e ai quali spettano le valutazioni, le scelte e le decisioni. Un tale ruolo, svolto dall’Accademia dei Georgofili fin dalla sua nascita, è destinato a diventare ancor più necessario nel futuro globale, ormai irreversibile, che spinge all'incontro e alla convivenza civile, come obiettivo comune dell'intera umanità.

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Le cocciniglie dell’olivo

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“Camere riverberanti alle microonde” per la disinfestazione di derrate alimentari


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Gas serra, scoperto nuovo inquinante più pericoloso della CO2

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Concorso "Un futuro da coltivare" - 1° Edizione

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Stefano Mancuso premiato per “Verde Brillante”

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Albero cosmico, simbolo universale tra uomo e spiritualità

Dai greci al mondo moderno, da Platone a Dante. L'icona che collega terra e cielo

Gli alberi hanno da sempre affascinato l’uomo per la loro pluricentenaria longevità che nel tempo collega varie successive generazioni umane, per la potenza espressa dai loro tronchi poderosi, per la maestosa dimensione delle loro chiome tanto che, soprattutto nelle antiche civiltà, esso ha loro attribuito caratteristiche di sacralità e in loro ha immaginato la dimora di esseri divini. 
Nella mitologia dei Greci, dei Romani, dei Celti e di altri popoli, numerose erano le specie di alberi sacri o comunque in qualche modo collegati al culto delle divinità: la quercia a Zeus e a Pan, l’olivo ad Atena, il mirto ad Afrodite, il fico a Dioniso e a Marte, il cipresso, tuttora simbolo di morte presso vari popoli, al dio degli Inferi, Plutone, la vite a Dioniso, il salice ad Osiride, il sicomoro ad Hator; la mela e la rosa erano il frutto e, rispettivamente, il fiore sacri ad Afrodite; la rosa era nell’Egitto sacra ad Iside; i meli dai pomi d’oro erano coltivate nel magico giardino sulle pendici del Monte Atlante. Particolare significato è stato attribuito presso varie religioni, all’albero cosmico che in alto erge le radici e in basso volge i rami, un simbolo che accompagna diverse religioni. Infatti l’idea dell’albero rovesciato ha una diffusione nel tempo e nello spazio che va da Platone a Dante e dalla Siberia all’India, e in ciascun paese nel quale la tradizione è stata adottata, l’Albero del Mondo è di una specie che è propria del luogo.

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Le biomasse legnose in Trentino secondo il progetto Biomasfor

Per il futuro, ci sono due certezze: la permanenza e anzi la crescita dell’orientamento socioeconomico, politico e amministrativo verso le Fonti di Energia Rinnovabili, e quindi a favore degli investimenti connessi; la crescita del fabbisogno di cippato, per maggior convenienza rispetto ai combustibili fossili e anche per maggior rispondenza alle istanze di coesione sociale e di appartenenza civica al territorio.
Stante la crisi economica generalizzata non è ragionevole ipotizzare un incremento dell’attività di segagione da parte degli stabilimenti trentini, che possa generare anche maggiori quantità di scarto e di cippato: l’offerta di cippato ricavabile presso le segherie rimarrà in quantità quella attuale di 260.000 mst/anno. Il cippato ricavabile dal bosco secondo la stima prudenziale sopra individuata già adesso non coprirebbe (se raccolto integralmente) il 30% attuale di cippato non garantito dalle segherie, e ancor meno in futuro. 

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La riforma delle imposte sul trasferimento degli immobili

Dal primo gennaio 2014 entrano in vigore le nuove norme dell’art.10 del D.Lgs. 23/2011 c.d. Decreto del federalismo fiscale in tema di imposte sul trasferimento degli immobili. Si tratta di una vera e propria rivoluzione delle imposte sui trasferimenti di diritti reali sugli immobili. Vediamo in dettaglio tutte le modifiche che andranno in vigore dal 2014. 
I requisiti prima casa sono i seguenti:
non essere titolare esclusivo (proprietario al 100%) o in comunione con il coniuge (la comproprietà con un soggetto diverso dal coniuge non è ostativa) di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di un'altra casa di abitazione nel territorio del Comune dove sorge l'immobile oggetto dell'acquisto agevolato;
non essere titolare, neppure per quote o in comunione legale con il coniuge, su tutto il territorio nazionale, di diritti di proprietà o nuda proprietà, usufrutto, uso e abitazione su altra casa di abitazione acquistata, anche dal coniuge, usufruendo delle agevolazioni fiscali prima casa.
di impegnarsi a stabilire la residenza, entro 18 mesi dall'acquisto, nel territorio del Comune dove è situato l'immobile da acquistare, qualora già non vi si risieda.
E' senz’altro un aggravio delle imposte nel settore professionale agricolo, infatti aumentano significativamente le imposte di trasferimento degli immobili a favore dei soggetti (coltivatori diretti e imprenditori agricoli a titolo professionale) che operano in agricoltura.

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Premiati vincitori del Concorso “Obiettivo Agricoltura 2013”

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Difesa del suolo: 1,4 miliardi di euro rimasti nei cassetti

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Il genoma del kiwi ha somiglianze con patate e pomodori

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Da Bruxelles a Roma: la difficile definizione di agricoltore attivo

Un passo dopo l’altro, senza soverchi entusiasmi, procede il percorso di approvazione della riforma della Pac per il periodo 2014-2020. La pubblicazione dei testi normativi è imminente, ma se ne conoscono già i contenuti concordati al termine del faticoso dialogo (trilogo, come lo chiamano gli addetti ai lavori) fra le Istituzioni comunitarie. Assodato che la riforma interviene nella linea degli scorsi due decenni, ma in presenza di risorse finanziarie calanti, le vere novità sono poche. La più interessante è il criterio trasversale di dare agli stati membri la facoltà di scegliere modalità proprie di applicazione delle nuove misure. Sorprendente nel quadro di ottuso dirigismo di gran parte delle regole europee, preoccupante se lo stato che deve darle attuazione è il nostro.
Prendiamo ad esempio il concetto di “agricoltore attivo” e cioè della figura che avrà titolo per ricevere i pagamenti compensativi. Nel dibattito europeo, a fronte della molteplicità di interpretazioni e distinguo degli stati membri, è stata seguita la strada di unire alla definizione, che si riferisce a soggetti che praticano una minima attività agricola, una lista negativa delle categorie sicuramente escluse. Fra queste aeroporti, aree ferroviarie, impianti sportivi e così via sulla strada dell’ovvio. Gli stati membri potranno completare, ma non ridurre, l’elenco riferito a soggetti ed attività simili. L’intenzione di fondo è positiva perché mira a concentrare le risorse in calo sui veri agricoltori e a sfatare molti luoghi comuni nocivi per l’agricoltura.

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Autenticità delle produzioni agricole e degli alimenti: il caso dei cereali

Lo scorso 28 novembre, si è svolto un seminario su: “Autenticità delle produzioni agricole e degli alimenti: il caso dei cereali”, organizzato dalla Sezione Centro-Ovest dei Georgofili in collaborazione con l’Associazione Italiana di Scienza e Tecnologia dei Cereali (AISTEC).

Il miglioramento del livello di consapevolezza dei consumatori nelle proprie scelte alimentari e il rafforzamento della prevenzione e della repressione delle frodi alimentari impone una riflessione sul concetto di “autenticità” sia della produzione agricola che dell’alimento processato, non solo sugli strumenti legislativi e amministrativi disponibili per garantire questa caratteristica (tracciabilità, etichettatura) , ma anche sugli strumenti analitici che possano permettere di stabilire in modo inequivocabile le attribuzioni qualitative di un determinato alimento dal campo alla tavola, lungo tutta la filiera. I cerali rappresentano una produzione agricola tipica del nostro paese e la materia prima di molti prodotti alimentari “made in Italy” che in taluni casi possono fregiarsi anche di marchi di tutela come il farro della Garfagnana, il riso del Delta del Po, il pane di Altamura, per citare alcuni esempi.  Nel caso dei cereali che hanno una filiera produttiva lunga con passaggi di prima e seconda trasformazione (seme, sfarinato, prodotto finito quale pane, pasta, cereali per la prima colazione, etc) problematiche legate all’autenticità possono presentarsi lungo tutta la filiera.

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Innovazione vitivinicola e politiche di settore

Negli ultimi anni si è osservato un riequilibrio della capacità di crescita nei mercato tra paesi produttori di vino  del vecchio e del nuovo mondo e, in particolare, l’Italia ha mostrato notevoli capacità di competere nel mercato internazionale di questo prodotto. Nei prossimi anni, tuttavia, la competizione sarà verosimilmente ancora più intensa e la capacità di innovare sarà uno dei principali elementi di costruzione del vantaggio competitivo.
La capacità di innovare dipende da specifiche condizioni organizzative ma trova la sua origine in un sistema della ricerca efficace e efficiente. Il sistema della ricerca vitivinicola italiana, articolato in una molteplicità di istituzioni di centri collocati dentro e fuori l’Università dovrà pertanto migliorare il suo coordinamento interno e con il sistema produttivo, neutralizzando gli elementi di debolezza che è possibile ancora oggi rilevare. Tutto ciò in uno scenario nel quale le fonti di finanziamento nazionali alla ricerca e all’innovazione si sono sostanzialmente azzerate e nel quale, pertanto, diventa cruciale individuare i percorsi e i modelli organizzativi che possano consentire di  cogliere le opportunità che in termini di innovazione e ricerca vengono dalle politiche dell’UE, opportunità che, tuttavia, si inquadrano in un quadro normativo piuttosto complesso.

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Agrumi: il blocco importazioni dal Sud Africa va esteso al 2014

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Olio di oliva: per Confagricoltura nuove norme UE insufficienti

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Parlamento Europeo: misure urgenti contro la Xylella fastidiosa

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Expo 2015 – “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” - Innovativa proiezione nel futuro e programmi coinvolgenti le Regioni

Tra Regione Toscana ed Expo 2015 è stato stipulato questa mattina un formale accordo per sviluppare importanti collaborazioni per la prossima manifestazione universale. L’atto è stato sottoscritto nella sede dell’Accademia dei Georgofili, significativamente scelta in riconoscimento delle attività svolte in 260 anni e in coerenza con alcune delle sue attuali tematiche di studio, che si rispecchiano nel tema della prossima Expo. Riportiamo qui di seguito la parole pronunciate dal Presidente Franco Scaramuzzi, nel dare il benvenuto ai partecipanti che hanno affollato la sede accademica

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La valorizzazione del paesaggio rurale

La valorizzazione delle risorse paesaggistico-ambientali si è nel tempo basata su una pluralità di strumenti, più o meno efficaci. Di recente è stato proposto uno specifico strumento di mercato definito “Payment for Ecosystem Services (PES)”. La realizzazione di schemi di pagamento a fronte della fornitura di servizi ecosistemici, ossia di benefici ottenuti dalle risorse paesaggistico-ambientali che soddisfano bisogni umani (sostentamento della vita e aumento del benessere), è molto diffusa in alcuni Paesi nel Mondo, ma ancora molto ridotto è il loro utilizzo nell’Unione Europea (UE) e più ancora in Italia.

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L’eccessivo peso dei vincoli forestali

E’ ovvio che l’uso dei boschi debba avere dei vincoli; ma oggi i vincoli vengono applicati con un eccesso di zelo che è bene spiegato  da  due dichiarazioni di principio che qui si riportano. Non risulta che le associazioni e le federazioni degli agricoltori abbiano mai protestato per l’eccessivo peso dei vincoli. Tale peso è suggerito dalle motivazioni ecologistiche portate dall’opinione pubblica, ma soprattutto è consentito dalla attuale riduzione delle attività montane e rurali e, quindi, dal ritiro dell’interesse dei proprietari per i loro boschi.  Se alla proprietà privata dei boschi si attribuisce ancora una funzione di produzione, di amministrazione e di presidio, sarà necessario un minimo d’incoraggiamento tornando a riconoscere il diritto al godimento del reddito e la libertà di scegliere l’ordinamento colturale preferito. 

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Difesa da Nematodi

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Approvata la PAC, De Castro: successo per agricoltura e democrazia europea

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Difesa del suolo: serve politica del territorio e più agricoltura

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Ancora troppi infortuni in agricoltura

L'Inail del Piemonte ha presentato il suo Rapporto Annuale organizzando il 13 novembre scorso a Torino un Convegno su "Agricoltura: nuove prospettive tra rischi e prevenzione". E' anzitutto emerso che i dati generali sono sostanzialmente in linea con quelli nazionali. Nel 2012 gli infortuni regionali denunciati sono stati 50.488, con una diminuzione del 9,3% rispetto al 2011, simile a quella rilevata a livello nazionale. Gli infortuni mortali sono scesi a 58 facendo registrare una riduzione del 13,4%, più che doppia rispetto al dato nazionale che ne denuncia 790 e cioè più di due al giorno.
Il direttore regionale dell'Inail Lanza, ha messo in evidenza che questi dati positivi sono imputabili alla più diffusa consapevolezza del rischio acquisita in virtù dell'azione di prevenzione sviluppata in collaborazione con diverse organizzazioni, ma sono anche il frutto della recensione che ha portata una trasformazione del mercato del lavoro. 
Alla pressoché stabilità degli occupati nel terziario, si contrappone infatti una riduzione degli occupati nell'industria (-2,4%) e in agricoltura (-6,7%), a cui si aggiunge l'aumento delle ore di cassa integrazione ordinaria. A palesare la crisi economica del Piemonte, sono anche gli indicatori del Pil, sceso del 2,3% e ai fallimenti che sono cresciuti del 7,4%. 
E' quindi logico pensare che questi dati non incoraggianti sulla situazione economica e sociale, in Piemonte come in Italia, abbiano avuto un ruolo sul fenomeno infortunistico degli ultimi anni, consolidandone la tendenza decrescente di lungo periodo.

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Dalla merenda alla merendina

L’articolo è tratto dalla lettura su "L'anima del commercio agroalimentare", organizzata dalla Sezione Sud-Ovest dei Georgofili, che si è svolta lo scorso 6 novembre, presso la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Palermo

Occuparsi di merende e merendine può apparire curioso. Eppure la merenda è molto importante per il discorso socio-semiotico sul gusto e sul cibo, essendo qualcosa che è al tempo stesso superfluo ed essenziale, irrituale e necessario, dannoso e nutriente, trasgressivo e tradizionale, domestico e industriale, familiare e nomade. Nel passaggio dal sostantivo merenda al suo diminutivo grammaticale merendina, fra l’altro, sembra si compia un passaggio epocale che è forse antropologico, quello che dalla tradizione alimentare casalinga porta alla globalizzazione industriale e post-industriale, dalla natura alla cultura, dalla famiglia alla strada, dalla competenza gustativa all’ineducazione verso il piacere del cibo. 
Lo storico Massimo Montanari ha sostenuto che nel passaggio dalla merenda alla merendina si perde del tutto il senso del rituale “che tradizionalmente scandisce la metà della mattina, e la metà del pomeriggio, meritato ristoro […] durante il lavoro o lo studio”. La merendina, simbolo dell’industria, è divenuta per Montanari letteralmente insignificante perché priva del suo contesto temporale (non più momento del riposo e ristoro), spaziale (non più in luoghi canonici come la casa o il giardino) e valoriale (non più premio da meritare ma oggetto dovuto). “L’idea di pausa – scrive lo storico – rimane, ma è una pausa che può arrivare in qualsiasi momento”, “allargandosi potenzialmente all’intera giornata”, con una refezione consumata dovunque, per qualsiasi ragione o senza alcun motivo predeterminato da una tradizione consolidata, di modo che “il cibo-oggetto ha preso il posto del cibo-evento”. 

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Etica e responsabilità sociale, decrescita e felicità: nuovi percorsi per la ricerca economico-agraria

L’articolo è una sintesi di una lettura svolta presso la Sede dell’Accademia dei Georgofili, il 7 novembre u.s.

È diffusa e crescente l’insoddisfazione nei confronti del pensiero economico dominante. Tale insofferenza nasce, da un lato, dalla presa d’atto dell’insostenibilità della crescita dei sistemi capitalistici e, dall’altro, dalla necessità di adottare indicatori che possano risultare più efficaci del PIL nel cogliere il reale grado di benessere conseguito.
L’eterodossia si sviluppa attraverso modalità e presupposti assai diversificati. Tra i più radicali oppositori del mainstream si collocano i sostenitori della decrescita. Con questa parola chiave vengono enfatizzati gli aspetti della sostenibilità ambientale e dell’autosufficienza economica delle comunità socialmente integrate in un’ottica che prevede obiettivi di sviluppo che vanno ben al di là dell’arricchimento di mezzi e risorse tangibili. Con la decrescita si assiste al più eclatante spostamento del baricentro dell’attenzione al di fuori della dimensione materiale del benessere.

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“Il pino domestico”

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Il cioccolato fa dimagrire?!?

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Quattro premi dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere

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L'OLIVICOLTURA INSOSTENIBILE

Oliveti: basta finanziamenti a pioggia

Secondo opinioni ampiamente condivise, una parte considerevole della nostra attuale olivicoltura è da considerare "marginale", in quanto economicamente insostenibile e non facilmente migliorabile. Molto spesso è rappresentata da piccole proprietà fondiarie, derivate dalle crescenti “polverizzazioni” per ripetuti e incontrastati frazionamenti ereditari. Se non già abbandonate e lasciate riconquistare spontaneamente da bosco, queste proprietà risultano formalmente gestite a livello familiare. Il reddito complessivo oggi proviene da lavoro in attività non agricole o svolte presso terzi, mentre le produzioni che si ottengono sono destinate all'autoconsumo. Della coltivazione di questi campi spesso si occupano gli anziani, ormai pensionati. Gli altri familiari possono dedicarvi qualche ora del loro tempo libero. Vanno così regredendo, a vista d'occhio, le cure colturali che un tempo venivano attentamente applicate. Vi è un'ampia casistica di queste situazioni, diverse tra loro, ma non dovrebbe essere difficile individuare e distinguere quelle che Eurostat giustamente non considera più come aziende agricole. Gli aiuti finanziari dispersi a pioggia su realtà marginali possono assumere un carattere assistenziale, ma non mirato allo sviluppo. Sottraggono inoltre risorse pubbliche, a danno delle imprese olivicole (grandi, medie o piccole che siano) che producono per il mercato, contribuiscono a formare il PIL nazionale e che ne hanno urgente bisogno per potersi modernizzare e rimanere competitive. 

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La fauna selvatica nella cucina toscana

Si è svolto a Pisa il 9 novembre u.s. il convegno “La fauna selvatica locale nella cucina toscana”, organizzato dall’Accademia Italiana della Cucina Delegazione di Pisa in collaborazione con la Sezione Centro Ovest dell’Accademia dei Georgofili.

E’ universalmente riconosciuto che la storia della pratica venatoria ha segnato il passaggio dall’homo erectus  all’homo sapiens ed ha condizionato usi, costumi, rapporti sociali e stili di vita. La ricerca della fauna selvatica è stata la prima azione a diventare racconto scritto di cui lasciare testimonianza e memoria. Troviamo disegni incisi in caverne o su rocce, e di questi racconti raffigurati da pittori rupestri se ne trovano molti ed in ogni continente ed, a sentire i paleontologi, si risalirebbe al Paleolitico. L’uomo ha iniziato la sua avventura sulla terra come cacciatore e come tale ha via via perfezionato la tecnica venatoria e la cucina, dando vita così alla “gastronomia”, migliorando di conseguenza la sua stessa esistenza.
Con il passare dei secoli, la caccia diviene pratica di grande ed inedito prestigio simbolico nell’esercizio del potere, della forza e del coraggio, ma è anche il momento nel quale si sviluppano tutte le diverse tecniche per catturare le varie specie animali in una sfida tra la nobiltà, proprietaria dei territori e quindi degli animali selvatici che ci vivevano, ed i contadini che non avevano diritti su questi ma che cercavano ugualmente di catturarli per arricchire i propri poveri pasti. Ed ecco allora svilupparsi trappole, laccioli, reti ed altri strumenti economici e soprattutto silenziosi in contrasto con i prestigiosi, costosi e rumorosi fucili.

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L’identità sensoriale varietale del vino: aspetti biochimici e tecnologici

I composti volatili responsabili delle caratteristiche aromatiche del vino sono numerosi e di diversa natura. Molti di essi, quelli quantitativamente più importanti, si originano nel corso della fermentazione alcolica. Tuttavia, le caratteristiche aromatiche dei vini e la loro specificità sensoriale sono spesso fortemente dipendenti da componenti volatili di altra origine, talvolta meno importanti da un punto di vista quantitativo ma, comunque, in grado di contribuire in maniera determinante all’aroma del prodotto finito. Molte di tali molecole odorose derivano dall’uva e sono generalmente presenti nel vino in concentrazioni molto basse. 

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Guidi: "Occorre allineare strategie nazionali per la crescita con quelle europee e puntare sulla produzione"

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Commissione UE approva modifiche a regolamento su olio di oliva e di sansa: passo per la tutela del Made in Italy

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Il maglione vecchio? Concima il tuo orto

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I neofiti della ruralità

Un nuovo problema per l’agricoltura italiana sembra essere rappresentato, in certe situazioni, dal disagio che si comincia a percepire nella convivenza tra gli agricoltori (i pochi rimasti), i vecchi abitanti, magari proprietari che sanno di agricoltura anche se non sono mai stati coltivatori, ed i neo-rurali cioè i nuovi insediati. Quelli che spesso vengono anche chiamati esodati urbani.
Questi ultimi, innamorati del verde e della tranquillità di cui hanno fatto una scelta di vita, non capiscono perché debbano esistere i contadini con i loro pollai e i galli che cantano al mattino, disturbando il sonno di tutti; perché gli agricoltori (quei disgraziati!) debbano usare i diserbanti o il trattore cingolato che, per i pochi metri che deve percorrere tra lo scarico dal rimorchio gommato ed il terreno su cui deve operare, rovina la strada recentemente cementificata davanti a casa; e così via...
Vorrebbero, questi neo-rurali, che le strade interpoderali fossero dei bei sentieri puliti su cui i trattori non passino lasciando solchi che poi diventano fangosi; che i meli fossero tutti delle antiche cultivar scomparse che loro, e solo loro, sanno salvare; che i boschi, invece di essere terreni abbandonati, pieni di rovi, sambuchi e clematidi, terreni in cui faticosamente si fanno strada le robinie (ahimè non autoctone!), fossero dei lindi querco-carpineti in cui è bello passeggiare, sentire gli uccellini cinguettare, osservare la biodiversità dei ruscelli; che di notte le volpi potessero tranquillamente avvicinarsi ai pollai e non fossero tanto perseguitate; e così via...

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Gli alimenti funzionali di origine animale

I prodotti di origine animale hanno sempre stimolato contrapposizioni tra sostenitori ed oppositori, ma nel ciclo della natura l’uomo è inserito come onnivoro e i suoi organi, funzioni ed esigenze biologiche sono predisposti per una alimentazione mista. Le diete oggi più suggerite prevedono come componenti principali gli alimenti di origine vegetale, mentre quelli di origine animale, soprattutto la carne rossa, dovrebbero essere poco consumati. La dieta ricca di fibra, giusta per l’adulto, non può essere generalizzata perché le esigenze variano tra tipi metabolici, tra fasce climatiche e tra stagioni, tra livelli di attività fisica (atleti) e, soprattutto, con l’età; da bambino ad anziano gli alimenti di origine vegetale devono aumentare gradualmente man mano che diminuiscono quelli di origine animale.
Le carni, soprattutto quelle rosse, il latte (e derivati), le uova (soprattutto il tuorlo) sono fonte di nutrienti chiave non presenti, o meno presenti, nei prodotti di origine vegetale quali proteine di alto valore biologico, vitamina B12, minerali biodisponibili (Fe, Ca, K, Se) ed hanno acidi grassi essenziali non presenti nei vegetali: ω3 e ω6, linoleico coniugato, a–lipoico, saturi trans (rumenico e vaccenico). Per le specie ittiche è bene segnalare le diversità: di acidi grassi nobili è ricco il pesce azzurro, molto meno le altre specie.

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La revisione delle macchine agricole: problema non più eludibile

Nell'ormai lontano 1992 venne emanato il Codice della Strada ancora in vigore, che, all'art. 111 prevede la revisione delle macchine agricole, previa emanazione di un decreto interministeriale (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Ministero delle politiche agricole) che  stabilirà i tempi, le modalità e individuerà le macchine da sottoporre a revisione.
Per tanti anni il decreto non è stato emanato anche se, ovviamente,  il problema era oggetto di dibattito in tanti convegni.

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ANCORA SUL DISSECCAMENTO RAPIDO DEGLI OLIVI

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De Girolamo sconcertata per polemiche sul pomodoro: “Scuse doverose”

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Un aiuto ai piccoli produttori dalle biotecnologie

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Disseccamento rapido dell’olivo

Questa fitopatia che, come ne denuncia il nome, è caratterizzata da disseccamenti estesi e rapidi della chioma degli olivi che ne sono affetti e che ne muoiono,  si è manifestata un paio di anni addietro  nel Salento leccese, agro di Alezio, su di una  diecina di ettari. Essa si è poi diffusa  rapidamente, specie nell'anno in corso, sì da interessare oggi un'area stimata  di circa 8000 ha. Il tipo di sintomi (disseccamento improvviso a "pelle di leopardo" che si estende progressivamente all'intera chioma e collasso delle piante) ha fatto supporre l'azione di agenti tracheifili, la cui localizzazione potrebbe ridurre, se non bloccare, il rifornimento idrico. Ed è lungo questa direttrice che si sono mosse le indagini condotte dal Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti dell'Università Aldo Moro di Bari e dalla Unità Operativa di Bari dell'Istituto di Virologia Vegetale del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Cosa si è appreso: (1) il legno dell'annata delle piante deperenti è estesamente imbrunito e colonizzato da funghi  tacheomicotici del generePhaeoacremonium (gli stessi coinvolti nell'eziologia nel complesso del "Mal dell'esca" della vite) la cui specie più rappresentata è P. parasiticum. Gli imbrunimenti causati da questi miceti  sono solitamente collegati alla presenza  di gallerie del rodilegno giallo (Zeuzera pyrina) il cui ruolo nella insorgenza delle infezioni fungine non è stato ancora accertato; (2) nelle piante sintomatiche di olivo (ma anche di mandorli ed oleandri con bruscature fogliari presenti nelle vicinanze degli oliveti colpiti) è stato identificato, sia con saggi molecolari che sierologici, un ceppo del batterio Gram-negativo Xylella fastidiosa, un agente da quarantena non segnalato in Europa e nel Bacino del Mediterrano (i reperimenti di qualche anno addietro in Kosovo su vite, ed in Turchia su mandorlo, mancano di conferma definitiva). 

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“Alimenti Funzionali”

La consapevolezza dell’importanza della nutrizione sullo stato di benessere dell’uomo, aggiunta alla conoscenza delle cause scatenanti patologie legate all’alimentazione ha condotto alla formulazione dell’ipotesi secondo la quale alcuni componenti degli alimenti possono modulare le funzioni cellulari, potenziare le difese immunologiche dell’organismo riducendo così il rischio di insorgenza di patologie. 
In questa ottica, gli alimenti non vengono esclusivamente considerati fonte di energia per lo svolgimento dei normali processi metabolici dell’organismo, ma anche fonte unica di principi attivi (antiossidanti, vitamine, acidi grassi polinsaturi omega3- PUFAomega3) che contribuiscono a “massimizzare” lo stato generale di salute e benessere dell’organismo e a “minimizzare” il rischi di insorgenza di patologie. 
In risposta all’evoluzione del concetto di nutrizione, le industrie della filiera alimentare hanno sviluppato nuovi processi tecnologici per la realizzazione di una nuova categoria di alimenti denominata ALIMENTI FUNZIONALI (Functional foods). Questi prodotti sono ideati tenendo presente particolari esigenze dei consumatori e formulati utilizzando tecnologie innovative mirate a modificare alcune proprietà dell’alimento (Es: composizione chimica) lasciando inalterate le altre (Es: caratteristiche sensoriali). 
L’origine del termine FUNCTIONAL FOOD è attribuibile ad un espressione nata in Giappone nel 1988 (espressione introdotta nei verbali del progetto “Systemic Analysis and Development of Food Functions” supportato dal Ministero dell’Educazione, della Scienza e della Cultura) per indicare alimenti ricchi in nutrienti aventi la capacità di produrre effetti benefici sulla salute. 

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Il mistero dell’IMU

Leggiamo con perplessità due agenzie del 24 ottobre 2013: nella prima (ore 11.55) si legge che l’art. 23 del disegno di legge di stabilità ha iniziato il suo iter al Senato ed implica il ritorno dell’IMU sui terreni agricoli e i fabbricati rurali. Per i fabbricati rurali, riferiscono fonti parlamentari, si rischia un ulteriore aggravio di imposta con l’introduzione della trise. La seconda agenzia (ore 14.27) riferisce che il Ministro De Girolamo ha rilasciato la seguente dichiarazione: “La reintroduzione di una tassa sui terreni agricoli e sui fabbricati rurali non è stata discussa nel Consiglio dei Ministri. Quindi altre letture o altre interpretazioni non possono che essere frutto di un errore … ribadisco che si tratterebbe di una tassa doppiamente ingiusta che peserebbe sui terreni che sono i veri mezzi di produzione agricoli”.
L’Accademia dei Georgofili, fin dall’istituzione dell’IMU (dicembre 2011) richiamò subito l'attenzione sulla insostenibilità concettuale di un siffatto provvedimento, giacché i terreni coltivati rappresentano strumenti che producono redditi da lavoro e non rendita patrimoniale. D'altra parte, i redditi degli agricoltori sono già tassati. I Georgofili segnalarono l'errore e le micidiali conseguenze negative per una agricoltura che è già in serie difficoltà. 

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Mais Ogm, il Mipaaf risarcisce Silvano Dalla Libera

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Il georgofilo Andrea Segrè coordinatore del pool anti-spreco alimentare

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Più castagne straniere che italiane

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Cambia il clima: c'è bisogno di selezionare nuove piante

Il rapporto dell' "UN's Climate Panel"  (IPPC, emesso alla fine di settembre 2013) fornisce dettagli sulla prova fisica del cambiamento climatico: a livello del terreno, nell'aria, negli oceani, il riscaldamento globale è, infatti "inequivocabile". La relazione aggiunge che una pausa del riscaldamento nei prossimi 15 anni è considerata troppo breve per portare ripercussioni a lungo termine sul clima. 
IPPC avverte che le emissioni continue di gas causa dell' aumento dell' effetto serra causerà un ulteriore riscaldamento e cambiamenti in tutti gli aspetti del sistema climatico. Per contenere questi cambiamenti saranno necessarie "riduzioni sostanziali e durature delle emissioni di gas serra". Le proiezioni sono basate su ipotesi su quanto gas serra potrebbe essere rilasciato. Dopo una settimana di intensi negoziati a Stoccolma, la sintesi è stato finalmente rilasciata dai responsabili politici sulla scienza fisica del riscaldamento globale. la prima parte di una trilogia di IPCC, con scadenza nei prossimi 12 mesi; è un documento di 36 pagine considerato la dichiarazione più completa sulla  comprensione della meccanica di un pianeta che si surriscalda. Essa afferma senza mezzi termini che, dal 1950, molti dei cambiamenti osservati nel sistema climatico sono "senza precedenti nel corso di millenni ". Ciascuno degli ultimi tre decenni è stato successivamente più caldo sulla superficie della Terra, e più caldo rispetto a qualsiasi periodo dal 1850, e probabilmente più caldo che in qualsiasi momento negli ultimi 1.400 anni. 

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La foresta sta soppiantando il bosco?

Più volte la lingua italiana è stata paragonata a un fenomeno geologico, ricco di sedimentazioni e straordinari giacimenti, soggetto ad un’inarrestabile e lentissimo divenire. Su questa scala temporale suona come una “notizia di stamani” il Lessico di frequenza della lingua italiana contemporanea (Bortolini, Tagliavini, Zampolli) edito da Garzanti nel 1972.
L’opera in sostanza fa lo spoglio di un rappresentativo corpus di testi di teatro, romanzi, cinema, quotidiani, sussidiari (fra cui Fo, Calvino, Germi, Visconti ecc) per complessive 500.000 parole: poi  le attribuisce a classi di frequenza. L’obiettivo è quello di passare la lingua “ai raggi x” per vedere quali parole siano le più usate. Radiografie come quella scattata allora (ora) sono utilissime per i tecnici, sempre inclini a farsi un proprio gergo sottovalutando l’opportunità di dialogare con i comuni mortali.
Per il versante “forestale”, il responso è categorico: il vocabolo “bosco” è stato conteggiato ben 65 volte, mentre “foresta” solo 19, meno di un terzo. Gli italiani parlerebbero dunque più volentieri il “boschese”, mentre gli addetti ai lavori (o agli studi?) preferiscono foresta e suoi derivati, risultando forestali: le scienze, i dottori, le leggi, le politiche, i proprietari, il settore, il demanio, il Corpo dello Stato, i cantieri, gli operai, le sistemazioni idrauliche, le riviste, le fiere ecc. Di boschivo rimangono gli incendi e i boscaioli. Infine, fuori concorso causa obsolescenza etimologica, l’anno silvano, l’economia agrosilvopastorale e la selvicoltura. 

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Serve una nuova rivoluzione verde

Negli anni ’50 l’agricoltura si trasformò da familiare a intensiva. In molte regioni del mondo cambiò il modo di coltivare la terra: la produzione aumentò in seguito a investimenti e all’avanzamento nella ricerca agricola e tecnologica dando vita alla cosiddetta 'rivoluzione verde’.
In mezzo secolo, la rivoluzione verde ha cambiato il modo di coltivare la terra, favorendo raccolti abbondanti e contribuendo a migliorare le condizioni di vita di molte popolazioni. Il sistema tuttavia si è rivelato nel tempo 'instabile’ e non privo di effetti negativi: lo sfruttamento eccessivo, l’uso irrazionale delle risorse naturali e l’impiego di fertilizzanti e pesticidi hanno creato forti squilibri e generato nuove fonti di inquinamento con gravi ripercussioni sugli ecosistemi.

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La nostra pasta a stelle e strisce

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Extraverginità dell’olio di oliva

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Il gene che regola le dimensioni degli ortaggi

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Le conseguenze della guerra civile sulla produzione alimentare in Siria

La televisione e la stampa nazionali ed internazionali riportano quasi ogni giorno quanto da due anni sta avvenendo in Siria, con prevalente riferimento a quanto avviene nelle città. Crediamo opportuno informare anche di quanto sta avvenendo nelle zone rurali di questo martoriato Paese. La Siria si estende per 180 mila Km2, con un terreno agrario di solo 1 milione e 200 mila ettari, che già può essere considerato insufficiente per nutrire 20 milioni di abitanti (600 metri quadri di terreno agrario per persona!). 
Due anni di guerra civile hanno drasticamente ridotto la produzione dei cereali di base e dei prodotti orticoli e frutticoli del Paese, anche con la distruzione di vari impianti di irrigazione, assolutamente necessari in un’area prevalentemente desertica e subdesertica.
Una missione delle Nazioni Unite si è recata  in alcune aree rurali presso Damasco e nelle province di Homs e Dara per una valutazione della situazione produttiva agraria ed alimentare di tali zone. Non è ancora disponibile il resoconto di quanto constatato nelle aree visitate, comunque è chiaro che il conflitto interno ha menomato le infrastrutture praticamente in tutti i settori economici e produttivi. Se la guerra civile continuerà, è evidente che anche la riabilitazione delle aree rurali e delle coltivazioni sarà sempre più difficile, considerando che quasi la metà della attuale popolazione siriana vive nelle aree rurali e di questa, oltre l’80% vive di agricoltura.

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Cosimo Ridolfi e il perfezionamento dell’arte agraria

Giovedì 10 ottobre u.s. è stata inaugurata presso la sede dell’Accademia dei Georgofili un’esposizione a carattere storico-documentario su Cosimo Ridolfi e l’azione da questi svolta per condurre a “perfezione” l’agricoltura, ancora nutrita nell’800 di consuetudini e pratiche tramandate più che di scientificità e razionalità.
La mostra (ed il saggio storico che l’accompagna, pubblicato sul sito dell’Accademia) ha inteso evidenziare, pur nella limitatezza dello spazio espositivo, la grande produzione di saggi, memorie, lettere ed articoli di cui Ridolfi fu estensore nel corso della sua intensa vita di uomo di scienza, di politico, di fine ed acuto educatore.
La mostra resta aperta fino a venerdì 8 novembre 2013, dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 18, con ingresso libero.

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L’agricoltura di precisione

Promosso da TOPCON – Precision Agriculture – Geotop S.r.l. di Ancona, con il patrocinio degli Ordini degli Agronomi di Pistoia e Firenze, si è svolto presso l’Aula Magna della Facoltà di Agraria a Firenze il Seminario “Agricoltura di precisione e sistemi GPS/GNSS in campo agricolo”. L’incontro ha avuto lo scopo di presentare le caratteristiche principali di questo approccio, ovvero cosa sia l’agricoltura di precisione, e come operi.

Secondo la definizione data, l’agricoltura di precisione è “fare la cosa giusta, nel posto giusto, al momento giusto, nel modo giusto”. Quanto a modalità, l’agricoltura di precisione è inscindibile dalla navigazione satellitare: ovvero dalla determinazione della propria posizione rispetto a costellazioni non di stelle ma di satelliti artificiali orbitanti a 20.000 km dalla Terra quindi ampiamente fuori dall’atmosfera. Questo sistema di riferimento extraterrestre prende nome di GNSS Global Navigation Satellite System ed è composto da 4 costellazioni satellitari: il ben noto GPS (32 satelliti), il GLONASS di derivazione ex URSS (24 s.), il COMPASS di emanazione cinese (16 s.), e il GALILEO (4 s.).

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La prima trebbiatura di mais ogm in Italia

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Bocciatura UE della norma italiana sul 20 per cento di frutta nei succhi

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In un parco peruviano 1.463 varietà di patate

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LA BOMBA ALIMENTARE

Unico nostro "orto": il pianeta terra

Il nostro "orto" (inteso come espressione simbolica dell'insieme di tutte le aree coltivabili del pianeta terra) è l’unica fonte di tutto il cibo che ci nutre e ci consente di vivere. Sappiamo che non è sempre e ovunque sufficiente e che in diverse plaghe del mondo la carenza provoca morte per fame. Sappiamo anche che la popolazione mondiale (6 miliardi di individui) fra pochi decenni supererà i 10 miliardi e che aumenteranno anche le esigenze alimentari dei singoli. Sappiamo inoltre che non è  più possibile continuare ad allargare il nostro "orto". Dobbiamo quindi cercare di incrementare le attuali produzioni alimentari unitarie (cioè su ogni ettaro coltivato), facendo leva sulle nuove conoscenze offerte dalla ricerca scientifica e sul conseguente sviluppo di tecnologie innovative. Possiamo cioè confidare solo su una nuova e impegnativa "rivoluzione verde", questa volta globale perché nessun Paese può sottrarsi ad una tale esigenza.

Le eterogenee comunità che popolano il nostro pianeta vanno evolvendosi e aprendosi nuove strade, anche se talvolta conflittuali. L'attuale geopolitica emergente guarda a nuovi orizzonti, usando ogni possibile strumento (quali i Summit mondiali) per trovare condivise soluzioni a problematiche che investono l'intero pianeta e che non possono essere risolte solo da uno o pochi Paesi (sicurezza alimentare, fonti energetiche, cambiamenti climatici, tutela ambientale, ecc.). 

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Genetica, Biotecnologie, Agricoltura

Nel 60° anniversario della scoperta del DNA, si è svolto un importante convegno presso l’Accademia dei Georgofili

Tre aspetti delle biotecnologie vegetali hanno avuto un pronto accoglimento in molti paesi europei ed extraeuropei. Il primo è la ricerca: le biotecnologie non solo sono nate dalla ricerca - e nel 60° anniversario della scoperta della doppia elica del DNA da parte di Watson e Crick, è doveroso ricordare come gli scienziati siano capaci di cambiare il nostro mondo - ma hanno avuto e continuano ad avere una forte influenza sulla ricerca contemporanea sulle piante, rendendo possibili e perseguibili obiettivi altrimenti destinati a restare intenzioni. Passando alle applicazioni - gli altri due aspetti -, dobbiamo osservare come l'agricoltura mondiale sia ormai contrassegnata da una forte presenza biotecnologica; se è vero che le piante transgeniche non rappresentano l'unica applicazione che deriva da quella straordinaria scoperta, non possiamo però non rilevare, con un certo stupore, che oltre 160 milioni di ettari sono coltivati con specie ottenute secondo la metodologia della "ingegneria" genetica. E' inoltre  importante osservare come questo tipo di coltivazione, iniziato nel 1994 su una piccola superficie di circa 1 milione di ettari, si  sia diffuso sino a raggiungere le dimensioni attuali, senza che un solo caso di danno per l'uomo sia stato registrato, nonostante gli sciagurati scenari previsti dagli oppositori.

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Evoluzione e futuro del motore Diesel in agricoltura

Venerdì 11 ottobre alle ore 15, a cento anni dalla scomparsa di Rufolf Diesel, l'Accademia dei Georgofili e il Club Amatori Macchine Agricole d'Epoca ne ricordano la figura, evidenziando la ricaduta in agricoltura della sua invenzione

La realizzazione nel 1923 da parte di Robert Bosch di una pompa di iniezione con queste caratteristiche, ha aperto la strada all'impiego del motore Diesel per le auto e anche per le macchine agricole. Proprio quest'ultimo specifico impiego viene sviluppato nel corso della giornata di studio presso i Georgofili, evidenziando l'evoluzione del motore per le macchine agricole dagli esordi ai giorni nostri.

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