Notiziario di informazione su agricoltura, ambiente, alimentazione a cura dell'Accademia dei Georgofili
L’annuario 2010 dell’agricoltura italiana è stato pubblicato ora
dall’INEA. Il volume, di quasi 600 pagine, contiene molti dati sui quali
è opportuno riflettere, perché documentano una sofferenza perniciosa
del settore agricolo, già da tempo evidenziata, ma evidentemente non
ascoltata.
Il valore aggiunto complessivo del settore agricolo nel 2010 continua ad
essere modesto ( 0.8%) ed anche l’industria alimentare manifesta una
crescita ( 1,6%), inferiore alla media della economia nazionale ( 2,2%).
Il valore aggiunto, calcolato per unità di lavoro, è stato inferiore
(meno della metà) rispetto al livello medio della nostra complessiva
economia. Il valore della produzione agricola si è ridotto del 3,7%
rispetto alla media decennale 2000-2010. Il peso dell’agricoltura
nell’economia nazionale è sceso ulteriormente dal 3% al 2,2%. Anche il
numero degli addetti al settore agricolo è diminuito (-13,5%), mentre è
pressoché raddoppiato l’impiego di immigrati rispetto al 2000. Il
commercio con l’estero dei prodotti alimentari nel 2010 registra un
aumento sia delle importazioni ( 11,9%) che delle esportazioni ( 11,6%).
Ciò potrebbe derivare da una accelerazione delle importazioni di
commodities alimentari ed una esportazione di prodotti elaborati dalle
filiere agroindustriali.
Questo complesso di dati illustra una situazione decadente
dell’agricoltura e diventa allarmante se considerata nel quadro della
sicurezza alimentare globale che esigerebbe un raddoppio delle
produzioni complessive del nostro pianeta entro il 2050, coinvolgendo
quindi tutti i Paesi, non escluso il nostro e l’Europa.
In questi ultimi anni si sono aggravate le condizioni di criticità nel
dissesto idrogeologico, causate dalle alluvioni, dalle frane, dalle
valanghe e le perdite di vite umane, di beni, di infrastrutture, di
attività lavorative ed economiche ha raggiunto in alcune Regioni livelli
preoccupanti. E’ sufficiente ricordare quanto è avvenuto nel 2011 in
Liguria, in Sicilia, in Calabria, nelle Marche, nel Veneto.
Il Ministero
dell’Ambiente e della Tutela del Territorio indica che la superficie a
rischio frana raggiunge 137.690 chilometri quadrati, a cui vanno
aggiunti 7.744 chilometri quadrati a rischio alluvioni e secondo Lega
Ambiente sono stati censiti 383.831 fenomeni franosi.
Fin dal 1968,
l’Accademia dei Lincei aveva tracciato i lineamenti per l’intervento
pubblico per contenere il dissesto idrogeologico anche facendo ricorso a
20.000 militari di leva all’anno. Abolita la leva militare, numerose
situazioni di emergenza meriterebbero di venire affrontate mediante la
creazione di “cantieri verdi” a cui potrebbe contribuire la forza lavoro
disponibile presso gli Istituti di correzione in cui sono presenti
65.000 unità a fronte di 45.000 posti disponibili.
Proseguendo l’intervento sulla riforma del catasto in questa fase esaminiamo le principali modifiche nel catasto fabbricati.
Nel catasto fabbricati le novità sono diverse:
-
innanzi tutto sono riaperti i termini fino al 31.03.2012 per
l’accampionamento in categoria D/10 e A/6-R dei fabbricati rurali
strumentali iscritti nel catasto fabbricati in categorie diverse da
quelle sopra determinate. Ricordiamo che entro il 30.09.2011 era scaduto
il termine per la variazione e che tali modifiche hanno di fatto un
effetto retroattivo per 5 anni;
- si dovrà procedere
all’accampionamento degli impianti fotovoltaici nella categoria D/10 se
rurali e nella categoria D/1 per quelli non rurali. Si dovrà altresì
provvedere alla variazione in D/10 entro il 31.03.2012 degli impianti
erroneamente classificati in D/1 per i quali sono soddisfatti tutti i
requisiti di ruralità;
- viene sancito il principio per il quale
l’Agenzia del Territorio modificherà la consistenza dei fabbricati
classificati in categoria “A” dai vani a mq. lordi. Per questo aspetto
dobbiamo aspettare le procedura attuative;
- il catasto fabbricati diviene l’unico catasto nel quale dovranno essere censiti tutti i fabbricati;
-
infine l’art.13 comma 14/bis del DL n. 201/2011 convertito con mod.
nella Legge 216/2011 stabilisce che con successivo decreto del Ministero
dell’Economia e delle Finanze verranno stabilite le modalità per
l’inserimento del requisito della ruralità in tutti gli atti catastali.
-
E’ in corso di predisposizione una nuova procedura DOCFA che consentirà
di gestire la ruralità e quindi all’avvio della stessa sarà più
semplice procedere.
La pianificazione di una missione umana su Marte ha risvolti che non
riguardano solo gli aspetti tecnologici ma anche inattesi aspetti
“agricoli”.
Un viaggio verso Marte richiede tra i 5 e i 6 mesi (solo
andata), un tempo lungo che implica la necessita di fornire
all’equipaggio tutto quello che serve in termini di ossigeno e di
alimenti per un periodo di almeno un anno.
A meno che non si riesca a realizzare sull’astronave delle coltivazioni
vegetali che da un lato riciclino la CO2 prodotta dall’equipaggio,
rigenerando ossigeno, e dall’altro producano alimenti vegetali per
integrare la dieta degli astronauti.
Coltivare nello spazio diventa
essenziale per missioni interplanetarie ma lo spazio disponibile sulle
astronavi è molto limitato ed è quindi necessario sviluppare piante di
piccola dimensione, capaci di crescere molto velocemente.
Nel corso degli anni ‘90 presso l’università dello Utah sono state
sviluppate delle varietà di frumento, riso, pomodoro e pisello definite
“super-dwarf” e caratterizzate da un altezza massima di 25 cm e da un
ciclo vegetativo dalla semina alla raccolta inferiore a 90 gg.
Piante di questo tipo possono essere allevate in piccole camere
climatiche (simili ad un armadio a cassetti) e fornire alimenti ed
ossigeno all’equipaggio.
Insieme a queste specie si possono poi coltivare lattughe o spinaci per integrare la dieta spaziale con verdure a foglia.
L’ondata di freddo in arrivo sarà forte, prolungata ed interesserà tutta
la Toscana. Le temperature percepite – combinazione fra temperatura
dell’aria, umidità velocità del vento – scenderanno sotto lo zero fino a
punte di -10° C con seri rischi per la salute di anziani, malati e
bambini.
Queste sono le previsioni del Centro interdipartimentale di
Bioclimatologia dell’Università di Firenze che, attraverso il progetto
MeteoSalute finanziato dal Servizio Sanitario della Regione Toscana,
studia in anticipo gli effetti delle condizioni meteorologiche sulla
salute della popolazione (www.biometeo.it)
“L'ingresso di aria fredda a partire dalla serata di martedì 31 gennaio –
spiega il direttore del Centro, il georgofilo Simone Orlandini –
provocherà un brusco calo termico in poche ore su tutta la Regione. Un
nuovo apporto di aria proveniente direttamente dalla Siberia determinerà
un ulteriore calo delle temperature percepite a partire dalla giornata
di giovedì. Le temperature percepite – prosegue Orlandini - scenderanno
al di sotto dello zero su quasi tutte le località anche durante le ore
centrali, a causa della concomitanza del vento con le basse temperature
dell'aria. I valori minimi percepiti si registreranno durante il
prossimo fine settimana quando nei capoluoghi delle zone interne si avrà
una percezione di -10° C / -15° C. Ad oggi sembra che l’ondata di
freddo possa perdurare fino alla fine della prossima settimana (intorno
al 10 febbraio)”.
Il 50% del cibo prodotto nel mondo viene sprecato. Se l’intera
popolazione mondiale avesse la stessa voracità di noi europei, sarebbero
necessari tre pianeti per produrre la quantità di cibo richiesta.
Lo spreco alimentare in Italia ammonta al 3% del PIL.
Lo spreco è un fallimento del mercato e della politica - così come una
questione di educazione e sensibilizzazione - che non va trascurato.
Lo
spreco alimentare può diventare una risorsa e un'opportunità:
riutilizzare e riciclare dovrebbero diventare le nuove parole chiave del
21 ° secolo.
Dobbiamo cercare di attuare processi sostenibili, per affermare una
nuova logica che si concentri sulla sufficienza ed efficienza, intesa
come una funzione della qualità. Per salvarci dalla "tirannia
dell'effimero" abbiamo bisogno di reinventare la nostra vita intorno a 2
nuovi principi: leggerezza e trasparenza.
Come evitare lo spreco alimentare è il tema del volume “Transforming Food Waste into a Resource”,
di Andrea Segrè e Silvia Gaiani, che sarè presentato in prima nazionale
all'Accademia dei Georgofili, venerdì 3 febbraio alle ore 15.00
Emerge chiaramente l’enorme divario che separa l’Italia dagli altri
paesi cosiddetti “sviluppati”, e le nostre città dalle città straniere
(soprattutto inglesi, francesi, tedesche e scandinave), nelle quali è
evidente come lo sforzo delle società coscienti dei problemi del nostro
tempo sia tutto teso a rendere sempre migliore la vita urbana,
reintroducendo quel contatto con la natura che le sconvolgenti
trasformazioni cui esse sono state sottoposte da oltre un secolo
rischiavano di eliminare. Tali esempi, così come alcuni di recente
realizzazione in Cina e Malesia, dovrebbero essere assunti a modello di
quella che dovrà essere la città del futuro: sostenibile, intelligente,
inclusiva, categorie ispirate alle linee guida proposte dal documento
europeo Europa 2020.
Nelle città del futuro, il verde pubblico dovrà assumere aspetti e
funzioni sempre più precisi e differenziati, dovrà essere organizzato in
un vero e proprio “sistema” continuo: dal verde sotto casa per i più
piccoli, al parco-giochi a distanza pedonale, dal verde di quartiere con
impianti sportivi elementari al verde di settore urbano con
attrezzature più complesse e specializzate, fino alla grandiosa area
naturale al servizio dell’intera città e del territorio circostante. A
ciò va aggiunta la funzione che il verde avrà nella gestione dei
cambiamenti climatici attraverso la mitigazione degli estremi climatici e
la gestione delle acque meteoriche.
Con la conversione in Legge del D.L. n. 201/2011 meglio noto come
“decreto salva Italia” e con le prime circolari del 2012 dell’Agenzia
del Territorio si comincia a delineare la riforma del sistema catastale.
In questo primo intervento parleremo delle modifiche che
intervengono nel catasto terreni lasciando poi ad un secondo intervento
le modifiche al catasto fabbricati.
Nel catasto terreni a meno di una ordinaria autonoma suscettibilità
reddituale, non ci sarà più spazio per i fabbricati diversi dai
seguenti:
1. manufatti con superficie coperta inferiore a 8 m2;
2. serre adibite alla coltivazione e protezione delle piante sul suolo naturale;
3.
vasche per l'acquacoltura concimaie, pozzi e simili, di altezza utile
inferiore a 1,80 m, purché di volumetria inferiore a 150 m3;o di
accumulo per l'irrigazione dei terreni;
4. manufatti isolati privi di copertura;
5. tettoie, porcili, pollai, casotti,
6. manufatti precari, privi di fondazione, non stabilmente infissi al suolo.
Quindi
entro il 30.11.2012 si dovrà procedere all’inventariazione di tutti gli
altri fabbricati rurali ancora iscritti nel catasto terreni.
Nel percorso espositivo all'Accademia dei Georgofili si possono trovare cabrei antichi accanto al loro più contemporaneo sviluppo: i lavori di Paquito Forster, grande erede del genere.
Si inaugura oggi all’Accademia dei Georgofili una mostra dedicata ai
“Cabrei”, parola che si vuol far risalire al nome dei registri dei
privilegi della monarchia castigliana, adottati da Alfonso di Aragona,
nella prima metà del Trecento.
I veri e propri cabrei sono una raccolta di mappe catastali, che nel
disegno particolareggiato riescono a visualizzare in modo pratico le
proprietà terriere e i beni immobili.
Era compito di valenti agrimensori effettuare sopralluoghi nelle tenute,
per poi disegnare belle tavole a inchiostro che a partire dal Seicento
furono sempre più decorate con cartigli, stemmi, rose dei venti, figure
allegoriche, putti, annotazioni paesaggistiche.
Nell’esposizione ai Georgofili appaiono cabrei tratti dalle raccolte
gentilmente messe a disposizione dagli archivi Ginori Lisci, Mazzei,
Rimbotti, Contini Bonacossi, Frescobaldi: si tratta di documenti
preziosi per studiare e seguire le profonde trasformazioni del paesaggio
agricolo e del territorio toscano.
Accanto ai cabrei antichi, ci sono quelli moderni del bravissimo Paquito Forster che ha riscoperto e rinnovato quest'arte.
In un contesto internazionale caratterizzato da minacce sociali di
portata planetaria come la carestia e la sottonutrizione di intere
popolazioni (particolarmente il corno d'Africa), minacce di tipo
ambientale, anch'esse di dimensione planetaria e minacce di tipo
economico che vedono l'Europa al centro di una crisi finanziaria senza
precedenti, l'agricoltura, che è il settore produttivo per sua natura
più legato alla soddisfazione dei bisogni primari, rischia di essere
sacrificata da politiche inadeguate al suo ruolo strategico per la
sopravvivenza ed il benessere delle popolazioni.
Tale rischio è accentuato dal fatto che sempre più e particolarmente nei
paesi ad economia industrializzata, l'agricoltura svolge una
insostituibile funzione di custodia e produzione di beni pubblici come la salvaguardia dei territori, delle tradizioni locali e della loro identità.
L'Europa ha affrontato questi problemi fin dall'inizio della sua
costituzione con politiche specifiche con alterne vicende ed
atteggiamenti spesso contraddittori: a partire dal 2013 si avvierà una
nuova fase di queste politiche che dovrebbe tenere conto di tutti i
problemi suddetti e che sarà decisiva per il futuro dell'agricoltura
europea.
La politica agricola comunitaria (PAC) per il prossimo periodo
2013-2020, già approvata dalla Commissione Europea ed in attesa di
essere discussa dal Parlamento dell’Unione, appare sostanzialmente
impostata con criteri ed indirizzi che si richiamano a quelli adottati
negli ultimi decenni e che continuano a trascurare il fondamentale ruolo
produttivo dell’imprenditoria agricola.
L’Unione Europea, nata come produttrice di complessive eccedenze
alimentari, oggi sembra far assegnamento sulla libertà di importare dal
mercato globale crescenti quantitativi di prodotti agricoli primari (a
prezzi inferiori rispetto ai costi di produzione sostenuti dai nostri
agricoltori). Questo orientamento politico europeo, che coinvolge quelli
nazionali e regionali, sembra non accorgersi che il mercato mondiale
delle commodities alimentari registra continui aumenti della domanda
(per alcuni prodotti ormai più che doppia rispetto all’offerta) e dei
prezzi, che sono anche instabili e oggetto di sconvolgenti speculazioni
finanziarie.
L’Europa non può ignorare che milioni di persone continuano a soffrire e
morire per fame nel mondo. Ne può ignorare i richiami della FAO sulla
necessità di raddoppiare in pochi decenni le complessive produzioni
alimentari mondiali. Non può quindi esimersi dal perseguire almeno tre
doverosi impegni:
• sviluppare il ruolo produttivo
della propria agricoltura, prioritariamente rispetto a qualsiasi altra
istanza economica, sociale, ambientale e tantomeno
estetico-paesaggistica. Non si tratta di istanze contrapposte, ma
sinergiche, così come l’agricoltura razionale le ha sempre considerate.
Comunque, lo sviluppo agricolo non può, oggi più che mai, essere
indipendente dalla produttività. Deve mirare al miglioramento
quantitativo e qualitativo (merceologico e igienico-sanitario) delle
produzioni, da realizzare nel rispetto dell’ambiente;
• creare e mantenere attivo un sistema di stoccaggio di adeguate riserve alimentari
primarie, in grado di far fronte ad eccezionali eventi negativi di
qualsiasi genere ed assicurare in ogni circostanza una disponibilità e
accessibilità di cibo;
• adottare provvedimenti per contrastare l’attuale eccessivo ed inaccettabile spreco di alimenti,
secondo le strategie già indicate dalla Commissione Agricoltura del
Parlamento Europeo, che verranno votate in sessione plenaria a
Strasburgo nei primi mesi del 2012.
La pratica del giardinaggio non costituisce soltanto una
possibilità terapeutica, ma rappresenta per adulti e per bambini un
mezzo per cautelarsi nei confronti di eventuali malattie della sfera
psichica .
Le possibilità curative del verde vengono prese in considerazione da due
specifici ambiti disciplinari, oggetto di un’ attenta sperimentazione
nei paesi anglosassoni: l’Horticultural therapy e l’Healing landascape
Il centro di bioclimatologia dell’Università di Firenze ha realizzato,
con il contributo della Regione Toscana, un sito (www.biometeo.it) in
cui quotidianamente vengono prodotte previsioni biometeorologiche.
Gli utenti del sito usufruiscono di un’ ampia gamma di informazioni
(temperature percepite, disagio/benessere termico, presenza di pollini
allergenici, abbigliamento consigliato, disturbi dell'umore, dolori
articolari, emicrania, etc.) di sicura utilità per affrontare al meglio
le eventuali situazioni critiche che potrebbero verificarsi nel
territorio regionale nei successivi tre giorni.
Il sito offre quindi indicazioni per tutta la popolazione ma soprattutto
per i meteoropatici, ossia coloro che soffrono di disturbi più o meno
gravi in presenza di determinate condizioni climatiche.
Su iniziativa dell’Accademia dei Georgofili, è stata tempestivamente
organizzata una pubblica adunanza dedicata alla
valutazione della legge di stabilità (183/2011). L’argomento è stato
introdotto da quattro relazioni, rispettivamente di Federico Vecchioni,
Vicepresidente dei Georgofili, Luigi Costato, giurista agrario, Gianni
Salvadori, assessore all’agricoltura della Regione Toscana (in
rappresentanza della Conferenza delle Regioni), e Roberto Reggi, sindaco
di Piacenza e rappresentante della Presidenza ANCI.
E’ emersa una generale opinione favorevole al principio della prevista
vendita di terreni pubblici, ma è stata evidenziata la necessità di una
revisione del testo, nonché di una sua integrazione con elementi
necessari a rendere efficace il provvedimento.
Tra le piante coltivate, i frumenti (Triticum aestivum e Triticum durum) sono le specie più importanti per diffusione e per rilevanza nell'alimentazione umana.
La dimensione del
genoma del frumento (5 volte il genoma umano) e la sua complessità
rendono il sequenziamento una sfida difficile anche con l’uso delle più
moderne tecnologie molecolari. Per questo motivo, a livello
mondiale è stato costituito il Consorzio Internazionale di
Sequenziamento del Genoma del Frumento (IWGSC).
L'Italia, con un
progetto finanziato dal MiPAAF, partecipa all’IWGSC con la
responsabilità per uno dei 21 cromosomi del frumento, il Cromosoma 5A,
una regione del genoma dove sono localizzati importanti geni come quelli
che controllano la resistenza al freddo invernale, il tempo di fioritura e diverse fonti di resistenza a malattie.
Il diffuso degrado e la crescente scarsità delle terre e delle risorse
idriche stanno mettendo a rischio un gran numero di sistemi di
produzione alimentare chiave in tutto il mondo, costituendo una seria
minaccia alla possibilità di riuscire a sfamare una popolazione mondiale
prevista raggiungere i 9 miliardi di persone entro il 2050, afferma un
nuovo rapporto FAO pubblicato lo scorso 28 novembre.
“Lo Stato Mondiale delle Risorse Idriche e Fondiarie per l'Alimentazione e l'Agricoltura” (SOLAW)
sottolinea che, sebbene negli ultimi 50 anni si sia registrato un
notevole aumento della produzione mondiale, "in troppe occasioni tali
miglioramenti sono stati accompagnati da pratiche di gestione delle
risorse che hanno degradato gli ecosistemi terrestri e idrici dai quali
la produzione alimentare stessa dipende".
Negli anni ’70, chi studiava e scriveva su fiori, piante, giardini e parchi non era molto considerato nell’ambiente scientifico.Nell’ambiente universitario chi parlava di giardini era considerato, a volte, o spesso, un limitato. Nel campo delle Facoltà di Agraria si insegnava soprattutto a creare nuovi boschi, o nuove colture legnose per produrre legname e a incrementare la produzione di cereali,di barbabietole, di foraggi, di ortaggi, di frutta, di uva. Non certo ad investire tempo e denaro per piantare alberi al fine di migliorare l’ambiente urbano e suburbano e, se lo si faceva, solo a scopo visivo o ornamentale e non per creare zone in cui i nipoti ed i pronipoti sarebbero potuti vivere meglio.
Fino a pochi anni fa, le nostre imprese agricole vedevano tutelate le
proprie produzioni da una politica nazionale ispirata ad una chiara
economia reale. Oggi sono chiamate ad affrontare invece una confusa e
rapida evoluzione di filiere agroindustriali, delocalizzazioni
produttive, reti multinazionali, mercato globale, speculazioni
finanziarie, ecc.. La globalizzazione è ormai un processo irreversibile,
ma il mercato mondiale non può essere ancora considerato come una fonte
inesauribile, dalla quale chiunque può tranquillamente attingere i
necessari prodotti agricoli primari. Il commercio delle commodities
alimentari è diventato anche oggetto di speculazioni finanziarie, capaci
di sconvolgere il naturale andamento crescente della domanda rispetto
all’offerta.
La nostra agroindustria sembra non accorgersi che sta
rischiando di perdere il primo scalino delle sue filiere nazionali, cioè
la disponibilità di prodotti primari della nostra agricoltura, i cui
costi di produzione tendono a superare i prezzi di mercato. Qualcuno ha
da tempo espresso il parere che “dove non c’è una sana agroindustria,
non c’è una robusta agricoltura”. Concetto giusto e di grande attualità,
ma cresce il timore che possa presto leggersi in senso inverso.
Nei
Paesi BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), il basso costo della
manodopera determina un imbattibile livello di competitività. Questo
vantaggio fondamentale potrà presto consentire a quei Paesi di
trasformare autonomamente i propri prodotti primari ed esportare verso
di noi altrettanto competitivi alimenti elaborati.
Inoltre, la
moderna delocalizzazione, anche frazionata, delle attività produttive
agroindustriali favorirà la nascita di agguerrite reti multinazionali (o
nazionali, adeguate ai tempi) che potranno continuare a sfruttare il
marchio Made in Italy. In mancanza di adeguate regole condivise e di
efficienti controlli internazionali, capaci di garantire che questi
marchi non possano essere applicati anche direttamente all’estero.
Gli
stessi nuclei produttivi delle attuali filiere – a cominciare da quelle
alimentari – attendono di essere organizzati e regolamentati su basi
moderne, affinché nel loro ambito non vi siano ruoli privilegiati e
dominanti, capaci di creare sperequazioni nella formazione e nella
ripartizione del valore aggiunto complessivo, quindi con disparità tra i
redditi conseguiti dagli agricoltori ed i prezzi finali al consumatore
(sugli scaffali della grande distribuzione). Questi obiettivi possono
essere vantaggiosi per tutti. Andrebbero tempestivamente realizzati con
un univoco sostegno generale, pubblico e privato, nonostante che
l’intreccio dei vari interessi costituisca ormai una realtà complessa,
non facilmente malleabile e controllabile.
Il quadro in cui si
evolve rapidamente il contesto del mondo produttivo richiede grande
impegno politico. La tendenza a privare la nostra agricoltura della
necessaria attenzione e sostegno diventa quindi assai più grave di
quanto potesse esserlo fino a pochi anni fa.
Il riso costituisce coltura di significativa importanza per il nostro
paese. A livello europeo, infatti, l’Italia costituisce il principale
produttore, con circa il 50% della totale superficie a riso dell’EU. La
risicoltura italiana è stata interessata negli anni da una profonda
evoluzione, che ha riguardato i vari aspetti della produzione e della
struttura aziendale. Nel corso degli ultimi trenta anni circa, ad
esempio, il numero di aziende risicole si è dimezzato (da 8900 a 4600),
con un corrispondente aumento della superficie aziendale media da circa
20 ha a oltre 51 ha.
Le principali problematiche che la risicoltura
italiana deve attualmente affrontare riguardano sia elementi
tecnico-agronomici legati alla produzione, sia aspetti relativi
all’impatto della coltivazione su diversi comparti ambientali, in
particolare sull’acqua, e ai conseguenti vincoli di natura legislativa
che condizionano sempre più fortem
Il 26 giugno 2009, durante l’annuale sessione plenaria di UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) tenutasi a Siviglia, IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura - World Conservation Union) appoggiò la richiesta italiana di inserire le Dolomiti tra Beni che compongono il patrimonio naturale dell’Umanità (World Heritage List).
Il
giudizio di IUCN fu ampiamente positivo. In estrema sintesi si dichiarò
che “Le Dolomiti sono tra i paesaggi montani più belli del mondo,
dotati di una spettacolare varietà di forme verticali, con pareti
strapiombanti per più di 1.500 metri, che offrono scenari archetipo di
"paesaggio dolomitico", così come descritti dai pionieri della geologia,
dell’alpinismo, dai fotografi e dai pittori paesaggisti fin dagli
albori del XIX secolo”.
L'area dolomitica poi offre forme erosive,
tettoniche e glaciali di eccezionale valore scientifico e documentale
come quelle degli "atolli fossilizzati", e molti altri che sono unici a
livello mondiale per la possibilità di cogliervi appieno la stratigrafia
del Triassico.
L'analisi comparativa del genoma di tre isolati dell'agente del cancro batterico dell'actinidia ha messo in luce che l'attuale grave epidemia in corso in Italia è causata da un nuovo ceppo e non da un'evoluzione del batterio già presente in Italia fin dagli anni '90.
Di quasi certo c'e' solo il nome: Francesco o Franco Braga. Per il resto
sul nuovo Sottosegretario all'Agricoltura aleggia il mistero. Franco
Braga, professore ordinario di tecnica delle costruzioni alla Sapienza
di Roma, interpellato al telefono, risponde candidamente di non sapere
ancora se e' lui la persona nominata dal presidente Monti. Francesco
Braga, docente all'Universita' di Guelph (Canada) e collaboratore
dell'alta scuola di economia agroalimentare dell'Universita' Cattolica
del Sacro Cuore, raggiunto al telefono da conoscenti, dice di non
saperne nulla. Il segretariato della Presidenza del Consiglio intanto
pare propendere per il primo, ma anche in questo caso senza dare per ora
conferme. Comunque né l'uno né l'altro ha partecipato alla cerimonia
del giuramento nelle mani del presidente del consiglio Mario Monti.
Mentre scriviamo, mercoledì 30 novembre 2011 alle ore 10.00, la pagina
web del sito del MiPAAF
(http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/173)
non riporta ancora alcun nome alla voce Sottosegretario.
(Da Agrapress ANNO XLIX - N. 359 del 29/11/2011)
Nel corso della formazione dell’attuale Governo Monti, ad un certo punto il “Toto-Ministri” aveva omesso di considerare il Ministero dell’Agricoltura. Si diffuse allora il timore, autorevolmente condiviso, che si intendesse abolirlo. Data la sempre più scarsa considerazione nei confronti del nostro settore primario e tenuto conto che l’intento di abolire questo Ministero non è nuovo nel nostro Paese (anche perché approvato con un referendum popolare nel 1993), quei timori non erano infondati e tenevano conto anche dalla indicazione che si stava decidendo di ridurre il numero dei Ministeri.
Per l’agricoltura fu giustamente nominato un Ministro con portafoglio. Nessuno però ha sentito il bisogno di chiarire e smentire la cause di quei timori.
Nei giorni scorsi, la nomina dei Sottosegretari ha riacceso ancora qualche perplessità. Nell’elenco ufficiale diramato con i nomi dei Sottosegretari ne figurava anche uno per l’agricoltura: “Francesco Braga”. Nessuno però lo ha visto firmare e giurare al Quirinale martedì mattina e le agenzie di stampa hanno interpellato due professori, Francesco Braga e Franco Braga (rispettivamente della Cattolica di Milano e della Sapienza di Roma). Pare che nessuno dei due sia il designato. Siamo quindi ancora in attesa di sapere se e chi sarà il Sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura.
E’ incredibile che il settore primario possa essere così trascurato. Non si può indebolire l’immagine del Ministero che rappresenta la nostra Nazione nei consessi mondiali nei quali l’agricoltura è oggi al centro delle soluzioni di grandi problemi quali la sicurezza alimentare, gli effetti dei cambiamenti climatici, le risorse energetiche rinnovabili, ecc..
Qualcuno dia una dovuta, autorevole spiegazione.
Il georgofilo Paolo De Castro ha svolto a Firenze, il 24 novembre,
presso la sede accademica, una lettura su “La Nuova Politica Agraria
Europea”, organizzata in collaborazione con la UNASA (Unione Nazionale
Accademie per le Scienze Agrarie).
Ha illustrato il complesso metodo di lavoro adottato dalla U.E. dopo il
Trattato di Lisbona ed è entrato nel merito dei contenuti della nuova
PAC 2013-2020, da poco approvata dalla Commissione Europea. Ha
evidenziato alcune incognite relative ai tagli previsti nei bilanci
europei ed ha previsto una lunga discussione che certamente porterà a
modifiche del testo attuale (ancora non disponibile in lingua italiana),
con il conseguente rischio che la PAC non entri in vigore alla scadenza
del 1° gennaio 2014.
Non ha mancato di evidenziare la necessità che la PAC contempli anche
problematiche nuove rispetto al passato, a cominciare da quelle relative
alla sicurezza alimentare, all’instabilità dei mercati, all’aumento
costante dei prezzi destinato ulteriormente a salire, alla crescita
della domanda di commodities alimentari (già doppia rispetto all’
offerta), dovuta non solo all’aumento demografico mondiale ma anche
all’incremento dei redditi soprattutto nei Paesi “BRIC” (Brasile,
Russia, India, Cina). Mentre i terreni coltivabili sulla Terra non sono
ulteriormente estensibili ed è necessario puntare sull’incremento delle
produzioni unitarie, facendo assegnamento sulla ricerca scientifica e lo
sviluppo tecnologico.
“Se tutta la popolazione mondiale dovesse cibarsi
seguendo il modello degli occidentali, non si potrebbe sfamarla neppure
colonizzando altri pianeti!”.
E’ aperta al pubblico presso l’Accademia dei Georgofili l’esposizione
itinerante “Camillo Benso di Cavour e il suo tempo”, che completa il suo
giro nelle tre capitali d’Italia: Roma, Torino e Firenze, nel quadro
delle manifestazioni per il 150° anniversario dell’Unità nazionale. A
Roma è stata inaugurata il 18 gennaio 2010 alla presenza del Presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano.
A Firenze la mostra è stata allestita presso i Georgofili, ed arricchita
con documenti e manoscritti unici tratti dall’archivio dell’Accademia,
in quanto Camillo Benso di Cavour ne è stato accademico onorario dal
1851.
Egli apprezzava e perseguiva le concezioni liberistiche dei mercati; in
una lettera (esposta in mostra), auspicava che la Toscana ed il Piemonte
potessero servire l’una di esempio all’altro: la prima quale
“portatrice delle verità economiche”, il secondo quale felice esempio
dell’applicazione di “quelle politiche”. Era un agricoltore appassionato
ed innovativo: la sua opera agraria fu apprezzata da Cosimo Ridolfi che
ne riferì in una apposita Memoria letta in Accademia il 5 settembre
1858.
L’esposizione sarà visitabile
fino al 16 dicembre p.v., con ingresso libero (il pomeriggio dalle 15
alle 18, dal lunedì al venerdì).
Le piante hanno comportamenti sofisticati ed evoluti, una vita sociale meravigliosamente ricca ed, in generale, una affascinante complessità che per millenni è rimasta sepolta sotto la loro apparente immobilità. Mitezza contro violenza, fissità contro movimento, autotrofia contro eterotrofia, lentezza contro velocità, piante ed animali sono il risultato di scelte evolutive opposte. Inermi, alla base della catena alimentare, eppure capaci di colonizzare la Terra fino a rappresentarne il 98% della biomassa, nella vita delle piante esiste un’idea utopistica e rivoluzionaria, che ne rende avvincente ed imprevedibile il loro studio. Unici organismi viventi realmente “verdi” (in tutti i sensi), hanno evoluto strategie di comportamento così diverse da quelle degli animali da essere per noi una fonte inesauribile di originalissimi insegnamenti. Senza l’aggressività e prepotenza degli animali, senza la pressante necessità di uccidere per sopravvivere, le piante sono la realizzazione terrena del discorso della montagna: sono loro i miti che un giorno erediteranno la terra.
Il legno si può considerare appieno un materiale “bio” e “tecnologico”,
ossia caratterizzato da una matrice di origine biologica che si presta a
essere plasmata da interventi di tipo tecnologico, di differente
intensità, che consentono di realizzare edifici e strutture anche di
notevoli dimensioni. Non va però dimenticato che, qualsiasi sia la
costruzione realizzata, è fondamentale si crei uno stretto collegamento
tra gli elementi architettonico-ingegneristici e quelli propri
dell’approvvigionamento della materia prima e della gestione delle
foreste da cui essa deriva.
Solo in questo modo il crescente
interesse nell’utilizzo del legno per costruzioni di tipo civile potrà
tradursi in uno stimolo all’intera filiera foresta-legno-edilizia.
I vincoli progettuali di un fabbricato di legno debbano confrontarsi con
il materiale impiegato, la struttura o la forma del fabbricato e delle
sue componenti, la realizzazione o il montaggio, le funzioni e
l’utilizzazione del fabbricato.
Benché il legno manifesti una serie
di elementi critici (limitata durabilità, infiammabilità, fragilità),
l’attenta scelta della specie, le modalità di impiego e le lavorazioni
cui può essere sottoposto, consentono di ottenere un materiale per
impieghi strutturali con prestazioni del tutto comparabili con quelle
dell’acciaio e superiori a quelle del calcestruzzo armato.
Costituiscono
una valida testimonianza a queste considerazioni i grandi edifici,
realizzati anche nei secoli scorsi, e che ancora oggi manifestano
resistenza e funzionalità.
La disponibilità di nuove tecnologie di genetica molecolare ha permesso
un forte sviluppo della genomica come disciplina scientifica risultante
dalla convergenza di genetica, biologia molecolare e bioinformatica.
In particolare l’applicazione di questi nuovi e potenti strumenti di
ricerca e di studio alla zootecnia e la loro continua innovazione ha
messo a disposizione una enorme mole di informazioni sulle sequenze
dei genomi della maggior parte delle specie allevate e numerosi geni e
marcatori associati con la variabilità fenotipica di caratteri di
interesse zootecnico. E’ stato portato a termine per quasi tutte le
specie di interesse zootecnico il sequenziamento completo del genoma.
La conoscenza del genoma rappresenta lo strumento più importante per
introdurre rilevanti innovazioni nel campo del miglioramento genetico. I
progressi scientifici nell’ambito della genomica riguardano sia la
genomica strutturale che la genomica funzionale.
Il Toto-Ministri aperto dai mass media è stato definito fantasioso. Ciò
nonostante può essere significativo il fatto che esso abbia
costantemente ignorato il Ministero dell'Agricoltura.
Può trattarsi di un altro sintomo dello scarso interesse del mondo
politico e dei mass media nei confronti del settore primario, ormai
diffusosi anche nell'opinione pubblica. Ma potrebbe invece trattarsi di
un intento, già ripetutamente manifestatosi nel passato, di cancellare
il Ministero dell'Agricoltura, affidandone le funzioni eventualmente ad
un Sottosegretariato.
Questa sensazione è stata percepita da numerose ed autorevoli
organizzazioni agricole (Confagricoltura, CIA, Copagri, Agci Agrital,
Lega Pesca, Coldiretti) e dagli stessi Presidenti delle Commissioni
Agricoltura di Camera e Senato (Paolo Scarpa Bonazza Buora e Paolo
Russo), dai rappresentanti PD nella Commissione Agricoltura della Camera
(Angelo Zucchi e Luciano Pizzetti), nonché dal Ministro uscente Saverio
Romano, che hanno già aperto una corale e giusta protesta, espressa
anche questa mattina, come tempestivo invito al Presidente del Consiglio
incaricato, Prof. Monti, a non rendersi colpevole di una decisione
storica che metterebbe in dubbio il suo valore anche di studioso,
conoscitore dei problemi socio-economici mondiali e della importanza
strategica globale dell’agricoltura.
Generalmente, in ambito nazionale e non, si fa riferimento al concetto di consumo del suolo come misurazione, in rapporto alla superficie disponibile, del territorio occupato da insediamenti o infrastrutture.
Per quanto riguarda la situazione italiana, l’Osservatorio Nazionale sul consumo di suolo ha messo in evidenza una generale mancanza di dati, aggiornati ed affidabili,
la mancanza di una codifica che consenta l'effettuazione di confronti
coerenti, l’utilizzo insufficiente e non sistematico di tecnologie e
dati da remote sensing, come l’inadeguato aggiornamento di quadri
regionali da cui deriva in molti casi l’impossibilità di effettuare
confronti, alla medesima soglia storica, di dati provenienti da più
regioni.
L’irreversibilità delle trasformazioni che determinano dissipazione
della risorsa suolo è destinata a tradursi in grave limite al benessere,
allo sviluppo sociale, alle opportunità concesse alle future
generazioni con perdita e/o degradazione di superfici idonee alla
produzione agricola, di biodiversità e qualità paesaggistica; crescente
inefficienza energetica e funzionale di un modello insediativo estensivo
ad alta domanda di trasporto e conseguente generazione di inquinamento
atmosferico, perdita dei sistemi regolativi connessi ai cicli
biogeochimici e a quelli idrogeologici che nel suolo hanno sede.
La natura fornisce un database meraviglioso da cui prendere in prestito
idee, concetti e disegni e la biomimetica nasce proprio con lo scopo di
trovare soluzioni ai problemi ingegneristici grazie al trasferimento
tecnologico di soluzioni semplici provenienti dal mondo biologico.
L’elevata affidabilità che caratterizza queste soluzioni biologiche sta
nel fatto di essere il risultato della lunga evoluzione della vita sulla
terra, e la crescente attenzione che questa nuova disciplina sta avendo
a livello europeo, risiede nella produttiva combinazione di competenze
ingegneristiche e biologiche, che insieme contribuiscono allo sviluppo
di applicazioni, dall’alta tecnologia alla vita quotidiana.
L’Advanced Concepts Team dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) sta, tra le altre cose, studiando
i meccanismi di dispersione dei semi per estrarre nuove idee e concetti
utili ai fini dell’esplorazione spaziale: metodi di locomozione
derivanti dai cespugli rotolanti del deserto, trivelle ispirate dai semi
che si auto-sotterrano e piccoli paracaduti presi in prestito dai denti
di leone.
Se le piante sono riuscite a colonizzare ogni angolo della
Terra con i propri semi, perché noi non possiamo provare a prendere
qualche spunto da loro per l’esplorazione del sistema solare?
L’Accademia dei Georgofili ha conservato nel proprio salone di ingresso
il ricordo costante della terribile alluvione del ’66. Un grande
affresco e 12 litografie del Maestro Luciano Guarnieri che non vengono
esposti solo il 4 di novembre, ma restano lì sempre, ogni giorno,
offrendo a tutti un luogo che ricorda quel terribile evento.
Il Maestro Luciano Guarnieri realizzò un affresco dedicato al
“Salvataggio della Croce del Cimabue” e 12 litografie raffiguranti vari
scorci di Firenze devastata dalla inondazione dell’Arno. Le litografie
furono subito riprodotte e messe in vendita per beneficenza in favore
delle famiglie alluvionate. L’affresco fu presentato al museo “Come
nasce un affresco” nella sala del Capitolo della chiesa del Carmine ,
poi fu ospitato in Santa Croce e in Santa Maria del Fiore e infine
definitivamente donato all’Accademia dei Georgofili insieme alle 12
litografie originali, rimaste in mano al Maestro.
Quel crocifisso,
diventato simbolo dell’arte fiorentina offesa ma non distrutta, è stato
accolto nella Sede accademica, non a caso dopo il restauro che seguì
l’atto dinamitardo da questa subìto nel 1993.
Un gruppo di ricercatori europei ha fatto una importante scoperta concernente il meccanismo messo in atto dalle
piante per resistere alla sommersione.
Da alcuni decenni si cercava di
capire come certe specie vegetali fossero particolarmente adattate a
queste condizioni, mentre molte altre non riescono a sopravvivere.
Gli studiosi hanno scoperto che la proteina delle cellule vegetali RAP2.12, viene
costantemente distrutta nelle normali condizioni di presenza di
ossigeno, ma - e questo è il significato centrale della scoperta - in
condizioni di minore disponibilità di ossigeno (ad es. sommersione), la
stessa proteina rimane stabile ed attiva una risposta di adattamento
alla nuova situazione avversa.
Il risultato è doppiamente importante
perché rappresenta un'acquisizione di nuova conoscenza sul piano
strettamente biologico-vegetale, ma, come accade per tutti gli studi
severamente condotti, è ricco di risvolti sul piano applicativo, basti
pensare quanto il flagello delle improvvise e massicce sommersioni si
abbatta su vaste aree agricole del pianeta; pertanto la selezione di
varietà coltivate per ambienti soggetti ad eventi alluvionali sarà
certamente favorita.
Continuare a dipendere in modo sostanzialmente esclusivo da sorgenti
energetiche fossili pone, già dal prossimo futuro, sfide insostenibili
in termini sia di sicurezza di approvvigionamento, sia di effetti delle
emissioni sul clima del pianeta e sulla qualità dell’aria nelle aree
urbane.
L’idrogeno, grazie alle sue caratteristiche di altissima
sostenibilità ambientale, rappresenta una delle più promettenti
alternative prese in considerazione per gli scenari energetici del
futuro. Oggi è principalmente ricavato da idrocarburi, ma è del tutto
evidente che il complesso di benefici legati alla sua introduzione nel
sistema energetico non può prescindere dallo sviluppo di filiere basate
su fonti rinnovabili, e non su quelle fossili.
Accanto
all’elettrolisi dell’acqua e al frazionamento termochimico di composti
organici, la produzione di idrogeno per via biologica (il bioidrogeno)
costituisce un processo molto promettente, con interessanti potenzialità
applicative messe in luce da diverse ricerche di laboratorio condotte
negli ultimi anni.
Il progetto AGRIDEN finanziato da Regione
Lombardia – D.G.Agricoltura ha considerato, in particolare, una semplice
variante del classico processo di digestione anaerobica, basata su una
tipologia di reattori bi-stadio nei quali, accanto alla produzione di
biogas ricco in metano, si realizza una produzione aggiuntiva di
quantità significative di bioidrogeno.
Dato l’enorme potenziale di
diffusione nelle aree agricole del nord del Paese, le biomasse studiate
nel progetto sono state effluenti zootecnici miscelati a scarti
ortofrutticoli, perseguendo l’idea piuttosto affascinante di produrre
idrogeno -il vettore energetico più pulito che si conosca- a partire da
biomasse di scarto che, se non opportunamente trattate, costituirebbero
un macroscopico fattore di impatto ambientale.
Liberiamoci dal pregiudizio che le piante siano esseri inanimati,
incapaci di sentire e di agire con una loro intelligenza. Osserviamole
attentamente, come da anni stanno facendo i ricercatori del LINV
(laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale) guidati dal prof.
Stefano Mancuso e scopriremo che il mondo vegetale ha tanto da
insegnarci. Dall’analisi del comportamento dei vegetali è infatti
possibile trarre ispirazione per innovazioni tecnologiche utili
all’Uomo. A realizzare materialmente queste invenzioni poi ci pensa il
Centro di MicroBioRobotica dell’IIT, Istituto Italiano di Tecnologia, la
cui coordinatrice Barbara Mazzolai è stata, assieme a Stefano Mancuso,
l’ideatrice del workshop internazionale che si è svolto il 24 ottobre
2011 presso l’Accademia dei Georgofili.
Hanno partecipato esperti provenienti da tutta l’Europa (UK, Olanda,
Germania, Spagna e, ovviamente, Italia), a spiegare per esempio come
l’ESA abbia utilizzato i movimenti dei semi che cadono dalle piante per
progettare il volo di certe navicelle spaziali, come si stia cercando di
imitare i movimenti di alcune velocissime piante carnivore per nuovi
sistemi di attuazione, come nel mondo vegetale esistano dei materiali
così resistenti che possiamo utilizzare nella costruzione di oggetti
utili all’uomo.
Le piante sono come esseri umani “rovesciati”: la
parte che “pensa” e che si nutre è collocata in basso. Secondo le
scoperte del prof. Mancuso, gli apici radicali riescono a dialogare tra
loro attraverso impulsi elettrici e modificano il loro comportamento
adattandosi a quello che percepiscono intorno a loro. Dall’imitazione di
tutto questo è nato il plantoide, il primo robot ispirato al mondo
vegetale, che aiuterà l’Uomo nelle indagini del suolo, utilizzando dei
veri e propri apici radicali meccanici, progettati nel Centro di Ricerca
dell’IIT.
I fabbricati rurali sono solo quelli iscritti in catasto nella categorie
A/6 e A/6-R (per gli abitativi) e in categoria catastale D/10 (per i
non abitativi). Tutti i fabbricati comunque denominati appartenenti alle
altre categorie non sono “rurali” almeno ai fini fiscali. Si tratta di
una conclusione non prevista in quanto anche l’Agenzia del territorio
era di diverso avviso ma è prevalso l’orientamento della Corte di
Cassazione.
Con il Decreto del Ministro dell’Economia e delle
Finanze del 14 settembre 2011 (Pubblicato della G. U. n. 220 del 21
settembre 2011) sono state definite le modalità di presentazione delle
domande di variazione catastale e delle relative autocertificazioni di
cui all’art. 7, comma 2- bis e seguenti del D.L. n. 70/2011 per le quali
i fabbricati iscritti in catasto per i quali sussistono i requisiti di
ruralità di cui all’art. 9 del D.L. n. 557/93 ma non censiti nella
categorie rurali A/6 e D/10.
Nel 1898, Mazade, professore d’ampelografia a Montpellier, scriveva:
“In un dato ambiente, passare frequentemente in vigneto consente
d’ottenere un ricordo visivo dei vitigni principali. Questo ricordo
visivo è preferibile alla migliore delle descrizioni perché è proprio la
fisionomia del vitigno che rimane impressa nella memoria e serve da
riferimento e termine di paragone. Questa fisionomia è certo il
risultato dell’impressione causata dall’insieme di elementi parziali.
Ma, in genere, questi caratteri parziali, non essendo stati oggetto d’un
esame separato condotto con sufficiente attenzione, sfuggono al
ricordo. Semplicemente dall’insieme emerge un’immagine complessiva,
specifica per ciascun vitigno, impressione che serve da guida nella
maggior parte dei casi”.
Nelle descrizioni ampelografiche sono riportate caratteristiche:
• morfologiche,
• fenologiche,
e osservazioni su attitudini:
• colturali,
• produttive,
• esigenze pedoclimatiche,
• resistenza eventuale a patogeni, ecc.
L’ONU ha dedicato l’anno 2011 alle foreste e patrocinato centinaia di eventi scientifici e divulgativi su tale tema. La Facoltà di Agraria di Pisa ha organizzato in questo contesto una giornata di studio, svoltasi il 14 ottobre e dedicata agli “Alberi in città”.
L’anno 2011 è stato proclamato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e dalla FAO, l’Anno Internazionale delle Foreste,
per celebrare e rendere partecipe l’opinione pubblica mondiale
dell’essenziale ruolo ambientale e produttivo che sempre più viene
riconosciuto agli alberi e alle foreste, a livello internazionale.
L’attualità registra, infatti, un interesse crescente per gli ecosistemi
forestali come importanti sistemi di regolazione del clima e di
assorbimento e mitigazione dei gas serra e di altri composti inquinanti,
che stanno svolgendo un ruolo fondamentale anche nelle varie conferenze
mondiali sull’ambiente e sul clima, come nella prossima Conferenza di
Durban in Sud Africa, in programma quest’anno nel mese di dicembre, dove
i governi di tutto il mondo saranno chiamati ad avviare il nuovo
Protocollo di Kyoto, o Kyoto2, sui cambiamenti climatici. I drammatici
eventi di inondazioni e frane che si ripetono negli anni, in tutte le
regioni italiane, ci ricordano però che gli alberi, i rimboschimenti e
le foreste svolgono soprattutto un ruolo insostituibile per la
conservazione del suolo, la difesa idrogeologica e la regolazione dei
deflussi idrici che dai bacini montani scendono verso la pianura e il
mare. Lo sfruttamento eccessivo dei boschi e la loro sistematica
devastazione dovuta agli incendi ricorrenti, elimina il mantello verde
che trattiene il terreno e lo protegge dall’erosione e dal trasporto a
valle, dove può provocare danni incalcolabili alle popolazioni e alle
infrastrutture.
Ma agli alberi e alle foreste viene anche chiesto di fornire, in misura
sempre crescente, legname per l’industria dell’arredamento, del mobile e
della carta, per le strutture edilizie, come le case costruite di
recente in Abruzzo, e per le energie rinnovabili.
L’industria di
trasformazione del legno è una delle più importanti e fiorenti attività
economiche del nostro Paese; comprende circa 2.300 aziende che occupano
oltre 400.000 addetti, realizzando un fatturato annuo di circa 40
miliardi di euro ed esportando il 35% circa della produzione.
Negli ultimi anni si parla sempre più frequentemente di vertical farming
come testimoniato dal moltiplicarsi di convegni, dibattiti e seminari
sui vari aspetti del tema. Purtroppo, all’infittirsi di proposte,
progetti e realizzazioni, non sempre si accompagna un lavoro di
approfondimento scientifico e di conoscenza che, a mio parere,
rappresenta la condizione necessaria perché si possano realmente
valutare i potenziali benefici di questa tecnica. Questo sistema ideato
da Dickson Despommier, retired professor di Scienza della Salute
ambientale alla Columbia University di New York, prevede la costruzione
di una fattoria verticale, ossia un grattacielo-serra che produce cibo
ed è in grado di sfruttare il terreno in modo molto più intensivo
rispetto all'agricoltura tradizionale.
Un articolo pubblicato sul
Sole 24 Ore di venerdì 7 ottobre 2011, analizza in modo corretto i pro
ed i contro di questo sistema, indubbiamente affascinante, ma che
presenta numerosi problemi che non sono soltanto relativi ai costi, ma
alla reale sostenibilità ambientale di queste realizzazioni, la cui “carbon footprint” nessuno ha calcolato ma che, con ragionevole
certezza, è, al momento attuale, notevolmente superiore ai benefici
ambientali apportati. A commento dell’articolo, deve inoltre essere
evidenziato che le vertical farms altro non sono se non l'apoteosi di un
concetto più vasto che già oggi rappresenta una realtà per nulla
trascurabile, cioè quello dell'agricoltura urbana, al cui interno si
trovano realtà molto più modeste, ma di assai più facile e rapida
realizzazione, quali le serre e gli orti urbani, i tetti verdi ad uso
anche alimentare, le microcoltivazioni domestiche, ecc., che, a mio
avviso, meritano di avere lo stesso rilievo del vertical farming.
Nelle piante da frutto è abbastanza frequente la S-incompatibilità
fiorale di tipo gametofitico, per cui sul piano applicativo occorre
avere sempre la compresenza in campo di adatti impollinatori per
ottenere una buona fruttificazione.
Nello scorso giugno si è svolto a
San Michele all’Adige e Bologna, nell’ambito della Scuola
Internazionale di Dottorato sulla “Fisiologia e genomica delle specie da
frutto”, un workshop (60 partecipanti da tutto il mondo), per fare il
punto sul meccanismo d’azione dei geni localizzati nel locus S e, in
particolare, sulla genotipizzazone degli alleli dalla cui combinazione
dipende il compimento del processo fecondativo.
Per alcune specie (es. ciliegio e pero) sono stati identificati decine
di alleli e con questi la mappa dei gruppi varietali intercompatibili o
interincompatibili, utile per la scelta delle varietà da consociare nei
nuovi impianti. È stato accertato che il blocco della crescita del
tubetto pollinico entro lo stilo, nel caso della “self-pollination” è
mediato da un enzima stilare, la S-RNasi (determinante ♀) le cui forme
interagiscono con proteine polliniche codificate da geni con dominio
Fbox (determinante ♂). Questi geni sono co-localizzati nel Locus S che,
nel pero, è stato mappato nel Linkage Group 17, mentre nelle specie
appartenenti al genere Prunus nel Linkage Group 6.
Da molto tempo è noto che correnti elettriche agiscono su molteplici aspetti dello sviluppo delle piante, quali i movimenti in piante carnivore per intrappolare gli insetti, la crescita in lunghezza delle cellule e fenomeni di polarità. Per esempio, correnti elettriche entrano all’estremità del tubetto pollinico in accrescimento e fuoriescono lateralmente dalle zone retrostanti. Con modalità simile flussi elettrici penetrano nella zona apicale delle radici e dei peli radicali ed escono dalle parti sovrastanti. Quando queste correnti sono inibite la crescita polarizzata di queste cellule o delle radici cessa. Anche lo sviluppo delle piante viene alterato quando sono poste sotto l’influsso di campi elettrici (e magnetici). D’altra parte la produzione di elettricità è connaturata alla fisiologia stessa delle piante. Se si pensa, infatti, al processo fotosintetico, si può considerarlo come un sistema di produzione di corrente elettrica dato il flusso di elettroni che deriva, attraverso la scissione dell’acqua e la clorofilla, dall’energia solare per essere poi convertito nell’energia chimica contenuta negli zuccheri. Questa corrente potrebbe essere utilizzata come quella fornita da una pila elettrica. L’idea potrebbe apparire quasi fantascientifica, tale da essere facilmente abbandonata dal ricercatore. Bene, invece, recentemente, all’Università di Stanford alcuni ingegneri guidati da WonHyoung Ryu, hanno realizzato con un nanoelettrodo di oro molto sottile inserito nei cloroplasti di cellule algali, un dispositivo capace di intercettare gli elettroni di origine fotosintetica (il lavoro è stato pubblicato nella rivista Nano Letters del Marzo 2010).
La biomimetica è una recente
disciplina scientifica che studia i processi biologici e biomeccanici
naturali come fonte d’ispirazione per il miglioramento delle attività e
tecnologie umane. Nell’ambito della biomimetica molteplici soluzioni
arrivano dal regno vegetale il quale rappresenta una straordinaria fonte
d'ispirazione per la progettazione e sviluppo di soluzioni intelligenti
in diversi campi della tecnologia.
Per discutere delle possibilità offerte
dalla biomimetica vegetale, il prossimo 24 di ottobre, l’Accademia dei
Georgofili ospiterà un workshop internazionale organizzato in collaborazione con l’università di Firenze e l’Istituto Italiano di Tecnologie (IIT), intitolato Smart Solution from the Plant Kingdom – Beyond the animal model
Che le pubbliche esposizioni (che vantano in Toscana una lunga
tradizione) fossero occasione per verificare le attività presenti su un
territorio è cosa attestata, e allorché queste manifestazioni valicarono
i confini e spaziarono negli Stati italiani pre-unitari e addirittura
negli oltramontani, esse furono anche momento di messa a confronto, di
elaborazione di progetti e di strategie per il progresso economico del
proprio paese.
In questo contesto significa aver presente l’attività
dell’Accademia dei Georgofili che costituì nel Granducato prima,
nell’Italia Unita poi, palestra di idee e strumento efficace per il
progresso agricolo ed economico.
L’Accademia è stata sempre attiva
protagonista del rinnovamento economico della Toscana lorenese e alla
sua attività propulsiva si deve la prima esposizione di arti e
manifatture allestita nelle sue sale di via del Cocomero (l’attuale via
Ricasoli) nel 1838.
Nel corso della tavola rotonda che si è svolta presso l’Accademia dei Georgofili il 23 settembre 2011, nell’ambito del Festival dell’Energia, si sono confrontate le opinioni di autorevoli esperti in materia di agroenergie e biocarburanti quali Federico Vecchioni, Vittorio Prodi e Guido Ghisolfi. Moderatore il giornalista Maurizio Mannoni.
Gli oli di pressione, ovvero le
“spremute” di oliva in ordine decrescente di qualità vengono
classificate come “olio extravergine”, “olio vergine” ed “olio
lampante”.
Agli oli di pressione si contrappongono gli oli di raffinazione
che non si ottengono per mezzo di una semplice spremitura delle olive
ma attraverso processi chimico fisici cui sono sottoposti gli oli di
pressione di qualità più scadente
Le sfide che l’agricoltura dovrà affrontare in questo primo secolo del terzo millennio sono certamente molte e tra queste la più importante, per non dire vitale, da vincere è senza dubbio legata alle previsioni di incremento della popolazione umana ed alla necessità di soddisfacimento delle richieste alimentari. Sfida resa più ardua dai fenomeni tipici dell’antropocene quali il cambiamento climatico e l’inquinamento di aria, acqua e suolo, e l’approvvigionamento energetico. Ma un’altra sfida di estremo interesse, per non dire affascinante dal punto di vista scientifico, ed in parte legata alle problematiche di incremento demografico è certamente quella della colonizzazione di pianeti extraterrestri quali, nelle previsioni, Luna e Marte. Tale progetto prevede come condizione necessaria, anche se non sufficiente, l’attivazione di una nuova tipologia di agricoltura, definita space farming alla cui realizzazione tutte le discipline biologiche afferenti al settore agrario, assieme ad altre di tipo ingegneristico, dovranno fornire un contributo determinante.
Il prossimo appuntamento per gli appassionati di fiori si svolgerà a
breve, come di consueto, il primo weekend di ottobre presso la sede
tradizionale, ovvero il Giardino del Pellegrino, tra Via Bolognese e Via
Vittorio Emanuele II.
Tra i 50 espositori ci saranno i migliori
florovivaisti italiani: le novità di quest'anno sono le orchidee di
Corazza (BS), le peonie di Tesoniero (LT), gli animali in ferro battuto
riciclato di Donà, le erbacee perenni di Consigliere (MI).
Orario della mostra: dalle ore 9 alle 19.00. Ingresso libero.
Promossa e organizzata dalla Regione Toscana, assessorato Agricoltura e foreste, attraverso l'Agenzia regionale per la promozione economica della Toscana (Toscana Promozione), in collaborazione con il Comune di Firenze e altri enti, l’Expo Rurale è una manifestazione poliedrica che propone la rassegna organica delle filiere agricole, forestali e zootecniche protagoniste dell'agricoltura in Toscana.
L’antica Accademia dei Georgofili, che è sempre attivo punto di
riferimento per approfondire e discutere nuovi problemi, acquisizioni
scientifiche ed idee, ha già da tempo avvertito e cercato di comunicare
alcune emergenze di una realtà globale che va imponendosi come
irreversibile. Anche se tuttora fortemente condizionata da indirizzi dei
vari partner in un mondo che va modificandosi con inedita rapidità,
attraverso diverse strategie e sistemi socio-economici e politici non
convergenti, non unidirezionali e per di più instabili e cangianti.
Alla base di ciascuno dei grandi problemi globali, ormai tutti
riconoscono che vi è l’agricoltura, destinata ad avere quindi un ruolo
importante e talvolta determinante per il futuro dell’umanità.
La FAO ha chiaramente evidenziato la necessità di incrementare le
produzioni unitarie per raggiungere circa il raddoppio degli alimenti
disponibili nel nostro pianeta, quando intorno al 2050 si prevede che la
popolazione raggiunga i 9 miliardi.
Le straordinarie interazioni chimico-fisico-biologiche che si instaurano
fra piante parassite ed ospiti offrono interessantissimi spunti di
ricerca che sempre più travalicano gli ambiti dell’agricoltura o della
botanica per spostarsi nei campi delle biotecnologie, della genetica e
persino della medicina, prefigurando nuovi scenari e nuove possibili
applicazioni.
Le piante parassite sono organismi vegetali che dipendono, per parte o
tutto del loro ciclo vitale, da un'altro organismo vegetale. Spesso tali
piante parassite sottraggono ai loro ospiti sostanze nutritive, acqua,
metaboliti, o le utilizzano come "supporto" per la loro crescita; in
altri casi percepiscono dei segnali chimici emessi dai loro ospiti per
avviare o svolgere alcune importanti fasi del loro ciclo biologico, come
la germinazione dei semi.
Nel mondo si conoscono oltre 4000 specie
di piante parassite appartenenti a 19 generi: fra esse si annoverano
anche specie di straordinaria importanza ecologica ed ambientale, quale
ad esempio ‘Rafflesia arnoldii’, che produce il più grande fiore conosciuto, o specie del genere ‘Hydnora’, le cui piante svolgono tutto il ciclo, compreso la fioritura, sotterraneamente.
Le piante parassite dei generi Striga ed Orobanche sono fra i più dannosi organismi delle colture agrarie. Le specie di Orobanche
parassitano importanti colture agricole in tutto il mondo come legumi,
crocifere, girasole, canapa, tabacco e pomodoro. Le specie di Striga
causano invece disastrosi danni alle colture di cereali e costituiscono
addirittura il principale danno biotico per tali colture nelle regioni
sub-sahariane. Le possibilità di controllo di queste infestanti sono
piuttosto limitate, e nessuno dei metodi di controllo tradizionali
studiati finora ha dimostrato di essere completamente efficace.
“Georgofili INFO” compie un anno. Il 1° settembre 2010 usciva il primo numero con un saluto ai lettori del Presidente Franco Scaramuzzi, il quale sottolineava la volontà dei Georgofili di rendere più facile ed immediata la comunicazione delle notizie che interessano il mondo legato alle attività agricole, dichiarando la completa disponibilità al dialogo con i lettori.
Sappiamo che la strada da percorrere è ancora molta, ma crediamo di essere riusciti a dare un buon contributo alla diffusione di informazioni attendibili ed autorevoli su tutto quanto ruota intorno al “settore primario”, oggi troppo spesso ignorato, trascurato e considerato “secondario”, a dispetto del suo ruolo che è legato alla stessa sopravvivenza del genere umano.
La realizzazione di questo sito di informazione, così come l’apertura di una pagina dell’Accademia dei Georgofili su Facebook, ci ha permesso di dialogare anche al di fuori del mondo scientifico. Desideriamo ringraziare tutti coloro che hanno offerto la loro collaborazione, anche solo ponendoci domande e dandoci suggerimenti, per consentirci di migliorare sempre più il compito che ci eravamo proposti.
Da docente universitario e ricercatore rimango sempre alquanto sorpreso
dalla pubblicazione sui maggiori quotidiani di notizie, spesso
presentate con “headlines eclatanti”, senza che si chiedano chiarimenti,
spiegazioni o che almeno si senta l’opinione degli esperti di settore.
Eppure in Italia operano ricercatori qualificati e internazionalmente
stimati che, pur operando in ristrettezze di mezzi tecnici, di
finanziamenti ed anche di personale, riescono ancora a primeggiare nel
panorama scientifico.
L’articolo pubblicato su “La Repubblica” di domenica 28 agosto, a firma di Elena Dusi (Foreste artificiali contro CO2 “Un Clone degli alberi ci salverà"),
si limita a riportare una notizia e, seppur avanzando qualche dubbio
sui costi e sullo smaltimento dei prodotti di scarto di questa nuova
“tecnologia”, non analizza l’argomento con la dovuta scrupolosità,
riportando anche l’opinione di ricercatori che si occupano di
cambiamenti climatici e abbattimento del biossido di carbonio.
Nell’articolo, per la verità, si cita il costo di ogni “albero
artificiale”, affermando che può essere ridotto fino a 20000 dollari
(quindi adesso è molto superiore). Mi preme sottolineare che, con lo
stesso prezzo, si possono piantare mediamente 100 alberi, con nessun
costo per lo smaltimento dei prodotti di scarto (anzi, in linea teorica,
il legname costituisce un’ulteriore fonte di reddito) e con benefici
decennali, se non secolari. E, cosa grave, ci si limita a parlare
dell’abbattimento di CO2, molto superiore, è vero, a quello di una
singola pianta, ma non si fa menzione della produzione di ossigeno.
Studi passati e recenti hanno evidenziato che un ettaro di alberi
produce mediamente circa 6.2 tonnellate di ossigeno per anno.
Considerando che una persona consuma circa 180 kg di ossigeno/anno,
secondo questi studi, condotti negli Stati Uniti, un ettaro di alberi
può produrre ossigeno per circa 35 persone. Ancora, pur variando la
produzione netta annua di ossigeno in funzione delle specie arboree,
delle dimensioni, dello stato sanitario e dell’ubicazione si stima che
un albero sano, come ad esempio un frassino alto 10 metri, produca circa
118 kg di ossigeno netto all’anno. Quindi due alberi sani, di medie
dimensioni, possono fornire l’ossigeno richiesto da una singola persona
nel corso di un anno. Allora, questi alberi artificiali quanto ossigeno
producono?
Infine, nell’articolo non si tiene conto di tutte le
altre, altrettanto importanti, esternalità positive legate alla presenza
di alberi. Infatti, è fondamentale il ruolo esercitato dalla
vegetazione, in particolar modo arborea, sulla riduzione
dell’inquinamento dell’aria da particelle microscopiche sospese che,
potenzialmente, può causare le più severe e dannose malattie per
l’apparato respiratorio che si possano riscontrare in ambiente urbano o
extraurbano. Non meno importanti sono i benefici collegati con il
risparmio energetico che la presenza degli alberi produce, in termini di
minori spese di condizionamento (ombreggiamento) e di riscaldamento
(effetto protezione dal vento).
E’ in corso, presso l'Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del CNR di Sesto Fiorentino (FI), uno studio teso a ottimizzare il sistema di conservazione in vitro di linee selezionate di anthurium e ranuncolo, due specie a fiore reciso di grande interesse commerciale
Si è chiuso in sei mesi il blitz di Lactalis sul gruppo Parmalat, tanti
quanti ne sono occorsi per portare la sua quota di proprietà da pochi
punti percentuali ad oltre l’80% del capitale. Finisce così la storia di
Parmalat, protagonista di uno dei più gravi scandali finanziari e poi
di un risanamento che ne ha dimostrato le potenzialità. E si apre la
strada ad una doppia serie di riflessioni.
La prima riguarda la
grande attenzione iniziale, concentrata su tre questioni: la
salvaguardia dell’italianità delle nostre imprese, la strategicità del
settore, la latente tensione con la Francia. Tre argomenti che hanno
smosso il Governo a decretare d’urgenza sulla salvaguardia dei settori
strategici, comunque troppo tardi, e a rendere disponibile la Cassa
Depositi e Prestiti per compiti impropri. La seconda, più amara, è che
l’attenzione è scesa e al dunque nessuno si è mosso: né le banche,
ancora una volta ambigue, né qualche imprenditore in veste di Cavaliere
Bianco.
Si è svolto il 26 luglio scorso a Roma nella sede del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali il workshop: Genomica e Biotecnologie applicate all’Agricoltura: quali prospettive?
Iniziativa che, alla luce delle nuove acquisizioni di conoscenza
globale dei genomi, si proponeva come obiettivo un confronto di idee
sulle prospettive di sviluppo della genomica e delle biotecnologie e
delle loro applicazioni in agricoltura, così da iniziare a definire una
strategia-paese.
Le relazioni dei genetisti Michele Morgante,
Elisabetta Lupotto e Luigi Cattivelli hanno evidenziato con grande
chiarezza i contributi che la genetica ha fornito in termini di nuove
varietà coltivate dagli agricoltori, indicando le nuove grandi
prospettive che si aprono con la genomica e la “necessità” pertanto di
continuare a modificare geneticamente le piante e a selezionarle per
assicurare quantità e qualità di cibo all’umanità. Non solo con
incrocio, mutagenesi e selezione ma anche con le tecniche di ingegneria
genetica che hanno ormai portato 15 milioni di agricoltori a coltivare
nel mondo 150 milioni di ettari di piante geneticamente modificate (PGM o
OGM). Molti problemi di suscettibilità alle fitopatie possono essere
risolti nella vite trasferendo geni di resistenza da varietà selvatiche,
così pure il “brusone batterico” del riso, le “fusariosi” del grano o
la ticchiolatura del melo.
Dobbiamo convincerci che cibo, energia, ambiente sono un insieme
inscindibile e ineludibile che richiede scelte coraggiose e non
parziali. Il problema non si esaurisce all’interno del Ministero delle
Politiche Agricole e la soluzione non sta in una presunta (falsa)
superiore qualità del prodotto non-ogm. Il cibo e l’agricoltura
sostenibile riguardano anche i Ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo
Economico, della Ricerca scientifica, della Salute, del Turismo, della
Cultura, e degli Affari Esteri. Una parte del lavoro che i governi
dovrebbero fare lo stanno già facendo gli agricoltori, i ricercatori e
le imprese. E’ necessario costruire una governance in sede locale,
nazionale e internazionale.
Se voi passaste in campagna accanto ad un cardo di montagna e aveste la sgradevole sensazione dei fiori che vi si attaccano al vestito, che cosa fareste ? Li togliereste.
Il vero problema che attanaglia l’olio extravergine di oliva, limitandone il consumo e la crescita sui mercati è la sua scarsissima conoscenza da parte del consumatore
Si deve rilevare una pericolosa tendenza ad uno sviluppo che prescinde dalle attività agricole. Questo è il più grave errore che viene oggi diffusamente commesso da parte di chi misura l’importanza dell’agricoltura solo attraverso il fuorviante metro del PIL. Si dimentica che il problema delle morti per fame nel mondo è tutt’altro che superato e che la FAO, previsto il forte aumento della popolazione mondiale e delle sue esigenze alimentari nei prossimi decenni, ha dichiarato la necessità di raddoppiare la complessiva produzione agricola attuale di questo settore. Non ritenendo però possibile estendere le superfici arabili mondiali, anche per ragioni di tutela ambientale, la stessa FAO ritiene che occorrerà soprattutto aumentare ulteriormente le produzioni unitarie, facendo leva sulle potenzialità delle nuove acquisizioni scientifiche, a cominciare da quelle sulla genetica molecolare. Anziché continuare ad incrementare la fertilità ambientale con dosi più elevate di elementi nutritivi (acqua, concimi, ecc.), peraltro sempre meno disponibili e sempre più costosi ed inquinanti, dovremo confidare nella disponibilità di nuove piante geneticamente modificate, capaci di incrementare e migliorare le produzioni anche in condizioni ambientali meno fertili e favorevoli.
Sempre più spesso i mezzi di comunicazione danno grande rilevanza a notizie, che spesso notizie non sono, riguardanti possibili prodotti derivati da animali clonati o presunti tali, che sarebbero stati introdotti nella catena alimentare umana. Le agenzie accreditate ad esprimere giudizi in merito alla sicurezza alimentare (EFSA e FDA), dopo un lungo processo di valutazione dei dati scientifici disponibili, hanno concluso che non esiste un rischio per il consumo di latte e carne proveniente da animali clonati e non si capisce perché si continui a prospettare l’eventuale consumo di questi prodotti come un attentato alla salute umana!
Tra i molteplici adattamenti morfo-fisiologici delle piante all’ambiente, facilmente osservabili e, forse, per questo, poco considerati, sono quelli delle piante rampicanti. Questi adattamenti coinvolgono modificazioni di differenti parti vegetali (fusto, foglia, radice) e conseguenti cambiamenti anatomici interni.
Il giovane Charles crebbe in un ambiente permeato dall’amore per le piante. La sua educazione formale a Cambridge, fu quasi completamente dedicata allo studio della botanica. Seguì per tre anni di seguito il corso di botanica del professor Henslow, che ci ha lasciato nei suoi registri, conservati a Cambridge, una descrizione di Charles Darwin come di un ragazzo con “buone basi” di botanica. La predisposizione di Charles per la botanica si manifestò compiutamente durante il famoso viaggio a bordo del Beagle. In sole tre settimane alle Galapagos, riuscì a raccogliere e descrivere un quarto della sterminata flora di queste isole. Dalle osservazioni fatte sulle piante nasce la prima idea della teoria dell’evoluzione. Quando nel 1859 Charles Darwin pubblica “L’origine delle specie”, utilizza numerosissimi esempi tratti dal mondo delle piante. Le prove originali della teoria dell’evoluzione, vengono in gran parte dall’osservazione del mondo vegetale: se non si comprende questo, non si può avere un’idea chiara della grandezza di Charles Darwin. L’interesse per la riproduzione delle piante ed il lungo studio dei suoi meccanismi, per primi gli suggeriscono le conseguenze evoluzionistiche della riproduzione.
Tra la prima metà del Novecento e i decenni successivi il consumo di
carne bovina e suina ha visto un forte incremento in Italia. A partire
dagli anni Cinquanta, e soprattutto in quelli del boom economico (anni
’60-‘70), i dati mostrano cifre raddoppiate e triplicate, segno di un
raggiunto e diffuso benessere.
Nella tradizione alimentare italiana, tuttavia, la carne aveva alle
spalle una lunga e articolata storia, nella quale si integrano fattori
culturali, economici e sociali, fino alla stessa arte culinaria.
Seguendo
un percorso storico, ampiamente documentato anche nell’arte e nella
letteratura, saranno evidenziati alcuni dei tratti salienti della
cultura della carne e della tavola.
In una lettura all’Accademia dei Georgofili il 5 luglio 2011, il
Presidente Cogeca Paolo Bruni ha ribadito che la mission
dell’agricoltura nel XXI secolo è sintetizzabile nel seguente concetto:
“sfamare il mondo a lungo termine senza mettere a rischio l’ambiente del
pianeta”.
La sfida alimentare , secondo Bruni, consiste in tre sfide diverse: una
demografica, una ambientale ed una relativa allo sviluppo. I dati della
FAO parlano di una forte crescita della popolazione mondiale alla quale
si aggiunge il fatto che alcuni paesi, come Cina, Brasile e India, hanno
arricchito la loro alimentazione, da prevalentemente vegetale a
proteica. D’altra parte, oggi si ricorre all’agricoltura anche per
produrre energia, sottraendone superfici e produzioni per usi non
alimentari.
Sotto la spinta delle sollecitazioni provenienti dagli operatori del
settore turistico verso l’adozione di un quadro normativo di riferimento
adeguato all’evoluzione delle forme di offerta turistica, alle
indicazioni comunitarie in materia, e al rilancio del settore, è stato
approvato il decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79, pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale 6 giugno 2011, n. 129, supplemento ordinario n. 139,
“Codice della normativa statale in
tema di ordinamento e mercato del turismo, a norma dell’articolo 14
della legge 28 novembre 2005, n. 246, nonché attuazione della direttiva
2008/122/CE, relativa ai contratti di multiproprietà, contratti relativi
ai prodotti per le vacanze di lungo termine, contratti di rivendita e
di scambio”.
Il Codice del turismo, il cui testo è contenuto
nell’Allegato I al decreto, riserva scarne e frammentarie indicazioni
all’agriturismo, la cui disciplina sostanziale è espressamente demandata
alla legge in materia 20 febbraio 2006, n. 96.
Il titolo, volutamente provocatorio, rispecchia senza mezzi termini una
realtà punitiva, finora passivamente subìta dagli agricoltori. Si fa
riferimento all’olivicoltura, come esempio concreto, ma può estendersi a
tutti i casi in cui si pretende di pianificare la conservazione del
paesaggio agricolo e delle sue coltivazioni, anche se non risultano più
redditizie. Essendo accertato che parte della nostra olivicoltura ha
ormai costi superiori al prezzo ricavabile con i prodotti, viene al
pettine un nodo che non si è voluto finora considerare.
Se si fosse certi che la conservazione del paesaggio agricolo, imposta
per legge, sia effettivamente di pubblica utilità, potrebbe essere
legittimo e meno iniquo applicare lo strumento dell’esproprio. Sarebbe
almeno doveroso corrispondere indennizzi basati sul minor reddito degli
imprenditori agricoli, rapportato a quello che gli stessi potrebbero
ottenere se non venisse loro impedito di cambiare la destinazione
colturale dei propri terreni.
Quella dei tappeti erbosi è una scienza nuova per l’Italia. I primi
studi scientifici risalgono a metà degli anni ’90, circa 70 anni in
ritardo rispetto ai paesi anglofoni come Inghilterra, USA, Australia,
dove la cultura del tappeto erboso (turf) è profondamente radicata nella
tradizione.
Nonostante il tardivo interessamento di Università ed enti di ricerca,
l’Italia ha rapidamente colmato il “gap”esistente rispetto agli altri
paesi. Attualmente ricercatori Italiani fanno parte del board della
International Turfgrass Society (ITS), e a Pisa, nel luglio 2007, è
stata fondata la European Turfgrass Society (ETS). L’attività di
divulgazione delle Università, Federazione Golf, CONI ha consentito di
elevare il livello culturale degli addetti ai lavori ed i risultati
cominciano ad essere evidenti: corretto impiego delle specie, evolute
tecniche manutentive, prati di elevata qualità estetica e tecnica.
Inoltre, sono sorte numerose aziende di settore, decine di giovani
laureati si occupano di tappeti erbosi in percorsi di golf, campi di
calcio, ippodromi, “sod farm”, numerosi studenti svolgono tirocini nelle
più prestigiose università inglesi e americane. Le innovazioni e i
brevetti delle nostre aziende si stanno affermando rapidamente anche in
Europa.
Si è svolto dal 24 al 27 maggio 2011 a Bolgheri, un approfondimento sul
settore vitivinicolo che ha visto la partecipazione degli studenti del
Corso di Viticoltura ed Enologia con il patrocinio della Facoltà di
Agraria di Pisa, dell’Accademia dei Georgofili Sezione Centro-Ovest,
della Provincia di Livorno, del Comune di Castagneto Carducci e della
Bayer Crop Science. L’iniziativa intrapresa dagli studenti, resa
possibile grazie al coinvolgimento e la disponibilità di aziende,
associazioni di categoria e enti locali (Confagricoltura, CIA,
Coldiretti, Consorzio Bolgheri, Strada del vino, Comune di Castagneto
Carducci e Provincia di Livorno), è scaturita dall’esigenza di
approfondire la conoscenza di zone vitivinicole di successo come quella
del litorale livornese.
Con questo seminario si è cercato di cogliere sia gli aspetti tecnici
innovativi che i valori della tradizione. Conoscere un territorio aiuta
comprendere le motivazioni e le strategie di un vino di successo, come
il Sassicaia, a cui sono stati affiancati una serie di altri vini di
prestigio. Un fenomeno caratterizzato da una specificità diversa da
quella di altre zone vitivinicole della Toscana, che fondano la loro
fama soprattutto sul Sangiovese. L’esigenza manifestata dai futuri
enologi è stata quella di toccare con mano la realtà operativa, e
possibilmente confrontarsi con chi opera ad ogni livello.
La domanda retorica lascia propendere per una risposta affermativa. In
effetti episodi di schianti e cedimenti su abitazioni o su strade
trafficate da automezzi o da semplici pedoni non sono eventi
eccezionali. Possono tuttavia essere considerati eventi causabili solo
da cause di forza maggiore nel caso vengano adottate consolidate
tecniche di controllo e verifica.
Il VTA (Visual Tree Assessment)
può ancora dirsi la tecnica più utilizzata a livello massivo.
Collaudatissima, in quanto introdotta in Europa da Claus Mattheck sul
finire degli anni 80, la tecnica si basa sull’individuazione di punti
critici evidenziati dagli alberi come sintomi di anomalie interne,
spesso in grado di comprometterne la stabilità. I cosiddetti “punti
critici” sono il frutto di forme esterne anomale dovute alla crescita
adattativa, all’ottimizzazione del design nel tentativo di ciascun albero di ripristinare un minimo e uniforme stress lungo tutta la sua struttura.
Martello ad impulsi elettronici, dendrodensimetri tipo Resistograph
(ideato da F.Rinn et al.), tomografi ed altri strumenti possono
contribuire a mettere in evidenza carie o cavità interne all’albero.
Mattheck ha parametrizzato un valore soglia t (porzione residua di legno sano) che, rapportato ad r
(raggio dell’albero), restituisce un valore t/r che, se maggiore di
0,3, fa considerare l’albero al di sopra della soglia di criticità.
Questa procedura d’analisi non tiene tuttavia in considerazione le forze
alle quali l’albero è soggetto né le proprietà specifiche delle qualità
di ogni legno.
La coesistenza tra alberi e infrastrutture fa parte di una scommessa
urbanistica epocale. La salvaguardia dell’integrità degli alberi è
tuttavia ancora un obiettivo lontano da raggiungere. Il problema
principale consiste in un’oculata progettazione in grado di scegliere
l’albero adatto per il sito nel quale dovrà passare la sua esistenza.
Errori grossolani in questo senso impongono potature ingiustificate da
protrarsi per tutta la vita dell’individuo.
Altro fattore di criticità è la difesa degli alberi durante le
lavorazioni di cantiere. Speciali metodi di scavo ad aria soffiata (Air Spade)
o aspirata consentono, tuttavia, di limitare al massimo i danni alle
radici. Le distanze di scavo dal centro della pianta sono comunque
garanzia di rispetto e di tutela; esse prevedono, tuttavia, la
conoscenza delle varie specie più o meno tolleranti agli stress radicali
e l’osservanza delle normative previste nei vari Paesi.
Tecnologia veramente interessante è quella del trapianto di esemplari monumentali mediante il sistema brevettato Treeplatform.
Questa tecnica a piattaforma rigida permette di muovere senza alcuna
limitazione alberi di ogni dimensione. Essi sono trasportati in piedi su
grossi carri ribassati dopo essere stati sollevati da imponenti
autogru. La potatura della chioma non è richiesta e l’ampiezza della
zolla consente il trapianto senza particolari preparazioni in qualsiasi
stagione dell’anno.
Il paziente scarabeo ci insegna che, se vogliamo liberarci dalle montagne di rifiuti, se vogliamo evitare gli inceneritori, le discariche, se vogliamo rendere efficienti i processi di riciclo, dobbiamo scegliere materie prime e merci quanto più possibile simili alle materie presenti in natura e solo allora ci sarà facile sia evitare gli inquinamenti nei processi di produzione, sia riutilizzare una frazione crescente dei rifiuti.
Nel 2050 la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi di abitanti, ed anche le abitudini alimentari dei Paesi in via di sviluppo cambieranno, con conseguente aumento della domando di alimenti e, quindi, di acqua, così come la crescita delle colture bioenergetiche richiederà maggiori consumi idrici. Negli ultimi tempi la temperatura media della terra è aumentata di 0,74°C, fenomeno questo che non può essere disgiunto da eventi come alluvioni, siccità e uragani di intensità senza precedenti. L’alterazione del regime delle precipitazioni provoca alluvioni in alcune regioni e aridità in altre; eventi questi che sempre si traducono in perdite di produzione.
Il burro è il grasso alimentare ricavato dalla lavorazione della crema di latte vaccino. La sua storia è antichissima, risale al tempo degli egizi che lo ricavavano dal latte degli animali da allevamento. È un alimento ad alto valore energetico da integrare nella dieta sia come condimento che come ingrediente. È di particolare interesse per le sue caratteristiche nutrizionali, antinfettive e, come è stato dimostrato da recenti studi, anticancerogene. Particolare importanza a fini salutistici è sicuramente la presenza in questo alimento degli isomeri coniugati dell’acido linoleico (c18:3, CLA).
Alla richiesta dei castanicoltori delle colline metallifere, giustamente preoccupati per i gravi attacchi del cinipide galligeno (Dryocosmus kuriphilus), rispondo che allo stato attuale delle conoscenze si prospetta una sola possibilità pratica di difesa dal pericoloso insetto, che è basata sulla lotta biologica mediante l’introduzione e la diffusione nelle aree infette di Torymus sinensis, insetto imenottero calcidoideo che parassitizzando le larve del cinipide, esercita un’azione di controllo della sua presenza.
Pseudomonas syringae pv. actinidiae (Psa), agente causale del “cancro batterico” dell’Actinidia è oramai diffuso nelle maggiori aree di produzione italiane di kiwi. Infatti, se fino allo scorso anno le epidemie più gravi si riscontravano nel Lazio, soprattutto a carico del kiwi giallo (Actinidia chinensis), da fine autunno 2010 ad inizio primavera 2011, le infezioni si sono notevolmente estese anche in Piemonte ed Emilia-Romagna. Inoltre, anche il kiwi verde (Actinidia deliciosa) è risultato frequentemente colpito in maniera grave negli stessi areali di produzione del kiwi giallo. Inoltre, il batterio è stato segnalato, su kiwi giallo, anche in Veneto e in Calabria. Una caratteristica comune in tutte le aree colpite è la notevole rapidità con cui Psa si diffonde negli e tra gli impianti nonché le forte aggressività mostrata nei confronti di tutte le varietà di kiwi giallo e verde attualmente coltivate nel nostro Paese.
Oltre il 50% della popolazione mondiale vive in ambiente urbano. In Europa vi sono aree nelle quali tale valore supera il 90%. Pertanto, il benessere dell’uomo dipende sempre più dalla qualità della vita in città e ben sappiamo come le piante possano contribuire a condizionarla. Ma numerose sono le cause di disturbo che affliggono gli alberi in città. Si comincia con errate scelte progettuali, scarsa rispondenza del materiale vivaistico, inadeguati interventi manutentivi e, soprattutto, pratiche cesorie spesso eseguite al di fuori di ogni riferimento tecnico-scientifico. Ne conseguono pericolosi fenomeni di carie del legno, primi responsabili della riduzione di fitostabilità e quindi fattori di pericolo e di rischio per il cittadino.
L’Assemblea di Federalimentare che si svolgerà presso Confindustria mercoledì prossimo 8 giugno affronterà il tema “ Verso nuovi equilibri della filiera alimentare”
In Italia, nel decennio 2000-2010, si è registrata una preoccupante contrazione sia della superficie complessivamente coltivata (- 12%) sia di quella destinata alle principali colture erbacee di pieno campo (- 22% per i cereali e - 60% per le colture industriali). In molte aree della penisola si è fatto sempre più evidente e preoccupante il fenomeno dell’abbandono delle superfici coltivate che ha raggiunto nel 2010 ben 2 milioni di ettari, di cui quasi 1 milione per i cereali e più di mezzo milione per le colture industriali
Nonostante la progressiva diminuzione della nostra superficie agraria
utilizzabile e nonostante la tendenza mondiale ad un aumento della
domanda rispetto all’offerta di prodotti alimentari, un numero crescente
di nostri agricoltori sta rinunciando a seminare i propri terreni
perché i loro costi di produzione non sono competitivi rispetto ai
prezzi sul mercato globale.
Allo scopo di assicurare “entrate eque per gli agricoltori”, il
Parlamento Europeo ha già deciso di verificare gli attuali sistemi
organizzativi delle filiere, nell’intento di correggerne i riconosciuti
squilibri.
A Bruxelles si parla di una nuova “rivoluzione agroindustriale”capace
di far fronte alla straordinaria sfida globale che spinge a produrre di
più, con meno terra arabile, risparmiando acqua, inquinando meno.
Il
prossimo 8 giugno, l’Assemblea di Federalimentare (Confindustria)
affronterà proprio il tema “ Verso nuovi equilibri della filiera
alimentare”. La problematica è stata scelta proprio a causa dei mutati
scenari del mercato alimentare.
Nell’arco di un anno sono aumentate da 2 a 9 le Regioni che nel nostro
Paese hanno chiesto di applicare le misure previste per la “Vendemmia
Verde”. A questo proposito si è svolto un incontro, organizzato dalla
Sezione Sud-Ovest dei Georgofili, tenutosi venerdì 20 maggio 2011
nell’Aula Magna della Facoltà di Agraria dell’Università di Palermo.
Tre le relazioni presentate: Giuseppe Bursi dell’Assessorato Agricoltura
della Regione Siciliana ha illustrato i dati di 2 anni di applicazione
in Sicilia, mettendo in evidenza il crescente interesse da parte delle
aziende viticole.
Il progetto CRIOGERM, sviluppato negli anni 2008-2009 dall’Istituto per
la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree (IVALSA) del CNR,
grazie anche al contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, ha
affrontato un importante studio sulla crioconservazione (conservazione
in azoto liquido, a -196°C) di semi poliembrionici di agrumi, con
l’obiettivo ultimo di realizzare una “criobanca” a tutela dell’antico
germoplasma della Villa Medicea di Castello.
La collezione della Villa Medicea è infatti costituita da circa 500
esemplari di agrumi in conche di terracotta, di svariate dimensioni ed
età, la cui origine risale al 1544. Le accessioni conservate nella Villa
costituiscono un importantissimo patrimonio agrumicolo, comprendente
specie e varietà ornamentali di alto valore storico e difficilmente
reperibili in altri contesti.
L’Azienda Sperimentale di Vezzolano si colloca nel Comune di Albugnano
(Asti), a mezza strada tra Torino ed Asti, sulla collina più alta del
Monferrato. La storia dell’Azienda ha origine il 26 luglio 1929, data in
cui la nobildonna Camilla Serafino, proprietaria dell’Abbazia di
Vezzolano e dei terreni circondanti, donò alla Regia Accademia di
Agricoltura di Torino le sue proprietà compreso il cascinale dove ha ora
sede l’Azienda Sperimentale, sede distaccata del CNR-Imamoter.
La
donazione prevede il vincolo, per cui l’Accademia deve attenersi
scrupolosamente alle intenzioni dichiarate dalla signorina Serafino che
indica la continua e predominante attività di ricerca e di formazione,
in ambito agricolo, da svolgersi presso la suddetta Azienda.
L’Accademia dei Georgofili ha accolto oggi con grande e deferente
affetto nella propria Sede il Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano, per una visita alla mostra “I Georgofili per l’Unità
d’Italia”, nella quale sono esposti originali documenti tratti dal
proprio archivio.
L’Accademia infatti è nata a Firenze nel 1753, più di cento anni prima
della proclamazione dell’Unità nazionale, ed ha quindi vissuto
direttamente il Risorgimento e tutte le fasi successive dei primi
governi italiani, così come quelli della costruzione del nuovo Stato.
Illustri personaggi, dallo stesso Granduca di Toscana a Camillo Benso di
Cavour, Bettino Ricasoli, Vincenzo Gioberti, Cosimo Ridolfi, etc. erano
accademici dei Georgofili.
Il materiale di archivio esposto, fra cui manoscritti inediti e registri
di verbali che riguardano importanti eventi storici, è stato esaminato
con interesse dal Presidente Napolitano, che ha anche provato l’emozione
di sfogliarne alcune pagine.
Il Prof. Scaramuzzi, Presidente
dell’Accademia, insieme agli autorevoli membri del Consiglio, ha
consegnato al Capo dello Stato una medaglia d’oro appositamente coniata
dai Georgofili per ricordare questa visita. E’ stata donata al
Presidente Napolitano anche un’ originale pubblicazione: il “Libretto
sull’accoglienza in Accademia di Vincenzo Gioberti, il 29 giugno 1848,
realizzato per la vendita a intero benefizio delle famiglie più
bisognose di quei militi volontari che sono corsi in Lombardia alla
cacciata dello straniero”.
Il Presidente Napolitano ha desiderato
rendere omaggio alle vittime del vile attentato dinamitardo del 27
maggio 1993 ed è uscito in strada, con un “fuori programma”, sostando
davanti alla targa e all’olivo di via dei Georgofili, posti a ricordo di
quella strage.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, visiterà nella mattina del 12 maggio 2011 la mostra “I Georgofili per l’Unità d’Italia”, presso la Sede Accademica in Logge degli Uffizi Corti.
Si tratta di una visita in forma privata, in cui il Prof. Franco Scaramuzzi, Presidente dei Georgofili, illustrerà al Capo dello Stato i manoscritti e i documenti originali appartenenti all’archivio dell’Accademia.
Infatti proprio in seno all’Accademia, fondata a Firenze nel 1753, nacquero importanti e lungimiranti idee che la Toscana trasmise all’Italia unita. Fra gli Accademici dei Georgofili vi furono Vincenzo Gioberti e Camillo Benso di Cavour, Bettino Ricasoli, Cosimo Ridolfi, e molti altri protagonisti di quel periodo storico.
La mostra “I Georgofili per l’Unità d’Italia” (ingresso gratuito, dal lun. al ven., ore 15-18), illustra come quei cattolici liberali che consigliarono i Lorena seppero rendere la Toscana un’oasi di buon governo e trasmisero le loro idee su come amministrare la cosa pubblica anche al nuovo Stato Unitario.
Anche volendo ammettere che 150 anni non siano stati sufficienti a
perfezionare la formazione e spirito unitario degli Italiani, dobbiamo
riconoscere che da allora il nostro popolo è molto cambiato. La nostra
penisola era già stata da tempo ripetutamente attraversata da invasori e
da correnti migratorie interne e con l’estero, fenomeni tutt’oggi in
atto. Né si deve commettere l’errore di sottovalutare che una buona
parte della popolazione è ormai costituita da generazioni miste i cui
caratteri possono esprimere quel “lussureggiamento” evidenziato dalla
scienza genetica. Oggi viviamo in una realtà del tutto diversa, che ha
fortemente condizionato le culture, le tradizioni, i modi di vivere, di
pensare e di essere. Anche le differenze sociali ed economiche ancora
esistenti tra alcune aree della nostra penisola non possono essere
considerate statiche. Ciascuna realtà dispone di proprie specifiche
risorse che non vanno sottovalutate e sprecate, spesso per pregiudizi
dettati da qualche malcelato interesse contingente.
Dobbiamo anche ricordare che l’irrinunciabile avvio dell’Unione Europea
ha aperto un nuovo, più vasto e non facile processo unitario, a livello
continentale, che oggi raccoglie 27 Paesi. Siamo impegnati nella
coerente ricerca di comuni indirizzi e regole per amministrare e
tutelare un’unica società civile europea. Sono già stati ottenuti
importanti risultati, ad esempio con l’adozione della moneta unica,
l’abolizione delle frontiere, la libera circolazione del lavoro e degli
studenti, l’aumento di matrimoni misti e di doppie nazionalità. Tutti
dovremo condividere le conseguenze che un tale impegnativo processo
inevitabilmente comporterà, consapevoli che occorreranno secoli, varie
generazioni ed una tenace capacità di resistere agli inevitabili
contrasti.
Alla dimensione che ha portato ad un’espansione del modello di impresa agricola a comprendervi attività prima escluse, si è accompagnata un’espansione dell’area dell’agrarietà, anche fuori dai confini dell’impresa atomisticamente intesa. Da ciò l’esperienza della distrettualità in agricoltura, anche sul versante giuridico, oltre che economico e sociale.
La crescente richiesta di acqua potabile è di primaria importanza, ma
non meno sentita è la situazione relativa al rapporto tra risorsa idrica
e settore agricolo. La FAO mette in evidenza che per sfamare un’umanità
in continuo aumento occorre produrre molti più alimenti, ricorrendo
maggiormente anche all’irrigazione, ma con una disponibilità di acqua
sempre minore a causa delle mutate variazioni climatiche: questa forbice
tra esigenze di maggiore produzione e minori consumi idrici impone più
che mai la massima consapevolezza nella gestione tecnico-politica
dell’irrigazione.
In Italia circa il 60% della risorsa idrica è
utilizzata nell’agricoltura e quindi le azioni miranti al risparmio
idrico devono essere necessariamente concentrate sull’irrigazione,
tenendo conto che l’efficienza globale dell’utilizzo irriguo è spesso
inferiore al 30%.
Le azioni miranti al risparmio idrico devono
riguardare il settore della distribuzione collettiva ma, in particolare,
anche la corretta scelta e gestione dei sistemi irrigui aziendali.
I risultati del sequenziamento del pregiato tartufo nero Tuber melanosporum sono stati pubblicati nel 2010 sulla prestigiosa rivista Nature
e hanno offerto un buon esempio di indagine innovativa che va incontro,
da una parte a richieste del territorio e permette, dall'altra parte
un balzo in avanti nella comprensione della biologia di uno dei funghi
più ricercati al mondo.
Si sta svolgendo a Milano la “Fiera dell’agroalimentare”. Rileviamo ancora una volta l’improprietà del termine “agroalimentare” che può indicare soltanto quel settore dell’agricoltura che si dedica alla produzione di alimenti primari.
L’ Unità Nazionale è stata realizzata cento anni dopo la fondazione
dell’ Accademia. I Georgofili hanno quindi vissuto il Risorgimento e poi
collaborato con impegno alla costruzione dello Stato italiano. Altri
cento anni dopo, con lo stesso spirito, hanno accolto con favore l’avvio
di una ulteriore e più ampia Unione, a livello continentale, quella
Europea. Ora guardano con grande interesse, a livello mondiale, al
comune impegno di tutti i Paesi che condividono la necessità di univoche
regole generali per una civile convivenza globale, nel pieno rispetto
di ciò che li diversifica per cultura, interessi o quant’altro, pur
trovandoci in un dinamico quadro cangiante di ritmi di sviluppo,
orientamenti politici, ecc.
Sembra che la storia ci stia portando verso percorsi razionali e forme
sempre più ampie di unione. Indurrebbe all’ottimismo il crescente
interesse e l’assiduità nella partecipazione ai numerosi Summit mondiali
che, a vario livello, vanno susseguendosi per trovare tenacemente
condivise soluzioni alle più grandi ed urgenti problematiche planetarie
che riguardano l’intera umanità.
Poiché la realizzazione e il successivo sviluppo della nostra Nazione
sono stati interamente vissuti dai Georgofili nei loro 258 anni di
attività, è stato loro possibile raccogliere nei propri archivi una
documentazione ampia e preziosa che ha consentito la realizzazione della
mostra “I Georgofili per l’Unità d’Italia” presso la Sede accademica,
che rimarrà aperta fino al 18 maggio p.v.
E’ annunciata una visita privata a questa mostra da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Strano mondo, il nostro, almeno quello che viene fuori dall’ultimo rapporto del Worldwatch Institute: lo State of the World 2011, dedicato quest’anno a Nutrire il Pianeta. Un mondo ricco e nello stesso tempo povero, con un sistema agroalimentare mai così squilibrato e generatore di impatti negativi. Da una parte risulta che la produzione agricola mondiale potrebbe nutrire abbondantemente il doppio della popolazione attuale del pianeta. Dall’altra emerge che quasi la metà del cibo nella lunga filiera agroalimentare mondiale si perde, viene sprecata: fosse possibile recuperarla basterebbe per nutrire tre miliardi di individui. Da una parte il mondo conta un miliardo di affamati fra denutriti e sottonutriti, dall’altra gli obesi hanno ormai raggiunto numeri simili. Due miliardi di persone risultano dunque malnutrite: mangiano troppo o troppo poco con conseguenti, gravi, problemi dal punto di vista economico, sociale, sanitario.
Il cipresso è una pianta che negli anni ha acquisito una crescente importanza dal punto di vista allergologico. Il polline delle Cupressaceae
non solo è altamente allergico, ma è presente in atmosfera in
concentrazioni elevate durante il periodo di fioritura a causa della
grande diffusione dei cipressi, sia come piante da rimboschimento sia
ornamentali in giardini e parchi.
In Toscana e in particolare nell’areale fiorentino, sono presenti, in
maniera predominante, due specie afferenti alla famiglia delle Cupressaceae: il Cupressus arizonica o cipresso dell’arizona e il Cupressus sempervirens o cipresso comune (specie maggiormente diffusa). Le due specie presentano periodi di fioritura differenti. Il C. arizonica,
più precoce, fiorisce in Toscana tra la fine di gennaio e i primissimi
giorni di febbraio con un ciclo di fioritura della durata di circa 15-20
giorni. Il ciclo di fioritura del cipresso comune è più tardivo e ha
inizio dalla metà di febbraio con una durata che si può protrarre anche
fino a inizio aprile.
Le politiche sui biocombustibili sono spesso motivate da preoccupazioni
relative alla sicurezza energetica, alla protezione ambientale e allo
sviluppo agricolo e tali interazioni, da un punto di vista economico,
possono risultare assai complesse. Quando ci si propone di impostare
un’analisi dei costi-benefici delle policy sui biocarburanti in
relazione alla policy su energia, ambiente e agricoltura una delle
ragioni di complessità consiste proprio nel fatto che esistono delle
"intricate interrelazioni tra mercati di energia, commodities e le
mutate conseguenze ambientali ".
Nel nostro Paese non mancano degli esempi di buone pratiche nelle
filiere agro-energetiche, ma è ancora difficoltoso parlare di casi di
successo che siano veramente tali sotto tutti i punti di vista.
George Washington Carver (1864-1943), un nero nato poverissimo nel Missouri, a furia di entusiasmo riuscì a laurearsi in chimica e ottenne la direzione di un istituto di ricerche agricole dell'Alabama. Carver dedicò tutta la vita a diffondere tecniche agricole e agroindustriali capaci di risollevare i contadini neri dalla miseria.
Esistono quattro ragioni principali che consentono di considerare il
legno, prodotto naturale di origine biologica, un materiale da
costruzione a tutti gli effetti con lo stesso livello di sicurezza dei
materiali da costruzione tradizionali nel nostro Paese (acciaio, cemento
armato, muratura …).
La prima ragione è la possibilità di
classificare il legno in uso nelle costruzioni in base alla sua qualità
resistente, ovvero non in base alla qualità estetica come può
interessare il falegname, ad esempio, ma in base alla qualità
resistente, appunto, come interessa il costruttore.
La seconda
ragione risiede nella disponibilità che si ha oggi delle cosiddette
macchine a controllo numerico (CNC, computer numerically controlled
machines), con cui si possono effettuare lavorazioni di precisione su
qualunque pezzo di legno, impensabili fino a pochi anni fa.
La terza
ragione deriva dai sistemi di collegamento di nuova generazione, in
particolare le viti. Viti di lunghezza fino a 120 cm e più, auto foranti
ed auto serranti, che inserite a vari angoli con la direzione della
fibratura del legno, permettono di resistere a sforzi di qualche
centinaio di tonnellate e per di più con giunti di dimensioni ridotte.
Infine,
quarta ragione, la possibilità di disporre oggigiorno di materiali
innovativi derivati dal legno, ad alte prestazioni in termini di
resistenza e rigidezza, quali il compensato di tavole o cross-lam
(XLAM).
Nel dicembre del 2010 è stato avviato, con un finanziamento del MiPAAF, il progetto di ricerca OLEA sulla “Genomica e Miglioramento Genetico dell’Olivo”, finalizzato all’applicazione di approcci di analisi genomica avanzata all’olivo.
Con l’autosufficienza alimentare europea (negli anni ’80), e la diffusione (in Italia) della proprietà coltivatrice, secondo il disegno della nostra Costituzione, il legislatore ha cominciato a guardare all’impresa agraria non più solo come garante delle disponibilità di alimenti, o non più solo come soggetto debole da proteggere, ma anche come attore fondamentale dell’economia chiamato a garantire alimenti sicuri e di qualità, a interloquire con gli altri protagonisti del sistema (imprese di trasformazione, consumatori), a interagire in modo virtuoso con l’ambiente.
Xavier Kurten, paesaggista prussiano, giunse in Italia nel 1815 portando
alla corte dei Savoia e dei loro ministri il gusto del nuovo giardino
all’inglese: i suoi numerosi interventi divennero esibizioni, nella loro
bellezza, della libertà della natura.
Nella sua veste di architetto della natura, Kurten intese migliorare,
nobilitare, accentuare, operare, correggere il contesto in cui operava,
tenendo però sempre in grande considerazione le qualità immanenti del
paesaggio: parco e paesaggio dovevano concrescere l’uno nell’altro.
Nella
sua progettazione fu sempre presente il desiderio di suscitare incanto e
meraviglia, fiducia e amore nella natura .Quindi non ha solo modificato
il modo di configurare i giardini, bensì ha proposto una nuova maniera
di vedere l’uomo, i suoi sentimenti, le sue speranze.
Il contenuto e la composizione dei polifenoli delle Italian Red Passion differisce anche da altre cv a polpa rossa come Red Field e Red Flesh, e determina un elevatissimo potere antiossidante, superiore ad Annurca. Inoltre, gli estratti fenolici hanno mostrato un potere battericida e batteristatico in test condotti con Eschericha Coli e Bacillus subtilis.
Il prossimo venerdì 8 aprile si inaugura il 258° anno accademico dei
Georgofili, con una cerimonia che avrà luogo nel Salone dei Cinquecento
di Palazzo Vecchio.
La relazione del Presidente Franco Scaramuzzi sarà dedicata all’Unità
nazionale italiana (Fra progressive unioni e ricerca di regole globali,
nella competitività e nel rispetto delle Patrie). La prolusione sarà
svolta da Michele Pasca-Raymondo, Presidente della Sezione
Internazionale dei Georgofili a Bruxelles, ed avrà come tema Il futuro
dell’agricoltura dell’ Unione Europea. Una inaugurazione che dedica
attenzione a due importanti eventi nella storia degli ultimi 150 anni:
la nascita dello stato unitario italiano e, cento anni dopo, la nascita
dell’Unione Europea.
Le città sono caratterizzate da condizioni climatologiche diverse dalle zone rurali: questo è dovuto principalmente all’impiego in ambiente urbano di materiali in grado di modificare i termini del bilancio radiativo e energetico. Inoltre gli edifici, con la loro forma e dimensione, determinano delle modifiche in alcuni parametri meteorologici quali il vento e la radiazione solare. La particolarità climatica delle città è legata soprattutto ad una anomalia termica, per cui queste sono più calde delle zone rurali circostanti (isola di calore urbana - Urban Heat Island, UHI).
La celebrazione della giornata mondiale dell'acqua, è stata istituita
dalle Nazioni Unite nel 1992 e ogni anno viene celebrata alla data del
22 marzo. Nell'edizione 2011 l'ONU ha dedicato la celebrazione a "Acqua
nella città: come rispondere alle sfide dell'urbanizzazione".
Il tema è particolarmente avvertito in Italia, dove il tasso di urbanizzazione è del 68%.
Progettando un giardino o un paesaggio, cerchiamo di avvicinarci ad un ambito particolare del progettare che si incentra sulla “pianificazione ecologica”, che ricerca la vocazione propria del territorio, consegnando un ruolo attivo al paesaggio. “Questo è il metodo: un semplice esame sequenziale del territorio al fine di comprenderlo e di considerarlo un sistema interattivo, “un magazzino attivo” e un sistema di valori. In base a queste informazioni è possibile prescrivere gli usi del suolo possibili - non come attività singole, ma come associazioni di attività. Non è una piccola pretesa, non è un piccolo contributo: dovrebbe essere evidente che il metodo ecologico può essere usato per comprendere e per elaborare un piano con la natura, forse per progettare con la natura (Progettare con la Natura, Ian L. McHarg).”
Il verde urbano dovrebbe essere bello e migliorare l’ambiente ma anche
sostenibile per i bilanci pubblici sempre più scarni.
Secondo i dati dell’ISAAA (International Service for the Acquisition of Agribiotech Applications) appena pubblicati, la superficie mondiale a OGM nel 2010 ha registrato una crescita rispetto all’anno precedente di circa 14 milioni di ettari, pari al 10%, raggiungendo la cifra complessiva di 148 milioni di ettari. L’Europa però è in controtendenza.
La strategia di controllo nei confronti del Punteruolo rosso può avvalersi di molti strumenti, nessuno di per sé risolutivo, e il cui utilizzo deve essere valutato in termini di integrazione e in funzione delle diverse situazioni che si possono incontrare.
Nei 150 anni dell’Unità l’Italia ha dovuto affrontare la necessità di offrire il cibo ad una popolazione che da 25 milioni di abitanti è passata agli attuali 60, con una percentuale di addetti agricoli che dal 70% crolla all’attuale 4% e con un contributo al Pil che dal 40% degli inizi oggi non arriva al 2%. Per poter avere un’idea del cammino compiuto basti pensare che nel 1861 le nostre condizioni erano paragonabili a quelle di un paese che oggi definiremmo in via di sviluppo, nel 1961 si collocavano al livello attuale dell’Egitto o della Romania, mentre ora siamo fra i dieci paesi più sviluppati.
Il cammino di crescita del Paese è stato accompagnato e, nei momenti più difficili, sostenuto dal progresso della nostra agricoltura che ha visto moltiplicarsi le rese.
La nostra agricoltura ha dato un’importante contributo al rafforzamento
dell’Unità del Paese sul piano concreto, un fatto da non trascurare nel
momento in cui si affrontano le sfide legate al mercato globale.
Lo scaffale degli oli extravergini che troviamo presso i supermercati è, se vogliamo fare un paragone nel settore automobilistico, come il salone dell’auto di Ginevra dove potete trovare dalla nuova Ferrari FF a svariate tipologie di macchine utilitarie caratterizzate quindi da prestazioni enormemente diverse. Cosa hanno in comune tutte queste auto? Il solo fatto di essere tali, cioè auto. Tornando al nostro scaffale degli oli, il nome riportato in etichetta è per tutti rigorosamente uguale “olio extravergine di oliva” cioè teoricamente sono tutte Ferrari in quanto, dal punto di vita merceologico, non c’è nulla, per qualità, superiore all’extravergine. Una volta a casa però il consumatore ha un’alta probabilità di trovare in bottiglia un prodotto che della Ferrari non ha neppure la pallida imitazione del cavallino rampante, magari sostituita da quella di un asinello scalciante che, con tutto il rispetto per il nobile animale, forse non era quello che il consumatore cercava.
Con la pubblicazione del genoma della fragola sulla rivista Nature Genetics
si vedono realizzati gli obiettivi della vasta comunità internazionale
delle Rosaceae (RosIGI, Rosaceae International Genomics Initiative),
nata a metà degli anni ’90, con l’intento di sequenziare i genomi delle
più rappresentative specie da frutto di questa famiglia botanica: melo,
pesco e fragola.
Di fatto, è la prima famiglia botanica ad avere 3 genomi sequenziati,
oltre a quelli del pero, del lampone e del ciliegio in arrivo
presumibilmente nel corso del 2011, che consentiranno studi di genomica
comparata molto approfonditi e presumibilmente fruttuosi come mai
realizzati fino ad oggi.
Il genoma della fragola è il più piccolo genoma di pianta coltivata fino
ad ora decodificato, con una dimensione stimata di circa 210 milioni di
basi. Sono stati identificati al momento 34.809 geni nell’oltre 98% del
genoma assemblato, di cui il 92% assegnato ai relativi cromosomi. Si
tratta del primo genoma portato a termine interamente con la tecnologia
454/Roche ed assemblato de novo con un elevato grado di precisione.
Una questione che ha occupato le cronache dei giornali, durante il 2010,
è quella relativa alla sentenza del Consiglio di Stato che ha dato
ragione ad un maiscoltore del Friuli ordinando al Ministero delle
politiche agricole di concludere entro 90 giorni il procedimento di
autorizzazione alla semina di mais transgenico come sancito dal diritto
comunitario.
L'agricoltore aveva deciso di ricorrere al Consiglio dopo aver inoltrato
regolare richiesta per la semina di mais Bt (trasformato geneticamente
per acquisire resistenza ad insetti parassiti), ed aver atteso invano la
risposta per moltissimo tempo. La decisione del Consiglio di Stato ha
causato una forte reazione governativa concretizzata in un decreto
cosiddetto anti-OGM firmato dal precedente Ministro delle politiche
agricole e controfirmato dai Ministri della salute e dell'ambiente.
Le sfide che l’agricoltura europea si trova a dover affrontare sono, secondo la Commissione, la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare, il contributo dell’agricoltura alla lotta contro i cambiamenti climatici e il mantenimento di un equilibrata presenza umana sul territorio dell’Unione.
Da alcuni decenni si considera sempre di più la multifunzionalità dei boschi indipendentemente dalla specie legnosa dalla forma di governo o di trattamento che viene applicata. Il bosco fornisce materia prima rinnovabile e insostituibile per le attività dell’uomo, contribuisce alla stabilità dei versanti e del territorio a valle, è produttore di energia, di salubrità ambientale e caratterizza, nelle sue fasi di sviluppo, il paesaggio.
La ginestra ha molte virtù ecologiche: è una leguminosa e come tale
cresce fissando direttamente l’azoto atmosferico, senza bisogno di
apporto di concimi azotati sintetici. Con le sue radici, ha un effetto
stabilizzante sulle scarpate e sui fianchi delle valle e fornisce un
contributo diretto e gratuito alla difesa del suolo contro l’erosione
che continua a distruggere ricchezza provocando frane e alluvioni. La
ginestra è una interessante fonte di fibre tessili naturali rinnovabili;
lo sapevano i Fenici, i Cartaginesi, i Greci e i Romani; la sua
utilizzazione è però rimasta limitata per molti secoli a livello
artigianale e familiare.
Con i perfezionamenti tecnici già disponibili e con quelli che possono
essere sviluppati, la ginestra può avere un ruolo economico e
merceologico importante, con prospettive di occupazione nel Mezzogiorno.
La ricerca italiana nel campo delle biotecnologie ha recentemente conseguito un successo di portata internazionale: il sequenziamento del genoma di tre specie arboree da frutto: la vite (2007) con la realizzazione di due progetti, uno ministeriale-universitario italo-francese (“Vigna”) ed uno italo-americano dello IASMA di San Michele all’Adige; il melo (2010), con un progetto internazionale interamente gestito dallo stesso IASMA ed infine il pesco (2010/11), ancora in corso, con un progetto italo-americano gestito per l’Italia da CRA di Roma, IGA dell’Università di Udine, Parco Tecnologico Padano di Lodi e varie altre istituzioni di ricerca e universitarie italiane e straniere. Presto arriveranno anche fragola, clementine e olivo (quest’ultimo progetto appena finanziato dal CRA).
Dopo un periodo lunghissimo ( la prima coltivazione commerciale di piante GM si è fatta nel 1996) trascorso tra divieti e timidi passi avanti subito rientrati, l'Unione europea ha elaborato una complessa normativa che consente la coltivazione di queste piante solo a condizione che sia rispettata una griglia di vincoli molto rigidi che spesso scoraggiano l'eventuale agricoltore desideroso di misurarsi con i prodotti di questa nuova (ormai non più così nuova) tecnologia.
Dagli Atti della Settimana di Studio svoltasi nel Maggio 2009 presso la
Pontificia Accademia delle Scienze su “Le piante transgeniche per la
sicurezza alimentare nel contesto dello sviluppo”, emergono alcuni
chiari messaggi scientifici:
1) Le piante coltivate (transgeniche o
convenzionali) sono frutto dell’opera dell’uomo e non sopravviverebbero
se l’uomo non se ne prendesse cura, come sperimenta ogni persona con un
orto.
2) I metodi convenzionali di manipolazione delle piante
(incrocio e selezione, mutagenesi, ibridi, diploidizzazioni…) lavorano
sui geni e li modificano, seppure in modo meno predicibile della
transgenesi.
3) I prodotti ottenuti con le moderne biotecnologie sono
altrettanto o più sani di quelli delle piante convenzionali, come
riconosciuto da numerosi organismi scientifici ed organizzazioni
nazionali ed internazionali (accademie delle scienze, società
scientifiche, OMS, FAO...). In Italia sono disponibili due “Consensus
document” che affrontano il tema, sottoscritti da società scientifiche
che radunano circa 10.000 ricercatori.
4) Le piante transgeniche
comportano rischi che non sono di natura diversa da quelli delle piante
convenzionali (per esempio esistono e sono coltivate anche in Italia
delle piante tolleranti ad erbicidi ottenute con metodi convenzionali).
Il “Sangiovese” è il vitigno più estesamente coltivato in Toscana, dove costituisce la base fondamentale o esclusiva dei vini più famosi della Regione. Seppure caratterizzato da attitudini enologiche indubbiamente elevate e da buone capacità di adattamento ai diversi ambienti in cui viene coltivato, in alcune situazioni pedoclimatiche e colturali, ed in annate con andamento meteorologico sfavorevole, i vini a base di “Sangiovese” possono risultare non pienamente soddisfacenti
L'argomento degli OGM è uno di quelli a forte componente scientifica; una società sana è bene che abbia un rapporto di fiducia verso gli scienziati
A questa domanda si può rispondere in modo affermativo, considerando che l’ozono troposferico è al tempo stesso un inquinante dotato di notevole tossicità nei confronti delle biomolecole, ma anche un cosiddetto “gas serra”, così che esso deve essere considerato “un problema globale, tale da richiedere una soluzione globale".
La previsione, fatta su basi teoriche, di una riduzione della
popolazione di piralide in aree agricole in cui c’è la coesistenza di
mais convenzionale e Bt si è rivelata esatta, confermata da rilievi
entomologici pluri-decennali pubblicati da Hutchison et al (2010) sulla
prestigiosa rivista Science.
Le evidenze confermano il valore delle diverse strategie di
miglioramento genetico, per l’ottenimento di varietà vegetali che
assicurino all’umanità sicurezza e qualità alimentare e rispetto
dell’ambiente.
Lo sviluppo recente degli studi sulle relazioni tra alimentazione e
salute ha determinato una attenzione crescente ai così detti cibi
funzionali i quali, oltre alle proprietà nutritive, contengono
particolari composti con azione benefica su talune condizioni della
salute umana.
I primi risultati in vivo indicherebbero una azione ipotensiva per la frazione solubile del formaggio bovino analizzato.
L’insieme
dei risultati ottenuti ad oggi, fa ritenere che esistano concrete
prospettive per l’impiego di componenti e derivati del latte come
prodotti nutraceutici ad azione ipotensiva
Per aumentare la produzione di biocombustibili, senza entrare in competizione con i prodotti ad uso alimentare, negli ultimi anni si sono sviluppate le ricerche sui biocombustibili detti di seconda generazione. Tra queste ricerche, ricca di prospettive sembra essere la produzione di biocombustibile dalle microalghe.
La comunità internazionale ha riconosciuto da tempo la funzione che le foreste svolgono per la protezione dell’ambiente globale ed ha assegnato loro un ruolo chiave nelle strategie di implementazione delle politiche ambientali, dalla mitigazione dei cambiamenti climatici alla conservazione della biodiversità, dalla lotta alla desertificazione al risanamento ambientale. In tale ottica il 2011 è stato dichiarato dall’ONU l’“Anno delle Foreste”.
La disponibilità di reperti fossili (polline, foglie) di oltre 45.000 anni, prelevati da un carotaggio effettuato nella Laguna di Venezia ha consentito lo sviluppo di una ricerca sulla storia evolutiva delle Fagaceae
In un convegno a Napoli sono stati presentati 550 dipinti di varietà di frutti e oltre 150 di ortaggi, realizzati tra il 1900 e il 1965 da disegnatori e pittori professionisti e dilettanti, sotto la guida delle cattedre di Arboricoltura e Orticoltura dell’Università. Le illustrazioni, digitalizzate, saranno presto disponibili on-line sul sito della Facoltà di Agraria di Napoli e in un’edizione elettronica ed ipertestuale, realizzata dall’Accademia dei Georgofili. Entro il 2011 sarà allestito anche un Museo della diversità in ortofrutticoltura, all’interno della Reggia di Portici.
E’ emerso un chiaro legame fra i biotipi e la loro zona di origine.
Ciò
è apparso nelle distinzioni fra Garnaca, Grenache, Cannonnau, Tocai
rosso (stesso vitigno), dove, nelle analisi, si differenziano i tipi
spagnoli, francesi, italiani. Di più: fra i tipi italiani si distinguono
i sardi e i vicentini. Di più: fra i sardi si distinguono quelli di
Cagliari e quelli di Jerzu.
Così è poi per i cloni di Negroamaro,
dove si distinguono i biotipi in funzione dei paesi di origine ed
altrettanto avviene per il Primitivo e Malvasia nera ed ancora per la
Malvasia istriana.
Davvero una porta che si apre alla lettura scientifica, ma anche importante per ricadute pratiche.
Basti
pensare, per questo, alla Legge vivaistica, all’origine dei materiali
di propagazione e alla possibilità di attribuire anche una base genetica
alle”Tipicità territoriali”.
L'utilizzazione industriale di microrganismi transgenici non è una novità., ma lo è l'uso di essi per produrre biocarburanti. Il piano prevede che il
primo prototipo di fermentatore industriale sarà operativo entro il
2011
Gli Isopodi terrestri, carabidi, lombrichi, pseudoscorpioni ed altri
organisminvertebrati del suolo possono essere impiegati come
bioindicatori di biodiversità e di sostenibilità degli ambienti agrari.
Parecchi
invertebrati del suolo come lombrichi, termiti e formiche vengono
estesamente utilizzati come cibo da varie popolazioni amazzoniche e
rappresentano quindi un modello di impiego sostenibile della foresta e
dei suoli.
Una crescita della domanda rispetto all’offerta sta creando squilibri
sul mercato mondiale di alcuni prodotti alimentari primari e provoca
imprevisti aumenti dei prezzi. Ciò dipende da molti fattori straordinari
e disordinati, che sono però aderenti a quel filo conduttore legato
alla continua crescita numerica della popolazione mondiale complessiva,
nonché alle migliorate condizioni di vita ed alle accresciute esigenze
alimentari in importanti aree del pianeta, finora povere ed in via di
sviluppo, ma oggi produttrici ed esportatrici fortemente competitive.
Anche il nostro Paese è importatore di prodotti alimentari primari, si
calcola per circa il 50% del proprio fabbisogno. Questo comprende non
solo quanto necessario ai nostri consumatori, ma anche ciò che serve
alle nostre industrie alimentari che poi riesportano, come Made in
Italy, una parte dei prodotti da loro elaborati.
Si
stanno così verificando alcuni paradossi, innanzitutto perché nella
nostra penisola rimane attualmente incolta una superficie agraria
“arabile”, per oltre un milione di ettari. Il reddito dei nostri
agricoltori nel 2010 si è ridotto di oltre il 3%, mentre quello medio
europeo è aumentato del 12%. I nostri addetti all’agricoltura continuano
a trasferire le proprie attività ad altri settori (commerciale,
industriale, turistico, artigianale, di servizi, ecc.), raddoppiando
così il proprio reddito e rimanendo anche nello stesso Comune.
Manca una chiara visione della situazione e mancano precisi indirizzi
politici, sostenuti con altrettanta convinzione. Manca soprattutto una
coerenza con quanto il nostro Paese ha espresso condividendo le
conclusioni raggiunte nei vari Summit mondiali su vari temi (quali la
tutela ambientale, la sicurezza alimentare, le risorse energetiche
rinnovabili), che si sono sempre conclusi con unanime riconoscimento del
ruolo strategico centrale dell’agricoltura nella generalità delle
possibili soluzioni condivise.
Recentemente Firenze è stata colpita da una nevicata particolarmente intensa (la seconda per quantità accumulata in 50 anni) che ha provocato danni soprattutto su pino domestico (Pinus pinea L.)
Un convegno organizzato dall’Accademia dei Georgofili, Sezione Sud-Ovest, su “Biodiversità in Ortofrutticoltura: immagini e racconti” si svolgerà presso la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, il 17 gennaio 2011
Nella attuale situazione di forte competizione internazionale, sarebbe auspicabile l’entrata in coltura a pieno titolo di alcuni nuovi vitigni, come valida integrazione alla nostra vitivinicoltura che ha ancora il suo punto di forza nel rifiutare l’espandersi di una standardizzazione globale del gusto.
I percorsi verdi - intesi come vie dedicate ad una circolazione alternativa al traffico motorizzato - rappresentano uno degli strumenti di valorizzazione e sviluppo del territorio rurale, in grado di connettere le popolazioni con le risorse del territorio.
L’enologia italiana ha da tempo consolidato il suo ruolo nel mercato mondiale, fornendo prodotti con un adeguato rapporto qualità/prezzo. Tuttavia lo scenario futuro presenta alcune criticità, che, se non prese in considerazione con attenzione, potrebbero portare ad una perdita di competitività del valore delle produzioni enologiche italiane.
Assicurare al Paese innovazione varietale, oltre a garantire innovazione di prodotto, significa garantire vantaggi all’azienda, alla filiera e al consumatore (qualità tecnologica, sicurezza, salubrità, tracciabilità) e al contempo contribuire alla sostenibilità dei seminativi, grazie ad un miglior uso dell'azoto, alle resistenze a patogeni, e agli stress ambientali.
Negli ultimi anni le coltivazioni di pomodoro dell’Italia settentrionale hanno subito rinnovati e più intensi attacchi da parte dello “stolbur”, una malattia nota da tempo soprattutto negli areali più meridionali.
In Sicilia lo sviluppo dell’Agricoltura Biologica ha assunto rilevante importanza soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni 90’. La regione risulta la più importante a livello nazionale e una delle aree di maggiore interesse nel panorama europeo e mediterraneo.
Per realizzare i muri vegetali occorre una buona conoscenza scientifica della vegetazione abbinata ad una certa sensibilità che consenta di effettuare composizioni in cui forme, colori e tessiture dinamiche di accrescimento vengono accostate in modo gradevole rendendo l’arazzo vegetale unico e spettacolare.
L’analisi dei dati sugli infortuni in agricoltura dimostra un trend che evidenzia la continua e progressiva riduzione degli eventi infortunistici. Riduzione che accomuna l’agricoltura agli altri settori produttivi. Un discorso a parte merita però la valutazione degli infortuni mortali.
L’espansione globalizzata del mercato e la forte competizione esercitata dalle nazioni extra-EU rendono necessario uno strumento di difesa ammissibile, quale può essere una valorizzazione del prodotto dell’acquacoltura nazionale ed europea, che sia in grado di differenziarlo oggettivamente rispetto a quello di importazione.
Dal 15 al 29 maggio 2009, presso la Pontificia Accademia delle Scienze (Città del Vaticano) si è svolta una Settimana di Studio su “Le piante transgeniche” (OGM). Hanno partecipato 7 (degli 80 Membri di quella autorevole Accademia) e 33 illustri Studiosi di 14 Paesi del mondo (di cui 2 italiani), scelti tra i più competenti in materia. Sono stati pubblicati gli Atti. Una traduzione in italiano (a cura del prof. Piero Morandini e di S.E. Mons. Marcelo Sànchez Sorondo) è disponibile su www.agrapress.it
L’Italia, primo Paese europeo per la produzione di ortaggi e frutta, vanta un primato negli studi e le applicazioni per la fase successiva alla raccolta dei prodotti, fase di particolare importanza per la valorizzazione della qualità e per il suo mantenimento nel periodo intercorrente fra raccolta e presentazione al consumatore.
La pecora dell’Amiata e delle Crete senesi è un tipo genetico della Toscana centrale e meridionale, appartenente alla grande famiglia dell’Appenninica, caratterizzato da buona attitudine alla produzione della lana e del latte, di qualità eccellente per la caseificazione.
Alle radici del Risorgimento cronologicamente a noi più vicine, cioè quelle che andarono delineandosi nel passaggio tra l’età illuministica, il periodo francese e napoleonico e l’emergere del Romanticismo, si affiancano radici più lontane del tempo.
Lo studio di sequenze climatiche mostra che la temperatura media del pianeta si sta alzando; il fenomeno non è privo di conseguenze, poiché innesca una serie di eventi a cascata talora anche di notevole portata. L’American Centre For Progress ha classificato i danni che subirà il vino dovuti al riscaldamento.
Alla floricoltura sono connaturate due condizioni critiche che ne minano la vitalità: la discontinuità dei consumi nel corso dell’anno e la caduta della domanda non appena si adombrino fenomeni di recessione economica. Aggiungere valore, percepibile dal consumatore, può essere la chiave per stimolare una domanda maggiore e qualificata per i prodotti della floricoltura.
Una parte della nostra attuale olivicoltura oggi dimostra di avere costi di produzione superiori ai prezzi che gli agricoltori riescono a spuntare. Per ora, non ha rilevanza quantificare la dimensione di questa realtà, anche perché varia di anno in anno, in funzione dei prezzi di mercato. Ma questi prezzi probabilmente tenderanno a calare ulteriormente, in seguito all’incremento delle produzioni mondiali di oli extravergini a costi molto più bassi. Potrà quindi verosimilmente continuare a crescere il numero di olivicoltori che verranno a trovarsi in difficoltà.
Alla realizzazione della Unità Nazionale hanno attivamente partecipato molti illustri Georgofili e l’ Accademia si appresta a rievocare il 150° anniversario di quell’evento, sia per manifestare l’orgoglio di quegli elevati contributi di pensiero e di azione che per riflettere sui forti cambiamenti che ne sono derivati e guardare al futuro, dominato da un irreversibile processo di globalizzazione.
Lo spreco alimentare è un problema che per lungo tempo è stato ampiamente sottostimato, poco indagato e poco documentato. Lo scopo del Libro Nero, opera di un gruppo di ricercatori “Last Minute Market” dell’Università di Bologna, è analizzare il sistema alimentare italiano e, sulla base dei dati disponibili, elaborare una stima degli sprechi e una valutazione delle conseguenze generate dalla gestione delle eccedenze, da un punto di vista economico, ambientale, nutrizionale e sociale. La quantificazione degli sprechi permette di comprendere in modo chiaro il grande danno per l’uomo e per l’ambiente che quotidianamente si perpetua lungo tutta la catena alimentare e stimola la definizione di modelli alternativi più efficienti e sostenibili. In definitiva l’obiettivo ultimo che occorre porsi è: ridurre lo spreco.
E’ ormai noto che le condizioni meteo-climatiche esercitano una grande influenza sui processi biologici responsabili della crescita e dello sviluppo delle piante. Le interazioni tra clima e coltura interessano, infatti, molteplici aspetti quali la crescita vegetativa, l’inizio e la durata delle fasi fenologiche, le caratteristiche della produzione finale.
Con le tecnologie molecolari, oggi in spettacolare progresso, potrebbero essere identificati i geni che controllano l’abito perenne in specie affini e trasferiti nelle specie domesticate, con risultati rapidi, mirati e certo innocui. Lo sviluppo di biotipi perenni potrebbe rappresentare un notevole progresso per la produzione alimentare e per la diminuzione dei costi di produzione di importanti derrate, specie per coltivazioni da effettuare in ambienti difficili e con minore impatto sull’ecosistema.
In apertura dei lavori del Convegno su “Il valore della filiera agroindustriale”, organizzato da Intesa SanPaolo – Agriventure il 27 ottobre a Firenze, il Presidente dell’Accademia dei Georgofili, Franco Scaramuzzi, ha evidenziato come l’importanza strategica dell’agricoltura vada riemergendo nei vari Summit mondiali che stanno affrontando problematiche quali la tutela ambientale, le fonti energetiche, la sicurezza alimentare. Alla base delle soluzioni finora prospettate, si finisce infatti per trovare sempre l’agricoltura ed i suoi insostituibili ruoli.
Nel XIX sec. la differenza fra la situazione italiana e quella degli altri paesi dell'Europa Occidentale, era troppo profonda ed evidente perché non apparisse in tutta la sua gravità a tutti coloro che fossero usciti dalla cerchia della vita e dell'economia locale, particolarmente chiusa, ed avessero coltivato contatti con paesi maggiormente progrediti. Era perciò inevitabile che si diffondesse un senso di delusione e scoraggiamento in coloro che avevano considerato l'Unità non soltanto come un obiettivo ideale e politico, ma anche come strumento per restituire al Paese la funzione economica che ritenevano gli appartenesse per posizione geografica, clima, risorse naturali, cultura, storia antica e del Risorgimento.
Il Risorgimento riuscì a unificare la nostra Nazione, quando era costituita da un insieme di realtà diversificate. La stessa lingua italiana non era ancora alla portata di tutti, tanto che anche i tribunali avevano bisogno di interpreti. Dobbiamo riconoscere che 150 anni non sono stati sufficienti a completare la formazione unitaria degli italiani, pur se questo processo ha avuto accelerazioni dalle massicce migrazioni interne, soprattutto dal sud verso il nord e dalle campagne verso i centri di sviluppo commerciale ed industriale.
In alcune relazioni tecniche si incontrano spesso espressioni o vocaboli che appaiono impropri e certe volte non coerenti con l’argomento affrontato. È vero che la lingua è in continua evoluzione e che nuovi lemmi arricchiscono il nostro dizionario. Ma in molti casi non si tratta di nuove voci, bensì del significato di vecchie voci. Vi sono anche episodi isolati o errori che non pongono problemi. È questo, ad esempio, il caso di quella voce “girapoggio” che alcuni ed anche un grande giornalista attribuirono ad una fossa che gira, con andamento a spirale, attorno una collina conica.
Il 15 ottobre 2010 si è svolto ad Avola (SR) un incontro nel corso del quale si è fatto il punto sulla mandorlicoltura regionale e sulle ipotesi di rilancio del settore. L’incontro è stato organizzato dalla Regione Siciliana, Dipartimento interventi infrastrutturali per l’agricoltura e vi è stata una numerosa partecipazione di operatori del settore, vivaisti, produttori, trasformatori, commercianti, oltre che di ricercatori di diverse Istituzioni scientifiche dell’Isola.
Nella giornata di studio del 15 ottobre, promossa dall’Accademia dei Georgofili, in collaborazione con l’ARSIA-Regione Toscana e con il CIRAA dell’Università di Pisa, i ricercatori delle università di Padova, Pisa e Torino sono intervenuti al Centro Interdipartimentale di Ricerca Agro Ambientale “E. Avanzi” in località S. Piero a Grado (Pisa), per presentare i risultati delle ricerche sull’impiego dei mezzi termici, in sostituzione di quelli chimici, nella lotta ai patogeni tellurici e alle infestanti, sia in ambiente agricolo che in ambiente urbano.
La zootecnia negli ultimi anni ha conosciuto un rilevante sviluppo per la modernizzazione delle tecnologie impiegate, l’aumento delle competenze professionali degli operatori, gli stimoli provenienti dal mercato e dai consumatori in materia di igiene e salubrità delle produzioni. Negli ultimi decenni si è assistito anche a un notevole cambiamento nella realizzazione delle strutture di stabulazione per bovini da latte di pianura.
Nell’ambito delle attività della Sezione Sud-Ovest dell’Accademia dei Georgofili, il Prof. Emanuele Schimmenti, Ordinario del Dipartimento di Economia dei Sistemi Agro-Forestali dell’Università di Palermo, ha svolto una lettura in cui ha evidenziato come nelle regioni del Mezzogiorno d’Italia il florovivaismo abbia assunto negli ultimi anni una crescente importanza sul piano produttivo e commerciale, in particolare in alcuni segmenti del comparto, quale quello delle piante ornamentali, ed in alcune regioni, quali Sicilia, Puglia e Campania.
Manifestazioni programmate dai Georgofili presso la propria Sede entro il 2010 per il 150°Anniversario della Unità Nazionale
L’interesse per la crescita e riproduzione delle piante nello spazio è recentemente aumentato in concomitanza con la possibilità di realizzare missioni spaziali di lunga durata. La positiva riuscita di queste è subordinata all’utilizzo delle piante per la fissazione dell’anidride carbonica, la produzione di ossigeno, la depurazione dell’acqua, la produzione di cibo e, di non minore importanza, l’effetto positivo che il verde ha sullo stato psicologico degli astronauti.
A causa del crescente divario fra alti costi delle produzioni nazionali e prezzi sul mercato globale, i nostri agricoltori sono stati costretti ad una significativa riduzione delle superfici coltivate a grano. E’ la manifestazione evidente di una sintomatologia da non trascurare perché fa parte della grande problematica riguardante la “sicurezza alimentare” globale che preoccupa l’intera umanità e che deve essere responsabilmente affrontata anche a livello delle singole nazioni.
I cambiamenti climatici in atto sono il primo segnale degli effetti di un modello di sviluppo, iniziato con la rivoluzione industriale alcuni secoli fa, che porta oggi ai cambiamenti globali del pianeta, tra cui quello climatico è forse il più evidente. La globalizzazione economica, con l'emergere dei paesi dell' Asia, pone grandi interrogativi sulla capacità del pianeta di sostenere tale modello economico e produttivo.
Sono state presentate interessanti relazioni di studiosi greci, italiani, spagnoli, statunitensi. Hanno partecipato anche chef leader nei vari paesi per l’abbinamento degli oli extravergini di eccellenza alle diverse pietanze, con particolare riguardo a quelle tipiche della dieta mediterranea.
I prezzi del grano sul mercato globale stanno subendo un nuovo ed imprevisto aumento, attribuito questa volta ad eventi avversi dell’estate russa ed alla conseguente riduzione della produzione di grano, capace di far scattare un circuito di aumenti dei prezzi. Tre anni fa si verificarono altri eventi “straordinari”, con effetti a catena che causarono un ampio aumento dei prezzi alimentari, a partire proprio dal grano, sollevando tante discussioni allarmanti sulla sicurezza alimentare a livello globale.
Con l’ acronimo SelMol (Selezione Molecolare) viene indicato il progetto “Ricerca e innovazione nelle attività di miglioramento genetico animale mediante tecniche di genetica molecolare per la competitività del sistema zootecnico nazionale”. E’ un progetto, di durata triennale, finanziato nel 2007 dal MiPAAF al consorzio delle Associazioni Allevatori (CRSA) e svolto da Unità di ricerca appartenenti a16 Università e 4 Centri, in collaborazione con le Associazioni Allevatori (ANA).
In Italia, le colture protette sono presenti in 31500 aziende per una superficie di 22000 ha (ISTAT 2000). In Sicilia si registra il 26% delle aziende e il 30% della superficie protetta. La sola Provincia di Ragusa assorbe il 16% delle aziende e il 20% della superficie (3,1% della superficie nazionale protetta).
Le problematiche connesse a questo importante settore sono diverse, ma quelle della sicurezza e prevenzione sul lavoro, sono certamente molto rilevanti. Sotto questo aspetto il Testo Unico sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, deve rappresentare uno strumento di indirizzo funzionale per consentire un'efficace azione di prevenzione in un settore che presenta diversi livelli di sviluppo tecnico e tecnologico e, quindi, anche di rischio per gli operatori.
La decisione della Russia di vietare le esportazioni di grano ha provocato subito un aumento dei prezzi. Ogni parallelismo con l’ultima crisi del 2007 non dovrebbe essere automatica, anche perché il prezzo del frumento è ancora al di sotto dei picchi raggiunti all’inizio del 2008. Tuttavia, ancora una volta, un’iniziale impennata del prezzo del frumento sta determinando aumenti anche di altre commodities a seguito delle restrizioni informali apportate dall’Ucraina e dal Kazakistan alle esportazioni nell’intento di tesaurizzare i prodotti.
La crisi che sta attraversando il settore lattiero-caseario ha le stesse cause che creano difficoltà anche molti prodotti alimentari (pomodoro, olio di oliva, etc.) distribuiti con l’etichetta “Made in Italy”, anche quando in Italia vengono solo manipolati per il confezionamento, mentre la materia prima non ha esclusiva origine dai nostri campi coltivati e dai nostri allevamenti.
La fondazione americana TED (www.ted.com) persegue la valorizzazione e la diffusione delle acquisizioni scientifiche e delle idee più innovatrici del mondo, considerando che le idee rappresentano la forza più grande per cambiare il futuro dell’Umanità. Il primo scienziato italiano invitato a parlare al TED è il georgofilo Stefano Mancuso, direttore del laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale (LINV, www.linv.org) dell’Università di Firenze, il quale ha condotto negli ultimi anni ricerche fondamentali sull’attività ed i comportamenti delle piante
Ormai da molti anni, importanti organizzazioni scientifiche usano le nuove tecnologie della transgenesi e numerosi Paesi ne impiegano i prodotti ottenuti. In Italia è stata impedita la ricerca sull’uso di questa tecnologia ma ne importiamo i prodotti, soprattutto mais e soia OGM, usati come mangimi per oltre la metà della nostra produzione di carne, uova, latte e derivati.
La crisi politico-istituzionale che sta attraversando il nostro Paese sembra derivare in gran parte da divergenze sui rapporti fra nord e sud, con radici che affondano nel Rinascimento e proprio su quella Unità Nazionale di cui intendiamo celebrare il 150° anniversario.
Lo sviluppo degli interventi normativi della Comunità Europea porta a considerare oggi il diritto alimentare in modo del tutto differente.
L’Accademia dei Georgofili, perseguendo una migliore comunicazione, dà
oggi vita a questo sito web “Georgofili.info”, articolato in modo da
rendere più facile ed immediata la ricerca delle notizie che interessano
il mondo legato alle attività agricole.
Come tutte le attività dei Georgofili, anche questa iniziativa non persegue alcun fine di lucro.
Siamo
a vostra disposizione, grati se vorrete collaborare offrendoci
suggerimenti. Saremo lieti di dialogare con voi, anche rispondendo a
quesiti e pubblicando vostri utili pareri sugli argomenti trattati.
Si sta assistendo, anche nel nostro Paese, alla diffusione del cosiddetto “Edible landscaping”, già diffuso negli Stati Uniti ed in alcuni paesi europei.
In una Giornata di Studio organizzata dall’Accademia dei Georgofili, sono stati presentati e discussi pubblicamente i risultati di una ricerca, condotta in collaborazione con l’ARSIA/Regione Toscana, sulla attuale situazione della olivicoltura, anche quale importante elemento del paesaggio toscano. Sono stati illustrati i vantaggi della nuova olivicoltura superintensiva che si sta diffondendo a livello mondiale. Il convegno ha offerto quindi la possibilità di esaminare sia l’insieme della nostra attuale olivicoltura che le prospettive che possono essere aperte per il suo futuro.
Con il temine V gamma si identificano i prodotti vegetali precotti, cotti al vapore, grigliati, confezionati sottovuoto o in atmosfera modificata e refrigerati. In queste condizioni la loro conservazione può prolungarsi per alcuni mesi.
Effetti positivi dell’irrigazione sull’attività vegetativa e produttiva dell’olivo, sulle dimensioni del frutto nonché sul processo di inolizione sono ampiamente documentati
Gli Atti (disponibili su www.georgofili.net) della Giornata di Studio su “La ricerca scientifica pubblica. Strutture e organizzazione per le scienze agrarie (h2)”, tenutasi a Firenze l’8 marzo 2010, sono stati formalmente consegnati dall’Accademia dei Georgofili al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.
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