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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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Api cocainomani

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L’agricoltura può mitigare i danni del maltempo

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La Commissione UE investe per gli Oceani

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Aumenta la fame nel mondo

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Mangiare mandorle per frenare il diabete di tipo 2

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Italia produttrice mondiale di vino

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Il vino spagnolo si prende le Americhe

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La produzione globale di alimenti e le esigenze nutritive della popolazione umana

Considerazioni finali

Un sistema globale di produzione di alimenti, che sia sostenibile sul piano ambientale e su quello della salute umana, deve rispettare alcuni fondamentali requisiti e cioè: 1) la produzione di alimenti per la popolazione di tutto il pianeta deve essere sufficiente, sia in termini quantitativi che qualitativi, e ottenuta con un impatto ambientale ridotto rispetto all'attuale; 2) la distribuzione degli alimenti deve essere efficiente al punto da consentire che ogni tipo di alimento - dotato di buon potere nutritivo - sia disponibile a chiunque, sempre nell'ambito del ridotto impatto ambientale; 3) conseguentemente le condizioni socio-economiche devono essere eque, così da consentire che tutti i consumatori possano accedere agli alimenti utili a formare la loro dieta salutare; 4) infine, i consumatori devono essere in grado di fare scelte informate e razionali.
Il raggiungimento dei quattro punti sopra esposti rappresenterebbe la condizione ideale, verso la quale si deve muovere il sistema globale di produzione alimentare; attualmente siamo ben lontani da questo obiettivo a seguito degli enormi ostacoli da parte non solo delle politiche economiche e socio-culturali, ma anche per le profonde diversità di ricchezza e di accesso al cibo. E' anche opportuno ricordare che questa analisi ha riguardato solamente le principali colture di oggi e le loro utilizzazioni finali, tra le quali, soprattutto il prodotto destinato all'alimentazione.
Una considerazione particolare concerne l'alimentazione con carne e con prodotti lattiero-caseari. Soprattutto nei paesi più industrializzati, attualmente, si indirizzano all'allevamento animale ben 34% delle calorie provenienti da raccolti che potrebbero essere destinati direttamente all'alimentazione umana; ciò è altamente inefficiente perché riduce le calorie, le proteine, il ferro e lo zinco potenzialmente disponibili direttamente dalle coltivazioni. Altra ineluttabilità è rappresentata dalla necessità dell'incremento del commercio mondiale di prodotti alimentari, senza il quale, in vaste regioni del pianeta, ci sarà forte carenza di alimenti.
Siamo arrivati ad impiegare 16% della produzione globale di prodotti destinabili all'alimentazione umana, per usi non-food; la richiesta crescente di bio-carburanti potrebbe incidere ancora di più in futuro. La produzione globale di frutta e di ortaggi è inferiore a quanto si richiederebbe per offrire a tutti una sana dieta. D'altra parte, come già detto, si potrebbe anche sostenere che la produzione attuale sia sufficiente per una popolazione di 9.7 miliardi, prevista per il 2050, ma solo a seguito di profonde modifiche socio-economiche e radicali svolte nella dieta di vasti strati della popolazione planetaria.

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Giornata mondiale del suolo: valore dell’informazione

In occasione del convegno mondiale della scienza del suolo che si tenne a Bangkok nel 1992 venne proposto dagli organizzatori in onore del loro Imperatore, nato il 5 dicembre, di istituire una giornata celebrativa del suolo per richiamare il valore a livello mondiale su questo bene inestimabile a cui è legata l’intera vita sul Pianeta Terra. Da allora le società scientifiche della scienza del suolo dei diversi Paesi si sono autonomamente organizzate per dar seguito a questo invito.
Per lungo tempo il suolo è stato competenza di un gruppo ristretto di studiosi, senza raggiungere le grandi masse, senza essere portato alla conoscenza e comprensione dei singoli cittadini, che in maniera più o meno consapevole, quotidianamente si confrontano con esso.
Nel 2015 la FAO ha lanciato le celebrazioni per l’anno mondiale del suolo coinvolgendo tutti I Paesi aderenti alla Global Soil Partnership in diverse manifestazioni che spaziassero su tutte le diverse forme di comunicazione cercando di raggiungere l’intera popolazione partendo dai bambini delle scuole primarie e secondarie fino ad arrivare a manifestazioni di strada cercando il coinvolgimento dei singoli cittadini. Il successo riscosso in questa circostanza ha portato il suolo ad una popolarità che non ha avuto precedenti uguali e per non vanificare tutto lo sforzo prodotto ed il risultato raggiunto, con lo slogan 2015 turning point, è stata lanciata la decade sul suolo 2015-2024. Basta citare il manifesto promosso anno per anno dal 2015 per percorrere un processo di conoscenza del suolo che porta a valorizzarne sempre meglio il suo ruolo fondamentale nello sviluppo sostenibile dei popoli.

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La Prima Guerra Mondiale e la cucina

La prima Grande Guerra del 1914 – 1918 che inizia il Secolo Breve è uno spartiacque nelle cucine non solo di tutta Europa e Americane, ma anche in Italia perché non interessa soltanto gli alimenti consumati e gli strumenti di cottura e di trasporto utilizzati durante la guerra dai soldati, ma ha un impatto sociale per certi aspetti travolgente in un paese prevalentemente agricolo di una popolazione in gran parte povera e largamente analfabeta.

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Non è sempre colpa del Punteruolo rosso

Sempre frequenti sono le segnalazioni, da parte di privati e di pubblici amministratori, di presunte infestazioni di Punteruolo rosso, soprattutto su Palme da datteri che presentano parte della chioma collassata. La preoccupazione è giustificata dal fatto che, nel centro di Catania e ad Acicastello, due persone sono rimaste vittime dell’improvvisa caduta della parte sommitale dello stipite di due palme infestate.

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Scienziati europei riuniti a difesa del miglioramento genetico di precisione

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Rapporto su economia agraria UE nel 2014-2015

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I principali esportatori europei di carne suina

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Il futuro della mela: a polpa rossa e grandi come ciliegie

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Una campagna di informazione per salvare le api

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Come affrontare la carenza di manodopera in agricoltura

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Vino: si stappa il novello con due settimane di anticipo

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La produzione globale di alimenti e le esigenze nutritive della popolazione umana

Parte 2°: Distribuzione planetaria delle risorse e compatibilità con una dieta sana per ciascuno

Gli Autori della pubblicazione che stiamo commentando (Berners-Lee M. et al., 2018 – v. Georgofili INFO 17 ottobre 2018), si sono posti, infine, la domanda se l’attuale offerta alimentare globale sia compatibile con una dieta sana. L’esame accurato dei dati disponibili (documenti FAO/WHO del 2003, oltre a dati prodotti dall’Harvard Medical School e dall’American Heart Association) segnala che il consumo di frutta e ortaggi è inferiore del 38% rispetto al livello minimo compatibile con una buona salute, mentre il consumo di zuccheri e dolcificanti eccede del 26% questo stesso limite. Le situazioni di maggior rischio sono rilevate in Nord America e Oceania, in America Latina e, infine, anche in Europa. In queste stesse regioni, ad eccezione dell’America Latina, si verifica anche un consumo elevato di carne e prodotti lattiero-caseari, superiore di circa il 20% a quello compatibile con una dieta sana.
Un’ ulteriore domanda è stata: quale sarà l’offerta di cibo negli scenari ipotetici futuri?
Per offrire una risposta a tale interrogativo occorre fare alcune considerazioni. Nonostante che le produzioni agricole unitarie siano costantemente aumentate nel recente passato e che i tassi di incremento, persino negli ultimi anni, abbiano segnato valori molto forti (dal 38 al 55% per le principali colture: mais, riso, grano e soia) gli aumenti futuri sono imprevedibili. Pertanto è opportuno, nel prevedere scenari futuri, basarsi sugli attuali livelli produttivi senza considerare possibili aumenti. Prendendo come riferimento i livelli produttivi del 2013, quali modifiche sociali dovrebbero avvenire nel 2050 quando la popolazione mondiale avrà raggiunto 9.7 miliardi dai 7.6 attuali?

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Le locuste del Battista

con Appendice di RICETTE

Mele e locuste furon le vivande, che nudriro il Battista nel diserto, canta Dante Alighieri (Divina Commedia, Purgatorio, canto XXII, vv. 293-294) perché secondo gli evangelisti Matteo e Marco, Giovanni il Battista ha un vestito di peli di cammello, una cintura di pelle attorno ai fianchi e il suo cibo sono locuste e miele selvatico. Le locuste, spesso confuse e assimilate alle cavallette, secondo la legge mosaica per gli ebrei sono un cibo puro, quindi permesso, ma come erano mangiate? Qual è la cucina di Giovanni il Battista? Considerando gli stili di vita concessi dal deserto, il modo più probabile di mangiare le locuste è di cuocerle sulla fiamma dopo averle infilate su uno stecco, fino a renderle croccanti e facendone degli spiedini. E il miele, molto probabilmente, è aggiunto, quasi sgocciolato, sugli spiedini di cavallette, con una ricetta simile a quelle ancor oggi in uso in Africa e in Asia, anche se oggi il miele è spesso sostituito dal più economico zucchero caramellato. In ogni modo, in Italia le cavallette non sono il cibo tradizionale per la festa di Sam Giovanni Battista (24 giugno) che invece, secondo le zone, comprende le chiocciole (le cosiddette lumache), tortelli e altri piatti.
Locuste o cavallette croccanti associate al morbido e dolce miele, una leccornia che forse mal si concilia con l’idea di una rinuncia ai piaceri del cibo, che siamo soliti associare agli eremiti del deserto. Mangiare insetti, presso i romani antichi non è, infatti, segno di privazione, ma una preziosità gastronomica e il cossus romano è un piatto molto ricercato a base di larve di Lucanus cervins allevate su farina e vino. Mangiare insetti, quindi, niente di nuovo sotto il sole. In area mediterranea ancora oggi si mangiano formaggi nei quali si sono sviluppate larve d’insetti: il Furmai Nis piacentino, il Casu marzu o Casu fràzigu sardo, il Gorgonzola coi grilli genovese, il bross ch’a marcia (formaggio che cammina) piemontese, e altri formaggi di diverse regioni italiane, nei quali gli enzimi lipolitici delle larve (saltarei) sono alla base di caratteristiche gastronomiche piccanti particolari. Anche il miele é prodotto da insetti, le api, che nel loro interno elaborano il nettare dei fiori trasformandolo nel miele che depositano nei favi come alimento per il proprio alveare e che l’uomo preleva, come il latte della mucca e altri animali che, destinato ai propri nati, é invece usato come cibo dall’uomo. Nel nostro passato, vi é anche l’uso alimentare delle larve del baco e come sottoprodotto di una bachicoltura che produceva la seta e oggi gli scienziati cinesi studiano il Bombix mori come cibo degli astronauti in lunghi viaggi spaziali. Gli insetti inoltre fanno parte della dieta non solo degli ominidi, ma anche dei loro progenitori e ancora oggi delle scimmie e di molti altri animali.
Gli insetti rappresentano una delle più vaste categorie fra gli organi-smi viventi e, fino a oggi, sono state classificate o descritte circa un milione e mezzo di specie, ma si stima che quelle ancora sconosciute siano diversi milioni. Questi organismi occupano quasi tutti gli ambienti compatibili con la vita, hanno strette relazioni con l'uomo e le sue attività, e pertanto hanno da secoli stimolato l'interesse dell'uomo, non ultimo quello alimentare. Secondo la FAO si stima che gli insetti siano parte delle diete tradizionali di almeno due miliardi di persone. La raccolta di insetti ed il loro allevamento potrebbe offrire occupazione e reddito, per il momento solo a livello familiare, ma potenzialmente anche a livello commerciale.

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Forestazione urbana: non solo Estetica, ma benessere fisico e psicologico

Le aree urbane stanno diventando sempre più congestionate e inquinate e, in questo scenario, le aree verdi urbane offrono una vasta gamma di servizi ecosistemici che potrebbero aiutare a combattere molti dei problemi “urbani” e a migliorare la vita degli abitanti della città, con particolare riguardo alla salute.

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Insetti e … monumenti

Statue ed obelischi erano i monumenti con i quali, soprattutto in passato, veniva reso omaggio a personaggi storici o ad avvenimenti memorabili nei quali gli insetti, raramente presenti, avevano funzione simbolico-decorativa. La specie più frequentemente riprodotta era l’ape alla quale venivano attribuite numerose qualità umane quali l’operosità, il valore, la castità.

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Una nuova cipolla che non fa piangere

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Zucchero straniero in Italia

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Finanziamenti UE per i prodotti agroalimentari

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Anche la birra subirà i cambiamenti climatici

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Davanti all’OMC contestati i dazi sulle olive

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Il Club of Bologna e l’Accademia dei Georgofili premiano i vincitori del “Giuseppe Pellizzi Prize”

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“Premio Antico Fattore” 2019

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Pegaso d’oro alla memoria del Prof. Maracchi

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La produzione globale di alimenti e le esigenze nutritive della popolazione umana

Parte 1°: Il flusso globale delle calorie alimentari, delle proteine, di vitamina A, ferro e zinco.

Ormai, da numerosi anni, ne sentiamo di tutti i colori - è proprio il caso di dirlo - su questo argomento. Si utilizzano i dati disponibili a sostegno delle tesi più diverse, contribuendo a confusioni generali tra speranze o paure, dividendo l'opinione pubblica tra apocalittici e ottimisti. Molto più raramente accade di sentire qualche valutazione seria e concreta come quella pubblicata su "Elementa. Science of the Anthropocene" da parte di un gruppo di ricercatori della Università di Lancaster, UK (Berners-Lee M., et al.,2018.  Current global food production is sufficient to meet human nutritional needs in 2050 provided there is radical societal adaptation).
Nell' Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite è scritto a chiare lettere che assicurare cibo sufficiente è un obiettivo primario, ma che questo obiettivo si raggiunge solo tramite un incremento produttivo che genera un forte impatto ambientale in termini, tanto per citarne alcuni, di consumo e inquinamento di acqua, aria e suolo, e una preoccupante riduzione della biodiversità.
L'obiettivo principale del lavoro è consistito nel verificare se i metodi attuali di coltivazione siano in grado di soddisfare la richiesta di cibo nel 2050 quando la popolazione globale, secondo le previsioni dell'Ufficio di Affari Economici e Sociali della Nazioni Unite, raggiungerà i 9,7 miliardi.
La metodologia seguita dai ricercatori, ha consentito di considerare molti parametri; per non affaticare i lettori pensiamo sia cosa utile suddividere le tante informazioni e considerazioni su tre contributi, cominciando con questo primo, dedicato alla misura delle calorie.
Per quanto concerne la valutazione del fabbisogno calorico della nostra dieta, si è accertato che, in media, il consumo di alimenti da parte della popolazione umana comporta un "eccesso" di 178 kcal al giorno e a persona, ammesso che la richiesta in energia media giornaliera, per una vita sana, sia di 2353 kcal a persona (dati FAO e OMS, 2001). Ovviamente questo "eccesso" non tiene conto delle differenze regionali, talora assai ampie, e che comprendono anche gli estremi della obesità e della denutrizione.  A fronte di questi dati è opportuno valutare che una buona percentuale delle calorie, contenuta nei prodotti vegetali raccolti e disponibili per le popolazioni umane e che assomma a 3116 kcal a persona e al giorno, viene persa per varie ragioni per cui si rendono disponibili solo 2531 Kcal, segnando esattamente un eccesso di 178 Kcal come poco sopra riportato.

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Il suolo al centro del mondo

Con il 2015, anno internazionale del suolo, lanciato dall’ONU per sensibilizzare i Governi ad una gestione sostenibile della risorsa suolo, è iniziata la decade del suolo (2015-2024). In questo periodo tutti i Governi sono chiamati a promuovere iniziative volte alla conservazione di questa preziosa risorsa di fatto non rinnovabile. Dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile cinque almeno sono basati sul suolo (1, 2, 3, 12, 13), ma analizzandoli compiutamente tutti ci si rende facilmente conto che ruotano intorno a questo tema, ivi compresa la promozione della pace nel mondo. Da parte infatti degli studiosi di geopolitica si leva l’allarme relativo alla proprietà del suolo per garantire cibo alle popolazioni nell’intento.  
Nella piena consapevolezza dell’importanza del suolo per lo sviluppo sostenibile delle popolazioni, la FAO nel 2012 ha promosso la Global Soil Partnership, alla quale attualmente hanno aderito la quasi totalità dei Paesi della FAO.
Nel mese di giugno 2018 si è tenuta presso il quartier generale della FAO a Roma la 6° assemblea plenaria della Global Soil Partnership (GSP), durante la quale sono state illustrate le attività svolte nell’annualità giugno 2017-2018 e programmate quelle per il periodo giugno 2018-2019.
Come responsabile del National Focal Point italiano ho avuto modo di seguire l’evolversi di questa alleanza mondiale sin dal suo nascere nel 2012. Grazie alla professionalità, all’entusiasmo ed instancabile lavoro del segretariato FAO della GSP oggi veramente si può affermare che il suolo è al centro del mondo. Presenti alla riunione oltre 150 paesi, tutti coinvolti nelle attività con una consapevolezza sull’importanza della conservazione del suolo che solo pochi anni fa era inimmaginabile potesse mai esserci. Tutte le regioni del mondo (Pacifica, Europea, Caraibica e Centro Americana, Nord-africana, Africa sub Sahariana, Asiatica, Nord americana, Medio orientale) hanno relazionato sulle attività realizzate sulla diffusione della consapevolezza e del sapere sul suolo
La Global Soil Partnership è governata dal un Panel Tecnico intergovernativo sul suolo (ITPS), in cui siedono esperti eletti dalle otto aree geografiche e dal segretariato GSP presso la FAO e organizzata in 5 pilastri:
-    Pilastro I Gestione sostenibile del suolo
-    Pilastro II Consapevolezza e Divulgazione
-    Pilastro III Ricerca e trasferimento dell’innovazione
-    Pilastro IV Sistema informativo, banche dati e monitoraggio
-    Pilastro V Metodologie e metodi di analisi

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Sedano sensuale, il re della tavola

Se il contadino sapesse il valore del sedano, allora ne riempirebbe tutto il giardino recita un antico proverbio, mentre un altro e più greve detto del passato afferma che un buon minestrone deve avere il sentore di ascelle. Un tempo, infatti, si riteneva che quest’ortaggio avesse mille proprietà, era apprezzato dal suo intenso aroma che ha portato a denominarlo di Apium graveolens (molto odoroso). La recente la ricerca biochimica, valorizzata dalla antropologia, attribuiscono al sedano poteri extranutrizionali di feromone che giustificano il suo largo uso nella cucina delle carni, dai brodi agli stufati, ragù e soffritti.

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Come preparare una chicchera di “cioccolata analettica”

Nelle Adunanze del 3 maggio 1840 e del 2 agosto 1842, i Georgofili fra le opere pervenute loro in dono e destinate alla biblioteca accademica, registravano l’arrivo della prima e della seconda edizione (Milano 1839 e 1841) dell’opera Di una polvere alimentare preparata coi pomi di terra del milanese, Georgofilo corrispondente, Antonio Cattaneo (1786-1845).

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I Robot Agricoli per l’Agricoltura Sostenibile del Domani

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Medaglia d’Oro Pegaso a Giampiero Maracchi

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I funghi mangia-plastica aiutano a contrastare i crescenti rifiuti

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Nuovo metodo per valutare i composti volatili dell’olio extra vergine di oliva

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Ogm in campo tramite gli insetti

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Grande crisi delle patate europee

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Per la tutela del suolo

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Georgofili: ratificata la nomina del Presidente Vincenzini

E’ giunta con decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali l’attesa nomina a Presidente dei Georgofili dell’Accademico Prof. Massimo Vincenzini, che ha riscosso un’approvazione molto ampia dal Corpo Accademico votante.
L’11 giugno 2018, nell’Aula Magna dell’Ateneo fiorentino, nel corso di una Giornata dedicata allo scomparso Presidente Giampiero Maracchi, il Presidente Onorario Prof. Scaramuzzi, nel suo intervento, concluse esortando “tutti gli Accademici ad usare ciascuno la propria forza della ragione”. Confidando nelle serene e solidali decisioni che i Georgofili sono chiamati ad adottare, auspicava “una veloce ripresa delle attività prioritarie, capaci di valorizzare e sviluppare ulteriormente l’Accademia”.
Il giorno dopo, 12 giugno, il Consiglio Accademico convocato dal Presidente F.F. Pietro Piccarolo, discusse della possibile scelta di un unico candidato. Le ragioni espresse furono convincenti ed unanimi. Il Consiglio Accademico verbalizzò e sottoscrisse una lettera da tutti firmata, anche dai Presidenti delle sette Sezioni dei Georgofili, che fu quindi inviata agli Accademici votanti.
Il candidato prescelto, unanimemente sostenuto, fu il Prof. Vincenzini il quale stava ultimando i suoi incarichi all’Università e già da 6 anni era membro del Consiglio Accademico, con l’incarico di seguire l’amministrazione.
Le votazioni avvennero tra il mese di giugno e i primi di luglio. Lo spoglio dei voti si svolse il 12 luglio nella sede dell’Accademia, nel corso di un’assemblea del Corpo Accademico. Con un numero elevato di voti, fu eletto come nuovo Presidente il prof. Massimo Vincenzini. Occorreva tuttavia che il Ministero competente controllasse e ratificasse questo risultato, rimasto atteso per più di 2 mesi.
L’8 ottobre il nuovo Presidente Vincenzini ha formalmente iniziato il suo ruolo di Presidente dell’Accademia dei Georgofili. Gli esprimiamo le più sincere congratulazioni e i più vivi auguri di buon lavoro.

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Michele Psello e la sua "Laus vini" mille anni fa…

Esattamente mille anni fa nasceva Michele Psello (1018-1078), uno dei più grandi e fecondi studiosi alla corte di Bisanzio. A quel tempo, passato l’anno mille, Bisanzio era nel pieno di una rinascita culturale che accompagnava la evangelizzazione dei popoli slavi. Psello, dopo aver fatto il giudice nelle province più lontane (1042) fu richiamato a Costantinopoli, dove gli fu affidata la cattedra di Filosofia e poi entrò nella segreteria del Basilius. Fra le migliaia di cose che scrisse, una riguarda da vicino la nostra rivista intitolandosi in greco Encomio del vino, un libello ora riproposto dall’editore fiorentino Daniele Olschki a cura di Lucio Coco che lo ha tradotto (Firenze, 2018).
Questa piccola opera è, in realtà, preziosa perché dimostra come il vino, anche in epoche così lontane, nel pieno medioevo, costituisse una bevanda preziosa e “sacra” per il mondo cristiano insieme con il pane e l’olio. Lo spunto a scrivere l’Encomio del vino venne all’autore quando irruppe nella sua casa, all’ora di pranzo, un conoscente “né sgradevole nell’eloquio né astemio”. Naturalmente, sedutosi, fu invitato a “desinare anche lui” e gli fu versato un calice di un vino che era stato donato a Psello. Questo vino esaltò l’ospite che si mise addirittura a ballare. Poi chiese da dove venisse quel nettare di Zeus e di Semele. Psello rispose che gli era stato donato da un “signore amico, importante per dignità”, e che riteneva quel vino prezioso perché il Nostro, gli aveva curato un dente dolorante proprio mentre lo beveva.
Non a caso l’autore dedicò il suo Encomio del vino proprio all’amico che glielo aveva donato. Scrive infatti, Psello, che è sempre da lodare chi offre in dono del vino poiché il vino, che per gli epicurei era “la bevanda più dolce e più gradevole fra tutte”, per i cristiani rappresentava “il sangue divino nei mistici sacrifici, la purificazione dal peccato e la salvezza di tutto il cosmo”. Il vino fu il primo dono che Dio fece agli uomini dopo il diluvio universale anche per le sue proprietà terapeutiche. “Il vino – scrive Psello – è una cosa buona in ogni occasione per tutti: per chi è di buon umore è un amico dell’allegria; è buono per chi è sano per la conservazione della salute; è una consolazione per chi è depresso ed è una cura per chi è malato”. “Il vino – scrive ancora il dotto – rallegra il cuore, incita alla gratitudine, muove al canto, genera commozione e richiama le lacrime che rendono propizio Dio”.

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I benefici economici del verde

Diverse ricerche hanno dimostrato che la presenza di verde urbano di qualità nel quartiere degli affari e nelle aree commerciali può promuovere una percezione positiva dell’immagine dei negozi cui si accompagna una migliore predisposizione per gli acquisti. Un ambiente esteticamente gradevole attira infatti i clienti, riduce lo stress da shopping e migliora l’appeal degli esercizi commerciali.

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Fra gli impropri interventi dello stato

La ripresa parlamentare reca con sé anche altri provvedimenti, oltre all’ approvazione della politica economica. Fra questi spicca, per il dibattito che ha suscitato, il ritorno della regolamentazione degli orari dei negozi. L’obiettivo è la revoca della libertà di apertura, in particolare nei festivi e nelle 24 ore.
Premesso che al momento non è prevedibile l’esito della discussione e che non riteniamo giusto entrare nelle motivazioni di carattere religioso che potrebbero portare alla chiusura tre giorni alla settimana per rispetto delle tre grandi religioni monoteiste, vorremmo considerare alcuni aspetti economici.

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Specie aliene invasive (SAI) di interesse forestale e urbano

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Il genetista delle pesche e non solo

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Il latte d'alpeggio è migliore

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Nessuna etichetta a semaforo per il Made in Italy?

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Tornano le castagne italiane

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La pellicola dai vegetali scartati per tutelare più a lungo frutta e verdura

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Un nuovo pomodoro ricchissimo di licopene

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“Fiorentina” patrimonio dell'UNESCO?

Al di là delle quasi generalizzate espressioni di soddisfazione, non prive di elementi di sorpresa, la notizia delle iniziative intraprese per far entrare la “Bistecca alla Fiorentina” nel Patrimonio dell’UNESCO merita qualche riflessione. E non potrebbe essere altrimenti quando, come in questo caso, si tratta di un prodotto risultante da una filiera complessa nella quale sono coinvolte molte, e diverse, categorie di operatori.  A monte però è necessario porsi la domanda se la Fiorentina si debba considerare un bene materiale o immateriale. La risposta non può che essere: “entrambi”, perché la “materialità” della Bistecca, taglio particolarmente pregiato del quarto posteriore, è innegabile. D’altra parte la stessa è frutto di una lunga tradizione culturale caratteristica di Firenze e, in parte, dell’intera Toscana, tradizione che non ha nulla da invidiare ad altre che, in diversi continenti, sono andate fregiandosi di questo riconoscimento in anni recenti. “Bene” anche immateriale dunque, che peraltro, al contrario di balli e canti di culture lontane, non credo corra il rischio di essere dimenticato, come non possono essere dimenticate Firenze e la Toscana. Ma torniamo alla “materialità” della Fiorentina. Nessuno può negare che la tradizione preveda l’impiego di bistecche provenienti da bestiame locale, in primo luogo di razza Chianina, sia per le oggettive caratteristiche di qualità, sensoriale e dietetica, delle carni provenienti da questa razza, che per le  dimensioni del taglio, che non possono limitarsi a questioni di spessore (voce troppo spesso esagerata) ma esigono anche una superficie ampia, raggiungibile solo in razze di grandi dimensioni come la nostra; in secondo istanza possono essere considerate altre razze autoctone locali  (Calvana in primis, Marchigiana, Romagnola, Maremmana) che, se non altro, condividono con la Chianina gran parte del patrimonio genetico e dei sistemi di allevamento e di alimentazione, nel pieno rispetto proprio delle tradizioni culturali che si intende valorizzare. Non avrei perplessità sull’uso di lombate di Piemontese o di Limousine italiana, ma ne avrei sull’impiego di razze extracontinentali, non perché il risultato sia per forza mediocre (anzi, per esperienza posso dire che una Fiorentina fatta con un taglio di Angus può essere ottima) ma perché è “diverso” da quello delle nostre razze in termini di quantità e distribuzione del grasso, di composizione chimica e di aroma. Non dimentichiamo che la specificità è il primo vero requisito qualità di un prodotto alimentare e un prodotto che può essere tutto e il contrario di tutto non può essere di qualità e tanto meno fregiarsi di un marchio come quello in discussione, da alcuni considerato prestigioso.

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I distretti del cibo: novità e aspettative

I Distretti del Cibo sono la forma rinnovata dei distretti in agricoltura che il legislatore nazionale ha proposto con la legge di bilancio 2018. Dunque, sono l’ultima generazione di quella grande famiglia di distretti che si sono diffusi nell’ultimo ventennio e sono stati posti per rinnovarne le finalità, allineandole con i nuovi obiettivi della PAC, di Cork 2.0 e delle politiche per l’ambiente e il cambiamento climatico.
I distretti in agricoltura nascono come uno strumento di politica economica finalizzato a organizzare e sostenere i sistemi produttivi agricoli e agroalimentari locali e promuovere lo sviluppo delle Comunità delle aree rurali, la cui identità storica e culturale diventa tratto distintivo ed elemento da valorizzare, unitamente allo specifico paniere di prodotti tipici e a denominazione.
Pur nell’articolata varietà di modelli che le Regioni hanno adottato, tali distretti operano attraverso lo sviluppo di progettazioni integrate del territorio distrettuale, che vedano coinvolte in modo sinergico iniziative sia private che pubbliche. Perciò il distretto è da considerarsi anche metodo di governance dei sistemi rurali, basato sul partenariato pubblico privato locale e sulla governance multilivello. Dunque i distretti rappresentano una forma compiuta di applicazione del principio di sussidiarietà in ambito economico, con effetti di riequilibrio territoriale e impatti sociali rilevanti, quali il contrasto allo spopolamento di tali zone.
All’atto pratico, sono strumenti complessi da utilizzare, e tuttavia si può sostenere che alla base del loro perdurante successo stia proprio la molteplicità di obiettivi privati e collettivi che consentono di perseguire in un quadro progettuale e programmatico unitario e integrato.

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I Georgofili e le loro sezioni

L’Accademia dei Georgofili, fondata a Firenze nel 1753, dettò presto un significativo logo, come guida per gli intenti dei propri soci, rivolti soprattutto all’agricoltura, direttamente e indirettamente. Quel logo è stato e tuttora continua sempre ad essere espresso con le stesse tre parole latine: Prosperitati Publicae Augendae. E’ rimasto saldo ovunque l’Accademia svolga le sue attività rivolte al miglioramento del pubblico benessere, meritando apprezzamenti e sostenitori.

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L’Europa contro il progresso in agricoltura.

Il 25 luglio scorso la Corte di giustizia europea in una sentenza ha equiparato le varietà di piante ottenute dall'incrocio della stessa specie (cioè senza inserire un Dna estraneo, si chiama mutagenesi), agli organismi geneticamente modificati (Ogm) che invece presentano un patrimonio genetico inesistente in natura.  Il che significa autorizzare gli Stati membri a proibire quei prodotti.

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La vita di organismi nel suolo per salvaguardare il pianeta Terra

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Insetto contro la cimice asiatica: esiste, ma non si può utilizzare

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Nei kiwi la vitamina C è raddoppiata in 50 milioni di anni

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Mostra Mercato Autunnale di Piante e Fiori

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Forum su “Scienza e sviluppo umano sostenibile”

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Germania: ministro Kloeckner contro le restrizioni alle nuove tecniche di ingegneria genetica

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THE SHORT NEWS

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Genova, non basta un nuovo ponte

Genova per noi lombardi e piemontesi è una città speciale, come la Liguria e il suo mare. Vederla colpita in modo tragico dal crollo inconcepibile del Ponte il 14 agosto perciò è un dolore profondo e indicibile. Abbiamo provato per giorni una stretta come se ciò fosse accaduto da noi, nelle nostre case, nelle città, nelle campagne e nelle montagne di questo triangolo d’Italia a cui apparteniamo.
Poi abbiamo visto la volontà, la tenacia, la caparbietà e le poche chiacchiere dei liguri e il cuore si è aperto alla speranza. Mentre la popolazione, il porto, la città continuano a vivere, a lavorare, a cercare di ripartire siamo fermi, con loro, ad aspettare che i riti della politica si compiano e inizi la ricostruzione.
Il crollo di un ponte che siamo abituati a considerare perpetuo è peggio di un tradimento. Quanti ponti romani ancora sono in funzione, anche nelle più impervie valli che dalle montagne scendono al mare. I ponti, persino nella mente burocratica che ha disegnato le banconote dell’euro come un filo conduttore dell’unione monetaria, sono fatti per unire e per favorire passaggi e comunicazioni. Anche questo. Chi lo ha percorso lo ricorda sempre sovraccarico. Univa le due parti della Liguria, Levante e Ponente e anche molti flussi di traffico: di Genova stessa; dell’Italia, per le direttrici da Nord e da Est verso Sud e Ovest; dell’Europa, sull’itinerario dall’Atlantico alle estreme propaggini Settentrionali ed Orientali.
Dopo la distruzione del relitto la costruzione del nuovo ponte e già siamo arenati ai preliminari, mentre crescono il mugugno e l’impazienza dei genovesi, dei liguri e di tutti.
Ma il problema non è la ricerca di responsabilità, colpe o vendette e nemmeno chi e come costruirà il nuovo ponte. Il problema è il futuro di Genova. Il nuovo ponte sarà un rimedio all’accaduto, ma non darà risposte per il futuro della città e della regione. La Superba, l’antica e orgogliosa signora dei mari, da anni è in declino. I giganteschi cantieri navali, ricordo di infanzia, le navi in costruzione che arrivavano sino alla strada a Sestri non ci sono più. Genova ha perso le sue caratteristiche che non possono essere sostituite dai Centri commerciali.

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Specie aliene invasive (SAI) dannose all’agricoltura

Giustificata preoccupazione destano, nell’opinione pubblica, le sempre più frequenti introduzioni di specie e sottospecie, definite SAI (Specie Aliene Invasive) o “Alloctone Invasive”, che sopravvivono e si riproducono in areali diversi da quelli di origine e la cui diffusione minaccia la biodiversità dei nostri ambienti, ovvero interferisce negativamente con le attività umane e ha ricadute sanitarie o socio-economiche.
Fino al XVI secolo le introduzioni di specie alloctone effettuate, direttamente o indirettamente, dall’uomo, anche nel nostro Paese, erano quasi sempre accidentali e numericamente poco consistenti: la Mosca mediterranea della frutta e molte Cocciniglie sono arrivate con frutti infestati; mentre intenzionali sono state quelle del Baco da seta, Bombyx mori, dall’Estremo Oriente, e della Cocciniglia del carminio, Dactylopius coccus, dall’America centrale. Fin dall’800, numerose specie esotiche, parassite o predatrici di fitofagi dannosi, sono state impiegate in programmi di controllo biologico. Con il trasferimento, accidentale o intenzionale, di entità alloctone vengono superate quelle barriere naturali che hanno circoscritto lo sviluppo di flora e fauna nelle aree di origine. Allarmanti sono le invasioni biologiche da parte di fitofagi esotici che, con la globalizzazione dei mercati e con la rapida e intensa rete di trasporto, in numero sempre crescente, vengono introdotti in nuovi ambienti dove, anche grazie ai mutamenti climatici, trovano condizioni ambientali idonee al loro sviluppo e pullulamento.
Secondo i dati del DAISIE (Delivering Alien Invasive Species in Europe), in Italia, che per le favorevoli condizioni climatiche, è uno dei paesi Europei maggiormente interessati dalle invasioni biologiche, sono presenti oltre 1.500 specie aliene, un terzo delle quali sono insetti capaci di adattarsi, sia a variazioni termo-igrometriche che a nuovi substrati alimentari e riproduttivi; inoltre possono differenziarsi biotipi, dotati di un potenziale biotico più elevato rispetto alle popolazioni originarie e in grado di dar luogo, nei nuovi ambienti, a esplosioni demografiche, anche per l’assenza di efficaci limitatori naturali. La stragrande maggioranza delle specie invasive di insetti, direttamente dannose, ovvero vettrici di virus o microrganismi patogeni, sono state accidentalmente introdotte negli ultimi 30 anni. Nel 1988 Tremblay ha elencato 40 specie di insetti introdotti in Italia, in massima parte dalle Americhe e dall’Asia. Il ritmo attuale di “arrivo” di specie fitofaghe è calcolato in circa 8 unità per anno, mentre, fino all’immediato dopoguerra, lo stesso numero di specie perveniva in circa 15 anni. Si calcola che le specie esotiche siano pervenute da America (37%), Asia (29%), Africa (14%), Australia (6%) e da Altri Paesi (14%).
Per quanto empirica, la "Regola del 10%" di Williamson, per la quale “Su 100 specie aliene introdotte, solo 10 si insediano stabilmente e solo 1 diventa effettivamente invasiva", dà un’idea dell’entità del fenomeno.

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Una specie ittica innovativa nel panorama nazionale: l’Ombrina ocellata

La produzione mondiale di pesce di allevamento, pari ad 80 milioni di tonnellate, ha superato quello della pesca tradizionale, rifornendo il mercato del 53% del pesce richiesto a livello mondiale (FAO 2018). Una specie innovativa - Ombrina ocellata (Sciaenops ocellatus) o Red drum - è allevata esclusivamente sul Gargano, tra i territori di Lesina e Varano.

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Considerazioni sulla fibra alimentare

Negli ultimi 40 anni numerosi studi hanno dimostrato gli effetti salutistici della fibra alimentare. Per questo motivo, organizzazioni come European Food Safety Authority (2010) e FDA (2014) ne hanno aumentato da 25 a 30 g il fabbisogno giornaliero raccomandato per una dieta da 2000 Kcal.
Solitamente la fibra viene fornita dai cereali e dai loro sottoprodotti, ma stanno diventando sempre più interessanti anche i residui ricchi di fibra, ottenuti dai processi di trasformazione di frutti e ortaggi, da impiegare in formulazioni alimentari funzionali.

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Osservare i cambiamenti sociali in atto

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Paesaggi rurali, un progetto per la Sardegna

La sezione centro-ovest dell’Accademia dei Georgofili, in collaborazione col Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari e l’Agenzia Fo.Re.S.T.A.S. della Regione Autonoma della Sardegna, ha organizzato nell’aula magna del Dipartimento una giornata di studio sulla complessa problematica dei paesaggi rurali, che si è svolta lo scorso 21 settembre 2018. L’evento ha rappresentato l’occasione per presentare i primi risultati del progetto “Paesaggi rurali della Sardegna. Definizione di una metodologia finalizzata all’identificazione e rappresentazione cartografica dei paesaggi rurali nell’ambito regionale e al corretto inserimento dei manufatti insediativi nel contesto paesaggistico di riferimento”, voluto dall’Osservatorio del Paesaggio e del Territorio – Assessorato degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica della RAS.

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Florentia, Mostra Internazionale di Arte Botanica

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Master Interuniversitario di II livello in Diritto Alimentare

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Nei Paesi Bassi nasce la prima fattoria-caseificio galleggiante

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Islanda invasa dal lupino nootka

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Un accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Giappone apre nuove opportunità

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I misteriosi cerchi di pietra di Lampedusa

"Esistono dunque di certo, s'anche invisibili, i venti: essi flagellano il mare: essi la terra, le nubi essi, che con improvviso turbine squarciano e spazzano via" (Lucrezio, "De Rerum Natura", libro I). E i venti soffiano, quasi incessanti, anche sulla piccola isola di Lampedusa (la percentuale di giorni di calma assoluta è di appena il 4%). Quelli più frequenti sono la Tramontana, il Grecale, lo Scirocco, il Libeccio e il Maestrale (quest’ultimo, da nord-ovest, predomina sugli altri, insieme alla Tramontana che spira da nord). La velocità media è intorno a 20 chilometri orari con punte che possono superare i 60 km/ora.
I venti influiscono in modo continuo sull’attività agricola. Quelli che soffiano ad una velocità superiore a 10 km/ora possono ostacolare la crescita stessa delle piante, coltivate e spontanee.
Accade così che nella più grande delle isole pelagiche, lo spirare frequente del vento e un clima piuttosto caldo e arido (a Lampedusa cadono in media 300-350 mm di pioggia all’anno, distribuite mediamente in una quarantina di giorni concentrati fra ottobre e febbraio) rendono difficile la pratica di un’agricoltura da reddito o addirittura di mera sussistenza.
Normalmente, per superare la carenza di acqua si ricorre all’irrigazione; invece, per proteggere le piante dall’azione del vento si possono adottare varie pratiche difensive. In una tavoletta sumera, datata intorno al 3.000 a.C., si parla dei danni che il vento può provocare alle piante e si suggerisce anche un possibile rimedio: circondare il campo coltivato con alberi frondosi. Le barriere frangivento (attuate con alberi ma anche siepi di piante sempreverdi, staccionate di legno, pannelli di metallo o pvc, reti a maglia fitta, ecc.) sono, di norma, il mezzo per difendersi dai venti.  Fra le barriere frangivento vanno annoverati anche i muri di recinzione, più o meno alti e, come e se tali, forse anche i cosiddetti “cerchi di pietra” di Lampedusa (“timpuni”, cioè zolla di terra dissodata, nel dialetto locale e siciliano) (Fig. 1), intorno ai quali però ancora non si è avuto tempo e modo di fare completa chiarezza nonostante siano lì da diversi secoli (se non millenni) e nonostante la loro indiscutibile rilevanza nella storia antica di Lampedusa.
Il primo ad occuparsene è stato l’archeologo inglese Thomas Ashby (1874-1931), il quale, nel giugno del 1909, mentre si trovava per lavoro a Malta, organizzò un rapido sopralluogo a Lampedusa.  Nonostante la brevità della spedizione (durata solo tre giorni), Ashby fece alcune interessanti scoperte. Ad esempio, gli riuscì di individuare quelli che secondo lui erano i segni di un popolamento preistorico (ca. 4.800 a.C., la datazione stimata degli insediamenti) nell’isola pelagica.

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Verde, cambiamento climatico e informazione

Il discorso sul cambiamento climatico ha visto, negli ultimi tempi, uno spostamento delle discussioni dal livello scientifico, alla politica e, infine ai social network, e ha preso, spesso, una piega ideologica. Nelle forme estreme, negazioniste o catastrofiste, non esiste più traccia del metodo scientifico. È quindi utile, anzi fondamentale, disseminare informazione corretta, affidabile, basata su conoscenze scientifiche.

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Patate fritte sicure

Per non essere fritti dalla frittura e goderne gli indubbi vantaggi sono consigliate alcune importanti precauzioni che riguardano soprattutto le patate. La prima precauzione è di non friggere alle elevate temperature nelle quali si produce fumo e di non usare a lungo oli e grassi, evitando la formazione di acroleina. Per ridurre la creazione di acrilamide nel 2015 l’EFSA ha prodotto un dossier in base al quale la Commissione Europea ha emanato il Regolamento 2158 del 20 novembre 2017 che istituisce misure di attenuazione e livelli di riferimento per la riduzione della acrilamide negli alimenti.

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Le Cicale negli oliveti

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Identità, tradizioni, agricoltura e ricette: la collaborazione fra ARS Toscana, Accademia dei Georgofili, ANCI Toscana e Unicoop Firenze

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AgroInnovation Award, iscrizioni aperte fino a dicembre

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Nuovi alberi monumentali d'Italia

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Il grano tenero non ha più segreti

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Mirtilli: conferenza europea in Trentino

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Scozia: agricoltura di precisione contro la siccità

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Territori e prodotti della Toscana: Valdichiana protagonista ai Georgofili il 27 settembre

Tornano gli incontri del ciclo “I territori della Toscana e i loro prodotti”, organizzati dai Georgofili insieme ad ANCI Toscana, con il patrocinio di Unicoop Firenze. Appuntamento in Accademia giovedì 27 settembre 2018 con la Valdichiana.

Si comincia alle 9.30 con i saluti di Massimo Vincenzini, Presidente dell’Accademia dei Georgofili, Marco Remaschi, Assessore all’Agricoltura della Regione Toscana, Vittorio Gabbanini di ANCI Toscana, Francesca Basanieri Sindaco di Cortona e Andrea Rossi Presidente dell’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese.

A seguire, le relazioni:
-    La Valdichiana si presenta (Stefano Biagiotti, Università Telematica Pegaso)
-    La valorizzazione collettiva dei prodotti tipici: opportunità e problematiche (Andrea Marescotti, Università degli Studi di Firenze)
-    Caratterizzazione salutistica dei prodotti tipici per la loro valorizzazione (Manuela Giovannetti, Centro Nutrafood – Nutraceutica e Alimentazione per la Salute, Università di Pisa)
-    Prodotti e ricette nella Piramide Alimentare Toscana (Francesco Cipriani, Azienda USL Toscana Centro e Fabio Voller, ARS - Agenzia Regionale di Sanità della Toscana)
-    Le iniziative di Unicoop Firenze per la valorizzazione dei prodotti toscani (Andrea Timpano, Unicoop Firenze)

Seguiranno gli interventi programmati dei rappresentanti di: Strada del Vino Nobile di Montepulciano e Sapori della Valdichiana senese, Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Consorzio dei Vini di Cortona, Terme di Chianciano e Associazione per la tutela e la valorizzazione dell’Aglione. 

Dopo il dibattito, si svolgerà la presentazione e la degustazione dei prodotti tipici della Valdichiana.

PROGRAMMA (pdf)


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Chi sa, parli

Per orientarsi nel groviglio di scienza e pseudoscienza

Nel 2004 Tullio Regge, noto astrofisico dell’Università di Torino, nel suo libro intitolato “Lettera ai giovani sulla scienza” esordiva affermando che viviamo nel periodo storico della glorificazione della scienza e della tecnologia, ma anche di attacchi severi ai loro risultati. Ancora oggi viviamo in questa atmosfera. Il mondo della ricerca da troppo tempo si è in parte chiuso in se stesso ed ha usato un linguaggio per addetti ai lavori trascurando il contatto diretto con l’uomo della strada. A nostro parere dunque la ricerca pubblica ha lasciato troppo margine alla libera comunicazione così detta scientifica e/o pseudo scientifica. Una simile informazione induce il cittadino/consumatore a pensare che in genere tutto va male o quando va bene, non va così bene come si vorrebbe.
Desideriamo invitare in special modo i giovani a rivolgersi alla scienza in continua evoluzione e guardare con fiducia al futuro, senza peraltro cedere alle varie mode. Ad esempio cinquanta anni fa la cibernetica e i frattali, affermava Regge, sembravano opportunità straordinarie e concrete, mentre oggi hanno perso molto della loro rilevanza e sono finiti nel dimenticatoio. Attenzione dunque alle proposte che offrono molto, ma che nel breve periodo svaniscono nel nulla.
A questo punto vale la pena porre qualche interrogativo per orientarci nel groviglio di scienza e pseudoscienza.
Da “Pane e bugie” (D. Bressanini, 2010) si rileva che non a tutti è noto che la quasi totalità delle sostanze chimiche che ingeriamo sono naturali. Tuttavia una sostanza non è necessariamente più benigna solo perché l’ha prodotta la natura. Sarebbe bello che fosse così, purtroppo invece è solo un luogo comune. L’interrogativo è scegliere tra naturale o artificiale. L’idea che “naturale” equivalga a “sano” oggi è molto diffusa. Anche un prodotto naturale può essere non sano, cioè non salubre. Ad esempio, un importante prodotto agricolo come il mais, magari originato in regime biologico, se si presenta contaminato da un elevato carico di micotossine non si può certo definire sano.
Ma altri interrogativi si pongono in forma prioritaria all’attenzione pubblica senza che si sia sempre fatta oggettiva chiarezza:

-    Biologico o agricoltura convenzionale (di precisione) per sfamare il mondo?
-    Gli alimenti biologici nutrono di più?
-    Produzione di cibo e rispetto della biodiversità: due esigenze inconciliabili?
-    La spesa a “km 0” è più sostenibile? Perché non basta calcolare i chilometri che separano il luogo di produzione dal punto di vendita?
-    Organismi giornalisticamente modificati.
-    … prodotto senza olio di palma.

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Pollo re della tavola

Antica è la storia del pollo, animale che gli antichi greci sacrificano a Esculapio, che i romani usano per avere auspici prima delle battaglie e le sue carni sono gradite e riservate ai ceti abbienti per cui un pollo in pentola per tutti rimane un miraggio.
Al giorno d'oggi, mentre il consumo di altre carni è in calo, quello di carni avicole è in crescita perché piacciono ai giovani, agli anziani e alle donne e sono più economiche di altre carni. Inoltre sono le carni più accette dai semi-vegetariani: se da una parte chi si definisce vegetariano non consuma alcun tipo di carne o pesce, i semi-vegetariani, indicati in inglese come flexitarian, tendono a non mangiare prodotti animali, ma occasionalmente si concedono delle eccezioni, in questo caso preferendo le carni bianche di pollo escludendo però quasi sempre quelle rosse di bovino e maiale. Un nuovo aspetto che sta avanzando nella cucina e soprattutto nella gastronomia è la ricerca di carni avicole di alta qualità, fornite ad esempio da razze tradizionali quali il Pollo del Valdarno, la Gallina Padovana, la Gallina Polverara e altre che iniziano a essere apprezzate dai cuochi e dai consumatori benestanti più attratti da prodotti nuovi e alternativi, o forse più soggetti a mode e tendenze. La produzione avicola italiana con 18.500 allevamenti, di cui 6.400 professionali, che impiegano 38.500 addetti, rappresenta un modello per la zootecnia nazionale, creando un valore con 5.850 milioni di Euro di fatturato nel 2017, in crescita rispetto al 2016 di circa il 7%.

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Insetti: “buoni” o “cattivi”?

L’uomo suddivide gli organismi viventi in categorie differenti in base alla loro interferenza con le sue attività economiche e ricreative. Della maggioranza delle specie di insetti, non è ancora noto il ruolo ecologico e, se non interferiscono direttamente con le attività umane, vengono considerate indifferenti; mentre sono ritenute dannose o pericolose, quelle entità che attaccano le piante coltivate e gli animali in allevamento, nonché lo stesso uomo.

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12 marzo 1933. Inaugurazione della nuova sede dell’Accademia dei Georgofili

Dopo tanto peregrinare fra sedi diverse (La Biblioteca Magliabechiana, la Marucelliana, Palazzo Vecchio, sedi conventuali soppresse dalla Riforma di Pietro Leopoldo, Palazzo Riccardi, l’Accademia delle Belle Arti), finalmente l’Accademia aveva trovato un luogo degno per accogliere libri, carte e documenti, testimoni indiscutibili della sua antica e prestigiosa storia.

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Il più grande orto verticale del mondo

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Mutagenesi non è OGM

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Terapia contro la Xylella degli olivi del Salento

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L’acquaponica

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Giornata di studio sul paesaggio in Sardegna

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Premio Kyle Phillips 2018: aperte le candidature

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Di Maio annuncia un piano triennale per eliminare il caporalato

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Elogio del buon padre di famiglia

Si riaprono le scuole dopo l’estate, sui banchi deve tornare anche il Governo per varare le leggi economiche di fine anno. Si è parlato molto, spesso a ruota libera, di tanti argomenti e anche di economia, ma quest’ultima è stata relegata un po’ in secondo piano nel clima euforico dei primi “cento giorni”. Ora, però, si fa sul serio e le prospettive non sono incoraggianti. Gli indicatori economici sono appena sopra la linea di galleggiamento, i conti confusi, le risorse disponibili, tradizionalmente ridotte, incerte. Come accade nella stagione intermedia in questi periodi della politica la situazione è in attesa di chiarirsi, anche se non mancano segnali.
Al di là del “che cosa” il nuovo Governo possa realisticamente fare tenendo conto dei vincoli interni ed esterni, il punto è capire quale linea di politica economica adotterà.

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La pesca sulle tavole moderne

Ab ovo usque ad mala, dall’uovo alla frutta e cioè dall’inizio alla fine, sentenziavano gli antichi romani per dire che un ciclo o un evento era completo; anche noi italiani diciamo siamo alla frutta per esprimere il concetto che si è giunti alla fine, all’esaurimento di qualcosa, dei soldi, dell’ispirazione, della normalità e così via descrivendo anche una situazione grave o senza via di uscita. La frase deriva dalla composizione del banchetto che per i romani terminava con la frutta e per noi con un dessert quando, finiti i servizi di cucina, sulla tavola erano portati formaggio, dolce e la frutta. Perché la frutta chiude il banchetto dei romani e arriva fino a noi?
Il banchetto dei romani, ma anche dei greci e fin dai tempi omerici, è un evento sacrale nel quale si compie il sacrificio – da sacrum facere o rendere sacro – delle carni attraverso cui si entra in comunità con la divinità e tutto ruota attorno a questo. L’apertura del banchetto può essere l’uovo, simbolo della vita e della perfezione oppure, in taluni periodi, la lattuga, mentre il banchetto si conclude con la frutta il cibo che più si avvicina agli dei, loro dono come dicono i miti padani e, in seguito, ribadisce il racconto biblico dell’Eden.
Oggi la frutta non è sempre presente nei pasti in casa e nei ristoranti il dessert, spesso quasi un deserto, si compone solo di un dolce e solo quando un diabetico chiede una sua sostituzione gli viene presentata un’immancabile fetta di ananas. La frutta è anche completamente assente nelle pizzerie, piadinerie, paninerie e nei locali che offrono pasti rapidi. In questo nuovo modo di magiare la frutta, rara o espulsa dalla fine del pasto rientra nella moderna cucina innovativa, ricuperando anche remote tradi-zioni.
L’odierna presenza della frutta nell’attuale gastronomia ha radici antiche, quando nel Medioevo compare il gusto del dolce-speziato dei dolci di frutta e spezie come la spongata, dell’agro-dolce e del dolce-salato delle carni cucinate assieme alle castagne. Nel Rinascimento si sviluppa il gusto dolce-piccante che ha la sua più tipica espressione nella mostarda dove la frutta assieme al miele e alla senape è associata alle carni, con un’abitudine giunta fino a oggi. La presenza della frutta avanza nella cucina ottocentesca e del Millenovecento quando la frutta, trasformata anche in marmellata, entra nella pasticceria popolare delle crostate di frutta e la si trova in qualche piatto tipico, mentre inizia a trionfare in qualche preparazione d’alta cucina, come la pesca presente dal Bellini nell’aperitivo alla Pesca Melba nel dessert.

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Come ripristinare le aree degradate nei vigneti

Si è concluso a fine giugno il Progetto europeo ReSolVe, che ha: - selezionato 19 vigneti biologici in Italia, Francia, Spagna, Slovenia e Turchia; - individuato per ciascun vigneto le aree con una ridotta crescita della vite, bassa resistenza alle malattie e/o scarsa produzione di uva; - testato per 3 anni in modo interdisciplinare gli effetti della concimazione con compost, sovescio e pacciamatura secca con leguminose; -evidenziato vantaggi, criticità e alcuni suggerimenti pratici nell’adozione di ciascuna strategia.

Si è concluso a fine giugno il Progetto europeo ReSolVe (Ripristino della funzionalità ottimale dei suoli nelle aree degradate dei vigneti tramite metodi biologici). Per aiutare agricoltori e tecnici a scegliere la tecnica di ripristino più idonea sono state preparate delle linee guida tradotte in 5 lingue.

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Una perniciosa formica nera

Il controllo demografico di Lasius alienus è necessario, se le foraggiatrici si introducono negli edifici alla ricerca di cibo.

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Futuro dell’olivicoltura italiana in crisi

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Un documento per il rilancio dell’olivicoltura dopo la Xylella

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Scomparso il genetista Cavalli Sforza

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Peschi e albicocchi più resistenti alle malattie

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Quarto anno bollente del nostro Pianeta

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L’agroalimentare italiano corre più di quello europeo

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Scoperto ruolo gastroprotettore di una pianta di cappero

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Dal no al Ceta al sì all’EPA: riflessioni sul commercio internazionale

I temi del commercio internazionale irrompono nel dibattito politico e nei mezzi di informazione. Ritorna, da lontani precordi, il protezionismo che sembrava avviato ad un inevitabile tramonto. E si accompagna al ritorno del “sovranismo” e cioè al desiderio di entità statali totalmente libere di prendere decisioni. Fa capolino persino la politica delle cannoniere con la chiusura dei porti e il blocco delle merci oltre che delle persone. Decenni di prevalenza della diplomazia, sembrano sopraffatti dai pugni sul tavolo.
Gli esempi non mancano: dall’avversione all’accordo con il Canada (Ceta) già in vigore, con la possibile mancata ratifica, all’innamoramento per l’accordo quasi gemello con il Giappone (EPA). Dallo sdegno verso gli US per la rottura degli accordi e l’imposizione di dazi all’altrettanto incongrua richiesta di procedere in modo casuale nei confronti di importazioni sgradite.
I temi in gioco sono numerosi, proviamo a ricapitolare. Il primo è la spinta al protezionismo nei momenti di gravi difficoltà. È il rifugio più semplice, ma anche il più costoso ed ingannevole. La teoria economica e la prassi indicano che può essere solo temporaneo, altrimenti crea una pericolosa assuefazione e non lascia spazio ai veri motori dello sviluppo la competitività e la redditività. Ogni stato o aggregazione di stati, per necessità, vi ha fatto ricorso, ma dà una pericolosa assuefazione da cui si fatica a uscire. Come il sonno della ragione genera solo mostri.
L’alternativa, sul piano teorico e pratico, è l’apertura dei mercati con trattative e soluzioni negoziate. È una strada in genere lunga e faticosa che porta a smantellare costose barriere doganali tariffarie e non tariffarie. Queste sono costruite su regole pratiche e cavilli formali usati impropriamente per frenare gli scambi come l’applicazione obbligatoria di standard di prodotto e di processo. Le più complesse sono quelle sanitarie motivate dall’imperativo della tutela della salute umana, animale e anche dell’ambiente. Negli ultimi decenni si è percorso un lungo e proficuo cammino che ha portato alla loro crescente riduzione. Questa scelta è confermata dalla teoria economica e dalla pratica e si regge sulla logica della teoria dei costi comparati che mostra che conviene produrre e commerciare ciò che si riesce a realizzare meglio di altri e a costi inferiori. L’eliminazione delle barriere di ogni tipo favorisce un incremento della ricchezza prodotta. L’economia mondiale ne ha bisogno, in particolare nell’attuale fase di convalescenza dopo la grande crisi.

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Listeria: il pericolo è nel biofilm

Recenti e ripetuti sono gli allarmi di Listeria monocytogenes negli alimenti, un argomento considerato anche nell’articolo Pericoli dalle verdure crude ("Georgofili INFO" - 04 aprile 2018) e nel quale si segnala che quasi nulla è l’efficacia del lavaggio con acqua di verdure contaminate, perché i batteri inquinanti sono compresi in biofilm fortemente adesi ai vegetali. Anche per questo molto scarsa è l’efficacia di disinfettanti o altro (bicarbonato) in concertazioni usabili in casa, mentre completamente inutili per la sicurezza sono l’aceto, il succo di limone e il sale. Cosa sono i biofilm che stanno assumendo una sempre maggiore importanza nella sicurezza alimentare?
Per molto tempo e ancora oggi la maggior parte della gente pensa che i microrganismi e in particolare i batteri vivano liberi nei liquidi o negli ambienti più diversi. Invece già alla fine del XVII secolo Anton van Leeuwenhoech con un primitivo microscopio scopre delle animaluculae nella placca dentaria, oggi definita un biofilm, o biopellicola o microfouling. Il biofilm è una aggregazione complessa di microrganismi contraddistinta dalla secrezione di una matrice extracellulare adesiva e protettiva, di sostanze polimeriche, spesso di carattere polisaccaridico (Polisaccaride Intercellulare Adesivo – PIA), frequentemente aderente a una superficie, sia di tipo biologico sia inerte, con eterogeneità strutturale e interazioni biologiche complesse. I biofilm, sui quali vi è un’ampia bibliografia, si compongono per circa il 15% da cellule e per il restante 85% dal materiale della matrice che protegge le cellule all'interno e facilita la comunicazione tramite segnali chimici o fisici. In alcuni biofilm sono stati rinvenuti canali d'acqua che contribuiscono a distribuire i nutrienti e le molecole segnale. Allo stesso modo, questi canalicoli convogliano verso la periferia sostanze di scarto ed eventuali esotossine.

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Gli artigiani di Firenze a lavoro nella Torre de’Pulci

Quando il 12 marzo 1933 i Georgofili in solenne assemblea festeggiarono il loro trasferimento definitivo nel ”Palazzo Torre de’Pulci”, il lustro di secoli di storia c’era a pieno.
Prima di tutto, certamente, quello della prestigiosa istituzione fiorentina ricca di 180 anni di vicende gloriose che Arrigo Serpieri aveva evidenziato in una sua lunga relazione del 24 aprile 1932 al Ministro dell’Agricoltura e Foreste e quello anche però di una città, Firenze, che accoglieva, tramandata di generazione in generazione, l’arte di ‘lavorare con le mani’ e produrre capolavori; arte diffusa nelle strade della città (e nei borghi vicini) e che faceva della bella Firenze un luogo vivo, propulsivo, invidiato e non omologabile.

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Due lepidotteri Tortricidi negli agrumeti e nei pereti etnei

Sulla tenera vegetazione primaverile degli agrumi e dei peri sviluppano le larve del Tortricide Archips rosana, nate da uova deposte sul tronco e sulle grosse branche delle piante; molte essenze erbacee e arbustive, presenti negli stessi agrumeti e pereti, ospitano le polifaghe larve della Bega mediterranea del garofano, Cacoecimorpha pronubana che, solo occasionalmente, infestano le arance mature.

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Sembra non piacere a nessuno la futura PAC

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Agricoltura: forte crescita dell’Africa subsahariana e declino dell’Europa entro il 2027

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Consumo di suolo: oltre a terreni si perdono biodiversità, economia e cultura

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2018: quarto anno più bollente del Pianeta

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Il pane prima dell’agricoltura

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La FAO per la coltivazione delle banane

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"Georgofili INFO" va in vacanza

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Il suolo è una risorsa non rinnovabile

Leggendo da internet il “Contratto” dell’attuale nuovo Governo si può rilevare che il “suolo” è menzionato al punto 4 “Ambiente, green economy e rifiuti zero”. Si legge, fra l’altro, che questo viene considerato una “risorsa rinnovabile” come l’acqua e le foreste.
Da sempre gli studiosi di scienza del suolo sostengono che il suolo stesso è una risorsa non rinnovabile proprio perché la sua formazione è un processo talmente complesso che richiede da centinaia a migliaia di anni. È ampiamente documentato dalla letteratura internazionale che molti suoli si sono formati alla velocità di un millimetro l’anno. Al contrario la velocità della sua degradazione e` estremamente più rapida, basti pensare, ad esempio, agli eventi catastrofici degli ultimi anni, verificatesi in seguito all’abbattersi di violenti nubifragi (bombe d’acqua); le conseguenti colate di fango sono dovute proprio all’asportazione degli orizzonti superficiali del suolo stesso. Inoltre, i due terzi del territorio nazionale sono ormai degradati a causa di una gestione del suolo non sempre sostenibile e ad attività antropiche non sempre corrette. La quasi totalità dei dissesti e dei fenomeni di forte degradazione sono imputabili proprio alle attività antropiche. Tutto questo fa si che il suolo sia una risorsa non rinnovabile e come tale va considerato nel programmare e mettere in atto interventi per la sua conservazione.
Questo concetto è ampiamente condiviso anche da importanti istituzioni come, ad esempio, l’Unione Europea che, a questo proposito, ha formulato la seguente definizione: “Il suolo e` una risorsa essenzialmente non rinnovabile e un sistema molto dinamico, che svolge numerose funzioni e fornisce servizi fondamentali per le attività umane e la sopravvivenza degli ecosistemi”. Anche la FAO da tempo afferma che “il suolo è una risorsa non rinnovabile”. Oggi conosciamo molto del suolo e disponiamo di un buon numero di banche dati, basti vedere le miriadi di pubblicazioni scientifiche, a livello nazionale e internazionale, su questo argomento ma, a dispetto di ciò, la percezione dell’importanza e della fragilità di questa risorsa fra i non addetti ai lavori rimane assai bassa, nonostante un apparente aumento della sensibilità dell’opinione pubblica verso le criticità ambientali. E questo non è un problema solo italiano visto che nella Nuova edizione dell'Atlante mondiale della desertificazione, pubblicato dal Centro ricerche della Commissione Europea (UE), si afferma che “oltre il 75% delle terre emerse sono già degradate e potrebbero esserlo oltre il 90% entro il 2050”. Quindi, la degradazione del suolo rappresenta attualmente una delle emergenze a livello planetario.


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La buona buccia della pesca

A l'amigo pèlighe 'l figo, al nemigo 'l persego è un proverbio veneto che tradotto in italiano recita: “all'amico pela il fico e al nemico la pesca”. Secondo la tradizione popolare di una regione nella quale vi era una buona produzione di questi frutti, la buccia del fico era ritenuta dannosa mentre quella della pesca salutare. Una semplice supposizione o un’antica e a noi nascosta verità? Inoltre di certi frutti bisogna mangiare la buccia, ricordando che un tempo le mamme raccomandavano di mangiarla perché dicevano che conteneva le vitamine?
Indubbio è che la buccia del fico non è gradevole e con un lattice che scola dal peduncolo molto irritante, senza dimenticare che nelle foglie sono presenti fu-rocumarine, sostanze fotodinamiche, ma cosa sappiamo delle pesche e soprattutto della loro buccia? Le pesche hanno una polpa carnosa, succosa e zuccherina, con la buccia di colore giallo-rossastra ma anche bruna, che può essere sottile e vellutata o liscia (nettarine), così gradevole da somigliare alla pelle delle gote di un bambino, ma oltre a questo gradevole aspetto non vi è altro?
L’estate è stagione delle pesche, anche se questo frutto conservato si trova in ogni stagione, e che sotto diverse forme (frutto fresco, conservato in scatola, essiccato, trasformato in succhi ecc.) gli italiani consumano in una quantità che secondo diverse fonti varia da quattro a quasi sette chilogrammi per anno e che tra la frutta si pone al sesto posto dopo mele, arance, banane, angurie, pere.
Le pesche contengono molta acqua (88,8 %), carboidrati (9,54 %) nei quali sono compresi molti zuccheri (8,39 %) e acidi organici, limitate quantità di fibra (1,5 %), proteine (0,91 %) e grassi (0,25 %) oltre a minerali (soprattutto potas-sio) e vitamine (soprattutto A, C, E). A cento grammi di polpa corrispondono circa quaranta chilocalorie. Diverse ricerche dimostrano che le pesche contengono molecole dotate di interessanti attività nutraceutiche, in particolare antiossidanti (tra i quali l’acido caffeico) polifenoli e molecole con azioni anti-ipertensive.

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La Cavolaia e altri insetti migratori

L’esigenza di ricercare habitat che siano, temporaneamente o stabilmente, idonei alla sopravvivenza, spinge molte specie animali a compiere migrazioni verso altri ambienti, seguendo innati istinti. La migrazione è una complessa “sindrome, comportamentale e fisiologica, finalizzata alla dispersione adattiva unidirezionale di tipo, soprattutto, aereo”. Essa coinvolge, con complesse interazioni, il volo, la riproduzione e l’alimentazione.

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Effetti della globalizzazione nel gelato

Dalla scoperta del fuoco il cibo è divenuto preferibilmente caldo. Specie se contenente o basato su grassi. Il ruolo di rinfrescare, in certe condizioni, è stato affidato alle bevande.
In ogni caso parliamo di temperature sopra 0 °C.
C’è stata tuttavia qualche eccezione qua e là.
Il gelato o qualcosa di simile a ciò che noi chiamiamo gelato è stato presente da tempo immemore dovunque ci fosse la possibilità ‘naturale’ (la tecnologia non sovviene che in tempi recenti!) di procurarsi il freddo (sotto 0° C) e mantenerlo per qualche tempo.

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L’olio di oliva extravergine italiano

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Ci risiamo col cibo bio non commerciabile

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Multe per chi non indica l’origine del prodotto e di tutte le sue componenti

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La noce di cocco si taglia da oggi come un melone

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Un mondo senza banane?

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Mancanza di infrastrutture per lo sviluppo agricolo

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I semi siriani potrebbero salvare il frumento statunitense dalla minaccia climatica

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Massimo Vincenzini eletto Presidente dei Georgofili

Oggi, 12 luglio 2018, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si è svolto lo spoglio delle schede per l’elezione del Presidente dell’Accademia dei Georgofili, indetta a seguito della scomparsa di Giampiero Maracchi.
I risultati, riportati nel corso di un’assemblea generale del corpo accademico, hanno decretato a maggioranza la scelta di Massimo Vincenzini come Presidente. La sua nomina era stata proposta all’unanimità dal Consiglio Accademico e dai Presidenti di Sezione.

Massimo Vincenzini è nato nel 1947 a Roma, dove si è laureato in Chimica nel 1975.
Dal 1976 al 1988 è stato Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) presso il Centro di Studio dei Microrganismi Autotrofi, con sede a Firenze, per poi diventare Professore Associato di “Microbiologia agraria” presso la Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Firenze. Dal 1999 è Professore Ordinario dell’insegnamento di “Microbiologia dei prodotti alimentari” per il corso di laurea in Tecnologie Alimentari e dell’insegnamento di “Controllo dei processi microbiologici nell’industria alimentare” per il corso di laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Alimentari.
Responsabile scientifico di vari progetti di ricerca, autore e coautore di oltre 300 pubblicazioni scientifiche, dal 2008 al 2017 è stato presidente del Consiglio di Amministrazione della Azienda Agricola Villa Montepaldi s.r.l. (Università degli Sudi di Firenze socio unico), azienda di oltre 300 ettari che oltre ad operare sul mercato con i propri prodotti (vini DOCG, olio DOP, cereali) fornisce, per statuto, supporto alle attività proprie dell’Università (didattica, ricerca e trasferimento tecnologico).
Dal 2014 al 2017 è stato Presidente del Tuscan Food Quality Center, associazione costituitasi per aggregare a livello regionale tutte le istituzioni operanti in tema alimenti-alimentazione (ne sono soci fondatori i tre Atenei Toscani, la Scuola Superiore S. Anna, il CNR, l’Accademia dei Georgofili, le organizzazioni delle imprese agricole e altre istituzioni e/o accademie a carattere culturale).
Dal 2012 è membro del Consiglio Accademico dell’Accademia dei Georgofili, con l’incarico di Delegato Amministrativo.
Nel 2014 ha avviato la costituzione della società FoodMicroTeam s.r.l., spin-off accademico dell’Università degli Studi di Firenze, avente l’obiettivo di fornire assistenza tecnico-scientifica per il controllo e la gestione delle fermentazioni alimentari.

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Nuova PAC 2021/2027: un’agenda per riflettere

La grande riforma della Pac, iniziata nel lontano 1993, giunge ora alla fase preparatoria della sua sesta versione per il periodo 2021/2027. La Commissione nel novembre 2017, al termine di una minuziosa e, forse, pleonastica consultazione delle parti in causa, ha presentato le grandi linee della futura riforma, in attesa di conoscere le risorse finanziarie non solo per l’agricoltura. A maggio ha reso pubblica la sua proposta di Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) per lo stesso periodo. Il 2 giugno quella relativa ai testi normativi della futura “nuova” Pac, compendiata in tre regolamenti, di cui uno, COM (392), contiene la sostanza della proposta.
Considerata l’importanza, ci si attende un dibattito che latita e appare rassegnato. Forse le cose cambieranno a primavera, nel calore preelettorale delle elezioni europee, a scapito della concretezza. Qui non illustriamo la proposta, ma proponiamo un’Agenda della Riforma che sia un elenco di punti critici e non un mero calendario.

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USA, Cina e la ricerca in biologia vegetale

Nel numero 2 del 2018 della rivista ASPB News, il presidente della ASPB (Società Americana dei Biologi delle Piante) Harry Klee, professore della University of Florida, ha scritto un articolo apparentemente molto "americano", ma credo ricco di riflessioni anche per noi. L'articolo, dal titolo "Un caso per ulteriori finanziamenti alla ricerca sulle piante", inizia con la constatazione che gran parte dei brevetti biotecnologici si originano dalla ricerca condotta nelle istituzioni pubbliche di ricerca in USA. Forse, con una certa sorpresa, si constata che il settore privato contribuisce decisamente meno alla produzione di innovazione.

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Il georgofilo Renzo Giuliani

Renzo Giuliani, professore di zootecnia nell’Ateneo Fiorentino, era stato chiamato a far parte dell’antica Accademia dei Georgofili (fondata a Firenze nel 1753), in qualità di Socio corrispondente il 7 marzo 1926 e poi, come Socio ordinario dal 3 luglio 1932. Per 16 anni, dal maggio 1946 all’agosto 1962, fu continuativamente Presidente dell’Accademia.

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La Cocciniglia cotonosa delle Araucarie

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Etica e macellazione

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Agricoltori e consumatori percepiscono gli effetti dei cambiamenti climatici?

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Incontro a Palermo sul problema dei cinghiali e del loro controllo

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L’alleanza tra colossi GDO può mettere a rischio i produttori agricoli

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La Turchia investe su varietà tardive di albicocco

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Master in bioeconomia dei rifiuti organici e delle biomasse: decima edizione

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Protocollo di intesa tra l’Accademia dei Georgofili e la Fondazione San Giovanni Gualberto

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Quando cade un albero

La recente caduta di alberi in alcune città italiane e le problematiche connesse ai conflitti che spesso sorgono fra alberi e infrastrutture viarie, mi offre lo spunto per riprendere qualche concetto più volte da me espresso.
Mi pare che l’eco mediatica che si solleva quando cade un albero sia, fatta salva l’empatia verso le vittime, quanto meno esagerata e ciò determina una percezione distorta del problema, che esiste, ma non è un’emergenza, mentre lo è quella di mettere a punto piani pluriennali di gestione e rinnovamento per affrontare in modo proattivo e preventivo il problema.
Facciamo dunque un esempio riguardo alla percezione del rischio e alle similitudini con la situazione sociale. Nel nostro paese gli omicidi sono passati da 1442 nel 1992 a 343 nel 2017 (dati Viminale), di cui 46 attribuibili alla criminalità organizzata e 128 in ambito familiare-affettivo (‘11,8% in meno dell’anno precedente) con una diminuzione, quindi, del 76,2% in 25 anni. Alla forte diminuzione degli omicidi è corrisposto un aumento di quelli compiuti in ambito familiare (molti femminicidi), commessi per la maggior parte da italiani. Eppure, percepiamo e/o ci viene fatta percepire una condizione del tutto diversa.
Per il tasso di omicidi, seppur con differenze regionali e provinciali molto marcate, noi siamo al più basso livello sia europeo (trentesimo posto) sia mondiale (intorno al 170esimo posto).
Secondo il sociologo Ilvo Diamanti, l’Italia si caratterizza per il rapporto tra i mezzi di informazione (specialmente la televisione) e i fatti di criminalità comune. Diamanti sottolinea come i media italiani puntino alla “serializzazione” e alla “drammatizzazione” dei casi criminali, mentre in altri paesi l’informazione è “puntuale” e “contestuale”. Ciò avviene soprattutto quando si tratta di casi che coinvolgono persone comuni, o che si sviluppano nell’ambito amicale e familiare, specificando l’intento voyeuristico da comunità ristretta.
Dunque, è possibile che vi sia uno scollamento tra i dati reali e le percezioni degli italiani? Sicuramente sì. Si tratta della cosiddetta “EMOTIONAL INNUMERACY” ossia la tendenza a esagerare i dati di un fenomeno legato a una minaccia.
Questa errata percezione la si ha, come accennato, anche per i danni a cose e/o a persone causati da alberi. Gli alberi sono sempre caduti. Siamo noi che abbiamo posto dei target nell’area da loro occupata o li mettiamo nelle condizioni di non essere più stabili e siamo noi che diamo un’eco spropositata alla loro caduta, anche quando non fa danni.
È noto che la presenza degli alberi comporta un rischio e ciò implica che vengano messe in atto tutte le azioni per ridurlo e prevenirlo. Questo senza che l’attenzione ai rischi diventi paranoia. Le domande che dobbiamo porci sono quindi: quanti alberi, di quale specie, in quale specifica situazione, a seguito di quale evento, cadono in media ogni anno? È sulla base delle risposte a queste domande che poi dovrà essere elaborato un piano di gestione degli alberi che sia basato non solo sulle tecniche più avanzate e sulla gestione di persone qualificate, ma anche sul “buon senso” e su un approccio pratico.

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La “Cucina povera” dei poveri ovvero di una “Cioccolata economica”

Oggi la “cucina povera” è di moda e si sposa con il concetto della tutela dell’ambiente attraverso la cultura del riciclo, l’arte cioè di riutilizzare gli scarti o gli avanzi della tavola evitando lo spreco e contenendo i rifiuti.
E’ un concetto di recente introduzione nella nostra società che spesso sorprende per i risultati cui è capace di giungere grazie all’abilità e mestiere di raffinati chefs ed esperte donne di casa, ma che il passato non conosceva, sebbene i poveri superassero e di molto il 50% dell’intera popolazione.

I Georgofili molto si adoperarono per diffondere proprio fra i meno abbienti le conoscenze di base necessarie al loro sostentamento che essenzialmente era costituito dal pane.
...
Certo è che la cioccolata era diffusa ed oltre che ritenuta “nutritiva … stomachica, cordiale, analettica” (cfr. Antonio Targioni Tozzetti, Corso di botanica medico-farmaceutica e di materia medica, 1847), solleticava il gusto e soddisfaceva il palato aromatizzata al gelsomino (ricetta nota e diffusa nella Firenze del Seicento) o proposta in fini elaborati di pasticceria quali la crema, i biscotti  e il marzapane al cioccolato, nonché arricchita con speciali gelatine come quella al lichene o quella al ‘salep di Persia’.  
Restava tuttavia un prodotto assai costoso e dunque destinato esclusivamente alle mense dei ricchi; forse fu anche per questa ragione che Manetti pensò di trascrivere in una copia di lavoro del suo trattato, una nota a margine contenente la ricetta, alla portata di tutti, di una “Cioccolata economica”.

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Il problema di informare il consumatore e comunicare la scienza

La carne rappresenta solo un esempio lampante di come un’errata comunicazione abbia convinto i consumatori che la carne in generale e in particolare quella rossa possa rappresentare un pericolo per la salute e per l’ambiente.
Di fronte ad una situazione di questo genere, occorre precisare che le problematiche sono differenti e interessano due diversi ambiti: da un lato, la comunicazione in sé e dall’altro, il consumatore.
Infatti, il problema è duplice: esiste un problema di errata comunicazione che diffonde nella popolazione falsi miti e inutili allarmismi con importanti ripercussioni su alcuni settori, e un problema di individui non abbastanza informati e consapevoli e, quindi, non in grado di discernere le informazioni che gli vengono veicolate. 

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Umami, antichissimo nuovo gusto

Crudo, cotto e fermentato costituiscono un triangolo alimentare e una scala di valori nella quale le fermentazioni danno valore ai cibi creando nuovi alimenti. Molti sono gli alimenti fermentati che troviamo in tutte le culture umane e tra questi, nell'antico impero romano, le salse di pesce fermentate chiamate garum e liquamen. Altri antichi, ma sempre attuali alimenti fermentati di grande successo sono i salumi e i formaggi, le salse fermentate asiatiche e in Italia l’aceto balsamico. Una analisi approfondita del successo di questi alimenti dimostra che il segreto risiede nel loro particolare gusto ora identificato come umami o saporito, un quinto sapore che si aggiunge agli altri quattro sapori tradizionali del dolce, amaro, acido e salato. La scoperta dell’umami, il quinto sapore collegato al glutammato, contribuisce a spiegare il successo degli alimenti fermentati che non sta quindi soltanto nella possibilità di conservarli.

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L’olio di oliva è in Sicilia da più di 4000 anni

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Cannella, sesamo, semi di chia, olio di riso e canapa sono i superfood del futuro

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I moscerini utili

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Reintrodurremo i voucher in agricoltura?

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Attività della Sezione di Sud-Ovest dei Georgofili: incontro su vite e cambiamenti climatici

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Un drone per l’impollinazione

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Le troppo lente leggi sul caporalato

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Nei vasi dell’antica Grecia

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Storia e storie di gelato

Storia e storie perché come per qualsiasi altro prodotto culturale nonostante tentativi più o meno validi di ricostruire un percorso nel tempo coeso e unitario a partire dalla notte dei tempi, l’intreccio di percorsi integrativi o anche paralleli, di storie, favole e leggende relativi ad usi alimentari di cibi gelati in diversi spazi e luoghi nel mondo (dalla Cina alla Turchia, alla Sardegna, alla Spagna) è fittissimo, incentrandosi anche su biografie di singoli artifex del gelato o inventori di tecniche di produzione, di degustazione e poi di commercializzazione sempre più perfezionate.
Il gelato moderno come noi lo intendiamo comunemente, a base pastosa, mantecata (dallo spagnolo preromano manteca, burro) da ingredienti e gusti oggi numericamente sempre più elevati, talvolta bizzarri, fu originariamente preceduto da due sottogeneri ancora oggi in voga: la granita e il sorbetto; come confermano del resto le concrete tracce relative alla storia della “forma” lessicale in italiano. Entrata solo nella quinta edizione del Vocabolario della Crusca: gelato come participio passato ed aggettivo «Pezzo gelato: dicesi un sorbetto molto più duro dell’ordinario e al quale si dà una figura qualsiasi mediante forma»; gelato come sostantivo, questa la definizione che ci interessa: «Latte, crema, sugo di qualche frutto e simili, congelato ad arte, e che si prende per uso di rinfresco; Sorbetto». Nel Dizionario della lingua italiana ovvero Compendio del Vocabolario della Crusca di Francesco Cardinali (1843) la voce è registrata in questo modo: «termine degli acquacedratari. Liquore, frutto o simile congelato che si prende ad uso di rinfresco»; nel Nuovo vocabolario italiano domestico di Giacinto Carena (1869) si legge: «‘Gelato’, che anche chiamano ‘pezzo duro’, è specie di sorbetto interamente indurito dal gelo, e a cui, con ‘forme’ appropriate si dà una determinata figura, come di pesca, d’arancia, di pera, di fico o altro».
Chi investigò con piglio scientifico sulla storia del sorbetto o gelato fu nel 1755 Filippo Baldini nel suo trattato edito a Napoli De’ sorbetti e de’ bagni freddi: un saggio sin dal titolo di taglio «medico-fisico» essendo Baldini «Professor di Medicina e Lettor Straordinario de’ Morbi Nervini nella Regia Università di Napoli, Accademico dell’Istituto di Scienze di Bologna, Socio corrispondente delle due reali Accademie di Firenze de’ Georgofili e de Fisico-Bottanici e della reale Accademia delle Scienze di Siena». Un trattato mosso dalla finalità di dimostrare scientificamente i «molti vantaggi» alla «nostra salute» apportati dal bere «acque ghiacciate» che «imparato abbiamo […] a condirle in mille guise con diversi odori, e sapori dando loro il nome di sorbetti».

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Animali indesiderati: sfida etica ed economica

Televisione, giornali e media hanno dato notizia, con immagini anche truculente e shoccanti, della uccisione e distruzione di centinaia di migliaia di pulcini e di vitelli neonati, maschi indesiderati, mettendo in luce criticità che oltre l’etica e l’economia riguardano anche l’ambiente e la sostenibilità.
Nell’allevamento familiare di polli di razze a duplice attitudine (uova e carne) tutti i pulcini che nascevano erano allevati: le femmine per avere nuove galline e i maschi destinati alla tavola come galletti e capponi o galli per la riproduzione. Nessun animale era eliminato nei greggi di pecore e capre dove agnelli e capretti erano cibo pregiato. Negli allevamenti di bovini di razze a duplice o triplice attitudine (lavoro, latte, carne) i vitelli maschi non destinati al lavoro o alla riproduzione erano ingrassati per la carne.

Diversa è la presente situazione negli allevamenti di galline ovaiole nei quali i pulcini appena nati sono distinti per sesso e i maschi, che non hanno le caratteristiche genetiche di conformazione, precocità di sviluppo corporeo ecc. richieste dal mercato per produrre carne, sono considerati animali indesiderati ed eliminati. Lo stesso avviene negli allevamenti di bovine da latte per i vitelli maschi. Ogni anno in Italia sono eliminati quaranta milioni di pulcini maschi, in Europa i pulcini sono circa trecentotrenta milioni, i vitelli circa ventiquattro milioni, mentre mancano dati per altre specie (bufalini, agnelli, capretti ecc.).

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Le colorazioni vessillifere del lepidottero dell’Erba di San Pietro

L’Erba di San Pietro, Senecio squalidus aetnensis, è una delle più significative piante endemiche dell’Etna; diffusa da quota 1.750 a quota 3.050 m, limite estremo dei vegetali sul vulcano, caratterizza la vegetazione pioniera del piano alto mediterraneo, al limite del deserto vulcanico sommitale.

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“Addio, mia bella addio”: dal campo di Curtatone e Montanara ai Georgofili

Poco meno di un mese fa, il 29 maggio, è stata celebrata all’Università di Pisa la ricorrenza del 160° anniversario della battaglia di Curtatone e Montanara. Siamo nella Prima guerra di indipendenza (1848) e la battaglia, combattuta sui campi lombardi in prossimità della fortezza austriaca di Mantova, vide la resistenza della divisione toscana (4.500 uomini circa con pochi cannoni) contro una preponderante forza austriaca di circa 25.000 uomini e oltre 80 cannoni.

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Aumentano i mandorli siciliani

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Atlante mondiale della desertificazione (nuova edizione UE)

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Per l’impollinazione dei frutteti si possono affittare apposite api

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L’olio extravergine di oliva è un antidiabetico naturale

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Frutta e verdura della nostra agricoltura

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La frutta secca “anonima”

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Forse misure utili post PAC

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Incontro ai Georgofili su giardini, paesaggi e la scuola di Marco Pozzoli

Martedì 26 giugno 2018 alle ore 9, nella sede dell’Accademia dei Georgofili si svolgerà un incontro dedicato al tema del giardino e del paesaggio, l'identità e il rapporto nelle opere di Marco Pozzoli, agronomo e architetto paesaggista fiorentino.

La Toscana è dai tempi più remoti meta di viaggiatori assetati di conoscenza e di bellezza, affascinati dalle ville e dai giardini, dal paesaggio che li circondava e di cui facevano parte integrante, in un rapporto di grande equilibrio. A partire dalla metà del XX secolo questa reciproca corrispondenza è andata sempre più affievolendosi, rendendo necessario individuare nuove forme di comunione e comunicazione tra paesaggio e giardino.

L'intento del seminario è di analizzare il lavoro di Pozzoli, gli elementi che si compongono nella sua ideazione e costruzione paesaggistica, in un susseguirsi di progetti realizzati dal 1970 in Italia ed Europa, tendenti ad un'immagine complessiva nella ricerca di un paesaggio ideale. Marco Pozzoli è stato allievo di Pietro Porcinai, il primo, e forse unico, “paesaggista” che nella metà del secolo scorso ha tentato l’opera di rinnovamento, inaugurando un nuovo modo di progettare giardini, in comunione con il paesaggio, le piante ed i materiali caratteristici della Toscana.

PROGRAMMA

Introduzione al tema: SILVIA MARTELLI

Relazioni:
ELISABETTA NORCI - Cosa differenzia un giardino da un paesaggio?
LORENZO GNOCCHI - I giardini e il Genius loci
FRANCESCO FERRINI - Gli alberi nella progettazione paesaggistica
INES ROMITTI - La progettazione del paesaggio
MARCO POZZOLI - L’idea di giardino

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Impatto economico del cambiamento climatico in vitivinicoltura

I numerosi studi condotti negli ultimi anni dimostrano che il cambiamento climatico avrà un impatto economico importante sulla vitivinicoltura e renderà necessari mutamenti nelle strategie aziendali e nelle politiche di settore.
Gli studi disponibili dimostrano che il cambiamento climatico avrà effetti di breve e di medio/lungo termine, che saranno negativi o positivi nelle diverse aree viticole. Nel breve termine sono attese modifiche delle rese, della qualità dei vini, dei prezzi e quindi dei redditi e dei profitti. Nel medio-lungo termine invece si prospettano variazioni nella disponibilità di risorse per la produzione (negative nelle aree mediterranee), cambiamenti importanti della geografia vitivinicola con conseguenti impatti sociali, cambiamenti nei valori fondiari, modifiche nei rapporti competitivi.
Le analisi puntuali sugli effetti economici del cambiamento climatico in Italia sono piuttosto limitate, ma quanto già pubblicato e le evidenze empiriche restituiscono un quadro problematico. Studi in Franciacorta rivelano che l’imprevedibilità dell’evoluzione fenologica rende più difficile la programmazione delle attività produttive rendendo più difficile l’ottimizzazione dei costi. In Toscana si lamenta una riduzione della produzione di uva ad alto potenziale enologico. In Emilia Romagna un’estesa indagine presso viticoltori rivela una marcata percezione del problema e la necessità di adattare le tecniche di produzione alle nuove condizioni climatiche con un tendenziale aggravio di costi. Relativamente alle regioni meridionali, la notevole riduzione delle superfici, ben maggiore di quella media nazionale, trova le sue cause, probabilmente, anche nel cambiamento climatico.

In questo quadro complesso, le misure già in essere nella politica agricola comunitaria nell’ambito dell’intervento settoriale per il settore vitivinicolo e nei programmi di sviluppo rurale possono assistere le imprese e le loro organizzazioni negli interventi di adattamento al cambiamento climatico. In particolare per quanto l’OCM, la misura per la ristrutturazione dei vigneti e quella sugli investimenti possono favorire le trasformazioni in vigneto e in cantina che l’adattamento al cambiamento climatico rendono necessarie.

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Filetto duro: di chi è la colpa?

Già nella Bibbia sono magnificate le carni grasse e succulente, quindi tenere, mentre oggi si vogliono carni magre e poi ci si lamenta che sono dure. La diminuzione dei consumi delle carni bovine ha molte cause e tra queste anche l’opinione di un calo della loro qualità gastronomica, soprattutto la mancanza di tenerezza, oltre che la succosità, il sapore e l’odore, il calo di conservazione e di cottura. Perché oggi ci si lagna delle carni bovine che si ritengono dure? È vero? Di chi é la colpa?

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Un grillo occasionalmente presente su olivo in Calabria

Riordinando parte del materiale fotografico, collezionato nel corso degli anni passati nella Facoltà di Agraria di Reggio Calabria, mi sono imbattuto nelle diapositive degli insetti riscontrati, nel giugno del 1995, in un giovane oliveto di San Cosmo Albanese, piccolo centro della provincia di Cosenza, nel versante settentrionale della Sila Greca, i cui abitanti, di origine albanese, hanno mantenuto la cultura, la lingua, i costumi e il rito bizantino dei progenitori e hanno creato un suggestivo scenario di oliveti. Nel corso del sopralluogo ho constatato che l’abbondante melata, presente sulla chioma degli olivi, era escreta da numerosi adulti del Rincote Isside Hysteropterum grylloides, noto per gli occasionali danni all’Olivo, e le cui forme giovani vivono su piante erbacee. Sulla nuova vegetazione degli Olivi erano anche presenti alcuni esemplari di un Ortottero Ensifero Tettigonide, lungo circa 2 cm, con il capo col vertice giallo-bruno, guance e fronte verde-chiaro, con le ali anteriori brevi, in gran parte scoperte, ascrivibile al genere Metaplastes. Sulla base delle altre caratteristiche morfologiche, descritte dal prof Marcello La Greca, ho ritenuto potesse trattarsi di Metaplastes ippolitoi.

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Milioni di bambini nel mondo lavorano in agricoltura

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Il colore dei pomodori neri è genetico

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L’agricoltura europea rischia di disgregarsi

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Falso Biologico

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Leader europei nella gestione sostenibile in agricoltura

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Innovazione e competitività del mais italiano

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Il valore della nostra agricoltura

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Gestione forestale sostenibile: incontro ai Georgofili per analizzare il nuovo Testo Unico (D.LGS. 34/2018)

Lunedì 18 giugno 2018 alle ore 9.30, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà un incontro per valutare le opportunità e le eventuali criticità della nuova normativa forestale, anche in vista dell’emanazione dei prossimi Decreti attuativi.
La pubblicazione del Testo Unico in materia di foreste e filiere forestali ha infatti alimentato un vivace dibattito, non solo fra portatori di interessi e mondo accademico, con opinioni favorevoli ed opinioni contrarie; del resto, l’Accademia dei Georgofili ha già in passato promosso iniziative (tra cui l’evento tenuto a Roma il 25/10/2017 su “Gestire il bosco: una responsabilità sociale” ) volte a ridare valore al bosco ed alle attività connesse, per stimolare azioni politiche che garantiscano e promuovano tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio forestale nazionale e delle sue filiere produttive.

Il convegno è promosso dai Georgofili e dal Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati.


PROGRAMMA (pdf)


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Rischio piombo nella cucina di selvaggina

Il piombo è stato accusato di avere intossicato la classe dirigente romana favorendo la caduta dell’Impero Romano, quando vi era l’abitudine dolcificare il vino con sali di piombo, una pratica che provocava comportamenti anomali e schizofrenici come quelli di alcuni imperatori. Inoltre gli antichi Romani conservavano il vino in recipienti di piombo dove l'acidità del vino provocava la formazione di sali solubili molto tossici e per la sua tossicità il piombo è stato bandito anche dagli utensili di cucina.
Il piombo è un importante inquinante ambientale e, secondo stime non recentissime, nelle zone umide dei Paesi dell’Unione Europea ogni anno con la caccia erano immesse da 2400 a 3000 tonnellate di piombo, di cui 148 tonnellate in Italia, dove ogni anno a seguito dell’attività venatoria era-no disperse nell’ambiente 25.000 tonnellate di pallini di piombo, pari a circa 700 milioni di cartucce. Per questo nelle munizioni usate nella caccia di piccoli e grandi animali il piombo deve essere sostituito con altri metalli o leghe di altri metalli. Tra gli animali selvatici molto sensibili al piombo sono gli uccelli nei quali l’avvelenamento avviene quando questi animali ingeriscono i pallini di piombo che nel ventriglio subiscono un processo di erosione e quando a causa dell’acidità̀ gastrica (pH 2,5) dal piombo metallico si formano sali molto tossici e che sono assorbiti dall’intestino.
Il piombo è stato bandito dalla cucina, ma può ancora entrarvi attraverso la cacciagione, soprattutto per due vie. Una prima via è il consumo di animali intossicati da piombo e che contengono significative quantità di sali di piombo in forma assorbibile. Una seconda via è la selvaggina abbattuta con proiettili di piombo. Nell’uomo i pallini di piombo eventualmente ingeriti con la carne di un selvatico cacciato non si fermano nello stomaco e in genere sono espulsi con le feci senza determinare significativa assunzione di piombo. Non bisogna però dimenticare che le carni di animali selvatici contengono dei pallini o frammenti delle munizioni il piombo metallico e che durante i procedimenti di cucina si possono formare composti di piombo solubile che quando sono assorbiti divengono molto rischiosi per chi mangia queste carni.
In diverse regioni mediterranee e in Italia vi è la tradizione di mettere la selvaggina, prima della cottura, in salmì o in una marinatura costituita da diversi ingredienti acidi, tra questi vino e aceto, o cuocere la carne con aceto, vino e pomodoro che con la loro acidità trasformano il piombo metallico in sali di piombo solubili molto tossici. Ovviamente importante è la quantità di frammenti di piombo presenti nella carne ma è certo i metodi di cottura con condimenti acidi portano alla formazione di piombo solubile che diffonde nella carne contaminandola per cui, dopo la cottura, è inutile togliere il pallino o i frammenti di piombo. Se è probabile che una più o meno lunga frollatura delle carni possa favorire il formarsi dei pericolosi sali di piombo solubili è indubbio che tra i diversi metodi di cottura la marinatura con aceto e vino e la cottura con aceto, vino e pomodoro sono pericolosi, mentre per ora mancano precise ricerche per altri sistemi di cucina, ad esempio l’arrostimento e la grigliatura.

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Le coccinelle dell’Etna

Numerose specie di insetti compiono spettacolari migrazioni raggiungendo, in volo, località molto distanti; non meno interessanti sono le migrazioni, su distanze minori, effettuate da alcune specie presenti anche nostri ambienti

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Progetto “HEAT-SHIELD”: sistema di allerta caldo per i lavoratori del settore agricolo e altri ambiti occupazionali

Il Progetto “HEAT-SHIELD”. prevede la realizzazione di una piattaforma previsionale specifica per il rischio caldo per l’intera Europa, ed indirizzata a cinque settori produttivi: agricolo, costruzioni, trasporti, turismo e manifatturiero. Il sistema previsionale fornirà all’utente una previsione personalizzata del rischio da caldo con suggerimenti dettagliati fino a 5 giorni.

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Giampiero Maracchi, il ricordo dell’uomo e dello scienziato a tre mesi dalla scomparsa

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“Vivere Bio” in Casentino il 23-24 giugno 2018

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Novel Food

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Un brevetto per riutilizzare gli scarti della lavorazione delle mele

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Un’enorme serra per pomodori fuori suolo

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Nella UE commercio agroalimentare mondiale

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THE SHORT NEWS

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“TRA CIELO E TERRA”: OPERE DI PITTURA CINESE IN MOSTRA AI GEORGOFILI

Si inaugura giovedì 7 giugno alle ore 17, nella sede dell'Accademia dei Georgofili, la mostra “Tra cielo e terra” con opere di pittura ad inchiostro e pennello di cinque maestri cinesi contemporanei.
Il titolo sintetizza l’intento con il quale si è deciso di ordinare la mostra: presentare nella città del Rinascimento una visione della natura tutta cinese. La sede dell’Accademia dei Georgofili, luogo dello studio di quella parte di natura armonica ai bisogni dell’uomo, ben lontana dall’essere luogo neutro, aggiunge significato al tema generale e valorizza l’arte e il pensiero degli artisti presenti in mostra.
La pittura cinese contemporanea ad inchiostro si concentra sulla libertà della pennellata e sull'immaginazione dello spazio ‘extra’, così come sulla ricerca spirituale verso il Regno più alto.
La combinazione di pittura cinese contemporanea ad inchiostro e architettura classica occidentale è un incontro frontale tra arte cinese e occidentale: è una combinazione antica di passato, presente e futuro, sia per l'arte orientale che per l'arte occidentale. La generosità geografica e ideologica degli scambi culturali è quella dell'espressione dell'esistenza della realtà intrecciata con la libera immaginazione.
 
La mostra rimane aperta fino al 18 luglio.
Orario: da lunedì a venerdì, 15.00 – 18.00
Ingresso libero
 
LOCANDINA (pdf)


INVITO (pdf)

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Il suolo come organismo vivo: la rivoluzione agraria del prossimo futuro

Evoluzione, tecnologia, innovazione sono tutti aggettivi riferibili al mondo dell’agricoltura di oggi. Lo scenario che prospetta il prossimo ventennio descrive un cambiamento radicale nel concepire le modalità di sfruttamento ed utilizzazione del suolo grazie alle recenti scoperte che vedono sempre più affermarsi come protagonisti in ambito scientifico discipline come la  microbiologia legata all’utilizzo dei microrganismi in grado di abitare il suolo, proteggerlo e fortificarlo dagli attacchi di funghi o batteri dannosi per le coltivazioni e per l’uomo con la finalità di tutelare e preservarne il capitale a favore del suo utilizzo per le generazioni a venire.
Ed è proprio in questo contesto che il concetto di suolo viene reinterpretato in una rinnovata, migliore e adeguata definizione che ne definisce stavolta il ruolo considerandolo come organismo vivente al pari della pianta da esso ospitata. Solo così possiamo pensare a delle tecnologie in grado di tutelarlo e preservarlo.
La desertificazione incalzante e l’incapacità di fronteggiare in maniera sufficiente la domanda alimentare globale con risorse rinnovabili ed in grado di sostentare le popolazioni sempre più numerose del nostro pianeta, pongono altresì allo scienziato del suolo numerosi ed urgenti quesiti che spingono alla necessità di integrare etica e tecnologia insieme. E’ cosi che la conferma di numerose evidenze scientifiche tra cui quelle della relazione endofitica tra microrganismo e pianta diventano essenziali per spiegare fino a che punto questo cambiamento nella visione e nella descrizione della vita nel suolo, sia poi a cascata in grado di rivoluzionare l’intero sistema della produzione agricola moderna. Caratteristica essenziale ed estremamente innovativa dei microrganismi è quella di essere in grado di creare delle vere e proprie reti di interscambio di elementi nutrizionali che in taluni casi riescono ad evolversi ulteriormente realizzando proprio quella relazione endofitica con la pianta che sarà in grado di essere aiutata e sostenuta per fronteggiare i maggiori stress biotici e abiotici che si presenteranno durante il ciclo vitale.

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Il ministro Centinaio e le attese dell’ortofrutta

Dunque Gian Marco Centinaio nuovo ministro delle Politiche agricole. Pavese, 47 anni, ex dirigente nel settore turistico, è il secondo ministro agricolo espresso dalla Lega dopo Luca Zaia. In campagna elettorale Salvini aveva chiesto esplicitamente l’Agricoltura per la Lega. L’ha ottenuta, anche perché forse non c’era la fila di pretendenti. Sullo sfondo il tema della difesa del made in Italy, esplicitamente richiamato nel capitoletto agricolo del contratto di governo Lega-5 Stelle.
Il tema è quanto mai generico: chi non vuole la difesa del made in Italy?

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Le fake news nei media: quante, quali e perché

Oggi si verifica spesso un eccessivo e troppo disinvolto uso del termine inglese “fake news”, abbinato a qualsiasi tipo di notizia che non si riveli vera e usato in politica anche come insulto nei confronti delle tesi avanzate dagli avversari.
In realtà il termine va riferito solo ed esclusivamente a notizie che, oltre a essere false, sono anche state create e diffuse in maniera ragionata e pianificata per arrecare danno a persone, organizzazioni o tesi.

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Cicoria salutare

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La dieta mediterranea protegge dai danni dello smog

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Anche le patate possono diventare tossiche

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La grande sfida dei Big Data

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Il glifosato non sarebbe rischioso per la nostra salute

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Micro-ortaggi freschi per ridurre il potassio nell’insufficienza renale

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La patata dolce non è americana

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Ricercatori italiani scoprono effetto antiossidante del latte fermentato

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Giornata in ricordo di Giampiero Maracchi

Il prossimo 11 giugno 2018 a Firenze, nell’Aula Magna del Rettorato (Piazza San Marco, 4) si svolgerà una giornata dedicata al ricordo del Prof. Giampiero Maracchi, a tre mesi dalla sua scomparsa, organizzata dall’Accademia dei Georgofili insieme all’Università di Firenze e al Consiglio Nazionale delle Ricerche.

La giornata, nel presentare alcune delle molte attività a cui Maracchi si è dedicato, ne vuole illustrare i significati e le ricadute sia sul piano scientifico che su quello pratico, evidenziandone i possibili sviluppi futuri.

PROGRAMMA (scarica pdf)

Ore 9.00 – Saluti istituzionali:
- Luigi Dei, Rettore dell’Università degli Studi di Firenze
- Franco Scaramuzzi, Presidente Onorario Accademia dei Georgofili
- Massimo Inguscio, Presidente del CNR
- Federica Fratoni, Assessore Ambiente e difesa del suolo della Regione Toscana
- Rappresentante dell’Amministrazione Comunale di Firenze
- Donatella Carmi, Vice Presidente Fondazione CR Firenze
- Antonio Ricciardi, Comandante Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari Carabinieri
- Robert Stefanski, Chief of WMO Agricultural Meteorology
- Salvatore Parlato, Presidente del CREA

Ore 10.00 – Apertura dei lavori
Pietro Piccarolo, Presidente F.F. dell’Accademia dei Georgofili

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Nel contratto di governo ‘agricolo’ Lega-5 Stelle tanta voglia di protezionismo

Volentieri pubblichiamo l’editoriale del Direttore del “Corriere Ortofrutticolo”

Non si sa quale fine farà il contratto di governo Lega-5 Stelle alla luce degli sviluppi della crisi politico-istituzionale in corso. Temiamo però che il governo Cottarelli avrà vita breve. Si annuncia un governo ‘balneare’ nello stile Prima Repubblica, quindi non attendiamoci grandi cose da chi farà il ministro delle Politiche agricole. Allora vale la pena guardare cosa c’era scritto al capitolo “Agricoltura-Made in Italy” del contratto di governo Lega-5 Stelle. A prima vista emerge che il ‘peso’ dell’agricoltura nel programma complessivo era irrilevante: una paginetta scarsa su un totale di oltre 50. Poi vediamo i concetti fondamentali, che riassumiamo. 1) l’agricoltura italiana ‘sopravvive’ nella competizione globale 2) Storicamente l’Italia è stata troppo remissiva in Europa ed ha lasciato il campo ad interessi europei opposti rispetto alle esigenze nazionali. Quindi è  necessaria una nuova presenza del Governo italiano a Bruxelles per riformare la Politica agricola comune 3) Difesa della sovranità alimentare dell'Italia e tutela delle eccellenze del Made in Italy 4) Dobbiamo contare di più in Europa e “garantire tempi certi nell’attribuzione ed erogazione, da parte delle Regioni, dei fondi della PAC” 5) Nuovo approccio europeo agli accordi di libero scambio con i paesi terzi, che vanno ratificati dai Parlamenti nazionali 6) A tutela del Made in Italy è prioritario adottare un sistema di etichettatura corretto e trasparente che garantisca una maggiore tutela dei consumatori 7) Vanno riformate Agea e Sian.
Che dire? Che l’agricoltura italiana sopravviva è un dato di fatto incontestabile. Che siamo stati troppo ‘remissivi’ in Europa è altrettanto incontestabile causa il combinato disposto tra inadeguatezza dei vari ministri, scarsa efficienza del Ministero e poca voglia di lavorare dei nostri europarlamentari (salvo rare eccezioni). Che dobbiamo contare di più in Europa è un pio desiderio di tutti: dipende dagli uomini e da come si muove il sistema Paese. Circa l’efficienza delle Regioni da migliorare nell’erogazioni dei fondi Pac, se il Governo ha la bacchetta magica, che la usi.  Sull’etichettatura siamo tutti d’accordo, abbiamo fatto passi avanti per decreto in attesa che l’Europa detti le regole. Etichetta d’origine su tutto? Benissimo, nella consapevolezza che non è la soluzione miracolistica per mettere i nostri prodotti al riparo dalle crisi (vedi ortofrutta). Riforma Agea e Sian: chi riuscirà a farle funzionare sia proclamato ‘santo subito’. Ho lasciato volutamente fuori i punti 3 e 5. Circa la sovranità alimentare e la tutela delle nostre eccellenze, alzi la mano chi non le vuole. Il problema è un altro: come si realizzano questi due obiettivi certamente condivisibili. Tornando al protezionismo, mettendo dazi e barriere?  Il nostro è un paese che vive di export; scatenare guerre commerciali sarebbe un autogol clamoroso. Inoltre non siamo autosufficienti: il deficit agroalimentare (soprattutto agricolo) è una realtà fatta di numeri pesanti. Un particolare forse sfuggito agli estensori del programma di governo. 

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Ricordo di Filiberto Loreti

Il 25 maggio u.s. si è svolta a Pisa, nell’Aula Magna della facoltà di Agraria, una giornata di studio sulla “Propagazione delle specie legnose”, per ricordare il prof. Filiberto Loreti nel primo anniversario della sua scomparsa.
L’iniziativa e l’organizzazione sono state guidate dal Dipartimento di Scienze Agrarie, con la collaborazione della Sezione Centro-Ovest dell’Accademia dei Georgofili. Sono state presentate varie relazioni ad un numeroso pubblico, al quale si è unito un discreto numero di studiosi di Arboricoltura presso varie Università nazionali.

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“Il giovane Professore”, a Franco Scaramuzzi per i suoi dodici anni trascorsi a Pisa

In un libro il commosso ricordo di due allievi del Prof. Franco Scaramuzzi che ha insegnato Coltivazioni Arboree a Pisa dal 1959 al 1970 e che ha recentemente superato i 91 anni.

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Gelato: appunti sullo scenario evolutivo del settore

In generale tutto il mercato appare essere pilotato da sei grandi valori: il gusto, le caratteristiche di naturalità, tipicità, le caratteristiche dietetiche, funzionali, e la manualità della preparazione (che definisce l’artigianalità del gelato).
Occorre considerare che nella strutturazione del sistema produttivo del gelato operano attori molto diversi tra loro. Tra questi stanno assumendo un’importanza sempre maggiore i fornitori di preparati e di tecnologie in grado di ridurre i tempi di elaborazione e di semplificare l’operatività dei punti di somministrazione.
L’attenzione di questi operatori ai grandi valori sopra citati è molto diversa a seconda dell’inclinazione dell’impresa. In particolare le caratteristiche di naturalità e di tipicità sembrano essere inversamente proporzionali ai livelli di prezzo ed all’accuratezza delle preparazioni.

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Insetti fantasma

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Tra Cielo e Terra: opere di pittura cinese in mostra ai Georgofili

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La Scuola Sant'Anna di Pisa querela l'Osservatore Romano

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Regole colabrodo che aiutano le truffe

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Disinformazione sulla Xylella

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THE SHORT NEWS

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25° Anniversario del 27 MAGGIO 1993

Il prossimo 27 maggio ricorrerà il 25° Anniversario del barbaro atto dinamitardo compiuto all’ingresso dell’Accademia il 27 maggio 1993.

L’Accademia dei Georgofili ha pertanto previsto le seguenti manifestazioni:

-    Domenica 27 maggio, alle ore 10.00 i Georgofili dedicheranno una Santa Messa alle vittime che persero la vita o subirono ferite e sofferenze, prive di ogni senso. Come solitamente negli anni trascorsi, la Santa Messa sarà celebrata nella Chiesa di San Carlo (Via Calzaioli) nella quale erano state battezzate le due sorelline della famiglia che viveva nella Torre de’ Pulci (Georgofili). La più piccola era stata battezzata solo da pochi giorni. Le Autorità e i Cittadini fiorentini saranno graditi ospiti per questa celebrazione. Il Cardinale Betori, legato da inderogabili impegni fuori sede, sarà rappresentato da Monsignor Giancarlo Corti (Vicario episcopale per il clero) che sarà anche lettore di un messaggio del Cardinale. La Messa sarà celebrata anche dal Rettore della Chiesa di San Carlo, Don Vasco Giuliani.

-    Lunedì 28 maggio
ore 9.30-12.30 / 15.00-17.30 – Apertura al pubblico della Sede accademica e della Mostra di acquerelli di LUCIANO GUARNIERI “27 maggio 1993”
ore 10.00 – Proiezione del filmato documentario sull’atto dinamitardo e sulla ricostruzione della Sede.
La proiezione del filmato verrà riproposta alle ore 11.00 e alle ore 12.00, alle ore 15.30 ed alle ore 16.30

La Mostra resterà aperta nei giorni 29 e 30 maggio 2018, dalle ore 15.00 alle ore 18.00 con ingresso libero.

I Georgofili desiderano anche diffondere l’informazione che l’Accademia è sempre disponibile a concordare eventuali visite soprattutto di giovani studenti per far conoscere le attività che svolge, oltre che per vedere filmati sul 27 maggio 1993 ed eventualmente la serie intera dei quadri disegnati da Luciano Guarnieri fra le pericolose macerie, un’artistica e forte documentazione dei disastri provocati.

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Per ridurre il rischio connesso alla presenza di alberature la parola è una sola: rinnovamento

A Firenze crolla un tiglio su un pullman di turisti e si riaccende il dibattito sulla presenza di grandi alberi in città. Riportiamo un commento del Prof. Francesco Ferrini, accademico georgofilo, ordinario di Arboricoltura e Preside della Facoltà di Agraria di Firenze, il quale è da anni in prima linea sulla questione.

I benefici forniti dagli alberi sono noti ed essi sono largamente superiori ai rischi connessi alla loro presenza. Quest’ultima, tuttavia, è imprescindibile dal mantenimento (o, se possibile, dal miglioramento) di condizioni minime di vivibilità dei nostri ambienti urbani per fare in modo che i suddetti rischi siano quanto minori possibile.
Dobbiamo essere consci che il patrimonio arboreo delle nostre città, caratterizzato da piante messe a dimora in epoche passate (alcuni impianti risalgono addirittura al 1800, la maggior parte all’epoca fascista o post-bellica) pone un problema gestionale inderogabile.
Le nostre amministrazioni sono prese tra più fuochi: 1) la necessità di minimizzare il rischio e garantire la sicurezza della fruizione; 2) la congiuntura economica sfavorevole che ha determinato tagli non più compatibili con una gestione minima del patrimonio arboreo; 3) la pressione dei cittadini che, sulla base di non si sa bene quali conoscenze, pretendono che gli alberi siano gestiti come “vogliono loro” e non come dovrebbero; 4) la pressione di un estremismo ambientalista, spesso miope e non disponibile al dialogo, che in alcune sue componenti ha preso una strada senza uscita, che non aiuta a migliorare l’ambiente, ma rappresenta ormai un problema aggiuntivo; 5) la necessità di programmare la scelta del materiale vegetale non su “la città come è”, ma sulla “città come sarà”.
Purtroppo, si è molto litigato e poco dialogato perché si è creato un solco incolmabile fra coloro che con gli alberi ci lavorano e li conoscono e coloro che invece si ostinano a non voler ascoltare il parere dei primi.
Eppure dovrebbe essere ben chiara la differenza fra albero senescente e albero monumentale che, invece, sfugge a molti, ma è essenziale nella definizione delle strategie d’intervento. Si deve abbattere e rinnovare un albero giunto nella fase di senescenza, si deve far tutto per preservare un albero monumentale e di interesse storico e paesaggistico.
Si può suggerire una soluzione gestionale che preveda un rinnovo graduale di alberature senescenti, garantendo la continuità visiva del viale alberato nel corso del tempo.

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Borsa di studio per la valorizzazione del patrimonio agricolo-forestale della Regione Toscana

Per eventuali informazioni scrivere una email a accademia@georgofili.it, indicando nell'oggetto "Richiesta informazioni per borsa di studio". La domanda di ammissione al concorso deve pervenire entro e non oltre il 25 giugno 2018.

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Le piante e la cosmetologia

La cosmetologia è un’arte antica quanto l’uomo. Essa si è evoluta mutando forma con l’evoluzione dell’uomo e della società mentre, l’interesse da parte degli studiosi è abbastanza più recente. Inoltre la storia dell’arte cosmetica presenta delle strette connessioni con quella della medicina.

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L’assedio di Parigi nel 1870 e il consumo di carne

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Giornata in ricordo di Giampiero Maracchi

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La lotta alla Xylella è prioritaria

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50mila pecore per tagliare i prati in città

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Un target di riduzione su emissioni agrocolturali nei paesi UE dal 2030

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Frutta e verdura per tutelare la cognitività

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Verso la nuova strategia forestale nazionale, incontro a Vallombrosa l’8 giugno 2018

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Promuovere e tutelare i prodotti tipici: settimo incontro su Prato e la Val di Bisenzio

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Si moltiplicano gli allarmi sul precario stato di salute dei suoli a livello mondiale

Da qualche tempo sosteniamo che 2/3 dei suoli del territorio nazionale, incluse le aree montane, sono ormai degradati, anche perché in Italia la vulnerabilità dei suoli è molto elevata a causa della conformazione del territorio e della variabilità ambientale. Si è sempre rilevato, inoltre, che circa un quinto del nostro territorio è a rischio desertificazione e che la degradazione del suolo avvenuta negli ultimi 40 anni ha provocato una diminuzione di circa il 30% della capacità di ritenzione idrica dei suoli italiani. Negli ultimi tempi simili “gridi di dolore” si fanno sempre più estesi. Dopo l’allarme lanciato dal giornale francese “Le Monde” sulle gravi conseguenze del declino della biodiversità, inclusa, quindi, anche la biodiversità del suolo, l’Agenzia Freshplaza.it del 30 Marzo 2018 rilancia un messaggio accorato del “National Geographic” in cui si afferma che il 75% del suolo mondiale è degradato. La situazione italiana può essere pertanto estesa a tutto il pianeta, così come sono le stesse le cause di tale degradazione, totalmente imputabili all’attività antropica. Infatti, le cause di fondo del degrado del suolo, si legge in questo rapporto, sono gli stili di vita ad alto consumo delle economie maggiormente sviluppate, combinati con i consumi in crescita delle economie in via di sviluppo ed emergenti. L’elevato e crescente consumo pro capite, amplificato dal costante aumento delle popolazioni in molte parti del mondo, provoca un’espansione insostenibile dell’agricoltura, del consumo delle risorse naturali e dell’urbanizzazione. In sostanza, i principali processi di degradazione che, per l’Italia, sono l’erosione, l’impermeabilizzazione (consumo di suolo), l’inaridimento e la salinizzazione, lo sono anche a livello globale.
Inoltre, proprio recentemente un nuovo rapporto FAO lancia l’allarme sull’inquinamento del suolo. In tale rapporto, si legge che questo problema rappresenta una preoccupante minaccia per la produttività agricola, la sicurezza alimentare e la salute umana ma, prosegue il messaggio FAO, si sa ancora troppo poco sulla portata di tale minaccia a livello globale. L’inquinamento del suolo, infatti, spesso non può essere percepito visivamente o direttamente valutato, rendendolo un pericolo nascosto dalle gravi conseguenze. Influisce sulla sicurezza alimentare sia compromettendo il metabolismo delle piante e riducendo così i raccolti, sia rendendo le colture non sicure per il consumo poiché elementi pericolosi come arsenico, piombo e cadmio o sostanze organiche come i policlorofenili, idrocarburi aromatici policiclici, possono entrare nella catena alimentare presentando gravi rischi per la salute umana. L’inquinamento del suolo colpisce quindi il cibo che consumiamo, l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo e la salute dei nostri ecosistemi.

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Impatto economico dei veri o presunti scandali alimentari nel settore zootecnico e ruolo dei media

Per un ricercatore in ambito economico tra gli aspetti più interessante delle “fake news” vi è certamente l’impatto che possono avere sul mercato. È noto infatti che l’informazione, veicolata anche dalle notizie diffuse dai media, può cambiare le opinioni e preferenze delle persone, cambiandone dunque le scelte.
Da un punto di vista generale, non importa di quali scelte si parli. Le notizie possono cambiare i risultati elettorali, possono indurre le mamme a non far vaccinare i propri figli, oppure cambiare la composizione del paniere dei consumatori. In particolare, nella presente relazione, si parla di quest’ultimo caso, ovvero dell’effetto delle informazioni esterne sulle scelte alimentari degli italiani, con particolare riferimento alla carne bovina ed avicola.
Un altro aspetto interessante riguarda come le notizie possano cambiare le scelte. In questo senso, il ricercatore in economia deve ipotizzare se l’impatto sarà positivo o negativo sull’oggetto in analisi. Nel caso delle “fake news” il discorso è relativamente semplice; trattandosi si notizie non vere create per danneggiare un prodotto, è evidente che queste informazioni peggiorano le attitudini del consumatore nei confronti del prodotto, diminuendone la domanda di mercato.
Il passaggio successivo è la stima dell’effetto. Ciò che sembra del tutto razionale, ovvero che una brutta notizia possa abbassare la disponibilità a pagare del consumatore per un prodotto, non è detto che si tramuti in un cambiamento apprezzabile sul mercato. Per poter misurare il fenomeno, la scienza economica è attrezzata di strumenti statistici che consentono di calcolare dimensioni e direzioni di questi cambiamenti, ovvero se essi si sono verificati e se hanno seguito il verso previsto dal ricercatore. L’obiettivo ultimo è quello capire quali notizie causano problemi al mercato e la loro portata, al fine di disegnare politiche di tutela o intervento per i settori potenzialmente coinvolti.
Un problema grava però su questo tipo di analisi (come in realtà in tutte le scienze quantitative), si tratta della disponibilità dei dati, che devono essere in quantità e qualità tali da garantire stime attendibili. Nel caso delle “fake news” il problema è sostanziale. In effetti il fenomeno è nuovo e non esistono in letteratura casi già pubblicati di analisi del loro impatto sul mercato dei prodotti alimentari. Per poter discutere ugualmente dell’argomento si propone nel presente contributo di rifarsi a fenomeni simili e ben conosciuti, dove non è stata una “fake news” ma più probabilmente il sensazionalismo dei media a causare ingenti problemi agli allevatori. Come già accennato i casi di studio sono due: i cambiamenti di consumo di carne bovina e avicola all’indomani della diffusione della notizia che la una variazione della sindrome di Creutzfeldt-Jakob era da collegarsi al morbo della Mucca Pazza e alla scoperta delle potenziali caratteristiche epidemiche sulla specie umana dell’influenza aviaria H5N1.

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Commercio elettronico e sicurezza alimentare

Con un semplice click da ogni parte del mondo arriva qualsiasi tipo di alimento senza fare la fila nel supermercato, raggiungere un negozio specializzato o recarsi presso un lontano produttore conosciuto durante un’escursione gastronomica e sempre con un click si può ordinare un pranzo portato a casa già pronto. È nell’alimentare che il commercio elettronico o e-commerce sta avendo un grande successo con una continua e inarrestabile crescita in tre segmenti: prodotti da supermercato, enogastronomia (prodotti gastronomici e alcolici) e ristorazione (cibi pronti).

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Blog dei Georgofili: riflessioni lungo il cammino di Santiago de Compostela

Il blog, diversamente dalla carta stampata, è un luogo plurale, particolare non secondario, che si manifesta tipicamente nel confronto critico e costruttivo, nei commenti e nelle risposte in calce agli articoli e ai post. Nella maggior parte dei casi, il dibattito che si crea vale più del mero articolo scritto, perché il confronto è il luogo in cui si mettono in discussione le proprie idee e convinzioni (sia quelle dei commentatori sia quelle degli autori!) per crearne nuove, irrobustite dallo scambio reciproco.
Per i motivi sopra esposti, noi crediamo fermamente nell’utilità del blog e, perciò, vorremmo arricchire la nostra bacheca con nuovi articoli e necessariamente “arruolare” nuovi autori per dare nuovo ossigeno alle idee.

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Bruchi selvatici, “sostituti” del Baco da seta

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Bonus verde 2018: cos'è e come funziona

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La UE decide di salvare le api

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Campione di longevità, come le radici della nostra storia

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Le noci fanno bene

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Rosario Di Lorenzo è il nuovo Presidente della Sezione Sud-Ovest dei Georgofili

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Dona il 5 x 1000 all’Accademia dei Georgofili

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Viticoltura e cambiamenti climatici, incontro ad Avellino

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I giardini delle ville venete come generatori di paesaggio

Il fenomeno delle ville venete, per il loro numero, la durata, la capillarità delle presenze nel territorio, si può considerare il risultato di un progetto politico, che non ha uguali nella storia occidentale.  Nell’ambito della strategia di riconquista della terraferma e del rilancio dell’economia della Repubblica, costretta per sopravvivere a passare dal commercio all’agricoltura, il Senato mette a punto una precisa strategia che gli permette, tramite apposite magistrature al cui vertice sono membri della nobiltà veneziana, un controllo diretto sul ogni aspetto della gestione del territorio, tra cui, oltre alla difesa e alla formazione universitaria, la produzione economica delle campagne, tramite il controllo delle acque e, in gran parte, dei boschi.
Le ville con i loro annessi, con l’organizzazione degli ambiti interni e di quelli agricoli determinano la forma di ampie aree del Veneto e del Friuli, sia come singoli insediamenti ma anche come veri e propri sistemi territoriali.  La villa prende forma come “città piccola” (secondo la definizione albertiana della casa), e diventa l’elemento determinante del nuovo paesaggio, guidando l’urbanizzazione delle campagne. Andrea Palladio propone un modello dove il centro dell’azienda è la villa e dove a partire dall’architettura si genera un sistema più o meno esteso di elementi funzionali alla produzione agricola, allo sfruttamento dell’energia dell’acqua, della sericoltura legati tra loro   da una rete di relazioni e di geometrie che si irradiano dal centro del salone. Il modello verrà variamente declinato in relazione ai siti che le ville andranno ad occupare connotando ampie porzioni di territorio, spesso già interessate dalle ampie bonifiche e dai progetti irrigui che la Serenissima nel mentre portava avanti con forza e con una straordinaria organizzazione.
Il giardino in questa concezione non è più solo la parte più disegnata e dedicata all’otium e alla bellezza della natura, ma diventa elemento di transizione tra la villa, il brolo e la campagna, come spazio legato all’architettura da cui partono assi in grado poi di organizzare e strutturare il paesaggio circostante. Sul territorio si trovano ancora oggi segni importanti di quella organizzazione nascosti tra le pieghe di uno sviluppo disattento e inconsapevole.

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Zootecnia biologica, fabbisogni di ricerca e scenari di sviluppo

In un mondo che chiede sempre più alimenti, inclusi quelli di origine animale, sempre più persone si chiedono quale possibilità abbia oggi la zootecnia biologica di dare risposte a questa esigenza.

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Spezie ed erbe aromatiche, quali benefici?

Odiernamente, in una società guidata dalla scienza, una vera sfida sta nel dimostrare se le spezie e le erbe aromatiche hanno benefici per la salute usando mezzi scientifici con i quali determinare gli eventuali rischi e i benefici, come questi sono influenzati e, o dipendono dalle condizioni d’uso e soprattutto come comunicarli in modo corretto, considerando il loro ruolo nella dieta umana.

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“Territori e Prodotti della Toscana”: Prato e la Val Bisenzio ai Georgofili il 17 maggio

Appuntamento con Prato e la Val Bisenzio, il 17 maggio all’Accademia dei Georgofili, per il settimo incontro del ciclo “Territori e Prodotti della Toscana”, organizzato insieme a ANCI Toscana, con il patrocinio di Unicoop Firenze.
Le prelibatezze presentate saranno molte: oltre al vino e all’olio ci saranno salumi, la mortadella di Prato, i fichi secchi di Carmignano, biscotti, miele, marmellata, birra e molto altro.
Si comincia alle 9.30 con i saluti di Pietro Piccarolo, Presidente Facente Funzione dell’Accademia dei Georgofili, Marco Remaschi, Assessore all’Agricoltura della Regione Toscana e Vittorio Gabbanini di ANCI Toscana.
A seguire, le relazioni:
-    L’Area pratese e Val di Bisenzio si presenta (Assessore Daniela Toccafondi, Comune di Prato)
-    La valorizzazione collettiva dei prodotti tipici: opportunità e problematiche (Giovanni Belletti, Università degli Studi di Firenze)
-    Caratterizzazione salutistica dei prodotti tipici per la loro valorizzazione (Manuela Giovannetti, Centro Nutrafood – Nutraceutica e Alimentazione per la Salute, Università di Pisa)
-    Prodotti e ricette nella Piramide Alimentare Toscana (Francesco Cipriani, Azienda USL Toscana Centro e Fabio Voller, ARS - Agenzia Regionale di Sanità della Toscana)
-    Le iniziative di Unicoop Firenze per la valorizzazione dei prodotti toscani (Andrea Timpano, Unicoop Firenze)

Dopo gli interventi programmati e il dibattito, si svolgerà come di consueto la presentazione e la degustazione dei prodotti tipici dell’area pratese e della Val di Bisenzio.

PROGRAMMA (pdf)

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Mirabili insetti siciliani

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La nostra agroindustria è in realtà un sistema industriale non legato al nostro Agro

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Salute e sicurezza sul lavoro in agricoltura: i Georgofili con INAIL per la prevenzione


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THE SHORT NEWS


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Seconda edizione di AgroInnovation Award, concorso per le tesi innovative

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Innovazione e ricerca nella gestione delle risorse forestali

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Presentazione di due libri sugli alberi a Firenze

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Salute e sicurezza sul lavoro in agricoltura e selvicoltura: incontro con INAIL ai Georgofili il prossimo 8 maggio

Martedì 8 maggio alle ore 9.00, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà un seminario su: “La salute e sicurezza sul lavoro in agricoltura e selvicoltura. Gli strumenti previsti da Inail a sostegno delle imprese e dei lavoratori agricoli”, organizzato dall’Accademia insieme a Inail Direzione Regionale Toscana.
L’incontro si inserisce nel rapporto di collaborazione tra Accademia dei Georgofili ed Inail sui temi della prevenzione per la sicurezza sul lavoro in agricoltura e selvicoltura ed è dedicato a fornire un’informazione mirata su finalità, caratteristiche e modalità di partecipazione all’Avviso pubblico ISI 2017, con un focus sulle agevolazioni previste per la bonifica e smaltimento amianto in agricoltura e selvicoltura. L’obiettivo è quello di favorire la più ampia adesione delle imprese alle procedure di incentivazione e sostegno per il miglioramento della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. I fondi messi a disposizione attraverso il bando ISI 2017, per la Toscana pari a 16.241.828,00 Euro, sono suddivisi in cinque assi di finanziamento, differenziati in base ai destinatari e alla tipologia dei progetti che saranno realizzati.
Gli interventi e i tavoli tematici del seminario, curati dalle professionalità Inail, oltre ad offrire un’informazione tecnica qualificata, contribuiranno a veicolare il messaggio valoriale finalizzato a sottolineare quanto l'investimento in sicurezza sia necessario sotto il profilo umano, sociale, economico e della competitività delle aziende.
Al termine dei lavori sarà presentato un protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Inail Toscana, mirato a programmare e promuovere attività di comune interesse nelle tematiche dell’agricoltura, della selvicoltura, della tutela ambientale, della sicurezza e qualità alimentare e dello sviluppo del mondo rurale mettendo in particolare risalto, ovviamente, la prevenzione e la sicurezza sul lavoro nel settore agricolo e forestale.

INFORMAZIONI SUL BANDO ISI 2017 (https://www.inail.it/cs/internet/attivita/prevenzione-e-sicurezza/agevolazioni-e-finanziamenti/incentivi-alle-imprese/bando-isi-2017.html)


PROGRAMMA DEL SEMINARIO (scarica qui il pdf)

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Un prototipo del moderno stendibiancheria mobile: idea geniale di Vincenzo Chiarugi

Tralasciare di estendere “a ogni parte di pubblica, e di privata economia” quei principi “stabili e ragionati” già applicati alle scienze fisiche, sarebbe stato, a giudizio del medico empolese Vincenzo Chiarugi (1759-1820), un vergognoso abuso sociale.
Chiarugi, dopo aver svolto un periodo di praticantato presso l’ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze, diresse a partire dal 1788, l’ospedale detto di Bonifazio essenzialmente dedicato ai malati mentali. Grazie ai provvedimenti legislativi del Granduca e all’impegno del Nostro, le malattie psichiatriche sono finalmente viste fuori da ogni pregiudizio e valutate come e vere proprie patologie degne di appropriate terapie. Al Georgofilo Chiarugi (accademico ordinario dal 4 agosto 1791) va riconosciuto il merito di essere stato in Italia uno fra i primi medici ad adoperarsi in tal senso.
Ma nella sua attività Chiarugi non fu solo scienziato, ma fu anche uomo di pratica economia. Consapevole del grande dispendio di mano d’opera e di combustibile entrambi indispensabili elementi per “rasciugare … le biancherie” dei due grandi ospedali fiorentini nei giorni e nelle stagioni poco favorevoli, egli ideò un sistema di fornelli, tubi e sostegni in legno per la biancheria grazie al quale era possibile risparmiare numero degli addetti, tutelarne la salute e contenere la quantità di combustibile.
Di tutto questo ne parlò ai Georgofili in un suo lungo studio che presentò in occasione dell’adunanza del 3 aprile 1805. La memoria, intitolata Sopra un metodo economico per rasciugar le biancherie nei grandi ospedali e conservata nell’Archivio Storico dell’Accademia, consiste in 10 carte manoscritte e due belle tavole a colori con relativa spiegazione.

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Ortofrutta nel porto delle nebbie

L’ortofrutta italiana ha tanti problemi, ma riserva anche tante sorprese. L’ultima è certamente il record dell’export nel 2017, che nessuno si aspettava. L’anno si è chiuso con 5 miliardi di vendite sui mercati esteri, con un incremento del 3% rispetto al 2016, un record storico nella storia della Repubblica. Un record frutto dell’aumento del valore delle nostre esportazioni e del contemporaneo calo dei volumi, quindi prezzi più alti.

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Il sapore della temperatura

Sgradevole è un bicchiere di vino frizzante tiepido mentre piacevole è il pane caldo e se la temperatura non ha un sapore tuttavia permette d’apprezzare le caratteristiche di consistenza, aroma e sapore dei diversi alimenti e quindi il sapore della temperatura non è una falsità come la forma dell’acqua.
La temperatura di un alimento influisce sulla percezione del gusto che avviene nelle papille gustative della lingua e si completa con l’aroma percepito dai ricettori della mucosa nasale.

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Recuperiamo le varietà di frumento più adatte alla filiera toscana

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Danni da Nicobium castaneum nella Chiesa di sant’Agata al Carcere a Catania

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Georgofili, inaugurato il 265° Anno Accademico

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Falsi vini Made in Italy autorizzati dalla UE

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Obbligo di indicare in etichetta il produttore e/o il confezionatore degli alimenti

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THE SHORT NEWS

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IV Congresso Nazionale di Selvicoltura: aperta la call for papers

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La capitozzatura, brutta e dannosa

La capitozzatura consiste, come è noto, nel drastico raccorciamento del tronco o delle branche primarie (sbrancatura) fino in prossimità di questo. Tale operazione è una delle principali cause delle cattive condizioni in cui versano molti alberi ornamentali. Il tronco capitozzato viene, infatti, lasciato dal taglio senza difese e così i tessuti, anche nelle specie con buona capacità di compartimentalizzazione, iniziano a morire dalla superficie del taglio stesso verso l’interno. La corteccia, inoltre, viene improvvisamente esposta ai raggi solari, con un eccessivo riscaldamento dei vasi floematici più superficiali, che sono danneggiati. La capitozzatura è, perciò, un’operazione che deve essere evitata ogni volta che sia possibile. Nel caso in cui non esistono alternative, si dovrà operare in modo da ridurre al massimo i danni per la pianta.
I dati relativi agli effetti della capitozzatura sono, tuttavia, di carattere prevalentemente pratico ed empirico, mentre limitati sono i risultati della ricerca a causa del tempo richiesto per l’ottenimento di risultati attendibili e replicabili e dell’impegno economico necessario.
Interessanti appaiono i risultati ottenuti in una sperimentazione pluriennale condotta presso la Fondazione Minoprio su piante di Acero montano sottoposte a diversi tipi di potatura. I risultati indicano che le conseguenze delle potature dipendono in larga misura dalla tipologia di intervento eseguita sull’albero. Le tecniche, come la capitozzatura, che rimuovono la gemma apicale senza lasciare e/o impostare un germoglio che possa diventare il nuovo ramo leader della branca portano a uno sviluppo maggiore di succhioni, che spesso risultano codominanti. Questi crescono velocemente producendo una grande area fogliare nel tentativo di vincere la competizione di quelli vicini e per questo sviluppano foglie molto larghe, ma molto sottili, e ricche in clorofilla, così da massimizzare l’assimilazione carbonica quando le condizioni ambientali non sono limitanti. Il rovescio della medaglia è che questa struttura morfo-funzionale modificata, a causa della ridotta massa fogliare specifica, è molto suscettibile a vari tipi di stress, biotici e abiotici. In un certo senso la potatura fa regredire il ramo potato a un comportamento più pionieristico, che però risulta meno tollerante agli stress ambientali, come evidenziato dall’alta frequenza di disseccamenti osservata nelle branche capitozzate. I germogli da gemme avventizie o latenti che si sviluppano a seguito di questo tipo di taglio risultano uniti più debolmente alla branca genitrice, portando nel tempo a maggiori problemi di stabilità.

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La degenerazione del paesaggio delle ville venete

Le ville venete costituiscono una componente fondamentale del patrimonio storico e culturale del Veneto e la loro importanza è stata riconosciuta dall’UNESCO che tra il 1994 e il 1996 ha inserito 24 ville di Andrea Palladio tra il patrimonio dell’umanità. La loro diffusione nel territorio, iniziata nel Quattrocento, ha interessato larga parte della regione contribuendo profondamente alla definizione delle caratteristiche del suo paesaggio. All’inizio del Quattrocento la politica della Serenissima subì un radicale mutamento che la portò nel giro di pochi anni ad estendere i suoi domini all’entroterra, creando un vasto dominio che si estendeva nel Veneto, nel Trentino, nel Friuli e in parte della Lombardia. La nobiltà veneziana acquisì gradatamente vasti possedimenti e investì ingenti capitali nell’agricoltura. Nelle proprietà sorsero delle ville che assunsero la duplice funzione di luogo di piacere e di centro di un’azienda agricola. Nel territorio veneto erano già presenti agli inizi del Quattrocento degli insediamenti nobiliari che presentavano però caratteristiche per certi versi diverse da quelle della villa veneta così come si andarono configurando dalla seconda metà del Cinquecento. Le ville più antiche della nobiltà originaria della terraferma, anche per ragioni di sicurezza, avevano conservato una struttura che rifletteva la loro origine feudale. Le dimore rurali erano generalmente circondate da alte mura e da torrioni che avevano una funzione difensiva dovuta all’insicurezza del territorio circostante. L’affermazione del dominio della Serenissima, da un lato rese più sicuro il territorio facendo venir meno la necessità di tale isolamento, dall’altro estese al territorio regionale l’uso della villa quale luogo di delizie e di riposo. A tale riguardo, un ruolo centrale fu svolto dalla cerchia degli umanisti che si andavano raccogliendo attorno a Gian Giorgio Trissino e alla sua Accademia di cui fece parte Andrea Palladio. Essi ripresero la concezione classica della villa romana di età imperiale vista come luogo di riposo e di riflessione filosofica per il nobile in cui una funzione fondamentale era svolta dal contatto con la natura e con il paesaggio naturale o coltivato circostante. La villa veneta così come si andò configurando nel pensiero e nelle opere di Andrea Palladio divenne perciò una struttura fortemente inserita e integrata nel paesaggio. Secondo Palladio un edificio prestigioso doveva essere ben visibile dalla campagna, ma, al contempo, doveva garantire una buona visibilità del paesaggio circostante sia per ragioni economiche che estetiche. La villa comunque mantenne sempre uno strettissimo legame con l’agricoltura e fu spesso il centro di un’azienda agricola come testimoniato dalla sua struttura architettonica. Al corpo padronale centrale si affiancarono sempre strutture produttive quali le ampie barchesse che servivano per il deposito dei mezzi e dei prodotti e le torri colombare.

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La micropropagazione e le tecnologie in vitro al XXX International Horticultural Congress di Istanbul

Dal 12 al 16 agosto, presso il Centro Congressi di Istanbul, si terrà il “XXX International Horticultural Congress” (http://www.ihc2018.org), l’evento principe, a cadenza quadriennale, dell’International Society for Horticultural Science (ISHS). Dopo l’eccezionale successo delle ultime due edizioni in termini di partecipazione (Lisbona e Brisbane, rispettivamente nel 2010 e 2014), si hanno grandi aspettative anche per questa edizione dall’ambizioso motto Bridging the World through Horticulture  che si svolgerà in una delle più affascinanti e “dense di storia” città del mondo.

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Scienza e fenomenologia del kebab

Da sempre i popoli mangiano carni arrostite e nella Fertile Mezzaluna, circa nel Decimo secolo dell’Era Corrente, i Persiani in uno scritto medico usano la parola kebab per indicare la grigliatura, ma soltanto in tempi recenti, sembra nel XIX secolo, a Bursa, in Turchia, avviene la rivoluzione dello spiedo verticale.

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Un fantomatico Punteruolo, dannoso alle palme da datteri in Liguria nell’800

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Il grande libro del Vermouth di Torino

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Il cibo che esportiamo deve essere sempre e solo coltivato, prodotto ed elaborato in Italia (Made in Italy)

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Xylella e tutela PSR

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Rischio crisi per la filiera dello zucchero

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Direttiva UE contro pratiche sleali

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Indennizzo di 1,5 miliardi di $ agli agricoltori per una “Class Action”

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A un mese dalla scomparsa di Giampiero Maracchi

I membri del Consiglio Accademico e tutto il personale dell’Accademia ricordano con affetto il Prof. Maracchi e ringraziano tutti coloro che hanno espresso la loro vicinanza e sostegno in questo triste momento.

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Inaugurazione del 265° Anno Accademico dei Georgofili

Venerdì 20 aprile 2018, alle ore 10.30, nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze, si svolgerà la cerimonia ufficiale di inaugurazione del 265° Anno Accademico dell’Accademia dei Georgofili.

Dopo i saluti delle Autorità e la relazione del Presidente facente funzione, Prof. Pietro Piccarolo, la prolusione sarà tenuta dal Cavaliere del Lavoro Luigi Cremonini (Presidente di Inalca e del Gruppo Cremonini) su: "Prospettive dei rapporti tra agricoltura e agroindustria".

Nel corso della cerimonia verranno consegnati i diplomi ai nuovi Accademici Emeriti, Ordinari, Corrispondenti Stranieri ed Onorari.

Verranno inoltre premiati i vincitori dei premi “Antico Fattore”, “Donato Matassino”, “Prosperitati Publicae Augendae” ed "Agro Innovation Award”.

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La degradazione del suolo minaccia l’umanità

Il 25 marzo 2018 un articolo del giornale francese Le Monde titolava: “Il declino della biodiversità minaccia l’umanità”, sottolineando che “in tutto il mondo il declino della biodiversità prosegue, riducendo in maniera considerevole la capacità della natura di contribuire al benessere delle popolazioni. Non agire per fermare questo processo significa mettere in pericolo non solo il futuro che vogliamo ma anche la vita che conduciamo oggi”. In sostanza l’articolo sintetizza l’avvertimento della Piattaforma intergovernativa scientifica e politica sulla biodiversità e i servizi eco-sistemici (IPBES), riunita dal 17 al 25 marzo a Medellin (Colombia), per la sua 6° sessione plenaria.
La diversità biologica o “biodiversità” viene definita come “la variabilità degli organismi degli ecosistemi marini, d’acqua dolce e terrestri di cui essi fanno parte”, includendo in questo concetto la diversità all’interno delle specie (diversità genetica), quella interspecifica (diversità specifica) e quella ecosistemica (diversità ecologica). Il suolo è uno degli ecosistemi più complessi in natura e uno degli habitat più variegati sulla terra: esso contiene una miriade di organismi diversi, i quali favoriscono e partecipano ai cicli globali che rendono possibile la vita. Sebbene il suolo ospiti il maggior numero di comunità di organismi sulla Terra, tale biodiversità rimane per la maggior parte ignota all’uomo poiché si trova sotto la superficie del suolo, cioè sotto i piedi. Pochi grammi di terreno possono contenere miliardi di batteri, centinaia di chilometri di ife fungine, decine di migliaia di protozoi, migliaia di nematodi, alcune centinaia di insetti, aracnidi, vermi e centinaia di metri di radici di piante.
La biodiversità del suolo è strettamente legata al contenuto di sostanza organica e, a questo proposito, l’allarme lanciato dal suddetto articolo diventa ancora più drammatico considerando proprio la conclamata perdita di sostanza organica e, quindi, di biodiversità, che provoca la degradazione del suolo stesso, interamente imputabile alle attività antropiche, agricole ed extra-agricole.
Il 21,3% dei suoli del territorio nazionale è a rischio di desertificazione (41,1% nel Centro e Sud Italia). La degradazione del suolo avvenuta negli ultimi 40 anni ha provocato una diminuzione di circa il 30% della capacità di ritenzione idrica dei suoli italiani, con un relativo accorciamento dei tempi di ritorno degli eventi meteorici in grado di provocare eventi calamitosi.

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Asparagi e un’emanazione ancora misteriosa

Gli asparagi, un genere che comprende centocinquanta specie una delle quali l’Asparago officinalis L., sono coltivati da almeno duemila anni, e quando sono mangiati danno aull’urina un cattivo e intenso odore che per alcuni ricorda quello del cavolo marcio. Una conseguenza che per la prima volta pare segnalato nel 1731 da John Arbuthnot, medico della regina Anna di Gran Bretagna.

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La carne non fa male, la falsa informazione sì.

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L’UNESCO candida la transumanza a patrimonio culturale immateriale dell’umanità

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Mostra Primaverile di Piante e Fiori della Società Toscana di Orticultura

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Situazione grave per danni del gelo siberiano all’olivicoltura

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Né tempi né condizioni per nuova riforma PAC

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Stranieri indispensabili per oltre 12mila imprese

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Il cambiamento climatico può creare un maggior numero di rifugiati

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Concorso fotografico HERITAGE for PLANET EARTH 2018

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Insetti ... preziosi

Sin da tempi remoti, l’uomo ha provato nei confronti degli insetti sensazioni contrastanti, di timore, di stupore, di ribrezzo o di curiosità; ne ha fatto anche oggetto di culto e li ha utilizzati quale ornamento personale, sia interi vivi che morti, o quali modelli per la realizzazione di oggetti più o meno preziosi. In Europa, verso la metà dell’800, l’arte orafa ispirata agli insetti era popolare e raffigurava soprattutto farfalle, api, libellule, e scarabei; ancora oggi tale forma di artigianato, che utilizza materiali più o meno preziosi, è viva e, oltre alla produzione di oggetti di uso ornamentale, incentiva nuove forme di collezionismo, anche con intenti artistici e speculativi, da parte di privati.
L’ape mellifera, è uno dei soggetti preferiti da designer e orafi; il più noto gioiello antico è il “pendaglio di Mallia”, di epoca Minoica, raffigurante una coppia di api in oro, cesellata fra il 1700 e il 1550 a. C. proveniente dalla necropoli di Crysolakkos, attualmente nel Museo di Heraklion, a Creta. Al IV secolo a.C., risale la fibula greca in oro, che raffigura un’ape; mentre del VII secolo a. C., è il “Disco greco” o “Api etrusche” decorato con quattro api, raggruppate intorno a un fiore, che si trova nel Nasher Museum of Art, della Duke University, a Durham, in North Carolina. Entrambi i manufatti, sono stati realizzati con la tecnica della granulazione, adottata dai Greci nell’VIII secolo a. C, e introdotta nelle colonie della Magna Grecia, da dove è arrivata agli Etruschi. Molte specie di libellule, sono i modelli preferiti per la realizzazione di raffinati oggetti ornamentali e di oreficeria; in Sudamerica, gli indigeni montavano su bastoncini, da infilare in fori del naso. le ali iridescenti di alcune specie. Le grandi ali, dai colori smaglianti, di molte farfalle, sono una inesauribile fonte di ispirazione per artisti e artigiani. I monili che raffigurano farfalle sono i preferiti e i più richiesti. Gli antichi popoli del Sudamerica utilizzavano, a scopo decorativo, le ali dei maschi del genere Morpho, la cui colorazione metallica iridescente è dovuta ai diversi strati di microscopiche squame presenti sulla superficie dell'ala che, riflettendo la luce incidente, creano un fenomeno di interferenza ottica. Attualmente, in relazione ai divieti posti dalle autorità locali, Morpho menelao viene allevata in appositi insettari, per rifornire artigiani, collezionisti e le numerose Butterfy house presenti in tutto il mondo. Gli Scarabei stercorari erano raffigurati, oltre 6000 anni fa, negli ornamenti degli Egizi i quali credevano che questi insetti erano la forza che muoveva il sole attraverso il cielo, allo stesso modo con il quale facevano rotolare sul suolo una pallottola di sterco e poiché il sole risorgeva ogni giorno, l’amuleto raffigurante lo scarabeo, posto sulla mummia, ne assicurava la rinascita. Altri coleotteri erano sacri agli Egizi, come testimoniato dal ritrovamento di vasi, risalenti a 5.000 anni fa, contenenti resti di Elateridi e di Buprestidi. Le elitre di quest’ultimi coleotteri, che comprendono specie dai brillanti colori metallici verdi, blu, rossi, dorati, venivano utilizzate come pigmento, e sono stati ritrovati in un bastone del tesoro del faraone Tutanhkamon.

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Processi innovativi per la valorizzazione alimentare delle biomasse

In questo settore esistono un gran numero di innovazioni possibili. In questa sede vorremmo fare solo un paio di esempi che possano illustrare alcune possibilità che riteniamo potrebbero essere affrontate ed approfondite da parte dei ricercatori, per verificare la loro possibile realizzazione.
Nel primo caso, dovremmo studiare come utilizzare le leguminose da granella e i cereali per ottenere, come nel caso del latte di soia e dei vari prodotti solidi derivati, alimenti liquidi e solidi innovativi derivati da semi e vegetazione che abbiano una composizione chimico-nutrizionale abbastanza simile a quelle del latte e delle carni, da utilizzare direttamente, in particolare da parte di giovani ed anziani, inserendo eventualmente nel prodotto finale anche estratti, succhi e componenti di varia origine che conferiscano sapori, colori e profumi più gradevoli per i consumatori.
Potremmo anche, ad esempio, usare i vari tipi di malto, prodotti con i cereali più idonei e disponibili, non solo per produrre liquidi alcolici, come prevalentemente fatto finora, ma per fornire carboidrati ben digeribili a liquidi sostitutivi del latte ed a prodotti solidi anche parzialmente sostitutivi delle carni, cui potrebbero essere aggiunte proteine e lipidi ottenuti dalla granella di soia (le cui proteine già sono oggi in Italia presenti per il 30% negli hamburger industriali), ma utilizzando a tal fine anche granella di lupini, varie specie di Vigna, fagioli, piselli, ceci, lenticchie ecc. Il tutto utilizzando varietà anche geneticamente arricchite con aminoacidi essenziali e lipidi appropriati, per produrre cibi con caratteristiche idonee alla alimentazione umana e con composizione simile a quelli finora prodotti allevando e sacrificando ogni anno vari miliardi di animali domestici. Un maggiore uso diretto, anche parziale, di alimenti di base di origine vegetale (proteine, lipidi e carboidrati) già ora prodotti, senza passare nelle “biofabbriche” di trasformazione animale (ben poco efficienti nella loro trasformazione, specialmente in carne) potrebbe già ora far fronte alla domanda di cibo di tutti gli umani anche per vari decenni futuri. Centinaia di milioni di vegetariani vivono in India in buona salute da secoli!

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Recupero delle acque nei serbatoi artificiali: il ruolo delle agrotecniche

L’agricoltura italiana ha fornito validissimi esempi di “water harvesting”, come i laghetti collinari nel Centro Italia o le cisterne interrate nelle zone carsiche del Sud. Questo servizio ecologico delle aziende agrarie torna di attualità in considerazione delle anomalie climatiche e soprattutto del regime delle piogge.

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Pericoli dalle verdure crude

Molto spesso i consumatori, che sono attenti alla sicurezza degli alimenti d’origine animale, pur allarmati e attenti alle contaminazioni ambientali degli alimenti d’origine vegetale, hanno una scarsa percezione del rischio per le infezioni che possono contrare da questi ultimi alimenti, che invece sono all’origine di incidenti anche gravi, di ampia espansione e che paiono in aumento, almeno da quando si compiono precisi controlli.

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L’introduzione di insetti alieni nel nostro Paese

Il 23 marzo 2018 si è svolta a Palermo, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali, una giornata di studio sulle problematiche delle accidentali introduzione di insetti alieni in Italia. L’evento è stato organizzato dalla Sezione “Sud-Ovest” dell’Accademia dei Georgofili e dal Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università degli Studi di Palermo. Di seguito si restituisce una breve sintesi degli interventi presentati dai diversi relatori invitati alla giornata di studio.

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Simposio internazionale di biologia molecolare in agosto a Istanbul

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Inaugurazione del 233° Anno Accademico dell’Accademia di Agricoltura di Torino

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A Bari commemorazione del Prof. Giampiero Maracchi

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Non disperdere acqua

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Nuovo allarme per i danni da Xylella

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La regione Toscana ha la superficie boscata più cresciuta d’Italia. E’ una buona notizia?

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Messa in suffragio di Giampiero Maracchi

La Famiglia, nella ricorrenza del trigesimo della scomparsa dell’Illustre Prof. Giampiero Maracchi, già Presidente dell’Accademia dei Georgofili, invita alla celebrazione di una Santa Messa in Suo suffragio mercoledì 11 aprile 2018, alle ore 11.00, nella Parrocchia di San Francesco (Piazza Savonarola 2 – Firenze).

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Fake news, sensazionalismo e consumo di prodotti di origine animale. Un’analisi per il rilancio del settore zootecnico all’Accademia dei Georgofili il prossimo 5 aprile

Giovedì 5 aprile 2018 alle ore 10.15 nella sede dell’Accademia dei Georgofili si svolgerà una giornata di studio su: “Fake news, sensazionalismo e consumo di prodotti di origine animale. Impatti e metodi per il rilancio del settore zootecnico”, promossa dal Comitato consultivo dei Georgofili per gli allevamenti e prodotti animali.

L’informazione ha un ruolo centrale nell'orientare le scelte individuali dei consumatori. In questo contesto, una problematica centrale è quella rappresentata dalle fake news. L'interesse riguardo a questo tema è aumentato in maniera esponenziale in seguito alle polemiche nate dalla diffusione di fake news nelle ultime elezioni politiche americane del 2016.
Nell’ambito delle scelte alimentari, i consumatori sono esposti a molteplici notizie riguardanti i prodotti alimentari, ma non tutti sono in grado di riconoscere che molte si basano sul sensazionalismo, alcune sono scorrette, altre completamente false. Nel comparto delle produzioni animali, l’allarme della FAO sull'impatto delle produzioni animali sull’ambiente e quello dell’OMS sui rischi di cancro connessi al consumo di carni rosse, ha reso questo problema ancora più evidente, determinando importanti ripercussioni per il settore.

L'Incontro propone una discussione sul tema delle fake news e del sensazionalismo nel settore zootecnico, dal punto di vista delle imprese e del consumatore. Si offre anche uno sguardo sul mondo del consumatore e sul ruolo dell’intervento pubblico nella tutela della corretta informazione. Fondamentale il tema dell’etichettatura e degli strumenti a disposizione del consumatore per distinguere le false verità e il sensazionalismo dalle vere informazioni riguardo al prodotto.

PROGRAMMA (scarica qui il pdf)

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Insetti dannosi: emergenze vecchie e nuove

Le Giornate Fitopatologiche si tengono con cadenza biennale e costituiscono uno degli eventi più importanti per seguire i cambiamenti di tutto quanto è connesso alla difesa antiparassitaria delle colture. Nell’edizione che si è recentemente svolta (Chianciano Terme, 6-9 marzo 2018) sono stati sviluppati alcuni interessanti aggiornamenti sulle emergenze causate da insetti dannosi.

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"Foraging", nome nuovo per erbe antiche

Fitoalimurgia oggi è l’approccio scientifico di botanica ed etnobotanica applicate alla alimentazione umana con piante selvatiche, una consuetudine che si perde nella notte dei tempi e che prende origine dall’alimentazione delle specie che ci hanno precedute.

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L’innovazione per il recupero, lo stoccaggio e la conservazione delle risorse idriche

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Archeoapicoltura in Sicilia

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Palermo, agrumi in mostra all'Orto botanico

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Una mozione per la salvaguardia delle pinete litoranee

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Le campagne francesi registrano la scomparsa degli uccelli

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Giornata dell’acqua: Coldiretti, in Italia perdiamo 9 litri di pioggia su 10

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La gestione dei rischi è vigente

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Pietro Piccarolo nominato Presidente facente funzione dell’Accademia dei Georgofili

A seguito della dolorosa e improvvisa scomparsa del Presidente dell’Accademia dei Georgofili, Prof. Giampiero Maracchi, il Consiglio Accademico riunitosi in seduta straordinaria il 15 marzo 2018 ha nominato all’unanimità il Vicepresidente dell’Accademia, Prof. Pietro Piccarolo, quale Presidente facente funzione.
Il Prof. Piccarolo è stato professore ordinario di Meccanica Agraria all’Università di Torino, già Presidente della 5° sezione dell’AIIA (Associazione Italiana Ingegneria Agraria) e Vicepresidente della 5° Sezione della CIGR (International Commission of Agricultural and Biosystems Engineering). Attualmente è Presidente dell’Accademia di Agricoltura di Torino.

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Povera e nuda vai, Agricoltura

L’esito delle tanto attese ed enfatizzate elezioni politiche è ormai archiviato e si traduce nell’evidenza dei numeri. Dopo l’ora della contesa è giunta, o meglio dovrebbe esserlo, quella della politica e del rimettersi al lavoro. Invece infuria un chiassoso dibattito mediatico, tanto inutile quanto vuoto, centrato sulle possibili combinazioni dei numeri alla ricerca di una maggioranza che appare, secondo logica e buon senso, quasi impossibile. L’aspetto più sorprendente è dato proprio dalla ricerca affannosa di soluzioni numeriche per arrivare, finalmente, a governare. La politica sembra dimenticare che l’obbiettivo non è una maggioranza purchessia, ma la realizzazione di un programma di governo che funzioni.
In questo quadro la situazione del settore agricolo è forse il triste paradigma del paese. L’agricoltura proviene da almeno un triennio di prezzi bassi, di redditi compressi, di disorganizzazione della politica e di carenza tragica di strategie. Il tutto coperto di lustrini e belletto, come un tempo usava per i nobili decaduti, forniti dai mezzi di comunicazione sui successi dell’alimentare italiano. È la tragica eredità dell’EXPO 2015 che emerge dagli abissi di un autocompiacimento che non corrisponde alla realtà dell’agricoltura. Questa non è l’enogastronomia tanto di moda e che a certe condizioni è anche redditizia, ma ne è la base essenziale e insostituibile. Il sintomo importante e significativo di questo stato di abbandono, anche se nella sostanza poco rilevante, è il fatto che, in attesa della soluzione al rebus del governo, il Ministro dell’Agricoltura abbia lasciato il suo posto per occuparsi d’altro. Certo, l’interim viene coperto dal Presidente del Consiglio, ma è ovvio che sia una soluzione di ripiego, provvisoria. Appunto. Questo settore, il nostro, che viene decantato con stolta baldanza, come l’asse portante della ripresa economica del paese, dell’occupazione, delle esportazioni non è esattamente in queste condizioni. Il contributo al Prodotto interno lordo da oltre un decennio è fermo e comunque sotto al 2%, l’occupazione, come è logico che sia in un’economia sviluppata, è in costante leggero calo tendenziale, l’export in crescita è quello dei prodotti alimentari, e non quello dei prodotti agricoli di base. La verità è che il paese anche nell’aggregato agricolo alimentare si rivela grande e abile trasformatore. Ma spesso dimentica che ciò che esportiamo in realtà si regge sul contributo delle materie prime importate e lavorate da noi con sapienza e ingegno.
L’ambiente che l’agricoltura tutela e conserva in realtà le viene conteso, sottratto e precluso dalle normative elaborate con altri obiettivi che non sono quelli agricoli. Le infrastrutture per l’agricoltura che gioverebbero al territorio assicurandone la stabilità a vantaggio dell’intero paese, sono ferme a logiche e realizzazioni vecchie di decenni.
Manca da anni una vera politica agricola che sarebbe, ed è, possibile pur con i limiti europei che si accompagnano alle poche risorse finanziarie per l’agricoltura.

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Acqua e Allevamenti Animali, un seminario a Viterbo il 22 marzo

La giornata mondiale dell’acqua si celebra il 22 marzo per ricordare a tutti il valore del bene più prezioso per la vita. Quest’anno l’Accademia dei Georgofili, per iniziativa del Comitato consultivo per gli Allevamenti e le Produzioni Animali, organizza il seminario “Acqua e Allevamenti Animali” a Viterbo, città italiana dell’acqua, in collaborazione con ASPA, Commissione Sostenibilità Ambientale degli Allevamenti, e il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali, Università della Tuscia.

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Le pinete litoranee: costo o risorsa? Ovvero “Prima che l’ultimo pino vada bruciato…”. Una mozione da sottoscrivere qui.

Il 2 marzo 2018 si è svolta a Marina di Grosseto una giornata di studio sulle croniche problematiche che negli ultimi anni affliggono le pinete litoranee. L’evento è stato organizzato dalla Sezione Centro-Ovest dell’Accademia dei Georgofili, dal Comune di Grosseto e dal Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa. Di seguito si riportano brevi sunti degli interventi presentati dai diversi relatori invitati alla giornata di studio, che ha visto una foltissima partecipazione di esperti, soggetti economici, amministratori, associazioni e cittadini impegnati nel sociale. Al termine della giornata di studio i partecipanti hanno sottoscritto una mozione che potete leggere qui e sottoscrivere inviando una e-mail a: prolocomarinaprincipina@gmail.com

Al termine della giornata di studio i partecipanti hanno sottoscritto una mozione che potete leggere qui e sottoscrivere inviando una e-mail a: prolocomarinaprincipina@gmail.com

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Impatto dei cambiamenti climatici sul suolo

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La genetica egoistica e crudele dei cani brachicefali

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Di protezionismo si muore

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I lotofagi si nutrivano di giuggiole e miele

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Per creare più lavoro l’India punta sull’espansione industriale. I contadini insorgono perché non vogliono lasciare i propri campi

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UNASA: Inaugurazione Anno Accademico 2018

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Scomparso l’Accademico Giorgio Stupazzoni

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Convegno di presentazione del Rapporto sullo stato delle Foreste in Toscana 2016

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Lutto all'Accademia dei Georgofili


Il prof. Giampiero Maracchi, già illustre docente ordinario ed emerito dell’Ateneo fiorentino e da lungo tempo autorevole membro dell’Accademia dei Georgofili, della quale era attualmente attivo Presidente, è deceduto la mattina di domenica 11 marzo, affrontando una micidiale malattia con molto coraggio senza manifestarne le sofferenze e senza bloccare del tutto la sua attività.

Per suo fermo volere, l'inevitabile fine viene comunicata solo dopo aver completato le private esequie.


Un ricordo dell'allievo Simone Orlandini



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Una giornata sull’agricoltura biologica, a Firenze il 22 marzo … in attesa di “Firenze Bio”

Giovedì 22 marzo 2018 si svolgerà presso il Teatrino Lorenese nella Fortezza da Basso a Firenze, una giornata di studio su “Quale ricerca e quali strumenti di trasferimento dell’innovazione per l’agricoltura biologica”, organizzata dall’Accademia dei Georgofili in collaborazione con Federbio, alla vigilia della rassegna “Firenze Bio” che si svolgerà sempre alla Fortezza da Basso dal 23 al 25 marzo.
In Italia, al pari di molti altri Paesi del Mondo, il mercato del biologico è in continua crescita; nel nostro Paese, secondo studi recenti, le vendite dei prodotti certificati biologici sono cresciute del 10,3% nei primi sei mesi del 2017, dato che conferma il 13,4% registrato nei dodici mesi precedenti. Il valore delle vendite del settore è quintuplicato rispetto al 2000 e nel 2016 l’export del bio italiano è aumentato del 15% ed è risultato pari al 5% dell’intero export agroalimentare nazionale.
In attesa che la ricerca nel nostro Paese torni ad avere il ruolo che le compete, con questa iniziativa l’Accademia dei Georgofili, in collaborazione con FederBio, intende fornire un contributo al rilancio della ricerca in agricoltura biologica. Nello specifico, l’obiettivo è di sottolineare, oltre all’aspetto economico, il ruolo strategico nella conservazione dell’ambiente, della biodiversità e nel governo sostenibile del territorio e analizzare gli scenari nazionali e internazionali che si vanno delineando in termini di fabbisogno di ricerca e innovazione nel settore delle produzioni vegetali e animali.
La giornata di studio si svolge con il patrocinio di Conferenza Regioni e Province Autonome, ANCI Toscana, CNR, Crea, TP – Organics-European Technology Platform.
Al termine, alle ore 13 circa, si terrà una conferenza stampa di presentazione del protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Federbio.


PROGRAMMA (pdf)

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Sesto incontro del ciclo sui territori toscani: il 21 marzo ai Georgofili

Come riscoprire, sostenere e promuovere le specialità gastronomiche del Casentino: è questo il tema del sesto incontro del ciclo “I territori della Toscana e i loro Prodotti”, che si svolgerà mercoledì 21 marzo all’Accademia dei Georgofili.

PROGRAMMA (pdf)

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Rischi da nuovi surrogati alimentari

Un triste periodo, quello dei surrogati, perduto? Tutt’altro. Basta dare uno sguardo agli scaffali degli alimentari e ai locali di ristorazione cosiddetta alternativa per bisogna rendersi conto che oggi la questione dei surrogati dilaga con nuove e diverse conseguenze.

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Per contrastare la siccità: aspetti geologici e ambientali dei laghetti collinari

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Le api e le velenose Dature

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La corona d’alloro

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Al via il marchio "prodotto di montagna"

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“Premio UNASA 2018” dedicato alla triade mediterranea: vite, olivo cereali e loro prodotti

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Seconda edizione del Premio Nardi Berti

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Premio Giuseppe Pellizzi 2018 sulla meccanizzazione agraria

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Sarà presentato ai Georgofili il censimento completo delle varietà autoctone di frutta in Italia

Giovedì 15 marzo alle ore 16 nella sede dell’Accademia dei Georgofili, sarà presentata l’opera “ATLANTE DEI FRUTTIFERI AUTOCTONI ITALIANI”, con interventi di Rossano Massai, Claudio Giulivo e Carlo Fideghelli (curatore dell'opera, dedicata ai Professori Scarascia Mugnozza e Scaramuzzi).
Tre volumi, circa 1800 pagine realizzate da oltre 200 autori di tutte le università italiane, da Torino a Palermo: l’opera presenta 13 specie di frutta originaria della penisola italiana: pero e melo (Pomacee), Agrumi, Fico, Frutta secca (castagno, noce, mandorlo, nocciolo, pistacchio), Drupacee (ciliegio, albicocco, pesco e susino). Le varietà descritte sono più di 5000: quelle più diffuse hanno una scheda molto ampia con relative foto, quelle meno diffuse sono descritte più sinteticamente anche se con riferimenti bibliografici precisi, per chi volesse approfondirne la conoscenza.
Il primo volume è dedicato all’analisi attuale delle conoscenze in materia di varietà autoctone grazie all’utilizzo della moderna tecnica del “finger printing” (analisi molecolare).
Nel suo complesso, l’opera è un censimento pressoché completo di tutti i fruttiferi autoctoni e rappresenta un lavoro di notevole rilevanza scientifica.

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La sfida della carne tenera

“Non c’è più la carne di una volta” è un’affermazione che spesso si sente dire nelle discussioni che si fanno a tavola, con toni che per lo più sottolineano qualità negative e soprattutto la durezza delle carni che al tempo stesso si vogliono magre e tenere. Un’accoppiata possibile? Non si dimentichi che nel passato il biblico profeta Isaia (740 a. C. circa) dice “Il Signore degli eserciti preparerà per tutti i popoli, su questo monte, un convito di carni grasse, un convito di vini forti, di carni succulente, di vini raffinati” e che gli antichi romani hanno il proverbio Tria mala macra / Ansere, mulier capra (Tre magrezze sono cattive, dell’oca, della donna e della capra, e sempre si tratta di carne, da mangiare negli animali e metaforica nella donna).
Nelle discussioni sulla carne non di rado si scorda che la qualità deriva dai metodi di produzione che partendo dall’allevamento degli animali arriva al banco della macelleria o del supermercato, ma anche dall’uso che se ne fa in cucina e soprattutto che il gusto del consumatore cambia nel tempo e se nel passato la carne doveva essere grassa mentre oggi si richiedono carni magre. In modo analogo spesso non si pensa che la qualità della carne è la risultanza di molti elementi e che in ogni specie la genetica interviene nella costituzione muscolare ed in particolare nel rapporto tra fibre chiare e scure, quantità e qualità connettivo, grasso intramuscolare nella sua quantità e qualità. Altrettanto importanti per la qualità della carne sono il sistema d’allevamento degli animali (brado, semibrado e stabulato), i modelli alimentari seguiti (tipo e qualità dei foraggi, loro integrazioni ecc.), l’età e peso di macellazione (carni giovani o mature), la durata del trasporto e le modalità di abbattimento degli animali. Per molti aspetti determinanti sono il sistema e la durata di frollatura della carne e i tipi di cottura (temperatura, tempi ecc.), tutti elementi che si riflettono sulla tenerezza della carne, la qualità più ricercata dal consumatore.
Fattori di tenerezza della carne sono la tipologia fibre muscolari, il connettivo (genetica - età), il grasso (genetica - età - alimentazione), il glicogeno (benessere), il corredo enzimatico (genetica - utilizzazione), l’intervento di ioni calcio e la pressione osmotica, i processi ossidativi, il corredo enzimatico muscolare in catepsine, calpaine, proteasoma ed altre endopeptidasi. Determinanti per la tenerezza della carne sono il grasso intramuscolare e il contenuto di collagene. Quest’ultimo costituisce la parte meno solubile e la sua quantità e resistenza alla cottura aumentano con l’età dell’animale divenendo maggiori nei soggetti di sesso maschile, fatta eccezione per gli animali castrati. Il grasso intramuscolare contribuisce alla tenerezza della carne frammentando la continuità del muscolo e per questo le carni magre tendono a essere più dure di quelle grasse.
La tenerezza della carne si stima che per buona parte derivi dalla frollatura, l'insieme di processi enzimatici e biochimici che si svolgono nel muscolo dopo la macellazione. In questo processo un notevole rilievo ha l'acido lattico che si genera dagli zuccheri (in particolare il glicogeno ed il glucosio) presente nei muscoli. I muscoli bianchi, più ricchi di zuccheri, hanno una frollatura rapida, mentre i muscoli rossi, il cui carburante è costituito tendenzialmente da grassi, hanno bisogno di frollature prolungate. Inoltre gli animali a carni rosse macellati stressati è facile abbiano esaurito tutto lo zucchero muscolare e quindi abbiano bisogno di una frollatura molto lunga. Tipico è il diverso tempo di frollatura di un cinghiale con i muscoli rossi, abbattuto dopo una più o meno lunga battuta di caccia, in confronto ad un moderno maiale con i muscoli chiari o chiarissimi. In linea di massima la frollatura per il suino è di circa cinque giorni, per il pollo due giorni, per gli ovicaprini otto giorni, per i bovini si varia dai dieci a trenta giorni, anche se non mancano frollature di più mesi.
Altro importante elemento di tenerezza della carne è il metodo di cottura durante la quale, sotto l’azione del calore, le proteine coagulano perdendo acqua. Per questo le cotture prolungate rendono la carne dura e secca, anche se si cuoce in acqua come avviene nel lesso. Cuocere la carne è un’operazione complessa e deve tenere presente diversi fattori, soprattutto la temperatura e la durata della cottura, che devono essere precise e da qui la necessità di termometri e contaminuti.

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Siccità e serbatoi artificiali, che fare?

Il 6 marzo 2018 si è svolta all’Accademia dei Georgofili una giornata di studio sulle problematiche inerenti la siccità e la necessità del recupero dell’acqua.

Alla luce di questi impatti devastanti che portano ad azzerare o compromettere le produzioni con danni pesantissimi per l’agricoltura è stata evidenziata con forza la necessità immediata di un piano quadro nazionale finalizzato, sia a recuperare e accumulare l’acqua piovana attraverso la creazione di serbatoi e vasche di espansione e laminazione delle piene, sia a incrementare la capacità di invaso con la realizzazione di piccoli e medi bacini di raccolta, attraverso il censimento e la ricognizione dei numerosi piccoli e medi invasi attualmente esistenti.

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Un ignoto artista entomologo del XIV secolo

Già nel XIII secolo rappresentazioni, più o meno realistiche, di animali, insetti compresi, si trovano in libri di medicina, in erbari, in bestiari, e in testi liturgici. Tuttavia, a causa delle sommarie conoscenze sulla morfologia degli insetti, la loro raffigurazione veniva spesso grossolanamente schematizzata. Ai primi decenni del XIV secolo risale un Codice il cui testo è stato attribuito a un nipote di tale Pellegrinus Cocherellus, componente della famiglia genovese Cocharelli, che avrebbe raccolto e riportato gli insegnamenti del suo avo al figlio Giovanni. Le miniature, che impreziosiscono il testo, arbitrariamente attribuite a un fantomatico monaco Cybo, sono state eseguite da un ignoto artista entomologo che ha raffigurato oltre 20 specie di artropodi molto comuni in Nord Italia.

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Nel Sahara le prime coltivazioni

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"Emergenze francesi"

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Esenzione dell’IMU agricola per tutti gli agricoltori, anche se pensionati

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A Firenze torna TASTE: quest’anno un singolare evento coniuga le degustazioni con i cani bagnini

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L’ apicoltura ha bisogno di una strategia comunitaria più ampia

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Un volume per Zeffiro Ciuffoletti

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THE SHORT NEWS

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Siccità e serbatoi artificiali, giornata di studio ai Georgofili il 6 marzo

Martedì 6 marzo 2018 si svolgerà all’Accademia dei Georgofili una giornata di studio sulle problematiche inerenti la siccità e la necessità del recupero dell’acqua

I cambiamenti climatici in atto si manifestano ormai con lunghi periodi di siccità interrotti da forti precipitazioni in brevissimo tempo, le cosiddette bombe d’acqua. Gli effetti sul suolo appaiono devastanti: le conseguenze della siccità sono accentuate dal precario stato di salute del suolo a causa del forte depauperamento di sostanza organica che, oltre ad agire da cementante per le particelle del terreno, ha una forte capacità di trattenere l’acqua. Inoltre, gli eventi con alta intensità di pioggia riducono fortemente l’infiltrazione dell’acqua nel terreno che viene così persa per scorrimento superficiale. L’acqua che ruscella in superficie può essere recuperata convogliandola in serbatoi artificiali. Occorre perciò un piano quadro nazionale per il recupero dei “laghetti collinari”, per la costruzione di invasi artificiali e per la raccolta, in generale, delle acque piovane. Considerando che la corretta gestione del suolo e delle risorse idriche sarà una delle sfide del futuro, è necessario pensare subito ad un piano di infrastrutture distribuite a basso impatto ambientale e integrate nel paesaggio rurale, capace di fronteggiare le emergenze climatiche e sostenere un’agricoltura sempre più soggetta a crisi di vario genere, fra cui anche quella relativa alla siccità.
Con questa Giornata di Studio l’Accademia dei Georgofili intende promuovere un momento di discussione sulle suddette problematiche inerenti i periodi di siccità e la conseguente necessità del recupero dell’acqua quale obiettivo strategico delle attuali e future politiche agricole.
In particolare, è intendimento dell’Accademia evidenziare gli aspetti scientifici attraverso le seguenti relazioni della mattina:
•    Cambiamenti climatici, tra presente e futuro
•    Impatto dei cambiamenti climatici sul suolo
•    Aspetti agronomici
•    Contro la grande sete, accumulare e non sprecare l’acqua
•    Aspetti geologici e ambientali dei laghetti collinari
•    L’innovazione per il recupero, lo stoccaggio e la conservazione delle risorse idriche

Seguirà, nel pomeriggio, una Tavola Rotonda coordinata dal Direttore di AgroNotizie, Ivano Valmori, sugli aspetti tecnici e di programmazione.


PROGRAMMA (pdf)

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“Sguardi sul mondo”, le foto di Sandro Liberatori in mostra ai Georgofili dal 1 marzo

Sarà inaugurata nel pomeriggio di giovedì 1 marzo, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, la mostra fotografica “Sguardi sul mondo” di Sandro Liberatori (https://www.sandroliberatori.com/).
Un percorso che ci porta in diverse aree geografiche dove il passato e il futuro si mescolano nel presente. Il tempo ha preso diverse velocità, alcuni paesi sono già nel futuro e diventano un miraggio per gli altri da raggiungere fisicamente o virtualmente generando una corsa infinita.
Il percorso ci mostra le grandi diversità dovute a differenti culture. La mostra ha inizio con immagini di giovani che rappresentano il futuro mentre stanno studiando, tornando da scuola su piccole barche oppure aspettando clienti da portare su una vecchia bicicletta arrugginita. Poi si attraversa il mondo del lavoro in campagna così come nell’industria, delle macchine agricole in questo caso, con condizioni che passano da un lavoro manuale con macchinari obsoleti e soprattutto pericolosi ad un lavoro ormai affidato a robot che presto invaderanno anche l’agricoltura con le note tecnologie dell’agricoltura di precisione.
Infine la rassegna ci porta ai risultati dell’opera dell’uomo che ha da sempre tentato di modellare la natura secondo i propri desideri.
E’ soltanto una questione di tempo; le scelte e diversità di oggi saranno i nuovi equilibri di domani. Per tali ragioni sarà importante che l’uomo sia consapevole di essere il regista dei cambiamenti e che ogni scelta dovrà considerare l’uomo come parte dei sistemi naturali e non come estraneo per generare equilibri sostenibili e durevoli.

La mostra sarà aperta fino al 27 marzo, da lunedì a venerdì, dalle ore 15 alle 18. Ingresso libero.

BROCHURE DELLA MOSTRA (scarica pdf)

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NEMO’S GARDEN: quando l’agricoltura diventa sottomarina

Una serra sottomarina in profondità dove poter coltivare specie vegetali come il basilico: cosa hanno a che fare agricoltura e subacquea? Apparentemente nulla fino a qualche tempo fa. Oggi, grazie al progetto Nemo’s Garden sviluppato da Ocean Reef Group, azienda con base a Genova e una seconda sede in California che produce attrezzature subacquee, è possibile coltivare piante a 8-10 metri sotto il mare.

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MOTHER REGULATION (MR): regolamento della UE per armonizzare l’omologazione delle macchine agricole

Lo scopo è quello di aumentarne la sicurezza di impiego, a livello europeo, sia per gli operatori, sia per l’ambiente.

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Il bosco: organismo, collezione di alberi o sistema complesso?

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Storione dalle uova d’oro

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Le api in campo … di battaglia

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Un Testo unico in materia forestale: perché è importante e urgente la sua approvazione

E’ in fase di approvazione da parte del Consiglio dei Ministri il Testo Unico di legge in materia di foreste e filiere forestali. Nei mesi passati l’Accademia dei Georgofili si è impegnata, nella sua tradizionale funzione di alta istituzione scientifica orientata al confronto tecnico e all’elaborazione di buone politiche in campo agricolo-forestale, per discutere, perfezionare e indirizzare i contenuti del Testo Unico. Questo ruolo ha avuto il suo culmine nell’organizzazione del workshop “GESTIRE IL BOSCO: UNA RESPONSABILITA’ SOCIALE” organizzato a Roma il 25 ottobre del 2017 dove il mondo forestale si è confrontato con gli eletti nel Parlamento per discutere i contenuti del Testo Unico.
Dopo un paziente, ampio e trasparente lavoro di mediazione condotto per mesi sulla nuova normativa, in queste ultime settimane, all’approssimarsi della sua definitiva approvazione, sono emerse delle obiezioni estremamente critiche e francamente poco obiettive. In risposta a tali critiche è stato predisposto l’appello che viene pubblicato nel seguito, appello che l’Accademia sostiene sia nello stile della comunicazione, che nei contenuti.

Giampiero Maracchi

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“A proposito di alberi”, il nuovo libro di Francesco Ferrini

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Ondata di gelo e agricoltura

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THE SHORT NEWS

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Mais: la scienza assolve gli ogm. Lo spiega uno degli autori* dello studio pubblicato su "Scientific Reports".

Il mais transgenico ha rese superiori rispetto al mais non ingegnerizzato, la granella contiene meno micotossine e fumonisina, non comporta rischi superiori al non transgenico per la salute dell’ambiente. Queste le conclusioni che arrivano da uno studio condotto da ricercatori italiani dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna e dell’Università di Pisa, con il coordinamento di Laura Ercoli, docente di Agronomia e Coltivazioni Erbacee all’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna. Lo studio, pubblicato su “Scientific Reports”, riguarda gli effetti della coltivazione di mais transgenico, prendendo in considerazione 21 anni di coltivazione mondiale, tra il 1996 - anno di inizio della coltivazione del mais transgenico - e il 2016. Non soltanto: per la prima volta lo studio dimostra, dati statistici e matematici alla mano, che il mais transgenico non comporta pericoli per la salute umana, animale e ambientale che siano superiori a quelli del corrispondente mais non transgenico. La storia delle piante transgeniche (si preferisce questo termine all’altro di “piante geneticamente modificate” in quanto quest’ultimo comprenderebbe anche le varietà vegetali migliorate con mutagenesi da raggi X; in effetti numerosi frumenti sono “geneticamente modificati”) nasce nel 1975 ma solo nel 1996 si passò alla coltivazione vera e propria.  Da allora, l’area coltivata si è estesa a 185 milioni di ha e coinvolge circa 15 milioni di agricoltori.
Lo studio raccoglie i risultati di ricerche condotte in pieno campo negli Stati Uniti, in Europa, Sud America, Asia, Africa e Australia, e paragona le varietà transgeniche con le parentali non transgeniche e ha dimostrato, in maniera decisa, che il mais transgenico è notevolmente più produttivo tra il 5,6 e 24,5 %, non ha effetto sugli organismi non-target, tranne la naturale diminuzione del Braconide parasitoide dell’insetto dannoso target Ostrinia nubilalis e contiene concentrazioni minori di micotossine (meno 28,8%) e fumonisine (meno 30,6%) nella granella.

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Un nuovo strumento per favorire il subentro generazionale in agricoltura

Il passaggio generazionale, è uno dei momenti più delicati e critici nella vita di un’impresa agricola, soprattutto delle imprese di piccole e medie dimensioni e di quelle familiari; la tendenziale inadeguatezza dei dati legislativi di riferimento, può creare una sorta di deriva generazionale, in grado di minare i presupposti stessi della sopravvivenza dell’impresa, e di riverberarsi, attraverso una pericolosa sequenza di effetti negativi, sul più ampio orizzonte del mercato, in termini di perdita di posti di lavoro e di benessere economico. Offrire all’imprenditore la chance di poter garantire, attraverso uno strumentario giuridico costruito ad hoc, la continuazione della sua attività imprenditoriale da parte di determinati soggetti che siano da lui ritenuti i più idonei a tale funzione, si rivela dunque la ricetta vincente per arginare le conseguenze perverse di una cattiva gestione della successione nell’impresa o dell’abbandono della stessa, e al contempo agevolare l’accesso alla sua gestione da parte dei giovani.
In questa direzione si colloca un nuovo strumento negoziale coniato all’art. 1, comma 119, dalla legge dicembre 2017, n. 205  Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020 (in Suppl. ordinario n. 62 alla Gazz. Uff., 29 dicembre 2017, n. 302) sia pure con una formulazione che tecnicamente presenta non pochi difetti sui quali non è questa la sede per soffermarsi: il contratto di affiancamento, mirato a favorire lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile in agricoltura e agevolare il passaggio generazionale nella gestione dell'attività d'impresa per il triennio 2018-2020.
Il contratto, da allegare al piano aziendale presentato all'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), può essere stipulato da imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile, di età superiore a sessantacinque anni o pensionati, con giovani di età compresa tra i diciotto e i quarant'anni, anche organizzati in forma associata, che non siano titolari del diritto di proprietà o di diritti reali di godimento su terreni agricoli, e garantisce a questi ultimi accesso prioritario alle agevolazioni previste dal capo III del titolo I del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185 Incentivi all'autoimprenditorialità e all'autoimpiego, in attuazione dell'articolo 45, comma 1, della legge 17 maggio 1999, n. 144. Con la stipulazione del contratto, che non può avere durata superiore a tre anni, l’imprenditore si impegna a trasferire al giovane affiancato le proprie competenze nell'ambito delle attività di cui all'articolo 2135 del codice civile; a sua volta, il giovane imprenditore agricolo si impegna a contribuire direttamente alla gestione, anche manuale, dell'impresa, d'intesa con il titolare, e ad apportare le innovazioni tecniche e gestionali necessarie alla crescita della stessa. Il contratto di affiancamento può prevedere un regime di miglioramenti fondiari anche in deroga alla legislazione vigente, e comporta in ogni caso la ripartizione degli utili di impresa tra il giovane e l'imprenditore agricolo, in percentuali comprese tra il 30 ed il 50 per cento a favore del giovane imprenditore.

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Etichetta di origine e protezionismo: intrecci pericolosi

La questione dell’etichetta di origine degli alimenti si mescola pericolosamente di questi tempi con la ripresa delle tentazioni protezionistiche. Da un lato si chiedono dazi e barriere “a protezione della qualità del made in Italy”, dall’altro si osannano acriticamente i provvedimenti governativi con cui i ministri Martina e Calenda introducono l’etichetta di origine obbligatoria.

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La solitudine della specie umana

La nostra specie, come tutte le altre che ci hanno preceduto, in diverso modo è sempre stata a contatto con altre specie vegetali e animali, stabilendo rapporti identitari, come avvenuto nelle società dei cacciatori, degli allevatori e degli agricoltori. La stretta vicinanza fino alla coabitazione tra uomini e animali ha sviluppato una non sempre netta distinzione tra gli animali da reddito che forniscono lavoro, alimenti, materiali per l’abbigliamento e le decorazioni, e gli animali da compagnia o d’affezione.

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I “carretti” siciliani

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Dono all’Ateneo fiorentino

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La bellezza dell’agricoltura

Organizzato dalla Sezione Sud-Ovest, il 9 febbraio 2018 si è svolto a Palermo, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali, un incontro dal titolo “La bellezza dell’agricoltura”.

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Identificato il gene della crescita nelle piante di fragola

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THE SHORT NEWS

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Pinete Litoranee: giornata di studio il 2 marzo a Marina di Grosseto

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La Gestione del rischio in Agricoltura. Alcune proposte dell’Accademia dei Georgofili.

Pubblichiamo il documento di sintesi dell’incontro di studio del 15 febbraio 2018 su “La gestione del rischio in agricoltura”, realizzato a cura del Prof. Ferdinando Albisinni.

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Valdarno Superiore e Pratomagno: la quinta tappa del viaggio tra territori e prodotti della Toscana, ai Georgofili il 20 febbraio.

Martedì 20 febbraio 2018 a Firenze, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà il quinto degli incontri organizzati insieme ad ANCI Toscana ed Unicoop Firenze per scoprire i territori della Toscana e valorizzarne i prodotti tipici.  Dopo Lunigiana, Garfagnana, Valdarno Inferiore e zone del Pistoiese, sarà la volta del Valdarno Superiore e del Pratomagno.

L’apertura dei lavori è prevista per le 9.30 con gli interventi di Giampiero Maracchi, Presidente dei Georgofili, Vittorio Gabbanini per ANCI Toscana, Sergio Chienni e Salvatore Montanaro, presidenti rispettivamente della Conferenza dei Sindaci del Valdarno aretino e dell’Unione Comuni del Pratomagno.

La prima delle relazioni, sul Valdarno Superiore, sarà svolta da un personaggio televisivo molto conosciuto: Federico Fazzuoli. Il Pratomagno sarà presentato invece da Enzo Brogi, Direttore de “Il Pratomagno”.
Dopo i territori si parlerà dei prodotti con Silvia Scaramuzzi dell’Università di Firenze (La valorizzazione collettiva dei prodotti tipici: opportunità e problematiche) e Manuela Giovannetti del Centro Nutrafood dell’Università di Pisa (Caratterizzazione salutistica dei prodotti tipici per la loro valorizzazione).
Francesco Cipriani dell’Azienda USL Toscana Centro e Fabio Voller dell’ARS (Agenzia Regionale Sanità) illustreranno “Prodotti e ricette nella Piramide Alimentare Toscana”.
Le iniziative di Unicoop Firenze per la valorizzazione dei prodotti toscani saranno infine descritte da Franco Cioni.

Dopo gli interventi programmati seguirà la presentazione dei prodotti tipici del Valdarno Superiore e del Pratomagno, a cura di Gianrico Fabbri di Slow Food.

PROGRAMMA (scarica il PDF)

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Caldo, salute e produttività dei lavoratori agricoli

Il caldo è un problema a scala mondiale. Secondo un recente lavoro pubblicato sulla rivista “Nature Climate Change” (Mora et al., 2017) gli autori hanno stimato che la popolazione attualmente esposta a condizioni particolarmente critiche da caldo, per almeno 20 giorni l’anno, è di circa il 30%. Tale percentuale è purtroppo destinata ad aumentare nel corso di questo secolo anche se le emissioni di gas serra tenderanno a ridursi. Nella migliore delle ipotesi, per la fine del secolo, circa metà della popolazione mondiale sarà esposta a condizioni particolarmente critiche da caldo, con scenari ancor più drammatici se le emissioni continueranno ad aumentare. I lavoratori, per tutta una serie di motivi facilmente intuibili, sono tra i soggetti più vulnerabili al caldo, con effetti diretti sulla salute e conseguentemente sulla loro produttività, quindi con un importante impatto economico. Il settore agricolo, per le esposizioni prolungate all’aperto e l’intensità di lavoro fisico che richiede, è sicuramente uno dei settori lavorativi più sensibili. Nel 2016, in Toscana, gli infortuni in agricoltura sono stati poco oltre il 6% tra tutti gli infortuni sul lavoro (rispetto al 5.6% della media nazionale) con i valori più elevati sulle province di Siena, Arezzo, Grosseto e Firenze, che insieme rappresentano circa il 70% di tutti gli infortuni in agricoltura in Toscana. E’ da considerare, inoltre, che i lavoratori agricoli, per effettuare determinate mansioni, devono indossare specifici indumenti protettivi che, limitandone la dispersione del calore, aggravano ulteriormente lo stress da caldo. Un altro fattore che aumenta la vulnerabilità dei lavorati al caldo è rappresentato dall’età media dei lavoratori, stimata in progressivo aumento nei prossimi anni: per il 2030, in Italia, la forza lavoro con età tra 55 e 64 anni, sarà di circa il 26%, uno dei valori più alti d’Europa. Dalla letteratura scientifica è noto che gli effetti del caldo aumentano proprio all’aumentare dell’età a causa soprattutto della maggior presenza di patologie e del conseguente utilizzo di farmaci, alcuni dei quali interferiscono con il sistema di termoregolazione, rendendo il soggetto ancor più vulnerabile. Se poi consideriamo che, per effetto del cambiamento climatico, il nostro paese è interessato da una maggior frequenza e intensità delle ondate di calore, come dimostrato da un recente studio pubblicato lo scorso anno sulla rivista Atmosphere (Morabito et al., 2017), è facilmente comprensibile come siano indispensabili strategie di adattamento e soluzioni tecnologiche innovative mirate a migliorare la resilienza dei lavoratori agli effetti del caldo.

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Frodi agroalimentari: ruolo delle Istituzioni a difesa del consumatore*

*Il testo è una sintesi della relazione esposta durante un convegno che si è svolto all’Università di Padova lo scorso 30 novembre 2017, organizzato dalla Sezione Nord Est dei Georgofili.

Le frodi agroalimentari rappresentano a livello mondiale un “tarlo” in grado di erodere ogni anno tra il 2 ed il 15% del valore dell’intera produzione del comparto. Considerando i frequenti richiami, i rischi per il consumatore, la reputazione aziendale e tutto quanto ne consegue, il valore mondiale della frode alimentare pesa sulle imprese per circa 1,7 trilioni di dollari.

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Il bello delle uova rosse

Nelle uova di gallina, oltre alla taglia o peso, freschezza, tipo di allevamento e alimentazione degli animali (uova biologiche, da galline allevate all’aperto, a terra o in gabbie) i consumatori sono attenti al colore del guscio e del tuorlo.

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Le api cercano casa

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Fruit Logistica a Berlino

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All’Ateneo fiorentino il fondo librario “Morettini-Scaramuzzi”

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Le assicurazioni in agricoltura

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Le mafie invadono ciò che resta dell’agricoltura

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THE SHORT NEWS

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Imbrogli in cucina e analfabetismo alimentare nell'ultimo libro di Giovanni Ballarini

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Effetto serra, effetto guerra

Il 1 febbraio scorso si è svolto all’Accademia dei Georgofili un seminario dedicato ai cambiamenti climatici e gli scenari di rischio. Uno dei relatori è stato il ricercatore CNR Antonello Pasini, il quale ha intitolato il suo interessante intervento “Effetto serra, effetto guerra”, come il libro da lui recentemente pubblicato (ed. Chiarelettere), scritto a quattro mani con Grammenos Mastrojeni, diplomatico del Ministero degli Esteri, esperto di conflitti e migrazioni.

In “Effetto serra, effetto guerra” si parla delle conseguenze conflittuali e migratorie dell'innalzamento del livello del mare, della fusione dei ghiacciai con conseguente scarsità delle risorse idriche, della siccità e della desertificazione, della maggiore virulenza delle piogge, ecc.: tutto ciò in varie parti del mondo. Man mano che si procede, tuttavia, l'analisi si fa via via più vicina a noi, perché i bubboni di instabilità sembrano convergere in centri concentrici sul Mediterraneo, dove è proprio l'Italia che rappresenta il ponte naturale con l'Europa per tanti disperati. Ma cosa c'entra il clima con i conflitti, le migrazioni e magari il terrorismo?
Il mondo (il sistema Terra, direbbe uno scienziato) è interconnesso, molto complesso e con dinamiche globali. Tuttavia, ci sono problemi che appaiono a sé stanti e ben delineati. Uno di questi sembra essere quello del riscaldamento globale. Sappiamo a che cosa è dovuto e sappiamo quali sono i possibili rimedi: conversione ad una economia decarbonizzata, utilizzo di energie rinnovabili, risparmio energetico, riciclo, ecc. Come noto, il riscaldamento globale recente è stato creato principalmente dalle emissioni di gas serra dei paesi industrializzati e ora vi contribuiscono i giganti asiatici, dunque gli altri sembrano entrarci poco. Ma è veramente possibile risolvere il problema dei cambiamenti climatici senza risolvere i tanti squilibri economici e sociali che ci sono nel nostro mondo, e che appaiono essere le cause principali di guerre e migrazioni?

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Aglio, l’utilità dell’apparentemente inutile

Ubi Roma ibi allium è un antico detto attribuito ai legionari romani che avevano un’alimentazione basata su un chilogrammo e mezzo di pane integrale, un litro di vino e abbondante aglio. Una chiara dieta mediterranea, si direbbe oggi.
Il pane di farina integrale fornisce 3400 chilocalorie con 115 grammi di proteine e 100 grammi di fibra, il vino 1500 calorie più importanti minerali. In una dieta di 5000 chilocalorie necessarie per chi marcia con venti chilogrammi sulle spalle, per venticinque chilometri al giorno che diventano anche quaranta nelle marce forzate, a cosa serve l’aglio? Solo di recente abbiamo conoscenze sufficienti per dare una risposta soddisfacente e riconoscere all’aglio un ruolo di “antibiotico nutrizionale” che giustifica il suo largo uso, soprattutto nelle alimentazioni unilaterali e prevalentemente, se non esclusivamente, vegetariane come quelle dei soldati e anche dei gladiatori romani.
Le attività antibiotiche dell’aglio sembra siano state già notate nel 1858 da Luis Pasteur, ma è nel 1944 che Chester J. Cavallito e John Hays Bailey isolano e studiano l'allicina, un composto solforganico dell’aglio, che rappr-senta il meccanismo di difesa dell'aglio da parassiti e infezioni. Dopo queste ricerche, vi è una consistente bibliografia sulle azioni antibiotiche dell’aglio. Altre componenti dell’aglio con attività antibiotica sono il bisolfuro di allile, l’allipropile allicina e la garlicina. L'allicina possiede un’attività antibiotica con potere inibente su numerosi tipi di batteri, tra i quali anche quelli responsabili del tifo, ed è stata proposta per il trattamento dei ceppi di Staphylococcus aureus meticillino-resistenti (MRSA), perché elevata è la sua attività anti-microbica contro microrganismi resistenti agli antibiotici. L’allicina dimostra attività inibitoria sull’88% dei ceppi batterici a una concentrazione minima inibitoria (CMI) di 16 mg/L e sulla totalità dei ceppi a 32 mg/L. La concentra-zione minima battericida (CMB) é nell'88% dei ceppi alla concentrazione di 128 mg/L, e nella totalità dei ceppi alla concentrazione di 256 mg/L.
L’attività antibiotica dell’aglio si rivela utile durante la prima guerra mondiale, quando i medici delle armate britanniche, francesi e russe, trattano con il succo di aglio le ferite infette. Durante la seconda guerra mondiale, quando inglesi e americani hanno scoperto la penicillina, l’estratto d’aglio è ancora utilizzato dai medici dell’Armata Rossa ed è denominato “penicillina russa”.

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La simbologia degli insetti nell’arte figurativa

A partire dal ‘400, agli insetti raffigurati nelle opere d’arte, vengono attribuiti significati simbolici, tratti da episodi di fonti storiche, di poemi latini e greci, o della Bibbia. A eccezione di farfalle e api, l’immagine degli insetti era, in genere, negativa.

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Perché io sono un albero

Non potrei essere che un albero. Sta scritto da qualche parte dentro di me, nella mia natura. Non è un caso.

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La storia insegna

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THE SHORT NEWS

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La mappa genetica del girasole migliorata dalla simbiosi con un fungo

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Seconda edizione del Master sull’Agricoltura di Precisione

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Riuso di acque reflue ed economia circolare, se ne parla a Bari

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Quinta tappa del viaggio tra territori e prodotti della Toscana: Valdarno Superiore e Pratomagno

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La cultura del verde, iniziativa patrocinata dai Georgofili

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Gestione del rischio in agricoltura: se ne parla ai Georgofili il 15 febbraio

Giovedì 15 febbraio 2018 a partire dalle ore 9.30, si svolgerà all’Accademia dei Georgofili una giornata di studio su “La gestione del rischio in agricoltura”, che vedrà la partecipazione di studiosi appartenenti a diverse aree disciplinari, di rappresentanti dei soggetti pubblici e privati e di organizzazioni consortili e professionali operanti nella gestione dei rischi, di rappresentanti delle Istituzioni europee e del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Il presupposto stesso della specialità dell’impresa agricola è stato a lungo individuato nell’essere tale impresa assoggettata al rischio biologico connaturato al proprio oggetto, al rischio meteorico per la sua immediata esposizione ai fattori climatici, al rischio ambientale in ragione del suo operare in un ambiente naturalmente aperto a reciproche interferenze ed influenze. A questi profili di rischio, tra loro strettamente legati siccome tutti espressione del ciclo della vita, si è aggiunto con rilievo crescente il rischio determinato dalla progressiva apertura dei mercati e dall’abbandono di politiche di garanzia dei prezzi. Sicché il rischio di mercato, nelle sue plurime declinazioni legate alla crescente globalizzazione dei commerci, è divenuto centrale all’interno dell’intero perimetro dei rischi in agricoltura.

La Giornata di studio organizzata dall’Accademia dei Georgofili, in collaborazione con l’AIDA-IFLA, si propone come occasione di confronto su questi temi, ed intende esaminare criticità e punti di forza dei sistemi di gestione dei rischi realizzati nel nostro paese, in altri paesi europei, e negli USA, in riferimento a temi nuovi e risalenti.


PROGRAMMA (scarica pdf)


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Nuovi alimenti per tavole post moderne

Colazione, pranzo e cena segnavano una precisa e chiara scansione della tavola di un bel tempo passato, mentre oggi sulle tavole postmoderne dei brunch, apericena e buffet gli alimenti cambiano e conquistano nuove qualificazioni e ruoli che coinvolgono le produzioni alimentari.
Molti e sostanziali sono i recenti cambiamenti nella composizione, denominazione e scansione temporale dei pasti e odiernamente la colazione del primo mattino che rompe il digiuno notturno (da qui le denominazioni inglesi e francesi di breakfast e di petit dejeuner) non è più la collazione o riunione degli avanzi del pasto della sera precedente e in Italia si riduce a un caffè e al più un cornetto o brioche.
Nell’attuale grande modificazione del nome e dell’ora dei pasti, per gli inviti adesso si è costretti a precisare l’ora della colazione, pranzo o cena, senza contare che queste ore non solo variano nei diversi paesi ma anche nella stessa Italia mutano tra le diverse regioni settentrionali, centrali e meridionali. La confusione non cessa da quando compaiono nuovi momenti, tipologie e denominazioni dei pasti con parole – macedonia come il brunch della tarda mattina, soprattutto domenicale (commistione tra colazione e pranzo, dall’inglese breakfast e lunch) e il recente, dilagante apericena della serata che si prolunga fino alla notte (aperitivo associato a cena) costituito da un aperitivo servito insieme con una ricca serie di stuzzichini e accompagnato da assaggi di piatti differenti, salati e dolci, che può essere consumato al posto della cena. Definizione peraltro non esatta, perché l’aperitivo non apre una cena che non esiste essendo solo un prolungamento di un sostanzioso aperitivo e per questo è più corretta la dizione di aperitivo rinforzato.
Nella nuova organizzazione delle tavole non cambiano soltanto i tempi e le denominazioni dei pasti, ma anche i loro contenuti e si tende a tornare alla moda rinascimentale e barocca del buffet, tanto che è stata creata una nuova scienza o disciplina della ristorazione, la buffettistica. Un’abitudine, quest’ultima, che ha il suo successo per diversi motivi: opportunità di preparare i cibi in anticipo con migliore utilizzo del personale di cucina, ridotto personale di servizio in sala perché il buffet si avvale di un autoservizio del consumatore, possibilità di quest’ultimo di soddisfare i propri gusti scegliendo i cibi che preferisce e, non da ultimo, grande diversificazioni e magnificenza delle presentazioni dei cibi che con facilità possono dare il messaggio di ricchezza del convivio.
Con i nuovi stili di vita postmoderni e i cambiamenti nella organizzazione della tavola mutano anche i contenuti e i cibi consumati.

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Il DNA mitocondriale : storia e implicazioni di una grande scoperta

Lunedì 29 gennaio 2018 presso il Salone degli Affreschi dell’Università degli studi “Aldo Moro” di Bari si è tenuta conferenza della Prof.ssa Saccone, Emerita di Biologia Molecolare all’Università di Bari. L’evento è stato organizzato dal Dipartimento Interdisciplinare di Medicina in collaborazione con l’Accademia dei Georgofili sezione Sud-Est, l’Accademia Pugliese delle Scienze, la Federazione Italiana Donne Arte Professioni Affari (FIDAPA) sezione di Bari.

La scoperta dei «genomi citoplasmatici», cioè del DNA mitocondriale e del DNA plastidico, rappresenta una pietra miliare di grandissima importanza nella Biologia degli ultimi 50 anni. Essa ha implicazioni rilevanti che riguardano non solo i concetti di base della Biologia, ma moltissime applicazioni pratiche, dalla Medicina, all’Ambiente, all’Agricoltura ...

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Il mistero degli alveari del Verga

Numerosi studiosi hanno cercato di spiegare perché i “seggioloni antichi”, del terzo capitolo di "Mastro Don Gesualdo", diventano “alveari” nel quinto capitolo. Il Mazzarino, nel saggio “Seggioloni e alveari nella sala grande di Casa Trao”, ha legittimato l’uso del termine “alveari” con ragioni di ordine etnologico, riscoprendo il preciso legame fra api e morte, operante in riti funebri di molte regioni di Francia e Spagna.

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La futura rivoluzione agricola nei cereali

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Al via i Distretti del Cibo

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Ricercatori dell'Universita' di Hohenheim scoprono una cura contro l'acaro delle api

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Un quarto della Terra rischia di diventare un deserto

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La stalla 4.0: convegno il 10 febbraio organizzato dalla Sezione Centro Est dei Georgofili

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Workshop sulla gestione dei boschi cedui

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Master Università di Teramo: proroga iscrizione

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“Cambiamenti climatici e scenari di rischio”: seminario ai Georgofili il 1 febbraio 2018

Un seminario interdisciplinare su “Cambiamenti climatici e scenari di rischio” si svolgerà nella mattinata del prossimo giovedì 1 febbraio, nella sede dell’Accademia dei Georgofili a Firenze.
I cambiamenti climatici sono la sfida ambientale più importante di questo secolo. Gli effetti che ne derivano sono già sotto gli occhi di tutti: eventi estremi, alluvioni, siccità, impoverimento dei suoli, perdita di colture, ecosistemi a rischio. Dalle aree più degradate del pianeta si spostano verso l’Europa le popolazioni dei paesi poveri costrette a emigrare in cerca di cibo, sicurezza e opportunità.
Nel corso del seminario, organizzato da Academia dei Georgofili, Consorzio LaMMA e Istituto di Biometeorologia del CNR, sarà inoltre presentata la pubblicazione "Arno 1966. Cinquant’anni di innovazioni in meteorologia", che raccoglie i contributi del workshop organizzato in occasione dell’anniversario dell’Alluvione di Firenze del 1966.  

PROGRAMMA (scarica pdf)

Crediti formativi professionali per agronomi e geologi
Informazioni: http://www.lamma.rete.toscana.it/news/cambiamenti-climatici-e-scenari-di-rischio

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Il 31 gennaio incontro su: “Denominazioni, cultura territoriale e qualità dei vini italiani”

Mercoledì 31 gennaio 2018, alle ore 16.30 nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà un incontro    dedicato alla denominazione dei vini italiani con interventi di Zeffiro Ciuffoletti (Introduzione al tema), Bernardo Conticelli (Uno sguardo alla Francia e all'Europa) e Piero Tesi (Considerazioni finali)
Nell'incontro si affronteranno tutte le tematiche relative all'origine geografica del vino e alle normative italiane e francesi. Come è noto, l'Italia è ormai da anni il paese primo esportatore al mondo di vini, ma alla quantità non corrisponde il valore economico, che vede la Francia al primo posto. Basterebbe questa prima considerazione per ripensare la questione normativa in materia alla luce del contesto europeo e di un mercato mondiale in continua evoluzione. Il dott. Piero Tesi avanzerà una serie di osservazioni e proposte relative alle tematiche correlate alla denominazione dei vini secondo il territorio di produzione e la specifica qualità.

La partecipazione è riservato a coloro che si saranno registrati lunedì 29 gennaio 2018 a adesioni@georgofili.it . Le iscrizioni saranno accolte compatibilmente con la capienza della sala


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Miglioramento genetico per l’industria della carne

L’industria alimentare tradizionale ha spesso trascurato la qualità del prodotto originario nella convinzione che i processi di trasformazione potessero supplire ad una qualità non ottimale. Se questo è vero per prodotti a basso valore aggiunto, in un mercato globalizzato ed estremamente competitivo per i prezzi, tali politiche sono penalizzanti per le industrie alimentari radicate in nazioni ricche e/o che basano la loro competitività nell’unicità e fama del prodotto.

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Orto nel giardino? Visitiamo Castel Ruggero

La coltivazione di ortaggi e alberi da frutto all’interno del giardino dà vita a un connubio ricco di spunti interessanti; l’orto nel giardino di Castel Ruggero nei dintorni di Firenze ne è un esempio, e apre ai visitatori nella giornata dei pomodori in festa.

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Mangiare crudo: nuova cultura o incultura?

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Api e Gelsomini

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Digitale e sostenibilità: dal campo al calice di vino

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Le malattie animali minacciano le persone

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Quanto resisterà ancora l'attuale agricoltura?

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THE SHORT NEWS

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Il volume su Bastogi di Luciano Iacoponi presentato all'Accademia dei Georgofili il 30 gennaio

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Ai Georgofili il quarto incontro dedicato ai territori della Toscana e ai loro prodotti: protagonisti Pistoia, Piana Pistoiese, Valdinievole e Montagna Pistoiese

Giovedì 25 gennaio 2018 a Firenze, nella sede dell’Accademia dei Georgofili si svolgerà il quarto degli incontri dedicati a territori e prodotti della Toscana, organizzati in collaborazione con ANCI Toscana e con il patrocinio di UNICOOP Firenze.
Dopo Lunigiana, Garfagnana e Valdarno Inferiore, questa volta saranno protagonisti Pistoia, la piana pistoiese, la Valdinievole e la montagna pistoiese.

I lavori saranno aperti alle ore 9.15 da Giampiero Maracchi, Presidente dell’Accademia dei Georgofili, Marco Remaschi, Assessore all’Agricoltura della Regione Toscana e Vittorio Gabbanini, ANCI Toscana.
A seguire gli interventi:
-    Pistoia si presenta a cura di Alessandro Sabella, Assessore al Turismo del Comune di Pistoia
-    La Piana Pistoiese si presenta con Giacomo Mangoni, Sindaco di Agliana
-    La Valdinievole si presenta con Marco Borgioli, Sindaco del Comune di Chiesina Uzzanese, Vice Presidente della Società della Salute Valdinievole, Conferenza dei Sindaci della Valdinievole
-    La Montagna Pistoiese si presenta di Luca Marmo, Sindaco del Comune di San Marcello Pistoiese Piteglio, Presidente Unione Appennino Pistoiese.
Nella parte centrale del convegno saranno svolte le seguenti relazioni dedicate ai prodotti tipici, alle loro caratteristiche anche salutistiche, alle ricette e alle iniziative di Unicoop Firenze per la loro valorizzazione:
-    La valorizzazione collettiva dei prodotti tipici: opportunità e problematiche (Giovanni Belletti, Università degli Studi di Firenze)
-    Caratterizzazione salutistica dei prodotti tipici per la loro valorizzazione (Manuela Giovannetti, Centro Nutrafood – Nutraceutica e Alimentazione per la Salute, Università di Pisa)
-    Prodotti e ricette nella Piramide Alimentare Toscana (Francesco Cipriani, Azienda USL Toscana Centro e Fabio Voller, ARS - Agenzia Regionale di Sanità della Toscana)
-    Le iniziative di Unicoop Firenze per la valorizzazione dei prodotti toscani (Franco Cioni, Unicoop Firenze)

Concluderanno la mattinata gli interventi programmati dei produttori locali con presentazione dei prodotti tipici.

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L’ Accademia dei Georgofili in pillole su Radio Toscana

"Parla come mangi" "Mangia come parli" è un progetto editoriale ideato da Radio Toscana (Fm 104.7, 88) che ha come obiettivo quello di far conoscere o riscoprire il ricco patrimonio della nostra lingua toscana e del nostro territorio, legati in modo particolare al mondo dell'agricoltura e delle tradizioni toscane.
Piccole rubriche, ciascuna da un minuto, realizzate dai responsabili delle due più prestigiose e antiche accademie italiane: in ambito linguistico, l'Accademia della Crusca ("Parla come mangi"), e per le scienze agrarie, l'Accademia dei Georgofili ("Mangia come parli").
In ogni pillola viene spiegata in tono discorsivo una parola legata al mondo agricolo (frutti, piante, ortaggi, animali da allevamento, pesci, ecc), della nostra cucina toscana (piatti tipici, ricette del passato) o del nostro parlar toscano (termini tipicamente toscani) spiegandone l'origine, le particolarità, le curiosità.
Si va dalla alla zucca lardaia, alla vacca maremmana, al raviggiolo, agli agrumi dei Medici illustrati dall'Accademia dei Georgofili; per proseguire con gota, ceppo, sciocco, biroldo, ribollita, illustrati dall'Accademia della Crusca.
Il livello qualitativo delle rubriche è garantito, oltre che dal prestigio indiscutibile delle due istituzioni, da chi le realizza concretamente: il prof. Giampiero Maracchi, climatologo di fama internazionale ed esperto di tradizioni toscane, presidente dell'Accademia dei Georgofili e vari linguisti e studiosi dell'Accademia della Crusca.

Le pillole andranno in onda per tutto il 2018, fatta eccezione per il mese di agosto.

Questi gli orari:
Accademia dei Georgofili: martedì ore 9.45   - giovedì  ore 11.45  - sabato  ore 10.45
Accademia della Crusca: lunedì ore 8.15 - mercoledì ore 10.15 - venerdì ore 12.15

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Il futuro della PAC

Con la Comunicazione “Il futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura”, COM (2017) 713 del 29 novembre scorso la Commissione dell’Ue ha aperto il dibattito sul futuro della Pac post 2020. Dopo la definizione, nel primo semestre 2018, del Quadro Finanziario Pluriennale (Qfp), verranno le proposte di testi normativi nel secondo semestre e nel 2019 l’approvazione, al termine del dibattito fra gli Organismi europei, gli Stati membri e il mondo agricolo. I tempi sono stretti e non è esclusa una piccola proroga, anche perché i mesi che ci attendono saranno difficili.

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L’intelligenza artificiale

La storia non ha esitato ad usare il termine “rivoluzione” per evidenziare i periodi nei quali sono avvenuti i più importanti progressi e cambiamenti. Davide Casaleggio (la Repubblica, 17 dicembre 2017) ha ora battezzato come “vera rivoluzione” la robotica, considerandola come dotabile di una “intelligenza artificiale”.

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A tavola con il cambiamento climatico

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Ortofrutta, arriva il Tavolo nazionale

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Andamento dei consumi di carne bovina in Italia

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Problemi del nostro sistema di ricerca agricola

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Bastogi di Luciano Iacoponi presentato all'Accademia dei Georgofili il 30 gennaio

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A rischio il doner kebab amato da molti

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THE SHORT NEWS

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Uno Spelacchio a Roma

Nei giorni che hanno preceduto le Feste ha tenuto banco nei giornali e sulle televisioni l’immagine di un grande albero di Natale, un abete rosso per la precisione, che l’arguzia dei romani ha prontamente ribattezzato Spelacchio. Per intenderci, e per comodità, lo chiameremo anche noi con questo soprannome di nuova coniazione e indubbia efficacia. La vicenda è nota: un albero di Natale acquistato dal Comune di Roma in una delle più belle e boscose vallate alpine dopo pochi giorni dal trasporto e dall’installazione in piazza Venezia ha iniziato a mostrare vistosi segni di deperimento ed ha assunto un aspetto triste e, appunto, spelacchiato. La caduta della sua chioma ha messo in evidenza i rami su cui spiccavano, un po’ spaesati, i tradizionali addobbi, accentuandone l’immagine fatiscente e di abbandono.
Il fatto è nell’ordine delle cose e può capitare, anche se non dovrebbe per ovvie ragioni, ma ha colpito la grande informazione e smosso il solito circo dei commenti degli esperti, in genere sconosciuti che non “bucano” lo schermo, e dei non esperti, che non sanno letteralmente di che  cosa parlino, ma sono noti per tutt’altre qualità.
È inutile ritornare sul costo dell’operazione, sulle fantasiose ipotesi relative alle presunte cause del collasso di Spelacchio, sulle interpretazioni politiche, sui significati che si sono voluti ricavare dalla caduta del simbolo del Natale: non ne vale la pena. È innegabile l’interesse dell’opinione pubblica nei confronti della natura, delle piante e degli animali che la compongono. Ma lo è ancor di più la strana modalità con cui ciò avviene. Alberi e bestie vengono visti non come esseri viventi, con i pregi e gli ovvi limiti della loro condizione, ma come oggetti di uno strano mondo che scimmiotta quello naturale divenendo, per ciò stesso, il massimo della non naturalità.  Gli incolpevoli esseri viventi come Spelacchio non sono presi per quello che sono, ma come componenti dei nuovi contesti costruiti artificialmente seguendo le idee, le aspirazioni, talvolta i sogni di esseri umani sempre più lontani da un rapporto diretto e semplice con la natura. È così che vengono costruiti strani connubi, come i grattacieli del bosco verticale o la piantumazione di palme e banani nella piazza del Duomo di Milano. È così che si pretende che un cane sia vestito, mangi e si comporti come un essere umano. Ma è anche così che si consumano assurdi sfregi con i ripetuti ed esibiti vandalismi a Napoli su un altro albero di Natale. Spelacchio nel suo contesto naturale è un essere vivente, ma in quello artificiale di Piazza Venezia è morto e perpetua per pochi giorni la sua immagine, come tutti gli alberi di Natale analoghi e come le svariate migliaia di quelli più piccoli che vivono a stento qualche settimana nel clima artificiale delle case.

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Salute e alimentazione

Nel corso degli ultimi sessanta anni le idee sulla sicurezza alimentare cambiano profondamente, drasticamente mutano i problemi d’affrontare, controllare e risolvere; oggi ci troviamo di fronte a nuove paure e incognite, con sfide che attendono d’essere fronteggiate con nuove tecnologie, ma soprattutto con nuove idee. Affermazioni queste che possono sembrare strane o sconcertanti e che per questo hanno bisogno di chiarimenti partendo dalla distinzione tra sicurezza acuta e sicurezza cronica.
Ben chiara a tutti, fin dal più lontano passato, è l’idea che un cibo infetto, avariato o improprio faccia male con sintomi ed esiti anche mortali, che compaiono in poche ore o giorni, e questi disturbi acuti sono affrontati e risolti con mezzi appropriati sempre più precisi (controlli, trattamenti termici, date di scadenza ecc.). Molto più recente e quasi contemporanea è l’idea che alimenti che non provocano danni immediati o acuti possano invece provocare danni anche gravi con una loro assunzione prolungata o cronica. Punto di partenza della necessità di una sicurezza alimentare cronica può essere individuato nella enunciazione della Dieta Mediterranea che mette in luce come gli alimenti devono essere valutati per il loro effetto in alimentazioni prolungate, non solo di anni, ma di decenni se non di tutta la vita di una persona o di una popolazione, soprattutto se la longevità aumenta anche per la diminuzione se non la scomparsa di cause di malattia o morte acute. Di fronte alla necessità d’affrontare lo studio della sicurezza alimentare cronica, gli studi sugli animali si dimostrano scarsamente efficaci, per i diversi metabolismi, ma soprattutto per la diversa lunghezza della loro vita. Di conseguenza si sviluppano sistemi di ricerca epidemiologica sulle popolazioni umane credendo di ottenere risultati capaci di dare risposte efficaci per malattie croniche che sfociano anche in eventi acuti come infarti miocardici, ictus ecc. e altre patologie che sono attribuite a specifici alimenti somministrati cronicamente e privi di effetti negativi acuti. Su questa linea si giunge a mettere in guardia, se non a criminalizzare anche alimenti tradizionali quali il burro e altri grassi, lo zucchero e talune carni.

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Tempo di tartufi

Come da tradizione nei giorni che precedono e seguono il Natale, la “cucina” esplode solleticando il palato con infinite e variegate proposte che indubbiamente richiamano al gusto, ma anche all’olfatto e alla vista; l’”occhio” infatti, così come ci ricorda l’antico adagio, “vuole la sua parte”.
Solo l’imbarazzo della scelta quando ci si sofferma alle vetrine o ci si aggira per scaffali e ripiani dei negozi.
Eccelle e fa quasi da padrone, accanto ad insalata russa, paté di molteplici tipi, stuzzichini vari, il tartufo.
Un genere di fungo dell’ordine Pezizales della famiglia delle Tuberacee, descritto e raffigurato da Pier Antonio Micheli nel suo celebre trattato del 1729 Nova plantarum genera (da cui è tratta l’immagine), ma le cui prime notizie certe sono attestate fin da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia e sulle cui origini non sono mancate fin dall’Antichità classica ipotesi poetiche e magiche, come ad esempio attesta Giovenale che lo vuole originato da un fulmine scagliato dal dio Giove in prossimità di una quercia.

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La difesa antiparassitaria nelle industrie alimentari: prospettive di evoluzione

La difesa antiparassitaria nelle industrie alimentari è decisamente in ritardo rispetto a quella che si è, già da tempo, affermata nella protezione delle colture in campo.
La severa normativa sull’autorizzazione all’impiego dei prodotti fitosanitari, le ricerche sulle strategie da seguire per il loro utilizzo in campo consentono ora di rispondere alle aumentate esigenze di rispetto dell’ambiente e di qualità dei prodotti destinati all’alimentazione.

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Lotta biologica alla Canna gigante Arundo donax negli USA

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Telecomunicazioni: passato, presente e futuro

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Divieto di uso di fitosanitari in aree greening

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Rischi legati agli attuali prezzi bassi dell’olio di oliva: necessari interventi

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THE SHORT NEWS

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Corso per giornalisti sulla comunicazione nel settore vivaistico

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On-line tutto il materiale del Convegno "Agricoltura e cambiamenti climatici: Sfide e opportunità"

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Auguri

Cari Lettori,

auguro un sereno Natale e un felice Anno Nuovo a voi e alle vostre famiglie, nella speranza che il nostro sforzo per l’agricoltura italiana risulti utile per il Paese, convinto che “Labor omnia Vincit” (e non la globalizzazione e le guerre).


Il Presidente

Giampiero Maracchi


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“Correnti da Artico e Africa, è cambiato tutto”

Ripubblichiamo l’intervista di Remo Santini a Giampiero Maracchi (da La Nazione, 12/12/2017)

Da una temperatura gelida a quella primaverile, seppur con molto vento, nel giro di poche ore. E’ quello che è accaduto in questi giorni con sbalzi dunque repentini. Cosa sta succedendo? E che dobbiamo aspettarci per le prossime settimane e i prossimi mesi? Lo abbiamo chiesto al Prof. Giampiero Maracchi, climatologo internazionale nonché Presidente dell’Accademia dei Georgofili.

Professor Maracchi, tutto normale?

“Sull’Italia abbiamo avuto prima una massa di aria artica che ha portato molto freddo, che poi è stata sostituita da una massa d’aria arrivata dall’Africa, che ha fatto innalzare la temperatura velocemente”.

Ma questi contrasti tra masse d’aria a cosa sono dovuti?

“Ai cambiamenti climatici. Il riscaldamento globale ha conseguenze su meccanismi, le faccio un esempio: un tempo la nostra estate era caratterizzata dall’alta pressione sulle Azzorre che determinava l’estate mediterranea, mentre adesso il cambiamento climatico ha messo in gioco l’anticiclone della Libia, che porta temperature di 4 o 5 gradi superiori alla media. Quindi il clima dipende dalle masse d’aria e da dove provengono, tenendo conto che sono cambiati gli spostamenti”.

C’è stato qualcosa di anomalo nella recente ondata di freddo?

“In passato i primi freddi arrivavano dall’Atlantico, quindi con aria fredda e umida, invece negli ultimi anni arrivano dall’Artico con temperature molto più basse. La novità è che in generale questo fenomeno avviene tra gennaio e marzo, stavolta è successo a dicembre”.

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Giampiero Maracchi nominato membro dell’Academie d’Agriculture de France

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Effetti della ridotta funzionalità del suolo in vigneti europei

Lo scorso 23 novembre è stato organizzato presso il CREA-AA di Cascine del Riccio, Firenze il convegno dal titolo” IL SUOLO NELLA GESTIONE DEL VIGNETO BIO: CONTRIBUTI
DALLA RICERCA”
. Il convegno è parte delle attività del progetto ReSolVe- Restoring optimal Soil functionality in degraded areas within organic Vineyards (Ripristino della funzionalità ottimale del suolo in aree degradate di vigneti biologici), finanziato per gli anni 2015-2018 dal fondo europeo FP7 ERA-net project, CORE Organic Plus. In questa sede sono stati presentati i risultati degli studi effettuati per rispondere alla domanda: “i suoli di aree degradate all’interno di un vigneto possono recuperare la loro funzionalità ottimale per la coltivazione della vite tramite tecniche di gestione del suolo biologiche?”. Sono state condotte numerose analisi per comprendere le cause della ridotta funzionalità del suolo in 9 vigneti europei rappresentativi della viticoltura biologica posti in Spagna, Francia, Italia, Slovenia e Turchia.

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Carenza di potassio, emergenza alimentare

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L’agricoltura reale per un agricoltore reale

Pubblichiamo l’intervista di Antonio Pascale a Deborah Piovan (da Il Post del 20/11/2017)

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Xylella in Puglia

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Nel futuro della Pac tanta agricoltura digitale

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Siccità, avviato un piano da 700 milioni

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Premio Europeo “Prosperitati Publicae Augendae”, 7° edizione

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NATALE 2017

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Il senso della carne

L’articolo è una sintesi della relazione svolta durante la giornata di studio “Innovazione di prodotto nella filiera della carne bovina per migliorare la qualità e la sostenibilità ambientale”, organizzata a Viterbo dalla Sezione Centro Ovest dei Georgofili il 13 novembre 2017

La prospettiva scientifica e gli sforzi dei ricercatori e di tutti gli attori del sistema agroalimentare sono oggi sempre più tesi a realizzare e garantire “innovazioni” del e nel prodotto mirate al miglioramento della qualità degli alimenti, della sostenibilità ambientale, del risparmio energetico: dal punto di vista di chi si occupa di Cultural studies suona come un’esortazione atta a realizzare strategie (tecniche e produttive) che siano in linea con gli stili di vita e di salute oggi richiesti.
E’ un cambiamento di senso impegnativo e insieme inderogabile che investe, nel caso specifico, la sfera culturale dell’iter vitale (naturale) della carne bovina lungo l’intera filiera: senso ormai da tempo non più riconducibile a simboli tradizionali dei secoli passati. Ma evidentemente un qualche recupero del passato pare urgere alle porte di consumatori e di attori del sistema come tentativo di ripristino, in forme nuove, dell’archetipo ottocentesco dell’«amato» e «pio bove» che solenne guarda «i campi liberi e fecondi», il cui mugghìo «nel seren aer si perde» e nel cui «occhio glauco» si rispecchia «ampio e quieto/ il divino del pian silenzio verde» di carducciana memoria. Una nuova sensibilità si va affermando anche per scongiurare il pericolo che si avveri la “profezia” lanciata da Emilio Salgari nel suo formidabile romanzo di fantascienza Le meraviglie del 2000 del 1907 (riedito da Transeuropa, 2011): «Mio caro signore la popolazione del globo in questi cento anni è enormemente cresciuta e non esistono più praterie per nutrire le grandi mandrie che esistevano ai vostri tempi. Tutti i terreni disponibili sono ora coltivati intensivamente per chiedere al suolo tutto quello che può dare. Se così non si fosse fatto a quest'ora la popolazione del globo sarebbe alle prese colla fame».
La sensibilità ecologica –diffusa nei paesi industrializzati, del benessere e del consumo- seppur animata da pulsioni fondamentaliste spinge verso la richiesta di una analisi integrata fra le discipline tecniche, scientifiche, economiche e quelle definite umanistico-sociali anche per meglio comprendere i comportamenti collettivi.
Infatti ciò che si definisce come prodotto contiene al suo interno una pluralità di realtà dato che il cibo – in questo caso: la carne bovina- come tutti i cibi non è solo mezzo o materia ma è oggetto e valore culturale, simbolo e mito, lavoro, responsabilità, salute; tanto più se la produzione e il consumo di carne bovina investono anche l’altra realtà che è quella della tutela dell’ambiente, della salute della “casa comune” (dall’etimo di “ecologia”: οἶκος "casa" e λόγος "discorso").

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Piante esotiche e paesaggio: quanto è "naturale" il nostro paesaggio?

Osservando certe zone della Toscana ma anche dell’Italia in generale, siamo abituati a considerare il paesaggio come “naturale”. L’ambiente che ci circonda è oggi caratterizzato da un’elevata biodiversità. Essa non deriva però dalla flora spontanea della nostra penisola, ma dal fatto che nel corso della storia l’uomo abbia introdotto moltissime piante. Queste "piante esotiche" hanno caratterizzato il nostro paesaggio a tal punto da darci l’impressione che ciò che ci circonda sia “naturale”. In realtà il paesaggio è frutto dell’azione dell’uomo, che lo ha modificato nel corso della storia per far fronte alle proprie necessità. Ripercorriamo brevemente le tappe salienti della storia dell’introduzione delle piante esotiche.
Prima dell’avvento dell’agricoltura, nel mondo vegetale si verificavano soltanto migrazioni naturali. Queste erano dovute a cambiamenti del clima o di altri fattori ambientali che spingevano le piante verso altri territori, grazie al trasporto dei semi da parte del vento, dell’acqua o degli animali. L’uomo dedicava tutto il tempo disponibile alla caccia e alla raccolta, non avendo risorse da dedicare ad altre attività.
Alla fine del Neolitico l’uomo inizia a selezionare, coltivare, trasportare e vendere le piante per soddisfare le proprie necessità alimentari o commerciali. Sarà grazie all'introduzione di piante provenienti da altri paesi che l’uomo plasmerà il paesaggio in cui viviamo. La domesticazione di piante e animali nelle prime civiltà sedentarie dà inizio a un processo di modificazione dell’ambiente naturale che è proseguito fino a oggi.
La nascita dell’agricoltura rappresenta dunque il primo grande fattore di cambiamento della distribuzione naturale della vegetazione. Si inizia così a parlare di “piante esotiche”, ovvero di piante originarie di una diversa zona geografica, che vengono introdotte dall'uomo per soddisfare i propri bisogni. E. Hyams intitolò infatti il suo volume sulla storia della domesticazione: “E l’uomo creò le sue piante e i suoi animali”, alludendo all'enorme cambiamento che l’agricoltura e l’allevamento apportarono alla flora e alla fauna autoctone.
Già in epoca romana erano state introdotte numerose piante dal Medio Oriente per scopi produttivi ma anche ornamentali, come il platano, l’oleandro e il pino domestico. Plinio, assai critico nei confronti dei costumi dei suoi contemporanei, deprecava l'ostentazione di piante esotiche nei giardini:
“Ma chi non avrebbe ragione di stupirsi che un albero sia stato importato da un paese diverso solo per la sua ombra? E’ il platano…”

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Illazioni sulla douglasia verde

L’articolo è tratto dalla relazione svolta durante la giornata di studio: PROGETTO DO.NA.TO. – Douglasiete Naturali Toscane (4 dicembre 2017)

Il fatto che la douglasia verde nella lunga area delle conifere giganti sia la specie più costante e frequente è di già un chiaro indizio di adattabilità.  Il suo ruolo è quello di una specie pioniera, molto capace di diffondersi in occasione di catastrofi anche a lunghi intervalli, perché è anche una specie molto longeva. La ricchezza genetica è senza dubbio una garanzia per la sopravvivenza della specie.  Lungo il suo areale [che in termini di latitudine va dalla latitudine della Scozia a quella della Calabria] la douglasia verde si è differenziata in più razze geografiche che hanno offerto una utile possibilità di scelta ai fini dell’introduzione in località diverse dell’Europa.

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Salse e orticoltura

Le salse da condimento sono antichissime e basta ricordare che una di queste caratterizza la cucina romana antica: il garum. Le salse sono una parte importante di ogni cucina tradizionale e al tempo stesso valorizzano molti prodotti orticoli, dal pomodoro al peperoncino e al prezzemolo, senza dimenticare il sedano e tanti altri erbaggi che devono la loro fortuna al loro uso nelle salse, come parti particolari di pesci, dalla salsa tonnata al colato di alici che si richiama al garum romano.
Le salse aggiungono sapore ai piatti e crescente è l’interesse dei consumatori di tutti i continenti per salse tradizionali e soprattutto nuove, con un mercato mondiale odierno di circa venti milioni di dollari, che si ritiene debba superare i 23 milioni nel 2020.

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“Un teorema chiamato desiderio”, lettura di Eduardo Saenz de Cabezon Irigaray

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I nostri veri “Alberi di Natale”

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Agricoltura e calamità naturali:boom di assicurazioni nel 2017

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L'agricoltura nazionale torna a concentrarsi sulla difesa del suolo

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I furti di olive in campagna

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La pizza napoletana è patrimonio dell'Unesco

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Master all’Università di Teramo su Ambiente e Aree Protette

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La Cia celebra i 40 anni all’Accademia dei Georgofili

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Burro, scusate ci eravamo sbagliati

Due volte nella polvere / due volte sull’altar canta Alessandro Manzoni nell’Ode Cinque Maggio riferendosi a Napoleone Bonaparte, e lo stesso si deve dire del burro, prima osannato, poi maledetto e che ora sta tornando in auge. Un altalenarsi tra buono e cattivo che si collega anche al variare della sua disponibilità. Una storia maledettamente complicata, quella del burro, iniziando dalla sua attuale scarsità e quindi alto prezzo dovuto a molti fattori, tra i quali emergono l’insufficiente produzione italiana di latte e la sua diminuita produzione in Europa, l’ostracismo all’olio di palma prontamente sostituito da burro, ma soprattutto alla progressiva e sempre maggiore richiesta di burro da parte dei cinesi che hanno scoperto i pregi della migliore pasticceria occidentale nella quale il burro è una base insostituibile. Se fino a qualche anno fa il burro era confinato tra i grassi maledetti e bandito dalle tavole, quasi fosse un criminale colpevole dei peggiori omicidi, ora inizia a essere riabilitato e non mancano elogi, confermando il vecchio e saggio detto che quando hai un dubbio su qualche novità, pensa a cosa e come mangiava tua nonna e, se l’hai conosciuta anche la tua bisnonna, e al tempo in cui, per indicare una persona fortunata, si diceva che era nata sul burro (non proprio così, ma il concetto era questo).
Tralasciando l’uso extranutrizionale e cosmetico del burro (come quello dell’Ultimo Tango a Parigi di Bernardo Bertolucci), storico (iniziando dagli asparagi di Giulio Cesare) o ludico (come nella canzone Eri Piccola Così di Fred Buscaglione) di questo alimento si sono dette ogni sorta di mali, senza considerare le quantità, le condizioni d’uso e che in una dieta di 2000 - 2500 Kcalorie, da 600 a 800 di calorie devono derivare da grassi, pari a circa 66 a 90 grammi di grasso. Di fronte a un consumo annuo per italiano di circa ventidue chilogrammi e mezzo di olii commestibili, dei quali dodici d’olio d’oliva, i consumi del burro sono tra i due e i due chilo-grammi e mezzo, pari a 5 – 7 grammi giornalieri che rappresentalo 36 – 50 Kcalorie, un valore molto limitato nell’apporto di grassi in una corretta dieta equilibrata. Inoltre, e come fin dal 2011 segnalato da Natale Giuseppe Frega su “Georgofili INFO” (http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=455), il burro ha attività antin-fettive e anticancerogene e contiene elementi importanti per la salute: sfin-gomieline, acido butirrico, tocoferoli, squalene, pigmenti carotenoidi, stero-li, vitamina A e soprattutto l’acido linoleico coniugato (c18:3, CLA). Quest’ultimo ha attività anticancerogena e agisce nel controllo della arteriosclerosi, diabete, obesità, svolgendo un’azione anticolesterolemica e di protezione dalle coronaropatie, con effetti positivi sulla formazione ossea e, come antinfiammatorio, in patologie come l’artrite reumatoide.

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Produzione della carne bovina e le sfide del prossimo futuro

C’è una sorta di antinomia di fondo tra il principio generale che sostiene il “benessere animale” e l’idea stessa di macellazione. Pur tuttavia è emersa la necessità di conciliare l’inconciliabile superando, almeno a livello concettuale, due necessità così evidentemente antitetiche. Da un lato il dovere di assicurare ai cittadini dell’Unione europea una alimentazione completa, dall’altro la volontà di rispettare quanti invece la rifiutano in nome di una crescente sensibilità etologica dai caratteri ancora indefiniti e fluttuanti. Inoltre, un certo tipo di macellazione, evidentemente anch’essa indispensabile a garantire la sicurezza alimentare di alcune fasce di popolazione, è organizzata su un quadro di regole religiose costruite su una base organica di norme che ne definiscono l’esecuzione, consolidandola. Una sfida principalmente culturale nella quale la Commissione europea non ha potuto fare altro che dettare le regole.
Lo scopo di questa relazione è quindi duplice: riunire ed esaminare la legislazione tecnica in materia di protezione degli animali e parallelamente, riportare gli elementi finora emersi dalla ricerca e dal dibattito avviati con il progetto europeo “Dialrel” *. Passando attraverso le fasi e i momenti più significativi dell’evoluzione legislativa, viene fornito all'uditore un quadro generale così articolato da permettere di coglierne i passaggi e le correlazioni con le altre normative e con le conoscenze scientifiche in materia. Sono inoltre analizzati compiti e responsabilità nel nuovo asse di suddivisione che demanda agli operatori del settore l’adozione delle misure di conformità e alle autorità competenti l’applicazione di appropriate tecniche di controllo ufficiale per la valutazione e per la verifica degli standard. L’applicazione delle norme di protezione si pone in un ciclo produttivo che deve svolgersi rispettando completamente il medesimo principio di tutela.

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Certificazioni, controlli, etichettatura nel mercato globale

“La Giornata di studio organizzata dall’Accademia ha consentito un efficace confronto sui temi della certificazione dei prodotti agricoli ed alimentari secondo una pluralità di prospettive e di esperienze, che hanno in larga misura confermato l’importanza della certificazione a tutela dei produttori e dei consumatori in un mercato sempre più globalizzato”, ha spiegato il professor Ferdinando Albisinni, ordinario di Diritto Agrario all’Università della Tuscia. 

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Ortofrutta, il tavolo che non c’è

Di questa incredibile, indecente latitanza non si possono accusare le rappresentanze del mondo produttivo privato e cooperativo. Che avevano messo a punto alcune priorità da portare su questo benedetto Tavolo ortofrutticolo nazionale: dal rilancio dell’export, alla necessità di maggiori controlli sull’import, dal catasto delle superfici frutticole alla trasformazione industriale per indigenti.

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I giovani e la cooperazione agricola: insieme si può!

La giornata di studio che si è tenuta recentemente nella sede dell’Accademia, in collaborazione con l’Alleanza delle Cooperative Italiane-agroalimentare-, ha affrontato la questione dei giovani in agricoltura ponendo al centro della sua soluzione il ruolo che può essere svolto dalla cooperazione.

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Le preziose risorse delle piante grasse

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Nuova piattaforma digitale per tutelare le risorse genetiche

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Che vi piaccia o no, il futuro dell’Africa risiede nelle colture OGM

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Sguardo al futuro. I 40 anni della Cia Toscana ai Georgofili

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Convegno a Roma il 12-13 dicembre su: “Agricoltura e cambiamenti climatici: sfide e opportunità”

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Spuntano ciliegie sugli alberi anche a dicembre

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Campi maledetti, lombrichi e lupi

Oggi sono maledetti o ritenuti tali i campi profughi e alcuni campi di calcio e tennis, ma al tempo delle società pastorali erano quei terreni di pascolo dove il bestiame contraeva una malattia mortale anche per l’uomo, il carbonchio ematico, così denominato per il sangue nero e le pustole nere degli ammalati e dei morti, ora noto con il termine anglofono di antrace, e cioè nero. Una malattia che nell’attuale società tecnologica di tanto in tanto torna alla ribalta come rischio di guerra batteriologica, come conseguenza del riscaldamento planetario o di un ritorno a sistemi d’allevamento pastorali.
Dalla fine del milleottocento fino a metà del millenovecento il carbonchio ematico è la malattia che occupa le pagine d’inizio nei trattati di malattie infettive, per il fatto che é la prima malattia batterica studiata scientificamente da Robert Kock, che nel 1877 ne isola l’agente causale il Bacillus antracis, e da Louis Pasteur che nel 1881 dimostra la grande efficacia di un vaccino da lui preparato. Quest’ultimo scienziato studia anche la diffu-sione e il mantenimento dell’infezione nei pascoli, mettendo in luce il ruolo delle spore del bacillo e il ruolo dei lombrichi che portano in superficie le spore presenti nei cadaveri di animali morti e sepolti a poca profondità, dando un significato concreto alla fama di campi maledetti che i pastori davano ai territori dove il bestiame si ammalava.
Inutili storie antiche? Forse no, perché chi scrive queste brevi note, in tempi vicini e tra il 1950 e il 1970, nelle Marche e nell’Emilia Romagna ha vissuto episodi di carbonchio ematico e di campi maledetti. Oggi in Siberia e con lo scioglimento del permafrost provocato dal riscaldamento del pianeta, le spore scongelate del carbonchio ematico dopo settanta anni dall’ultima epizoozia hanno provocato la ricomparsa della malattia nelle renne, dimostrando ancora una volta la loro sopravvivenza infettante per lunghissimi tempi. In modo analogo si deve temere la ricomparsa di questa malattia quando, in allevamenti biologici, si ricomincia a inviare gli animali al pascolo in quelli che erano campi maledetti, dove erano stati abbandonati e più o meno malamente seppellite carcasse di animali infetti, e dove in as-senza di concimazioni chimiche ricominciano a pullulare i lombrichi, che sono capaci di portare in superficie le spore di carbonchi ematico da strati di terra non molto profonda. Da qui la necessità, già indicata da Louis Pa-steur, di sotterrare gli animali morti profondamente, oltre un metro e mezzo.
Recentissima (agosto 2017) é la notizia di un focolaio di malattia in un allevamento al pascolo nel comune di Grottaferrata (Roma) che certa-mente pascolavano in un “campo maledetto” dal quale sono stati allontana-ti.
Il carbonchio ematico o antrace è una malattia altamente mortale non solo degli animali erbivori, ma anche dell’uomo, nel quale è molto perico-losa la forma polmonare causata dalla inalazione delle spore, come avveni-va in chi tosava le pecore ammalate e anche morte (malattia dei tosatori) e raccoglieva e lavorava gli stracci di lana (malattia dei cenciaioli), condizioni che oggi possono ritornare con importazioni di questi materiali da paesi infetti.

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Sostenibilità ambientale nella produzione di carne bovina*

* L’articolo è la sintesi della relazione svolta durante la Giornata di studio: “Innovazione di prodotto nella filiera della carne bovina per migliorare la qualità e la sostenibilità ambientale”, organizzata il 13 novembre a Viterbo dalla Sezione Centro Ovest dei Georgofili in collaborazione con Università della Tuscia, Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Viterbo e Ordine dei Tecnologi Alimentari - Campania e Lazio.

Negli ultimi anni è aumentata l’attenzione della opinione pubblica nei confronti dell'impatto che le pratiche agricole e zootecniche hanno nei confronti dell’ambiente e il consumatore è sempre più sensibile nei confronti della sostenibilità ambientale di queste pratiche. Numerosi studi condotti in contesti diversi testimoniano come la produzione di carne bovina contribuisce al rilascio di inquinanti nell'ambiente e al consumo di risorse naturali tale da risultare, tra i prodotti di origine animale, quella con l'impronta di carbonio e idrica più alta. Al tempo stesso l'incremento della popolazione mondiale sta aumentando la domanda di proteina di origine animale sui mercati internazionali, pertanto cresce la necessità di produrre i prodotti di origine animale in un modo più sostenibile.
L'impatto ambientale più dibattuto per la produzione di carne bovina riguarda le emissioni in atmosfera di gas ad effetto serra come il metano (CH4), il protossido di azoto (N2O) e l'anidride carbonica (CO2). Il consumo idrico e il cambiamento di uso del suolo da forestale ad agricolo (deforestazione) rappresentano impatti sulle risorse naturali imputabili alla produzione di carne bovina.  
Il crescente interesse verso le problematiche ambientali dei prodotti agro-zootecnici ha determinato lo sviluppo di metodologie analitiche come l’analisi del ciclo di vita (LCA) che consente la valutazione ambientale dell'intero ciclo di vita.
La ricerca ha consentito di individuare diverse soluzioni che possono contribuire a ridurre le emissioni sia per le attività di allevamento che per quelle agricole associate.

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Le carni suine in Sicilia: percorsi di tradizione e innovazione

Lo scorso 14 novembre 2017 a Palermo, si è svolta una giornata di studio su: “Le carni suine in Sicilia: percorsi di innovazione e tradizione”, organizzata dalla Sezione Sud-Ovest dell'Accademia dei Georgofili.

Oggi la filiera delle carni suine, dai campi alla tavola, è rappresentata con evidenze scientifiche che coinvolgono sia la produzione e la selezione degli alimenti per gli animali, sia la fase di allevamento, con spunti differenziali tra il Suino bianco e il Suino nero che sono espressione di biodiversità e tipicità di un territorio.

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Giornata di studio in memoria di Pierlorenzo Secchiari sulle recenti acquisizioni delle scienze animali

A seguito della recente scomparsa del prof Pierlorenzo Secchiari, ordinario di Zootecnica generale presso l’Università di Pisa, l’Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali (ASPA), insieme all’Accademia dei Georgofili, ha organizzato un convegno sul tema della qualità dei prodotti di origine animale, un argomento di ricerca sul quale il prof Secchiari ha dedicato buona parte della sua lunga e proficua carriera.

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Biocarburante dalle tazzine, a Londra i bus vanno a caffè

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I giovani: "Torniamo alla terra". A dicembre 8mila ettari di terreni pubblici in vendita

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Basta una pianta alla fermata del bus, la natura come terapia antistress

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Prosciutto di Parma e parmigiano trasformati in prodotti finanziari

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Mosca brinda al cambiamento climatico la Russia è tornata il granaio del mondo

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Unione Europea: yogurt ‘greco’ solo quello prodotto in Grecia

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In Calabria un convegno sulla gestione del territorio dopo gli incendi

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Libri di testo nella formazione agraria universitaria, se ne parla ai Georgofili

Giovedì 23 novembre alle ore 10, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà una tavola rotonda sul tema: I libri di testo nella formazione agraria universitaria.
C’è stato un tempo in cui i migliori professori universitari scrivevano il proprio libro sulla materia di cui erano maestri. Era una sfida con se stessi e con la capacità di sintetizzare il bagaglio di nozioni, spiegazioni, esempi e illustrazioni che l’opera richiedeva. Oggi ai professori universitari si chiede tutto, ma non di scrivere libri di testo: stranamente questo è diventato un lusso.
Non è dunque sorprendente che, negli ultimi tempi, la pubblicazione di un nuovo libro di testo per l’Università sia diventato, per quasi tutte le discipline, un evento assai poco frequente; questo nonostante la riforma degli ordinamenti didattici, con il passaggio allo schema articolato nella sequenza laurea triennale – laurea magistrale, abbia richiesto una profonda rilettura della modalità di trasmissione delle conoscenze – sia in termini quantitativi, sia in termini qualitativi – e dei relativi materiali a uso degli studenti.
Tali considerazioni si incrociano in un contesto storico caratterizzato, grazie alla pervasività delle tecnologie digitali e telematiche, da una estrema facilità di accesso alla conoscenza che rende peraltro evidente, forse ancora più che in passato, l’utilità di dispositivi che la organizzino in modo guidato, per evitare la cosiddetta “disinformazione da eccesso di informazione”.
La scrittura dei libri di testo è inoltre una formidabile opportunità di riflessione sul significato ontologico delle discipline, per ridefinirne principi, obiettivi e strumenti e uniformarne concetti, approcci e terminologie. In questo, le Società Scientifiche possono svolgere un prezioso ruolo di animazione e di coordinamento.
Intorno a questi temi dibatteranno esponenti di discipline che hanno recentemente affrontato questa sfida, rappresentanti del mondo editoriale, degli studenti e del sistema di valutazione nazionale.

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Il progetto “Kilometro verde” per rendere l’aria più pulita e il paesaggio più bello lungo l’autostrada

L’intervento riguarda una fascia di 11 km posta lungo l’A1 a Parma e dove si affacciano aziende di importanza nazionale, Il masterplan, finanziato da DAVINES spa, una delle aziende coinvolte, ha come obiettivo la valorizzazione paesaggistico-ambientale di questo tratto dell'autostrada A1che presenta delle criticità paesaggistiche ed ecologiche evidenti. Oltre al contributo in termini di mitigazione dell'inquinamento, aumento della biodiversità e maggiore resilienza della cintura periurbana di Parma, l'obiettivo del masterplan del Kilometro Verde è tracciare un segno paesaggistico forte, capace di dare una nuova identità a un paesaggio altamente frammentato. Il masterplan del Kilometro Verde affronta infatti alcune tematiche fondamentali: la beautification e la mitigazione dell'autostrada A1, attraverso la creazione di una fascia verde con alberi, arbusti e prati capace di limitare l'impatto dei gas di scarico prodotto dall'autostrada e allo stesso tempo in grado di creare un landmark territoriale ben riconoscibile. Il ruolo del KM verde sarebbe anche rilevante in termini di corridoio ecologico in quanto permetterebbe la ricucitura degli ecosistemi locali collegandoli tra loro e con il reticolo ecologico ed idrografico esistente. Inoltre, vista la presenza di numerose e importanti aziende italiane nella zona, il masterplan propone poi la valorizzazione delle sedi aziendali con la progettazione di un grande business park. Dal punto di vista scientifico, il progetto comprende infine la programmazione di una campagna di monitoraggio e validazione per misurare in sito, ex post, i reali effetti benefici del verde sui vari fattori citati, a cominciare dalla rimozione degli inquinanti.
L’auspicio è che questo progetto costituisca il primo esempio per interventi analoghi e che possa anche fare da monito per la progettazione integrata delle infrastrutture per evitare di intervenire successivamente con maggiore difficoltà ed impegno di risorse.

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Il tabacco in tavola

Il tabacco, estromesso come fumo dalle sale dei ristoranti, sta rientrando sulle tavole per aromatizzare nuovi piatti, recuperando anche passate tradizioni.

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L’acquacoltura in Sicilia

Sintesi del convegno organizzato dalla sezione di Sud-Ovest dei Georgofili con il supporto del Dipartimento della Pesca Mediterranea della Regione Siciliana, che si è svolto a Palermo il 9 novembre 2017 ed ha visto la partecipazione di relatori del mondo Istituzionale e Accademico. L’incontro ha affrontato in maniera integrata i temi della sostenibilità delle produzioni dal punto di vista gestionale, biologico, ecologico ed economico, della qualità della filiera e dell’innovazione tecnologica come strategia per lo sviluppo del settore.

A livello mondiale, l’acquacoltura fornisce quasi la metà dei pesci, dei crostacei e molluschi destinati al consumo umano (46%) e previsioni della FAO indicano che questa attività consentirà di colmare il crescente divario tra l’offerta del settore pesca e la domanda mondiale di pesce, assicurando più del 50% del fabbisogno mondiale.

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Dal grano duro all'olivo: attività di ricerca nel tacco d'Italia

Il 9 novembre 2017 si è tenuta presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa, una lettura del prof Luigi De Bellis dal titolo "Dal grano duro all'olivo: attività di ricerca nel tacco d'Italia". L’accademico, attualmente Direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali dell’Università del Salento, Lecce, è stato introdotto dall’attuale Direttore del DiSAAA-a, prof. Alberto Pardossi, nonché compagno di corso ed amico del prof. De Bellis. E’ seguito un saluto da parte dell’attuale Presidente della sezione Centro-Ovest dell’Accademia dei Georgofili, Amedeo Alpi.

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Una patata arricchita di vitamina A ed E

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Dal riciclo degli scarti, innovativi bio rivestimenti edibili per conservare meglio la frutta

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Il grasso che fa bene al cuore: lo studio di Harvard sulle proprieta' delle noci

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FORUM RICICLO 2017 al Centro Pecci di Prato il 24 novembre

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Una riforma della PAC a fine novembre?

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Sviluppo e Barriere al commercio internazionale del vino: EU – Cina – Russia, incontro ai Georgofili il 1 dicembre

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Certificazione e controlli nel mercato globale, giornata di studio all'Accademia dei Georgofili il 28 novembre

Martedì 28 novembre 2017, dalle ore 9.30 alle 17.30, si svolgerà all'Accademia dei Georgofili una giornata di studio su: "Certificazione e controlli nel mercato globale: costo od opportunità per le imprese agricole e alimentari?", organizzata dall’Accademia in collaborazione con l’Associazione Italiana di Diritto Alimentare (AIDA).
La giornata di studio è valida per i CREDITI FORMATIVI dell'Ordine degli Avvocati di Firenze e del CONAF.

Il mercato dei prodotti agroalimentari è sempre più un mercato globale e transnazionale, nel quale operano – accanto alle tradizionali fonti ed istituzioni di matrice statale o comunque pubblica – fonti private, autorità regolatrici, norme tecniche, regole applicative, standard di origine privatistica, ma di assai incerta collocazione nella dicotomia pubblico-privato, cogente-volontario, che ha guidato a lungo gli ordinamenti nazionali, con una geometria limpida e rassicurante, ma ormai perduta. Ai controlli ufficiali, affidati a soggetti pubblici ed articolati secondo i modelli propri del procedimento amministrativo, si sono affiancati in misura crescente certificazioni affidate a soggetti privati operanti secondo logiche di mercato e di concorrenza. In particolare, per quanto attiene alle certificazioni di qualità, siano esse quelle normativamente definite (DOP, IGP, e STG per prodotti alimentari, DOP e IGP per vini e prodotti alcolici, prodotti biologici, prodotti da agricoltura integrata, altri prodotti di qualità come identificati dal Regolamento UE n. 1151/2012) o quelle volontarie, il modello uniformemente adottato in Europa è quello della certificazione a titolo oneroso ad opera di organismi previamente iscritti in Registri nazionali, soggetti al controllo di un’Autorità pubblica. A far tempo dal Regolamento CE n. 765 del 2008, l’accreditamento degli organismi di certificazione in ciascuno degli Stati membri è affidato ad un “unico organismo autorizzato da tale Stato a svolgere attività di accreditamento” (per l’Italia: Accredia), e la vigilanza sulla loro attività è affidata all’ICRF del Mipaaf. Ne risulta un sistema complesso, che comporta per le imprese agricole ed alimentari rilevanti oneri organizzativi oltre che economici, ma che nel medesimo tempo consente ai produttori, anche di piccole dimensioni, di presentarsi sui mercati, domestico e globale, offrendo ai consumatori la garanzia di prodotti conformi agli standard di qualità dichiarati.

La Giornata di studio si propone come occasione di confronto su questi temi secondo una pluralità di prospettive e di esperienze, ed intende esaminare criticità e punti di forza del sistema di certificazione dei prodotti agroalimentari quale concretamente realizzato nel nostro Paese, così da poter formulare proposte condivise per le sfide che la globalizzazione dei mercati pone ai produttori.

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Gastronomia del pomodorino

Due sono i vegetali che si fregiano della qualifica “da tavola” o “da mensa”: l’uva e il pomodoro, una attribuzione che hanno conquistato con la loro qualità gastronomica e la grande diversificazione di forme, colori e soprattutto gusti che sono richiesti e valorizzati da una cucina sempre più attenta agli alimenti d’origine vegetale e da una dalla gastronomia che valorizza i caratteri degli alimenti.
Nel passato la cucina borghese ottocentesca dei sughi e delle salse copriva i sapori originari creandone di nuovi ma, a partire dalla Nouvelle Cuisine, questo è uno dei suoi pregi, nell’odierna gastronomia gli alimenti devono avere e mantenere i loro sapori e in particolare un pomodoro deve sapere di pomodoro. Questo cambiamento gastronomico ha portato alla ricerca sempre più raffinata di nuovi colori, forme e soprattutto sapori e per quanto riguarda il pomodoro, da diverso tempo è avvenuta la differenziazione tra il pomodoro da industria per la preparazione di conserve, passate e salse, e il pomodoro da tavola o da mensa.
Tra i pomodori da tavola, accanto a quelli tradizionalmente usati in insalata e tra questi il classico cuore di bue, recentemente hanno avuto su-cesso e si sono diffusi piccoli pomodori tra i quali il ciliegino, il datterino e il mini-plum, con un’esplosione senza fine di varietà che si differenziano per forma, colore, aroma e sapore, assumendo denominazioni le più diverse, a volte fantasiose e spesso divertenti. Molte sono le proposte dei pomodorini allungati con frutti eleganti, di un bel colore verde brillante o rosa, con una costolatura regolare ed elegante o con le bacche a grappolo. Queste nuove ed interessanti tipologie, e tante altre ne compaiono e ne sorgono ogni stagione, per la loro piccola dimensione si adattano al consumo snack, anche fuori pasto e in ogni momento della giornata.
Odiernamente il pomodoro da mensa nelle due grandi categorie da insalata e da snack non è più una commodity, ma è divenuto un considerevole settore del Made in Italy dell'agroalimentare vivendo un'importante evoluzione, favorita in particolare dal nuovo e particolare posizionamento nella alimentazione dei pomodorini da mensa.

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Quali orizzonti per la futura nutrizione mondiale?

Nell’ultimo mezzo secolo la popolazione umana è più che raddoppiata, superando, già a fine 2011, sette miliardi. Tuttavia, anche la produzione alimentare mondiale, nello stesso periodo, è più che raddoppiata con un dimezzamento del costo dei cibi, di cui, ovviamente, ha beneficiato buona parte dell’umanità, tranne il miliardo di persone che ancora oggi soffrono la fame. Ciò principalmente a causa della loro povertà, che non permette loro l’acquisto di cibo, anche se disponibile.

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Lettera aperta a La Nazione

A pagina 12 de "La Nazione" di domenica 12 novembre si parla della storia del motore a scoppio di origine fiorentina. Fa a tutti piacere ricordare le benemerenze della nostra città; dispiace invece che non venga, nel caso specifico del motore a scoppio, ricordato il ruolo svolto dall’Accademia dei Georgofili e più volte pubblicamente ricordato. In proposito vi è ormai una letteratura che non può essere trascurata ed esistono documenti che non possono essere messi in discussione. E’ opportuno infatti ricordare che l’intervento dei Georgofili ha di fatto evitato che la priorità dell’invenzione venisse attribuita al brevetto inglese, essendo invece documentata formalmente dai documenti conservati in Accademia la precedenza degli italiani Barsanti e Matteucci, quando ancora non esisteva in Toscana una normativa che ne tutelasse i loro diritti.

A pagina 12 de "La Nazione"  di domenica 12 novembre si parla della storia del motore a scoppio di origine fiorentina. Fa a tutti piacere ricordare le benemerenze della nostra città; dispiace invece che non venga, nel caso specifico del motore a scoppio, ricordato il ruolo svolto dall’Accademia dei Georgofili e più volte pubblicamente ricordato.

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Giornata di studio dedicata a Paolo Alghisi

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Chi è Bruno Mezzetti, che migliora le piante che mangiamo

Pubblichiamo l’intervista di Antonio Pascale a Bruno Mezzetti, uscita su “Il Post” lo scorso 7 novembre 2017

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Glifosate, finalmente un po’ di chiarezza: il documento della SIRFI (Società Italiana per la Ricerca sulla Flora Infestante)

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Successo dell’incontro all’Accademia dei Georgofili su territorio e prodotti del Valdarno Inferiore

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Giornata Nazionale degli Alberi, a Firenze convegno sul patrimonio arboreo delle città

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Il Castagno

Il testo è un resoconto della riunione organizzata dall’ Accademia dei Georgofili sezione Sud –Est il 12 ottobre 2017

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Accademia dei Georgofili e CAI, al via percorso per iniziative congiunte

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Cibo e Cultura: l'alimentazione umana tra fabbisogni nutrizionali, tradizione, qualità del cibo e sostenibilità ambientale

E’ ben noto che «il diritto al cibo» resta una semplice affermazione ideologica se non la si correla al dovere di produrlo! Nei prossimi trent’anni per tenere il passo con la domanda di alimenti bisognerebbe produrre il 70-100% in più di cibo! Non vi è attività umana che non abbia impatto sull’ambiente. Si tratta di un sistema complesso caratterizzato tra l’altro dai consumi di energia, dalle emissioni in atmosfera di gas serra, dalle variazioni climatiche, dalla utilizzazione di suolo, acqua, nutrienti … e via dicendo.
Se un battito d’ali di una farfalla in Brasile, a seguito di una catena di eventi, può provocare un tornado nel Texas chissà cosa può provocare anche il più piccolo e insignificante dei nostri gesti. E’ il cosiddetto “effetto farfalla” che Edward Lorenz, pioniere della teoria del caos, definì durante una sua conferenza tenuta nel 1979. In altri termini piccole variazioni nelle condizioni iniziali di un sistema possono produrre grandi variazioni nel comportamento a lungo termine.
Al 2050 la popolazione globale è proiettata verso i 9 miliardi e più di persone. Da qui nascono due inderogabili interrogativi riguardanti, il primo la capacità del pianeta di sostenere questa tendenza, il secondo la disponibilità di risorse per tutti. Consci del fatto che negli anni ’60 eravamo circa 3,5 miliardi, che all’inizio del nuovo secolo siamo passati da 6 a 6,7 miliardi nel 2015, la FAO chiede di aumentare le produzioni primarie diminuendo l’impatto sull’ambiente.
Si tratta di agire per tempo in un ambito caratterizzato da molteplici problematiche, in particolare una progressiva diminuzione delle risorse primarie (acqua, suolo, prodotti petroliferi…) ed energetiche in uso, tenuto conto che i terreni agricoli sono il 10% delle terre emerse. Tutto questo a fronte poi del rincaro dei prezzi dei fattori produttivi (specificamente la logistica), di una diminuzione dei prezzi di vendita dei prodotti agricoli e zootecnici e infine di un continuo ed inarrestabile mutamento del clima.
L’impatto ambientale ha raggiunto proporzioni tali da definire come “antropocene” l’attuale era geologica in cui l’uomo e le sue attività sono ritenute le principali cause delle variazioni ambientali e climatiche (Paul Jozef Crutzen, premio Nobel, 1995).

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Mezze verità non sono sicurezza alimentare

Già negli anni novanta del secolo scorso gli Stati Uniti hanno un si-stema di monitoraggio della sicurezza degli alimenti importati. Il sistema è costruito su un campionamento che tiene conto della quantità della categoria dei cibi e su analisi di laboratorio per la ricerca di contaminanti, tossici, farmaci e quanto non permesso dalle leggi statunitensi. Ogni anno, in una prima fase, con un migliaio di campioni opportunamente scelti e un totale di circa centomila analisi gli US riescono a individuare aree a rischio sulle quali, in una seconda fase, approfondiscono analisi, ricerche e indagini per ottenere i dati necessari per intervenire e assicurare elevati livelli di sicurez-za alimentare alla popolazione americana. In Europa, solo dopo l’incidente della Mucca Pazza e a seguito del Regolamento CE 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, è istituito un Sistema di Allerta Rapido (RASFF) analogo a quello americano. I due sistemi non sono però uguali soprattutto in due punti. Il primo riguarda i cosiddetti “oggetti del contendere” che dividono USA e Europa cioè gli ormoni, i farmaci e quant’altro che sono ammessi o vietati da una parte e non dall’altra. Il secondo punto è che diversi sono gli stili alimentari e quindi la quantità che le singole categorie di alimenti hanno nei due paesi. Anche dalla diversità dei due sistemi sor-gono divergenze e difficoltà nel commercio tra US e UE.
Il sistema di allerta europeo di comunicazione rapida RASFF (Rapid Alert System for Food and Feed) prevede il ritiro di prodotti pericolosi per la salute umana o animale. Le notifiche sono comunicate e condivise tra gli Stati membri in tempo reale. Nel caso di rischio grave ed immediato (esempio tossina botulinica), in Italia funziona l’immediato sequestro dei prodot-ti da parte del Comando Carabinieri della Sanità e degli Assessorati Regionali e la procedura di emergenza può essere integrata con comunicati stampa per informare i cittadini sul rischio legato al consumo di un determinato prodotto e sulle modalità di riconsegna dell’alimento. Presso l’EFSA e il Ministero della Salute esistono siti web che consentono di conoscere le notifiche settimanali divise in new alert notification per i prodotti a rischio che sono sul mercato europeo e le new information notification per i prodotti non presenti sul mercato europeo o già sottoposti a misure di controllo dal paese interessato e da questi siti chiunque può ricavare notizie e farne buono o cattivo uso, trasformandole anche in fake news, notizie distorte e più o meno ingannevoli.
Non è raro che le informazioni fornite dal sistema RASFF siano divulgate solo parzialmente, senza una corretta interpretazione che deve considerare anche la quantità dell’alimento. Ben diversi sono i rischi per una micotossina trovata in una partita di pepe, usato in minime quantità e solo da poche persone, o per la stessa micotossina presente nel frumento che trasformato in pane o pasta è mangiato in grande quantità da moltissime persone.

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La filiera delle carni di selvaggina

In genere nel nostro Paese l’interesse per la sicurezza delle carni di selvaggina si è cominciato a manifestare successivamente all’adozione del cosiddetto “pacchetto igiene” europeo, una serie di Regolamenti europei che nel 2004 hanno definito in modo organico gli adempimenti pubblici e privati a prevenzione e tutela della salute dei consumatori di alimenti di origine animale, compresi quelli di specie selvatiche. In realtà il “pacchetto igiene” dava compimento ad un percorso comunitario iniziato oltre vent’anni prima da direttive europee che però alcuni Stati membri hanno recepito con scarsa o nulla considerazione per la parte relativa alla caccia e alla pesca.

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Affidato ai Georgofili il Crocifisso dell’Aula Magna dell’Ateneo fiorentino

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Usare i batteri per un’agricoltura migliore

Ripubblichiamo l’intervista di Antonio Pascale a ROBERTO DEFEZ, da “Il Post” del 30 ottobre 2017

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Il contributo della ricerca per il settore agrumicolo

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In Francia è finito il burro ed è un problema serio. C’entra la Cina…

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Dagli oli essenziali realizzato un erbicida naturale

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Bando per giovani ricercatori per la partecipazione al 16th Euro Fed Lipid Congress a Belfast (UK)

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AgroInnovation Award: iscrizioni aperte fino al 31 dicembre 2017

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Master Universitario di II livello in "Governance dei servizi ecosistemici e dei Pes per lo sviluppo economico delle aree interne"

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Giovani e cooperazione agricola, se ne parla ai Georgofili il 9 novembre

Il ricambio generazionale in agricoltura è un obiettivo strategico della politica agricola che, a partire dalle Direttive socio-strutturali del 1972, è stato costantemente incentivato in tutte le riforme della PAC che si sono succedute fino ad oggi. Lo sarà ancor più in futuro in quanto presupposto della competitività dell’agricoltura legata a percorsi di innovazione a tutto campo che le giovani generazioni di agricoltori sono in grado di meglio assimilare. La scelta del modello cooperativo per affrontare problemi occupazionali e reddituali dei giovani che decidono di restare in agricoltura o di intraprendere una propria attività in tale settore appare oggi portatrice di molteplici opportunità. Il modello cooperativo infatti può essere utilizzato in attività di diversa natura: dalla conduzione dei terreni, alla prestazione di servizi e alla trasformazione dei prodotti. Esso favorisce l’affermarsi di nuova imprenditorialità con uno spirito di socializzazione favorito dai nuovi mezzi di comunicazione diffusi anche nelle campagne.

Con la giornata di studio su “Giovani e cooperazione agricola, insieme si può!” che si svolgerà nella sede accademica il 9 novembre 2017, dalle ore 9 alle 13,  l’Accademia dei Georgofili e l’Alleanza delle Cooperative Italiane – Agroalimentare intendono promuovere un momento di discussione sul tema della cooperazione, illustrando sia gli strumenti normativi oggi disponibili per favorire l’ingresso dei giovani nel settore agricolo, sia presentare alcune esperienze cooperative significative presenti in Italia.

Sarà presente Luca Sani, presidente Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati.

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Promuovere e tutelare i prodotti tipici toscani: ai Georgofili nuovo incontro sul Valdarno Inferiore

Continua con successo il ciclo di incontri “I territori della Toscana e i loro Prodotti”, organizzato da Accademia dei Georgofili e Anci Toscana, con il patrocinio di Unicoop Firenze, nella sede dell’Accademia agli Uffizi. Il prossimo appuntamento è previsto nella mattinata di mercoledì 8 novembre e sarà dedicato al Valdarno Inferiore, ovvero ai territori della valle del fiume che vanno da Firenze alla foce.
Obiettivo degli incontri: coinvolgere le aziende locali, tutelare le piccole produzioni, individuare i punti di forza dal punto di vista nutrizionale e gastronomico, rinnovare il marketing puntando sulla qualità e l’unicità, inserirsi fra i prodotti di nicchia della grande distribuzione.
Ad aprire i lavori alle 9.45 sarà Giampiero Maracchi, presidente dell’Accademia dei Georgofili e Vittorio Gabbanini, referente di settore Anci Toscana e sindaco di San Miniato. Interverranno poi Giulia Deidda, sindaco di Santa Croce sull’Arno; Giulio Nardinelli assessore di Castelfranco di Sotto; Samuele Fiorentini assessore di Montopoli.
Le relazioni saranno di Delio Fiordispina, presidente della Fondazione San Miniato Promozione; Giovanni Belletti dell’Università di Firenze; Manuela Giovannetti del Centro Nutrafood Università di Pisa; Francesco Cipriani della Azienda USL Toscana Centro; Fabio Voller dell’Agenzia Regionale di Sanità; Franco Cioni di Unicoop.
A seguire gli interventi programmati: Guido Franchi, vicepresidente dell’Associazione Tartufai delle colline sanminiatesi; Leonardo Beconcini, presidente dell’Associazione Vignaioli di San Miniato; Andrea Falaschi dell’omonima Macelleria Norcineria di San Miniato; Maurizio Castaldi della Macelleria Lo Scalco; Paolo Gazzarrini del  Cantuccio di Federigo; Claudio Savini di Savitar; Angelo Scaduto presidente della Pro Loco di Santa Croce sull’Arno; Luca Collecchi enologo della Fattoria Varramista di Montopoli; Antonio Morelli del Pastificio Morelli San Romano di Montopoli;
L’incontro si chiuderà con la presentazione e la degustazione dei prodotti tipici del Valdarno Inferiore (tartufo bianco di San Miniato, fegatelli, rigatino finocchiato, salame al vino, spuma di gota di maiale, mallegato ecc.), a cura di Lucia Alessi Condotta di Slow Food.

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L’agricoltura produce ancora un bel paesaggio

E’ la cura, l’azione umana, che crea l’ordine dei campi, la trama, la diversità o l’omogeneità paesaggistica a conferire bellezza ed a farci apprezzare, ancora oggi, come in passato, la meraviglia della natura. Perché è questa natura addomesticata che noi apprezziamo, da cui traiamo pace e godimento.

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L’Agricoltura 4.0 tra leggenda e realtà: il progetto AGRIDIGIT

Sotto il nome di Agricoltura 4.0 si può identificare quel complesso di ausili tecnologici e formativi che inducono una conoscenza ed una intelligenza aumentata, di cui devono poter disporre tutti, in qualsiasi luogo e per qualsiasi segmento produttivo.

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Le prossime generazioni disporranno di cibo sufficiente?

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L’ abbattitore cambia la cucina

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Il bosco, una risorsa cha va valorizzata

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La Germania vieta l’uso di concentrati vegetali nei prodotti a base di carne

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Agricoltura indietro su tech, 'il cibo è la nuova religione'

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Castagne: il valore nutraceutico del riccio

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Sei società prossime alla fusione: potrebbe nascere il più grande oligopolio agricolo della storia

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“Vino naturale” e “vino logico”: due mondi e due modi di intendere l’enologia

L’enologo Roberto Potentini, svolgerà una lettura sul tema “vino naturale”e “vino logico” presso l’Accademia dei Georgofili, giovedì 26 ottobre alle ore 16.30

L’enologia del terzo millennio si caratterizza per la ricerca dell’armonia con la Natura. Oltre ai vini Biologici e Biodinamici che si realizzano all’interno di percorsi ufficiali di certificazione, oltre all’agricoltura di precisione impegnata nella ricerca della “sostenibilità” ambientale, stanno avendo sempre maggiore interesse i cosiddetti vini “Naturali”, sorti come movimento spontaneo ancora non legalmente riconosciuto e che rappresentano una piccola ma significativa parte della produzione vitivinicola nazionale ed europea.
Il successo del vino naturale è legato alle esigenze di quella parte di produttori e consumatori che, legittimamente, seguono un’idea di “naturalità” che fa leva più sull’emotività che sulla razionalità e sulla conoscenza scientifica. Spesso queste attività produttive si sviluppano, intenzionalmente, senza le necessarie cognizioni scientifiche e tecniche, nella convinzione che è la natura a trasformare l’uva in vino.  La forte esposizione mediatica di questi vini naturali ne ha amplificato l’effettiva dimensione sul mercato e ha approfondito la frattura con il vino convenzionale. Bisogna uscire dalla logica distruttiva del conflitto, confrontare serenamente “Vino Naturale” e“Vino Logico” per capire quale potrebbe essere la giusta informazione per il consumatore e creare sinergia nel mercato del vino.


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Le piante da profumo nella tradizione italiana

La storia dei profumi risale all’antichità, legata a riti religiosi e alle usanze cosmetiche.
Dopo la parentesi medioevale, in cui furono messi al bando i piaceri della vita, l’uso dei profumi importati dal mondo arabo ebbe grande diffusione in Italia a partire dal Rinascimento. Il profumo diventa un segno di distinzione dei nobili e dei ricchi, un marchio odoroso che allontana dagli effluvi popolari e dalla dilagante sporcizia. Nelle classi agiate, il profumo assume un ruolo fondamentale nell’igiene personale, come unica possibilità di pulizia, essendo stato progressivamente eliminato l’uso dell’acqua. Motivi di carattere religioso, che consideravano le terme luoghi peccaminosi più che utili alla cura personale, ma anche la convinzione medica che l’acqua ed i bagni caldi fossero vettori di malattie attraverso i pori della pelle, avevano indotto ad una specie di pulizia “a secco”. Pertanto, creme, pomate, unguenti, polveri, profumi avevano il compito di celare i cattivi odori. 
Nella Firenze rinascimentale si affermò la corporazione degli speziali, a cui appartenevano anche i profumieri che sollecitati dalle richieste di donne famose, Isabella d’Este, Caterina dei Medici, Lucrezia Borgia, di e Firenze fu per lungo tempo il centro della creazione europea. Verso la fine del XVII secolo, la creazione dell’acqua di Colonia segnò il declino della profumeria italiana e l’inizio di quella moderna.
Per la nota dolce e soave e la delicatezza della fragranza, la rosa costituisce la più larga base impiegata in profumeria. L’industria delle essenze utilizza la rosa muschiata, la rosa rifiorente “Ulrich Brunur”, nel passato coltivata in riviera, come la “Rosa d’Italia, la rosa centifoglia e la rosa damascena. Un ettaro di piantagione produce circa 4-5 t di petali, da cui si estrae un kg di essenza. Il profumo dell’assoluta di “Rosa di Maggio”, è presente nel profumo più costoso del mondo “Joy” creato dallo stilista Jan Paton nel 1930. 
L’essenza di agrumi hanno un ruolo importante per la nota olfattiva di freschezza e di armonia, che il creatore di profumi di classe utilizza nelle sue composizioni. Le essenze agrumarie hanno avuto grande successo nel passato nella preparazione di acque aromatiche, fra cui la famosa “acqua ninfa” e l’universale acqua di colonia, attribuito all’italiano Giovanni Maria Farina, stabilitosi a Colonia per commerciare profumi nei primi anni del 1700.
L’acqua di colonia passò nel 1862 in proprietà della casa Roger e Gallet, conosciuta come “Eau de Cologne” divenendo un’acqua di toilette incomparabile, per le proprietà toniche e rinfrescanti. 

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Food defense e comunicazione del rischio alimentare

Food Defense o Tutela dell’Alimento parte da un piano diffuso dallo FSIS (Food Safety and Inspection Service degli USA) per prevenire, proteggere, mitigare, rispondere e contrastare una contaminazione intenzionale degli alimenti compiuti come atti terroristici allo scopo di provocare panico, shock e danni economici, iniettando veleni in prodotti alimentari già pronti per il consumo. Un pericolo che è associato anche al terrorismo.

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Clima e Mezzogiorno: una proposta operativa

Sempre più spesso i mass media riportano notizie riguardo probabili cambiamenti del clima, sia a livello globale che locale, probabilmente causati da una serie di inconvenienti creati dallo sviluppo della civiltà tecnologica attuale: effetto serra, legato all’incremento della CO2 ed altri gas che inducono la desertificazione, la continua riduzione dei grandi polmoni del mondo (le foreste tropicali), il riscaldamento e l' inquinamento dei mari ecc.

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Possibili risparmi idrici a livello aziendale

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La cocciniglia più diffusa negli oliveti siciliani e calabri

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Cibo è potere, l’ultimo libro di Giovanni Ballarini con la prefazione di Franco Cardini

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Il IV Convegno Nazionale dell’Olivo e dell’Olio

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Obbligo di etichettare l’origine dei pomodori loro conserve, sughi e derivati

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Brevi notizie sulla Xylella fastidiosa

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Workshop su Precision Forestry: prospettive e applicazioni a supporto dell’attuazione della strategia forestale nazionale e delle politiche di sviluppo rurale

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Gestire il bosco: una responsabilità sociale. Le foreste incontrano i rappresentanti della politica nazionale.

Per portare all’attenzione della politica la necessità di una corretta ed efficace gestione del patrimonio forestale nazionale, mercoledì 25 ottobre, alle ore 15.00, nella Sala Capranichetta dell’ Hotel Nazionale in Piazza Montecitorio a Roma, si terrà un incontro promosso dall’Accademia dei Georgofili insieme a numerosi soggetti del mondo accademico-scientifico, produttivo-imprenditoriale e sociale-ambientale.
L’iniziativa, è rivolta principalmente ai rappresentanti della politica nazionale e regionale (parlamentari sia della Camera che del Senato della Repubblica che Assessori all’Agricoltura, Foreste e Ambiente delle Regioni e Province Autonome), alla stampa e mass media in generale.
Vuole sensibilizzare i rappresentanti politici sull’importanza del bosco e delle sue funzioni.
Tutelare, valorizzare e quindi, gestire attivamente il patrimonio forestale nazionale è una necessaria e urgente responsabilità che il Paese deve assumersi. Una responsabilità sociale, economica, ambientale e quindi politica non più rinviabile, resa anche evidente con gli eventi estremi dell’estate 2017.
Il patrimonio forestale nazionale e le  sue filiere produttive, ambientali e socioculturali assumono un ruolo sempre più strategico e trasversale per il futuro del  nostro Paese. Una corretta gestione delle foreste può rispondere efficacemente alle attuali necessità di governo del territorio, assetto idrogeologico, prevenzione antincendio e alle moderne esigenze economiche, produttive e occupazionali delle aree di montagna e interne del Paese, nonché ai precisi obblighi internazionali ed europei assunti dal Governo italiano in materia di ambiente e paesaggio, bioeconomia e green economy, in particolare di lotta al cambiamento climatico.
Eppure si assiste a una sempre più diffusa mancanza di conoscenze e informazioni sulla materia che, oltre ad accrescere la perdita di una “cultura del bosco”, genera conflitti pretestuosi tra i diversi interessi di gestione e delle foreste .

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Il caso del fipronil nelle uova e Dermanyssus gallinae

Durante l’agosto scorso sui principali media europei ed italiani è stato trattato con molta enfasi il caso del “fipronil” rinvenuto nelle uova. La maggior parte degli articoli sulla stampa riportavano che il principio attivo, “era stato utilizzato impropriamente durante la disinfestazione degli allevamenti”. Escludendo in primis che la “contaminazione” potesse essere imputabile all’alimento per le galline, in quanto tracce del principio attivo erano state rinvenute sugli stabulari e all’interno degli allevamenti. Quale potrebbe essere allora la vera ragione della presenza di residui nelle uova?  Cerchiamo di chiarine alcuni punti salienti: il bersaglio del “fipronil” è un acaro, comunemente noto come “pidocchio rosso dei polli”.
Si tratta di una vecchia conoscenza degli allevatori in quanto esso è ritenuto un vero e proprio flagello per i produttori di uova di tutto il Mondo. Questo acaro può essere rinvenuto –assieme ad altri insetti (i veri pidocchi pollini) e altri acari- nei nidi di molti uccelli selvatici, non creando mai problemi eccessivi ai suoi ospiti. Quando però D. gallinae infesta gli allevamenti intensivi trova sua disposizione - anche per periodi prolungati di 12-24 mesi -  un ospite del tutto indifeso, che gli consente una alimentazione “ad libitum” permettendogli di moltiplicarsi senza limitazione alcuna. L’acaro è ematofago e per compiere il proprio ciclo ha necessità di compiere il pasto di sangue. Alcuni stadi giovanili, ma soprattutto le femmine si “ingorgano”con il sangue delle galline per far maturare le proprie uova.
In alcuni casi si è stimata la presenza di 50.000 sino a 250.000 acari per pollo! Le ovaiole sottoposte alle ripetute punture manifestano stress, anemia, sino a casi estremi la morte. Con ricadute economiche sulla produzione di uova importantissime. Inoltre, D. gallinae è responsabile della trasmissione di diverse patologie aviarie e nell’uomo sono stati documentati casi di fenomeni allergici –anche gravi- dovuti a ripetute punture dell’acaro. Gli allevatori ne parlano malvolentieri in quanto i loro prodotti vengono deprezzati sul mercato non appena siano presenti i segni lasciati sul guscio dell’uovo dallo schiacciamento di esemplari presenti sui nastri trasportatori o dalle loro feci.

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Allagamento controllato di suoli differentemente coltivati

La tematica delle alluvioni è attualmente una delle problematiche ambientali maggiormente trattate a livello mondiale a causa del sempre maggior peso economico che questi eventi disastrosi hanno sull’ambiente nel suo complesso e sulla società. Basti pensare che tra il 1998 e il 2002, in Europa si sono verificate più di 100 grandi alluvioni, tra le quali si ricorda per importanza catastrofica l’alluvione del Danubio nel 2002 e nel 2005 (Danube Watch 2005/4).

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I droni per l’agricoltura di precisione

L’agricoltura di precisione, contrariamente a quanto spesso divulgato dalla stampa specializzata e non, non è solamente indirizzata all’automazione del controllo operativo ma punta a migliorare la qualità gestionale attraverso una razionale integrazione tra tecnologie informatiche e pratiche agronomiche.

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Conservazione e qualità degli alimenti

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L’acqua va raccolta e conservata come un tempo

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Per rilanciare il settore pesche/nettarine

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Secondo incontro del ciclo sui territori toscani: Garfagnana e media Valle del Serchio

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Master di secondo livello in Diritto Alimentare

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Così il miglio resiste alla desertificazione

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Protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Università di Padova

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Le prossime attività all’Accademia Georgofili

Giovedì 12 ottobre alle ore 16 nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si terrà la presentazione del volume “L’aglione della Val di Chiana” di Graziano Tremori e Gianfranco Santiccioli.
Nell’occasione, il prof. Piero Luigi Pisani Barbacciani svolgerà una relazione su: “Alla riscoperta di un antico prodotto, l’aglione della Val di Chiana”; la dott.ssa Virginia Lucherini parlerà delle “Proprietà nutrizionali dell’aglione”.

Giovedì 19 ottobre alle ore 9 si terrà il convegno: “La gestione della fauna selvatica ungulata tra insostenibilità dei danni in agricoltura, tutele e opportunità”, sul tema della ricerca di condizioni di compatibilità fra le esigenze di conservazione e valorizzazione delle risorse naturali, e della fauna selvatica in particolare, e quelle della tutela delle attività produttive del settore primario e della salvaguardia degli ecosistemi agricoli e forestali.
Programma (PDF)

Infine, venerdì 20 ottobre alle ore 9.30, nella sede accademica, si svolgerà il secondo incontro di un ciclo sui territori e i prodotti della Toscana, organizzato dai Georgofili in collaborazione con Anci Toscana, con il patrocino di Unicoop Firenze. Dopo la prima puntata svolta lo scorso giugno sulla Lunigiana, in questa seconda iniziativa si tratterà dei prodotti tipici della Garfagnana e della Mediavalle del Serchio: la loro valorizzazione, le proprietà salutistiche e le ricette più famose.
Programma (PDF)

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Il clima sta cambiando la nostra agricoltura

Nel 1980 si tenne la prima Conferenza Mondiale sul Clima a Ginevra organizzata dalla Organizzazione Meteorologica Mondiale nella quale i climatologi di tutto il mondo convennero sul fatto che a causa della combustione dei combustibili fossili durante tutto il ventesimo secolo il riscaldamento globale del pianeta, che già si misurava, avrebbe avuto come conseguenza un cambiamento del clima globale. In effetti a partire dai primi anni 90 iniziarono a verificarsi quegli eventi che erano stati previsti e che si sono aggravati sempre di più fino ad oggi. Infatti il riscaldamento globale in particolare degli oceani e per quanto ci riguarda dell’oceano atlantico significa una maggiore quantità di energia in gioco. I fenomeni meteorologici sono tutti a base di energia e quindi abbiamo assistito all’aumento dei fenomeni estremi. Per  quanto  riguarda  il  nostro  paese  in  particolare  le  piogge  intense che  dai  40- 50  mm  in  poche  ore  degli  anni  precedenti  al  90  e  con  una  frequenza  decennale , sono  passati  spesso  ai  200  mm  degli  ultimi  anni  con  conseguenti  fenomeni  alluvionali  che  abbiamo  calcolato  hanno  gravato  sul  bilancio  pubblico  del  paese  per  quasi  3  miliardi  di  euro  l’anno  insieme  ad  altri  eventi  come  le  tempeste  di  vento  anche  queste  aumentate  di  frequenza  e  la  siccità. Basti vedere come dal 2000 in Toscana si sono avuti   20 eventi con piogge superiori a 200 mm come l’ultimo di alcune settimane fa a Livorno con conseguenze devastanti.  In effetti il riscaldamento globale non significa che fa più caldo sempre e dappertutto ma che si è modificata la grande circolazione atmosferica ed oceanica che costituisce la macchina del clima, ad esempio si assiste ad una espansione verso nord della cella di Hadley, che rappresenta uno dei meccanismi principali della circolazione. Si tratta infatti di aria calda che sale all’ equatore e un tempo scendeva intorno ai 23 ° di latitudine mentre ora si estende sempre di più sul Mediterraneo attraverso l’anticiclone della Libia. 

Questo infatti tende a sostituire specialmente nei mesi estivi l’anticiclone delle Azzorre, responsabile delle caratteristiche del clima mediterraneo di una volta, che viene spinto verso nord interessando addirittura l’Inghilterra che tende ad avere estati che assomigliano sempre di più a quelle mediterranee. Questo fenomeno dà luogo alle cosiddette “ondate di calore”, periodi cioè con temperature di 4 – 5 ° superiori a quelle normali del periodo. Un altro fenomeno che contribuisce a modificare il clima è la modifica della posizione e della forma della cosiddetta “corrente a getto”, una corrente di aria che gira intorno al pianeta a circa 10 Km di quota da ovest verso est responsabile di portare  le  perturbazioni  sulle  aree  su  cui  passa . Negli ultimi anni la corrente nei mesi autunnale si è, tendenzialmente spostata verso nord creando lunghi periodi di siccità sul Mediterraneo. Poiché in   le riserve idriche, acqua di pioggia nelle falde e nei corsi di acqua, si riforniscono di autunno e di inverno, la conseguenza come nell’anno trascorso è rappresentata da gravi carenze idriche durante i mesi estivi.  Infatti era già chiaro nel mese di marzo che l’estate 2017 sarebbe stata gravemente carente ma gli allarmi dati già in quel periodo anche dal sottoscritto non furono presi in considerazione se non quando era ormai troppo tardi. 
L’insieme di questi fenomeni richiede una riflessione profonda sul tipo di agricoltura da mettere in pratica. 

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Pesto genovese e la guerra delle salse

La recente disputa sui pesti pronti venduti nei supermercati inglesi con l’accusa di contenere troppo sale e troppi grassi sembra mettere accusa il celebre Pesto Genovese con le sue diverse varianti tradizionali e merita alcune considerazioni.

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La valorizzazione del territorio pugliese attraverso antiche testimonianze

Oggi pomeriggio a Bari, sarà presentato il volume di Vittorio Marzi: "La Murgia dei trulli. Paesaggi, architettura, itinerari, cultura, tradizioni”, piacevole itinerario attraverso le bellezze naturali della collina murgiana di Sud-Est

La Murgia è un disteso altopiano che domina il paesaggio della Puglia centrale. Sotto l’aspetto orografico può definirsi "la spina dorsale della Puglia", costituita dal poderoso basamento calcareo che partendo dal limite della pianura di Foggia "il Tavoliere" si estende a quella di Brindisi, per terminare da una parte nelle serre salentine e dall’altra scendendo gradatamente verso il mare Ionio.

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G7 Agricoltura a Bergamo: il Vicepresidente dei Georgofili Michele Stanca al Convegno sul sistema della ricerca italiana per l’agricoltura

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La nuova agricoltura? Tecnologica, di precisione e sostenibile. Progetto europeo guidato dall’Università di Firenze.

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Agricoltura: previsioni Ue, Italia vola con spumanti

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Aceto di oliva: un possibile nuovo prodotto dalle acque di vegetazione

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Latte 4.0: Istruzioni per l’uso

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NOTIZIE BREVI

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Convegno nazionale sulla depurazione idrica

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Le sfide del futuro per l’alimentazione globale

Tenuto conto che, a livello mondiale, in base ad una serie di analisi recentemente effettuate, è ormai chiaro che l’estensione di nuovi terreni da destinare all’agricoltura sono limitati ad un possibile incremento di non più del 5% del totale attuale, a meno di provocare gravi squilibri ambientali. Non resta che concludere che sarà necessario perseguire un ulteriore aumento della produttività dei terreni agrari già esistenti.
L’incremento della produttività alimentare verificatosi dagli anni ’50 a metà anni ’80 dovrebbe fornire agli attuali responsabili dello sviluppo umano una chiara indicazione sul da farsi: solo con un nuovo ed adeguato sforzo finanziario, che permetta un ulteriore importante contributo alla ricerca applicata nei vari settori coinvolti, si potrà fornire all’umanità il cibo necessario per il prossimo futuro.
Già nel 52° volume della rivista “Crop Science” del Maggio-Giugno 2012, ben 18 membri della Crop Science Society of America hanno pubblicato una nota riguardo i principali problemi della produzione vegetale, che si dovranno affrontare nell’attuale secolo. Questa pubblicazione riassume una serie di studi ed incontri scientifici che questa Società ha condotto dal 2009 al 2012. Riteniamo utile riportare in sintesi i risultati, anche perché dopo 5 anni le cose non sono certo cambiate. 
La pubblicazione, dopo di aver sottolineato che l’obiettivo fondamentale della Società umana è “assicurare una adeguata e sostenibile produzione di cibo per l’uomo, di alimenti per gli animali domestici, di energia e di fibre per la sempre crescente popolazione mondiale”, ha identificato 6 grandi sfide e quindi obiettivi fondamentali da conseguire in futuro con strumenti, tecnologie e soluzioni adeguate a risolvere appunto tali principali future problematiche del settore. Riteniamo inoltre che i suggerimenti avanzati possano avere una valenza globale, non solo limitata agli USA.

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Galline urbane da compagnia

In Francia e in altri paesi, ed ora anche in Italia, la gallina sta divenendo un nuovo animale da compagnia, inserendola tra gli altri NAC o Nuovi Animali da Compagnia. Si dimentica però che questo animale è tra i primi a essere stato addomesticato dall’uomo che ha intuito e approfittato delle sue attitudini sociali. Galline e polli sono stati allevati per la produzione delle uova e di carne, i galli sono divenuti i protagonisti di combattimenti e entrambi, galline e galli, sono divenuti animali da ornamento in base alle loro caratteristiche di taglia (razze nane) e di piumaggio delle diverse fogge e colori. Oggi conosciamo circa duecento razze diverse di galline, alcune per la produzione di uova o di carne e altre come animali sociali che si affezionano all’uomo e che possono vivere fino all’età di dieci anni.
Se l’uso di galline come animale da compagnia non era raro nelle campagne, dove ogni massaia “conosceva i suoi polli”, come dimostra il detto ora citato, diverso è il mantenimento di una o due galline in città, anche se si ha in piccolo giardino o un ampio terrazzo, per non parlare di un semplice balcone, non dimenticando che non si tratta di un animale che, come un cane o un gatto, non può essere facilmente portato con sé in vacanza o durante i viaggi. Le galline per il loro benessere hanno bisogno di una protezione contro le infezioni i loro parassiti e dei “bagni di sabbia” per i quali bisogna attrezzare una piccola sabbiera simile a quelle utilizzate per i giochi dei bambini e dove le galline puliscono le penne razzolando sulla sabbia e lanciandosela sul dorso con l’aiuto delle zampe e delle ali. Il fondo del pollaio deve avere un substrato assorbente ed asciutto come la segatura mista a sabbia o paglia triturata.
L’idea di usare una o due galline come un facile sistema per eliminare i residui organici della alimentazione familiare non è una pratica efficace e contrasta con il benessere degli animali che in buona parte sono granivori e tra l’altro hanno bisogno o di cibi preventivamente triturati (come negli allevamenti) o di sassolini, o grit, per la loro triturazione nello stomaco muscolare, essendo gli uccelli privi di denti. Se si scelgono galline di razze ornamentali, in genere piccole, ben scarso è il numero di uova che depongono. Inoltre non si può pensare che chi ha una gallina da compagnia poi, dopo molti anni, se la mangi!
Oltre le considerazioni sui Nuovi Animali da Compagnia (Georgofili INFO del 26 aprile 2017) e quanto molto chiaramente espresso dal Prof. Dario Casati (Romeo e i nuovi animali da compagnia - Georgofili INFO del 10 maggio 2017) non bisogna cadere in facili entusiasmi e prendere in seria considerazione il fatto che in Italia la gallina non è considerata un animale da compagnia o pet

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Possibili interventi irrigui in agricoltura

Facendo seguito a quanto riportato nella prima nota, relativamente alla sperimentazione condotta nel Metapontino (TA), di confronto fra tre metodi irrigui su pomodoro da industria, i risultati produttivi ottenuti, oltre ad evidenziare le maggiori produzioni realizzate con l’irrigazione a goccia rispetto a quelle riscontrate con l’aspersione e l’infiltrazione laterale da solchi,  metterebbero in evidenza: a) la maggiore efficienza distributiva dell’acqua con l’irrigazione a goccia rispetto all’aspersione ed all’infiltrazione laterale da solchi;  b) l’importanza della corretta definizione, per l’irrigazione a goccia, del turno irriguo e del volume specifico di adacquamento al fine del raggiungimento di elevati valori di efficienza distributiva e di efficacia produttiva  dell’acqua e di risparmi idrici.

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Un problema ricorrente: la pediculosi

Con la riapertura delle scuole, è puntualmente iniziata la richiesta di notizie e consigli da parte di genitori e di nonni, preoccupati per la presenza nella classe di figli e nipoti, di casi di pediculosi; tale parassitosi, peculiare della specie umana, negli USA, interessa annualmente da 6 a 12 milioni di bambini in età scolare. Il Pidocchio dell’uomo infestava già gli antichi egizi, sulle cui mummie sono state trovate le caratteristiche uova. Pur non essendo un problema di stretta pertinenza dell’entomologo agrario, dietro pressanti sollecitazioni, mi limito a dare basilari informazioni sul parassita e sulle modalità di controllo.

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Convegno nazionale dell’Olivo e dell’olio

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XI Congresso SISEF, la foresta che cambia

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Rinnovazione naturale boschi di douglasia - visita informativa in Casentino

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Alveari per la biodiversità nel centro di Roma

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Il riscaldamento globale trasforma la Russia in superpotenza agricola

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NOTIZIE BREVI

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L’Accademia dei Georgofili al servizio degli operatori del settore agricolo, forestale e agroalimentare

“L’Accademia Risponde”, nuovo portale di informazione tecnica a valenza nazionale, è stato presentato oggi nella sede accademica, al cospetto dei soggetti che hanno sottoscritto negli ultimi anni protocolli di intesa con i Georgofili, individuando nell’Accademia un’autorevole fonte per la divulgazione scientifica e tecnologica, dei qualificati Esperti incaricati di rispondere alle domande, del Comitato Tecnico Scientifico con la varie rappresentanze del mondo agricolo e della stampa specializzata. 
La finalità del nuovo portale è quella di creare un sempre più stretto collegamento fra il mondo della ricerca e la società, in particolare con gli operatori del settore agricolo, forestale e agroalimentare e con i consumatori. Per tale motivo sono state coinvolte nella definizione del portale tutte le rappresentanze del mondo agricolo.
Questo sito web rappresenta la seconda iniziativa telematica dei Georgofili rivolta ad accorciare la distanza tra mondo accademico e soggetti esterni: la prima è stata, nel 2010, “Georgofili INFO”, notiziario settimanale che oggi raggiunge attraverso la propria newsletter e i social network ad esso collegati un bacino di circa 10.000 lettori, alla cui attenzione vengono portate tematiche di attualità ed iniziative accademiche, in un linguaggio rigorosamente sintetico e divulgativo. 
“L’Accademia Risponde” è un passo ulteriore rispetto al notiziario in quanto prevede, oltre alla divulgazione non prettamente scientifica, un'interattività con il mondo esterno. In sostanza, l’Accademia desidera mettere le proprie competenze a disposizione della comunità agricola e rurale e dei consumatori, fornendo risposte a precisi quesiti, posti dagli operatori del settore.
La vasta conoscenza delle materie che interessano i vari campi dell’agricoltura è assicurata da oltre 900 Accademici che hanno dedicato e dedicano il proprio lavoro quotidiano alla ricerca, alla conoscenza e all’applicazione delle innovazioni.
Il portale “L’Accademia Risponde”(https://www.accademiageorgofili.it) fornirà gratuitamente risposte a chiunque abbia un quesito inerente il campo di attività dei Georgofili.

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Il Presidente Maracchi incontra Hogan a Bruxelles

Giampiero Maracchi, Presidente dell’Accademia dei Georgofili e Vice Presidente della Unione Europea delle Accademie per le Scienze applicate allo sviluppo dell’Agricoltura, alla sicurezza alimentare ed alla tutela ambientale (UEAA), incontrerà domani 28 settembre a Bruxelles il Commissario Europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale, Phil Hogan. Insieme a Maracchi ci sarà il Presidente della UEAA, Michel Thibier, ed una piccola rappresentanza della Unione delle Accademie.
Già partecipando alla inaugurazione del 264° Anno Accademico, lo scorso aprile, Hogan aveva manifestato un profondo interesse nei confronti dell’attività svolta dai Georgofili, tanto da concludere la sua Prolusione dichiarando che il motto dell’Accademia, “Prosperitati Publicae Augendae”, è esattamente quello che si prefigge la PAC: portare crescita, sviluppo e lavoro per il bene di tutti.
Nell’incontro di Bruxelles, Maracchi e Hogan si confronteranno sui seguenti argomenti: l’aumento della prosperità delle aree rurali attraverso l’aumento della produzione di commodities anche utilizzando terreni abbandonati; la valorizzazione dei prodotti primari e il loro supporto nel percorso di trasformazione industriale e nella grande distribuzione; lo studio di modelli che permettano agli agricoltori di affrontare il rischio delle fluttuazioni di mercato e dei cambiamenti climatici; la valorizzazione delle aree di montagna attraverso il sostegno all’allevamento e alla silvicoltura; il potenziamento di una agricoltura inserita nell’ambito dell’economia circolare (utilizzo di fibre naturali, energie rinnovabili, chimica verde, ecc.) anche allo scopo di ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici sulle produzioni agricole; la diffusione di informazioni tecniche e di innovazioni tra gli agricoltori; l’incoraggiamento alla cooperazione tra le varie associazioni di rappresentanza agricole; la riduzione degli oneri burocratici per gli agricoltori; lo studio di modelli di valutazione delle politiche agricole in termini di relazione costi/benefici, al fine di massimizzare gli effetti del supporto economico all’agricoltura.

Testo del documento presentato da Giampiero Maracchi a Phil Hogan il 28 settembre 2017 a Bruxelles (PDF)

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L’apicoltura affronta i cambiamenti climatici

Siamo quasi alla fine di una stagione vegetativa fortemente condizionata da fenomeni meteorologici che si distinguono per persistenza ed intensità. Le specie mellifere forestali e coltivate quali robinia, castagno, tiglio, trifogli, sulla, ecc. sono state condizionate fin dalla loro ripresa vegetativa primaverile da una variabilità meteorologica, termica e pluviometrica, anomala.

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L’evoluzione varietale nella viticoltura italiana

*L’Autore è direttore del CREA - Centro di ricerca Viticoltura ed Enologia (Arezzo) ed è curatore assieme a Roberto Bandinelli della Mostra "Uve del Germoplasma Toscano", che resterà aperta nella sede dell'Accademia dei Georgofili fino a giovedì 5 ottobre 2017, con ingresso libero dalle ore 15.00 alle ore 18.00.

Dall’inizio del ‘900 in poi la viticoltura italiana ha vissuto diverse fasi di rinnovo e concentrazione della base ampelografia, per motivi molteplici. Fino alla fine del secolo precedente erano infatti presenti innumerevoli vitigni, propagati direttamente dagli agricoltori in un quadro di coltivazione in gran parte promiscua. Il primo grande ciclo di rinnovamento coincide con l’avvento della fillossera e la necessità di reimpiantare in breve tempo tutte le viti usando i portinnesti, e con i Consorzi antifillosserici che tra prima e seconda guerra mondiale diventano il principale veicolo per la diffusione selettiva dei vitigni.

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Strategia globale per il benessere animale

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La cimicetta del mandorlo

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Un libro che ricorda la strage del ’93 presentato ai Georgofili

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Mostra Mercato Autunnale di piante e fiori al Giardino dell’Orticoltura di Firenze

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La Corte di Giustizia europea condanna i pregiudizi anti-Ogm dell'Italia

L’articolo è di Roberto Defez (Istituto di bioscienze e biorisorse - Cnr di Napoli e membro del consiglio scientifico dell’associazione Luca Coscioni), ed è stato pubblicato su "Il Foglio" lo scorso 14 settembre 2017

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Protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente dell’Università di Firenze

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NOTIZIE BREVI

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Pianta un albero, combatti il diabete

Diversi autori hanno evidenziato che la prossimità ad aree verdi è spesso associata a livelli più bassi di diabete e a una generale riduzione della morbilità e della mortalità cardiovascolari, dell'obesità e a miglioramenti nella gestazione delle donne. I meccanismi che portano a questi benefici per la salute includono il rilassamento psicologico e la riduzione dello stress, l'aumentata attività fisica, la riduzione dell'esposizione agli inquinanti atmosferici, la riduzione del rumore e della temperatura.
Pur essendo le relazioni fra la presenza di aree verdi e la salute ampiamente riconosciute molti dei meccanismi dietro tali legami non sono ancora pienamente compresi o mancano di prove scientifiche rigorose. Nel XXI secolo, le nuove tecniche di ricerca offrono nuove opportunità per studiare i meccanismi relazionali tra spazio verde e salute con una crescente sofisticazione e possono contribuire a dare forza di prova scientifica alle informazioni da trasmettere sia a coloro che sovrintendono le politiche pianificatorie, sia ai cittadini.
Molte delle malattie tipiche della nostra era sono legate a fattori di stress cronico e a stili di vita errati, come l'insufficiente attività fisica. Gli spazi verdi urbani, nell'ambito di un contesto ambientale più ampio, hanno il potenziale per aiutare ad affrontare i problemi "a monte", in modo preventivo – con un approccio più efficiente rispetto a quello che affronta le conseguenze "a valle" della malattia.
Il miglioramento dell'accesso agli spazi verdi nelle città è incluso anche nell'obiettivo 11.7 dello United Nations Sustainable Development Goal, che mira a conseguire quanto segue: "entro il 2030, fornire accesso universale a spazi verdi e pubblici sicuri, inclusivi e accessibili, in particolare per donne, bambini, anziani e disabili.
Il piano d'azione dell'OMS per l'attuazione della strategia europea per la prevenzione e il controllo delle malattie non comunicabili (Non Communicable Disease – NCD, cioè le malattie cardiovascolari, il diabete, i tumori e le malattie respiratorie croniche) riporta che esse sono responsabili di circa 35 milioni di morti all’anno nel mondo e l’80% di questi decessi avviene nei Paesi in via di sviluppo economico, o basso sviluppo economico.
Un altro rapporto dell'OMS sulla pianificazione urbana, l'ambiente e la salute pubblicato nel 2010 afferma che gli spazi verdi possono influenzare positivamente l'attività fisica, il benessere sociale e psicologico, migliorare la qualità dell'aria e ridurre l'esposizione al rumore. Nello stesso rapporto sono stati valutati gli effetti degli spazi verdi sull'attività fisica e sul loro potenziale per ridurre le disuguaglianze sanitarie pubbliche.

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Uovo informatico

Da qualche anno ai sempre più numerosi libri di cucina si affiancano programmi informatici, preparati con la partecipazione anche di cuochi italiani. Inseriti nel computer questi ricettari consentono di selezionare, preparare e cucinare in modo semplice e pratico centinaia di piatti della cucina nazionale e internazionale. L’ingrediente principale di questi programmi è l’interazione e la voce del cuoco virtuale che guida chi si cimenta in cucina attraverso le singole fasi di preparazione del piatto. Nei programmi più evoluti, anche con le mani occupate a cucinare, si può passare all’indicazione successiva semplicemente usando i comandi vocali.
Questi programmi sono presentati come prodotti facili da usare, innovativi, pensati per soddisfare un vasto pubblico, dai principianti e a chi ha poco tempo per cucinare, sono indirizzati alla sempre più vasta categoria di giovani e meno giovani informatizzati e, per coloro che hanno una dieta, permettono una selezione delle calorie di ciascun piatto. Le numerose opzioni offerte aiutano gli inesperti a preparare piatti sfiziosi e sempre nuovi, accompagnandoli, passo dopo passo, lungo tutte le fasi di realizzazione: dalla scelta del prodotto, alla sua preparazione, fino ai tempi, alle modalità di cottura e alla presentazione del piatto finito. In alcuni di questi program-mi, grazie all’alta interattività, chi è ai fornelli può ottenere risposte e consigli in tempo reale dal cuoco virtuale, ogni passo può essere ripetuto, sono fornite illustrazioni dettagliate, video esplicativi su ogni passaggio, dalle tecniche per sminuzzare alle spiegazioni sulla terminologia culinaria. È anche possibile creare una lista della spesa per la visita al supermercato o utilizzare la console come timer da cucina.

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La società dei microbi: dal proto-linguaggio ai comportamenti collettivi

Il testo è la lettura svolta dal prof. Nuti lo scorso 15 settembre, in occasione del compimento dei suoi 50 anni dedicati alla microbiologia agraria

Per 300 anni dopo la descrizione dei morfotipi batterici ad opera di A. van Leeuwenhoeck (1673), si è creduto che i microorganismi formassero un mondo di individui muti e sordi. Ma a partire dagli anni ’70 del secolo scorso si è compreso che così non è. I microbi hanno sviluppato, nel corso della loro storia evolutiva, sistemi sofisticati di comunicazione a base di “parole” chimiche (il quorum sensing e l’ anti-quorum sensing, i fattori Myc di micorrizazione delle piante nei funghi micorrizogeni, i fattori Nod di nodulazione delle leguminose nei Rizobi sono forse i più noti) che consentono di parlare tra di loro e con gli organismi superiori, piante ed animali.

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Una diagnosi dell’attuale problema alimentare mondiale

La elevata carenza di alimenti di base, verificatasi durante e subito dopo la seconda guerra mondiale, ha allora causato, specialmente nelle popolazioni dei molti Paesi coinvolti nel conflitto, una diffusa coscienza riguardo la necessità di promuovere lo sviluppo dell’agricoltura, in quanto principale sorgente del cibo necessario per la ripresa dello sviluppo e del benessere sociali.

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Emergenza idrica in agricoltura

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"Amico Albero"

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Si continua a consumare preziose superfici di terreno agrario

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Il mistero degli OGM persevera

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Basta bibite zuccherate per i giovani

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#iononspreco: consigli dal MiPAAF per ridurre lo spreco tra le mura domestiche

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Convegno sull’uso dei droni in agricoltura

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Convegno e Mostra sulla scienza ampelografica e l’evoluzione della biodiversità viticola

Giovedì 21 settembre 2017, all’Accademia dei Georgofili, si svolgerà dalle ore 15 una giornata di studio su: “Scienza ampelografica ed evoluzione della biodiversità viticola”.
La presenza di numerose opere storiche, scientifiche, poetiche e pittoriche, a partire dal 1300, testimonia la disponibilità di una vasta variabilità ampelografica, caratteristica peculiare della viticoltura italiana, anche se negli ultimi decenni si sta assistendo ad una progressiva riduzione del numero di varietà coltivate. 
La viticoltura non ha subito grandi modifiche, fino alla comparsa della fillossera che, al termine del XIX secolo, recò notevoli danni al patrimonio viticolo e la necessità di reimpiantare i vigneti e causando la prima, importante, erosione genetica. 
Tale fenomeno è proseguito e si è accentuato nella seconda metà del 1900, all'interno dei processi evoluti-vi del settore vitivinicolo, in particolare con il passaggio alla viticoltura specializzata, con i successivi vincoli imposti dall'istituzione delle Denominazioni d’Origine e dai vari regolamenti comunitari e nazionali che limi-tano l’impiego delle varietà. 
L’Italia comunque ospita tuttora la maggiore variabilità viticola, con il doppio dei vitigni coltivati in Francia ed il triplo di quelli della Spagna. 
Questo ha comportato nel tempo l’esigenza di caratterizzare e classificare le diverse varietà, ad opera di valenti ampelografi che negli ultimi tempi possono avvalersi delle più recenti tecnologie genetiche. 
L’incontro servirà per fare un bilancio della situazione attuale e delle opportunità oggi disponibili per la caratterizzazione dei vitigni 

Al termine dei lavori verrà inaugurata la Mostra: “Uve del Germoplasma Toscano”, curata da Roberto Bandinelli e Paolo Storchi, che resterà aperta fino a giovedì 5 ottobre 2017, con ingresso libero dalle ore 15 alle ore 18.

Programma (scarica PDF)

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Conferenza sul Progetto AGROCHAR. Biochar, Compost ed aree del Mediterraneo: sinergie ed opportunità per contrastare i cambiamenti climatici.

Venerdì 15 settembre 2017 alle ore 9.15, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà una conferenza su: “Progetto Agrochar.  Biochar, Compost ed aree del Mediterraneo: sinergie ed opportunità per contrastare i cambiamenti climatici”.
Il Progetto Agrochar ha affrontato in modo innovativo la tematica della valorizzazione del digestato da impianti di digestione anaerobica, al fine di convertire lo stesso in un prodotto collocabile sul mercato agricolo, realizzando così le condizioni per un'economia circolare e sostenibile in ambito agricolo ed agroindustriale. L'obiettivo del Progetto è la conversione del digestato in un prodotto riutilizzabile in agricoltura (facilmente trasportabile e senza emissioni odorigene) attraverso la carbonizzazione convenzionale (pirolisi lenta, PL) e la carbonizzazione idroterma (HydroTermal Carbonisation, HTC). Le prove sono state effettuate su impianti di laboratorio di piccola taglia. 

Approfondimento sul Progetto AGROCHAR (scarica PDF)

Programma (PDF)

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Incontro ai Georgofili con Unaproa sulla strategia nazionale del settore Ortofrutta 2018/2022

Giovedì 14 settembre nella sede dell’Accademia dei Georgofili, alle ore 10.30 si svolgerà l’incontro: “Strategia Nazionale Ortofrutta 2018/2022. La vera sfida inizia ora”, organizzato dai Georgofili in collaborazione con Unaproa.

Programma (PDF)

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Carne sintetica: illusione o imbroglio?

L’agosto 2017 è stato apportatore di rinnovate e ripetute notizie sulla produzione della cosiddetta “carne sintetica” o “carne pulita”. Le virgolette sono d’obbligo perché non si tratta di carne ma solo di cellule muscolari coltivate in ambiente artificiale e mancano le cellule connettivali che danno consistenza e gli adipociti che con i loro grassi portano aroma e sapore alla “vera” carne.

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Agricoltura ed Energia: le attuali prospettive mondiali

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Pesche/nettarine: cosa resterà dopo la ‘legnata’ di quest’anno? Un problema anche europeo. Ma l’Europa c’è?

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Orizzonti delle Accademie Universali

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Bioeconomia, in Toscana ci sono interessanti prospettive di sviluppo economico in agricoltura

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Innovazioni previste per le colture biologiche

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Il Presidente dell'Ordine Nazionale dei Periti Agrari incontra il Presidente dell'Accademia dei Georgofili

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Corso a Firenze sulla valutazione di stabilità degli alberi

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Due protocolli di intesa sottoscritti dai Georgofili con la Cooperativa Agricola di Legnaia e l’Italian Climate Network

Ancora due protocolli di intesa sono stati firmati dal Presidente dei Georgofili, Giampiero Maracchi (foto), a sottolineare l’impegno dell’Accademia nel perseguire il proprio motto “Prosperitati Publicae Augendae”, ovvero operare nell’interesse della pubblica utilità anche attraverso rapporti di collaborazione con altri enti e istituzioni.

Un protocollo è stato sottoscritto con la Società Cooperativa Agricola di Legnaia, fondata nel 1903 nel quartiere fiorentino di Legnaia da un gruppo di orticoltori della zona. Essa è la più antica della Toscana, con lo scopo di salvaguardare i prodotti locali in quanto espressione della storia e della tradizione. Tra gli elementi dell’accordo c’è l’impegno da parte dell’Accademia dei Georgofili di collaborare alla formazione del personale della Cooperativa (in particolare sulle piccole macchine agricole, i fitofarmaci, le varietà tradizionali di ortaggi, i fertilizzanti /terricci / compost) e promuovere attività utili ai Soci della Cooperativa. Inoltre i Georgofili e la Cooperativa di Legnaia si sono impegnati a collaborare anche per l’organizzazione e la realizzazione di iniziative intese a valorizzare il patrimonio culturale e le nuove acquisizioni tecnico-scientifiche che hanno riflessi sull’agricoltura e l’alimentazione.

L’altro protocollo di intesa è stato firmato con l’Italian Climate Network Onlus, associazione senza scopo di lucro, impegnata nel risolvere la questione climatica e assicurare all’Italia un futuro sostenibile, a basso contenuto di CO2. L’accordo prevede di promuovere ed attivare programmi di attività congiunte destinate a contribuire al contrasto dei cambiamenti climatici, al progresso dell’agricoltura, della tutela ambientale, della sicurezza e qualità alimentare, dello sviluppo del mondo rurale, delle competenze tecnico-scientifiche degli operatori.

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La Patologia Vegetale è (anche) donna

Virginia Woolf (anche se l’attribuzione di questa frase è tuttora controversa) ha detto "a fianco di un grande uomo c'è sempre una grande donna"… e questo vale anche nella ricerca. Prima di parlare di alcune “grandi” donne diventate famose perché vere e proprie pioniere nella patologia vegetale, voglio raccontare un aneddoto: Walther Hesse, brillante studente di Robert Koch, deve a sua moglie, Angelina Eilshemius Hesse, l’acquisizione delle prime conoscenze sulla tubercolosi. A causa delle elevate temperature estive che causavano la liquefazione della gelatina presente nei substrati di crescita, Walther aveva problemi nel mantenere le sue colture microbiche. Un giorno questo scienziato, frustrato, chiese alla moglie come facevano le sue gelatine e puddings a rimanere solide nonostante il caldo estivo. Angelina gli parlò del agar-agar, delle cui proprietà in cucina aveva appreso dalla vicina olandese di origine orientale. Walther riferì quanto scoperto a Koch che immediatamente incluse l’agar nei suoi studi sul bacillo della tubercolosi e nel 1882 Walther sviluppò un nuovo substrato che permise di osservare la crescita microbica in piastra in soli 2-3 giorni dall’inoculazione. 
Nello stesso periodo, tra la fine del 1800 e l’inizio del XX secolo, Effie Southworth negli Stati Uniti, Margaret Brown Newton in Canada, Johanna Westerdijk in Olanda, Mary Dilys Glynne in Galles e Mathilde Bensaúde in Portogallo davano il loro contributo alla Patologia Vegetale, disciplina storicamente caratterizzata da un forte inprinting maschile. 

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Future Priorità per la Produzione Alimentare Globale e Nazionale

Oggi solo una dozzina di Paesi su oltre 200 sono importanti esportatori di prodotti alimentari di base (cereali, leguminose da granella, oleaginose). La situazione alimentare nel Mondo: 1 miliardo di affamati, 1 miliardo di malnutriti per tipo di cibo, 2 miliardi di obesi e di sovrappeso, 3 miliardi di “normali”.

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La cucina di Federico II

Superate le paure dell’Anno Mille, come mangiavano i signori italiani nell’autunno dorato del Medioevo?

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La solitaria cavalletta egiziana

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Il Vincastro d’argento a Franco Scaramuzzi

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Da funghi e batteri biofertilizzanti per cereali

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Il DNA è la chiave di volta contro le truffe alimentari

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Premio “Agricoltura è ambiente"

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Corso di trasformazione ortofrutticola

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Vendemmia 2017 fra le più scarse del dopoguerra, -25%

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Presentazione risultati finali del Progetto COBRAF (Coprodotti da BioRAFfinerie) mercoledì 6 settembre all’Accademia dei Georgofili

Mercoledì 6 settembre 2017 alle ore 9.30, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, l’associazione “Chimica Verde Bionet” in qualità di capofila del progetto COBRAF (COprodotti da BioRAFfinerie), finanziato dalla misura 16.1 del Piano di Sviluppo Rurale, presenterà il Progetto Strategico finale per l’avvio di filiere agroindustriali in Toscana a partire da quattro piante oleaginose idonee alle condizioni pedoclimatiche delle aree cerealicole toscane: camelina (FOTO), canapa, cartamo e lino.
I bioprodotti, ossia prodotti di origine vegetale per usi non alimentari o per la nutraceutica, rappresentano infatti una nuova opportunità di reddito e di innovazione per le aziende agricole e industriali toscane. 
Il progetto COBRAF si è posto come obiettivo strategico la creazione di una piattaforma logistica regionale, articolata in alcune bioraffinerie territoriali, in grado di trasformare le diverse materie prime delle quattro colture – olio, panello residuo, paglie e in alcuni casi foglie e fiori – da destinare a diversi settori industriali toscani.
Il progetto COBRAF era stato presentato sempre all’Accademia dei Georgofili, lo scorso mese di aprile.

Link di approfondimento sul progetto: http://www.georgofili.it/detail.asp?IDN=1663

PROGRAMMA 6 SETTEMBRE (scarica PDF)

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Hamburger di successo

La qualità culinaria degli hamburger è ottenuta con una tecnica apparentemente semplice, ma molto raffinata: quella della trasformazione della carne in piccole particelle. Le carni, fresche o congelate, sono lavorate con macchine specializzate che suddividono i muscoli in piccolissime parti che senza farne uscire i succhi sono assemblate in un reticolo formando gli hamburger di forma e spessore adatti alla cottura sulla griglia. Gli hamburger, dopo verifica dello spessore ed eliminazione di eventuali imperfezioni di forma, sono surgelati e la catena del freddo è mantenuta fino alla cottura nei ristoranti, con controlli durante il percorso. La carne per l’hamburger deve essere una giusta miscela di magro (70-80%) e grasso (20-30%) per avere sapore e morbidezza. La macinatura va secondo il gusto, ma è essenziale: c’è chi la preferisce fine e chi grossolana, ma non troppo, altrimenti l’hamburger rischia di non stare insieme e sbriciolarsi. La macinatura è essenziale perché si tratta di carni dure e nella formazione dell’hamburger crea spazi tra le particelle, producendo un reticolo di spazi che sulla griglia permette il passaggio del calore durante la cottura. Perché l’hamburger rimanga morbido bisogna che fra una particella di carne e l’altra vi sia uno spazio nel quale possano espandersi i succhi e il grasso che si scioglie, rendendo l’insieme succulento. La cottura dell’hamburger deve avere il suo giusto tempo, da alcuni minuti a più minuti per gli hamburger più alti. L’hamburger al sangue è poco salubre ed è una buona norma portarlo a una cottura media, con una temperatura minima al cuore di 65-70° gradi. Non schiacciare con la paletta l’hamburger sulla piastra pensando di accelerare la cottura o formare una crosticina, perché l’unico effetto è eliminare gli umori dell’hamburger che risulterà duro e asciutto. 

L’attuale, innegabile successo degli hamburger deriva da quattro ordini di fattori. Il primo è il costo limitato della carne di parti e tagli gastronomica-mente poco pregiati, in buona parte proveniente da bovini da latte a fine carriera, una carne nutrizionale, sana e sicura, ma non adatta alle moderne tecniche della gastronomia. Il secondo elemento è di assicurare un sia pur limitato reddito agli allevatori di bovine da latte a fine carriera. Il terzo elemento consiste nell’aver inventato e messo a punto una tecnica di preparazione dell’hamburger con la quale la carne è ridotta in piccole particelle e così superando il problema della durezza e al tempo stesso formando una struttura reti-colare che durante la cottura permette l’uniforme penetrazione del calore, men-tre tra una particella di carne e l’altra vi è uno spazio nel quale si espandono i succhi e il grasso che si scioglie, rendendo l’insieme succulento. Il quarto elemento è l’industrializzazione della ristorazione rapida che mette a disposizione di tutti una preparazione di carne, l’hamburger, in una presentazione facile da mangiare, in un vantaggioso rapporto tra prezzo e qualità.

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Quale Domani per l’ Agricoltura italiana?

Oggi, l’agricoltura italiana che, per l’ultimo mezzo secolo ha goduto di una continua protezione a livello nazionale ed europeo, si trova notevolmente spiazzata in quanto, di fatto, non è autosufficiente per le principali produzioni alimentari, principalmente per la carenza del territorio necessario per tali produzioni. Infatti sono oggi coltivati in Italia circa 12,5 milioni di ettari; il che significa che, per ognuno degli oltre 60 milioni di persone che abitano nel nostro Paese, sono disponibili poco più di 2.000 metri quadri di terreno agrario: solo un ettaro per 4-5 persone. Da ora in poi dovrà essere un imperativo strategico non sottrarre altre aree produttive per la nostra alimentazione! 

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Un pistoiese filantropo e generoso: Niccolò Puccini e il suo testamento

Nel suo testamento Niccolò Puccini non dimenticò neppure i suoi domestici e tutti coloro che avevano lavorato per lui. Chissà però se il gesto del nobile Niccolò Puccini è ancora nella memoria di qualche pistoiese e riesca a mantenere viva a tutt’ oggi l’emozione della sua terra natale come fu all’epoca in cui il fatto avvenne.

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La funzione ambientale degli ecosistemi forestali per la promozione di un mercato volontario di crediti di carbonio

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Marcia funebre per il settore pesche

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Accademia Italiana della Vite e del Vino: Calò confermato Presidente per acclamazione

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Dal limone la plastica “bio” senza sostanze dannose

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Ricercatori di Angers decodificano il genoma della mela

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Il gelato nero, l’ultima moda dei golosi social

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BUONE VACANZE DA “GEORGOFILI INFO”

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Un confuso declino della nostra olivicoltura

Da troppo tempo si parla di crisi della nostra eterogenea olivicoltura e si continua a indicare varie plausibili cause (cambiamenti climatici, attacchi parassitari, ecc.), ma si tace sulla crescente carenza di cure colturali adeguate. Stiamo così perdendo olivi produttivi, ornamentali e paesaggistici che siano. Il “Trattato di olivicoltura” di Alessandro Morettini (1950) illustrò le nuove conoscenze sulle peculiarità dell’olivo, definendolo come pianta particolarmente generosa, se ben trattata. Una “Breve storia dell’olivicoltura”, autorevolmente scritta e pubblicata dal prof. Angelo Godini (su “Oleofficina” del 13 giugno scorso), offre un quadro dell’attuale situazione nazionale, con una esplicita indicazione degli errori commessi anche da Bruxelles nell’erogare sussidi, mettendo sullo stesso piano tutti gli olivicoltori e applicando criteri di “disaccoppiamento” e di “condizionalità”, che avrebbero spinto il progressivo declino delle cure colturali, accompagnato da un coro di “chi me lo fa fare?”, soprattutto da parte di chi possiede un oliveto, anche se piccolo, ma che svolge altrove attività diverse, godendo di propri stipendi esterni (mantenendo il titolo di coltivatore), nonché di chi fa i conti e scopre che gli conviene ridurre al minimo le cure, accontentandosi poi di un prodotto modesto che, unito ai sussidi, possa coprirei i costi e fornire anche un pur modesto reddito. Richiamo l’attenzione, ad esempio, sulla tendenza che va diffondendosi, a potare “capitozzando” grosse branche con motoseghe e a distanza di alcuni anni. I costi si riducono, ma aumenta l’alternanza di produzione. I grossi tagli, inoltre, favoriscono l’insorgere della patologica marcescenza del legno. Sembra dimenticata l’operazione della “slupatura”, attuata da secoli. Bisogna ritornare a curare gli olivi razionalmente. Non essendo risultati utili i sussidi condizionanti e non eterni, bisognerà usare i fondi disponibili per offrire sostegni finanziari alle vere imprese agricole, razionali produttrici di olive, che conoscono il da farsi, forse meglio di gran parte dei funzionari dopo che sono stati improvvidamente sciolti gli efficienti ispettorati agrari. Sulla base di singoli progetti, le imprese (piccole o grandi che siano) potrebbero essere finanziate per applicare liberamente le loro idee e sperimentare soluzioni valide. I risultati delle multiple iniziative così realizzate farebbero da guida nel futuro, come è sempre avvenuto nella storia dell’agricoltura. Non si può comunque rimanere ulteriormente indifferenti ed inerti di fronte ad una statica realtà palesemente negativa.

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Sale e salute a tavola

Fino dai tempi antichi il sale è un alimento indispensabile. La parola latina sal si correla a salus o salute e a salubritas o sanità, e salve è l’augurio per un'ottima giornata. Nella lingua greca antica la parola als usata per il sale indica anche il mare, da dove si estrae. Sull'utilizzo del sale abbiamo documentazioni già nelle prime civiltà dei Sumeri, Egizi, Cinesi (3000 a. C.), Ittiti ed Ebrei (2000 a. C.).  I Romani utilizzano il sale nelle offerte votive agli dei, lo assumono come farmaco e lo usano nella conservazione degli alimenti, come gli Egizi, Etruschi e altri popoli. La storia dei popoli mediterranei coincide con la storia del sale, più prezioso dell'oro.

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La falena dal “bel sedere che scorre sul dorato”

E’ questo il significato del binomio Euproctis chrysorrhoeaassegnato, da Linneo, a un pernicioso lepidottero defogliatore. Il binomio coglie due aspetti peculiari delle femmine, di colore bianco, con un’apertura alare di circa 4 cm che, nella parte terminale dell’addome, hanno un folto ciuffo di peli dorati con i quali ricoprono le uova che depongono

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Alcune note di aggiornamento sull’epidemia di Xylella Fastidiosa in Italia e in Europa

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Servizio Civile per affrontare i problemi ambientali

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Giornata di studio a Brunico sull’agricoltura di montagna

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Dal genoma del farro risposte per l'agricoltura

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Agricoltura: Italia guida alleanza in Ue per tutela su riso

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Regione Toscana: arrivano i nuovi PIF (progetti integrati di filiera) per l’agroalimentare, con una dotazione di 30 milioni di euro

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Premio “Donato Matassino” dell’Accademia dei Georgofili

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Verso l’enologia 4.0: l’innovazione per il remuage

Il processo di produzione dello spumante secondo il metodo classico (champenois) prevede la fase di “remuage” dopo la fermentazione in bottiglie. L’obiettivo è quello di raccogliere i lieviti ormai esausti nella punta del collo della bottiglia chiusa, solitamente, con un tappo a corona. Così facendo sarà possibile effettuare la successiva fase di sboccatura grazie all’impiego di bagni, solitamente di acqua glicolata a bassa temperatura, che indurranno un veloce congelamento della parte di vino in cui si sono raccolti i lieviti e la sua successiva eliminazione.
Tradizionalmente il remuage viene effettuato sulle cosiddette “pupitre”, strutture di legno in cui le bottiglie sono collocate con una posizione inclinata al fine di favorire la sedimentazione dei lieviti nel collo tramite anche un movimento rotatorio effettuato giornalmente dai “remueurs” per un periodo di due settimane circa. Gli impianti più moderni utilizzano appositi telai azionati meccanicamente, nei quali le di bottiglie sono sottoposte automaticamente ad una rotazione e variazione di inclinazione affinché, per effetto della gravità, i lieviti vengano raccolti nel collo della bottiglia.
L’uso di queste macchine garantisce un abbattimento dei costi di manodopera e una riduzione dei tempi per il processo a circa la metà rispetto alla pratica manuale. Anche in questo modo, tuttavia, il tempo di attesa potrebbe non consentire a una cantina di soddisfare un improvviso aumento della domanda. Risulta, pertanto, di grande interesse l’introduzione di metodi innovativi in grado di ridurre ulteriormente la durata dell’operazione.

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Animali sentinelle dell’inquinamento ambientale

Quando Noè vuole accertarsi che dopo il diluvio la terra sia ritornata vivibile libera due uccelli, un corvo ed una colomba, traendone le relative conseguenze. Gli animali sono i primi esseri viventi che salgono su una mongolfiera e solo in seguito l’uomo si azzarda a volare. Sono la cagnetta Laika e alcune scimmie che precedono l’uomo nello spazio. Nel milleottcento i minatori saggiano la pericolosità dell’aria nelle miniere di carbone con canarini sensibili al gas tossico grisou. Recentemente i giapponesi usano i canarini per controllare le gallerie della metropolitana di Tokyo a seguito di un attentato con il gas nervino sarin. Gli animali sono utili anche se manca un rischio specifico, come avviene in un’epidemia di persone “letargiche” di un paese vicino a Lucca e quando, escludendo l’acqua e l’aria, importante è constatare che gli animali non presentano l’inquietante fenomeno, che è poi ricondotto ad una impropria somministrazione di farmaci.
Molti sono gli esempi di animali sentinella indicatori della vivibilità e qualità ambientale e del loro ruolo nel controllo dell’inquinamento ambientale, sfruttando due particolari aspetti. Da una parte la diversa sensibilità delle singole specie animali ai tossici e da un’altra parte la bioconcentrazione attraverso le catene alimentari degli elementi a rischio.

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Ceta: scopriamo i protezionisti di casa nostra. L’editoriale di Frassoldati sul Corriere Ortofrutticolo

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Protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Assofertilizzanti

È stato firmato l’11 luglio u.s. a Firenze il protocollo di intesa tra l’Accademia dei Georgofili e Assofertilizzanti-Federchimica, alla presenza dei due presidenti, Giampiero Maracchi e Francesco Caterini.

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La rinnovazione naturale della douglasia in Toscana

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La Gran Bretagna impreparata a sfamare la propria popolazione

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Phil Hogan: qualità del cibo e clima sono le priorità comuni della PAC

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All'Università di Firenze arrivano gli orti degli studenti

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Scende la produzione mondiale di grano duro. Aumentano le quotazioni

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Il fagiolo anti diabete

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Premio Internazionale per giovani ricercatori del vitigno Sangiovese a Montalcino

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Cambiamenti climatici e caldo: impatto sulla salute e produttività dei lavoratori

Giovedì 13 luglio all’Accademia dei Georgofili, dalle ore 9.30 si svolgerà un seminario su “Cambiamenti climatici e caldo: impatti sulla salute e produttività dei lavoratori impegnati in ambiti agricoli”.
L’iniziativa si propone di affrontare una tematica di crescente interesse e che riguarda l’impatto dei cambiamenti climatici, ed in particolare del caldo, sulla salute e sulla produttività dei lavoratori. Questo argomento è trattato con grande dettaglio nell’ambito del Progetto Europeo (Horizon 2020) “Integrated inter-sector framework to increase the thermal resilience of European workers in the context of global warming (HEAT-SHIELD)” il cui obiettivo è quello di individuare soluzioni tecnologiche innovative, misure preventive e linee guida comportamentali specifiche per i lavoratori. 
Il comparto agricolo appare sicuramente come uno dei settori maggiormente influenzati dalle mutate condizioni climatiche che stanno manifestando gli effetti maggiori proprio durante la stagione estiva, sia in termini di calo delle produzioni agricole, sia in termini di effetti sul personale impegnato direttamente nelle operazioni di campo. Questo, sempre più spesso, si trova ad operare in condizioni climatiche potenzialmente rischiose per la propria salute, caratterizzate da esposizione diretta alla radiazione solare, temperature particolarmente elevate e spesso associate ad elevati tassi di umidità dell’aria. Tali condizioni, soprattutto se persistenti e associate a intense attività fisiche, spesso effettuate con indumenti poco traspiranti, possono determinare varie complicanze per la salute dei lavoratori. Ad esempio: il disagio da caldo che nei casi più estremi può determinare un colpo di calore, un incremento significativo del rischio di infortuni, una maggiore esposizione a infezioni trasmesse da vettori, con conseguente calo della produttività. 
Lo scopo del seminario è quindi quello di discutere dell’argomento “cambiamenti climatici, caldo e lavoratori” portando a conoscenza varie esperienze progettuali europee che stanno affrontando questa tematica da punti di vista differenti e che, con il loro contributo, possono trovare sinergie utili a migliorare le conoscenze in questo ambito stabilendo strategie di intervento mirate alla tutela della salute dei lavoratori e della loro produttività in ambito agricolo. 


PROGRAMMA (scarica qui PDF)

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Vegetariani e vegani con voglia di latte e carne

Sulle ingannevoli denominazioni riguardanti il latte (ad esempio latte di soia) e derivati (burro di arachidi, formaggio di tofu) si è recentemente espressa la Corte di Giustizia della Unione Europea con una sentenza nella quale si afferma che i prodotti puramente vegetali non possono, in linea di principio, essere commercializzati con denominazioni come latte, crema di latte o panna, burro, formaggio e yogurt, che il diritto dell’Unione riserva ai prodotti di origine animale.

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Innovazione, formazione, lavoro e qualità sono il futuro dell’agricoltura

Il 4 luglio scorso l’Accademia dei Georgofili ha promosso una giornata di studio sul tema “Impresa e lavoro nel settore agricolo, agroalimentare e forestale in Toscana: analisi e riflessioni per prospettive di studio e ricerca”.
L’iniziativa ha permesso di affrontare, con questo primo confronto tra gli operatori economici del mondo agricolo-forestale e agroalimentare, l’importante tema del lavoro sotto i vari aspetti occupazionali. 
E’ emerso che oltre la metà degli agricoltori toscani ha più di 60 anni, mentre i giovani sotto ai 40 anni ammontano a meno del 10% del totale. Tuttavia, si stima che le aziende condotte dai giovani abbiano una produttività maggiore rispetto alle altre di circa il 7%.
Altro dato interessate è che, a differenza del resto dell’economia in costante flessione, la produzione toscana a prezzi correnti e con anno di riferimento 2010 è cresciuta del 16% e il valore aggiunto a prezzi correnti del 13%. 
La Toscana si dimostra una regione molto dinamica, vocata alla produzione agricola, con export in aumento, con tassi di lavoro irregolare inferiore rispetto alla media nazionale e con la massima presenza di agriturismi e attività di ricezione agricola (con oltre 3,5 milioni di presenze all’anno).
Tutti questi dati, queste informazioni e questi spunti sono stati alla base della tavola rotonda. 
Un confronto e una condivisione “a tutto tondo” che ha evidenziato una coesione tra i vari attori della filiera e una crescente consapevolezza che, lavorando con visioni comuni, si possono ottenere risultati di tutto rispetto.
In particolare dal dibattito sono emersi contributi che hanno permesso alle varie categorie economiche e alle istituzioni presenti una serie di spunti di riflessione utili per meglio definire le future politiche del lavoro anche utilizzando le opportunità che i programmi regionali, nazionali ed europei offrono agli operatori (come i finanziamenti alla ricerca scientifica). 

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Problemi con le formiche

La recente notizia di una paziente di Napoli su di un letto di ospedale pieno di formiche ha suscitato generale indignazione.  Dai numerosi commenti emerge però come i problemi provocati da insetti siano complessivamente poco conosciuti e generalmente sottovalutati.
Eppure le formiche sono insetti “famosi” e manifestano in modo accentuato certe caratteristiche. Un libro dedicato agli insetti, nel 1968, dall’autorevole entomologo di Bologna Guido Grandi, ha il significativo titolo “Gli insetti: un mondo occulto di dominatori”. A tal proposito si può citare anche una frase di Marcello Marchesi, “anche le formiche, nel loro piccolo, si incazzano” ripresa come titolo di una fortunata serie di libri di Gino & Michele.

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La “Subirrigazione Verticale”

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La Tignola del Fico: Choreutis nemorana

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La Spagna cerca di salvare i propri oliveti storici

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Lavoro: Istat, aumentano occupazione e dipendenti. In agricoltura -0,6%

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XVI Congresso Nazionale dei Dottori Agronomi e Forestali

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Impresa e lavoro agricolo, agroalimentare e forestale in Toscana: analisi e riflessioni per prospettive di studio e ricerca all’Accademia dei Georgofili

Martedì 4 luglio, dalle ore 9.30 si svolgerà nella sede dell’Accademia dei Georgofili una giornata di studio su Impresa e lavoro agricolo, agroalimentare e forestale in Toscana: analisi e riflessioni per prospettive di studio e ricerca che intende affrontare, con il confronto tra gli operatori economici del mondo agricolo-forestale e agroalimentare, l’importante tema del lavoro sotto i vari aspetti occupazionali. 
Qualità del lavoro, fabbisogni formativi, nuove figure professionali, innovazione tecnica e organizzativa, imprenditorialità, rappresentano tematiche di rilievo in un momento in cui al settore agricolo e agroindustriale sono rivolte le attenzioni anche da parte di giovani in cerca di prima occupazione. Da tale confronto, si auspica possano emergere contributi e idee capaci di fornire alle categorie economiche e alle istituzioni spunti di riflessione utili per meglio definire le future politiche del lavoro anche utilizzando le opportunità che i programmi regionali, nazionali ed europei offrono agli operatori (finanziamenti alla ricerca scientifica). 
La Giornata è mirata ad individuare l’interesse degli operatori economici e dei sindacati allo svolgimento di analisi socio-economiche volte ad esplorare il mondo produttivo agroalimentare toscano sul piano della qualità dell’impresa, del lavoro e della istruzione e formazione e della qualità delle relazioni di filiera, al fine di fornire strumenti conoscitivi atti a favorire la creazione di un compiuto e coerente sistema integrato agroalimentare. 
Nel corso della Giornata sarà inoltre presentato AgroInnovation Award, il premio per tesi di laurea istituito da Image Line in collaborazione con l’Accademia dei Georgofili. Il premio, al quale potranno candidarsi gli studenti laureati con tesi in discipline tecnico-agrarie, è inserito all’interno di AgroInnovation EDU, il progetto di digitalizzazione delle scuole e facoltà di agraria pensato da Image Line.


PROGRAMMA (scarica qui PDF)


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All’Accademia dei Georgofili presentazione del progetto nazionale MiSoTaKy - Miglioramento e Sostenibilità del Tabacco Kentucky

E’ stato presentato ieri nella sede dell’Accademia dei Georgofili il progetto nazionale triennale MiSoTaKy (Miglioramento e Sostenibilità del Tabacco Kentucky), nato dalla collaborazione tra i Georgofili, il CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria), Manifatture Sigaro Toscano S.p.A. e l’Università degli Studi di Napoli Federico II.
Obiettivi generali del progetto sono la razionalizzazione della coltura, la riduzione dell’impatto ambientale e degli input chimici di sintesi.
Alla fine dei tre anni, l’insieme delle conoscenze - acquisite con la ricerca o già stratificate nella filiera - sarà reso disponibile per l’imprenditoria tabacchicola nella forma di un disciplinare che fornisca informazioni utili per la produzione di “tabacco Kentucky di qualità sostenibile sul piano economico e ambientale”.
Il Presidente dell’Accademia dei Georgofili Giampiero Maracchi: “Oggi è stato presentato l’inizio di un percorso molto importante e concreto, che prevede di esaminare subito dati e proporre soluzioni concrete, all’interno di un percorso di ricerca e innovazione che i Georgofili seguiranno attentamente e del quale attendono con soddisfazione le prossime tappe”.

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L’agricoltura associata può essere più competitiva?

Il titolo di questo testo è chiuso da un punto interrogativo, non per dubbio sulla fattibilità di nuove gestioni agrarie associate, ma per i tanti ostacoli, di ogni genere, spesso creati dalla pesante e lenta burocrazia, con l’aggiunta della torbida palude nella quale sembra caduta la nostra politica e in cui è diffusa la corruzione, ogni forma di criminalità, gli interessi dei “forti poteri marci”, ecc. Lo Stato deve quindi essere più autorevole e pronto a recepire, valutare e avvallare nuovi percorsi che gli imprenditori possano liberamente scegliere. 

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Pane e Diabete: un possibile semaforo verde

Il pane costituisce una fonte importante di carboidrati nella dieta di tutti i giorni, e nonostante la percezione comune, anche nei soggetti con diabete di tipo 2 (quello “dell’adulto”), che in genere non viene trattato con insulina, ma con una dieta adeguata e farmaci orali.

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Alimenti ad alta pressione

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La bio elettronica organica e la rivelazione super-sensibile di biomarcatori

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Le caratteristiche e innocue aggregazioni della Cimice della Lavatera

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Un condimento della tradizione rivalutato: il burro

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Scienziati scozzesi scoprono il gene che rende le patate più tolleranti al calore

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Stati Generali della Montagna a Firenze

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Le nuove istituzioni dello Stato per una “Primavera Forestale”

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Miglioramento della sostenibilità e della qualità del tabacco Kentucky per la produzione dei sigari

Martedì 27 giugno alle ore 10, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà l’incontro per la presentazione nazionale del Progetto MiSoTaKy - Miglioramento della sostenibilità e della qualità del tabacco Kentucky per la produzione dei sigari, organizzato dai Georgofili in collaborazione con CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), Manifatture Sigaro Toscano S.p.A. e Università Federico II di Napoli.
La fine del regime di sostegno alle coltivazioni tabacchicole non ha intaccato l’interesse per il tabacco Kentucky. Questo grazie alle aziende agricole che hanno assicurato una produzione che risponde alle esigenze manifatturiere. L’evoluzione della domanda, conseguente ai mutamenti di gusto dei consumatori, modifica gradualmente le esigenze della manifattura che grazie alla filiera corta trasmette le necessarie indicazioni alla produzione agricola. Un ruolo non secondario nel mutamento della domanda è giocato infine dalla normativa sui prodotti da fumo sia nazionale che comunitaria.
Obiettivi generali del progetto sono la razionalizzazione della coltura, la riduzione dell’impatto ambientale e degli input chimici di sintesi.
La ricerca in campo tabacchicolo deve puntare a far sì che la qualità del prodotto sia conforme agli standard merceologici richiesti, tenendo parimenti in considerazione il contesto ambientale e sociale sul quale ricade l’attività produttiva.
Il progetto “MiSoTaKy” vuole rispondere alle mutate esigenze della parte agricola della filiera del tabacco, attraverso un piano triennale di ricerca e sperimentazione che preveda lo svolgimento di attività con risultati cadenzati annualmente.

PROGRAMMA (PDF)

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Incontro ai Georgofili sulla Cooperazione Italia-Senegal nel settore agricolo

Lunedì 26 giugno alle ore 10, nella sede dell'Accademia dei Georgofili, si svolgerà un incontro – seminario dedicato alla cooperazione tra Italia e Senegal nel settore agricolo.

L’agricoltura in Senegal è al contempo la fonte di reddito, d’occupazione e di alimentazione per più del 65% della popolazione, rappresentando circa 8 % del Prodotto Interno Lordo del paese. La nuova politica agricola del Governo del Senegal ha per obiettivo prioritario di sviluppare da un lato la risicoltura per raggiungere la copertura della domanda nazionale in riso, pur partendo da un deficit nel 2010 di circa 800.000 tonnellate, e dall’altro la produzione ortofrutticola migliorandone la qualità e l’organizzazione della filiera in funzione di una maggiore competitività sui mercati internazionali.
PAPSEN, con un investimento di circa 35 milioni di Euro, è attualmente il più importante risultato della collaborazione tra il Ministero dell’Agricoltura e dell’Infrastrutturazione Rurale del Senegal e la Cooperazione Italiana. PAPSEN contribuisce allo sviluppo della filiera orticola nelle Regioni di Thiès, Diourbel et Fatick ed allo sviluppo rurale centrandolo sulla risicoltura di valle nella Regione di Sédhiou . L’obiettivo è di rinforzare la sicurezza alimentare e la promozione dello sviluppo locale grazie a sistemi agricoli innovativi e sostenibili per raggiungere il primo obiettivo del Millennio per lo Sviluppo: ridurre l’estrema povertà e la fame.
Nel 2016 la Cooperazione Italiana ha finanziato inoltre il Programma Agricolo Italia Senegal (PAIS) con un investimento di ulteriori 16 milioni di Euro per estendere le attività di PAPSEN in particolare nella Regione di Kolda oltre che altre attività in altre regioni.
Da oltre 30 anni l’Istituto di Biometeorologia del CNR interviene in Africa Occidentale ed in tale contesto si colloca la partecipazione del CNR, insieme ad Istituto Senegalese di Ricerca Agricola, ai programmi PAPSEN e PAIS, per trasferire innovazioni nei sistemi di produzione ed assicurare l’assistenza tecnica ai produttori agricoli nell’introduzione di nuove tecniche modelli produttivi nell’orticoltura nelle regioni centrali e nella risicoltura in Casamance.
La visita di una delegazione senegalese, nel quadro dei citati programmi dal 25 giugno al 4 luglio per visitare Istituzioni pubbliche e di ricerca ed operatori italiani in campo orticolo e risicolo ha permesso di promuovere insieme all’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e all’Accademia dei Georgofili il seminario “La Cooperazione Italia-Senegal nel settore agricolo” al fine di favorire un primo incontro tra la delegazione e la realtà toscana formata da istituzioni scientifiche, ONG, imprenditoria e la comunità senegalese, con lo scopo di incoraggiare possibili collaborazioni, accrescere le conoscenze e valorizzare quanto la Cooperazione italiana attraverso l’Agenzia Italiana per lo Sviluppo, la Cooperazione decentrata Toscana e gli altri attori della Società Civile stanno contribuendo a realizzare in Senegal.


PROGRAMMA IN ITALIANO

PROGRAMMA IN FRANCESE


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Ai Georgofili primo partecipato incontro sulle eccellenze toscane: ripartire dai prodotti dei territori per far crescere l'economia locale

Grande partecipazione e grande apprezzamento per il primo incontro dell’iniziativa “I territori della Toscana e i loro Prodotti”, dedicato alla Lunigiana, organizzato da Accademia dei Georgofili e ANCI Toscana, con il patrocinio di Unicoop Firenze. Ai Georgofili, lo scorso 14 giugno, si sono ritrovati amministratori, aziende, tecnici del settore per confrontarsi e discutere come valorizzare le aziende e i produttori locali, creando anche un nuovo rapporto con la grande distribuzione.

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Protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Consorzio Grana Padano

Il Consorzio per la Tutela del Formaggio Grana Padano, rappresentato dal Presidente Dott. Nicola Cesare Baldrighi, e l’Accademia dei Georgofili, rappresentata dal Presidente Prof. Giampiero Maracchi,  hanno firmato un protocollo di intesa.

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Crudismo, nuova incultura

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La gestione delle risorse idriche: sfida del futuro

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Diversità dei suoli italiani e caratterizzazione dei vini

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Perché i nostri boschi bruciano?

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La nuova agricoltura collegiale

Anche l’agricoltura sta attraversando una fase di importanti cambiamenti complessivi e collettivi, soprattutto nelle zone agricole ove era diffusa la mezzadria. Quando questi sistemi di conduzione vennero eliminati per legge e si ebbe una migrazione della manodopera dalle campagne alle industrie, raggruppate presso centri urbani, ci fu un generale abbandono delle tradizionali coltivazioni plurime (che erano mirate a ridurre i rischi di eventi negativi), una rinuncia alle consociazioni tra colture diverse su un unico appezzamento (per utilizzare meglio gli spazi), una rapida tendenza ad allargare quanto possibile gli appezzamenti (per meccanizzare tutte le operazioni colturali). Molti agricoltori si avvalsero di “contoterzisti”, cioè di terze aziende ben meccanizzate disposte ad eseguire varie operazioni, a pagamento, “senza compartecipazioni e assunzioni di alcun rischio”.
Attualmente si parla invece di una “Agricoltura di precisione”, che può avvalersi anche di sistemi operativi a distanza (controllata e guidata attraverso satelliti, computer, droni, robot, ecc.). I tradizionali lavori faticosi del contadino, stanno passando nelle mani di esperti che sanno usare strumenti operati da aziende e persone specializzate. Queste raggiungono il numero di 18.000 ed operano per conto di circa un milione di aziende agricole, sparse su tutto il territorio nazionale. Oggi, se si guarda con attenzione, soprattutto dall’alto di un elicottero, si ha una chiara percezione di ciò che sta avvenendo. Anche i piccoli appezzamenti privati e le piccole aziende vengono inglobate in ampie aree, da poter dedicare a uniformi monocolture collegiali (ad es.: di grano, fieno, barbabietole, ortaggi, frutteti, ecc.). 

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Uscire dal centesimo

Se non ci saranno sorprese, sempre possibili, dal 1° gennaio 2018 l’Italia rinuncerà all’uso delle monete da 1 e 2 centesimi di euro. Gli eurocent, come un po’ pomposamente qualcuno li chiama, che girano nelle nostre tasche e trovano sempre più ridotte occasioni di impiego, però, non vengono aboliti, come giornali e telegiornali annunciano con grande evidenza. Semplicemente il nostro paese, dando comunicazione alla BCE per eventuali osservazioni, decide di sospenderne il conio per un periodo non definito, dettando le regole valide per una durata altrettanto non determinata. Sembra che la sfida all’euro inizi così, dai centesimi. 
Fra le reazioni negative all’euro, fin da subito, si era manifestato un diffuso fastidio per le monetine e, più in generale, per la maggiore monetazione metallica rispetto alle abitudini italiane. La storia è vecchia e risaputa: amiamo la carta moneta. Sino a poco prima del cambio avevamo una banconota, il biglietto di stato da 500 lire, con un controvalore in euro di circa 26 centesimi. Le storiche e amate mille lire, punto di forza della circolazione cartacea, valevano circa la metà di un euro metallico. Oggi la moneta maggiore, quella da 2 euro, corrisponde a quasi 4.000 lire, 4 banconote da 1.000. 
Vi fu chi disse e chiese, anche autorevolmente, che i pezzi da 1 e 2 centesimi fossero eliminati e venisse autorizzata per la sola Italia la banconota da 1 euro. Ovviamente ciò non era possibile. Al tempo le 5 e le 10 lire erano quasi scomparse, ma il centesimo di euro tanto sottovalutato valeva circa 20 lire la cui moneta circolava, mentre i 2 centesimi arrivano a quasi 40 lire. Ora, la manovrina estiva, accampando il risparmio di spesa e l’impegno virtuoso di destinare il risparmio alle casse esauste dello Stato, sospende i centesimi.

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Acqua e buon caffè

Il caffè e la pizza a Napoli sono diverse da ogni altro luogo, un'opinione o soltanto un mito? Per il caffè oggi sappiamo l’opinione ha una base scientifica, perché le ricerche avvalorano l'idea che la qualità del caffè dipende anche dall'acqua, mentre si attendono conferme per la pizza, il pane e altri alimenti, in una nuova e più l'ampia visione della loro tipicità e del loro legame con il territorio, nel quale l'acqua ha certamente il suo ruolo.

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Rodolia cardinalis: la coccinella emblema della lotta biologica classica

Numerose sono le notizie su empiriche realizzazioni di lotta biologica con l’impiego di entomofagi; la prima risale al IV secolo, epoca in cui, come riportato da Chi-Han, nel sud-est della Cina venivano vendute, in borse di giunco intrecciato, colonie della formica giallo-rossa Oecophylla smaragdina. I contenitori, venivano appesi ai rami dei mandarini per consentire alle formiche di predare gli insetti dannosi, ma anche quelli utili difficilmente sfuggivano alla predazione.

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Amedeo Alpi è il nuovo Presidente Delegato della Sezione di Centro Ovest dei Georgofili

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“The Olive Tree Genome" Genetica e Genomica dell’Olivo

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Protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Regione Abruzzo - Assessorato Agricoltura, Foreste e Sviluppo Rurale

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Inaugurazione della mostra “Universale” di Dino Castelvecchi

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Giornata dimostrativa presso la foresta modello di Rincine

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Buono, sano, nutriente … l’olio

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“I Territori della Toscana e i loro prodotti”: progetto di Georgofili e ANCI Toscana. Si comincia con la Lunigiana.

Mercoledì 14 giugno, dalle ore 9.30 alle 13, si svolgerà all’Accademia dei Georgofili un incontro dedicato alla presentazione della Lunigiana e dei suoi prodotti tipici. Si tratta del primo di una serie di eventi dedicati a “I territori della Toscana e i loro Prodotti”, organizzati dai Georgofili con ANCI Toscana con il patrocinio di Unicoop Firenze, con lo scopo di valorizzare le aziende di trasformazione e i produttori locali, creando – ove possibile - un rapporto con la grande distribuzione.
I prodotti locali offrono infatti notevoli opportunità di tradizione e freschezza, utilizzabili come valore aggiunto sia da parte della GDO sia da parte di giovani che vogliano intraprendere la carriera di imprenditori agricoli, seguendo l’obiettivo della tipicità e della qualità.
In questo primo incontro sarà la Lunigiana a fare da protagonista, una terra tra Massa Carrara e La Spezia sinonimo di natura incontaminata e aria buona, tradizione contadina, duro lavoro dei campi e nei boschi. La cucina della Lunigiana è il risultato della fusione di diverse tradizioni provenienti da regioni confinanti (Liguria, Emilia Romagna, Toscana) con forti tradizioni gastronomiche. Gli ingredienti usati sono molto semplici, sapientemente dosati tra loro, creano una cucina dai sapori forti e delicati al tempo stesso. Materie prime povere, come le erbe spontanee che crescono nella zona, alla base della prelibata “torta d’erbi”. La farina prodotta con cereali locali, l’acqua e il sale che uniti insieme danno i “testaroli” (FOTO), piccole losanghe di sfoglia, fatte rinvenire in acqua bollente e poi condite con pesto, olio o sugo di funghi, forse il piatto più famoso della Lunigiana assieme ai “panigacci”, focaccette sottili da mangiare con formaggi freschi e salumi del luogo. Le castagne, i cui alberi coprono le colline lunigianesi, sono le protagoniste di molti piatti. La terra completa la sua opera con il fagiolo di Bigliolo, la cipolla di Treschietto, le varietà delle mele quali “rotella” e“binotto”, l’olio e il miele. Dall’allevamento si ottengono non solo salumi come la spalla cotta, il culatello, il filetto, la mortadella, ma anche l’agnello di Zeri.
Seguiranno nei prossimi mesi, presso l’Accademia dei Georgofili, altri incontri sui diversi territori toscani: quello successivo riguarderà la Garfagnana e la Media Valle del Serchio.
Il Presidente Giampiero Maracchi sottolinea l’impegno dell’Accademia relativamente alla valorizzazione dei territori, delle varietà locali e delle produzioni agroalimentari che, abbinate al sempre crescente interesse per l’ecoturismo, rappresentano una risorsa importante per l’economia della Regione.


PROGRAMMA DEL 14 GIUGNO (pdf)

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Consumi in crescita? Sì, no, forse

Segnalo ai nostri lettori un fenomeno che ha dell’incredibile, vagamente surreale. Alla vigilia di ogni evento, fiera o manifestazione che riguarda l’ortofrutta arriva un comunicato che annuncia l’aumento/la ripresa/ il rilancio dei consumi. Analogamente appena arriva il caldo, si legge che ‘esplodono’ i consumi di meloni, angurie, frutta estiva. Davanti a queste notizie – riprese dai giornali e tv –uno pensa: gli operatori del settore si sfregheranno le mani. Se aumentano i consumi, deve aumentare la domanda, bisogna tenere i magazzini pieni, i prezzi possono entrare in tensione: prezzi buoni per tutti? Fermi tutti, forse siamo su ‘Scherzi a parte’. Arrivano i ‘signori’ della Gdo e ci spiegano che non è così. Claudio Mazzini, n. 1 dell’ortofrutta Coop, da qualche tempo rilascia interviste spiegando che dal suo punto di vista non è così, che i dati disponibili non sono attendibili e senza dati attendibili niente analisi e scelte corrette. Parlando con Italiafruit Mazzini conclude: “Se oggi fossi un produttore e leggessi alcuni proclami direi: ‘Bene, avanti così! I consumi crescono, cresce il valore, quindi stiamo lavorando bene’. Peccato, però, che i consumi di ortofrutta a volume calano da 15 anni”.

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Gusto e cucina di montagna

Le indagini sulle capacità gustative dei cibi ad alta quota hanno portato a stabilire che l'altitudine diminuisce la sensibilità delle papille gustative e soprattutto che l'aria rarefatta modifica sensibilmente l'olfatto, che come retrogusto determina per l’ottanta per cento l’apprezzamento del cibo, come si può costatare quando, soffrendo di raffreddore, i cibi perdono di aroma, sapore e gusto. 

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Il ruolo del giurista all’interno dell’osservatorio locale del paesaggio lucchese

Il coinvolgimento del giurista in un settore come quello del paesaggio tradizionalmente retaggio della cultura non giuridica trae linfa vitale e ragion d’essere dalla dimensione costituzionale che il paesaggio ha assunto: la sua tutela contemplata dall’art. 9 è collocata nell’empireo dei principi fondamentali della Costituzione e la Corte costituzionale a più riprese ha ribadito la rilevanza del paesaggio come valore da proteggere, bene primario e assoluto, la cui tutela, affidata all’esclusiva competenza dello Stato, precede e comunque costituisce un limite alla protezione degli altri interessi pubblici in materia di governo del territorio. 

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Avetianella longoi: un efficace ovoparassitoide del Cerambice australiano Phoracantha semipunctata

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Incontro di Unicoop Firenze all'Accademia dei Georgofili

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L’Accademia dei Georgofili ospita workshop internazionale sui disastri ambientali

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Presentazione del libro: "I richiami della terra"

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Presentazione del libro: "Agricoltura Slow"

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Il fico d’India a Lampedusa falcidiato dal “cancro gommoso”

Il Fico d'India, contrariamente a quanto il nome possa far credere, è originario del Messico ed è giunto in Europa dopo i viaggi di Cristoforo Colombo nel continente americano.  La prima notizia certa della presenza del fico d’india in Italia è del 1560 ca.    Il fico d’india è una pianta che si presta oggi a molteplici usi, è estremamente  rustica, si adatta a terreni poverissimi e   ha trovato nella Regione Mediterranea (ma la coltivazione del fico d’india è diffusa in tutti i continenti) il clima ideale per crescere e riprodursi. Il monopolio del mercato italiano (ca. il 90% della produzione nazionale), e in pratica di quello comunitario, è detenuto dalla Sicilia. La superficie complessiva interessata alla coltivazione specializzata del fico d’india nella nostra isola maggiore è di circa 3.500 ha, la maggior parte concentrati nei comuni di San Cono (CT), Belpasso (CT), Santa Margherita Belice (AG), e Roccapalumba (PA).  Si coltivano 3 varietà (“gialla”, “rossa” e“bianca”) e la produzione può raggiungere, in coltura irrigua, le 25 tonnellate per ha. Oltre che in Sicilia, il fico d’india è diffuso anche in altre aree del Mezzogiorno d’Italia e, naturalmente, in tutte le isole siciliane, incluso le più a Sud, Linosa e Lampedusa.
La presenza a Lampedusa del fico d’india è documentata quanto meno dal 1847. Bernardo Sanvisente, incaricato da Ferdinando II di organizzare e gestire la colonizzazione dell’isola con un primo nucleo di 250 coloni, così riferisce in un rapporto scritto per il Re nel dicembre del 1847: “Nei terreni novellamente dissodati fu mia cura di farli circondare da robuste, e forti sepaje siano di muri a secco che di palafitte, e da una quantità di fichi d’india, onde impedire i danni che ai campi aperti, sogliono accadere.  (Per la verità a suggerire questa operazione al Sanvisente, che era capitano di fregata e non agricoltore, fu la lettura della Scienza della Legislazione di D. Gaetano Filangieri. L’insigne giurista e filosofo italiano così scriveva: “Vi sono in molte nazioni dell’Europa alcune leggi che paiono espressamente emanate per distruggere l’agricoltura: alla testa di queste io trovo quella che proibisce ai proprietari delle terre di murare i loro poderi, e chiuderli con ogni specie di siepi, o argini…” e via di seguito a spiegare i motivi per cui i campi coltivati andavano recintati). Ed effettivamente ancora oggi i poderi di Lampedusa sono spesso delimitati da muri a secco o da filari di fichi d’india, almeno quelli che ancora sopravvivono (vedi dopo). In altra parte del rapporto Sanvisente parla di una “prodigiosa quantità di fichi d’india” fatti acquistare, insieme ad “alberi di diverse frutta e varie altre utili piantagioni",  nell’isola di Pantelleria per essere messi a dimora a Lampedusa.

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L’attività agro-silvo-pastorale alla luce del nuovo regime dell’autorizzazione paesaggistica

In attuazione dell’art. 12 della legge 29 luglio 2014, n. 106 “Misure urgenti per la tutela del patrimonio culturale della Nazione e per lo sviluppo della cultura”, con D.P.R. 13 febbraio 2017, n. 31, è stato emanato il regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata. Il provvedimento che si ispira ad esigenze di semplificazione dei procedimenti in materia di beni culturali e paesaggistici, individua due diverse categorie di interventi localizzati in aree paesaggisticamente vincolate: la prima comprende gli interventi e le opere che sono esonerati dall’obbligo dell’autorizzazione paesaggistica, sia ordinaria che semplificata, e sono elencati nell’Allegato A); la seconda comprende a sua volta interventi e opere di lieve entità soggette al procedimento autorizzatorio semplificato, descritto agli artt. da 7 a 13 dello stesso decreto, elencati nell’Allegato B).  Il provvedimento coinvolge nella sua opera di semplificazione alcuni interventi inerenti l’attività agro-silvo-pastorale o ad essa funzionali.

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Mungitura robotizzata e costo di produzione del latte

Ancora scarsa in Italia è la diffusione della mungitura robotizzata, mentre sarebbe molto utile soprattutto nelle stalle di piccole e medie dimensioni, che più di altre godono dei vantaggi di questo metodo di mungitura che intervenendo sulla gestione della stalla nel suo insieme concorre a diminuire il costo di produzione del latte.

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Api selvatiche in città

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Nasce la Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani

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Giampiero Maracchi alla inaugurazione dell’anno accademico dei Fisiocritici

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PREMIO UNASA ‐ AISSA ‐ AIIA

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Ismea, USA terza meta del’export agroalimentare italiano

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Corso di Aggiornamento sulla Qualità dell’Olio Extra-Vergine di Oliva

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Scuola di Biochar 2017

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Il concetto di Marchio nella storia del vino

L’articolo è un abstract della relazione svolta nella giornata di studio “I Marchi e il Vino”, che si è tenuta all’Accademia dei Georgofili il 12 maggio 2017

Da millenni il vino condivide la storia degli uomini.
Lo vediamo entrare da grande protagonista nella letteratura, nell’arte, nel pensiero mitico, nel pensiero simbolico e religioso, ma intrecciandosi con questi aspetti, reso fortissimo da questi aspetti, il vino è stato anche, da sempre, una fonte importante dell’economia. 
Il mercato l’ha visto protagonista da millenni. Da millenni il vino è costantemente un prodotto di particolare importanza commerciale. Percorre le vie di terra e le rotte marittime dei commerci delle antiche civiltà di Sumeri, Ittiti, Egizi, Fenici, Minoici, Micenei, dei Greci dell’epoca classica, dei Romani… Poi è ancora protagonista dei commerci del Medio Evo, è presente sulle nuove rotte transoceaniche dell’epoca delle grandi scoperte, che lo portano nel Nuovo Mondo. Seguendo poi l’evoluzione delle conoscenze, delle tecniche e delle nuove possibilità di trasporto, il vino si sposta sempre più agevolmente ed è un formidabile prodotto che genera economia. Anche oggi gli scambi internazionali continuano a crescere.
Quando si parla di mercati ampi, si manifesta una forte esigenza di identificazione. Per questo il concetto di Marchio nella storia del vino si dipana lungo i secoli.
Dalle civiltà più antiche fino a oggi, il vino ha avuto necessità di una identificazione per esigenze di registrazione e controllo della produzione, ma anche per l’imprescindibile esigenza di comunicare il tipo, la qualità, l’origine geografica.
Così il “Marchio” nella storia del vino conosce una continua evoluzione, ma è costantemente presente come segno di identificazione, rappresentazione, differenziazione di un prodotto rispetto a tanti altri.
Il Marchio è infatti un segno di riconoscimento di un particolare prodotto, è un “messaggio” che rivela l’identità del prodotto stesso ed è una garanzia e anche un impegno. 

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Arboricoltura in Italia

La perdita di aree verdi naturali e la progressiva urbanizzazione è certamente cosa di grande preoccupazione nella maggior parte del paese, ma è più grave in certe aree rispetto ad altre. Il carattere delle periferie esistenti e future è stato modificato o minacciato dalla rapida diminuzione delle aree agricole e dai più sottili cambiamenti provocati dalla perdita della copertura arborea attraverso gli interventi di urbanizzazione. Questa erosione di aree soprattutto periurbane mette a rischio i benefici ecosistemici che gli alberi forniscono e minaccia la sostenibilità sia economica sia ambientale delle città.
Inoltre, la nostra storia recente di temperature estive da record e di periodi prolungati di siccità, non solo estiva, in molte parti del nostro Paese, con una vera e propria alterazione nella distribuzione, intensità e frequenza delle precipitazioni e con una preoccupante intensificazione degli eventi estremi in tutte le regioni del Paese, pone all’attenzione del pubblico il tema del cambiamento climatico anche perché i suoi impatti sulla arboricoltura si fanno già sentire.
In conseguenza degli eventi estremi (ma non solo a causa di questi) gli alberi sono stati spezzati, sradicati o hanno subito rotture di grosse branche che hanno provocato significativi danni alla proprietà e, purtroppo, nei casi peggiori, dei morti. Agli arboricoltori e a coloro che si occupano di ricerca in questo settore viene chiesto di determinare perché si sono verificati questi eventi e se l'ispezione degli alberi avrebbe potuto prevenirli. Questo accende i riflettori sulla formazione di coloro che operano ai diversi livelli e sui protocolli che vengono utilizzati durante le ispezioni degli alberi, poiché la richiesta di un livello più elevato di professionalità e di un imparziale e indipendente giudizio sono più grandi che mai. Le immagini di alberi caduti su case e veicoli o, peggio ancora, che hanno causato lesioni a persone, sono drammatiche e possono portare a una reazione istintiva e alla rimozione di un gran numero di alberi. E spesso a nulla vale spiegare che l'influenza moderatrice degli alberi sulla velocità del vento durante i temporali potrebbe aver impedito danni o lesioni anche maggiori. Oltretutto, una spiegazione oggettiva di quello che è successo e di ciò che dovrebbe essere fatto per evitare il ripetersi di certi accadimenti raramente ottiene esposizione mediatica. 

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La Psilla del Siliquastro

Nel Medioevo, attorno alla figura di Giuda Iscariota, ritenuto l’amministratore, poco onesto, dei beni dei discepoli di Gesù, venne imbastita una poco edificante vicenda conclusasi, secondo la tradizione, con il suo suicidio per impiccagione al ramo di un Fico, o, secondo alcuni, della leguminosa arborea Cercis siliquastrum, indicata come “Albero di Giuda” per i numerosi baccelli, appiattiti e pendenti, che rimangono sulla pianta fino alla primavera seguente. 

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Antibiotici negli allevamenti e opinione pubblica

I primi esseri viventi comparsi sulla terra, più di tre miliardi e mezzo di anni fa, sono organismi microscopici genericamente denominati microbi, rimasti soli sul pianeta per tre miliardi di anni, durante i quali hanno fatto almeno sette "invenzioni" che hanno cambiato la faccia del pianeta e che dimostrano la grande “intelligenza biologica” di questi piccolissimi organismi.

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L’agricoltura è il volto del progresso

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Il riuso delle acque reflue urbane in agricoltura: il progetto europeo DESERT

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Le bibite fanno male al cervello, anche quelle “diet”

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Le varietà di mele antiche sono più buone di quelle oggi commerciate

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Crisi dell’olivicoltura nazionale

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I Georgofili e il progetto europeo RURALITY

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Calerà la produzione mondiale di grano duro

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Gli alberi nel portafoglio

Poco sa l’opinione pubblica del valore dei cosiddetti servizi ecosistemici, cioè quei servizi forniti dagli alberi che giustificano l’investimento di risorse come il lavoro, l'energia e l'acqua e che rappresentano i contributi diretti e indiretti al benessere umano, sostenendo la nostra sopravvivenza e la qualità della vita. Senza questi servizi l’uomo non esisterebbe e la civiltà umana non funzionerebbe, ma è difficile dar loro un prezzo e quindi gli ecoservizi restano in gran parte invisibili e sottovalutati dai mercati e dalla politica, anche se ricerche recenti hanno dimostrato che contribuiscono al benessere umano per circa due volte il Pil mondiale (71,8 trilioni di dollari), otto volte tanto l’economia statunitense. Pur esistendo un consenso generale, almeno fra gli addetti ai lavori, sul fatto che il verde urbano è essenziale affinché le città possano essere realmente sostenibili, quanto ne sappiamo veramente di questi benefici? Quanto è forte l'evidenza scientifica che supporta i diversi vantaggi del verde urbano? Molte delle ipotesi utilizzate riguardo al processo decisionale che coinvolge il verde urbano non sono indicate in modo chiaro, e questo collide con la sempre più pressante domanda di decisioni basate sull'evidenza. E quello che manca maggiormente, a tutti i livelli, scientifico, divulgativo, giornalistico e nell’opinione pubblica, è un’efficace comunicazione quando si parla di alberi in città. Come dovremmo comunicare il valore economico degli alberi? Diverse ricerche hanno dimostrato, per esempio, che la presenza di un verde urbano di qualità nel quartiere degli affari e nelle aree commerciali può promuovere una percezione positiva da parte dei clienti o con i partner commerciali. 
Nel clima economico attuale, con le aziende e gli esercizi commerciali che sono alla ricerca di nuovi metodi per mantenere la loro base di clienti, solo pochi commercianti comprendono che la semplice aggiunta di piante di fronte al negozio può fare la differenza nel modo in cui esso viene percepito. L'ambiente “positivo” creato da un luogo esteticamente gradevole non solo accoglie i clienti all'interno, ma migliora anche la percezione del livello di qualità dei prodotti e dei servizi offerti. La presenza di piante è, quindi, un modo efficace per rivitalizzare un business, portare nuova clientela, contribuire a ridurre il cosiddetto “stress da acquisto” e far sentire a proprio agio i frequentatori.

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Coturnismo, avvelenamento naturale

Morire avvelenati da carni di allodole, tordi, quaglie o coturnici (da qui il termine coturnismo) cacciati in primavera è un evento tanto antico quanto strano, ignoto a molti e che nel passato è stato anche interpretato come una punizione divina. La prima, drammatica descrizione del coturnismo si legge difatti nella Bibbia, dove nel Libro dei Numeri (11 – versetti da 31 a 34) si narra che nella località di Kibrot-Attaava gli ebrei, durante il loro esodo dall’Egitto verso la Terra Promessa, s’imbattono in uno stormo di quaglie in migrazione, ne catturano un gran numero e le mangiano. Immediatamente sono colpiti da un avvelenamento collettivo e i molti morti sono sepolti sul posto, da allora denominato Kibrot Attahava e cioè “sepolcri dell’ingordigia”, perché Dio avrebbe punito con la morte gli ebrei colpevoli d’ingordigia.
Diversa è la sensibilità ai veleni tra uomini e animali e da qualche tempo è noto che alcuni alimenti ritenuti buoni se non salutari, in talune condizioni possono provocare gravi danni, come i mieli tossici e le lumache ma soprattutto allodole, tordi, quaglie e coturnici velenose. Le carni di questi animali, infatti, divengono tossiche quando questi piccoli uccelli si ali-mentano con piante di cicuta contenenti alcaloidi per loro innocui, ma molto pericolosi per l’uomo.
La cicuta è una pianta velenosa divenuta famosa per Socrate, condannato alla pena di morte per avvelenamento con questo vegetale. Tre sono le specie di cicuta velenose presenti nei paesi del Mediterraneo. La cicuta maggiore (Conium maculatum) è la più comune, passata alla storia per esse-re stata usata nella bevanda mortale di Socrate, e la sua velenosità deriva dalla coniina e dalla gamma-coniceina. Nella cicuta minore (Aethusa cynapium) la tossicità dipende dalla cinapina. Rara è la cicuta acquatica (Cicuta virosa) con la tossina cicutossina.

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L’Osservatorio Locale del Paesaggio Lucchese

La recente costituzione dell’Osservatorio Locale del Paesaggio Lucchese, che detiene il primato di rappresentare il primo Osservatorio Locale del Paesaggio presente nella Regione Toscana, segna una tappa importante nel tormentato percorso verso la tutela e la valorizzazione del paesaggio toscano che rivela un affascinante intreccio di natura, economia e cultura.

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Suolo e Società: il ruolo della pedologia nella pianificazione territoriale

Questo argomento è stato trattato nel corso di una mia lezione tenuta il 23 marzo 2017, presso la Facoltà di Agraria di Pisa, in ricordo del Prof. Fiorenzo Mancini, considerato da tutti il padre della pedologia in Italia. Numerosi sono stati i suoi allievi che hanno operato nella ricerca pedologica, nell’applicazione della materia in diverse regioni italiane, nonché fuori dai confini nazionali, negli altri continenti e, in particolare, nei paesi in via di sviluppo.

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I Marchi e il Vino

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Le associazioni vivaistiche italiane riunite a Firenze per discutere il nuovo regolamento fitosanitario europeo

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Ventiquattresimo anniversario della strage di via dei Georgofili

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Riforestazione Cinese

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Gli agricoltori sfiniti cambiano vita

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La dolcezza di una mela non sta tutta nello zucchero

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In pochi decenni è diventato improduttivo il 30% dei terreni coltivabili

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Lampedusa e la sua agricoltura: ciò che era, ciò che rimane e ciò che potrebbe essere

La colonizzazione di Lampedusa, frontiera dell’Italia in mezzo al Mediterraneo, fu disposta da Ferdinando II, Re delle due Sicilie, che l’aveva acquistata dai Principi Tomasi. Nel 1843 (4 anni dopo l’acquisto), il cavaliere Bernardo Maria Sanvisente, Capitano di Fregata, viene inviato sull’isola con il titolo di governatore e con l’incarico di renderne coltivabile il terreno. Prima di allora Lampedusa era stato oggetto di altri tentativi di colonizzazione (agricola), tutti fallimentari per varie ragioni, ad es. la mancanza di un progetto coordinato e anche, o soprattutto, le difficili condizioni ambientali dell’isola.
In un contesto ambientale oggettivamente difficile (basta leggersi quanto due studiosi dell’epoca, Pietro Calcara, professore di Storia naturale nella Regia Università degli Studi di Palermo, e Giovanni Gussone, fondatore dell'orto botanico di Boccadifalco a Palermo, scrissero nei rapporti di loro viaggi scientifici a Lampedusa) Sanvisente, il 22 settembre 1843, si insedia a Lampedusa con un gruppo di circa 120 coloni (90 maschi e 30 femmine), in massima parte contadini. Vengono realizzate le "grandi opere" di Lampedusa: sette edifici più noti con il nome di «Sette Palazzi» con dieci appartamenti ciascuno e diverse altre case e strade per i nuovi abitanti, frantoi, magazzini, piccoli stabilimenti per il trattamento del pesce, e anche un cimitero. Vengono prese numerose iniziative agricole: si procede ad un esteso disboscamento per far posto alle coltivazioni agrarie;  molti dei numerosi olivastri che si trovavano sull’isola furono innestati;  vennero recintati tutti i terreni messi a coltura;  ad ogni colono contadino venne concesso per sei anni un pezzo di terra coltivabile e, in aggiunta, una porzione doppia di terra grezza con l’obbligo, in questo caso, di doverla sbarbicare, dissodare e renderla atta alla coltivazione, di migliorarla, di piantarvi fruttiferi, viti; venne disposto  di dare la caccia ai conigli nelle tane e di estirparne la prole nei mesi in cui le coniglie partorivano; per lo stesso motivo vennero “sparsi per le foreste” gatti domestici che con il tempo si inselvatichirono;  anche le capre furono  in gran parte eliminate per i danni che potevano provocare alla giovane vegetazione (in particolare agli innesti degli olivastri); si seminarono, fra mille difficoltà, fave, orzo, frumento. 
I risultati delle prime semine non furono però esaltanti.   Nel 1845 il raccolto fu scarso anche se di qualità per via di alcuni temporali che non consentirono di seminare in tempo utile; nel 1846 fu ancora peggio per motivi opposti, una pesante siccità tanto che il Regio Delegato sembrò deciso a non voler fare seminare le graminacee nell’anno colonico 1847. Molti degli olivastri innestati morirono per via dei forti venti che soffiarono nel 1845 e 1846.

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Carne rossa e tumori: paradosso alimentare

Paradosso, dal greco παρά (contro) e δόξα (opinione), è un fatto che contraddice la comune opinione o l'esperienza quotidiana che deriva da premesse o da un ragionamento anche apparentemente accettabile. In alimentazione il paradosso più noto è quello francese, il fenomeno per il quale in Francia, nonostante il consumo di alimenti ricchi in acidi grassi saturi, vi è una incidenza di malattie cardiovascolari inferiore rispetto ad altri paesi con diete comparabili, dandone ragione con l’uso del vino rosso.
Il Paradosso Francese della correlazione tra bassa mortalità per malattie coronariche e consumo di vino è stato enunciato in Francia nel 1979. In successivi studi si è voluto attribuire il fenomeno all’alcol, ma soprattutto ai polifenoli di cui il vino è ricco, in particolare al resveratrolo, trascurando che per assumere adeguate quantità di polifenoli il consumo di vino dovrebbe essere ben più elevato di due o tre bicchieri il giorno e che in questo caso l'organismo sarebbe esposto agli effetti negativi dell'alcol. Il supposto fenomeno, anche sull’onda d’interessi commerciali, ha avuto fortuna e ancora oggi è utilizzato sui giornali, senza considerare che sia il risultato di un impianto teorico scorretto, perché sono state comparate popolazioni diverse non solo per il consumo di vino, ma per l'intero scenario dello stile di vita e dell'alimentazione. Associare una bassa mortalità al consumo di vino è solo l'affermazione di una somiglianza o vicinanza statistica, dalla quale non è possibile dedurre un rapporto tra causa ed effetto, dimenticando gli studi secondo i quali è la dieta mediterranea nel suo insieme che ha un rilevante ruolo nella riduzione della percentuale di mortalità della malattia coronarica. Per quanto poi riguarda il termine francese attribuito al presunto paradosso, si trascura che la percentuale di mortalità per malattie coronariche è omogenea in buona parte dell'Europa e che invece vi è una differenza statisticamente significativa tra le popolazioni del nord e del sud europeo attribuibile alla dieta mediterranea.
Esiste anche un Paradosso Carne Cancerogena

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Con i nuovi mezzi di lotta contro gli insetti cambiano le strategie: gli interventi adulticidi

I grandi cambiamenti che hanno caratterizzato la difesa antiparassitaria negli ultimi decenni sono stati possibili grazie all’individuazione di nuovi mezzi di lotta e di idonee metodologie per il loro impiego.

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Romeo e i nuovi animali da compagnia

Il fenomeno della crescente manifestazione di interesse da parte dell’uomo nei confronti di altre specie animali è un importante segnale di cambiamento di un rapporto antichissimo e che nel tempo ha assunto forme diverse... Nasce oggi un’eccessiva antropizzazione degli animali che stravolge, limitandole, le loro libertà. Viene costruito una sorta di culto, quasi un neo paganesimo, che li colloca al centro della vita umana. Forse tutto ciò deriva dalla caduta dei valori fondamentali dell’umanità e dalla ricerca di sostituirli con regole e regolette spesso casuali e futili.

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Premio Cipolla Rossa Acquaviva Delle Fonti

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L’origine dei prodotti alimentari nelle loro etichette

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Xylella: scoperte altre piante di olivo resistenti

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Le vacche necessitano di fresco

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LIFE&Foreste: evento per festeggiare il 25° anniversario del Programma LIFE per valorizzare le foreste italiane

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Le trasformazioni del paesaggio e il verde urbano

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DNA, il grande libro della vita da Mendel alla genomica

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Il nuovo regime fitosanitario europeo – Regolamento (UE) 2016/2031. Impatto sull’attuale sistema dei controlli fitosanitari e sulle imprese vivaistiche ornamentali

Giovedì 11 maggio 2017 all’Accademia dei Georgofili si svolgerà una giornata di studio su: Il nuovo regime fitosanitario europeo – Regolamento (UE) 2016/2031. Impatto sull’attuale sistema dei controlli fitosanitari e sulle imprese vivaistiche ornamentali. 

La globalizzazione dei mercati e il cambiamento del clima in questi ultimi anni stanno modificando sensibilmente lo scenario della difesa delle piante, sia agrarie che forestali.  L'introduzione di nuovi parassiti attraverso la commercializzazione globale delle merci vegetali sta registrando un incremento elevatissimo, tanto da rendere fortemente problematico costituire barriere di difesa fitosanitaria ai punti di entrata di queste merci.  Tutti gli anni, si registra la comparsa di nuovi organismi nocivi a fronte di limitate intercettazioni ai punti di entrata ufficiali sul territorio della Unione Europea. 
L’attuale legge comunitaria, che per circa 30 anni ha disciplinato i controlli fitosanitari, ha imposto ad ogni Stato membro il suo recepimento, con legge nazionale, organizzando così il proprio sistema di controlli in accordo con gli altri Paesi europei.  L'Italia, con il D.lgs. 214/05, ha organizzato il proprio sistema nazionale attraverso la costituzione di un Servizio Fitosanitario Centrale ed i Servizi Fitosanitari regionali e delle Province Autonome.  Con il nuovo Regolamento viene ridisegnato il sistema dei controlli fitosanitari a livello Europeo e nel nuovo scenario dovranno essere riorganizzati anche i servizi pubblici, mentre le imprese professionali dovranno assumersi nuovi ruoli anche in materia di controllo e tracciabilità dei vegetali immessi in commercio. 

Con questa Giornata di studio, l'Accademia dei Georgofili ed il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, con il patrocinio della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome,  si pongono l'obiettivo di analizzare i nuovi scenari e di avviare un primo dibattito sull'applicazione delle nuove norme coinvolgendo nel cambiamento le imprese vivaistiche ornamentali. 

PROGRAMMA (PDF)

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I Marchi e il Vino. Creazione e tutela dei Marchi del settore agroalimentare, in particolare del vino, alla luce della nuova normativa europea

Venerdì 12 maggio 2017 alle ore 9.30, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà il seminario: 
I Marchi e il Vino. Creazione e tutela dei Marchi del settore agroalimentare, in particolare del vino, alla luce della nuova normativa europea.

Nell’attuale situazione del mercato internazionale, con la crescita degli scambi e la sempre più complessa discussione sugli accordi di libero scambio, diventa sempre più importante la protezione delle Indicazioni Geografiche dei prodotti agroalimentari, che vedono il vino in posizione di rilievo ma che coinvolgono olio, formaggi, salumi, bevande alcoliche, ecc.  Per questo, il Marchio collettivo rappresenta un efficace strumento utilizzabile per la protezione a livello internazionale dei prodotti agroalimentari, anche presso i Paesi che non riconoscono le Indicazioni Geografiche europee.  Nei prossimi anni, nel nostro Paese, le norme sul Marchio collettivo utilizzato per la protezione di un’indicazione geografica cambieranno in modo radicale per adeguarsi alla normativa sul Marchio UE da poco emanata. 

Il Seminario organizzato dai Georgofili mira a fornire un contributo conoscitivo su questa importante tematica, attraverso l’illustrazione: del valore dei Marchi (Verbali e Figurativi) per il consumatore, specificatamente nel settore enologico; dell’evoluzione della normativa del Marchio collettivo nel settore agroalimentare, sia che indichi un’origine geografica o un raggruppamento di produttori; delle possibili forme di tutela del “Made in Italy”. 

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Voglia di dazi e di dogane

Si possono cogliere nell’aria le tendenze che si diffondono e influenzano i comportamenti della politica. Fra queste, sia in ambito economico generale, sia in quello più contenuto dell’agricoltura sia, infine, fra la gente alle prese con un’economia che ristagna, sembra farsi strada la propensione verso politiche di tipo protezionistico. Ve ne è traccia nelle richieste che comparti produttivi e categorie avanzano con crescente insistenza e nel tentativo di formare un movimento politico per il recupero di sovranità.

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Cinghiali e peste suina africana alle porte

Oggi una grave peste degli animali è alle porte e minaccia all’Italia, particolarmente esposta all’infezione per la presenza nel suo territorio di una densa popolazione di cinghiali. É la Peste Suina Africana o PSA, causata da un virus della famiglia Asfaviridae, genere Asfivirus (da ASF, sigla della denominazione della malattia in inglese: African Swine Fever) in continua diffusione nei paesi dell’Europa Orientale.

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Siccità e degradazione del suolo

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Concentrazione di CO2 in atmosfera oggi a livelli record: il possibile contributo di Agronomi e Forestali alla sua riduzione

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Api, apicoltura e apidologia: un paradigma declinabile in varie forme

L’incontro, organizzato dalla Sezione Sud Ovest dei Georgofili, si è svolto il 21 aprile 2017 presso l'Aula Magna del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell'Università degli Studi di Catania.

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Biostimolanti, una questione di ricerca scientifica

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AgriCultura digitale: idee giovani per il made in Italy

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Latte:l'etichettatura sull'origine va estesa ad altri prodotti marcati come "Made in Italy"

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ABBIAMO PERSO IL PROFESSOR FILIBERTO LORETI

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La ricerca in agricoltura nel segno della continuità

Diceva Bernardo di Chartres che siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane. Le ricerche che conduciamo ci porteranno, infatti, a vedere più lontano dei nostri Maestri, non perché dotati di un acume superiore, ma poiché il Loro esempio ed il Loro lavoro ci hanno innalzati verso vette che parevano irraggiungibili. La ricerca in ambito agrario, infatti, ha subito un'accelerazione senza pari nell’ultimo secolo, e tra i protagonisti delle più diffuse innovazioni figurano numerosi Accademici dei Georgofili, tra cui spicca la personalità instancabilmente curiosa ed operosa del Prof. Franco Scaramuzzi.
La percezione di essere sollevati e portati in alto dalla Sua statura accademica è stata tangibile anche Lunedì 10 Aprile 2017, nel Salone degli Affreschi dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro, durante la giornata di studi intitolata “LA RICERCA IN AGRICOLTURA NEL SEGNO DELLA CONTINUITÀ”, organizzata dall’Accademia dei Georgofili Sezione Sud-Est per celebrare i 90 anni del suo presidente onorario, Prof. Franco Scaramuzzi.
Ad accogliere la vasta platea di studenti, dottorandi, docenti, personale tecnico amministrativo, ma anche imprenditori dell’agro-alimentare pugliese, il saluto di benvenuto del Prof. Giacomo Scarascia Mugnozza, Direttore del Dipartimento di Scienze Agro Ambientali e Territoriali, a cui ha fatto seguito l’intervento del Pro-Rettore, Prof. Angelo Vacca, che è culminato con la consegna della pergamena al Prof. Franco Scaramuzzi dell’Associazione Alumni dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro.
Emozionante la serie di immagini che hanno accompagnato la relazione del Prof. Vittorio Marzi, Presidente della Sezione Sud-Est, e che hanno ripercorso la vita e la carriera del Prof. Scaramuzzi dal giorno della sua nascita a Ferrara, il 26 Dicembre 1926 ad oggi: l’infanzia durante il fascismo, l’immatricolazione alla Facoltà di Agraria, a Bari, immediatamente dopo la fine del secondo conflitto mondiale, la leggerezza goliardica della gioventù, la laurea, la borsa di studio del Ministero dell’Agricoltura e Foreste, l’inizio della sua attività di ricercatore nell’Istituto di Coltivazioni arboree della Facoltà di Agraria di Firenze, l’incontro con la cara Maria Bianca, il matrimonio, i figli, le esperienze di ricerca all’estero e i quattro mandati da Rettore in anni di grandi cambiamenti sociali che inevitabilmente hanno coinvolto anche l’università.

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Un mondo senza banane?

A rischio il frutto più venduto al mondo: una nuova razza fisiologica di Fusarium oxysporum f.sp. cubense ne sta mettendo in dubbio la sopravvivenza

Il frutto più venduto a mondo? Nessun dubbio, la banana! Gli americani ne mangiano un chilo ogni mese (più della somma di mele e arance), noi europei un po’ meno (10 kg all’anno, siamo più ghiotti di agrumi e mele). Ricca di sali minerali (soprattutto potassio) e di vitamine, accreditata per una infinità di proprietà nutraceutiche (dal potere antiossidante alla ricchezza in fibre, dal miglioramento della concentrazione alla protezione da ictus, e così via), la banana risponde in pieno alle aspettative del consumatore, essendo di dimensioni perfette, facile da trasportare, sbucciare e mangiare, anche per strada. C’è però un (grosso) problema: la pianta (Musa x paradisiaca, ibrido tra M. acuminata e M. balbisiana) è suscettibile alle infezioni di un microfungo che vive nel terreno, penetra attraverso le radici e invade il sistema vascolare, portando inesorabilmente a morte la vittima. Ed è proprio il rapporto con questo patogeno (Fusarium oxysporum f.sp. cubense, Foc, agente della cosiddetta “Panana disease”) che ha segnato profondamente la storia della banana. Segnalata per la prima volta in Australia nel 1874, la malattia ha rapidamente messo in ginocchio la bananicoltura di tutto il mondo, sino a costringere all’abbandono la produttiva e ben apprezzata cultivar Gros Michel (“Big Mike”), una volta incontrastata regina del mercato. Infatti, la particolare capacità del patogeno di sopravvivere per decenni nei terreni infetti (tale è la longevità delle clamidospore), unita alla materiale impossibilità di applicare trattamenti chimici o fisici (per non citare le difficoltà di intervenire negli appezzamenti infetti con la sommersione prolungata), ne rese impossibile la coltivazione. Il miglioramento genetico (siamo negli anni ’50 del secolo scorso) mise a disposizione un’altra cultivar, la Cavendish, resistente a Foc, seppur decisamente inferiore alla Gros Michel per caratteristiche organolettiche, più propensa all’imbrunimento e meno idonea al trasporto; questo aspetto costrinse alla riorganizzazione dei trasporti a lunga distanza, con la rinuncia alle navi bananiere e ai tradizionali vagoni ferroviari e con l’adozione di nuove tecniche di imballaggio e alla frigoconservazione. E fu il momento di gloria della Cavendish, suo malgrado nuova incontrastata dominatrice dei mercati internazionali.

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Nuovi animali da compagnia

Ai cani di piccola taglia e ai gatti di ogni tipo si sono aggiunti (in ordine alfabetico) camaleonti, cavie o porcellini d’india, cincillà, conigli, criceti, furetti, gerbilli di diversa specie, iguane, lucertole, pappagalli delle più diverse origini e varietà, polli di razze nane, ratti, rettili, serpenti, tartarughe, topi e topolini senza dimenticare, in taluni paesi, i maiali nani vietnamiti, pet pigs o pot-bellied pigs

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Il vino ha un tavolo con tre Ministeri, l’ICE e tutto il sistema. L’ortofrutta niente. Ma forse c’è un perché …

Per carità, essendo il primo comparto del nostro export agroalimentare, si merita ampiamente questo trattamento di attenzione. Anzi è doveroso. Ma la seconda voce del nostro export, l’ortofrutta, anche alla luce dei buoni risultati del 2016, non meriterebbe analoghe premure? 

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La Cocciniglia gialla degli agrumi (Aonidiella citrina) in Italia

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Le api e le loro difese naturali

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In Bretagna, un’associazione per salvare gli agricoltori dalla disperazione

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Disastro xylella: prospettive oltre il danno

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La Sicilia della bellezza e del vino

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100 milioni di danni da gelo in orti, vigne e frutteti

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Difesa del suolo, se ne parla a Palermo

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Oltre l’agnello pasquale

Nella settimana che ha preceduto la Pasqua le prime pagine dei giornali e le televisioni si sono a lungo ed ampiamente interessate degli agnelli. Grandi personaggi con un sicuro fiuto per la comunicazione sono stati effigiati con agnellini e pecore di forte effetto emotivo. È stata affrontata una grande varietà di temi confondendo fede e gastronomia, civiltà e tradizioni, ma anche l’iniziativa concreta di Coldiretti “SalvaUnPastore” con quella legislativa che vuole impedire la macellazione di numerose specie, fra cui, appunto, gli ovini.
Indietro nel tempo, dopo il cane, i primi animali addomesticati furono circa 8500 anni fa pecore e capre nell’area della mezza luna fertile. Nasce così l’antica consuetudine di queste specie con l’uomo che le ha impiegate nello sviluppo dell’agricoltura e per il contributo dato all’alimentazione. A quel tempo risale la loro rilevanza nelle religioni nate in quell’area come quella ebraica e poi quella cristiana, in cui scompaiono i sacrifici di animali e si forma l’evidenza simbolica. Le nascite primaverili sono collegate al rito celebrativo della Resurrezione. Si rafforza il simbolo dell’Agnus Dei, l’agnello innocente. 
Oggi la battaglia contro il consumo di carni ha scelto la sua fine brutale come indice di grande efficacia. Personalmente non accettiamo la morte dell’abbacchio, inutilmente cruenta, ma allo stesso tempo siamo convinti sostenitori della necessità per l’organismo umano di completare la sua nutrizione con gli alimenti di origine animale. La loro pericolosità viene associata dalla scienza all’eccesso quantitativo ed alle modalità di preparazione delle carni, non al consumo in sé. 
L’azione di chi utilizza in maniera forzata l’immagine dell’agnello induce a molte riflessioni, su almeno due delle quali vorremmo fermarci. La prima riguarda la modalità con cui essa viene condotta che è paradossalmente violenta sia per le frange più oltranziste, spesso fortemente ideologizzate in senso anti società, sia in quelle più moderate ed istituzionali che vogliono l’affermazione della loro posizione con leggi che renderebbero obbligatori comportamenti individuali che sono invece liberi per loro natura. Un’imposizione inaccettabile in una società come la nostra, costruita sui diritti e le libertà fondamentali dell’umanità. La battaglia per la diffusione dell’alimentazione veg è lecita, come lo è il consumo di carni, ma in un contesto non coercitivo. Per non parlare del fatto che gli improvvisati salvatori degli agnelli sembrano ignorare una verità che ci è stata sottolineata da un pastore: senza agnelli la pecora non produce nemmeno latte e quindi non si fanno formaggi, ma soprattutto non si prolunga la catena madri-figli, con tanti saluti alla salvaguardia della specie.

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A settant’anni dai Trattati di Roma

Sommario: 1. Dal 1958 al 2017: una integrazione in mezzo al guado. – 2. La PAC: si vuole uscire dall’impasse? – 3. Conclusioni.

 1. Gli stati dell’Europa occidentale, usciti distrutti dalla II guerra mondiale, decisero, pur fra tentennamenti e retromarce, di avviare un processo di integrazione che puntò su quella economica, non essendo stato possibile superare il non spento nazionalismo di molti, ostacolo che non consentì di puntare a una vera integrazione politica.
Appunto l’oscillare fra spinte a favore dell’integrazione e il nazionalismo ha caratterizzato la vita della Comunità economica europea, poi Comunità europea e, infine, Unione europea; alla politica della sedia vuota avviata da De Gaulle nei primi anni di vita della CEE e alla previsione, contenuta nel Trattato di Lisbona del 2010, della possibilità di uscire dall’UE si contrappongono l’Atto Unico europeo, entrato in vigore nel 1987, che diede un forte impulso alla creazione di un mercato unico, e quello di Maastricht, fondamento per la creazione dell’euro, che sembrava essere, ma non lo è stato fino ad ora, un passo decisivo verso una integrazione politica. 
A questa incertezza negli orientamenti “politici” si accompagnò una posizione attorno l’ammissione di nuovi stati membri sempre più lassista, e seguita per meri e presunti fini geopolitici da un lato, di allargamento del mercato dall’altro.
Ma gli ultimi stati ammessi non hanno accettato, sin dall’origine, l’implicita idea d’integrazione politica, vedendo nell’entrata nell’Ue un mezzo per associarsi a stati più ricchi e come, nel caso di quelli dell’Europa orientale, uno strumento per sottrarsi all’influenza russa.
La crisi americana del 2008 contagiò, ben presto, anche l’Unione, ma fu affrontata, sul piano monetario, con minore prontezza ed efficacia rispetto agli USA, e ciò proprio per l’incompletezza politica dell’integrazione e l’assenza di un sistema politico capace di decisioni rapide. La BCE, infatti, restò – in sostanza - il solo “manovratore” nella lotta alla crisi, e, legata com’è a regole strettamente monetaristiche, ha potuto operare solo tardi e grazie alla determinazione del suo governatore e, comunque, con effetti, per forza di cose, meno brillanti.

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La piaga dello sfruttamento nei campi: indignarsi e ripartire!

Da un amico che vive e insegna in una università americana ricevo un messaggio preoccupato che dice:  “mentre io e te parliamo di “human capital” dei lavoratori agricoli, guarda cosa succede in Puglia”  e mi segnala il link di un articolo comparso con grande evidenza nel New York Times del 12 Aprile scorso, a firma di Gaia Pianigiani, con il titolo “A Woman's Death Sorting Grapes Exposes Italy's Slavery” (La morte di una donna addetta alla coltivazione dell'uva mette in evidenza la piaga dello sfruttamento della mano d'opera in Italia)*.  Il mio amico conclude tristemente: “come si fa a parlare di qualità se i lavoratori sono schiavi?” 
E' il grido di dolore di un italiano che vorrebbe essere fiero della sua patria ed è messo invece nelle condizioni di vergognarsene.

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Il PIT con valore di Piano paesaggistico della Regione Toscana: tappa e non traguardo nella storia della tutela del paesaggio in Italia

PARTE II: dalla Convenzione europea del paesaggio ad oggi e La percezione del paesaggio ieri e oggi

PARTE II: dalla Convenzione europea del paesaggio ad oggi e La percezione del paesaggio ieri e oggi

Una vera svolta è rappresentata dalla Convenzione Europea del Paesaggio del 2000 (approvata in Italia nel 2006), da cui riparte in modo attivo il dibattito culturale sul tema paesaggio. Per la prima volta si cerca di dare una definizione al paesaggio, nel preambolo della Convenzione si definiscono i ruoli del paesaggio, la valenza, non solo e non tanto estetica, “come quadro” ma anche e soprattutto di carattere sociale e si individuano dei principi di tutela. 

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News dalla Conferenza regionale dell’agricoltura toscana per le zone montane e le foreste

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Un’opportunità per l’agricoltura Toscana: il Progetto COBRAF presentato ai Georgofili

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Latte, origine obbligatoria in etichetta da oggi: 19 aprile 2017

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Giappone: ottenuti pomodori senza semi, non hanno bisogno di impollinazione

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Gli scarti della lavorazione delle mele possono essere utilizzati per l'ingegneria tissutale

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Applicazioni e prospettive per genomica e post genomica in viticoltura

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Inaugurato il 264° Anno Accademico dei Georgofili

Si è svolta venerdì 7 aprile nel Salone dei Cinquecento, in Palazzo Vecchio, la cerimonia per l’inaugurazione del 264° Anno Accademico dei Georgofili.
Dopo il saluto del Sindaco Dario Nardella, il quale ha sottolineato l’importanza della ricerca in agricoltura e il rinnovato interesse al settore primario da parte dei giovani, il Presidente Giampiero Maracchi ha svolto la sua relazione, incentrata sul ruolo dei Georgofili nell’attuale quadro europeo. 
Maracchi ha evidenziato i principali problemi del settore agricolo ed ha prospettato le linee programmatiche dell’Accademia dei Georgofili, sottolineando che esse sono ispirate alla Dichiarazione di Cork del settembre 2016; su ciascun punto della dichiarazione verrà infatti predisposto da parte del Consiglio e del Corpo accademico (950 membri) un dossier. Per realizzare gli obiettivi preposti saranno inoltre organizzate iniziative in collaborazione con varie istituzioni rappresentative del mondo agricolo, con le quali sono stati sottoscritti protocolli di intesa. Il Presidente dei Georgofili ha così sintetizzato le priorità da raggiungere: garantire agli agricoltori un reddito minimo di filiera, conteggiare i servizi aggiuntivi dell’agricoltura e della selvicoltura, promuovere prodotti e materie prime di qualità, incentivare le attività complementari (energie alternative, materie prime no-food), favorire gli investimenti e il credito, promuovere le attività del bosco ed informare consumatori ed agricoltori. Il quadro ampio della situazione in agricoltura con il programma di lavoro dei Georgofili, illustrato dal Presidente Maracchi, ha raccolto l’attenzione e il plauso dell’ampio uditorio del Salone dei Cinquecento.
La prolusione è stata svolta da Phil Hogan, Commissario all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale della Commissione Europea, il quale ha esordito dichiarandosi onorato di aprire l’anno accademico di una istituzione tanto prestigiosa e antica che ha indirizzato l’agricoltura fin dalla sua nascita, nel 1753, e continua a farlo ancora oggi.

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I Georgofili sottoscrivono un protocollo di intesa con Sidea (Società Italiana di Economia Agraria) e con Siea (Società Italiana di Economia Agro-alimentare)

Venerdì 7 aprile 2017, prima della cerimonia in Palazzo Vecchio per l’ inaugurazione del 264° anno accademico, il Presidente dell’Accademia dei Georgofili Giampiero Maracchi ha firmato due protocolli di intesa: uno con Sidea (Società Italiana di Economia Agraria), rappresentata dal Presidente Francesco Marangon ed uno con Siea (Società Italiana di Economia agro-alimentare), rappresentata dal Presidente Pietro Pulina.
Gli accordi di collaborazione prevedono di promuovere sinergicamente convegni di studio relativi all'economia e politica agraria italiana ed europea, sia in Italia che a Bruxelles; di favorire la collaborazione con enti e istituzioni pubblici e/o privati italiani e/o stranieri, condividendo in particolare i metodi di ricerca e lo studio dei risultati ottenuti nel campo dell’economia agraria e delle materie ad essa connesse; di diffondere i risultati delle ricerche svolte attraverso i propri associati, su riviste scientifiche, anche internazionali, in collaborazione con associazioni di economisti agrari di altri Paesi, e di dare la massima diffusione a tutte le iniziative di reciproco interesse e divulgare informazioni tecnico-scientifiche anche attraverso la comunicazione digitale.
I due protocolli hanno durata triennale e potranno essere rinnovati.

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Il PIT - Piano paesaggistico della Regione Toscana: tappa e non traguardo nella storia della tutela del paesaggio in Italia

Parte I - Cenni di storia della tutela del paesaggio

Parte I - Cenni di storia della tutela del paesaggio 

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La cooperazione è un valore ma deve crescere

“Crescere” è l’imperativo categorico, ma crescere significa aggregarsi. E per aggregarsi non occorre fondersi, ci si può aggregare ‘a rete’, con alleanze commerciali, ecc.

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Le carni dell’antica cucina romana in un libro di Giovanni Ballarini

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Luci ed ombre del cibo bio

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Inaugurazione Anno Accademico UNASA

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Il Ministro Martina incontra il Commissario UE Phil Hogan sulle sfide dell'agricoltura

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Incontro sull’olivo in Val d’Orcia

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Dalle scoperte scientifiche alle applicazioni tecnologiche: passaggio tutt'altro che scontato

Negli ultimi anni si è discusso molto, anche in questa Accademia, di "genome editing", cioè di un metodo di modifica del DNA, molto efficace e diverso dal più anziano "trasferimento genico". I genetisti ci hanno spiegato in cosa consiste e come sia suscettibile di impiego pratico anche per il miglioramento genetico delle piante coltivate. Ciò che è meno conosciuta è la complessa battaglia che si sta combattendo tra gruppi di scienziati e Istituzioni scientifiche per il riconoscimento del diritto allo sfruttamento del "know how", recentemente documentata dalla rivista americana Science. Esistono varie tecniche di "genome editing" che consentono di modificare i geni; tra di esse la più promettente viene chiamata CRISPR e si basa sull'uso di segmenti di DNA procariotico contenenti sequenze ripetitive. Nel 2012 due ricercatrici, Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna, pubblicano un articolo su Science nel quale dichiarano lo straordinario potenziale applicativo della tecnica CRISPR/Cas9; Cas9 è una endonucleasi associata a CRISPR che, di fatto, viene guidata nel sito esatto del DNA dove si deve esercitare il taglio. Infatti le due scienziate si erano convinte che con questo strumento si potesse tagliare il DNA in modo mirato, modificando poi i geni e quindi, la loro espressione. L'interesse del mondo scientifico su questa tecnica è stato immediato, come dimostra il numero delle pubblicazioni sul CRISPR che salgono dalle 126 del 2012 alle 2155 del 2016. Nel frattempo, il lavoro delle due scienziate desta l'interesse di molti altri valenti colleghi insieme ai quali condividono l'idea di formare, tutti insieme, una società per mettere la tecnica a disposizione del mercato che appare molto vasto (dalla medicina alla agricoltura, all'ambiente ecc.). Ma l'interessante tentativo unitario non decolla, come spesso accade alle belle idee. La comunità dei ricercatori si divide presto per disaccordi su vari argomenti: preoccupazioni circa la proprietà intellettuale, rapporti con le Università e con gli Enti di ricerca (Università della California, Broad Institute, Università di Harvard, Massachusetts Institute of Technology e Università di Vienna), ambizioni di premio Nobel, presenza in trasmissioni televisive, profitti personali, ecc. In pratica una classica saga accademica con tutti gli ingredienti e soprattutto un forte ego. Ciascun gruppo prende quindi la sua strada e vengono fondate varie Società. Si stima che siano stati raccolti circa due miliardi di dollari di "Venture Capital" di cui varie decine di milioni sono stati spesi per gli avvocati che hanno dovuto gestire la grande battaglia per stabilire chi avesse diritto a brevettare le tecniche scoperte, presso lo U.S. Patent and Trademark Office (USPTO).

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60 anni di Europa e di Pac

Il 60°anniversario della firma del Trattato di Roma si è trasformato in una tribuna per i sostenitori di posizioni contrapposte e per cercare di animare un dibattito che, nonostante tutto, langue, probabilmente perché privo di attrattive e alternative concrete. Un membro importante come la Gran Bretagna si accinge ad uscire dall’Ue: è il primo caso dalla fondazione e si verifica in un momento in cui l’euroscetticismo, o meglio l’anti europeismo, si diffonde. Le posizioni avverse da noi si confrontano sull’obiettivo politico del recupero di sovranità.  Quand’anche si realizzasse in Italia non si risolverebbero tre problemi chiave come la disoccupazione a livelli record, l’inarrestabile flusso immigratorio, il colossale deficit di bilancio.
L’Europa comunitaria si è sviluppata senza avere sciolto molti nodi e, sopra a tutti, un contrasto di fondo fra due concezioni: quella di essere un’aggregazione di paesi che partendo dall’economia puntasse all’obiettivo dell’unione politica e quella, più limitata, di realizzare una grande area di libero scambio. Ad esse si è aggiunta una terza concezione presente nei paesi dell’Europa centro orientale reduci dal crollo del comunismo che cercano un sostegno economico per la loro ricostruzione. I popoli europei, oggi, stanno insieme, ma non comprendono che le motivazioni non sono condivise.
L’anniversario è l’occasione per riflettere anche sulla Pac, presente nel Trattato di Roma, poi rimasta nelle successive versioni e disegnata nel 1958 dalla Conferenza di Stresa. La Pac conferisce un primato alla Cee: è l’unico caso di un’area di libero scambio che abbia introdotto anche i prodotti agricoli creando per essi addirittura una specifica politica comune.  L’ingresso inglese nel 1973 fu rallentato e condizionato anche da essa, poco compatibile con la politica agraria inglese. Entrambe protezionistiche, ma la Pac abbinava l’intervento strutturale, basato su strategie e finanziamenti comuni, ad un sostegno pagato dai consumatori attraverso prezzi più elevati di quelli del mercato mondiale e la protezione del mercato interno dalle importazioni grazie a un sistema di dazi mobili e incentivi all’esportazioni. La politica inglese era basata sull’ integrazione dei prezzi di mercato percepiti dai produttori (deficiency payments) che scaricava l’onere del sostegno ai contribuenti e lasciava il mercato più esposto alle dinamiche di quello mondiale. Quando l’Ue è stata costretta a modificare la vecchia Pac, scostandosi sempre più dal modello originario, ne ha scelto uno più vicino a quello inglese. Ciò spiega la volatilità degli scorsi anni ed i prezzi bassi dell’ultimo triennio.
La pesantezza della crisi di tutta l’agricoltura europea oggi impone una coraggiosa rilettura di questa versione della Pac e l’attivazione di meccanismi diversi e più efficienti, pur rimanendo nel solco tracciato dalle trattative internazionali.

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Quanta acqua per un chilo di carne? Utilizzo e non consumo

Ieri, l’altro ieri o qualche giorno prima, come tanti italiani, ho bevuto l’urina di Giulio Cesare. Questo condottiero, nei suoi sessantatre anni di vita, ha eliminato oltre trenta tonnellate di urina che, escluse quelle della sua breve permanenza nella Gallia settentrionale, sono ricadute nel bacino del Mediterraneo dove il ciclo con rimescolamento delle molecole dell’acqua, secondo alcuni calcoli, si completa ogni duemila anni.

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A Bari, celebrazione dei 90 anni di Franco Scaramuzzi

Lunedì 10 aprile 2017 alle ore 16.30 nel Salone degli Affreschi dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro (Piazza Umberto I) si svolgerà la celebrazione 90 anni del Prof. Franco Scaramuzzi, Presidente onorario dell’Accademia dei Georgofili.

L’evento si intitola: La ricerca in agricoltura nel segno della continuità

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Convegno ai Georgofili sul progetto COBRAF: coprodotti da bioraffinerie

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Premio UNASA 2017

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Bando INAIL per la sicurezza delle macchine agricole

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Giovani in agricoltura: al via il bando Ismea da 65 milioni per mutui primo insediamento

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L'innovazione che viene dal passato per battere la celiachia

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Appello per la lotta obbligatoria al vettore della Xylella in Puglia

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Inaugurazione del 264° Anno Accademico dei Georgofili

Venerdì 7 aprile 2017 alle ore 10.30, nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze, si svolgerà la cerimonia di Inaugurazione del 264° Anno Accademico dei Georgofili.

Programma:

- Saluto del Sindaco 
- Relazione del Presidente Giampiero Maracchi
- Prolusione di Phil Hogan, Commissario all'Agricoltura e Sviluppo Rurale della Commissione Europea 

E' stato invitato il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Maurizio Martina.

Chi desidera avvalersi del servizio di traduzione simultanea è invitato a presentarsi alle ore 10.00

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Piante per lo Spazio

L’astronauta Paolo Nespoli durante la sua terza missione sulla Stazione Spaziale Internazionale (missione VITA) eseguirà le attività di volo di 13 esperimenti italiani selezionati dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Tra questi c’è MULTRITROP un progetto presentato dal Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, in collaborazione con il Liceo Scientifico Silvestri di Portici. Durante la missione VITA, MULTRITROP non solo sarà l’unico progetto italiano che coinvolge nelle attività di ricerca gli alunni di una scuola, ma è anche l’unico esperimento sulle piante finanziato da ASI.
MULTRITROP si inserisce in una linea di ricerca spaziale avviata da circa venti anni da un gruppo, tutto femminile, di docenti del Dipartimento di Agraria dell’Università di Napoli. In particolare, la georgofila Stefania De Pascale in collaborazione con Roberta Paradiso si interessa della coltivazione di piante nello spazio e di trasferimento tecnologico. La sottoscritta e Veronica De Micco sono maggiormente interessate agli effetti dei fattori spaziali (tra cui gravità alterata e radiazioni) su vari aspetti di biologia delle piante. Il gruppo è partner di MELiSSA, un consorzio dell’ente spaziale Europeo (ESA). È quindi inserito in un network scientifico e tecnologico internazionale che considera le piante superiori un elemento fondamentale dei sistemi biorigenerativi di supporto alla vita nello spazio (BLSSs, Bioregenerative Life Support Systems). I BLSSs sono ecosistemi artificiali basati sulle interazioni tra uomo, microorganismi e piante superiori, in cui i prodotti di scarto del metabolismo di un componente sono utilizzati come risorsa dall’altro.
MULTRITROP è un esperimento di biologia vegetale spaziale. L’idea è nata considerando che sulla Terra la crescita delle radici è orientata da diversi stimoli tra cui i principali sono la forza di gravità (gravitropismo), la presenza di acqua (idrotropismo) e la presenza di elementi nutritivi nel substrato (chemiotropismo). Si ritiene che sulla Terra l’attrazione esercitata dalla forza di gravità sia dominante sugli altri fattori di orientamento. Pertanto, soltanto attraverso un esperimento sull’ISS, e quindi senza l’interferenza del fattore gravità, è possibile verificare il ruolo dell’acqua e degli elementi nutritivi sull’orientamento della crescita della radice. 
Oltre che stimolare l’interesse dei giovani in età pre-universitaria verso la biologia spaziale, l’esperimento ha quindi come obiettivo scientifico approfondire le interazioni tra i diversi tropismi, da cui il nome del progetto: MULTI TROPismo.
Per raggiungere questo obiettivo si svolgerà un esperimento di germinazione di semi a bordo nella ISS nell’unità sperimentale YING-B2 integrata nel contenitore BIOKON di KAYSER ITALIA. Ciascuna unità sperimentale sarà allestita con tre substrati: uno imbibito solo con acqua, uno con una soluzione nutritiva e uno non imbibito creando tre ambienti. In ogni unità sperimentale, due semi saranno posizionati in modo che la radice possa direzionarsi liberamente verso qualsiasi substrato. La germinazione dei semi e lo sviluppo delle radici avverrà in condizioni di microgravità e la crescita sarà bloccata attraverso l’iniezione di un fissativo chimico. I campioni saranno recuperati ed analizzati al fine di capire quale dei tre stimoli ha prevalso e come hanno interagito tra loro.

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Allegoria del Nongoverno

Oggi, di fronte alle difficoltà della crisi, della gestione dello Stato e di quella delle organizzazioni sovranazionali si manifesta una generale difficoltà a comprendere quale sia la forma di governo che si sta realizzando. Non vi è più il Buongoverno o quello Cattivo, ma un modo diverso di governare caratterizzato dall’incertezza dei fini (gli obiettivi) e degli strumenti per realizzarli (le politiche) che finisce per creare una grande confusione.  

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Brodo di carne: ritorno al futuro

Il brodo di carne, in grande considerazione nella alimentazione del passato, poi caduto in disuso, sta divenendo ora di moda confermando il detto che il progresso sta anche nel saper tornare all’antico. 

Niente è remoto come il brodo e si ritiene che la cucina sia nata e sviluppata con questo alimento, dal quale nasce anche il termine di ristorante: Alla metà del XVIII secolo, infatti, a Parigi aprono locali denominati “bouillons restaurants” nei quali si servono dei brodi atti a restaurare le forze indebolite e il termine Restaurant diviene il nome dei locali della buona cucina.

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Il Cicalone, Brachytrupes megacephalus: un sonoro spuntino nel deserto

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Convegno internazionale ai Georgofili: il modello cooperativo funziona bene sia in Italia che in Francia, la politica deve incentivarne lo sviluppo.

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Assegnato il premio “Prosperitati Publicae Augendae”

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Il blog dei Georgofili presentato a giovani agronomi europei

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Mele delle Dolomiti conservate in miniere hi-tech

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I Georgofili su RTV38

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Terza conferenza regionale dell'agricoltura e dello sviluppo rurale il 5 e 6 aprile 2017, a Lucca

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Il bosco. Storia, selvicoltura, evoluzione nel territorio fiorentino

Martedì 28 marzo alle ore 16.30 nella sede dell’Accademia dei Georgofili si svolgerà la presentazione del volume di Fabio Cappelli: Il bosco. Storia, selvicoltura, evoluzione nel territorio fiorentino (Olschki, 2016).

Il libro può essere letto come un percorso di preparazione all’ingresso in un bosco. Invito alla comprensione: attraverso le caratteristiche ambientali – clima e suolo – che influenzano la vegetazione, come questa si sviluppa e come si evolve fino a formare i boschi. E ancora: illustrazione dei metodi selvicolturali più comuni per i tagli dei cedui e delle fustaie e brevi cenni di storia – dai provvedimenti di legge alle trasformazioni forestali avvenute nei secoli passati dal governo mediceo fino allo Stato italiano. Ma è soltanto dopo che la soglia è stata varcata, per così dire, che il bosco domanda la precisione dello sguardo. S’indagano con passione e acutezza le caratteristiche forestali del territorio fiorentino, dalla Val d’Era fino all’Alto Mugello. Sono passati al vaglio dell’osservatore tutti i principali tipi di bosco, naturale e artificiale, presenti: di ognuno se ne traccia storia, evoluzione e aspetti selvicolturali. Completano il quadro alcuni comprensori particolari – Colli Alti Fiorentini, Vallombrosa – e una breve ricognizione sulle Foreste demaniali della Regione Toscana e le aree protette. Così il lettore può posare il libro e fare delle parole una pratica d’esperienza.

Iscrizione su: adesioni@georgofili.it

Programma (PDF)

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La Xylella ad Oria: un’emblematica vicenda pugliese


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Cucine etniche e agricoltura

Ambivalente è il rapporto tra agricoltura e cucina. Se da una parte e in generale la cucina usa quanto offerto dall’agricoltura, questa in molti casi è indotta a produrre quanto la cucina richiede e, in mancanza di questo dialogo, vi sono stati prodotti che per lungo tempo sono rimasti inutilizzati, come è avvenuto in Europa per la patata e il pomodoro. Nel dialogo tra agricoltura e cucina un ruolo importante hanno le migrazioni dei popoli, che nell’antichità nel mediterraneo hanno diffuso il grano e pane, nei tempi della romanità la vite e vino in gran parte dell’Europa, e in tempi successivi il riso portato dalle invasioni musulmane. Altrettanta importanza nella conoscenza dei cibi e delle cucine esotiche hanno avuto e continuano ad avere i commerci, ora sempre più mondializzati e, di recente, il turismo, mentre continuano ad avere un grande peso gli spostamenti di popolazioni e le immigrazioni. Oggi in Italia vi è la presenza di quasi sei milioni di nati all’estero e dai più diversi paesi, circa il dieci per cento dei residenti, un fenomeno che ha significativi riflessi sulla cucina e di conseguenza anche sull’agricoltura.
Il complesso processo attraverso il quale le popolazioni immigrate adattano stili o scelte alimentari nei paesi dove vivono è definito acculturazione alimentare, un comportamento influenzato da complessi cambiamenti psico-sociali. Se le popolazioni immigrate tendono a mantenere gli stili e le abitudini alimentari del paese d’origine, nel tempo cambiano per assimilazione di quelli del paese di arrivo, sia pure più lentamente di quanto non accade per la lingua, il modo di vestire e altri stili di vita. Nelle famiglie de-gli immigrati i pasti sono consumati prevalentemente in casa conservando modi di preparazione, cottura, scelte alimentari e usando anche alimenti del luogo di provenienza, che sono ricercati e acquistati in negozi etnici. Per questo in Italia, dal 2007 a oggi, il mercato degli alimenti etnici, di provenienza extraeuropea e non tradizionali dell’alimentazione italiana, è quasi raddoppiato, tanto che alcune grandi catene di supermercati hanno iniziato a inserirli tra le loro offerte, con un giro d’affari di circa centosessanta milioni d’Euro. Non noto è il giro d’affari dei sempre più frequenti negozi etnici che vendono anche alimenti e solo a Milano hanno un ritmo di crescita del dieci per cento superiore a quelli italiani.
Contestualmente in Italia, anche sotto la spinta di quanto visto all’EXPO 2015, vi è stato un incremento di ristoranti etnici, che non sono più una novità o una moda e che soprattutto nei giovani diffondono un nuovo modo di mangiare, con diverse giustificazioni, non ultima quella economica. Oggi in Italia questi ristoranti, tra grandi e piccoli, sono quasi duecentomila e ancor più interessante è che tra i ristoranti di nuova apertura quasi uno su tre è di tipo etnico. La frequenza degli italiani in questi ristoranti sta orientando su nuovi gusti la loro alimentazione ed è in continua ascesa, riguardando quasi la metà della popolazione, soprattutto i giovani tra i diciotto e i trentaquattro anni che preferiscono in particolare la cucina cinese, seguita da quella giapponese, messicana e indiana.
La presenza di popolazioni immigrate, con i loro ristoranti e negozi, e i contatti tra interculturali soprattutto tra i giovani (fino ai trentaquattro anni) sta cambiando la cucina italiana, come dimostra il progressivo acquisto da parte degli italiani di cibi esotici, sia in negozi etnici e sia nella grande distruzione, per la preparazione di ricette piatti con ricette esotiche e etniche da parte di una percentuale della popolazione che, secondo alcune statistiche e con diversa frequenza, arriverebbe al trentacinque per cento degli intervistati.

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“La carta senza fine” di Pistoia

Pistoia, capitale italiana della Cultura per il 2017 richiama anche alcuni fra i suoi più illustri concittadini. Questa volta è la famiglia Cini, in particolare Giovanni, il fratello Cosimo, Bartolomeo e Tommaso figli di Giovanni,  e la loro Cartiera sul fiume Lima così come ci viene descritta dal georgofilo Rinaldo Ruschi in una corposa relazione dell’ottobre 1851. 

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Viviamo meglio e più a lungo

La durata media della nostra vita continua a crescere. Mentre si discute troppo su cosa fare per migliorare e diffondere il “benessere”, inteso come qualità della vita. Non manca neppure chi considera come “diritto sociale” anche l’utopistica e statica “uguaglianza” (promossa invano dalla “Dichiarazione di indipendenza” degli Stati Uniti, dalla “rivoluzione francese”, ecc.).
In realtà, la società nella quale siamo nati e cresciuti ha sempre cercato di migliorare appunto le generali condizioni di vita, a cominciare dalla disponibilità del cibo necessario, così come diffondere l’istruzione, la formazione di ciascuna persona e delle intere società coese, educandole a consoni comportamenti morali e civili.

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Al via domani il convegno: “Cresce la cooperazione agroalimentare, cresce l’agricoltura. L’innovazione del modello cooperativo per l’agricoltore 4.0 nel confronto tra Italia e Francia”

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Il Presidente di Aboca accademico onorario dei Georgofili

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La scienza nel mondo vegetale per garantire cibo di qualità a tutti, conferenza di Michele Stanca a Roma

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Ortofrutta, record storico dell’export

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La divulgazione in orticultura, conferenza alle Oblate il 3 aprile

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OLIVOLIO a Spoleto il 7 e 8 aprile

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“Cresce la cooperazione agroalimentare, cresce l’agricoltura”: due giornate di studio internazionali a Firenze il 23 e 24 marzo

La cooperazione rappresenta la struttura elementare e il sistema portante dell’agroalimentare italiano ed europeo. Con il metodo cooperativo si articolano la maggior parte delle forme organizzative che oggi sono utilizzate per sostenere la competitività delle imprese agricole e superare scompensi e dualismi sia territoriali, sia di comparto produttivo. La cooperazione agroalimentare oggi osservabile è il risultato di un processo aggregativo e di adattamento continuo all’evoluzione dei mercati, delle politiche e dei contesti produttivi. La necessità di rafforzare le strutture organizzative e finanziarie ha spinto la cooperazione agroalimentare a cercare nuovi schemi e moltiplicare i modelli. 
Dotarsi di tutti gli strumenti necessari per competere è un imperativo cui nessuno può ormai sottrarsi, ma il modello cooperativo ha perduto la sua originalità lungo tale percorso? O invece proprio i nuovi modelli organizzativi contengono le risposte chiave da esplorare? Su quali basi possiamo oggi guardare alla cooperazione agroalimentare con rinnovato interesse? Quali sono i supporti offerti dalle politiche? 

Le due Giornate di studio internazionali, organizzate dall’Accademia dei Georgofili in collaborazione con Agrinsieme e Crea (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’ Economia Agraria), nascono anche a seguito del protocollo di intesa sottoscritto recentemente tra l’Accademia e Agrinsieme ed intendono rispondere ai predetti interrogativi attraverso un approfondimento che si svilupperà in tre specifiche sessioni con l’obiettivo di fare emergere un filo conduttore tra come la ricerca in campo economico va inquadrando la cooperazione agricola, come emergono nuovi modelli di cooperazione agricola nelle due realtà francese ed italiana e come le politiche possono interpretare il cambiamento in atto e supportare il modello cooperativo rispetto ad altre soluzioni organizzative dell’agricoltura.

Le giornate di studio si svolgeranno in sedi diverse: il 23 marzo, dalle ore 14.30 alle 19.00 presso l’Accademia dei Georgofili, Logge Uffizi Corti; il 24 marzo, dalle ore 9.00 alle ore 17.30 presso Auditorium Santa Apollonia, Via San Gallo 25 (Firenze).

Per confermare la partecipazione scrivere a: adesioni@georgofili.it. Le adesioni saranno accolte compatibilmente alla capienza della sala.


PROGRAMMA

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Biodiversità degli ortaggi dimenticati: dagli antichi sapori ai moderni segreti della salute

L’ormai inesorabile affermazione della cosiddetta “globalizzazione” alimentare ha paradossalmente stimolato un crescente interesse per quella biodiversità che stava per scomparire per sempre dal panorama delle risorse genetiche di ormai antico “addomesticamento” vegetale e/o animale. In questo ambito gli ortaggi rappresentano una risorsa genetica di assoluto interesse non solamente sotto un profilo gastronomico ma anche storico e nutraceutico. Viene da chiedersi: ma perché certe antiche cultivar sono state messe da parte e sostituite da moderne cultivar commerciali? Il motivo è semplice: anche se non ce ne rendiamo conto richiediamo agli ortaggi delle caratteristiche che, sebbene spesso appiattiscano le componenti di sapore e salute, certamente consentono di disporre di alimenti pronti, ben conservabili, facilmente raccoglibili e con attitudine al confezionamento e quindi alla commercializzazione. In altre parole le nostre quotidiane esigenze hanno favorito cultivar caratterizzate da contemporaneità di maturazione (quindi facilmente meccanizzabili e raccoglibili) uniformi come forma, colore e dimensioni  (quindi facilmente confezionabili), con scarsi fitochimici rapidamente alterabili (quindi ben conservabili) e con caratteristiche gastronomiche di facile impiego come attitudine al lavaggio, brevi tempi di ammollamento nel caso dei legumi e persino assenza di odori considerati sgradevoli. Questo ultimo caso può essere ben rappresentato dal cavolfiore fiorentino (ormai raro) che, essendo ricco iso-tiocianati, la sua cottura implicava odori considerati sgradevoli nonostante che è proprio la presenza di questi fitochimici a conferirgli un ruolo nutraceutico in termini di attività anticancerogena. Analoga azione è garantita anche da altre brassicacee come il “Broccolo fiolaro di Creazzo” (provincia di Vicenza, ricco di sulforafano), il cavolo nero fiorentino, il “Broccolo romanesco” dalla tipica forma a frattale e dal “Cavolo a foglie ricce” pugliese. Analoghi legami tra ortaggi locali e salute è dato dall’asparago violetto di Albenga, dal sedano rosso di Orbassano e la carota nera di Polignano (ricchi di antociani ad attività antiossidante), il cece nero della Murgia ricco di ferro (FOTO), la zucca serpente siciliana ad attività ipolipidemica ed il Pomodoro tondino liscio da serbo Toscano (detto anche Pendolino) molto ricco di polifenoli attivi come prevenzione delle malattie cardiovascolari. Di estremo interesse gastronomico-culturale sono inoltre gli “intrecci storici” che intercorrono tra un determinato ortaggio e la tradizione rurale di un particolare territorio. E’ questo il caso della melanzana rossa di Rotonda, importata ad inizio del secolo scorso in Basilicata da soldati della guerra di Etiopia, dello Scalogno, il cui nome deriva dalla città di Ashkelon (Israele) importato dai Crociati (~ 1200), il pomodoro San Marzano, regalato dal viceré del Perù al Re Napoli Ferdinando IV di Borbone nel 1770), della “Batata salentina”, introdotta nel 1842 dal marchese Cosimo Ridolfi (fondatore a Pisa della prima Istituzione Agraria nel mondo), nonché della Lenticchia nera (Vicia articulata) considerata “coltura relitto” della Magna Grecia calabrese (Bovesia, VIII secolo a.C.) la cui popolazione ha tuttora un dialetto grecofono. Analoga “coltura relitto” della Magna Grecia, in questo caso salentina, è costituita dal Pisello nano di Zollino (Lecce).

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Olivicoltura e gastronomia

L’olio d’oliva, a livello mondiale è quasi un prodotto di nicchia, perché nell’ambito dell’olio alimentare e secondo i diversi sistemi di rilevazione rappresenta solo dal due e mezzo al quattro per cento dei consumi totali. In Italia si producono circa duecentocinquantamila tonnellate di olio d’oliva, con un fatturato al consumo complessivo annuo pari a tre miliardi e duecentomila Euro. Il consumo pro-capite annuale è di poco più di nove chilogrammi, con un totale di oltre cinquecentomila tonnellate il che significa che almeno, se non più della metà dei consumi sono coperti dall’importazione.

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Il ruolo della ricerca per la tutela della risorsa suolo

Si è svolto il 7 marzo 2017 presso la sede di Firenze dell'accademia dei Georgofili il convegno"Agricoltura e cambiamenti climatici. Il ruolo della PAC e gli sviluppi in Italia", organizzato dall'associazione Legambiente. A tale evento il Centro di ricerca agricoltura e ambiente del CREA di Firenze è stato invitato a tenere una relazione sul ruolo della ricerca per la tutela della risorsa suolo.

Il suolo, definito dall’Unione europea come la parte più esterna della crosta terrestre, situata tra la roccia o il sedimento inalterato e l’atmosfera, è un sistema naturale complesso, multi-fase, che tende ad auto-organizzarsi in conseguenza dell’azione dei fattori della pedogenesi e in particolare dell’attività biologica, che ne determina i maggiori dinamismi. Non è quindi un mero substrato inerte, statico, attraverso il quale realizzare le produzioni agricole e forestali o sul quale appoggiare le nostre attività e infrastrutture, ma un essere vivente. 

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Le cocciniglie utili

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La scienziata Ilaria Capua nominata accademica onoraria dei Georgofili

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Agricoltura sostenibile, incontro a Milano il 22 marzo

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L'olivicoltura salentina e la sfida generazionale; il ruolo dell’istruzione agraria e della formazione universitaria

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Agricoltura, cento anni dalla rivoluzione russa

L'articolo è tratto dall’intervista di Matteo Bernardelli al Prof. Dario Casati, pubblicata su Agronotizie, 7/03/2017

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I GEORGOFILI SU RTV38

Come previsto dal Protocollo di intesa sottoscritto tra Accademia dei Georgofili e Unicoop Firenze, sono state registrate dal Presidente Maracchi negli ultimi mesi del 2016, e ne sono in programma anche per il 2017, alcune rubriche all’interno della trasmissione di approfondimento Stili di Vita Magazine su RTV38, a cura di Cecilia Morandi. 

Le rubriche, che trattano argomenti che stanno a cuore alla nostra Accademia (l’agricoltura, la globalizzazione, la sicurezza alimentare, il clima, le stagioni, i prodotti del nostro territorio, ecc..), verranno trasmesse il mercoledì alle ore 21.00 (in replica la domenica dalle 17.45) e sono inoltre visibili sui canali Youtube dell’Accademia dei Georgofili (https://www.youtube.com/channel/UCosKzVZGcw6VR3sW9QKGkVw) e di RTV38 (https://www.youtube.com/playlist?list=PLfVSUc0etIzeb2ibbgdIHkVHGu_jRHOEv).

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La scomparsa della tubercolosi bovina nell’uomo

I gobbi sono scomparsi, come le lucciole di Pier Paolo Pasolini dell’articolo sul Corriere della Sera del primo febbraio 1975, dove lo scrittore rileva che nei primi anni sessanta, a causa dell'inquinamento dell'aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell'inquinamento dell'acqua sono cominciate a scomparire. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante e dopo pochi anni le lucciole non c'erano più. Che cosa è avvenuto? In modo analogo perché vi erano e sono scomparsi i gobbi, uomini e donne di piccola statura con una pronunciata gobba o gibbo, i primi ritenuti segno favorevole tanto da essere toccati per avere fortuna e riprodotti come oggetti scaramantici, e le seconde infauste da evitare? Una domanda che ha sollevato l’interesse d’infettivologi, veterinari, storici e antropologi, anche con una risposta che riguarda la sicurezza alimentare e da non dimenticare, perché i gobbi oggi potrebbero ritornare.
Senza entrare nei significati scaramantici o di superstizione popolare, la quasi totalità di questi ammalati, perché tali sono, spesso di piccola statura tanto che in Sicilia erano denominati “corti”, sono ammalati del Morbo di Pott, tubercolosi vertebrale causata da un’infezione di batteri in gran parte di tipo bovino. Nella grande famiglia dei batteri tubercolari, l’infezione da batterio della tubercolosi di tipo bovino colpisce anche l’uomo, per contatto degli animali infetti e soprattutto per via alimentare con l’uso di latte crudo, prodotti caseari freschi e carni provenienti da mucche ammalate di tubercolosi. Per questo la malattia è tipica delle popolazioni che allevano bovini e già presente nell’Antico Egitto, mentre é assente nelle Americhe precolombiane nelle quali la discussa interpretazione di una statuetta fittile è stata alla fine risolta attribuendola alla rappresentazione di un caso di condrodistrofia e non di Morbo di Pott.
Fino alla metà del secolo scorso, il Morbo di Pott era abbastanza diffuso e invalidante, chi ne era colpito in forma grave aveva scarse possibilità di lavoro e, se ne aveva le doti diveniva musicista. Nel rinascimento spesso era anche giullare e buffone di corte, una figura entrata nel mondo dello spettacolo come Rigoletto dell’opera verdiana e nella letteratura con Quasimodo di Victor Hugo.
L’infezione umana da batterio tubercolare bovino è (relativamente) meno mortale di quella di tipo umano, verso il quale il batterio bovino sembra avere un’attività di contrasto, analogamente a quanto si è ritenuto possa avere nei riguardi dell’infezione di un altro batterio, quello di Hansen che provoca la lebbra, tanto che si è supposto che la fortissima riduzione della lebbra postmedievale in Europa sia la conseguenza dell’espansione nell’uomo della tubercolosi umana e bovina. 
La progressiva diminuzione e poi la quasi totale sparizione della tubercolosi bovina nell’uomo in Italia, e quindi la seguente scomparsa dei gobbi con Morbo di Pott è avvenuta attraverso diverse fasi.  Per la grande diffusione della tubercolosi bovina nel bestiame, dapprima vi è stata una campagna informativa sulla necessità di bollire il latte, seguita dall’istituzione delle Centrali del Latte dove si eseguono trattamenti di risanamento del latte tramite pastorizzazione e stassanizzazione, infine e con metodo definitivo si è proceduto all’eliminazione della tubercolosi negli animali da latte: bovini, ovini e caprini. Contestualmente vi è stata l’abolizione dell’istituto della Bassa Macelleria, con la quale ai meno abbienti erano vendute le carni di animali tubercolotici, ora destinate alla distruzione.

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Schegge di bosco

Etica forestale spicciola 
Un tale voleva far legna nel suo bosco; il forestale fece osservare che era inutile fare il taglio perché ricorrevano le condizioni per avere dal comune un’assegnazione di legna a prezzo di favore. L’interessato rispose: “Se il bosco è una cosa tanto importante quanto voi dite, chi può deve riscaldarsi con la legna del suo bosco e non con quella del bosco degli altri!”.

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Sensori ad induzione elettromagnetica per il rilevamento prossimale del suolo: opportunità per l’agricoltura di precisione e l’individuazione di anomalie sottosuperficiali

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I parassiti della Palma cinese, Trachycarpus fortunei, messa in piazza Duomo a Milano

Molti organi di informazione, forse suggestionati dall’autorevolezza botanica di qualche politico, lasciano intendere che i Trachycarpus fortunei, messi a dimora nella piazza del Duomo di Milano, siano originari dell’Africa e che, in qualche maniera, siano ricollegabili ai clandestini o immigrati africani. Voglio solo ricordare che l’Arecacea in questione, comunemente nota come Palma cinese, è originaria delle montagne della Cina e della Birmania, dove viene coltivata per ottenere fibre tessili con cui si producono corde, sacchi e indumenti. Essendo in grado di resistere a temperature anche inferiori a -15°C la palma viene utilizzata a scopo ornamentale fino al Nord Europa, mentre soffre nelle zone a clima troppo secco e caldo. 

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Se il cacao non basta più, ecco pronto il surrogato

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Convegno: “I Sistemi terrazzati della Toscana”

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Vigna e Olivo: tra innovazione e sostenibilità

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Oms: l'inquinamento uccide un bambino su quattro

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Cosa mangeremo quando saremo 10 miliardi sulla terra?

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L'Università di Palermo festeggia i 90 anni di Giulio Crescimanno

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La storia fiorentina, da prospettive insolite e affascinanti, in due libri che saranno presentati all’Accademia dei Georgofili i prossimi 2 e 9 marzo


Giovedì 2 marzo 2017, alle ore 16, si svolgerà la presentazione del volume “La fabbrica di botti. Una singolare attività produttiva di Firenze tra Ottocento e Novecento dai Fenzi ai Borri” di Giovanni Brunori (Ed. Polistampa).
Interverranno Eugenio Giani, Zeffiro Ciuffoletti e Pierluigi Ferrini.

Giovedì 9 marzo alle 16.30 sarà presentato il volume di Ilaria Buccioni: “Trattoria Sabatino. La storia di una famiglia e i sapori della cucina povera in San Frediano, il quartiere più popolare di Firenze” (Maschietto Editore).
Interventi di Francesco Ammannati e Marco Vichi, di Federico Maschietto e Carlo Cuppini, alla presenza dell'Autrice.
La partecipazione all'incontro del 9 marzo è riservata a coloro che si saranno registrati entro il 6 marzo 2017 ad adesioni@georgofili.it.

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Sovranità monetaria e debito pubblico

Si amplia il coro di chi attribuisce all’euro, spesso confuso con l’Ue, una lunga serie di colpe. Una parola d’ordine oggi molto diffusa propone l’uscita dall’euro recuperando la sovranità monetaria del nostro paese. È il rimpianto per un tempo ed una politica monetaria che coincidono con un periodo della nostra economia più felice. Si individua in questo concetto la speranza di restituire al Paese quell’orgoglio e quella capacità autonoma di risolvere la crisi che avevano generato la crescita economica. Traspare, nel fascino un po’ ancien régime della parola, il desiderio di una conduzione della politica economica e monetaria più forte ed autorevole di quella attuale, confusa e abborracciata.
La sovranità nello stato moderno, semplificando, presenta due aspetti: l’origine dell’ordinamento dello Stato, nata dal popolo e che non deriva da nessun altro potere e l’indipendenza dello Stato da ogni forma di potere esterna o presente al suo interno. Il concetto è chiaro se si esemplifica con la sovranità territoriale. Ma non sempre è altrettanto semplice, perché lo Stato può decidere nella sua sovranità di accettare regole nei rapporti fra Stati oppure di cedere una parte dei suoi poteri ad altri organismi internazionali, possibilità prevista dalla stessa Costituzione. L’attuale ondata “sovranista” sembra voler escludere queste ipotesi per puntare ad un sorprendente e poco praticabile potere sovrano assoluto, quasi dimenticando che il mondo è molto più complesso sia per le concessioni a regole comuni fra Stati, sia per la cessione di una parte di poteri sovrani a organismi internazionali. I sovranisti tacitamente sembrano accettare le prime, ma si ribellano alle seconde. Da ciò nasce la spinta a rovesciare totalmente quegli accordi europei sino ad oggi considerati una sorta di dogma inattaccabile.
La restaurazione più sollecitata riguarda la sovranità monetaria che comprende molti passaggi fra cui: a) uscita dall’euro, moneta comune di gran parte dei paesi Ue, b) conseguente (ri)nascita della moneta nazionale, per affetto e consuetudine la Lira, con la definizione di valore iniziale e regole di gestione e di intervento sui cambi, c) gestione delle riserve in oro e valute, in parte depositate presso la Banca Centrale Europea ed altre organizzazioni come il Fondo Monetario Internazionale, d) restituzione degli antichi poteri all’istituto di emissione, la Banca d’Italia, e) stampa di moneta secondo criteri autonomamente decisi.  Tutto ciò oggi avviene in accordo con gli altri paesi dell’euro attraverso il Sistema Europeo delle Banche Centrali  che unisce le banche centrali di ognuno e la BCE.
La forza dell’euro è data dal suo valore complessivo e dal fatto che è gestito come una moneta unica sommatoria di quelle dei paesi aderenti. Per salvaguardare le rispettive sovranità gli stati aderenti non si sono dotati di politiche fiscali ed economiche comuni. Affinché la costruzione non collassi hanno adottato criteri di gestione delle rispettive economie che riguardano sostanzialmente la solvibilità di ogni Stato attraverso il controllo dei bilanci.

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I funghi benefici nella difesa delle colture: dall’ecologia al genome editing

L’impiego di funghi benefici nella difesa delle colture (difesa biologica) è argomento di attualità, in vista della necessità di aumentare la produzione agricola per rispondere al fabbisogno alimentare di una crescente popolazione mondiale e soddisfare la richiesta della comunità europea che, con la direttiva EU 2009/128/CE, prevede la riduzione dell’uso di fitofarmaci di sintesi a favore di prodotti e strategie sostenibili.

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Esperimenti educativi negli istituti tecnici

La nostra preoccupazione più immediata è quella di un adeguamento della formazione professionale poiché riteniamo che la formazione di nuove figure professionali come “tecnici delle comunità di filiera” sia un'indispensabile premessa alla realizzazione e al successo delle Communities of Purpose del settore agroalimentare.

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I “Diamanti di Pistoia”

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Una nuova prospettiva di lotta contro alcune cicaline della vite: l’uso delle microvibrazioni

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Un pregevole manufatto “siciliano” a Vienna: il manto di Ruggero

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Agricoltura e cambiamenti climatici, conferenza il 7 marzo a Firenze

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Dagli insetti l’integratore del futuro contro le malattie cardiovascolari: economico, ecologico ed efficace

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Successo del convegno nazionale sulla montagna, saranno realizzati gli Atti

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Cucina di precisione

Dopo l’agricoltura, la zootecnia e la nutrizione di precisione, s’inizia a parlare di cucina di precisione, un nuovo modo di praticare la cucina secondo parametri e sistemi ben definiti, esatti, accurati e precisi per ottenere produzioni costanti, migliori risultati nutrizionali e eccellente qualità gastronomica. Su cosa sia questa cucina sono necessarie puntualizzazioni evitando alcuni fraintendimenti.
La cucina di precisione non deve essere confusa con la cucina molecolare, termine coniato da un giornalista a Erice nel 1992 in occasione della Molecular and Phisical Gastronomy, un importante momento culturale che mette in evidenza l’importanza del metodo scientifico in cucina, quando un gruppo di ricercatori, prevalentemente fisici, studia i processi che nei cibi accadono con le trasformazioni culinarie. Se la cucina familiare e dei ristoranti era ancora in gran parte empirica, fin dal milleottocento l’industria alimentare applica metodi scientifici nella trasformazione e preparazione degli alimenti, come dimostrano i processi di sterilizzazione, pastorizzazione e stassanizzazione applicati alle carni, latte e altri alimenti, sulla base delle ricerche di scienziati quali da Nicolas Appert (1749 – 1841), Louis Pasteur  (1822 – 1895), Justus von Liebig (1803 – 1873), Ernesto Stassano (1859 – 1922). La cucina di precisione non è nutrizione di precisione e cioè la precisa determinazione della dieta per ogni singolo individuo, in relazione ai suoi parametri biologici, metabolici e genetici. Non bisogna confondere la cucina di precisione con singoli, particolari metodi di trattamento degli alimenti, come per esempio l’uso di particolari temperature, determinati ingredienti (per esempio l’azoto liquido, taluni alginati ecc.), la cottura sottovuoto o altri sistemi. Da ultimo non bisogna confondere la cucina di precisione con sistemi empirici tradizionali, come ad esempio si fa per le cotture lente a bassa temperatura già utilizzate nel più lontano passato.
Analogamente a quanto è per l’agricoltura e la zootecnia, la cucina di precisione è una strategia operativa che avvalendosi delle moderne strumentazioni progetta e attua interventi che tengono conto delle caratteristi-che fisiche e chimiche degli alimenti. La cucina di precisione si basa su sistemi operativi in ambienti controllati e a temperatura ottimizzata per preservare le proprietà nutrizionali e organolettiche, eliminare i batteri nocivi ed evitare lo sviluppo di sostanze cancerogene, mantenendo e portando su scala ridotta gli obiettivi della cucina industriale e al tempo stesso consentendo una personalizzazione. Sono espressione della cucina di precisione strumentazioni prima esclusive dei laboratori di ricerca e tra questi precisi misuratori di temperature e tempi esatti, bilance di precisione, termostati, realizzatori di vuoto o atmosfere particolari, sistemi informatizzati applicati alle strumentazioni di cucina come i robot da cucina, espressioni anch’essi di una cucina di precisione automatizzata e ai quali si sono di recente associate le stampanti 3D. 
La cucina di precisione ha un grande sviluppo nel settore della pasticceria dolce, dove si adoperano materie prime con caratteri chimico-fisici ben definiti iniziando dallo zucchero, mentre più lenta è la sua diffusione nella cucina del salato nella quale si dedica una particolare attenzione alla combinazione in precisi parametri tra ambiente - temperatura – tempo di cottura.

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Palme a Milano

La dibattuta vicenda delle palme in piazza Duomo a Milano ha suscitato discussioni forse prevedibili e forse anche ormai inutili perché difficilmente il mondo politico e tecnico responsabile sarà disposto a cambiare il progetto già avviato. Doverosamente riportiamo due note, entrambe molto autorevoli, e rimaniamo in attesa di ascoltare coloro che hanno deciso di realizzare il palmeto, sorprendendo i cittadini. L’argomento è complesso e riguarda numerosi aspetti, ciascuno dei quali è di competenza di esperti diversi. Non può essere negato a nessuno il diritto-dovere di esprimere il proprio punto di vista. Altrettanto dicasi per i committenti, progettisti e realizzatori interessati alle opere che hanno richiamato l’attenzione della opinione pubblica. Si attende che vengano al più presto illustrate le motivazioni delle scelte in discussione, per adottare con convinzione le pubbliche decisioni pertinenti. 

La “Fabrica” delle palme
Dario Casati

Troppo rumore per nulla
Francesco Mati

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Olio di palma: i motivi di un fenomeno

Gli avvenimenti dell’ultimo anno riguardanti l’Olio di Palma (OP) sono forse un caso più unico che raro nella storia del cibo, perché per la prima volta il flusso decisionale sembra del tutto invertito rispetto a quello usuale. 
Per l’OP, le multinazionali alimentari e la stessa grande distribuzione organizzata (GDO) hanno ricevuto dal basso, ovvero dai consumatori, una fortissima pressione perché un ingrediente diffuso come l’OP fosse bandito dai prodotti finiti e addirittura tutti i possibili prodotti trasformati che lo vedono utilizzato come ingrediente ritirati dagli scaffali della GDO. 

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Cadmio nei fertilizzanti fosfatici: allarmismo ingiustificato

Nell’ambito della strategia sull’ Economia Circolare, la Commissione UE ha avviato la revisione del Regolamento 2003/2003 inerente la disciplina dei prodotti fertilizzanti. Se tale iniziativa intende apportare alcune importanti novità (es. l’ampliamento del novero dei prodotti includendo anche fertilizzanti organici, organo minerali, ammendanti e correttivi, substrati di coltivazione, biostimolanti etc.), essa presenta nel contempo altrettante criticità che investono sia il settore tecnico-scientifico che produttivo.

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Rischi ambientali, sociali ed economici derivanti da una non gestione del suolo

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Aspetti sinergici della carne e dell'olio extravergine di oliva

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La Tentredine nera delle rose: Cladius pectinicornis

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La Puglia che verrà, tra la quarta rivoluzione industriale e la roadmap per l’innovazione del settore agroalimentare

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Corsi di giardinaggio della Società Toscana di Orticultura

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Innovativo strumento assicurativo per proteggere gli agricoltori dalle perdite per insufficienti redditi

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A rischio estinzione il cocco di mare, che produce il frutto più grande al mondo

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SAVE THE DATE: 24 febbraio - Convegno “La montagna italiana nello sviluppo rurale: problematiche e prospettive economiche, sociali, ambientali e istituzionali”

Venerdì 24 febbraio 2017 alle ore 9 presso il Polo Universitario di Scienze Sociali, Via delle Pandette 9 (Firenze), si svolgerà un convegno nazionale dedicato alla montagna, organizzato dall’Accademia dei Georgofili, l’Accademia Italiana di Scienze Forestali, Anci, Crea e Carabinieri sez. Forestale.
Concluderà i lavori alle 17.30 il Ministro Maurizio Martina.
Il futuro della “montagna” è oggi al centro di un vivace e ampio dibattito orientato a stimolare nuove progettualità basate sulla consapevolezza che vi sono numerosi punti di forza e opportunità da valorizzare.
Bisogna partire dalla considerazione che la “montagna” non è tutta uguale, ma è un “mosaico” di situazioni diverse da nord a sud dell’Italia, ciascuna delle quali ha una propria identità e detiene risorse la cui valorizzazione richiede percorsi partecipativi che devono essere costruiti responsabilmente dagli attori stessi del territorio.
Se “la diversità” si assume come ricchezza della “Montagna” non si deve far altro che focalizzare nella loro specificità tutte le risorse endogene della “Montagna”: i prodotti dell’agricoltura, degli allevamenti, del bosco, i prodotti dell’artigianato, il turismo, la biodiversità vegetale e animale, il paesaggio, i beni culturali, le tradizioni, devono essere portati a sistema. Ciascuna risorsa presente nel territorio concorre al suo sviluppo e alla sua crescita, unitamente al miglioramento dei servizi alla popolazione e della qualità della vita.
Anzitutto la Politica di sviluppo rurale, insieme con la Strategia delle aree interne e le politiche di sviluppo regionale e sociale, sono protese ad assicurare il perseguimento dell’obiettivo della coesione economica, sociale e territoriale. L’equilibrio di queste componenti è l’elemento chiave del nuovo approccio allo sviluppo della “montagna”.

PROGRAMMA (PDF)

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Le inchieste agrarie in età liberale - Convegno di studi

Giovedì 23 febbraio 2017 si svolgerà un Convegno su “Le inchieste agrarie in età liberale”, organizzato dall’Accademia dei Georgofili in collaborazione e presso la Fondazione Biblioteche della Cassa di Risparmio di Firenze (Via Bufalini 6). 
A vent’anni dall’acquisizione del fondo REDA (Ramo Editoriale degli Agricoltori) da parte dei Georgofili, ora conservato presso la sede della Fondazione Biblioteche, il convegno desidera promuovere questo importante fondo costituito da circa 18mila volumi e 100mila fotografie, negativi e lastre inerente la storia agraria italiana ed europea. Il REDA ha rappresentato la più importante casa editrice italiana per la letteratura di interesse agricolo. Esso pubblicava anche periodici di attualità come “Agra Europa”, “Leggi e Decreti di interesse agrario”, “Giurisprudenza agraria italiana”, “Agri Firenze”; inoltre numerosi trattati, monografie e collane di manuali tecnici, nonché la ponderosa “Enciclopedia agraria”, e le inchieste agrarie promosse da enti pubblici e privati. Per la distribuzione delle proprie realizzazioni editoriali, il REDA si avvaleva della rete dei Consorzi agrari, sparsi capillarmente su tutto il territorio nazionale. 
La questione agraria e l’allora correlata questione meridionale sono al centro di questo convegno di studi che intende ricostruire gli strumenti conoscitivi, prima, e operativi, poi, messi in essere dall’Italia liberale per affrontare questioni considerate cruciali nello sviluppo della nazione, tanto più quando l’abbandono delle terre d’origine da parte dei migranti, soprattutto meridionali, divenne fenomeno socialmente esplosivo. 

Programma (PDF)

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Agricoltura in crisi, è colpa dell’Europa?

In un crescendo di interventi si sente montare l’onda della polemica antieuropeista sensibile alle febbri elettorali che serpeggiano come i virus d’inverno e smossa da una generale scontentezza. Gli eurofobi di oggi spesso fanno parte degli stessi laudatores che sostennero un’adozione della moneta unica frettolosa e avventata, mentre fra i pochi e timidi sostenitori parecchi l’avevano con forza avversata agli inizi. Non resta che cercare di capire con la necessaria serenità quanta parte dell’attuale malcontento sia colpa dell’euro e quanta, invece, dipenda da altre cause che anche nel mondo agricolo alcuni gli addebitano.

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“Qual debba esser la Cucina”: Vincenzo Tanara e la “fabrica d’vna Cucina” in Villa (da L’Economia del cittadino in Villa, 1687)

Il perfetto cuoco in Villa, oltre che “polito, fedele, & intendente” doveva essere edotto, secondo gli Antichi, in tre scienze: “Medicina, Astrologia, & Architettura”.

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Toxoplasma negli alimenti, microbo della pazzia?

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Le olive da mensa in Italia e le nuove cultivar proposte dal CREA

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La Nottua del pomodoro, Chrysodeixis calcites, dannosa anche alle ornamentali

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Protocollo di intesa tra Ente Parco Regionale Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli e Accademia dei Georgofili

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Mappato il Dna della quinoa. "Può aiutare a sfamare il mondo"

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A Firenze il workshop: “The Nagoya Protocol: access and benefit-sharing of nature's genetic resources”

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Progetto di formazione professionale “Coltiviamo la montagna - le opportunità dell’agricoltura nei territori rurali"

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Presentazione del libro: “Chianti Classico, the search for Tuscany’s noblest wine”

Mercoledì 15 febbraio 2017 alle ore 16, nella sede dell’Accademia dei Georgofili sarà presentato volume di Bill Nesto e Frances Di Savino Chianti Classico: the search for Tuscany's Noblest Wine (University of California Press, 2016).

Bill Nesto è Master of Wine e fondatore del Wine Studies Program all’Università di Boston, dove insegna. 
Frances Di Savino è un procuratore con un background di studi storici ed è la compagna, di vita e di vino, di Bill.  
Bill and Frances hanno già firmato insieme il volume The World of Sicilian Wine, che ha vinto il premio André Simon Book Award nel 2013.

Il libro racconta la storia di un’antica terra chiamata Chianti e della moderna denominazione del vino nota come Chianti Classico. Nel 1716 il penultimo Granduca dei Medici, Cosimo III, consacrò la regione del Chianti assieme a tre aree più piccole nello stato fiorentino, come la prima al mondo legale denominazione di origine per il vino. Nei secoli successivi questa pietra miliare della storia fu dimenticata tanto che, alla fine del XIX secolo, la parola Chianti significava piuttosto che un rinomato vino e la sua regione di produzione, un semplice vino italiano da tavola rosso in un fiasco ricoperto di paglia. Nel XXI secolo il Chianti Classico si è affermata come una delle più dinamiche e affascinanti zone del vino. Bill Nesto e Frances De Savino esplorano le città del Chianti Classico e introducono il lettore nella moderna viticoltura che sta trasformando la regione. I segreti del Sangiovese, la principale varietà di vitigno del Chianti, sono progressivamente rivelati assieme ai miti e ai misteri di una delle più antiche zone vitivinicole italiane. La pubblicazione del libro coincide con il trecentesimo anniversario del decreto granducale che delimitava esattamente la regione di produzione del Chianti (24 settembre 1716).

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Un mondo senza pesto genovese?

La peronospora del basilico minaccia la produzione di uno degli ingredienti fondamentali del più famoso condimento per pasta. E non solo…

Oltre all’aglio, al pecorino e al sale grosso, tre sono i componenti fondamentali del pesto genovese: olio extra-vergine di oliva, pinoli e basilico. Ebbene, ciascuno di questi ultimi attraversa una crisi dovuta all’azione di organismi nocivi che stanno compromettendo, almeno in parte, la disponibilità di tali materie prime. Per l’olio, il riferimento è inevitabilmente rivolto alla pandemia di Xylella fastidiosa che da qualche anno sta devastando il Salento (http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=2233): per fortuna al momento non risultano segnalazioni di casi in altre aree, e l’attenzione è ai massimi livelli. Il pino domestico da tempo è vittima degli attacchi di un insetto introdotto dal Nord America (il “cimicione americano”, Leptoglossus occidentalis) e le rese di pinoli sono crollate (http://www.georgofili.it/detail.asp?IDN=901&IDSezione=4). Inevitabile il ricorso a prodotti importati (anche dalla Cina), lo scadimento qualitativo e l’aumento dei prezzi.
Ma è la situazione sanitaria del basilico quella che fa sorgere dubbi inquietanti circa il futuro del pesto. Ricercata per il suo intenso profumo e l’altrettanto piacevole sapore, questa pianta (Ocimum basilicum) è una delle aromatiche tipiche della dieta mediterranea, ma è apprezzata in varie parti del pianeta. Coltivata a livello sia professionale (serra e pieno campo), sia amatoriale (tipicamente anche sui davanzali delle finestre), è da sempre caratterizzata da una tecnica relativamente semplice e uno stato sanitario non particolarmente preoccupante. La situazione, però, è drammaticamente cambiata a cominciare dai primi anni di questo secolo, a causa della insorgenza e diffusione di attacchi di una malattia parassitaria, capaci di distruggere in breve tempo la coltura. Il patogeno in questione è Peronospora belbahrii, un oomicete biotrofico di nuova descrizione (doi: 10.1017/S0953756205003928), trasmesso per seme, responsabile della comparsa di estese lesioni necrotiche sulle foglie, con fuoriuscita di abbondante efflorescenza grigiastra dalla pagina abassiale, costituita da rami conidiofori e fruttificazioni agamiche. L’evoluzione è rapida e porta alla marcescenza degli organi colpiti, sino alla morte della pianta. Il periodo di incubazione può superare le 3-4 settimane, così che la presenza del patogeno può non essere percepita al momento della commercializzazione delle piantine. Inizialmente segnalata in Liguria e basso Piemonte, la malattia è certamente presente anche in Toscana, Lazio e Sardegna. A livello internazionale, oltre all’Europa (con focolai in una decina di Paesi), sono interessati tutti i continenti, dalla Nuova Zelanda agli USA, dall’Argentina al Sud Africa e Taiwan. In Italia il caso è da sempre all’attenzione della Scuola fitopatologica torinese (doi: 10.1007/s12600-015-0474-1).

Che fare, dunque?

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Elicicoltura: zootecnia a triplice attitudine

Nella seconda metà del secolo scorso nelle Facoltà di Agraria e Veterinaria vi erano ancora due corsi facoltativi semestrali di Zoocolture, che riguardavano allevamenti minori. Uno era dedicato all’avicoltura e alla coniglicoltura, l’altro alla apicoltura e bachicoltura, attività zootecniche che nel corso di alcuni decenni scompaiono, come la bachicoltura, o esplodono come l’avicoltura. Nello stesso periodo iniziano a comparire nuovi allevamenti e tra questi l’elicicoltura che risponde alla crescente domanda di chiocciole e che ora ha tre diversi utilizzi: “carne”, uova e bava o muco.

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Un grido di allarme: cosa si insegna nelle nostre scuole?

Approfitto del mio titolo di Accademico dell'antica e prestigiosa Accademia dei Georgofili, per lanciare un grido di allarme sul livello di efficacia dell'insegnamento nelle scuole medie italiane. Negli ultimi mesi ho avuto l'opportunità di seguire con una certa continuità lo studio di un mio nipotino iscritto alla classe prima media. Sono rimasto impressionato dalla impostazione nozionistica, farraginosa, ridondante dei testi adottati e dei programmi svolti. 

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Bruchi predatori

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Impiego degli ultrasuoni nel processo di estrazione dell’olio extravergine di oliva

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Il mercato del latte dopo le quote

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Bando per 4 Premi per Giovani Ricercatori

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Il pomodoro del futuro riavrà il sapore di una volta

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La tracciabilità genetica della filiera enologica. Prevenire le frodi è possibile?

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Oltre 100 siti naturali "protetti" dall'Unesco sono minacciati dall'impronta dell'uomo

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Metodologie innovative di rilevamento per l'aggiornamento dell'Inventario castanicolo nazionale

Si svolgerà il prossimo lunedì 6 febbraio nella sede dell'Accademia dei Georgofili una Giornata di studio  sulle "Metodologie innovative di rilevamento per l'aggiornamento dell'Inventario castanicolo nazionale", promossa ed organizzata in collaborazione con MiPAAF, Associazione Nazionale Città del Castagno, Centro di Studio e Documentazione sul Castagno, ANCI Toscana, Regione Toscana.

La valorizzazione della risorsa castanicola italiana impone la necessità di acquisire dati conoscitivi sulla sua effettiva consistenza con l'obiettivo di dare attuazione al piano castanicolo nazionale e di consentire la corretta utilizzazione delle misure dei piani di sviluppo rurale a livello regionale. 
Con questa Giornata di studio si intendono approfondire le problematiche tecniche e amministrative legate all’urgente necessità di realizzare un aggiornamento dell’inventario castanicolo nazionale e/o a livello di singole Regioni. 
A tal fine saranno illustrate, sulla base di casi di studio condotti in Toscana, le potenzialità applicative delle più recenti tecniche di rilevamento forestale per l’inventariazione e il monitoraggio delle risorse castanicole, con particolare riferimento all’impiego di dati telerilevati da piattaforma aerea e satellitare per la mappatura dei boschi di castagno e all’uso di banche dati e di strumenti tecnologicamente avanzati per la caratterizzazione strutturale e socio-economica dei castagneti da frutto. 

La partecipazione è riservata a coloro che si saranno registrati entro il 2 febbraio 2017 a adesioni@georgofili.it 

PROGRAMMA (scarica PDF)

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Ai Georgofili con ENEA per parlare di qualità, sicurezza, tracciabilità, autenticità ed origine dei prodotti agroalimentari

Giovedì 9 febbraio alle ore 9.30 si svolgerà all'Accademia dei Georgofili una giornata di studio su  "Qualità, sicurezza, tracciabilità, autenticità ed origine dei prodotti agroalimentari: l'infrastruttura METROFOOD-RI", organizzata in collaborazione con ENEA. 

PROGRAMMA 

G. MARACCHI - Apertura dei lavori 

I. CASTANHEIRA - Contribution of Metrology in food quality, saferty and security 

G. ZAPPA – L’infrastruttura metrologica a supporto del settore agroalimentare: azioni avviate e prospettive 

C. ZOANI – L’infrastruttura di ricerca METROFOOD-RI 

A.M. ROSSI, F. CUBADDA, A. SCALONI – Contributi alla Joint Research Unit METROFOOD-IT 

Tavola rotonda su: Le infrastrutture di ricerca quale motore di integrazione e sinergia tra pubblico e privato 

Interventi di R. ALEANDRI, G. PECORINI, S. LA ROSA, D. GIACOMINI, M. PAGANELLI, C. DI DOMIZIO, M. BOCCARDELLI, D. DEI GIUDICI 

P. BONARETTI - Conclusioni 


LOCANDINA (PDF)

Iscrizione obbligatoria a adesioni@georgofili.it entro il 7 febbraio 2017 

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Microbiota e l’agricoltura del futuro

L’incremento della popolazione mondiale e la necessità di ridurre l’impatto ambientale delle produzioni agrarie pongono l’agricoltore del XXI secolo di fronte ad una sfida senza precedenti: produrre di più con un minor uso di fertilizzanti e fitofarmaci di sintesi. Nell’ affrontare questa sfida, gli agricoltori non sono soli ma possono contare su “piccolo aiutanti” che vivono sotto i loro piedi: le migliaia di specie microbiche che proliferano all’ interfaccia tra le radici delle piante ed il terreno agrario, l’ambiente che viene definito rizosfera.

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Prevenzione della degradazione del suolo e mantenimento della fertilità

Fra le pratiche agricole che contribuiscono maggiormente alla degradazione del suolo rimangono le lavorazioni del terreno effettuate prevalentemente in maniera convenzionale e l’attuazione ancora diffusa di colture intensive, senza il necessario apporto di sostanza organica. A queste si aggiunge la preparazione del terreno mediante livellamenti e scassi per i nuovi impianti di colture arboree, in particolare vigneti nelle zone collinari, causando così catastrofiche perdite di suolo e di nutrienti, il cui danno in termini economici ed ambientali non viene ancora quantificato.

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Profumo di riso

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Valorizzazione integrale delle risorse per una produzione alimentare sostenibile

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Le qualità nutrizionali della carne

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I carrubi del Teatro antico di Taormina infestati dallo Scolitide asiatico

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Finocchio marino: da pianta sotto-utilizzata a nuovo prodotto disidratato per usi alimentari

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Xylella, primo ok dell'Ue al reimpianto degli ulivi nel Salento

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Oltre la crescita … la decrescita

È difficile che la ripresa economica sia alle porte e ritorni a vele spiegate nel nostro mondo. Come lo è l’esercizio minuzioso, ma vano, di spiare ogni micrometrico spostamento di questo o quell’indice per dedurne i sintomi di un sostanziale miglioramento. Così, in un clima di grave incertezza trovano spazio teorie economiche che si propongono come il toccasana. Appaiono o tornano alla ribalta vecchie ricette che la storia e l’economia reale hanno da tempo cancellato, ma che vengono accolte con l’incosciente concorso dei mezzi di comunicazione. Semplici. A portata di mano. Quasi per virtù magiche capaci di risolvere problemi attorno ai quali ci si è affannati con scarso successo. 
È il caso della teoria della decrescita, da noi conosciuta con indubbia sensibilità al marketing delle idee, come “decrescita felice”.  Una teoria che piace e affascina anche per i suoi aspetti morali che richiamano antiche virtù dismesse e nuovi sacrifici propiziatori. Molto diffusa, soprattutto nei paesi sviluppati, il suo moderno profeta è il francese Serge Latouche. Ma non è una novità. Teorie di questo genere esistono sin dall’antichità più remota. Semplificando molto si può dire che essa propone la riduzione volontaria dei consumi per ricondurli a modelli più austeri e ripescati da un passato percepito come più virtuoso. Accanto a quella, che ne consegue, della produzione di beni che diventerebbero superflui. L’obiettivo è favorire relazioni più equilibrate fra la natura e l’uomo nell’uso delle risorse e fra tutti gli uomini per eliminare disparità e conflitti. Un messaggio seducente e accattivante, ma troppo simile al mitico ritorno dell’età dell’oro, quella che concilia l’uomo e l’ambiente, la protezione delle risorse ed il loro impiego, i consumi e la produzione. 
Oltre il messaggio sorge il dubbio che qualche cosa non torni. Consideriamo proprio l’agricoltura e l’alimentazione come paradigma. Ogni essere umano dovrebbe spontaneamente ridurre i propri consumi di beni agricoli e, allo stesso tempo, ogni agricoltore limitare la produzione. Ciò implica minor impiego di terra e di mezzi di produzione, minori capitali e un incremento del lavoro e della fatica. In due parole la riduzione della produttività agricola. Ma questo modello sembra solo un sogno: la popolazione tende ad aumentare e quindi i consumi procapite e quelli totali crescono in quantità e in qualità per l’effetto demografico. 

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Celiachia: una forma di intolleranza alimentare permanente

La celiachia o enteropatia glutine-sensibile rappresenta una delle forme più diffuse di intolleranze alimentari. La malattia si manifesta in individui geneticamente suscettibili, in seguito ad ingestione del glutine da frumento tenero (Triticum aestivum) e duro (Triticum durum) o delle corrispondenti proteine presenti in diversi altri cereali tra cui, i più comuni, risultano orzo (Hordeum vulgare) e segale (Secale cereale). La tossicità dell’avena (Avena sativa) è stata recentemente rivista per cui è ora considerata un cereale non tossico per la maggior parte dei soggetti celiaci; rimangono ancora oggetto di studio alcuni cereali minori tra cui il piccolo farro (Triticum monococcum). 
L’intolleranza, fino a circa venti anni fa, veniva principalmente diagnosticata nei primi tre anni di vita. Negli ultimi anni è invece cresciuto il numero di casi in cui si manifesta tardivamente nel corso della vita o rimane asintomatica. Attualmente si ignora quali siano le cause responsabili di slatentizzare la patologia nell’adulto, dopo un periodo più o meno lungo trascorso dal primo contatto con il glutine. La celiachia ha pertanto oggi una grande rilevanza epidemiologica: in Europa e nel Nord America si calcola che la frequenza dei casi conclamati di malattia è di 1:1000 nati vivi ma, se si considerano anche i casi latenti ed asintomatici, si passa ad un rapporto di 1:100. Sotto l’aspetto clinico i soggetti celiaci soffrono di gravi sindromi da malassorbimento (diarrea, perdita di peso, ritardo della crescita, anemia sideropenica, steatorrea), mentre l’esame istologico della mucosa dell’intestino tenue, sede della lesione, evidenzia iperplasia delle cripte e diversi gradi di atrofia dei villi intestinali. Numerose evidenze sperimentali indicano inoltre che la lesione mucosale è prodotta da una risposta immunitaria di tipo infiammatorio nei confronti delle molecole del glutine. L’analisi di biopsie intestinali prelevate da pazienti celiaci ha messo in evidenza che in queste mucose sussiste una massiva infiltrazione linfocitaria.  La completa normalizzazione sia del quadro clinico che istologico, che si raggiunge dopo l’eliminazione del glutine dalla dieta, forniscono prove ulteriori che il glutine agisce attivando in maniera reversibile i linfociti T infiltranti la mucosa. 

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Tecnologie minimali per insalate in busta

Da sempre tutti i popoli mangiano l’insalata selvatica o coltivata, per la quale in molte città italiane sono stati costruiti i Mercati delle Erbe, i negozi di frutta e verdura e gli ancora esistenti mercatini. Diffusa è infatti la passione per un sano e leggero piatto d’insalata di soncgino, lattuga, radicchio, rucola o altra verdura, condita con olio, sale, limone o aceto. Ora anche i dietologi consigliano a tutti quest’alimento, specialmente a chi vuole mantenere o ricuperare la linea. Non è però sempre facile trovare verdure fresche e sopratutto di diversi tipi per comporre un’insalata mista. Di conseguenza, negli ultimi tempi, per mancanza di tempo e per altre ragioni stanno sempre più prendendo piede le verdure di “quarta gamma”, cioè le insalate già mondate, lavate, asciugate, tagliate e confezionate in buste o in vaschette monoporzione, presentate nei banchi frigoriferi dei supermercati. 

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La scure di Trump sui trattati di libero scambio

America first, Buy american. Le parole d’ordine della campagna elettorale di Donald Trump si sono trasformate, all’indomani del suo insediamento alla Casa Bianca, nel primo provvedimento concreto: l’uscita degli Stati Uniti dal TTP, il Trattato transpacifico di libero scambio con 11 Paesi emergenti dell’area del Pacifico come Cile, Nuova Zelanda, Singapore, Australia, Canada, Giappone, Malaysia, Messico, Perú, Vietnam, Brunei.

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110 dieci ricette secentesche per cucinare il “porco simbolo de’ conviti”

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Il microbiota delle piante e il futuro dell'agricoltura

Si svolgerà domani, 26 gennaio 2017, presso il Dipartimento di Biologia dell'Univesità di Firenze, una giornata di studio su: "Il microbiota delle piante e il futuro dell'agricoltura", promossa dal Comitato Consultivo di Biologia Agraria dei Georgofili.

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Latte e formaggi in Italia, origine in etichetta obbligatoria dal 19 aprile su tutte le confezioni

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Un software per gestire la fermentazione del vino

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Sacchetti assorbitori di etilene per la conservazione dei pomodori nel frigo di casa

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Borsa di studio sui cambiamenti climatici

L’Accademia dei Georgofili, visti gli effetti dei cambiamenti climatici a partire dai primi anni 90 e la frequenza degli eventi estremi (piogge violente, ondate di calore e siccità, venti forti) che hanno causato gravi danni all’economia nazionale e anche la morte di persone, ritiene opportuno bandire una borsa di studio per un giovane laureato in discipline scientifiche, per effettuare una ricerca sul tema: "Cambiamenti climatici: previsioni stagionali e tipi di tempo".
L'attività di studio e ricerca si svolgerà presso la sede del LaMMA, Consorzio fra il Consiglio Nazionale delle Ricerche e Regione Toscana.
La responsabilità di seguire il borsista nella sua attività è assegnata ad un ricercatore del settore Meteorologia e Climatologia del LaMMA indicato dall’Amministratore Unico e dal Presidente dell'Accademia dei Georgofili per quanto riguarda le ripercussioni su agricoltura e territorio. 
La durata della borsa sarà di 4 mesi e l’importo sarà di € 4.800 che verrà erogato in due rate, una dopo due mesi e l'ultima al compimento della ricerca e dopo la consegna dell'elaborato finale, con la condizione che il lavoro venga pubblicato su una rivista scientifica. 
Le candidature dovranno essere presentate tramite domanda in carta semplice con allegato curriculum vitae, esclusivamente per posta elettronica in formato PDF, entro mercoledì 25 gennaio 2017 - ai seguenti indirizzi e-mail: accademia@georgofili.it; info@lamma.rete.toscana.it.
Le domande presentate verranno esaminate da una Commissione costituita da rappresentanti dell’Accademia dei Georgofili e del LaMMA (Prof. Giampiero Maracchi, Dott. Bernardo Gozzini e Dott. Gianni Messeri).

BANDO (PDF)


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Poco prodotto, prezzi alle stelle per il gelo: è speculazione? No è il mercato.

Alla faccia del riscaldamento globale: freddo e neve al Sud. Sole, gran freddo ma niente neve fino a 2000 metri in Trentino Alto Adige. Che dire? Tempo folle, che se infischia delle latitudini. D’altronde, signori, è inverno, ricordiamocelo. Che faccia freddo, anche molto freddo, è normale. Sono anomali gli inverni temperati, quantomeno al Nord. Gelo e neve hanno messo ko al Sud decine di migliaia di imprese agricole, le produzioni di ortaggi sotto serra sono state falcidiate, idem molte produzioni agrumicole. Di conseguenza manca il prodotto nei mercati anche a causa dei collegamenti problematici (per il meteo) tra Sud e Nord. E, si sa, se non girano i camion, in Italia non gira il prodotto. Poi c’è la situazione drammatica delle aree terremotate, dove piove -  anzi nevica - sul bagnato, aggiungendo dramma a dramma.    Poco prodotto, i prezzi salgono. E’ il mercato, bellezza. Una legge economica che vale da quando il mondo è mondo e che neppure nelle economie dirigiste, socialiste e autarchiche è stata smentita. Infatti, anche quando negli ex paesi socialisti tentavano di imporre prezzi calmierati e amministrati, finiva che a quei prezzi il prodotto non si trovava mentre i prodotti riapparivano a prezzi ‘di mercato’ in un fiorente mercato nero parallelo (oggi succede in Venezuela, a Cuba, e in poche altre énclaves socialiste sopravvissute).  
Ma da noi, che non siamo un paese socialista a economia dirigista, vale la legge del mercato: a parità di domanda, se manca il prodotto, i prezzi salgono. Punto.  Invece…ecco che arrivano puntuali gli allarmi, le messe in guardia sullo speculatore della porta accanto (sempre anonimo, ovviamente). “Con i prezzi degli ortaggi che aumentano in media del 200% dal campo alla tavola è allarme speculazioni a causa del maltempo…”, diceva un comunicato dei giorni scorsi. In giro c’è aria di polemiche sulle zucchine d’oro, con le associazioni dei consumatori a indignarsi in tv chiedendo di calmierare i prezzi (e magari arriverà una puntata di ‘Porta a porta’ sull’argomento). Vogliamo smettere una buona volta ipocrisie e banalità, uscire dai luoghi comuni, dalle frasi fatte, dalle denunce a vuoto, e dire ad esempio dove si annidano gli speculatori e soprattutto chi sono gli speculatori. Le catene della Gdo? I grossisti dei Mercati generali? I fruttivendoli? Un conto è denunciare i danni drammatici che il maltempo ha fatto alle imprese agricole del Sud e chiederne il ristoro. Più che legittimo, doveroso. Ma se i prezzi dei prodotti in campagna (per chi li ha) vanno alle stelle, è un problema? In questi frangenti è possibile smascherare un equivoco: a chi giova l’aumento dei prezzi all’origine? Sicuramente al mondo produttivo, che soprattutto laddove è più aggregato, riesce a sfruttare a suo favore questa contingenza (che quasi sempre non dura molto, per le più varie ragioni). 

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I legumi: semi nutrienti per un futuro sostenibile

In occasione dell'Anno Internazionale dei Legumi (International Year of Pulses 2016), il Centro Interdipartimentale di Ricerca “Nutraceutica e Alimentazione per la Salute” e il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa hanno organizzato a Pisa, il 2 dicembre 2016, la Giornata di Studio “I legumi: semi nutrienti per un futuro sostenibile”.

L’Assemblea generale dell’ONU ha dedicato il 2016 ai legumi, dichiarandolo “International Year of Pulses”, cioè dei legumi che si coltivano solamente per i loro semi, escludendo tutti gli altri, per esempio quelli che si raccolgono freschi da usare immediatamente come cibo o quelli utilizzati per estrarne olio.  Perché tanta attenzione ai legumi e in particolare ai loro semi?

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La ricerca italiana sugli effetti dell’ozono troposferico sulla vita vegetale

A Pisa un convegno a livello nazionale per concordare linee strategiche prioritarie, si è concluso con una risoluzione inviata al mondo della politica.

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90 anni di Franco Scaramuzzi

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Successo del Convegno “Alimentazione, stress e salute”

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Dal 14 gennaio 2017 in vigore storica legge sulla canapa

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Freddo, gelo e neve alleati nella lotta contro Xylella

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L’agricoltura sbarca in città: pesce e ortaggi crescono nelle fattorie urbane

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La geotermia per coltivare la spirulina, in Toscana si sperimenta

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Euro: compleanno in sordina

Il 1° gennaio 2002, in un clima di grande euforia, l’euro entrava materialmente nella vita di gran parte degli europei e degli Italiani. Dunque compie 15 anni, ma è un anniversario in sordina, come di un parente un po’ imbarazzante o di un fatto che si vorrebbe mettere in ombra. Alcuni quotidiani lo hanno ricordato riconducendo la questione ad aspetti di costume, ma di impatto minore, quasi in un clima da “come eravamo”. Dimentichi che alle ultime elezioni europee la questione più dibattuta fu l’alternativa fra il Si ed il No all’euro, questione in fretta abbandonata. 
L’euro sembra così condannato ad essere sempre male compreso ed usato in modo strumentale, sin dalla sua nascita. Ad esempio, quando entrò nei nostri borsellini nel 2002 in realtà aveva già 3 anni e si usava nelle transazioni importanti e nei conti europei dal 1999. La moneta non era che l’ultimo passo di una rete di regole in vigore da tempo, dall’ultima grande svalutazione (guarda, guarda) di lira e sterlina. Una rete in vigore anche per i paesi non euro e che rimarrà per la sterlina quando la Brexit sarà realtà. All’epoca delle decisioni che oggi non hanno padri, ma tanti ne ebbero, la discussione verteva su un’alternativa: sistemare i conti dell’Italia e solo poi entrare nella moneta unica o fare il contrario e, una volta nell’euro, far ordine in casa sotto la pressione degli obblighi assunti e delle occhiute attenzioni degli altri. I padri della decisione scelsero quest’ultima. In gran fretta e con manovre economiche lacrime e sangue i parametri minimi furono raggiunti. Ma fu solo cosmesi, perché i comportamenti dello Stato che ci avrebbero collocati fuori dalla disciplina euro, non furono toccati. Così il debito pubblico ha continuato a crescere.
Per anni ci siamo autoillusi di aver salvato l’Italia agganciandoci agli altri e passando loro la responsabilità di permetterci di continuare. Poi è arrivato lo chock della crisi a far capire di quanto sale fosse cosparsa la via dell’euro.
Cadute le illusioni si è pensato che la colpa fosse “dell’Europa”, vista come madre/matrigna. Cominciò a formarsi, nel paese a parole più europeista d’Europa, un diffuso anti europeismo, che confondeva l’euro con l’Ue, che pretendeva aiuti che non ci spettavano perché nel frattempo l’Italia era passata nel gruppo dei paesi ricchi, che sognava avventure impossibili
Intanto ha iniziato a schiacciarci l’enorme entità del nostro debito. Di ciò tendiamo a dimenticarci, anche perché è collettivo, ma il suo costo sostenuto dal prelievo fiscale è individuale.

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Virus: emergenza alimentare

Fino a un recente passato molte epidemie alimentari sembravano avere un’origine sconosciuta perché le analisi microbiologiche non individuava-no alcun batterio. Poi in molti focolai si è scoperta la presenza di virus filtrabili, che percentualmente vanno assumendo una sempre maggiore importanza, man mano inoltre che i sistemi di controllo diminuiscono la frequenza delle tossinfezione batteriche. Oggi le infezioni alimentari da virus sono divenute un’emergenza che richiama l’attenzione dei ricercatori, autorità sanitarie e organizzazioni quali l’EFSA, che in un Forum dell’ottobre 2016 ha definito i virus di origine alimentare una priorità per la salute pubblica.
Nell’Unione Europea, i virus trasmessi con gli alimenti rappresentano la seconda causa principale di focolai d’intossicazioni alimentari dopo la Salmonella. Il cibo può divenire un veicolo di trasmissione agli esseri umani di virus che in alcuni casi si dimostrano molto contagiosi e che determinano focolai diffusi.
Molti sono i virus in causa e i più importanti sono il norovirus e il virus dell’epatite A presenti nei prodotti freschi, nei cibi pronti e nei molluschi bivalvi quali ostriche, cozze e cappesante, alimenti classificati come pericoli prioritari anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Sotto attenzione è anche il virus dell’epatite E, considerando la sua notevole presenza nei suini in tutta Europa e la sua trasmissione attraverso gli ali-menti, nonostante i pochi casi clinici umani nell’UE. Altro virus che può essere trasmesso con gli alimenti è il rotavirus, particolarmente associato alla gastroenterite dei bambini. D’importanza epidemiologica ancora da precisare sono virus quali l’aichivirus A, il sapovirus (un calicivirus), i parvovirus e gli astrovirus

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Tutto bene? Mica tanto. Però …

Chiude il 2016 con un paese sostanzialmente fermo (crescita neppure all’1%). E l’anno che viene resterà lì (secondo le stime più attendibili) sempre sotto l’1%. Per vedere qualcosa sopra l’1 per cento bisognerà aspettare il 2018. Se il Paese resta in affanno, l’agricoltura che fa? 

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“Lasciate da parte le donne e torniamo alla qualità del cuoco”: Vincenzo Tanara e il maschilismo in una cucina del XVII secolo

l nobile Vincenzo Tanara (nato a Bologna e ivi morto tra il 1665 e il 1669), dopo aver a lungo prestato la sua opera di soldato presso varie corti italiane, ad un certo punto della sua vita manifestò l’appassionato desiderio di ritirarsi in campagna per goderne da un lato la pace (dopo i clamori militari), dall’altro per poter osservare direttamente ciò che nella sua qualità di “cittadino in villa” accadeva quotidianamente nei suoi possessi.

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Il nome del vitigno nei suoi aspetti vitivinicoli e di mercato

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L’Ateneo fiorentino festeggia i 90 anni di Franco Scaramuzzi

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Filmato on-line per il Convegno su “Alimentazione, stress e salute”

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La morte del Cavaliere Giuseppe Gioia

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Deflazione inizia dal crollo dei prezzi nell'agricoltura, denuncia la Cia

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Le filiere cerealicole in Toscana problematiche attuali e prospettive future

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Bilanci

Il solstizio di inverno è tempo di bilanci. Un anno è trascorso, un altro inizia: è il tempo delle riflessioni. L' Accademia ha di fronte una sfida come quando nacque, alla metà del 700, in un’epoca che cambiava e che avrebbe dato inizio al mondo moderno. Così oggi si prospetta il postmoderno fatto probabilmente di idee, di valori, di comportamenti, di speranze diverse da quelle che abbiamo conosciuto negli ultimi cinquanta anni. Abbiamo cercato di interpretare questi cambiamenti sforzandoci di essere vicino alla gente e di spendere un’antica tradizione di conoscenza e di storia mescolandosi a chi tutti i giorni va a fare la spesa. Lo abbiamo fatto insieme ad una delle maggiori realtà della distribuzione, la Unicoop e ne siamo contenti perché per la qualità degli alimenti, abbiamo registrato un grande interesse per l’agricoltura e gli agricoltori. Abbiamo scritto di questi fatti e di quello che l'Accademia significa nelle riviste degli agricoltori, ad esempio con Dimensione agricoltura della CIA sulla base di un accordo di programma con Agrinsieme. Con Federalimentare abbiamo siglato un protocollo per la valorizzazione dei prodotti dei territori con particolare attenzione alla qualità della materia prima. Ci siamo interrogati, insieme alle Associazioni di categoria, sulle nuove realtà come quella del contoterzismo in agricoltura alla presenza del Ministro dell'agricoltura. Sempre il Ministro dell’agricoltura ha presentato insieme al Commissario del CREA, il programma di ricerca della rete del Ministero, così come un protocollo con il Presidente del CNR è stato finalizzato alla collaborazione con quella rete. Con ANCI, Associazione dei Comuni, abbiamo iniziato una collaborazione a partire dai criteri per gli orti sociali da aprire in appositi spazi dei Comuni. Con Legambiente abbiamo organizzato un incontro con le possibili utilizzazioni della canapa nella logica della economia circolare. Abbiamo messo a disposizione della Unione Europea delle Accademie di agricoltura Georgofili.World. 31 Protocolli di intesa, 70 incontri tematici, sia alla sede centrale che alle Sezioni, con la partecipazione di esperti del settore e sarebbe tedioso fare un elenco dettagliato di ciascuna di queste iniziative. Ciò che è importante ribadire è che l'Accademia c'è e vuole far sentire la sua voce a livello locale, grazie anche al lavoro delle sue sezioni, e a livello nazionale ed internazionale presso l'Unione europea. Pensiamo che questa sia la strada migliore per valorizzare le grandi potenzialità, prima di tutto umane ma anche storiche e della tradizione di questa antica Accademia, con la partecipazione e l'appoggio di tutti gli Accademici.

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Il tempo delle idee non ha limiti di età: parola di Franco Scaramuzzi

E’ stato presentato martedì 20 dicembre 2016 all'Accademia dei Georgofili “Il tempo delle idee", volume di Maurizio Naldini (ed. Polistampa), che presenta le attività svolte dal Prof. Scaramuzzi fra gli ottanta e i novanta anni, e le sue riflessioni sul mondo. 
Un libro reso possibile dal fatto che in questi anni Scaramuzzi ha continuato nel suo impegno al servizio della comunità, studiando, scrivendo, aggiornandosi e partecipando a convegni e incontri scientifici. 
Questa pubblicazione  vuol dimostrare che non tutto è perduto, che si può ancora fermare la deriva, raddrizzare la rotta ed affrontare il futuro con l’ottimismo della volontà. Perché esistono situazioni, valori, uomini per i quali vale la pena di lottare. È dunque un esempio di come si possa e si debba agire a qualsiasi età, perché la speranza non conosce limiti di tempo.
In una sala gremita di pubblico, ne hanno parlato tre giornalisti agricoli: Matteo Bernardelli, Lorenzo Frassoldati, Alessandro Maresca. 
Erano presenti anche l'autore Maurizio Naldini, l'editore Mauro Pagliai e Franco Scaramuzzi, il quale ha concluso l’incontro con un intervento che ha proposto ulteriori elementi di analisi e discussione,  sempre con l’ottimismo della volontà di cui lui è stato paladino per una vita.
Qui sotto ne riportiamo il testo integralmente.

Intervento Scaramuzzi 20 dicembre 2016 (PDF)

(in foto: Franco Scaramuzzi, a sinistra, e Giampiero Maracchi)

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Nuove biotecnologie alternative: aspettative e dubbi

Il mutato atteggiamento del Ministro Martina nei confronti delle biotecnologie “pulite” e alternative è stato salutato con sollievo e approvazione da tutta la stampa specializzata, ma soprattutto dal mondo della ricerca, che ritiene di poter rimettere finalmente in moto una serie di studi volti a superare gli attuali obiettivi del breeding tradizionale, con l’ottenimento di piante adatte alla sostenibilità ecologica dei metodi di coltivazione, alla biodiversità e al miglioramento delle caratteristiche qualitative dei frutti.

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Frammenti di saggezza popolare. I proverbi per il mese di dicembre

A chiusura dell’anno 2016 ci preme riportare quelli per il mese di dicembre così come raccolti dal georgofilo Ugo Rossi Ferrini nel suo volume Proverbi agricoli (Firenze, 1931), unitamente in alcuni casi a commenti e spiegazioni e componimenti poetici.

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Il nuovo Piano Agrumi: ruolo della ricerca e adempimenti tecnici

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