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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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Sintesi della Giornata di studio: "Le molteplici vie alla sostenibilità in agricoltura"

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Sintesi della Giornata di Studio: “Impatto dei Cambiamenti Climatici sui Sistemi Zootecnici”

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Mai più mozzarella di bufala con latte straniero

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L’ateneo di Torino capofila nella ricerca delle specie vegetali

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L’olio extravergine di oliva è il miglior alleato contro l’Alzheimer

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Il grano duro made in Italy

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Nei broccoli la chiave per mettere KO i tumori

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Il nome dei vitigni ibridi resistenti alle malattie fungine: un rischio da non sottovalutare per la viticoltura italiana

Dopo la metà dell’800, con la comparsa in Europa di oidio e peronospora, tutte le varietà di vite da vino coltivate in Italia e appartenenti alla Vitis vinifera, che non hanno geni di resistenza a tali malattie, richiedono annualmente un alto numero di trattamenti fitosanitari. Questa situazione è particolarmente sentita dall’opinione pubblica e rappresenta una grande sfida per la viticoltura, che oggi è considerata una delle attività agricole a più alto impatto ambientale. Una soluzione per ridurre l’impiego dei fitofarmaci, esplorata fino dal primo ‘900, è stata quella di realizzare nuovi vitigni ottenuti con incroci complessi tra viti europee e viti americane (Vitis lincecumii, Vitisrupestris, Vitis labrusca, Vitis riparia), che presentano caratteri di resistenza alle malattie fungine.
I frutti di questo lavoro, effettuato soprattutto in Francia, hanno portato alla costituzione di centinaia di ibridi interspecifici, non sempre dotati di resistenza totale a oidio e peronospora e spesso non in grado di produrre vini di qualità. Alcuni hanno avuto ampia diffusione nella stessa Francia, ma in seguito la maggior parte di essi è stata eliminata dalla coltivazione. Alcuni ibridi si diffusero anche in Italia evennero vinificati, ma i risultati furono inferiori alle aspettative e a partire dal 1936 una legge nevietò l’impiego enologico.
Nonostante questi insuccessi, i programmi di incrociocon la Vitis vinifera sono proseguiti fino ai giorni nostri in numerosi istituti di ricerca francesi, tedeschi ed ungheresi, inserendo nell’ibridazione nuovi genotipi (Vitis rotundifolia e Vitis amurensis), ma anche le accessioni migliori, prodotte negli anni ’80-‘90 dal Centro tedesco di Geilweilerhof e battezzate con nomi di fantasia (Pollux, Castor, Phoenix, Silva, Sirius,Orion) non sono state diffuse in Italia.
Solo nel 2009 alcuni ibridi bianchi (B.) e neri (N.) di terza generazione (Bronner B. e Regent N.), prodotti rispettivamente dal Centro di Friburgo e da quello di Geilweilherhof e inseriti nel registro tedesco sono stati iscritti in quello italiano su richiesta della Provincia di Bolzano. Ulteriori immissioni nel nostro registro di ibridi prodotti a Friburgo (Cabernet carbon N., Cabernet cortis N., Helios B., Johanniter B., Solaris B. e Prior N.) sono poi avvenute nel 2013 con il sostegno del FEM di San Michele all’Adige e della Provincia di Trento. Nel 2014, con l’appoggio di Trento e di Bolzano sono stati inseriti nel registro italiano altridue ibridi di Friburgo (Muscaris B. e Sauvignier gris).
Infine, nel 2015, sono stati iscritti al nostro registro altri10 vitigni ibridi resistenti a oidio e peronospora, prodotti in Italia dall’Università di Udine edi cui parleremo in seguito. E’opportuno ricordare che a norma della nostra legislazione nessun ibrido può concorrere alla produzione di vini DOC e DOCG.
Tutto ciò premesso, si possono fare dueconsiderazioni: la prima è che se un vitigno è omologato nel registro di una nazione UE, può essere iscritto direttamente anche in quello italiano; la seconda è che per la prima volta nel 2013 due ibridi tedeschi con il nome aggettivato del genitore europeo (Cabernet carbon N. e Cabernet cortis N.), furono iscritti con lo stesso nome in Italia; la loro omologazione avvenne praticamente “d’ufficio”, poiché nel 2012 era stato sciolto il “Comitato nazionale per la classificazione delle varietà di vite”, che nell’ambito del nostro Ministero aveva avuto fino allora il compito di controllare le richieste di iscrizione.
Si creò così nel catalogo italiano un precedente non trascurabile,e cioè la possibilità di omologare nuove varietà da incrocio che avevano come parte del nome quello di un parentale. Quando infatti nel 2014 l’Università di Udine presentò al Ministero la richiesta di iscrizione dei 10 vitigni ibridi a cui si è accennato, a 3 di essi i Costitutori avevano attribuito un nome di fantasia (Fleurtai B., Soreli B. e Julius N.), ma agli altri 7 avevano dato il nome del genitore “nobile”europeo integrato da un attributo qualitativo (Petit Cabernet N., Royal Cabernet N., Petit Merlot N., Royal Merlot N., Early Sauvignon B., Petit Sauvignon B. e Sauvignon doré B.) . I nuovi ibrididerivavano infatti da incroci tra le indicate varietà internazionali di Vitis vinifera e ibridi complessi ungheresi e tedeschi ed erano stati selezionati dall’Università di Udine con la collaborazione dell’Istituto di Genomica Applicata e dei Vivai Cooperativi Rauscedo. A detta degli stessi Costitutori, la scelta dei nomi europei per alcuni di essi era motivata da motivi commerciali, in quanto molte indagini avevano evidenziato “l’importanza del richiamo al nome di un vitigno di valore internazionale ai fini della diffusione della varietà”.

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Micropolveri e tipicità alimentare

Diversi studi e in particolare quelli di Dominik Guggisberg e collaboratori (Guggisberg D., Schuetz Ph., Winkler H. et alii - Mechanism and control of the eye formation in cheese - International Dairy Journal 47, 118 – 127, 2015) dimostrano che la formazione degli occhi nel formaggio è il risultato di una fermentazione batterica che porta alla conversione del lattato in propionato, acetato e anidride carbonica e che quest’ultima prodotta dai propionibatteri che forma le caratteristiche cavità del formaggio. Accertato che la formazione nel formaggio di occhi o buchi è dovuta alla produzione di anidride carbonica, resta da stabilire come si formano queste cavità, quando l'intero corpo del formaggio contiene notevoli quantità di anidride carbonica.

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Uno studio sul controllo neurale del salto delle locuste per saperne di più sul cervello umano

Un gruppo di ricercatori italiani "programma" il circuito neurale della locusta che controlla la direzione del salto, grazie a delle interazioni comportamentali con un robot biomimetico che simula un predatore. La scoperta sulla probabile gestione delle funzioni di paura e di fuga dall'emisfero destro del cervello, anche nella locusta, aggiunge informazioni importanti su ipotesi affascinanti di evoluzione convergente o di un comune antenato tra vertebrati e invertebrati.

Lo studio della lateralizzazione ha enormemente contribuito alla comprensione di diverse funzioni del nostro sistema nervoso. Anche se la struttura a simmetria bilaterale del cervello animale rende i suoi due emisferi quasi identici, alcune funzioni neurali rimangono specializzate su un particolare lato del cervello. Tradizionalmente, si pensava che la lateralizzazione fosse monopolizzata dagli umani.

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La salute e la sicurezza sul lavoro in agricoltura e selvicoltura, sintesi del convegno

Promosso da Accademia dei Georgofili, Inail, Regione Toscana e Università degli Studi di Firenze, il 7 maggio si è svolto, nella sede dell’Accademia, un Seminario su “La salute e la sicurezza sul lavoro in agricoltura e selvicoltura”. La finalità dell’incontro è stata quella di presentare le possibilità di finanziamento alle imprese offerte dal Bando ISI 2018 dell’INAIL, con speciale riferimento all’agricoltura e alla selvicoltura.

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Nei formaggi trentini batteri autoctoni antistress

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Il declino della vita sulla Terra accelera: fino a un milione di specie estinte nei prossimi decenni

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I dazi USA mettono a rischi l’agroalimentare UE

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Un’insostenibile moda

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La rivincita della pecora nera

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Il drone che spara 400mila alberi al giorno

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Rifugiati siriani raccoglitori di nocciole

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L’UE rileva la macchia nera nelle importazioni di agrumi dalla Tunisia

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La battaglia dei prezzi infuria, ecco perché la perdono sempre i produttori

Fragole italiane, la Spagna ha rovinato (o sta rovinando) tutto, anche sul fronte export. Kiwi italiano (Hayward), la Grecia sta rovinando tutto. Clementine italiane, la Spagna ha già rovinato tutto. Le pere italiane, chi le ha rovinate?   Mah … i prezzi comunque non sono remunerativi. E altre campane a morto suonano dalla Puglia per l’uva da tavola e le verdure invernali. In questi giorni si susseguono impietosi bollettini di crisi che segnalano l’annata “no” per prodotti che sono il vanto della nostra produzione, cavalli di battaglia anche per il nostro export.   
Mi si consenta una digressione personale. Ieri sono andato a fare un po’ di spesa al mio mercatino rionale a Bologna, nulla di lussuoso, nessuna boutique dell’ortofrutta, solo tanti banchi (senza celle frigo) gestiti a livello familiare che propongono qualità discreta, medio-buona, (nessun pachistano per intenderci con i cartellini a 0,99 al chilo). Ebbene ho comprato 2 kg di Tarocco (calibro piccolo), un mazzo di asparagi, un po’ di insalata, 3 cipollotti Tropea, 1 mazzetto di ravanelli, ho speso quasi 18 euro. Voglio dire: l’ortofrutta al dettaglio costa, gli stessi prezzi del mio mercatino li si può trovare sui banchi di qualche store di medie dimensioni (Coop, Eurospar, Conad) nelle vicinanze. I tempi dei cartellini sotto i due euro sono lontani, ormai sono stabilmente tra i 2-2,5 e i 3 euro/kg. Se poi andiamo su prodotti particolari (kiwi giallo, esotico, biologico, primizie di stagione) o su IV e V gamma i prezzi salgono ancora. I consumatori, che generalmente guardano poco ai prezzi, spendono meno perché hanno meno soldi e si accorgono che lo scontrino alla fine è sempre più alto. Così i consumi calano o sono stagnanti e alla GDO manca fatturato, tranne che per le catene dei discount (dove i prezzi sono nettamente più bassi). Sintesi: il prodotto di qualità medio-buona non viene svenduto dagli intermediari (catene, dettaglianti, mercati rionali), viene solamente pagato poco ai produttori. Di qui le lamentele del mondo produttivo, un coro funebre che si ripete più o meno uguale da un anno all’altro, aggravato da tre circostanze: l’aumento della concorrenza internazionale; la domanda che si rarefà con l’aumento dei prezzi; la destagionalizzazione dei consumi e dei prodotti. C’è frutta e verdura di tutti i tipi quasi 12 mesi all’anno, con i relativi prezzi che variano in base alla provenienza e alla stagionalità. E con un elemento che confonde: i prezzi variano dal Nord al Sud in maniera importante. Quando vado in Puglia o Sicilia mi accorgo che, soprattutto al dettaglio, i cartellini (quando ci sono) indicano valori del 30/40 % in meno rispetto al Nord. 

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Antibiotici banditi in alimentazione animale e salute dell’intestino

Se facessimo un sondaggio fra la gente chiedendo: “secondo lei, qual è l’organo più importante nell’organismo degli animali superiori?” Sicuramente, al primo posto figurerebbe il cuore, ma anche il cervello sarebbe fra i primi in graduatoria e, altrettanto sicuramente, l’intestino sarebbe relegato in fondo alla classifica. Siamo influenzati nel giudizio pensando a che tipo di lavoro “sporco” fa l’intestino e, anche, pensando al fatto che è “infestato” da miliardi di microrganismi.
Il relativamente nuovo problema sollevato dalla massiccia presenza di batteri divenuti resistenti agli antibiotici e la messa al bando degli antibiotici stessi in alimentazione animale, hanno avuto come conseguenza il fatto che la salute della micropopolazione intestinale non fosse più facilmente controllabile, con conseguenze disastrose sull’efficienza delle produzioni animali. Da qui il rinnovato interesse dei nutrizionisti verso lo studio delle funzioni dell’intestino e la ricerca di prebiotici e probiotici alternativi ai vecchi antibiotici.
Allo scopo di mettere a fuoco l’argomento, vediamo di fare il punto sulle nostre conoscenze attuali al riguardo.
Molteplici sono le funzioni che l’organo intestino svolge: oltre ad essere il sito più importante per la digestione e l’assorbimento dei nutrienti, esso è anche il maggiore organo endocrino del corpo. Lo strato epiteliale che riveste la parete interna del tubo intestinale è composto da cellule di diversi tipi, fra le quali gli enterociti, con funzioni di assorbimento, di difesa dell’integrità della parete e di secrezione di proteine a spiccata attività antimicrobica. Alla base dei villi sono presenti altre cellule, le cellule del Paneth, le quali, oltre a secernere altre sostanze antimicrobiche, esercitano anche un importante ruolo nel meccanismo delle difese immunitarie. Oltre a tutto questo, l’ambiente intestinale ospita una cospicua varietà di microrganismi, conosciuta come microbiota, fondamentale nel controllo dei patogeni, delle funzioni immunitarie e della produzione di nutrienti indispensabili, fra i quali molte vitamine del complesso B.
Il microbiota intestinale influenza in maniera determinante le condizioni di salute generali dell’animale. Infatti, l’intestino dei neonati viene colonizzato immediatamente dopo la nascita ed i microorganismi inoculati esplicano una azione di “educazione” nei riguardi del sistema immunitario e di moderazione della reazione agli antigeni. Contemporaneamente, il microbiota produce nutrienti, fra i quali alcune vitamine, aminoacidi ed acidi grassi a corta catena, oltre a contribuire alla digestione ed all’assorbimento alimentari.

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“Acetaria”, i sottaceti degli antichi Romani

Molto si è studiato e scritto sull’origine e il progresso delle tecniche di conservazione degli alimenti nel passato, ma non mancano le sorprese peraltro ricche d’interesse per attuali, possibili applicazioni. Di indubbia importanza è quanto emerge dalla nuova interpretazione che il filologo Enrico Carnevale Schianca dà al termine latino acetaria e che porta considerare meglio la conservazione degli ortaggi da parte degli antichi romani.

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La Sfinge,"Sphinx pinastri", nelle pinete etnee

Lungo le pendici etnee, la Processionaria dei pini, è costantemente presente, e va incontro a periodiche pullulazioni che causano estese defogliazioni, condizionando la densità di popolazione degli altri lepidotteri defogliatori dei pini. Le specie, di tale categoria ecologico-funzionale, riscontrate nelle pinete etnee, nel corso di indagini condotte nell’ultimo quarantennio, sono: Dendrolimus pini, Panolis flammea e Sphinx pinastri.

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Gli insetti in alimentazione animale

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Parte la ricetta elettronica veterinaria

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Giovani, 70 milioni di euro per l'acquisto di terra

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Gli amari frutti della Brexit per gli agricoltori inglesi

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Il clima che cambia aumenta diffusione dei superbatteri

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L'Unesco proclama la Giornata internazionale dell'olivo

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Il pinguino imperatore a un passo dalla scomparsa

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I microorganismi influenzano la geologia e il clima

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La restrizione dell’uso di rame: benefici per la salute e l’ambiente o penalizzazione per l’agricoltura biologica?

Tra le ricadute maggiormente evidenti e repentine che il cambiamento climatico ha favorito, favorisce e favorirà, appare incontrovertibile l’insorgenza e lo sviluppo di fitopatologie funginee per il cui controllo è indispensabile l’impiego ripetuto e corposo di agrofarmaci. La difesa è naturalmente più difficoltosa in regime di coltivazione biologica, i cui disciplinari prevedono l’impiego di una ristretta lista di composti/sostanze “di copertura” ed i prodotti a base rameica sono i più utilizzati ed antichi, efficaci su un ampio spettro di fitopatologie e, non da ultimo, risultano maggiormente economici.Accolto il parere della Commissione Plants, Animals, Food and Feeds e dell’EFSA (“Review of the existing maximum residue levels for copper compounds according to Article 12 of the Regulation EC n. 396/2005”, March 1st 2018, doi:10 2903/efsa 2018.5212, e “Conclusion of the peer rewiev of the pesticides risk assessment of the active substance copper compunds” EFSA J. 2018,16(1),5152), la Commissione Europea ha emanato il Regolamento di Esecuzione 1981/2018 (in vigore dal 1 febbraio 2019) nel quale si “raccomanda” la riduzione dell’ apporto di rame da 6 a 4kg/ettaro/anno con lissage di 28 kg/ha complessivi, nel lasso temporale di sette anni, fatte salve deroghe a livello nazionale. La recente “raccomandazione” rappresenta un ulteriore passo verso la sostituzione del rame nel novero dei composti fitosanitari, in osservanza dell’art. 24 del regolamento CE 1107/2009. Se tuttavia tale strategia è adesa ai fondamenti propri dell’agricoltura sostenibile ed alle linee politiche inerenti, essa presenta nel contempo altrettante criticità che potranno investire particolarmente nel settore biologico le coltivazioni ad alto reddito, la viticoltura in primis, che richiedono prioritariamente trattamenti con prodotti rameici. Per contro la disposizione europea potrebbe paradossalmente permettere condizioni tutt’altro che restrittive per quelle colture erbacee che tradizionalmente sono soggette a rotazione almeno triennale (generalmente in alternanza a cereali e oleaginose) come ad esempio il pomodoro da industria e la patata, i cui trattamenti rameici potrebbero perfino eccedere la dose annua di 9 kg/ha di rame! Il criterio discriminatorio seguito dalla Commissione per addivenire alle “raccomandazioni” pare decisamente precauzionale, distante dalla oggettiva valutazione di rischio, forse più teso ad accondiscendere strategie comunitarie di armonizzazione (l’uso di rame per il controllo delle fitopatologie è già stato vietato nei Paesi Bassi ed in Scandinavia e bandito da disciplinari di produzione di organizzazioni ed enti di certificazione di Paesi del centro-nord Europa). Appare ragionevole chiedersi se l’uso del rame in agricoltura rappresenti davvero causa di detrimento per la salute e la qualità dell’ambiente o se la raccomandazione della Commissione UE non sia volta piuttosto a penalizzare la coltivazione biologica.

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Inquinamento antibiotico ambientale

Una recente trasmissione televisiva ha diffusola notizia che nelle verdure e nelle carni di animali, anche di allevamenti nei quali non si usano antibiotici, vi sono batteri antibioticoresistenti. Risultati ampiamente prevedibili se non scontati perché da tempo è nota la normale diffusione dei batteri antibioticoresistenti, indipendentemente dall’uso degli antibiotici e anche quando questi non sono usati nell’uomo e negli animali. Che vi siano microrganismi che producono antibiotici e che siano antibioticoresistentiè un fenomeno antichissimo, che probabilmente risale all’inizio della vita sulla terra (Perry J., Waglechner N., Wright G. - The Prehistory of Antibiotic Resistance - Cold Spring HarbPerspectMed. – 6 Jun, 2016).  Batteri resistenti ad antibiotici β-lattamici, tetracicline e glicopeptidi presenti in campioni di trentamila anni fa del permafrost dell'alto nord canadese e risultati analoghi si hanno studiando il permafrost siberiano.
Geni di resistenza agli antibiotici (β-lattamici, fosfomicina, cloramfenicolo, aminoglicoside, macrolide, sulfamidici, chinoloni, tetraciclina e vancomicina) sono presenti nel microbioma intestinale di una mummia andina precolombiana di Cuzco, in Perù (980 - 1170 d. C.) e nelmicrobioma orale di quattro scheletri umani adulti provenienti da un monastero medievale (circa 950 - 1200 d. C.) dimostrando che una resistenza agli antibiotici aminoglicosidici, beta-lattamici, bacitracina, batteriocine, macrolidi e altri ha un’origine antichissima. Anche quello che si ritiene il più antico batterio conservato nella National Collection of Type Cultures (NCTC) del Regno Unito, una Shigella flexnerie che nel 1915 uccise un soldato durante la prima guerra mondiale, molto prima della scoperta e dell'uso di antibiotici, risulta resistente alla penicillina e all’eritromicina.
Oggi è certo che l’antibioticoresistenza ha una storia evolutiva che inizia molto prima dell'era degli antibiotici e che la naturale produzione di antibiotici è strettamente legata all’antibioticoresistenza. L’antibioticoresistenza nasce negli stessi microrganismi che, producendo gli antibiotici usati nella competizione con altri microrganismi, producono anche i geni della resistenza per non essere danneggiati dagli antibiotici da loro stessi creati e per questo gli antibiotici e l’antibioticoresistenza sono un fenomeno naturale largamente diffuso nei terreni e in ogni ambiente. L’insieme dei microrganismi (microbioma) presenti negli uomini e animali e nei diversi ambienti, unitamente al complesso dei geni di resistenza agli antibiotici (resistoma) hanno una diversità e un’estensione che testimonia la loro lunga storia evolutiva. L’attuale aumentata diffusione della resistenza agli antibiotici è un problema che sta raggiungendo i livelli di crisi in conseguenza della pressione selettiva che con gli antibiotici l’uomo esercita sui microbiomi presenti nei diversi ambienti, animali e umani.

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Dicerie sull’impiego di insetti dannosi

Vengono attualmente indicate come  fake news quelle notizie false, un tempo note come dicerie, o chiacchere, con le quali vengono diffuse illazioni, maldicenze o pettegolezzi sul conto di qualcuno. Rientrano in tale ambito anche le notizie sul presunto impiego di alcuni insetti fitofagi, nella cosiddetta guerra entomologica.

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Il Ficus del Giardino Garibaldi di Palermo e lo Steri

Il gigantesco Ficus macrophylla subsp. columnaris del Giardino Garibaldi e lo Steri. Il monumento verde e quello di pietra, sede del Rettorato dell’Università di Palermo, convivono a piazza Marina fronteggiandosi e dialogando e sono, per ragioni diverse, due tra i più significativi ed esclusivi monumenti della città.

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Olivicoltura superintensiva in Calabria: si può? Resoconto della giornata di studio.

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“L’agricoltura biologica? È l’unica sostenibile”. Intervista a Claudia Sorlini

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Huanglongbing, distruttiva malattia degli agrumi

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In Cina è emergenza febbre suina

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Le 5 innovazioni che cambieranno il futuro dell’agricoltura

IBM ha recentemente presentato a San Francisco il proprio focus annuale “5 innovazioni in 5 anni”, per raccontare come intelligenza artificiale, blockchain e internet of things e cloud cambieranno il settore.

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Un drone per impollinare l'olivo

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In arrivo il primo pane di grano duro arricchito con fibre di agrumi

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Il teff da “pianta panizzabile” a “prodotto” sugli scaffali

Come è accertato, la globalizzazione ha messo in contatto il “mondo dei prodotti” e oggi sugli scaffali dei negozi e della grande distribuzione i prodotti del mondo ci solleticano con la loro variegata offerta. Osservare quegli scaffali è occasione spesso per porsi alcune domande o quantomeno lasciarsi trascinare dalla curiosità (almeno per chi non ha rinunciato ad essere sempre incuriosito dal nuovo). La globalizzazione può dunque essere vista anche come una opportunità!
Quei prodotti hanno una storia molto antica e nei loro paesi di origine sono serviti per secoli a sfamare e a sostenere la vita di intere popolazioni; pochi tuttavia immaginerebbero che su alcuni di essi già si scriveva, si studiava e se ne tentava la coltivazione in Toscana più di due secoli fa.
E’ il caso dell’Eragrostis tef introdotto a Firenze negli anni settanta del Settecento grazie all’esploratore e viaggiatore inglese James Bruce (1730-1794) di passaggio dalla capitale del Granducato prima di trasferirsi a Roma. Era il 1773 e i semi erano stati consegnati all’allora direttore della Zecca, Antonio Fabbrini al quale la stessa Accademia dei Georgofili, di cui era socio ordinario, sovente aveva affidato partite di semi di cui tentare la coltivazione nel suo ameno giardino detto “agli Aranci”.
Erano da poco superati gli anni drammatici che avevano visto decimata la popolazione per fame; carestie tremende che avevano avuto effetti devastanti non soltanto in Toscana, ma nell’intera Europa ed è noto quanto l’Accademia fiorentina avesse operato e operasse sia per difendere il grano dalle malattie, sia per trovare succedanei atti a nutrire la popolazione in assenza di frumento. I Georgofili accolsero pertanto con grande favore la corposa Memoria avente ad oggetto il teff presentata da Attilio Zuccagni nel corso dell’Adunanza del 7 settembre 1774: “fu dato luogo a leggere per il primo al sig. dott. Attilio Zuccagni, il quale lesse una molto ben ragionata e istorica memoria sopra una pianta coltivata in Abissinia ed ivi nominata Tef, del seme della quale fanno quei popoli del pane”. Zuccagni che a sua volta aveva dato avvio, grazie ad alcuni semi datigli dal Fabbrini, alla coltivazione del teff nel Giardino annesso al Gabinetto di storia naturale di cui era direttore, ottenne plauso unanime da parte degli accademici e seduta stante, non soltanto fu decretata la stampa della Memoria, ma fu anche acclamato socio ordinario: “e tanto essa piacque a quegli accademici, che trovandosi un posto vacante di Accademico ordinario per la morte del fu sig. Stefano Forzoni Accolti, lo conferirono ad esso a pieni voti”.

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Insetti: inconsapevoli armi biologiche

Il recente annunzio della DARPA (Agenzia del Pentagono per i progetti di ricerca scientifica avanzata), della produzione di insetti, vettori di virus infettivi,per modificare geneticamente i vegetali, nell’ambito  del progetto Insect allies, ha destato preoccupazione negli esperti, poiché tali insetti (Aleirodi, Afidi e Cicaline), sono in grado di attaccare alcune colture di un Paese nemico e di distruggerne la produzione alimentare, se utilizzati per la cosiddetta “guerra entomologica” che, nel 1972, è stata vietata dalla Convenzione sulle Armi biologiche di Ginevra, sottoscritta da 180 Paesi.

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‘Biodiversità’: espressione massima della interconnessione fra Scienza, Arte e Poesia

Presentare la poliedrica opera: “Il Mosaico della Felicità. Biodiversità tra Scienza, Arte e Poesia” (che a breve uscirà per i tipi della casa editrice Levante, di Bari) è una operazione ardua, direi quasi ardita e velleitaria in quanto si tratta di armonizzare due ‘culture’ ritenute erroneamente e fortemente divergenti: ‘Umanistica’ e ‘Scientifica’.

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Sequenziamento del genoma del noce per aiutare i produttori californiani

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Approvati nuovi standard per frenare la diffusione di infestazioni e malattie delle piante

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Nelle case del futuro il legno diventa trasparente

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Morbo letale per gli alberi di mele negli Usa

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Il raccolto cerealicolo mondiale non è sufficiente a coprire il consumo

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Blue Java, la banana che sa di gelato alla vaniglia

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Premio UNASA 2019

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Alberi e smartphones

Un paio di giorni fa mi è capitato di vedere il film “Il professore e il pazzo”, uscito da pochi giorni in Italia. Il film prende origine da una storia vera riguardante l’amicizia tra un uomo enciclopedico e autodidatta (Murray), e il dottor Minor, un internato in un manicomio criminale, che lo aiuta a trovare l’origine delle parole della lingua utilizzata all’epoca in tutto l’impero britannico. L’impresa sappiamo che finì addirittura dopo la morte dei due studiosi. Un’opera mastodontica che è tuttora riferimento per la lingua inglese e l’origine delle sue parole.
L’uomo è da sempre stato spinto dalla curiosità, caratteristica che è, comunque, presente in molte specie animali. Secondo la più classica delle definizioni la curiosità è un istinto che nasce dal desiderio di sapere qualcosa. Ha aspetti emozionali che riguardando l’esplorazione, l’investigazione e l’apprendimento. Considerato un comportamento positivo sia nella scienza che nell’intelligenza, guida alla scoperta di nuove informazioni, il carburante della scienza e delle discipline dello studio dell’uomo.
Ecco, io sarei curioso di sapere qual è l’origine della notizia che circola riguardo a certe amministrazioni, ma anche privati cittadini, che capitozzano (ossia potano in modo da mutilarli per sempre e riducendo i benefici ambientali da loro forniti) o addirittura tagliano gli alberi, perché questi interferirebbero (come tutti i corpi che si frappongono alle onde elettromagnetiche, peraltro) con il segnale trasmesso dalla rete 5G.
Non dico che non sia vero, seppur abbia molti, molti dubbi al riguardo (ma non ho conoscenze tali da poter affermare il contrario). Ma pensiamo veramente che gli alberi vengano capitozzati o tagliati per questo motivo? Cioè per una cosa che ancora non c’è, che forse arriverà nel 2020, e della quale si sa ben poco (ripeto, io per esempio non ne so nulla, perché non sono esperto in onde elettromagnetiche).
Forse attribuiamo ai capitozzatori e a coloro che li sostengono un livello di conoscenza dell’ingegneria elettronica e di coscienza ambientale che non credo abbiano. Così come capita che sempre al 5G venga attribuito il motivo dell’abbattimento di alberi che vengono poi quasi sempre ripiantati.

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Gli insetti in alimentazione animale

La ricerca di nuove fonti alimentari proteiche sostenibili sta attirando sempre più attenzione, soprattutto a causa dell’impatto sull’ambiente della coltura della soia e dell’utilizzazione delle farine di pesce. Negli ultimi tempi l’interesse dei nutrizionisti si è particolarmente diretto verso le farine di insetti come ingredienti più sostenibili in alimentazione.
Un team di ricercatori olandesi, tedeschi e svizzeri si sta interessando alla trasformazione industriale di colonie di Hermetiaillucens, un insetto comunemente conosciuto come Black Soldier, in prodotti intermedi per la mangimistica animale e l’alimentazione umana.
In Italia il gruppo di ricerca che fa capo al prof. Schiavone dell’università di Torino ha pubblicato l’anno scorso due lavori sulla utilizzazione alimentare della farina delle larve di Hermetia (FOTO) nella dieta per polli da carne. Il primo di questi lavori (Dabbou et al., 2018) riguarda l’impiego della farina parzialmente sgrassata come ingrediente proteico al posto della farina di soia, a livelli crescenti: 0,5%, 10% e 15%. I risultati hanno chiaramente dimostrato che il livello più alto di inclusione ha avuto degli effetti significativamente positivi sulle performance di crescita, specie nei periodi “starter” e “grower”. Non sono stati riscontrati effetti di alcun genere sui parametri ematici, con l’eccezione dell’aumento della concentrazione di fosforo. Ma l’altezza dei villi e la profondità delle cripte intestinali hanno risposto negativamente al livello più alto della farina d’insetti. Il secondo lavoro (Schiavone et al., 2018) riguarda invece l’impiego del grasso di larve di Hermetia come ingrediente energetico, sempre nella dieta di polli da carne, al posto dell’olio di soia. I tassi di sostituzione sono stati del 50% e del 100% dell’olio di soia. In questo caso non sono state registrate differenze significative nei parametri di accrescimento e conversione alimentare, ma sono state riscontrate alcune trascurabili alterazioni istopatologiche alla milza, timo, borsa di Fabrizio e fegato. La conclusione dei ricercatori torinesi è stata così sintetizzata: “l’impiegodi larve di Hermetia non ha effetti negativi sui parametri di accrescimento, ma non favorisce la salute intestinale”.

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Yogurt antico e sempre nuovo

Lo yogurt è parte della dieta umana da diversi millenni e nasce in paesi a clima caldo nei quali l’acidità è un mezzo di mantenimento del latte per un limitato periodo di tempo, mentre per una conservazione prolungata il latte è trasformato in formaggio. Fin dall’antichità allo yogurt sono attribuite proprietà salutistiche e nel 1909 il premio Nobel russo Yllia Metchnikoff suggerisce che i lattobacilli nello yogurt sono una delle cause della longevità della popolazione contadina bulgara.

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Perché gli alberi creano innesti radicali naturali intraspecifici?

Con il termine “innesto radicale” s’intende l’instaurarsi di connessioni tra due (o più) strutture ipogee che comportano l’unione di cambio, floema, xilema e la conseguente formazione, almeno parziale, di continuità vascolare. In questo modo, gli apparati radicali di alberi appartenenti alla stessa specie (“innesti intraspecifici”) o, assai meno frequentemente, a specie/generi differenti (“innesti interspecifici”) risultano maggiormente espansi e performanti, garantendo così,una serie di vantaggi e benefici reciproci. Sono altresì noti casi di “autoinnesto”, tra radici del medesimo individuo.

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Un po’ di chiarezza sul BIO

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Pubblicato il genoma del frumento duro

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Un pomodoro da coltivare nello spazio

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Fiumi italiani e siccità

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In Germania nuova etichetta per la carne indicante il benessere degli animali

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Impronta genetica del vino

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Gli abeti abbattuti dalla tempesta diventeranno violini Stradivari

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Preparare il rilancio dell’agricoltura

Negli ultimi mesi si è parlato molto di agricoltura, ed è un fatto positivo, ma ciò è avvenuto in modi che danno spunto a più d’una riflessione.  Si fronteggiano, infatti, atteggiamenti contrastanti a seconda dei temi affrontati, delle motivazioni che inducono a farlo e delle immagini che si danno dell’agricoltura stessa. Iniziamo dalla questione dei bassi prezzi agricoli che sono tali dalla fine della fiammata del 2012 e, scesi ai minimi dall’inizio della crisi, si sono stabilizzati su valori bassi. In Italia e nel mondo l’offerta agricola si mantiene elevata e in crescita tendenziale, mentre la domanda rimane debole e poco dinamica. Nel prossimo biennio i principali Osservatori confermano queste tendenze e il rallentamento a fine 2018 e nel 2019 ne è la triste conferma.
In Italia, negli ultimi 20 anni, il valore della produzione agricola a prezzi costanti. e cioè in quantità. mostra un lieve incremento della crescita pari al 2,4%, chiudendo il 2017 poco sotto il massimo del 2013.
Il peso dell’agricoltura sul Pil nello stesso periodo scende dal 2,3% all’1,9%. Ciò significa due cose: a) il settore agricolo cresce meno del resto dell’economia e, b) perde d’importanza. Lo stesso accade per gli occupati, da anni sotto il milione di unità, scesi nel 2017 al minimo storico di 912.000 addetti. Nel complesso un contributo modesto all’economia.
A ciò si aggiungono le previsioni sul futuro della Pac, per il periodo 2021/27, in mancanza del Quadro Pluriennale Finanziario per gli stessi anni, con le incertezze sulla Brexit e sulla futura composizione degli Organismi comuni dopo le elezioni di maggio. L’unico fatto certo è il calo di attenzioni e fondi per l’agricoltura con la riduzione della funzione di supporto della Pac.

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Rivoluzione digitale e agricoltura 4.0

La rivoluzione digitale è già una realtà nei paesi tecnologicamente avanzati. Il nostro Paese accusa un certo ritardo, sia a livello pubblico che privato. Si tratta di una opportunità che bisogna sapere cogliere nella consapevolezza però dei cambiamenti che essa porta nella società e nel mondo del lavoro dove, inevitabilmente, verranno a meno determinate mansioni ma nuove ne sorgeranno. Una rivoluzione quindi che ha forti implicazioni sull’economia e sulle persone e che, pertanto, pone questioni anche sul piano etico. A fronte di questi problemi, in un recente convegno tenutosi all’Università Luiss, si è provato a immaginare algoritmi capaci di essere a favore delle persone e non contro di esse.
Alla base di questi cambiamenti vi sono i cosiddetti Big Data. Questi Big Data, non sono solo dati numerici ma molto di più e cioè, ad esempio, foto e immagini ed anche informazione trasmesse come quelle, ad esempio, che il trattore condivide con la macchina operatrice ad esso accoppiata. La mole di dati è veramente enorme grazie alle informazioni contenute nel Cloud, a quelle provenienti dalle costellazioni satellitari, dai sensori montati su mezzi aerei e droni od anche su macchine. Tra le costellazioni, è opportuno ricordare quella dei satelliti Sentinels del programma europeo di monitoraggio ambientale: “Copernicus: lo sguardo dell’Europa sulla Terra”. Infatti, il monitoraggio della costellazione sulla terraferma riguarda, tra l’altro, il modo con cui il terreno viene utilizzato ed anche lo stato di salute della vegetazione, fornendo così informazioni importanti per l’agricoltura. La possibilità di utilizzare questa mole di dati deriva: da un lato, dalla capacità di trasformarli in un formato leggibile da un computer e di poterli elaborare; dall’altro, di riuscire a tradurli in strategie operative attraverso specifici algoritmi. Per l’agricoltura questo significa la possibilità di potere attuare l’agricoltura 4.0.

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Suolo e cambiamenti climatici: un futuro preoccupante

Siamo appena all’inizio della primavera e già si levano preoccupanti gridi di allarme per la siccità. Non piove da circa due mesi, proprio in un periodo in cui, generalmente, la pioggia ricarica le falde idriche oltre che soddisfare le esigenze delle colture in atto.
Si riaffaccia, quindi, lo spettro della siccità di due anni fa e ciò è, senza dubbio, dovuto ai cambiamenti climatici che stiamo vivendo.

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Leggende metropolitane

Un amico mi ha detto che un suo conoscente è stato in un ristorante di Milano con il suo cane al quale, durante la cena, ha dato un pezzo della carne e che il cane, dopo averla fiutata, non ha voluto mangiare. Il padrone, insospettito, ha preso la carne, l’ha fatta analizzare scoprendo che era carne di cane e per questo il ristorante non c’è più perché è stato chiuso. Questa è una classica leggenda metropolitana.

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Ringraziamento di Amedeo Alpi a Franco Scaramuzzi

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Migrazioni climatiche e Italia

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La Brexit influenza l’export di cibo Made in Italy

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L'Italia rischia di restare senza pinoli

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Le colture no food

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Il primo robot pianta

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Cresce il trend per la coltivazione di canapa in Italia

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Premio di Laurea “Re Stocco”

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Non dimentichiamo che “L’Italia è la nostra Patria”

Non viviamo in isole felici di una sognata “Terra globale”, ma in eterogenee ed irrequiete aree del mondo terrestre, ove stanno sempre più crescendo per numero e per esigenze, coloro che vi sono nati o trasferiti, o comunque vi stanno abitando.
La nostra penisola, che offre l’immagine di uno stivale Europeo, è stata frequentemente invasa e spesso occupata da molte popolazioni diverse e di varia origine. Con l’impegno del popolo, l’Italia venne riunita in un’unica e nuova Nazione, con battaglie micidiali che costarono cuori e vite per la propria Patria. Tuttora manifestiamo il più grande orgoglio con la nostra bandiera tricolore. Ma la nostra politica sembra invece che oggi stia demolendo le sue strutture per poi mescolarsi con idee diverse.
Fra i ricordi della mia gioventù, rimangono le abitazioni che spesso erano lasciate liberamente aperte. Perché oggi si subisce il bisogno crescente di proteggerci da invasioni di banditi di ogni genere, violenti ladri e sistematiche corruzioni? Il nostro Paese si è riempito di varie mafie prepotenti che violano le leggi e spesso si appropriano dei beni altrui.
Nell’ultimo secolo, l’Italia ha visto nascere e poi sparire diverse politiche, non solo ideologiche ma creando anche spinte di movimenti giovanili, con generazioni non sempre sufficientemente preparate. Non tutti sono colti e preparati per affrontare continui cambiamenti, adeguamenti, innovazioni e comportamenti competitivi.
Avevamo unito la nostra penisola in un solo Stato, dotandolo di una sua unica lingua e di una preziosa agricoltura, capace di produrre cibo primario, apprezzato, apprezzato già da quando cominciò ad essere elaborato nelle manifatture aziendali.
L’ultimo conflitto mondiale aveva attraversato tutta la nostra penisola. La generazione di militari che tornò a casa, era ampia. Riprese a studiare e a lavorare, con una forza di volontà per ricostruire ciò che era stato distrutto. Nelle Università si riprese lo spirito della goliardia, ma solo per diversi anni rimase solidale.

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Allevamenti intelligenti

L’industria 4.0 rappresenta la quarta rivoluzione industriale, un processo che porterà alla produzione sempre più automatizzata e interconnessa che inizia a interessare l’allevamento del bestiame stravolgendo il concetto stesso di stalla tradizionale che diviene una Smart Factory o Allevamento Intelligente dove non sono più gli uomini, ma macchine e robot, interconnessi con computer e algoritmi, che lavorano in una sempre maggiore autonomia e con interventi sempre più mirati da parte degli operatori. L’automazione permette di migliorare il benessere degli animali, la qualità delle loro produzioni e consente di eliminare o ridurre attività faticose e pericolose svolte dall'uomo, con benefici in termini di salute e sicurezza e con vantaggi economici per una maggiore produttività della manodopera e quindi miglioramento dell’efficienza aziendale. L'automazione delle operazioni di stalla permette di superare le difficoltà di trovare manodopera qualificata e di sostituire unità lavorative per operazioni svolte in tutti i giorni all'anno, con benefici in termini di qualità della vita dei lavoratori. L'impiego di macchine e impianti comporta però un aumento dei consumi energetici (elettricità ed energia termica) degli allevamenti che devono essere sviluppati tenendo conto di un risparmio energetico (coibentazioni e ventilazione passiva, pompe di calore, motori ad elevata efficienza ecc.) e soprattutto di una produzione aziendale di energia da fonti rinnovabili (pannelli solari, biogas ottenuti dalle deiezioni ecc.). Non si tratta di inserire negli attuali allevamenti una o più robot di pulizia, mungitura o altro perché la disponibilità di tecnologie informatiche può essere usata in modo completamente efficiente in stalle che dovranno essere completamente riprogettati e ricostruiti. Oggi si parla di Domotica o Casa Intelligente, ma soprattutto sono già operative fabbriche intelligenti che stanno cambiando il mondo dell’auto, e lo stesso si prevede per gli Allevamenti Intelligenti che possono assicurare benessere per chi vi lavora e per gli animali che ospitano, in maniera sostenibile economicamente, da un punto di vista energetico e dell’impatto ambientale. Oggi l'automazione si sta diffondendo negli allevamenti dei diversi tipi di animali (polli e galline, maiali, pesci e bovini) e riguarda soprattutto il monitoraggio di quanto avviene nella stalla, la preparazione e la distribuzione degli alimenti, la gestione degli effluenti zootecnici, la produzione dell’energia necessaria al funzionamento della stalla e negli allevamenti di bovini da latte di robot di mungitura.
Per controllare quanto avviene nell’allevamento, di fondamentale importanza per una maggiore efficienza economica, produttività e minori costi, e per un miglioramento della qualità della vita degli allevatori e del benessere degli animali allevati, in un allevamento intelligente sono presenti dei sensori e anche da lontano l’allevatore può controllare quanto riguarda gli animali e avviene nel clima e pulizia dei locali, nella preparazione e distribuzione degli alimenti, nella mungitura, negli interventi sanitari, oltre che nella contabilità aziendale.

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La “Mosca bianca dei cavoli” su Cymbalaris muralis in città

Alla biodiversità dell’ambiente urbano concorrono numerose specie vegetali spontanee, che colonizzano vari microhabitat e ospitano specie fitofaghe con le relative biocenosi parassitarie. Una specie poco appariscente è l’Erba tondella, Cymbalaris muralis, dal portamento strisciante, o rampicante e pendulo, che, dal punto di vista fitosociologico, appartiene alla comunità vegetale delle rupi e dei ghiaioni. Tale Plantaginacea si è ben adattata all’ambiente urbano, nel quale vegeta anche nelle fessure dei muri. Il fusto, legnoso alla base, nella parte alta è gracile, filiforme e ramificato; le foglie palmato-lobate, sono picciolate con disposizione alternata lungo il fusto. I fiori ermafroditi, sono disposti all’ascella delle foglie, la corolla di 5 petali, simpetala e speronata, attrae numerosi microimenotteri. Sulla pagina inferiore delle foglie è frequente la Mosca bianca Aleyrodes proletella, specie tipica della famiglia Aleirodidae, essendo la prima entità descritta di tale gruppo, istituito da Westwood nel 1840.

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Premio Collio dedicato a “Sigismondo Douglas Attems di Petzenstein” (XVI edizione)

Il Consorzio Tutela Vini Collio, in collaborazione con l’Università degli Studi di Udine, il MIB School of Management e l'ARGA Friuli Venezia Giulia, per ricordare il Conte Sigismondo Douglas Attems di Petzenstein, istituisce un concorso per il conferimento di quattro premi. Il concorso intendevalorizzare le attività che abbiano portato un valido contributo, sul piano scientifico, applicativo e divulgativo, nei settori della viticoltura, dell’enologia e della valorizzazione del territorio del Collio.

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Italia ancora indietro nell’innovazione in agricoltura

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La Via della Seta sia occasione per estendere tutti i protocolli con la Cina

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Cooperare è uno stile di vita

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In Italia le foreste si riformano nelle terre abbandonate

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La quinoa diventa anche italiana

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L’agricoltura consuma il 70% dell'acqua dolce

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Riutilizzare l'olio di frittura è pericoloso per la salute

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ERRATA CORRIGE per bando di concorso

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Valorizzazione salutistica dei prodotti agroalimentari

La valorizzazione dei prodotti agroalimentari tipici del territorio, che è stata finora realizzata attraverso i diversi marchi di qualità, come DOP (Denominazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Protetta), SGT (Specialità Tradizionale Garantita), PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali), può essere ulteriormente perseguita attraverso la loro caratterizzazione salutistica. La prima tappa di questo processo è rappresentata dall’acquisizione di conoscenze sui livelli di particolari composti bioattivi ad alto valore salutistico, con potenzialità nutraceutiche, caratterizzanti un determinato prodotto, seguita dalla utilizzazione delle informazioni ottenute ai fini della sua differenziazioni da prodotti similari, anche ai fini di marketing.
Nel caso della Regione Toscana, troviamo centinaia di prodotti tipici, già conosciuti attraverso i vari marchi di qualità: tra i 16 DOP possiamo citare il miele e la farina di castagne della Lunigiana, la farina di neccio della Garfagnana, l’olio extravergine di oliva (del Chianti Classico, di Lucca, di Seggiano, delle Terre di Siena), il pecorino toscano e romano e il pane toscano. Tra i 15 IGP si passa dal fagiolo di Sorana al farro della Garfagnana, mentre tra i 406 PAT troviamo 34 formaggi, 121 prodotti da forno come pane, torte e pasticceria varia, e 191 prodotti vegetali freschi, dall’aglione della Valdichiana alla cipolla di Certaldo, dal fagiolo zolfino alla mela rotella della Lunigiana, dal mirtillo nero della montagna pistoiese alla patata rossa di Cetica, dal pomodoro canestrino di Lucca al tartufo bianco della Toscana.
E’ necessaria dunque una loro ulteriore diversificazione, per poter affrontare le sfide dei mercati. Le azioni da intraprendere riguardano proprio la caratterizzazione dei prodotti, e anche dei processi produttivi, dal punto di vista del loro contenuto in sostanze importanti per la nostra salute.
Il primo esempio di caratterizzazione ai fini della sua valorizzazione, riguarda il pane: abbiamo circa 30 prodotti fermentati PAT tra pani e focacce, e un pane DOP. La loro caratterizzazione funzionale inizia con l’analisi dei livelli di sostanze nutritive, quali amido, fibre, minerali, vitamine, proteine, per continuare con la determinazione del contenuto in sostanze nutraceutiche, che è, tra l’altro, influenzato dal processo fermentativo. Poiché nella definizione di pane, a proposito della lievitazione, si cita genericamente il “lievito”, troviamo pani prodotti usando solo il lievito commerciale Saccharomyces cerevisiae e pani prodotti usando “il levito madre”, chiamato anche impasto acido (in inglese, sourdough), che è rappresentato da comunità complesse di lieviti e batteri lattici. E’ noto che il lievito madre, che è caratteristico di ciascun impasto, è capace di conferire al pane proprietà differenziali, reologiche, sensoriali e nutrizionali ed è strettamente legato al territorio. Gli studi molecolari e funzionali sono stati illuminanti circa le proprietà differenziali conferite all’impasto dai vari tipi di lieviti e batteri lattici. Per esempio, alcuni ceppi rendono maggiormente disponibili minerali essenziali quali ferro, calcio e zinco, mentre altri permettono la riduzione del glutine, producono esopolisaccaridi, preziose sostanze prebiotiche, composti antiossidanti, vitamine e peptidi bioattivi. Una volta isolati e disponibili in coltura pura, i diversi ceppi lievitanti, selezionati per proprietà funzionali specifiche, possono essere utilizzati come starter, sostituendo i prodotti standard commerciali. Presto sarà disponibile un sistema modello sviluppato per produrre pane ad elevato valore salutistico per la catena alimentare italiana, frutto del lavoro di 7 Università italiane, di cui è capofila l’Università di Pisa (http://healthy-breads.agr.unipi.it/). L’esempio del pane può essere esteso a molti altri prodotti fermentati da forno a base di farina di farro, mais e castagne.

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Tortellini di magro per il Cardinale

Il Re d'Italia Vittorio Emanuele III decide di recarsi in visita a Bologna il 28 aprile 1904, dove il Cardinale Domenico Svampa, in un periodo di rapporti tesi fra Santa Sede e Monarchia, desidera accogliere il Re senza contrariare il Pontefice. Per tale motivo il Cardinale invia in Vaticano l’avvocato Ambrosini per chiedere il permesso di ossequiare il monarca italiano e il Papa dà il via libera all’iniziativa. Nell’eccezionale avvenimento non manca un pranzo di gala al quale è invitato anche il Cardinale Svampa, ma vi è l'inconveniente che il sabato, giorno del banchetto, cade nella Tempora di Primavera nel quale, secondo il rito della Chiesa Romana, è prescritto un digiuno da rispettare con un solo pasto, ma soprattutto con l’astinenza dalle carni. Per questo ai partecipanti al pranzo di gala, che si svolge nel Salone del Consiglio Comunale, e in particolare per il Cardinale che siede di fianco al Re e che all’altro lato ha il ministro Luigi Rava, è offerta la possibilità di un menù alternativo di magro. Da questo espediente prende il titolo il libro Pranzo di magro per il Cardinale nel quale con rigore e allo stesso tempo con ironia Giulio Andreotti descrive l'incontro fra Domenico Svampa e Vittorio Emanuele III e le reazioni che ne seguirono. Tutto questo avviene anche perché Giulio Andreotti ha per moglie Livia Danese, il cui zio è il bolognese Giulio Belvederi, segretario particolare del Cardinale Svampa nel periodo in cui è Vescovo di Bologna. Fino ad oggi non risulta però il menù di magro offerto in alternativa a quello del pranzo di gala, ma non si può negare la possibilità che vi fossero anche dei tortellini di magro, secondo una ricetta in uso nelle cucine dei prelati bolognesi per i giorni di magro.
Sulla ricetta dei tortellini bolognesi si potrebbe discutere all’infinito, ma non bisogna dimenticare che accanto ai tortellini per i giorni di grasso, con ripieno di carni e cotti in brodo di carne, esistevano anche i tortellini per i giorni di magro nei quali la carne era sostituita da solo formaggio e spezie, o da pesce o da rane, oppure da vegetali come la cipolla e cotti in acqua salata o brodo di verdure o anche di sola cipolla.

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Un antico alieno: la Mosca della frutta, Ceratitis capitata

Una delle specie aliene invasive che, per prime, hanno invaso il Bacino mediterraneo è il Dittero Tefritide Ceratitis capitata, probabilmente originario dell’Africa sub-sahariana; si ritiene sia stato introdotto, con frutti infestati, in Spagna e in Italia, dai Fenici, o dai Romani. Catone il Censore, per sollecitare la distruzione di Cartagine, troppo vicina a Roma, portò in senato dei fichi freschi arrivati dal Nord-Africa. Grazie al suo notevole potenziale biotico e alle favorevoli condizioni ambientali, la Mosca si è ampiamente diffusa anche nel Vicino Oriente e in Arabia. Più recente è l’introduzione in Australia occidentale e nelle Hawaii. In Messico, Florida, California e Cile, si è insediata più volte ed è stata oggetto di programmi di eradicazione.

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Borsa di studio sulla valorizzazione del patrimonio agricolo forestale della Toscana

La Borsa sarà assegnata tramite concorso pubblico per titoli e colloquio, ad un giovane cittadino europeo di età non superiore a 30 anni, in possesso del titolo di laurea magistrale.
La domanda dovrà pervenire presso la sede dell’Accademia dei Georgofili entro e non oltre lunedì 1 aprile 2019.

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La tecnologia genetica resterebbe in bilico dopo la recente sentenza della Corte di giustizia UE

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Gli agrumi aiutano a contrastare la glicemia alta

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A causa dell’effetto serra riso e grano diventeranno meno nutrienti

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L'agroecologia al capezzale della Terra

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L'innalzamento dei mari sta salinizzando i terreni agricoli del Nord Carolina

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In Francia il consumo di frutta e ortaggi supera quello della carne

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L’affitto in agricoltura cresce e si conferma strategico per la competitività

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L’innovazione tecnologica in agricoltura

La combinazione tra meccanica, elettronica e informatica (meccatronica), ha portato a una notevole evoluzione nelle macchine agricole, consentendo di praticare l’agricoltura di precisione (AP). Un’agricoltura nella quale gli interventi vengono definiti “sito specifico”, in quanto eseguiti in funzione della variabilità spaziale e temporale delle colture e del terreno. Questo significa che singole aree di uno stesso appezzamento vengono considerate come unità separate, in funzioni delle condizioni e delle specifiche esigenze agronomiche e colturali.

Insieme alle macchine, la messa a punto di sensori e di sistemi di supporto alle decisioni (DSS) molto efficienti, consente di:
- acquisire e di elaborare dati provenienti dalle macchine, dai sistemi satellitari, dai sensori ma anche di utilizzare ed elaborare i cosiddetti Big data;
- la realizzazione di mappe di prescrizione che riproducono le diverse condizioni delle colture e del terreno permettendo di fare interventi mirati;
- la gestione dell’operatività delle macchine in campo, quale la guida assistita o automatica, la rilevazione della qualità e della quantità del prodotto raccolto, il rateo variabile.

Il rateo variabile è essenzialmente applicato nei trattamenti fitosanitari e di diserbo e in quelli di fertilizzazione. Viene effettuato con due possibili approcci: le mappe di prescrizione che, come si è detto, riproducono le condizioni dello stato vegetativo delle colture o quelle del terreno prima dell’intervento, in funzione delle quali l’intervento verrà eseguito; in real time, quando i sensori montati sulle macchine, o i droni che sorvolano il campo, rilevano la situazione e la comunicano alla macchina che adegua dose e bersaglio al comando ricevuto.
In questi ultimi anni si assiste a un uso crescente dei droni in agricoltura, non solo per operazioni di monitoraggio e trasmissione dati, ma anche per effettuare interventi diretti quali trattamenti e concimazione. Si stima che entro il 2023, a livello mondiale, l’agricoltura potrebbe divenire il secondo maggiore utente di droni.

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Profumo di ristorante

La moderna neurologia dimostra che l’olfatto è un senso primitivo e che i ricettori di odori inviano segnali al Sistema Limbico del cervello dove si generano sensazioni di piacere, suscitando ricordi più persistenti di quelli visivi perché dopo sei mesi solo un quarto della gente ricorda una immagine, mentre i quattro quinti ricordano un aroma, soprattutto se gradito. Se da lontano è lo stimolo visivo che richiama l’attenzione delle persone, da vicino è lo stimolo olfattivo che contribuisce a decidere un cliente esitante. Per questo oggi i ristoratori pianificano e utilizzano gli aromi con un raffinato e strategico uso con il quale esaltano la propria cucina e cercano di fidelizzare i clienti. In un ristorante pluristellato italiano, il successo di un piatto di selvaggina, presentata disossata, è dovuto anche al fatto che a parte le ossa dei selvatici sono processate in un particolare estrattore a bassa temperatura ottenendo un aroma che il cameriere si spruzza sul dorso delle mani quando serve il piatto a un singolo cliente, mentre l’aroma è diffuso in tutto l’ambiente quando la selvaggina arriva in tavola a più clienti.
Il senso dell’olfatto non interferisce, ma si sinergizza con quello della vista, come spiegano le ricerche della comunicazione olfattiva e visiva, sempre più usate nel neuromarketing o neurovendita. Per questo accanto ai colori artificiali o di sintesi usati in cucina, soprattutto industriale, prendono piede gli aromi e gli odori artificiali, come circa un secolo fa preconizzavano i futuristi. Odiernamente l'industria degli aromi è fondamentale nella fabbricazione del cibo confezionato, inscatolato, surgelato, precotto, disidratato, il novanta per cento di quello che mangiano gli americani e che sempre più si diffonde tra gli italiani. Poiché queste tecniche tolgono sapore ai cibi, è necessario rimettercelo con aromi naturali o artificiali, con una differenza tra i primi e i secondi spesso arbitraria, perché deriva dal modo in cui vengono preparati, non dalle sostanze chimiche che contengono. L'industria statunitense degli aromi ha un fatturato di un miliardo e mezzo di dollari all'anno ed è concentrata nel New Jersey, dove di producono i due terzi degli additivi aromatici venduti negli USA. L'International Flavors & Fragances (IFF - https://www.iff.com/) è l'agenzia di aromi più grande del mondo e senza il suo ausilio gli hamburger non avrebbe il loro caratteristico aroma o un prosciutto di Praga o un wurstel non saprebbero di affumicato. Il successo dei concentrati di carne, il primo dei quali è stato inventato e prodotto da Justus von Liebig a metà del milleottocento, dipende molto dal suo aroma.

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Gli insetti nella letteratura

Nelle varie categorie in cui può essere, convenzionalmente, suddivisa la scrittura letteraria: saggistica, storiografica, scientifica, didattica e narrativa (di azione, avventura, fantasy, horror, ecc.) gli insetti, fin da tempi remoti, hanno suscitato l’attenzione di numerosi scrittori. Nel libro dell’Esodo, della Bibbia (X-VI sec. a.C.), sono descritte 3 delle 10 piaghe, o punizioni divine contro il popolo egizio, relative alle invasioni di zanzare, mosche e cavallette. Aristotele (384–322 a.C.) trattò numerosi argomenti zoologici, nella Storia degli animali nonché nei trattati sulla Generazione degli animali e sulle Parti degli animali. Nicandro da Colofone (IIsec.a.C), nei Theriaká, riportò notizie anche su insetti velenosi e sui rimedi contro di essi. In molte opere drammaturgiche, William Shakespeare (1564-1616) fa riferimento a insetti, ragni, rettili e altre bestie, reali o immaginarie, per rappresentare una caratteristica, o un’attitudine, del mutevole animo umano.

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Competenze europee per aziende che esportano

Sintesi del convegno che si è svolto all’Accademia dei Georgofili, lo scorso 5 marzo 2019.

Il 5 marzo, presso la sede dell’Accademia dei Georgofili a Firenze, il Comitato Tecnico Permanente dell’Industria Alimentare (Federalimentare, Fai CISL, Flai CGIL, Uila UIL) ha presentato, unitamente a Fondimpresa, durante il Convegno “Competenze europee per aziende che esportano. Il lavoro certificato nell’export alimentare”, gli esiti di otto Piani formativi finanziati dalla prima scadenza dell’Avviso 4/2017 “Competitività” di Fondimpresa nell’annualità 2018/19.
Le attività hanno coinvolto 468 aziende dislocate in 15 Regioni e 2.465 lavoratori (1.496 operai, 970 impiegati, 34 quadri), per complessive 15.403 ore di formazione, con un impegno finanziario di 3,56 milioni di euro.

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Il biologico? Una favola «bella e impossibile». Intervista a Elena Cattaneo.

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Il Bosco Verticale conquista le città di tutto il mondo

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Gli stock ittici continuano a diminuire mentre gli oceani si scaldano

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I gravi danni della Xylella in Salento

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Senza lavoratori stagionali raccolti a rischio

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Immissione nella UE di miele cinese non conforme

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La luce blu aumenta il contenuto di antocianine nelle ciliegie

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L’Istituto Agricolo Coloniale fondato da un Georgofilo nel 1904 a Firenze

Gino Bartolommei Gioli, divenne Socio corrispondente dell’Accademia dei Georgofili dal maggio 1901, successivamente ordinario (1 febbraio 1903) e poi emerito (dal 10 gennaio 1926). Numerose furono le Memorie che egli presentò ai Georgofili sul tema dei territori africani e della loro attitudine ad essere trasformati in colonie agricole.
Aveva una grande esperienza e conoscenza di quei luoghi per avervi soggiornato a lungo e indagato ogni loro parte. Ne aveva minuziosamente studiato clima, territorio, usi, costumi, abitudini sociali e aspetti antropologici e in pochi anni si era pienamente convinto delle potenzialità del loro sviluppo economico. Gli scritti, sono riportati e pubblicati negli “Atti dei Georgofili”: Le attitudini della colonia Eritrea all’agricoltura, 18 maggio 1902; La colonizzazione agricola dell’Eritrea, 4 gennaio e 1 febbraio 1903; La produzione frumentaria in Eritrea, 3 gennaio 1904.
Gli “sfortunati avvenimenti coloniali” che avevano segnato tragicamente la presenza italiana in Africa sul finire dell’Ottocento, tali da far dubitare della capacità e competenza della politica, dovevano essere superati da progetti di più ampio respiro la cui sola, imprescindibile garanzia, fosse la conoscenza a tutto raggio di quei paesi.
Bartolommei Gioli era venuto pertanto maturando l’idea di dar vita a Firenze ad un Istituto di alta formazione tecnico-scientifica. Il progetto presentato preliminarmente in una riunione privata a palazzo Bartolommei nell’aprile del 1904 *, trovò la sede ufficiale per la sua esplicitazione nell’Accademia dei Georgofili, dove il 4 giugno 1905 Bartolommei Gioli poté finalmente presentare la Memoria Per la fondazione di un Istituto Agricolo Coloniale in Firenze (“Atti dei Georgofili”, 5 S., 2).
Il Nostro Accademico sottolineava in esordio che il fenomeno delle migrazioni aveva raggiunto in breve volger di anni livelli notevoli (in un decennio, dal 1893 i 240.000 emigrati erano passati a oltre 500.000); la statistica veniva in suo soccorso a dimostrare il progressivo, ingente spopolamento di vaste zone d’Italia che vedeva protagoniste per la massima parte le “classi campagnole”. Gli effetti in alcuni casi erano devastanti: il Meridione d’Italia in specie, registrava veri e propri casi di abbandono verso altri paesi di intere comunità. Fenomeno sottolineava Bartolommei Gioli destinato a non mutare tendenza forse per molti anni.

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Alberi che cadono, Kafka, Politica e Futuro

“Si va rafforzando la persuasione che la scienza sia il possibile schermo di un sistema di potere economico occulto. La diffusione del pregiudizio antiscientifico è a misura di quella del risorgente pregiudizio anti-capitalista. La “cultura del sospetto” non è tanto l’ingenuo riflesso di un’opinione pubblica ignara dei progressi della scienza moderna, quanto una manifestazione della più diffusa sindrome politica contemporanea”. (Carmelo Palma, 2017).
Uso questa frase come incipit di questo breve articolo perché trovo che si attagli perfettamente alla situazione kafkiana che emerge ogni volta che si parla di alberi. Soprattutto, quando lo si fa sull’onda emozionale susseguente a un evento meteorico che ha causato la caduta di molti di essi e, nei casi peggiori, la morte di una o più persone.
Innanzi tutto occorre cercare di capire come altri stanno affrontando questo argomento. Le città europee sono soggette a continui cambiamenti e nessuna area urbana sarà immune dalle forze che li muovono. Infatti, come il XXI secolo progredirà, è probabile che il ritmo del cambiamento sarà anche accelerato. Luoghi che un tempo prosperavano potrebbero fisicamente e/o economicamente degenerare. Altre aree, che sono attualmente ritenute povere o depresse, potrebbero invece beneficiare di una rigenerazione o di una rinascita. Ignorare il cambiamento che stiamo vivendo è, da parte dei nostri politici, degli investitori o degli opinion makers, deleterio.
Il cambiamento può e, nella situazione attuale, deve anche tenere in considerazione uno degli elementi strutturanti le nostre città: gli alberi. Il normale “ricambio” delle alberature nelle città estere è compreso fra lo 0,7 e l’1% annuale del patrimonio arboreo totale.  In Italia ogniqualvolta si parla di questo argomento si scatena una gazzarra, spesso avente connotazione politica, tanto che la medesima parte protesta contro o è a favore del rinnovo in funzione del fatto che una parte stia o meno amministrando la città.

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Le Scienze agrarie di fronte alla sostenibilità. Paradigmi a confronto.

L’articolo è una sintesi delle conclusioni alla Giornata di Studio organizzata dalla Sezione Centro Ovest dei Georgofili, che si è svolta a Pisa il 27 febbraio scorso.

Nel 1990 si afferma, nell'Unione Europea, il concetto di agricoltura multifunzionale che sancisce, in modo più generale, che le rese per ettaro non sono più il dato fondamentale, ma diviene prioritaria la qualità del prodotto e il mantenimento in buone condizioni dell'ambiente in cui si opera. Il rispetto dell'ambiente, globalmente inteso, guadagna molti consensi anche nel mondo scientifico; tanto è vero che la prestigiosa rivista Nature pubblica, nel 2009, l'articolo di Johan Rockström et al. "A safe operating space for humanity", nel quale vengono fissate quelle soglie che non devono essere superate e concernenti una serie di parametri, quali biodiversità, qualità dell'acqua, ecc. che sono entrati in un progressivo degrado anche a seguito dell'agricoltura indirizzata esclusivamente agli incrementi produttivi.

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Prezzo minimo del latte per decreto. E perché no per pesche, clementine, pere, ortaggi?

Dalla Sardegna con furore. Il latte ovino versato a quintali dai pastori dell’isola ha bucato il video degli italiani, agitato le acque della politica nazionale e regionale (alla vigilia delle elezioni) e mandato un messaggio inequivocabile: è possibile ottenere un prezzo minimo di una produzione agricola per decreto, in questo caso 72 centesimi/litro “altrimenti ci arrabbiamo”. E’ possibile ottenere tavoli tecnici con ministri e vicepresidenti del Consiglio dove si deliberano interventi, aiuti (ritiri) per decine di milioni di euro per salvare un pezzo importante dell’economia regionale “altrimenti ci arrabbiamo”. E’ possibile far valere le proprie ragioni e ottenere un risultato importante, forse insperato, semplicemente arrabbiandosi, tenendo duro, dimenticando le buone maniere. E facendo leva solo sulla propria esasperazione.

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Spinaci, cibo salutare per la terza e quarta età

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Un dispositivo laser portatile controllare la qualità del cibo

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Un superfood dagli aghi di abete

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Il crimine distrugge l’agricoltura italiana

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Senza fitofarmaci non si può garantire l’approvvigionamento di cibo

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La perdita di biodiversità minaccia la produzione alimentare

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Il valore della libera ricerca scientifica

Cercando di comprendere la nostra odierna vita quotidiana, confrontandola con quella degli ultimi 70 anni, possiamo constatare che le nuove tecnologie sono molto cresciute in ogni settore e hanno portato sensibili cambiamenti a livelli più alti ed un uso più diffuso. Anche la realtà sociale è rapidamente cambiata rispetto a quella che era più fermamente suddivisa in classi diverse, spesso contrapposte. I cambiamenti (non dico progressi per evitare inutili discussioni sull'uso di questi termini) sono stati anche rilevanti e il motore essenziale è quasi sempre nato dalle acquisizioni della scienza universale, a cominciare da quelli riguardanti la nostra salute e longevità.
Come è ormai ben noto, alle nostre imprese servono sempre e soprattutto idee, oltre che capitali (persino quelli che da tempo sono stati vituperati) per poter investire in innovazioni. Ma occorrerebbe anche un ampio programma nazionale sulla dinamica del mondo del lavoro. La disoccupazione infatti è stata sempre una immediata conseguenza del progresso tecnologico. Andrebbe comunque smaltita al più presto, non solo con la solita richiesta di conservare stabilità nel rapporto di lavoro, ma facendo leva appunto sulla creazione di nuove attività in un sistema produttivo dinamico e con una adeguata formazione continuamente aggiornata e sviluppata per tutti.

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False carni e imbrogli del "meat sounding"

Carne, pesce e latte vegetali, più che ossimori sono imbrogli che non tengono conto della sostanziale differenza che esiste tra un alimento d’origine animale e un alimento vegetale e che non può essere colmata dall’aggiunta di integratori o additivi. Imbrogli che si aggravano si usano termini evocativi come hamburger, gamberoni o latte vegetali, nel cosiddetto meat sounding.

In Italia vi sono persone che per diversi motivi, in modo permanente, per periodi più o meno lunghi o saltuariamente rifiutano di mangiare carne (vegetariani) o ogni cibo d’origine animale (vegani). Senza entrare in discussione sulle motivazioni di questi comportamenti e in particolare sulla eticità e sulla sicurezza delle carni e di altri alimenti d’origine animale, è necessario richiamare l’attenzione sull’attuale usanza di chiamare con nome di alimenti di origine animale i prodotti completamente vegetali, quasi come cercare un alibi, ma soprattutto considerare alcuni aspetti degli alimenti sostitutivi alla carne, pesce, latte e uova e loro uso protratto nell’alimentazione umana.
Ad eccezione della futuribile carne sintetica, i prodotti vegetali che simulano la carne hanno composizioni molto diverse dalla vera carne. Se questo non ha importanti effetti per chi mangia questi alimenti occasionalmente o per brevi periodi, diverse sono le conseguenze per diete prolungate soprattutto nei bambini, giovani, anziani e donne gravide, a meno di non attuare opportune integrazioni in diete appositamente studiate. Anche per questo le legislazioni mondiali stanno vietando l’uso del termine carne per alimenti che non la contengono per fare chiarezza e differenziare la carne vera da quella non vera, proibendo definizioni carnivore per i prodotti vegetali come le bistecche di soia, la salsiccia vegana o i gamberoni vegani. Come è già avvenuto per la bevanda alla soia che non può essere chiamata latte e per il tofu che non è un formaggio, in analogia alle azioni di contrasto all’italian sounding, si sta operando per gli imbrogli delle false carni, il cosiddetto meat sounding.

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Amici Pastori, è tempo di agire

Il prof. Giancarlo Rossi, illustre e stimato Docente di Scienze Zootecniche del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, insieme a 23 colleghi docenti, tecnici e dottorandi ha sottoscritto e chiesto di pubblicare su “Georgofili Info” un’opinione sulle cause che stanno deteriorando la produzione di latte e di classici formaggi

Il prof. Giancarlo Rossi, illustre e stimato Docente di Scienze Zootecniche del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, insieme a 23 colleghi docenti, tecnici e dottorandi ha sottoscritto e chiesto di pubblicare su “Georgofili Info” un’opinione sulle cause che stanno deteriorando la produzione di latte e di classici formaggi

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Cooperazione e coordinamento della filiera agroalimentare: lo strumento delle Organizzazioni di Produttori

La giornata di studio del 22 febbraio, organizzata dall’Accademia dei Georgofili attraverso il suo Centro Studi GAIA, in collaborazione con CREA-Rete Rurale Nazionale e AGRINSIEME, ha consentito un’approfondita riflessione sulla situazione e sulle prospettive delle Organizzazioni di Produttori (OP) che rappresentano oggi lo strumento di punta a livello comunitario per rafforzare il potere contrattuale delle imprese agricole nella filiera.

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Cocciniglie neoendemiche dell’Etna

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Frutta secca contro il diabete

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Necessitano manager della sicurezza alimentare

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L’olio di oliva extravergine rischia di finire in poche settimane

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La carne prodotta in laboratorio potrebbe causare danni maggiori rispetto a quella convenzionale

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Importazioni mondiali di vino

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Per una sostenibilità economica

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Si confermano antiche osservazioni agronomiche dei primi Georgofili che portarono anche alle rotazioni

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Alimentazione e ciarlatani in rete

Nel passato l’alimentazione degli italiani era regolata dalla tradizione che stabiliva cosa, come e quando mangiare durante il giorno (colazione, pranzo e cena), nel corso della settimana (giovedì gnocchi, sabato trippa ecc.), nel susseguirsi delle feste (Natale e Capodanno, ecc.) e nel volvere delle stagioni (tempo delle mele, delle castagne, del vino nuovo ecc.). Tutto questo è scomparso e allora sono spuntati prima i fisiologi, poi i nutrizioni-sti e i dietologi che con il loro camice bianco e anche le loro piramidi hanno tentato e continuano a cercare di regolare l’alimentazione della popolazione, ma con scarsi risultati. Sull’alimentazione oggi, usando terminologie anglofone, imperversano i blog (o siti) dove gli influencer (influenzatori) hanno migliaia e anche milioni di followers (seguaci più o meno fanatici). Inoltre i mezzi d’informazione, iniziando dai giornali, ogni giorno annunciano i cibi che non dobbiamo mangiare o i cibi che proteggono il cuore, fanno evitare il cancro o sviluppano l’intelligenza, in una ridda di notizie mutevoli e non di rado contrastanti, per cui quello che ieri era veleno oggi è salvifico o viceversa e questo va a incrementare l’attuale cucina di Babele, nella quale la gente, senza più le sicurezze della tradizione, diviene ansiosa se non timorosa di quello che deve mangiare.
Di particolare attenzione per la sua diffusione è il fenomeno degli influencer, blog, blogger e followers che comprendono anche i ciarlatani in rete.
Influencer è chi influenza qualcuno attraverso un blog, un sito di internet particolarmente predisposto per accogliere discussioni e scambi di opinioni. Proposto un tema si avvia una discussione alla quale via via si uniscono altri navigatori che con i loro più disparati pareri, e non di rado divagazioni, s’ingrossa il flusso dei messaggi, delle risposte, controrisposte e via dicendo, quando non si arriva ad insulti più o meno velati. Alcuni blogger con il tempo acquisiscono notorietà e hanno un elevato numero di utenti o seguaci (followers) più o meno abituali del sito che giunge anche a destare l’interesse di chi opera sul mercato. Sul sito compaiono allora messaggi pubblicitari che portano un utile economico per i blogger proprietari del sito e il blog da ludico diviene un lavoro remunerativo. Come in tutte le attività vi sono blogger trasparenti ma non mancano altri che non lo sono, divenendo influencer poco seri, superficiali, incompetenti e ignoranti degli argomenti che trattano e che, quel che è più grave, danno avvio a discussioni nelle quali i partecipanti non sono in grado di distinguere tra verità e fal-sità, i competenti dagli imbroglioni.

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Diversità microbica e complessità dei vini naturali

Oggi il consumatore è giustamente più attento alla propria alimentazione, più consapevole del proprio diritto a alimenti sani e sicuri e a informazioni corrette e trasparenti. È disposto a spendere di più a patto di poter contare su qualità e sicurezza. Ma soprattutto è disorientato, confuso e in crisi di fiducia verso l’intero sistema agro-alimentare: secondo un recente sondaggio di People-Swg, il 60% degli italiani ritiene che “nessuno garantisce per gli alimenti che arrivano a tavola”.
Non si discosta da tale analisi il settore del vino, l’unico alimento in cui non vengono citati gli ingredienti di produzione, come se davvero nel vino ci fossero solo uva e solfiti. Nel vino sono ammessi nel processo produttivo fino a 75 coadiuvanti enologici, ma alcuni di questi in realtà sono dei veri additivi e quindi andrebbero citati in etichetta, come la gomma arabica che si aggiunge in pre-imbottigliamento e quindi in pratica “bevuta” dal consumatore.  Questa mancanza di una corretta informazione ha fatto nascere da una decina di anni il movimento del “vino naturale” parola provocatoria che si contrappone al “vino convenzionale” cioè il vino prodotto con l’utilizzo dei lieviti selezionati, di coadiuvanti enologici e proveniente da uve coltivate non in biologico. Chi produce vini naturali non utilizza ne lieviti ne batteri selezionati e non aggiunge durante il processo produttivo nessun coadiuvante enologico: è ammesso solo il metabisolfito di potassio in minime dosi. Sebbene i vini naturali rappresentano in termini di fatturato una minima fetta del mercato enologico, all’attualità in Italia ci sono più di 400 aziende che imbottigliano e commercializzano vini naturali. Un vino naturale è fondamentalmente un vino a fermentazione spontanea, cioè fermentato da lieviti indigeni presenti nell’habitat vitivinicolo. La fermentazione spontanea prevede la colonizzazione dell’habitat “mosto” da parte di una varietà di lieviti vinari chiamati “non Saccharomyces”. Con l’aumento della concentrazione alcolica nel mosto in fermentazione, le condizioni ambientali diventano progressivamente più restrittive per lo sviluppo dei lieviti non-Saccharomyces, consentendo, in tal modo, ai lieviti della specie Saccharomyces cerevisiae, generalmente dotati di un maggiore potere alcoligeno, di prendere il sopravvento e di portare a termine il processo fermentativo.  

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Insetti … in poesia

Numerosi poeti hanno tratto ispirazione dagli insetti per comporre le loro opere. Già nel VI-V secolo a.C. Budda ammoniva: "Come l’ape raccoglie il succo dei fiori/ senza danneggiarne colore e profumo,/ così il saggio dimori nel mondo”. Intorno al 30 a.C. Publio Virgilio Marone, nel libro IV delle Georgiche, dedica dei versi ai malanni delle api: “Quando si dia il caso che/ per trista malattia/ languiscono i corpi (ché/ natura anche a loro dié i nostri malanni).”

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Alimenti non italiani sofisticati e dannosi

In occasione della presentazione, a Roma, del sesto Rapporto «Agromafie» elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare, sono state allestite alcune portate denominate “Il crimine nel piatto degli italiani”. I clan mafiosi portano sulle tavole «prodotti illegali, pericolosi o frutto di sfruttamenti di agricolture primarie». Il regolamento Ue 1967/2006 ne mette fuori legge lo stoccaggio, l’immagazzinamento e la vendita che però ancora avviene attraverso vie illegali.

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La disciplina delle piante

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Direttiva UE sulle pratiche sleali in agricoltura

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Gli Oceani cambieranno colore

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Mangiare agrumi e ortaggi bianchi

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Il DNA dei singoli vini

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Strage di stelle marine nel Pacifico

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I neuroni degli insetti utilizzati nei micro-robot

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Emergenza lupi in Maremma

Negli Stati in cui il lupo è protetto dalla Direttiva habitat, come l’Italia, la caccia al lupo non è consentita, ma occasionalmente, in circostanze particolari (come ad es. in zone ad elevata pressione predatoria sul bestiame in produzione zootecnica), alcune deroghe alla Direttiva possono essere temporaneamente applicate (art. 16 della Direttiva comunitaria habitat 43/92), purché sia mantenuto lo “stato di conservazione soddisfacente", della specie. Inoltre per la richiesta di deroga è necessario dimostrare che le misure di prevenzione siano applicate correttamente.
Il problema in Toscana è particolarmente accentuato sui rilievi maremmani che vantano una lunga tradizione pastorale. Dalle testimonianze risulterebbe che la presenza del lupo storicamente in tutta la Maremma era per lo più occasionale. Le campagne erano maggiormente popolate, il sistema di allevamento più intensivo di oggi e anche la prevenzione, conseguentemente, era maggiormente efficace. La stessa popolazione era più avvezza a determinate soluzioni adottate per difendersi dagli attacchi dei lupi: il “lavoro” svolto dai cani maremmani era non solo tollerato, ma apprezzato più di quanto non avvenga oggi da parte di escursionisti poco avvezzi a gestire un attacco o il semplice abbaiare di questi cani.  La presenza di ibridi (cane-lupo) rappresenta un problema in più in quanto, oltre a rappresentare motivo di inquinamento genetico della specie Lupo, con quello che ne consegue dal punto di vista biologico, cambia le modalità di predazione degli animali in produzione zootecnica, e pare che gli ibridi abbiano un minor timore nei confronti dell’uomo. Alcune ricerche che accreditano il lupo come principale controllore-selettore della fauna ungulata selvatica (l’analisi delle feci ha dimostrato in alcuni casi che le principale fonte di alimentazione è costituita da giovani cinghiali) spesso sono state eseguite in aree a scarsa densità di ovi-caprini.  La presenza di vaste aree protette rappresentano indubbiamente uno scrigno di biodiversità, ma anche zone di rifugio della fauna selvatica. Numerose ricerche (alcune presentate presso l’Accademia dei Georgofili che da sempre ha manifestato notevole sensibilità a questo problema) hanno messo in evidenza squilibri anche rilevanti, che nell’insieme finiscono per determinare un impoverimento della biodiversità quando determinate specie prendono il sopravvento.
In generale, oltre a provvedimenti normativi appropriati, un’opera di educazione ambientale su basi scientifiche si impone.

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Prospettive di impiego dei vitigni di ultima generazione resistenti alle malattie

In un contesto in cui la sensibilità verso i temi dell’ambiente e della salute è sempre maggiore, anche il settore della viticoltura è chiamato ad una maggiore sostenibilità delle produzioni ed alla riduzione dell’impiego di fitofarmaci. Se da una parte ciò sta già avvenendo a seguito dell’introduzione delle tecnologie informatiche e dei modelli previsionali nella gestione della difesa, in prospettiva un ulteriore importante contributo potrà venire dalle biotecnologie e dal miglioramento genetico.

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Biocarburanti e allevamenti animali

Diverse ricerche dimostrano che l'industria di produzione di biocarburanti ha un importante effetto positivo nella fornitura globale di mangimi per gli animali e sull'uso del suolo per la coltivazione di materie prime.

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Colorarsi contro i predatori: un esempio di aposematismo


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In Italia continua a crescere il contoterzismo

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Combattiamo lo spreco alimentare

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Olivi, vittime di un altro parassita

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Accordo commerciale UE-Giappone

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Miglioramento genetico del mirtillo

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Le proteste dei pastori sardi

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Analisi costi-benefici e responsibilità decisionali

Peculiare analisi costi-benefici per la TAV

Il tema del momento è l’analisi costi benefici. Senza entrare nel metodo e nel merito delle conclusioni del gruppo di lavoro istituito a supporto delle decisioni sulla Tav Torino-Lione, vorremmo proporre qualche considerazione su questo strumento. L’analisi costi-benefici, in italiano definita “costi-ricavi”, fa parte di un insieme di metodologie di valutazione economica utilizzate, in genere, per le opere pubbliche o che, comunque, fruiscano di contributi pubblici. La semplicità, apparente, della sua denominazione  ne lascia intendere i contenuti. Si tratta di confrontare l’insieme dei costi da sostenere per realizzare una certa opera con quello dei ricavi o benefici, diretti ed indiretti, che ne deriverebbero. Se è semplice comprendere la logica che la guida, le cose si complicano nel momento in cui si deve passare alle necessarie valutazioni. Per definizione queste sono numerose e devono essere minuziosamente sviluppate. Sin qui nulla di particolarmente complesso, ma il fatto è che queste opere hanno tempi in genere non brevi per la realizzazione e, soprattutto, producono benefici tangibili e intangibili, variabili nel tempo e distribuiti su lunghi periodi. Si pone perciò il problema di confrontare valori che non sono contemporanei, alcuni noti o ben prevedibili, altri da stimare con grande anticipo e enorme prudenza. Mentre infatti i costi sono valutabili abbastanza facilmente e si verificano di solito in un arco di tempo breve rispetto alla durata dei benefici,  questi lo sono molto meno sia per la loro distribuzione nel tempo sia per le loro caratteristiche. Quelli non monetari, in qualche caso sono prevalenti. Occorrono dunque più livelli di stima e più valutazioni di natura diversa, ma la discrezionalità rimane elevata e dominante.

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E’ nata l’AISAM (Associazione Italiana per lo Studio e le Applicazioni delle Microalghe)

Il primo appuntamento importante è fissato per il 1° marzo 2019 a Firenze, presso l’Aula Magna della Scuola di Agraria, dove si terrà la prima Assemblea dei Soci di AISAM.

Nell’aprile 2017 si è svolto a Palermo il primo Forum Italiano sulle Tecnologie Microalgali (FITEMI). In quella sede i partecipanti ci hanno affidato il compito di creare un’associazione per promuovere lo studio e le applicazioni delle microalghe. Per rispondere al loro invito, ma anche sotto la spinta del crescente interesse del mondo industriale e della ricerca per questo gruppo microbico, nel giugno 2018 abbiamo fondato l’AISAM (Associazione Italiana per lo Studio e le Applicazioni delle Microalghe).
AISAM è un’associazione senza scopo di lucro nata per promuovere studi, ricerche, formazione giovanile e attività di supporto per le aziende sulla produzione, la trasformazione e la commercializzazione della biomassa di microalghe e dei prodotti derivati. Nessun settore applicativo è escluso: alimenti, mangimi, biocarburanti, cosmetici, farmaci, integratori e ogni altro prodotto e processo con utilità commerciale, ambientale o sociale. Altri obiettivi primari di AISAM sono la diffusione d’informazioni scientifiche affidabili e il rafforzamento delle relazioni tra aziende ed enti di ricerca.
Le microalghe, come strumento biotecnologico, sono oggetto di ricerche dalla metà del secolo scorso, ma è solo nell’ultimo decennio, da quando un gruppo di ricercatori del MIT ne ha (ri)proposto lo sfruttamento come fonte di biocombustibili, che si è registrato un “boom” di attività commerciali. Come molti altri abbiamo assistito con curiosità ed incredulità a questo fiorire d’iniziative industriali e progetti sostenuti da investimenti pubblici e privati che, solo per limitarci agli USA, hanno superato diversi miliardi di dollari.

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La cosa più intelligente che una città può fare? Piantare alberi

Non c’è dubbio che gli alberi possono rendere esteticamente più attraente una città. Ma non è questo il loro maggior pregio. Un numero crescente di ricerche suggerisce che piantare più alberi nelle nostre città, se ben pianificato, realizzato e gestito, potrebbe salvare ogni anno decine di migliaia di vite – in primis assorbendo l’inquinamento e contribuendo a ridurre gli effetti, talvolta esiziali, delle ondate di calore.
In effetti, una campagna di piantagione di alberi ben mirata potrebbe essere uno degli investimenti più intelligenti che una città “calda e inquinata” potrebbe (e dovrebbe) fare. Il che parrebbe una cosa fondamentale, dato che le aree urbanizzate cresceranno sempre di più consumando suolo ed energia in modo bulimico, aggiungendo circa 2 miliardi di persone in questo secolo e diventando sempre più calde e inquinate, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dove si concentrerà la maggior crescita.
Purtroppo, molte amministrazioni continuano a pensare agli alberi come a un semplice ornamento, mentre avremmo dovuto a pensare a essi come a una parte cruciale delle nostre città del futuro: una vera e propria infrastruttura di salute pubblica già da diversi anni.
Gli alberi possono salvare vite in due modi:
1) Assorbono l’inquinamento da particolato prodotto dal traffico veicolare, da centrali elettriche e fabbriche. È un funzione importante, dato che il particolato può avere effetti devastanti sulla nostra salute e si stima che uccida annualmente circa 3,2 milioni di persone in tutto il mondo. L’effetto specifico varia da città a città, ma si può affermare, con piena certezza, che qualora si scelgano le specie giuste e le si mettano a dimora nel posto giusto, gli alberi migliorano indubbiamente la qualità dell’aria.
2) Possono raffreddare le aree urbane da 0,5 a 2°C nelle giornate più calde (con punte fino a 5°C); il che è vitale durante forti ondate di calore che ormai non possiamo più considerare anomale. Studi hanno rilevato che ogni grado in più in condizioni di forte afa porta ad un aumento del 3% o più della mortalità.

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Ortofrutta: i protagonisti ci sono, manca la politica

E’ stata una festa, una grande festa la settima edizione dei Protagonisti dell’Ortofrutta a Venezia (18 gennaio 2019), organizzata come di consueto dal “Corriere Ortofrutticolo”. Un evento che ha raggiunto la sua maturità e che consente un momento di incontro al di fuori delle solite logiche stressanti di lavoro.

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Catalogata la miscellanea di Enrico Avanzi all’Università di Pisa

Il materiale originale è archiviato in pratici faldoni e numerato senza ordine specifico, ma la ricerca è facilissima. L’elenco è “scaricabile” da una pagina del sito dell'Università.

Un vasto patrimonio unico di preziosissime informazioni: ecco cosa rappresenta la “miscellanea” del Professor Enrico Avanzi, che il Centro di Ricerche Agro-Ambientali dell’Università di Pisa (https://www.avanzi.unipi.it/), che proprio a Enrico Avanzi (1888-1974) è dedicato, ha puntigliosamente recuperato, catalogato (anche in formato elettronico) e organizzato in modo facilmente fruibile, per metterlo a disposizione della comunità scientifica e di tutti coloro che – a vario titolo – vorranno manifestare interesse per i sui contenuti.

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L’Unione Europea intende evitare la coltivazione di Vitis labrusca

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In una generazione si è responsabilmente perso il 28% delle nostre campagne

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Crolla la produzione della nostra trascurata olivicoltura

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“Agricoltura biodinamica” e magia pseudoscientifica

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I geni che regolano il colore delle patate

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Un cereale africano che potrebbe conquistare l’Europa

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Controllo della Cimice asiatica in Europa

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“Provando e riprovando”: alcune domande rivolte alla Scienza

L’articolo apparso la scorsa settimana a firma di Amedeo Alpi – La grande nebulosa del “vero o falso” ha inglobato anche la Scienza – ha messo il dito nella piaga. Con la sensibilità e l’esperienza da appassionato uomo di Scienza, Amedeo ha raccolto le sollecitazioni di due sociologi di Stanford: è ormai un dato di fatto che il cambiamento epocale che sta attraversando il nostro mondo ha travolto anche quello che sembrava inviolabile baluardo del “vero”, la verità “scientifica”. Il “rapporto fiduciario” che per secoli ha tributato alla prova scientifica il sigillo di inoppugnabilità non esiste più nell’opinione comune e la “polarizzazione ideal-politica” che occupa l’intero spazio del vivere civile ha ormai oltrepassato la soglia anche della dimostrazione sperimentale.
Credo che l’invito di Alpi a non trascurare questi nuovi fenomeni sia fondamentale. Mi permetto perciò di raccogliere la sollecitazione, condividendo qualche osservazione per allargare la discussione. Sono uno storico e mi è quasi inevitabile riformulare il problema da un altro punto di vista, che cerco di esprimere attraverso alcuni interrogativi. Mi domando ad esempio: al di là degli (incalcolabili) effetti dei nuovi strumenti di comunicazione – i citati social media – che cosa ci segnalano questi nuovi crescenti fenomeni? È sufficiente una controinformazione adeguata? Basta reclamare le prerogative delle “verità scientifiche”?
Comincio dicendo che le forme di manipolazione esistono da quando esiste il mondo. Del resto, se a detta di molti gli animali sono come gli uomini, in realtà c’è almeno qualcosa che distingue gli esseri umani: sanno mentire. Il Novecento è stato certamente l’apogeo delle falsificazioni, ampiamente documentato dalla famosa fattoria di George Orwell. Tuttavia, ciò che abbiamo riscontrato è che il falso deve sembrare vero, come sanno bene i falsari. La virtù del falso sta proprio nella sua verosimiglianza, nel suo riflettere le aspettative generalmente condivise.

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Paparazzi del piatto e pornografia alimentare

Fotografare i piatti è una moda e i Paparazzi del Piatto sono coloro che compulsivamente mettono le loro foto di piatti su Facebook, Pinterest, Instagram inondando l’universo mondo informatico con Food Porn, un termine che non indica filmini hard dove il cibo fa da sfondo a scene di sesso, ma che identifica un cibo da mangiare soprattutto con gli occhi e che è presentato su riviste patinate o libri di cucina con fotografie di piatti che alla sola vista fanno venire l’acquolina in bocca.
Pornografia Alimentare è un altro termine che è attribuito a immagini di torte al cioccolato, arrosti succulenti, pastasciutte traboccanti sugo, salumi che sembrano emanare profumi meravigliosi e suscitano immagini di territori incontaminati, che non hanno niente da invidiare alle ragazze di copertina delle riviste. In entrambi i casi i termini di "Food Porn" e "Pornografia Alimentare" fanno riferimento al significato originale della parola greca porné che significa vendere e in questo caso indica l’uso dell’immagine per vendere un cibo o un piatto indipendentemente dai suoi valori nutrizionali, simbolici e quant’altro e quando la componente visiva supera di gran lunga quella del giusto e corretto consumo alimentare.
Come tutte le novità, fotografare il cibo per alcuni è divenuta una passione, un’ossessione, un disturbo comportamentale o mentale, se non una malattia. Con le foto dei piatti si può passare al collezionismo e alla condi-visione d’immagini dei piatti più gustosi con gli amici od altri tramite la rete informatica. Fotografare il cibo è un fenomeno complesso. Se si fotografa il cibo è perché lo si apprezza e si vuole condividerlo con altre persone e in questo senso aiutano molto i social network dove esistono siti dedicati al Food Porn dove le foto del cibo generano il cinquanta per cento in più di condivisioni rispetto alle foto della moda e dello stile. La mania di fotografare i piatti al ristorante non riguarda soltanto i giornalisti enogastronomici e i blogger, ma anche la gente comune e vi sono ristoratori che vietano di fotografare le pietanze ordinate per impedirne una riproduzione, ma vi sono anche ristoratori che gradiscono la fotografia perché la ritengono o ininfluente o una forma di pubblicità alla loro cucina.
L’ossessione digitale da cibo segnala un disturbo soprattutto quando l’aspetto di cosa si mangia è più importante della nutrizione e il cibo diventa un’ossessione, il centro della vita sociale e comunicare più importante del mangiare stesso. Mostrare e diffondere immagini di piatti prestigiosi, da parte di alcuni può anche essere il segno della rappresentazione di un proprio potere, economico o sociale. Su questo comportamento stanno riflettendo gli psicologi che indicano come una malattia psichiatrica compare quando le immagini del cibo divengono la principale se non l’unica cosa che si fa su Internet e quando l’utente diventa monotematico escludendo tutte le altre componenti dalla sua condivisione di informazioni.

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Come la dieta mediterranea ci allunga la vita

La sempre maggiore diffusione della dieta Mediterranea nel mondo come "dieta salva-cuore" ha determinato un significativo incremento della durata della vita media. Per chi nasce oggi in Italia, l’aspettativa media di vita è di 85 anni per la donna e di 80 anni per uomo.

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Stiamo sottovalutando la terribile minaccia della antibiotico-resistenza acquisita (Acquired Microbial Resistance, AMR) da parte dimolti batteri patogeni?

L’impiego indiscriminato degli antibiotici anche, e soprattutto, quando non servono, come nella terapia delle infezioni virali o il loro abuso, come nel caso dei mangimi nell’alimentazione degli animali in produzione zootecnica, ha portato ad una situazione che molti scienziati non esitano a definire tragicamente allarmante su scala globale. Infatti, sono ormai molti anni da che è stato lanciato l’allarme della comparsa di batteri patogeni, come le Salmonelle o i Clostridi, ormai divenuti resistenti agli antibiotici. La conseguenza è che molte patologie non sono più controllabili e spesso hanno esito letale nelle persone più deboli, come gli anziani.

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Irresponsabile seminare scetticismo e allarmismo nei confronti della pratica vaccinale

E’ da poco uscito un documento della Società Italiana di Biochimica e Biologia Molecolare (SIB) in relazione al Convegno ”Vaccinare in Sicurezza , organizzato dall’Ordine Nazionale dei Biologi, che si è svolto a Roma il 25 gennaio 2019. Ne riportiamo qui di seguito il testo. La “vaccine esitancy” (riluttanza o rifiuto nei confronti dei vaccini) è stata indicata dalla OMS come minaccia alla salute globale per il 2019.

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Hamburger di grilli in Belgio

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Nel pomodoro “dormono” i geni piccanti del peperoncino

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Un lievito capace di ridurre l’acrilamide nelle patatine fritte

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Pasta: tradizione e ricerca

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Uova con timbratura di origine

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Premio "Francesco D'Amato" per la migliore pubblicazione su rivista scientifica internazionale

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La grande nebulosa del "vero o falso" ha inglobato anche la Scienza

Anche in Italia, come in molti altri contesti del mondo, si sta ragionando su di un tema che solo alcuni anni fa sarebbe stato impensabile: le informazioni false in ambito scientifico. Il problema non era del tutto sconosciuto, ma certamente era assai contenuto rispetto al dilagare delle informazioni di oggi che hanno messo sotto accusa la scienza e, soprattutto, hanno contribuito a destituire l'attività scientifica di ogni pretesa di verità oggettiva. Il dato scientifico viene criticato e sottoposto a dileggio come qualsiasi altro. Siamo quindi di fronte ad una "fine della scienza"? Il dato scientifico è opinabile di per sé, senza ricorrere alla faticosa dimostrazione sul piano sperimentale? Cosa è avvenuto di così importante da rompere un rapporto fiduciario che ha resistito per secoli? Sono alcuni degli interrogativi che Shanto Iyengar della Stanford University (California) e Douglas S. Massey della Princeton University (New Jersey) si sono posti, elaborando l'articolo che è apparso su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) del 26 novembre 2018.
Il titolo del loro lavoro è chiaramente esplicativo: "Scientific communication in a post-truth society" *. In altre parole, la nostra società è ormai proiettata a "superare o andare oltre" la verità; per questo motivo la comunicazione scientifica ne deve tener conto.
Abbiamo sostenuto, per molti anni -sin dalla fine degli anni '80 del secolo passato- che i ricercatori dovevano imparare a comunicare al pubblico i loro risultati, affinché alcune grandi tematiche a forte componente scientifica, ma di interesse generale, fossero ben comprese da tutti. Questo aspetto rimane valido, ma si è aggiunta una nuova questione che, se vogliamo, rende ancora più arduo il problema; si tratta della volontà di alterare la veritiera comunicazione dei fatti, così come praticato, con una certa frequenza, sia dai mezzi di comunicazione che da parte della politica, negli ultimi trenta anni. La domanda diviene pertanto: cosa è accaduto, durante gli anni '80, di così rivoluzionario da non consentire più un controllo adeguato sulla verità delle notizie comunicate? Nell'articolo citato l'accadimento fondamentale, negli USA, è rappresentato dall'affermazione delle TV via cavo e dal moltiplicarsi dei "Talk show". Contemporaneamente cessa il controllo, da parte della Commissione Federale per le Comunicazioni, sui programmi televisivi e radiofonici che vennero pertanto liberati dal vincolo di essere "factual and honest".
A partire dagli anni '90 anche Internet è diventato uno dei maggiori fornitori di notizie e informazioni e la sua influenza sul pubblico è stata amplificata dalla nascita dei "social media" come LinkedIn, Facebook, YouTube, Twitter, Instagram, Snapchat. A seguito di questi eventi è stato reso disponibile, a chiunque avesse accesso alla rete, un numero incalcolabile di dati e notizie, talmente elevato da rendere molto difficile -se non impossibile- la verifica della loro veridicità.

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Miele pazzo

Con l’avanzare del commercio mondiale e soprattutto con il commercio elettronico è necessario conoscere la provenienza del miele, anche con un’analisi dei pollini e tramite un affidabile sistema di tracciabilità che permettano di garantire il tipo di nettare usato dalle api, soprattutto per evitare incidenti tossici da miele pazzo.

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La fillominatrice del Farinello bianco: "Microsetia sexguttella"

Una delle piante più diffuse, sia in ambiente urbano che nei terreni incolti, è il Farinello comune, Chenopodium album, pianta erbacea annua, polimorfa, che fiorisce da maggio a settembre e dai semi gli Atzechi ricavavano una farina, con caratteristiche simili a quelle della congenere Quinoa (Chenopodium quinoa). Le foglie alterne, lanceolate o romboidali, ricordano la forma della zampa di un’oca, da cui il nome assegnato al genere e, similmente a quelle di altre Chenopodiacee (Spinaci, Barbabietola) sono eduli e sono il pabulum prediletto delle larve dei Lepidotteri Nottuidi Trachea atriplicis e Lacanobia oleracea, nonché del microlepidottero Microsetia sexguttella.

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Banane coltivate senza suolo

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La qualità dei prosciutti dipende dalle proteine del fegato dei suini

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La Corte Suprema degli Stati Uniti mantiene il divieto sul foie gras francese

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La dieta mediterranea vince la sfida dei regimi alimentari mondiali

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Il rame verrà evitato per l’agricoltura

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Uno scanner portatile per combattere gli sprechi alimentari

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Più verde per la salute dei bambini

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La cultura del bosco: tradizione e modernità

Il 7 dicembre 2018 si è svolto presso la Villa Poggio Reale di Rufina (FI) l’incontro “Destinazione Bosco. Foresta Modello: gestione attiva per la multifunzionalità dei boschi toscani". L’Accademia dei Georgofili è stata rappresentata dal Prof. Raffaello Giannini di cui si riporta l’intervento.

Il tema proposto non è affatto semplice e di non facile sintesi. Ho chiesto aiuto al dizionario della lingua italiana Devoto – Oli in cui la cultura si identifica nel complesso delle acquisizioni spirituali di un ambiente determinato ovvero la sintesi armoniosa delle cognizioni di una persona con le sue esperienze. Trasferendo questo concetto al soggetto bosco mi sono chiesto: l’ambiente determinato, cioè il bene comune bosco, ha fornito e fornisce ancora acquisizioni e cognizioni spirituali capaci di creare la sintesi armoniosa tra conoscenze, esperienze e sensibilità?
Vedo quella sintesi spirituale attraverso la selvicoltura che rappresenta la scienza impegnata nell’individuazione del più armonioso compromesso tra uso (beni e servigi) e conservazione delle funzionalità dell’ecosistema bosco, nell’ambito di un’accurata analisi della dinamica degli stadi evolutivi di questo.
L’uomo si è arricchito, in funzione delle conoscenze del momento, nella comprensione del ruolo della foresta che, con la sua presenza ed il suo uso, recava servigi e benefici al proprio benessere ed alla propria sopravvivenza. Questo arricchimento è indispensabile, oggi più che mai, per la corretta gestione di un territorio così variegato per le condizioni eco-stazionali, per le tipologie forestali, per quelle socio-economiche che sono tra loro interconnesse, caratterizzanti un’area come quella in cui la foresta modello è inserita in toscana.
Desidero riprendere alcuni spunti da quanto scritto da William Bryant Logan (arboricoltore, paesaggista, storico) nel suo libro La quercia. Storia sociale di un albero. A questo albero (genere quercus) è stata attribuita massima importanza in quanto capace di insegnare all’uomo i segreti della selvicoltura. Nel volume ne viene narrata la sua socialità intrinseca e come rappresentante di tutti i boschi, è individuato come idiotipo dell’espressione massima del rapporto di socialità tra l’uomo ed il bosco in quanto manifesta forse la massima flessibilità d’uso mostrando, nella non specializzazione, la sua specialità.  
Nel passato quasi tutto ciò che serviva all’uomo, la casa e la città, il carro, l’aratro, la nave, il barile era realizzato con il legno. Ma nel bosco era riposta anche la spiritualità in quanto regno delle forze del bene e del male, scrigno dei simboli di fertilità e di morte, luogo sacro sede di oracoli ed incantesimi. In effetti i rapporti uomo/foresta sono stati e lo sono ancora oggi, molto contrastanti.

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Otto fasi per incrementare il carbonio nel suolo per mitigare i cambiamenti climatici e per la sicurezza alimentare

Il contenuto di carbonio nel suolo è oltre due volte quello contenuto nelle piante e altre biomasse ma, oltre un terzo dei suoli del mondo sono ormai degradati, limitando pesantemente la produzione agricola e riversando nell’atmosfera 500 gigatons (500 miliardi di tonnellate) di anidride carbonica: una quantità equivalente al carbonio stoccato da 216 miliardi di ettari di foreste. Questi sono dati veramente allarmanti sia in termini di degradazione ambientale, sia in termini di cambiamenti climatici ma ignorati dalla grande massa dell’opinione pubblica e largamente sottovalutati dai decisori politici e dai governi di quasi tutto il mondo. Per questo l’International Union of Soil Sciences, di cui fa parte anche la Società Italiana della Scienza del Suolo, si sforza di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso varie iniziative come, ad esempio, la proclamazione del “International Decade of Soils 2015-2024” e, a proposito di emissioni di gas serra, ha recentemente suggerito di impegnarsi formalmente ad aumentare gli stock di carbonio organico nel suolo attraverso il coordinamento e le attività relative alle seguenti otto fasi:
1.    Limitare le perdite di carbonio – Proteggere le torbiere (molto diffuse in larghe aree nel mondo come, ad esempio, nell’Europa Settentrionale) attraverso l'applicazione dei regolamenti contro gli incendi e il drenaggio. Altrettanto importante è la prevenzione degli incendi delle foreste;
2.    Promuovere l’assorbimento del carbonio – Individuare e promuovere le migliori pratiche per la conservazione del carbonio in modi adatti alle condizioni locali, anche attraverso l'incorporazione di residui colturali, rotazioni, colture di copertura, agroforestazione, lavorazioni in traverso in ambienti collinari (evitare le lavorazioni del suolo a rittochino), terrazzamenti, piante fissatrici di azoto e irrigazione;
3.    Monitorare e verificare gli impatti – Tracciare e valutare gli interventi con protocolli e standard armonizzati basati sulle conoscenze scientifiche;
4.    Diffondere la tecnologia – Utilizzare le opportunità high-tech per un monitoraggio più rapido, più economico e più accurato delle variazioni di carbonio nel suolo;
5.    Strategie operative – Determinare cosa funziona nelle condizioni locali utilizzando i modelli e una rete di siti sul campo;
6.    Coinvolgimento delle comunità – Integrare le conoscenze dei cittadini con quelle scientifiche per raccogliere dati e creare una piattaforma online aperta per la condivisione;
7.    Politiche coordinate – Integrare il contenuto del carbonio nel suolo in linea con gli impegni nazionali sul clima dell'accordo di Parigi e altre politiche sul suolo e sul clima;
8.    Fornire supporto – Garantire agli agricoltori assistenza tecnica, incentivi, sistemi di monitoraggio e tasse sul carbonio per promuovere un'implementazione diffusa.

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Ruolo delle tecnologie e dell’Enologo nella produzione dei vini naturali

Il 14 dicembre 2018, a Marsala, si è svolto un incontro dal titolo “Vini Naturali, provocazione o realtà”, organizzato dalla Sezione Sud-Ovest dell’Accademia dei Georgofili in collaborazione con l’Accademia Italiana della Vite e del Vino. L’articolo è l’abstract della relazione presentata nell’occasione dal Prof. Corona dell’Università di Palermo.

I Vini Naturali stanno riscuotendo un crescente interesse presso i consumatori più esigenti. Tale interesse può essere attribuito sia a fattori culturali ed emotivi (ritorno alla natura, origine da uve da coltivazioni biologiche e/o biodinamiche), sia al fatto che, effettivamente, alcuni vini naturali presentano caratteri sensoriali unici, non riscontrabili nei vini tecnologici o convenzionali.
Non esiste ancora un regolamento europeo di produzione dei vini naturali ma una Carta d’Intenti sottoscritta da diversi vignaioli italiani. Le regole del protocollo dei vignaioli italiani dei vini naturali sono ispirate a quelle della più antica confederazione francese: l’Association des Vins Naturels.

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L’olivicoltura in Toscana: fra passato e futuro

L’olivicoltura toscana da alcuni anni sta vivendo una profonda trasformazione legata ad un passaggio generazionale che vede il progressivo abbandono di vecchi oliveti locati in aree orograficamente svantaggiate ed un aumento di nuovi impianti in terreni dove, fino ad alcuni anni fa, veniva preferita la coltivazione di colture erbacee quali il frumento.

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Caterina de’Medici e il mito italiano della cucina francese

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Piante mangia-smog in città

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Mosca Orientale dannosa per l’ortofrutta

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Mais GM non dimostrano tossicità nei ratti

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Una sentinella digitale per i cambiamenti ambientali

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Rinasce l’antica rosa di Pompei

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Filiere alimentari più sostenibili con microrganismi

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Fuksas e i platani

Alla domanda “Qual è la sua paura più grande oggi?” la risposta di Massimiliano Fuksas ("Panorama", 21 novembre 2018, p. 70) è stata chiara: “Che mi cada in testa un platano sul Lungotevere”. Parole che impongono una profonda riflessione sul ruolo del verde urbano e sulla sua percezione da parte del cittadino.
In realtà gli alberi dei lungotevere sono piante maestose, autentici protagonisti tra i 330mila esemplari capitolini, ormai secolari, spettacolari in ogni stagione, destinati a ingentilire gli argini del fiume e, con i loro rami cadenti, “velare il biancore sfacciato dei nuovi muraglioni”, sì da rappresentare una delle classiche immagini associate alla Città Eterna. Geometrie naturali che, con le loro foglie, i rami, i giochi di luce, il rumore del vento, offrono al cittadino e al turista scorci sempre diversi, in quella che originariamente era destinata a rappresentare la passeggiata dei romani nella neonata Capitale (salvo trasformarsi nel tempo in mero caotico asse di trasporto), ma anche protagoniste delle più iconiche scene del cinema moderno. Presenze fondamentali nel magico panorama tiberino, essenziali per i loro servizi ecosistemici, ma al tempo stesso oggetto di polemiche e fonte di preoccupazione, questi platani. Scarsità di personale, mezzi e risorse economiche; incuria, carenze di manutenzione e scelte tecniche imbarazzanti (come non ricordare l’asfaltatura che ha ricoperto il marciapiede sino al colletto?); ambiente ostile (traffico, condizioni pedologiche pessime e asfissia radicale in primo luogo); traumi e lesioni quotidiane di varia natura a fusto e radici: sono questi i principali fattori che rendono difficile la vita degli alberi urbani, in perenne stato di emergenza. A ciò si aggiunga un vero killer del platano, il microfungo fitopatogeno Ceratocystis platani, agente del cosiddetto “cancro colorato”, il cui vettore fondamentale è … l’uomo con gli interventi di potatura con attrezzi infetti! La malattia è da tempo presente nei lungotevere e, nonostante sia tenuta sotto costante osservazione dal Servizio Fitosanitario Regionale, rischia di causare un’ecatombe in tempi rapidi.

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Vini naturali: informazioni per i consumatori

Il 14 dicembre 2018, a Marsala, si è svolto un incontro dal titolo “Vini Naturali, provocazione o realtà”, organizzato dalla Sezione Sud-Ovest dell’Accademia dei Georgofili in collaborazione con l’Accademia Italiana della Vite e del Vino. L’articolo è l’abstract della relazione presentata nell’occasione dalla Prof.ssa Chironi, dell’Università di Palermo.

Fino a 10 anni fa era impensabile parlare di vino naturale come di un prodotto che poteva fare tendenza sul mercato, oggi, invece, se ne parla ovunque ed è sicuramente una di quelle tendenze che riescono a muovere masse e mercati.  Ma quali sono le informazioni che hanno i consumatori sui vini naturali?
E’ lecito porsi questa domanda quando si tratta di un argomento che è spesso controverso. Da qualche anno, infatti, tra gli addetti ai lavori è in corso un dibattito sulla correttezza o meno di affiancare il termine naturale alla parola vino. Poiché non esiste una normativa che disciplina la materia, accostare al vino il termine naturale, può contribuire a rendere poco chiare le idee al consumatore e rischiare, invece, di render banale tutto il lavoro, la dedizione e le convinzioni etiche che ci sono dietro la produzione di questi vini.
Una definizione non troppo semplice, ma che neanche rischi di banalizzare l’argomento, può aiutare a delineare il campo: un vino è naturale quando per ottenerlo, l’intervento dell’uomo sia in vigna che in cantina, si limita al minimo indispensabile.
La produzione di un vino naturale vuole essere l'espressione naturale di un terroir, di un gusto che deriva da una vinificazione avvenuta in maniera del tutto naturale.  Un vino è naturale quando viene realizzato partendo dalla produzione di uve biologiche, mediante fermentazione spontanea del mosto, senza aggiunta di altre sostanze, fatta eccezione, eventualmente, per piccole quantità di anidride solforosa; i trattamenti sono ridotti al minimo ed impiegati solo se strettamente necessari o, addirittura, non impiegati affatto. È quindi in vigna che nasce il vino naturale, stimolando la crescita delle piante senza forzarne la produttività ed aiutando il terreno a mantenere la propria naturale fertilità. E’ sostanzialmente un ritorno ai metodi di vinificazione dei nostri avi prima che l’avvento della tecnologia contribuisse, da una parte a semplificare il lavoro dei viticoltori, ma dall’altra a determinare il verificarsi di alcuni difetti, come l’appiattimento del sapore e la perdita di carattere.
Il consumatore oggi, di fronte al continuo bombardamento mediatico che tratta allo stesso modo i vini naturali, biologici e biodinamici, certamente, se non è un consumatore esperto dell’argomento non può che trovarsi di fronte ad una grande confusione che si ripercuoterà, inevitabilmente, sulle sue scelte e sulle sue convinzioni, giuste o sbagliate che siano.

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Non basta la coscienza ambientale. Non c’è cambiamento senza conoscenza

In questi giorni mi ha colpito una citazione di Pasolini, sentita in radio, che poi ho scoperto essere errata pur se, in quel momento, suonava perfetta, tanto che, parafrasandola l’ho scelta come titolo di questo articolo. Nel cercarla, mi sono imbattuto in un’altra sua citazione: «La vita consiste prima di tutto nell’imperterrito esercizio della ragione. Meglio essere nemici del popolo che nemici della realtà» (da I giovani infelici. Lettere luterane, 1975). Pur essendo stata scritta 42 anni fa questa frase mi è parsa straordinariamente attuale.

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Post-verità in tavola

Post-verità o post-truth o “oltre la verità” è la parola dell’anno 2016 dell’Oxford English Dictionary e identifica una notizia che, spacciata per autentica, sarebbe in grado di influenzare una parte dell'opinione pubblica, divenendo di fatto un argomento reale, dotato di un apparente senso logico e questo toccando emozioni o sollevando pregiudizi. Infatti l’Enciclopedia Treccani definisce post-verità un’argomentazione caratterizzata da un forte appello all’emotività che basandosi su credenze diffuse e non su fatti verificati tende a essere accettata come veritiera, influenzando l’opinione pubblica. Sebbene questo fenomeno abbia origini antiche, attraverso la pubblicità e i social media la possibilità di diffusione di questo tipo di falsità disinformativa è aumentata in modo esponenziale coinvolgendo anche argomenti delicati come l’alimentazione.

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Progetti e azioni di rete per lo sviluppo rurale sostenibile del Chianti

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Potenzialità del genome editing per la difesa delle piante

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La quantità giusta di patatine

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Piante a rischio estinzione

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Il succo d’arancia riduce la demenza

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Nuove varietà di piante da frutto

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Buone Feste da “Georgofili INFO”

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Di alberi, uomini e linguaggi Spelacchiati

Che gli alberi siano organismi di intelligenza eccezionale, lo sappiamo. In questo assunto siamo sicuramente confortati da ricerche, più o meno recenti, che stanno mettendo in luce le loro incredibili capacità organizzative e comunicative. Ma il solo soffermarsi sul fatto che molte delle specie arboree che vivono nei nostri paesaggi contemporanei hanno iniziato la loro storia sul pianeta decine e decine di milioni di anni fa, ci può aiutare a comprendere quanto sia complessa e articolata la loro vita sociale. L’intelligenza degli alberi è profonda e spettacolarmente ricca di linguaggi e possibilità.
D’altronde, parlare con gli alberi è uno dei sogni, forse fra i più antichi, di noi esseri umani: gli individui e le popolazioni della nostra giovanissima specie (qualche centinaia di migliaia di anni, una minima frazione della traiettoria della vita sul pianeta) hanno sempre visto negli alberi simboli e risorse. Ammirazione per questi individui giganteschi e apparentemente eterni, rispetto per la loro prodigalità nel fornire risposte ai bisogni degli uomini. Alberi della vita, del bene e del male, alberi da cui trarre legno, legna, frutti o medicamenti. Oppure più semplicemente, alberi come luogo d’incontro in qualche remoto villaggio. Ammirazione, rispetto, compagnia.
Vorrei riportare due brevi esempi dell’importanza degli alberi nella storia degli uomini e della tensione a trovare linguaggi e sfere comuni. Nelle Finnegans Wake [1], alla domanda su quale sia “il nostro essere sovrano", Yawn descrive 'Oakley Ashe's elm', ossia l’olmo di Oakley Ashe, sintesi generatrice del femminile e del maschile. Ma sappiamo che, in questa sua sorprendente opera, James Joyce inventa continuamente, in una prospettiva polisemica, nuovi termini che sono a loro volta segni, simboli, sintesi. Non è probabilmente casuale che l’albero scelto da Joyce sia un olmo (elm), elemento maschile, ma anche un frassino (ash), raffigurazione del femminile, che poi è anche quercia (oak), albero sacro in gran parte d’Europa. Poco più avanti, nella narrazione - definita intraducibile- delle Finnegans Wake, l’albero si anima di movimenti, nello spazio e nel tempo: le foglie si rinnovano come pagine di lettere, in una concatenazione perpetua di bene e male, dalla notte dei tempi, e i rami danzano, uno e tutti, incontrandosi e stringendosi mani contorte.
Barbalbero (Treebeard), scrive Tolkien [2], è alto quattordici piedi (ossia quattro metri o poco più) e nell'aspetto è simile ad un albero, come tutti i suoi simili. Ha il fisico di un uomo, quasi senza collo, e sarebbe difficile dire se ciò che lo ricopre sia una specie di corteccia verde e grigia, o la sua stessa pelle. Sulle prime gli Hobbit notarono di Barbalbero soltanto gli occhi, occhi profondi che li osservavano, lenti e solenni, ma molto penetranti. Erano marrone, picchiettati di luci verdi.
Due narrazioni, fra le mille e mille possibili, della ricerca di un linguaggio, dell’ansia di comunicazione e di identificazione che gli uomini hanno sempre tentato di instaurare con gli alberi.
Joyce ha impiegato 17 anni per scrivere le 648 pagine delle Finnegans Wake. Curiosamente anche a Tolkien ci sono voluti 17 anni e 1260 pagine per scrivere il Signore degli Anelli, dove Barbalbero prende vita.
Di tutt’altro scrive, divertendosi e divertendoci, Carlo Maria Cipolla [3]. Parla di pepe e di stupidità ma, fra le altre annotazioni, vorrei cogliere un passo dove l’Autore dice che gli Antichi Romani erano notoriamente pratici. E anche parchi. È altrettanto evidente che anche i Nuovi Romani lo siano. In particolare per le parole.
Che c’entra questo?
C’entra, c’entra. Ai Romani sono bastati, infatti, pochi giorni per varare un neologismo dedicato a un albero.

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“Nuove” tecnologie per monitorare l’impatto ambientale sulla vegetazione: la spettroscopia

Il cambiamento climatico è ormai riconosciuto come una delle più gravi minacce ambientali, sociali ed economiche che il mondo si trova ad affrontare e le soluzioni al problema sono tanto chiare quanto oggettivamente difficili da raggiungere: ridurre le emissioni di gas responsabili del riscaldamento globale e adattarsi ai futuri scenari per diminuirne gli effetti sfavorevoli. Vi è poi da considerare il fenomeno della crescita della popolazione globale (che passerà dagli attuali 7,5 a circa 10 miliardi di abitanti nel 2050), con conseguente innalzamento repentino della richiesta agro-alimentare e la contestuale riduzione delle superfici coltivate. Queste sono sfide fondamentali per l’agricoltura e per i processi decisionali delle relative politiche agricole.
E allora rimbocchiamoci le maniche (!), ispirati dalle sempre attuali (seppur ormai ventennali) parole del Prof. Giovanni Scaramuzzi (Patologo vegetale dell’Università di Pisa), casualmente rinvenute durante la stesura del presente contributo: “L’innovazione tecnologica costituisce il «motore» potente dell’agricoltura, anzi di tutta l’economia nazionale. E l’agricoltura deve avere un futuro; oltre alla quantità, qualità e sicurezza degli alimenti, essa ha sulle proprie spalle anche altre pesanti responsabilità, quali la protezione del paesaggio, la salvaguardia dell’ambiente, il contributo alla vita rurale”. Effettivamente, l’innovazione tecnologica in agricoltura sta aprendo scenari e possibilità di cambiamento nella gestione delle comuni pratiche, difficilmente ipotizzabili fino a qualche tempo fa.
Adeguate tecniche di monitoraggio sono necessarie per diagnosticare l’impatto ambientale sulla vegetazione, nonché per valutare l’efficacia delle procedure adottate. I metodi tradizionali, che prevedono analisi fisiologiche e biochimiche di materiale vegetale campionato, possono essere precisi, ma presentano limitazioni, essendo mini-invasivi e/o distruttivi e richiedendo, solitamente, tempo e rilevanti risorse economiche. Approcci alternativi stanno emergendo grazie allo sviluppo di nuovi sensori, all’avanzamento delle capacità computazionali e al miglioramento delle metodologie (l’innovazione tecnologica!). In tale contesto, si inserisce la spettroscopia di vegetazione, una tecnica pratica ed efficace per la valutazione dell’interazione pianta/ecosistema-ambiente.

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L’Itinerario Italiano: Lorenzo Baroni e il suo “lavoro in corso”

Dell’arrivo in Accademia di un utile e corposo volumetto dava comunicazione il segretario degli Atti Giuseppe Sarchiani nell’adunanza del 5 marzo 1806, esprimendo compiacimento per il dono ricevuto da parte del suo autore, il georgofilo Lorenzo Baroni, socio ordinario dal 7 luglio 1802.
Si trattava della quarta edizione dell’Itinerario Italiano, uscito anonimo a Firenze presso Niccolò Pagni nel 1800; l’esemplare donato ai Georgofili, corretto e aumentato era stato prodotto sempre a Firenze dagli stampatori Tofani e Compagni nel 1805 ed era acquistabile nel negozio del “mercante di stampe” Niccolò Pagni presso la locanda dell’Aquila Nera.

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I rimboschimenti di pino nero: risorsa o problema?

Il 27 novembre si è tenuta presso l’Accademia dei Georgofili una giornata di studio sul futuro dei rimboschimenti di Pino nero che in Italia interessano circa 136.000 ettari distribuiti in varia misura praticamente in tutte le Regioni. La Toscana secondo l’IFNC (2005) ne ha oltre 11.000 ettari mentre il primato spetta alla Calabria con quasi 40.000 ha.
Si tratta dei risultati di una vasta attività, finalizzata per lo più alla difesa idrogeologica di territori collinari e montani, iniziata dopo il primo conflitto mondiale e proseguita soprattutto dopo l’ultima guerra. Oggi questi boschi si concentrano per oltre i 2/3 nella fascia di età che, secondo la normativa vigente in Toscana, è matura per la rinnovazione.

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Spezie e aromi in cucina

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Il Giornale Agrario Toscano on-line

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La “manna” delle Tamerici

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Un libro che prova a smascherare falsi miti e leggende

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Istituito il Centro interdipartimentale di ricerca per lo studio degli effetti del cambiamento climatico dell’Università di Pisa

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In Puglia ulivi resistenti a Xylella

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Italia leader delle DOP europee

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Cambiamenti climatici, il tempo stringe

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“Premio CREA - Giampiero Maracchi 2018” sui temi dell’agroclimatologia

Il “Premio CREA - Giampiero Maracchi 2018” è istituito allo scopo di incentivare nei giovani la passione per la Ricerca. Possono partecipare ricercatori italiani che abbiano pubblicato un lavoro sul tema dell’agroclimatologia, su rivista internazionale con IF.
Il lavoro deve essere stato pubblicato nel 2018 (o accettato entro dicembre 2018).
Il termine per la presentazione delle domande è fissato al 31 gennaio 2019.
Il premio dell’importo di € 2.000,00 sarà assegnato a giudizio insindacabile della Commissione.
La premiazione avverrà in occasione dell’Inaugurazione del 266° Anno Accademico dei Georgofili e il vincitore riceverà comunicazione dal Presidente e dovrà essere presente alla Cerimonia.

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La difficile via per nutrire correttamente l’umanità, salvaguardando il pianeta.

Il problema “nutrire la popolazione crescente e salvaguardare il pianeta” non è nuovo, neppure fra i miei interessi, per almeno due ragioni: la prima è che sono consapevole di come lo sviluppo integrale debba riguardare tutto l’uomo, ma anche tutti gli uomini (di ogni dove) compresi quelli del futuro; la seconda è che da zootecnico mi sono sentito “concausa della perdita di efficienza di molti alimenti, se destinati agli animali e non direttamente all’uomo”. Senza entrare in troppi dettagli, l’idea che mi sono fatto – su basi scientifiche che reputo sufficienti e di cui scrivo da anni – è che i prodotti di origine animale sono indispensabili per evitare problemi di malnutrizione (specie nei Paesi poveri), tuttavia è opportuno ridurli al minor livello possibile per evitare talune inefficienze e il non necessario ricorso agli animali.
Con questa premessa, si potrebbe dedurre che condivida l’accoglienza entusiastica del Prof. Amedeo Alpi per il lavoro pubblicato su “Elementa. Science of the Anthopocene” da parte di di un gruppo di ricercatori dell’Università di Lancaster, UK (Berners-Lee M. et al., 2018. Current global food production is sufficient to meet human nutritional needs in 2050 provided there is radical societal adaptation). V. http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=9044
 
In realtà la mia posizione è ben diversa, ma non perché il loro argomentare sia per principio errato, bensì perché il predetto lavoro è frutto di una serie di semplificazioni che tendono a falsare il risultato e soprattutto la prospettiva.
In particolare:
-    nel momento in cui si parla di fabbisogni proteici pari a 0,75 g/kg di peso vivo, in teoria corretto per non provocare carenza, in realtà non si tiene conto della qualità aminoacidica e in particolare del fatto che questo valore minimo presuppone un buon bilanciamento fra proteine vegetali e animali (circostanza ben nota ai nutrizionisti). Allo stato attuale, queste ultime circostanze valgono solo per una parte e non certo maggioritaria della popolazione mondiale; inoltre, seguendo i suggerimenti del lavoro, il problema potrebbe amplificarsi. Pertanto sarebbe logico, almeno per prudenza, utilizzare fabbisogni ben superiori, che in realtà si deducono anche dalla stessa British Nutrition Foundation, citata nel lavoro, che in una tabella riporta i DRVs (Dietary Reference Values): 2000 kcal/die per l’energia di cui 50 % da carboidrati, non oltre 35 % da lipidi, mentre non si riportano le proteine; poiché l’alcool è sconsigliato, a rigor di logica, il restante 15 % dovrebbe essere rappresentato dalle proteine. In effetti, anche altrove si suggerisce che l’energia da proteine non dovrebbe scendere sotto al 10 % delle calorie, con preferenza per il 15 %; se dunque il fabbisogno energetico è intorno alle 2000 Kcal, le proteine dovrebbero fornire circa 300 kcal, quindi 75 g/die (valore che non è più così lontano dagli 81 g calcolati dai predetti autori come ingestione media giornaliera);
-    argomento analogo potrebbe essere introdotto per alcuni micro-nutrienti, in particolare per il ferro per il quale è semplicemente fuori luogo equiparare la fonte vegetale con quella animale (carne), ma non tedierò oltre il lettore;
-    con una qualche sorpresa ho poi constatato che vengono inserite fra le perdite (di energia, proteine ecc.) le quote non utilizzabili di erbe varie e sottoprodotti fibrosi, mentre in realtà si dovrebbe parlare di un guadagno, di quanto reso disponibile, in quanto derivante da materiali altrimenti inutilizzabili dall’uomo;
-    pure sorprendente la circostanza che non si sia tentata alcuna differenziazione fra paesi dove si pratica un’agricoltura di sussistenza (circa 1/3 della popolazione mondiale e delle terre coltivate), rispetto a quella più o meno intensiva; la prima si caratterizza  per l’esiguità dei prodotti animali – da cui malnutrizione – ma anche perché, in prospettiva, si può pensare ad un aumento della loro produttività senza i rischi ambientali dei Paesi dove è già oggi intensiva;
-    noto infine che a pag. 7 (“future scenarios”) gli autori, adducendo una ragione discutibile: “future yields increases are unpredictable”, fanno una scelta che, senza mancare di rispetto, oserei definire “dello struzzo”, cioè usare i dati produttivi del 2013. Ciò anche perché, nel recente Report OECD-FAO Agricultural Outlook 2018-2028, si parla di un aumento prevedibile della produzione agricola mediamente pari al 20 % e – guarda caso - riferibile soprattutto ai Paesi meno sviluppati, grazie a una intensificazione sostenibile che – anche per gli animali – può significare differenze enormi in termini di efficienza; aspetto che, i predetti autori, neppure adombrano utilizzando al contrario i valori più penalizzanti per le produzioni animali;
-    non posso poi esimermi dal rimarcare che i quattro autori sono tutti appartenenti a     strutture universitarie di tipo sociologico e ambientale, da cui il sospetto che le loro     competenze, almeno nutrizionali e agricole, siano soltanto approssimative.

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Un sacchetto di guai per la distribuzione e i consumatori

Il primo gennaio 2018 gli Italiani scoprirono che si riduceva la libertà economica e c’era una nuova tassa occulta. Era nato l’obbligo per i negozi di vendere i prodotti, in prevalenza frutta e verdura, in sacchetti ecologici a pagamento e per gli acquirenti di acquistarli negli stessi sacchetti. In quei giorni, come forse si ricorderà, vi fu un florilegio di notizie, commenti e pareri emessi da un’umanità variamente competente. Poi, con qualche mugugno, tutto rientrò nel silenzio e i consumatori iniziarono a spendere un centesimo o due in più ad ogni acquisto di ortofrutta, distinto per specie e varietà commerciale.

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Genetica agraria: carenze di dialogo tra scienza e società

La manifestazione “Prima I Geni”, tenuta presso l’ISS Mattei-Fortunato di Eboli (SA), ha rappresentato un importante momento di confronto tra i principali attori della nostra agricoltura su una tematica di grande attualità come quella del genome editing. L’evento, organizzato dalla Società Italiana di Genetica Agraria (SIGA) in collaborazione con l’Accademia dei Georgofili-Sezione Sud-Ovest, si è svolto lo scorso 23 novembre in un’area fortemente vocata all’agricoltura ad alto reddito, la Piana del Sele.

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Il documento conclusivo del Congresso UEAA

Si è svolto a Firenze il 22 e 23 novembre 2018, presso l'Accademia dei Georgofili, il Congresso della UEAA (Union of European Academies for Science Applied to Agriculture, Food and Nature), al termine del quale è stato sottoscritto il documento in inglese che riportiamo di seguito. La UEAA è l'Unione Europea delle Accademia di Agricoltura e ne fanno parte molti Paesi: dalla Croazia all'Inghilterra, dalla Grecia alla Francia, dall'Estonia alla Georgia, dalla Svezia alla Finlandia, dal Portogallo alla Romania, all'Ucraina e altri ancora. Il ruolo della UEAA è particolarmente importante perché si occupa, a livello europeo, di ricerca di base e applicata, di formazione in termini di tecnologie e tecniche innovative per gli agricoltori. Essa opera quindi concretamente per il progresso del settore primario.

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L’olio di oliva extravergine diventa “farmaco” negli USA

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Piante simbolo delle regioni italiane

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Sostegno per la sicurezza alimentare

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Cina e Israele condividono le stesse innovazioni agricole avanzate

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Muretti a secco patrimonio Unesco

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Raid contro le serre del Crea di Montanaso Lombardo (Lodi)

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Risparmiare le risorse idriche del 10% in agrumicoltura

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Proteggere le coste per salvare l’economia del mare

Riflessioni sulla Giornata di studio su "L'erosione delle coste toscane", organizzata dalla Sezione Centro-Ovest dell'Accademia dei Georgofili a Marina di Grosseto.

Quando il 19 Ottobre u.s. decidemmo di portare all'attenzione della opinione pubblica la difficile e complicata problematica dell'erosione costiera nella nostra regione, non sapevamo che di lì a qualche giorno si sarebbero verificati sul territorio italiano una serie di cataclismi che evidenziarono la ormai difficile prevedibilità di eventi climatici estremi, ma anche una oggettiva fragilità di tanti ambienti italiani, tra i quali le coste. Ci furono presentate tante situazioni italiane -e anche toscane- con numerosi tratti di costa completamente stravolti sia sotto il profilo ambientale, ma anche sotto quello dei numerosi e diversi manufatti strutturali variamente danneggiati se non distrutti.
D'altra parte l'ambiente costiero è valutato dagli esperti come molto dinamico; la linea di costa può subire modifiche a seguito delle azioni del clima, ma anche in dipendenza della natura geologica, dei fattori biologici e, infine, antropici.
Si può pensare alla ineluttabilità di tali eventi e alla scarsa possibilità di contrasto che abbiamo; si usa dire che la forza del mare non può essere contrastata, però sappiamo che, nonostante il problema non sia semplice, si possono intraprendere promettenti strategie difensive (scogliere frangiflutti, difese radenti, pennelli, ripascimenti, dragaggi, ecc.). Che tali interventi siano necessari è dimostrato dai notevoli danni registrati in varie località marine durante il periodo di mal tempo pocanzi citato, danni che potevano essere contenuti se si fosse intervenuti per tempo. Particolare attenzione va data a quegli interventi che interessano un limitato tratto di costa in erosione, perché possono innescare fenomeni erosivi sui tratti adiacenti non protetti. Inoltre l'arretramento delle coste si associa spesso alla demolizione dei sistemi dunali, che costituiscono una valida protezione degli ambienti retrostanti e quindi della vegetazione presente. La manutenzione degli ambienti dunali è pertanto fondamentale.

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Che nelle nostre città non sorgano solo grattacieli, ma anche “alberi di trenta piani”

Si va rafforzando la persuasione che la scienza sia il possibile schermo di un sistema di potere economico occulto. La diffusione del pregiudizio antiscientifico è a misura di quella del risorgente pregiudizio anti capitalista. La ‘cultura del sospetto’ non è tanto l’ingenuo riflesso di un’opinione pubblica ignara dei progressi della scienza moderna, quanto una manifestazione della più diffusa sindrome politica contemporanea (Carmelo Palma, 2017).
Ho preso questa frase come incipit di questa riflessione perché trovo che si attagli perfettamente alla situazione che interessa gli alberi nel nostro Paese in cui, per esempio, una specie di manifesto elettorale di una lista civica di un comune del Nord Italia, al primo punto del programma si chiede, anzi promette, un
“abbassamento drastico di tutte le piante di alto fusto”.
Non voglio ancora tornare sull’argomento capitozzatura da me già ampiamente e anche noiosamente dibattuto ma, come al solito, annichilisco di fronte a quella che è una situazione paradossale, come questo scellerato intervento, che non solo viene accettato dai cittadini come “normale”, ma che, anzi, viene richiesto a gran voce, implicando l'impossibilità di qualunque reazione da parte di chi cerca di far ragionare, creando la classica situazione kafkiana.
Tutti abbiamo visto il disastro ambientale causato dal ciclone di fine ottobre (e da altri precedenti) che ha colpito il nostro paese e siamo rimasti sconcertati di fronte a tutti gli alberi che sono stati abbattuti. Però cosa è che adesso si chiede a gran voce? Capitozzature e abbattimenti, perché il pericolo non è il cambiamento climatico e gli eventi estremi. Il pericolo sono gli alberi, cioè chiediamo di aggiungere disastro al disastro.
Io stesso ho detto più volte che è necessario un rinnovo delle nostre alberature (mi riferisco soprattutto a quelle poste su strada), ma ciò non vuol dire abbattere indiscriminatamente.
Vuol semplicemente dire che dobbiamo riflettere su ciò che sarà o, meglio, dovrà essere la nostra città e, quindi, ragionare in termini di “gestione versus rinnovamento”, ponendosi, cioè, la domanda: ha senso (economico, ecologico, tecnico...) gestire qualcosa che sappiamo non essere adatto e potenzialmente rischioso, oppure è meglio pensare a un graduale ricambio di quegli alberi che presentano problematiche tali da risultare poco facilmente mantenibili?

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"Potenzialità della tecnologia genome editing per la difesa delle piante", un incontro a Pisa

L’incontro, che ha la finalità di fare il punto sulle possibili applicazioni della tecnica del genome editing al fine di fornire nuovi strumenti per la gestione delle malattie delle piante, vedrà l’intervento di esperti ricercatori italiani che toccheranno diversi aspetti connessi con la difesa delle piante da avversità biotiche e abiotiche.

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Ai Georgofili la Presidenza della UEAA per il prossimo biennio

Si è svolto a Firenze il 22 e 23 novembre 2018, presso l'Accademia dei Georgofili, il Congresso della UEAA (Union of European Academies for Science Applied to Agriculture, Food and Nature).
La UEAA è l'Unione Europea delle Accademia di Agricoltura e ne fanno parte molti Paesi: dalla Croazia all'Inghilterra, dalla Grecia alla Francia, dall'Estonia alla Georgia, dalla Svezia alla Finlandia, dal Portogallo alla Romania, all'Ucraina e altri ancora.

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Il vino nella Grande Guerra

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L'Italia che ci onora

Pubblichiamo il testo di un discorso dello scrittore Francesco Vidotto*, che è stato fatto ascoltare durante la Premiazione “In onore dell’Italia che ci onora” con la consegna dei premi ad importanti e particolari realtà nazionali, selezionate e votate dall’assemblea del Comitato dei Cento, a Firenze. L’edizione 2018 ha visto il conferimento dei riconoscimenti ad una delle dieci cardiologhe interventiste più brave del mondo, Professoressa Tiziana Claudia Aranzulla, a Bio-on azienda leader nelle biotecnologie per l’utilizzo di materiale biologico, al Centro di Geodesia Spaziale “Giuseppe Colombo” importante sistema per lo studio della Terra in una società evoluta e Veranu, giovane azienda realizzatrice di un rivoluzionario pavimento capace di generare energia elettrica pulita. Tutte realtà assolutamente prestigiose in fortissima espansione, che portano, con onore, nel mondo il nome del nostro amato paese l’ Italia.

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Grandi Giardiniere d’Italia

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Salvaguardia dal riso asiatico

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Aggiornare le norme sulle biotecnologie genetiche

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Un futuro della floricoltura commestibile

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Nuovo attacco all’olio made in Italy

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La Xylella in Spagna colpisce l’albicocco

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Fatta l’Europa, bisogna fare gli Europei

La lunga controversia fra il Governo italiano e le Istituzioni europee non è ancora conclusa e quindi non si conoscono vinti e vincitori, dunque conviene attenderne l’esito. Potremmo chiudere così, senza grandi rimpianti, rinviando le osservazioni a quel momento. Per capire meglio le cause del conflitto vorremmo tornare ad una notizia del mese scorso. Dal 1973 esiste un sondaggio permanente organizzato dalle Istituzioni dell’Ue che registra gli umori della popolazione europea sulle principali questioni. Il sondaggio raccoglie opinioni e tendenze nei singoli paesi e li confronta, registrandone l’evoluzione. L’ultimo è stato fatto a sette mesi dalle elezioni per il Parlamento Europeo (PE) che si terranno a maggio. I risultati indicano che gli Italiani sono i meno soddisfatti dell’Ue. Solo il 43% ritiene che l’Italia ne abbia tratto vantaggi mentre il 45% è di parere contrario. Il dato sorprende: eravamo fra i più europeisti e ora siamo in coda, la media europea è rispettivamente del 68% e del 24%.  Ma non stupisce, già da alcuni anni il consenso verso l’Europa calava. I dati contengono almeno due altre sorprese. La prima è che in Italia il gradimento per l’euro è alto, al 65%, superiore alla media Ue di 61% e da aprile è cresciuto del 4%. La seconda riguarda la domanda se l’appartenenza all’Ue sia un bene. La risposta trova il 42% di favorevoli contro 18% di contrari e 37% di incerti. Nel 2014, all’epoca delle precedenti elezioni europee, accadeva il contrario: il giudizio sulla soddisfazione per l’Ue era positivo, mentre quello sull’euro era negativo.
Il malcontento ha radici lontane e motivazioni forse confuse, ma le soluzioni più drastiche talvolta indicate, come l’uscita dall’Ue o dall’euro o da entrambi, vengono considerate un male peggiore. Sembra quasi che gli strali dell’opinione pubblica si scarichino su un soggetto poco conosciuto e lontano, ma, tutto sommato, non eliminabile, identificato genericamente con l’Europa. Allora era l’euro, oggi in maniera poco chiara l’Ue o, spesso, “i burocrati” che la governano.

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Il tarassaco, erba spontanea utile alla salute

Nell’arco dei millenni, la conoscenza e i diversi utilizzi delle piante sono state tappe fondamentali per la sopravvivenza dell’uomo, nato probabilmente, come quasi tutti i primati, erbivoro.  La natura offriva spontaneamente e l’uomo primitivo raccoglieva istintivamente e nel tempo ha imparato a riconoscere le varie erbe eduli e a distinguerle da quelle tossiche e velenose.
Molti dei principi attivi di numerosi farmaci che noi abitualmente utilizziamo, oggi prodotti dalle industrie per sintesi chimica, derivano dalle conoscenze e dalle esperienze, che il più delle volte risalgono ad epoche remote, sulle erbe e sulle piante medicinali.
Tutte le piante spontanee contengono numerosi composti salutari e terapeutici: vitamine, sali minerali, acidi organici, enzimi, polifenoli.

Il Tarassaco o dandelio, dall’arabo tarahsaqun = cicoria selvatica o dal greco ταράσσω =  scompiglio e αkos =rimedio (quindi "rimedio allo scompiglio), botanicaente appartiene alla famiglia delle asteracee.
E’ una pianta rustica e diffusissima, ricchissima di tanti composti salutari e terpeutici.  La taraxacina, che le conferisce il caratteristico sapore amaro, è il principio maggiormente attivo e quantitativamente maggiore presenti nelle foglie e nella radice.

Nel passato, specie nelle campagne, veniva effettuata in primavera la "tarassocoterapia” a scopo depurativo e disintossicante: per circa 10 gg. l’alimentazione era quasi esclusivamente costituita da foglie, fiori, steli e radici di tarassaco, usati cotti, crudi o per infusione.
Componenti nutrizionali di g 100 di tarassaco contengo 36 calorie e sono costituiti da acqua (87%), carboidrati (g 6,4), Proteine (g 3,1), Lipidi (g 1,1), Fibre (g 3,4), K (g 0,44), Fe mg 3,20), Ca (mg 316), P (mg 65), Vit. (mg 35), Vit. A (µ g 992), Vit. E (mg 3,44), Vit. K (mg 778,4 = 1112 %RDA).  (U.S. Department of Agriculture, Agricultural Research Service. 2011)
Ma nel tarassaco troviamo ancora,  vitamine del gruppo B, folati, beta-carotene, sali minerali antiossidanti (Zn, Se, Cu, Mn), acido linoleico e linolenico, taraxacina, taraxina, taraxeroloso, sostanze tanniche e amare, resinose e mucillaginose, enzimi, acidi organici, fitosteroli, triterpeni, flavonoidi, luteina, zeoxantina, inulina....E' un alimento altamente alcalino che svolge azione benefica per tutto l'organismo e, in particolare, per la cura, usato come  topico o per via generale, di numerose patologie cutanee.

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Economia e mercato di cacao e cioccolata

Il mercato del cacao è un caso estremo di struttura a clessidra, con da un lato circa 5 milioni di piccoli coltivatori, in paesi in via di sviluppo, e dall’altro miliardi di consumatori finali. In mezzo, pochissimi enormi trader e trasformatori, che fanno sia semilavorati che prodotti finiti, spesso commercializzati sotto più marchi, accompagnati da centinaia / migliaia di piccoli trader, processor, e produttori di grocery. La ICCO – Organizzazione Internazionale del Cacao dovrebbe favorire il dialogo tra le parti.

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Salveremo il Pianeta non mangiando carne?

Alla domanda espressa nel titolo rispondono gli Autori del libro “La sostenibilità delle carni e dei salumi in Italia” (editore Franco Angeli): Elisabetta Bernardi, nutrizionista e biologa specializzata in scienze dell’alimentazione; Ettore Capri, ordinario di Chimica agraria all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Osservatorio europeo per lo sviluppo sostenibile in agricoltura; Giuseppe Pulina, ordinario di Zootecnia speciale all’Università di Sassari, presidente dell’associazione Carni Sostenibili e accademico dei Georgofili.

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Due coleotteri spermofagi delle palme

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“Prima i Geni”

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Le luci artificiali alterano il ‘riposo’ degli alberi?

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Gli agricoltori difensori in prima linea contro la resistenza antimicrobica

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Come la mafia ha messo le mani sul nostro cibo

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Sequenziato il Dna del tartufo

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THE SHORT NEWS

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Congresso Nazionale di Selvicoltura, la mozione finale

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L’incredibile viaggio delle piante

La maggior parte delle piante con le quali abbiamo comunemente a che fare in casa, in giardino, nell’orto o nei parchi, viali e aiuole delle nostre città, non hanno granché in comune con i loro antenati selvatici. Sono quasi tutte, infatti, piante addomesticate e, come tali, talmente lontane dai loro progenitori come un lupo lo è da un barboncino. Anzi, nel caso delle piante la distanza che separa le piante domestiche dai loro progenitori è spesso maggiore. Prendiamo, per esempio, il mais, una delle colture più comuni esistenti sul Pianeta. Chiunque ha visto un campo o, perlomeno, una pannocchia di mais. Bene, il suo antenato si chiama “teosinte” e, credetemi, non lo riconoscereste: non ha nulla a che fare con la pianta del mais. Quando l’uomo iniziò a coltivarlo, circa diecimila anni fa, la sua spiga era formata da otto, dieci semi, e le sue dimensioni non superavano i quattro, cinque centimetri. Nel mais odierno una spiga matura può essere lunga anche quaranta centimetri e contenere fino a mille semi. Irriconoscibile. Lo stesso vale per il grano, il pomodoro, il riso, la melanzana, il peperone, la rosa, la margherita, il tulipano, la mela, la vite, la banana, la magnolia, il tiglio, il pioppo o qualunque altra pianta abbia intrapreso un cammino comune con l’uomo.
Perché questa è l’addomesticazione: un lungo viaggio comune durante il quale due specie imparano a stare insieme, che si consolida un rapporto mutualistico dal quale sia l’addomesticato che l’addomesticatore traggono benefici. Anzi, a voler essere pedanti, utilizzando una delle definizioni più recenti: “l’addomesticazione è una relazione multigenerazionale o mutualistica in cui un organismo assume un significativo grado di influenza sulla riproduzione la cura di un altro organismo al fine di garantirsi una fornitura certa e continua di una o più risorse di interesse. Attraverso la stessa relazione, l’organismo partner ottiene dei vantaggi rispetto agli individui che rimangono fuori da questo rapporto privilegiato”. Un processo che, contrariamente a quanto si crede, non è nella totale disponibilità dell’uomo ma è piuttosto un pas de deux fra due partner consenzienti.
Non tutte le specie animali o vegetali possono diventare domestiche. L’addomesticazione richiede consuetudine, prossimità con l’uomo, capacità di convivenza e caratteristiche fisiche compatibili. E, infine, una volta che tutto questo sia stabilito, c’è ancora il caso di cui tenere conto. Perché abbiamo addomesticato il lupo e non la volpe o il licaone? Perché il grano e il riso e non un’altra delle centinaia di specie vegetali che producono semi ricchi di amido? Perché la vite e non un’altra bacca? Per caso. Alcuni preferirebbero, forse, parlare di fortuna. Io sarei più cauto: non è affatto un evento fortunato per qualunque organismo vivente entrare in rapporto con l’uomo. Fare affari con noi, infatti, anche se all’inizio può sembrare una buona idea, a conti fatti assomiglia molto ad un patto con il diavolo: ci si perde l’anima.

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Alimenti senza additivi

Nella Unione Europea additivi sono qualsiasi sostanza normalmente non consumata come alimento in quanto tale e non utilizzata come ingrediente tipico degli alimenti, indipendentemente dal fatto di avere un valore nutritivo, che aggiunta intenzionalmente ai prodotti alimentari per un fine tecnologico nelle fasi di produzione, trasformazione, preparazione, trattamento, imballaggio, trasporto o immagazzinamento degli alimenti, si possa ragionevolmente presumere che diventi, essa stessa o i suoi derivati, un componente di tali alimenti, direttamente o indirettamente. Gli additivi sono classificati in base alla loro funzione e si possono individuare tre grandi gruppi. A) Additivi che aiutano a preservare la freschezza degli alimenti, conservanti, che rallentano la crescita di microbi, e antiossidanti che prevengono i fenomeni di irrancidimento. B) Additivi che migliorano le caratteristiche sensoriali degli alimenti: coloranti, addensanti, emulsionanti, dolcificanti, esaltatori di sapidità. C) Additivi tecnologici, usati per facilitare la lavorazione degli alimenti, ma che non hanno una specifica funzione nel prodotto finale (definiti anche adiuvanti): agenti antischiuma, antiagglomeranti ecc.
Gli additivi non sono una invenzione della chimica o dell'industria e anche nel passato si utilizzava la salatura delle carni e del pesce, l’aggiunta di succo di limone a frutta e verdura per evitarne l’imbrunimento, l’aceto nella preparazione di conserve vegetali, il salnitro nelle carni insaccate, la solfitazione dei mosti e dei vini. Un additivo tradizionale per conservare le carni è il fumo di legni soprattutto resinosi e nei salami l'aggiunta del vino. A volte è difficile distinguere tra additivo e condimento e per esempio il sale, che nei salumi è un ingrediente, è anche un condimento, un nutrimento particolare e un conservante. Le spezie, nostrane e esotiche, sono additivi per l'apporto di aromi, ma anche per le loro attività antibiotiche (antisettiche). Inoltre l’origine di un additivo non ne modifica le caratteristiche e un nitrato o nitrito prodotto dall’industria non è diverso da quello naturale conte-nuto negli spinaci.
Molti additivi sono costituenti naturali di alimenti, come l’acido citrico, la lecitina, le pectine, i tocoferoli. Gli additivi alimentari sono stati e continuano a essere ampiamente studiati sotto il profilo tossicologico e il loro uso è sotto il controllo di Organizzazioni internazionali e nazionali. Nella Unione Europea un additivo alimentare può essere autorizzato soltanto se, sulla base dei dati scientifici disponibili, il tipo d’impiego proposto non pone problemi di sicurezza per la salute dei consumatori, se il suo impiego può essere ragionevolmente considerato una necessità tecnica che non può essere soddisfatta con altri mezzi, se il suo impiego non induce in errore e comporta vantaggi per il consu-matore. Per alcuni additivi è fissata una Dose Accettabile Giornaliera (DGA) che rappresenta la quantità di additivo che può essere ingerita giornalmente, attraverso la dieta e nell’arco di vita, senza avere effetti indesiderati.

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Un’antica pratica agronomica efficace contro i Vermi del Pistacchio

Il Pistacchio, Pistacea vera, Anacardiacea originaria del Medio Oriente, secondo Plinio, è stato introdotto in Italia, circa 2.000 anni fa, da Lucio Vitellio, governatore della Siria. In Sicilia, la coltivazione è stata promossa dagli Arabi (VIII–IX secolo d. C.), come testimoniano i termini siciliani, di origine araba: frastuca, per indicare i frutti, e frastunaca, per la pianta. Attualmente, la coltivazione del Pistacchio è praticata nella Valle del Platani, nel nisseno e nella zona etnea, dove è presente l’80% della superficie regionale, localizzata nei comuni di Adrano, Biancavilla e soprattutto di Bronte; nei cui territori, grazie a una combinazione di fattori ambientali che ne hanno favorito lo sviluppo, le produzioni di pregio, si sono affermate, soprattutto nei mercati esteri, nei quali viene esportato l’80% dei pistacchi. Il restante 20% è destinato all’industria alimentare nazionale.

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La vite nel paesaggio dei Colli Euganei

Nel volume “La vite nel paesaggio dei Colli Euganei”, gli Autori, avvalendosi di un’ampia documentazione fotografica, analizzano e descrivono il ruolo fondamentale che la vite ha svolto e che tuttora svolge sui Colli Euganei.

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Alberi a rischio per i cambiamenti climatici? Una collaborazione tra la Società Toscana di Orticoltura e il LaMMA per prevenire i danni

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Economia e agrifood

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Nuovi cibi artigianali da fonte elettrica

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La musica aiuta la stagionatura dei formaggi

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Il diritto rurale, agricolo e contestualmente urbano

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Dissesto idrogeologico in Italia

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Spacciare olio vecchio per olio nuovo

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Il massacro, anche mediatico, degli alberi trasformati da vittime a colpevoli

In questi giorni ho visto e sentito persone delle più diverse professioni discettare di alberi, ho letto articoli di giornali allarmistici, pieni di imprecisioni che altro non fanno che ingenerare confusione e disorientamento nelle persone (forse poche in realtà, visto che sembra che tutti sappiano tutto), definizioni assurde (ad esempio “alberi killer”), ecc. Chi ha parlato ha spesso evidenziato di non avere alcuna competenza e, pontificando, ha detto ovviamente delle sciocchezze, facendo passare concetti del tutto errati e, per i nostri alberi, anche pericolosi. Fra l’altro, vengono evocati scenari apocalittici, tutti collegati al cambiamento climatico, in cui si annuncia la fine del mondo. Però non basta annunciare l'apocalisse che verrà, occorre anche provare a dare delle soluzioni. E le strade sono essenzialmente due: ridurre le emissioni di gas a effetto serra e piantare alberi; e, aggiungo, gestirli al meglio per farli non solo sopravvivere, ma anche crescere velocemente.
Ricordiamoci che gli alberi e la vegetazione urbana in generale, sono l'unico sistema che abbiamo di ridurre l'entropia urbana. L’idea della sostenibilità urbana si fonda proprio sulla consapevolezza di poter ridurre l’entropia in eccesso rispetto a quella prodotta dalla trasformazione dell’energia solare e per farlo è necessaria quanta più vegetazione arborea.  E invece cosa chiediamo e cosa viene spesso riportato sui giornali o nei notiziari? Di abbattere o di capitozzare gli alberi.
Vuol dire allora che l’incompetenza è assurta a virtù ed è più ascoltata della competenza. Perché quando non si conosce un argomento, non si ha la dignità e anche l’umiltà di dire, non sono competente? Oppure si è anche incompetenti nel riconoscere la propria incompetenza? Credo che sia sacrosanto, da parte dei tecnici, rivendicare il diritto di poter parlare e di essere ascoltati, anche se non si è d'accordo o non piace quello che viene detto. Ma la discussione non dovrebbe essere sul sentito dire, sul percepito, sul “io lo so perché mio nonno era contadino”, ma su basi scientifiche e tecniche.
Con tutto il polverone mediatico che si è sollevato dopo la recente tempesta che ha colpito il nostro Paese e che purtroppo ha causato molte vittime, si è ingenerato, proprio a causa di un modo superficiale di trattare un argomento complesso, un terrore degli alberi che non ha nessuna base e che ha già portato molti a invocare potature drastiche (capitozzature) e a protestare contro le amministrazioni comunali che non potano gli alberi.
L'alberofobia italica è quindi già ripartita e non sarà facile fermarla.

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Frane, smottamenti, alluvioni: il “bel paese” sta crollando!

Volentieri ripubblichiamo questo articolo, uscito sul “Notiziario” cartaceo dei Georgofili nel marzo 2010, a dimostrazione del fatto che è opportuno occuparsi di dissesto idrogeologico sempre e non soltanto quando accadono delle disgrazie in conseguenza al forte maltempo, come quello che ha flagellato l’Italia nei giorni scorsi.

E’ vero che i disastri ambientali sono sempre accaduti, ma la loro frequenza negli ultimi decenni, da Sarno (Campania) nel 1998, a Giampilieri (Sicilia) nel 2009, alle attuali alluvioni della Toscana, del Veneto, ecc., è veramente impressionante. Certo, i cambiamenti climatici possono incidere, ma la causa principale è sempre da ricercare nell’attività dell’uomo, ovvero alla non corretta gestione del suolo. Da anni è noto che:
•    i 2/3 dei suoli del territorio nazionale sono a rischio di degradazione;
•    l’erosione del suolo supera mediamente di 30 volte il tasso di sostenibilità (erosione tollerabile);
•    la degradazione del suolo avvenuta negli ultimi 40 anni ha provocato una diminuzione di circa il 30% della capacità di ritenzione idrica dei suoli agricoli italiani, con un relativo accorciamento dei tempi di ritorno degli eventi meteorici in grado di provocare eventi calamitosi.
Questi sono dati significativi e preoccupanti, che devono far riflettere circa la situazione dei suoli e quindi dell’ambiente nel nostro Paese. Nonostante l’accresciuta sensibilità verso i problemi ambientali, maggiore attenzione deve essere ancora rivolta all’impatto delle attività antropiche sul suolo. Il consumo del suolo stesso dovuto alla cementificazione selvaggia, all’abusivismo edilizio, in molti casi veramente scellerato in quanto si costruisce in zone ad alto rischio idrogeologico, ecc., sta aumentando in maniera preoccupate nell’indifferenza non solo dei decisori politici ma anche dei semplici cittadini. Nell’ottica di una agricoltura sostenibile si assiste ancora ad alcune pratiche agricole che meriterebbero di essere evitate o comunque corrette. Il paesaggio agricolo mediterraneo è ancora oggi caratterizzato da versanti modellati dall’uomo mediante una serie di interventi sistematori aventi quale principale finalità la riduzione della lunghezza del versante, la modificazione delle pendenze, l’intercettazione e regolazione dei flussi idrici. Con la modernizzazione dell’agricoltura si è persa la “coscienza sistematoria”, che collegava la difesa del suolo dal campo ai bacini idrografici, ed è proprio qui una delle chiavi di volta che spiegano l’intensificarsi negli ultimi decenni di eventi catastrofici.

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Cianobatteri per il recupero di suoli degradati e la mitigazione della desertificazione

Le zone aride del nostro Pianeta costituiscono più del 40% della superficie terrestre e sono abitate da circa il 35% della popolazione mondiale. Si prevede che nel 2050 queste regioni possano arrivare a costituire fino al 50% della superficie terrestre.

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Le Scuole di Reciproco Insegnamento a Firenze, due secoli fa

Nell’Adunanza solenne del 1 ottobre 1818 il Segretario delle corrispondenze segnalava fra le opere a stampa ricevute dall’Accademia dei Georgofili “Quattro memorie sull’Istruzione dei Signori Ridolfi, Serristori, Tartini, e Nesti”.
Le quattro opere, tutte sul metodo del Reciproco Insegnamento messo in atto con successo in Inghilterra e in alcune delle sue colonie grazie a Andrew Bell e Joseph Lancaster, uscirono a stampa quello stesso 1818 riunite in unico volume per i tipi di Manfredini a Pistoia (Della necessità d’introdurre nelle scuole primarie toscane il metodo di Bell e Lancaster. Memorie dei signori F. Nesti, L. Serristori, F. Tartini-Salvatici, e C. Ridolfi).

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Api cocainomani

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L’agricoltura può mitigare i danni del maltempo

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La Commissione UE investe per gli Oceani

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Aumenta la fame nel mondo

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Mangiare mandorle per frenare il diabete di tipo 2

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Italia produttrice mondiale di vino

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Il vino spagnolo si prende le Americhe

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La produzione globale di alimenti e le esigenze nutritive della popolazione umana

Considerazioni finali

Un sistema globale di produzione di alimenti, che sia sostenibile sul piano ambientale e su quello della salute umana, deve rispettare alcuni fondamentali requisiti e cioè: 1) la produzione di alimenti per la popolazione di tutto il pianeta deve essere sufficiente, sia in termini quantitativi che qualitativi, e ottenuta con un impatto ambientale ridotto rispetto all'attuale; 2) la distribuzione degli alimenti deve essere efficiente al punto da consentire che ogni tipo di alimento - dotato di buon potere nutritivo - sia disponibile a chiunque, sempre nell'ambito del ridotto impatto ambientale; 3) conseguentemente le condizioni socio-economiche devono essere eque, così da consentire che tutti i consumatori possano accedere agli alimenti utili a formare la loro dieta salutare; 4) infine, i consumatori devono essere in grado di fare scelte informate e razionali.
Il raggiungimento dei quattro punti sopra esposti rappresenterebbe la condizione ideale, verso la quale si deve muovere il sistema globale di produzione alimentare; attualmente siamo ben lontani da questo obiettivo a seguito degli enormi ostacoli da parte non solo delle politiche economiche e socio-culturali, ma anche per le profonde diversità di ricchezza e di accesso al cibo. E' anche opportuno ricordare che questa analisi ha riguardato solamente le principali colture di oggi e le loro utilizzazioni finali, tra le quali, soprattutto il prodotto destinato all'alimentazione.
Una considerazione particolare concerne l'alimentazione con carne e con prodotti lattiero-caseari. Soprattutto nei paesi più industrializzati, attualmente, si indirizzano all'allevamento animale ben 34% delle calorie provenienti da raccolti che potrebbero essere destinati direttamente all'alimentazione umana; ciò è altamente inefficiente perché riduce le calorie, le proteine, il ferro e lo zinco potenzialmente disponibili direttamente dalle coltivazioni. Altra ineluttabilità è rappresentata dalla necessità dell'incremento del commercio mondiale di prodotti alimentari, senza il quale, in vaste regioni del pianeta, ci sarà forte carenza di alimenti.
Siamo arrivati ad impiegare 16% della produzione globale di prodotti destinabili all'alimentazione umana, per usi non-food; la richiesta crescente di bio-carburanti potrebbe incidere ancora di più in futuro. La produzione globale di frutta e di ortaggi è inferiore a quanto si richiederebbe per offrire a tutti una sana dieta. D'altra parte, come già detto, si potrebbe anche sostenere che la produzione attuale sia sufficiente per una popolazione di 9.7 miliardi, prevista per il 2050, ma solo a seguito di profonde modifiche socio-economiche e radicali svolte nella dieta di vasti strati della popolazione planetaria.

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Giornata mondiale del suolo: valore dell’informazione

In occasione del convegno mondiale della scienza del suolo che si tenne a Bangkok nel 1992 venne proposto dagli organizzatori in onore del loro Imperatore, nato il 5 dicembre, di istituire una giornata celebrativa del suolo per richiamare il valore a livello mondiale su questo bene inestimabile a cui è legata l’intera vita sul Pianeta Terra. Da allora le società scientifiche della scienza del suolo dei diversi Paesi si sono autonomamente organizzate per dar seguito a questo invito.
Per lungo tempo il suolo è stato competenza di un gruppo ristretto di studiosi, senza raggiungere le grandi masse, senza essere portato alla conoscenza e comprensione dei singoli cittadini, che in maniera più o meno consapevole, quotidianamente si confrontano con esso.
Nel 2015 la FAO ha lanciato le celebrazioni per l’anno mondiale del suolo coinvolgendo tutti I Paesi aderenti alla Global Soil Partnership in diverse manifestazioni che spaziassero su tutte le diverse forme di comunicazione cercando di raggiungere l’intera popolazione partendo dai bambini delle scuole primarie e secondarie fino ad arrivare a manifestazioni di strada cercando il coinvolgimento dei singoli cittadini. Il successo riscosso in questa circostanza ha portato il suolo ad una popolarità che non ha avuto precedenti uguali e per non vanificare tutto lo sforzo prodotto ed il risultato raggiunto, con lo slogan 2015 turning point, è stata lanciata la decade sul suolo 2015-2024. Basta citare il manifesto promosso anno per anno dal 2015 per percorrere un processo di conoscenza del suolo che porta a valorizzarne sempre meglio il suo ruolo fondamentale nello sviluppo sostenibile dei popoli.

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La Prima Guerra Mondiale e la cucina

La prima Grande Guerra del 1914 – 1918 che inizia il Secolo Breve è uno spartiacque nelle cucine non solo di tutta Europa e Americane, ma anche in Italia perché non interessa soltanto gli alimenti consumati e gli strumenti di cottura e di trasporto utilizzati durante la guerra dai soldati, ma ha un impatto sociale per certi aspetti travolgente in un paese prevalentemente agricolo di una popolazione in gran parte povera e largamente analfabeta.

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Non è sempre colpa del Punteruolo rosso

Sempre frequenti sono le segnalazioni, da parte di privati e di pubblici amministratori, di presunte infestazioni di Punteruolo rosso, soprattutto su Palme da datteri che presentano parte della chioma collassata. La preoccupazione è giustificata dal fatto che, nel centro di Catania e ad Acicastello, due persone sono rimaste vittime dell’improvvisa caduta della parte sommitale dello stipite di due palme infestate.

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Scienziati europei riuniti a difesa del miglioramento genetico di precisione

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Rapporto su economia agraria UE nel 2014-2015

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I principali esportatori europei di carne suina

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Il futuro della mela: a polpa rossa e grandi come ciliegie

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Una campagna di informazione per salvare le api

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Come affrontare la carenza di manodopera in agricoltura

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Vino: si stappa il novello con due settimane di anticipo

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La produzione globale di alimenti e le esigenze nutritive della popolazione umana

Parte 2°: Distribuzione planetaria delle risorse e compatibilità con una dieta sana per ciascuno

Gli Autori della pubblicazione che stiamo commentando (Berners-Lee M. et al., 2018 – v. Georgofili INFO 17 ottobre 2018), si sono posti, infine, la domanda se l’attuale offerta alimentare globale sia compatibile con una dieta sana. L’esame accurato dei dati disponibili (documenti FAO/WHO del 2003, oltre a dati prodotti dall’Harvard Medical School e dall’American Heart Association) segnala che il consumo di frutta e ortaggi è inferiore del 38% rispetto al livello minimo compatibile con una buona salute, mentre il consumo di zuccheri e dolcificanti eccede del 26% questo stesso limite. Le situazioni di maggior rischio sono rilevate in Nord America e Oceania, in America Latina e, infine, anche in Europa. In queste stesse regioni, ad eccezione dell’America Latina, si verifica anche un consumo elevato di carne e prodotti lattiero-caseari, superiore di circa il 20% a quello compatibile con una dieta sana.
Un’ ulteriore domanda è stata: quale sarà l’offerta di cibo negli scenari ipotetici futuri?
Per offrire una risposta a tale interrogativo occorre fare alcune considerazioni. Nonostante che le produzioni agricole unitarie siano costantemente aumentate nel recente passato e che i tassi di incremento, persino negli ultimi anni, abbiano segnato valori molto forti (dal 38 al 55% per le principali colture: mais, riso, grano e soia) gli aumenti futuri sono imprevedibili. Pertanto è opportuno, nel prevedere scenari futuri, basarsi sugli attuali livelli produttivi senza considerare possibili aumenti. Prendendo come riferimento i livelli produttivi del 2013, quali modifiche sociali dovrebbero avvenire nel 2050 quando la popolazione mondiale avrà raggiunto 9.7 miliardi dai 7.6 attuali?

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Le locuste del Battista

con Appendice di RICETTE

Mele e locuste furon le vivande, che nudriro il Battista nel diserto, canta Dante Alighieri (Divina Commedia, Purgatorio, canto XXII, vv. 293-294) perché secondo gli evangelisti Matteo e Marco, Giovanni il Battista ha un vestito di peli di cammello, una cintura di pelle attorno ai fianchi e il suo cibo sono locuste e miele selvatico. Le locuste, spesso confuse e assimilate alle cavallette, secondo la legge mosaica per gli ebrei sono un cibo puro, quindi permesso, ma come erano mangiate? Qual è la cucina di Giovanni il Battista? Considerando gli stili di vita concessi dal deserto, il modo più probabile di mangiare le locuste è di cuocerle sulla fiamma dopo averle infilate su uno stecco, fino a renderle croccanti e facendone degli spiedini. E il miele, molto probabilmente, è aggiunto, quasi sgocciolato, sugli spiedini di cavallette, con una ricetta simile a quelle ancor oggi in uso in Africa e in Asia, anche se oggi il miele è spesso sostituito dal più economico zucchero caramellato. In ogni modo, in Italia le cavallette non sono il cibo tradizionale per la festa di Sam Giovanni Battista (24 giugno) che invece, secondo le zone, comprende le chiocciole (le cosiddette lumache), tortelli e altri piatti.
Locuste o cavallette croccanti associate al morbido e dolce miele, una leccornia che forse mal si concilia con l’idea di una rinuncia ai piaceri del cibo, che siamo soliti associare agli eremiti del deserto. Mangiare insetti, presso i romani antichi non è, infatti, segno di privazione, ma una preziosità gastronomica e il cossus romano è un piatto molto ricercato a base di larve di Lucanus cervins allevate su farina e vino. Mangiare insetti, quindi, niente di nuovo sotto il sole. In area mediterranea ancora oggi si mangiano formaggi nei quali si sono sviluppate larve d’insetti: il Furmai Nis piacentino, il Casu marzu o Casu fràzigu sardo, il Gorgonzola coi grilli genovese, il bross ch’a marcia (formaggio che cammina) piemontese, e altri formaggi di diverse regioni italiane, nei quali gli enzimi lipolitici delle larve (saltarei) sono alla base di caratteristiche gastronomiche piccanti particolari. Anche il miele é prodotto da insetti, le api, che nel loro interno elaborano il nettare dei fiori trasformandolo nel miele che depositano nei favi come alimento per il proprio alveare e che l’uomo preleva, come il latte della mucca e altri animali che, destinato ai propri nati, é invece usato come cibo dall’uomo. Nel nostro passato, vi é anche l’uso alimentare delle larve del baco e come sottoprodotto di una bachicoltura che produceva la seta e oggi gli scienziati cinesi studiano il Bombix mori come cibo degli astronauti in lunghi viaggi spaziali. Gli insetti inoltre fanno parte della dieta non solo degli ominidi, ma anche dei loro progenitori e ancora oggi delle scimmie e di molti altri animali.
Gli insetti rappresentano una delle più vaste categorie fra gli organi-smi viventi e, fino a oggi, sono state classificate o descritte circa un milione e mezzo di specie, ma si stima che quelle ancora sconosciute siano diversi milioni. Questi organismi occupano quasi tutti gli ambienti compatibili con la vita, hanno strette relazioni con l'uomo e le sue attività, e pertanto hanno da secoli stimolato l'interesse dell'uomo, non ultimo quello alimentare. Secondo la FAO si stima che gli insetti siano parte delle diete tradizionali di almeno due miliardi di persone. La raccolta di insetti ed il loro allevamento potrebbe offrire occupazione e reddito, per il momento solo a livello familiare, ma potenzialmente anche a livello commerciale.

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Forestazione urbana: non solo Estetica, ma benessere fisico e psicologico

Le aree urbane stanno diventando sempre più congestionate e inquinate e, in questo scenario, le aree verdi urbane offrono una vasta gamma di servizi ecosistemici che potrebbero aiutare a combattere molti dei problemi “urbani” e a migliorare la vita degli abitanti della città, con particolare riguardo alla salute.

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Insetti e … monumenti

Statue ed obelischi erano i monumenti con i quali, soprattutto in passato, veniva reso omaggio a personaggi storici o ad avvenimenti memorabili nei quali gli insetti, raramente presenti, avevano funzione simbolico-decorativa. La specie più frequentemente riprodotta era l’ape alla quale venivano attribuite numerose qualità umane quali l’operosità, il valore, la castità.

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Una nuova cipolla che non fa piangere

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Zucchero straniero in Italia

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Finanziamenti UE per i prodotti agroalimentari

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Anche la birra subirà i cambiamenti climatici

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Davanti all’OMC contestati i dazi sulle olive

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Il Club of Bologna e l’Accademia dei Georgofili premiano i vincitori del “Giuseppe Pellizzi Prize”

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“Premio Antico Fattore” 2019

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Pegaso d’oro alla memoria del Prof. Maracchi

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La produzione globale di alimenti e le esigenze nutritive della popolazione umana

Parte 1°: Il flusso globale delle calorie alimentari, delle proteine, di vitamina A, ferro e zinco.

Ormai, da numerosi anni, ne sentiamo di tutti i colori - è proprio il caso di dirlo - su questo argomento. Si utilizzano i dati disponibili a sostegno delle tesi più diverse, contribuendo a confusioni generali tra speranze o paure, dividendo l'opinione pubblica tra apocalittici e ottimisti. Molto più raramente accade di sentire qualche valutazione seria e concreta come quella pubblicata su "Elementa. Science of the Anthropocene" da parte di un gruppo di ricercatori della Università di Lancaster, UK (Berners-Lee M., et al.,2018.  Current global food production is sufficient to meet human nutritional needs in 2050 provided there is radical societal adaptation).
Nell' Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite è scritto a chiare lettere che assicurare cibo sufficiente è un obiettivo primario, ma che questo obiettivo si raggiunge solo tramite un incremento produttivo che genera un forte impatto ambientale in termini, tanto per citarne alcuni, di consumo e inquinamento di acqua, aria e suolo, e una preoccupante riduzione della biodiversità.
L'obiettivo principale del lavoro è consistito nel verificare se i metodi attuali di coltivazione siano in grado di soddisfare la richiesta di cibo nel 2050 quando la popolazione globale, secondo le previsioni dell'Ufficio di Affari Economici e Sociali della Nazioni Unite, raggiungerà i 9,7 miliardi.
La metodologia seguita dai ricercatori, ha consentito di considerare molti parametri; per non affaticare i lettori pensiamo sia cosa utile suddividere le tante informazioni e considerazioni su tre contributi, cominciando con questo primo, dedicato alla misura delle calorie.
Per quanto concerne la valutazione del fabbisogno calorico della nostra dieta, si è accertato che, in media, il consumo di alimenti da parte della popolazione umana comporta un "eccesso" di 178 kcal al giorno e a persona, ammesso che la richiesta in energia media giornaliera, per una vita sana, sia di 2353 kcal a persona (dati FAO e OMS, 2001). Ovviamente questo "eccesso" non tiene conto delle differenze regionali, talora assai ampie, e che comprendono anche gli estremi della obesità e della denutrizione.  A fronte di questi dati è opportuno valutare che una buona percentuale delle calorie, contenuta nei prodotti vegetali raccolti e disponibili per le popolazioni umane e che assomma a 3116 kcal a persona e al giorno, viene persa per varie ragioni per cui si rendono disponibili solo 2531 Kcal, segnando esattamente un eccesso di 178 Kcal come poco sopra riportato.

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Il suolo al centro del mondo

Con il 2015, anno internazionale del suolo, lanciato dall’ONU per sensibilizzare i Governi ad una gestione sostenibile della risorsa suolo, è iniziata la decade del suolo (2015-2024). In questo periodo tutti i Governi sono chiamati a promuovere iniziative volte alla conservazione di questa preziosa risorsa di fatto non rinnovabile. Dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile cinque almeno sono basati sul suolo (1, 2, 3, 12, 13), ma analizzandoli compiutamente tutti ci si rende facilmente conto che ruotano intorno a questo tema, ivi compresa la promozione della pace nel mondo. Da parte infatti degli studiosi di geopolitica si leva l’allarme relativo alla proprietà del suolo per garantire cibo alle popolazioni nell’intento.  
Nella piena consapevolezza dell’importanza del suolo per lo sviluppo sostenibile delle popolazioni, la FAO nel 2012 ha promosso la Global Soil Partnership, alla quale attualmente hanno aderito la quasi totalità dei Paesi della FAO.
Nel mese di giugno 2018 si è tenuta presso il quartier generale della FAO a Roma la 6° assemblea plenaria della Global Soil Partnership (GSP), durante la quale sono state illustrate le attività svolte nell’annualità giugno 2017-2018 e programmate quelle per il periodo giugno 2018-2019.
Come responsabile del National Focal Point italiano ho avuto modo di seguire l’evolversi di questa alleanza mondiale sin dal suo nascere nel 2012. Grazie alla professionalità, all’entusiasmo ed instancabile lavoro del segretariato FAO della GSP oggi veramente si può affermare che il suolo è al centro del mondo. Presenti alla riunione oltre 150 paesi, tutti coinvolti nelle attività con una consapevolezza sull’importanza della conservazione del suolo che solo pochi anni fa era inimmaginabile potesse mai esserci. Tutte le regioni del mondo (Pacifica, Europea, Caraibica e Centro Americana, Nord-africana, Africa sub Sahariana, Asiatica, Nord americana, Medio orientale) hanno relazionato sulle attività realizzate sulla diffusione della consapevolezza e del sapere sul suolo
La Global Soil Partnership è governata dal un Panel Tecnico intergovernativo sul suolo (ITPS), in cui siedono esperti eletti dalle otto aree geografiche e dal segretariato GSP presso la FAO e organizzata in 5 pilastri:
-    Pilastro I Gestione sostenibile del suolo
-    Pilastro II Consapevolezza e Divulgazione
-    Pilastro III Ricerca e trasferimento dell’innovazione
-    Pilastro IV Sistema informativo, banche dati e monitoraggio
-    Pilastro V Metodologie e metodi di analisi

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Sedano sensuale, il re della tavola

Se il contadino sapesse il valore del sedano, allora ne riempirebbe tutto il giardino recita un antico proverbio, mentre un altro e più greve detto del passato afferma che un buon minestrone deve avere il sentore di ascelle. Un tempo, infatti, si riteneva che quest’ortaggio avesse mille proprietà, era apprezzato dal suo intenso aroma che ha portato a denominarlo di Apium graveolens (molto odoroso). La recente la ricerca biochimica, valorizzata dalla antropologia, attribuiscono al sedano poteri extranutrizionali di feromone che giustificano il suo largo uso nella cucina delle carni, dai brodi agli stufati, ragù e soffritti.

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Come preparare una chicchera di “cioccolata analettica”

Nelle Adunanze del 3 maggio 1840 e del 2 agosto 1842, i Georgofili fra le opere pervenute loro in dono e destinate alla biblioteca accademica, registravano l’arrivo della prima e della seconda edizione (Milano 1839 e 1841) dell’opera Di una polvere alimentare preparata coi pomi di terra del milanese, Georgofilo corrispondente, Antonio Cattaneo (1786-1845).

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I Robot Agricoli per l’Agricoltura Sostenibile del Domani

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Medaglia d’Oro Pegaso a Giampiero Maracchi

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I funghi mangia-plastica aiutano a contrastare i crescenti rifiuti

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Nuovo metodo per valutare i composti volatili dell’olio extra vergine di oliva

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Ogm in campo tramite gli insetti

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Grande crisi delle patate europee

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Per la tutela del suolo

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Georgofili: ratificata la nomina del Presidente Vincenzini

E’ giunta con decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali l’attesa nomina a Presidente dei Georgofili dell’Accademico Prof. Massimo Vincenzini, che ha riscosso un’approvazione molto ampia dal Corpo Accademico votante.
L’11 giugno 2018, nell’Aula Magna dell’Ateneo fiorentino, nel corso di una Giornata dedicata allo scomparso Presidente Giampiero Maracchi, il Presidente Onorario Prof. Scaramuzzi, nel suo intervento, concluse esortando “tutti gli Accademici ad usare ciascuno la propria forza della ragione”. Confidando nelle serene e solidali decisioni che i Georgofili sono chiamati ad adottare, auspicava “una veloce ripresa delle attività prioritarie, capaci di valorizzare e sviluppare ulteriormente l’Accademia”.
Il giorno dopo, 12 giugno, il Consiglio Accademico convocato dal Presidente F.F. Pietro Piccarolo, discusse della possibile scelta di un unico candidato. Le ragioni espresse furono convincenti ed unanimi. Il Consiglio Accademico verbalizzò e sottoscrisse una lettera da tutti firmata, anche dai Presidenti delle sette Sezioni dei Georgofili, che fu quindi inviata agli Accademici votanti.
Il candidato prescelto, unanimemente sostenuto, fu il Prof. Vincenzini il quale stava ultimando i suoi incarichi all’Università e già da 6 anni era membro del Consiglio Accademico, con l’incarico di seguire l’amministrazione.
Le votazioni avvennero tra il mese di giugno e i primi di luglio. Lo spoglio dei voti si svolse il 12 luglio nella sede dell’Accademia, nel corso di un’assemblea del Corpo Accademico. Con un numero elevato di voti, fu eletto come nuovo Presidente il prof. Massimo Vincenzini. Occorreva tuttavia che il Ministero competente controllasse e ratificasse questo risultato, rimasto atteso per più di 2 mesi.
L’8 ottobre il nuovo Presidente Vincenzini ha formalmente iniziato il suo ruolo di Presidente dell’Accademia dei Georgofili. Gli esprimiamo le più sincere congratulazioni e i più vivi auguri di buon lavoro.

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Michele Psello e la sua "Laus vini" mille anni fa…

Esattamente mille anni fa nasceva Michele Psello (1018-1078), uno dei più grandi e fecondi studiosi alla corte di Bisanzio. A quel tempo, passato l’anno mille, Bisanzio era nel pieno di una rinascita culturale che accompagnava la evangelizzazione dei popoli slavi. Psello, dopo aver fatto il giudice nelle province più lontane (1042) fu richiamato a Costantinopoli, dove gli fu affidata la cattedra di Filosofia e poi entrò nella segreteria del Basilius. Fra le migliaia di cose che scrisse, una riguarda da vicino la nostra rivista intitolandosi in greco Encomio del vino, un libello ora riproposto dall’editore fiorentino Daniele Olschki a cura di Lucio Coco che lo ha tradotto (Firenze, 2018).
Questa piccola opera è, in realtà, preziosa perché dimostra come il vino, anche in epoche così lontane, nel pieno medioevo, costituisse una bevanda preziosa e “sacra” per il mondo cristiano insieme con il pane e l’olio. Lo spunto a scrivere l’Encomio del vino venne all’autore quando irruppe nella sua casa, all’ora di pranzo, un conoscente “né sgradevole nell’eloquio né astemio”. Naturalmente, sedutosi, fu invitato a “desinare anche lui” e gli fu versato un calice di un vino che era stato donato a Psello. Questo vino esaltò l’ospite che si mise addirittura a ballare. Poi chiese da dove venisse quel nettare di Zeus e di Semele. Psello rispose che gli era stato donato da un “signore amico, importante per dignità”, e che riteneva quel vino prezioso perché il Nostro, gli aveva curato un dente dolorante proprio mentre lo beveva.
Non a caso l’autore dedicò il suo Encomio del vino proprio all’amico che glielo aveva donato. Scrive infatti, Psello, che è sempre da lodare chi offre in dono del vino poiché il vino, che per gli epicurei era “la bevanda più dolce e più gradevole fra tutte”, per i cristiani rappresentava “il sangue divino nei mistici sacrifici, la purificazione dal peccato e la salvezza di tutto il cosmo”. Il vino fu il primo dono che Dio fece agli uomini dopo il diluvio universale anche per le sue proprietà terapeutiche. “Il vino – scrive Psello – è una cosa buona in ogni occasione per tutti: per chi è di buon umore è un amico dell’allegria; è buono per chi è sano per la conservazione della salute; è una consolazione per chi è depresso ed è una cura per chi è malato”. “Il vino – scrive ancora il dotto – rallegra il cuore, incita alla gratitudine, muove al canto, genera commozione e richiama le lacrime che rendono propizio Dio”.

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I benefici economici del verde

Diverse ricerche hanno dimostrato che la presenza di verde urbano di qualità nel quartiere degli affari e nelle aree commerciali può promuovere una percezione positiva dell’immagine dei negozi cui si accompagna una migliore predisposizione per gli acquisti. Un ambiente esteticamente gradevole attira infatti i clienti, riduce lo stress da shopping e migliora l’appeal degli esercizi commerciali.

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Fra gli impropri interventi dello stato

La ripresa parlamentare reca con sé anche altri provvedimenti, oltre all’ approvazione della politica economica. Fra questi spicca, per il dibattito che ha suscitato, il ritorno della regolamentazione degli orari dei negozi. L’obiettivo è la revoca della libertà di apertura, in particolare nei festivi e nelle 24 ore.
Premesso che al momento non è prevedibile l’esito della discussione e che non riteniamo giusto entrare nelle motivazioni di carattere religioso che potrebbero portare alla chiusura tre giorni alla settimana per rispetto delle tre grandi religioni monoteiste, vorremmo considerare alcuni aspetti economici.

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Specie aliene invasive (SAI) di interesse forestale e urbano

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Il genetista delle pesche e non solo

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Il latte d'alpeggio è migliore

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Nessuna etichetta a semaforo per il Made in Italy?

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Tornano le castagne italiane

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La pellicola dai vegetali scartati per tutelare più a lungo frutta e verdura

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Un nuovo pomodoro ricchissimo di licopene

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“Fiorentina” patrimonio dell'UNESCO?

Al di là delle quasi generalizzate espressioni di soddisfazione, non prive di elementi di sorpresa, la notizia delle iniziative intraprese per far entrare la “Bistecca alla Fiorentina” nel Patrimonio dell’UNESCO merita qualche riflessione. E non potrebbe essere altrimenti quando, come in questo caso, si tratta di un prodotto risultante da una filiera complessa nella quale sono coinvolte molte, e diverse, categorie di operatori.  A monte però è necessario porsi la domanda se la Fiorentina si debba considerare un bene materiale o immateriale. La risposta non può che essere: “entrambi”, perché la “materialità” della Bistecca, taglio particolarmente pregiato del quarto posteriore, è innegabile. D’altra parte la stessa è frutto di una lunga tradizione culturale caratteristica di Firenze e, in parte, dell’intera Toscana, tradizione che non ha nulla da invidiare ad altre che, in diversi continenti, sono andate fregiandosi di questo riconoscimento in anni recenti. “Bene” anche immateriale dunque, che peraltro, al contrario di balli e canti di culture lontane, non credo corra il rischio di essere dimenticato, come non possono essere dimenticate Firenze e la Toscana. Ma torniamo alla “materialità” della Fiorentina. Nessuno può negare che la tradizione preveda l’impiego di bistecche provenienti da bestiame locale, in primo luogo di razza Chianina, sia per le oggettive caratteristiche di qualità, sensoriale e dietetica, delle carni provenienti da questa razza, che per le  dimensioni del taglio, che non possono limitarsi a questioni di spessore (voce troppo spesso esagerata) ma esigono anche una superficie ampia, raggiungibile solo in razze di grandi dimensioni come la nostra; in secondo istanza possono essere considerate altre razze autoctone locali  (Calvana in primis, Marchigiana, Romagnola, Maremmana) che, se non altro, condividono con la Chianina gran parte del patrimonio genetico e dei sistemi di allevamento e di alimentazione, nel pieno rispetto proprio delle tradizioni culturali che si intende valorizzare. Non avrei perplessità sull’uso di lombate di Piemontese o di Limousine italiana, ma ne avrei sull’impiego di razze extracontinentali, non perché il risultato sia per forza mediocre (anzi, per esperienza posso dire che una Fiorentina fatta con un taglio di Angus può essere ottima) ma perché è “diverso” da quello delle nostre razze in termini di quantità e distribuzione del grasso, di composizione chimica e di aroma. Non dimentichiamo che la specificità è il primo vero requisito qualità di un prodotto alimentare e un prodotto che può essere tutto e il contrario di tutto non può essere di qualità e tanto meno fregiarsi di un marchio come quello in discussione, da alcuni considerato prestigioso.

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I distretti del cibo: novità e aspettative

I Distretti del Cibo sono la forma rinnovata dei distretti in agricoltura che il legislatore nazionale ha proposto con la legge di bilancio 2018. Dunque, sono l’ultima generazione di quella grande famiglia di distretti che si sono diffusi nell’ultimo ventennio e sono stati posti per rinnovarne le finalità, allineandole con i nuovi obiettivi della PAC, di Cork 2.0 e delle politiche per l’ambiente e il cambiamento climatico.
I distretti in agricoltura nascono come uno strumento di politica economica finalizzato a organizzare e sostenere i sistemi produttivi agricoli e agroalimentari locali e promuovere lo sviluppo delle Comunità delle aree rurali, la cui identità storica e culturale diventa tratto distintivo ed elemento da valorizzare, unitamente allo specifico paniere di prodotti tipici e a denominazione.
Pur nell’articolata varietà di modelli che le Regioni hanno adottato, tali distretti operano attraverso lo sviluppo di progettazioni integrate del territorio distrettuale, che vedano coinvolte in modo sinergico iniziative sia private che pubbliche. Perciò il distretto è da considerarsi anche metodo di governance dei sistemi rurali, basato sul partenariato pubblico privato locale e sulla governance multilivello. Dunque i distretti rappresentano una forma compiuta di applicazione del principio di sussidiarietà in ambito economico, con effetti di riequilibrio territoriale e impatti sociali rilevanti, quali il contrasto allo spopolamento di tali zone.
All’atto pratico, sono strumenti complessi da utilizzare, e tuttavia si può sostenere che alla base del loro perdurante successo stia proprio la molteplicità di obiettivi privati e collettivi che consentono di perseguire in un quadro progettuale e programmatico unitario e integrato.

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I Georgofili e le loro sezioni

L’Accademia dei Georgofili, fondata a Firenze nel 1753, dettò presto un significativo logo, come guida per gli intenti dei propri soci, rivolti soprattutto all’agricoltura, direttamente e indirettamente. Quel logo è stato e tuttora continua sempre ad essere espresso con le stesse tre parole latine: Prosperitati Publicae Augendae. E’ rimasto saldo ovunque l’Accademia svolga le sue attività rivolte al miglioramento del pubblico benessere, meritando apprezzamenti e sostenitori.

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L’Europa contro il progresso in agricoltura.

Il 25 luglio scorso la Corte di giustizia europea in una sentenza ha equiparato le varietà di piante ottenute dall'incrocio della stessa specie (cioè senza inserire un Dna estraneo, si chiama mutagenesi), agli organismi geneticamente modificati (Ogm) che invece presentano un patrimonio genetico inesistente in natura.  Il che significa autorizzare gli Stati membri a proibire quei prodotti.

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La vita di organismi nel suolo per salvaguardare il pianeta Terra

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Insetto contro la cimice asiatica: esiste, ma non si può utilizzare

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Nei kiwi la vitamina C è raddoppiata in 50 milioni di anni

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Mostra Mercato Autunnale di Piante e Fiori

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Forum su “Scienza e sviluppo umano sostenibile”

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Germania: ministro Kloeckner contro le restrizioni alle nuove tecniche di ingegneria genetica

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THE SHORT NEWS

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Genova, non basta un nuovo ponte

Genova per noi lombardi e piemontesi è una città speciale, come la Liguria e il suo mare. Vederla colpita in modo tragico dal crollo inconcepibile del Ponte il 14 agosto perciò è un dolore profondo e indicibile. Abbiamo provato per giorni una stretta come se ciò fosse accaduto da noi, nelle nostre case, nelle città, nelle campagne e nelle montagne di questo triangolo d’Italia a cui apparteniamo.
Poi abbiamo visto la volontà, la tenacia, la caparbietà e le poche chiacchiere dei liguri e il cuore si è aperto alla speranza. Mentre la popolazione, il porto, la città continuano a vivere, a lavorare, a cercare di ripartire siamo fermi, con loro, ad aspettare che i riti della politica si compiano e inizi la ricostruzione.
Il crollo di un ponte che siamo abituati a considerare perpetuo è peggio di un tradimento. Quanti ponti romani ancora sono in funzione, anche nelle più impervie valli che dalle montagne scendono al mare. I ponti, persino nella mente burocratica che ha disegnato le banconote dell’euro come un filo conduttore dell’unione monetaria, sono fatti per unire e per favorire passaggi e comunicazioni. Anche questo. Chi lo ha percorso lo ricorda sempre sovraccarico. Univa le due parti della Liguria, Levante e Ponente e anche molti flussi di traffico: di Genova stessa; dell’Italia, per le direttrici da Nord e da Est verso Sud e Ovest; dell’Europa, sull’itinerario dall’Atlantico alle estreme propaggini Settentrionali ed Orientali.
Dopo la distruzione del relitto la costruzione del nuovo ponte e già siamo arenati ai preliminari, mentre crescono il mugugno e l’impazienza dei genovesi, dei liguri e di tutti.
Ma il problema non è la ricerca di responsabilità, colpe o vendette e nemmeno chi e come costruirà il nuovo ponte. Il problema è il futuro di Genova. Il nuovo ponte sarà un rimedio all’accaduto, ma non darà risposte per il futuro della città e della regione. La Superba, l’antica e orgogliosa signora dei mari, da anni è in declino. I giganteschi cantieri navali, ricordo di infanzia, le navi in costruzione che arrivavano sino alla strada a Sestri non ci sono più. Genova ha perso le sue caratteristiche che non possono essere sostituite dai Centri commerciali.

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Specie aliene invasive (SAI) dannose all’agricoltura

Giustificata preoccupazione destano, nell’opinione pubblica, le sempre più frequenti introduzioni di specie e sottospecie, definite SAI (Specie Aliene Invasive) o “Alloctone Invasive”, che sopravvivono e si riproducono in areali diversi da quelli di origine e la cui diffusione minaccia la biodiversità dei nostri ambienti, ovvero interferisce negativamente con le attività umane e ha ricadute sanitarie o socio-economiche.
Fino al XVI secolo le introduzioni di specie alloctone effettuate, direttamente o indirettamente, dall’uomo, anche nel nostro Paese, erano quasi sempre accidentali e numericamente poco consistenti: la Mosca mediterranea della frutta e molte Cocciniglie sono arrivate con frutti infestati; mentre intenzionali sono state quelle del Baco da seta, Bombyx mori, dall’Estremo Oriente, e della Cocciniglia del carminio, Dactylopius coccus, dall’America centrale. Fin dall’800, numerose specie esotiche, parassite o predatrici di fitofagi dannosi, sono state impiegate in programmi di controllo biologico. Con il trasferimento, accidentale o intenzionale, di entità alloctone vengono superate quelle barriere naturali che hanno circoscritto lo sviluppo di flora e fauna nelle aree di origine. Allarmanti sono le invasioni biologiche da parte di fitofagi esotici che, con la globalizzazione dei mercati e con la rapida e intensa rete di trasporto, in numero sempre crescente, vengono introdotti in nuovi ambienti dove, anche grazie ai mutamenti climatici, trovano condizioni ambientali idonee al loro sviluppo e pullulamento.
Secondo i dati del DAISIE (Delivering Alien Invasive Species in Europe), in Italia, che per le favorevoli condizioni climatiche, è uno dei paesi Europei maggiormente interessati dalle invasioni biologiche, sono presenti oltre 1.500 specie aliene, un terzo delle quali sono insetti capaci di adattarsi, sia a variazioni termo-igrometriche che a nuovi substrati alimentari e riproduttivi; inoltre possono differenziarsi biotipi, dotati di un potenziale biotico più elevato rispetto alle popolazioni originarie e in grado di dar luogo, nei nuovi ambienti, a esplosioni demografiche, anche per l’assenza di efficaci limitatori naturali. La stragrande maggioranza delle specie invasive di insetti, direttamente dannose, ovvero vettrici di virus o microrganismi patogeni, sono state accidentalmente introdotte negli ultimi 30 anni. Nel 1988 Tremblay ha elencato 40 specie di insetti introdotti in Italia, in massima parte dalle Americhe e dall’Asia. Il ritmo attuale di “arrivo” di specie fitofaghe è calcolato in circa 8 unità per anno, mentre, fino all’immediato dopoguerra, lo stesso numero di specie perveniva in circa 15 anni. Si calcola che le specie esotiche siano pervenute da America (37%), Asia (29%), Africa (14%), Australia (6%) e da Altri Paesi (14%).
Per quanto empirica, la "Regola del 10%" di Williamson, per la quale “Su 100 specie aliene introdotte, solo 10 si insediano stabilmente e solo 1 diventa effettivamente invasiva", dà un’idea dell’entità del fenomeno.

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Una specie ittica innovativa nel panorama nazionale: l’Ombrina ocellata

La produzione mondiale di pesce di allevamento, pari ad 80 milioni di tonnellate, ha superato quello della pesca tradizionale, rifornendo il mercato del 53% del pesce richiesto a livello mondiale (FAO 2018). Una specie innovativa - Ombrina ocellata (Sciaenops ocellatus) o Red drum - è allevata esclusivamente sul Gargano, tra i territori di Lesina e Varano.

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Considerazioni sulla fibra alimentare

Negli ultimi 40 anni numerosi studi hanno dimostrato gli effetti salutistici della fibra alimentare. Per questo motivo, organizzazioni come European Food Safety Authority (2010) e FDA (2014) ne hanno aumentato da 25 a 30 g il fabbisogno giornaliero raccomandato per una dieta da 2000 Kcal.
Solitamente la fibra viene fornita dai cereali e dai loro sottoprodotti, ma stanno diventando sempre più interessanti anche i residui ricchi di fibra, ottenuti dai processi di trasformazione di frutti e ortaggi, da impiegare in formulazioni alimentari funzionali.

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Osservare i cambiamenti sociali in atto

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Paesaggi rurali, un progetto per la Sardegna

La sezione centro-ovest dell’Accademia dei Georgofili, in collaborazione col Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari e l’Agenzia Fo.Re.S.T.A.S. della Regione Autonoma della Sardegna, ha organizzato nell’aula magna del Dipartimento una giornata di studio sulla complessa problematica dei paesaggi rurali, che si è svolta lo scorso 21 settembre 2018. L’evento ha rappresentato l’occasione per presentare i primi risultati del progetto “Paesaggi rurali della Sardegna. Definizione di una metodologia finalizzata all’identificazione e rappresentazione cartografica dei paesaggi rurali nell’ambito regionale e al corretto inserimento dei manufatti insediativi nel contesto paesaggistico di riferimento”, voluto dall’Osservatorio del Paesaggio e del Territorio – Assessorato degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica della RAS.

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Florentia, Mostra Internazionale di Arte Botanica

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Master Interuniversitario di II livello in Diritto Alimentare

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Nei Paesi Bassi nasce la prima fattoria-caseificio galleggiante

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Islanda invasa dal lupino nootka

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Un accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Giappone apre nuove opportunità

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I misteriosi cerchi di pietra di Lampedusa

"Esistono dunque di certo, s'anche invisibili, i venti: essi flagellano il mare: essi la terra, le nubi essi, che con improvviso turbine squarciano e spazzano via" (Lucrezio, "De Rerum Natura", libro I). E i venti soffiano, quasi incessanti, anche sulla piccola isola di Lampedusa (la percentuale di giorni di calma assoluta è di appena il 4%). Quelli più frequenti sono la Tramontana, il Grecale, lo Scirocco, il Libeccio e il Maestrale (quest’ultimo, da nord-ovest, predomina sugli altri, insieme alla Tramontana che spira da nord). La velocità media è intorno a 20 chilometri orari con punte che possono superare i 60 km/ora.
I venti influiscono in modo continuo sull’attività agricola. Quelli che soffiano ad una velocità superiore a 10 km/ora possono ostacolare la crescita stessa delle piante, coltivate e spontanee.
Accade così che nella più grande delle isole pelagiche, lo spirare frequente del vento e un clima piuttosto caldo e arido (a Lampedusa cadono in media 300-350 mm di pioggia all’anno, distribuite mediamente in una quarantina di giorni concentrati fra ottobre e febbraio) rendono difficile la pratica di un’agricoltura da reddito o addirittura di mera sussistenza.
Normalmente, per superare la carenza di acqua si ricorre all’irrigazione; invece, per proteggere le piante dall’azione del vento si possono adottare varie pratiche difensive. In una tavoletta sumera, datata intorno al 3.000 a.C., si parla dei danni che il vento può provocare alle piante e si suggerisce anche un possibile rimedio: circondare il campo coltivato con alberi frondosi. Le barriere frangivento (attuate con alberi ma anche siepi di piante sempreverdi, staccionate di legno, pannelli di metallo o pvc, reti a maglia fitta, ecc.) sono, di norma, il mezzo per difendersi dai venti.  Fra le barriere frangivento vanno annoverati anche i muri di recinzione, più o meno alti e, come e se tali, forse anche i cosiddetti “cerchi di pietra” di Lampedusa (“timpuni”, cioè zolla di terra dissodata, nel dialetto locale e siciliano) (Fig. 1), intorno ai quali però ancora non si è avuto tempo e modo di fare completa chiarezza nonostante siano lì da diversi secoli (se non millenni) e nonostante la loro indiscutibile rilevanza nella storia antica di Lampedusa.
Il primo ad occuparsene è stato l’archeologo inglese Thomas Ashby (1874-1931), il quale, nel giugno del 1909, mentre si trovava per lavoro a Malta, organizzò un rapido sopralluogo a Lampedusa.  Nonostante la brevità della spedizione (durata solo tre giorni), Ashby fece alcune interessanti scoperte. Ad esempio, gli riuscì di individuare quelli che secondo lui erano i segni di un popolamento preistorico (ca. 4.800 a.C., la datazione stimata degli insediamenti) nell’isola pelagica.

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Verde, cambiamento climatico e informazione

Il discorso sul cambiamento climatico ha visto, negli ultimi tempi, uno spostamento delle discussioni dal livello scientifico, alla politica e, infine ai social network, e ha preso, spesso, una piega ideologica. Nelle forme estreme, negazioniste o catastrofiste, non esiste più traccia del metodo scientifico. È quindi utile, anzi fondamentale, disseminare informazione corretta, affidabile, basata su conoscenze scientifiche.

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Patate fritte sicure

Per non essere fritti dalla frittura e goderne gli indubbi vantaggi sono consigliate alcune importanti precauzioni che riguardano soprattutto le patate. La prima precauzione è di non friggere alle elevate temperature nelle quali si produce fumo e di non usare a lungo oli e grassi, evitando la formazione di acroleina. Per ridurre la creazione di acrilamide nel 2015 l’EFSA ha prodotto un dossier in base al quale la Commissione Europea ha emanato il Regolamento 2158 del 20 novembre 2017 che istituisce misure di attenuazione e livelli di riferimento per la riduzione della acrilamide negli alimenti.

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Le Cicale negli oliveti

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Identità, tradizioni, agricoltura e ricette: la collaborazione fra ARS Toscana, Accademia dei Georgofili, ANCI Toscana e Unicoop Firenze

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AgroInnovation Award, iscrizioni aperte fino a dicembre

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Nuovi alberi monumentali d'Italia

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Il grano tenero non ha più segreti

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Mirtilli: conferenza europea in Trentino

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Scozia: agricoltura di precisione contro la siccità

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Territori e prodotti della Toscana: Valdichiana protagonista ai Georgofili il 27 settembre

Tornano gli incontri del ciclo “I territori della Toscana e i loro prodotti”, organizzati dai Georgofili insieme ad ANCI Toscana, con il patrocinio di Unicoop Firenze. Appuntamento in Accademia giovedì 27 settembre 2018 con la Valdichiana.

Si comincia alle 9.30 con i saluti di Massimo Vincenzini, Presidente dell’Accademia dei Georgofili, Marco Remaschi, Assessore all’Agricoltura della Regione Toscana, Vittorio Gabbanini di ANCI Toscana, Francesca Basanieri Sindaco di Cortona e Andrea Rossi Presidente dell’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese.

A seguire, le relazioni:
-    La Valdichiana si presenta (Stefano Biagiotti, Università Telematica Pegaso)
-    La valorizzazione collettiva dei prodotti tipici: opportunità e problematiche (Andrea Marescotti, Università degli Studi di Firenze)
-    Caratterizzazione salutistica dei prodotti tipici per la loro valorizzazione (Manuela Giovannetti, Centro Nutrafood – Nutraceutica e Alimentazione per la Salute, Università di Pisa)
-    Prodotti e ricette nella Piramide Alimentare Toscana (Francesco Cipriani, Azienda USL Toscana Centro e Fabio Voller, ARS - Agenzia Regionale di Sanità della Toscana)
-    Le iniziative di Unicoop Firenze per la valorizzazione dei prodotti toscani (Andrea Timpano, Unicoop Firenze)

Seguiranno gli interventi programmati dei rappresentanti di: Strada del Vino Nobile di Montepulciano e Sapori della Valdichiana senese, Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Consorzio dei Vini di Cortona, Terme di Chianciano e Associazione per la tutela e la valorizzazione dell’Aglione. 

Dopo il dibattito, si svolgerà la presentazione e la degustazione dei prodotti tipici della Valdichiana.

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Chi sa, parli

Per orientarsi nel groviglio di scienza e pseudoscienza

Nel 2004 Tullio Regge, noto astrofisico dell’Università di Torino, nel suo libro intitolato “Lettera ai giovani sulla scienza” esordiva affermando che viviamo nel periodo storico della glorificazione della scienza e della tecnologia, ma anche di attacchi severi ai loro risultati. Ancora oggi viviamo in questa atmosfera. Il mondo della ricerca da troppo tempo si è in parte chiuso in se stesso ed ha usato un linguaggio per addetti ai lavori trascurando il contatto diretto con l’uomo della strada. A nostro parere dunque la ricerca pubblica ha lasciato troppo margine alla libera comunicazione così detta scientifica e/o pseudo scientifica. Una simile informazione induce il cittadino/consumatore a pensare che in genere tutto va male o quando va bene, non va così bene come si vorrebbe.
Desideriamo invitare in special modo i giovani a rivolgersi alla scienza in continua evoluzione e guardare con fiducia al futuro, senza peraltro cedere alle varie mode. Ad esempio cinquanta anni fa la cibernetica e i frattali, affermava Regge, sembravano opportunità straordinarie e concrete, mentre oggi hanno perso molto della loro rilevanza e sono finiti nel dimenticatoio. Attenzione dunque alle proposte che offrono molto, ma che nel breve periodo svaniscono nel nulla.
A questo punto vale la pena porre qualche interrogativo per orientarci nel groviglio di scienza e pseudoscienza.
Da “Pane e bugie” (D. Bressanini, 2010) si rileva che non a tutti è noto che la quasi totalità delle sostanze chimiche che ingeriamo sono naturali. Tuttavia una sostanza non è necessariamente più benigna solo perché l’ha prodotta la natura. Sarebbe bello che fosse così, purtroppo invece è solo un luogo comune. L’interrogativo è scegliere tra naturale o artificiale. L’idea che “naturale” equivalga a “sano” oggi è molto diffusa. Anche un prodotto naturale può essere non sano, cioè non salubre. Ad esempio, un importante prodotto agricolo come il mais, magari originato in regime biologico, se si presenta contaminato da un elevato carico di micotossine non si può certo definire sano.
Ma altri interrogativi si pongono in forma prioritaria all’attenzione pubblica senza che si sia sempre fatta oggettiva chiarezza:

-    Biologico o agricoltura convenzionale (di precisione) per sfamare il mondo?
-    Gli alimenti biologici nutrono di più?
-    Produzione di cibo e rispetto della biodiversità: due esigenze inconciliabili?
-    La spesa a “km 0” è più sostenibile? Perché non basta calcolare i chilometri che separano il luogo di produzione dal punto di vendita?
-    Organismi giornalisticamente modificati.
-    … prodotto senza olio di palma.

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Pollo re della tavola

Antica è la storia del pollo, animale che gli antichi greci sacrificano a Esculapio, che i romani usano per avere auspici prima delle battaglie e le sue carni sono gradite e riservate ai ceti abbienti per cui un pollo in pentola per tutti rimane un miraggio.
Al giorno d'oggi, mentre il consumo di altre carni è in calo, quello di carni avicole è in crescita perché piacciono ai giovani, agli anziani e alle donne e sono più economiche di altre carni. Inoltre sono le carni più accette dai semi-vegetariani: se da una parte chi si definisce vegetariano non consuma alcun tipo di carne o pesce, i semi-vegetariani, indicati in inglese come flexitarian, tendono a non mangiare prodotti animali, ma occasionalmente si concedono delle eccezioni, in questo caso preferendo le carni bianche di pollo escludendo però quasi sempre quelle rosse di bovino e maiale. Un nuovo aspetto che sta avanzando nella cucina e soprattutto nella gastronomia è la ricerca di carni avicole di alta qualità, fornite ad esempio da razze tradizionali quali il Pollo del Valdarno, la Gallina Padovana, la Gallina Polverara e altre che iniziano a essere apprezzate dai cuochi e dai consumatori benestanti più attratti da prodotti nuovi e alternativi, o forse più soggetti a mode e tendenze. La produzione avicola italiana con 18.500 allevamenti, di cui 6.400 professionali, che impiegano 38.500 addetti, rappresenta un modello per la zootecnia nazionale, creando un valore con 5.850 milioni di Euro di fatturato nel 2017, in crescita rispetto al 2016 di circa il 7%.

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Insetti: “buoni” o “cattivi”?

L’uomo suddivide gli organismi viventi in categorie differenti in base alla loro interferenza con le sue attività economiche e ricreative. Della maggioranza delle specie di insetti, non è ancora noto il ruolo ecologico e, se non interferiscono direttamente con le attività umane, vengono considerate indifferenti; mentre sono ritenute dannose o pericolose, quelle entità che attaccano le piante coltivate e gli animali in allevamento, nonché lo stesso uomo.

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12 marzo 1933. Inaugurazione della nuova sede dell’Accademia dei Georgofili

Dopo tanto peregrinare fra sedi diverse (La Biblioteca Magliabechiana, la Marucelliana, Palazzo Vecchio, sedi conventuali soppresse dalla Riforma di Pietro Leopoldo, Palazzo Riccardi, l’Accademia delle Belle Arti), finalmente l’Accademia aveva trovato un luogo degno per accogliere libri, carte e documenti, testimoni indiscutibili della sua antica e prestigiosa storia.

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Il più grande orto verticale del mondo

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Mutagenesi non è OGM

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Terapia contro la Xylella degli olivi del Salento

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L’acquaponica

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Giornata di studio sul paesaggio in Sardegna

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Premio Kyle Phillips 2018: aperte le candidature

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Di Maio annuncia un piano triennale per eliminare il caporalato

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Elogio del buon padre di famiglia

Si riaprono le scuole dopo l’estate, sui banchi deve tornare anche il Governo per varare le leggi economiche di fine anno. Si è parlato molto, spesso a ruota libera, di tanti argomenti e anche di economia, ma quest’ultima è stata relegata un po’ in secondo piano nel clima euforico dei primi “cento giorni”. Ora, però, si fa sul serio e le prospettive non sono incoraggianti. Gli indicatori economici sono appena sopra la linea di galleggiamento, i conti confusi, le risorse disponibili, tradizionalmente ridotte, incerte. Come accade nella stagione intermedia in questi periodi della politica la situazione è in attesa di chiarirsi, anche se non mancano segnali.
Al di là del “che cosa” il nuovo Governo possa realisticamente fare tenendo conto dei vincoli interni ed esterni, il punto è capire quale linea di politica economica adotterà.

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La pesca sulle tavole moderne

Ab ovo usque ad mala, dall’uovo alla frutta e cioè dall’inizio alla fine, sentenziavano gli antichi romani per dire che un ciclo o un evento era completo; anche noi italiani diciamo siamo alla frutta per esprimere il concetto che si è giunti alla fine, all’esaurimento di qualcosa, dei soldi, dell’ispirazione, della normalità e così via descrivendo anche una situazione grave o senza via di uscita. La frase deriva dalla composizione del banchetto che per i romani terminava con la frutta e per noi con un dessert quando, finiti i servizi di cucina, sulla tavola erano portati formaggio, dolce e la frutta. Perché la frutta chiude il banchetto dei romani e arriva fino a noi?
Il banchetto dei romani, ma anche dei greci e fin dai tempi omerici, è un evento sacrale nel quale si compie il sacrificio – da sacrum facere o rendere sacro – delle carni attraverso cui si entra in comunità con la divinità e tutto ruota attorno a questo. L’apertura del banchetto può essere l’uovo, simbolo della vita e della perfezione oppure, in taluni periodi, la lattuga, mentre il banchetto si conclude con la frutta il cibo che più si avvicina agli dei, loro dono come dicono i miti padani e, in seguito, ribadisce il racconto biblico dell’Eden.
Oggi la frutta non è sempre presente nei pasti in casa e nei ristoranti il dessert, spesso quasi un deserto, si compone solo di un dolce e solo quando un diabetico chiede una sua sostituzione gli viene presentata un’immancabile fetta di ananas. La frutta è anche completamente assente nelle pizzerie, piadinerie, paninerie e nei locali che offrono pasti rapidi. In questo nuovo modo di magiare la frutta, rara o espulsa dalla fine del pasto rientra nella moderna cucina innovativa, ricuperando anche remote tradi-zioni.
L’odierna presenza della frutta nell’attuale gastronomia ha radici antiche, quando nel Medioevo compare il gusto del dolce-speziato dei dolci di frutta e spezie come la spongata, dell’agro-dolce e del dolce-salato delle carni cucinate assieme alle castagne. Nel Rinascimento si sviluppa il gusto dolce-piccante che ha la sua più tipica espressione nella mostarda dove la frutta assieme al miele e alla senape è associata alle carni, con un’abitudine giunta fino a oggi. La presenza della frutta avanza nella cucina ottocentesca e del Millenovecento quando la frutta, trasformata anche in marmellata, entra nella pasticceria popolare delle crostate di frutta e la si trova in qualche piatto tipico, mentre inizia a trionfare in qualche preparazione d’alta cucina, come la pesca presente dal Bellini nell’aperitivo alla Pesca Melba nel dessert.

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Come ripristinare le aree degradate nei vigneti

Si è concluso a fine giugno il Progetto europeo ReSolVe, che ha: - selezionato 19 vigneti biologici in Italia, Francia, Spagna, Slovenia e Turchia; - individuato per ciascun vigneto le aree con una ridotta crescita della vite, bassa resistenza alle malattie e/o scarsa produzione di uva; - testato per 3 anni in modo interdisciplinare gli effetti della concimazione con compost, sovescio e pacciamatura secca con leguminose; -evidenziato vantaggi, criticità e alcuni suggerimenti pratici nell’adozione di ciascuna strategia.

Si è concluso a fine giugno il Progetto europeo ReSolVe (Ripristino della funzionalità ottimale dei suoli nelle aree degradate dei vigneti tramite metodi biologici). Per aiutare agricoltori e tecnici a scegliere la tecnica di ripristino più idonea sono state preparate delle linee guida tradotte in 5 lingue.

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Una perniciosa formica nera

Il controllo demografico di Lasius alienus è necessario, se le foraggiatrici si introducono negli edifici alla ricerca di cibo.

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Futuro dell’olivicoltura italiana in crisi

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Un documento per il rilancio dell’olivicoltura dopo la Xylella

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Scomparso il genetista Cavalli Sforza

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Peschi e albicocchi più resistenti alle malattie

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Quarto anno bollente del nostro Pianeta

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L’agroalimentare italiano corre più di quello europeo

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Scoperto ruolo gastroprotettore di una pianta di cappero

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Dal no al Ceta al sì all’EPA: riflessioni sul commercio internazionale

I temi del commercio internazionale irrompono nel dibattito politico e nei mezzi di informazione. Ritorna, da lontani precordi, il protezionismo che sembrava avviato ad un inevitabile tramonto. E si accompagna al ritorno del “sovranismo” e cioè al desiderio di entità statali totalmente libere di prendere decisioni. Fa capolino persino la politica delle cannoniere con la chiusura dei porti e il blocco delle merci oltre che delle persone. Decenni di prevalenza della diplomazia, sembrano sopraffatti dai pugni sul tavolo.
Gli esempi non mancano: dall’avversione all’accordo con il Canada (Ceta) già in vigore, con la possibile mancata ratifica, all’innamoramento per l’accordo quasi gemello con il Giappone (EPA). Dallo sdegno verso gli US per la rottura degli accordi e l’imposizione di dazi all’altrettanto incongrua richiesta di procedere in modo casuale nei confronti di importazioni sgradite.
I temi in gioco sono numerosi, proviamo a ricapitolare. Il primo è la spinta al protezionismo nei momenti di gravi difficoltà. È il rifugio più semplice, ma anche il più costoso ed ingannevole. La teoria economica e la prassi indicano che può essere solo temporaneo, altrimenti crea una pericolosa assuefazione e non lascia spazio ai veri motori dello sviluppo la competitività e la redditività. Ogni stato o aggregazione di stati, per necessità, vi ha fatto ricorso, ma dà una pericolosa assuefazione da cui si fatica a uscire. Come il sonno della ragione genera solo mostri.
L’alternativa, sul piano teorico e pratico, è l’apertura dei mercati con trattative e soluzioni negoziate. È una strada in genere lunga e faticosa che porta a smantellare costose barriere doganali tariffarie e non tariffarie. Queste sono costruite su regole pratiche e cavilli formali usati impropriamente per frenare gli scambi come l’applicazione obbligatoria di standard di prodotto e di processo. Le più complesse sono quelle sanitarie motivate dall’imperativo della tutela della salute umana, animale e anche dell’ambiente. Negli ultimi decenni si è percorso un lungo e proficuo cammino che ha portato alla loro crescente riduzione. Questa scelta è confermata dalla teoria economica e dalla pratica e si regge sulla logica della teoria dei costi comparati che mostra che conviene produrre e commerciare ciò che si riesce a realizzare meglio di altri e a costi inferiori. L’eliminazione delle barriere di ogni tipo favorisce un incremento della ricchezza prodotta. L’economia mondiale ne ha bisogno, in particolare nell’attuale fase di convalescenza dopo la grande crisi.

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Listeria: il pericolo è nel biofilm

Recenti e ripetuti sono gli allarmi di Listeria monocytogenes negli alimenti, un argomento considerato anche nell’articolo Pericoli dalle verdure crude ("Georgofili INFO" - 04 aprile 2018) e nel quale si segnala che quasi nulla è l’efficacia del lavaggio con acqua di verdure contaminate, perché i batteri inquinanti sono compresi in biofilm fortemente adesi ai vegetali. Anche per questo molto scarsa è l’efficacia di disinfettanti o altro (bicarbonato) in concertazioni usabili in casa, mentre completamente inutili per la sicurezza sono l’aceto, il succo di limone e il sale. Cosa sono i biofilm che stanno assumendo una sempre maggiore importanza nella sicurezza alimentare?
Per molto tempo e ancora oggi la maggior parte della gente pensa che i microrganismi e in particolare i batteri vivano liberi nei liquidi o negli ambienti più diversi. Invece già alla fine del XVII secolo Anton van Leeuwenhoech con un primitivo microscopio scopre delle animaluculae nella placca dentaria, oggi definita un biofilm, o biopellicola o microfouling. Il biofilm è una aggregazione complessa di microrganismi contraddistinta dalla secrezione di una matrice extracellulare adesiva e protettiva, di sostanze polimeriche, spesso di carattere polisaccaridico (Polisaccaride Intercellulare Adesivo – PIA), frequentemente aderente a una superficie, sia di tipo biologico sia inerte, con eterogeneità strutturale e interazioni biologiche complesse. I biofilm, sui quali vi è un’ampia bibliografia, si compongono per circa il 15% da cellule e per il restante 85% dal materiale della matrice che protegge le cellule all'interno e facilita la comunicazione tramite segnali chimici o fisici. In alcuni biofilm sono stati rinvenuti canali d'acqua che contribuiscono a distribuire i nutrienti e le molecole segnale. Allo stesso modo, questi canalicoli convogliano verso la periferia sostanze di scarto ed eventuali esotossine.

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Gli artigiani di Firenze a lavoro nella Torre de’Pulci

Quando il 12 marzo 1933 i Georgofili in solenne assemblea festeggiarono il loro trasferimento definitivo nel ”Palazzo Torre de’Pulci”, il lustro di secoli di storia c’era a pieno.
Prima di tutto, certamente, quello della prestigiosa istituzione fiorentina ricca di 180 anni di vicende gloriose che Arrigo Serpieri aveva evidenziato in una sua lunga relazione del 24 aprile 1932 al Ministro dell’Agricoltura e Foreste e quello anche però di una città, Firenze, che accoglieva, tramandata di generazione in generazione, l’arte di ‘lavorare con le mani’ e produrre capolavori; arte diffusa nelle strade della città (e nei borghi vicini) e che faceva della bella Firenze un luogo vivo, propulsivo, invidiato e non omologabile.

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Due lepidotteri Tortricidi negli agrumeti e nei pereti etnei

Sulla tenera vegetazione primaverile degli agrumi e dei peri sviluppano le larve del Tortricide Archips rosana, nate da uova deposte sul tronco e sulle grosse branche delle piante; molte essenze erbacee e arbustive, presenti negli stessi agrumeti e pereti, ospitano le polifaghe larve della Bega mediterranea del garofano, Cacoecimorpha pronubana che, solo occasionalmente, infestano le arance mature.

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Sembra non piacere a nessuno la futura PAC

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Agricoltura: forte crescita dell’Africa subsahariana e declino dell’Europa entro il 2027

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Consumo di suolo: oltre a terreni si perdono biodiversità, economia e cultura

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2018: quarto anno più bollente del Pianeta

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Il pane prima dell’agricoltura

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La FAO per la coltivazione delle banane

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"Georgofili INFO" va in vacanza

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Il suolo è una risorsa non rinnovabile

Leggendo da internet il “Contratto” dell’attuale nuovo Governo si può rilevare che il “suolo” è menzionato al punto 4 “Ambiente, green economy e rifiuti zero”. Si legge, fra l’altro, che questo viene considerato una “risorsa rinnovabile” come l’acqua e le foreste.
Da sempre gli studiosi di scienza del suolo sostengono che il suolo stesso è una risorsa non rinnovabile proprio perché la sua formazione è un processo talmente complesso che richiede da centinaia a migliaia di anni. È ampiamente documentato dalla letteratura internazionale che molti suoli si sono formati alla velocità di un millimetro l’anno. Al contrario la velocità della sua degradazione e` estremamente più rapida, basti pensare, ad esempio, agli eventi catastrofici degli ultimi anni, verificatesi in seguito all’abbattersi di violenti nubifragi (bombe d’acqua); le conseguenti colate di fango sono dovute proprio all’asportazione degli orizzonti superficiali del suolo stesso. Inoltre, i due terzi del territorio nazionale sono ormai degradati a causa di una gestione del suolo non sempre sostenibile e ad attività antropiche non sempre corrette. La quasi totalità dei dissesti e dei fenomeni di forte degradazione sono imputabili proprio alle attività antropiche. Tutto questo fa si che il suolo sia una risorsa non rinnovabile e come tale va considerato nel programmare e mettere in atto interventi per la sua conservazione.
Questo concetto è ampiamente condiviso anche da importanti istituzioni come, ad esempio, l’Unione Europea che, a questo proposito, ha formulato la seguente definizione: “Il suolo e` una risorsa essenzialmente non rinnovabile e un sistema molto dinamico, che svolge numerose funzioni e fornisce servizi fondamentali per le attività umane e la sopravvivenza degli ecosistemi”. Anche la FAO da tempo afferma che “il suolo è una risorsa non rinnovabile”. Oggi conosciamo molto del suolo e disponiamo di un buon numero di banche dati, basti vedere le miriadi di pubblicazioni scientifiche, a livello nazionale e internazionale, su questo argomento ma, a dispetto di ciò, la percezione dell’importanza e della fragilità di questa risorsa fra i non addetti ai lavori rimane assai bassa, nonostante un apparente aumento della sensibilità dell’opinione pubblica verso le criticità ambientali. E questo non è un problema solo italiano visto che nella Nuova edizione dell'Atlante mondiale della desertificazione, pubblicato dal Centro ricerche della Commissione Europea (UE), si afferma che “oltre il 75% delle terre emerse sono già degradate e potrebbero esserlo oltre il 90% entro il 2050”. Quindi, la degradazione del suolo rappresenta attualmente una delle emergenze a livello planetario.


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La buona buccia della pesca

A l'amigo pèlighe 'l figo, al nemigo 'l persego è un proverbio veneto che tradotto in italiano recita: “all'amico pela il fico e al nemico la pesca”. Secondo la tradizione popolare di una regione nella quale vi era una buona produzione di questi frutti, la buccia del fico era ritenuta dannosa mentre quella della pesca salutare. Una semplice supposizione o un’antica e a noi nascosta verità? Inoltre di certi frutti bisogna mangiare la buccia, ricordando che un tempo le mamme raccomandavano di mangiarla perché dicevano che conteneva le vitamine?
Indubbio è che la buccia del fico non è gradevole e con un lattice che scola dal peduncolo molto irritante, senza dimenticare che nelle foglie sono presenti fu-rocumarine, sostanze fotodinamiche, ma cosa sappiamo delle pesche e soprattutto della loro buccia? Le pesche hanno una polpa carnosa, succosa e zuccherina, con la buccia di colore giallo-rossastra ma anche bruna, che può essere sottile e vellutata o liscia (nettarine), così gradevole da somigliare alla pelle delle gote di un bambino, ma oltre a questo gradevole aspetto non vi è altro?
L’estate è stagione delle pesche, anche se questo frutto conservato si trova in ogni stagione, e che sotto diverse forme (frutto fresco, conservato in scatola, essiccato, trasformato in succhi ecc.) gli italiani consumano in una quantità che secondo diverse fonti varia da quattro a quasi sette chilogrammi per anno e che tra la frutta si pone al sesto posto dopo mele, arance, banane, angurie, pere.
Le pesche contengono molta acqua (88,8 %), carboidrati (9,54 %) nei quali sono compresi molti zuccheri (8,39 %) e acidi organici, limitate quantità di fibra (1,5 %), proteine (0,91 %) e grassi (0,25 %) oltre a minerali (soprattutto potas-sio) e vitamine (soprattutto A, C, E). A cento grammi di polpa corrispondono circa quaranta chilocalorie. Diverse ricerche dimostrano che le pesche contengono molecole dotate di interessanti attività nutraceutiche, in particolare antiossidanti (tra i quali l’acido caffeico) polifenoli e molecole con azioni anti-ipertensive.

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La Cavolaia e altri insetti migratori

L’esigenza di ricercare habitat che siano, temporaneamente o stabilmente, idonei alla sopravvivenza, spinge molte specie animali a compiere migrazioni verso altri ambienti, seguendo innati istinti. La migrazione è una complessa “sindrome, comportamentale e fisiologica, finalizzata alla dispersione adattiva unidirezionale di tipo, soprattutto, aereo”. Essa coinvolge, con complesse interazioni, il volo, la riproduzione e l’alimentazione.

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Effetti della globalizzazione nel gelato

Dalla scoperta del fuoco il cibo è divenuto preferibilmente caldo. Specie se contenente o basato su grassi. Il ruolo di rinfrescare, in certe condizioni, è stato affidato alle bevande.
In ogni caso parliamo di temperature sopra 0 °C.
C’è stata tuttavia qualche eccezione qua e là.
Il gelato o qualcosa di simile a ciò che noi chiamiamo gelato è stato presente da tempo immemore dovunque ci fosse la possibilità ‘naturale’ (la tecnologia non sovviene che in tempi recenti!) di procurarsi il freddo (sotto 0° C) e mantenerlo per qualche tempo.

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L’olio di oliva extravergine italiano

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Ci risiamo col cibo bio non commerciabile

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Multe per chi non indica l’origine del prodotto e di tutte le sue componenti

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La noce di cocco si taglia da oggi come un melone

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Un mondo senza banane?

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Mancanza di infrastrutture per lo sviluppo agricolo

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I semi siriani potrebbero salvare il frumento statunitense dalla minaccia climatica

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Massimo Vincenzini eletto Presidente dei Georgofili

Oggi, 12 luglio 2018, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si è svolto lo spoglio delle schede per l’elezione del Presidente dell’Accademia dei Georgofili, indetta a seguito della scomparsa di Giampiero Maracchi.
I risultati, riportati nel corso di un’assemblea generale del corpo accademico, hanno decretato a maggioranza la scelta di Massimo Vincenzini come Presidente. La sua nomina era stata proposta all’unanimità dal Consiglio Accademico e dai Presidenti di Sezione.

Massimo Vincenzini è nato nel 1947 a Roma, dove si è laureato in Chimica nel 1975.
Dal 1976 al 1988 è stato Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) presso il Centro di Studio dei Microrganismi Autotrofi, con sede a Firenze, per poi diventare Professore Associato di “Microbiologia agraria” presso la Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Firenze. Dal 1999 è Professore Ordinario dell’insegnamento di “Microbiologia dei prodotti alimentari” per il corso di laurea in Tecnologie Alimentari e dell’insegnamento di “Controllo dei processi microbiologici nell’industria alimentare” per il corso di laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Alimentari.
Responsabile scientifico di vari progetti di ricerca, autore e coautore di oltre 300 pubblicazioni scientifiche, dal 2008 al 2017 è stato presidente del Consiglio di Amministrazione della Azienda Agricola Villa Montepaldi s.r.l. (Università degli Sudi di Firenze socio unico), azienda di oltre 300 ettari che oltre ad operare sul mercato con i propri prodotti (vini DOCG, olio DOP, cereali) fornisce, per statuto, supporto alle attività proprie dell’Università (didattica, ricerca e trasferimento tecnologico).
Dal 2014 al 2017 è stato Presidente del Tuscan Food Quality Center, associazione costituitasi per aggregare a livello regionale tutte le istituzioni operanti in tema alimenti-alimentazione (ne sono soci fondatori i tre Atenei Toscani, la Scuola Superiore S. Anna, il CNR, l’Accademia dei Georgofili, le organizzazioni delle imprese agricole e altre istituzioni e/o accademie a carattere culturale).
Dal 2012 è membro del Consiglio Accademico dell’Accademia dei Georgofili, con l’incarico di Delegato Amministrativo.
Nel 2014 ha avviato la costituzione della società FoodMicroTeam s.r.l., spin-off accademico dell’Università degli Studi di Firenze, avente l’obiettivo di fornire assistenza tecnico-scientifica per il controllo e la gestione delle fermentazioni alimentari.

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Nuova PAC 2021/2027: un’agenda per riflettere

La grande riforma della Pac, iniziata nel lontano 1993, giunge ora alla fase preparatoria della sua sesta versione per il periodo 2021/2027. La Commissione nel novembre 2017, al termine di una minuziosa e, forse, pleonastica consultazione delle parti in causa, ha presentato le grandi linee della futura riforma, in attesa di conoscere le risorse finanziarie non solo per l’agricoltura. A maggio ha reso pubblica la sua proposta di Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) per lo stesso periodo. Il 2 giugno quella relativa ai testi normativi della futura “nuova” Pac, compendiata in tre regolamenti, di cui uno, COM (392), contiene la sostanza della proposta.
Considerata l’importanza, ci si attende un dibattito che latita e appare rassegnato. Forse le cose cambieranno a primavera, nel calore preelettorale delle elezioni europee, a scapito della concretezza. Qui non illustriamo la proposta, ma proponiamo un’Agenda della Riforma che sia un elenco di punti critici e non un mero calendario.

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USA, Cina e la ricerca in biologia vegetale

Nel numero 2 del 2018 della rivista ASPB News, il presidente della ASPB (Società Americana dei Biologi delle Piante) Harry Klee, professore della University of Florida, ha scritto un articolo apparentemente molto "americano", ma credo ricco di riflessioni anche per noi. L'articolo, dal titolo "Un caso per ulteriori finanziamenti alla ricerca sulle piante", inizia con la constatazione che gran parte dei brevetti biotecnologici si originano dalla ricerca condotta nelle istituzioni pubbliche di ricerca in USA. Forse, con una certa sorpresa, si constata che il settore privato contribuisce decisamente meno alla produzione di innovazione.

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Il georgofilo Renzo Giuliani

Renzo Giuliani, professore di zootecnia nell’Ateneo Fiorentino, era stato chiamato a far parte dell’antica Accademia dei Georgofili (fondata a Firenze nel 1753), in qualità di Socio corrispondente il 7 marzo 1926 e poi, come Socio ordinario dal 3 luglio 1932. Per 16 anni, dal maggio 1946 all’agosto 1962, fu continuativamente Presidente dell’Accademia.

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La Cocciniglia cotonosa delle Araucarie

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Etica e macellazione

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Agricoltori e consumatori percepiscono gli effetti dei cambiamenti climatici?

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Incontro a Palermo sul problema dei cinghiali e del loro controllo

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L’alleanza tra colossi GDO può mettere a rischio i produttori agricoli

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La Turchia investe su varietà tardive di albicocco

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Master in bioeconomia dei rifiuti organici e delle biomasse: decima edizione

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Protocollo di intesa tra l’Accademia dei Georgofili e la Fondazione San Giovanni Gualberto

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Quando cade un albero

La recente caduta di alberi in alcune città italiane e le problematiche connesse ai conflitti che spesso sorgono fra alberi e infrastrutture viarie, mi offre lo spunto per riprendere qualche concetto più volte da me espresso.
Mi pare che l’eco mediatica che si solleva quando cade un albero sia, fatta salva l’empatia verso le vittime, quanto meno esagerata e ciò determina una percezione distorta del problema, che esiste, ma non è un’emergenza, mentre lo è quella di mettere a punto piani pluriennali di gestione e rinnovamento per affrontare in modo proattivo e preventivo il problema.
Facciamo dunque un esempio riguardo alla percezione del rischio e alle similitudini con la situazione sociale. Nel nostro paese gli omicidi sono passati da 1442 nel 1992 a 343 nel 2017 (dati Viminale), di cui 46 attribuibili alla criminalità organizzata e 128 in ambito familiare-affettivo (‘11,8% in meno dell’anno precedente) con una diminuzione, quindi, del 76,2% in 25 anni. Alla forte diminuzione degli omicidi è corrisposto un aumento di quelli compiuti in ambito familiare (molti femminicidi), commessi per la maggior parte da italiani. Eppure, percepiamo e/o ci viene fatta percepire una condizione del tutto diversa.
Per il tasso di omicidi, seppur con differenze regionali e provinciali molto marcate, noi siamo al più basso livello sia europeo (trentesimo posto) sia mondiale (intorno al 170esimo posto).
Secondo il sociologo Ilvo Diamanti, l’Italia si caratterizza per il rapporto tra i mezzi di informazione (specialmente la televisione) e i fatti di criminalità comune. Diamanti sottolinea come i media italiani puntino alla “serializzazione” e alla “drammatizzazione” dei casi criminali, mentre in altri paesi l’informazione è “puntuale” e “contestuale”. Ciò avviene soprattutto quando si tratta di casi che coinvolgono persone comuni, o che si sviluppano nell’ambito amicale e familiare, specificando l’intento voyeuristico da comunità ristretta.
Dunque, è possibile che vi sia uno scollamento tra i dati reali e le percezioni degli italiani? Sicuramente sì. Si tratta della cosiddetta “EMOTIONAL INNUMERACY” ossia la tendenza a esagerare i dati di un fenomeno legato a una minaccia.
Questa errata percezione la si ha, come accennato, anche per i danni a cose e/o a persone causati da alberi. Gli alberi sono sempre caduti. Siamo noi che abbiamo posto dei target nell’area da loro occupata o li mettiamo nelle condizioni di non essere più stabili e siamo noi che diamo un’eco spropositata alla loro caduta, anche quando non fa danni.
È noto che la presenza degli alberi comporta un rischio e ciò implica che vengano messe in atto tutte le azioni per ridurlo e prevenirlo. Questo senza che l’attenzione ai rischi diventi paranoia. Le domande che dobbiamo porci sono quindi: quanti alberi, di quale specie, in quale specifica situazione, a seguito di quale evento, cadono in media ogni anno? È sulla base delle risposte a queste domande che poi dovrà essere elaborato un piano di gestione degli alberi che sia basato non solo sulle tecniche più avanzate e sulla gestione di persone qualificate, ma anche sul “buon senso” e su un approccio pratico.

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La “Cucina povera” dei poveri ovvero di una “Cioccolata economica”

Oggi la “cucina povera” è di moda e si sposa con il concetto della tutela dell’ambiente attraverso la cultura del riciclo, l’arte cioè di riutilizzare gli scarti o gli avanzi della tavola evitando lo spreco e contenendo i rifiuti.
E’ un concetto di recente introduzione nella nostra società che spesso sorprende per i risultati cui è capace di giungere grazie all’abilità e mestiere di raffinati chefs ed esperte donne di casa, ma che il passato non conosceva, sebbene i poveri superassero e di molto il 50% dell’intera popolazione.

I Georgofili molto si adoperarono per diffondere proprio fra i meno abbienti le conoscenze di base necessarie al loro sostentamento che essenzialmente era costituito dal pane.
...
Certo è che la cioccolata era diffusa ed oltre che ritenuta “nutritiva … stomachica, cordiale, analettica” (cfr. Antonio Targioni Tozzetti, Corso di botanica medico-farmaceutica e di materia medica, 1847), solleticava il gusto e soddisfaceva il palato aromatizzata al gelsomino (ricetta nota e diffusa nella Firenze del Seicento) o proposta in fini elaborati di pasticceria quali la crema, i biscotti  e il marzapane al cioccolato, nonché arricchita con speciali gelatine come quella al lichene o quella al ‘salep di Persia’.  
Restava tuttavia un prodotto assai costoso e dunque destinato esclusivamente alle mense dei ricchi; forse fu anche per questa ragione che Manetti pensò di trascrivere in una copia di lavoro del suo trattato, una nota a margine contenente la ricetta, alla portata di tutti, di una “Cioccolata economica”.

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Il problema di informare il consumatore e comunicare la scienza

La carne rappresenta solo un esempio lampante di come un’errata comunicazione abbia convinto i consumatori che la carne in generale e in particolare quella rossa possa rappresentare un pericolo per la salute e per l’ambiente.
Di fronte ad una situazione di questo genere, occorre precisare che le problematiche sono differenti e interessano due diversi ambiti: da un lato, la comunicazione in sé e dall’altro, il consumatore.
Infatti, il problema è duplice: esiste un problema di errata comunicazione che diffonde nella popolazione falsi miti e inutili allarmismi con importanti ripercussioni su alcuni settori, e un problema di individui non abbastanza informati e consapevoli e, quindi, non in grado di discernere le informazioni che gli vengono veicolate. 

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Umami, antichissimo nuovo gusto

Crudo, cotto e fermentato costituiscono un triangolo alimentare e una scala di valori nella quale le fermentazioni danno valore ai cibi creando nuovi alimenti. Molti sono gli alimenti fermentati che troviamo in tutte le culture umane e tra questi, nell'antico impero romano, le salse di pesce fermentate chiamate garum e liquamen. Altri antichi, ma sempre attuali alimenti fermentati di grande successo sono i salumi e i formaggi, le salse fermentate asiatiche e in Italia l’aceto balsamico. Una analisi approfondita del successo di questi alimenti dimostra che il segreto risiede nel loro particolare gusto ora identificato come umami o saporito, un quinto sapore che si aggiunge agli altri quattro sapori tradizionali del dolce, amaro, acido e salato. La scoperta dell’umami, il quinto sapore collegato al glutammato, contribuisce a spiegare il successo degli alimenti fermentati che non sta quindi soltanto nella possibilità di conservarli.

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L’olio di oliva è in Sicilia da più di 4000 anni

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Cannella, sesamo, semi di chia, olio di riso e canapa sono i superfood del futuro

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I moscerini utili

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Reintrodurremo i voucher in agricoltura?

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Attività della Sezione di Sud-Ovest dei Georgofili: incontro su vite e cambiamenti climatici

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Un drone per l’impollinazione

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Le troppo lente leggi sul caporalato

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Nei vasi dell’antica Grecia

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Storia e storie di gelato

Storia e storie perché come per qualsiasi altro prodotto culturale nonostante tentativi più o meno validi di ricostruire un percorso nel tempo coeso e unitario a partire dalla notte dei tempi, l’intreccio di percorsi integrativi o anche paralleli, di storie, favole e leggende relativi ad usi alimentari di cibi gelati in diversi spazi e luoghi nel mondo (dalla Cina alla Turchia, alla Sardegna, alla Spagna) è fittissimo, incentrandosi anche su biografie di singoli artifex del gelato o inventori di tecniche di produzione, di degustazione e poi di commercializzazione sempre più perfezionate.
Il gelato moderno come noi lo intendiamo comunemente, a base pastosa, mantecata (dallo spagnolo preromano manteca, burro) da ingredienti e gusti oggi numericamente sempre più elevati, talvolta bizzarri, fu originariamente preceduto da due sottogeneri ancora oggi in voga: la granita e il sorbetto; come confermano del resto le concrete tracce relative alla storia della “forma” lessicale in italiano. Entrata solo nella quinta edizione del Vocabolario della Crusca: gelato come participio passato ed aggettivo «Pezzo gelato: dicesi un sorbetto molto più duro dell’ordinario e al quale si dà una figura qualsiasi mediante forma»; gelato come sostantivo, questa la definizione che ci interessa: «Latte, crema, sugo di qualche frutto e simili, congelato ad arte, e che si prende per uso di rinfresco; Sorbetto». Nel Dizionario della lingua italiana ovvero Compendio del Vocabolario della Crusca di Francesco Cardinali (1843) la voce è registrata in questo modo: «termine degli acquacedratari. Liquore, frutto o simile congelato che si prende ad uso di rinfresco»; nel Nuovo vocabolario italiano domestico di Giacinto Carena (1869) si legge: «‘Gelato’, che anche chiamano ‘pezzo duro’, è specie di sorbetto interamente indurito dal gelo, e a cui, con ‘forme’ appropriate si dà una determinata figura, come di pesca, d’arancia, di pera, di fico o altro».
Chi investigò con piglio scientifico sulla storia del sorbetto o gelato fu nel 1755 Filippo Baldini nel suo trattato edito a Napoli De’ sorbetti e de’ bagni freddi: un saggio sin dal titolo di taglio «medico-fisico» essendo Baldini «Professor di Medicina e Lettor Straordinario de’ Morbi Nervini nella Regia Università di Napoli, Accademico dell’Istituto di Scienze di Bologna, Socio corrispondente delle due reali Accademie di Firenze de’ Georgofili e de Fisico-Bottanici e della reale Accademia delle Scienze di Siena». Un trattato mosso dalla finalità di dimostrare scientificamente i «molti vantaggi» alla «nostra salute» apportati dal bere «acque ghiacciate» che «imparato abbiamo […] a condirle in mille guise con diversi odori, e sapori dando loro il nome di sorbetti».

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Animali indesiderati: sfida etica ed economica

Televisione, giornali e media hanno dato notizia, con immagini anche truculente e shoccanti, della uccisione e distruzione di centinaia di migliaia di pulcini e di vitelli neonati, maschi indesiderati, mettendo in luce criticità che oltre l’etica e l’economia riguardano anche l’ambiente e la sostenibilità.
Nell’allevamento familiare di polli di razze a duplice attitudine (uova e carne) tutti i pulcini che nascevano erano allevati: le femmine per avere nuove galline e i maschi destinati alla tavola come galletti e capponi o galli per la riproduzione. Nessun animale era eliminato nei greggi di pecore e capre dove agnelli e capretti erano cibo pregiato. Negli allevamenti di bovini di razze a duplice o triplice attitudine (lavoro, latte, carne) i vitelli maschi non destinati al lavoro o alla riproduzione erano ingrassati per la carne.

Diversa è la presente situazione negli allevamenti di galline ovaiole nei quali i pulcini appena nati sono distinti per sesso e i maschi, che non hanno le caratteristiche genetiche di conformazione, precocità di sviluppo corporeo ecc. richieste dal mercato per produrre carne, sono considerati animali indesiderati ed eliminati. Lo stesso avviene negli allevamenti di bovine da latte per i vitelli maschi. Ogni anno in Italia sono eliminati quaranta milioni di pulcini maschi, in Europa i pulcini sono circa trecentotrenta milioni, i vitelli circa ventiquattro milioni, mentre mancano dati per altre specie (bufalini, agnelli, capretti ecc.).

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Le colorazioni vessillifere del lepidottero dell’Erba di San Pietro

L’Erba di San Pietro, Senecio squalidus aetnensis, è una delle più significative piante endemiche dell’Etna; diffusa da quota 1.750 a quota 3.050 m, limite estremo dei vegetali sul vulcano, caratterizza la vegetazione pioniera del piano alto mediterraneo, al limite del deserto vulcanico sommitale.

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“Addio, mia bella addio”: dal campo di Curtatone e Montanara ai Georgofili

Poco meno di un mese fa, il 29 maggio, è stata celebrata all’Università di Pisa la ricorrenza del 160° anniversario della battaglia di Curtatone e Montanara. Siamo nella Prima guerra di indipendenza (1848) e la battaglia, combattuta sui campi lombardi in prossimità della fortezza austriaca di Mantova, vide la resistenza della divisione toscana (4.500 uomini circa con pochi cannoni) contro una preponderante forza austriaca di circa 25.000 uomini e oltre 80 cannoni.

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Aumentano i mandorli siciliani

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Atlante mondiale della desertificazione (nuova edizione UE)

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Per l’impollinazione dei frutteti si possono affittare apposite api

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L’olio extravergine di oliva è un antidiabetico naturale

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Frutta e verdura della nostra agricoltura

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La frutta secca “anonima”

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Forse misure utili post PAC

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Incontro ai Georgofili su giardini, paesaggi e la scuola di Marco Pozzoli

Martedì 26 giugno 2018 alle ore 9, nella sede dell’Accademia dei Georgofili si svolgerà un incontro dedicato al tema del giardino e del paesaggio, l'identità e il rapporto nelle opere di Marco Pozzoli, agronomo e architetto paesaggista fiorentino.

La Toscana è dai tempi più remoti meta di viaggiatori assetati di conoscenza e di bellezza, affascinati dalle ville e dai giardini, dal paesaggio che li circondava e di cui facevano parte integrante, in un rapporto di grande equilibrio. A partire dalla metà del XX secolo questa reciproca corrispondenza è andata sempre più affievolendosi, rendendo necessario individuare nuove forme di comunione e comunicazione tra paesaggio e giardino.

L'intento del seminario è di analizzare il lavoro di Pozzoli, gli elementi che si compongono nella sua ideazione e costruzione paesaggistica, in un susseguirsi di progetti realizzati dal 1970 in Italia ed Europa, tendenti ad un'immagine complessiva nella ricerca di un paesaggio ideale. Marco Pozzoli è stato allievo di Pietro Porcinai, il primo, e forse unico, “paesaggista” che nella metà del secolo scorso ha tentato l’opera di rinnovamento, inaugurando un nuovo modo di progettare giardini, in comunione con il paesaggio, le piante ed i materiali caratteristici della Toscana.

PROGRAMMA

Introduzione al tema: SILVIA MARTELLI

Relazioni:
ELISABETTA NORCI - Cosa differenzia un giardino da un paesaggio?
LORENZO GNOCCHI - I giardini e il Genius loci
FRANCESCO FERRINI - Gli alberi nella progettazione paesaggistica
INES ROMITTI - La progettazione del paesaggio
MARCO POZZOLI - L’idea di giardino

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Impatto economico del cambiamento climatico in vitivinicoltura

I numerosi studi condotti negli ultimi anni dimostrano che il cambiamento climatico avrà un impatto economico importante sulla vitivinicoltura e renderà necessari mutamenti nelle strategie aziendali e nelle politiche di settore.
Gli studi disponibili dimostrano che il cambiamento climatico avrà effetti di breve e di medio/lungo termine, che saranno negativi o positivi nelle diverse aree viticole. Nel breve termine sono attese modifiche delle rese, della qualità dei vini, dei prezzi e quindi dei redditi e dei profitti. Nel medio-lungo termine invece si prospettano variazioni nella disponibilità di risorse per la produzione (negative nelle aree mediterranee), cambiamenti importanti della geografia vitivinicola con conseguenti impatti sociali, cambiamenti nei valori fondiari, modifiche nei rapporti competitivi.
Le analisi puntuali sugli effetti economici del cambiamento climatico in Italia sono piuttosto limitate, ma quanto già pubblicato e le evidenze empiriche restituiscono un quadro problematico. Studi in Franciacorta rivelano che l’imprevedibilità dell’evoluzione fenologica rende più difficile la programmazione delle attività produttive rendendo più difficile l’ottimizzazione dei costi. In Toscana si lamenta una riduzione della produzione di uva ad alto potenziale enologico. In Emilia Romagna un’estesa indagine presso viticoltori rivela una marcata percezione del problema e la necessità di adattare le tecniche di produzione alle nuove condizioni climatiche con un tendenziale aggravio di costi. Relativamente alle regioni meridionali, la notevole riduzione delle superfici, ben maggiore di quella media nazionale, trova le sue cause, probabilmente, anche nel cambiamento climatico.

In questo quadro complesso, le misure già in essere nella politica agricola comunitaria nell’ambito dell’intervento settoriale per il settore vitivinicolo e nei programmi di sviluppo rurale possono assistere le imprese e le loro organizzazioni negli interventi di adattamento al cambiamento climatico. In particolare per quanto l’OCM, la misura per la ristrutturazione dei vigneti e quella sugli investimenti possono favorire le trasformazioni in vigneto e in cantina che l’adattamento al cambiamento climatico rendono necessarie.

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Filetto duro: di chi è la colpa?

Già nella Bibbia sono magnificate le carni grasse e succulente, quindi tenere, mentre oggi si vogliono carni magre e poi ci si lamenta che sono dure. La diminuzione dei consumi delle carni bovine ha molte cause e tra queste anche l’opinione di un calo della loro qualità gastronomica, soprattutto la mancanza di tenerezza, oltre che la succosità, il sapore e l’odore, il calo di conservazione e di cottura. Perché oggi ci si lagna delle carni bovine che si ritengono dure? È vero? Di chi é la colpa?

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Un grillo occasionalmente presente su olivo in Calabria

Riordinando parte del materiale fotografico, collezionato nel corso degli anni passati nella Facoltà di Agraria di Reggio Calabria, mi sono imbattuto nelle diapositive degli insetti riscontrati, nel giugno del 1995, in un giovane oliveto di San Cosmo Albanese, piccolo centro della provincia di Cosenza, nel versante settentrionale della Sila Greca, i cui abitanti, di origine albanese, hanno mantenuto la cultura, la lingua, i costumi e il rito bizantino dei progenitori e hanno creato un suggestivo scenario di oliveti. Nel corso del sopralluogo ho constatato che l’abbondante melata, presente sulla chioma degli olivi, era escreta da numerosi adulti del Rincote Isside Hysteropterum grylloides, noto per gli occasionali danni all’Olivo, e le cui forme giovani vivono su piante erbacee. Sulla nuova vegetazione degli Olivi erano anche presenti alcuni esemplari di un Ortottero Ensifero Tettigonide, lungo circa 2 cm, con il capo col vertice giallo-bruno, guance e fronte verde-chiaro, con le ali anteriori brevi, in gran parte scoperte, ascrivibile al genere Metaplastes. Sulla base delle altre caratteristiche morfologiche, descritte dal prof Marcello La Greca, ho ritenuto potesse trattarsi di Metaplastes ippolitoi.

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Milioni di bambini nel mondo lavorano in agricoltura

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Il colore dei pomodori neri è genetico

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L’agricoltura europea rischia di disgregarsi

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Falso Biologico

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Leader europei nella gestione sostenibile in agricoltura

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Innovazione e competitività del mais italiano

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Il valore della nostra agricoltura

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Gestione forestale sostenibile: incontro ai Georgofili per analizzare il nuovo Testo Unico (D.LGS. 34/2018)

Lunedì 18 giugno 2018 alle ore 9.30, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà un incontro per valutare le opportunità e le eventuali criticità della nuova normativa forestale, anche in vista dell’emanazione dei prossimi Decreti attuativi.
La pubblicazione del Testo Unico in materia di foreste e filiere forestali ha infatti alimentato un vivace dibattito, non solo fra portatori di interessi e mondo accademico, con opinioni favorevoli ed opinioni contrarie; del resto, l’Accademia dei Georgofili ha già in passato promosso iniziative (tra cui l’evento tenuto a Roma il 25/10/2017 su “Gestire il bosco: una responsabilità sociale” ) volte a ridare valore al bosco ed alle attività connesse, per stimolare azioni politiche che garantiscano e promuovano tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio forestale nazionale e delle sue filiere produttive.

Il convegno è promosso dai Georgofili e dal Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati.


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Rischio piombo nella cucina di selvaggina

Il piombo è stato accusato di avere intossicato la classe dirigente romana favorendo la caduta dell’Impero Romano, quando vi era l’abitudine dolcificare il vino con sali di piombo, una pratica che provocava comportamenti anomali e schizofrenici come quelli di alcuni imperatori. Inoltre gli antichi Romani conservavano il vino in recipienti di piombo dove l'acidità del vino provocava la formazione di sali solubili molto tossici e per la sua tossicità il piombo è stato bandito anche dagli utensili di cucina.
Il piombo è un importante inquinante ambientale e, secondo stime non recentissime, nelle zone umide dei Paesi dell’Unione Europea ogni anno con la caccia erano immesse da 2400 a 3000 tonnellate di piombo, di cui 148 tonnellate in Italia, dove ogni anno a seguito dell’attività venatoria era-no disperse nell’ambiente 25.000 tonnellate di pallini di piombo, pari a circa 700 milioni di cartucce. Per questo nelle munizioni usate nella caccia di piccoli e grandi animali il piombo deve essere sostituito con altri metalli o leghe di altri metalli. Tra gli animali selvatici molto sensibili al piombo sono gli uccelli nei quali l’avvelenamento avviene quando questi animali ingeriscono i pallini di piombo che nel ventriglio subiscono un processo di erosione e quando a causa dell’acidità̀ gastrica (pH 2,5) dal piombo metallico si formano sali molto tossici e che sono assorbiti dall’intestino.
Il piombo è stato bandito dalla cucina, ma può ancora entrarvi attraverso la cacciagione, soprattutto per due vie. Una prima via è il consumo di animali intossicati da piombo e che contengono significative quantità di sali di piombo in forma assorbibile. Una seconda via è la selvaggina abbattuta con proiettili di piombo. Nell’uomo i pallini di piombo eventualmente ingeriti con la carne di un selvatico cacciato non si fermano nello stomaco e in genere sono espulsi con le feci senza determinare significativa assunzione di piombo. Non bisogna però dimenticare che le carni di animali selvatici contengono dei pallini o frammenti delle munizioni il piombo metallico e che durante i procedimenti di cucina si possono formare composti di piombo solubile che quando sono assorbiti divengono molto rischiosi per chi mangia queste carni.
In diverse regioni mediterranee e in Italia vi è la tradizione di mettere la selvaggina, prima della cottura, in salmì o in una marinatura costituita da diversi ingredienti acidi, tra questi vino e aceto, o cuocere la carne con aceto, vino e pomodoro che con la loro acidità trasformano il piombo metallico in sali di piombo solubili molto tossici. Ovviamente importante è la quantità di frammenti di piombo presenti nella carne ma è certo i metodi di cottura con condimenti acidi portano alla formazione di piombo solubile che diffonde nella carne contaminandola per cui, dopo la cottura, è inutile togliere il pallino o i frammenti di piombo. Se è probabile che una più o meno lunga frollatura delle carni possa favorire il formarsi dei pericolosi sali di piombo solubili è indubbio che tra i diversi metodi di cottura la marinatura con aceto e vino e la cottura con aceto, vino e pomodoro sono pericolosi, mentre per ora mancano precise ricerche per altri sistemi di cucina, ad esempio l’arrostimento e la grigliatura.

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Le coccinelle dell’Etna

Numerose specie di insetti compiono spettacolari migrazioni raggiungendo, in volo, località molto distanti; non meno interessanti sono le migrazioni, su distanze minori, effettuate da alcune specie presenti anche nostri ambienti

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Progetto “HEAT-SHIELD”: sistema di allerta caldo per i lavoratori del settore agricolo e altri ambiti occupazionali

Il Progetto “HEAT-SHIELD”. prevede la realizzazione di una piattaforma previsionale specifica per il rischio caldo per l’intera Europa, ed indirizzata a cinque settori produttivi: agricolo, costruzioni, trasporti, turismo e manifatturiero. Il sistema previsionale fornirà all’utente una previsione personalizzata del rischio da caldo con suggerimenti dettagliati fino a 5 giorni.

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Giampiero Maracchi, il ricordo dell’uomo e dello scienziato a tre mesi dalla scomparsa

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“Vivere Bio” in Casentino il 23-24 giugno 2018

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Novel Food

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Un brevetto per riutilizzare gli scarti della lavorazione delle mele

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Un’enorme serra per pomodori fuori suolo

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Nella UE commercio agroalimentare mondiale

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THE SHORT NEWS

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“TRA CIELO E TERRA”: OPERE DI PITTURA CINESE IN MOSTRA AI GEORGOFILI

Si inaugura giovedì 7 giugno alle ore 17, nella sede dell'Accademia dei Georgofili, la mostra “Tra cielo e terra” con opere di pittura ad inchiostro e pennello di cinque maestri cinesi contemporanei.
Il titolo sintetizza l’intento con il quale si è deciso di ordinare la mostra: presentare nella città del Rinascimento una visione della natura tutta cinese. La sede dell’Accademia dei Georgofili, luogo dello studio di quella parte di natura armonica ai bisogni dell’uomo, ben lontana dall’essere luogo neutro, aggiunge significato al tema generale e valorizza l’arte e il pensiero degli artisti presenti in mostra.
La pittura cinese contemporanea ad inchiostro si concentra sulla libertà della pennellata e sull'immaginazione dello spazio ‘extra’, così come sulla ricerca spirituale verso il Regno più alto.
La combinazione di pittura cinese contemporanea ad inchiostro e architettura classica occidentale è un incontro frontale tra arte cinese e occidentale: è una combinazione antica di passato, presente e futuro, sia per l'arte orientale che per l'arte occidentale. La generosità geografica e ideologica degli scambi culturali è quella dell'espressione dell'esistenza della realtà intrecciata con la libera immaginazione.
 
La mostra rimane aperta fino al 18 luglio.
Orario: da lunedì a venerdì, 15.00 – 18.00
Ingresso libero
 
LOCANDINA (pdf)


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Il suolo come organismo vivo: la rivoluzione agraria del prossimo futuro

Evoluzione, tecnologia, innovazione sono tutti aggettivi riferibili al mondo dell’agricoltura di oggi. Lo scenario che prospetta il prossimo ventennio descrive un cambiamento radicale nel concepire le modalità di sfruttamento ed utilizzazione del suolo grazie alle recenti scoperte che vedono sempre più affermarsi come protagonisti in ambito scientifico discipline come la  microbiologia legata all’utilizzo dei microrganismi in grado di abitare il suolo, proteggerlo e fortificarlo dagli attacchi di funghi o batteri dannosi per le coltivazioni e per l’uomo con la finalità di tutelare e preservarne il capitale a favore del suo utilizzo per le generazioni a venire.
Ed è proprio in questo contesto che il concetto di suolo viene reinterpretato in una rinnovata, migliore e adeguata definizione che ne definisce stavolta il ruolo considerandolo come organismo vivente al pari della pianta da esso ospitata. Solo così possiamo pensare a delle tecnologie in grado di tutelarlo e preservarlo.
La desertificazione incalzante e l’incapacità di fronteggiare in maniera sufficiente la domanda alimentare globale con risorse rinnovabili ed in grado di sostentare le popolazioni sempre più numerose del nostro pianeta, pongono altresì allo scienziato del suolo numerosi ed urgenti quesiti che spingono alla necessità di integrare etica e tecnologia insieme. E’ cosi che la conferma di numerose evidenze scientifiche tra cui quelle della relazione endofitica tra microrganismo e pianta diventano essenziali per spiegare fino a che punto questo cambiamento nella visione e nella descrizione della vita nel suolo, sia poi a cascata in grado di rivoluzionare l’intero sistema della produzione agricola moderna. Caratteristica essenziale ed estremamente innovativa dei microrganismi è quella di essere in grado di creare delle vere e proprie reti di interscambio di elementi nutrizionali che in taluni casi riescono ad evolversi ulteriormente realizzando proprio quella relazione endofitica con la pianta che sarà in grado di essere aiutata e sostenuta per fronteggiare i maggiori stress biotici e abiotici che si presenteranno durante il ciclo vitale.

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Il ministro Centinaio e le attese dell’ortofrutta

Dunque Gian Marco Centinaio nuovo ministro delle Politiche agricole. Pavese, 47 anni, ex dirigente nel settore turistico, è il secondo ministro agricolo espresso dalla Lega dopo Luca Zaia. In campagna elettorale Salvini aveva chiesto esplicitamente l’Agricoltura per la Lega. L’ha ottenuta, anche perché forse non c’era la fila di pretendenti. Sullo sfondo il tema della difesa del made in Italy, esplicitamente richiamato nel capitoletto agricolo del contratto di governo Lega-5 Stelle.
Il tema è quanto mai generico: chi non vuole la difesa del made in Italy?

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Le fake news nei media: quante, quali e perché

Oggi si verifica spesso un eccessivo e troppo disinvolto uso del termine inglese “fake news”, abbinato a qualsiasi tipo di notizia che non si riveli vera e usato in politica anche come insulto nei confronti delle tesi avanzate dagli avversari.
In realtà il termine va riferito solo ed esclusivamente a notizie che, oltre a essere false, sono anche state create e diffuse in maniera ragionata e pianificata per arrecare danno a persone, organizzazioni o tesi.

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Cicoria salutare

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La dieta mediterranea protegge dai danni dello smog

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Anche le patate possono diventare tossiche

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La grande sfida dei Big Data

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Il glifosato non sarebbe rischioso per la nostra salute

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Micro-ortaggi freschi per ridurre il potassio nell’insufficienza renale

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La patata dolce non è americana

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Ricercatori italiani scoprono effetto antiossidante del latte fermentato

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Giornata in ricordo di Giampiero Maracchi

Il prossimo 11 giugno 2018 a Firenze, nell’Aula Magna del Rettorato (Piazza San Marco, 4) si svolgerà una giornata dedicata al ricordo del Prof. Giampiero Maracchi, a tre mesi dalla sua scomparsa, organizzata dall’Accademia dei Georgofili insieme all’Università di Firenze e al Consiglio Nazionale delle Ricerche.

La giornata, nel presentare alcune delle molte attività a cui Maracchi si è dedicato, ne vuole illustrare i significati e le ricadute sia sul piano scientifico che su quello pratico, evidenziandone i possibili sviluppi futuri.

PROGRAMMA (scarica pdf)

Ore 9.00 – Saluti istituzionali:
- Luigi Dei, Rettore dell’Università degli Studi di Firenze
- Franco Scaramuzzi, Presidente Onorario Accademia dei Georgofili
- Massimo Inguscio, Presidente del CNR
- Federica Fratoni, Assessore Ambiente e difesa del suolo della Regione Toscana
- Rappresentante dell’Amministrazione Comunale di Firenze
- Donatella Carmi, Vice Presidente Fondazione CR Firenze
- Antonio Ricciardi, Comandante Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari Carabinieri
- Robert Stefanski, Chief of WMO Agricultural Meteorology
- Salvatore Parlato, Presidente del CREA

Ore 10.00 – Apertura dei lavori
Pietro Piccarolo, Presidente F.F. dell’Accademia dei Georgofili

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Nel contratto di governo ‘agricolo’ Lega-5 Stelle tanta voglia di protezionismo

Volentieri pubblichiamo l’editoriale del Direttore del “Corriere Ortofrutticolo”

Non si sa quale fine farà il contratto di governo Lega-5 Stelle alla luce degli sviluppi della crisi politico-istituzionale in corso. Temiamo però che il governo Cottarelli avrà vita breve. Si annuncia un governo ‘balneare’ nello stile Prima Repubblica, quindi non attendiamoci grandi cose da chi farà il ministro delle Politiche agricole. Allora vale la pena guardare cosa c’era scritto al capitolo “Agricoltura-Made in Italy” del contratto di governo Lega-5 Stelle. A prima vista emerge che il ‘peso’ dell’agricoltura nel programma complessivo era irrilevante: una paginetta scarsa su un totale di oltre 50. Poi vediamo i concetti fondamentali, che riassumiamo. 1) l’agricoltura italiana ‘sopravvive’ nella competizione globale 2) Storicamente l’Italia è stata troppo remissiva in Europa ed ha lasciato il campo ad interessi europei opposti rispetto alle esigenze nazionali. Quindi è  necessaria una nuova presenza del Governo italiano a Bruxelles per riformare la Politica agricola comune 3) Difesa della sovranità alimentare dell'Italia e tutela delle eccellenze del Made in Italy 4) Dobbiamo contare di più in Europa e “garantire tempi certi nell’attribuzione ed erogazione, da parte delle Regioni, dei fondi della PAC” 5) Nuovo approccio europeo agli accordi di libero scambio con i paesi terzi, che vanno ratificati dai Parlamenti nazionali 6) A tutela del Made in Italy è prioritario adottare un sistema di etichettatura corretto e trasparente che garantisca una maggiore tutela dei consumatori 7) Vanno riformate Agea e Sian.
Che dire? Che l’agricoltura italiana sopravviva è un dato di fatto incontestabile. Che siamo stati troppo ‘remissivi’ in Europa è altrettanto incontestabile causa il combinato disposto tra inadeguatezza dei vari ministri, scarsa efficienza del Ministero e poca voglia di lavorare dei nostri europarlamentari (salvo rare eccezioni). Che dobbiamo contare di più in Europa è un pio desiderio di tutti: dipende dagli uomini e da come si muove il sistema Paese. Circa l’efficienza delle Regioni da migliorare nell’erogazioni dei fondi Pac, se il Governo ha la bacchetta magica, che la usi.  Sull’etichettatura siamo tutti d’accordo, abbiamo fatto passi avanti per decreto in attesa che l’Europa detti le regole. Etichetta d’origine su tutto? Benissimo, nella consapevolezza che non è la soluzione miracolistica per mettere i nostri prodotti al riparo dalle crisi (vedi ortofrutta). Riforma Agea e Sian: chi riuscirà a farle funzionare sia proclamato ‘santo subito’. Ho lasciato volutamente fuori i punti 3 e 5. Circa la sovranità alimentare e la tutela delle nostre eccellenze, alzi la mano chi non le vuole. Il problema è un altro: come si realizzano questi due obiettivi certamente condivisibili. Tornando al protezionismo, mettendo dazi e barriere?  Il nostro è un paese che vive di export; scatenare guerre commerciali sarebbe un autogol clamoroso. Inoltre non siamo autosufficienti: il deficit agroalimentare (soprattutto agricolo) è una realtà fatta di numeri pesanti. Un particolare forse sfuggito agli estensori del programma di governo. 

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Ricordo di Filiberto Loreti

Il 25 maggio u.s. si è svolta a Pisa, nell’Aula Magna della facoltà di Agraria, una giornata di studio sulla “Propagazione delle specie legnose”, per ricordare il prof. Filiberto Loreti nel primo anniversario della sua scomparsa.
L’iniziativa e l’organizzazione sono state guidate dal Dipartimento di Scienze Agrarie, con la collaborazione della Sezione Centro-Ovest dell’Accademia dei Georgofili. Sono state presentate varie relazioni ad un numeroso pubblico, al quale si è unito un discreto numero di studiosi di Arboricoltura presso varie Università nazionali.

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“Il giovane Professore”, a Franco Scaramuzzi per i suoi dodici anni trascorsi a Pisa

In un libro il commosso ricordo di due allievi del Prof. Franco Scaramuzzi che ha insegnato Coltivazioni Arboree a Pisa dal 1959 al 1970 e che ha recentemente superato i 91 anni.

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Gelato: appunti sullo scenario evolutivo del settore

In generale tutto il mercato appare essere pilotato da sei grandi valori: il gusto, le caratteristiche di naturalità, tipicità, le caratteristiche dietetiche, funzionali, e la manualità della preparazione (che definisce l’artigianalità del gelato).
Occorre considerare che nella strutturazione del sistema produttivo del gelato operano attori molto diversi tra loro. Tra questi stanno assumendo un’importanza sempre maggiore i fornitori di preparati e di tecnologie in grado di ridurre i tempi di elaborazione e di semplificare l’operatività dei punti di somministrazione.
L’attenzione di questi operatori ai grandi valori sopra citati è molto diversa a seconda dell’inclinazione dell’impresa. In particolare le caratteristiche di naturalità e di tipicità sembrano essere inversamente proporzionali ai livelli di prezzo ed all’accuratezza delle preparazioni.

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Insetti fantasma

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Tra Cielo e Terra: opere di pittura cinese in mostra ai Georgofili

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La Scuola Sant'Anna di Pisa querela l'Osservatore Romano

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Regole colabrodo che aiutano le truffe

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Disinformazione sulla Xylella

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THE SHORT NEWS

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25° Anniversario del 27 MAGGIO 1993

Il prossimo 27 maggio ricorrerà il 25° Anniversario del barbaro atto dinamitardo compiuto all’ingresso dell’Accademia il 27 maggio 1993.

L’Accademia dei Georgofili ha pertanto previsto le seguenti manifestazioni:

-    Domenica 27 maggio, alle ore 10.00 i Georgofili dedicheranno una Santa Messa alle vittime che persero la vita o subirono ferite e sofferenze, prive di ogni senso. Come solitamente negli anni trascorsi, la Santa Messa sarà celebrata nella Chiesa di San Carlo (Via Calzaioli) nella quale erano state battezzate le due sorelline della famiglia che viveva nella Torre de’ Pulci (Georgofili). La più piccola era stata battezzata solo da pochi giorni. Le Autorità e i Cittadini fiorentini saranno graditi ospiti per questa celebrazione. Il Cardinale Betori, legato da inderogabili impegni fuori sede, sarà rappresentato da Monsignor Giancarlo Corti (Vicario episcopale per il clero) che sarà anche lettore di un messaggio del Cardinale. La Messa sarà celebrata anche dal Rettore della Chiesa di San Carlo, Don Vasco Giuliani.

-    Lunedì 28 maggio
ore 9.30-12.30 / 15.00-17.30 – Apertura al pubblico della Sede accademica e della Mostra di acquerelli di LUCIANO GUARNIERI “27 maggio 1993”
ore 10.00 – Proiezione del filmato documentario sull’atto dinamitardo e sulla ricostruzione della Sede.
La proiezione del filmato verrà riproposta alle ore 11.00 e alle ore 12.00, alle ore 15.30 ed alle ore 16.30

La Mostra resterà aperta nei giorni 29 e 30 maggio 2018, dalle ore 15.00 alle ore 18.00 con ingresso libero.

I Georgofili desiderano anche diffondere l’informazione che l’Accademia è sempre disponibile a concordare eventuali visite soprattutto di giovani studenti per far conoscere le attività che svolge, oltre che per vedere filmati sul 27 maggio 1993 ed eventualmente la serie intera dei quadri disegnati da Luciano Guarnieri fra le pericolose macerie, un’artistica e forte documentazione dei disastri provocati.

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Per ridurre il rischio connesso alla presenza di alberature la parola è una sola: rinnovamento

A Firenze crolla un tiglio su un pullman di turisti e si riaccende il dibattito sulla presenza di grandi alberi in città. Riportiamo un commento del Prof. Francesco Ferrini, accademico georgofilo, ordinario di Arboricoltura e Preside della Facoltà di Agraria di Firenze, il quale è da anni in prima linea sulla questione.

I benefici forniti dagli alberi sono noti ed essi sono largamente superiori ai rischi connessi alla loro presenza. Quest’ultima, tuttavia, è imprescindibile dal mantenimento (o, se possibile, dal miglioramento) di condizioni minime di vivibilità dei nostri ambienti urbani per fare in modo che i suddetti rischi siano quanto minori possibile.
Dobbiamo essere consci che il patrimonio arboreo delle nostre città, caratterizzato da piante messe a dimora in epoche passate (alcuni impianti risalgono addirittura al 1800, la maggior parte all’epoca fascista o post-bellica) pone un problema gestionale inderogabile.
Le nostre amministrazioni sono prese tra più fuochi: 1) la necessità di minimizzare il rischio e garantire la sicurezza della fruizione; 2) la congiuntura economica sfavorevole che ha determinato tagli non più compatibili con una gestione minima del patrimonio arboreo; 3) la pressione dei cittadini che, sulla base di non si sa bene quali conoscenze, pretendono che gli alberi siano gestiti come “vogliono loro” e non come dovrebbero; 4) la pressione di un estremismo ambientalista, spesso miope e non disponibile al dialogo, che in alcune sue componenti ha preso una strada senza uscita, che non aiuta a migliorare l’ambiente, ma rappresenta ormai un problema aggiuntivo; 5) la necessità di programmare la scelta del materiale vegetale non su “la città come è”, ma sulla “città come sarà”.
Purtroppo, si è molto litigato e poco dialogato perché si è creato un solco incolmabile fra coloro che con gli alberi ci lavorano e li conoscono e coloro che invece si ostinano a non voler ascoltare il parere dei primi.
Eppure dovrebbe essere ben chiara la differenza fra albero senescente e albero monumentale che, invece, sfugge a molti, ma è essenziale nella definizione delle strategie d’intervento. Si deve abbattere e rinnovare un albero giunto nella fase di senescenza, si deve far tutto per preservare un albero monumentale e di interesse storico e paesaggistico.
Si può suggerire una soluzione gestionale che preveda un rinnovo graduale di alberature senescenti, garantendo la continuità visiva del viale alberato nel corso del tempo.

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Borsa di studio per la valorizzazione del patrimonio agricolo-forestale della Regione Toscana

Per eventuali informazioni scrivere una email a accademia@georgofili.it, indicando nell'oggetto "Richiesta informazioni per borsa di studio". La domanda di ammissione al concorso deve pervenire entro e non oltre il 25 giugno 2018.

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Le piante e la cosmetologia

La cosmetologia è un’arte antica quanto l’uomo. Essa si è evoluta mutando forma con l’evoluzione dell’uomo e della società mentre, l’interesse da parte degli studiosi è abbastanza più recente. Inoltre la storia dell’arte cosmetica presenta delle strette connessioni con quella della medicina.

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L’assedio di Parigi nel 1870 e il consumo di carne

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Giornata in ricordo di Giampiero Maracchi

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La lotta alla Xylella è prioritaria

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50mila pecore per tagliare i prati in città

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Un target di riduzione su emissioni agrocolturali nei paesi UE dal 2030

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Frutta e verdura per tutelare la cognitività

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Verso la nuova strategia forestale nazionale, incontro a Vallombrosa l’8 giugno 2018

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Promuovere e tutelare i prodotti tipici: settimo incontro su Prato e la Val di Bisenzio

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Si moltiplicano gli allarmi sul precario stato di salute dei suoli a livello mondiale

Da qualche tempo sosteniamo che 2/3 dei suoli del territorio nazionale, incluse le aree montane, sono ormai degradati, anche perché in Italia la vulnerabilità dei suoli è molto elevata a causa della conformazione del territorio e della variabilità ambientale. Si è sempre rilevato, inoltre, che circa un quinto del nostro territorio è a rischio desertificazione e che la degradazione del suolo avvenuta negli ultimi 40 anni ha provocato una diminuzione di circa il 30% della capacità di ritenzione idrica dei suoli italiani. Negli ultimi tempi simili “gridi di dolore” si fanno sempre più estesi. Dopo l’allarme lanciato dal giornale francese “Le Monde” sulle gravi conseguenze del declino della biodiversità, inclusa, quindi, anche la biodiversità del suolo, l’Agenzia Freshplaza.it del 30 Marzo 2018 rilancia un messaggio accorato del “National Geographic” in cui si afferma che il 75% del suolo mondiale è degradato. La situazione italiana può essere pertanto estesa a tutto il pianeta, così come sono le stesse le cause di tale degradazione, totalmente imputabili all’attività antropica. Infatti, le cause di fondo del degrado del suolo, si legge in questo rapporto, sono gli stili di vita ad alto consumo delle economie maggiormente sviluppate, combinati con i consumi in crescita delle economie in via di sviluppo ed emergenti. L’elevato e crescente consumo pro capite, amplificato dal costante aumento delle popolazioni in molte parti del mondo, provoca un’espansione insostenibile dell’agricoltura, del consumo delle risorse naturali e dell’urbanizzazione. In sostanza, i principali processi di degradazione che, per l’Italia, sono l’erosione, l’impermeabilizzazione (consumo di suolo), l’inaridimento e la salinizzazione, lo sono anche a livello globale.
Inoltre, proprio recentemente un nuovo rapporto FAO lancia l’allarme sull’inquinamento del suolo. In tale rapporto, si legge che questo problema rappresenta una preoccupante minaccia per la produttività agricola, la sicurezza alimentare e la salute umana ma, prosegue il messaggio FAO, si sa ancora troppo poco sulla portata di tale minaccia a livello globale. L’inquinamento del suolo, infatti, spesso non può essere percepito visivamente o direttamente valutato, rendendolo un pericolo nascosto dalle gravi conseguenze. Influisce sulla sicurezza alimentare sia compromettendo il metabolismo delle piante e riducendo così i raccolti, sia rendendo le colture non sicure per il consumo poiché elementi pericolosi come arsenico, piombo e cadmio o sostanze organiche come i policlorofenili, idrocarburi aromatici policiclici, possono entrare nella catena alimentare presentando gravi rischi per la salute umana. L’inquinamento del suolo colpisce quindi il cibo che consumiamo, l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo e la salute dei nostri ecosistemi.

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Impatto economico dei veri o presunti scandali alimentari nel settore zootecnico e ruolo dei media

Per un ricercatore in ambito economico tra gli aspetti più interessante delle “fake news” vi è certamente l’impatto che possono avere sul mercato. È noto infatti che l’informazione, veicolata anche dalle notizie diffuse dai media, può cambiare le opinioni e preferenze delle persone, cambiandone dunque le scelte.
Da un punto di vista generale, non importa di quali scelte si parli. Le notizie possono cambiare i risultati elettorali, possono indurre le mamme a non far vaccinare i propri figli, oppure cambiare la composizione del paniere dei consumatori. In particolare, nella presente relazione, si parla di quest’ultimo caso, ovvero dell’effetto delle informazioni esterne sulle scelte alimentari degli italiani, con particolare riferimento alla carne bovina ed avicola.
Un altro aspetto interessante riguarda come le notizie possano cambiare le scelte. In questo senso, il ricercatore in economia deve ipotizzare se l’impatto sarà positivo o negativo sull’oggetto in analisi. Nel caso delle “fake news” il discorso è relativamente semplice; trattandosi si notizie non vere create per danneggiare un prodotto, è evidente che queste informazioni peggiorano le attitudini del consumatore nei confronti del prodotto, diminuendone la domanda di mercato.
Il passaggio successivo è la stima dell’effetto. Ciò che sembra del tutto razionale, ovvero che una brutta notizia possa abbassare la disponibilità a pagare del consumatore per un prodotto, non è detto che si tramuti in un cambiamento apprezzabile sul mercato. Per poter misurare il fenomeno, la scienza economica è attrezzata di strumenti statistici che consentono di calcolare dimensioni e direzioni di questi cambiamenti, ovvero se essi si sono verificati e se hanno seguito il verso previsto dal ricercatore. L’obiettivo ultimo è quello capire quali notizie causano problemi al mercato e la loro portata, al fine di disegnare politiche di tutela o intervento per i settori potenzialmente coinvolti.
Un problema grava però su questo tipo di analisi (come in realtà in tutte le scienze quantitative), si tratta della disponibilità dei dati, che devono essere in quantità e qualità tali da garantire stime attendibili. Nel caso delle “fake news” il problema è sostanziale. In effetti il fenomeno è nuovo e non esistono in letteratura casi già pubblicati di analisi del loro impatto sul mercato dei prodotti alimentari. Per poter discutere ugualmente dell’argomento si propone nel presente contributo di rifarsi a fenomeni simili e ben conosciuti, dove non è stata una “fake news” ma più probabilmente il sensazionalismo dei media a causare ingenti problemi agli allevatori. Come già accennato i casi di studio sono due: i cambiamenti di consumo di carne bovina e avicola all’indomani della diffusione della notizia che la una variazione della sindrome di Creutzfeldt-Jakob era da collegarsi al morbo della Mucca Pazza e alla scoperta delle potenziali caratteristiche epidemiche sulla specie umana dell’influenza aviaria H5N1.

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Commercio elettronico e sicurezza alimentare

Con un semplice click da ogni parte del mondo arriva qualsiasi tipo di alimento senza fare la fila nel supermercato, raggiungere un negozio specializzato o recarsi presso un lontano produttore conosciuto durante un’escursione gastronomica e sempre con un click si può ordinare un pranzo portato a casa già pronto. È nell’alimentare che il commercio elettronico o e-commerce sta avendo un grande successo con una continua e inarrestabile crescita in tre segmenti: prodotti da supermercato, enogastronomia (prodotti gastronomici e alcolici) e ristorazione (cibi pronti).

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Blog dei Georgofili: riflessioni lungo il cammino di Santiago de Compostela

Il blog, diversamente dalla carta stampata, è un luogo plurale, particolare non secondario, che si manifesta tipicamente nel confronto critico e costruttivo, nei commenti e nelle risposte in calce agli articoli e ai post. Nella maggior parte dei casi, il dibattito che si crea vale più del mero articolo scritto, perché il confronto è il luogo in cui si mettono in discussione le proprie idee e convinzioni (sia quelle dei commentatori sia quelle degli autori!) per crearne nuove, irrobustite dallo scambio reciproco.
Per i motivi sopra esposti, noi crediamo fermamente nell’utilità del blog e, perciò, vorremmo arricchire la nostra bacheca con nuovi articoli e necessariamente “arruolare” nuovi autori per dare nuovo ossigeno alle idee.

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Bruchi selvatici, “sostituti” del Baco da seta

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Bonus verde 2018: cos'è e come funziona

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La UE decide di salvare le api

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Campione di longevità, come le radici della nostra storia

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Le noci fanno bene

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Rosario Di Lorenzo è il nuovo Presidente della Sezione Sud-Ovest dei Georgofili

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Dona il 5 x 1000 all’Accademia dei Georgofili

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Viticoltura e cambiamenti climatici, incontro ad Avellino

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I giardini delle ville venete come generatori di paesaggio

Il fenomeno delle ville venete, per il loro numero, la durata, la capillarità delle presenze nel territorio, si può considerare il risultato di un progetto politico, che non ha uguali nella storia occidentale.  Nell’ambito della strategia di riconquista della terraferma e del rilancio dell’economia della Repubblica, costretta per sopravvivere a passare dal commercio all’agricoltura, il Senato mette a punto una precisa strategia che gli permette, tramite apposite magistrature al cui vertice sono membri della nobiltà veneziana, un controllo diretto sul ogni aspetto della gestione del territorio, tra cui, oltre alla difesa e alla formazione universitaria, la produzione economica delle campagne, tramite il controllo delle acque e, in gran parte, dei boschi.
Le ville con i loro annessi, con l’organizzazione degli ambiti interni e di quelli agricoli determinano la forma di ampie aree del Veneto e del Friuli, sia come singoli insediamenti ma anche come veri e propri sistemi territoriali.  La villa prende forma come “città piccola” (secondo la definizione albertiana della casa), e diventa l’elemento determinante del nuovo paesaggio, guidando l’urbanizzazione delle campagne. Andrea Palladio propone un modello dove il centro dell’azienda è la villa e dove a partire dall’architettura si genera un sistema più o meno esteso di elementi funzionali alla produzione agricola, allo sfruttamento dell’energia dell’acqua, della sericoltura legati tra loro   da una rete di relazioni e di geometrie che si irradiano dal centro del salone. Il modello verrà variamente declinato in relazione ai siti che le ville andranno ad occupare connotando ampie porzioni di territorio, spesso già interessate dalle ampie bonifiche e dai progetti irrigui che la Serenissima nel mentre portava avanti con forza e con una straordinaria organizzazione.
Il giardino in questa concezione non è più solo la parte più disegnata e dedicata all’otium e alla bellezza della natura, ma diventa elemento di transizione tra la villa, il brolo e la campagna, come spazio legato all’architettura da cui partono assi in grado poi di organizzare e strutturare il paesaggio circostante. Sul territorio si trovano ancora oggi segni importanti di quella organizzazione nascosti tra le pieghe di uno sviluppo disattento e inconsapevole.

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Zootecnia biologica, fabbisogni di ricerca e scenari di sviluppo

In un mondo che chiede sempre più alimenti, inclusi quelli di origine animale, sempre più persone si chiedono quale possibilità abbia oggi la zootecnia biologica di dare risposte a questa esigenza.

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Spezie ed erbe aromatiche, quali benefici?

Odiernamente, in una società guidata dalla scienza, una vera sfida sta nel dimostrare se le spezie e le erbe aromatiche hanno benefici per la salute usando mezzi scientifici con i quali determinare gli eventuali rischi e i benefici, come questi sono influenzati e, o dipendono dalle condizioni d’uso e soprattutto come comunicarli in modo corretto, considerando il loro ruolo nella dieta umana.

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“Territori e Prodotti della Toscana”: Prato e la Val Bisenzio ai Georgofili il 17 maggio

Appuntamento con Prato e la Val Bisenzio, il 17 maggio all’Accademia dei Georgofili, per il settimo incontro del ciclo “Territori e Prodotti della Toscana”, organizzato insieme a ANCI Toscana, con il patrocinio di Unicoop Firenze.
Le prelibatezze presentate saranno molte: oltre al vino e all’olio ci saranno salumi, la mortadella di Prato, i fichi secchi di Carmignano, biscotti, miele, marmellata, birra e molto altro.
Si comincia alle 9.30 con i saluti di Pietro Piccarolo, Presidente Facente Funzione dell’Accademia dei Georgofili, Marco Remaschi, Assessore all’Agricoltura della Regione Toscana e Vittorio Gabbanini di ANCI Toscana.
A seguire, le relazioni:
-    L’Area pratese e Val di Bisenzio si presenta (Assessore Daniela Toccafondi, Comune di Prato)
-    La valorizzazione collettiva dei prodotti tipici: opportunità e problematiche (Giovanni Belletti, Università degli Studi di Firenze)
-    Caratterizzazione salutistica dei prodotti tipici per la loro valorizzazione (Manuela Giovannetti, Centro Nutrafood – Nutraceutica e Alimentazione per la Salute, Università di Pisa)
-    Prodotti e ricette nella Piramide Alimentare Toscana (Francesco Cipriani, Azienda USL Toscana Centro e Fabio Voller, ARS - Agenzia Regionale di Sanità della Toscana)
-    Le iniziative di Unicoop Firenze per la valorizzazione dei prodotti toscani (Andrea Timpano, Unicoop Firenze)

Dopo gli interventi programmati e il dibattito, si svolgerà come di consueto la presentazione e la degustazione dei prodotti tipici dell’area pratese e della Val di Bisenzio.

PROGRAMMA (pdf)

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Mirabili insetti siciliani

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La nostra agroindustria è in realtà un sistema industriale non legato al nostro Agro

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Salute e sicurezza sul lavoro in agricoltura: i Georgofili con INAIL per la prevenzione


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THE SHORT NEWS


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Seconda edizione di AgroInnovation Award, concorso per le tesi innovative

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Innovazione e ricerca nella gestione delle risorse forestali

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Presentazione di due libri sugli alberi a Firenze

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Salute e sicurezza sul lavoro in agricoltura e selvicoltura: incontro con INAIL ai Georgofili il prossimo 8 maggio

Martedì 8 maggio alle ore 9.00, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà un seminario su: “La salute e sicurezza sul lavoro in agricoltura e selvicoltura. Gli strumenti previsti da Inail a sostegno delle imprese e dei lavoratori agricoli”, organizzato dall’Accademia insieme a Inail Direzione Regionale Toscana.
L’incontro si inserisce nel rapporto di collaborazione tra Accademia dei Georgofili ed Inail sui temi della prevenzione per la sicurezza sul lavoro in agricoltura e selvicoltura ed è dedicato a fornire un’informazione mirata su finalità, caratteristiche e modalità di partecipazione all’Avviso pubblico ISI 2017, con un focus sulle agevolazioni previste per la bonifica e smaltimento amianto in agricoltura e selvicoltura. L’obiettivo è quello di favorire la più ampia adesione delle imprese alle procedure di incentivazione e sostegno per il miglioramento della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. I fondi messi a disposizione attraverso il bando ISI 2017, per la Toscana pari a 16.241.828,00 Euro, sono suddivisi in cinque assi di finanziamento, differenziati in base ai destinatari e alla tipologia dei progetti che saranno realizzati.
Gli interventi e i tavoli tematici del seminario, curati dalle professionalità Inail, oltre ad offrire un’informazione tecnica qualificata, contribuiranno a veicolare il messaggio valoriale finalizzato a sottolineare quanto l'investimento in sicurezza sia necessario sotto il profilo umano, sociale, economico e della competitività delle aziende.
Al termine dei lavori sarà presentato un protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Inail Toscana, mirato a programmare e promuovere attività di comune interesse nelle tematiche dell’agricoltura, della selvicoltura, della tutela ambientale, della sicurezza e qualità alimentare e dello sviluppo del mondo rurale mettendo in particolare risalto, ovviamente, la prevenzione e la sicurezza sul lavoro nel settore agricolo e forestale.

INFORMAZIONI SUL BANDO ISI 2017 (https://www.inail.it/cs/internet/attivita/prevenzione-e-sicurezza/agevolazioni-e-finanziamenti/incentivi-alle-imprese/bando-isi-2017.html)


PROGRAMMA DEL SEMINARIO (scarica qui il pdf)

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Un prototipo del moderno stendibiancheria mobile: idea geniale di Vincenzo Chiarugi

Tralasciare di estendere “a ogni parte di pubblica, e di privata economia” quei principi “stabili e ragionati” già applicati alle scienze fisiche, sarebbe stato, a giudizio del medico empolese Vincenzo Chiarugi (1759-1820), un vergognoso abuso sociale.
Chiarugi, dopo aver svolto un periodo di praticantato presso l’ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze, diresse a partire dal 1788, l’ospedale detto di Bonifazio essenzialmente dedicato ai malati mentali. Grazie ai provvedimenti legislativi del Granduca e all’impegno del Nostro, le malattie psichiatriche sono finalmente viste fuori da ogni pregiudizio e valutate come e vere proprie patologie degne di appropriate terapie. Al Georgofilo Chiarugi (accademico ordinario dal 4 agosto 1791) va riconosciuto il merito di essere stato in Italia uno fra i primi medici ad adoperarsi in tal senso.
Ma nella sua attività Chiarugi non fu solo scienziato, ma fu anche uomo di pratica economia. Consapevole del grande dispendio di mano d’opera e di combustibile entrambi indispensabili elementi per “rasciugare … le biancherie” dei due grandi ospedali fiorentini nei giorni e nelle stagioni poco favorevoli, egli ideò un sistema di fornelli, tubi e sostegni in legno per la biancheria grazie al quale era possibile risparmiare numero degli addetti, tutelarne la salute e contenere la quantità di combustibile.
Di tutto questo ne parlò ai Georgofili in un suo lungo studio che presentò in occasione dell’adunanza del 3 aprile 1805. La memoria, intitolata Sopra un metodo economico per rasciugar le biancherie nei grandi ospedali e conservata nell’Archivio Storico dell’Accademia, consiste in 10 carte manoscritte e due belle tavole a colori con relativa spiegazione.

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Ortofrutta nel porto delle nebbie

L’ortofrutta italiana ha tanti problemi, ma riserva anche tante sorprese. L’ultima è certamente il record dell’export nel 2017, che nessuno si aspettava. L’anno si è chiuso con 5 miliardi di vendite sui mercati esteri, con un incremento del 3% rispetto al 2016, un record storico nella storia della Repubblica. Un record frutto dell’aumento del valore delle nostre esportazioni e del contemporaneo calo dei volumi, quindi prezzi più alti.

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Il sapore della temperatura

Sgradevole è un bicchiere di vino frizzante tiepido mentre piacevole è il pane caldo e se la temperatura non ha un sapore tuttavia permette d’apprezzare le caratteristiche di consistenza, aroma e sapore dei diversi alimenti e quindi il sapore della temperatura non è una falsità come la forma dell’acqua.
La temperatura di un alimento influisce sulla percezione del gusto che avviene nelle papille gustative della lingua e si completa con l’aroma percepito dai ricettori della mucosa nasale.

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Recuperiamo le varietà di frumento più adatte alla filiera toscana

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Danni da Nicobium castaneum nella Chiesa di sant’Agata al Carcere a Catania

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Georgofili, inaugurato il 265° Anno Accademico

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Falsi vini Made in Italy autorizzati dalla UE

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Obbligo di indicare in etichetta il produttore e/o il confezionatore degli alimenti

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THE SHORT NEWS

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IV Congresso Nazionale di Selvicoltura: aperta la call for papers

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La capitozzatura, brutta e dannosa

La capitozzatura consiste, come è noto, nel drastico raccorciamento del tronco o delle branche primarie (sbrancatura) fino in prossimità di questo. Tale operazione è una delle principali cause delle cattive condizioni in cui versano molti alberi ornamentali. Il tronco capitozzato viene, infatti, lasciato dal taglio senza difese e così i tessuti, anche nelle specie con buona capacità di compartimentalizzazione, iniziano a morire dalla superficie del taglio stesso verso l’interno. La corteccia, inoltre, viene improvvisamente esposta ai raggi solari, con un eccessivo riscaldamento dei vasi floematici più superficiali, che sono danneggiati. La capitozzatura è, perciò, un’operazione che deve essere evitata ogni volta che sia possibile. Nel caso in cui non esistono alternative, si dovrà operare in modo da ridurre al massimo i danni per la pianta.
I dati relativi agli effetti della capitozzatura sono, tuttavia, di carattere prevalentemente pratico ed empirico, mentre limitati sono i risultati della ricerca a causa del tempo richiesto per l’ottenimento di risultati attendibili e replicabili e dell’impegno economico necessario.
Interessanti appaiono i risultati ottenuti in una sperimentazione pluriennale condotta presso la Fondazione Minoprio su piante di Acero montano sottoposte a diversi tipi di potatura. I risultati indicano che le conseguenze delle potature dipendono in larga misura dalla tipologia di intervento eseguita sull’albero. Le tecniche, come la capitozzatura, che rimuovono la gemma apicale senza lasciare e/o impostare un germoglio che possa diventare il nuovo ramo leader della branca portano a uno sviluppo maggiore di succhioni, che spesso risultano codominanti. Questi crescono velocemente producendo una grande area fogliare nel tentativo di vincere la competizione di quelli vicini e per questo sviluppano foglie molto larghe, ma molto sottili, e ricche in clorofilla, così da massimizzare l’assimilazione carbonica quando le condizioni ambientali non sono limitanti. Il rovescio della medaglia è che questa struttura morfo-funzionale modificata, a causa della ridotta massa fogliare specifica, è molto suscettibile a vari tipi di stress, biotici e abiotici. In un certo senso la potatura fa regredire il ramo potato a un comportamento più pionieristico, che però risulta meno tollerante agli stress ambientali, come evidenziato dall’alta frequenza di disseccamenti osservata nelle branche capitozzate. I germogli da gemme avventizie o latenti che si sviluppano a seguito di questo tipo di taglio risultano uniti più debolmente alla branca genitrice, portando nel tempo a maggiori problemi di stabilità.

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La degenerazione del paesaggio delle ville venete

Le ville venete costituiscono una componente fondamentale del patrimonio storico e culturale del Veneto e la loro importanza è stata riconosciuta dall’UNESCO che tra il 1994 e il 1996 ha inserito 24 ville di Andrea Palladio tra il patrimonio dell’umanità. La loro diffusione nel territorio, iniziata nel Quattrocento, ha interessato larga parte della regione contribuendo profondamente alla definizione delle caratteristiche del suo paesaggio. All’inizio del Quattrocento la politica della Serenissima subì un radicale mutamento che la portò nel giro di pochi anni ad estendere i suoi domini all’entroterra, creando un vasto dominio che si estendeva nel Veneto, nel Trentino, nel Friuli e in parte della Lombardia. La nobiltà veneziana acquisì gradatamente vasti possedimenti e investì ingenti capitali nell’agricoltura. Nelle proprietà sorsero delle ville che assunsero la duplice funzione di luogo di piacere e di centro di un’azienda agricola. Nel territorio veneto erano già presenti agli inizi del Quattrocento degli insediamenti nobiliari che presentavano però caratteristiche per certi versi diverse da quelle della villa veneta così come si andarono configurando dalla seconda metà del Cinquecento. Le ville più antiche della nobiltà originaria della terraferma, anche per ragioni di sicurezza, avevano conservato una struttura che rifletteva la loro origine feudale. Le dimore rurali erano generalmente circondate da alte mura e da torrioni che avevano una funzione difensiva dovuta all’insicurezza del territorio circostante. L’affermazione del dominio della Serenissima, da un lato rese più sicuro il territorio facendo venir meno la necessità di tale isolamento, dall’altro estese al territorio regionale l’uso della villa quale luogo di delizie e di riposo. A tale riguardo, un ruolo centrale fu svolto dalla cerchia degli umanisti che si andavano raccogliendo attorno a Gian Giorgio Trissino e alla sua Accademia di cui fece parte Andrea Palladio. Essi ripresero la concezione classica della villa romana di età imperiale vista come luogo di riposo e di riflessione filosofica per il nobile in cui una funzione fondamentale era svolta dal contatto con la natura e con il paesaggio naturale o coltivato circostante. La villa veneta così come si andò configurando nel pensiero e nelle opere di Andrea Palladio divenne perciò una struttura fortemente inserita e integrata nel paesaggio. Secondo Palladio un edificio prestigioso doveva essere ben visibile dalla campagna, ma, al contempo, doveva garantire una buona visibilità del paesaggio circostante sia per ragioni economiche che estetiche. La villa comunque mantenne sempre uno strettissimo legame con l’agricoltura e fu spesso il centro di un’azienda agricola come testimoniato dalla sua struttura architettonica. Al corpo padronale centrale si affiancarono sempre strutture produttive quali le ampie barchesse che servivano per il deposito dei mezzi e dei prodotti e le torri colombare.

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La micropropagazione e le tecnologie in vitro al XXX International Horticultural Congress di Istanbul

Dal 12 al 16 agosto, presso il Centro Congressi di Istanbul, si terrà il “XXX International Horticultural Congress” (http://www.ihc2018.org), l’evento principe, a cadenza quadriennale, dell’International Society for Horticultural Science (ISHS). Dopo l’eccezionale successo delle ultime due edizioni in termini di partecipazione (Lisbona e Brisbane, rispettivamente nel 2010 e 2014), si hanno grandi aspettative anche per questa edizione dall’ambizioso motto Bridging the World through Horticulture  che si svolgerà in una delle più affascinanti e “dense di storia” città del mondo.

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Scienza e fenomenologia del kebab

Da sempre i popoli mangiano carni arrostite e nella Fertile Mezzaluna, circa nel Decimo secolo dell’Era Corrente, i Persiani in uno scritto medico usano la parola kebab per indicare la grigliatura, ma soltanto in tempi recenti, sembra nel XIX secolo, a Bursa, in Turchia, avviene la rivoluzione dello spiedo verticale.

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Un fantomatico Punteruolo, dannoso alle palme da datteri in Liguria nell’800

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Il grande libro del Vermouth di Torino

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Il cibo che esportiamo deve essere sempre e solo coltivato, prodotto ed elaborato in Italia (Made in Italy)

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Xylella e tutela PSR

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Rischio crisi per la filiera dello zucchero

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Direttiva UE contro pratiche sleali

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Indennizzo di 1,5 miliardi di $ agli agricoltori per una “Class Action”

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A un mese dalla scomparsa di Giampiero Maracchi

I membri del Consiglio Accademico e tutto il personale dell’Accademia ricordano con affetto il Prof. Maracchi e ringraziano tutti coloro che hanno espresso la loro vicinanza e sostegno in questo triste momento.

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Inaugurazione del 265° Anno Accademico dei Georgofili

Venerdì 20 aprile 2018, alle ore 10.30, nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze, si svolgerà la cerimonia ufficiale di inaugurazione del 265° Anno Accademico dell’Accademia dei Georgofili.

Dopo i saluti delle Autorità e la relazione del Presidente facente funzione, Prof. Pietro Piccarolo, la prolusione sarà tenuta dal Cavaliere del Lavoro Luigi Cremonini (Presidente di Inalca e del Gruppo Cremonini) su: "Prospettive dei rapporti tra agricoltura e agroindustria".

Nel corso della cerimonia verranno consegnati i diplomi ai nuovi Accademici Emeriti, Ordinari, Corrispondenti Stranieri ed Onorari.

Verranno inoltre premiati i vincitori dei premi “Antico Fattore”, “Donato Matassino”, “Prosperitati Publicae Augendae” ed "Agro Innovation Award”.

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La degradazione del suolo minaccia l’umanità

Il 25 marzo 2018 un articolo del giornale francese Le Monde titolava: “Il declino della biodiversità minaccia l’umanità”, sottolineando che “in tutto il mondo il declino della biodiversità prosegue, riducendo in maniera considerevole la capacità della natura di contribuire al benessere delle popolazioni. Non agire per fermare questo processo significa mettere in pericolo non solo il futuro che vogliamo ma anche la vita che conduciamo oggi”. In sostanza l’articolo sintetizza l’avvertimento della Piattaforma intergovernativa scientifica e politica sulla biodiversità e i servizi eco-sistemici (IPBES), riunita dal 17 al 25 marzo a Medellin (Colombia), per la sua 6° sessione plenaria.
La diversità biologica o “biodiversità” viene definita come “la variabilità degli organismi degli ecosistemi marini, d’acqua dolce e terrestri di cui essi fanno parte”, includendo in questo concetto la diversità all’interno delle specie (diversità genetica), quella interspecifica (diversità specifica) e quella ecosistemica (diversità ecologica). Il suolo è uno degli ecosistemi più complessi in natura e uno degli habitat più variegati sulla terra: esso contiene una miriade di organismi diversi, i quali favoriscono e partecipano ai cicli globali che rendono possibile la vita. Sebbene il suolo ospiti il maggior numero di comunità di organismi sulla Terra, tale biodiversità rimane per la maggior parte ignota all’uomo poiché si trova sotto la superficie del suolo, cioè sotto i piedi. Pochi grammi di terreno possono contenere miliardi di batteri, centinaia di chilometri di ife fungine, decine di migliaia di protozoi, migliaia di nematodi, alcune centinaia di insetti, aracnidi, vermi e centinaia di metri di radici di piante.
La biodiversità del suolo è strettamente legata al contenuto di sostanza organica e, a questo proposito, l’allarme lanciato dal suddetto articolo diventa ancora più drammatico considerando proprio la conclamata perdita di sostanza organica e, quindi, di biodiversità, che provoca la degradazione del suolo stesso, interamente imputabile alle attività antropiche, agricole ed extra-agricole.
Il 21,3% dei suoli del territorio nazionale è a rischio di desertificazione (41,1% nel Centro e Sud Italia). La degradazione del suolo avvenuta negli ultimi 40 anni ha provocato una diminuzione di circa il 30% della capacità di ritenzione idrica dei suoli italiani, con un relativo accorciamento dei tempi di ritorno degli eventi meteorici in grado di provocare eventi calamitosi.

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Asparagi e un’emanazione ancora misteriosa

Gli asparagi, un genere che comprende centocinquanta specie una delle quali l’Asparago officinalis L., sono coltivati da almeno duemila anni, e quando sono mangiati danno aull’urina un cattivo e intenso odore che per alcuni ricorda quello del cavolo marcio. Una conseguenza che per la prima volta pare segnalato nel 1731 da John Arbuthnot, medico della regina Anna di Gran Bretagna.

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La carne non fa male, la falsa informazione sì.

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L’UNESCO candida la transumanza a patrimonio culturale immateriale dell’umanità

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Mostra Primaverile di Piante e Fiori della Società Toscana di Orticultura

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Situazione grave per danni del gelo siberiano all’olivicoltura

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Né tempi né condizioni per nuova riforma PAC

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Stranieri indispensabili per oltre 12mila imprese

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Il cambiamento climatico può creare un maggior numero di rifugiati

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Concorso fotografico HERITAGE for PLANET EARTH 2018

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Insetti ... preziosi

Sin da tempi remoti, l’uomo ha provato nei confronti degli insetti sensazioni contrastanti, di timore, di stupore, di ribrezzo o di curiosità; ne ha fatto anche oggetto di culto e li ha utilizzati quale ornamento personale, sia interi vivi che morti, o quali modelli per la realizzazione di oggetti più o meno preziosi. In Europa, verso la metà dell’800, l’arte orafa ispirata agli insetti era popolare e raffigurava soprattutto farfalle, api, libellule, e scarabei; ancora oggi tale forma di artigianato, che utilizza materiali più o meno preziosi, è viva e, oltre alla produzione di oggetti di uso ornamentale, incentiva nuove forme di collezionismo, anche con intenti artistici e speculativi, da parte di privati.
L’ape mellifera, è uno dei soggetti preferiti da designer e orafi; il più noto gioiello antico è il “pendaglio di Mallia”, di epoca Minoica, raffigurante una coppia di api in oro, cesellata fra il 1700 e il 1550 a. C. proveniente dalla necropoli di Crysolakkos, attualmente nel Museo di Heraklion, a Creta. Al IV secolo a.C., risale la fibula greca in oro, che raffigura un’ape; mentre del VII secolo a. C., è il “Disco greco” o “Api etrusche” decorato con quattro api, raggruppate intorno a un fiore, che si trova nel Nasher Museum of Art, della Duke University, a Durham, in North Carolina. Entrambi i manufatti, sono stati realizzati con la tecnica della granulazione, adottata dai Greci nell’VIII secolo a. C, e introdotta nelle colonie della Magna Grecia, da dove è arrivata agli Etruschi. Molte specie di libellule, sono i modelli preferiti per la realizzazione di raffinati oggetti ornamentali e di oreficeria; in Sudamerica, gli indigeni montavano su bastoncini, da infilare in fori del naso. le ali iridescenti di alcune specie. Le grandi ali, dai colori smaglianti, di molte farfalle, sono una inesauribile fonte di ispirazione per artisti e artigiani. I monili che raffigurano farfalle sono i preferiti e i più richiesti. Gli antichi popoli del Sudamerica utilizzavano, a scopo decorativo, le ali dei maschi del genere Morpho, la cui colorazione metallica iridescente è dovuta ai diversi strati di microscopiche squame presenti sulla superficie dell'ala che, riflettendo la luce incidente, creano un fenomeno di interferenza ottica. Attualmente, in relazione ai divieti posti dalle autorità locali, Morpho menelao viene allevata in appositi insettari, per rifornire artigiani, collezionisti e le numerose Butterfy house presenti in tutto il mondo. Gli Scarabei stercorari erano raffigurati, oltre 6000 anni fa, negli ornamenti degli Egizi i quali credevano che questi insetti erano la forza che muoveva il sole attraverso il cielo, allo stesso modo con il quale facevano rotolare sul suolo una pallottola di sterco e poiché il sole risorgeva ogni giorno, l’amuleto raffigurante lo scarabeo, posto sulla mummia, ne assicurava la rinascita. Altri coleotteri erano sacri agli Egizi, come testimoniato dal ritrovamento di vasi, risalenti a 5.000 anni fa, contenenti resti di Elateridi e di Buprestidi. Le elitre di quest’ultimi coleotteri, che comprendono specie dai brillanti colori metallici verdi, blu, rossi, dorati, venivano utilizzate come pigmento, e sono stati ritrovati in un bastone del tesoro del faraone Tutanhkamon.

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Processi innovativi per la valorizzazione alimentare delle biomasse

In questo settore esistono un gran numero di innovazioni possibili. In questa sede vorremmo fare solo un paio di esempi che possano illustrare alcune possibilità che riteniamo potrebbero essere affrontate ed approfondite da parte dei ricercatori, per verificare la loro possibile realizzazione.
Nel primo caso, dovremmo studiare come utilizzare le leguminose da granella e i cereali per ottenere, come nel caso del latte di soia e dei vari prodotti solidi derivati, alimenti liquidi e solidi innovativi derivati da semi e vegetazione che abbiano una composizione chimico-nutrizionale abbastanza simile a quelle del latte e delle carni, da utilizzare direttamente, in particolare da parte di giovani ed anziani, inserendo eventualmente nel prodotto finale anche estratti, succhi e componenti di varia origine che conferiscano sapori, colori e profumi più gradevoli per i consumatori.
Potremmo anche, ad esempio, usare i vari tipi di malto, prodotti con i cereali più idonei e disponibili, non solo per produrre liquidi alcolici, come prevalentemente fatto finora, ma per fornire carboidrati ben digeribili a liquidi sostitutivi del latte ed a prodotti solidi anche parzialmente sostitutivi delle carni, cui potrebbero essere aggiunte proteine e lipidi ottenuti dalla granella di soia (le cui proteine già sono oggi in Italia presenti per il 30% negli hamburger industriali), ma utilizzando a tal fine anche granella di lupini, varie specie di Vigna, fagioli, piselli, ceci, lenticchie ecc. Il tutto utilizzando varietà anche geneticamente arricchite con aminoacidi essenziali e lipidi appropriati, per produrre cibi con caratteristiche idonee alla alimentazione umana e con composizione simile a quelli finora prodotti allevando e sacrificando ogni anno vari miliardi di animali domestici. Un maggiore uso diretto, anche parziale, di alimenti di base di origine vegetale (proteine, lipidi e carboidrati) già ora prodotti, senza passare nelle “biofabbriche” di trasformazione animale (ben poco efficienti nella loro trasformazione, specialmente in carne) potrebbe già ora far fronte alla domanda di cibo di tutti gli umani anche per vari decenni futuri. Centinaia di milioni di vegetariani vivono in India in buona salute da secoli!

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Recupero delle acque nei serbatoi artificiali: il ruolo delle agrotecniche

L’agricoltura italiana ha fornito validissimi esempi di “water harvesting”, come i laghetti collinari nel Centro Italia o le cisterne interrate nelle zone carsiche del Sud. Questo servizio ecologico delle aziende agrarie torna di attualità in considerazione delle anomalie climatiche e soprattutto del regime delle piogge.

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Pericoli dalle verdure crude

Molto spesso i consumatori, che sono attenti alla sicurezza degli alimenti d’origine animale, pur allarmati e attenti alle contaminazioni ambientali degli alimenti d’origine vegetale, hanno una scarsa percezione del rischio per le infezioni che possono contrare da questi ultimi alimenti, che invece sono all’origine di incidenti anche gravi, di ampia espansione e che paiono in aumento, almeno da quando si compiono precisi controlli.

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L’introduzione di insetti alieni nel nostro Paese

Il 23 marzo 2018 si è svolta a Palermo, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali, una giornata di studio sulle problematiche delle accidentali introduzione di insetti alieni in Italia. L’evento è stato organizzato dalla Sezione “Sud-Ovest” dell’Accademia dei Georgofili e dal Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università degli Studi di Palermo. Di seguito si restituisce una breve sintesi degli interventi presentati dai diversi relatori invitati alla giornata di studio.

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Simposio internazionale di biologia molecolare in agosto a Istanbul

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Inaugurazione del 233° Anno Accademico dell’Accademia di Agricoltura di Torino

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A Bari commemorazione del Prof. Giampiero Maracchi

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Non disperdere acqua

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Nuovo allarme per i danni da Xylella

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La regione Toscana ha la superficie boscata più cresciuta d’Italia. E’ una buona notizia?

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Messa in suffragio di Giampiero Maracchi

La Famiglia, nella ricorrenza del trigesimo della scomparsa dell’Illustre Prof. Giampiero Maracchi, già Presidente dell’Accademia dei Georgofili, invita alla celebrazione di una Santa Messa in Suo suffragio mercoledì 11 aprile 2018, alle ore 11.00, nella Parrocchia di San Francesco (Piazza Savonarola 2 – Firenze).

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Fake news, sensazionalismo e consumo di prodotti di origine animale. Un’analisi per il rilancio del settore zootecnico all’Accademia dei Georgofili il prossimo 5 aprile

Giovedì 5 aprile 2018 alle ore 10.15 nella sede dell’Accademia dei Georgofili si svolgerà una giornata di studio su: “Fake news, sensazionalismo e consumo di prodotti di origine animale. Impatti e metodi per il rilancio del settore zootecnico”, promossa dal Comitato consultivo dei Georgofili per gli allevamenti e prodotti animali.

L’informazione ha un ruolo centrale nell'orientare le scelte individuali dei consumatori. In questo contesto, una problematica centrale è quella rappresentata dalle fake news. L'interesse riguardo a questo tema è aumentato in maniera esponenziale in seguito alle polemiche nate dalla diffusione di fake news nelle ultime elezioni politiche americane del 2016.
Nell’ambito delle scelte alimentari, i consumatori sono esposti a molteplici notizie riguardanti i prodotti alimentari, ma non tutti sono in grado di riconoscere che molte si basano sul sensazionalismo, alcune sono scorrette, altre completamente false. Nel comparto delle produzioni animali, l’allarme della FAO sull'impatto delle produzioni animali sull’ambiente e quello dell’OMS sui rischi di cancro connessi al consumo di carni rosse, ha reso questo problema ancora più evidente, determinando importanti ripercussioni per il settore.

L'Incontro propone una discussione sul tema delle fake news e del sensazionalismo nel settore zootecnico, dal punto di vista delle imprese e del consumatore. Si offre anche uno sguardo sul mondo del consumatore e sul ruolo dell’intervento pubblico nella tutela della corretta informazione. Fondamentale il tema dell’etichettatura e degli strumenti a disposizione del consumatore per distinguere le false verità e il sensazionalismo dalle vere informazioni riguardo al prodotto.

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Insetti dannosi: emergenze vecchie e nuove

Le Giornate Fitopatologiche si tengono con cadenza biennale e costituiscono uno degli eventi più importanti per seguire i cambiamenti di tutto quanto è connesso alla difesa antiparassitaria delle colture. Nell’edizione che si è recentemente svolta (Chianciano Terme, 6-9 marzo 2018) sono stati sviluppati alcuni interessanti aggiornamenti sulle emergenze causate da insetti dannosi.

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"Foraging", nome nuovo per erbe antiche

Fitoalimurgia oggi è l’approccio scientifico di botanica ed etnobotanica applicate alla alimentazione umana con piante selvatiche, una consuetudine che si perde nella notte dei tempi e che prende origine dall’alimentazione delle specie che ci hanno precedute.

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L’innovazione per il recupero, lo stoccaggio e la conservazione delle risorse idriche

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Archeoapicoltura in Sicilia

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Palermo, agrumi in mostra all'Orto botanico

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Una mozione per la salvaguardia delle pinete litoranee

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Le campagne francesi registrano la scomparsa degli uccelli

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Giornata dell’acqua: Coldiretti, in Italia perdiamo 9 litri di pioggia su 10

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La gestione dei rischi è vigente

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Pietro Piccarolo nominato Presidente facente funzione dell’Accademia dei Georgofili

A seguito della dolorosa e improvvisa scomparsa del Presidente dell’Accademia dei Georgofili, Prof. Giampiero Maracchi, il Consiglio Accademico riunitosi in seduta straordinaria il 15 marzo 2018 ha nominato all’unanimità il Vicepresidente dell’Accademia, Prof. Pietro Piccarolo, quale Presidente facente funzione.
Il Prof. Piccarolo è stato professore ordinario di Meccanica Agraria all’Università di Torino, già Presidente della 5° sezione dell’AIIA (Associazione Italiana Ingegneria Agraria) e Vicepresidente della 5° Sezione della CIGR (International Commission of Agricultural and Biosystems Engineering). Attualmente è Presidente dell’Accademia di Agricoltura di Torino.

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Povera e nuda vai, Agricoltura

L’esito delle tanto attese ed enfatizzate elezioni politiche è ormai archiviato e si traduce nell’evidenza dei numeri. Dopo l’ora della contesa è giunta, o meglio dovrebbe esserlo, quella della politica e del rimettersi al lavoro. Invece infuria un chiassoso dibattito mediatico, tanto inutile quanto vuoto, centrato sulle possibili combinazioni dei numeri alla ricerca di una maggioranza che appare, secondo logica e buon senso, quasi impossibile. L’aspetto più sorprendente è dato proprio dalla ricerca affannosa di soluzioni numeriche per arrivare, finalmente, a governare. La politica sembra dimenticare che l’obbiettivo non è una maggioranza purchessia, ma la realizzazione di un programma di governo che funzioni.
In questo quadro la situazione del settore agricolo è forse il triste paradigma del paese. L’agricoltura proviene da almeno un triennio di prezzi bassi, di redditi compressi, di disorganizzazione della politica e di carenza tragica di strategie. Il tutto coperto di lustrini e belletto, come un tempo usava per i nobili decaduti, forniti dai mezzi di comunicazione sui successi dell’alimentare italiano. È la tragica eredità dell’EXPO 2015 che emerge dagli abissi di un autocompiacimento che non corrisponde alla realtà dell’agricoltura. Questa non è l’enogastronomia tanto di moda e che a certe condizioni è anche redditizia, ma ne è la base essenziale e insostituibile. Il sintomo importante e significativo di questo stato di abbandono, anche se nella sostanza poco rilevante, è il fatto che, in attesa della soluzione al rebus del governo, il Ministro dell’Agricoltura abbia lasciato il suo posto per occuparsi d’altro. Certo, l’interim viene coperto dal Presidente del Consiglio, ma è ovvio che sia una soluzione di ripiego, provvisoria. Appunto. Questo settore, il nostro, che viene decantato con stolta baldanza, come l’asse portante della ripresa economica del paese, dell’occupazione, delle esportazioni non è esattamente in queste condizioni. Il contributo al Prodotto interno lordo da oltre un decennio è fermo e comunque sotto al 2%, l’occupazione, come è logico che sia in un’economia sviluppata, è in costante leggero calo tendenziale, l’export in crescita è quello dei prodotti alimentari, e non quello dei prodotti agricoli di base. La verità è che il paese anche nell’aggregato agricolo alimentare si rivela grande e abile trasformatore. Ma spesso dimentica che ciò che esportiamo in realtà si regge sul contributo delle materie prime importate e lavorate da noi con sapienza e ingegno.
L’ambiente che l’agricoltura tutela e conserva in realtà le viene conteso, sottratto e precluso dalle normative elaborate con altri obiettivi che non sono quelli agricoli. Le infrastrutture per l’agricoltura che gioverebbero al territorio assicurandone la stabilità a vantaggio dell’intero paese, sono ferme a logiche e realizzazioni vecchie di decenni.
Manca da anni una vera politica agricola che sarebbe, ed è, possibile pur con i limiti europei che si accompagnano alle poche risorse finanziarie per l’agricoltura.

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Acqua e Allevamenti Animali, un seminario a Viterbo il 22 marzo

La giornata mondiale dell’acqua si celebra il 22 marzo per ricordare a tutti il valore del bene più prezioso per la vita. Quest’anno l’Accademia dei Georgofili, per iniziativa del Comitato consultivo per gli Allevamenti e le Produzioni Animali, organizza il seminario “Acqua e Allevamenti Animali” a Viterbo, città italiana dell’acqua, in collaborazione con ASPA, Commissione Sostenibilità Ambientale degli Allevamenti, e il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali, Università della Tuscia.

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Le pinete litoranee: costo o risorsa? Ovvero “Prima che l’ultimo pino vada bruciato…”. Una mozione da sottoscrivere qui.

Il 2 marzo 2018 si è svolta a Marina di Grosseto una giornata di studio sulle croniche problematiche che negli ultimi anni affliggono le pinete litoranee. L’evento è stato organizzato dalla Sezione Centro-Ovest dell’Accademia dei Georgofili, dal Comune di Grosseto e dal Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa. Di seguito si riportano brevi sunti degli interventi presentati dai diversi relatori invitati alla giornata di studio, che ha visto una foltissima partecipazione di esperti, soggetti economici, amministratori, associazioni e cittadini impegnati nel sociale. Al termine della giornata di studio i partecipanti hanno sottoscritto una mozione che potete leggere qui e sottoscrivere inviando una e-mail a: prolocomarinaprincipina@gmail.com

Al termine della giornata di studio i partecipanti hanno sottoscritto una mozione che potete leggere qui e sottoscrivere inviando una e-mail a: prolocomarinaprincipina@gmail.com

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Impatto dei cambiamenti climatici sul suolo

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La genetica egoistica e crudele dei cani brachicefali

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Di protezionismo si muore

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I lotofagi si nutrivano di giuggiole e miele

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Per creare più lavoro l’India punta sull’espansione industriale. I contadini insorgono perché non vogliono lasciare i propri campi

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UNASA: Inaugurazione Anno Accademico 2018

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Scomparso l’Accademico Giorgio Stupazzoni

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Convegno di presentazione del Rapporto sullo stato delle Foreste in Toscana 2016

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Lutto all'Accademia dei Georgofili


Il prof. Giampiero Maracchi, già illustre docente ordinario ed emerito dell’Ateneo fiorentino e da lungo tempo autorevole membro dell’Accademia dei Georgofili, della quale era attualmente attivo Presidente, è deceduto la mattina di domenica 11 marzo, affrontando una micidiale malattia con molto coraggio senza manifestarne le sofferenze e senza bloccare del tutto la sua attività.

Per suo fermo volere, l'inevitabile fine viene comunicata solo dopo aver completato le private esequie.


Un ricordo dell'allievo Simone Orlandini



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Una giornata sull’agricoltura biologica, a Firenze il 22 marzo … in attesa di “Firenze Bio”

Giovedì 22 marzo 2018 si svolgerà presso il Teatrino Lorenese nella Fortezza da Basso a Firenze, una giornata di studio su “Quale ricerca e quali strumenti di trasferimento dell’innovazione per l’agricoltura biologica”, organizzata dall’Accademia dei Georgofili in collaborazione con Federbio, alla vigilia della rassegna “Firenze Bio” che si svolgerà sempre alla Fortezza da Basso dal 23 al 25 marzo.
In Italia, al pari di molti altri Paesi del Mondo, il mercato del biologico è in continua crescita; nel nostro Paese, secondo studi recenti, le vendite dei prodotti certificati biologici sono cresciute del 10,3% nei primi sei mesi del 2017, dato che conferma il 13,4% registrato nei dodici mesi precedenti. Il valore delle vendite del settore è quintuplicato rispetto al 2000 e nel 2016 l’export del bio italiano è aumentato del 15% ed è risultato pari al 5% dell’intero export agroalimentare nazionale.
In attesa che la ricerca nel nostro Paese torni ad avere il ruolo che le compete, con questa iniziativa l’Accademia dei Georgofili, in collaborazione con FederBio, intende fornire un contributo al rilancio della ricerca in agricoltura biologica. Nello specifico, l’obiettivo è di sottolineare, oltre all’aspetto economico, il ruolo strategico nella conservazione dell’ambiente, della biodiversità e nel governo sostenibile del territorio e analizzare gli scenari nazionali e internazionali che si vanno delineando in termini di fabbisogno di ricerca e innovazione nel settore delle produzioni vegetali e animali.
La giornata di studio si svolge con il patrocinio di Conferenza Regioni e Province Autonome, ANCI Toscana, CNR, Crea, TP – Organics-European Technology Platform.
Al termine, alle ore 13 circa, si terrà una conferenza stampa di presentazione del protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Federbio.


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Sesto incontro del ciclo sui territori toscani: il 21 marzo ai Georgofili

Come riscoprire, sostenere e promuovere le specialità gastronomiche del Casentino: è questo il tema del sesto incontro del ciclo “I territori della Toscana e i loro Prodotti”, che si svolgerà mercoledì 21 marzo all’Accademia dei Georgofili.

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Rischi da nuovi surrogati alimentari

Un triste periodo, quello dei surrogati, perduto? Tutt’altro. Basta dare uno sguardo agli scaffali degli alimentari e ai locali di ristorazione cosiddetta alternativa per bisogna rendersi conto che oggi la questione dei surrogati dilaga con nuove e diverse conseguenze.

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Per contrastare la siccità: aspetti geologici e ambientali dei laghetti collinari

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Le api e le velenose Dature

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La corona d’alloro

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Al via il marchio "prodotto di montagna"

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“Premio UNASA 2018” dedicato alla triade mediterranea: vite, olivo cereali e loro prodotti

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Seconda edizione del Premio Nardi Berti

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Premio Giuseppe Pellizzi 2018 sulla meccanizzazione agraria

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Sarà presentato ai Georgofili il censimento completo delle varietà autoctone di frutta in Italia

Giovedì 15 marzo alle ore 16 nella sede dell’Accademia dei Georgofili, sarà presentata l’opera “ATLANTE DEI FRUTTIFERI AUTOCTONI ITALIANI”, con interventi di Rossano Massai, Claudio Giulivo e Carlo Fideghelli (curatore dell'opera, dedicata ai Professori Scarascia Mugnozza e Scaramuzzi).
Tre volumi, circa 1800 pagine realizzate da oltre 200 autori di tutte le università italiane, da Torino a Palermo: l’opera presenta 13 specie di frutta originaria della penisola italiana: pero e melo (Pomacee), Agrumi, Fico, Frutta secca (castagno, noce, mandorlo, nocciolo, pistacchio), Drupacee (ciliegio, albicocco, pesco e susino). Le varietà descritte sono più di 5000: quelle più diffuse hanno una scheda molto ampia con relative foto, quelle meno diffuse sono descritte più sinteticamente anche se con riferimenti bibliografici precisi, per chi volesse approfondirne la conoscenza.
Il primo volume è dedicato all’analisi attuale delle conoscenze in materia di varietà autoctone grazie all’utilizzo della moderna tecnica del “finger printing” (analisi molecolare).
Nel suo complesso, l’opera è un censimento pressoché completo di tutti i fruttiferi autoctoni e rappresenta un lavoro di notevole rilevanza scientifica.

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La sfida della carne tenera

“Non c’è più la carne di una volta” è un’affermazione che spesso si sente dire nelle discussioni che si fanno a tavola, con toni che per lo più sottolineano qualità negative e soprattutto la durezza delle carni che al tempo stesso si vogliono magre e tenere. Un’accoppiata possibile? Non si dimentichi che nel passato il biblico profeta Isaia (740 a. C. circa) dice “Il Signore degli eserciti preparerà per tutti i popoli, su questo monte, un convito di carni grasse, un convito di vini forti, di carni succulente, di vini raffinati” e che gli antichi romani hanno il proverbio Tria mala macra / Ansere, mulier capra (Tre magrezze sono cattive, dell’oca, della donna e della capra, e sempre si tratta di carne, da mangiare negli animali e metaforica nella donna).
Nelle discussioni sulla carne non di rado si scorda che la qualità deriva dai metodi di produzione che partendo dall’allevamento degli animali arriva al banco della macelleria o del supermercato, ma anche dall’uso che se ne fa in cucina e soprattutto che il gusto del consumatore cambia nel tempo e se nel passato la carne doveva essere grassa mentre oggi si richiedono carni magre. In modo analogo spesso non si pensa che la qualità della carne è la risultanza di molti elementi e che in ogni specie la genetica interviene nella costituzione muscolare ed in particolare nel rapporto tra fibre chiare e scure, quantità e qualità connettivo, grasso intramuscolare nella sua quantità e qualità. Altrettanto importanti per la qualità della carne sono il sistema d’allevamento degli animali (brado, semibrado e stabulato), i modelli alimentari seguiti (tipo e qualità dei foraggi, loro integrazioni ecc.), l’età e peso di macellazione (carni giovani o mature), la durata del trasporto e le modalità di abbattimento degli animali. Per molti aspetti determinanti sono il sistema e la durata di frollatura della carne e i tipi di cottura (temperatura, tempi ecc.), tutti elementi che si riflettono sulla tenerezza della carne, la qualità più ricercata dal consumatore.
Fattori di tenerezza della carne sono la tipologia fibre muscolari, il connettivo (genetica - età), il grasso (genetica - età - alimentazione), il glicogeno (benessere), il corredo enzimatico (genetica - utilizzazione), l’intervento di ioni calcio e la pressione osmotica, i processi ossidativi, il corredo enzimatico muscolare in catepsine, calpaine, proteasoma ed altre endopeptidasi. Determinanti per la tenerezza della carne sono il grasso intramuscolare e il contenuto di collagene. Quest’ultimo costituisce la parte meno solubile e la sua quantità e resistenza alla cottura aumentano con l’età dell’animale divenendo maggiori nei soggetti di sesso maschile, fatta eccezione per gli animali castrati. Il grasso intramuscolare contribuisce alla tenerezza della carne frammentando la continuità del muscolo e per questo le carni magre tendono a essere più dure di quelle grasse.
La tenerezza della carne si stima che per buona parte derivi dalla frollatura, l'insieme di processi enzimatici e biochimici che si svolgono nel muscolo dopo la macellazione. In questo processo un notevole rilievo ha l'acido lattico che si genera dagli zuccheri (in particolare il glicogeno ed il glucosio) presente nei muscoli. I muscoli bianchi, più ricchi di zuccheri, hanno una frollatura rapida, mentre i muscoli rossi, il cui carburante è costituito tendenzialmente da grassi, hanno bisogno di frollature prolungate. Inoltre gli animali a carni rosse macellati stressati è facile abbiano esaurito tutto lo zucchero muscolare e quindi abbiano bisogno di una frollatura molto lunga. Tipico è il diverso tempo di frollatura di un cinghiale con i muscoli rossi, abbattuto dopo una più o meno lunga battuta di caccia, in confronto ad un moderno maiale con i muscoli chiari o chiarissimi. In linea di massima la frollatura per il suino è di circa cinque giorni, per il pollo due giorni, per gli ovicaprini otto giorni, per i bovini si varia dai dieci a trenta giorni, anche se non mancano frollature di più mesi.
Altro importante elemento di tenerezza della carne è il metodo di cottura durante la quale, sotto l’azione del calore, le proteine coagulano perdendo acqua. Per questo le cotture prolungate rendono la carne dura e secca, anche se si cuoce in acqua come avviene nel lesso. Cuocere la carne è un’operazione complessa e deve tenere presente diversi fattori, soprattutto la temperatura e la durata della cottura, che devono essere precise e da qui la necessità di termometri e contaminuti.

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Siccità e serbatoi artificiali, che fare?

Il 6 marzo 2018 si è svolta all’Accademia dei Georgofili una giornata di studio sulle problematiche inerenti la siccità e la necessità del recupero dell’acqua.

Alla luce di questi impatti devastanti che portano ad azzerare o compromettere le produzioni con danni pesantissimi per l’agricoltura è stata evidenziata con forza la necessità immediata di un piano quadro nazionale finalizzato, sia a recuperare e accumulare l’acqua piovana attraverso la creazione di serbatoi e vasche di espansione e laminazione delle piene, sia a incrementare la capacità di invaso con la realizzazione di piccoli e medi bacini di raccolta, attraverso il censimento e la ricognizione dei numerosi piccoli e medi invasi attualmente esistenti.

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Un ignoto artista entomologo del XIV secolo

Già nel XIII secolo rappresentazioni, più o meno realistiche, di animali, insetti compresi, si trovano in libri di medicina, in erbari, in bestiari, e in testi liturgici. Tuttavia, a causa delle sommarie conoscenze sulla morfologia degli insetti, la loro raffigurazione veniva spesso grossolanamente schematizzata. Ai primi decenni del XIV secolo risale un Codice il cui testo è stato attribuito a un nipote di tale Pellegrinus Cocherellus, componente della famiglia genovese Cocharelli, che avrebbe raccolto e riportato gli insegnamenti del suo avo al figlio Giovanni. Le miniature, che impreziosiscono il testo, arbitrariamente attribuite a un fantomatico monaco Cybo, sono state eseguite da un ignoto artista entomologo che ha raffigurato oltre 20 specie di artropodi molto comuni in Nord Italia.

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Nel Sahara le prime coltivazioni

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"Emergenze francesi"

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Esenzione dell’IMU agricola per tutti gli agricoltori, anche se pensionati

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A Firenze torna TASTE: quest’anno un singolare evento coniuga le degustazioni con i cani bagnini

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L’ apicoltura ha bisogno di una strategia comunitaria più ampia

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Un volume per Zeffiro Ciuffoletti

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THE SHORT NEWS

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Siccità e serbatoi artificiali, giornata di studio ai Georgofili il 6 marzo

Martedì 6 marzo 2018 si svolgerà all’Accademia dei Georgofili una giornata di studio sulle problematiche inerenti la siccità e la necessità del recupero dell’acqua

I cambiamenti climatici in atto si manifestano ormai con lunghi periodi di siccità interrotti da forti precipitazioni in brevissimo tempo, le cosiddette bombe d’acqua. Gli effetti sul suolo appaiono devastanti: le conseguenze della siccità sono accentuate dal precario stato di salute del suolo a causa del forte depauperamento di sostanza organica che, oltre ad agire da cementante per le particelle del terreno, ha una forte capacità di trattenere l’acqua. Inoltre, gli eventi con alta intensità di pioggia riducono fortemente l’infiltrazione dell’acqua nel terreno che viene così persa per scorrimento superficiale. L’acqua che ruscella in superficie può essere recuperata convogliandola in serbatoi artificiali. Occorre perciò un piano quadro nazionale per il recupero dei “laghetti collinari”, per la costruzione di invasi artificiali e per la raccolta, in generale, delle acque piovane. Considerando che la corretta gestione del suolo e delle risorse idriche sarà una delle sfide del futuro, è necessario pensare subito ad un piano di infrastrutture distribuite a basso impatto ambientale e integrate nel paesaggio rurale, capace di fronteggiare le emergenze climatiche e sostenere un’agricoltura sempre più soggetta a crisi di vario genere, fra cui anche quella relativa alla siccità.
Con questa Giornata di Studio l’Accademia dei Georgofili intende promuovere un momento di discussione sulle suddette problematiche inerenti i periodi di siccità e la conseguente necessità del recupero dell’acqua quale obiettivo strategico delle attuali e future politiche agricole.
In particolare, è intendimento dell’Accademia evidenziare gli aspetti scientifici attraverso le seguenti relazioni della mattina:
•    Cambiamenti climatici, tra presente e futuro
•    Impatto dei cambiamenti climatici sul suolo
•    Aspetti agronomici
•    Contro la grande sete, accumulare e non sprecare l’acqua
•    Aspetti geologici e ambientali dei laghetti collinari
•    L’innovazione per il recupero, lo stoccaggio e la conservazione delle risorse idriche

Seguirà, nel pomeriggio, una Tavola Rotonda coordinata dal Direttore di AgroNotizie, Ivano Valmori, sugli aspetti tecnici e di programmazione.


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“Sguardi sul mondo”, le foto di Sandro Liberatori in mostra ai Georgofili dal 1 marzo

Sarà inaugurata nel pomeriggio di giovedì 1 marzo, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, la mostra fotografica “Sguardi sul mondo” di Sandro Liberatori (https://www.sandroliberatori.com/).
Un percorso che ci porta in diverse aree geografiche dove il passato e il futuro si mescolano nel presente. Il tempo ha preso diverse velocità, alcuni paesi sono già nel futuro e diventano un miraggio per gli altri da raggiungere fisicamente o virtualmente generando una corsa infinita.
Il percorso ci mostra le grandi diversità dovute a differenti culture. La mostra ha inizio con immagini di giovani che rappresentano il futuro mentre stanno studiando, tornando da scuola su piccole barche oppure aspettando clienti da portare su una vecchia bicicletta arrugginita. Poi si attraversa il mondo del lavoro in campagna così come nell’industria, delle macchine agricole in questo caso, con condizioni che passano da un lavoro manuale con macchinari obsoleti e soprattutto pericolosi ad un lavoro ormai affidato a robot che presto invaderanno anche l’agricoltura con le note tecnologie dell’agricoltura di precisione.
Infine la rassegna ci porta ai risultati dell’opera dell’uomo che ha da sempre tentato di modellare la natura secondo i propri desideri.
E’ soltanto una questione di tempo; le scelte e diversità di oggi saranno i nuovi equilibri di domani. Per tali ragioni sarà importante che l’uomo sia consapevole di essere il regista dei cambiamenti e che ogni scelta dovrà considerare l’uomo come parte dei sistemi naturali e non come estraneo per generare equilibri sostenibili e durevoli.

La mostra sarà aperta fino al 27 marzo, da lunedì a venerdì, dalle ore 15 alle 18. Ingresso libero.

BROCHURE DELLA MOSTRA (scarica pdf)

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NEMO’S GARDEN: quando l’agricoltura diventa sottomarina

Una serra sottomarina in profondità dove poter coltivare specie vegetali come il basilico: cosa hanno a che fare agricoltura e subacquea? Apparentemente nulla fino a qualche tempo fa. Oggi, grazie al progetto Nemo’s Garden sviluppato da Ocean Reef Group, azienda con base a Genova e una seconda sede in California che produce attrezzature subacquee, è possibile coltivare piante a 8-10 metri sotto il mare.

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MOTHER REGULATION (MR): regolamento della UE per armonizzare l’omologazione delle macchine agricole

Lo scopo è quello di aumentarne la sicurezza di impiego, a livello europeo, sia per gli operatori, sia per l’ambiente.

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Il bosco: organismo, collezione di alberi o sistema complesso?

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Storione dalle uova d’oro

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Le api in campo … di battaglia

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Un Testo unico in materia forestale: perché è importante e urgente la sua approvazione

E’ in fase di approvazione da parte del Consiglio dei Ministri il Testo Unico di legge in materia di foreste e filiere forestali. Nei mesi passati l’Accademia dei Georgofili si è impegnata, nella sua tradizionale funzione di alta istituzione scientifica orientata al confronto tecnico e all’elaborazione di buone politiche in campo agricolo-forestale, per discutere, perfezionare e indirizzare i contenuti del Testo Unico. Questo ruolo ha avuto il suo culmine nell’organizzazione del workshop “GESTIRE IL BOSCO: UNA RESPONSABILITA’ SOCIALE” organizzato a Roma il 25 ottobre del 2017 dove il mondo forestale si è confrontato con gli eletti nel Parlamento per discutere i contenuti del Testo Unico.
Dopo un paziente, ampio e trasparente lavoro di mediazione condotto per mesi sulla nuova normativa, in queste ultime settimane, all’approssimarsi della sua definitiva approvazione, sono emerse delle obiezioni estremamente critiche e francamente poco obiettive. In risposta a tali critiche è stato predisposto l’appello che viene pubblicato nel seguito, appello che l’Accademia sostiene sia nello stile della comunicazione, che nei contenuti.

Giampiero Maracchi

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“A proposito di alberi”, il nuovo libro di Francesco Ferrini

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Ondata di gelo e agricoltura

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THE SHORT NEWS

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Mais: la scienza assolve gli ogm. Lo spiega uno degli autori* dello studio pubblicato su "Scientific Reports".

Il mais transgenico ha rese superiori rispetto al mais non ingegnerizzato, la granella contiene meno micotossine e fumonisina, non comporta rischi superiori al non transgenico per la salute dell’ambiente. Queste le conclusioni che arrivano da uno studio condotto da ricercatori italiani dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna e dell’Università di Pisa, con il coordinamento di Laura Ercoli, docente di Agronomia e Coltivazioni Erbacee all’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna. Lo studio, pubblicato su “Scientific Reports”, riguarda gli effetti della coltivazione di mais transgenico, prendendo in considerazione 21 anni di coltivazione mondiale, tra il 1996 - anno di inizio della coltivazione del mais transgenico - e il 2016. Non soltanto: per la prima volta lo studio dimostra, dati statistici e matematici alla mano, che il mais transgenico non comporta pericoli per la salute umana, animale e ambientale che siano superiori a quelli del corrispondente mais non transgenico. La storia delle piante transgeniche (si preferisce questo termine all’altro di “piante geneticamente modificate” in quanto quest’ultimo comprenderebbe anche le varietà vegetali migliorate con mutagenesi da raggi X; in effetti numerosi frumenti sono “geneticamente modificati”) nasce nel 1975 ma solo nel 1996 si passò alla coltivazione vera e propria.  Da allora, l’area coltivata si è estesa a 185 milioni di ha e coinvolge circa 15 milioni di agricoltori.
Lo studio raccoglie i risultati di ricerche condotte in pieno campo negli Stati Uniti, in Europa, Sud America, Asia, Africa e Australia, e paragona le varietà transgeniche con le parentali non transgeniche e ha dimostrato, in maniera decisa, che il mais transgenico è notevolmente più produttivo tra il 5,6 e 24,5 %, non ha effetto sugli organismi non-target, tranne la naturale diminuzione del Braconide parasitoide dell’insetto dannoso target Ostrinia nubilalis e contiene concentrazioni minori di micotossine (meno 28,8%) e fumonisine (meno 30,6%) nella granella.

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Un nuovo strumento per favorire il subentro generazionale in agricoltura

Il passaggio generazionale, è uno dei momenti più delicati e critici nella vita di un’impresa agricola, soprattutto delle imprese di piccole e medie dimensioni e di quelle familiari; la tendenziale inadeguatezza dei dati legislativi di riferimento, può creare una sorta di deriva generazionale, in grado di minare i presupposti stessi della sopravvivenza dell’impresa, e di riverberarsi, attraverso una pericolosa sequenza di effetti negativi, sul più ampio orizzonte del mercato, in termini di perdita di posti di lavoro e di benessere economico. Offrire all’imprenditore la chance di poter garantire, attraverso uno strumentario giuridico costruito ad hoc, la continuazione della sua attività imprenditoriale da parte di determinati soggetti che siano da lui ritenuti i più idonei a tale funzione, si rivela dunque la ricetta vincente per arginare le conseguenze perverse di una cattiva gestione della successione nell’impresa o dell’abbandono della stessa, e al contempo agevolare l’accesso alla sua gestione da parte dei giovani.
In questa direzione si colloca un nuovo strumento negoziale coniato all’art. 1, comma 119, dalla legge dicembre 2017, n. 205  Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020 (in Suppl. ordinario n. 62 alla Gazz. Uff., 29 dicembre 2017, n. 302) sia pure con una formulazione che tecnicamente presenta non pochi difetti sui quali non è questa la sede per soffermarsi: il contratto di affiancamento, mirato a favorire lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile in agricoltura e agevolare il passaggio generazionale nella gestione dell'attività d'impresa per il triennio 2018-2020.
Il contratto, da allegare al piano aziendale presentato all'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), può essere stipulato da imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile, di età superiore a sessantacinque anni o pensionati, con giovani di età compresa tra i diciotto e i quarant'anni, anche organizzati in forma associata, che non siano titolari del diritto di proprietà o di diritti reali di godimento su terreni agricoli, e garantisce a questi ultimi accesso prioritario alle agevolazioni previste dal capo III del titolo I del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185 Incentivi all'autoimprenditorialità e all'autoimpiego, in attuazione dell'articolo 45, comma 1, della legge 17 maggio 1999, n. 144. Con la stipulazione del contratto, che non può avere durata superiore a tre anni, l’imprenditore si impegna a trasferire al giovane affiancato le proprie competenze nell'ambito delle attività di cui all'articolo 2135 del codice civile; a sua volta, il giovane imprenditore agricolo si impegna a contribuire direttamente alla gestione, anche manuale, dell'impresa, d'intesa con il titolare, e ad apportare le innovazioni tecniche e gestionali necessarie alla crescita della stessa. Il contratto di affiancamento può prevedere un regime di miglioramenti fondiari anche in deroga alla legislazione vigente, e comporta in ogni caso la ripartizione degli utili di impresa tra il giovane e l'imprenditore agricolo, in percentuali comprese tra il 30 ed il 50 per cento a favore del giovane imprenditore.

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Etichetta di origine e protezionismo: intrecci pericolosi

La questione dell’etichetta di origine degli alimenti si mescola pericolosamente di questi tempi con la ripresa delle tentazioni protezionistiche. Da un lato si chiedono dazi e barriere “a protezione della qualità del made in Italy”, dall’altro si osannano acriticamente i provvedimenti governativi con cui i ministri Martina e Calenda introducono l’etichetta di origine obbligatoria.

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La solitudine della specie umana

La nostra specie, come tutte le altre che ci hanno preceduto, in diverso modo è sempre stata a contatto con altre specie vegetali e animali, stabilendo rapporti identitari, come avvenuto nelle società dei cacciatori, degli allevatori e degli agricoltori. La stretta vicinanza fino alla coabitazione tra uomini e animali ha sviluppato una non sempre netta distinzione tra gli animali da reddito che forniscono lavoro, alimenti, materiali per l’abbigliamento e le decorazioni, e gli animali da compagnia o d’affezione.

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I “carretti” siciliani

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Dono all’Ateneo fiorentino

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La bellezza dell’agricoltura

Organizzato dalla Sezione Sud-Ovest, il 9 febbraio 2018 si è svolto a Palermo, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali, un incontro dal titolo “La bellezza dell’agricoltura”.

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Identificato il gene della crescita nelle piante di fragola

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THE SHORT NEWS

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Pinete Litoranee: giornata di studio il 2 marzo a Marina di Grosseto

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La Gestione del rischio in Agricoltura. Alcune proposte dell’Accademia dei Georgofili.

Pubblichiamo il documento di sintesi dell’incontro di studio del 15 febbraio 2018 su “La gestione del rischio in agricoltura”, realizzato a cura del Prof. Ferdinando Albisinni.

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Valdarno Superiore e Pratomagno: la quinta tappa del viaggio tra territori e prodotti della Toscana, ai Georgofili il 20 febbraio.

Martedì 20 febbraio 2018 a Firenze, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà il quinto degli incontri organizzati insieme ad ANCI Toscana ed Unicoop Firenze per scoprire i territori della Toscana e valorizzarne i prodotti tipici.  Dopo Lunigiana, Garfagnana, Valdarno Inferiore e zone del Pistoiese, sarà la volta del Valdarno Superiore e del Pratomagno.

L’apertura dei lavori è prevista per le 9.30 con gli interventi di Giampiero Maracchi, Presidente dei Georgofili, Vittorio Gabbanini per ANCI Toscana, Sergio Chienni e Salvatore Montanaro, presidenti rispettivamente della Conferenza dei Sindaci del Valdarno aretino e dell’Unione Comuni del Pratomagno.

La prima delle relazioni, sul Valdarno Superiore, sarà svolta da un personaggio televisivo molto conosciuto: Federico Fazzuoli. Il Pratomagno sarà presentato invece da Enzo Brogi, Direttore de “Il Pratomagno”.
Dopo i territori si parlerà dei prodotti con Silvia Scaramuzzi dell’Università di Firenze (La valorizzazione collettiva dei prodotti tipici: opportunità e problematiche) e Manuela Giovannetti del Centro Nutrafood dell’Università di Pisa (Caratterizzazione salutistica dei prodotti tipici per la loro valorizzazione).
Francesco Cipriani dell’Azienda USL Toscana Centro e Fabio Voller dell’ARS (Agenzia Regionale Sanità) illustreranno “Prodotti e ricette nella Piramide Alimentare Toscana”.
Le iniziative di Unicoop Firenze per la valorizzazione dei prodotti toscani saranno infine descritte da Franco Cioni.

Dopo gli interventi programmati seguirà la presentazione dei prodotti tipici del Valdarno Superiore e del Pratomagno, a cura di Gianrico Fabbri di Slow Food.

PROGRAMMA (scarica il PDF)

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Caldo, salute e produttività dei lavoratori agricoli

Il caldo è un problema a scala mondiale. Secondo un recente lavoro pubblicato sulla rivista “Nature Climate Change” (Mora et al., 2017) gli autori hanno stimato che la popolazione attualmente esposta a condizioni particolarmente critiche da caldo, per almeno 20 giorni l’anno, è di circa il 30%. Tale percentuale è purtroppo destinata ad aumentare nel corso di questo secolo anche se le emissioni di gas serra tenderanno a ridursi. Nella migliore delle ipotesi, per la fine del secolo, circa metà della popolazione mondiale sarà esposta a condizioni particolarmente critiche da caldo, con scenari ancor più drammatici se le emissioni continueranno ad aumentare. I lavoratori, per tutta una serie di motivi facilmente intuibili, sono tra i soggetti più vulnerabili al caldo, con effetti diretti sulla salute e conseguentemente sulla loro produttività, quindi con un importante impatto economico. Il settore agricolo, per le esposizioni prolungate all’aperto e l’intensità di lavoro fisico che richiede, è sicuramente uno dei settori lavorativi più sensibili. Nel 2016, in Toscana, gli infortuni in agricoltura sono stati poco oltre il 6% tra tutti gli infortuni sul lavoro (rispetto al 5.6% della media nazionale) con i valori più elevati sulle province di Siena, Arezzo, Grosseto e Firenze, che insieme rappresentano circa il 70% di tutti gli infortuni in agricoltura in Toscana. E’ da considerare, inoltre, che i lavoratori agricoli, per effettuare determinate mansioni, devono indossare specifici indumenti protettivi che, limitandone la dispersione del calore, aggravano ulteriormente lo stress da caldo. Un altro fattore che aumenta la vulnerabilità dei lavorati al caldo è rappresentato dall’età media dei lavoratori, stimata in progressivo aumento nei prossimi anni: per il 2030, in Italia, la forza lavoro con età tra 55 e 64 anni, sarà di circa il 26%, uno dei valori più alti d’Europa. Dalla letteratura scientifica è noto che gli effetti del caldo aumentano proprio all’aumentare dell’età a causa soprattutto della maggior presenza di patologie e del conseguente utilizzo di farmaci, alcuni dei quali interferiscono con il sistema di termoregolazione, rendendo il soggetto ancor più vulnerabile. Se poi consideriamo che, per effetto del cambiamento climatico, il nostro paese è interessato da una maggior frequenza e intensità delle ondate di calore, come dimostrato da un recente studio pubblicato lo scorso anno sulla rivista Atmosphere (Morabito et al., 2017), è facilmente comprensibile come siano indispensabili strategie di adattamento e soluzioni tecnologiche innovative mirate a migliorare la resilienza dei lavoratori agli effetti del caldo.

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Frodi agroalimentari: ruolo delle Istituzioni a difesa del consumatore*

*Il testo è una sintesi della relazione esposta durante un convegno che si è svolto all’Università di Padova lo scorso 30 novembre 2017, organizzato dalla Sezione Nord Est dei Georgofili.

Le frodi agroalimentari rappresentano a livello mondiale un “tarlo” in grado di erodere ogni anno tra il 2 ed il 15% del valore dell’intera produzione del comparto. Considerando i frequenti richiami, i rischi per il consumatore, la reputazione aziendale e tutto quanto ne consegue, il valore mondiale della frode alimentare pesa sulle imprese per circa 1,7 trilioni di dollari.

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Il bello delle uova rosse

Nelle uova di gallina, oltre alla taglia o peso, freschezza, tipo di allevamento e alimentazione degli animali (uova biologiche, da galline allevate all’aperto, a terra o in gabbie) i consumatori sono attenti al colore del guscio e del tuorlo.

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Le api cercano casa

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Fruit Logistica a Berlino

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All’Ateneo fiorentino il fondo librario “Morettini-Scaramuzzi”

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Le assicurazioni in agricoltura

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Le mafie invadono ciò che resta dell’agricoltura

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THE SHORT NEWS

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Imbrogli in cucina e analfabetismo alimentare nell'ultimo libro di Giovanni Ballarini

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Effetto serra, effetto guerra

Il 1 febbraio scorso si è svolto all’Accademia dei Georgofili un seminario dedicato ai cambiamenti climatici e gli scenari di rischio. Uno dei relatori è stato il ricercatore CNR Antonello Pasini, il quale ha intitolato il suo interessante intervento “Effetto serra, effetto guerra”, come il libro da lui recentemente pubblicato (ed. Chiarelettere), scritto a quattro mani con Grammenos Mastrojeni, diplomatico del Ministero degli Esteri, esperto di conflitti e migrazioni.

In “Effetto serra, effetto guerra” si parla delle conseguenze conflittuali e migratorie dell'innalzamento del livello del mare, della fusione dei ghiacciai con conseguente scarsità delle risorse idriche, della siccità e della desertificazione, della maggiore virulenza delle piogge, ecc.: tutto ciò in varie parti del mondo. Man mano che si procede, tuttavia, l'analisi si fa via via più vicina a noi, perché i bubboni di instabilità sembrano convergere in centri concentrici sul Mediterraneo, dove è proprio l'Italia che rappresenta il ponte naturale con l'Europa per tanti disperati. Ma cosa c'entra il clima con i conflitti, le migrazioni e magari il terrorismo?
Il mondo (il sistema Terra, direbbe uno scienziato) è interconnesso, molto complesso e con dinamiche globali. Tuttavia, ci sono problemi che appaiono a sé stanti e ben delineati. Uno di questi sembra essere quello del riscaldamento globale. Sappiamo a che cosa è dovuto e sappiamo quali sono i possibili rimedi: conversione ad una economia decarbonizzata, utilizzo di energie rinnovabili, risparmio energetico, riciclo, ecc. Come noto, il riscaldamento globale recente è stato creato principalmente dalle emissioni di gas serra dei paesi industrializzati e ora vi contribuiscono i giganti asiatici, dunque gli altri sembrano entrarci poco. Ma è veramente possibile risolvere il problema dei cambiamenti climatici senza risolvere i tanti squilibri economici e sociali che ci sono nel nostro mondo, e che appaiono essere le cause principali di guerre e migrazioni?

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Aglio, l’utilità dell’apparentemente inutile

Ubi Roma ibi allium è un antico detto attribuito ai legionari romani che avevano un’alimentazione basata su un chilogrammo e mezzo di pane integrale, un litro di vino e abbondante aglio. Una chiara dieta mediterranea, si direbbe oggi.
Il pane di farina integrale fornisce 3400 chilocalorie con 115 grammi di proteine e 100 grammi di fibra, il vino 1500 calorie più importanti minerali. In una dieta di 5000 chilocalorie necessarie per chi marcia con venti chilogrammi sulle spalle, per venticinque chilometri al giorno che diventano anche quaranta nelle marce forzate, a cosa serve l’aglio? Solo di recente abbiamo conoscenze sufficienti per dare una risposta soddisfacente e riconoscere all’aglio un ruolo di “antibiotico nutrizionale” che giustifica il suo largo uso, soprattutto nelle alimentazioni unilaterali e prevalentemente, se non esclusivamente, vegetariane come quelle dei soldati e anche dei gladiatori romani.
Le attività antibiotiche dell’aglio sembra siano state già notate nel 1858 da Luis Pasteur, ma è nel 1944 che Chester J. Cavallito e John Hays Bailey isolano e studiano l'allicina, un composto solforganico dell’aglio, che rappr-senta il meccanismo di difesa dell'aglio da parassiti e infezioni. Dopo queste ricerche, vi è una consistente bibliografia sulle azioni antibiotiche dell’aglio. Altre componenti dell’aglio con attività antibiotica sono il bisolfuro di allile, l’allipropile allicina e la garlicina. L'allicina possiede un’attività antibiotica con potere inibente su numerosi tipi di batteri, tra i quali anche quelli responsabili del tifo, ed è stata proposta per il trattamento dei ceppi di Staphylococcus aureus meticillino-resistenti (MRSA), perché elevata è la sua attività anti-microbica contro microrganismi resistenti agli antibiotici. L’allicina dimostra attività inibitoria sull’88% dei ceppi batterici a una concentrazione minima inibitoria (CMI) di 16 mg/L e sulla totalità dei ceppi a 32 mg/L. La concentra-zione minima battericida (CMB) é nell'88% dei ceppi alla concentrazione di 128 mg/L, e nella totalità dei ceppi alla concentrazione di 256 mg/L.
L’attività antibiotica dell’aglio si rivela utile durante la prima guerra mondiale, quando i medici delle armate britanniche, francesi e russe, trattano con il succo di aglio le ferite infette. Durante la seconda guerra mondiale, quando inglesi e americani hanno scoperto la penicillina, l’estratto d’aglio è ancora utilizzato dai medici dell’Armata Rossa ed è denominato “penicillina russa”.

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La simbologia degli insetti nell’arte figurativa

A partire dal ‘400, agli insetti raffigurati nelle opere d’arte, vengono attribuiti significati simbolici, tratti da episodi di fonti storiche, di poemi latini e greci, o della Bibbia. A eccezione di farfalle e api, l’immagine degli insetti era, in genere, negativa.

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Perché io sono un albero

Non potrei essere che un albero. Sta scritto da qualche parte dentro di me, nella mia natura. Non è un caso.

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La storia insegna

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THE SHORT NEWS

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La mappa genetica del girasole migliorata dalla simbiosi con un fungo

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Seconda edizione del Master sull’Agricoltura di Precisione

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Riuso di acque reflue ed economia circolare, se ne parla a Bari

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Quinta tappa del viaggio tra territori e prodotti della Toscana: Valdarno Superiore e Pratomagno

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La cultura del verde, iniziativa patrocinata dai Georgofili

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Gestione del rischio in agricoltura: se ne parla ai Georgofili il 15 febbraio

Giovedì 15 febbraio 2018 a partire dalle ore 9.30, si svolgerà all’Accademia dei Georgofili una giornata di studio su “La gestione del rischio in agricoltura”, che vedrà la partecipazione di studiosi appartenenti a diverse aree disciplinari, di rappresentanti dei soggetti pubblici e privati e di organizzazioni consortili e professionali operanti nella gestione dei rischi, di rappresentanti delle Istituzioni europee e del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Il presupposto stesso della specialità dell’impresa agricola è stato a lungo individuato nell’essere tale impresa assoggettata al rischio biologico connaturato al proprio oggetto, al rischio meteorico per la sua immediata esposizione ai fattori climatici, al rischio ambientale in ragione del suo operare in un ambiente naturalmente aperto a reciproche interferenze ed influenze. A questi profili di rischio, tra loro strettamente legati siccome tutti espressione del ciclo della vita, si è aggiunto con rilievo crescente il rischio determinato dalla progressiva apertura dei mercati e dall’abbandono di politiche di garanzia dei prezzi. Sicché il rischio di mercato, nelle sue plurime declinazioni legate alla crescente globalizzazione dei commerci, è divenuto centrale all’interno dell’intero perimetro dei rischi in agricoltura.

La Giornata di studio organizzata dall’Accademia dei Georgofili, in collaborazione con l’AIDA-IFLA, si propone come occasione di confronto su questi temi, ed intende esaminare criticità e punti di forza dei sistemi di gestione dei rischi realizzati nel nostro paese, in altri paesi europei, e negli USA, in riferimento a temi nuovi e risalenti.


PROGRAMMA (scarica pdf)


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Nuovi alimenti per tavole post moderne

Colazione, pranzo e cena segnavano una precisa e chiara scansione della tavola di un bel tempo passato, mentre oggi sulle tavole postmoderne dei brunch, apericena e buffet gli alimenti cambiano e conquistano nuove qualificazioni e ruoli che coinvolgono le produzioni alimentari.
Molti e sostanziali sono i recenti cambiamenti nella composizione, denominazione e scansione temporale dei pasti e odiernamente la colazione del primo mattino che rompe il digiuno notturno (da qui le denominazioni inglesi e francesi di breakfast e di petit dejeuner) non è più la collazione o riunione degli avanzi del pasto della sera precedente e in Italia si riduce a un caffè e al più un cornetto o brioche.
Nell’attuale grande modificazione del nome e dell’ora dei pasti, per gli inviti adesso si è costretti a precisare l’ora della colazione, pranzo o cena, senza contare che queste ore non solo variano nei diversi paesi ma anche nella stessa Italia mutano tra le diverse regioni settentrionali, centrali e meridionali. La confusione non cessa da quando compaiono nuovi momenti, tipologie e denominazioni dei pasti con parole – macedonia come il brunch della tarda mattina, soprattutto domenicale (commistione tra colazione e pranzo, dall’inglese breakfast e lunch) e il recente, dilagante apericena della serata che si prolunga fino alla notte (aperitivo associato a cena) costituito da un aperitivo servito insieme con una ricca serie di stuzzichini e accompagnato da assaggi di piatti differenti, salati e dolci, che può essere consumato al posto della cena. Definizione peraltro non esatta, perché l’aperitivo non apre una cena che non esiste essendo solo un prolungamento di un sostanzioso aperitivo e per questo è più corretta la dizione di aperitivo rinforzato.
Nella nuova organizzazione delle tavole non cambiano soltanto i tempi e le denominazioni dei pasti, ma anche i loro contenuti e si tende a tornare alla moda rinascimentale e barocca del buffet, tanto che è stata creata una nuova scienza o disciplina della ristorazione, la buffettistica. Un’abitudine, quest’ultima, che ha il suo successo per diversi motivi: opportunità di preparare i cibi in anticipo con migliore utilizzo del personale di cucina, ridotto personale di servizio in sala perché il buffet si avvale di un autoservizio del consumatore, possibilità di quest’ultimo di soddisfare i propri gusti scegliendo i cibi che preferisce e, non da ultimo, grande diversificazioni e magnificenza delle presentazioni dei cibi che con facilità possono dare il messaggio di ricchezza del convivio.
Con i nuovi stili di vita postmoderni e i cambiamenti nella organizzazione della tavola mutano anche i contenuti e i cibi consumati.

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Il DNA mitocondriale : storia e implicazioni di una grande scoperta

Lunedì 29 gennaio 2018 presso il Salone degli Affreschi dell’Università degli studi “Aldo Moro” di Bari si è tenuta conferenza della Prof.ssa Saccone, Emerita di Biologia Molecolare all’Università di Bari. L’evento è stato organizzato dal Dipartimento Interdisciplinare di Medicina in collaborazione con l’Accademia dei Georgofili sezione Sud-Est, l’Accademia Pugliese delle Scienze, la Federazione Italiana Donne Arte Professioni Affari (FIDAPA) sezione di Bari.

La scoperta dei «genomi citoplasmatici», cioè del DNA mitocondriale e del DNA plastidico, rappresenta una pietra miliare di grandissima importanza nella Biologia degli ultimi 50 anni. Essa ha implicazioni rilevanti che riguardano non solo i concetti di base della Biologia, ma moltissime applicazioni pratiche, dalla Medicina, all’Ambiente, all’Agricoltura ...

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Il mistero degli alveari del Verga

Numerosi studiosi hanno cercato di spiegare perché i “seggioloni antichi”, del terzo capitolo di "Mastro Don Gesualdo", diventano “alveari” nel quinto capitolo. Il Mazzarino, nel saggio “Seggioloni e alveari nella sala grande di Casa Trao”, ha legittimato l’uso del termine “alveari” con ragioni di ordine etnologico, riscoprendo il preciso legame fra api e morte, operante in riti funebri di molte regioni di Francia e Spagna.

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La futura rivoluzione agricola nei cereali

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Al via i Distretti del Cibo

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Ricercatori dell'Universita' di Hohenheim scoprono una cura contro l'acaro delle api

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Un quarto della Terra rischia di diventare un deserto

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La stalla 4.0: convegno il 10 febbraio organizzato dalla Sezione Centro Est dei Georgofili

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Workshop sulla gestione dei boschi cedui

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Master Università di Teramo: proroga iscrizione

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“Cambiamenti climatici e scenari di rischio”: seminario ai Georgofili il 1 febbraio 2018

Un seminario interdisciplinare su “Cambiamenti climatici e scenari di rischio” si svolgerà nella mattinata del prossimo giovedì 1 febbraio, nella sede dell’Accademia dei Georgofili a Firenze.
I cambiamenti climatici sono la sfida ambientale più importante di questo secolo. Gli effetti che ne derivano sono già sotto gli occhi di tutti: eventi estremi, alluvioni, siccità, impoverimento dei suoli, perdita di colture, ecosistemi a rischio. Dalle aree più degradate del pianeta si spostano verso l’Europa le popolazioni dei paesi poveri costrette a emigrare in cerca di cibo, sicurezza e opportunità.
Nel corso del seminario, organizzato da Academia dei Georgofili, Consorzio LaMMA e Istituto di Biometeorologia del CNR, sarà inoltre presentata la pubblicazione "Arno 1966. Cinquant’anni di innovazioni in meteorologia", che raccoglie i contributi del workshop organizzato in occasione dell’anniversario dell’Alluvione di Firenze del 1966.  

PROGRAMMA (scarica pdf)

Crediti formativi professionali per agronomi e geologi
Informazioni: http://www.lamma.rete.toscana.it/news/cambiamenti-climatici-e-scenari-di-rischio

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Il 31 gennaio incontro su: “Denominazioni, cultura territoriale e qualità dei vini italiani”

Mercoledì 31 gennaio 2018, alle ore 16.30 nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà un incontro    dedicato alla denominazione dei vini italiani con interventi di Zeffiro Ciuffoletti (Introduzione al tema), Bernardo Conticelli (Uno sguardo alla Francia e all'Europa) e Piero Tesi (Considerazioni finali)
Nell'incontro si affronteranno tutte le tematiche relative all'origine geografica del vino e alle normative italiane e francesi. Come è noto, l'Italia è ormai da anni il paese primo esportatore al mondo di vini, ma alla quantità non corrisponde il valore economico, che vede la Francia al primo posto. Basterebbe questa prima considerazione per ripensare la questione normativa in materia alla luce del contesto europeo e di un mercato mondiale in continua evoluzione. Il dott. Piero Tesi avanzerà una serie di osservazioni e proposte relative alle tematiche correlate alla denominazione dei vini secondo il territorio di produzione e la specifica qualità.

La partecipazione è riservato a coloro che si saranno registrati lunedì 29 gennaio 2018 a adesioni@georgofili.it . Le iscrizioni saranno accolte compatibilmente con la capienza della sala


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Miglioramento genetico per l’industria della carne

L’industria alimentare tradizionale ha spesso trascurato la qualità del prodotto originario nella convinzione che i processi di trasformazione potessero supplire ad una qualità non ottimale. Se questo è vero per prodotti a basso valore aggiunto, in un mercato globalizzato ed estremamente competitivo per i prezzi, tali politiche sono penalizzanti per le industrie alimentari radicate in nazioni ricche e/o che basano la loro competitività nell’unicità e fama del prodotto.

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Orto nel giardino? Visitiamo Castel Ruggero

La coltivazione di ortaggi e alberi da frutto all’interno del giardino dà vita a un connubio ricco di spunti interessanti; l’orto nel giardino di Castel Ruggero nei dintorni di Firenze ne è un esempio, e apre ai visitatori nella giornata dei pomodori in festa.

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Mangiare crudo: nuova cultura o incultura?

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Api e Gelsomini

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Digitale e sostenibilità: dal campo al calice di vino

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Le malattie animali minacciano le persone

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Quanto resisterà ancora l'attuale agricoltura?

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THE SHORT NEWS

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Il volume su Bastogi di Luciano Iacoponi presentato all'Accademia dei Georgofili il 30 gennaio

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Ai Georgofili il quarto incontro dedicato ai territori della Toscana e ai loro prodotti: protagonisti Pistoia, Piana Pistoiese, Valdinievole e Montagna Pistoiese

Giovedì 25 gennaio 2018 a Firenze, nella sede dell’Accademia dei Georgofili si svolgerà il quarto degli incontri dedicati a territori e prodotti della Toscana, organizzati in collaborazione con ANCI Toscana e con il patrocinio di UNICOOP Firenze.
Dopo Lunigiana, Garfagnana e Valdarno Inferiore, questa volta saranno protagonisti Pistoia, la piana pistoiese, la Valdinievole e la montagna pistoiese.

I lavori saranno aperti alle ore 9.15 da Giampiero Maracchi, Presidente dell’Accademia dei Georgofili, Marco Remaschi, Assessore all’Agricoltura della Regione Toscana e Vittorio Gabbanini, ANCI Toscana.
A seguire gli interventi:
-    Pistoia si presenta a cura di Alessandro Sabella, Assessore al Turismo del Comune di Pistoia
-    La Piana Pistoiese si presenta con Giacomo Mangoni, Sindaco di Agliana
-    La Valdinievole si presenta con Marco Borgioli, Sindaco del Comune di Chiesina Uzzanese, Vice Presidente della Società della Salute Valdinievole, Conferenza dei Sindaci della Valdinievole
-    La Montagna Pistoiese si presenta di Luca Marmo, Sindaco del Comune di San Marcello Pistoiese Piteglio, Presidente Unione Appennino Pistoiese.
Nella parte centrale del convegno saranno svolte le seguenti relazioni dedicate ai prodotti tipici, alle loro caratteristiche anche salutistiche, alle ricette e alle iniziative di Unicoop Firenze per la loro valorizzazione:
-    La valorizzazione collettiva dei prodotti tipici: opportunità e problematiche (Giovanni Belletti, Università degli Studi di Firenze)
-    Caratterizzazione salutistica dei prodotti tipici per la loro valorizzazione (Manuela Giovannetti, Centro Nutrafood – Nutraceutica e Alimentazione per la Salute, Università di Pisa)
-    Prodotti e ricette nella Piramide Alimentare Toscana (Francesco Cipriani, Azienda USL Toscana Centro e Fabio Voller, ARS - Agenzia Regionale di Sanità della Toscana)
-    Le iniziative di Unicoop Firenze per la valorizzazione dei prodotti toscani (Franco Cioni, Unicoop Firenze)

Concluderanno la mattinata gli interventi programmati dei produttori locali con presentazione dei prodotti tipici.

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L’ Accademia dei Georgofili in pillole su Radio Toscana

"Parla come mangi" "Mangia come parli" è un progetto editoriale ideato da Radio Toscana (Fm 104.7, 88) che ha come obiettivo quello di far conoscere o riscoprire il ricco patrimonio della nostra lingua toscana e del nostro territorio, legati in modo particolare al mondo dell'agricoltura e delle tradizioni toscane.
Piccole rubriche, ciascuna da un minuto, realizzate dai responsabili delle due più prestigiose e antiche accademie italiane: in ambito linguistico, l'Accademia della Crusca ("Parla come mangi"), e per le scienze agrarie, l'Accademia dei Georgofili ("Mangia come parli").
In ogni pillola viene spiegata in tono discorsivo una parola legata al mondo agricolo (frutti, piante, ortaggi, animali da allevamento, pesci, ecc), della nostra cucina toscana (piatti tipici, ricette del passato) o del nostro parlar toscano (termini tipicamente toscani) spiegandone l'origine, le particolarità, le curiosità.
Si va dalla alla zucca lardaia, alla vacca maremmana, al raviggiolo, agli agrumi dei Medici illustrati dall'Accademia dei Georgofili; per proseguire con gota, ceppo, sciocco, biroldo, ribollita, illustrati dall'Accademia della Crusca.
Il livello qualitativo delle rubriche è garantito, oltre che dal prestigio indiscutibile delle due istituzioni, da chi le realizza concretamente: il prof. Giampiero Maracchi, climatologo di fama internazionale ed esperto di tradizioni toscane, presidente dell'Accademia dei Georgofili e vari linguisti e studiosi dell'Accademia della Crusca.

Le pillole andranno in onda per tutto il 2018, fatta eccezione per il mese di agosto.

Questi gli orari:
Accademia dei Georgofili: martedì ore 9.45   - giovedì  ore 11.45  - sabato  ore 10.45
Accademia della Crusca: lunedì ore 8.15 - mercoledì ore 10.15 - venerdì ore 12.15

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Il futuro della PAC

Con la Comunicazione “Il futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura”, COM (2017) 713 del 29 novembre scorso la Commissione dell’Ue ha aperto il dibattito sul futuro della Pac post 2020. Dopo la definizione, nel primo semestre 2018, del Quadro Finanziario Pluriennale (Qfp), verranno le proposte di testi normativi nel secondo semestre e nel 2019 l’approvazione, al termine del dibattito fra gli Organismi europei, gli Stati membri e il mondo agricolo. I tempi sono stretti e non è esclusa una piccola proroga, anche perché i mesi che ci attendono saranno difficili.

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L’intelligenza artificiale

La storia non ha esitato ad usare il termine “rivoluzione” per evidenziare i periodi nei quali sono avvenuti i più importanti progressi e cambiamenti. Davide Casaleggio (la Repubblica, 17 dicembre 2017) ha ora battezzato come “vera rivoluzione” la robotica, considerandola come dotabile di una “intelligenza artificiale”.

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A tavola con il cambiamento climatico

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Ortofrutta, arriva il Tavolo nazionale

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Andamento dei consumi di carne bovina in Italia

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Problemi del nostro sistema di ricerca agricola

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Bastogi di Luciano Iacoponi presentato all'Accademia dei Georgofili il 30 gennaio

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A rischio il doner kebab amato da molti

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THE SHORT NEWS

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Uno Spelacchio a Roma

Nei giorni che hanno preceduto le Feste ha tenuto banco nei giornali e sulle televisioni l’immagine di un grande albero di Natale, un abete rosso per la precisione, che l’arguzia dei romani ha prontamente ribattezzato Spelacchio. Per intenderci, e per comodità, lo chiameremo anche noi con questo soprannome di nuova coniazione e indubbia efficacia. La vicenda è nota: un albero di Natale acquistato dal Comune di Roma in una delle più belle e boscose vallate alpine dopo pochi giorni dal trasporto e dall’installazione in piazza Venezia ha iniziato a mostrare vistosi segni di deperimento ed ha assunto un aspetto triste e, appunto, spelacchiato. La caduta della sua chioma ha messo in evidenza i rami su cui spiccavano, un po’ spaesati, i tradizionali addobbi, accentuandone l’immagine fatiscente e di abbandono.
Il fatto è nell’ordine delle cose e può capitare, anche se non dovrebbe per ovvie ragioni, ma ha colpito la grande informazione e smosso il solito circo dei commenti degli esperti, in genere sconosciuti che non “bucano” lo schermo, e dei non esperti, che non sanno letteralmente di che  cosa parlino, ma sono noti per tutt’altre qualità.
È inutile ritornare sul costo dell’operazione, sulle fantasiose ipotesi relative alle presunte cause del collasso di Spelacchio, sulle interpretazioni politiche, sui significati che si sono voluti ricavare dalla caduta del simbolo del Natale: non ne vale la pena. È innegabile l’interesse dell’opinione pubblica nei confronti della natura, delle piante e degli animali che la compongono. Ma lo è ancor di più la strana modalità con cui ciò avviene. Alberi e bestie vengono visti non come esseri viventi, con i pregi e gli ovvi limiti della loro condizione, ma come oggetti di uno strano mondo che scimmiotta quello naturale divenendo, per ciò stesso, il massimo della non naturalità.  Gli incolpevoli esseri viventi come Spelacchio non sono presi per quello che sono, ma come componenti dei nuovi contesti costruiti artificialmente seguendo le idee, le aspirazioni, talvolta i sogni di esseri umani sempre più lontani da un rapporto diretto e semplice con la natura. È così che vengono costruiti strani connubi, come i grattacieli del bosco verticale o la piantumazione di palme e banani nella piazza del Duomo di Milano. È così che si pretende che un cane sia vestito, mangi e si comporti come un essere umano. Ma è anche così che si consumano assurdi sfregi con i ripetuti ed esibiti vandalismi a Napoli su un altro albero di Natale. Spelacchio nel suo contesto naturale è un essere vivente, ma in quello artificiale di Piazza Venezia è morto e perpetua per pochi giorni la sua immagine, come tutti gli alberi di Natale analoghi e come le svariate migliaia di quelli più piccoli che vivono a stento qualche settimana nel clima artificiale delle case.

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Salute e alimentazione

Nel corso degli ultimi sessanta anni le idee sulla sicurezza alimentare cambiano profondamente, drasticamente mutano i problemi d’affrontare, controllare e risolvere; oggi ci troviamo di fronte a nuove paure e incognite, con sfide che attendono d’essere fronteggiate con nuove tecnologie, ma soprattutto con nuove idee. Affermazioni queste che possono sembrare strane o sconcertanti e che per questo hanno bisogno di chiarimenti partendo dalla distinzione tra sicurezza acuta e sicurezza cronica.
Ben chiara a tutti, fin dal più lontano passato, è l’idea che un cibo infetto, avariato o improprio faccia male con sintomi ed esiti anche mortali, che compaiono in poche ore o giorni, e questi disturbi acuti sono affrontati e risolti con mezzi appropriati sempre più precisi (controlli, trattamenti termici, date di scadenza ecc.). Molto più recente e quasi contemporanea è l’idea che alimenti che non provocano danni immediati o acuti possano invece provocare danni anche gravi con una loro assunzione prolungata o cronica. Punto di partenza della necessità di una sicurezza alimentare cronica può essere individuato nella enunciazione della Dieta Mediterranea che mette in luce come gli alimenti devono essere valutati per il loro effetto in alimentazioni prolungate, non solo di anni, ma di decenni se non di tutta la vita di una persona o di una popolazione, soprattutto se la longevità aumenta anche per la diminuzione se non la scomparsa di cause di malattia o morte acute. Di fronte alla necessità d’affrontare lo studio della sicurezza alimentare cronica, gli studi sugli animali si dimostrano scarsamente efficaci, per i diversi metabolismi, ma soprattutto per la diversa lunghezza della loro vita. Di conseguenza si sviluppano sistemi di ricerca epidemiologica sulle popolazioni umane credendo di ottenere risultati capaci di dare risposte efficaci per malattie croniche che sfociano anche in eventi acuti come infarti miocardici, ictus ecc. e altre patologie che sono attribuite a specifici alimenti somministrati cronicamente e privi di effetti negativi acuti. Su questa linea si giunge a mettere in guardia, se non a criminalizzare anche alimenti tradizionali quali il burro e altri grassi, lo zucchero e talune carni.

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Tempo di tartufi

Come da tradizione nei giorni che precedono e seguono il Natale, la “cucina” esplode solleticando il palato con infinite e variegate proposte che indubbiamente richiamano al gusto, ma anche all’olfatto e alla vista; l’”occhio” infatti, così come ci ricorda l’antico adagio, “vuole la sua parte”.
Solo l’imbarazzo della scelta quando ci si sofferma alle vetrine o ci si aggira per scaffali e ripiani dei negozi.
Eccelle e fa quasi da padrone, accanto ad insalata russa, paté di molteplici tipi, stuzzichini vari, il tartufo.
Un genere di fungo dell’ordine Pezizales della famiglia delle Tuberacee, descritto e raffigurato da Pier Antonio Micheli nel suo celebre trattato del 1729 Nova plantarum genera (da cui è tratta l’immagine), ma le cui prime notizie certe sono attestate fin da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia e sulle cui origini non sono mancate fin dall’Antichità classica ipotesi poetiche e magiche, come ad esempio attesta Giovenale che lo vuole originato da un fulmine scagliato dal dio Giove in prossimità di una quercia.

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La difesa antiparassitaria nelle industrie alimentari: prospettive di evoluzione

La difesa antiparassitaria nelle industrie alimentari è decisamente in ritardo rispetto a quella che si è, già da tempo, affermata nella protezione delle colture in campo.
La severa normativa sull’autorizzazione all’impiego dei prodotti fitosanitari, le ricerche sulle strategie da seguire per il loro utilizzo in campo consentono ora di rispondere alle aumentate esigenze di rispetto dell’ambiente e di qualità dei prodotti destinati all’alimentazione.

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Lotta biologica alla Canna gigante Arundo donax negli USA

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Telecomunicazioni: passato, presente e futuro

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Divieto di uso di fitosanitari in aree greening

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Rischi legati agli attuali prezzi bassi dell’olio di oliva: necessari interventi

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THE SHORT NEWS

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Corso per giornalisti sulla comunicazione nel settore vivaistico

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On-line tutto il materiale del Convegno "Agricoltura e cambiamenti climatici: Sfide e opportunità"

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Auguri

Cari Lettori,

auguro un sereno Natale e un felice Anno Nuovo a voi e alle vostre famiglie, nella speranza che il nostro sforzo per l’agricoltura italiana risulti utile per il Paese, convinto che “Labor omnia Vincit” (e non la globalizzazione e le guerre).


Il Presidente

Giampiero Maracchi


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“Correnti da Artico e Africa, è cambiato tutto”

Ripubblichiamo l’intervista di Remo Santini a Giampiero Maracchi (da La Nazione, 12/12/2017)

Da una temperatura gelida a quella primaverile, seppur con molto vento, nel giro di poche ore. E’ quello che è accaduto in questi giorni con sbalzi dunque repentini. Cosa sta succedendo? E che dobbiamo aspettarci per le prossime settimane e i prossimi mesi? Lo abbiamo chiesto al Prof. Giampiero Maracchi, climatologo internazionale nonché Presidente dell’Accademia dei Georgofili.

Professor Maracchi, tutto normale?

“Sull’Italia abbiamo avuto prima una massa di aria artica che ha portato molto freddo, che poi è stata sostituita da una massa d’aria arrivata dall’Africa, che ha fatto innalzare la temperatura velocemente”.

Ma questi contrasti tra masse d’aria a cosa sono dovuti?

“Ai cambiamenti climatici. Il riscaldamento globale ha conseguenze su meccanismi, le faccio un esempio: un tempo la nostra estate era caratterizzata dall’alta pressione sulle Azzorre che determinava l’estate mediterranea, mentre adesso il cambiamento climatico ha messo in gioco l’anticiclone della Libia, che porta temperature di 4 o 5 gradi superiori alla media. Quindi il clima dipende dalle masse d’aria e da dove provengono, tenendo conto che sono cambiati gli spostamenti”.

C’è stato qualcosa di anomalo nella recente ondata di freddo?

“In passato i primi freddi arrivavano dall’Atlantico, quindi con aria fredda e umida, invece negli ultimi anni arrivano dall’Artico con temperature molto più basse. La novità è che in generale questo fenomeno avviene tra gennaio e marzo, stavolta è successo a dicembre”.

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Giampiero Maracchi nominato membro dell’Academie d’Agriculture de France

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Effetti della ridotta funzionalità del suolo in vigneti europei

Lo scorso 23 novembre è stato organizzato presso il CREA-AA di Cascine del Riccio, Firenze il convegno dal titolo” IL SUOLO NELLA GESTIONE DEL VIGNETO BIO: CONTRIBUTI
DALLA RICERCA”
. Il convegno è parte delle attività del progetto ReSolVe- Restoring optimal Soil functionality in degraded areas within organic Vineyards (Ripristino della funzionalità ottimale del suolo in aree degradate di vigneti biologici), finanziato per gli anni 2015-2018 dal fondo europeo FP7 ERA-net project, CORE Organic Plus. In questa sede sono stati presentati i risultati degli studi effettuati per rispondere alla domanda: “i suoli di aree degradate all’interno di un vigneto possono recuperare la loro funzionalità ottimale per la coltivazione della vite tramite tecniche di gestione del suolo biologiche?”. Sono state condotte numerose analisi per comprendere le cause della ridotta funzionalità del suolo in 9 vigneti europei rappresentativi della viticoltura biologica posti in Spagna, Francia, Italia, Slovenia e Turchia.

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Carenza di potassio, emergenza alimentare

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L’agricoltura reale per un agricoltore reale

Pubblichiamo l’intervista di Antonio Pascale a Deborah Piovan (da Il Post del 20/11/2017)

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Xylella in Puglia

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Nel futuro della Pac tanta agricoltura digitale

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Siccità, avviato un piano da 700 milioni

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Premio Europeo “Prosperitati Publicae Augendae”, 7° edizione

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NATALE 2017

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Il senso della carne

L’articolo è una sintesi della relazione svolta durante la giornata di studio “Innovazione di prodotto nella filiera della carne bovina per migliorare la qualità e la sostenibilità ambientale”, organizzata a Viterbo dalla Sezione Centro Ovest dei Georgofili il 13 novembre 2017

La prospettiva scientifica e gli sforzi dei ricercatori e di tutti gli attori del sistema agroalimentare sono oggi sempre più tesi a realizzare e garantire “innovazioni” del e nel prodotto mirate al miglioramento della qualità degli alimenti, della sostenibilità ambientale, del risparmio energetico: dal punto di vista di chi si occupa di Cultural studies suona come un’esortazione atta a realizzare strategie (tecniche e produttive) che siano in linea con gli stili di vita e di salute oggi richiesti.
E’ un cambiamento di senso impegnativo e insieme inderogabile che investe, nel caso specifico, la sfera culturale dell’iter vitale (naturale) della carne bovina lungo l’intera filiera: senso ormai da tempo non più riconducibile a simboli tradizionali dei secoli passati. Ma evidentemente un qualche recupero del passato pare urgere alle porte di consumatori e di attori del sistema come tentativo di ripristino, in forme nuove, dell’archetipo ottocentesco dell’«amato» e «pio bove» che solenne guarda «i campi liberi e fecondi», il cui mugghìo «nel seren aer si perde» e nel cui «occhio glauco» si rispecchia «ampio e quieto/ il divino del pian silenzio verde» di carducciana memoria. Una nuova sensibilità si va affermando anche per scongiurare il pericolo che si avveri la “profezia” lanciata da Emilio Salgari nel suo formidabile romanzo di fantascienza Le meraviglie del 2000 del 1907 (riedito da Transeuropa, 2011): «Mio caro signore la popolazione del globo in questi cento anni è enormemente cresciuta e non esistono più praterie per nutrire le grandi mandrie che esistevano ai vostri tempi. Tutti i terreni disponibili sono ora coltivati intensivamente per chiedere al suolo tutto quello che può dare. Se così non si fosse fatto a quest'ora la popolazione del globo sarebbe alle prese colla fame».
La sensibilità ecologica –diffusa nei paesi industrializzati, del benessere e del consumo- seppur animata da pulsioni fondamentaliste spinge verso la richiesta di una analisi integrata fra le discipline tecniche, scientifiche, economiche e quelle definite umanistico-sociali anche per meglio comprendere i comportamenti collettivi.
Infatti ciò che si definisce come prodotto contiene al suo interno una pluralità di realtà dato che il cibo – in questo caso: la carne bovina- come tutti i cibi non è solo mezzo o materia ma è oggetto e valore culturale, simbolo e mito, lavoro, responsabilità, salute; tanto più se la produzione e il consumo di carne bovina investono anche l’altra realtà che è quella della tutela dell’ambiente, della salute della “casa comune” (dall’etimo di “ecologia”: οἶκος "casa" e λόγος "discorso").

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Piante esotiche e paesaggio: quanto è "naturale" il nostro paesaggio?

Osservando certe zone della Toscana ma anche dell’Italia in generale, siamo abituati a considerare il paesaggio come “naturale”. L’ambiente che ci circonda è oggi caratterizzato da un’elevata biodiversità. Essa non deriva però dalla flora spontanea della nostra penisola, ma dal fatto che nel corso della storia l’uomo abbia introdotto moltissime piante. Queste "piante esotiche" hanno caratterizzato il nostro paesaggio a tal punto da darci l’impressione che ciò che ci circonda sia “naturale”. In realtà il paesaggio è frutto dell’azione dell’uomo, che lo ha modificato nel corso della storia per far fronte alle proprie necessità. Ripercorriamo brevemente le tappe salienti della storia dell’introduzione delle piante esotiche.
Prima dell’avvento dell’agricoltura, nel mondo vegetale si verificavano soltanto migrazioni naturali. Queste erano dovute a cambiamenti del clima o di altri fattori ambientali che spingevano le piante verso altri territori, grazie al trasporto dei semi da parte del vento, dell’acqua o degli animali. L’uomo dedicava tutto il tempo disponibile alla caccia e alla raccolta, non avendo risorse da dedicare ad altre attività.
Alla fine del Neolitico l’uomo inizia a selezionare, coltivare, trasportare e vendere le piante per soddisfare le proprie necessità alimentari o commerciali. Sarà grazie all'introduzione di piante provenienti da altri paesi che l’uomo plasmerà il paesaggio in cui viviamo. La domesticazione di piante e animali nelle prime civiltà sedentarie dà inizio a un processo di modificazione dell’ambiente naturale che è proseguito fino a oggi.
La nascita dell’agricoltura rappresenta dunque il primo grande fattore di cambiamento della distribuzione naturale della vegetazione. Si inizia così a parlare di “piante esotiche”, ovvero di piante originarie di una diversa zona geografica, che vengono introdotte dall'uomo per soddisfare i propri bisogni. E. Hyams intitolò infatti il suo volume sulla storia della domesticazione: “E l’uomo creò le sue piante e i suoi animali”, alludendo all'enorme cambiamento che l’agricoltura e l’allevamento apportarono alla flora e alla fauna autoctone.
Già in epoca romana erano state introdotte numerose piante dal Medio Oriente per scopi produttivi ma anche ornamentali, come il platano, l’oleandro e il pino domestico. Plinio, assai critico nei confronti dei costumi dei suoi contemporanei, deprecava l'ostentazione di piante esotiche nei giardini:
“Ma chi non avrebbe ragione di stupirsi che un albero sia stato importato da un paese diverso solo per la sua ombra? E’ il platano…”

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Illazioni sulla douglasia verde

L’articolo è tratto dalla relazione svolta durante la giornata di studio: PROGETTO DO.NA.TO. – Douglasiete Naturali Toscane (4 dicembre 2017)

Il fatto che la douglasia verde nella lunga area delle conifere giganti sia la specie più costante e frequente è di già un chiaro indizio di adattabilità.  Il suo ruolo è quello di una specie pioniera, molto capace di diffondersi in occasione di catastrofi anche a lunghi intervalli, perché è anche una specie molto longeva. La ricchezza genetica è senza dubbio una garanzia per la sopravvivenza della specie.  Lungo il suo areale [che in termini di latitudine va dalla latitudine della Scozia a quella della Calabria] la douglasia verde si è differenziata in più razze geografiche che hanno offerto una utile possibilità di scelta ai fini dell’introduzione in località diverse dell’Europa.

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Salse e orticoltura

Le salse da condimento sono antichissime e basta ricordare che una di queste caratterizza la cucina romana antica: il garum. Le salse sono una parte importante di ogni cucina tradizionale e al tempo stesso valorizzano molti prodotti orticoli, dal pomodoro al peperoncino e al prezzemolo, senza dimenticare il sedano e tanti altri erbaggi che devono la loro fortuna al loro uso nelle salse, come parti particolari di pesci, dalla salsa tonnata al colato di alici che si richiama al garum romano.
Le salse aggiungono sapore ai piatti e crescente è l’interesse dei consumatori di tutti i continenti per salse tradizionali e soprattutto nuove, con un mercato mondiale odierno di circa venti milioni di dollari, che si ritiene debba superare i 23 milioni nel 2020.

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“Un teorema chiamato desiderio”, lettura di Eduardo Saenz de Cabezon Irigaray

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I nostri veri “Alberi di Natale”

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Agricoltura e calamità naturali:boom di assicurazioni nel 2017

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L'agricoltura nazionale torna a concentrarsi sulla difesa del suolo

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I furti di olive in campagna

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La pizza napoletana è patrimonio dell'Unesco

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Master all’Università di Teramo su Ambiente e Aree Protette

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La Cia celebra i 40 anni all’Accademia dei Georgofili

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Burro, scusate ci eravamo sbagliati

Due volte nella polvere / due volte sull’altar canta Alessandro Manzoni nell’Ode Cinque Maggio riferendosi a Napoleone Bonaparte, e lo stesso si deve dire del burro, prima osannato, poi maledetto e che ora sta tornando in auge. Un altalenarsi tra buono e cattivo che si collega anche al variare della sua disponibilità. Una storia maledettamente complicata, quella del burro, iniziando dalla sua attuale scarsità e quindi alto prezzo dovuto a molti fattori, tra i quali emergono l’insufficiente produzione italiana di latte e la sua diminuita produzione in Europa, l’ostracismo all’olio di palma prontamente sostituito da burro, ma soprattutto alla progressiva e sempre maggiore richiesta di burro da parte dei cinesi che hanno scoperto i pregi della migliore pasticceria occidentale nella quale il burro è una base insostituibile. Se fino a qualche anno fa il burro era confinato tra i grassi maledetti e bandito dalle tavole, quasi fosse un criminale colpevole dei peggiori omicidi, ora inizia a essere riabilitato e non mancano elogi, confermando il vecchio e saggio detto che quando hai un dubbio su qualche novità, pensa a cosa e come mangiava tua nonna e, se l’hai conosciuta anche la tua bisnonna, e al tempo in cui, per indicare una persona fortunata, si diceva che era nata sul burro (non proprio così, ma il concetto era questo).
Tralasciando l’uso extranutrizionale e cosmetico del burro (come quello dell’Ultimo Tango a Parigi di Bernardo Bertolucci), storico (iniziando dagli asparagi di Giulio Cesare) o ludico (come nella canzone Eri Piccola Così di Fred Buscaglione) di questo alimento si sono dette ogni sorta di mali, senza considerare le quantità, le condizioni d’uso e che in una dieta di 2000 - 2500 Kcalorie, da 600 a 800 di calorie devono derivare da grassi, pari a circa 66 a 90 grammi di grasso. Di fronte a un consumo annuo per italiano di circa ventidue chilogrammi e mezzo di olii commestibili, dei quali dodici d’olio d’oliva, i consumi del burro sono tra i due e i due chilo-grammi e mezzo, pari a 5 – 7 grammi giornalieri che rappresentalo 36 – 50 Kcalorie, un valore molto limitato nell’apporto di grassi in una corretta dieta equilibrata. Inoltre, e come fin dal 2011 segnalato da Natale Giuseppe Frega su “Georgofili INFO” (http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=455), il burro ha attività antin-fettive e anticancerogene e contiene elementi importanti per la salute: sfin-gomieline, acido butirrico, tocoferoli, squalene, pigmenti carotenoidi, stero-li, vitamina A e soprattutto l’acido linoleico coniugato (c18:3, CLA). Quest’ultimo ha attività anticancerogena e agisce nel controllo della arteriosclerosi, diabete, obesità, svolgendo un’azione anticolesterolemica e di protezione dalle coronaropatie, con effetti positivi sulla formazione ossea e, come antinfiammatorio, in patologie come l’artrite reumatoide.

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Produzione della carne bovina e le sfide del prossimo futuro

C’è una sorta di antinomia di fondo tra il principio generale che sostiene il “benessere animale” e l’idea stessa di macellazione. Pur tuttavia è emersa la necessità di conciliare l’inconciliabile superando, almeno a livello concettuale, due necessità così evidentemente antitetiche. Da un lato il dovere di assicurare ai cittadini dell’Unione europea una alimentazione completa, dall’altro la volontà di rispettare quanti invece la rifiutano in nome di una crescente sensibilità etologica dai caratteri ancora indefiniti e fluttuanti. Inoltre, un certo tipo di macellazione, evidentemente anch’essa indispensabile a garantire la sicurezza alimentare di alcune fasce di popolazione, è organizzata su un quadro di regole religiose costruite su una base organica di norme che ne definiscono l’esecuzione, consolidandola. Una sfida principalmente culturale nella quale la Commissione europea non ha potuto fare altro che dettare le regole.
Lo scopo di questa relazione è quindi duplice: riunire ed esaminare la legislazione tecnica in materia di protezione degli animali e parallelamente, riportare gli elementi finora emersi dalla ricerca e dal dibattito avviati con il progetto europeo “Dialrel” *. Passando attraverso le fasi e i momenti più significativi dell’evoluzione legislativa, viene fornito all'uditore un quadro generale così articolato da permettere di coglierne i passaggi e le correlazioni con le altre normative e con le conoscenze scientifiche in materia. Sono inoltre analizzati compiti e responsabilità nel nuovo asse di suddivisione che demanda agli operatori del settore l’adozione delle misure di conformità e alle autorità competenti l’applicazione di appropriate tecniche di controllo ufficiale per la valutazione e per la verifica degli standard. L’applicazione delle norme di protezione si pone in un ciclo produttivo che deve svolgersi rispettando completamente il medesimo principio di tutela.

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Certificazioni, controlli, etichettatura nel mercato globale

“La Giornata di studio organizzata dall’Accademia ha consentito un efficace confronto sui temi della certificazione dei prodotti agricoli ed alimentari secondo una pluralità di prospettive e di esperienze, che hanno in larga misura confermato l’importanza della certificazione a tutela dei produttori e dei consumatori in un mercato sempre più globalizzato”, ha spiegato il professor Ferdinando Albisinni, ordinario di Diritto Agrario all’Università della Tuscia. 

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Ortofrutta, il tavolo che non c’è

Di questa incredibile, indecente latitanza non si possono accusare le rappresentanze del mondo produttivo privato e cooperativo. Che avevano messo a punto alcune priorità da portare su questo benedetto Tavolo ortofrutticolo nazionale: dal rilancio dell’export, alla necessità di maggiori controlli sull’import, dal catasto delle superfici frutticole alla trasformazione industriale per indigenti.

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I giovani e la cooperazione agricola: insieme si può!

La giornata di studio che si è tenuta recentemente nella sede dell’Accademia, in collaborazione con l’Alleanza delle Cooperative Italiane-agroalimentare-, ha affrontato la questione dei giovani in agricoltura ponendo al centro della sua soluzione il ruolo che può essere svolto dalla cooperazione.

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Le preziose risorse delle piante grasse

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Nuova piattaforma digitale per tutelare le risorse genetiche

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Che vi piaccia o no, il futuro dell’Africa risiede nelle colture OGM

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Sguardo al futuro. I 40 anni della Cia Toscana ai Georgofili

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Convegno a Roma il 12-13 dicembre su: “Agricoltura e cambiamenti climatici: sfide e opportunità”

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Spuntano ciliegie sugli alberi anche a dicembre

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Campi maledetti, lombrichi e lupi

Oggi sono maledetti o ritenuti tali i campi profughi e alcuni campi di calcio e tennis, ma al tempo delle società pastorali erano quei terreni di pascolo dove il bestiame contraeva una malattia mortale anche per l’uomo, il carbonchio ematico, così denominato per il sangue nero e le pustole nere degli ammalati e dei morti, ora noto con il termine anglofono di antrace, e cioè nero. Una malattia che nell’attuale società tecnologica di tanto in tanto torna alla ribalta come rischio di guerra batteriologica, come conseguenza del riscaldamento planetario o di un ritorno a sistemi d’allevamento pastorali.
Dalla fine del milleottocento fino a metà del millenovecento il carbonchio ematico è la malattia che occupa le pagine d’inizio nei trattati di malattie infettive, per il fatto che é la prima malattia batterica studiata scientificamente da Robert Kock, che nel 1877 ne isola l’agente causale il Bacillus antracis, e da Louis Pasteur che nel 1881 dimostra la grande efficacia di un vaccino da lui preparato. Quest’ultimo scienziato studia anche la diffu-sione e il mantenimento dell’infezione nei pascoli, mettendo in luce il ruolo delle spore del bacillo e il ruolo dei lombrichi che portano in superficie le spore presenti nei cadaveri di animali morti e sepolti a poca profondità, dando un significato concreto alla fama di campi maledetti che i pastori davano ai territori dove il bestiame si ammalava.
Inutili storie antiche? Forse no, perché chi scrive queste brevi note, in tempi vicini e tra il 1950 e il 1970, nelle Marche e nell’Emilia Romagna ha vissuto episodi di carbonchio ematico e di campi maledetti. Oggi in Siberia e con lo scioglimento del permafrost provocato dal riscaldamento del pianeta, le spore scongelate del carbonchio ematico dopo settanta anni dall’ultima epizoozia hanno provocato la ricomparsa della malattia nelle renne, dimostrando ancora una volta la loro sopravvivenza infettante per lunghissimi tempi. In modo analogo si deve temere la ricomparsa di questa malattia quando, in allevamenti biologici, si ricomincia a inviare gli animali al pascolo in quelli che erano campi maledetti, dove erano stati abbandonati e più o meno malamente seppellite carcasse di animali infetti, e dove in as-senza di concimazioni chimiche ricominciano a pullulare i lombrichi, che sono capaci di portare in superficie le spore di carbonchi ematico da strati di terra non molto profonda. Da qui la necessità, già indicata da Louis Pa-steur, di sotterrare gli animali morti profondamente, oltre un metro e mezzo.
Recentissima (agosto 2017) é la notizia di un focolaio di malattia in un allevamento al pascolo nel comune di Grottaferrata (Roma) che certa-mente pascolavano in un “campo maledetto” dal quale sono stati allontana-ti.
Il carbonchio ematico o antrace è una malattia altamente mortale non solo degli animali erbivori, ma anche dell’uomo, nel quale è molto perico-losa la forma polmonare causata dalla inalazione delle spore, come avveni-va in chi tosava le pecore ammalate e anche morte (malattia dei tosatori) e raccoglieva e lavorava gli stracci di lana (malattia dei cenciaioli), condizioni che oggi possono ritornare con importazioni di questi materiali da paesi infetti.

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Sostenibilità ambientale nella produzione di carne bovina*

* L’articolo è la sintesi della relazione svolta durante la Giornata di studio: “Innovazione di prodotto nella filiera della carne bovina per migliorare la qualità e la sostenibilità ambientale”, organizzata il 13 novembre a Viterbo dalla Sezione Centro Ovest dei Georgofili in collaborazione con Università della Tuscia, Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Viterbo e Ordine dei Tecnologi Alimentari - Campania e Lazio.

Negli ultimi anni è aumentata l’attenzione della opinione pubblica nei confronti dell'impatto che le pratiche agricole e zootecniche hanno nei confronti dell’ambiente e il consumatore è sempre più sensibile nei confronti della sostenibilità ambientale di queste pratiche. Numerosi studi condotti in contesti diversi testimoniano come la produzione di carne bovina contribuisce al rilascio di inquinanti nell'ambiente e al consumo di risorse naturali tale da risultare, tra i prodotti di origine animale, quella con l'impronta di carbonio e idrica più alta. Al tempo stesso l'incremento della popolazione mondiale sta aumentando la domanda di proteina di origine animale sui mercati internazionali, pertanto cresce la necessità di produrre i prodotti di origine animale in un modo più sostenibile.
L'impatto ambientale più dibattuto per la produzione di carne bovina riguarda le emissioni in atmosfera di gas ad effetto serra come il metano (CH4), il protossido di azoto (N2O) e l'anidride carbonica (CO2). Il consumo idrico e il cambiamento di uso del suolo da forestale ad agricolo (deforestazione) rappresentano impatti sulle risorse naturali imputabili alla produzione di carne bovina.  
Il crescente interesse verso le problematiche ambientali dei prodotti agro-zootecnici ha determinato lo sviluppo di metodologie analitiche come l’analisi del ciclo di vita (LCA) che consente la valutazione ambientale dell'intero ciclo di vita.
La ricerca ha consentito di individuare diverse soluzioni che possono contribuire a ridurre le emissioni sia per le attività di allevamento che per quelle agricole associate.

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Le carni suine in Sicilia: percorsi di tradizione e innovazione

Lo scorso 14 novembre 2017 a Palermo, si è svolta una giornata di studio su: “Le carni suine in Sicilia: percorsi di innovazione e tradizione”, organizzata dalla Sezione Sud-Ovest dell'Accademia dei Georgofili.

Oggi la filiera delle carni suine, dai campi alla tavola, è rappresentata con evidenze scientifiche che coinvolgono sia la produzione e la selezione degli alimenti per gli animali, sia la fase di allevamento, con spunti differenziali tra il Suino bianco e il Suino nero che sono espressione di biodiversità e tipicità di un territorio.

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Giornata di studio in memoria di Pierlorenzo Secchiari sulle recenti acquisizioni delle scienze animali

A seguito della recente scomparsa del prof Pierlorenzo Secchiari, ordinario di Zootecnica generale presso l’Università di Pisa, l’Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali (ASPA), insieme all’Accademia dei Georgofili, ha organizzato un convegno sul tema della qualità dei prodotti di origine animale, un argomento di ricerca sul quale il prof Secchiari ha dedicato buona parte della sua lunga e proficua carriera.

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Biocarburante dalle tazzine, a Londra i bus vanno a caffè

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I giovani: "Torniamo alla terra". A dicembre 8mila ettari di terreni pubblici in vendita

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Basta una pianta alla fermata del bus, la natura come terapia antistress

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Prosciutto di Parma e parmigiano trasformati in prodotti finanziari

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Mosca brinda al cambiamento climatico la Russia è tornata il granaio del mondo

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Unione Europea: yogurt ‘greco’ solo quello prodotto in Grecia

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In Calabria un convegno sulla gestione del territorio dopo gli incendi

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Libri di testo nella formazione agraria universitaria, se ne parla ai Georgofili

Giovedì 23 novembre alle ore 10, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà una tavola rotonda sul tema: I libri di testo nella formazione agraria universitaria.
C’è stato un tempo in cui i migliori professori universitari scrivevano il proprio libro sulla materia di cui erano maestri. Era una sfida con se stessi e con la capacità di sintetizzare il bagaglio di nozioni, spiegazioni, esempi e illustrazioni che l’opera richiedeva. Oggi ai professori universitari si chiede tutto, ma non di scrivere libri di testo: stranamente questo è diventato un lusso.
Non è dunque sorprendente che, negli ultimi tempi, la pubblicazione di un nuovo libro di testo per l’Università sia diventato, per quasi tutte le discipline, un evento assai poco frequente; questo nonostante la riforma degli ordinamenti didattici, con il passaggio allo schema articolato nella sequenza laurea triennale – laurea magistrale, abbia richiesto una profonda rilettura della modalità di trasmissione delle conoscenze – sia in termini quantitativi, sia in termini qualitativi – e dei relativi materiali a uso degli studenti.
Tali considerazioni si incrociano in un contesto storico caratterizzato, grazie alla pervasività delle tecnologie digitali e telematiche, da una estrema facilità di accesso alla conoscenza che rende peraltro evidente, forse ancora più che in passato, l’utilità di dispositivi che la organizzino in modo guidato, per evitare la cosiddetta “disinformazione da eccesso di informazione”.
La scrittura dei libri di testo è inoltre una formidabile opportunità di riflessione sul significato ontologico delle discipline, per ridefinirne principi, obiettivi e strumenti e uniformarne concetti, approcci e terminologie. In questo, le Società Scientifiche possono svolgere un prezioso ruolo di animazione e di coordinamento.
Intorno a questi temi dibatteranno esponenti di discipline che hanno recentemente affrontato questa sfida, rappresentanti del mondo editoriale, degli studenti e del sistema di valutazione nazionale.

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Il progetto “Kilometro verde” per rendere l’aria più pulita e il paesaggio più bello lungo l’autostrada

L’intervento riguarda una fascia di 11 km posta lungo l’A1 a Parma e dove si affacciano aziende di importanza nazionale, Il masterplan, finanziato da DAVINES spa, una delle aziende coinvolte, ha come obiettivo la valorizzazione paesaggistico-ambientale di questo tratto dell'autostrada A1che presenta delle criticità paesaggistiche ed ecologiche evidenti. Oltre al contributo in termini di mitigazione dell'inquinamento, aumento della biodiversità e maggiore resilienza della cintura periurbana di Parma, l'obiettivo del masterplan del Kilometro Verde è tracciare un segno paesaggistico forte, capace di dare una nuova identità a un paesaggio altamente frammentato. Il masterplan del Kilometro Verde affronta infatti alcune tematiche fondamentali: la beautification e la mitigazione dell'autostrada A1, attraverso la creazione di una fascia verde con alberi, arbusti e prati capace di limitare l'impatto dei gas di scarico prodotto dall'autostrada e allo stesso tempo in grado di creare un landmark territoriale ben riconoscibile. Il ruolo del KM verde sarebbe anche rilevante in termini di corridoio ecologico in quanto permetterebbe la ricucitura degli ecosistemi locali collegandoli tra loro e con il reticolo ecologico ed idrografico esistente. Inoltre, vista la presenza di numerose e importanti aziende italiane nella zona, il masterplan propone poi la valorizzazione delle sedi aziendali con la progettazione di un grande business park. Dal punto di vista scientifico, il progetto comprende infine la programmazione di una campagna di monitoraggio e validazione per misurare in sito, ex post, i reali effetti benefici del verde sui vari fattori citati, a cominciare dalla rimozione degli inquinanti.
L’auspicio è che questo progetto costituisca il primo esempio per interventi analoghi e che possa anche fare da monito per la progettazione integrata delle infrastrutture per evitare di intervenire successivamente con maggiore difficoltà ed impegno di risorse.

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Il tabacco in tavola

Il tabacco, estromesso come fumo dalle sale dei ristoranti, sta rientrando sulle tavole per aromatizzare nuovi piatti, recuperando anche passate tradizioni.

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L’acquacoltura in Sicilia

Sintesi del convegno organizzato dalla sezione di Sud-Ovest dei Georgofili con il supporto del Dipartimento della Pesca Mediterranea della Regione Siciliana, che si è svolto a Palermo il 9 novembre 2017 ed ha visto la partecipazione di relatori del mondo Istituzionale e Accademico. L’incontro ha affrontato in maniera integrata i temi della sostenibilità delle produzioni dal punto di vista gestionale, biologico, ecologico ed economico, della qualità della filiera e dell’innovazione tecnologica come strategia per lo sviluppo del settore.

A livello mondiale, l’acquacoltura fornisce quasi la metà dei pesci, dei crostacei e molluschi destinati al consumo umano (46%) e previsioni della FAO indicano che questa attività consentirà di colmare il crescente divario tra l’offerta del settore pesca e la domanda mondiale di pesce, assicurando più del 50% del fabbisogno mondiale.

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Dal grano duro all'olivo: attività di ricerca nel tacco d'Italia

Il 9 novembre 2017 si è tenuta presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa, una lettura del prof Luigi De Bellis dal titolo "Dal grano duro all'olivo: attività di ricerca nel tacco d'Italia". L’accademico, attualmente Direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali dell’Università del Salento, Lecce, è stato introdotto dall’attuale Direttore del DiSAAA-a, prof. Alberto Pardossi, nonché compagno di corso ed amico del prof. De Bellis. E’ seguito un saluto da parte dell’attuale Presidente della sezione Centro-Ovest dell’Accademia dei Georgofili, Amedeo Alpi.

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Una patata arricchita di vitamina A ed E

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Dal riciclo degli scarti, innovativi bio rivestimenti edibili per conservare meglio la frutta

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Il grasso che fa bene al cuore: lo studio di Harvard sulle proprieta' delle noci

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FORUM RICICLO 2017 al Centro Pecci di Prato il 24 novembre

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Una riforma della PAC a fine novembre?

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Sviluppo e Barriere al commercio internazionale del vino: EU – Cina – Russia, incontro ai Georgofili il 1 dicembre

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Certificazione e controlli nel mercato globale, giornata di studio all'Accademia dei Georgofili il 28 novembre

Martedì 28 novembre 2017, dalle ore 9.30 alle 17.30, si svolgerà all'Accademia dei Georgofili una giornata di studio su: "Certificazione e controlli nel mercato globale: costo od opportunità per le imprese agricole e alimentari?", organizzata dall’Accademia in collaborazione con l’Associazione Italiana di Diritto Alimentare (AIDA).
La giornata di studio è valida per i CREDITI FORMATIVI dell'Ordine degli Avvocati di Firenze e del CONAF.

Il mercato dei prodotti agroalimentari è sempre più un mercato globale e transnazionale, nel quale operano – accanto alle tradizionali fonti ed istituzioni di matrice statale o comunque pubblica – fonti private, autorità regolatrici, norme tecniche, regole applicative, standard di origine privatistica, ma di assai incerta collocazione nella dicotomia pubblico-privato, cogente-volontario, che ha guidato a lungo gli ordinamenti nazionali, con una geometria limpida e rassicurante, ma ormai perduta. Ai controlli ufficiali, affidati a soggetti pubblici ed articolati secondo i modelli propri del procedimento amministrativo, si sono affiancati in misura crescente certificazioni affidate a soggetti privati operanti secondo logiche di mercato e di concorrenza. In particolare, per quanto attiene alle certificazioni di qualità, siano esse quelle normativamente definite (DOP, IGP, e STG per prodotti alimentari, DOP e IGP per vini e prodotti alcolici, prodotti biologici, prodotti da agricoltura integrata, altri prodotti di qualità come identificati dal Regolamento UE n. 1151/2012) o quelle volontarie, il modello uniformemente adottato in Europa è quello della certificazione a titolo oneroso ad opera di organismi previamente iscritti in Registri nazionali, soggetti al controllo di un’Autorità pubblica. A far tempo dal Regolamento CE n. 765 del 2008, l’accreditamento degli organismi di certificazione in ciascuno degli Stati membri è affidato ad un “unico organismo autorizzato da tale Stato a svolgere attività di accreditamento” (per l’Italia: Accredia), e la vigilanza sulla loro attività è affidata all’ICRF del Mipaaf. Ne risulta un sistema complesso, che comporta per le imprese agricole ed alimentari rilevanti oneri organizzativi oltre che economici, ma che nel medesimo tempo consente ai produttori, anche di piccole dimensioni, di presentarsi sui mercati, domestico e globale, offrendo ai consumatori la garanzia di prodotti conformi agli standard di qualità dichiarati.

La Giornata di studio si propone come occasione di confronto su questi temi secondo una pluralità di prospettive e di esperienze, ed intende esaminare criticità e punti di forza del sistema di certificazione dei prodotti agroalimentari quale concretamente realizzato nel nostro Paese, così da poter formulare proposte condivise per le sfide che la globalizzazione dei mercati pone ai produttori.

PROGRAMMA (PDF)

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Gastronomia del pomodorino

Due sono i vegetali che si fregiano della qualifica “da tavola” o “da mensa”: l’uva e il pomodoro, una attribuzione che hanno conquistato con la loro qualità gastronomica e la grande diversificazione di forme, colori e soprattutto gusti che sono richiesti e valorizzati da una cucina sempre più attenta agli alimenti d’origine vegetale e da una dalla gastronomia che valorizza i caratteri degli alimenti.
Nel passato la cucina borghese ottocentesca dei sughi e delle salse copriva i sapori originari creandone di nuovi ma, a partire dalla Nouvelle Cuisine, questo è uno dei suoi pregi, nell’odierna gastronomia gli alimenti devono avere e mantenere i loro sapori e in particolare un pomodoro deve sapere di pomodoro. Questo cambiamento gastronomico ha portato alla ricerca sempre più raffinata di nuovi colori, forme e soprattutto sapori e per quanto riguarda il pomodoro, da diverso tempo è avvenuta la differenziazione tra il pomodoro da industria per la preparazione di conserve, passate e salse, e il pomodoro da tavola o da mensa.
Tra i pomodori da tavola, accanto a quelli tradizionalmente usati in insalata e tra questi il classico cuore di bue, recentemente hanno avuto su-cesso e si sono diffusi piccoli pomodori tra i quali il ciliegino, il datterino e il mini-plum, con un’esplosione senza fine di varietà che si differenziano per forma, colore, aroma e sapore, assumendo denominazioni le più diverse, a volte fantasiose e spesso divertenti. Molte sono le proposte dei pomodorini allungati con frutti eleganti, di un bel colore verde brillante o rosa, con una costolatura regolare ed elegante o con le bacche a grappolo. Queste nuove ed interessanti tipologie, e tante altre ne compaiono e ne sorgono ogni stagione, per la loro piccola dimensione si adattano al consumo snack, anche fuori pasto e in ogni momento della giornata.
Odiernamente il pomodoro da mensa nelle due grandi categorie da insalata e da snack non è più una commodity, ma è divenuto un considerevole settore del Made in Italy dell'agroalimentare vivendo un'importante evoluzione, favorita in particolare dal nuovo e particolare posizionamento nella alimentazione dei pomodorini da mensa.

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Quali orizzonti per la futura nutrizione mondiale?

Nell’ultimo mezzo secolo la popolazione umana è più che raddoppiata, superando, già a fine 2011, sette miliardi. Tuttavia, anche la produzione alimentare mondiale, nello stesso periodo, è più che raddoppiata con un dimezzamento del costo dei cibi, di cui, ovviamente, ha beneficiato buona parte dell’umanità, tranne il miliardo di persone che ancora oggi soffrono la fame. Ciò principalmente a causa della loro povertà, che non permette loro l’acquisto di cibo, anche se disponibile.

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Lettera aperta a La Nazione

A pagina 12 de "La Nazione" di domenica 12 novembre si parla della storia del motore a scoppio di origine fiorentina. Fa a tutti piacere ricordare le benemerenze della nostra città; dispiace invece che non venga, nel caso specifico del motore a scoppio, ricordato il ruolo svolto dall’Accademia dei Georgofili e più volte pubblicamente ricordato. In proposito vi è ormai una letteratura che non può essere trascurata ed esistono documenti che non possono essere messi in discussione. E’ opportuno infatti ricordare che l’intervento dei Georgofili ha di fatto evitato che la priorità dell’invenzione venisse attribuita al brevetto inglese, essendo invece documentata formalmente dai documenti conservati in Accademia la precedenza degli italiani Barsanti e Matteucci, quando ancora non esisteva in Toscana una normativa che ne tutelasse i loro diritti.

A pagina 12 de "La Nazione"  di domenica 12 novembre si parla della storia del motore a scoppio di origine fiorentina. Fa a tutti piacere ricordare le benemerenze della nostra città; dispiace invece che non venga, nel caso specifico del motore a scoppio, ricordato il ruolo svolto dall’Accademia dei Georgofili e più volte pubblicamente ricordato.

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Giornata di studio dedicata a Paolo Alghisi

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Chi è Bruno Mezzetti, che migliora le piante che mangiamo

Pubblichiamo l’intervista di Antonio Pascale a Bruno Mezzetti, uscita su “Il Post” lo scorso 7 novembre 2017

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Glifosate, finalmente un po’ di chiarezza: il documento della SIRFI (Società Italiana per la Ricerca sulla Flora Infestante)

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Successo dell’incontro all’Accademia dei Georgofili su territorio e prodotti del Valdarno Inferiore

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Giornata Nazionale degli Alberi, a Firenze convegno sul patrimonio arboreo delle città

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Il Castagno

Il testo è un resoconto della riunione organizzata dall’ Accademia dei Georgofili sezione Sud –Est il 12 ottobre 2017

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Accademia dei Georgofili e CAI, al via percorso per iniziative congiunte

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Cibo e Cultura: l'alimentazione umana tra fabbisogni nutrizionali, tradizione, qualità del cibo e sostenibilità ambientale

E’ ben noto che «il diritto al cibo» resta una semplice affermazione ideologica se non la si correla al dovere di produrlo! Nei prossimi trent’anni per tenere il passo con la domanda di alimenti bisognerebbe produrre il 70-100% in più di cibo! Non vi è attività umana che non abbia impatto sull’ambiente. Si tratta di un sistema complesso caratterizzato tra l’altro dai consumi di energia, dalle emissioni in atmosfera di gas serra, dalle variazioni climatiche, dalla utilizzazione di suolo, acqua, nutrienti … e via dicendo.
Se un battito d’ali di una farfalla in Brasile, a seguito di una catena di eventi, può provocare un tornado nel Texas chissà cosa può provocare anche il più piccolo e insignificante dei nostri gesti. E’ il cosiddetto “effetto farfalla” che Edward Lorenz, pioniere della teoria del caos, definì durante una sua conferenza tenuta nel 1979. In altri termini piccole variazioni nelle condizioni iniziali di un sistema possono produrre grandi variazioni nel comportamento a lungo termine.
Al 2050 la popolazione globale è proiettata verso i 9 miliardi e più di persone. Da qui nascono due inderogabili interrogativi riguardanti, il primo la capacità del pianeta di sostenere questa tendenza, il secondo la disponibilità di risorse per tutti. Consci del fatto che negli anni ’60 eravamo circa 3,5 miliardi, che all’inizio del nuovo secolo siamo passati da 6 a 6,7 miliardi nel 2015, la FAO chiede di aumentare le produzioni primarie diminuendo l’impatto sull’ambiente.
Si tratta di agire per tempo in un ambito caratterizzato da molteplici problematiche, in particolare una progressiva diminuzione delle risorse primarie (acqua, suolo, prodotti petroliferi…) ed energetiche in uso, tenuto conto che i terreni agricoli sono il 10% delle terre emerse. Tutto questo a fronte poi del rincaro dei prezzi dei fattori produttivi (specificamente la logistica), di una diminuzione dei prezzi di vendita dei prodotti agricoli e zootecnici e infine di un continuo ed inarrestabile mutamento del clima.
L’impatto ambientale ha raggiunto proporzioni tali da definire come “antropocene” l’attuale era geologica in cui l’uomo e le sue attività sono ritenute le principali cause delle variazioni ambientali e climatiche (Paul Jozef Crutzen, premio Nobel, 1995).

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Mezze verità non sono sicurezza alimentare

Già negli anni novanta del secolo scorso gli Stati Uniti hanno un si-stema di monitoraggio della sicurezza degli alimenti importati. Il sistema è costruito su un campionamento che tiene conto della quantità della categoria dei cibi e su analisi di laboratorio per la ricerca di contaminanti, tossici, farmaci e quanto non permesso dalle leggi statunitensi. Ogni anno, in una prima fase, con un migliaio di campioni opportunamente scelti e un totale di circa centomila analisi gli US riescono a individuare aree a rischio sulle quali, in una seconda fase, approfondiscono analisi, ricerche e indagini per ottenere i dati necessari per intervenire e assicurare elevati livelli di sicurez-za alimentare alla popolazione americana. In Europa, solo dopo l’incidente della Mucca Pazza e a seguito del Regolamento CE 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, è istituito un Sistema di Allerta Rapido (RASFF) analogo a quello americano. I due sistemi non sono però uguali soprattutto in due punti. Il primo riguarda i cosiddetti “oggetti del contendere” che dividono USA e Europa cioè gli ormoni, i farmaci e quant’altro che sono ammessi o vietati da una parte e non dall’altra. Il secondo punto è che diversi sono gli stili alimentari e quindi la quantità che le singole categorie di alimenti hanno nei due paesi. Anche dalla diversità dei due sistemi sor-gono divergenze e difficoltà nel commercio tra US e UE.
Il sistema di allerta europeo di comunicazione rapida RASFF (Rapid Alert System for Food and Feed) prevede il ritiro di prodotti pericolosi per la salute umana o animale. Le notifiche sono comunicate e condivise tra gli Stati membri in tempo reale. Nel caso di rischio grave ed immediato (esempio tossina botulinica), in Italia funziona l’immediato sequestro dei prodot-ti da parte del Comando Carabinieri della Sanità e degli Assessorati Regionali e la procedura di emergenza può essere integrata con comunicati stampa per informare i cittadini sul rischio legato al consumo di un determinato prodotto e sulle modalità di riconsegna dell’alimento. Presso l’EFSA e il Ministero della Salute esistono siti web che consentono di conoscere le notifiche settimanali divise in new alert notification per i prodotti a rischio che sono sul mercato europeo e le new information notification per i prodotti non presenti sul mercato europeo o già sottoposti a misure di controllo dal paese interessato e da questi siti chiunque può ricavare notizie e farne buono o cattivo uso, trasformandole anche in fake news, notizie distorte e più o meno ingannevoli.
Non è raro che le informazioni fornite dal sistema RASFF siano divulgate solo parzialmente, senza una corretta interpretazione che deve considerare anche la quantità dell’alimento. Ben diversi sono i rischi per una micotossina trovata in una partita di pepe, usato in minime quantità e solo da poche persone, o per la stessa micotossina presente nel frumento che trasformato in pane o pasta è mangiato in grande quantità da moltissime persone.

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La filiera delle carni di selvaggina

In genere nel nostro Paese l’interesse per la sicurezza delle carni di selvaggina si è cominciato a manifestare successivamente all’adozione del cosiddetto “pacchetto igiene” europeo, una serie di Regolamenti europei che nel 2004 hanno definito in modo organico gli adempimenti pubblici e privati a prevenzione e tutela della salute dei consumatori di alimenti di origine animale, compresi quelli di specie selvatiche. In realtà il “pacchetto igiene” dava compimento ad un percorso comunitario iniziato oltre vent’anni prima da direttive europee che però alcuni Stati membri hanno recepito con scarsa o nulla considerazione per la parte relativa alla caccia e alla pesca.

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Affidato ai Georgofili il Crocifisso dell’Aula Magna dell’Ateneo fiorentino

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Usare i batteri per un’agricoltura migliore

Ripubblichiamo l’intervista di Antonio Pascale a ROBERTO DEFEZ, da “Il Post” del 30 ottobre 2017

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Il contributo della ricerca per il settore agrumicolo

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In Francia è finito il burro ed è un problema serio. C’entra la Cina…

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Dagli oli essenziali realizzato un erbicida naturale

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Bando per giovani ricercatori per la partecipazione al 16th Euro Fed Lipid Congress a Belfast (UK)

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AgroInnovation Award: iscrizioni aperte fino al 31 dicembre 2017

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Master Universitario di II livello in "Governance dei servizi ecosistemici e dei Pes per lo sviluppo economico delle aree interne"

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Giovani e cooperazione agricola, se ne parla ai Georgofili il 9 novembre

Il ricambio generazionale in agricoltura è un obiettivo strategico della politica agricola che, a partire dalle Direttive socio-strutturali del 1972, è stato costantemente incentivato in tutte le riforme della PAC che si sono succedute fino ad oggi. Lo sarà ancor più in futuro in quanto presupposto della competitività dell’agricoltura legata a percorsi di innovazione a tutto campo che le giovani generazioni di agricoltori sono in grado di meglio assimilare. La scelta del modello cooperativo per affrontare problemi occupazionali e reddituali dei giovani che decidono di restare in agricoltura o di intraprendere una propria attività in tale settore appare oggi portatrice di molteplici opportunità. Il modello cooperativo infatti può essere utilizzato in attività di diversa natura: dalla conduzione dei terreni, alla prestazione di servizi e alla trasformazione dei prodotti. Esso favorisce l’affermarsi di nuova imprenditorialità con uno spirito di socializzazione favorito dai nuovi mezzi di comunicazione diffusi anche nelle campagne.

Con la giornata di studio su “Giovani e cooperazione agricola, insieme si può!” che si svolgerà nella sede accademica il 9 novembre 2017, dalle ore 9 alle 13,  l’Accademia dei Georgofili e l’Alleanza delle Cooperative Italiane – Agroalimentare intendono promuovere un momento di discussione sul tema della cooperazione, illustrando sia gli strumenti normativi oggi disponibili per favorire l’ingresso dei giovani nel settore agricolo, sia presentare alcune esperienze cooperative significative presenti in Italia.

Sarà presente Luca Sani, presidente Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati.

PROGRAMMA (pdf)


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Promuovere e tutelare i prodotti tipici toscani: ai Georgofili nuovo incontro sul Valdarno Inferiore

Continua con successo il ciclo di incontri “I territori della Toscana e i loro Prodotti”, organizzato da Accademia dei Georgofili e Anci Toscana, con il patrocinio di Unicoop Firenze, nella sede dell’Accademia agli Uffizi. Il prossimo appuntamento è previsto nella mattinata di mercoledì 8 novembre e sarà dedicato al Valdarno Inferiore, ovvero ai territori della valle del fiume che vanno da Firenze alla foce.
Obiettivo degli incontri: coinvolgere le aziende locali, tutelare le piccole produzioni, individuare i punti di forza dal punto di vista nutrizionale e gastronomico, rinnovare il marketing puntando sulla qualità e l’unicità, inserirsi fra i prodotti di nicchia della grande distribuzione.
Ad aprire i lavori alle 9.45 sarà Giampiero Maracchi, presidente dell’Accademia dei Georgofili e Vittorio Gabbanini, referente di settore Anci Toscana e sindaco di San Miniato. Interverranno poi Giulia Deidda, sindaco di Santa Croce sull’Arno; Giulio Nardinelli assessore di Castelfranco di Sotto; Samuele Fiorentini assessore di Montopoli.
Le relazioni saranno di Delio Fiordispina, presidente della Fondazione San Miniato Promozione; Giovanni Belletti dell’Università di Firenze; Manuela Giovannetti del Centro Nutrafood Università di Pisa; Francesco Cipriani della Azienda USL Toscana Centro; Fabio Voller dell’Agenzia Regionale di Sanità; Franco Cioni di Unicoop.
A seguire gli interventi programmati: Guido Franchi, vicepresidente dell’Associazione Tartufai delle colline sanminiatesi; Leonardo Beconcini, presidente dell’Associazione Vignaioli di San Miniato; Andrea Falaschi dell’omonima Macelleria Norcineria di San Miniato; Maurizio Castaldi della Macelleria Lo Scalco; Paolo Gazzarrini del  Cantuccio di Federigo; Claudio Savini di Savitar; Angelo Scaduto presidente della Pro Loco di Santa Croce sull’Arno; Luca Collecchi enologo della Fattoria Varramista di Montopoli; Antonio Morelli del Pastificio Morelli San Romano di Montopoli;
L’incontro si chiuderà con la presentazione e la degustazione dei prodotti tipici del Valdarno Inferiore (tartufo bianco di San Miniato, fegatelli, rigatino finocchiato, salame al vino, spuma di gota di maiale, mallegato ecc.), a cura di Lucia Alessi Condotta di Slow Food.

PROGRAMMA (pdf)

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L’agricoltura produce ancora un bel paesaggio

E’ la cura, l’azione umana, che crea l’ordine dei campi, la trama, la diversità o l’omogeneità paesaggistica a conferire bellezza ed a farci apprezzare, ancora oggi, come in passato, la meraviglia della natura. Perché è questa natura addomesticata che noi apprezziamo, da cui traiamo pace e godimento.

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L’Agricoltura 4.0 tra leggenda e realtà: il progetto AGRIDIGIT

Sotto il nome di Agricoltura 4.0 si può identificare quel complesso di ausili tecnologici e formativi che inducono una conoscenza ed una intelligenza aumentata, di cui devono poter disporre tutti, in qualsiasi luogo e per qualsiasi segmento produttivo.

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Le prossime generazioni disporranno di cibo sufficiente?

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L’ abbattitore cambia la cucina

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Il bosco, una risorsa cha va valorizzata

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La Germania vieta l’uso di concentrati vegetali nei prodotti a base di carne

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Agricoltura indietro su tech, 'il cibo è la nuova religione'

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Castagne: il valore nutraceutico del riccio

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Sei società prossime alla fusione: potrebbe nascere il più grande oligopolio agricolo della storia

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“Vino naturale” e “vino logico”: due mondi e due modi di intendere l’enologia

L’enologo Roberto Potentini, svolgerà una lettura sul tema “vino naturale”e “vino logico” presso l’Accademia dei Georgofili, giovedì 26 ottobre alle ore 16.30

L’enologia del terzo millennio si caratterizza per la ricerca dell’armonia con la Natura. Oltre ai vini Biologici e Biodinamici che si realizzano all’interno di percorsi ufficiali di certificazione, oltre all’agricoltura di precisione impegnata nella ricerca della “sostenibilità” ambientale, stanno avendo sempre maggiore interesse i cosiddetti vini “Naturali”, sorti come movimento spontaneo ancora non legalmente riconosciuto e che rappresentano una piccola ma significativa parte della produzione vitivinicola nazionale ed europea.
Il successo del vino naturale è legato alle esigenze di quella parte di produttori e consumatori che, legittimamente, seguono un’idea di “naturalità” che fa leva più sull’emotività che sulla razionalità e sulla conoscenza scientifica. Spesso queste attività produttive si sviluppano, intenzionalmente, senza le necessarie cognizioni scientifiche e tecniche, nella convinzione che è la natura a trasformare l’uva in vino.  La forte esposizione mediatica di questi vini naturali ne ha amplificato l’effettiva dimensione sul mercato e ha approfondito la frattura con il vino convenzionale. Bisogna uscire dalla logica distruttiva del conflitto, confrontare serenamente “Vino Naturale” e“Vino Logico” per capire quale potrebbe essere la giusta informazione per il consumatore e creare sinergia nel mercato del vino.


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Le piante da profumo nella tradizione italiana

La storia dei profumi risale all’antichità, legata a riti religiosi e alle usanze cosmetiche.
Dopo la parentesi medioevale, in cui furono messi al bando i piaceri della vita, l’uso dei profumi importati dal mondo arabo ebbe grande diffusione in Italia a partire dal Rinascimento. Il profumo diventa un segno di distinzione dei nobili e dei ricchi, un marchio odoroso che allontana dagli effluvi popolari e dalla dilagante sporcizia. Nelle classi agiate, il profumo assume un ruolo fondamentale nell’igiene personale, come unica possibilità di pulizia, essendo stato progressivamente eliminato l’uso dell’acqua. Motivi di carattere religioso, che consideravano le terme luoghi peccaminosi più che utili alla cura personale, ma anche la convinzione medica che l’acqua ed i bagni caldi fossero vettori di malattie attraverso i pori della pelle, avevano indotto ad una specie di pulizia “a secco”. Pertanto, creme, pomate, unguenti, polveri, profumi avevano il compito di celare i cattivi odori. 
Nella Firenze rinascimentale si affermò la corporazione degli speziali, a cui appartenevano anche i profumieri che sollecitati dalle richieste di donne famose, Isabella d’Este, Caterina dei Medici, Lucrezia Borgia, di e Firenze fu per lungo tempo il centro della creazione europea. Verso la fine del XVII secolo, la creazione dell’acqua di Colonia segnò il declino della profumeria italiana e l’inizio di quella moderna.
Per la nota dolce e soave e la delicatezza della fragranza, la rosa costituisce la più larga base impiegata in profumeria. L’industria delle essenze utilizza la rosa muschiata, la rosa rifiorente “Ulrich Brunur”, nel passato coltivata in riviera, come la “Rosa d’Italia, la rosa centifoglia e la rosa damascena. Un ettaro di piantagione produce circa 4-5 t di petali, da cui si estrae un kg di essenza. Il profumo dell’assoluta di “Rosa di Maggio”, è presente nel profumo più costoso del mondo “Joy” creato dallo stilista Jan Paton nel 1930. 
L’essenza di agrumi hanno un ruolo importante per la nota olfattiva di freschezza e di armonia, che il creatore di profumi di classe utilizza nelle sue composizioni. Le essenze agrumarie hanno avuto grande successo nel passato nella preparazione di acque aromatiche, fra cui la famosa “acqua ninfa” e l’universale acqua di colonia, attribuito all’italiano Giovanni Maria Farina, stabilitosi a Colonia per commerciare profumi nei primi anni del 1700.
L’acqua di colonia passò nel 1862 in proprietà della casa Roger e Gallet, conosciuta come “Eau de Cologne” divenendo un’acqua di toilette incomparabile, per le proprietà toniche e rinfrescanti. 

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Food defense e comunicazione del rischio alimentare

Food Defense o Tutela dell’Alimento parte da un piano diffuso dallo FSIS (Food Safety and Inspection Service degli USA) per prevenire, proteggere, mitigare, rispondere e contrastare una contaminazione intenzionale degli alimenti compiuti come atti terroristici allo scopo di provocare panico, shock e danni economici, iniettando veleni in prodotti alimentari già pronti per il consumo. Un pericolo che è associato anche al terrorismo.

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Clima e Mezzogiorno: una proposta operativa

Sempre più spesso i mass media riportano notizie riguardo probabili cambiamenti del clima, sia a livello globale che locale, probabilmente causati da una serie di inconvenienti creati dallo sviluppo della civiltà tecnologica attuale: effetto serra, legato all’incremento della CO2 ed altri gas che inducono la desertificazione, la continua riduzione dei grandi polmoni del mondo (le foreste tropicali), il riscaldamento e l' inquinamento dei mari ecc.

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Possibili risparmi idrici a livello aziendale

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La cocciniglia più diffusa negli oliveti siciliani e calabri

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Cibo è potere, l’ultimo libro di Giovanni Ballarini con la prefazione di Franco Cardini

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Il IV Convegno Nazionale dell’Olivo e dell’Olio

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Obbligo di etichettare l’origine dei pomodori loro conserve, sughi e derivati

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Brevi notizie sulla Xylella fastidiosa

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Workshop su Precision Forestry: prospettive e applicazioni a supporto dell’attuazione della strategia forestale nazionale e delle politiche di sviluppo rurale

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Gestire il bosco: una responsabilità sociale. Le foreste incontrano i rappresentanti della politica nazionale.

Per portare all’attenzione della politica la necessità di una corretta ed efficace gestione del patrimonio forestale nazionale, mercoledì 25 ottobre, alle ore 15.00, nella Sala Capranichetta dell’ Hotel Nazionale in Piazza Montecitorio a Roma, si terrà un incontro promosso dall’Accademia dei Georgofili insieme a numerosi soggetti del mondo accademico-scientifico, produttivo-imprenditoriale e sociale-ambientale.
L’iniziativa, è rivolta principalmente ai rappresentanti della politica nazionale e regionale (parlamentari sia della Camera che del Senato della Repubblica che Assessori all’Agricoltura, Foreste e Ambiente delle Regioni e Province Autonome), alla stampa e mass media in generale.
Vuole sensibilizzare i rappresentanti politici sull’importanza del bosco e delle sue funzioni.
Tutelare, valorizzare e quindi, gestire attivamente il patrimonio forestale nazionale è una necessaria e urgente responsabilità che il Paese deve assumersi. Una responsabilità sociale, economica, ambientale e quindi politica non più rinviabile, resa anche evidente con gli eventi estremi dell’estate 2017.
Il patrimonio forestale nazionale e le  sue filiere produttive, ambientali e socioculturali assumono un ruolo sempre più strategico e trasversale per il futuro del  nostro Paese. Una corretta gestione delle foreste può rispondere efficacemente alle attuali necessità di governo del territorio, assetto idrogeologico, prevenzione antincendio e alle moderne esigenze economiche, produttive e occupazionali delle aree di montagna e interne del Paese, nonché ai precisi obblighi internazionali ed europei assunti dal Governo italiano in materia di ambiente e paesaggio, bioeconomia e green economy, in particolare di lotta al cambiamento climatico.
Eppure si assiste a una sempre più diffusa mancanza di conoscenze e informazioni sulla materia che, oltre ad accrescere la perdita di una “cultura del bosco”, genera conflitti pretestuosi tra i diversi interessi di gestione e delle foreste .

PROGRAMMA (PDF)

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Il caso del fipronil nelle uova e Dermanyssus gallinae

Durante l’agosto scorso sui principali media europei ed italiani è stato trattato con molta enfasi il caso del “fipronil” rinvenuto nelle uova. La maggior parte degli articoli sulla stampa riportavano che il principio attivo, “era stato utilizzato impropriamente durante la disinfestazione degli allevamenti”. Escludendo in primis che la “contaminazione” potesse essere imputabile all’alimento per le galline, in quanto tracce del principio attivo erano state rinvenute sugli stabulari e all’interno degli allevamenti. Quale potrebbe essere allora la vera ragione della presenza di residui nelle uova?  Cerchiamo di chiarine alcuni punti salienti: il bersaglio del “fipronil” è un acaro, comunemente noto come “pidocchio rosso dei polli”.
Si tratta di una vecchia conoscenza degli allevatori in quanto esso è ritenuto un vero e proprio flagello per i produttori di uova di tutto il Mondo. Questo acaro può essere rinvenuto –assieme ad altri insetti (i veri pidocchi pollini) e altri acari- nei nidi di molti uccelli selvatici, non creando mai problemi eccessivi ai suoi ospiti. Quando però D. gallinae infesta gli allevamenti intensivi trova sua disposizione - anche per periodi prolungati di 12-24 mesi -  un ospite del tutto indifeso, che gli consente una alimentazione “ad libitum” permettendogli di moltiplicarsi senza limitazione alcuna. L’acaro è ematofago e per compiere il proprio ciclo ha necessità di compiere il pasto di sangue. Alcuni stadi giovanili, ma soprattutto le femmine si “ingorgano”con il sangue delle galline per far maturare le proprie uova.
In alcuni casi si è stimata la presenza di 50.000 sino a 250.000 acari per pollo! Le ovaiole sottoposte alle ripetute punture manifestano stress, anemia, sino a casi estremi la morte. Con ricadute economiche sulla produzione di uova importantissime. Inoltre, D. gallinae è responsabile della trasmissione di diverse patologie aviarie e nell’uomo sono stati documentati casi di fenomeni allergici –anche gravi- dovuti a ripetute punture dell’acaro. Gli allevatori ne parlano malvolentieri in quanto i loro prodotti vengono deprezzati sul mercato non appena siano presenti i segni lasciati sul guscio dell’uovo dallo schiacciamento di esemplari presenti sui nastri trasportatori o dalle loro feci.

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Allagamento controllato di suoli differentemente coltivati

La tematica delle alluvioni è attualmente una delle problematiche ambientali maggiormente trattate a livello mondiale a causa del sempre maggior peso economico che questi eventi disastrosi hanno sull’ambiente nel suo complesso e sulla società. Basti pensare che tra il 1998 e il 2002, in Europa si sono verificate più di 100 grandi alluvioni, tra le quali si ricorda per importanza catastrofica l’alluvione del Danubio nel 2002 e nel 2005 (Danube Watch 2005/4).

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I droni per l’agricoltura di precisione

L’agricoltura di precisione, contrariamente a quanto spesso divulgato dalla stampa specializzata e non, non è solamente indirizzata all’automazione del controllo operativo ma punta a migliorare la qualità gestionale attraverso una razionale integrazione tra tecnologie informatiche e pratiche agronomiche.

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Conservazione e qualità degli alimenti

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L’acqua va raccolta e conservata come un tempo

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Per rilanciare il settore pesche/nettarine

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Secondo incontro del ciclo sui territori toscani: Garfagnana e media Valle del Serchio

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Master di secondo livello in Diritto Alimentare

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Così il miglio resiste alla desertificazione

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Protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Università di Padova

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Le prossime attività all’Accademia Georgofili

Giovedì 12 ottobre alle ore 16 nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si terrà la presentazione del volume “L’aglione della Val di Chiana” di Graziano Tremori e Gianfranco Santiccioli.
Nell’occasione, il prof. Piero Luigi Pisani Barbacciani svolgerà una relazione su: “Alla riscoperta di un antico prodotto, l’aglione della Val di Chiana”; la dott.ssa Virginia Lucherini parlerà delle “Proprietà nutrizionali dell’aglione”.

Giovedì 19 ottobre alle ore 9 si terrà il convegno: “La gestione della fauna selvatica ungulata tra insostenibilità dei danni in agricoltura, tutele e opportunità”, sul tema della ricerca di condizioni di compatibilità fra le esigenze di conservazione e valorizzazione delle risorse naturali, e della fauna selvatica in particolare, e quelle della tutela delle attività produttive del settore primario e della salvaguardia degli ecosistemi agricoli e forestali.
Programma (PDF)

Infine, venerdì 20 ottobre alle ore 9.30, nella sede accademica, si svolgerà il secondo incontro di un ciclo sui territori e i prodotti della Toscana, organizzato dai Georgofili in collaborazione con Anci Toscana, con il patrocino di Unicoop Firenze. Dopo la prima puntata svolta lo scorso giugno sulla Lunigiana, in questa seconda iniziativa si tratterà dei prodotti tipici della Garfagnana e della Mediavalle del Serchio: la loro valorizzazione, le proprietà salutistiche e le ricette più famose.
Programma (PDF)

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Il clima sta cambiando la nostra agricoltura

Nel 1980 si tenne la prima Conferenza Mondiale sul Clima a Ginevra organizzata dalla Organizzazione Meteorologica Mondiale nella quale i climatologi di tutto il mondo convennero sul fatto che a causa della combustione dei combustibili fossili durante tutto il ventesimo secolo il riscaldamento globale del pianeta, che già si misurava, avrebbe avuto come conseguenza un cambiamento del clima globale. In effetti a partire dai primi anni 90 iniziarono a verificarsi quegli eventi che erano stati previsti e che si sono aggravati sempre di più fino ad oggi. Infatti il riscaldamento globale in particolare degli oceani e per quanto ci riguarda dell’oceano atlantico significa una maggiore quantità di energia in gioco. I fenomeni meteorologici sono tutti a base di energia e quindi abbiamo assistito all’aumento dei fenomeni estremi. Per  quanto  riguarda  il  nostro  paese  in  particolare  le  piogge  intense che  dai  40- 50  mm  in  poche  ore  degli  anni  precedenti  al  90  e  con  una  frequenza  decennale , sono  passati  spesso  ai  200  mm  degli  ultimi  anni  con  conseguenti  fenomeni  alluvionali  che  abbiamo  calcolato  hanno  gravato  sul  bilancio  pubblico  del  paese  per  quasi  3  miliardi  di  euro  l’anno  insieme  ad  altri  eventi  come  le  tempeste  di  vento  anche  queste  aumentate  di  frequenza  e  la  siccità. Basti vedere come dal 2000 in Toscana si sono avuti   20 eventi con piogge superiori a 200 mm come l’ultimo di alcune settimane fa a Livorno con conseguenze devastanti.  In effetti il riscaldamento globale non significa che fa più caldo sempre e dappertutto ma che si è modificata la grande circolazione atmosferica ed oceanica che costituisce la macchina del clima, ad esempio si assiste ad una espansione verso nord della cella di Hadley, che rappresenta uno dei meccanismi principali della circolazione. Si tratta infatti di aria calda che sale all’ equatore e un tempo scendeva intorno ai 23 ° di latitudine mentre ora si estende sempre di più sul Mediterraneo attraverso l’anticiclone della Libia. 

Questo infatti tende a sostituire specialmente nei mesi estivi l’anticiclone delle Azzorre, responsabile delle caratteristiche del clima mediterraneo di una volta, che viene spinto verso nord interessando addirittura l’Inghilterra che tende ad avere estati che assomigliano sempre di più a quelle mediterranee. Questo fenomeno dà luogo alle cosiddette “ondate di calore”, periodi cioè con temperature di 4 – 5 ° superiori a quelle normali del periodo. Un altro fenomeno che contribuisce a modificare il clima è la modifica della posizione e della forma della cosiddetta “corrente a getto”, una corrente di aria che gira intorno al pianeta a circa 10 Km di quota da ovest verso est responsabile di portare  le  perturbazioni  sulle  aree  su  cui  passa . Negli ultimi anni la corrente nei mesi autunnale si è, tendenzialmente spostata verso nord creando lunghi periodi di siccità sul Mediterraneo. Poiché in   le riserve idriche, acqua di pioggia nelle falde e nei corsi di acqua, si riforniscono di autunno e di inverno, la conseguenza come nell’anno trascorso è rappresentata da gravi carenze idriche durante i mesi estivi.  Infatti era già chiaro nel mese di marzo che l’estate 2017 sarebbe stata gravemente carente ma gli allarmi dati già in quel periodo anche dal sottoscritto non furono presi in considerazione se non quando era ormai troppo tardi. 
L’insieme di questi fenomeni richiede una riflessione profonda sul tipo di agricoltura da mettere in pratica. 

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Pesto genovese e la guerra delle salse

La recente disputa sui pesti pronti venduti nei supermercati inglesi con l’accusa di contenere troppo sale e troppi grassi sembra mettere accusa il celebre Pesto Genovese con le sue diverse varianti tradizionali e merita alcune considerazioni.

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La valorizzazione del territorio pugliese attraverso antiche testimonianze

Oggi pomeriggio a Bari, sarà presentato il volume di Vittorio Marzi: "La Murgia dei trulli. Paesaggi, architettura, itinerari, cultura, tradizioni”, piacevole itinerario attraverso le bellezze naturali della collina murgiana di Sud-Est

La Murgia è un disteso altopiano che domina il paesaggio della Puglia centrale. Sotto l’aspetto orografico può definirsi "la spina dorsale della Puglia", costituita dal poderoso basamento calcareo che partendo dal limite della pianura di Foggia "il Tavoliere" si estende a quella di Brindisi, per terminare da una parte nelle serre salentine e dall’altra scendendo gradatamente verso il mare Ionio.

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G7 Agricoltura a Bergamo: il Vicepresidente dei Georgofili Michele Stanca al Convegno sul sistema della ricerca italiana per l’agricoltura

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La nuova agricoltura? Tecnologica, di precisione e sostenibile. Progetto europeo guidato dall’Università di Firenze.

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Agricoltura: previsioni Ue, Italia vola con spumanti

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Aceto di oliva: un possibile nuovo prodotto dalle acque di vegetazione

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Latte 4.0: Istruzioni per l’uso

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NOTIZIE BREVI

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Convegno nazionale sulla depurazione idrica

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Le sfide del futuro per l’alimentazione globale

Tenuto conto che, a livello mondiale, in base ad una serie di analisi recentemente effettuate, è ormai chiaro che l’estensione di nuovi terreni da destinare all’agricoltura sono limitati ad un possibile incremento di non più del 5% del totale attuale, a meno di provocare gravi squilibri ambientali. Non resta che concludere che sarà necessario perseguire un ulteriore aumento della produttività dei terreni agrari già esistenti.
L’incremento della produttività alimentare verificatosi dagli anni ’50 a metà anni ’80 dovrebbe fornire agli attuali responsabili dello sviluppo umano una chiara indicazione sul da farsi: solo con un nuovo ed adeguato sforzo finanziario, che permetta un ulteriore importante contributo alla ricerca applicata nei vari settori coinvolti, si potrà fornire all’umanità il cibo necessario per il prossimo futuro.
Già nel 52° volume della rivista “Crop Science” del Maggio-Giugno 2012, ben 18 membri della Crop Science Society of America hanno pubblicato una nota riguardo i principali problemi della produzione vegetale, che si dovranno affrontare nell’attuale secolo. Questa pubblicazione riassume una serie di studi ed incontri scientifici che questa Società ha condotto dal 2009 al 2012. Riteniamo utile riportare in sintesi i risultati, anche perché dopo 5 anni le cose non sono certo cambiate. 
La pubblicazione, dopo di aver sottolineato che l’obiettivo fondamentale della Società umana è “assicurare una adeguata e sostenibile produzione di cibo per l’uomo, di alimenti per gli animali domestici, di energia e di fibre per la sempre crescente popolazione mondiale”, ha identificato 6 grandi sfide e quindi obiettivi fondamentali da conseguire in futuro con strumenti, tecnologie e soluzioni adeguate a risolvere appunto tali principali future problematiche del settore. Riteniamo inoltre che i suggerimenti avanzati possano avere una valenza globale, non solo limitata agli USA.

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Galline urbane da compagnia

In Francia e in altri paesi, ed ora anche in Italia, la gallina sta divenendo un nuovo animale da compagnia, inserendola tra gli altri NAC o Nuovi Animali da Compagnia. Si dimentica però che questo animale è tra i primi a essere stato addomesticato dall’uomo che ha intuito e approfittato delle sue attitudini sociali. Galline e polli sono stati allevati per la produzione delle uova e di carne, i galli sono divenuti i protagonisti di combattimenti e entrambi, galline e galli, sono divenuti animali da ornamento in base alle loro caratteristiche di taglia (razze nane) e di piumaggio delle diverse fogge e colori. Oggi conosciamo circa duecento razze diverse di galline, alcune per la produzione di uova o di carne e altre come animali sociali che si affezionano all’uomo e che possono vivere fino all’età di dieci anni.
Se l’uso di galline come animale da compagnia non era raro nelle campagne, dove ogni massaia “conosceva i suoi polli”, come dimostra il detto ora citato, diverso è il mantenimento di una o due galline in città, anche se si ha in piccolo giardino o un ampio terrazzo, per non parlare di un semplice balcone, non dimenticando che non si tratta di un animale che, come un cane o un gatto, non può essere facilmente portato con sé in vacanza o durante i viaggi. Le galline per il loro benessere hanno bisogno di una protezione contro le infezioni i loro parassiti e dei “bagni di sabbia” per i quali bisogna attrezzare una piccola sabbiera simile a quelle utilizzate per i giochi dei bambini e dove le galline puliscono le penne razzolando sulla sabbia e lanciandosela sul dorso con l’aiuto delle zampe e delle ali. Il fondo del pollaio deve avere un substrato assorbente ed asciutto come la segatura mista a sabbia o paglia triturata.
L’idea di usare una o due galline come un facile sistema per eliminare i residui organici della alimentazione familiare non è una pratica efficace e contrasta con il benessere degli animali che in buona parte sono granivori e tra l’altro hanno bisogno o di cibi preventivamente triturati (come negli allevamenti) o di sassolini, o grit, per la loro triturazione nello stomaco muscolare, essendo gli uccelli privi di denti. Se si scelgono galline di razze ornamentali, in genere piccole, ben scarso è il numero di uova che depongono. Inoltre non si può pensare che chi ha una gallina da compagnia poi, dopo molti anni, se la mangi!
Oltre le considerazioni sui Nuovi Animali da Compagnia (Georgofili INFO del 26 aprile 2017) e quanto molto chiaramente espresso dal Prof. Dario Casati (Romeo e i nuovi animali da compagnia - Georgofili INFO del 10 maggio 2017) non bisogna cadere in facili entusiasmi e prendere in seria considerazione il fatto che in Italia la gallina non è considerata un animale da compagnia o pet

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Possibili interventi irrigui in agricoltura

Facendo seguito a quanto riportato nella prima nota, relativamente alla sperimentazione condotta nel Metapontino (TA), di confronto fra tre metodi irrigui su pomodoro da industria, i risultati produttivi ottenuti, oltre ad evidenziare le maggiori produzioni realizzate con l’irrigazione a goccia rispetto a quelle riscontrate con l’aspersione e l’infiltrazione laterale da solchi,  metterebbero in evidenza: a) la maggiore efficienza distributiva dell’acqua con l’irrigazione a goccia rispetto all’aspersione ed all’infiltrazione laterale da solchi;  b) l’importanza della corretta definizione, per l’irrigazione a goccia, del turno irriguo e del volume specifico di adacquamento al fine del raggiungimento di elevati valori di efficienza distributiva e di efficacia produttiva  dell’acqua e di risparmi idrici.

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Un problema ricorrente: la pediculosi

Con la riapertura delle scuole, è puntualmente iniziata la richiesta di notizie e consigli da parte di genitori e di nonni, preoccupati per la presenza nella classe di figli e nipoti, di casi di pediculosi; tale parassitosi, peculiare della specie umana, negli USA, interessa annualmente da 6 a 12 milioni di bambini in età scolare. Il Pidocchio dell’uomo infestava già gli antichi egizi, sulle cui mummie sono state trovate le caratteristiche uova. Pur non essendo un problema di stretta pertinenza dell’entomologo agrario, dietro pressanti sollecitazioni, mi limito a dare basilari informazioni sul parassita e sulle modalità di controllo.

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Convegno nazionale dell’Olivo e dell’olio

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XI Congresso SISEF, la foresta che cambia

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Rinnovazione naturale boschi di douglasia - visita informativa in Casentino

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Alveari per la biodiversità nel centro di Roma

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Il riscaldamento globale trasforma la Russia in superpotenza agricola

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NOTIZIE BREVI

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L’Accademia dei Georgofili al servizio degli operatori del settore agricolo, forestale e agroalimentare

“L’Accademia Risponde”, nuovo portale di informazione tecnica a valenza nazionale, è stato presentato oggi nella sede accademica, al cospetto dei soggetti che hanno sottoscritto negli ultimi anni protocolli di intesa con i Georgofili, individuando nell’Accademia un’autorevole fonte per la divulgazione scientifica e tecnologica, dei qualificati Esperti incaricati di rispondere alle domande, del Comitato Tecnico Scientifico con la varie rappresentanze del mondo agricolo e della stampa specializzata. 
La finalità del nuovo portale è quella di creare un sempre più stretto collegamento fra il mondo della ricerca e la società, in particolare con gli operatori del settore agricolo, forestale e agroalimentare e con i consumatori. Per tale motivo sono state coinvolte nella definizione del portale tutte le rappresentanze del mondo agricolo.
Questo sito web rappresenta la seconda iniziativa telematica dei Georgofili rivolta ad accorciare la distanza tra mondo accademico e soggetti esterni: la prima è stata, nel 2010, “Georgofili INFO”, notiziario settimanale che oggi raggiunge attraverso la propria newsletter e i social network ad esso collegati un bacino di circa 10.000 lettori, alla cui attenzione vengono portate tematiche di attualità ed iniziative accademiche, in un linguaggio rigorosamente sintetico e divulgativo. 
“L’Accademia Risponde” è un passo ulteriore rispetto al notiziario in quanto prevede, oltre alla divulgazione non prettamente scientifica, un'interattività con il mondo esterno. In sostanza, l’Accademia desidera mettere le proprie competenze a disposizione della comunità agricola e rurale e dei consumatori, fornendo risposte a precisi quesiti, posti dagli operatori del settore.
La vasta conoscenza delle materie che interessano i vari campi dell’agricoltura è assicurata da oltre 900 Accademici che hanno dedicato e dedicano il proprio lavoro quotidiano alla ricerca, alla conoscenza e all’applicazione delle innovazioni.
Il portale “L’Accademia Risponde”(https://www.accademiageorgofili.it) fornirà gratuitamente risposte a chiunque abbia un quesito inerente il campo di attività dei Georgofili.

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Il Presidente Maracchi incontra Hogan a Bruxelles

Giampiero Maracchi, Presidente dell’Accademia dei Georgofili e Vice Presidente della Unione Europea delle Accademie per le Scienze applicate allo sviluppo dell’Agricoltura, alla sicurezza alimentare ed alla tutela ambientale (UEAA), incontrerà domani 28 settembre a Bruxelles il Commissario Europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale, Phil Hogan. Insieme a Maracchi ci sarà il Presidente della UEAA, Michel Thibier, ed una piccola rappresentanza della Unione delle Accademie.
Già partecipando alla inaugurazione del 264° Anno Accademico, lo scorso aprile, Hogan aveva manifestato un profondo interesse nei confronti dell’attività svolta dai Georgofili, tanto da concludere la sua Prolusione dichiarando che il motto dell’Accademia, “Prosperitati Publicae Augendae”, è esattamente quello che si prefigge la PAC: portare crescita, sviluppo e lavoro per il bene di tutti.
Nell’incontro di Bruxelles, Maracchi e Hogan si confronteranno sui seguenti argomenti: l’aumento della prosperità delle aree rurali attraverso l’aumento della produzione di commodities anche utilizzando terreni abbandonati; la valorizzazione dei prodotti primari e il loro supporto nel percorso di trasformazione industriale e nella grande distribuzione; lo studio di modelli che permettano agli agricoltori di affrontare il rischio delle fluttuazioni di mercato e dei cambiamenti climatici; la valorizzazione delle aree di montagna attraverso il sostegno all’allevamento e alla silvicoltura; il potenziamento di una agricoltura inserita nell’ambito dell’economia circolare (utilizzo di fibre naturali, energie rinnovabili, chimica verde, ecc.) anche allo scopo di ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici sulle produzioni agricole; la diffusione di informazioni tecniche e di innovazioni tra gli agricoltori; l’incoraggiamento alla cooperazione tra le varie associazioni di rappresentanza agricole; la riduzione degli oneri burocratici per gli agricoltori; lo studio di modelli di valutazione delle politiche agricole in termini di relazione costi/benefici, al fine di massimizzare gli effetti del supporto economico all’agricoltura.

Testo del documento presentato da Giampiero Maracchi a Phil Hogan il 28 settembre 2017 a Bruxelles (PDF)

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L’apicoltura affronta i cambiamenti climatici

Siamo quasi alla fine di una stagione vegetativa fortemente condizionata da fenomeni meteorologici che si distinguono per persistenza ed intensità. Le specie mellifere forestali e coltivate quali robinia, castagno, tiglio, trifogli, sulla, ecc. sono state condizionate fin dalla loro ripresa vegetativa primaverile da una variabilità meteorologica, termica e pluviometrica, anomala.

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L’evoluzione varietale nella viticoltura italiana

*L’Autore è direttore del CREA - Centro di ricerca Viticoltura ed Enologia (Arezzo) ed è curatore assieme a Roberto Bandinelli della Mostra "Uve del Germoplasma Toscano", che resterà aperta nella sede dell'Accademia dei Georgofili fino a giovedì 5 ottobre 2017, con ingresso libero dalle ore 15.00 alle ore 18.00.

Dall’inizio del ‘900 in poi la viticoltura italiana ha vissuto diverse fasi di rinnovo e concentrazione della base ampelografia, per motivi molteplici. Fino alla fine del secolo precedente erano infatti presenti innumerevoli vitigni, propagati direttamente dagli agricoltori in un quadro di coltivazione in gran parte promiscua. Il primo grande ciclo di rinnovamento coincide con l’avvento della fillossera e la necessità di reimpiantare in breve tempo tutte le viti usando i portinnesti, e con i Consorzi antifillosserici che tra prima e seconda guerra mondiale diventano il principale veicolo per la diffusione selettiva dei vitigni.

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Strategia globale per il benessere animale

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La cimicetta del mandorlo

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Un libro che ricorda la strage del ’93 presentato ai Georgofili

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Mostra Mercato Autunnale di piante e fiori al Giardino dell’Orticoltura di Firenze

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La Corte di Giustizia europea condanna i pregiudizi anti-Ogm dell'Italia

L’articolo è di Roberto Defez (Istituto di bioscienze e biorisorse - Cnr di Napoli e membro del consiglio scientifico dell’associazione Luca Coscioni), ed è stato pubblicato su "Il Foglio" lo scorso 14 settembre 2017

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Protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente dell’Università di Firenze

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NOTIZIE BREVI

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Pianta un albero, combatti il diabete

Diversi autori hanno evidenziato che la prossimità ad aree verdi è spesso associata a livelli più bassi di diabete e a una generale riduzione della morbilità e della mortalità cardiovascolari, dell'obesità e a miglioramenti nella gestazione delle donne. I meccanismi che portano a questi benefici per la salute includono il rilassamento psicologico e la riduzione dello stress, l'aumentata attività fisica, la riduzione dell'esposizione agli inquinanti atmosferici, la riduzione del rumore e della temperatura.
Pur essendo le relazioni fra la presenza di aree verdi e la salute ampiamente riconosciute molti dei meccanismi dietro tali legami non sono ancora pienamente compresi o mancano di prove scientifiche rigorose. Nel XXI secolo, le nuove tecniche di ricerca offrono nuove opportunità per studiare i meccanismi relazionali tra spazio verde e salute con una crescente sofisticazione e possono contribuire a dare forza di prova scientifica alle informazioni da trasmettere sia a coloro che sovrintendono le politiche pianificatorie, sia ai cittadini.
Molte delle malattie tipiche della nostra era sono legate a fattori di stress cronico e a stili di vita errati, come l'insufficiente attività fisica. Gli spazi verdi urbani, nell'ambito di un contesto ambientale più ampio, hanno il potenziale per aiutare ad affrontare i problemi "a monte", in modo preventivo – con un approccio più efficiente rispetto a quello che affronta le conseguenze "a valle" della malattia.
Il miglioramento dell'accesso agli spazi verdi nelle città è incluso anche nell'obiettivo 11.7 dello United Nations Sustainable Development Goal, che mira a conseguire quanto segue: "entro il 2030, fornire accesso universale a spazi verdi e pubblici sicuri, inclusivi e accessibili, in particolare per donne, bambini, anziani e disabili.
Il piano d'azione dell'OMS per l'attuazione della strategia europea per la prevenzione e il controllo delle malattie non comunicabili (Non Communicable Disease – NCD, cioè le malattie cardiovascolari, il diabete, i tumori e le malattie respiratorie croniche) riporta che esse sono responsabili di circa 35 milioni di morti all’anno nel mondo e l’80% di questi decessi avviene nei Paesi in via di sviluppo economico, o basso sviluppo economico.
Un altro rapporto dell'OMS sulla pianificazione urbana, l'ambiente e la salute pubblicato nel 2010 afferma che gli spazi verdi possono influenzare positivamente l'attività fisica, il benessere sociale e psicologico, migliorare la qualità dell'aria e ridurre l'esposizione al rumore. Nello stesso rapporto sono stati valutati gli effetti degli spazi verdi sull'attività fisica e sul loro potenziale per ridurre le disuguaglianze sanitarie pubbliche.

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Uovo informatico

Da qualche anno ai sempre più numerosi libri di cucina si affiancano programmi informatici, preparati con la partecipazione anche di cuochi italiani. Inseriti nel computer questi ricettari consentono di selezionare, preparare e cucinare in modo semplice e pratico centinaia di piatti della cucina nazionale e internazionale. L’ingrediente principale di questi programmi è l’interazione e la voce del cuoco virtuale che guida chi si cimenta in cucina attraverso le singole fasi di preparazione del piatto. Nei programmi più evoluti, anche con le mani occupate a cucinare, si può passare all’indicazione successiva semplicemente usando i comandi vocali.
Questi programmi sono presentati come prodotti facili da usare, innovativi, pensati per soddisfare un vasto pubblico, dai principianti e a chi ha poco tempo per cucinare, sono indirizzati alla sempre più vasta categoria di giovani e meno giovani informatizzati e, per coloro che hanno una dieta, permettono una selezione delle calorie di ciascun piatto. Le numerose opzioni offerte aiutano gli inesperti a preparare piatti sfiziosi e sempre nuovi, accompagnandoli, passo dopo passo, lungo tutte le fasi di realizzazione: dalla scelta del prodotto, alla sua preparazione, fino ai tempi, alle modalità di cottura e alla presentazione del piatto finito. In alcuni di questi program-mi, grazie all’alta interattività, chi è ai fornelli può ottenere risposte e consigli in tempo reale dal cuoco virtuale, ogni passo può essere ripetuto, sono fornite illustrazioni dettagliate, video esplicativi su ogni passaggio, dalle tecniche per sminuzzare alle spiegazioni sulla terminologia culinaria. È anche possibile creare una lista della spesa per la visita al supermercato o utilizzare la console come timer da cucina.

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La società dei microbi: dal proto-linguaggio ai comportamenti collettivi

Il testo è la lettura svolta dal prof. Nuti lo scorso 15 settembre, in occasione del compimento dei suoi 50 anni dedicati alla microbiologia agraria

Per 300 anni dopo la descrizione dei morfotipi batterici ad opera di A. van Leeuwenhoeck (1673), si è creduto che i microorganismi formassero un mondo di individui muti e sordi. Ma a partire dagli anni ’70 del secolo scorso si è compreso che così non è. I microbi hanno sviluppato, nel corso della loro storia evolutiva, sistemi sofisticati di comunicazione a base di “parole” chimiche (il quorum sensing e l’ anti-quorum sensing, i fattori Myc di micorrizazione delle piante nei funghi micorrizogeni, i fattori Nod di nodulazione delle leguminose nei Rizobi sono forse i più noti) che consentono di parlare tra di loro e con gli organismi superiori, piante ed animali.

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Una diagnosi dell’attuale problema alimentare mondiale

La elevata carenza di alimenti di base, verificatasi durante e subito dopo la seconda guerra mondiale, ha allora causato, specialmente nelle popolazioni dei molti Paesi coinvolti nel conflitto, una diffusa coscienza riguardo la necessità di promuovere lo sviluppo dell’agricoltura, in quanto principale sorgente del cibo necessario per la ripresa dello sviluppo e del benessere sociali.

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Emergenza idrica in agricoltura

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"Amico Albero"

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Si continua a consumare preziose superfici di terreno agrario

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Il mistero degli OGM persevera

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Basta bibite zuccherate per i giovani

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#iononspreco: consigli dal MiPAAF per ridurre lo spreco tra le mura domestiche

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Convegno sull’uso dei droni in agricoltura

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Convegno e Mostra sulla scienza ampelografica e l’evoluzione della biodiversità viticola

Giovedì 21 settembre 2017, all’Accademia dei Georgofili, si svolgerà dalle ore 15 una giornata di studio su: “Scienza ampelografica ed evoluzione della biodiversità viticola”.
La presenza di numerose opere storiche, scientifiche, poetiche e pittoriche, a partire dal 1300, testimonia la disponibilità di una vasta variabilità ampelografica, caratteristica peculiare della viticoltura italiana, anche se negli ultimi decenni si sta assistendo ad una progressiva riduzione del numero di varietà coltivate. 
La viticoltura non ha subito grandi modifiche, fino alla comparsa della fillossera che, al termine del XIX secolo, recò notevoli danni al patrimonio viticolo e la necessità di reimpiantare i vigneti e causando la prima, importante, erosione genetica. 
Tale fenomeno è proseguito e si è accentuato nella seconda metà del 1900, all'interno dei processi evoluti-vi del settore vitivinicolo, in particolare con il passaggio alla viticoltura specializzata, con i successivi vincoli imposti dall'istituzione delle Denominazioni d’Origine e dai vari regolamenti comunitari e nazionali che limi-tano l’impiego delle varietà. 
L’Italia comunque ospita tuttora la maggiore variabilità viticola, con il doppio dei vitigni coltivati in Francia ed il triplo di quelli della Spagna. 
Questo ha comportato nel tempo l’esigenza di caratterizzare e classificare le diverse varietà, ad opera di valenti ampelografi che negli ultimi tempi possono avvalersi delle più recenti tecnologie genetiche. 
L’incontro servirà per fare un bilancio della situazione attuale e delle opportunità oggi disponibili per la caratterizzazione dei vitigni 

Al termine dei lavori verrà inaugurata la Mostra: “Uve del Germoplasma Toscano”, curata da Roberto Bandinelli e Paolo Storchi, che resterà aperta fino a giovedì 5 ottobre 2017, con ingresso libero dalle ore 15 alle ore 18.

Programma (scarica PDF)

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Conferenza sul Progetto AGROCHAR. Biochar, Compost ed aree del Mediterraneo: sinergie ed opportunità per contrastare i cambiamenti climatici.

Venerdì 15 settembre 2017 alle ore 9.15, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà una conferenza su: “Progetto Agrochar.  Biochar, Compost ed aree del Mediterraneo: sinergie ed opportunità per contrastare i cambiamenti climatici”.
Il Progetto Agrochar ha affrontato in modo innovativo la tematica della valorizzazione del digestato da impianti di digestione anaerobica, al fine di convertire lo stesso in un prodotto collocabile sul mercato agricolo, realizzando così le condizioni per un'economia circolare e sostenibile in ambito agricolo ed agroindustriale. L'obiettivo del Progetto è la conversione del digestato in un prodotto riutilizzabile in agricoltura (facilmente trasportabile e senza emissioni odorigene) attraverso la carbonizzazione convenzionale (pirolisi lenta, PL) e la carbonizzazione idroterma (HydroTermal Carbonisation, HTC). Le prove sono state effettuate su impianti di laboratorio di piccola taglia. 

Approfondimento sul Progetto AGROCHAR (scarica PDF)

Programma (PDF)

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Incontro ai Georgofili con Unaproa sulla strategia nazionale del settore Ortofrutta 2018/2022

Giovedì 14 settembre nella sede dell’Accademia dei Georgofili, alle ore 10.30 si svolgerà l’incontro: “Strategia Nazionale Ortofrutta 2018/2022. La vera sfida inizia ora”, organizzato dai Georgofili in collaborazione con Unaproa.

Programma (PDF)

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Carne sintetica: illusione o imbroglio?

L’agosto 2017 è stato apportatore di rinnovate e ripetute notizie sulla produzione della cosiddetta “carne sintetica” o “carne pulita”. Le virgolette sono d’obbligo perché non si tratta di carne ma solo di cellule muscolari coltivate in ambiente artificiale e mancano le cellule connettivali che danno consistenza e gli adipociti che con i loro grassi portano aroma e sapore alla “vera” carne.

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Agricoltura ed Energia: le attuali prospettive mondiali

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Pesche/nettarine: cosa resterà dopo la ‘legnata’ di quest’anno? Un problema anche europeo. Ma l’Europa c’è?

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Orizzonti delle Accademie Universali

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Bioeconomia, in Toscana ci sono interessanti prospettive di sviluppo economico in agricoltura

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Innovazioni previste per le colture biologiche

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Il Presidente dell'Ordine Nazionale dei Periti Agrari incontra il Presidente dell'Accademia dei Georgofili

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Corso a Firenze sulla valutazione di stabilità degli alberi

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Due protocolli di intesa sottoscritti dai Georgofili con la Cooperativa Agricola di Legnaia e l’Italian Climate Network

Ancora due protocolli di intesa sono stati firmati dal Presidente dei Georgofili, Giampiero Maracchi (foto), a sottolineare l’impegno dell’Accademia nel perseguire il proprio motto “Prosperitati Publicae Augendae”, ovvero operare nell’interesse della pubblica utilità anche attraverso rapporti di collaborazione con altri enti e istituzioni.

Un protocollo è stato sottoscritto con la Società Cooperativa Agricola di Legnaia, fondata nel 1903 nel quartiere fiorentino di Legnaia da un gruppo di orticoltori della zona. Essa è la più antica della Toscana, con lo scopo di salvaguardare i prodotti locali in quanto espressione della storia e della tradizione. Tra gli elementi dell’accordo c’è l’impegno da parte dell’Accademia dei Georgofili di collaborare alla formazione del personale della Cooperativa (in particolare sulle piccole macchine agricole, i fitofarmaci, le varietà tradizionali di ortaggi, i fertilizzanti /terricci / compost) e promuovere attività utili ai Soci della Cooperativa. Inoltre i Georgofili e la Cooperativa di Legnaia si sono impegnati a collaborare anche per l’organizzazione e la realizzazione di iniziative intese a valorizzare il patrimonio culturale e le nuove acquisizioni tecnico-scientifiche che hanno riflessi sull’agricoltura e l’alimentazione.

L’altro protocollo di intesa è stato firmato con l’Italian Climate Network Onlus, associazione senza scopo di lucro, impegnata nel risolvere la questione climatica e assicurare all’Italia un futuro sostenibile, a basso contenuto di CO2. L’accordo prevede di promuovere ed attivare programmi di attività congiunte destinate a contribuire al contrasto dei cambiamenti climatici, al progresso dell’agricoltura, della tutela ambientale, della sicurezza e qualità alimentare, dello sviluppo del mondo rurale, delle competenze tecnico-scientifiche degli operatori.

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La Patologia Vegetale è (anche) donna

Virginia Woolf (anche se l’attribuzione di questa frase è tuttora controversa) ha detto "a fianco di un grande uomo c'è sempre una grande donna"… e questo vale anche nella ricerca. Prima di parlare di alcune “grandi” donne diventate famose perché vere e proprie pioniere nella patologia vegetale, voglio raccontare un aneddoto: Walther Hesse, brillante studente di Robert Koch, deve a sua moglie, Angelina Eilshemius Hesse, l’acquisizione delle prime conoscenze sulla tubercolosi. A causa delle elevate temperature estive che causavano la liquefazione della gelatina presente nei substrati di crescita, Walther aveva problemi nel mantenere le sue colture microbiche. Un giorno questo scienziato, frustrato, chiese alla moglie come facevano le sue gelatine e puddings a rimanere solide nonostante il caldo estivo. Angelina gli parlò del agar-agar, delle cui proprietà in cucina aveva appreso dalla vicina olandese di origine orientale. Walther riferì quanto scoperto a Koch che immediatamente incluse l’agar nei suoi studi sul bacillo della tubercolosi e nel 1882 Walther sviluppò un nuovo substrato che permise di osservare la crescita microbica in piastra in soli 2-3 giorni dall’inoculazione. 
Nello stesso periodo, tra la fine del 1800 e l’inizio del XX secolo, Effie Southworth negli Stati Uniti, Margaret Brown Newton in Canada, Johanna Westerdijk in Olanda, Mary Dilys Glynne in Galles e Mathilde Bensaúde in Portogallo davano il loro contributo alla Patologia Vegetale, disciplina storicamente caratterizzata da un forte inprinting maschile. 

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Future Priorità per la Produzione Alimentare Globale e Nazionale

Oggi solo una dozzina di Paesi su oltre 200 sono importanti esportatori di prodotti alimentari di base (cereali, leguminose da granella, oleaginose). La situazione alimentare nel Mondo: 1 miliardo di affamati, 1 miliardo di malnutriti per tipo di cibo, 2 miliardi di obesi e di sovrappeso, 3 miliardi di “normali”.

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La cucina di Federico II

Superate le paure dell’Anno Mille, come mangiavano i signori italiani nell’autunno dorato del Medioevo?

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La solitaria cavalletta egiziana

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Il Vincastro d’argento a Franco Scaramuzzi

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Da funghi e batteri biofertilizzanti per cereali

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Il DNA è la chiave di volta contro le truffe alimentari

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Premio “Agricoltura è ambiente"

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Corso di trasformazione ortofrutticola

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Vendemmia 2017 fra le più scarse del dopoguerra, -25%

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Presentazione risultati finali del Progetto COBRAF (Coprodotti da BioRAFfinerie) mercoledì 6 settembre all’Accademia dei Georgofili

Mercoledì 6 settembre 2017 alle ore 9.30, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, l’associazione “Chimica Verde Bionet” in qualità di capofila del progetto COBRAF (COprodotti da BioRAFfinerie), finanziato dalla misura 16.1 del Piano di Sviluppo Rurale, presenterà il Progetto Strategico finale per l’avvio di filiere agroindustriali in Toscana a partire da quattro piante oleaginose idonee alle condizioni pedoclimatiche delle aree cerealicole toscane: camelina (FOTO), canapa, cartamo e lino.
I bioprodotti, ossia prodotti di origine vegetale per usi non alimentari o per la nutraceutica, rappresentano infatti una nuova opportunità di reddito e di innovazione per le aziende agricole e industriali toscane. 
Il progetto COBRAF si è posto come obiettivo strategico la creazione di una piattaforma logistica regionale, articolata in alcune bioraffinerie territoriali, in grado di trasformare le diverse materie prime delle quattro colture – olio, panello residuo, paglie e in alcuni casi foglie e fiori – da destinare a diversi settori industriali toscani.
Il progetto COBRAF era stato presentato sempre all’Accademia dei Georgofili, lo scorso mese di aprile.

Link di approfondimento sul progetto: http://www.georgofili.it/detail.asp?IDN=1663

PROGRAMMA 6 SETTEMBRE (scarica PDF)

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Hamburger di successo

La qualità culinaria degli hamburger è ottenuta con una tecnica apparentemente semplice, ma molto raffinata: quella della trasformazione della carne in piccole particelle. Le carni, fresche o congelate, sono lavorate con macchine specializzate che suddividono i muscoli in piccolissime parti che senza farne uscire i succhi sono assemblate in un reticolo formando gli hamburger di forma e spessore adatti alla cottura sulla griglia. Gli hamburger, dopo verifica dello spessore ed eliminazione di eventuali imperfezioni di forma, sono surgelati e la catena del freddo è mantenuta fino alla cottura nei ristoranti, con controlli durante il percorso. La carne per l’hamburger deve essere una giusta miscela di magro (70-80%) e grasso (20-30%) per avere sapore e morbidezza. La macinatura va secondo il gusto, ma è essenziale: c’è chi la preferisce fine e chi grossolana, ma non troppo, altrimenti l’hamburger rischia di non stare insieme e sbriciolarsi. La macinatura è essenziale perché si tratta di carni dure e nella formazione dell’hamburger crea spazi tra le particelle, producendo un reticolo di spazi che sulla griglia permette il passaggio del calore durante la cottura. Perché l’hamburger rimanga morbido bisogna che fra una particella di carne e l’altra vi sia uno spazio nel quale possano espandersi i succhi e il grasso che si scioglie, rendendo l’insieme succulento. La cottura dell’hamburger deve avere il suo giusto tempo, da alcuni minuti a più minuti per gli hamburger più alti. L’hamburger al sangue è poco salubre ed è una buona norma portarlo a una cottura media, con una temperatura minima al cuore di 65-70° gradi. Non schiacciare con la paletta l’hamburger sulla piastra pensando di accelerare la cottura o formare una crosticina, perché l’unico effetto è eliminare gli umori dell’hamburger che risulterà duro e asciutto. 

L’attuale, innegabile successo degli hamburger deriva da quattro ordini di fattori. Il primo è il costo limitato della carne di parti e tagli gastronomica-mente poco pregiati, in buona parte proveniente da bovini da latte a fine carriera, una carne nutrizionale, sana e sicura, ma non adatta alle moderne tecniche della gastronomia. Il secondo elemento è di assicurare un sia pur limitato reddito agli allevatori di bovine da latte a fine carriera. Il terzo elemento consiste nell’aver inventato e messo a punto una tecnica di preparazione dell’hamburger con la quale la carne è ridotta in piccole particelle e così superando il problema della durezza e al tempo stesso formando una struttura reti-colare che durante la cottura permette l’uniforme penetrazione del calore, men-tre tra una particella di carne e l’altra vi è uno spazio nel quale si espandono i succhi e il grasso che si scioglie, rendendo l’insieme succulento. Il quarto elemento è l’industrializzazione della ristorazione rapida che mette a disposizione di tutti una preparazione di carne, l’hamburger, in una presentazione facile da mangiare, in un vantaggioso rapporto tra prezzo e qualità.

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Quale Domani per l’ Agricoltura italiana?

Oggi, l’agricoltura italiana che, per l’ultimo mezzo secolo ha goduto di una continua protezione a livello nazionale ed europeo, si trova notevolmente spiazzata in quanto, di fatto, non è autosufficiente per le principali produzioni alimentari, principalmente per la carenza del territorio necessario per tali produzioni. Infatti sono oggi coltivati in Italia circa 12,5 milioni di ettari; il che significa che, per ognuno degli oltre 60 milioni di persone che abitano nel nostro Paese, sono disponibili poco più di 2.000 metri quadri di terreno agrario: solo un ettaro per 4-5 persone. Da ora in poi dovrà essere un imperativo strategico non sottrarre altre aree produttive per la nostra alimentazione! 

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Un pistoiese filantropo e generoso: Niccolò Puccini e il suo testamento

Nel suo testamento Niccolò Puccini non dimenticò neppure i suoi domestici e tutti coloro che avevano lavorato per lui. Chissà però se il gesto del nobile Niccolò Puccini è ancora nella memoria di qualche pistoiese e riesca a mantenere viva a tutt’ oggi l’emozione della sua terra natale come fu all’epoca in cui il fatto avvenne.

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La funzione ambientale degli ecosistemi forestali per la promozione di un mercato volontario di crediti di carbonio

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Marcia funebre per il settore pesche

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Accademia Italiana della Vite e del Vino: Calò confermato Presidente per acclamazione

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Dal limone la plastica “bio” senza sostanze dannose

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Ricercatori di Angers decodificano il genoma della mela

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Il gelato nero, l’ultima moda dei golosi social

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BUONE VACANZE DA “GEORGOFILI INFO”

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Un confuso declino della nostra olivicoltura

Da troppo tempo si parla di crisi della nostra eterogenea olivicoltura e si continua a indicare varie plausibili cause (cambiamenti climatici, attacchi parassitari, ecc.), ma si tace sulla crescente carenza di cure colturali adeguate. Stiamo così perdendo olivi produttivi, ornamentali e paesaggistici che siano. Il “Trattato di olivicoltura” di Alessandro Morettini (1950) illustrò le nuove conoscenze sulle peculiarità dell’olivo, definendolo come pianta particolarmente generosa, se ben trattata. Una “Breve storia dell’olivicoltura”, autorevolmente scritta e pubblicata dal prof. Angelo Godini (su “Oleofficina” del 13 giugno scorso), offre un quadro dell’attuale situazione nazionale, con una esplicita indicazione degli errori commessi anche da Bruxelles nell’erogare sussidi, mettendo sullo stesso piano tutti gli olivicoltori e applicando criteri di “disaccoppiamento” e di “condizionalità”, che avrebbero spinto il progressivo declino delle cure colturali, accompagnato da un coro di “chi me lo fa fare?”, soprattutto da parte di chi possiede un oliveto, anche se piccolo, ma che svolge altrove attività diverse, godendo di propri stipendi esterni (mantenendo il titolo di coltivatore), nonché di chi fa i conti e scopre che gli conviene ridurre al minimo le cure, accontentandosi poi di un prodotto modesto che, unito ai sussidi, possa coprirei i costi e fornire anche un pur modesto reddito. Richiamo l’attenzione, ad esempio, sulla tendenza che va diffondendosi, a potare “capitozzando” grosse branche con motoseghe e a distanza di alcuni anni. I costi si riducono, ma aumenta l’alternanza di produzione. I grossi tagli, inoltre, favoriscono l’insorgere della patologica marcescenza del legno. Sembra dimenticata l’operazione della “slupatura”, attuata da secoli. Bisogna ritornare a curare gli olivi razionalmente. Non essendo risultati utili i sussidi condizionanti e non eterni, bisognerà usare i fondi disponibili per offrire sostegni finanziari alle vere imprese agricole, razionali produttrici di olive, che conoscono il da farsi, forse meglio di gran parte dei funzionari dopo che sono stati improvvidamente sciolti gli efficienti ispettorati agrari. Sulla base di singoli progetti, le imprese (piccole o grandi che siano) potrebbero essere finanziate per applicare liberamente le loro idee e sperimentare soluzioni valide. I risultati delle multiple iniziative così realizzate farebbero da guida nel futuro, come è sempre avvenuto nella storia dell’agricoltura. Non si può comunque rimanere ulteriormente indifferenti ed inerti di fronte ad una statica realtà palesemente negativa.

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Sale e salute a tavola

Fino dai tempi antichi il sale è un alimento indispensabile. La parola latina sal si correla a salus o salute e a salubritas o sanità, e salve è l’augurio per un'ottima giornata. Nella lingua greca antica la parola als usata per il sale indica anche il mare, da dove si estrae. Sull'utilizzo del sale abbiamo documentazioni già nelle prime civiltà dei Sumeri, Egizi, Cinesi (3000 a. C.), Ittiti ed Ebrei (2000 a. C.).  I Romani utilizzano il sale nelle offerte votive agli dei, lo assumono come farmaco e lo usano nella conservazione degli alimenti, come gli Egizi, Etruschi e altri popoli. La storia dei popoli mediterranei coincide con la storia del sale, più prezioso dell'oro.

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La falena dal “bel sedere che scorre sul dorato”

E’ questo il significato del binomio Euproctis chrysorrhoeaassegnato, da Linneo, a un pernicioso lepidottero defogliatore. Il binomio coglie due aspetti peculiari delle femmine, di colore bianco, con un’apertura alare di circa 4 cm che, nella parte terminale dell’addome, hanno un folto ciuffo di peli dorati con i quali ricoprono le uova che depongono

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Alcune note di aggiornamento sull’epidemia di Xylella Fastidiosa in Italia e in Europa

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Servizio Civile per affrontare i problemi ambientali

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Giornata di studio a Brunico sull’agricoltura di montagna

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Dal genoma del farro risposte per l'agricoltura

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Agricoltura: Italia guida alleanza in Ue per tutela su riso

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Regione Toscana: arrivano i nuovi PIF (progetti integrati di filiera) per l’agroalimentare, con una dotazione di 30 milioni di euro

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Premio “Donato Matassino” dell’Accademia dei Georgofili

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Verso l’enologia 4.0: l’innovazione per il remuage

Il processo di produzione dello spumante secondo il metodo classico (champenois) prevede la fase di “remuage” dopo la fermentazione in bottiglie. L’obiettivo è quello di raccogliere i lieviti ormai esausti nella punta del collo della bottiglia chiusa, solitamente, con un tappo a corona. Così facendo sarà possibile effettuare la successiva fase di sboccatura grazie all’impiego di bagni, solitamente di acqua glicolata a bassa temperatura, che indurranno un veloce congelamento della parte di vino in cui si sono raccolti i lieviti e la sua successiva eliminazione.
Tradizionalmente il remuage viene effettuato sulle cosiddette “pupitre”, strutture di legno in cui le bottiglie sono collocate con una posizione inclinata al fine di favorire la sedimentazione dei lieviti nel collo tramite anche un movimento rotatorio effettuato giornalmente dai “remueurs” per un periodo di due settimane circa. Gli impianti più moderni utilizzano appositi telai azionati meccanicamente, nei quali le di bottiglie sono sottoposte automaticamente ad una rotazione e variazione di inclinazione affinché, per effetto della gravità, i lieviti vengano raccolti nel collo della bottiglia.
L’uso di queste macchine garantisce un abbattimento dei costi di manodopera e una riduzione dei tempi per il processo a circa la metà rispetto alla pratica manuale. Anche in questo modo, tuttavia, il tempo di attesa potrebbe non consentire a una cantina di soddisfare un improvviso aumento della domanda. Risulta, pertanto, di grande interesse l’introduzione di metodi innovativi in grado di ridurre ulteriormente la durata dell’operazione.

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Animali sentinelle dell’inquinamento ambientale

Quando Noè vuole accertarsi che dopo il diluvio la terra sia ritornata vivibile libera due uccelli, un corvo ed una colomba, traendone le relative conseguenze. Gli animali sono i primi esseri viventi che salgono su una mongolfiera e solo in seguito l’uomo si azzarda a volare. Sono la cagnetta Laika e alcune scimmie che precedono l’uomo nello spazio. Nel milleottcento i minatori saggiano la pericolosità dell’aria nelle miniere di carbone con canarini sensibili al gas tossico grisou. Recentemente i giapponesi usano i canarini per controllare le gallerie della metropolitana di Tokyo a seguito di un attentato con il gas nervino sarin. Gli animali sono utili anche se manca un rischio specifico, come avviene in un’epidemia di persone “letargiche” di un paese vicino a Lucca e quando, escludendo l’acqua e l’aria, importante è constatare che gli animali non presentano l’inquietante fenomeno, che è poi ricondotto ad una impropria somministrazione di farmaci.
Molti sono gli esempi di animali sentinella indicatori della vivibilità e qualità ambientale e del loro ruolo nel controllo dell’inquinamento ambientale, sfruttando due particolari aspetti. Da una parte la diversa sensibilità delle singole specie animali ai tossici e da un’altra parte la bioconcentrazione attraverso le catene alimentari degli elementi a rischio.

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Ceta: scopriamo i protezionisti di casa nostra. L’editoriale di Frassoldati sul Corriere Ortofrutticolo

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Protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Assofertilizzanti

È stato firmato l’11 luglio u.s. a Firenze il protocollo di intesa tra l’Accademia dei Georgofili e Assofertilizzanti-Federchimica, alla presenza dei due presidenti, Giampiero Maracchi e Francesco Caterini.

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La rinnovazione naturale della douglasia in Toscana

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La Gran Bretagna impreparata a sfamare la propria popolazione

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Phil Hogan: qualità del cibo e clima sono le priorità comuni della PAC

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All'Università di Firenze arrivano gli orti degli studenti

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Scende la produzione mondiale di grano duro. Aumentano le quotazioni

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Il fagiolo anti diabete

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Premio Internazionale per giovani ricercatori del vitigno Sangiovese a Montalcino

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