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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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Bruchi selvatici, “sostituti” del Baco da seta

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Bonus verde 2018: cos'è e come funziona

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La UE decide di salvare le api

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Campione di longevità, come le radici della nostra storia

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Le noci fanno bene

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Rosario Di Lorenzo è il nuovo Presidente della Sezione Sud-Ovest dei Georgofili

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Dona il 5 x 1000 all’Accademia dei Georgofili

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Viticoltura e cambiamenti climatici, incontro ad Avellino

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I giardini delle ville venete come generatori di paesaggio

Il fenomeno delle ville venete, per il loro numero, la durata, la capillarità delle presenze nel territorio, si può considerare il risultato di un progetto politico, che non ha uguali nella storia occidentale.  Nell’ambito della strategia di riconquista della terraferma e del rilancio dell’economia della Repubblica, costretta per sopravvivere a passare dal commercio all’agricoltura, il Senato mette a punto una precisa strategia che gli permette, tramite apposite magistrature al cui vertice sono membri della nobiltà veneziana, un controllo diretto sul ogni aspetto della gestione del territorio, tra cui, oltre alla difesa e alla formazione universitaria, la produzione economica delle campagne, tramite il controllo delle acque e, in gran parte, dei boschi.
Le ville con i loro annessi, con l’organizzazione degli ambiti interni e di quelli agricoli determinano la forma di ampie aree del Veneto e del Friuli, sia come singoli insediamenti ma anche come veri e propri sistemi territoriali.  La villa prende forma come “città piccola” (secondo la definizione albertiana della casa), e diventa l’elemento determinante del nuovo paesaggio, guidando l’urbanizzazione delle campagne. Andrea Palladio propone un modello dove il centro dell’azienda è la villa e dove a partire dall’architettura si genera un sistema più o meno esteso di elementi funzionali alla produzione agricola, allo sfruttamento dell’energia dell’acqua, della sericoltura legati tra loro   da una rete di relazioni e di geometrie che si irradiano dal centro del salone. Il modello verrà variamente declinato in relazione ai siti che le ville andranno ad occupare connotando ampie porzioni di territorio, spesso già interessate dalle ampie bonifiche e dai progetti irrigui che la Serenissima nel mentre portava avanti con forza e con una straordinaria organizzazione.
Il giardino in questa concezione non è più solo la parte più disegnata e dedicata all’otium e alla bellezza della natura, ma diventa elemento di transizione tra la villa, il brolo e la campagna, come spazio legato all’architettura da cui partono assi in grado poi di organizzare e strutturare il paesaggio circostante. Sul territorio si trovano ancora oggi segni importanti di quella organizzazione nascosti tra le pieghe di uno sviluppo disattento e inconsapevole.

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Zootecnia biologica, fabbisogni di ricerca e scenari di sviluppo

In un mondo che chiede sempre più alimenti, inclusi quelli di origine animale, sempre più persone si chiedono quale possibilità abbia oggi la zootecnia biologica di dare risposte a questa esigenza.

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Spezie ed erbe aromatiche, quali benefici?

Odiernamente, in una società guidata dalla scienza, una vera sfida sta nel dimostrare se le spezie e le erbe aromatiche hanno benefici per la salute usando mezzi scientifici con i quali determinare gli eventuali rischi e i benefici, come questi sono influenzati e, o dipendono dalle condizioni d’uso e soprattutto come comunicarli in modo corretto, considerando il loro ruolo nella dieta umana.

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“Territori e Prodotti della Toscana”: Prato e la Val Bisenzio ai Georgofili il 17 maggio

Appuntamento con Prato e la Val Bisenzio, il 17 maggio all’Accademia dei Georgofili, per il settimo incontro del ciclo “Territori e Prodotti della Toscana”, organizzato insieme a ANCI Toscana, con il patrocinio di Unicoop Firenze.
Le prelibatezze presentate saranno molte: oltre al vino e all’olio ci saranno salumi, la mortadella di Prato, i fichi secchi di Carmignano, biscotti, miele, marmellata, birra e molto altro.
Si comincia alle 9.30 con i saluti di Pietro Piccarolo, Presidente Facente Funzione dell’Accademia dei Georgofili, Marco Remaschi, Assessore all’Agricoltura della Regione Toscana e Vittorio Gabbanini di ANCI Toscana.
A seguire, le relazioni:
-    L’Area pratese e Val di Bisenzio si presenta (Assessore Daniela Toccafondi, Comune di Prato)
-    La valorizzazione collettiva dei prodotti tipici: opportunità e problematiche (Giovanni Belletti, Università degli Studi di Firenze)
-    Caratterizzazione salutistica dei prodotti tipici per la loro valorizzazione (Manuela Giovannetti, Centro Nutrafood – Nutraceutica e Alimentazione per la Salute, Università di Pisa)
-    Prodotti e ricette nella Piramide Alimentare Toscana (Francesco Cipriani, Azienda USL Toscana Centro e Fabio Voller, ARS - Agenzia Regionale di Sanità della Toscana)
-    Le iniziative di Unicoop Firenze per la valorizzazione dei prodotti toscani (Andrea Timpano, Unicoop Firenze)

Dopo gli interventi programmati e il dibattito, si svolgerà come di consueto la presentazione e la degustazione dei prodotti tipici dell’area pratese e della Val di Bisenzio.

PROGRAMMA (pdf)

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Mirabili insetti siciliani

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La nostra agroindustria è in realtà un sistema industriale non legato al nostro Agro

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Salute e sicurezza sul lavoro in agricoltura: i Georgofili con INAIL per la prevenzione


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THE SHORT NEWS


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Seconda edizione di AgroInnovation Award, concorso per le tesi innovative

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Innovazione e ricerca nella gestione delle risorse forestali

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Presentazione di due libri sugli alberi a Firenze

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Salute e sicurezza sul lavoro in agricoltura e selvicoltura: incontro con INAIL ai Georgofili il prossimo 8 maggio

Martedì 8 maggio alle ore 9.00, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà un seminario su: “La salute e sicurezza sul lavoro in agricoltura e selvicoltura. Gli strumenti previsti da Inail a sostegno delle imprese e dei lavoratori agricoli”, organizzato dall’Accademia insieme a Inail Direzione Regionale Toscana.
L’incontro si inserisce nel rapporto di collaborazione tra Accademia dei Georgofili ed Inail sui temi della prevenzione per la sicurezza sul lavoro in agricoltura e selvicoltura ed è dedicato a fornire un’informazione mirata su finalità, caratteristiche e modalità di partecipazione all’Avviso pubblico ISI 2017, con un focus sulle agevolazioni previste per la bonifica e smaltimento amianto in agricoltura e selvicoltura. L’obiettivo è quello di favorire la più ampia adesione delle imprese alle procedure di incentivazione e sostegno per il miglioramento della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. I fondi messi a disposizione attraverso il bando ISI 2017, per la Toscana pari a 16.241.828,00 Euro, sono suddivisi in cinque assi di finanziamento, differenziati in base ai destinatari e alla tipologia dei progetti che saranno realizzati.
Gli interventi e i tavoli tematici del seminario, curati dalle professionalità Inail, oltre ad offrire un’informazione tecnica qualificata, contribuiranno a veicolare il messaggio valoriale finalizzato a sottolineare quanto l'investimento in sicurezza sia necessario sotto il profilo umano, sociale, economico e della competitività delle aziende.
Al termine dei lavori sarà presentato un protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Inail Toscana, mirato a programmare e promuovere attività di comune interesse nelle tematiche dell’agricoltura, della selvicoltura, della tutela ambientale, della sicurezza e qualità alimentare e dello sviluppo del mondo rurale mettendo in particolare risalto, ovviamente, la prevenzione e la sicurezza sul lavoro nel settore agricolo e forestale.

INFORMAZIONI SUL BANDO ISI 2017 (https://www.inail.it/cs/internet/attivita/prevenzione-e-sicurezza/agevolazioni-e-finanziamenti/incentivi-alle-imprese/bando-isi-2017.html)


PROGRAMMA DEL SEMINARIO (scarica qui il pdf)

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Un prototipo del moderno stendibiancheria mobile: idea geniale di Vincenzo Chiarugi

Tralasciare di estendere “a ogni parte di pubblica, e di privata economia” quei principi “stabili e ragionati” già applicati alle scienze fisiche, sarebbe stato, a giudizio del medico empolese Vincenzo Chiarugi (1759-1820), un vergognoso abuso sociale.
Chiarugi, dopo aver svolto un periodo di praticantato presso l’ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze, diresse a partire dal 1788, l’ospedale detto di Bonifazio essenzialmente dedicato ai malati mentali. Grazie ai provvedimenti legislativi del Granduca e all’impegno del Nostro, le malattie psichiatriche sono finalmente viste fuori da ogni pregiudizio e valutate come e vere proprie patologie degne di appropriate terapie. Al Georgofilo Chiarugi (accademico ordinario dal 4 agosto 1791) va riconosciuto il merito di essere stato in Italia uno fra i primi medici ad adoperarsi in tal senso.
Ma nella sua attività Chiarugi non fu solo scienziato, ma fu anche uomo di pratica economia. Consapevole del grande dispendio di mano d’opera e di combustibile entrambi indispensabili elementi per “rasciugare … le biancherie” dei due grandi ospedali fiorentini nei giorni e nelle stagioni poco favorevoli, egli ideò un sistema di fornelli, tubi e sostegni in legno per la biancheria grazie al quale era possibile risparmiare numero degli addetti, tutelarne la salute e contenere la quantità di combustibile.
Di tutto questo ne parlò ai Georgofili in un suo lungo studio che presentò in occasione dell’adunanza del 3 aprile 1805. La memoria, intitolata Sopra un metodo economico per rasciugar le biancherie nei grandi ospedali e conservata nell’Archivio Storico dell’Accademia, consiste in 10 carte manoscritte e due belle tavole a colori con relativa spiegazione.

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Ortofrutta nel porto delle nebbie

L’ortofrutta italiana ha tanti problemi, ma riserva anche tante sorprese. L’ultima è certamente il record dell’export nel 2017, che nessuno si aspettava. L’anno si è chiuso con 5 miliardi di vendite sui mercati esteri, con un incremento del 3% rispetto al 2016, un record storico nella storia della Repubblica. Un record frutto dell’aumento del valore delle nostre esportazioni e del contemporaneo calo dei volumi, quindi prezzi più alti.

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Il sapore della temperatura

Sgradevole è un bicchiere di vino frizzante tiepido mentre piacevole è il pane caldo e se la temperatura non ha un sapore tuttavia permette d’apprezzare le caratteristiche di consistenza, aroma e sapore dei diversi alimenti e quindi il sapore della temperatura non è una falsità come la forma dell’acqua.
La temperatura di un alimento influisce sulla percezione del gusto che avviene nelle papille gustative della lingua e si completa con l’aroma percepito dai ricettori della mucosa nasale.

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Recuperiamo le varietà di frumento più adatte alla filiera toscana

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Danni da Nicobium castaneum nella Chiesa di sant’Agata al Carcere a Catania

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Georgofili, inaugurato il 265° Anno Accademico

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Falsi vini Made in Italy autorizzati dalla UE

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Obbligo di indicare in etichetta il produttore e/o il confezionatore degli alimenti

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THE SHORT NEWS

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IV Congresso Nazionale di Selvicoltura: aperta la call for papers

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La capitozzatura, brutta e dannosa

La capitozzatura consiste, come è noto, nel drastico raccorciamento del tronco o delle branche primarie (sbrancatura) fino in prossimità di questo. Tale operazione è una delle principali cause delle cattive condizioni in cui versano molti alberi ornamentali. Il tronco capitozzato viene, infatti, lasciato dal taglio senza difese e così i tessuti, anche nelle specie con buona capacità di compartimentalizzazione, iniziano a morire dalla superficie del taglio stesso verso l’interno. La corteccia, inoltre, viene improvvisamente esposta ai raggi solari, con un eccessivo riscaldamento dei vasi floematici più superficiali, che sono danneggiati. La capitozzatura è, perciò, un’operazione che deve essere evitata ogni volta che sia possibile. Nel caso in cui non esistono alternative, si dovrà operare in modo da ridurre al massimo i danni per la pianta.
I dati relativi agli effetti della capitozzatura sono, tuttavia, di carattere prevalentemente pratico ed empirico, mentre limitati sono i risultati della ricerca a causa del tempo richiesto per l’ottenimento di risultati attendibili e replicabili e dell’impegno economico necessario.
Interessanti appaiono i risultati ottenuti in una sperimentazione pluriennale condotta presso la Fondazione Minoprio su piante di Acero montano sottoposte a diversi tipi di potatura. I risultati indicano che le conseguenze delle potature dipendono in larga misura dalla tipologia di intervento eseguita sull’albero. Le tecniche, come la capitozzatura, che rimuovono la gemma apicale senza lasciare e/o impostare un germoglio che possa diventare il nuovo ramo leader della branca portano a uno sviluppo maggiore di succhioni, che spesso risultano codominanti. Questi crescono velocemente producendo una grande area fogliare nel tentativo di vincere la competizione di quelli vicini e per questo sviluppano foglie molto larghe, ma molto sottili, e ricche in clorofilla, così da massimizzare l’assimilazione carbonica quando le condizioni ambientali non sono limitanti. Il rovescio della medaglia è che questa struttura morfo-funzionale modificata, a causa della ridotta massa fogliare specifica, è molto suscettibile a vari tipi di stress, biotici e abiotici. In un certo senso la potatura fa regredire il ramo potato a un comportamento più pionieristico, che però risulta meno tollerante agli stress ambientali, come evidenziato dall’alta frequenza di disseccamenti osservata nelle branche capitozzate. I germogli da gemme avventizie o latenti che si sviluppano a seguito di questo tipo di taglio risultano uniti più debolmente alla branca genitrice, portando nel tempo a maggiori problemi di stabilità.

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La degenerazione del paesaggio delle ville venete

Le ville venete costituiscono una componente fondamentale del patrimonio storico e culturale del Veneto e la loro importanza è stata riconosciuta dall’UNESCO che tra il 1994 e il 1996 ha inserito 24 ville di Andrea Palladio tra il patrimonio dell’umanità. La loro diffusione nel territorio, iniziata nel Quattrocento, ha interessato larga parte della regione contribuendo profondamente alla definizione delle caratteristiche del suo paesaggio. All’inizio del Quattrocento la politica della Serenissima subì un radicale mutamento che la portò nel giro di pochi anni ad estendere i suoi domini all’entroterra, creando un vasto dominio che si estendeva nel Veneto, nel Trentino, nel Friuli e in parte della Lombardia. La nobiltà veneziana acquisì gradatamente vasti possedimenti e investì ingenti capitali nell’agricoltura. Nelle proprietà sorsero delle ville che assunsero la duplice funzione di luogo di piacere e di centro di un’azienda agricola. Nel territorio veneto erano già presenti agli inizi del Quattrocento degli insediamenti nobiliari che presentavano però caratteristiche per certi versi diverse da quelle della villa veneta così come si andarono configurando dalla seconda metà del Cinquecento. Le ville più antiche della nobiltà originaria della terraferma, anche per ragioni di sicurezza, avevano conservato una struttura che rifletteva la loro origine feudale. Le dimore rurali erano generalmente circondate da alte mura e da torrioni che avevano una funzione difensiva dovuta all’insicurezza del territorio circostante. L’affermazione del dominio della Serenissima, da un lato rese più sicuro il territorio facendo venir meno la necessità di tale isolamento, dall’altro estese al territorio regionale l’uso della villa quale luogo di delizie e di riposo. A tale riguardo, un ruolo centrale fu svolto dalla cerchia degli umanisti che si andavano raccogliendo attorno a Gian Giorgio Trissino e alla sua Accademia di cui fece parte Andrea Palladio. Essi ripresero la concezione classica della villa romana di età imperiale vista come luogo di riposo e di riflessione filosofica per il nobile in cui una funzione fondamentale era svolta dal contatto con la natura e con il paesaggio naturale o coltivato circostante. La villa veneta così come si andò configurando nel pensiero e nelle opere di Andrea Palladio divenne perciò una struttura fortemente inserita e integrata nel paesaggio. Secondo Palladio un edificio prestigioso doveva essere ben visibile dalla campagna, ma, al contempo, doveva garantire una buona visibilità del paesaggio circostante sia per ragioni economiche che estetiche. La villa comunque mantenne sempre uno strettissimo legame con l’agricoltura e fu spesso il centro di un’azienda agricola come testimoniato dalla sua struttura architettonica. Al corpo padronale centrale si affiancarono sempre strutture produttive quali le ampie barchesse che servivano per il deposito dei mezzi e dei prodotti e le torri colombare.

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La micropropagazione e le tecnologie in vitro al XXX International Horticultural Congress di Istanbul

Dal 12 al 16 agosto, presso il Centro Congressi di Istanbul, si terrà il “XXX International Horticultural Congress” (http://www.ihc2018.org), l’evento principe, a cadenza quadriennale, dell’International Society for Horticultural Science (ISHS). Dopo l’eccezionale successo delle ultime due edizioni in termini di partecipazione (Lisbona e Brisbane, rispettivamente nel 2010 e 2014), si hanno grandi aspettative anche per questa edizione dall’ambizioso motto Bridging the World through Horticulture  che si svolgerà in una delle più affascinanti e “dense di storia” città del mondo.

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Scienza e fenomenologia del kebab

Da sempre i popoli mangiano carni arrostite e nella Fertile Mezzaluna, circa nel Decimo secolo dell’Era Corrente, i Persiani in uno scritto medico usano la parola kebab per indicare la grigliatura, ma soltanto in tempi recenti, sembra nel XIX secolo, a Bursa, in Turchia, avviene la rivoluzione dello spiedo verticale.

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Un fantomatico Punteruolo, dannoso alle palme da datteri in Liguria nell’800

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Il grande libro del Vermouth di Torino

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Il cibo che esportiamo deve essere sempre e solo coltivato, prodotto ed elaborato in Italia (Made in Italy)

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Xylella e tutela PSR

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Rischio crisi per la filiera dello zucchero

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Direttiva UE contro pratiche sleali

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Indennizzo di 1,5 miliardi di $ agli agricoltori per una “Class Action”

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A un mese dalla scomparsa di Giampiero Maracchi

I membri del Consiglio Accademico e tutto il personale dell’Accademia ricordano con affetto il Prof. Maracchi e ringraziano tutti coloro che hanno espresso la loro vicinanza e sostegno in questo triste momento.

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Inaugurazione del 265° Anno Accademico dei Georgofili

Venerdì 20 aprile 2018, alle ore 10.30, nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze, si svolgerà la cerimonia ufficiale di inaugurazione del 265° Anno Accademico dell’Accademia dei Georgofili.

Dopo i saluti delle Autorità e la relazione del Presidente facente funzione, Prof. Pietro Piccarolo, la prolusione sarà tenuta dal Cavaliere del Lavoro Luigi Cremonini (Presidente di Inalca e del Gruppo Cremonini) su: "Prospettive dei rapporti tra agricoltura e agroindustria".

Nel corso della cerimonia verranno consegnati i diplomi ai nuovi Accademici Emeriti, Ordinari, Corrispondenti Stranieri ed Onorari.

Verranno inoltre premiati i vincitori dei premi “Antico Fattore”, “Donato Matassino”, “Prosperitati Publicae Augendae” ed "Agro Innovation Award”.

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La degradazione del suolo minaccia l’umanità

Il 25 marzo 2018 un articolo del giornale francese Le Monde titolava: “Il declino della biodiversità minaccia l’umanità”, sottolineando che “in tutto il mondo il declino della biodiversità prosegue, riducendo in maniera considerevole la capacità della natura di contribuire al benessere delle popolazioni. Non agire per fermare questo processo significa mettere in pericolo non solo il futuro che vogliamo ma anche la vita che conduciamo oggi”. In sostanza l’articolo sintetizza l’avvertimento della Piattaforma intergovernativa scientifica e politica sulla biodiversità e i servizi eco-sistemici (IPBES), riunita dal 17 al 25 marzo a Medellin (Colombia), per la sua 6° sessione plenaria.
La diversità biologica o “biodiversità” viene definita come “la variabilità degli organismi degli ecosistemi marini, d’acqua dolce e terrestri di cui essi fanno parte”, includendo in questo concetto la diversità all’interno delle specie (diversità genetica), quella interspecifica (diversità specifica) e quella ecosistemica (diversità ecologica). Il suolo è uno degli ecosistemi più complessi in natura e uno degli habitat più variegati sulla terra: esso contiene una miriade di organismi diversi, i quali favoriscono e partecipano ai cicli globali che rendono possibile la vita. Sebbene il suolo ospiti il maggior numero di comunità di organismi sulla Terra, tale biodiversità rimane per la maggior parte ignota all’uomo poiché si trova sotto la superficie del suolo, cioè sotto i piedi. Pochi grammi di terreno possono contenere miliardi di batteri, centinaia di chilometri di ife fungine, decine di migliaia di protozoi, migliaia di nematodi, alcune centinaia di insetti, aracnidi, vermi e centinaia di metri di radici di piante.
La biodiversità del suolo è strettamente legata al contenuto di sostanza organica e, a questo proposito, l’allarme lanciato dal suddetto articolo diventa ancora più drammatico considerando proprio la conclamata perdita di sostanza organica e, quindi, di biodiversità, che provoca la degradazione del suolo stesso, interamente imputabile alle attività antropiche, agricole ed extra-agricole.
Il 21,3% dei suoli del territorio nazionale è a rischio di desertificazione (41,1% nel Centro e Sud Italia). La degradazione del suolo avvenuta negli ultimi 40 anni ha provocato una diminuzione di circa il 30% della capacità di ritenzione idrica dei suoli italiani, con un relativo accorciamento dei tempi di ritorno degli eventi meteorici in grado di provocare eventi calamitosi.

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Asparagi e un’emanazione ancora misteriosa

Gli asparagi, un genere che comprende centocinquanta specie una delle quali l’Asparago officinalis L., sono coltivati da almeno duemila anni, e quando sono mangiati danno aull’urina un cattivo e intenso odore che per alcuni ricorda quello del cavolo marcio. Una conseguenza che per la prima volta pare segnalato nel 1731 da John Arbuthnot, medico della regina Anna di Gran Bretagna.

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La carne non fa male, la falsa informazione sì.

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L’UNESCO candida la transumanza a patrimonio culturale immateriale dell’umanità

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Mostra Primaverile di Piante e Fiori della Società Toscana di Orticultura

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Situazione grave per danni del gelo siberiano all’olivicoltura

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Né tempi né condizioni per nuova riforma PAC

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Stranieri indispensabili per oltre 12mila imprese

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Il cambiamento climatico può creare un maggior numero di rifugiati

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Concorso fotografico HERITAGE for PLANET EARTH 2018

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Insetti ... preziosi

Sin da tempi remoti, l’uomo ha provato nei confronti degli insetti sensazioni contrastanti, di timore, di stupore, di ribrezzo o di curiosità; ne ha fatto anche oggetto di culto e li ha utilizzati quale ornamento personale, sia interi vivi che morti, o quali modelli per la realizzazione di oggetti più o meno preziosi. In Europa, verso la metà dell’800, l’arte orafa ispirata agli insetti era popolare e raffigurava soprattutto farfalle, api, libellule, e scarabei; ancora oggi tale forma di artigianato, che utilizza materiali più o meno preziosi, è viva e, oltre alla produzione di oggetti di uso ornamentale, incentiva nuove forme di collezionismo, anche con intenti artistici e speculativi, da parte di privati.
L’ape mellifera, è uno dei soggetti preferiti da designer e orafi; il più noto gioiello antico è il “pendaglio di Mallia”, di epoca Minoica, raffigurante una coppia di api in oro, cesellata fra il 1700 e il 1550 a. C. proveniente dalla necropoli di Crysolakkos, attualmente nel Museo di Heraklion, a Creta. Al IV secolo a.C., risale la fibula greca in oro, che raffigura un’ape; mentre del VII secolo a. C., è il “Disco greco” o “Api etrusche” decorato con quattro api, raggruppate intorno a un fiore, che si trova nel Nasher Museum of Art, della Duke University, a Durham, in North Carolina. Entrambi i manufatti, sono stati realizzati con la tecnica della granulazione, adottata dai Greci nell’VIII secolo a. C, e introdotta nelle colonie della Magna Grecia, da dove è arrivata agli Etruschi. Molte specie di libellule, sono i modelli preferiti per la realizzazione di raffinati oggetti ornamentali e di oreficeria; in Sudamerica, gli indigeni montavano su bastoncini, da infilare in fori del naso. le ali iridescenti di alcune specie. Le grandi ali, dai colori smaglianti, di molte farfalle, sono una inesauribile fonte di ispirazione per artisti e artigiani. I monili che raffigurano farfalle sono i preferiti e i più richiesti. Gli antichi popoli del Sudamerica utilizzavano, a scopo decorativo, le ali dei maschi del genere Morpho, la cui colorazione metallica iridescente è dovuta ai diversi strati di microscopiche squame presenti sulla superficie dell'ala che, riflettendo la luce incidente, creano un fenomeno di interferenza ottica. Attualmente, in relazione ai divieti posti dalle autorità locali, Morpho menelao viene allevata in appositi insettari, per rifornire artigiani, collezionisti e le numerose Butterfy house presenti in tutto il mondo. Gli Scarabei stercorari erano raffigurati, oltre 6000 anni fa, negli ornamenti degli Egizi i quali credevano che questi insetti erano la forza che muoveva il sole attraverso il cielo, allo stesso modo con il quale facevano rotolare sul suolo una pallottola di sterco e poiché il sole risorgeva ogni giorno, l’amuleto raffigurante lo scarabeo, posto sulla mummia, ne assicurava la rinascita. Altri coleotteri erano sacri agli Egizi, come testimoniato dal ritrovamento di vasi, risalenti a 5.000 anni fa, contenenti resti di Elateridi e di Buprestidi. Le elitre di quest’ultimi coleotteri, che comprendono specie dai brillanti colori metallici verdi, blu, rossi, dorati, venivano utilizzate come pigmento, e sono stati ritrovati in un bastone del tesoro del faraone Tutanhkamon.

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Processi innovativi per la valorizzazione alimentare delle biomasse

In questo settore esistono un gran numero di innovazioni possibili. In questa sede vorremmo fare solo un paio di esempi che possano illustrare alcune possibilità che riteniamo potrebbero essere affrontate ed approfondite da parte dei ricercatori, per verificare la loro possibile realizzazione.
Nel primo caso, dovremmo studiare come utilizzare le leguminose da granella e i cereali per ottenere, come nel caso del latte di soia e dei vari prodotti solidi derivati, alimenti liquidi e solidi innovativi derivati da semi e vegetazione che abbiano una composizione chimico-nutrizionale abbastanza simile a quelle del latte e delle carni, da utilizzare direttamente, in particolare da parte di giovani ed anziani, inserendo eventualmente nel prodotto finale anche estratti, succhi e componenti di varia origine che conferiscano sapori, colori e profumi più gradevoli per i consumatori.
Potremmo anche, ad esempio, usare i vari tipi di malto, prodotti con i cereali più idonei e disponibili, non solo per produrre liquidi alcolici, come prevalentemente fatto finora, ma per fornire carboidrati ben digeribili a liquidi sostitutivi del latte ed a prodotti solidi anche parzialmente sostitutivi delle carni, cui potrebbero essere aggiunte proteine e lipidi ottenuti dalla granella di soia (le cui proteine già sono oggi in Italia presenti per il 30% negli hamburger industriali), ma utilizzando a tal fine anche granella di lupini, varie specie di Vigna, fagioli, piselli, ceci, lenticchie ecc. Il tutto utilizzando varietà anche geneticamente arricchite con aminoacidi essenziali e lipidi appropriati, per produrre cibi con caratteristiche idonee alla alimentazione umana e con composizione simile a quelli finora prodotti allevando e sacrificando ogni anno vari miliardi di animali domestici. Un maggiore uso diretto, anche parziale, di alimenti di base di origine vegetale (proteine, lipidi e carboidrati) già ora prodotti, senza passare nelle “biofabbriche” di trasformazione animale (ben poco efficienti nella loro trasformazione, specialmente in carne) potrebbe già ora far fronte alla domanda di cibo di tutti gli umani anche per vari decenni futuri. Centinaia di milioni di vegetariani vivono in India in buona salute da secoli!

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Recupero delle acque nei serbatoi artificiali: il ruolo delle agrotecniche

L’agricoltura italiana ha fornito validissimi esempi di “water harvesting”, come i laghetti collinari nel Centro Italia o le cisterne interrate nelle zone carsiche del Sud. Questo servizio ecologico delle aziende agrarie torna di attualità in considerazione delle anomalie climatiche e soprattutto del regime delle piogge.

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Pericoli dalle verdure crude

Molto spesso i consumatori, che sono attenti alla sicurezza degli alimenti d’origine animale, pur allarmati e attenti alle contaminazioni ambientali degli alimenti d’origine vegetale, hanno una scarsa percezione del rischio per le infezioni che possono contrare da questi ultimi alimenti, che invece sono all’origine di incidenti anche gravi, di ampia espansione e che paiono in aumento, almeno da quando si compiono precisi controlli.

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L’introduzione di insetti alieni nel nostro Paese

Il 23 marzo 2018 si è svolta a Palermo, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali, una giornata di studio sulle problematiche delle accidentali introduzione di insetti alieni in Italia. L’evento è stato organizzato dalla Sezione “Sud-Ovest” dell’Accademia dei Georgofili e dal Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università degli Studi di Palermo. Di seguito si restituisce una breve sintesi degli interventi presentati dai diversi relatori invitati alla giornata di studio.

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Simposio internazionale di biologia molecolare in agosto a Istanbul

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Inaugurazione del 233° Anno Accademico dell’Accademia di Agricoltura di Torino

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A Bari commemorazione del Prof. Giampiero Maracchi

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Non disperdere acqua

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Nuovo allarme per i danni da Xylella

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La regione Toscana ha la superficie boscata più cresciuta d’Italia. E’ una buona notizia?

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Messa in suffragio di Giampiero Maracchi

La Famiglia, nella ricorrenza del trigesimo della scomparsa dell’Illustre Prof. Giampiero Maracchi, già Presidente dell’Accademia dei Georgofili, invita alla celebrazione di una Santa Messa in Suo suffragio mercoledì 11 aprile 2018, alle ore 11.00, nella Parrocchia di San Francesco (Piazza Savonarola 2 – Firenze).

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Fake news, sensazionalismo e consumo di prodotti di origine animale. Un’analisi per il rilancio del settore zootecnico all’Accademia dei Georgofili il prossimo 5 aprile

Giovedì 5 aprile 2018 alle ore 10.15 nella sede dell’Accademia dei Georgofili si svolgerà una giornata di studio su: “Fake news, sensazionalismo e consumo di prodotti di origine animale. Impatti e metodi per il rilancio del settore zootecnico”, promossa dal Comitato consultivo dei Georgofili per gli allevamenti e prodotti animali.

L’informazione ha un ruolo centrale nell'orientare le scelte individuali dei consumatori. In questo contesto, una problematica centrale è quella rappresentata dalle fake news. L'interesse riguardo a questo tema è aumentato in maniera esponenziale in seguito alle polemiche nate dalla diffusione di fake news nelle ultime elezioni politiche americane del 2016.
Nell’ambito delle scelte alimentari, i consumatori sono esposti a molteplici notizie riguardanti i prodotti alimentari, ma non tutti sono in grado di riconoscere che molte si basano sul sensazionalismo, alcune sono scorrette, altre completamente false. Nel comparto delle produzioni animali, l’allarme della FAO sull'impatto delle produzioni animali sull’ambiente e quello dell’OMS sui rischi di cancro connessi al consumo di carni rosse, ha reso questo problema ancora più evidente, determinando importanti ripercussioni per il settore.

L'Incontro propone una discussione sul tema delle fake news e del sensazionalismo nel settore zootecnico, dal punto di vista delle imprese e del consumatore. Si offre anche uno sguardo sul mondo del consumatore e sul ruolo dell’intervento pubblico nella tutela della corretta informazione. Fondamentale il tema dell’etichettatura e degli strumenti a disposizione del consumatore per distinguere le false verità e il sensazionalismo dalle vere informazioni riguardo al prodotto.

PROGRAMMA (scarica qui il pdf)

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Insetti dannosi: emergenze vecchie e nuove

Le Giornate Fitopatologiche si tengono con cadenza biennale e costituiscono uno degli eventi più importanti per seguire i cambiamenti di tutto quanto è connesso alla difesa antiparassitaria delle colture. Nell’edizione che si è recentemente svolta (Chianciano Terme, 6-9 marzo 2018) sono stati sviluppati alcuni interessanti aggiornamenti sulle emergenze causate da insetti dannosi.

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"Foraging", nome nuovo per erbe antiche

Fitoalimurgia oggi è l’approccio scientifico di botanica ed etnobotanica applicate alla alimentazione umana con piante selvatiche, una consuetudine che si perde nella notte dei tempi e che prende origine dall’alimentazione delle specie che ci hanno precedute.

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L’innovazione per il recupero, lo stoccaggio e la conservazione delle risorse idriche

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Archeoapicoltura in Sicilia

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Palermo, agrumi in mostra all'Orto botanico

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Una mozione per la salvaguardia delle pinete litoranee

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Le campagne francesi registrano la scomparsa degli uccelli

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Giornata dell’acqua: Coldiretti, in Italia perdiamo 9 litri di pioggia su 10

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La gestione dei rischi è vigente

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Pietro Piccarolo nominato Presidente facente funzione dell’Accademia dei Georgofili

A seguito della dolorosa e improvvisa scomparsa del Presidente dell’Accademia dei Georgofili, Prof. Giampiero Maracchi, il Consiglio Accademico riunitosi in seduta straordinaria il 15 marzo 2018 ha nominato all’unanimità il Vicepresidente dell’Accademia, Prof. Pietro Piccarolo, quale Presidente facente funzione.
Il Prof. Piccarolo è stato professore ordinario di Meccanica Agraria all’Università di Torino, già Presidente della 5° sezione dell’AIIA (Associazione Italiana Ingegneria Agraria) e Vicepresidente della 5° Sezione della CIGR (International Commission of Agricultural and Biosystems Engineering). Attualmente è Presidente dell’Accademia di Agricoltura di Torino.

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Povera e nuda vai, Agricoltura

L’esito delle tanto attese ed enfatizzate elezioni politiche è ormai archiviato e si traduce nell’evidenza dei numeri. Dopo l’ora della contesa è giunta, o meglio dovrebbe esserlo, quella della politica e del rimettersi al lavoro. Invece infuria un chiassoso dibattito mediatico, tanto inutile quanto vuoto, centrato sulle possibili combinazioni dei numeri alla ricerca di una maggioranza che appare, secondo logica e buon senso, quasi impossibile. L’aspetto più sorprendente è dato proprio dalla ricerca affannosa di soluzioni numeriche per arrivare, finalmente, a governare. La politica sembra dimenticare che l’obbiettivo non è una maggioranza purchessia, ma la realizzazione di un programma di governo che funzioni.
In questo quadro la situazione del settore agricolo è forse il triste paradigma del paese. L’agricoltura proviene da almeno un triennio di prezzi bassi, di redditi compressi, di disorganizzazione della politica e di carenza tragica di strategie. Il tutto coperto di lustrini e belletto, come un tempo usava per i nobili decaduti, forniti dai mezzi di comunicazione sui successi dell’alimentare italiano. È la tragica eredità dell’EXPO 2015 che emerge dagli abissi di un autocompiacimento che non corrisponde alla realtà dell’agricoltura. Questa non è l’enogastronomia tanto di moda e che a certe condizioni è anche redditizia, ma ne è la base essenziale e insostituibile. Il sintomo importante e significativo di questo stato di abbandono, anche se nella sostanza poco rilevante, è il fatto che, in attesa della soluzione al rebus del governo, il Ministro dell’Agricoltura abbia lasciato il suo posto per occuparsi d’altro. Certo, l’interim viene coperto dal Presidente del Consiglio, ma è ovvio che sia una soluzione di ripiego, provvisoria. Appunto. Questo settore, il nostro, che viene decantato con stolta baldanza, come l’asse portante della ripresa economica del paese, dell’occupazione, delle esportazioni non è esattamente in queste condizioni. Il contributo al Prodotto interno lordo da oltre un decennio è fermo e comunque sotto al 2%, l’occupazione, come è logico che sia in un’economia sviluppata, è in costante leggero calo tendenziale, l’export in crescita è quello dei prodotti alimentari, e non quello dei prodotti agricoli di base. La verità è che il paese anche nell’aggregato agricolo alimentare si rivela grande e abile trasformatore. Ma spesso dimentica che ciò che esportiamo in realtà si regge sul contributo delle materie prime importate e lavorate da noi con sapienza e ingegno.
L’ambiente che l’agricoltura tutela e conserva in realtà le viene conteso, sottratto e precluso dalle normative elaborate con altri obiettivi che non sono quelli agricoli. Le infrastrutture per l’agricoltura che gioverebbero al territorio assicurandone la stabilità a vantaggio dell’intero paese, sono ferme a logiche e realizzazioni vecchie di decenni.
Manca da anni una vera politica agricola che sarebbe, ed è, possibile pur con i limiti europei che si accompagnano alle poche risorse finanziarie per l’agricoltura.

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Acqua e Allevamenti Animali, un seminario a Viterbo il 22 marzo

La giornata mondiale dell’acqua si celebra il 22 marzo per ricordare a tutti il valore del bene più prezioso per la vita. Quest’anno l’Accademia dei Georgofili, per iniziativa del Comitato consultivo per gli Allevamenti e le Produzioni Animali, organizza il seminario “Acqua e Allevamenti Animali” a Viterbo, città italiana dell’acqua, in collaborazione con ASPA, Commissione Sostenibilità Ambientale degli Allevamenti, e il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali, Università della Tuscia.

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Le pinete litoranee: costo o risorsa? Ovvero “Prima che l’ultimo pino vada bruciato…”. Una mozione da sottoscrivere qui.

Il 2 marzo 2018 si è svolta a Marina di Grosseto una giornata di studio sulle croniche problematiche che negli ultimi anni affliggono le pinete litoranee. L’evento è stato organizzato dalla Sezione Centro-Ovest dell’Accademia dei Georgofili, dal Comune di Grosseto e dal Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa. Di seguito si riportano brevi sunti degli interventi presentati dai diversi relatori invitati alla giornata di studio, che ha visto una foltissima partecipazione di esperti, soggetti economici, amministratori, associazioni e cittadini impegnati nel sociale. Al termine della giornata di studio i partecipanti hanno sottoscritto una mozione che potete leggere qui e sottoscrivere inviando una e-mail a: prolocomarinaprincipina@gmail.com

Al termine della giornata di studio i partecipanti hanno sottoscritto una mozione che potete leggere qui e sottoscrivere inviando una e-mail a: prolocomarinaprincipina@gmail.com

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Impatto dei cambiamenti climatici sul suolo

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La genetica egoistica e crudele dei cani brachicefali

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Di protezionismo si muore

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I lotofagi si nutrivano di giuggiole e miele

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Per creare più lavoro l’India punta sull’espansione industriale. I contadini insorgono perché non vogliono lasciare i propri campi

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UNASA: Inaugurazione Anno Accademico 2018

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Scomparso l’Accademico Giorgio Stupazzoni

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Convegno di presentazione del Rapporto sullo stato delle Foreste in Toscana 2016

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Lutto all'Accademia dei Georgofili


Il prof. Giampiero Maracchi, già illustre docente ordinario ed emerito dell’Ateneo fiorentino e da lungo tempo autorevole membro dell’Accademia dei Georgofili, della quale era attualmente attivo Presidente, è deceduto la mattina di domenica 11 marzo, affrontando una micidiale malattia con molto coraggio senza manifestarne le sofferenze e senza bloccare del tutto la sua attività.

Per suo fermo volere, l'inevitabile fine viene comunicata solo dopo aver completato le private esequie.


Un ricordo dell'allievo Simone Orlandini



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Una giornata sull’agricoltura biologica, a Firenze il 22 marzo … in attesa di “Firenze Bio”

Giovedì 22 marzo 2018 si svolgerà presso il Teatrino Lorenese nella Fortezza da Basso a Firenze, una giornata di studio su “Quale ricerca e quali strumenti di trasferimento dell’innovazione per l’agricoltura biologica”, organizzata dall’Accademia dei Georgofili in collaborazione con Federbio, alla vigilia della rassegna “Firenze Bio” che si svolgerà sempre alla Fortezza da Basso dal 23 al 25 marzo.
In Italia, al pari di molti altri Paesi del Mondo, il mercato del biologico è in continua crescita; nel nostro Paese, secondo studi recenti, le vendite dei prodotti certificati biologici sono cresciute del 10,3% nei primi sei mesi del 2017, dato che conferma il 13,4% registrato nei dodici mesi precedenti. Il valore delle vendite del settore è quintuplicato rispetto al 2000 e nel 2016 l’export del bio italiano è aumentato del 15% ed è risultato pari al 5% dell’intero export agroalimentare nazionale.
In attesa che la ricerca nel nostro Paese torni ad avere il ruolo che le compete, con questa iniziativa l’Accademia dei Georgofili, in collaborazione con FederBio, intende fornire un contributo al rilancio della ricerca in agricoltura biologica. Nello specifico, l’obiettivo è di sottolineare, oltre all’aspetto economico, il ruolo strategico nella conservazione dell’ambiente, della biodiversità e nel governo sostenibile del territorio e analizzare gli scenari nazionali e internazionali che si vanno delineando in termini di fabbisogno di ricerca e innovazione nel settore delle produzioni vegetali e animali.
La giornata di studio si svolge con il patrocinio di Conferenza Regioni e Province Autonome, ANCI Toscana, CNR, Crea, TP – Organics-European Technology Platform.
Al termine, alle ore 13 circa, si terrà una conferenza stampa di presentazione del protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Federbio.


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Sesto incontro del ciclo sui territori toscani: il 21 marzo ai Georgofili

Come riscoprire, sostenere e promuovere le specialità gastronomiche del Casentino: è questo il tema del sesto incontro del ciclo “I territori della Toscana e i loro Prodotti”, che si svolgerà mercoledì 21 marzo all’Accademia dei Georgofili.

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Rischi da nuovi surrogati alimentari

Un triste periodo, quello dei surrogati, perduto? Tutt’altro. Basta dare uno sguardo agli scaffali degli alimentari e ai locali di ristorazione cosiddetta alternativa per bisogna rendersi conto che oggi la questione dei surrogati dilaga con nuove e diverse conseguenze.

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Per contrastare la siccità: aspetti geologici e ambientali dei laghetti collinari

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Le api e le velenose Dature

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La corona d’alloro

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Al via il marchio "prodotto di montagna"

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“Premio UNASA 2018” dedicato alla triade mediterranea: vite, olivo cereali e loro prodotti

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Seconda edizione del Premio Nardi Berti

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Premio Giuseppe Pellizzi 2018 sulla meccanizzazione agraria

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Sarà presentato ai Georgofili il censimento completo delle varietà autoctone di frutta in Italia

Giovedì 15 marzo alle ore 16 nella sede dell’Accademia dei Georgofili, sarà presentata l’opera “ATLANTE DEI FRUTTIFERI AUTOCTONI ITALIANI”, con interventi di Rossano Massai, Claudio Giulivo e Carlo Fideghelli (curatore dell'opera, dedicata ai Professori Scarascia Mugnozza e Scaramuzzi).
Tre volumi, circa 1800 pagine realizzate da oltre 200 autori di tutte le università italiane, da Torino a Palermo: l’opera presenta 13 specie di frutta originaria della penisola italiana: pero e melo (Pomacee), Agrumi, Fico, Frutta secca (castagno, noce, mandorlo, nocciolo, pistacchio), Drupacee (ciliegio, albicocco, pesco e susino). Le varietà descritte sono più di 5000: quelle più diffuse hanno una scheda molto ampia con relative foto, quelle meno diffuse sono descritte più sinteticamente anche se con riferimenti bibliografici precisi, per chi volesse approfondirne la conoscenza.
Il primo volume è dedicato all’analisi attuale delle conoscenze in materia di varietà autoctone grazie all’utilizzo della moderna tecnica del “finger printing” (analisi molecolare).
Nel suo complesso, l’opera è un censimento pressoché completo di tutti i fruttiferi autoctoni e rappresenta un lavoro di notevole rilevanza scientifica.

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La sfida della carne tenera

“Non c’è più la carne di una volta” è un’affermazione che spesso si sente dire nelle discussioni che si fanno a tavola, con toni che per lo più sottolineano qualità negative e soprattutto la durezza delle carni che al tempo stesso si vogliono magre e tenere. Un’accoppiata possibile? Non si dimentichi che nel passato il biblico profeta Isaia (740 a. C. circa) dice “Il Signore degli eserciti preparerà per tutti i popoli, su questo monte, un convito di carni grasse, un convito di vini forti, di carni succulente, di vini raffinati” e che gli antichi romani hanno il proverbio Tria mala macra / Ansere, mulier capra (Tre magrezze sono cattive, dell’oca, della donna e della capra, e sempre si tratta di carne, da mangiare negli animali e metaforica nella donna).
Nelle discussioni sulla carne non di rado si scorda che la qualità deriva dai metodi di produzione che partendo dall’allevamento degli animali arriva al banco della macelleria o del supermercato, ma anche dall’uso che se ne fa in cucina e soprattutto che il gusto del consumatore cambia nel tempo e se nel passato la carne doveva essere grassa mentre oggi si richiedono carni magre. In modo analogo spesso non si pensa che la qualità della carne è la risultanza di molti elementi e che in ogni specie la genetica interviene nella costituzione muscolare ed in particolare nel rapporto tra fibre chiare e scure, quantità e qualità connettivo, grasso intramuscolare nella sua quantità e qualità. Altrettanto importanti per la qualità della carne sono il sistema d’allevamento degli animali (brado, semibrado e stabulato), i modelli alimentari seguiti (tipo e qualità dei foraggi, loro integrazioni ecc.), l’età e peso di macellazione (carni giovani o mature), la durata del trasporto e le modalità di abbattimento degli animali. Per molti aspetti determinanti sono il sistema e la durata di frollatura della carne e i tipi di cottura (temperatura, tempi ecc.), tutti elementi che si riflettono sulla tenerezza della carne, la qualità più ricercata dal consumatore.
Fattori di tenerezza della carne sono la tipologia fibre muscolari, il connettivo (genetica - età), il grasso (genetica - età - alimentazione), il glicogeno (benessere), il corredo enzimatico (genetica - utilizzazione), l’intervento di ioni calcio e la pressione osmotica, i processi ossidativi, il corredo enzimatico muscolare in catepsine, calpaine, proteasoma ed altre endopeptidasi. Determinanti per la tenerezza della carne sono il grasso intramuscolare e il contenuto di collagene. Quest’ultimo costituisce la parte meno solubile e la sua quantità e resistenza alla cottura aumentano con l’età dell’animale divenendo maggiori nei soggetti di sesso maschile, fatta eccezione per gli animali castrati. Il grasso intramuscolare contribuisce alla tenerezza della carne frammentando la continuità del muscolo e per questo le carni magre tendono a essere più dure di quelle grasse.
La tenerezza della carne si stima che per buona parte derivi dalla frollatura, l'insieme di processi enzimatici e biochimici che si svolgono nel muscolo dopo la macellazione. In questo processo un notevole rilievo ha l'acido lattico che si genera dagli zuccheri (in particolare il glicogeno ed il glucosio) presente nei muscoli. I muscoli bianchi, più ricchi di zuccheri, hanno una frollatura rapida, mentre i muscoli rossi, il cui carburante è costituito tendenzialmente da grassi, hanno bisogno di frollature prolungate. Inoltre gli animali a carni rosse macellati stressati è facile abbiano esaurito tutto lo zucchero muscolare e quindi abbiano bisogno di una frollatura molto lunga. Tipico è il diverso tempo di frollatura di un cinghiale con i muscoli rossi, abbattuto dopo una più o meno lunga battuta di caccia, in confronto ad un moderno maiale con i muscoli chiari o chiarissimi. In linea di massima la frollatura per il suino è di circa cinque giorni, per il pollo due giorni, per gli ovicaprini otto giorni, per i bovini si varia dai dieci a trenta giorni, anche se non mancano frollature di più mesi.
Altro importante elemento di tenerezza della carne è il metodo di cottura durante la quale, sotto l’azione del calore, le proteine coagulano perdendo acqua. Per questo le cotture prolungate rendono la carne dura e secca, anche se si cuoce in acqua come avviene nel lesso. Cuocere la carne è un’operazione complessa e deve tenere presente diversi fattori, soprattutto la temperatura e la durata della cottura, che devono essere precise e da qui la necessità di termometri e contaminuti.

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Siccità e serbatoi artificiali, che fare?

Il 6 marzo 2018 si è svolta all’Accademia dei Georgofili una giornata di studio sulle problematiche inerenti la siccità e la necessità del recupero dell’acqua.

Alla luce di questi impatti devastanti che portano ad azzerare o compromettere le produzioni con danni pesantissimi per l’agricoltura è stata evidenziata con forza la necessità immediata di un piano quadro nazionale finalizzato, sia a recuperare e accumulare l’acqua piovana attraverso la creazione di serbatoi e vasche di espansione e laminazione delle piene, sia a incrementare la capacità di invaso con la realizzazione di piccoli e medi bacini di raccolta, attraverso il censimento e la ricognizione dei numerosi piccoli e medi invasi attualmente esistenti.

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Un ignoto artista entomologo del XIV secolo

Già nel XIII secolo rappresentazioni, più o meno realistiche, di animali, insetti compresi, si trovano in libri di medicina, in erbari, in bestiari, e in testi liturgici. Tuttavia, a causa delle sommarie conoscenze sulla morfologia degli insetti, la loro raffigurazione veniva spesso grossolanamente schematizzata. Ai primi decenni del XIV secolo risale un Codice il cui testo è stato attribuito a un nipote di tale Pellegrinus Cocherellus, componente della famiglia genovese Cocharelli, che avrebbe raccolto e riportato gli insegnamenti del suo avo al figlio Giovanni. Le miniature, che impreziosiscono il testo, arbitrariamente attribuite a un fantomatico monaco Cybo, sono state eseguite da un ignoto artista entomologo che ha raffigurato oltre 20 specie di artropodi molto comuni in Nord Italia.

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Nel Sahara le prime coltivazioni

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"Emergenze francesi"

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Esenzione dell’IMU agricola per tutti gli agricoltori, anche se pensionati

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A Firenze torna TASTE: quest’anno un singolare evento coniuga le degustazioni con i cani bagnini

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L’ apicoltura ha bisogno di una strategia comunitaria più ampia

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Un volume per Zeffiro Ciuffoletti

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THE SHORT NEWS

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Siccità e serbatoi artificiali, giornata di studio ai Georgofili il 6 marzo

Martedì 6 marzo 2018 si svolgerà all’Accademia dei Georgofili una giornata di studio sulle problematiche inerenti la siccità e la necessità del recupero dell’acqua

I cambiamenti climatici in atto si manifestano ormai con lunghi periodi di siccità interrotti da forti precipitazioni in brevissimo tempo, le cosiddette bombe d’acqua. Gli effetti sul suolo appaiono devastanti: le conseguenze della siccità sono accentuate dal precario stato di salute del suolo a causa del forte depauperamento di sostanza organica che, oltre ad agire da cementante per le particelle del terreno, ha una forte capacità di trattenere l’acqua. Inoltre, gli eventi con alta intensità di pioggia riducono fortemente l’infiltrazione dell’acqua nel terreno che viene così persa per scorrimento superficiale. L’acqua che ruscella in superficie può essere recuperata convogliandola in serbatoi artificiali. Occorre perciò un piano quadro nazionale per il recupero dei “laghetti collinari”, per la costruzione di invasi artificiali e per la raccolta, in generale, delle acque piovane. Considerando che la corretta gestione del suolo e delle risorse idriche sarà una delle sfide del futuro, è necessario pensare subito ad un piano di infrastrutture distribuite a basso impatto ambientale e integrate nel paesaggio rurale, capace di fronteggiare le emergenze climatiche e sostenere un’agricoltura sempre più soggetta a crisi di vario genere, fra cui anche quella relativa alla siccità.
Con questa Giornata di Studio l’Accademia dei Georgofili intende promuovere un momento di discussione sulle suddette problematiche inerenti i periodi di siccità e la conseguente necessità del recupero dell’acqua quale obiettivo strategico delle attuali e future politiche agricole.
In particolare, è intendimento dell’Accademia evidenziare gli aspetti scientifici attraverso le seguenti relazioni della mattina:
•    Cambiamenti climatici, tra presente e futuro
•    Impatto dei cambiamenti climatici sul suolo
•    Aspetti agronomici
•    Contro la grande sete, accumulare e non sprecare l’acqua
•    Aspetti geologici e ambientali dei laghetti collinari
•    L’innovazione per il recupero, lo stoccaggio e la conservazione delle risorse idriche

Seguirà, nel pomeriggio, una Tavola Rotonda coordinata dal Direttore di AgroNotizie, Ivano Valmori, sugli aspetti tecnici e di programmazione.


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“Sguardi sul mondo”, le foto di Sandro Liberatori in mostra ai Georgofili dal 1 marzo

Sarà inaugurata nel pomeriggio di giovedì 1 marzo, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, la mostra fotografica “Sguardi sul mondo” di Sandro Liberatori (https://www.sandroliberatori.com/).
Un percorso che ci porta in diverse aree geografiche dove il passato e il futuro si mescolano nel presente. Il tempo ha preso diverse velocità, alcuni paesi sono già nel futuro e diventano un miraggio per gli altri da raggiungere fisicamente o virtualmente generando una corsa infinita.
Il percorso ci mostra le grandi diversità dovute a differenti culture. La mostra ha inizio con immagini di giovani che rappresentano il futuro mentre stanno studiando, tornando da scuola su piccole barche oppure aspettando clienti da portare su una vecchia bicicletta arrugginita. Poi si attraversa il mondo del lavoro in campagna così come nell’industria, delle macchine agricole in questo caso, con condizioni che passano da un lavoro manuale con macchinari obsoleti e soprattutto pericolosi ad un lavoro ormai affidato a robot che presto invaderanno anche l’agricoltura con le note tecnologie dell’agricoltura di precisione.
Infine la rassegna ci porta ai risultati dell’opera dell’uomo che ha da sempre tentato di modellare la natura secondo i propri desideri.
E’ soltanto una questione di tempo; le scelte e diversità di oggi saranno i nuovi equilibri di domani. Per tali ragioni sarà importante che l’uomo sia consapevole di essere il regista dei cambiamenti e che ogni scelta dovrà considerare l’uomo come parte dei sistemi naturali e non come estraneo per generare equilibri sostenibili e durevoli.

La mostra sarà aperta fino al 27 marzo, da lunedì a venerdì, dalle ore 15 alle 18. Ingresso libero.

BROCHURE DELLA MOSTRA (scarica pdf)

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NEMO’S GARDEN: quando l’agricoltura diventa sottomarina

Una serra sottomarina in profondità dove poter coltivare specie vegetali come il basilico: cosa hanno a che fare agricoltura e subacquea? Apparentemente nulla fino a qualche tempo fa. Oggi, grazie al progetto Nemo’s Garden sviluppato da Ocean Reef Group, azienda con base a Genova e una seconda sede in California che produce attrezzature subacquee, è possibile coltivare piante a 8-10 metri sotto il mare.

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MOTHER REGULATION (MR): regolamento della UE per armonizzare l’omologazione delle macchine agricole

Lo scopo è quello di aumentarne la sicurezza di impiego, a livello europeo, sia per gli operatori, sia per l’ambiente.

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Il bosco: organismo, collezione di alberi o sistema complesso?

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Storione dalle uova d’oro

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Le api in campo … di battaglia

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Un Testo unico in materia forestale: perché è importante e urgente la sua approvazione

E’ in fase di approvazione da parte del Consiglio dei Ministri il Testo Unico di legge in materia di foreste e filiere forestali. Nei mesi passati l’Accademia dei Georgofili si è impegnata, nella sua tradizionale funzione di alta istituzione scientifica orientata al confronto tecnico e all’elaborazione di buone politiche in campo agricolo-forestale, per discutere, perfezionare e indirizzare i contenuti del Testo Unico. Questo ruolo ha avuto il suo culmine nell’organizzazione del workshop “GESTIRE IL BOSCO: UNA RESPONSABILITA’ SOCIALE” organizzato a Roma il 25 ottobre del 2017 dove il mondo forestale si è confrontato con gli eletti nel Parlamento per discutere i contenuti del Testo Unico.
Dopo un paziente, ampio e trasparente lavoro di mediazione condotto per mesi sulla nuova normativa, in queste ultime settimane, all’approssimarsi della sua definitiva approvazione, sono emerse delle obiezioni estremamente critiche e francamente poco obiettive. In risposta a tali critiche è stato predisposto l’appello che viene pubblicato nel seguito, appello che l’Accademia sostiene sia nello stile della comunicazione, che nei contenuti.

Giampiero Maracchi

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“A proposito di alberi”, il nuovo libro di Francesco Ferrini

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Ondata di gelo e agricoltura

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THE SHORT NEWS

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Mais: la scienza assolve gli ogm. Lo spiega uno degli autori* dello studio pubblicato su "Scientific Reports".

Il mais transgenico ha rese superiori rispetto al mais non ingegnerizzato, la granella contiene meno micotossine e fumonisina, non comporta rischi superiori al non transgenico per la salute dell’ambiente. Queste le conclusioni che arrivano da uno studio condotto da ricercatori italiani dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna e dell’Università di Pisa, con il coordinamento di Laura Ercoli, docente di Agronomia e Coltivazioni Erbacee all’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna. Lo studio, pubblicato su “Scientific Reports”, riguarda gli effetti della coltivazione di mais transgenico, prendendo in considerazione 21 anni di coltivazione mondiale, tra il 1996 - anno di inizio della coltivazione del mais transgenico - e il 2016. Non soltanto: per la prima volta lo studio dimostra, dati statistici e matematici alla mano, che il mais transgenico non comporta pericoli per la salute umana, animale e ambientale che siano superiori a quelli del corrispondente mais non transgenico. La storia delle piante transgeniche (si preferisce questo termine all’altro di “piante geneticamente modificate” in quanto quest’ultimo comprenderebbe anche le varietà vegetali migliorate con mutagenesi da raggi X; in effetti numerosi frumenti sono “geneticamente modificati”) nasce nel 1975 ma solo nel 1996 si passò alla coltivazione vera e propria.  Da allora, l’area coltivata si è estesa a 185 milioni di ha e coinvolge circa 15 milioni di agricoltori.
Lo studio raccoglie i risultati di ricerche condotte in pieno campo negli Stati Uniti, in Europa, Sud America, Asia, Africa e Australia, e paragona le varietà transgeniche con le parentali non transgeniche e ha dimostrato, in maniera decisa, che il mais transgenico è notevolmente più produttivo tra il 5,6 e 24,5 %, non ha effetto sugli organismi non-target, tranne la naturale diminuzione del Braconide parasitoide dell’insetto dannoso target Ostrinia nubilalis e contiene concentrazioni minori di micotossine (meno 28,8%) e fumonisine (meno 30,6%) nella granella.

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Un nuovo strumento per favorire il subentro generazionale in agricoltura

Il passaggio generazionale, è uno dei momenti più delicati e critici nella vita di un’impresa agricola, soprattutto delle imprese di piccole e medie dimensioni e di quelle familiari; la tendenziale inadeguatezza dei dati legislativi di riferimento, può creare una sorta di deriva generazionale, in grado di minare i presupposti stessi della sopravvivenza dell’impresa, e di riverberarsi, attraverso una pericolosa sequenza di effetti negativi, sul più ampio orizzonte del mercato, in termini di perdita di posti di lavoro e di benessere economico. Offrire all’imprenditore la chance di poter garantire, attraverso uno strumentario giuridico costruito ad hoc, la continuazione della sua attività imprenditoriale da parte di determinati soggetti che siano da lui ritenuti i più idonei a tale funzione, si rivela dunque la ricetta vincente per arginare le conseguenze perverse di una cattiva gestione della successione nell’impresa o dell’abbandono della stessa, e al contempo agevolare l’accesso alla sua gestione da parte dei giovani.
In questa direzione si colloca un nuovo strumento negoziale coniato all’art. 1, comma 119, dalla legge dicembre 2017, n. 205  Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020 (in Suppl. ordinario n. 62 alla Gazz. Uff., 29 dicembre 2017, n. 302) sia pure con una formulazione che tecnicamente presenta non pochi difetti sui quali non è questa la sede per soffermarsi: il contratto di affiancamento, mirato a favorire lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile in agricoltura e agevolare il passaggio generazionale nella gestione dell'attività d'impresa per il triennio 2018-2020.
Il contratto, da allegare al piano aziendale presentato all'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), può essere stipulato da imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile, di età superiore a sessantacinque anni o pensionati, con giovani di età compresa tra i diciotto e i quarant'anni, anche organizzati in forma associata, che non siano titolari del diritto di proprietà o di diritti reali di godimento su terreni agricoli, e garantisce a questi ultimi accesso prioritario alle agevolazioni previste dal capo III del titolo I del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185 Incentivi all'autoimprenditorialità e all'autoimpiego, in attuazione dell'articolo 45, comma 1, della legge 17 maggio 1999, n. 144. Con la stipulazione del contratto, che non può avere durata superiore a tre anni, l’imprenditore si impegna a trasferire al giovane affiancato le proprie competenze nell'ambito delle attività di cui all'articolo 2135 del codice civile; a sua volta, il giovane imprenditore agricolo si impegna a contribuire direttamente alla gestione, anche manuale, dell'impresa, d'intesa con il titolare, e ad apportare le innovazioni tecniche e gestionali necessarie alla crescita della stessa. Il contratto di affiancamento può prevedere un regime di miglioramenti fondiari anche in deroga alla legislazione vigente, e comporta in ogni caso la ripartizione degli utili di impresa tra il giovane e l'imprenditore agricolo, in percentuali comprese tra il 30 ed il 50 per cento a favore del giovane imprenditore.

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Etichetta di origine e protezionismo: intrecci pericolosi

La questione dell’etichetta di origine degli alimenti si mescola pericolosamente di questi tempi con la ripresa delle tentazioni protezionistiche. Da un lato si chiedono dazi e barriere “a protezione della qualità del made in Italy”, dall’altro si osannano acriticamente i provvedimenti governativi con cui i ministri Martina e Calenda introducono l’etichetta di origine obbligatoria.

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La solitudine della specie umana

La nostra specie, come tutte le altre che ci hanno preceduto, in diverso modo è sempre stata a contatto con altre specie vegetali e animali, stabilendo rapporti identitari, come avvenuto nelle società dei cacciatori, degli allevatori e degli agricoltori. La stretta vicinanza fino alla coabitazione tra uomini e animali ha sviluppato una non sempre netta distinzione tra gli animali da reddito che forniscono lavoro, alimenti, materiali per l’abbigliamento e le decorazioni, e gli animali da compagnia o d’affezione.

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I “carretti” siciliani

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Dono all’Ateneo fiorentino

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La bellezza dell’agricoltura

Organizzato dalla Sezione Sud-Ovest, il 9 febbraio 2018 si è svolto a Palermo, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali, un incontro dal titolo “La bellezza dell’agricoltura”.

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Identificato il gene della crescita nelle piante di fragola

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Pinete Litoranee: giornata di studio il 2 marzo a Marina di Grosseto

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La Gestione del rischio in Agricoltura. Alcune proposte dell’Accademia dei Georgofili.

Pubblichiamo il documento di sintesi dell’incontro di studio del 15 febbraio 2018 su “La gestione del rischio in agricoltura”, realizzato a cura del Prof. Ferdinando Albisinni.

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Valdarno Superiore e Pratomagno: la quinta tappa del viaggio tra territori e prodotti della Toscana, ai Georgofili il 20 febbraio.

Martedì 20 febbraio 2018 a Firenze, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà il quinto degli incontri organizzati insieme ad ANCI Toscana ed Unicoop Firenze per scoprire i territori della Toscana e valorizzarne i prodotti tipici.  Dopo Lunigiana, Garfagnana, Valdarno Inferiore e zone del Pistoiese, sarà la volta del Valdarno Superiore e del Pratomagno.

L’apertura dei lavori è prevista per le 9.30 con gli interventi di Giampiero Maracchi, Presidente dei Georgofili, Vittorio Gabbanini per ANCI Toscana, Sergio Chienni e Salvatore Montanaro, presidenti rispettivamente della Conferenza dei Sindaci del Valdarno aretino e dell’Unione Comuni del Pratomagno.

La prima delle relazioni, sul Valdarno Superiore, sarà svolta da un personaggio televisivo molto conosciuto: Federico Fazzuoli. Il Pratomagno sarà presentato invece da Enzo Brogi, Direttore de “Il Pratomagno”.
Dopo i territori si parlerà dei prodotti con Silvia Scaramuzzi dell’Università di Firenze (La valorizzazione collettiva dei prodotti tipici: opportunità e problematiche) e Manuela Giovannetti del Centro Nutrafood dell’Università di Pisa (Caratterizzazione salutistica dei prodotti tipici per la loro valorizzazione).
Francesco Cipriani dell’Azienda USL Toscana Centro e Fabio Voller dell’ARS (Agenzia Regionale Sanità) illustreranno “Prodotti e ricette nella Piramide Alimentare Toscana”.
Le iniziative di Unicoop Firenze per la valorizzazione dei prodotti toscani saranno infine descritte da Franco Cioni.

Dopo gli interventi programmati seguirà la presentazione dei prodotti tipici del Valdarno Superiore e del Pratomagno, a cura di Gianrico Fabbri di Slow Food.

PROGRAMMA (scarica il PDF)

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Caldo, salute e produttività dei lavoratori agricoli

Il caldo è un problema a scala mondiale. Secondo un recente lavoro pubblicato sulla rivista “Nature Climate Change” (Mora et al., 2017) gli autori hanno stimato che la popolazione attualmente esposta a condizioni particolarmente critiche da caldo, per almeno 20 giorni l’anno, è di circa il 30%. Tale percentuale è purtroppo destinata ad aumentare nel corso di questo secolo anche se le emissioni di gas serra tenderanno a ridursi. Nella migliore delle ipotesi, per la fine del secolo, circa metà della popolazione mondiale sarà esposta a condizioni particolarmente critiche da caldo, con scenari ancor più drammatici se le emissioni continueranno ad aumentare. I lavoratori, per tutta una serie di motivi facilmente intuibili, sono tra i soggetti più vulnerabili al caldo, con effetti diretti sulla salute e conseguentemente sulla loro produttività, quindi con un importante impatto economico. Il settore agricolo, per le esposizioni prolungate all’aperto e l’intensità di lavoro fisico che richiede, è sicuramente uno dei settori lavorativi più sensibili. Nel 2016, in Toscana, gli infortuni in agricoltura sono stati poco oltre il 6% tra tutti gli infortuni sul lavoro (rispetto al 5.6% della media nazionale) con i valori più elevati sulle province di Siena, Arezzo, Grosseto e Firenze, che insieme rappresentano circa il 70% di tutti gli infortuni in agricoltura in Toscana. E’ da considerare, inoltre, che i lavoratori agricoli, per effettuare determinate mansioni, devono indossare specifici indumenti protettivi che, limitandone la dispersione del calore, aggravano ulteriormente lo stress da caldo. Un altro fattore che aumenta la vulnerabilità dei lavorati al caldo è rappresentato dall’età media dei lavoratori, stimata in progressivo aumento nei prossimi anni: per il 2030, in Italia, la forza lavoro con età tra 55 e 64 anni, sarà di circa il 26%, uno dei valori più alti d’Europa. Dalla letteratura scientifica è noto che gli effetti del caldo aumentano proprio all’aumentare dell’età a causa soprattutto della maggior presenza di patologie e del conseguente utilizzo di farmaci, alcuni dei quali interferiscono con il sistema di termoregolazione, rendendo il soggetto ancor più vulnerabile. Se poi consideriamo che, per effetto del cambiamento climatico, il nostro paese è interessato da una maggior frequenza e intensità delle ondate di calore, come dimostrato da un recente studio pubblicato lo scorso anno sulla rivista Atmosphere (Morabito et al., 2017), è facilmente comprensibile come siano indispensabili strategie di adattamento e soluzioni tecnologiche innovative mirate a migliorare la resilienza dei lavoratori agli effetti del caldo.

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Frodi agroalimentari: ruolo delle Istituzioni a difesa del consumatore*

*Il testo è una sintesi della relazione esposta durante un convegno che si è svolto all’Università di Padova lo scorso 30 novembre 2017, organizzato dalla Sezione Nord Est dei Georgofili.

Le frodi agroalimentari rappresentano a livello mondiale un “tarlo” in grado di erodere ogni anno tra il 2 ed il 15% del valore dell’intera produzione del comparto. Considerando i frequenti richiami, i rischi per il consumatore, la reputazione aziendale e tutto quanto ne consegue, il valore mondiale della frode alimentare pesa sulle imprese per circa 1,7 trilioni di dollari.

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Il bello delle uova rosse

Nelle uova di gallina, oltre alla taglia o peso, freschezza, tipo di allevamento e alimentazione degli animali (uova biologiche, da galline allevate all’aperto, a terra o in gabbie) i consumatori sono attenti al colore del guscio e del tuorlo.

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Le api cercano casa

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Fruit Logistica a Berlino

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All’Ateneo fiorentino il fondo librario “Morettini-Scaramuzzi”

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Le assicurazioni in agricoltura

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Le mafie invadono ciò che resta dell’agricoltura

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Imbrogli in cucina e analfabetismo alimentare nell'ultimo libro di Giovanni Ballarini

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Effetto serra, effetto guerra

Il 1 febbraio scorso si è svolto all’Accademia dei Georgofili un seminario dedicato ai cambiamenti climatici e gli scenari di rischio. Uno dei relatori è stato il ricercatore CNR Antonello Pasini, il quale ha intitolato il suo interessante intervento “Effetto serra, effetto guerra”, come il libro da lui recentemente pubblicato (ed. Chiarelettere), scritto a quattro mani con Grammenos Mastrojeni, diplomatico del Ministero degli Esteri, esperto di conflitti e migrazioni.

In “Effetto serra, effetto guerra” si parla delle conseguenze conflittuali e migratorie dell'innalzamento del livello del mare, della fusione dei ghiacciai con conseguente scarsità delle risorse idriche, della siccità e della desertificazione, della maggiore virulenza delle piogge, ecc.: tutto ciò in varie parti del mondo. Man mano che si procede, tuttavia, l'analisi si fa via via più vicina a noi, perché i bubboni di instabilità sembrano convergere in centri concentrici sul Mediterraneo, dove è proprio l'Italia che rappresenta il ponte naturale con l'Europa per tanti disperati. Ma cosa c'entra il clima con i conflitti, le migrazioni e magari il terrorismo?
Il mondo (il sistema Terra, direbbe uno scienziato) è interconnesso, molto complesso e con dinamiche globali. Tuttavia, ci sono problemi che appaiono a sé stanti e ben delineati. Uno di questi sembra essere quello del riscaldamento globale. Sappiamo a che cosa è dovuto e sappiamo quali sono i possibili rimedi: conversione ad una economia decarbonizzata, utilizzo di energie rinnovabili, risparmio energetico, riciclo, ecc. Come noto, il riscaldamento globale recente è stato creato principalmente dalle emissioni di gas serra dei paesi industrializzati e ora vi contribuiscono i giganti asiatici, dunque gli altri sembrano entrarci poco. Ma è veramente possibile risolvere il problema dei cambiamenti climatici senza risolvere i tanti squilibri economici e sociali che ci sono nel nostro mondo, e che appaiono essere le cause principali di guerre e migrazioni?

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Aglio, l’utilità dell’apparentemente inutile

Ubi Roma ibi allium è un antico detto attribuito ai legionari romani che avevano un’alimentazione basata su un chilogrammo e mezzo di pane integrale, un litro di vino e abbondante aglio. Una chiara dieta mediterranea, si direbbe oggi.
Il pane di farina integrale fornisce 3400 chilocalorie con 115 grammi di proteine e 100 grammi di fibra, il vino 1500 calorie più importanti minerali. In una dieta di 5000 chilocalorie necessarie per chi marcia con venti chilogrammi sulle spalle, per venticinque chilometri al giorno che diventano anche quaranta nelle marce forzate, a cosa serve l’aglio? Solo di recente abbiamo conoscenze sufficienti per dare una risposta soddisfacente e riconoscere all’aglio un ruolo di “antibiotico nutrizionale” che giustifica il suo largo uso, soprattutto nelle alimentazioni unilaterali e prevalentemente, se non esclusivamente, vegetariane come quelle dei soldati e anche dei gladiatori romani.
Le attività antibiotiche dell’aglio sembra siano state già notate nel 1858 da Luis Pasteur, ma è nel 1944 che Chester J. Cavallito e John Hays Bailey isolano e studiano l'allicina, un composto solforganico dell’aglio, che rappr-senta il meccanismo di difesa dell'aglio da parassiti e infezioni. Dopo queste ricerche, vi è una consistente bibliografia sulle azioni antibiotiche dell’aglio. Altre componenti dell’aglio con attività antibiotica sono il bisolfuro di allile, l’allipropile allicina e la garlicina. L'allicina possiede un’attività antibiotica con potere inibente su numerosi tipi di batteri, tra i quali anche quelli responsabili del tifo, ed è stata proposta per il trattamento dei ceppi di Staphylococcus aureus meticillino-resistenti (MRSA), perché elevata è la sua attività anti-microbica contro microrganismi resistenti agli antibiotici. L’allicina dimostra attività inibitoria sull’88% dei ceppi batterici a una concentrazione minima inibitoria (CMI) di 16 mg/L e sulla totalità dei ceppi a 32 mg/L. La concentra-zione minima battericida (CMB) é nell'88% dei ceppi alla concentrazione di 128 mg/L, e nella totalità dei ceppi alla concentrazione di 256 mg/L.
L’attività antibiotica dell’aglio si rivela utile durante la prima guerra mondiale, quando i medici delle armate britanniche, francesi e russe, trattano con il succo di aglio le ferite infette. Durante la seconda guerra mondiale, quando inglesi e americani hanno scoperto la penicillina, l’estratto d’aglio è ancora utilizzato dai medici dell’Armata Rossa ed è denominato “penicillina russa”.

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La simbologia degli insetti nell’arte figurativa

A partire dal ‘400, agli insetti raffigurati nelle opere d’arte, vengono attribuiti significati simbolici, tratti da episodi di fonti storiche, di poemi latini e greci, o della Bibbia. A eccezione di farfalle e api, l’immagine degli insetti era, in genere, negativa.

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Perché io sono un albero

Non potrei essere che un albero. Sta scritto da qualche parte dentro di me, nella mia natura. Non è un caso.

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La storia insegna

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La mappa genetica del girasole migliorata dalla simbiosi con un fungo

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Seconda edizione del Master sull’Agricoltura di Precisione

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Riuso di acque reflue ed economia circolare, se ne parla a Bari

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Quinta tappa del viaggio tra territori e prodotti della Toscana: Valdarno Superiore e Pratomagno

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La cultura del verde, iniziativa patrocinata dai Georgofili

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Gestione del rischio in agricoltura: se ne parla ai Georgofili il 15 febbraio

Giovedì 15 febbraio 2018 a partire dalle ore 9.30, si svolgerà all’Accademia dei Georgofili una giornata di studio su “La gestione del rischio in agricoltura”, che vedrà la partecipazione di studiosi appartenenti a diverse aree disciplinari, di rappresentanti dei soggetti pubblici e privati e di organizzazioni consortili e professionali operanti nella gestione dei rischi, di rappresentanti delle Istituzioni europee e del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Il presupposto stesso della specialità dell’impresa agricola è stato a lungo individuato nell’essere tale impresa assoggettata al rischio biologico connaturato al proprio oggetto, al rischio meteorico per la sua immediata esposizione ai fattori climatici, al rischio ambientale in ragione del suo operare in un ambiente naturalmente aperto a reciproche interferenze ed influenze. A questi profili di rischio, tra loro strettamente legati siccome tutti espressione del ciclo della vita, si è aggiunto con rilievo crescente il rischio determinato dalla progressiva apertura dei mercati e dall’abbandono di politiche di garanzia dei prezzi. Sicché il rischio di mercato, nelle sue plurime declinazioni legate alla crescente globalizzazione dei commerci, è divenuto centrale all’interno dell’intero perimetro dei rischi in agricoltura.

La Giornata di studio organizzata dall’Accademia dei Georgofili, in collaborazione con l’AIDA-IFLA, si propone come occasione di confronto su questi temi, ed intende esaminare criticità e punti di forza dei sistemi di gestione dei rischi realizzati nel nostro paese, in altri paesi europei, e negli USA, in riferimento a temi nuovi e risalenti.


PROGRAMMA (scarica pdf)


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Nuovi alimenti per tavole post moderne

Colazione, pranzo e cena segnavano una precisa e chiara scansione della tavola di un bel tempo passato, mentre oggi sulle tavole postmoderne dei brunch, apericena e buffet gli alimenti cambiano e conquistano nuove qualificazioni e ruoli che coinvolgono le produzioni alimentari.
Molti e sostanziali sono i recenti cambiamenti nella composizione, denominazione e scansione temporale dei pasti e odiernamente la colazione del primo mattino che rompe il digiuno notturno (da qui le denominazioni inglesi e francesi di breakfast e di petit dejeuner) non è più la collazione o riunione degli avanzi del pasto della sera precedente e in Italia si riduce a un caffè e al più un cornetto o brioche.
Nell’attuale grande modificazione del nome e dell’ora dei pasti, per gli inviti adesso si è costretti a precisare l’ora della colazione, pranzo o cena, senza contare che queste ore non solo variano nei diversi paesi ma anche nella stessa Italia mutano tra le diverse regioni settentrionali, centrali e meridionali. La confusione non cessa da quando compaiono nuovi momenti, tipologie e denominazioni dei pasti con parole – macedonia come il brunch della tarda mattina, soprattutto domenicale (commistione tra colazione e pranzo, dall’inglese breakfast e lunch) e il recente, dilagante apericena della serata che si prolunga fino alla notte (aperitivo associato a cena) costituito da un aperitivo servito insieme con una ricca serie di stuzzichini e accompagnato da assaggi di piatti differenti, salati e dolci, che può essere consumato al posto della cena. Definizione peraltro non esatta, perché l’aperitivo non apre una cena che non esiste essendo solo un prolungamento di un sostanzioso aperitivo e per questo è più corretta la dizione di aperitivo rinforzato.
Nella nuova organizzazione delle tavole non cambiano soltanto i tempi e le denominazioni dei pasti, ma anche i loro contenuti e si tende a tornare alla moda rinascimentale e barocca del buffet, tanto che è stata creata una nuova scienza o disciplina della ristorazione, la buffettistica. Un’abitudine, quest’ultima, che ha il suo successo per diversi motivi: opportunità di preparare i cibi in anticipo con migliore utilizzo del personale di cucina, ridotto personale di servizio in sala perché il buffet si avvale di un autoservizio del consumatore, possibilità di quest’ultimo di soddisfare i propri gusti scegliendo i cibi che preferisce e, non da ultimo, grande diversificazioni e magnificenza delle presentazioni dei cibi che con facilità possono dare il messaggio di ricchezza del convivio.
Con i nuovi stili di vita postmoderni e i cambiamenti nella organizzazione della tavola mutano anche i contenuti e i cibi consumati.

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Il DNA mitocondriale : storia e implicazioni di una grande scoperta

Lunedì 29 gennaio 2018 presso il Salone degli Affreschi dell’Università degli studi “Aldo Moro” di Bari si è tenuta conferenza della Prof.ssa Saccone, Emerita di Biologia Molecolare all’Università di Bari. L’evento è stato organizzato dal Dipartimento Interdisciplinare di Medicina in collaborazione con l’Accademia dei Georgofili sezione Sud-Est, l’Accademia Pugliese delle Scienze, la Federazione Italiana Donne Arte Professioni Affari (FIDAPA) sezione di Bari.

La scoperta dei «genomi citoplasmatici», cioè del DNA mitocondriale e del DNA plastidico, rappresenta una pietra miliare di grandissima importanza nella Biologia degli ultimi 50 anni. Essa ha implicazioni rilevanti che riguardano non solo i concetti di base della Biologia, ma moltissime applicazioni pratiche, dalla Medicina, all’Ambiente, all’Agricoltura ...

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Il mistero degli alveari del Verga

Numerosi studiosi hanno cercato di spiegare perché i “seggioloni antichi”, del terzo capitolo di "Mastro Don Gesualdo", diventano “alveari” nel quinto capitolo. Il Mazzarino, nel saggio “Seggioloni e alveari nella sala grande di Casa Trao”, ha legittimato l’uso del termine “alveari” con ragioni di ordine etnologico, riscoprendo il preciso legame fra api e morte, operante in riti funebri di molte regioni di Francia e Spagna.

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La futura rivoluzione agricola nei cereali

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Al via i Distretti del Cibo

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Ricercatori dell'Universita' di Hohenheim scoprono una cura contro l'acaro delle api

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Un quarto della Terra rischia di diventare un deserto

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La stalla 4.0: convegno il 10 febbraio organizzato dalla Sezione Centro Est dei Georgofili

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Workshop sulla gestione dei boschi cedui

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Master Università di Teramo: proroga iscrizione

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“Cambiamenti climatici e scenari di rischio”: seminario ai Georgofili il 1 febbraio 2018

Un seminario interdisciplinare su “Cambiamenti climatici e scenari di rischio” si svolgerà nella mattinata del prossimo giovedì 1 febbraio, nella sede dell’Accademia dei Georgofili a Firenze.
I cambiamenti climatici sono la sfida ambientale più importante di questo secolo. Gli effetti che ne derivano sono già sotto gli occhi di tutti: eventi estremi, alluvioni, siccità, impoverimento dei suoli, perdita di colture, ecosistemi a rischio. Dalle aree più degradate del pianeta si spostano verso l’Europa le popolazioni dei paesi poveri costrette a emigrare in cerca di cibo, sicurezza e opportunità.
Nel corso del seminario, organizzato da Academia dei Georgofili, Consorzio LaMMA e Istituto di Biometeorologia del CNR, sarà inoltre presentata la pubblicazione "Arno 1966. Cinquant’anni di innovazioni in meteorologia", che raccoglie i contributi del workshop organizzato in occasione dell’anniversario dell’Alluvione di Firenze del 1966.  

PROGRAMMA (scarica pdf)

Crediti formativi professionali per agronomi e geologi
Informazioni: http://www.lamma.rete.toscana.it/news/cambiamenti-climatici-e-scenari-di-rischio

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Il 31 gennaio incontro su: “Denominazioni, cultura territoriale e qualità dei vini italiani”

Mercoledì 31 gennaio 2018, alle ore 16.30 nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà un incontro    dedicato alla denominazione dei vini italiani con interventi di Zeffiro Ciuffoletti (Introduzione al tema), Bernardo Conticelli (Uno sguardo alla Francia e all'Europa) e Piero Tesi (Considerazioni finali)
Nell'incontro si affronteranno tutte le tematiche relative all'origine geografica del vino e alle normative italiane e francesi. Come è noto, l'Italia è ormai da anni il paese primo esportatore al mondo di vini, ma alla quantità non corrisponde il valore economico, che vede la Francia al primo posto. Basterebbe questa prima considerazione per ripensare la questione normativa in materia alla luce del contesto europeo e di un mercato mondiale in continua evoluzione. Il dott. Piero Tesi avanzerà una serie di osservazioni e proposte relative alle tematiche correlate alla denominazione dei vini secondo il territorio di produzione e la specifica qualità.

La partecipazione è riservato a coloro che si saranno registrati lunedì 29 gennaio 2018 a adesioni@georgofili.it . Le iscrizioni saranno accolte compatibilmente con la capienza della sala


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Miglioramento genetico per l’industria della carne

L’industria alimentare tradizionale ha spesso trascurato la qualità del prodotto originario nella convinzione che i processi di trasformazione potessero supplire ad una qualità non ottimale. Se questo è vero per prodotti a basso valore aggiunto, in un mercato globalizzato ed estremamente competitivo per i prezzi, tali politiche sono penalizzanti per le industrie alimentari radicate in nazioni ricche e/o che basano la loro competitività nell’unicità e fama del prodotto.

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Orto nel giardino? Visitiamo Castel Ruggero

La coltivazione di ortaggi e alberi da frutto all’interno del giardino dà vita a un connubio ricco di spunti interessanti; l’orto nel giardino di Castel Ruggero nei dintorni di Firenze ne è un esempio, e apre ai visitatori nella giornata dei pomodori in festa.

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Mangiare crudo: nuova cultura o incultura?

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Api e Gelsomini

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Digitale e sostenibilità: dal campo al calice di vino

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Le malattie animali minacciano le persone

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Quanto resisterà ancora l'attuale agricoltura?

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THE SHORT NEWS

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Il volume su Bastogi di Luciano Iacoponi presentato all'Accademia dei Georgofili il 30 gennaio

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Ai Georgofili il quarto incontro dedicato ai territori della Toscana e ai loro prodotti: protagonisti Pistoia, Piana Pistoiese, Valdinievole e Montagna Pistoiese

Giovedì 25 gennaio 2018 a Firenze, nella sede dell’Accademia dei Georgofili si svolgerà il quarto degli incontri dedicati a territori e prodotti della Toscana, organizzati in collaborazione con ANCI Toscana e con il patrocinio di UNICOOP Firenze.
Dopo Lunigiana, Garfagnana e Valdarno Inferiore, questa volta saranno protagonisti Pistoia, la piana pistoiese, la Valdinievole e la montagna pistoiese.

I lavori saranno aperti alle ore 9.15 da Giampiero Maracchi, Presidente dell’Accademia dei Georgofili, Marco Remaschi, Assessore all’Agricoltura della Regione Toscana e Vittorio Gabbanini, ANCI Toscana.
A seguire gli interventi:
-    Pistoia si presenta a cura di Alessandro Sabella, Assessore al Turismo del Comune di Pistoia
-    La Piana Pistoiese si presenta con Giacomo Mangoni, Sindaco di Agliana
-    La Valdinievole si presenta con Marco Borgioli, Sindaco del Comune di Chiesina Uzzanese, Vice Presidente della Società della Salute Valdinievole, Conferenza dei Sindaci della Valdinievole
-    La Montagna Pistoiese si presenta di Luca Marmo, Sindaco del Comune di San Marcello Pistoiese Piteglio, Presidente Unione Appennino Pistoiese.
Nella parte centrale del convegno saranno svolte le seguenti relazioni dedicate ai prodotti tipici, alle loro caratteristiche anche salutistiche, alle ricette e alle iniziative di Unicoop Firenze per la loro valorizzazione:
-    La valorizzazione collettiva dei prodotti tipici: opportunità e problematiche (Giovanni Belletti, Università degli Studi di Firenze)
-    Caratterizzazione salutistica dei prodotti tipici per la loro valorizzazione (Manuela Giovannetti, Centro Nutrafood – Nutraceutica e Alimentazione per la Salute, Università di Pisa)
-    Prodotti e ricette nella Piramide Alimentare Toscana (Francesco Cipriani, Azienda USL Toscana Centro e Fabio Voller, ARS - Agenzia Regionale di Sanità della Toscana)
-    Le iniziative di Unicoop Firenze per la valorizzazione dei prodotti toscani (Franco Cioni, Unicoop Firenze)

Concluderanno la mattinata gli interventi programmati dei produttori locali con presentazione dei prodotti tipici.

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L’ Accademia dei Georgofili in pillole su Radio Toscana

"Parla come mangi" "Mangia come parli" è un progetto editoriale ideato da Radio Toscana (Fm 104.7, 88) che ha come obiettivo quello di far conoscere o riscoprire il ricco patrimonio della nostra lingua toscana e del nostro territorio, legati in modo particolare al mondo dell'agricoltura e delle tradizioni toscane.
Piccole rubriche, ciascuna da un minuto, realizzate dai responsabili delle due più prestigiose e antiche accademie italiane: in ambito linguistico, l'Accademia della Crusca ("Parla come mangi"), e per le scienze agrarie, l'Accademia dei Georgofili ("Mangia come parli").
In ogni pillola viene spiegata in tono discorsivo una parola legata al mondo agricolo (frutti, piante, ortaggi, animali da allevamento, pesci, ecc), della nostra cucina toscana (piatti tipici, ricette del passato) o del nostro parlar toscano (termini tipicamente toscani) spiegandone l'origine, le particolarità, le curiosità.
Si va dalla alla zucca lardaia, alla vacca maremmana, al raviggiolo, agli agrumi dei Medici illustrati dall'Accademia dei Georgofili; per proseguire con gota, ceppo, sciocco, biroldo, ribollita, illustrati dall'Accademia della Crusca.
Il livello qualitativo delle rubriche è garantito, oltre che dal prestigio indiscutibile delle due istituzioni, da chi le realizza concretamente: il prof. Giampiero Maracchi, climatologo di fama internazionale ed esperto di tradizioni toscane, presidente dell'Accademia dei Georgofili e vari linguisti e studiosi dell'Accademia della Crusca.

Le pillole andranno in onda per tutto il 2018, fatta eccezione per il mese di agosto.

Questi gli orari:
Accademia dei Georgofili: martedì ore 9.45   - giovedì  ore 11.45  - sabato  ore 10.45
Accademia della Crusca: lunedì ore 8.15 - mercoledì ore 10.15 - venerdì ore 12.15

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Il futuro della PAC

Con la Comunicazione “Il futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura”, COM (2017) 713 del 29 novembre scorso la Commissione dell’Ue ha aperto il dibattito sul futuro della Pac post 2020. Dopo la definizione, nel primo semestre 2018, del Quadro Finanziario Pluriennale (Qfp), verranno le proposte di testi normativi nel secondo semestre e nel 2019 l’approvazione, al termine del dibattito fra gli Organismi europei, gli Stati membri e il mondo agricolo. I tempi sono stretti e non è esclusa una piccola proroga, anche perché i mesi che ci attendono saranno difficili.

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L’intelligenza artificiale

La storia non ha esitato ad usare il termine “rivoluzione” per evidenziare i periodi nei quali sono avvenuti i più importanti progressi e cambiamenti. Davide Casaleggio (la Repubblica, 17 dicembre 2017) ha ora battezzato come “vera rivoluzione” la robotica, considerandola come dotabile di una “intelligenza artificiale”.

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A tavola con il cambiamento climatico

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Ortofrutta, arriva il Tavolo nazionale

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Andamento dei consumi di carne bovina in Italia

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Problemi del nostro sistema di ricerca agricola

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Bastogi di Luciano Iacoponi presentato all'Accademia dei Georgofili il 30 gennaio

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A rischio il doner kebab amato da molti

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THE SHORT NEWS

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Uno Spelacchio a Roma

Nei giorni che hanno preceduto le Feste ha tenuto banco nei giornali e sulle televisioni l’immagine di un grande albero di Natale, un abete rosso per la precisione, che l’arguzia dei romani ha prontamente ribattezzato Spelacchio. Per intenderci, e per comodità, lo chiameremo anche noi con questo soprannome di nuova coniazione e indubbia efficacia. La vicenda è nota: un albero di Natale acquistato dal Comune di Roma in una delle più belle e boscose vallate alpine dopo pochi giorni dal trasporto e dall’installazione in piazza Venezia ha iniziato a mostrare vistosi segni di deperimento ed ha assunto un aspetto triste e, appunto, spelacchiato. La caduta della sua chioma ha messo in evidenza i rami su cui spiccavano, un po’ spaesati, i tradizionali addobbi, accentuandone l’immagine fatiscente e di abbandono.
Il fatto è nell’ordine delle cose e può capitare, anche se non dovrebbe per ovvie ragioni, ma ha colpito la grande informazione e smosso il solito circo dei commenti degli esperti, in genere sconosciuti che non “bucano” lo schermo, e dei non esperti, che non sanno letteralmente di che  cosa parlino, ma sono noti per tutt’altre qualità.
È inutile ritornare sul costo dell’operazione, sulle fantasiose ipotesi relative alle presunte cause del collasso di Spelacchio, sulle interpretazioni politiche, sui significati che si sono voluti ricavare dalla caduta del simbolo del Natale: non ne vale la pena. È innegabile l’interesse dell’opinione pubblica nei confronti della natura, delle piante e degli animali che la compongono. Ma lo è ancor di più la strana modalità con cui ciò avviene. Alberi e bestie vengono visti non come esseri viventi, con i pregi e gli ovvi limiti della loro condizione, ma come oggetti di uno strano mondo che scimmiotta quello naturale divenendo, per ciò stesso, il massimo della non naturalità.  Gli incolpevoli esseri viventi come Spelacchio non sono presi per quello che sono, ma come componenti dei nuovi contesti costruiti artificialmente seguendo le idee, le aspirazioni, talvolta i sogni di esseri umani sempre più lontani da un rapporto diretto e semplice con la natura. È così che vengono costruiti strani connubi, come i grattacieli del bosco verticale o la piantumazione di palme e banani nella piazza del Duomo di Milano. È così che si pretende che un cane sia vestito, mangi e si comporti come un essere umano. Ma è anche così che si consumano assurdi sfregi con i ripetuti ed esibiti vandalismi a Napoli su un altro albero di Natale. Spelacchio nel suo contesto naturale è un essere vivente, ma in quello artificiale di Piazza Venezia è morto e perpetua per pochi giorni la sua immagine, come tutti gli alberi di Natale analoghi e come le svariate migliaia di quelli più piccoli che vivono a stento qualche settimana nel clima artificiale delle case.

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Salute e alimentazione

Nel corso degli ultimi sessanta anni le idee sulla sicurezza alimentare cambiano profondamente, drasticamente mutano i problemi d’affrontare, controllare e risolvere; oggi ci troviamo di fronte a nuove paure e incognite, con sfide che attendono d’essere fronteggiate con nuove tecnologie, ma soprattutto con nuove idee. Affermazioni queste che possono sembrare strane o sconcertanti e che per questo hanno bisogno di chiarimenti partendo dalla distinzione tra sicurezza acuta e sicurezza cronica.
Ben chiara a tutti, fin dal più lontano passato, è l’idea che un cibo infetto, avariato o improprio faccia male con sintomi ed esiti anche mortali, che compaiono in poche ore o giorni, e questi disturbi acuti sono affrontati e risolti con mezzi appropriati sempre più precisi (controlli, trattamenti termici, date di scadenza ecc.). Molto più recente e quasi contemporanea è l’idea che alimenti che non provocano danni immediati o acuti possano invece provocare danni anche gravi con una loro assunzione prolungata o cronica. Punto di partenza della necessità di una sicurezza alimentare cronica può essere individuato nella enunciazione della Dieta Mediterranea che mette in luce come gli alimenti devono essere valutati per il loro effetto in alimentazioni prolungate, non solo di anni, ma di decenni se non di tutta la vita di una persona o di una popolazione, soprattutto se la longevità aumenta anche per la diminuzione se non la scomparsa di cause di malattia o morte acute. Di fronte alla necessità d’affrontare lo studio della sicurezza alimentare cronica, gli studi sugli animali si dimostrano scarsamente efficaci, per i diversi metabolismi, ma soprattutto per la diversa lunghezza della loro vita. Di conseguenza si sviluppano sistemi di ricerca epidemiologica sulle popolazioni umane credendo di ottenere risultati capaci di dare risposte efficaci per malattie croniche che sfociano anche in eventi acuti come infarti miocardici, ictus ecc. e altre patologie che sono attribuite a specifici alimenti somministrati cronicamente e privi di effetti negativi acuti. Su questa linea si giunge a mettere in guardia, se non a criminalizzare anche alimenti tradizionali quali il burro e altri grassi, lo zucchero e talune carni.

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Tempo di tartufi

Come da tradizione nei giorni che precedono e seguono il Natale, la “cucina” esplode solleticando il palato con infinite e variegate proposte che indubbiamente richiamano al gusto, ma anche all’olfatto e alla vista; l’”occhio” infatti, così come ci ricorda l’antico adagio, “vuole la sua parte”.
Solo l’imbarazzo della scelta quando ci si sofferma alle vetrine o ci si aggira per scaffali e ripiani dei negozi.
Eccelle e fa quasi da padrone, accanto ad insalata russa, paté di molteplici tipi, stuzzichini vari, il tartufo.
Un genere di fungo dell’ordine Pezizales della famiglia delle Tuberacee, descritto e raffigurato da Pier Antonio Micheli nel suo celebre trattato del 1729 Nova plantarum genera (da cui è tratta l’immagine), ma le cui prime notizie certe sono attestate fin da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia e sulle cui origini non sono mancate fin dall’Antichità classica ipotesi poetiche e magiche, come ad esempio attesta Giovenale che lo vuole originato da un fulmine scagliato dal dio Giove in prossimità di una quercia.

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La difesa antiparassitaria nelle industrie alimentari: prospettive di evoluzione

La difesa antiparassitaria nelle industrie alimentari è decisamente in ritardo rispetto a quella che si è, già da tempo, affermata nella protezione delle colture in campo.
La severa normativa sull’autorizzazione all’impiego dei prodotti fitosanitari, le ricerche sulle strategie da seguire per il loro utilizzo in campo consentono ora di rispondere alle aumentate esigenze di rispetto dell’ambiente e di qualità dei prodotti destinati all’alimentazione.

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Lotta biologica alla Canna gigante Arundo donax negli USA

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Telecomunicazioni: passato, presente e futuro

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Divieto di uso di fitosanitari in aree greening

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Rischi legati agli attuali prezzi bassi dell’olio di oliva: necessari interventi

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THE SHORT NEWS

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Corso per giornalisti sulla comunicazione nel settore vivaistico

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On-line tutto il materiale del Convegno "Agricoltura e cambiamenti climatici: Sfide e opportunità"

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Auguri

Cari Lettori,

auguro un sereno Natale e un felice Anno Nuovo a voi e alle vostre famiglie, nella speranza che il nostro sforzo per l’agricoltura italiana risulti utile per il Paese, convinto che “Labor omnia Vincit” (e non la globalizzazione e le guerre).


Il Presidente

Giampiero Maracchi


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“Correnti da Artico e Africa, è cambiato tutto”

Ripubblichiamo l’intervista di Remo Santini a Giampiero Maracchi (da La Nazione, 12/12/2017)

Da una temperatura gelida a quella primaverile, seppur con molto vento, nel giro di poche ore. E’ quello che è accaduto in questi giorni con sbalzi dunque repentini. Cosa sta succedendo? E che dobbiamo aspettarci per le prossime settimane e i prossimi mesi? Lo abbiamo chiesto al Prof. Giampiero Maracchi, climatologo internazionale nonché Presidente dell’Accademia dei Georgofili.

Professor Maracchi, tutto normale?

“Sull’Italia abbiamo avuto prima una massa di aria artica che ha portato molto freddo, che poi è stata sostituita da una massa d’aria arrivata dall’Africa, che ha fatto innalzare la temperatura velocemente”.

Ma questi contrasti tra masse d’aria a cosa sono dovuti?

“Ai cambiamenti climatici. Il riscaldamento globale ha conseguenze su meccanismi, le faccio un esempio: un tempo la nostra estate era caratterizzata dall’alta pressione sulle Azzorre che determinava l’estate mediterranea, mentre adesso il cambiamento climatico ha messo in gioco l’anticiclone della Libia, che porta temperature di 4 o 5 gradi superiori alla media. Quindi il clima dipende dalle masse d’aria e da dove provengono, tenendo conto che sono cambiati gli spostamenti”.

C’è stato qualcosa di anomalo nella recente ondata di freddo?

“In passato i primi freddi arrivavano dall’Atlantico, quindi con aria fredda e umida, invece negli ultimi anni arrivano dall’Artico con temperature molto più basse. La novità è che in generale questo fenomeno avviene tra gennaio e marzo, stavolta è successo a dicembre”.

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Giampiero Maracchi nominato membro dell’Academie d’Agriculture de France

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Effetti della ridotta funzionalità del suolo in vigneti europei

Lo scorso 23 novembre è stato organizzato presso il CREA-AA di Cascine del Riccio, Firenze il convegno dal titolo” IL SUOLO NELLA GESTIONE DEL VIGNETO BIO: CONTRIBUTI
DALLA RICERCA”
. Il convegno è parte delle attività del progetto ReSolVe- Restoring optimal Soil functionality in degraded areas within organic Vineyards (Ripristino della funzionalità ottimale del suolo in aree degradate di vigneti biologici), finanziato per gli anni 2015-2018 dal fondo europeo FP7 ERA-net project, CORE Organic Plus. In questa sede sono stati presentati i risultati degli studi effettuati per rispondere alla domanda: “i suoli di aree degradate all’interno di un vigneto possono recuperare la loro funzionalità ottimale per la coltivazione della vite tramite tecniche di gestione del suolo biologiche?”. Sono state condotte numerose analisi per comprendere le cause della ridotta funzionalità del suolo in 9 vigneti europei rappresentativi della viticoltura biologica posti in Spagna, Francia, Italia, Slovenia e Turchia.

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Carenza di potassio, emergenza alimentare

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L’agricoltura reale per un agricoltore reale

Pubblichiamo l’intervista di Antonio Pascale a Deborah Piovan (da Il Post del 20/11/2017)

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Xylella in Puglia

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Nel futuro della Pac tanta agricoltura digitale

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Siccità, avviato un piano da 700 milioni

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Premio Europeo “Prosperitati Publicae Augendae”, 7° edizione

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NATALE 2017

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Il senso della carne

L’articolo è una sintesi della relazione svolta durante la giornata di studio “Innovazione di prodotto nella filiera della carne bovina per migliorare la qualità e la sostenibilità ambientale”, organizzata a Viterbo dalla Sezione Centro Ovest dei Georgofili il 13 novembre 2017

La prospettiva scientifica e gli sforzi dei ricercatori e di tutti gli attori del sistema agroalimentare sono oggi sempre più tesi a realizzare e garantire “innovazioni” del e nel prodotto mirate al miglioramento della qualità degli alimenti, della sostenibilità ambientale, del risparmio energetico: dal punto di vista di chi si occupa di Cultural studies suona come un’esortazione atta a realizzare strategie (tecniche e produttive) che siano in linea con gli stili di vita e di salute oggi richiesti.
E’ un cambiamento di senso impegnativo e insieme inderogabile che investe, nel caso specifico, la sfera culturale dell’iter vitale (naturale) della carne bovina lungo l’intera filiera: senso ormai da tempo non più riconducibile a simboli tradizionali dei secoli passati. Ma evidentemente un qualche recupero del passato pare urgere alle porte di consumatori e di attori del sistema come tentativo di ripristino, in forme nuove, dell’archetipo ottocentesco dell’«amato» e «pio bove» che solenne guarda «i campi liberi e fecondi», il cui mugghìo «nel seren aer si perde» e nel cui «occhio glauco» si rispecchia «ampio e quieto/ il divino del pian silenzio verde» di carducciana memoria. Una nuova sensibilità si va affermando anche per scongiurare il pericolo che si avveri la “profezia” lanciata da Emilio Salgari nel suo formidabile romanzo di fantascienza Le meraviglie del 2000 del 1907 (riedito da Transeuropa, 2011): «Mio caro signore la popolazione del globo in questi cento anni è enormemente cresciuta e non esistono più praterie per nutrire le grandi mandrie che esistevano ai vostri tempi. Tutti i terreni disponibili sono ora coltivati intensivamente per chiedere al suolo tutto quello che può dare. Se così non si fosse fatto a quest'ora la popolazione del globo sarebbe alle prese colla fame».
La sensibilità ecologica –diffusa nei paesi industrializzati, del benessere e del consumo- seppur animata da pulsioni fondamentaliste spinge verso la richiesta di una analisi integrata fra le discipline tecniche, scientifiche, economiche e quelle definite umanistico-sociali anche per meglio comprendere i comportamenti collettivi.
Infatti ciò che si definisce come prodotto contiene al suo interno una pluralità di realtà dato che il cibo – in questo caso: la carne bovina- come tutti i cibi non è solo mezzo o materia ma è oggetto e valore culturale, simbolo e mito, lavoro, responsabilità, salute; tanto più se la produzione e il consumo di carne bovina investono anche l’altra realtà che è quella della tutela dell’ambiente, della salute della “casa comune” (dall’etimo di “ecologia”: οἶκος "casa" e λόγος "discorso").

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Piante esotiche e paesaggio: quanto è "naturale" il nostro paesaggio?

Osservando certe zone della Toscana ma anche dell’Italia in generale, siamo abituati a considerare il paesaggio come “naturale”. L’ambiente che ci circonda è oggi caratterizzato da un’elevata biodiversità. Essa non deriva però dalla flora spontanea della nostra penisola, ma dal fatto che nel corso della storia l’uomo abbia introdotto moltissime piante. Queste "piante esotiche" hanno caratterizzato il nostro paesaggio a tal punto da darci l’impressione che ciò che ci circonda sia “naturale”. In realtà il paesaggio è frutto dell’azione dell’uomo, che lo ha modificato nel corso della storia per far fronte alle proprie necessità. Ripercorriamo brevemente le tappe salienti della storia dell’introduzione delle piante esotiche.
Prima dell’avvento dell’agricoltura, nel mondo vegetale si verificavano soltanto migrazioni naturali. Queste erano dovute a cambiamenti del clima o di altri fattori ambientali che spingevano le piante verso altri territori, grazie al trasporto dei semi da parte del vento, dell’acqua o degli animali. L’uomo dedicava tutto il tempo disponibile alla caccia e alla raccolta, non avendo risorse da dedicare ad altre attività.
Alla fine del Neolitico l’uomo inizia a selezionare, coltivare, trasportare e vendere le piante per soddisfare le proprie necessità alimentari o commerciali. Sarà grazie all'introduzione di piante provenienti da altri paesi che l’uomo plasmerà il paesaggio in cui viviamo. La domesticazione di piante e animali nelle prime civiltà sedentarie dà inizio a un processo di modificazione dell’ambiente naturale che è proseguito fino a oggi.
La nascita dell’agricoltura rappresenta dunque il primo grande fattore di cambiamento della distribuzione naturale della vegetazione. Si inizia così a parlare di “piante esotiche”, ovvero di piante originarie di una diversa zona geografica, che vengono introdotte dall'uomo per soddisfare i propri bisogni. E. Hyams intitolò infatti il suo volume sulla storia della domesticazione: “E l’uomo creò le sue piante e i suoi animali”, alludendo all'enorme cambiamento che l’agricoltura e l’allevamento apportarono alla flora e alla fauna autoctone.
Già in epoca romana erano state introdotte numerose piante dal Medio Oriente per scopi produttivi ma anche ornamentali, come il platano, l’oleandro e il pino domestico. Plinio, assai critico nei confronti dei costumi dei suoi contemporanei, deprecava l'ostentazione di piante esotiche nei giardini:
“Ma chi non avrebbe ragione di stupirsi che un albero sia stato importato da un paese diverso solo per la sua ombra? E’ il platano…”

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Illazioni sulla douglasia verde

L’articolo è tratto dalla relazione svolta durante la giornata di studio: PROGETTO DO.NA.TO. – Douglasiete Naturali Toscane (4 dicembre 2017)

Il fatto che la douglasia verde nella lunga area delle conifere giganti sia la specie più costante e frequente è di già un chiaro indizio di adattabilità.  Il suo ruolo è quello di una specie pioniera, molto capace di diffondersi in occasione di catastrofi anche a lunghi intervalli, perché è anche una specie molto longeva. La ricchezza genetica è senza dubbio una garanzia per la sopravvivenza della specie.  Lungo il suo areale [che in termini di latitudine va dalla latitudine della Scozia a quella della Calabria] la douglasia verde si è differenziata in più razze geografiche che hanno offerto una utile possibilità di scelta ai fini dell’introduzione in località diverse dell’Europa.

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Salse e orticoltura

Le salse da condimento sono antichissime e basta ricordare che una di queste caratterizza la cucina romana antica: il garum. Le salse sono una parte importante di ogni cucina tradizionale e al tempo stesso valorizzano molti prodotti orticoli, dal pomodoro al peperoncino e al prezzemolo, senza dimenticare il sedano e tanti altri erbaggi che devono la loro fortuna al loro uso nelle salse, come parti particolari di pesci, dalla salsa tonnata al colato di alici che si richiama al garum romano.
Le salse aggiungono sapore ai piatti e crescente è l’interesse dei consumatori di tutti i continenti per salse tradizionali e soprattutto nuove, con un mercato mondiale odierno di circa venti milioni di dollari, che si ritiene debba superare i 23 milioni nel 2020.

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“Un teorema chiamato desiderio”, lettura di Eduardo Saenz de Cabezon Irigaray

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I nostri veri “Alberi di Natale”

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Agricoltura e calamità naturali:boom di assicurazioni nel 2017

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L'agricoltura nazionale torna a concentrarsi sulla difesa del suolo

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I furti di olive in campagna

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La pizza napoletana è patrimonio dell'Unesco

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Master all’Università di Teramo su Ambiente e Aree Protette

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La Cia celebra i 40 anni all’Accademia dei Georgofili

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Burro, scusate ci eravamo sbagliati

Due volte nella polvere / due volte sull’altar canta Alessandro Manzoni nell’Ode Cinque Maggio riferendosi a Napoleone Bonaparte, e lo stesso si deve dire del burro, prima osannato, poi maledetto e che ora sta tornando in auge. Un altalenarsi tra buono e cattivo che si collega anche al variare della sua disponibilità. Una storia maledettamente complicata, quella del burro, iniziando dalla sua attuale scarsità e quindi alto prezzo dovuto a molti fattori, tra i quali emergono l’insufficiente produzione italiana di latte e la sua diminuita produzione in Europa, l’ostracismo all’olio di palma prontamente sostituito da burro, ma soprattutto alla progressiva e sempre maggiore richiesta di burro da parte dei cinesi che hanno scoperto i pregi della migliore pasticceria occidentale nella quale il burro è una base insostituibile. Se fino a qualche anno fa il burro era confinato tra i grassi maledetti e bandito dalle tavole, quasi fosse un criminale colpevole dei peggiori omicidi, ora inizia a essere riabilitato e non mancano elogi, confermando il vecchio e saggio detto che quando hai un dubbio su qualche novità, pensa a cosa e come mangiava tua nonna e, se l’hai conosciuta anche la tua bisnonna, e al tempo in cui, per indicare una persona fortunata, si diceva che era nata sul burro (non proprio così, ma il concetto era questo).
Tralasciando l’uso extranutrizionale e cosmetico del burro (come quello dell’Ultimo Tango a Parigi di Bernardo Bertolucci), storico (iniziando dagli asparagi di Giulio Cesare) o ludico (come nella canzone Eri Piccola Così di Fred Buscaglione) di questo alimento si sono dette ogni sorta di mali, senza considerare le quantità, le condizioni d’uso e che in una dieta di 2000 - 2500 Kcalorie, da 600 a 800 di calorie devono derivare da grassi, pari a circa 66 a 90 grammi di grasso. Di fronte a un consumo annuo per italiano di circa ventidue chilogrammi e mezzo di olii commestibili, dei quali dodici d’olio d’oliva, i consumi del burro sono tra i due e i due chilo-grammi e mezzo, pari a 5 – 7 grammi giornalieri che rappresentalo 36 – 50 Kcalorie, un valore molto limitato nell’apporto di grassi in una corretta dieta equilibrata. Inoltre, e come fin dal 2011 segnalato da Natale Giuseppe Frega su “Georgofili INFO” (http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=455), il burro ha attività antin-fettive e anticancerogene e contiene elementi importanti per la salute: sfin-gomieline, acido butirrico, tocoferoli, squalene, pigmenti carotenoidi, stero-li, vitamina A e soprattutto l’acido linoleico coniugato (c18:3, CLA). Quest’ultimo ha attività anticancerogena e agisce nel controllo della arteriosclerosi, diabete, obesità, svolgendo un’azione anticolesterolemica e di protezione dalle coronaropatie, con effetti positivi sulla formazione ossea e, come antinfiammatorio, in patologie come l’artrite reumatoide.

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Produzione della carne bovina e le sfide del prossimo futuro

C’è una sorta di antinomia di fondo tra il principio generale che sostiene il “benessere animale” e l’idea stessa di macellazione. Pur tuttavia è emersa la necessità di conciliare l’inconciliabile superando, almeno a livello concettuale, due necessità così evidentemente antitetiche. Da un lato il dovere di assicurare ai cittadini dell’Unione europea una alimentazione completa, dall’altro la volontà di rispettare quanti invece la rifiutano in nome di una crescente sensibilità etologica dai caratteri ancora indefiniti e fluttuanti. Inoltre, un certo tipo di macellazione, evidentemente anch’essa indispensabile a garantire la sicurezza alimentare di alcune fasce di popolazione, è organizzata su un quadro di regole religiose costruite su una base organica di norme che ne definiscono l’esecuzione, consolidandola. Una sfida principalmente culturale nella quale la Commissione europea non ha potuto fare altro che dettare le regole.
Lo scopo di questa relazione è quindi duplice: riunire ed esaminare la legislazione tecnica in materia di protezione degli animali e parallelamente, riportare gli elementi finora emersi dalla ricerca e dal dibattito avviati con il progetto europeo “Dialrel” *. Passando attraverso le fasi e i momenti più significativi dell’evoluzione legislativa, viene fornito all'uditore un quadro generale così articolato da permettere di coglierne i passaggi e le correlazioni con le altre normative e con le conoscenze scientifiche in materia. Sono inoltre analizzati compiti e responsabilità nel nuovo asse di suddivisione che demanda agli operatori del settore l’adozione delle misure di conformità e alle autorità competenti l’applicazione di appropriate tecniche di controllo ufficiale per la valutazione e per la verifica degli standard. L’applicazione delle norme di protezione si pone in un ciclo produttivo che deve svolgersi rispettando completamente il medesimo principio di tutela.

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Certificazioni, controlli, etichettatura nel mercato globale

“La Giornata di studio organizzata dall’Accademia ha consentito un efficace confronto sui temi della certificazione dei prodotti agricoli ed alimentari secondo una pluralità di prospettive e di esperienze, che hanno in larga misura confermato l’importanza della certificazione a tutela dei produttori e dei consumatori in un mercato sempre più globalizzato”, ha spiegato il professor Ferdinando Albisinni, ordinario di Diritto Agrario all’Università della Tuscia. 

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Ortofrutta, il tavolo che non c’è

Di questa incredibile, indecente latitanza non si possono accusare le rappresentanze del mondo produttivo privato e cooperativo. Che avevano messo a punto alcune priorità da portare su questo benedetto Tavolo ortofrutticolo nazionale: dal rilancio dell’export, alla necessità di maggiori controlli sull’import, dal catasto delle superfici frutticole alla trasformazione industriale per indigenti.

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I giovani e la cooperazione agricola: insieme si può!

La giornata di studio che si è tenuta recentemente nella sede dell’Accademia, in collaborazione con l’Alleanza delle Cooperative Italiane-agroalimentare-, ha affrontato la questione dei giovani in agricoltura ponendo al centro della sua soluzione il ruolo che può essere svolto dalla cooperazione.

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Le preziose risorse delle piante grasse

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Nuova piattaforma digitale per tutelare le risorse genetiche

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Che vi piaccia o no, il futuro dell’Africa risiede nelle colture OGM

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Sguardo al futuro. I 40 anni della Cia Toscana ai Georgofili

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Convegno a Roma il 12-13 dicembre su: “Agricoltura e cambiamenti climatici: sfide e opportunità”

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Spuntano ciliegie sugli alberi anche a dicembre

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Campi maledetti, lombrichi e lupi

Oggi sono maledetti o ritenuti tali i campi profughi e alcuni campi di calcio e tennis, ma al tempo delle società pastorali erano quei terreni di pascolo dove il bestiame contraeva una malattia mortale anche per l’uomo, il carbonchio ematico, così denominato per il sangue nero e le pustole nere degli ammalati e dei morti, ora noto con il termine anglofono di antrace, e cioè nero. Una malattia che nell’attuale società tecnologica di tanto in tanto torna alla ribalta come rischio di guerra batteriologica, come conseguenza del riscaldamento planetario o di un ritorno a sistemi d’allevamento pastorali.
Dalla fine del milleottocento fino a metà del millenovecento il carbonchio ematico è la malattia che occupa le pagine d’inizio nei trattati di malattie infettive, per il fatto che é la prima malattia batterica studiata scientificamente da Robert Kock, che nel 1877 ne isola l’agente causale il Bacillus antracis, e da Louis Pasteur che nel 1881 dimostra la grande efficacia di un vaccino da lui preparato. Quest’ultimo scienziato studia anche la diffu-sione e il mantenimento dell’infezione nei pascoli, mettendo in luce il ruolo delle spore del bacillo e il ruolo dei lombrichi che portano in superficie le spore presenti nei cadaveri di animali morti e sepolti a poca profondità, dando un significato concreto alla fama di campi maledetti che i pastori davano ai territori dove il bestiame si ammalava.
Inutili storie antiche? Forse no, perché chi scrive queste brevi note, in tempi vicini e tra il 1950 e il 1970, nelle Marche e nell’Emilia Romagna ha vissuto episodi di carbonchio ematico e di campi maledetti. Oggi in Siberia e con lo scioglimento del permafrost provocato dal riscaldamento del pianeta, le spore scongelate del carbonchio ematico dopo settanta anni dall’ultima epizoozia hanno provocato la ricomparsa della malattia nelle renne, dimostrando ancora una volta la loro sopravvivenza infettante per lunghissimi tempi. In modo analogo si deve temere la ricomparsa di questa malattia quando, in allevamenti biologici, si ricomincia a inviare gli animali al pascolo in quelli che erano campi maledetti, dove erano stati abbandonati e più o meno malamente seppellite carcasse di animali infetti, e dove in as-senza di concimazioni chimiche ricominciano a pullulare i lombrichi, che sono capaci di portare in superficie le spore di carbonchi ematico da strati di terra non molto profonda. Da qui la necessità, già indicata da Louis Pa-steur, di sotterrare gli animali morti profondamente, oltre un metro e mezzo.
Recentissima (agosto 2017) é la notizia di un focolaio di malattia in un allevamento al pascolo nel comune di Grottaferrata (Roma) che certa-mente pascolavano in un “campo maledetto” dal quale sono stati allontana-ti.
Il carbonchio ematico o antrace è una malattia altamente mortale non solo degli animali erbivori, ma anche dell’uomo, nel quale è molto perico-losa la forma polmonare causata dalla inalazione delle spore, come avveni-va in chi tosava le pecore ammalate e anche morte (malattia dei tosatori) e raccoglieva e lavorava gli stracci di lana (malattia dei cenciaioli), condizioni che oggi possono ritornare con importazioni di questi materiali da paesi infetti.

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Sostenibilità ambientale nella produzione di carne bovina*

* L’articolo è la sintesi della relazione svolta durante la Giornata di studio: “Innovazione di prodotto nella filiera della carne bovina per migliorare la qualità e la sostenibilità ambientale”, organizzata il 13 novembre a Viterbo dalla Sezione Centro Ovest dei Georgofili in collaborazione con Università della Tuscia, Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della Provincia di Viterbo e Ordine dei Tecnologi Alimentari - Campania e Lazio.

Negli ultimi anni è aumentata l’attenzione della opinione pubblica nei confronti dell'impatto che le pratiche agricole e zootecniche hanno nei confronti dell’ambiente e il consumatore è sempre più sensibile nei confronti della sostenibilità ambientale di queste pratiche. Numerosi studi condotti in contesti diversi testimoniano come la produzione di carne bovina contribuisce al rilascio di inquinanti nell'ambiente e al consumo di risorse naturali tale da risultare, tra i prodotti di origine animale, quella con l'impronta di carbonio e idrica più alta. Al tempo stesso l'incremento della popolazione mondiale sta aumentando la domanda di proteina di origine animale sui mercati internazionali, pertanto cresce la necessità di produrre i prodotti di origine animale in un modo più sostenibile.
L'impatto ambientale più dibattuto per la produzione di carne bovina riguarda le emissioni in atmosfera di gas ad effetto serra come il metano (CH4), il protossido di azoto (N2O) e l'anidride carbonica (CO2). Il consumo idrico e il cambiamento di uso del suolo da forestale ad agricolo (deforestazione) rappresentano impatti sulle risorse naturali imputabili alla produzione di carne bovina.  
Il crescente interesse verso le problematiche ambientali dei prodotti agro-zootecnici ha determinato lo sviluppo di metodologie analitiche come l’analisi del ciclo di vita (LCA) che consente la valutazione ambientale dell'intero ciclo di vita.
La ricerca ha consentito di individuare diverse soluzioni che possono contribuire a ridurre le emissioni sia per le attività di allevamento che per quelle agricole associate.

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Le carni suine in Sicilia: percorsi di tradizione e innovazione

Lo scorso 14 novembre 2017 a Palermo, si è svolta una giornata di studio su: “Le carni suine in Sicilia: percorsi di innovazione e tradizione”, organizzata dalla Sezione Sud-Ovest dell'Accademia dei Georgofili.

Oggi la filiera delle carni suine, dai campi alla tavola, è rappresentata con evidenze scientifiche che coinvolgono sia la produzione e la selezione degli alimenti per gli animali, sia la fase di allevamento, con spunti differenziali tra il Suino bianco e il Suino nero che sono espressione di biodiversità e tipicità di un territorio.

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Giornata di studio in memoria di Pierlorenzo Secchiari sulle recenti acquisizioni delle scienze animali

A seguito della recente scomparsa del prof Pierlorenzo Secchiari, ordinario di Zootecnica generale presso l’Università di Pisa, l’Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali (ASPA), insieme all’Accademia dei Georgofili, ha organizzato un convegno sul tema della qualità dei prodotti di origine animale, un argomento di ricerca sul quale il prof Secchiari ha dedicato buona parte della sua lunga e proficua carriera.

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Biocarburante dalle tazzine, a Londra i bus vanno a caffè

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I giovani: "Torniamo alla terra". A dicembre 8mila ettari di terreni pubblici in vendita

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Basta una pianta alla fermata del bus, la natura come terapia antistress

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Prosciutto di Parma e parmigiano trasformati in prodotti finanziari

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Mosca brinda al cambiamento climatico la Russia è tornata il granaio del mondo

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Unione Europea: yogurt ‘greco’ solo quello prodotto in Grecia

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In Calabria un convegno sulla gestione del territorio dopo gli incendi

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Libri di testo nella formazione agraria universitaria, se ne parla ai Georgofili

Giovedì 23 novembre alle ore 10, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà una tavola rotonda sul tema: I libri di testo nella formazione agraria universitaria.
C’è stato un tempo in cui i migliori professori universitari scrivevano il proprio libro sulla materia di cui erano maestri. Era una sfida con se stessi e con la capacità di sintetizzare il bagaglio di nozioni, spiegazioni, esempi e illustrazioni che l’opera richiedeva. Oggi ai professori universitari si chiede tutto, ma non di scrivere libri di testo: stranamente questo è diventato un lusso.
Non è dunque sorprendente che, negli ultimi tempi, la pubblicazione di un nuovo libro di testo per l’Università sia diventato, per quasi tutte le discipline, un evento assai poco frequente; questo nonostante la riforma degli ordinamenti didattici, con il passaggio allo schema articolato nella sequenza laurea triennale – laurea magistrale, abbia richiesto una profonda rilettura della modalità di trasmissione delle conoscenze – sia in termini quantitativi, sia in termini qualitativi – e dei relativi materiali a uso degli studenti.
Tali considerazioni si incrociano in un contesto storico caratterizzato, grazie alla pervasività delle tecnologie digitali e telematiche, da una estrema facilità di accesso alla conoscenza che rende peraltro evidente, forse ancora più che in passato, l’utilità di dispositivi che la organizzino in modo guidato, per evitare la cosiddetta “disinformazione da eccesso di informazione”.
La scrittura dei libri di testo è inoltre una formidabile opportunità di riflessione sul significato ontologico delle discipline, per ridefinirne principi, obiettivi e strumenti e uniformarne concetti, approcci e terminologie. In questo, le Società Scientifiche possono svolgere un prezioso ruolo di animazione e di coordinamento.
Intorno a questi temi dibatteranno esponenti di discipline che hanno recentemente affrontato questa sfida, rappresentanti del mondo editoriale, degli studenti e del sistema di valutazione nazionale.

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Il progetto “Kilometro verde” per rendere l’aria più pulita e il paesaggio più bello lungo l’autostrada

L’intervento riguarda una fascia di 11 km posta lungo l’A1 a Parma e dove si affacciano aziende di importanza nazionale, Il masterplan, finanziato da DAVINES spa, una delle aziende coinvolte, ha come obiettivo la valorizzazione paesaggistico-ambientale di questo tratto dell'autostrada A1che presenta delle criticità paesaggistiche ed ecologiche evidenti. Oltre al contributo in termini di mitigazione dell'inquinamento, aumento della biodiversità e maggiore resilienza della cintura periurbana di Parma, l'obiettivo del masterplan del Kilometro Verde è tracciare un segno paesaggistico forte, capace di dare una nuova identità a un paesaggio altamente frammentato. Il masterplan del Kilometro Verde affronta infatti alcune tematiche fondamentali: la beautification e la mitigazione dell'autostrada A1, attraverso la creazione di una fascia verde con alberi, arbusti e prati capace di limitare l'impatto dei gas di scarico prodotto dall'autostrada e allo stesso tempo in grado di creare un landmark territoriale ben riconoscibile. Il ruolo del KM verde sarebbe anche rilevante in termini di corridoio ecologico in quanto permetterebbe la ricucitura degli ecosistemi locali collegandoli tra loro e con il reticolo ecologico ed idrografico esistente. Inoltre, vista la presenza di numerose e importanti aziende italiane nella zona, il masterplan propone poi la valorizzazione delle sedi aziendali con la progettazione di un grande business park. Dal punto di vista scientifico, il progetto comprende infine la programmazione di una campagna di monitoraggio e validazione per misurare in sito, ex post, i reali effetti benefici del verde sui vari fattori citati, a cominciare dalla rimozione degli inquinanti.
L’auspicio è che questo progetto costituisca il primo esempio per interventi analoghi e che possa anche fare da monito per la progettazione integrata delle infrastrutture per evitare di intervenire successivamente con maggiore difficoltà ed impegno di risorse.

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Il tabacco in tavola

Il tabacco, estromesso come fumo dalle sale dei ristoranti, sta rientrando sulle tavole per aromatizzare nuovi piatti, recuperando anche passate tradizioni.

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L’acquacoltura in Sicilia

Sintesi del convegno organizzato dalla sezione di Sud-Ovest dei Georgofili con il supporto del Dipartimento della Pesca Mediterranea della Regione Siciliana, che si è svolto a Palermo il 9 novembre 2017 ed ha visto la partecipazione di relatori del mondo Istituzionale e Accademico. L’incontro ha affrontato in maniera integrata i temi della sostenibilità delle produzioni dal punto di vista gestionale, biologico, ecologico ed economico, della qualità della filiera e dell’innovazione tecnologica come strategia per lo sviluppo del settore.

A livello mondiale, l’acquacoltura fornisce quasi la metà dei pesci, dei crostacei e molluschi destinati al consumo umano (46%) e previsioni della FAO indicano che questa attività consentirà di colmare il crescente divario tra l’offerta del settore pesca e la domanda mondiale di pesce, assicurando più del 50% del fabbisogno mondiale.

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Dal grano duro all'olivo: attività di ricerca nel tacco d'Italia

Il 9 novembre 2017 si è tenuta presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa, una lettura del prof Luigi De Bellis dal titolo "Dal grano duro all'olivo: attività di ricerca nel tacco d'Italia". L’accademico, attualmente Direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali dell’Università del Salento, Lecce, è stato introdotto dall’attuale Direttore del DiSAAA-a, prof. Alberto Pardossi, nonché compagno di corso ed amico del prof. De Bellis. E’ seguito un saluto da parte dell’attuale Presidente della sezione Centro-Ovest dell’Accademia dei Georgofili, Amedeo Alpi.

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Una patata arricchita di vitamina A ed E

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Dal riciclo degli scarti, innovativi bio rivestimenti edibili per conservare meglio la frutta

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Il grasso che fa bene al cuore: lo studio di Harvard sulle proprieta' delle noci

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FORUM RICICLO 2017 al Centro Pecci di Prato il 24 novembre

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Una riforma della PAC a fine novembre?

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Sviluppo e Barriere al commercio internazionale del vino: EU – Cina – Russia, incontro ai Georgofili il 1 dicembre

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Certificazione e controlli nel mercato globale, giornata di studio all'Accademia dei Georgofili il 28 novembre

Martedì 28 novembre 2017, dalle ore 9.30 alle 17.30, si svolgerà all'Accademia dei Georgofili una giornata di studio su: "Certificazione e controlli nel mercato globale: costo od opportunità per le imprese agricole e alimentari?", organizzata dall’Accademia in collaborazione con l’Associazione Italiana di Diritto Alimentare (AIDA).
La giornata di studio è valida per i CREDITI FORMATIVI dell'Ordine degli Avvocati di Firenze e del CONAF.

Il mercato dei prodotti agroalimentari è sempre più un mercato globale e transnazionale, nel quale operano – accanto alle tradizionali fonti ed istituzioni di matrice statale o comunque pubblica – fonti private, autorità regolatrici, norme tecniche, regole applicative, standard di origine privatistica, ma di assai incerta collocazione nella dicotomia pubblico-privato, cogente-volontario, che ha guidato a lungo gli ordinamenti nazionali, con una geometria limpida e rassicurante, ma ormai perduta. Ai controlli ufficiali, affidati a soggetti pubblici ed articolati secondo i modelli propri del procedimento amministrativo, si sono affiancati in misura crescente certificazioni affidate a soggetti privati operanti secondo logiche di mercato e di concorrenza. In particolare, per quanto attiene alle certificazioni di qualità, siano esse quelle normativamente definite (DOP, IGP, e STG per prodotti alimentari, DOP e IGP per vini e prodotti alcolici, prodotti biologici, prodotti da agricoltura integrata, altri prodotti di qualità come identificati dal Regolamento UE n. 1151/2012) o quelle volontarie, il modello uniformemente adottato in Europa è quello della certificazione a titolo oneroso ad opera di organismi previamente iscritti in Registri nazionali, soggetti al controllo di un’Autorità pubblica. A far tempo dal Regolamento CE n. 765 del 2008, l’accreditamento degli organismi di certificazione in ciascuno degli Stati membri è affidato ad un “unico organismo autorizzato da tale Stato a svolgere attività di accreditamento” (per l’Italia: Accredia), e la vigilanza sulla loro attività è affidata all’ICRF del Mipaaf. Ne risulta un sistema complesso, che comporta per le imprese agricole ed alimentari rilevanti oneri organizzativi oltre che economici, ma che nel medesimo tempo consente ai produttori, anche di piccole dimensioni, di presentarsi sui mercati, domestico e globale, offrendo ai consumatori la garanzia di prodotti conformi agli standard di qualità dichiarati.

La Giornata di studio si propone come occasione di confronto su questi temi secondo una pluralità di prospettive e di esperienze, ed intende esaminare criticità e punti di forza del sistema di certificazione dei prodotti agroalimentari quale concretamente realizzato nel nostro Paese, così da poter formulare proposte condivise per le sfide che la globalizzazione dei mercati pone ai produttori.

PROGRAMMA (PDF)

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Gastronomia del pomodorino

Due sono i vegetali che si fregiano della qualifica “da tavola” o “da mensa”: l’uva e il pomodoro, una attribuzione che hanno conquistato con la loro qualità gastronomica e la grande diversificazione di forme, colori e soprattutto gusti che sono richiesti e valorizzati da una cucina sempre più attenta agli alimenti d’origine vegetale e da una dalla gastronomia che valorizza i caratteri degli alimenti.
Nel passato la cucina borghese ottocentesca dei sughi e delle salse copriva i sapori originari creandone di nuovi ma, a partire dalla Nouvelle Cuisine, questo è uno dei suoi pregi, nell’odierna gastronomia gli alimenti devono avere e mantenere i loro sapori e in particolare un pomodoro deve sapere di pomodoro. Questo cambiamento gastronomico ha portato alla ricerca sempre più raffinata di nuovi colori, forme e soprattutto sapori e per quanto riguarda il pomodoro, da diverso tempo è avvenuta la differenziazione tra il pomodoro da industria per la preparazione di conserve, passate e salse, e il pomodoro da tavola o da mensa.
Tra i pomodori da tavola, accanto a quelli tradizionalmente usati in insalata e tra questi il classico cuore di bue, recentemente hanno avuto su-cesso e si sono diffusi piccoli pomodori tra i quali il ciliegino, il datterino e il mini-plum, con un’esplosione senza fine di varietà che si differenziano per forma, colore, aroma e sapore, assumendo denominazioni le più diverse, a volte fantasiose e spesso divertenti. Molte sono le proposte dei pomodorini allungati con frutti eleganti, di un bel colore verde brillante o rosa, con una costolatura regolare ed elegante o con le bacche a grappolo. Queste nuove ed interessanti tipologie, e tante altre ne compaiono e ne sorgono ogni stagione, per la loro piccola dimensione si adattano al consumo snack, anche fuori pasto e in ogni momento della giornata.
Odiernamente il pomodoro da mensa nelle due grandi categorie da insalata e da snack non è più una commodity, ma è divenuto un considerevole settore del Made in Italy dell'agroalimentare vivendo un'importante evoluzione, favorita in particolare dal nuovo e particolare posizionamento nella alimentazione dei pomodorini da mensa.

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Quali orizzonti per la futura nutrizione mondiale?

Nell’ultimo mezzo secolo la popolazione umana è più che raddoppiata, superando, già a fine 2011, sette miliardi. Tuttavia, anche la produzione alimentare mondiale, nello stesso periodo, è più che raddoppiata con un dimezzamento del costo dei cibi, di cui, ovviamente, ha beneficiato buona parte dell’umanità, tranne il miliardo di persone che ancora oggi soffrono la fame. Ciò principalmente a causa della loro povertà, che non permette loro l’acquisto di cibo, anche se disponibile.

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Lettera aperta a La Nazione

A pagina 12 de "La Nazione" di domenica 12 novembre si parla della storia del motore a scoppio di origine fiorentina. Fa a tutti piacere ricordare le benemerenze della nostra città; dispiace invece che non venga, nel caso specifico del motore a scoppio, ricordato il ruolo svolto dall’Accademia dei Georgofili e più volte pubblicamente ricordato. In proposito vi è ormai una letteratura che non può essere trascurata ed esistono documenti che non possono essere messi in discussione. E’ opportuno infatti ricordare che l’intervento dei Georgofili ha di fatto evitato che la priorità dell’invenzione venisse attribuita al brevetto inglese, essendo invece documentata formalmente dai documenti conservati in Accademia la precedenza degli italiani Barsanti e Matteucci, quando ancora non esisteva in Toscana una normativa che ne tutelasse i loro diritti.

A pagina 12 de "La Nazione"  di domenica 12 novembre si parla della storia del motore a scoppio di origine fiorentina. Fa a tutti piacere ricordare le benemerenze della nostra città; dispiace invece che non venga, nel caso specifico del motore a scoppio, ricordato il ruolo svolto dall’Accademia dei Georgofili e più volte pubblicamente ricordato.

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Giornata di studio dedicata a Paolo Alghisi

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Chi è Bruno Mezzetti, che migliora le piante che mangiamo

Pubblichiamo l’intervista di Antonio Pascale a Bruno Mezzetti, uscita su “Il Post” lo scorso 7 novembre 2017

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Glifosate, finalmente un po’ di chiarezza: il documento della SIRFI (Società Italiana per la Ricerca sulla Flora Infestante)

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Successo dell’incontro all’Accademia dei Georgofili su territorio e prodotti del Valdarno Inferiore

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Giornata Nazionale degli Alberi, a Firenze convegno sul patrimonio arboreo delle città

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Il Castagno

Il testo è un resoconto della riunione organizzata dall’ Accademia dei Georgofili sezione Sud –Est il 12 ottobre 2017

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Accademia dei Georgofili e CAI, al via percorso per iniziative congiunte

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Cibo e Cultura: l'alimentazione umana tra fabbisogni nutrizionali, tradizione, qualità del cibo e sostenibilità ambientale

E’ ben noto che «il diritto al cibo» resta una semplice affermazione ideologica se non la si correla al dovere di produrlo! Nei prossimi trent’anni per tenere il passo con la domanda di alimenti bisognerebbe produrre il 70-100% in più di cibo! Non vi è attività umana che non abbia impatto sull’ambiente. Si tratta di un sistema complesso caratterizzato tra l’altro dai consumi di energia, dalle emissioni in atmosfera di gas serra, dalle variazioni climatiche, dalla utilizzazione di suolo, acqua, nutrienti … e via dicendo.
Se un battito d’ali di una farfalla in Brasile, a seguito di una catena di eventi, può provocare un tornado nel Texas chissà cosa può provocare anche il più piccolo e insignificante dei nostri gesti. E’ il cosiddetto “effetto farfalla” che Edward Lorenz, pioniere della teoria del caos, definì durante una sua conferenza tenuta nel 1979. In altri termini piccole variazioni nelle condizioni iniziali di un sistema possono produrre grandi variazioni nel comportamento a lungo termine.
Al 2050 la popolazione globale è proiettata verso i 9 miliardi e più di persone. Da qui nascono due inderogabili interrogativi riguardanti, il primo la capacità del pianeta di sostenere questa tendenza, il secondo la disponibilità di risorse per tutti. Consci del fatto che negli anni ’60 eravamo circa 3,5 miliardi, che all’inizio del nuovo secolo siamo passati da 6 a 6,7 miliardi nel 2015, la FAO chiede di aumentare le produzioni primarie diminuendo l’impatto sull’ambiente.
Si tratta di agire per tempo in un ambito caratterizzato da molteplici problematiche, in particolare una progressiva diminuzione delle risorse primarie (acqua, suolo, prodotti petroliferi…) ed energetiche in uso, tenuto conto che i terreni agricoli sono il 10% delle terre emerse. Tutto questo a fronte poi del rincaro dei prezzi dei fattori produttivi (specificamente la logistica), di una diminuzione dei prezzi di vendita dei prodotti agricoli e zootecnici e infine di un continuo ed inarrestabile mutamento del clima.
L’impatto ambientale ha raggiunto proporzioni tali da definire come “antropocene” l’attuale era geologica in cui l’uomo e le sue attività sono ritenute le principali cause delle variazioni ambientali e climatiche (Paul Jozef Crutzen, premio Nobel, 1995).

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Mezze verità non sono sicurezza alimentare

Già negli anni novanta del secolo scorso gli Stati Uniti hanno un si-stema di monitoraggio della sicurezza degli alimenti importati. Il sistema è costruito su un campionamento che tiene conto della quantità della categoria dei cibi e su analisi di laboratorio per la ricerca di contaminanti, tossici, farmaci e quanto non permesso dalle leggi statunitensi. Ogni anno, in una prima fase, con un migliaio di campioni opportunamente scelti e un totale di circa centomila analisi gli US riescono a individuare aree a rischio sulle quali, in una seconda fase, approfondiscono analisi, ricerche e indagini per ottenere i dati necessari per intervenire e assicurare elevati livelli di sicurez-za alimentare alla popolazione americana. In Europa, solo dopo l’incidente della Mucca Pazza e a seguito del Regolamento CE 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, è istituito un Sistema di Allerta Rapido (RASFF) analogo a quello americano. I due sistemi non sono però uguali soprattutto in due punti. Il primo riguarda i cosiddetti “oggetti del contendere” che dividono USA e Europa cioè gli ormoni, i farmaci e quant’altro che sono ammessi o vietati da una parte e non dall’altra. Il secondo punto è che diversi sono gli stili alimentari e quindi la quantità che le singole categorie di alimenti hanno nei due paesi. Anche dalla diversità dei due sistemi sor-gono divergenze e difficoltà nel commercio tra US e UE.
Il sistema di allerta europeo di comunicazione rapida RASFF (Rapid Alert System for Food and Feed) prevede il ritiro di prodotti pericolosi per la salute umana o animale. Le notifiche sono comunicate e condivise tra gli Stati membri in tempo reale. Nel caso di rischio grave ed immediato (esempio tossina botulinica), in Italia funziona l’immediato sequestro dei prodot-ti da parte del Comando Carabinieri della Sanità e degli Assessorati Regionali e la procedura di emergenza può essere integrata con comunicati stampa per informare i cittadini sul rischio legato al consumo di un determinato prodotto e sulle modalità di riconsegna dell’alimento. Presso l’EFSA e il Ministero della Salute esistono siti web che consentono di conoscere le notifiche settimanali divise in new alert notification per i prodotti a rischio che sono sul mercato europeo e le new information notification per i prodotti non presenti sul mercato europeo o già sottoposti a misure di controllo dal paese interessato e da questi siti chiunque può ricavare notizie e farne buono o cattivo uso, trasformandole anche in fake news, notizie distorte e più o meno ingannevoli.
Non è raro che le informazioni fornite dal sistema RASFF siano divulgate solo parzialmente, senza una corretta interpretazione che deve considerare anche la quantità dell’alimento. Ben diversi sono i rischi per una micotossina trovata in una partita di pepe, usato in minime quantità e solo da poche persone, o per la stessa micotossina presente nel frumento che trasformato in pane o pasta è mangiato in grande quantità da moltissime persone.

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La filiera delle carni di selvaggina

In genere nel nostro Paese l’interesse per la sicurezza delle carni di selvaggina si è cominciato a manifestare successivamente all’adozione del cosiddetto “pacchetto igiene” europeo, una serie di Regolamenti europei che nel 2004 hanno definito in modo organico gli adempimenti pubblici e privati a prevenzione e tutela della salute dei consumatori di alimenti di origine animale, compresi quelli di specie selvatiche. In realtà il “pacchetto igiene” dava compimento ad un percorso comunitario iniziato oltre vent’anni prima da direttive europee che però alcuni Stati membri hanno recepito con scarsa o nulla considerazione per la parte relativa alla caccia e alla pesca.

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Affidato ai Georgofili il Crocifisso dell’Aula Magna dell’Ateneo fiorentino

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Usare i batteri per un’agricoltura migliore

Ripubblichiamo l’intervista di Antonio Pascale a ROBERTO DEFEZ, da “Il Post” del 30 ottobre 2017

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Il contributo della ricerca per il settore agrumicolo

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In Francia è finito il burro ed è un problema serio. C’entra la Cina…

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Dagli oli essenziali realizzato un erbicida naturale

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Bando per giovani ricercatori per la partecipazione al 16th Euro Fed Lipid Congress a Belfast (UK)

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AgroInnovation Award: iscrizioni aperte fino al 31 dicembre 2017

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Master Universitario di II livello in "Governance dei servizi ecosistemici e dei Pes per lo sviluppo economico delle aree interne"

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Giovani e cooperazione agricola, se ne parla ai Georgofili il 9 novembre

Il ricambio generazionale in agricoltura è un obiettivo strategico della politica agricola che, a partire dalle Direttive socio-strutturali del 1972, è stato costantemente incentivato in tutte le riforme della PAC che si sono succedute fino ad oggi. Lo sarà ancor più in futuro in quanto presupposto della competitività dell’agricoltura legata a percorsi di innovazione a tutto campo che le giovani generazioni di agricoltori sono in grado di meglio assimilare. La scelta del modello cooperativo per affrontare problemi occupazionali e reddituali dei giovani che decidono di restare in agricoltura o di intraprendere una propria attività in tale settore appare oggi portatrice di molteplici opportunità. Il modello cooperativo infatti può essere utilizzato in attività di diversa natura: dalla conduzione dei terreni, alla prestazione di servizi e alla trasformazione dei prodotti. Esso favorisce l’affermarsi di nuova imprenditorialità con uno spirito di socializzazione favorito dai nuovi mezzi di comunicazione diffusi anche nelle campagne.

Con la giornata di studio su “Giovani e cooperazione agricola, insieme si può!” che si svolgerà nella sede accademica il 9 novembre 2017, dalle ore 9 alle 13,  l’Accademia dei Georgofili e l’Alleanza delle Cooperative Italiane – Agroalimentare intendono promuovere un momento di discussione sul tema della cooperazione, illustrando sia gli strumenti normativi oggi disponibili per favorire l’ingresso dei giovani nel settore agricolo, sia presentare alcune esperienze cooperative significative presenti in Italia.

Sarà presente Luca Sani, presidente Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati.

PROGRAMMA (pdf)


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Promuovere e tutelare i prodotti tipici toscani: ai Georgofili nuovo incontro sul Valdarno Inferiore

Continua con successo il ciclo di incontri “I territori della Toscana e i loro Prodotti”, organizzato da Accademia dei Georgofili e Anci Toscana, con il patrocinio di Unicoop Firenze, nella sede dell’Accademia agli Uffizi. Il prossimo appuntamento è previsto nella mattinata di mercoledì 8 novembre e sarà dedicato al Valdarno Inferiore, ovvero ai territori della valle del fiume che vanno da Firenze alla foce.
Obiettivo degli incontri: coinvolgere le aziende locali, tutelare le piccole produzioni, individuare i punti di forza dal punto di vista nutrizionale e gastronomico, rinnovare il marketing puntando sulla qualità e l’unicità, inserirsi fra i prodotti di nicchia della grande distribuzione.
Ad aprire i lavori alle 9.45 sarà Giampiero Maracchi, presidente dell’Accademia dei Georgofili e Vittorio Gabbanini, referente di settore Anci Toscana e sindaco di San Miniato. Interverranno poi Giulia Deidda, sindaco di Santa Croce sull’Arno; Giulio Nardinelli assessore di Castelfranco di Sotto; Samuele Fiorentini assessore di Montopoli.
Le relazioni saranno di Delio Fiordispina, presidente della Fondazione San Miniato Promozione; Giovanni Belletti dell’Università di Firenze; Manuela Giovannetti del Centro Nutrafood Università di Pisa; Francesco Cipriani della Azienda USL Toscana Centro; Fabio Voller dell’Agenzia Regionale di Sanità; Franco Cioni di Unicoop.
A seguire gli interventi programmati: Guido Franchi, vicepresidente dell’Associazione Tartufai delle colline sanminiatesi; Leonardo Beconcini, presidente dell’Associazione Vignaioli di San Miniato; Andrea Falaschi dell’omonima Macelleria Norcineria di San Miniato; Maurizio Castaldi della Macelleria Lo Scalco; Paolo Gazzarrini del  Cantuccio di Federigo; Claudio Savini di Savitar; Angelo Scaduto presidente della Pro Loco di Santa Croce sull’Arno; Luca Collecchi enologo della Fattoria Varramista di Montopoli; Antonio Morelli del Pastificio Morelli San Romano di Montopoli;
L’incontro si chiuderà con la presentazione e la degustazione dei prodotti tipici del Valdarno Inferiore (tartufo bianco di San Miniato, fegatelli, rigatino finocchiato, salame al vino, spuma di gota di maiale, mallegato ecc.), a cura di Lucia Alessi Condotta di Slow Food.

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L’agricoltura produce ancora un bel paesaggio

E’ la cura, l’azione umana, che crea l’ordine dei campi, la trama, la diversità o l’omogeneità paesaggistica a conferire bellezza ed a farci apprezzare, ancora oggi, come in passato, la meraviglia della natura. Perché è questa natura addomesticata che noi apprezziamo, da cui traiamo pace e godimento.

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L’Agricoltura 4.0 tra leggenda e realtà: il progetto AGRIDIGIT

Sotto il nome di Agricoltura 4.0 si può identificare quel complesso di ausili tecnologici e formativi che inducono una conoscenza ed una intelligenza aumentata, di cui devono poter disporre tutti, in qualsiasi luogo e per qualsiasi segmento produttivo.

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Le prossime generazioni disporranno di cibo sufficiente?

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L’ abbattitore cambia la cucina

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Il bosco, una risorsa cha va valorizzata

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La Germania vieta l’uso di concentrati vegetali nei prodotti a base di carne

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Agricoltura indietro su tech, 'il cibo è la nuova religione'

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Castagne: il valore nutraceutico del riccio

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Sei società prossime alla fusione: potrebbe nascere il più grande oligopolio agricolo della storia

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“Vino naturale” e “vino logico”: due mondi e due modi di intendere l’enologia

L’enologo Roberto Potentini, svolgerà una lettura sul tema “vino naturale”e “vino logico” presso l’Accademia dei Georgofili, giovedì 26 ottobre alle ore 16.30

L’enologia del terzo millennio si caratterizza per la ricerca dell’armonia con la Natura. Oltre ai vini Biologici e Biodinamici che si realizzano all’interno di percorsi ufficiali di certificazione, oltre all’agricoltura di precisione impegnata nella ricerca della “sostenibilità” ambientale, stanno avendo sempre maggiore interesse i cosiddetti vini “Naturali”, sorti come movimento spontaneo ancora non legalmente riconosciuto e che rappresentano una piccola ma significativa parte della produzione vitivinicola nazionale ed europea.
Il successo del vino naturale è legato alle esigenze di quella parte di produttori e consumatori che, legittimamente, seguono un’idea di “naturalità” che fa leva più sull’emotività che sulla razionalità e sulla conoscenza scientifica. Spesso queste attività produttive si sviluppano, intenzionalmente, senza le necessarie cognizioni scientifiche e tecniche, nella convinzione che è la natura a trasformare l’uva in vino.  La forte esposizione mediatica di questi vini naturali ne ha amplificato l’effettiva dimensione sul mercato e ha approfondito la frattura con il vino convenzionale. Bisogna uscire dalla logica distruttiva del conflitto, confrontare serenamente “Vino Naturale” e“Vino Logico” per capire quale potrebbe essere la giusta informazione per il consumatore e creare sinergia nel mercato del vino.


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Le piante da profumo nella tradizione italiana

La storia dei profumi risale all’antichità, legata a riti religiosi e alle usanze cosmetiche.
Dopo la parentesi medioevale, in cui furono messi al bando i piaceri della vita, l’uso dei profumi importati dal mondo arabo ebbe grande diffusione in Italia a partire dal Rinascimento. Il profumo diventa un segno di distinzione dei nobili e dei ricchi, un marchio odoroso che allontana dagli effluvi popolari e dalla dilagante sporcizia. Nelle classi agiate, il profumo assume un ruolo fondamentale nell’igiene personale, come unica possibilità di pulizia, essendo stato progressivamente eliminato l’uso dell’acqua. Motivi di carattere religioso, che consideravano le terme luoghi peccaminosi più che utili alla cura personale, ma anche la convinzione medica che l’acqua ed i bagni caldi fossero vettori di malattie attraverso i pori della pelle, avevano indotto ad una specie di pulizia “a secco”. Pertanto, creme, pomate, unguenti, polveri, profumi avevano il compito di celare i cattivi odori. 
Nella Firenze rinascimentale si affermò la corporazione degli speziali, a cui appartenevano anche i profumieri che sollecitati dalle richieste di donne famose, Isabella d’Este, Caterina dei Medici, Lucrezia Borgia, di e Firenze fu per lungo tempo il centro della creazione europea. Verso la fine del XVII secolo, la creazione dell’acqua di Colonia segnò il declino della profumeria italiana e l’inizio di quella moderna.
Per la nota dolce e soave e la delicatezza della fragranza, la rosa costituisce la più larga base impiegata in profumeria. L’industria delle essenze utilizza la rosa muschiata, la rosa rifiorente “Ulrich Brunur”, nel passato coltivata in riviera, come la “Rosa d’Italia, la rosa centifoglia e la rosa damascena. Un ettaro di piantagione produce circa 4-5 t di petali, da cui si estrae un kg di essenza. Il profumo dell’assoluta di “Rosa di Maggio”, è presente nel profumo più costoso del mondo “Joy” creato dallo stilista Jan Paton nel 1930. 
L’essenza di agrumi hanno un ruolo importante per la nota olfattiva di freschezza e di armonia, che il creatore di profumi di classe utilizza nelle sue composizioni. Le essenze agrumarie hanno avuto grande successo nel passato nella preparazione di acque aromatiche, fra cui la famosa “acqua ninfa” e l’universale acqua di colonia, attribuito all’italiano Giovanni Maria Farina, stabilitosi a Colonia per commerciare profumi nei primi anni del 1700.
L’acqua di colonia passò nel 1862 in proprietà della casa Roger e Gallet, conosciuta come “Eau de Cologne” divenendo un’acqua di toilette incomparabile, per le proprietà toniche e rinfrescanti. 

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Food defense e comunicazione del rischio alimentare

Food Defense o Tutela dell’Alimento parte da un piano diffuso dallo FSIS (Food Safety and Inspection Service degli USA) per prevenire, proteggere, mitigare, rispondere e contrastare una contaminazione intenzionale degli alimenti compiuti come atti terroristici allo scopo di provocare panico, shock e danni economici, iniettando veleni in prodotti alimentari già pronti per il consumo. Un pericolo che è associato anche al terrorismo.

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Clima e Mezzogiorno: una proposta operativa

Sempre più spesso i mass media riportano notizie riguardo probabili cambiamenti del clima, sia a livello globale che locale, probabilmente causati da una serie di inconvenienti creati dallo sviluppo della civiltà tecnologica attuale: effetto serra, legato all’incremento della CO2 ed altri gas che inducono la desertificazione, la continua riduzione dei grandi polmoni del mondo (le foreste tropicali), il riscaldamento e l' inquinamento dei mari ecc.

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Possibili risparmi idrici a livello aziendale

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La cocciniglia più diffusa negli oliveti siciliani e calabri

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Cibo è potere, l’ultimo libro di Giovanni Ballarini con la prefazione di Franco Cardini

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Il IV Convegno Nazionale dell’Olivo e dell’Olio

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Obbligo di etichettare l’origine dei pomodori loro conserve, sughi e derivati

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Brevi notizie sulla Xylella fastidiosa

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Workshop su Precision Forestry: prospettive e applicazioni a supporto dell’attuazione della strategia forestale nazionale e delle politiche di sviluppo rurale

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Gestire il bosco: una responsabilità sociale. Le foreste incontrano i rappresentanti della politica nazionale.

Per portare all’attenzione della politica la necessità di una corretta ed efficace gestione del patrimonio forestale nazionale, mercoledì 25 ottobre, alle ore 15.00, nella Sala Capranichetta dell’ Hotel Nazionale in Piazza Montecitorio a Roma, si terrà un incontro promosso dall’Accademia dei Georgofili insieme a numerosi soggetti del mondo accademico-scientifico, produttivo-imprenditoriale e sociale-ambientale.
L’iniziativa, è rivolta principalmente ai rappresentanti della politica nazionale e regionale (parlamentari sia della Camera che del Senato della Repubblica che Assessori all’Agricoltura, Foreste e Ambiente delle Regioni e Province Autonome), alla stampa e mass media in generale.
Vuole sensibilizzare i rappresentanti politici sull’importanza del bosco e delle sue funzioni.
Tutelare, valorizzare e quindi, gestire attivamente il patrimonio forestale nazionale è una necessaria e urgente responsabilità che il Paese deve assumersi. Una responsabilità sociale, economica, ambientale e quindi politica non più rinviabile, resa anche evidente con gli eventi estremi dell’estate 2017.
Il patrimonio forestale nazionale e le  sue filiere produttive, ambientali e socioculturali assumono un ruolo sempre più strategico e trasversale per il futuro del  nostro Paese. Una corretta gestione delle foreste può rispondere efficacemente alle attuali necessità di governo del territorio, assetto idrogeologico, prevenzione antincendio e alle moderne esigenze economiche, produttive e occupazionali delle aree di montagna e interne del Paese, nonché ai precisi obblighi internazionali ed europei assunti dal Governo italiano in materia di ambiente e paesaggio, bioeconomia e green economy, in particolare di lotta al cambiamento climatico.
Eppure si assiste a una sempre più diffusa mancanza di conoscenze e informazioni sulla materia che, oltre ad accrescere la perdita di una “cultura del bosco”, genera conflitti pretestuosi tra i diversi interessi di gestione e delle foreste .

PROGRAMMA (PDF)

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Il caso del fipronil nelle uova e Dermanyssus gallinae

Durante l’agosto scorso sui principali media europei ed italiani è stato trattato con molta enfasi il caso del “fipronil” rinvenuto nelle uova. La maggior parte degli articoli sulla stampa riportavano che il principio attivo, “era stato utilizzato impropriamente durante la disinfestazione degli allevamenti”. Escludendo in primis che la “contaminazione” potesse essere imputabile all’alimento per le galline, in quanto tracce del principio attivo erano state rinvenute sugli stabulari e all’interno degli allevamenti. Quale potrebbe essere allora la vera ragione della presenza di residui nelle uova?  Cerchiamo di chiarine alcuni punti salienti: il bersaglio del “fipronil” è un acaro, comunemente noto come “pidocchio rosso dei polli”.
Si tratta di una vecchia conoscenza degli allevatori in quanto esso è ritenuto un vero e proprio flagello per i produttori di uova di tutto il Mondo. Questo acaro può essere rinvenuto –assieme ad altri insetti (i veri pidocchi pollini) e altri acari- nei nidi di molti uccelli selvatici, non creando mai problemi eccessivi ai suoi ospiti. Quando però D. gallinae infesta gli allevamenti intensivi trova sua disposizione - anche per periodi prolungati di 12-24 mesi -  un ospite del tutto indifeso, che gli consente una alimentazione “ad libitum” permettendogli di moltiplicarsi senza limitazione alcuna. L’acaro è ematofago e per compiere il proprio ciclo ha necessità di compiere il pasto di sangue. Alcuni stadi giovanili, ma soprattutto le femmine si “ingorgano”con il sangue delle galline per far maturare le proprie uova.
In alcuni casi si è stimata la presenza di 50.000 sino a 250.000 acari per pollo! Le ovaiole sottoposte alle ripetute punture manifestano stress, anemia, sino a casi estremi la morte. Con ricadute economiche sulla produzione di uova importantissime. Inoltre, D. gallinae è responsabile della trasmissione di diverse patologie aviarie e nell’uomo sono stati documentati casi di fenomeni allergici –anche gravi- dovuti a ripetute punture dell’acaro. Gli allevatori ne parlano malvolentieri in quanto i loro prodotti vengono deprezzati sul mercato non appena siano presenti i segni lasciati sul guscio dell’uovo dallo schiacciamento di esemplari presenti sui nastri trasportatori o dalle loro feci.

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Allagamento controllato di suoli differentemente coltivati

La tematica delle alluvioni è attualmente una delle problematiche ambientali maggiormente trattate a livello mondiale a causa del sempre maggior peso economico che questi eventi disastrosi hanno sull’ambiente nel suo complesso e sulla società. Basti pensare che tra il 1998 e il 2002, in Europa si sono verificate più di 100 grandi alluvioni, tra le quali si ricorda per importanza catastrofica l’alluvione del Danubio nel 2002 e nel 2005 (Danube Watch 2005/4).

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I droni per l’agricoltura di precisione

L’agricoltura di precisione, contrariamente a quanto spesso divulgato dalla stampa specializzata e non, non è solamente indirizzata all’automazione del controllo operativo ma punta a migliorare la qualità gestionale attraverso una razionale integrazione tra tecnologie informatiche e pratiche agronomiche.

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Conservazione e qualità degli alimenti

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L’acqua va raccolta e conservata come un tempo

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Per rilanciare il settore pesche/nettarine

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Secondo incontro del ciclo sui territori toscani: Garfagnana e media Valle del Serchio

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Master di secondo livello in Diritto Alimentare

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Così il miglio resiste alla desertificazione

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Protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Università di Padova

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Le prossime attività all’Accademia Georgofili

Giovedì 12 ottobre alle ore 16 nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si terrà la presentazione del volume “L’aglione della Val di Chiana” di Graziano Tremori e Gianfranco Santiccioli.
Nell’occasione, il prof. Piero Luigi Pisani Barbacciani svolgerà una relazione su: “Alla riscoperta di un antico prodotto, l’aglione della Val di Chiana”; la dott.ssa Virginia Lucherini parlerà delle “Proprietà nutrizionali dell’aglione”.

Giovedì 19 ottobre alle ore 9 si terrà il convegno: “La gestione della fauna selvatica ungulata tra insostenibilità dei danni in agricoltura, tutele e opportunità”, sul tema della ricerca di condizioni di compatibilità fra le esigenze di conservazione e valorizzazione delle risorse naturali, e della fauna selvatica in particolare, e quelle della tutela delle attività produttive del settore primario e della salvaguardia degli ecosistemi agricoli e forestali.
Programma (PDF)

Infine, venerdì 20 ottobre alle ore 9.30, nella sede accademica, si svolgerà il secondo incontro di un ciclo sui territori e i prodotti della Toscana, organizzato dai Georgofili in collaborazione con Anci Toscana, con il patrocino di Unicoop Firenze. Dopo la prima puntata svolta lo scorso giugno sulla Lunigiana, in questa seconda iniziativa si tratterà dei prodotti tipici della Garfagnana e della Mediavalle del Serchio: la loro valorizzazione, le proprietà salutistiche e le ricette più famose.
Programma (PDF)

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Il clima sta cambiando la nostra agricoltura

Nel 1980 si tenne la prima Conferenza Mondiale sul Clima a Ginevra organizzata dalla Organizzazione Meteorologica Mondiale nella quale i climatologi di tutto il mondo convennero sul fatto che a causa della combustione dei combustibili fossili durante tutto il ventesimo secolo il riscaldamento globale del pianeta, che già si misurava, avrebbe avuto come conseguenza un cambiamento del clima globale. In effetti a partire dai primi anni 90 iniziarono a verificarsi quegli eventi che erano stati previsti e che si sono aggravati sempre di più fino ad oggi. Infatti il riscaldamento globale in particolare degli oceani e per quanto ci riguarda dell’oceano atlantico significa una maggiore quantità di energia in gioco. I fenomeni meteorologici sono tutti a base di energia e quindi abbiamo assistito all’aumento dei fenomeni estremi. Per  quanto  riguarda  il  nostro  paese  in  particolare  le  piogge  intense che  dai  40- 50  mm  in  poche  ore  degli  anni  precedenti  al  90  e  con  una  frequenza  decennale , sono  passati  spesso  ai  200  mm  degli  ultimi  anni  con  conseguenti  fenomeni  alluvionali  che  abbiamo  calcolato  hanno  gravato  sul  bilancio  pubblico  del  paese  per  quasi  3  miliardi  di  euro  l’anno  insieme  ad  altri  eventi  come  le  tempeste  di  vento  anche  queste  aumentate  di  frequenza  e  la  siccità. Basti vedere come dal 2000 in Toscana si sono avuti   20 eventi con piogge superiori a 200 mm come l’ultimo di alcune settimane fa a Livorno con conseguenze devastanti.  In effetti il riscaldamento globale non significa che fa più caldo sempre e dappertutto ma che si è modificata la grande circolazione atmosferica ed oceanica che costituisce la macchina del clima, ad esempio si assiste ad una espansione verso nord della cella di Hadley, che rappresenta uno dei meccanismi principali della circolazione. Si tratta infatti di aria calda che sale all’ equatore e un tempo scendeva intorno ai 23 ° di latitudine mentre ora si estende sempre di più sul Mediterraneo attraverso l’anticiclone della Libia. 

Questo infatti tende a sostituire specialmente nei mesi estivi l’anticiclone delle Azzorre, responsabile delle caratteristiche del clima mediterraneo di una volta, che viene spinto verso nord interessando addirittura l’Inghilterra che tende ad avere estati che assomigliano sempre di più a quelle mediterranee. Questo fenomeno dà luogo alle cosiddette “ondate di calore”, periodi cioè con temperature di 4 – 5 ° superiori a quelle normali del periodo. Un altro fenomeno che contribuisce a modificare il clima è la modifica della posizione e della forma della cosiddetta “corrente a getto”, una corrente di aria che gira intorno al pianeta a circa 10 Km di quota da ovest verso est responsabile di portare  le  perturbazioni  sulle  aree  su  cui  passa . Negli ultimi anni la corrente nei mesi autunnale si è, tendenzialmente spostata verso nord creando lunghi periodi di siccità sul Mediterraneo. Poiché in   le riserve idriche, acqua di pioggia nelle falde e nei corsi di acqua, si riforniscono di autunno e di inverno, la conseguenza come nell’anno trascorso è rappresentata da gravi carenze idriche durante i mesi estivi.  Infatti era già chiaro nel mese di marzo che l’estate 2017 sarebbe stata gravemente carente ma gli allarmi dati già in quel periodo anche dal sottoscritto non furono presi in considerazione se non quando era ormai troppo tardi. 
L’insieme di questi fenomeni richiede una riflessione profonda sul tipo di agricoltura da mettere in pratica. 

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Pesto genovese e la guerra delle salse

La recente disputa sui pesti pronti venduti nei supermercati inglesi con l’accusa di contenere troppo sale e troppi grassi sembra mettere accusa il celebre Pesto Genovese con le sue diverse varianti tradizionali e merita alcune considerazioni.

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La valorizzazione del territorio pugliese attraverso antiche testimonianze

Oggi pomeriggio a Bari, sarà presentato il volume di Vittorio Marzi: "La Murgia dei trulli. Paesaggi, architettura, itinerari, cultura, tradizioni”, piacevole itinerario attraverso le bellezze naturali della collina murgiana di Sud-Est

La Murgia è un disteso altopiano che domina il paesaggio della Puglia centrale. Sotto l’aspetto orografico può definirsi "la spina dorsale della Puglia", costituita dal poderoso basamento calcareo che partendo dal limite della pianura di Foggia "il Tavoliere" si estende a quella di Brindisi, per terminare da una parte nelle serre salentine e dall’altra scendendo gradatamente verso il mare Ionio.

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G7 Agricoltura a Bergamo: il Vicepresidente dei Georgofili Michele Stanca al Convegno sul sistema della ricerca italiana per l’agricoltura

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La nuova agricoltura? Tecnologica, di precisione e sostenibile. Progetto europeo guidato dall’Università di Firenze.

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Agricoltura: previsioni Ue, Italia vola con spumanti

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Aceto di oliva: un possibile nuovo prodotto dalle acque di vegetazione

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Latte 4.0: Istruzioni per l’uso

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NOTIZIE BREVI

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Convegno nazionale sulla depurazione idrica

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Le sfide del futuro per l’alimentazione globale

Tenuto conto che, a livello mondiale, in base ad una serie di analisi recentemente effettuate, è ormai chiaro che l’estensione di nuovi terreni da destinare all’agricoltura sono limitati ad un possibile incremento di non più del 5% del totale attuale, a meno di provocare gravi squilibri ambientali. Non resta che concludere che sarà necessario perseguire un ulteriore aumento della produttività dei terreni agrari già esistenti.
L’incremento della produttività alimentare verificatosi dagli anni ’50 a metà anni ’80 dovrebbe fornire agli attuali responsabili dello sviluppo umano una chiara indicazione sul da farsi: solo con un nuovo ed adeguato sforzo finanziario, che permetta un ulteriore importante contributo alla ricerca applicata nei vari settori coinvolti, si potrà fornire all’umanità il cibo necessario per il prossimo futuro.
Già nel 52° volume della rivista “Crop Science” del Maggio-Giugno 2012, ben 18 membri della Crop Science Society of America hanno pubblicato una nota riguardo i principali problemi della produzione vegetale, che si dovranno affrontare nell’attuale secolo. Questa pubblicazione riassume una serie di studi ed incontri scientifici che questa Società ha condotto dal 2009 al 2012. Riteniamo utile riportare in sintesi i risultati, anche perché dopo 5 anni le cose non sono certo cambiate. 
La pubblicazione, dopo di aver sottolineato che l’obiettivo fondamentale della Società umana è “assicurare una adeguata e sostenibile produzione di cibo per l’uomo, di alimenti per gli animali domestici, di energia e di fibre per la sempre crescente popolazione mondiale”, ha identificato 6 grandi sfide e quindi obiettivi fondamentali da conseguire in futuro con strumenti, tecnologie e soluzioni adeguate a risolvere appunto tali principali future problematiche del settore. Riteniamo inoltre che i suggerimenti avanzati possano avere una valenza globale, non solo limitata agli USA.

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Galline urbane da compagnia

In Francia e in altri paesi, ed ora anche in Italia, la gallina sta divenendo un nuovo animale da compagnia, inserendola tra gli altri NAC o Nuovi Animali da Compagnia. Si dimentica però che questo animale è tra i primi a essere stato addomesticato dall’uomo che ha intuito e approfittato delle sue attitudini sociali. Galline e polli sono stati allevati per la produzione delle uova e di carne, i galli sono divenuti i protagonisti di combattimenti e entrambi, galline e galli, sono divenuti animali da ornamento in base alle loro caratteristiche di taglia (razze nane) e di piumaggio delle diverse fogge e colori. Oggi conosciamo circa duecento razze diverse di galline, alcune per la produzione di uova o di carne e altre come animali sociali che si affezionano all’uomo e che possono vivere fino all’età di dieci anni.
Se l’uso di galline come animale da compagnia non era raro nelle campagne, dove ogni massaia “conosceva i suoi polli”, come dimostra il detto ora citato, diverso è il mantenimento di una o due galline in città, anche se si ha in piccolo giardino o un ampio terrazzo, per non parlare di un semplice balcone, non dimenticando che non si tratta di un animale che, come un cane o un gatto, non può essere facilmente portato con sé in vacanza o durante i viaggi. Le galline per il loro benessere hanno bisogno di una protezione contro le infezioni i loro parassiti e dei “bagni di sabbia” per i quali bisogna attrezzare una piccola sabbiera simile a quelle utilizzate per i giochi dei bambini e dove le galline puliscono le penne razzolando sulla sabbia e lanciandosela sul dorso con l’aiuto delle zampe e delle ali. Il fondo del pollaio deve avere un substrato assorbente ed asciutto come la segatura mista a sabbia o paglia triturata.
L’idea di usare una o due galline come un facile sistema per eliminare i residui organici della alimentazione familiare non è una pratica efficace e contrasta con il benessere degli animali che in buona parte sono granivori e tra l’altro hanno bisogno o di cibi preventivamente triturati (come negli allevamenti) o di sassolini, o grit, per la loro triturazione nello stomaco muscolare, essendo gli uccelli privi di denti. Se si scelgono galline di razze ornamentali, in genere piccole, ben scarso è il numero di uova che depongono. Inoltre non si può pensare che chi ha una gallina da compagnia poi, dopo molti anni, se la mangi!
Oltre le considerazioni sui Nuovi Animali da Compagnia (Georgofili INFO del 26 aprile 2017) e quanto molto chiaramente espresso dal Prof. Dario Casati (Romeo e i nuovi animali da compagnia - Georgofili INFO del 10 maggio 2017) non bisogna cadere in facili entusiasmi e prendere in seria considerazione il fatto che in Italia la gallina non è considerata un animale da compagnia o pet

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Possibili interventi irrigui in agricoltura

Facendo seguito a quanto riportato nella prima nota, relativamente alla sperimentazione condotta nel Metapontino (TA), di confronto fra tre metodi irrigui su pomodoro da industria, i risultati produttivi ottenuti, oltre ad evidenziare le maggiori produzioni realizzate con l’irrigazione a goccia rispetto a quelle riscontrate con l’aspersione e l’infiltrazione laterale da solchi,  metterebbero in evidenza: a) la maggiore efficienza distributiva dell’acqua con l’irrigazione a goccia rispetto all’aspersione ed all’infiltrazione laterale da solchi;  b) l’importanza della corretta definizione, per l’irrigazione a goccia, del turno irriguo e del volume specifico di adacquamento al fine del raggiungimento di elevati valori di efficienza distributiva e di efficacia produttiva  dell’acqua e di risparmi idrici.

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Un problema ricorrente: la pediculosi

Con la riapertura delle scuole, è puntualmente iniziata la richiesta di notizie e consigli da parte di genitori e di nonni, preoccupati per la presenza nella classe di figli e nipoti, di casi di pediculosi; tale parassitosi, peculiare della specie umana, negli USA, interessa annualmente da 6 a 12 milioni di bambini in età scolare. Il Pidocchio dell’uomo infestava già gli antichi egizi, sulle cui mummie sono state trovate le caratteristiche uova. Pur non essendo un problema di stretta pertinenza dell’entomologo agrario, dietro pressanti sollecitazioni, mi limito a dare basilari informazioni sul parassita e sulle modalità di controllo.

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Convegno nazionale dell’Olivo e dell’olio

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XI Congresso SISEF, la foresta che cambia

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Rinnovazione naturale boschi di douglasia - visita informativa in Casentino

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Alveari per la biodiversità nel centro di Roma

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Il riscaldamento globale trasforma la Russia in superpotenza agricola

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NOTIZIE BREVI

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L’Accademia dei Georgofili al servizio degli operatori del settore agricolo, forestale e agroalimentare

“L’Accademia Risponde”, nuovo portale di informazione tecnica a valenza nazionale, è stato presentato oggi nella sede accademica, al cospetto dei soggetti che hanno sottoscritto negli ultimi anni protocolli di intesa con i Georgofili, individuando nell’Accademia un’autorevole fonte per la divulgazione scientifica e tecnologica, dei qualificati Esperti incaricati di rispondere alle domande, del Comitato Tecnico Scientifico con la varie rappresentanze del mondo agricolo e della stampa specializzata. 
La finalità del nuovo portale è quella di creare un sempre più stretto collegamento fra il mondo della ricerca e la società, in particolare con gli operatori del settore agricolo, forestale e agroalimentare e con i consumatori. Per tale motivo sono state coinvolte nella definizione del portale tutte le rappresentanze del mondo agricolo.
Questo sito web rappresenta la seconda iniziativa telematica dei Georgofili rivolta ad accorciare la distanza tra mondo accademico e soggetti esterni: la prima è stata, nel 2010, “Georgofili INFO”, notiziario settimanale che oggi raggiunge attraverso la propria newsletter e i social network ad esso collegati un bacino di circa 10.000 lettori, alla cui attenzione vengono portate tematiche di attualità ed iniziative accademiche, in un linguaggio rigorosamente sintetico e divulgativo. 
“L’Accademia Risponde” è un passo ulteriore rispetto al notiziario in quanto prevede, oltre alla divulgazione non prettamente scientifica, un'interattività con il mondo esterno. In sostanza, l’Accademia desidera mettere le proprie competenze a disposizione della comunità agricola e rurale e dei consumatori, fornendo risposte a precisi quesiti, posti dagli operatori del settore.
La vasta conoscenza delle materie che interessano i vari campi dell’agricoltura è assicurata da oltre 900 Accademici che hanno dedicato e dedicano il proprio lavoro quotidiano alla ricerca, alla conoscenza e all’applicazione delle innovazioni.
Il portale “L’Accademia Risponde”(https://www.accademiageorgofili.it) fornirà gratuitamente risposte a chiunque abbia un quesito inerente il campo di attività dei Georgofili.

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Il Presidente Maracchi incontra Hogan a Bruxelles

Giampiero Maracchi, Presidente dell’Accademia dei Georgofili e Vice Presidente della Unione Europea delle Accademie per le Scienze applicate allo sviluppo dell’Agricoltura, alla sicurezza alimentare ed alla tutela ambientale (UEAA), incontrerà domani 28 settembre a Bruxelles il Commissario Europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale, Phil Hogan. Insieme a Maracchi ci sarà il Presidente della UEAA, Michel Thibier, ed una piccola rappresentanza della Unione delle Accademie.
Già partecipando alla inaugurazione del 264° Anno Accademico, lo scorso aprile, Hogan aveva manifestato un profondo interesse nei confronti dell’attività svolta dai Georgofili, tanto da concludere la sua Prolusione dichiarando che il motto dell’Accademia, “Prosperitati Publicae Augendae”, è esattamente quello che si prefigge la PAC: portare crescita, sviluppo e lavoro per il bene di tutti.
Nell’incontro di Bruxelles, Maracchi e Hogan si confronteranno sui seguenti argomenti: l’aumento della prosperità delle aree rurali attraverso l’aumento della produzione di commodities anche utilizzando terreni abbandonati; la valorizzazione dei prodotti primari e il loro supporto nel percorso di trasformazione industriale e nella grande distribuzione; lo studio di modelli che permettano agli agricoltori di affrontare il rischio delle fluttuazioni di mercato e dei cambiamenti climatici; la valorizzazione delle aree di montagna attraverso il sostegno all’allevamento e alla silvicoltura; il potenziamento di una agricoltura inserita nell’ambito dell’economia circolare (utilizzo di fibre naturali, energie rinnovabili, chimica verde, ecc.) anche allo scopo di ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici sulle produzioni agricole; la diffusione di informazioni tecniche e di innovazioni tra gli agricoltori; l’incoraggiamento alla cooperazione tra le varie associazioni di rappresentanza agricole; la riduzione degli oneri burocratici per gli agricoltori; lo studio di modelli di valutazione delle politiche agricole in termini di relazione costi/benefici, al fine di massimizzare gli effetti del supporto economico all’agricoltura.

Testo del documento presentato da Giampiero Maracchi a Phil Hogan il 28 settembre 2017 a Bruxelles (PDF)

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L’apicoltura affronta i cambiamenti climatici

Siamo quasi alla fine di una stagione vegetativa fortemente condizionata da fenomeni meteorologici che si distinguono per persistenza ed intensità. Le specie mellifere forestali e coltivate quali robinia, castagno, tiglio, trifogli, sulla, ecc. sono state condizionate fin dalla loro ripresa vegetativa primaverile da una variabilità meteorologica, termica e pluviometrica, anomala.

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L’evoluzione varietale nella viticoltura italiana

*L’Autore è direttore del CREA - Centro di ricerca Viticoltura ed Enologia (Arezzo) ed è curatore assieme a Roberto Bandinelli della Mostra "Uve del Germoplasma Toscano", che resterà aperta nella sede dell'Accademia dei Georgofili fino a giovedì 5 ottobre 2017, con ingresso libero dalle ore 15.00 alle ore 18.00.

Dall’inizio del ‘900 in poi la viticoltura italiana ha vissuto diverse fasi di rinnovo e concentrazione della base ampelografia, per motivi molteplici. Fino alla fine del secolo precedente erano infatti presenti innumerevoli vitigni, propagati direttamente dagli agricoltori in un quadro di coltivazione in gran parte promiscua. Il primo grande ciclo di rinnovamento coincide con l’avvento della fillossera e la necessità di reimpiantare in breve tempo tutte le viti usando i portinnesti, e con i Consorzi antifillosserici che tra prima e seconda guerra mondiale diventano il principale veicolo per la diffusione selettiva dei vitigni.

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Strategia globale per il benessere animale

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La cimicetta del mandorlo

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Un libro che ricorda la strage del ’93 presentato ai Georgofili

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Mostra Mercato Autunnale di piante e fiori al Giardino dell’Orticoltura di Firenze

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La Corte di Giustizia europea condanna i pregiudizi anti-Ogm dell'Italia

L’articolo è di Roberto Defez (Istituto di bioscienze e biorisorse - Cnr di Napoli e membro del consiglio scientifico dell’associazione Luca Coscioni), ed è stato pubblicato su "Il Foglio" lo scorso 14 settembre 2017

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Protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente dell’Università di Firenze

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NOTIZIE BREVI

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Pianta un albero, combatti il diabete

Diversi autori hanno evidenziato che la prossimità ad aree verdi è spesso associata a livelli più bassi di diabete e a una generale riduzione della morbilità e della mortalità cardiovascolari, dell'obesità e a miglioramenti nella gestazione delle donne. I meccanismi che portano a questi benefici per la salute includono il rilassamento psicologico e la riduzione dello stress, l'aumentata attività fisica, la riduzione dell'esposizione agli inquinanti atmosferici, la riduzione del rumore e della temperatura.
Pur essendo le relazioni fra la presenza di aree verdi e la salute ampiamente riconosciute molti dei meccanismi dietro tali legami non sono ancora pienamente compresi o mancano di prove scientifiche rigorose. Nel XXI secolo, le nuove tecniche di ricerca offrono nuove opportunità per studiare i meccanismi relazionali tra spazio verde e salute con una crescente sofisticazione e possono contribuire a dare forza di prova scientifica alle informazioni da trasmettere sia a coloro che sovrintendono le politiche pianificatorie, sia ai cittadini.
Molte delle malattie tipiche della nostra era sono legate a fattori di stress cronico e a stili di vita errati, come l'insufficiente attività fisica. Gli spazi verdi urbani, nell'ambito di un contesto ambientale più ampio, hanno il potenziale per aiutare ad affrontare i problemi "a monte", in modo preventivo – con un approccio più efficiente rispetto a quello che affronta le conseguenze "a valle" della malattia.
Il miglioramento dell'accesso agli spazi verdi nelle città è incluso anche nell'obiettivo 11.7 dello United Nations Sustainable Development Goal, che mira a conseguire quanto segue: "entro il 2030, fornire accesso universale a spazi verdi e pubblici sicuri, inclusivi e accessibili, in particolare per donne, bambini, anziani e disabili.
Il piano d'azione dell'OMS per l'attuazione della strategia europea per la prevenzione e il controllo delle malattie non comunicabili (Non Communicable Disease – NCD, cioè le malattie cardiovascolari, il diabete, i tumori e le malattie respiratorie croniche) riporta che esse sono responsabili di circa 35 milioni di morti all’anno nel mondo e l’80% di questi decessi avviene nei Paesi in via di sviluppo economico, o basso sviluppo economico.
Un altro rapporto dell'OMS sulla pianificazione urbana, l'ambiente e la salute pubblicato nel 2010 afferma che gli spazi verdi possono influenzare positivamente l'attività fisica, il benessere sociale e psicologico, migliorare la qualità dell'aria e ridurre l'esposizione al rumore. Nello stesso rapporto sono stati valutati gli effetti degli spazi verdi sull'attività fisica e sul loro potenziale per ridurre le disuguaglianze sanitarie pubbliche.

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Uovo informatico

Da qualche anno ai sempre più numerosi libri di cucina si affiancano programmi informatici, preparati con la partecipazione anche di cuochi italiani. Inseriti nel computer questi ricettari consentono di selezionare, preparare e cucinare in modo semplice e pratico centinaia di piatti della cucina nazionale e internazionale. L’ingrediente principale di questi programmi è l’interazione e la voce del cuoco virtuale che guida chi si cimenta in cucina attraverso le singole fasi di preparazione del piatto. Nei programmi più evoluti, anche con le mani occupate a cucinare, si può passare all’indicazione successiva semplicemente usando i comandi vocali.
Questi programmi sono presentati come prodotti facili da usare, innovativi, pensati per soddisfare un vasto pubblico, dai principianti e a chi ha poco tempo per cucinare, sono indirizzati alla sempre più vasta categoria di giovani e meno giovani informatizzati e, per coloro che hanno una dieta, permettono una selezione delle calorie di ciascun piatto. Le numerose opzioni offerte aiutano gli inesperti a preparare piatti sfiziosi e sempre nuovi, accompagnandoli, passo dopo passo, lungo tutte le fasi di realizzazione: dalla scelta del prodotto, alla sua preparazione, fino ai tempi, alle modalità di cottura e alla presentazione del piatto finito. In alcuni di questi program-mi, grazie all’alta interattività, chi è ai fornelli può ottenere risposte e consigli in tempo reale dal cuoco virtuale, ogni passo può essere ripetuto, sono fornite illustrazioni dettagliate, video esplicativi su ogni passaggio, dalle tecniche per sminuzzare alle spiegazioni sulla terminologia culinaria. È anche possibile creare una lista della spesa per la visita al supermercato o utilizzare la console come timer da cucina.

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La società dei microbi: dal proto-linguaggio ai comportamenti collettivi

Il testo è la lettura svolta dal prof. Nuti lo scorso 15 settembre, in occasione del compimento dei suoi 50 anni dedicati alla microbiologia agraria

Per 300 anni dopo la descrizione dei morfotipi batterici ad opera di A. van Leeuwenhoeck (1673), si è creduto che i microorganismi formassero un mondo di individui muti e sordi. Ma a partire dagli anni ’70 del secolo scorso si è compreso che così non è. I microbi hanno sviluppato, nel corso della loro storia evolutiva, sistemi sofisticati di comunicazione a base di “parole” chimiche (il quorum sensing e l’ anti-quorum sensing, i fattori Myc di micorrizazione delle piante nei funghi micorrizogeni, i fattori Nod di nodulazione delle leguminose nei Rizobi sono forse i più noti) che consentono di parlare tra di loro e con gli organismi superiori, piante ed animali.

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Una diagnosi dell’attuale problema alimentare mondiale

La elevata carenza di alimenti di base, verificatasi durante e subito dopo la seconda guerra mondiale, ha allora causato, specialmente nelle popolazioni dei molti Paesi coinvolti nel conflitto, una diffusa coscienza riguardo la necessità di promuovere lo sviluppo dell’agricoltura, in quanto principale sorgente del cibo necessario per la ripresa dello sviluppo e del benessere sociali.

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Emergenza idrica in agricoltura

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"Amico Albero"

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Si continua a consumare preziose superfici di terreno agrario

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Il mistero degli OGM persevera

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Basta bibite zuccherate per i giovani

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#iononspreco: consigli dal MiPAAF per ridurre lo spreco tra le mura domestiche

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Convegno sull’uso dei droni in agricoltura

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Convegno e Mostra sulla scienza ampelografica e l’evoluzione della biodiversità viticola

Giovedì 21 settembre 2017, all’Accademia dei Georgofili, si svolgerà dalle ore 15 una giornata di studio su: “Scienza ampelografica ed evoluzione della biodiversità viticola”.
La presenza di numerose opere storiche, scientifiche, poetiche e pittoriche, a partire dal 1300, testimonia la disponibilità di una vasta variabilità ampelografica, caratteristica peculiare della viticoltura italiana, anche se negli ultimi decenni si sta assistendo ad una progressiva riduzione del numero di varietà coltivate. 
La viticoltura non ha subito grandi modifiche, fino alla comparsa della fillossera che, al termine del XIX secolo, recò notevoli danni al patrimonio viticolo e la necessità di reimpiantare i vigneti e causando la prima, importante, erosione genetica. 
Tale fenomeno è proseguito e si è accentuato nella seconda metà del 1900, all'interno dei processi evoluti-vi del settore vitivinicolo, in particolare con il passaggio alla viticoltura specializzata, con i successivi vincoli imposti dall'istituzione delle Denominazioni d’Origine e dai vari regolamenti comunitari e nazionali che limi-tano l’impiego delle varietà. 
L’Italia comunque ospita tuttora la maggiore variabilità viticola, con il doppio dei vitigni coltivati in Francia ed il triplo di quelli della Spagna. 
Questo ha comportato nel tempo l’esigenza di caratterizzare e classificare le diverse varietà, ad opera di valenti ampelografi che negli ultimi tempi possono avvalersi delle più recenti tecnologie genetiche. 
L’incontro servirà per fare un bilancio della situazione attuale e delle opportunità oggi disponibili per la caratterizzazione dei vitigni 

Al termine dei lavori verrà inaugurata la Mostra: “Uve del Germoplasma Toscano”, curata da Roberto Bandinelli e Paolo Storchi, che resterà aperta fino a giovedì 5 ottobre 2017, con ingresso libero dalle ore 15 alle ore 18.

Programma (scarica PDF)

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Conferenza sul Progetto AGROCHAR. Biochar, Compost ed aree del Mediterraneo: sinergie ed opportunità per contrastare i cambiamenti climatici.

Venerdì 15 settembre 2017 alle ore 9.15, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà una conferenza su: “Progetto Agrochar.  Biochar, Compost ed aree del Mediterraneo: sinergie ed opportunità per contrastare i cambiamenti climatici”.
Il Progetto Agrochar ha affrontato in modo innovativo la tematica della valorizzazione del digestato da impianti di digestione anaerobica, al fine di convertire lo stesso in un prodotto collocabile sul mercato agricolo, realizzando così le condizioni per un'economia circolare e sostenibile in ambito agricolo ed agroindustriale. L'obiettivo del Progetto è la conversione del digestato in un prodotto riutilizzabile in agricoltura (facilmente trasportabile e senza emissioni odorigene) attraverso la carbonizzazione convenzionale (pirolisi lenta, PL) e la carbonizzazione idroterma (HydroTermal Carbonisation, HTC). Le prove sono state effettuate su impianti di laboratorio di piccola taglia. 

Approfondimento sul Progetto AGROCHAR (scarica PDF)

Programma (PDF)

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Incontro ai Georgofili con Unaproa sulla strategia nazionale del settore Ortofrutta 2018/2022

Giovedì 14 settembre nella sede dell’Accademia dei Georgofili, alle ore 10.30 si svolgerà l’incontro: “Strategia Nazionale Ortofrutta 2018/2022. La vera sfida inizia ora”, organizzato dai Georgofili in collaborazione con Unaproa.

Programma (PDF)

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Carne sintetica: illusione o imbroglio?

L’agosto 2017 è stato apportatore di rinnovate e ripetute notizie sulla produzione della cosiddetta “carne sintetica” o “carne pulita”. Le virgolette sono d’obbligo perché non si tratta di carne ma solo di cellule muscolari coltivate in ambiente artificiale e mancano le cellule connettivali che danno consistenza e gli adipociti che con i loro grassi portano aroma e sapore alla “vera” carne.

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Agricoltura ed Energia: le attuali prospettive mondiali

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Pesche/nettarine: cosa resterà dopo la ‘legnata’ di quest’anno? Un problema anche europeo. Ma l’Europa c’è?

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Orizzonti delle Accademie Universali

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Bioeconomia, in Toscana ci sono interessanti prospettive di sviluppo economico in agricoltura

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Innovazioni previste per le colture biologiche

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Il Presidente dell'Ordine Nazionale dei Periti Agrari incontra il Presidente dell'Accademia dei Georgofili

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Corso a Firenze sulla valutazione di stabilità degli alberi

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Due protocolli di intesa sottoscritti dai Georgofili con la Cooperativa Agricola di Legnaia e l’Italian Climate Network

Ancora due protocolli di intesa sono stati firmati dal Presidente dei Georgofili, Giampiero Maracchi (foto), a sottolineare l’impegno dell’Accademia nel perseguire il proprio motto “Prosperitati Publicae Augendae”, ovvero operare nell’interesse della pubblica utilità anche attraverso rapporti di collaborazione con altri enti e istituzioni.

Un protocollo è stato sottoscritto con la Società Cooperativa Agricola di Legnaia, fondata nel 1903 nel quartiere fiorentino di Legnaia da un gruppo di orticoltori della zona. Essa è la più antica della Toscana, con lo scopo di salvaguardare i prodotti locali in quanto espressione della storia e della tradizione. Tra gli elementi dell’accordo c’è l’impegno da parte dell’Accademia dei Georgofili di collaborare alla formazione del personale della Cooperativa (in particolare sulle piccole macchine agricole, i fitofarmaci, le varietà tradizionali di ortaggi, i fertilizzanti /terricci / compost) e promuovere attività utili ai Soci della Cooperativa. Inoltre i Georgofili e la Cooperativa di Legnaia si sono impegnati a collaborare anche per l’organizzazione e la realizzazione di iniziative intese a valorizzare il patrimonio culturale e le nuove acquisizioni tecnico-scientifiche che hanno riflessi sull’agricoltura e l’alimentazione.

L’altro protocollo di intesa è stato firmato con l’Italian Climate Network Onlus, associazione senza scopo di lucro, impegnata nel risolvere la questione climatica e assicurare all’Italia un futuro sostenibile, a basso contenuto di CO2. L’accordo prevede di promuovere ed attivare programmi di attività congiunte destinate a contribuire al contrasto dei cambiamenti climatici, al progresso dell’agricoltura, della tutela ambientale, della sicurezza e qualità alimentare, dello sviluppo del mondo rurale, delle competenze tecnico-scientifiche degli operatori.

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La Patologia Vegetale è (anche) donna

Virginia Woolf (anche se l’attribuzione di questa frase è tuttora controversa) ha detto "a fianco di un grande uomo c'è sempre una grande donna"… e questo vale anche nella ricerca. Prima di parlare di alcune “grandi” donne diventate famose perché vere e proprie pioniere nella patologia vegetale, voglio raccontare un aneddoto: Walther Hesse, brillante studente di Robert Koch, deve a sua moglie, Angelina Eilshemius Hesse, l’acquisizione delle prime conoscenze sulla tubercolosi. A causa delle elevate temperature estive che causavano la liquefazione della gelatina presente nei substrati di crescita, Walther aveva problemi nel mantenere le sue colture microbiche. Un giorno questo scienziato, frustrato, chiese alla moglie come facevano le sue gelatine e puddings a rimanere solide nonostante il caldo estivo. Angelina gli parlò del agar-agar, delle cui proprietà in cucina aveva appreso dalla vicina olandese di origine orientale. Walther riferì quanto scoperto a Koch che immediatamente incluse l’agar nei suoi studi sul bacillo della tubercolosi e nel 1882 Walther sviluppò un nuovo substrato che permise di osservare la crescita microbica in piastra in soli 2-3 giorni dall’inoculazione. 
Nello stesso periodo, tra la fine del 1800 e l’inizio del XX secolo, Effie Southworth negli Stati Uniti, Margaret Brown Newton in Canada, Johanna Westerdijk in Olanda, Mary Dilys Glynne in Galles e Mathilde Bensaúde in Portogallo davano il loro contributo alla Patologia Vegetale, disciplina storicamente caratterizzata da un forte inprinting maschile. 

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Future Priorità per la Produzione Alimentare Globale e Nazionale

Oggi solo una dozzina di Paesi su oltre 200 sono importanti esportatori di prodotti alimentari di base (cereali, leguminose da granella, oleaginose). La situazione alimentare nel Mondo: 1 miliardo di affamati, 1 miliardo di malnutriti per tipo di cibo, 2 miliardi di obesi e di sovrappeso, 3 miliardi di “normali”.

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La cucina di Federico II

Superate le paure dell’Anno Mille, come mangiavano i signori italiani nell’autunno dorato del Medioevo?

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La solitaria cavalletta egiziana

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Il Vincastro d’argento a Franco Scaramuzzi

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Da funghi e batteri biofertilizzanti per cereali

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Il DNA è la chiave di volta contro le truffe alimentari

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Premio “Agricoltura è ambiente"

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Corso di trasformazione ortofrutticola

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Vendemmia 2017 fra le più scarse del dopoguerra, -25%

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Presentazione risultati finali del Progetto COBRAF (Coprodotti da BioRAFfinerie) mercoledì 6 settembre all’Accademia dei Georgofili

Mercoledì 6 settembre 2017 alle ore 9.30, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, l’associazione “Chimica Verde Bionet” in qualità di capofila del progetto COBRAF (COprodotti da BioRAFfinerie), finanziato dalla misura 16.1 del Piano di Sviluppo Rurale, presenterà il Progetto Strategico finale per l’avvio di filiere agroindustriali in Toscana a partire da quattro piante oleaginose idonee alle condizioni pedoclimatiche delle aree cerealicole toscane: camelina (FOTO), canapa, cartamo e lino.
I bioprodotti, ossia prodotti di origine vegetale per usi non alimentari o per la nutraceutica, rappresentano infatti una nuova opportunità di reddito e di innovazione per le aziende agricole e industriali toscane. 
Il progetto COBRAF si è posto come obiettivo strategico la creazione di una piattaforma logistica regionale, articolata in alcune bioraffinerie territoriali, in grado di trasformare le diverse materie prime delle quattro colture – olio, panello residuo, paglie e in alcuni casi foglie e fiori – da destinare a diversi settori industriali toscani.
Il progetto COBRAF era stato presentato sempre all’Accademia dei Georgofili, lo scorso mese di aprile.

Link di approfondimento sul progetto: http://www.georgofili.it/detail.asp?IDN=1663

PROGRAMMA 6 SETTEMBRE (scarica PDF)

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Hamburger di successo

La qualità culinaria degli hamburger è ottenuta con una tecnica apparentemente semplice, ma molto raffinata: quella della trasformazione della carne in piccole particelle. Le carni, fresche o congelate, sono lavorate con macchine specializzate che suddividono i muscoli in piccolissime parti che senza farne uscire i succhi sono assemblate in un reticolo formando gli hamburger di forma e spessore adatti alla cottura sulla griglia. Gli hamburger, dopo verifica dello spessore ed eliminazione di eventuali imperfezioni di forma, sono surgelati e la catena del freddo è mantenuta fino alla cottura nei ristoranti, con controlli durante il percorso. La carne per l’hamburger deve essere una giusta miscela di magro (70-80%) e grasso (20-30%) per avere sapore e morbidezza. La macinatura va secondo il gusto, ma è essenziale: c’è chi la preferisce fine e chi grossolana, ma non troppo, altrimenti l’hamburger rischia di non stare insieme e sbriciolarsi. La macinatura è essenziale perché si tratta di carni dure e nella formazione dell’hamburger crea spazi tra le particelle, producendo un reticolo di spazi che sulla griglia permette il passaggio del calore durante la cottura. Perché l’hamburger rimanga morbido bisogna che fra una particella di carne e l’altra vi sia uno spazio nel quale possano espandersi i succhi e il grasso che si scioglie, rendendo l’insieme succulento. La cottura dell’hamburger deve avere il suo giusto tempo, da alcuni minuti a più minuti per gli hamburger più alti. L’hamburger al sangue è poco salubre ed è una buona norma portarlo a una cottura media, con una temperatura minima al cuore di 65-70° gradi. Non schiacciare con la paletta l’hamburger sulla piastra pensando di accelerare la cottura o formare una crosticina, perché l’unico effetto è eliminare gli umori dell’hamburger che risulterà duro e asciutto. 

L’attuale, innegabile successo degli hamburger deriva da quattro ordini di fattori. Il primo è il costo limitato della carne di parti e tagli gastronomica-mente poco pregiati, in buona parte proveniente da bovini da latte a fine carriera, una carne nutrizionale, sana e sicura, ma non adatta alle moderne tecniche della gastronomia. Il secondo elemento è di assicurare un sia pur limitato reddito agli allevatori di bovine da latte a fine carriera. Il terzo elemento consiste nell’aver inventato e messo a punto una tecnica di preparazione dell’hamburger con la quale la carne è ridotta in piccole particelle e così superando il problema della durezza e al tempo stesso formando una struttura reti-colare che durante la cottura permette l’uniforme penetrazione del calore, men-tre tra una particella di carne e l’altra vi è uno spazio nel quale si espandono i succhi e il grasso che si scioglie, rendendo l’insieme succulento. Il quarto elemento è l’industrializzazione della ristorazione rapida che mette a disposizione di tutti una preparazione di carne, l’hamburger, in una presentazione facile da mangiare, in un vantaggioso rapporto tra prezzo e qualità.

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Quale Domani per l’ Agricoltura italiana?

Oggi, l’agricoltura italiana che, per l’ultimo mezzo secolo ha goduto di una continua protezione a livello nazionale ed europeo, si trova notevolmente spiazzata in quanto, di fatto, non è autosufficiente per le principali produzioni alimentari, principalmente per la carenza del territorio necessario per tali produzioni. Infatti sono oggi coltivati in Italia circa 12,5 milioni di ettari; il che significa che, per ognuno degli oltre 60 milioni di persone che abitano nel nostro Paese, sono disponibili poco più di 2.000 metri quadri di terreno agrario: solo un ettaro per 4-5 persone. Da ora in poi dovrà essere un imperativo strategico non sottrarre altre aree produttive per la nostra alimentazione! 

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Un pistoiese filantropo e generoso: Niccolò Puccini e il suo testamento

Nel suo testamento Niccolò Puccini non dimenticò neppure i suoi domestici e tutti coloro che avevano lavorato per lui. Chissà però se il gesto del nobile Niccolò Puccini è ancora nella memoria di qualche pistoiese e riesca a mantenere viva a tutt’ oggi l’emozione della sua terra natale come fu all’epoca in cui il fatto avvenne.

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La funzione ambientale degli ecosistemi forestali per la promozione di un mercato volontario di crediti di carbonio

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Marcia funebre per il settore pesche

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Accademia Italiana della Vite e del Vino: Calò confermato Presidente per acclamazione

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Dal limone la plastica “bio” senza sostanze dannose

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Ricercatori di Angers decodificano il genoma della mela

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Il gelato nero, l’ultima moda dei golosi social

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BUONE VACANZE DA “GEORGOFILI INFO”

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Un confuso declino della nostra olivicoltura

Da troppo tempo si parla di crisi della nostra eterogenea olivicoltura e si continua a indicare varie plausibili cause (cambiamenti climatici, attacchi parassitari, ecc.), ma si tace sulla crescente carenza di cure colturali adeguate. Stiamo così perdendo olivi produttivi, ornamentali e paesaggistici che siano. Il “Trattato di olivicoltura” di Alessandro Morettini (1950) illustrò le nuove conoscenze sulle peculiarità dell’olivo, definendolo come pianta particolarmente generosa, se ben trattata. Una “Breve storia dell’olivicoltura”, autorevolmente scritta e pubblicata dal prof. Angelo Godini (su “Oleofficina” del 13 giugno scorso), offre un quadro dell’attuale situazione nazionale, con una esplicita indicazione degli errori commessi anche da Bruxelles nell’erogare sussidi, mettendo sullo stesso piano tutti gli olivicoltori e applicando criteri di “disaccoppiamento” e di “condizionalità”, che avrebbero spinto il progressivo declino delle cure colturali, accompagnato da un coro di “chi me lo fa fare?”, soprattutto da parte di chi possiede un oliveto, anche se piccolo, ma che svolge altrove attività diverse, godendo di propri stipendi esterni (mantenendo il titolo di coltivatore), nonché di chi fa i conti e scopre che gli conviene ridurre al minimo le cure, accontentandosi poi di un prodotto modesto che, unito ai sussidi, possa coprirei i costi e fornire anche un pur modesto reddito. Richiamo l’attenzione, ad esempio, sulla tendenza che va diffondendosi, a potare “capitozzando” grosse branche con motoseghe e a distanza di alcuni anni. I costi si riducono, ma aumenta l’alternanza di produzione. I grossi tagli, inoltre, favoriscono l’insorgere della patologica marcescenza del legno. Sembra dimenticata l’operazione della “slupatura”, attuata da secoli. Bisogna ritornare a curare gli olivi razionalmente. Non essendo risultati utili i sussidi condizionanti e non eterni, bisognerà usare i fondi disponibili per offrire sostegni finanziari alle vere imprese agricole, razionali produttrici di olive, che conoscono il da farsi, forse meglio di gran parte dei funzionari dopo che sono stati improvvidamente sciolti gli efficienti ispettorati agrari. Sulla base di singoli progetti, le imprese (piccole o grandi che siano) potrebbero essere finanziate per applicare liberamente le loro idee e sperimentare soluzioni valide. I risultati delle multiple iniziative così realizzate farebbero da guida nel futuro, come è sempre avvenuto nella storia dell’agricoltura. Non si può comunque rimanere ulteriormente indifferenti ed inerti di fronte ad una statica realtà palesemente negativa.

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Sale e salute a tavola

Fino dai tempi antichi il sale è un alimento indispensabile. La parola latina sal si correla a salus o salute e a salubritas o sanità, e salve è l’augurio per un'ottima giornata. Nella lingua greca antica la parola als usata per il sale indica anche il mare, da dove si estrae. Sull'utilizzo del sale abbiamo documentazioni già nelle prime civiltà dei Sumeri, Egizi, Cinesi (3000 a. C.), Ittiti ed Ebrei (2000 a. C.).  I Romani utilizzano il sale nelle offerte votive agli dei, lo assumono come farmaco e lo usano nella conservazione degli alimenti, come gli Egizi, Etruschi e altri popoli. La storia dei popoli mediterranei coincide con la storia del sale, più prezioso dell'oro.

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La falena dal “bel sedere che scorre sul dorato”

E’ questo il significato del binomio Euproctis chrysorrhoeaassegnato, da Linneo, a un pernicioso lepidottero defogliatore. Il binomio coglie due aspetti peculiari delle femmine, di colore bianco, con un’apertura alare di circa 4 cm che, nella parte terminale dell’addome, hanno un folto ciuffo di peli dorati con i quali ricoprono le uova che depongono

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Alcune note di aggiornamento sull’epidemia di Xylella Fastidiosa in Italia e in Europa

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Servizio Civile per affrontare i problemi ambientali

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Giornata di studio a Brunico sull’agricoltura di montagna

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Dal genoma del farro risposte per l'agricoltura

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Agricoltura: Italia guida alleanza in Ue per tutela su riso

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Regione Toscana: arrivano i nuovi PIF (progetti integrati di filiera) per l’agroalimentare, con una dotazione di 30 milioni di euro

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Premio “Donato Matassino” dell’Accademia dei Georgofili

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Verso l’enologia 4.0: l’innovazione per il remuage

Il processo di produzione dello spumante secondo il metodo classico (champenois) prevede la fase di “remuage” dopo la fermentazione in bottiglie. L’obiettivo è quello di raccogliere i lieviti ormai esausti nella punta del collo della bottiglia chiusa, solitamente, con un tappo a corona. Così facendo sarà possibile effettuare la successiva fase di sboccatura grazie all’impiego di bagni, solitamente di acqua glicolata a bassa temperatura, che indurranno un veloce congelamento della parte di vino in cui si sono raccolti i lieviti e la sua successiva eliminazione.
Tradizionalmente il remuage viene effettuato sulle cosiddette “pupitre”, strutture di legno in cui le bottiglie sono collocate con una posizione inclinata al fine di favorire la sedimentazione dei lieviti nel collo tramite anche un movimento rotatorio effettuato giornalmente dai “remueurs” per un periodo di due settimane circa. Gli impianti più moderni utilizzano appositi telai azionati meccanicamente, nei quali le di bottiglie sono sottoposte automaticamente ad una rotazione e variazione di inclinazione affinché, per effetto della gravità, i lieviti vengano raccolti nel collo della bottiglia.
L’uso di queste macchine garantisce un abbattimento dei costi di manodopera e una riduzione dei tempi per il processo a circa la metà rispetto alla pratica manuale. Anche in questo modo, tuttavia, il tempo di attesa potrebbe non consentire a una cantina di soddisfare un improvviso aumento della domanda. Risulta, pertanto, di grande interesse l’introduzione di metodi innovativi in grado di ridurre ulteriormente la durata dell’operazione.

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Animali sentinelle dell’inquinamento ambientale

Quando Noè vuole accertarsi che dopo il diluvio la terra sia ritornata vivibile libera due uccelli, un corvo ed una colomba, traendone le relative conseguenze. Gli animali sono i primi esseri viventi che salgono su una mongolfiera e solo in seguito l’uomo si azzarda a volare. Sono la cagnetta Laika e alcune scimmie che precedono l’uomo nello spazio. Nel milleottcento i minatori saggiano la pericolosità dell’aria nelle miniere di carbone con canarini sensibili al gas tossico grisou. Recentemente i giapponesi usano i canarini per controllare le gallerie della metropolitana di Tokyo a seguito di un attentato con il gas nervino sarin. Gli animali sono utili anche se manca un rischio specifico, come avviene in un’epidemia di persone “letargiche” di un paese vicino a Lucca e quando, escludendo l’acqua e l’aria, importante è constatare che gli animali non presentano l’inquietante fenomeno, che è poi ricondotto ad una impropria somministrazione di farmaci.
Molti sono gli esempi di animali sentinella indicatori della vivibilità e qualità ambientale e del loro ruolo nel controllo dell’inquinamento ambientale, sfruttando due particolari aspetti. Da una parte la diversa sensibilità delle singole specie animali ai tossici e da un’altra parte la bioconcentrazione attraverso le catene alimentari degli elementi a rischio.

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Ceta: scopriamo i protezionisti di casa nostra. L’editoriale di Frassoldati sul Corriere Ortofrutticolo

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Protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Assofertilizzanti

È stato firmato l’11 luglio u.s. a Firenze il protocollo di intesa tra l’Accademia dei Georgofili e Assofertilizzanti-Federchimica, alla presenza dei due presidenti, Giampiero Maracchi e Francesco Caterini.

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La rinnovazione naturale della douglasia in Toscana

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La Gran Bretagna impreparata a sfamare la propria popolazione

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Phil Hogan: qualità del cibo e clima sono le priorità comuni della PAC

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All'Università di Firenze arrivano gli orti degli studenti

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Scende la produzione mondiale di grano duro. Aumentano le quotazioni

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Il fagiolo anti diabete

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Premio Internazionale per giovani ricercatori del vitigno Sangiovese a Montalcino

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Cambiamenti climatici e caldo: impatto sulla salute e produttività dei lavoratori

Giovedì 13 luglio all’Accademia dei Georgofili, dalle ore 9.30 si svolgerà un seminario su “Cambiamenti climatici e caldo: impatti sulla salute e produttività dei lavoratori impegnati in ambiti agricoli”.
L’iniziativa si propone di affrontare una tematica di crescente interesse e che riguarda l’impatto dei cambiamenti climatici, ed in particolare del caldo, sulla salute e sulla produttività dei lavoratori. Questo argomento è trattato con grande dettaglio nell’ambito del Progetto Europeo (Horizon 2020) “Integrated inter-sector framework to increase the thermal resilience of European workers in the context of global warming (HEAT-SHIELD)” il cui obiettivo è quello di individuare soluzioni tecnologiche innovative, misure preventive e linee guida comportamentali specifiche per i lavoratori. 
Il comparto agricolo appare sicuramente come uno dei settori maggiormente influenzati dalle mutate condizioni climatiche che stanno manifestando gli effetti maggiori proprio durante la stagione estiva, sia in termini di calo delle produzioni agricole, sia in termini di effetti sul personale impegnato direttamente nelle operazioni di campo. Questo, sempre più spesso, si trova ad operare in condizioni climatiche potenzialmente rischiose per la propria salute, caratterizzate da esposizione diretta alla radiazione solare, temperature particolarmente elevate e spesso associate ad elevati tassi di umidità dell’aria. Tali condizioni, soprattutto se persistenti e associate a intense attività fisiche, spesso effettuate con indumenti poco traspiranti, possono determinare varie complicanze per la salute dei lavoratori. Ad esempio: il disagio da caldo che nei casi più estremi può determinare un colpo di calore, un incremento significativo del rischio di infortuni, una maggiore esposizione a infezioni trasmesse da vettori, con conseguente calo della produttività. 
Lo scopo del seminario è quindi quello di discutere dell’argomento “cambiamenti climatici, caldo e lavoratori” portando a conoscenza varie esperienze progettuali europee che stanno affrontando questa tematica da punti di vista differenti e che, con il loro contributo, possono trovare sinergie utili a migliorare le conoscenze in questo ambito stabilendo strategie di intervento mirate alla tutela della salute dei lavoratori e della loro produttività in ambito agricolo. 


PROGRAMMA (scarica qui PDF)

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Vegetariani e vegani con voglia di latte e carne

Sulle ingannevoli denominazioni riguardanti il latte (ad esempio latte di soia) e derivati (burro di arachidi, formaggio di tofu) si è recentemente espressa la Corte di Giustizia della Unione Europea con una sentenza nella quale si afferma che i prodotti puramente vegetali non possono, in linea di principio, essere commercializzati con denominazioni come latte, crema di latte o panna, burro, formaggio e yogurt, che il diritto dell’Unione riserva ai prodotti di origine animale.

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Innovazione, formazione, lavoro e qualità sono il futuro dell’agricoltura

Il 4 luglio scorso l’Accademia dei Georgofili ha promosso una giornata di studio sul tema “Impresa e lavoro nel settore agricolo, agroalimentare e forestale in Toscana: analisi e riflessioni per prospettive di studio e ricerca”.
L’iniziativa ha permesso di affrontare, con questo primo confronto tra gli operatori economici del mondo agricolo-forestale e agroalimentare, l’importante tema del lavoro sotto i vari aspetti occupazionali. 
E’ emerso che oltre la metà degli agricoltori toscani ha più di 60 anni, mentre i giovani sotto ai 40 anni ammontano a meno del 10% del totale. Tuttavia, si stima che le aziende condotte dai giovani abbiano una produttività maggiore rispetto alle altre di circa il 7%.
Altro dato interessate è che, a differenza del resto dell’economia in costante flessione, la produzione toscana a prezzi correnti e con anno di riferimento 2010 è cresciuta del 16% e il valore aggiunto a prezzi correnti del 13%. 
La Toscana si dimostra una regione molto dinamica, vocata alla produzione agricola, con export in aumento, con tassi di lavoro irregolare inferiore rispetto alla media nazionale e con la massima presenza di agriturismi e attività di ricezione agricola (con oltre 3,5 milioni di presenze all’anno).
Tutti questi dati, queste informazioni e questi spunti sono stati alla base della tavola rotonda. 
Un confronto e una condivisione “a tutto tondo” che ha evidenziato una coesione tra i vari attori della filiera e una crescente consapevolezza che, lavorando con visioni comuni, si possono ottenere risultati di tutto rispetto.
In particolare dal dibattito sono emersi contributi che hanno permesso alle varie categorie economiche e alle istituzioni presenti una serie di spunti di riflessione utili per meglio definire le future politiche del lavoro anche utilizzando le opportunità che i programmi regionali, nazionali ed europei offrono agli operatori (come i finanziamenti alla ricerca scientifica). 

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Problemi con le formiche

La recente notizia di una paziente di Napoli su di un letto di ospedale pieno di formiche ha suscitato generale indignazione.  Dai numerosi commenti emerge però come i problemi provocati da insetti siano complessivamente poco conosciuti e generalmente sottovalutati.
Eppure le formiche sono insetti “famosi” e manifestano in modo accentuato certe caratteristiche. Un libro dedicato agli insetti, nel 1968, dall’autorevole entomologo di Bologna Guido Grandi, ha il significativo titolo “Gli insetti: un mondo occulto di dominatori”. A tal proposito si può citare anche una frase di Marcello Marchesi, “anche le formiche, nel loro piccolo, si incazzano” ripresa come titolo di una fortunata serie di libri di Gino & Michele.

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La “Subirrigazione Verticale”

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La Tignola del Fico: Choreutis nemorana

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La Spagna cerca di salvare i propri oliveti storici

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Lavoro: Istat, aumentano occupazione e dipendenti. In agricoltura -0,6%

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XVI Congresso Nazionale dei Dottori Agronomi e Forestali

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Impresa e lavoro agricolo, agroalimentare e forestale in Toscana: analisi e riflessioni per prospettive di studio e ricerca all’Accademia dei Georgofili

Martedì 4 luglio, dalle ore 9.30 si svolgerà nella sede dell’Accademia dei Georgofili una giornata di studio su Impresa e lavoro agricolo, agroalimentare e forestale in Toscana: analisi e riflessioni per prospettive di studio e ricerca che intende affrontare, con il confronto tra gli operatori economici del mondo agricolo-forestale e agroalimentare, l’importante tema del lavoro sotto i vari aspetti occupazionali. 
Qualità del lavoro, fabbisogni formativi, nuove figure professionali, innovazione tecnica e organizzativa, imprenditorialità, rappresentano tematiche di rilievo in un momento in cui al settore agricolo e agroindustriale sono rivolte le attenzioni anche da parte di giovani in cerca di prima occupazione. Da tale confronto, si auspica possano emergere contributi e idee capaci di fornire alle categorie economiche e alle istituzioni spunti di riflessione utili per meglio definire le future politiche del lavoro anche utilizzando le opportunità che i programmi regionali, nazionali ed europei offrono agli operatori (finanziamenti alla ricerca scientifica). 
La Giornata è mirata ad individuare l’interesse degli operatori economici e dei sindacati allo svolgimento di analisi socio-economiche volte ad esplorare il mondo produttivo agroalimentare toscano sul piano della qualità dell’impresa, del lavoro e della istruzione e formazione e della qualità delle relazioni di filiera, al fine di fornire strumenti conoscitivi atti a favorire la creazione di un compiuto e coerente sistema integrato agroalimentare. 
Nel corso della Giornata sarà inoltre presentato AgroInnovation Award, il premio per tesi di laurea istituito da Image Line in collaborazione con l’Accademia dei Georgofili. Il premio, al quale potranno candidarsi gli studenti laureati con tesi in discipline tecnico-agrarie, è inserito all’interno di AgroInnovation EDU, il progetto di digitalizzazione delle scuole e facoltà di agraria pensato da Image Line.


PROGRAMMA (scarica qui PDF)


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All’Accademia dei Georgofili presentazione del progetto nazionale MiSoTaKy - Miglioramento e Sostenibilità del Tabacco Kentucky

E’ stato presentato ieri nella sede dell’Accademia dei Georgofili il progetto nazionale triennale MiSoTaKy (Miglioramento e Sostenibilità del Tabacco Kentucky), nato dalla collaborazione tra i Georgofili, il CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria), Manifatture Sigaro Toscano S.p.A. e l’Università degli Studi di Napoli Federico II.
Obiettivi generali del progetto sono la razionalizzazione della coltura, la riduzione dell’impatto ambientale e degli input chimici di sintesi.
Alla fine dei tre anni, l’insieme delle conoscenze - acquisite con la ricerca o già stratificate nella filiera - sarà reso disponibile per l’imprenditoria tabacchicola nella forma di un disciplinare che fornisca informazioni utili per la produzione di “tabacco Kentucky di qualità sostenibile sul piano economico e ambientale”.
Il Presidente dell’Accademia dei Georgofili Giampiero Maracchi: “Oggi è stato presentato l’inizio di un percorso molto importante e concreto, che prevede di esaminare subito dati e proporre soluzioni concrete, all’interno di un percorso di ricerca e innovazione che i Georgofili seguiranno attentamente e del quale attendono con soddisfazione le prossime tappe”.

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L’agricoltura associata può essere più competitiva?

Il titolo di questo testo è chiuso da un punto interrogativo, non per dubbio sulla fattibilità di nuove gestioni agrarie associate, ma per i tanti ostacoli, di ogni genere, spesso creati dalla pesante e lenta burocrazia, con l’aggiunta della torbida palude nella quale sembra caduta la nostra politica e in cui è diffusa la corruzione, ogni forma di criminalità, gli interessi dei “forti poteri marci”, ecc. Lo Stato deve quindi essere più autorevole e pronto a recepire, valutare e avvallare nuovi percorsi che gli imprenditori possano liberamente scegliere. 

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Pane e Diabete: un possibile semaforo verde

Il pane costituisce una fonte importante di carboidrati nella dieta di tutti i giorni, e nonostante la percezione comune, anche nei soggetti con diabete di tipo 2 (quello “dell’adulto”), che in genere non viene trattato con insulina, ma con una dieta adeguata e farmaci orali.

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Alimenti ad alta pressione

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La bio elettronica organica e la rivelazione super-sensibile di biomarcatori

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Le caratteristiche e innocue aggregazioni della Cimice della Lavatera

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Un condimento della tradizione rivalutato: il burro

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Scienziati scozzesi scoprono il gene che rende le patate più tolleranti al calore

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Stati Generali della Montagna a Firenze

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Le nuove istituzioni dello Stato per una “Primavera Forestale”

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Miglioramento della sostenibilità e della qualità del tabacco Kentucky per la produzione dei sigari

Martedì 27 giugno alle ore 10, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà l’incontro per la presentazione nazionale del Progetto MiSoTaKy - Miglioramento della sostenibilità e della qualità del tabacco Kentucky per la produzione dei sigari, organizzato dai Georgofili in collaborazione con CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), Manifatture Sigaro Toscano S.p.A. e Università Federico II di Napoli.
La fine del regime di sostegno alle coltivazioni tabacchicole non ha intaccato l’interesse per il tabacco Kentucky. Questo grazie alle aziende agricole che hanno assicurato una produzione che risponde alle esigenze manifatturiere. L’evoluzione della domanda, conseguente ai mutamenti di gusto dei consumatori, modifica gradualmente le esigenze della manifattura che grazie alla filiera corta trasmette le necessarie indicazioni alla produzione agricola. Un ruolo non secondario nel mutamento della domanda è giocato infine dalla normativa sui prodotti da fumo sia nazionale che comunitaria.
Obiettivi generali del progetto sono la razionalizzazione della coltura, la riduzione dell’impatto ambientale e degli input chimici di sintesi.
La ricerca in campo tabacchicolo deve puntare a far sì che la qualità del prodotto sia conforme agli standard merceologici richiesti, tenendo parimenti in considerazione il contesto ambientale e sociale sul quale ricade l’attività produttiva.
Il progetto “MiSoTaKy” vuole rispondere alle mutate esigenze della parte agricola della filiera del tabacco, attraverso un piano triennale di ricerca e sperimentazione che preveda lo svolgimento di attività con risultati cadenzati annualmente.

PROGRAMMA (PDF)

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Incontro ai Georgofili sulla Cooperazione Italia-Senegal nel settore agricolo

Lunedì 26 giugno alle ore 10, nella sede dell'Accademia dei Georgofili, si svolgerà un incontro – seminario dedicato alla cooperazione tra Italia e Senegal nel settore agricolo.

L’agricoltura in Senegal è al contempo la fonte di reddito, d’occupazione e di alimentazione per più del 65% della popolazione, rappresentando circa 8 % del Prodotto Interno Lordo del paese. La nuova politica agricola del Governo del Senegal ha per obiettivo prioritario di sviluppare da un lato la risicoltura per raggiungere la copertura della domanda nazionale in riso, pur partendo da un deficit nel 2010 di circa 800.000 tonnellate, e dall’altro la produzione ortofrutticola migliorandone la qualità e l’organizzazione della filiera in funzione di una maggiore competitività sui mercati internazionali.
PAPSEN, con un investimento di circa 35 milioni di Euro, è attualmente il più importante risultato della collaborazione tra il Ministero dell’Agricoltura e dell’Infrastrutturazione Rurale del Senegal e la Cooperazione Italiana. PAPSEN contribuisce allo sviluppo della filiera orticola nelle Regioni di Thiès, Diourbel et Fatick ed allo sviluppo rurale centrandolo sulla risicoltura di valle nella Regione di Sédhiou . L’obiettivo è di rinforzare la sicurezza alimentare e la promozione dello sviluppo locale grazie a sistemi agricoli innovativi e sostenibili per raggiungere il primo obiettivo del Millennio per lo Sviluppo: ridurre l’estrema povertà e la fame.
Nel 2016 la Cooperazione Italiana ha finanziato inoltre il Programma Agricolo Italia Senegal (PAIS) con un investimento di ulteriori 16 milioni di Euro per estendere le attività di PAPSEN in particolare nella Regione di Kolda oltre che altre attività in altre regioni.
Da oltre 30 anni l’Istituto di Biometeorologia del CNR interviene in Africa Occidentale ed in tale contesto si colloca la partecipazione del CNR, insieme ad Istituto Senegalese di Ricerca Agricola, ai programmi PAPSEN e PAIS, per trasferire innovazioni nei sistemi di produzione ed assicurare l’assistenza tecnica ai produttori agricoli nell’introduzione di nuove tecniche modelli produttivi nell’orticoltura nelle regioni centrali e nella risicoltura in Casamance.
La visita di una delegazione senegalese, nel quadro dei citati programmi dal 25 giugno al 4 luglio per visitare Istituzioni pubbliche e di ricerca ed operatori italiani in campo orticolo e risicolo ha permesso di promuovere insieme all’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e all’Accademia dei Georgofili il seminario “La Cooperazione Italia-Senegal nel settore agricolo” al fine di favorire un primo incontro tra la delegazione e la realtà toscana formata da istituzioni scientifiche, ONG, imprenditoria e la comunità senegalese, con lo scopo di incoraggiare possibili collaborazioni, accrescere le conoscenze e valorizzare quanto la Cooperazione italiana attraverso l’Agenzia Italiana per lo Sviluppo, la Cooperazione decentrata Toscana e gli altri attori della Società Civile stanno contribuendo a realizzare in Senegal.


PROGRAMMA IN ITALIANO

PROGRAMMA IN FRANCESE


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Ai Georgofili primo partecipato incontro sulle eccellenze toscane: ripartire dai prodotti dei territori per far crescere l'economia locale

Grande partecipazione e grande apprezzamento per il primo incontro dell’iniziativa “I territori della Toscana e i loro Prodotti”, dedicato alla Lunigiana, organizzato da Accademia dei Georgofili e ANCI Toscana, con il patrocinio di Unicoop Firenze. Ai Georgofili, lo scorso 14 giugno, si sono ritrovati amministratori, aziende, tecnici del settore per confrontarsi e discutere come valorizzare le aziende e i produttori locali, creando anche un nuovo rapporto con la grande distribuzione.

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Protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Consorzio Grana Padano

Il Consorzio per la Tutela del Formaggio Grana Padano, rappresentato dal Presidente Dott. Nicola Cesare Baldrighi, e l’Accademia dei Georgofili, rappresentata dal Presidente Prof. Giampiero Maracchi,  hanno firmato un protocollo di intesa.

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Crudismo, nuova incultura

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La gestione delle risorse idriche: sfida del futuro

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Diversità dei suoli italiani e caratterizzazione dei vini

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Perché i nostri boschi bruciano?

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La nuova agricoltura collegiale

Anche l’agricoltura sta attraversando una fase di importanti cambiamenti complessivi e collettivi, soprattutto nelle zone agricole ove era diffusa la mezzadria. Quando questi sistemi di conduzione vennero eliminati per legge e si ebbe una migrazione della manodopera dalle campagne alle industrie, raggruppate presso centri urbani, ci fu un generale abbandono delle tradizionali coltivazioni plurime (che erano mirate a ridurre i rischi di eventi negativi), una rinuncia alle consociazioni tra colture diverse su un unico appezzamento (per utilizzare meglio gli spazi), una rapida tendenza ad allargare quanto possibile gli appezzamenti (per meccanizzare tutte le operazioni colturali). Molti agricoltori si avvalsero di “contoterzisti”, cioè di terze aziende ben meccanizzate disposte ad eseguire varie operazioni, a pagamento, “senza compartecipazioni e assunzioni di alcun rischio”.
Attualmente si parla invece di una “Agricoltura di precisione”, che può avvalersi anche di sistemi operativi a distanza (controllata e guidata attraverso satelliti, computer, droni, robot, ecc.). I tradizionali lavori faticosi del contadino, stanno passando nelle mani di esperti che sanno usare strumenti operati da aziende e persone specializzate. Queste raggiungono il numero di 18.000 ed operano per conto di circa un milione di aziende agricole, sparse su tutto il territorio nazionale. Oggi, se si guarda con attenzione, soprattutto dall’alto di un elicottero, si ha una chiara percezione di ciò che sta avvenendo. Anche i piccoli appezzamenti privati e le piccole aziende vengono inglobate in ampie aree, da poter dedicare a uniformi monocolture collegiali (ad es.: di grano, fieno, barbabietole, ortaggi, frutteti, ecc.). 

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Uscire dal centesimo

Se non ci saranno sorprese, sempre possibili, dal 1° gennaio 2018 l’Italia rinuncerà all’uso delle monete da 1 e 2 centesimi di euro. Gli eurocent, come un po’ pomposamente qualcuno li chiama, che girano nelle nostre tasche e trovano sempre più ridotte occasioni di impiego, però, non vengono aboliti, come giornali e telegiornali annunciano con grande evidenza. Semplicemente il nostro paese, dando comunicazione alla BCE per eventuali osservazioni, decide di sospenderne il conio per un periodo non definito, dettando le regole valide per una durata altrettanto non determinata. Sembra che la sfida all’euro inizi così, dai centesimi. 
Fra le reazioni negative all’euro, fin da subito, si era manifestato un diffuso fastidio per le monetine e, più in generale, per la maggiore monetazione metallica rispetto alle abitudini italiane. La storia è vecchia e risaputa: amiamo la carta moneta. Sino a poco prima del cambio avevamo una banconota, il biglietto di stato da 500 lire, con un controvalore in euro di circa 26 centesimi. Le storiche e amate mille lire, punto di forza della circolazione cartacea, valevano circa la metà di un euro metallico. Oggi la moneta maggiore, quella da 2 euro, corrisponde a quasi 4.000 lire, 4 banconote da 1.000. 
Vi fu chi disse e chiese, anche autorevolmente, che i pezzi da 1 e 2 centesimi fossero eliminati e venisse autorizzata per la sola Italia la banconota da 1 euro. Ovviamente ciò non era possibile. Al tempo le 5 e le 10 lire erano quasi scomparse, ma il centesimo di euro tanto sottovalutato valeva circa 20 lire la cui moneta circolava, mentre i 2 centesimi arrivano a quasi 40 lire. Ora, la manovrina estiva, accampando il risparmio di spesa e l’impegno virtuoso di destinare il risparmio alle casse esauste dello Stato, sospende i centesimi.

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Acqua e buon caffè

Il caffè e la pizza a Napoli sono diverse da ogni altro luogo, un'opinione o soltanto un mito? Per il caffè oggi sappiamo l’opinione ha una base scientifica, perché le ricerche avvalorano l'idea che la qualità del caffè dipende anche dall'acqua, mentre si attendono conferme per la pizza, il pane e altri alimenti, in una nuova e più l'ampia visione della loro tipicità e del loro legame con il territorio, nel quale l'acqua ha certamente il suo ruolo.

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Rodolia cardinalis: la coccinella emblema della lotta biologica classica

Numerose sono le notizie su empiriche realizzazioni di lotta biologica con l’impiego di entomofagi; la prima risale al IV secolo, epoca in cui, come riportato da Chi-Han, nel sud-est della Cina venivano vendute, in borse di giunco intrecciato, colonie della formica giallo-rossa Oecophylla smaragdina. I contenitori, venivano appesi ai rami dei mandarini per consentire alle formiche di predare gli insetti dannosi, ma anche quelli utili difficilmente sfuggivano alla predazione.

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Amedeo Alpi è il nuovo Presidente Delegato della Sezione di Centro Ovest dei Georgofili

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“The Olive Tree Genome" Genetica e Genomica dell’Olivo

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Protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Regione Abruzzo - Assessorato Agricoltura, Foreste e Sviluppo Rurale

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Inaugurazione della mostra “Universale” di Dino Castelvecchi

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Giornata dimostrativa presso la foresta modello di Rincine

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Buono, sano, nutriente … l’olio

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“I Territori della Toscana e i loro prodotti”: progetto di Georgofili e ANCI Toscana. Si comincia con la Lunigiana.

Mercoledì 14 giugno, dalle ore 9.30 alle 13, si svolgerà all’Accademia dei Georgofili un incontro dedicato alla presentazione della Lunigiana e dei suoi prodotti tipici. Si tratta del primo di una serie di eventi dedicati a “I territori della Toscana e i loro Prodotti”, organizzati dai Georgofili con ANCI Toscana con il patrocinio di Unicoop Firenze, con lo scopo di valorizzare le aziende di trasformazione e i produttori locali, creando – ove possibile - un rapporto con la grande distribuzione.
I prodotti locali offrono infatti notevoli opportunità di tradizione e freschezza, utilizzabili come valore aggiunto sia da parte della GDO sia da parte di giovani che vogliano intraprendere la carriera di imprenditori agricoli, seguendo l’obiettivo della tipicità e della qualità.
In questo primo incontro sarà la Lunigiana a fare da protagonista, una terra tra Massa Carrara e La Spezia sinonimo di natura incontaminata e aria buona, tradizione contadina, duro lavoro dei campi e nei boschi. La cucina della Lunigiana è il risultato della fusione di diverse tradizioni provenienti da regioni confinanti (Liguria, Emilia Romagna, Toscana) con forti tradizioni gastronomiche. Gli ingredienti usati sono molto semplici, sapientemente dosati tra loro, creano una cucina dai sapori forti e delicati al tempo stesso. Materie prime povere, come le erbe spontanee che crescono nella zona, alla base della prelibata “torta d’erbi”. La farina prodotta con cereali locali, l’acqua e il sale che uniti insieme danno i “testaroli” (FOTO), piccole losanghe di sfoglia, fatte rinvenire in acqua bollente e poi condite con pesto, olio o sugo di funghi, forse il piatto più famoso della Lunigiana assieme ai “panigacci”, focaccette sottili da mangiare con formaggi freschi e salumi del luogo. Le castagne, i cui alberi coprono le colline lunigianesi, sono le protagoniste di molti piatti. La terra completa la sua opera con il fagiolo di Bigliolo, la cipolla di Treschietto, le varietà delle mele quali “rotella” e“binotto”, l’olio e il miele. Dall’allevamento si ottengono non solo salumi come la spalla cotta, il culatello, il filetto, la mortadella, ma anche l’agnello di Zeri.
Seguiranno nei prossimi mesi, presso l’Accademia dei Georgofili, altri incontri sui diversi territori toscani: quello successivo riguarderà la Garfagnana e la Media Valle del Serchio.
Il Presidente Giampiero Maracchi sottolinea l’impegno dell’Accademia relativamente alla valorizzazione dei territori, delle varietà locali e delle produzioni agroalimentari che, abbinate al sempre crescente interesse per l’ecoturismo, rappresentano una risorsa importante per l’economia della Regione.


PROGRAMMA DEL 14 GIUGNO (pdf)

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Consumi in crescita? Sì, no, forse

Segnalo ai nostri lettori un fenomeno che ha dell’incredibile, vagamente surreale. Alla vigilia di ogni evento, fiera o manifestazione che riguarda l’ortofrutta arriva un comunicato che annuncia l’aumento/la ripresa/ il rilancio dei consumi. Analogamente appena arriva il caldo, si legge che ‘esplodono’ i consumi di meloni, angurie, frutta estiva. Davanti a queste notizie – riprese dai giornali e tv –uno pensa: gli operatori del settore si sfregheranno le mani. Se aumentano i consumi, deve aumentare la domanda, bisogna tenere i magazzini pieni, i prezzi possono entrare in tensione: prezzi buoni per tutti? Fermi tutti, forse siamo su ‘Scherzi a parte’. Arrivano i ‘signori’ della Gdo e ci spiegano che non è così. Claudio Mazzini, n. 1 dell’ortofrutta Coop, da qualche tempo rilascia interviste spiegando che dal suo punto di vista non è così, che i dati disponibili non sono attendibili e senza dati attendibili niente analisi e scelte corrette. Parlando con Italiafruit Mazzini conclude: “Se oggi fossi un produttore e leggessi alcuni proclami direi: ‘Bene, avanti così! I consumi crescono, cresce il valore, quindi stiamo lavorando bene’. Peccato, però, che i consumi di ortofrutta a volume calano da 15 anni”.

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Gusto e cucina di montagna

Le indagini sulle capacità gustative dei cibi ad alta quota hanno portato a stabilire che l'altitudine diminuisce la sensibilità delle papille gustative e soprattutto che l'aria rarefatta modifica sensibilmente l'olfatto, che come retrogusto determina per l’ottanta per cento l’apprezzamento del cibo, come si può costatare quando, soffrendo di raffreddore, i cibi perdono di aroma, sapore e gusto. 

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Il ruolo del giurista all’interno dell’osservatorio locale del paesaggio lucchese

Il coinvolgimento del giurista in un settore come quello del paesaggio tradizionalmente retaggio della cultura non giuridica trae linfa vitale e ragion d’essere dalla dimensione costituzionale che il paesaggio ha assunto: la sua tutela contemplata dall’art. 9 è collocata nell’empireo dei principi fondamentali della Costituzione e la Corte costituzionale a più riprese ha ribadito la rilevanza del paesaggio come valore da proteggere, bene primario e assoluto, la cui tutela, affidata all’esclusiva competenza dello Stato, precede e comunque costituisce un limite alla protezione degli altri interessi pubblici in materia di governo del territorio. 

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Avetianella longoi: un efficace ovoparassitoide del Cerambice australiano Phoracantha semipunctata

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Incontro di Unicoop Firenze all'Accademia dei Georgofili

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L’Accademia dei Georgofili ospita workshop internazionale sui disastri ambientali

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Presentazione del libro: "I richiami della terra"

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Presentazione del libro: "Agricoltura Slow"

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Il fico d’India a Lampedusa falcidiato dal “cancro gommoso”

Il Fico d'India, contrariamente a quanto il nome possa far credere, è originario del Messico ed è giunto in Europa dopo i viaggi di Cristoforo Colombo nel continente americano.  La prima notizia certa della presenza del fico d’india in Italia è del 1560 ca.    Il fico d’india è una pianta che si presta oggi a molteplici usi, è estremamente  rustica, si adatta a terreni poverissimi e   ha trovato nella Regione Mediterranea (ma la coltivazione del fico d’india è diffusa in tutti i continenti) il clima ideale per crescere e riprodursi. Il monopolio del mercato italiano (ca. il 90% della produzione nazionale), e in pratica di quello comunitario, è detenuto dalla Sicilia. La superficie complessiva interessata alla coltivazione specializzata del fico d’india nella nostra isola maggiore è di circa 3.500 ha, la maggior parte concentrati nei comuni di San Cono (CT), Belpasso (CT), Santa Margherita Belice (AG), e Roccapalumba (PA).  Si coltivano 3 varietà (“gialla”, “rossa” e“bianca”) e la produzione può raggiungere, in coltura irrigua, le 25 tonnellate per ha. Oltre che in Sicilia, il fico d’india è diffuso anche in altre aree del Mezzogiorno d’Italia e, naturalmente, in tutte le isole siciliane, incluso le più a Sud, Linosa e Lampedusa.
La presenza a Lampedusa del fico d’india è documentata quanto meno dal 1847. Bernardo Sanvisente, incaricato da Ferdinando II di organizzare e gestire la colonizzazione dell’isola con un primo nucleo di 250 coloni, così riferisce in un rapporto scritto per il Re nel dicembre del 1847: “Nei terreni novellamente dissodati fu mia cura di farli circondare da robuste, e forti sepaje siano di muri a secco che di palafitte, e da una quantità di fichi d’india, onde impedire i danni che ai campi aperti, sogliono accadere.  (Per la verità a suggerire questa operazione al Sanvisente, che era capitano di fregata e non agricoltore, fu la lettura della Scienza della Legislazione di D. Gaetano Filangieri. L’insigne giurista e filosofo italiano così scriveva: “Vi sono in molte nazioni dell’Europa alcune leggi che paiono espressamente emanate per distruggere l’agricoltura: alla testa di queste io trovo quella che proibisce ai proprietari delle terre di murare i loro poderi, e chiuderli con ogni specie di siepi, o argini…” e via di seguito a spiegare i motivi per cui i campi coltivati andavano recintati). Ed effettivamente ancora oggi i poderi di Lampedusa sono spesso delimitati da muri a secco o da filari di fichi d’india, almeno quelli che ancora sopravvivono (vedi dopo). In altra parte del rapporto Sanvisente parla di una “prodigiosa quantità di fichi d’india” fatti acquistare, insieme ad “alberi di diverse frutta e varie altre utili piantagioni",  nell’isola di Pantelleria per essere messi a dimora a Lampedusa.

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L’attività agro-silvo-pastorale alla luce del nuovo regime dell’autorizzazione paesaggistica

In attuazione dell’art. 12 della legge 29 luglio 2014, n. 106 “Misure urgenti per la tutela del patrimonio culturale della Nazione e per lo sviluppo della cultura”, con D.P.R. 13 febbraio 2017, n. 31, è stato emanato il regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata. Il provvedimento che si ispira ad esigenze di semplificazione dei procedimenti in materia di beni culturali e paesaggistici, individua due diverse categorie di interventi localizzati in aree paesaggisticamente vincolate: la prima comprende gli interventi e le opere che sono esonerati dall’obbligo dell’autorizzazione paesaggistica, sia ordinaria che semplificata, e sono elencati nell’Allegato A); la seconda comprende a sua volta interventi e opere di lieve entità soggette al procedimento autorizzatorio semplificato, descritto agli artt. da 7 a 13 dello stesso decreto, elencati nell’Allegato B).  Il provvedimento coinvolge nella sua opera di semplificazione alcuni interventi inerenti l’attività agro-silvo-pastorale o ad essa funzionali.

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Mungitura robotizzata e costo di produzione del latte

Ancora scarsa in Italia è la diffusione della mungitura robotizzata, mentre sarebbe molto utile soprattutto nelle stalle di piccole e medie dimensioni, che più di altre godono dei vantaggi di questo metodo di mungitura che intervenendo sulla gestione della stalla nel suo insieme concorre a diminuire il costo di produzione del latte.

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Api selvatiche in città

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Nasce la Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani

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Giampiero Maracchi alla inaugurazione dell’anno accademico dei Fisiocritici

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PREMIO UNASA ‐ AISSA ‐ AIIA

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Ismea, USA terza meta del’export agroalimentare italiano

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Corso di Aggiornamento sulla Qualità dell’Olio Extra-Vergine di Oliva

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Scuola di Biochar 2017

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Il concetto di Marchio nella storia del vino

L’articolo è un abstract della relazione svolta nella giornata di studio “I Marchi e il Vino”, che si è tenuta all’Accademia dei Georgofili il 12 maggio 2017

Da millenni il vino condivide la storia degli uomini.
Lo vediamo entrare da grande protagonista nella letteratura, nell’arte, nel pensiero mitico, nel pensiero simbolico e religioso, ma intrecciandosi con questi aspetti, reso fortissimo da questi aspetti, il vino è stato anche, da sempre, una fonte importante dell’economia. 
Il mercato l’ha visto protagonista da millenni. Da millenni il vino è costantemente un prodotto di particolare importanza commerciale. Percorre le vie di terra e le rotte marittime dei commerci delle antiche civiltà di Sumeri, Ittiti, Egizi, Fenici, Minoici, Micenei, dei Greci dell’epoca classica, dei Romani… Poi è ancora protagonista dei commerci del Medio Evo, è presente sulle nuove rotte transoceaniche dell’epoca delle grandi scoperte, che lo portano nel Nuovo Mondo. Seguendo poi l’evoluzione delle conoscenze, delle tecniche e delle nuove possibilità di trasporto, il vino si sposta sempre più agevolmente ed è un formidabile prodotto che genera economia. Anche oggi gli scambi internazionali continuano a crescere.
Quando si parla di mercati ampi, si manifesta una forte esigenza di identificazione. Per questo il concetto di Marchio nella storia del vino si dipana lungo i secoli.
Dalle civiltà più antiche fino a oggi, il vino ha avuto necessità di una identificazione per esigenze di registrazione e controllo della produzione, ma anche per l’imprescindibile esigenza di comunicare il tipo, la qualità, l’origine geografica.
Così il “Marchio” nella storia del vino conosce una continua evoluzione, ma è costantemente presente come segno di identificazione, rappresentazione, differenziazione di un prodotto rispetto a tanti altri.
Il Marchio è infatti un segno di riconoscimento di un particolare prodotto, è un “messaggio” che rivela l’identità del prodotto stesso ed è una garanzia e anche un impegno. 

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Arboricoltura in Italia

La perdita di aree verdi naturali e la progressiva urbanizzazione è certamente cosa di grande preoccupazione nella maggior parte del paese, ma è più grave in certe aree rispetto ad altre. Il carattere delle periferie esistenti e future è stato modificato o minacciato dalla rapida diminuzione delle aree agricole e dai più sottili cambiamenti provocati dalla perdita della copertura arborea attraverso gli interventi di urbanizzazione. Questa erosione di aree soprattutto periurbane mette a rischio i benefici ecosistemici che gli alberi forniscono e minaccia la sostenibilità sia economica sia ambientale delle città.
Inoltre, la nostra storia recente di temperature estive da record e di periodi prolungati di siccità, non solo estiva, in molte parti del nostro Paese, con una vera e propria alterazione nella distribuzione, intensità e frequenza delle precipitazioni e con una preoccupante intensificazione degli eventi estremi in tutte le regioni del Paese, pone all’attenzione del pubblico il tema del cambiamento climatico anche perché i suoi impatti sulla arboricoltura si fanno già sentire.
In conseguenza degli eventi estremi (ma non solo a causa di questi) gli alberi sono stati spezzati, sradicati o hanno subito rotture di grosse branche che hanno provocato significativi danni alla proprietà e, purtroppo, nei casi peggiori, dei morti. Agli arboricoltori e a coloro che si occupano di ricerca in questo settore viene chiesto di determinare perché si sono verificati questi eventi e se l'ispezione degli alberi avrebbe potuto prevenirli. Questo accende i riflettori sulla formazione di coloro che operano ai diversi livelli e sui protocolli che vengono utilizzati durante le ispezioni degli alberi, poiché la richiesta di un livello più elevato di professionalità e di un imparziale e indipendente giudizio sono più grandi che mai. Le immagini di alberi caduti su case e veicoli o, peggio ancora, che hanno causato lesioni a persone, sono drammatiche e possono portare a una reazione istintiva e alla rimozione di un gran numero di alberi. E spesso a nulla vale spiegare che l'influenza moderatrice degli alberi sulla velocità del vento durante i temporali potrebbe aver impedito danni o lesioni anche maggiori. Oltretutto, una spiegazione oggettiva di quello che è successo e di ciò che dovrebbe essere fatto per evitare il ripetersi di certi accadimenti raramente ottiene esposizione mediatica. 

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La Psilla del Siliquastro

Nel Medioevo, attorno alla figura di Giuda Iscariota, ritenuto l’amministratore, poco onesto, dei beni dei discepoli di Gesù, venne imbastita una poco edificante vicenda conclusasi, secondo la tradizione, con il suo suicidio per impiccagione al ramo di un Fico, o, secondo alcuni, della leguminosa arborea Cercis siliquastrum, indicata come “Albero di Giuda” per i numerosi baccelli, appiattiti e pendenti, che rimangono sulla pianta fino alla primavera seguente. 

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Antibiotici negli allevamenti e opinione pubblica

I primi esseri viventi comparsi sulla terra, più di tre miliardi e mezzo di anni fa, sono organismi microscopici genericamente denominati microbi, rimasti soli sul pianeta per tre miliardi di anni, durante i quali hanno fatto almeno sette "invenzioni" che hanno cambiato la faccia del pianeta e che dimostrano la grande “intelligenza biologica” di questi piccolissimi organismi.

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L’agricoltura è il volto del progresso

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Il riuso delle acque reflue urbane in agricoltura: il progetto europeo DESERT

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Le bibite fanno male al cervello, anche quelle “diet”

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Le varietà di mele antiche sono più buone di quelle oggi commerciate

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Crisi dell’olivicoltura nazionale

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I Georgofili e il progetto europeo RURALITY

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Calerà la produzione mondiale di grano duro

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Gli alberi nel portafoglio

Poco sa l’opinione pubblica del valore dei cosiddetti servizi ecosistemici, cioè quei servizi forniti dagli alberi che giustificano l’investimento di risorse come il lavoro, l'energia e l'acqua e che rappresentano i contributi diretti e indiretti al benessere umano, sostenendo la nostra sopravvivenza e la qualità della vita. Senza questi servizi l’uomo non esisterebbe e la civiltà umana non funzionerebbe, ma è difficile dar loro un prezzo e quindi gli ecoservizi restano in gran parte invisibili e sottovalutati dai mercati e dalla politica, anche se ricerche recenti hanno dimostrato che contribuiscono al benessere umano per circa due volte il Pil mondiale (71,8 trilioni di dollari), otto volte tanto l’economia statunitense. Pur esistendo un consenso generale, almeno fra gli addetti ai lavori, sul fatto che il verde urbano è essenziale affinché le città possano essere realmente sostenibili, quanto ne sappiamo veramente di questi benefici? Quanto è forte l'evidenza scientifica che supporta i diversi vantaggi del verde urbano? Molte delle ipotesi utilizzate riguardo al processo decisionale che coinvolge il verde urbano non sono indicate in modo chiaro, e questo collide con la sempre più pressante domanda di decisioni basate sull'evidenza. E quello che manca maggiormente, a tutti i livelli, scientifico, divulgativo, giornalistico e nell’opinione pubblica, è un’efficace comunicazione quando si parla di alberi in città. Come dovremmo comunicare il valore economico degli alberi? Diverse ricerche hanno dimostrato, per esempio, che la presenza di un verde urbano di qualità nel quartiere degli affari e nelle aree commerciali può promuovere una percezione positiva da parte dei clienti o con i partner commerciali. 
Nel clima economico attuale, con le aziende e gli esercizi commerciali che sono alla ricerca di nuovi metodi per mantenere la loro base di clienti, solo pochi commercianti comprendono che la semplice aggiunta di piante di fronte al negozio può fare la differenza nel modo in cui esso viene percepito. L'ambiente “positivo” creato da un luogo esteticamente gradevole non solo accoglie i clienti all'interno, ma migliora anche la percezione del livello di qualità dei prodotti e dei servizi offerti. La presenza di piante è, quindi, un modo efficace per rivitalizzare un business, portare nuova clientela, contribuire a ridurre il cosiddetto “stress da acquisto” e far sentire a proprio agio i frequentatori.

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Coturnismo, avvelenamento naturale

Morire avvelenati da carni di allodole, tordi, quaglie o coturnici (da qui il termine coturnismo) cacciati in primavera è un evento tanto antico quanto strano, ignoto a molti e che nel passato è stato anche interpretato come una punizione divina. La prima, drammatica descrizione del coturnismo si legge difatti nella Bibbia, dove nel Libro dei Numeri (11 – versetti da 31 a 34) si narra che nella località di Kibrot-Attaava gli ebrei, durante il loro esodo dall’Egitto verso la Terra Promessa, s’imbattono in uno stormo di quaglie in migrazione, ne catturano un gran numero e le mangiano. Immediatamente sono colpiti da un avvelenamento collettivo e i molti morti sono sepolti sul posto, da allora denominato Kibrot Attahava e cioè “sepolcri dell’ingordigia”, perché Dio avrebbe punito con la morte gli ebrei colpevoli d’ingordigia.
Diversa è la sensibilità ai veleni tra uomini e animali e da qualche tempo è noto che alcuni alimenti ritenuti buoni se non salutari, in talune condizioni possono provocare gravi danni, come i mieli tossici e le lumache ma soprattutto allodole, tordi, quaglie e coturnici velenose. Le carni di questi animali, infatti, divengono tossiche quando questi piccoli uccelli si ali-mentano con piante di cicuta contenenti alcaloidi per loro innocui, ma molto pericolosi per l’uomo.
La cicuta è una pianta velenosa divenuta famosa per Socrate, condannato alla pena di morte per avvelenamento con questo vegetale. Tre sono le specie di cicuta velenose presenti nei paesi del Mediterraneo. La cicuta maggiore (Conium maculatum) è la più comune, passata alla storia per esse-re stata usata nella bevanda mortale di Socrate, e la sua velenosità deriva dalla coniina e dalla gamma-coniceina. Nella cicuta minore (Aethusa cynapium) la tossicità dipende dalla cinapina. Rara è la cicuta acquatica (Cicuta virosa) con la tossina cicutossina.

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L’Osservatorio Locale del Paesaggio Lucchese

La recente costituzione dell’Osservatorio Locale del Paesaggio Lucchese, che detiene il primato di rappresentare il primo Osservatorio Locale del Paesaggio presente nella Regione Toscana, segna una tappa importante nel tormentato percorso verso la tutela e la valorizzazione del paesaggio toscano che rivela un affascinante intreccio di natura, economia e cultura.

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Suolo e Società: il ruolo della pedologia nella pianificazione territoriale

Questo argomento è stato trattato nel corso di una mia lezione tenuta il 23 marzo 2017, presso la Facoltà di Agraria di Pisa, in ricordo del Prof. Fiorenzo Mancini, considerato da tutti il padre della pedologia in Italia. Numerosi sono stati i suoi allievi che hanno operato nella ricerca pedologica, nell’applicazione della materia in diverse regioni italiane, nonché fuori dai confini nazionali, negli altri continenti e, in particolare, nei paesi in via di sviluppo.

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I Marchi e il Vino

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Le associazioni vivaistiche italiane riunite a Firenze per discutere il nuovo regolamento fitosanitario europeo

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Ventiquattresimo anniversario della strage di via dei Georgofili

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Riforestazione Cinese

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Gli agricoltori sfiniti cambiano vita

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La dolcezza di una mela non sta tutta nello zucchero

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In pochi decenni è diventato improduttivo il 30% dei terreni coltivabili

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Lampedusa e la sua agricoltura: ciò che era, ciò che rimane e ciò che potrebbe essere

La colonizzazione di Lampedusa, frontiera dell’Italia in mezzo al Mediterraneo, fu disposta da Ferdinando II, Re delle due Sicilie, che l’aveva acquistata dai Principi Tomasi. Nel 1843 (4 anni dopo l’acquisto), il cavaliere Bernardo Maria Sanvisente, Capitano di Fregata, viene inviato sull’isola con il titolo di governatore e con l’incarico di renderne coltivabile il terreno. Prima di allora Lampedusa era stato oggetto di altri tentativi di colonizzazione (agricola), tutti fallimentari per varie ragioni, ad es. la mancanza di un progetto coordinato e anche, o soprattutto, le difficili condizioni ambientali dell’isola.
In un contesto ambientale oggettivamente difficile (basta leggersi quanto due studiosi dell’epoca, Pietro Calcara, professore di Storia naturale nella Regia Università degli Studi di Palermo, e Giovanni Gussone, fondatore dell'orto botanico di Boccadifalco a Palermo, scrissero nei rapporti di loro viaggi scientifici a Lampedusa) Sanvisente, il 22 settembre 1843, si insedia a Lampedusa con un gruppo di circa 120 coloni (90 maschi e 30 femmine), in massima parte contadini. Vengono realizzate le "grandi opere" di Lampedusa: sette edifici più noti con il nome di «Sette Palazzi» con dieci appartamenti ciascuno e diverse altre case e strade per i nuovi abitanti, frantoi, magazzini, piccoli stabilimenti per il trattamento del pesce, e anche un cimitero. Vengono prese numerose iniziative agricole: si procede ad un esteso disboscamento per far posto alle coltivazioni agrarie;  molti dei numerosi olivastri che si trovavano sull’isola furono innestati;  vennero recintati tutti i terreni messi a coltura;  ad ogni colono contadino venne concesso per sei anni un pezzo di terra coltivabile e, in aggiunta, una porzione doppia di terra grezza con l’obbligo, in questo caso, di doverla sbarbicare, dissodare e renderla atta alla coltivazione, di migliorarla, di piantarvi fruttiferi, viti; venne disposto  di dare la caccia ai conigli nelle tane e di estirparne la prole nei mesi in cui le coniglie partorivano; per lo stesso motivo vennero “sparsi per le foreste” gatti domestici che con il tempo si inselvatichirono;  anche le capre furono  in gran parte eliminate per i danni che potevano provocare alla giovane vegetazione (in particolare agli innesti degli olivastri); si seminarono, fra mille difficoltà, fave, orzo, frumento. 
I risultati delle prime semine non furono però esaltanti.   Nel 1845 il raccolto fu scarso anche se di qualità per via di alcuni temporali che non consentirono di seminare in tempo utile; nel 1846 fu ancora peggio per motivi opposti, una pesante siccità tanto che il Regio Delegato sembrò deciso a non voler fare seminare le graminacee nell’anno colonico 1847. Molti degli olivastri innestati morirono per via dei forti venti che soffiarono nel 1845 e 1846.

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Carne rossa e tumori: paradosso alimentare

Paradosso, dal greco παρά (contro) e δόξα (opinione), è un fatto che contraddice la comune opinione o l'esperienza quotidiana che deriva da premesse o da un ragionamento anche apparentemente accettabile. In alimentazione il paradosso più noto è quello francese, il fenomeno per il quale in Francia, nonostante il consumo di alimenti ricchi in acidi grassi saturi, vi è una incidenza di malattie cardiovascolari inferiore rispetto ad altri paesi con diete comparabili, dandone ragione con l’uso del vino rosso.
Il Paradosso Francese della correlazione tra bassa mortalità per malattie coronariche e consumo di vino è stato enunciato in Francia nel 1979. In successivi studi si è voluto attribuire il fenomeno all’alcol, ma soprattutto ai polifenoli di cui il vino è ricco, in particolare al resveratrolo, trascurando che per assumere adeguate quantità di polifenoli il consumo di vino dovrebbe essere ben più elevato di due o tre bicchieri il giorno e che in questo caso l'organismo sarebbe esposto agli effetti negativi dell'alcol. Il supposto fenomeno, anche sull’onda d’interessi commerciali, ha avuto fortuna e ancora oggi è utilizzato sui giornali, senza considerare che sia il risultato di un impianto teorico scorretto, perché sono state comparate popolazioni diverse non solo per il consumo di vino, ma per l'intero scenario dello stile di vita e dell'alimentazione. Associare una bassa mortalità al consumo di vino è solo l'affermazione di una somiglianza o vicinanza statistica, dalla quale non è possibile dedurre un rapporto tra causa ed effetto, dimenticando gli studi secondo i quali è la dieta mediterranea nel suo insieme che ha un rilevante ruolo nella riduzione della percentuale di mortalità della malattia coronarica. Per quanto poi riguarda il termine francese attribuito al presunto paradosso, si trascura che la percentuale di mortalità per malattie coronariche è omogenea in buona parte dell'Europa e che invece vi è una differenza statisticamente significativa tra le popolazioni del nord e del sud europeo attribuibile alla dieta mediterranea.
Esiste anche un Paradosso Carne Cancerogena

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Con i nuovi mezzi di lotta contro gli insetti cambiano le strategie: gli interventi adulticidi

I grandi cambiamenti che hanno caratterizzato la difesa antiparassitaria negli ultimi decenni sono stati possibili grazie all’individuazione di nuovi mezzi di lotta e di idonee metodologie per il loro impiego.

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Romeo e i nuovi animali da compagnia

Il fenomeno della crescente manifestazione di interesse da parte dell’uomo nei confronti di altre specie animali è un importante segnale di cambiamento di un rapporto antichissimo e che nel tempo ha assunto forme diverse... Nasce oggi un’eccessiva antropizzazione degli animali che stravolge, limitandole, le loro libertà. Viene costruito una sorta di culto, quasi un neo paganesimo, che li colloca al centro della vita umana. Forse tutto ciò deriva dalla caduta dei valori fondamentali dell’umanità e dalla ricerca di sostituirli con regole e regolette spesso casuali e futili.

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Premio Cipolla Rossa Acquaviva Delle Fonti

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L’origine dei prodotti alimentari nelle loro etichette

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Xylella: scoperte altre piante di olivo resistenti

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Le vacche necessitano di fresco

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LIFE&Foreste: evento per festeggiare il 25° anniversario del Programma LIFE per valorizzare le foreste italiane

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Le trasformazioni del paesaggio e il verde urbano

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DNA, il grande libro della vita da Mendel alla genomica

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Il nuovo regime fitosanitario europeo – Regolamento (UE) 2016/2031. Impatto sull’attuale sistema dei controlli fitosanitari e sulle imprese vivaistiche ornamentali

Giovedì 11 maggio 2017 all’Accademia dei Georgofili si svolgerà una giornata di studio su: Il nuovo regime fitosanitario europeo – Regolamento (UE) 2016/2031. Impatto sull’attuale sistema dei controlli fitosanitari e sulle imprese vivaistiche ornamentali. 

La globalizzazione dei mercati e il cambiamento del clima in questi ultimi anni stanno modificando sensibilmente lo scenario della difesa delle piante, sia agrarie che forestali.  L'introduzione di nuovi parassiti attraverso la commercializzazione globale delle merci vegetali sta registrando un incremento elevatissimo, tanto da rendere fortemente problematico costituire barriere di difesa fitosanitaria ai punti di entrata di queste merci.  Tutti gli anni, si registra la comparsa di nuovi organismi nocivi a fronte di limitate intercettazioni ai punti di entrata ufficiali sul territorio della Unione Europea. 
L’attuale legge comunitaria, che per circa 30 anni ha disciplinato i controlli fitosanitari, ha imposto ad ogni Stato membro il suo recepimento, con legge nazionale, organizzando così il proprio sistema di controlli in accordo con gli altri Paesi europei.  L'Italia, con il D.lgs. 214/05, ha organizzato il proprio sistema nazionale attraverso la costituzione di un Servizio Fitosanitario Centrale ed i Servizi Fitosanitari regionali e delle Province Autonome.  Con il nuovo Regolamento viene ridisegnato il sistema dei controlli fitosanitari a livello Europeo e nel nuovo scenario dovranno essere riorganizzati anche i servizi pubblici, mentre le imprese professionali dovranno assumersi nuovi ruoli anche in materia di controllo e tracciabilità dei vegetali immessi in commercio. 

Con questa Giornata di studio, l'Accademia dei Georgofili ed il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, con il patrocinio della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome,  si pongono l'obiettivo di analizzare i nuovi scenari e di avviare un primo dibattito sull'applicazione delle nuove norme coinvolgendo nel cambiamento le imprese vivaistiche ornamentali. 

PROGRAMMA (PDF)

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I Marchi e il Vino. Creazione e tutela dei Marchi del settore agroalimentare, in particolare del vino, alla luce della nuova normativa europea

Venerdì 12 maggio 2017 alle ore 9.30, nella sede dell’Accademia dei Georgofili, si svolgerà il seminario: 
I Marchi e il Vino. Creazione e tutela dei Marchi del settore agroalimentare, in particolare del vino, alla luce della nuova normativa europea.

Nell’attuale situazione del mercato internazionale, con la crescita degli scambi e la sempre più complessa discussione sugli accordi di libero scambio, diventa sempre più importante la protezione delle Indicazioni Geografiche dei prodotti agroalimentari, che vedono il vino in posizione di rilievo ma che coinvolgono olio, formaggi, salumi, bevande alcoliche, ecc.  Per questo, il Marchio collettivo rappresenta un efficace strumento utilizzabile per la protezione a livello internazionale dei prodotti agroalimentari, anche presso i Paesi che non riconoscono le Indicazioni Geografiche europee.  Nei prossimi anni, nel nostro Paese, le norme sul Marchio collettivo utilizzato per la protezione di un’indicazione geografica cambieranno in modo radicale per adeguarsi alla normativa sul Marchio UE da poco emanata. 

Il Seminario organizzato dai Georgofili mira a fornire un contributo conoscitivo su questa importante tematica, attraverso l’illustrazione: del valore dei Marchi (Verbali e Figurativi) per il consumatore, specificatamente nel settore enologico; dell’evoluzione della normativa del Marchio collettivo nel settore agroalimentare, sia che indichi un’origine geografica o un raggruppamento di produttori; delle possibili forme di tutela del “Made in Italy”. 

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Voglia di dazi e di dogane

Si possono cogliere nell’aria le tendenze che si diffondono e influenzano i comportamenti della politica. Fra queste, sia in ambito economico generale, sia in quello più contenuto dell’agricoltura sia, infine, fra la gente alle prese con un’economia che ristagna, sembra farsi strada la propensione verso politiche di tipo protezionistico. Ve ne è traccia nelle richieste che comparti produttivi e categorie avanzano con crescente insistenza e nel tentativo di formare un movimento politico per il recupero di sovranità.

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Cinghiali e peste suina africana alle porte

Oggi una grave peste degli animali è alle porte e minaccia all’Italia, particolarmente esposta all’infezione per la presenza nel suo territorio di una densa popolazione di cinghiali. É la Peste Suina Africana o PSA, causata da un virus della famiglia Asfaviridae, genere Asfivirus (da ASF, sigla della denominazione della malattia in inglese: African Swine Fever) in continua diffusione nei paesi dell’Europa Orientale.

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Siccità e degradazione del suolo

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Concentrazione di CO2 in atmosfera oggi a livelli record: il possibile contributo di Agronomi e Forestali alla sua riduzione

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Api, apicoltura e apidologia: un paradigma declinabile in varie forme

L’incontro, organizzato dalla Sezione Sud Ovest dei Georgofili, si è svolto il 21 aprile 2017 presso l'Aula Magna del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell'Università degli Studi di Catania.

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Biostimolanti, una questione di ricerca scientifica

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AgriCultura digitale: idee giovani per il made in Italy

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Latte:l'etichettatura sull'origine va estesa ad altri prodotti marcati come "Made in Italy"

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ABBIAMO PERSO IL PROFESSOR FILIBERTO LORETI

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La ricerca in agricoltura nel segno della continuità

Diceva Bernardo di Chartres che siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane. Le ricerche che conduciamo ci porteranno, infatti, a vedere più lontano dei nostri Maestri, non perché dotati di un acume superiore, ma poiché il Loro esempio ed il Loro lavoro ci hanno innalzati verso vette che parevano irraggiungibili. La ricerca in ambito agrario, infatti, ha subito un'accelerazione senza pari nell’ultimo secolo, e tra i protagonisti delle più diffuse innovazioni figurano numerosi Accademici dei Georgofili, tra cui spicca la personalità instancabilmente curiosa ed operosa del Prof. Franco Scaramuzzi.
La percezione di essere sollevati e portati in alto dalla Sua statura accademica è stata tangibile anche Lunedì 10 Aprile 2017, nel Salone degli Affreschi dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro, durante la giornata di studi intitolata “LA RICERCA IN AGRICOLTURA NEL SEGNO DELLA CONTINUITÀ”, organizzata dall’Accademia dei Georgofili Sezione Sud-Est per celebrare i 90 anni del suo presidente onorario, Prof. Franco Scaramuzzi.
Ad accogliere la vasta platea di studenti, dottorandi, docenti, personale tecnico amministrativo, ma anche imprenditori dell’agro-alimentare pugliese, il saluto di benvenuto del Prof. Giacomo Scarascia Mugnozza, Direttore del Dipartimento di Scienze Agro Ambientali e Territoriali, a cui ha fatto seguito l’intervento del Pro-Rettore, Prof. Angelo Vacca, che è culminato con la consegna della pergamena al Prof. Franco Scaramuzzi dell’Associazione Alumni dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro.
Emozionante la serie di immagini che hanno accompagnato la relazione del Prof. Vittorio Marzi, Presidente della Sezione Sud-Est, e che hanno ripercorso la vita e la carriera del Prof. Scaramuzzi dal giorno della sua nascita a Ferrara, il 26 Dicembre 1926 ad oggi: l’infanzia durante il fascismo, l’immatricolazione alla Facoltà di Agraria, a Bari, immediatamente dopo la fine del secondo conflitto mondiale, la leggerezza goliardica della gioventù, la laurea, la borsa di studio del Ministero dell’Agricoltura e Foreste, l’inizio della sua attività di ricercatore nell’Istituto di Coltivazioni arboree della Facoltà di Agraria di Firenze, l’incontro con la cara Maria Bianca, il matrimonio, i figli, le esperienze di ricerca all’estero e i quattro mandati da Rettore in anni di grandi cambiamenti sociali che inevitabilmente hanno coinvolto anche l’università.

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Un mondo senza banane?

A rischio il frutto più venduto al mondo: una nuova razza fisiologica di Fusarium oxysporum f.sp. cubense ne sta mettendo in dubbio la sopravvivenza

Il frutto più venduto a mondo? Nessun dubbio, la banana! Gli americani ne mangiano un chilo ogni mese (più della somma di mele e arance), noi europei un po’ meno (10 kg all’anno, siamo più ghiotti di agrumi e mele). Ricca di sali minerali (soprattutto potassio) e di vitamine, accreditata per una infinità di proprietà nutraceutiche (dal potere antiossidante alla ricchezza in fibre, dal miglioramento della concentrazione alla protezione da ictus, e così via), la banana risponde in pieno alle aspettative del consumatore, essendo di dimensioni perfette, facile da trasportare, sbucciare e mangiare, anche per strada. C’è però un (grosso) problema: la pianta (Musa x paradisiaca, ibrido tra M. acuminata e M. balbisiana) è suscettibile alle infezioni di un microfungo che vive nel terreno, penetra attraverso le radici e invade il sistema vascolare, portando inesorabilmente a morte la vittima. Ed è proprio il rapporto con questo patogeno (Fusarium oxysporum f.sp. cubense, Foc, agente della cosiddetta “Panana disease”) che ha segnato profondamente la storia della banana. Segnalata per la prima volta in Australia nel 1874, la malattia ha rapidamente messo in ginocchio la bananicoltura di tutto il mondo, sino a costringere all’abbandono la produttiva e ben apprezzata cultivar Gros Michel (“Big Mike”), una volta incontrastata regina del mercato. Infatti, la particolare capacità del patogeno di sopravvivere per decenni nei terreni infetti (tale è la longevità delle clamidospore), unita alla materiale impossibilità di applicare trattamenti chimici o fisici (per non citare le difficoltà di intervenire negli appezzamenti infetti con la sommersione prolungata), ne rese impossibile la coltivazione. Il miglioramento genetico (siamo negli anni ’50 del secolo scorso) mise a disposizione un’altra cultivar, la Cavendish, resistente a Foc, seppur decisamente inferiore alla Gros Michel per caratteristiche organolettiche, più propensa all’imbrunimento e meno idonea al trasporto; questo aspetto costrinse alla riorganizzazione dei trasporti a lunga distanza, con la rinuncia alle navi bananiere e ai tradizionali vagoni ferroviari e con l’adozione di nuove tecniche di imballaggio e alla frigoconservazione. E fu il momento di gloria della Cavendish, suo malgrado nuova incontrastata dominatrice dei mercati internazionali.

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Nuovi animali da compagnia

Ai cani di piccola taglia e ai gatti di ogni tipo si sono aggiunti (in ordine alfabetico) camaleonti, cavie o porcellini d’india, cincillà, conigli, criceti, furetti, gerbilli di diversa specie, iguane, lucertole, pappagalli delle più diverse origini e varietà, polli di razze nane, ratti, rettili, serpenti, tartarughe, topi e topolini senza dimenticare, in taluni paesi, i maiali nani vietnamiti, pet pigs o pot-bellied pigs

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Il vino ha un tavolo con tre Ministeri, l’ICE e tutto il sistema. L’ortofrutta niente. Ma forse c’è un perché …

Per carità, essendo il primo comparto del nostro export agroalimentare, si merita ampiamente questo trattamento di attenzione. Anzi è doveroso. Ma la seconda voce del nostro export, l’ortofrutta, anche alla luce dei buoni risultati del 2016, non meriterebbe analoghe premure? 

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La Cocciniglia gialla degli agrumi (Aonidiella citrina) in Italia

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Le api e le loro difese naturali

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In Bretagna, un’associazione per salvare gli agricoltori dalla disperazione

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Disastro xylella: prospettive oltre il danno

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La Sicilia della bellezza e del vino

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100 milioni di danni da gelo in orti, vigne e frutteti

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Difesa del suolo, se ne parla a Palermo

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Oltre l’agnello pasquale

Nella settimana che ha preceduto la Pasqua le prime pagine dei giornali e le televisioni si sono a lungo ed ampiamente interessate degli agnelli. Grandi personaggi con un sicuro fiuto per la comunicazione sono stati effigiati con agnellini e pecore di forte effetto emotivo. È stata affrontata una grande varietà di temi confondendo fede e gastronomia, civiltà e tradizioni, ma anche l’iniziativa concreta di Coldiretti “SalvaUnPastore” con quella legislativa che vuole impedire la macellazione di numerose specie, fra cui, appunto, gli ovini.
Indietro nel tempo, dopo il cane, i primi animali addomesticati furono circa 8500 anni fa pecore e capre nell’area della mezza luna fertile. Nasce così l’antica consuetudine di queste specie con l’uomo che le ha impiegate nello sviluppo dell’agricoltura e per il contributo dato all’alimentazione. A quel tempo risale la loro rilevanza nelle religioni nate in quell’area come quella ebraica e poi quella cristiana, in cui scompaiono i sacrifici di animali e si forma l’evidenza simbolica. Le nascite primaverili sono collegate al rito celebrativo della Resurrezione. Si rafforza il simbolo dell’Agnus Dei, l’agnello innocente. 
Oggi la battaglia contro il consumo di carni ha scelto la sua fine brutale come indice di grande efficacia. Personalmente non accettiamo la morte dell’abbacchio, inutilmente cruenta, ma allo stesso tempo siamo convinti sostenitori della necessità per l’organismo umano di completare la sua nutrizione con gli alimenti di origine animale. La loro pericolosità viene associata dalla scienza all’eccesso quantitativo ed alle modalità di preparazione delle carni, non al consumo in sé. 
L’azione di chi utilizza in maniera forzata l’immagine dell’agnello induce a molte riflessioni, su almeno due delle quali vorremmo fermarci. La prima riguarda la modalità con cui essa viene condotta che è paradossalmente violenta sia per le frange più oltranziste, spesso fortemente ideologizzate in senso anti società, sia in quelle più moderate ed istituzionali che vogliono l’affermazione della loro posizione con leggi che renderebbero obbligatori comportamenti individuali che sono invece liberi per loro natura. Un’imposizione inaccettabile in una società come la nostra, costruita sui diritti e le libertà fondamentali dell’umanità. La battaglia per la diffusione dell’alimentazione veg è lecita, come lo è il consumo di carni, ma in un contesto non coercitivo. Per non parlare del fatto che gli improvvisati salvatori degli agnelli sembrano ignorare una verità che ci è stata sottolineata da un pastore: senza agnelli la pecora non produce nemmeno latte e quindi non si fanno formaggi, ma soprattutto non si prolunga la catena madri-figli, con tanti saluti alla salvaguardia della specie.

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A settant’anni dai Trattati di Roma

Sommario: 1. Dal 1958 al 2017: una integrazione in mezzo al guado. – 2. La PAC: si vuole uscire dall’impasse? – 3. Conclusioni.

 1. Gli stati dell’Europa occidentale, usciti distrutti dalla II guerra mondiale, decisero, pur fra tentennamenti e retromarce, di avviare un processo di integrazione che puntò su quella economica, non essendo stato possibile superare il non spento nazionalismo di molti, ostacolo che non consentì di puntare a una vera integrazione politica.
Appunto l’oscillare fra spinte a favore dell’integrazione e il nazionalismo ha caratterizzato la vita della Comunità economica europea, poi Comunità europea e, infine, Unione europea; alla politica della sedia vuota avviata da De Gaulle nei primi anni di vita della CEE e alla previsione, contenuta nel Trattato di Lisbona del 2010, della possibilità di uscire dall’UE si contrappongono l’Atto Unico europeo, entrato in vigore nel 1987, che diede un forte impulso alla creazione di un mercato unico, e quello di Maastricht, fondamento per la creazione dell’euro, che sembrava essere, ma non lo è stato fino ad ora, un passo decisivo verso una integrazione politica. 
A questa incertezza negli orientamenti “politici” si accompagnò una posizione attorno l’ammissione di nuovi stati membri sempre più lassista, e seguita per meri e presunti fini geopolitici da un lato, di allargamento del mercato dall’altro.
Ma gli ultimi stati ammessi non hanno accettato, sin dall’origine, l’implicita idea d’integrazione politica, vedendo nell’entrata nell’Ue un mezzo per associarsi a stati più ricchi e come, nel caso di quelli dell’Europa orientale, uno strumento per sottrarsi all’influenza russa.
La crisi americana del 2008 contagiò, ben presto, anche l’Unione, ma fu affrontata, sul piano monetario, con minore prontezza ed efficacia rispetto agli USA, e ciò proprio per l’incompletezza politica dell’integrazione e l’assenza di un sistema politico capace di decisioni rapide. La BCE, infatti, restò – in sostanza - il solo “manovratore” nella lotta alla crisi, e, legata com’è a regole strettamente monetaristiche, ha potuto operare solo tardi e grazie alla determinazione del suo governatore e, comunque, con effetti, per forza di cose, meno brillanti.

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La piaga dello sfruttamento nei campi: indignarsi e ripartire!

Da un amico che vive e insegna in una università americana ricevo un messaggio preoccupato che dice:  “mentre io e te parliamo di “human capital” dei lavoratori agricoli, guarda cosa succede in Puglia”  e mi segnala il link di un articolo comparso con grande evidenza nel New York Times del 12 Aprile scorso, a firma di Gaia Pianigiani, con il titolo “A Woman's Death Sorting Grapes Exposes Italy's Slavery” (La morte di una donna addetta alla coltivazione dell'uva mette in evidenza la piaga dello sfruttamento della mano d'opera in Italia)*.  Il mio amico conclude tristemente: “come si fa a parlare di qualità se i lavoratori sono schiavi?” 
E' il grido di dolore di un italiano che vorrebbe essere fiero della sua patria ed è messo invece nelle condizioni di vergognarsene.

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Il PIT con valore di Piano paesaggistico della Regione Toscana: tappa e non traguardo nella storia della tutela del paesaggio in Italia

PARTE II: dalla Convenzione europea del paesaggio ad oggi e La percezione del paesaggio ieri e oggi

PARTE II: dalla Convenzione europea del paesaggio ad oggi e La percezione del paesaggio ieri e oggi

Una vera svolta è rappresentata dalla Convenzione Europea del Paesaggio del 2000 (approvata in Italia nel 2006), da cui riparte in modo attivo il dibattito culturale sul tema paesaggio. Per la prima volta si cerca di dare una definizione al paesaggio, nel preambolo della Convenzione si definiscono i ruoli del paesaggio, la valenza, non solo e non tanto estetica, “come quadro” ma anche e soprattutto di carattere sociale e si individuano dei principi di tutela. 

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News dalla Conferenza regionale dell’agricoltura toscana per le zone montane e le foreste

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Un’opportunità per l’agricoltura Toscana: il Progetto COBRAF presentato ai Georgofili

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Latte, origine obbligatoria in etichetta da oggi: 19 aprile 2017

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Giappone: ottenuti pomodori senza semi, non hanno bisogno di impollinazione

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Gli scarti della lavorazione delle mele possono essere utilizzati per l'ingegneria tissutale

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Applicazioni e prospettive per genomica e post genomica in viticoltura

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Inaugurato il 264° Anno Accademico dei Georgofili

Si è svolta venerdì 7 aprile nel Salone dei Cinquecento, in Palazzo Vecchio, la cerimonia per l’inaugurazione del 264° Anno Accademico dei Georgofili.
Dopo il saluto del Sindaco Dario Nardella, il quale ha sottolineato l’importanza della ricerca in agricoltura e il rinnovato interesse al settore primario da parte dei giovani, il Presidente Giampiero Maracchi ha svolto la sua relazione, incentrata sul ruolo dei Georgofili nell’attuale quadro europeo. 
Maracchi ha evidenziato i principali problemi del settore agricolo ed ha prospettato le linee programmatiche dell’Accademia dei Georgofili, sottolineando che esse sono ispirate alla Dichiarazione di Cork del settembre 2016; su ciascun punto della dichiarazione verrà infatti predisposto da parte del Consiglio e del Corpo accademico (950 membri) un dossier. Per realizzare gli obiettivi preposti saranno inoltre organizzate iniziative in collaborazione con varie istituzioni rappresentative del mondo agricolo, con le quali sono stati sottoscritti protocolli di intesa. Il Presidente dei Georgofili ha così sintetizzato le priorità da raggiungere: garantire agli agricoltori un reddito minimo di filiera, conteggiare i servizi aggiuntivi dell’agricoltura e della selvicoltura, promuovere prodotti e materie prime di qualità, incentivare le attività complementari (energie alternative, materie prime no-food), favorire gli investimenti e il credito, promuovere le attività del bosco ed informare consumatori ed agricoltori. Il quadro ampio della situazione in agricoltura con il programma di lavoro dei Georgofili, illustrato dal Presidente Maracchi, ha raccolto l’attenzione e il plauso dell’ampio uditorio del Salone dei Cinquecento.
La prolusione è stata svolta da Phil Hogan, Commissario all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale della Commissione Europea, il quale ha esordito dichiarandosi onorato di aprire l’anno accademico di una istituzione tanto prestigiosa e antica che ha indirizzato l’agricoltura fin dalla sua nascita, nel 1753, e continua a farlo ancora oggi.

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I Georgofili sottoscrivono un protocollo di intesa con Sidea (Società Italiana di Economia Agraria) e con Siea (Società Italiana di Economia Agro-alimentare)

Venerdì 7 aprile 2017, prima della cerimonia in Palazzo Vecchio per l’ inaugurazione del 264° anno accademico, il Presidente dell’Accademia dei Georgofili Giampiero Maracchi ha firmato due protocolli di intesa: uno con Sidea (Società Italiana di Economia Agraria), rappresentata dal Presidente Francesco Marangon ed uno con Siea (Società Italiana di Economia agro-alimentare), rappresentata dal Presidente Pietro Pulina.
Gli accordi di collaborazione prevedono di promuovere sinergicamente convegni di studio relativi all'economia e politica agraria italiana ed europea, sia in Italia che a Bruxelles; di favorire la collaborazione con enti e istituzioni pubblici e/o privati italiani e/o stranieri, condividendo in particolare i metodi di ricerca e lo studio dei risultati ottenuti nel campo dell’economia agraria e delle materie ad essa connesse; di diffondere i risultati delle ricerche svolte attraverso i propri associati, su riviste scientifiche, anche internazionali, in collaborazione con associazioni di economisti agrari di altri Paesi, e di dare la massima diffusione a tutte le iniziative di reciproco interesse e divulgare informazioni tecnico-scientifiche anche attraverso la comunicazione digitale.
I due protocolli hanno durata triennale e potranno essere rinnovati.

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Il PIT - Piano paesaggistico della Regione Toscana: tappa e non traguardo nella storia della tutela del paesaggio in Italia

Parte I - Cenni di storia della tutela del paesaggio

Parte I - Cenni di storia della tutela del paesaggio 

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La cooperazione è un valore ma deve crescere

“Crescere” è l’imperativo categorico, ma crescere significa aggregarsi. E per aggregarsi non occorre fondersi, ci si può aggregare ‘a rete’, con alleanze commerciali, ecc.

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Le carni dell’antica cucina romana in un libro di Giovanni Ballarini

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Luci ed ombre del cibo bio

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Inaugurazione Anno Accademico UNASA

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Il Ministro Martina incontra il Commissario UE Phil Hogan sulle sfide dell'agricoltura

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Incontro sull’olivo in Val d’Orcia

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Dalle scoperte scientifiche alle applicazioni tecnologiche: passaggio tutt'altro che scontato

Negli ultimi anni si è discusso molto, anche in questa Accademia, di "genome editing", cioè di un metodo di modifica del DNA, molto efficace e diverso dal più anziano "trasferimento genico". I genetisti ci hanno spiegato in cosa consiste e come sia suscettibile di impiego pratico anche per il miglioramento genetico delle piante coltivate. Ciò che è meno conosciuta è la complessa battaglia che si sta combattendo tra gruppi di scienziati e Istituzioni scientifiche per il riconoscimento del diritto allo sfruttamento del "know how", recentemente documentata dalla rivista americana Science. Esistono varie tecniche di "genome editing" che consentono di modificare i geni; tra di esse la più promettente viene chiamata CRISPR e si basa sull'uso di segmenti di DNA procariotico contenenti sequenze ripetitive. Nel 2012 due ricercatrici, Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna, pubblicano un articolo su Science nel quale dichiarano lo straordinario potenziale applicativo della tecnica CRISPR/Cas9; Cas9 è una endonucleasi associata a CRISPR che, di fatto, viene guidata nel sito esatto del DNA dove si deve esercitare il taglio. Infatti le due scienziate si erano convinte che con questo strumento si potesse tagliare il DNA in modo mirato, modificando poi i geni e quindi, la loro espressione. L'interesse del mondo scientifico su questa tecnica è stato immediato, come dimostra il numero delle pubblicazioni sul CRISPR che salgono dalle 126 del 2012 alle 2155 del 2016. Nel frattempo, il lavoro delle due scienziate desta l'interesse di molti altri valenti colleghi insieme ai quali condividono l'idea di formare, tutti insieme, una società per mettere la tecnica a disposizione del mercato che appare molto vasto (dalla medicina alla agricoltura, all'ambiente ecc.). Ma l'interessante tentativo unitario non decolla, come spesso accade alle belle idee. La comunità dei ricercatori si divide presto per disaccordi su vari argomenti: preoccupazioni circa la proprietà intellettuale, rapporti con le Università e con gli Enti di ricerca (Università della California, Broad Institute, Università di Harvard, Massachusetts Institute of Technology e Università di Vienna), ambizioni di premio Nobel, presenza in trasmissioni televisive, profitti personali, ecc. In pratica una classica saga accademica con tutti gli ingredienti e soprattutto un forte ego. Ciascun gruppo prende quindi la sua strada e vengono fondate varie Società. Si stima che siano stati raccolti circa due miliardi di dollari di "Venture Capital" di cui varie decine di milioni sono stati spesi per gli avvocati che hanno dovuto gestire la grande battaglia per stabilire chi avesse diritto a brevettare le tecniche scoperte, presso lo U.S. Patent and Trademark Office (USPTO).

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60 anni di Europa e di Pac

Il 60°anniversario della firma del Trattato di Roma si è trasformato in una tribuna per i sostenitori di posizioni contrapposte e per cercare di animare un dibattito che, nonostante tutto, langue, probabilmente perché privo di attrattive e alternative concrete. Un membro importante come la Gran Bretagna si accinge ad uscire dall’Ue: è il primo caso dalla fondazione e si verifica in un momento in cui l’euroscetticismo, o meglio l’anti europeismo, si diffonde. Le posizioni avverse da noi si confrontano sull’obiettivo politico del recupero di sovranità.  Quand’anche si realizzasse in Italia non si risolverebbero tre problemi chiave come la disoccupazione a livelli record, l’inarrestabile flusso immigratorio, il colossale deficit di bilancio.
L’Europa comunitaria si è sviluppata senza avere sciolto molti nodi e, sopra a tutti, un contrasto di fondo fra due concezioni: quella di essere un’aggregazione di paesi che partendo dall’economia puntasse all’obiettivo dell’unione politica e quella, più limitata, di realizzare una grande area di libero scambio. Ad esse si è aggiunta una terza concezione presente nei paesi dell’Europa centro orientale reduci dal crollo del comunismo che cercano un sostegno economico per la loro ricostruzione. I popoli europei, oggi, stanno insieme, ma non comprendono che le motivazioni non sono condivise.
L’anniversario è l’occasione per riflettere anche sulla Pac, presente nel Trattato di Roma, poi rimasta nelle successive versioni e disegnata nel 1958 dalla Conferenza di Stresa. La Pac conferisce un primato alla Cee: è l’unico caso di un’area di libero scambio che abbia introdotto anche i prodotti agricoli creando per essi addirittura una specifica politica comune.  L’ingresso inglese nel 1973 fu rallentato e condizionato anche da essa, poco compatibile con la politica agraria inglese. Entrambe protezionistiche, ma la Pac abbinava l’intervento strutturale, basato su strategie e finanziamenti comuni, ad un sostegno pagato dai consumatori attraverso prezzi più elevati di quelli del mercato mondiale e la protezione del mercato interno dalle importazioni grazie a un sistema di dazi mobili e incentivi all’esportazioni. La politica inglese era basata sull’ integrazione dei prezzi di mercato percepiti dai produttori (deficiency payments) che scaricava l’onere del sostegno ai contribuenti e lasciava il mercato più esposto alle dinamiche di quello mondiale. Quando l’Ue è stata costretta a modificare la vecchia Pac, scostandosi sempre più dal modello originario, ne ha scelto uno più vicino a quello inglese. Ciò spiega la volatilità degli scorsi anni ed i prezzi bassi dell’ultimo triennio.
La pesantezza della crisi di tutta l’agricoltura europea oggi impone una coraggiosa rilettura di questa versione della Pac e l’attivazione di meccanismi diversi e più efficienti, pur rimanendo nel solco tracciato dalle trattative internazionali.

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Quanta acqua per un chilo di carne? Utilizzo e non consumo

Ieri, l’altro ieri o qualche giorno prima, come tanti italiani, ho bevuto l’urina di Giulio Cesare. Questo condottiero, nei suoi sessantatre anni di vita, ha eliminato oltre trenta tonnellate di urina che, escluse quelle della sua breve permanenza nella Gallia settentrionale, sono ricadute nel bacino del Mediterraneo dove il ciclo con rimescolamento delle molecole dell’acqua, secondo alcuni calcoli, si completa ogni duemila anni.

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A Bari, celebrazione dei 90 anni di Franco Scaramuzzi

Lunedì 10 aprile 2017 alle ore 16.30 nel Salone degli Affreschi dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro (Piazza Umberto I) si svolgerà la celebrazione 90 anni del Prof. Franco Scaramuzzi, Presidente onorario dell’Accademia dei Georgofili.

L’evento si intitola: La ricerca in agricoltura nel segno della continuità

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Convegno ai Georgofili sul progetto COBRAF: coprodotti da bioraffinerie

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Premio UNASA 2017

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Bando INAIL per la sicurezza delle macchine agricole

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Giovani in agricoltura: al via il bando Ismea da 65 milioni per mutui primo insediamento

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L'innovazione che viene dal passato per battere la celiachia

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Appello per la lotta obbligatoria al vettore della Xylella in Puglia

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Inaugurazione del 264° Anno Accademico dei Georgofili

Venerdì 7 aprile 2017 alle ore 10.30, nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze, si svolgerà la cerimonia di Inaugurazione del 264° Anno Accademico dei Georgofili.

Programma:

- Saluto del Sindaco 
- Relazione del Presidente Giampiero Maracchi
- Prolusione di Phil Hogan, Commissario all'Agricoltura e Sviluppo Rurale della Commissione Europea 

E' stato invitato il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Maurizio Martina.

Chi desidera avvalersi del servizio di traduzione simultanea è invitato a presentarsi alle ore 10.00

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Piante per lo Spazio

L’astronauta Paolo Nespoli durante la sua terza missione sulla Stazione Spaziale Internazionale (missione VITA) eseguirà le attività di volo di 13 esperimenti italiani selezionati dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Tra questi c’è MULTRITROP un progetto presentato dal Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, in collaborazione con il Liceo Scientifico Silvestri di Portici. Durante la missione VITA, MULTRITROP non solo sarà l’unico progetto italiano che coinvolge nelle attività di ricerca gli alunni di una scuola, ma è anche l’unico esperimento sulle piante finanziato da ASI.
MULTRITROP si inserisce in una linea di ricerca spaziale avviata da circa venti anni da un gruppo, tutto femminile, di docenti del Dipartimento di Agraria dell’Università di Napoli. In particolare, la georgofila Stefania De Pascale in collaborazione con Roberta Paradiso si interessa della coltivazione di piante nello spazio e di trasferimento tecnologico. La sottoscritta e Veronica De Micco sono maggiormente interessate agli effetti dei fattori spaziali (tra cui gravità alterata e radiazioni) su vari aspetti di biologia delle piante. Il gruppo è partner di MELiSSA, un consorzio dell’ente spaziale Europeo (ESA). È quindi inserito in un network scientifico e tecnologico internazionale che considera le piante superiori un elemento fondamentale dei sistemi biorigenerativi di supporto alla vita nello spazio (BLSSs, Bioregenerative Life Support Systems). I BLSSs sono ecosistemi artificiali basati sulle interazioni tra uomo, microorganismi e piante superiori, in cui i prodotti di scarto del metabolismo di un componente sono utilizzati come risorsa dall’altro.
MULTRITROP è un esperimento di biologia vegetale spaziale. L’idea è nata considerando che sulla Terra la crescita delle radici è orientata da diversi stimoli tra cui i principali sono la forza di gravità (gravitropismo), la presenza di acqua (idrotropismo) e la presenza di elementi nutritivi nel substrato (chemiotropismo). Si ritiene che sulla Terra l’attrazione esercitata dalla forza di gravità sia dominante sugli altri fattori di orientamento. Pertanto, soltanto attraverso un esperimento sull’ISS, e quindi senza l’interferenza del fattore gravità, è possibile verificare il ruolo dell’acqua e degli elementi nutritivi sull’orientamento della crescita della radice. 
Oltre che stimolare l’interesse dei giovani in età pre-universitaria verso la biologia spaziale, l’esperimento ha quindi come obiettivo scientifico approfondire le interazioni tra i diversi tropismi, da cui il nome del progetto: MULTI TROPismo.
Per raggiungere questo obiettivo si svolgerà un esperimento di germinazione di semi a bordo nella ISS nell’unità sperimentale YING-B2 integrata nel contenitore BIOKON di KAYSER ITALIA. Ciascuna unità sperimentale sarà allestita con tre substrati: uno imbibito solo con acqua, uno con una soluzione nutritiva e uno non imbibito creando tre ambienti. In ogni unità sperimentale, due semi saranno posizionati in modo che la radice possa direzionarsi liberamente verso qualsiasi substrato. La germinazione dei semi e lo sviluppo delle radici avverrà in condizioni di microgravità e la crescita sarà bloccata attraverso l’iniezione di un fissativo chimico. I campioni saranno recuperati ed analizzati al fine di capire quale dei tre stimoli ha prevalso e come hanno interagito tra loro.

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Allegoria del Nongoverno

Oggi, di fronte alle difficoltà della crisi, della gestione dello Stato e di quella delle organizzazioni sovranazionali si manifesta una generale difficoltà a comprendere quale sia la forma di governo che si sta realizzando. Non vi è più il Buongoverno o quello Cattivo, ma un modo diverso di governare caratterizzato dall’incertezza dei fini (gli obiettivi) e degli strumenti per realizzarli (le politiche) che finisce per creare una grande confusione.  

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Brodo di carne: ritorno al futuro

Il brodo di carne, in grande considerazione nella alimentazione del passato, poi caduto in disuso, sta divenendo ora di moda confermando il detto che il progresso sta anche nel saper tornare all’antico. 

Niente è remoto come il brodo e si ritiene che la cucina sia nata e sviluppata con questo alimento, dal quale nasce anche il termine di ristorante: Alla metà del XVIII secolo, infatti, a Parigi aprono locali denominati “bouillons restaurants” nei quali si servono dei brodi atti a restaurare le forze indebolite e il termine Restaurant diviene il nome dei locali della buona cucina.

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Il Cicalone, Brachytrupes megacephalus: un sonoro spuntino nel deserto

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Convegno internazionale ai Georgofili: il modello cooperativo funziona bene sia in Italia che in Francia, la politica deve incentivarne lo sviluppo.

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Assegnato il premio “Prosperitati Publicae Augendae”

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Il blog dei Georgofili presentato a giovani agronomi europei

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Mele delle Dolomiti conservate in miniere hi-tech

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I Georgofili su RTV38

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Terza conferenza regionale dell'agricoltura e dello sviluppo rurale il 5 e 6 aprile 2017, a Lucca

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Il bosco. Storia, selvicoltura, evoluzione nel territorio fiorentino

Martedì 28 marzo alle ore 16.30 nella sede dell’Accademia dei Georgofili si svolgerà la presentazione del volume di Fabio Cappelli: Il bosco. Storia, selvicoltura, evoluzione nel territorio fiorentino (Olschki, 2016).

Il libro può essere letto come un percorso di preparazione all’ingresso in un bosco. Invito alla comprensione: attraverso le caratteristiche ambientali – clima e suolo – che influenzano la vegetazione, come questa si sviluppa e come si evolve fino a formare i boschi. E ancora: illustrazione dei metodi selvicolturali più comuni per i tagli dei cedui e delle fustaie e brevi cenni di storia – dai provvedimenti di legge alle trasformazioni forestali avvenute nei secoli passati dal governo mediceo fino allo Stato italiano. Ma è soltanto dopo che la soglia è stata varcata, per così dire, che il bosco domanda la precisione dello sguardo. S’indagano con passione e acutezza le caratteristiche forestali del territorio fiorentino, dalla Val d’Era fino all’Alto Mugello. Sono passati al vaglio dell’osservatore tutti i principali tipi di bosco, naturale e artificiale, presenti: di ognuno se ne traccia storia, evoluzione e aspetti selvicolturali. Completano il quadro alcuni comprensori particolari – Colli Alti Fiorentini, Vallombrosa – e una breve ricognizione sulle Foreste demaniali della Regione Toscana e le aree protette. Così il lettore può posare il libro e fare delle parole una pratica d’esperienza.

Iscrizione su: adesioni@georgofili.it

Programma (PDF)

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La Xylella ad Oria: un’emblematica vicenda pugliese


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Cucine etniche e agricoltura

Ambivalente è il rapporto tra agricoltura e cucina. Se da una parte e in generale la cucina usa quanto offerto dall’agricoltura, questa in molti casi è indotta a produrre quanto la cucina richiede e, in mancanza di questo dialogo, vi sono stati prodotti che per lungo tempo sono rimasti inutilizzati, come è avvenuto in Europa per la patata e il pomodoro. Nel dialogo tra agricoltura e cucina un ruolo importante hanno le migrazioni dei popoli, che nell’antichità nel mediterraneo hanno diffuso il grano e pane, nei tempi della romanità la vite e vino in gran parte dell’Europa, e in tempi successivi il riso portato dalle invasioni musulmane. Altrettanta importanza nella conoscenza dei cibi e delle cucine esotiche hanno avuto e continuano ad avere i commerci, ora sempre più mondializzati e, di recente, il turismo, mentre continuano ad avere un grande peso gli spostamenti di popolazioni e le immigrazioni. Oggi in Italia vi è la presenza di quasi sei milioni di nati all’estero e dai più diversi paesi, circa il dieci per cento dei residenti, un fenomeno che ha significativi riflessi sulla cucina e di conseguenza anche sull’agricoltura.
Il complesso processo attraverso il quale le popolazioni immigrate adattano stili o scelte alimentari nei paesi dove vivono è definito acculturazione alimentare, un comportamento influenzato da complessi cambiamenti psico-sociali. Se le popolazioni immigrate tendono a mantenere gli stili e le abitudini alimentari del paese d’origine, nel tempo cambiano per assimilazione di quelli del paese di arrivo, sia pure più lentamente di quanto non accade per la lingua, il modo di vestire e altri stili di vita. Nelle famiglie de-gli immigrati i pasti sono consumati prevalentemente in casa conservando modi di preparazione, cottura, scelte alimentari e usando anche alimenti del luogo di provenienza, che sono ricercati e acquistati in negozi etnici. Per questo in Italia, dal 2007 a oggi, il mercato degli alimenti etnici, di provenienza extraeuropea e non tradizionali dell’alimentazione italiana, è quasi raddoppiato, tanto che alcune grandi catene di supermercati hanno iniziato a inserirli tra le loro offerte, con un giro d’affari di circa centosessanta milioni d’Euro. Non noto è il giro d’affari dei sempre più frequenti negozi etnici che vendono anche alimenti e solo a Milano hanno un ritmo di crescita del dieci per cento superiore a quelli italiani.
Contestualmente in Italia, anche sotto la spinta di quanto visto all’EXPO 2015, vi è stato un incremento di ristoranti etnici, che non sono più una novità o una moda e che soprattutto nei giovani diffondono un nuovo modo di mangiare, con diverse giustificazioni, non ultima quella economica. Oggi in Italia questi ristoranti, tra grandi e piccoli, sono quasi duecentomila e ancor più interessante è che tra i ristoranti di nuova apertura quasi uno su tre è di tipo etnico. La frequenza degli italiani in questi ristoranti sta orientando su nuovi gusti la loro alimentazione ed è in continua ascesa, riguardando quasi la metà della popolazione, soprattutto i giovani tra i diciotto e i trentaquattro anni che preferiscono in particolare la cucina cinese, seguita da quella giapponese, messicana e indiana.
La presenza di popolazioni immigrate, con i loro ristoranti e negozi, e i contatti tra interculturali soprattutto tra i giovani (fino ai trentaquattro anni) sta cambiando la cucina italiana, come dimostra il progressivo acquisto da parte degli italiani di cibi esotici, sia in negozi etnici e sia nella grande distruzione, per la preparazione di ricette piatti con ricette esotiche e etniche da parte di una percentuale della popolazione che, secondo alcune statistiche e con diversa frequenza, arriverebbe al trentacinque per cento degli intervistati.

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“La carta senza fine” di Pistoia

Pistoia, capitale italiana della Cultura per il 2017 richiama anche alcuni fra i suoi più illustri concittadini. Questa volta è la famiglia Cini, in particolare Giovanni, il fratello Cosimo, Bartolomeo e Tommaso figli di Giovanni,  e la loro Cartiera sul fiume Lima così come ci viene descritta dal georgofilo Rinaldo Ruschi in una corposa relazione dell’ottobre 1851. 

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Viviamo meglio e più a lungo

La durata media della nostra vita continua a crescere. Mentre si discute troppo su cosa fare per migliorare e diffondere il “benessere”, inteso come qualità della vita. Non manca neppure chi considera come “diritto sociale” anche l’utopistica e statica “uguaglianza” (promossa invano dalla “Dichiarazione di indipendenza” degli Stati Uniti, dalla “rivoluzione francese”, ecc.).
In realtà, la società nella quale siamo nati e cresciuti ha sempre cercato di migliorare appunto le generali condizioni di vita, a cominciare dalla disponibilità del cibo necessario, così come diffondere l’istruzione, la formazione di ciascuna persona e delle intere società coese, educandole a consoni comportamenti morali e civili.

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Al via domani il convegno: “Cresce la cooperazione agroalimentare, cresce l’agricoltura. L’innovazione del modello cooperativo per l’agricoltore 4.0 nel confronto tra Italia e Francia”

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Il Presidente di Aboca accademico onorario dei Georgofili

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La scienza nel mondo vegetale per garantire cibo di qualità a tutti, conferenza di Michele Stanca a Roma

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Ortofrutta, record storico dell’export

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La divulgazione in orticultura, conferenza alle Oblate il 3 aprile

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OLIVOLIO a Spoleto il 7 e 8 aprile

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“Cresce la cooperazione agroalimentare, cresce l’agricoltura”: due giornate di studio internazionali a Firenze il 23 e 24 marzo

La cooperazione rappresenta la struttura elementare e il sistema portante dell’agroalimentare italiano ed europeo. Con il metodo cooperativo si articolano la maggior parte delle forme organizzative che oggi sono utilizzate per sostenere la competitività delle imprese agricole e superare scompensi e dualismi sia territoriali, sia di comparto produttivo. La cooperazione agroalimentare oggi osservabile è il risultato di un processo aggregativo e di adattamento continuo all’evoluzione dei mercati, delle politiche e dei contesti produttivi. La necessità di rafforzare le strutture organizzative e finanziarie ha spinto la cooperazione agroalimentare a cercare nuovi schemi e moltiplicare i modelli. 
Dotarsi di tutti gli strumenti necessari per competere è un imperativo cui nessuno può ormai sottrarsi, ma il modello cooperativo ha perduto la sua originalità lungo tale percorso? O invece proprio i nuovi modelli organizzativi contengono le risposte chiave da esplorare? Su quali basi possiamo oggi guardare alla cooperazione agroalimentare con rinnovato interesse? Quali sono i supporti offerti dalle politiche? 

Le due Giornate di studio internazionali, organizzate dall’Accademia dei Georgofili in collaborazione con Agrinsieme e Crea (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’ Economia Agraria), nascono anche a seguito del protocollo di intesa sottoscritto recentemente tra l’Accademia e Agrinsieme ed intendono rispondere ai predetti interrogativi attraverso un approfondimento che si svilupperà in tre specifiche sessioni con l’obiettivo di fare emergere un filo conduttore tra come la ricerca in campo economico va inquadrando la cooperazione agricola, come emergono nuovi modelli di cooperazione agricola nelle due realtà francese ed italiana e come le politiche possono interpretare il cambiamento in atto e supportare il modello cooperativo rispetto ad altre soluzioni organizzative dell’agricoltura.

Le giornate di studio si svolgeranno in sedi diverse: il 23 marzo, dalle ore 14.30 alle 19.00 presso l’Accademia dei Georgofili, Logge Uffizi Corti; il 24 marzo, dalle ore 9.00 alle ore 17.30 presso Auditorium Santa Apollonia, Via San Gallo 25 (Firenze).

Per confermare la partecipazione scrivere a: adesioni@georgofili.it. Le adesioni saranno accolte compatibilmente alla capienza della sala.


PROGRAMMA

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Biodiversità degli ortaggi dimenticati: dagli antichi sapori ai moderni segreti della salute

L’ormai inesorabile affermazione della cosiddetta “globalizzazione” alimentare ha paradossalmente stimolato un crescente interesse per quella biodiversità che stava per scomparire per sempre dal panorama delle risorse genetiche di ormai antico “addomesticamento” vegetale e/o animale. In questo ambito gli ortaggi rappresentano una risorsa genetica di assoluto interesse non solamente sotto un profilo gastronomico ma anche storico e nutraceutico. Viene da chiedersi: ma perché certe antiche cultivar sono state messe da parte e sostituite da moderne cultivar commerciali? Il motivo è semplice: anche se non ce ne rendiamo conto richiediamo agli ortaggi delle caratteristiche che, sebbene spesso appiattiscano le componenti di sapore e salute, certamente consentono di disporre di alimenti pronti, ben conservabili, facilmente raccoglibili e con attitudine al confezionamento e quindi alla commercializzazione. In altre parole le nostre quotidiane esigenze hanno favorito cultivar caratterizzate da contemporaneità di maturazione (quindi facilmente meccanizzabili e raccoglibili) uniformi come forma, colore e dimensioni  (quindi facilmente confezionabili), con scarsi fitochimici rapidamente alterabili (quindi ben conservabili) e con caratteristiche gastronomiche di facile impiego come attitudine al lavaggio, brevi tempi di ammollamento nel caso dei legumi e persino assenza di odori considerati sgradevoli. Questo ultimo caso può essere ben rappresentato dal cavolfiore fiorentino (ormai raro) che, essendo ricco iso-tiocianati, la sua cottura implicava odori considerati sgradevoli nonostante che è proprio la presenza di questi fitochimici a conferirgli un ruolo nutraceutico in termini di attività anticancerogena. Analoga azione è garantita anche da altre brassicacee come il “Broccolo fiolaro di Creazzo” (provincia di Vicenza, ricco di sulforafano), il cavolo nero fiorentino, il “Broccolo romanesco” dalla tipica forma a frattale e dal “Cavolo a foglie ricce” pugliese. Analoghi legami tra ortaggi locali e salute è dato dall’asparago violetto di Albenga, dal sedano rosso di Orbassano e la carota nera di Polignano (ricchi di antociani ad attività antiossidante), il cece nero della Murgia ricco di ferro (FOTO), la zucca serpente siciliana ad attività ipolipidemica ed il Pomodoro tondino liscio da serbo Toscano (detto anche Pendolino) molto ricco di polifenoli attivi come prevenzione delle malattie cardiovascolari. Di estremo interesse gastronomico-culturale sono inoltre gli “intrecci storici” che intercorrono tra un determinato ortaggio e la tradizione rurale di un particolare territorio. E’ questo il caso della melanzana rossa di Rotonda, importata ad inizio del secolo scorso in Basilicata da soldati della guerra di Etiopia, dello Scalogno, il cui nome deriva dalla città di Ashkelon (Israele) importato dai Crociati (~ 1200), il pomodoro San Marzano, regalato dal viceré del Perù al Re Napoli Ferdinando IV di Borbone nel 1770), della “Batata salentina”, introdotta nel 1842 dal marchese Cosimo Ridolfi (fondatore a Pisa della prima Istituzione Agraria nel mondo), nonché della Lenticchia nera (Vicia articulata) considerata “coltura relitto” della Magna Grecia calabrese (Bovesia, VIII secolo a.C.) la cui popolazione ha tuttora un dialetto grecofono. Analoga “coltura relitto” della Magna Grecia, in questo caso salentina, è costituita dal Pisello nano di Zollino (Lecce).

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Olivicoltura e gastronomia

L’olio d’oliva, a livello mondiale è quasi un prodotto di nicchia, perché nell’ambito dell’olio alimentare e secondo i diversi sistemi di rilevazione rappresenta solo dal due e mezzo al quattro per cento dei consumi totali. In Italia si producono circa duecentocinquantamila tonnellate di olio d’oliva, con un fatturato al consumo complessivo annuo pari a tre miliardi e duecentomila Euro. Il consumo pro-capite annuale è di poco più di nove chilogrammi, con un totale di oltre cinquecentomila tonnellate il che significa che almeno, se non più della metà dei consumi sono coperti dall’importazione.

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Il ruolo della ricerca per la tutela della risorsa suolo

Si è svolto il 7 marzo 2017 presso la sede di Firenze dell'accademia dei Georgofili il convegno"Agricoltura e cambiamenti climatici. Il ruolo della PAC e gli sviluppi in Italia", organizzato dall'associazione Legambiente. A tale evento il Centro di ricerca agricoltura e ambiente del CREA di Firenze è stato invitato a tenere una relazione sul ruolo della ricerca per la tutela della risorsa suolo.

Il suolo, definito dall’Unione europea come la parte più esterna della crosta terrestre, situata tra la roccia o il sedimento inalterato e l’atmosfera, è un sistema naturale complesso, multi-fase, che tende ad auto-organizzarsi in conseguenza dell’azione dei fattori della pedogenesi e in particolare dell’attività biologica, che ne determina i maggiori dinamismi. Non è quindi un mero substrato inerte, statico, attraverso il quale realizzare le produzioni agricole e forestali o sul quale appoggiare le nostre attività e infrastrutture, ma un essere vivente. 

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Le cocciniglie utili

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La scienziata Ilaria Capua nominata accademica onoraria dei Georgofili

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Agricoltura sostenibile, incontro a Milano il 22 marzo

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L'olivicoltura salentina e la sfida generazionale; il ruolo dell’istruzione agraria e della formazione universitaria

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Agricoltura, cento anni dalla rivoluzione russa

L'articolo è tratto dall’intervista di Matteo Bernardelli al Prof. Dario Casati, pubblicata su Agronotizie, 7/03/2017

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I GEORGOFILI SU RTV38

Come previsto dal Protocollo di intesa sottoscritto tra Accademia dei Georgofili e Unicoop Firenze, sono state registrate dal Presidente Maracchi negli ultimi mesi del 2016, e ne sono in programma anche per il 2017, alcune rubriche all’interno della trasmissione di approfondimento Stili di Vita Magazine su RTV38, a cura di Cecilia Morandi. 

Le rubriche, che trattano argomenti che stanno a cuore alla nostra Accademia (l’agricoltura, la globalizzazione, la sicurezza alimentare, il clima, le stagioni, i prodotti del nostro territorio, ecc..), verranno trasmesse il mercoledì alle ore 21.00 (in replica la domenica dalle 17.45) e sono inoltre visibili sui canali Youtube dell’Accademia dei Georgofili (https://www.youtube.com/channel/UCosKzVZGcw6VR3sW9QKGkVw) e di RTV38 (https://www.youtube.com/playlist?list=PLfVSUc0etIzeb2ibbgdIHkVHGu_jRHOEv).

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La scomparsa della tubercolosi bovina nell’uomo

I gobbi sono scomparsi, come le lucciole di Pier Paolo Pasolini dell’articolo sul Corriere della Sera del primo febbraio 1975, dove lo scrittore rileva che nei primi anni sessanta, a causa dell'inquinamento dell'aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell'inquinamento dell'acqua sono cominciate a scomparire. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante e dopo pochi anni le lucciole non c'erano più. Che cosa è avvenuto? In modo analogo perché vi erano e sono scomparsi i gobbi, uomini e donne di piccola statura con una pronunciata gobba o gibbo, i primi ritenuti segno favorevole tanto da essere toccati per avere fortuna e riprodotti come oggetti scaramantici, e le seconde infauste da evitare? Una domanda che ha sollevato l’interesse d’infettivologi, veterinari, storici e antropologi, anche con una risposta che riguarda la sicurezza alimentare e da non dimenticare, perché i gobbi oggi potrebbero ritornare.
Senza entrare nei significati scaramantici o di superstizione popolare, la quasi totalità di questi ammalati, perché tali sono, spesso di piccola statura tanto che in Sicilia erano denominati “corti”, sono ammalati del Morbo di Pott, tubercolosi vertebrale causata da un’infezione di batteri in gran parte di tipo bovino. Nella grande famiglia dei batteri tubercolari, l’infezione da batterio della tubercolosi di tipo bovino colpisce anche l’uomo, per contatto degli animali infetti e soprattutto per via alimentare con l’uso di latte crudo, prodotti caseari freschi e carni provenienti da mucche ammalate di tubercolosi. Per questo la malattia è tipica delle popolazioni che allevano bovini e già presente nell’Antico Egitto, mentre é assente nelle Americhe precolombiane nelle quali la discussa interpretazione di una statuetta fittile è stata alla fine risolta attribuendola alla rappresentazione di un caso di condrodistrofia e non di Morbo di Pott.
Fino alla metà del secolo scorso, il Morbo di Pott era abbastanza diffuso e invalidante, chi ne era colpito in forma grave aveva scarse possibilità di lavoro e, se ne aveva le doti diveniva musicista. Nel rinascimento spesso era anche giullare e buffone di corte, una figura entrata nel mondo dello spettacolo come Rigoletto dell’opera verdiana e nella letteratura con Quasimodo di Victor Hugo.
L’infezione umana da batterio tubercolare bovino è (relativamente) meno mortale di quella di tipo umano, verso il quale il batterio bovino sembra avere un’attività di contrasto, analogamente a quanto si è ritenuto possa avere nei riguardi dell’infezione di un altro batterio, quello di Hansen che provoca la lebbra, tanto che si è supposto che la fortissima riduzione della lebbra postmedievale in Europa sia la conseguenza dell’espansione nell’uomo della tubercolosi umana e bovina. 
La progressiva diminuzione e poi la quasi totale sparizione della tubercolosi bovina nell’uomo in Italia, e quindi la seguente scomparsa dei gobbi con Morbo di Pott è avvenuta attraverso diverse fasi.  Per la grande diffusione della tubercolosi bovina nel bestiame, dapprima vi è stata una campagna informativa sulla necessità di bollire il latte, seguita dall’istituzione delle Centrali del Latte dove si eseguono trattamenti di risanamento del latte tramite pastorizzazione e stassanizzazione, infine e con metodo definitivo si è proceduto all’eliminazione della tubercolosi negli animali da latte: bovini, ovini e caprini. Contestualmente vi è stata l’abolizione dell’istituto della Bassa Macelleria, con la quale ai meno abbienti erano vendute le carni di animali tubercolotici, ora destinate alla distruzione.

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Schegge di bosco

Etica forestale spicciola 
Un tale voleva far legna nel suo bosco; il forestale fece osservare che era inutile fare il taglio perché ricorrevano le condizioni per avere dal comune un’assegnazione di legna a prezzo di favore. L’interessato rispose: “Se il bosco è una cosa tanto importante quanto voi dite, chi può deve riscaldarsi con la legna del suo bosco e non con quella del bosco degli altri!”.

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Sensori ad induzione elettromagnetica per il rilevamento prossimale del suolo: opportunità per l’agricoltura di precisione e l’individuazione di anomalie sottosuperficiali

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I parassiti della Palma cinese, Trachycarpus fortunei, messa in piazza Duomo a Milano

Molti organi di informazione, forse suggestionati dall’autorevolezza botanica di qualche politico, lasciano intendere che i Trachycarpus fortunei, messi a dimora nella piazza del Duomo di Milano, siano originari dell’Africa e che, in qualche maniera, siano ricollegabili ai clandestini o immigrati africani. Voglio solo ricordare che l’Arecacea in questione, comunemente nota come Palma cinese, è originaria delle montagne della Cina e della Birmania, dove viene coltivata per ottenere fibre tessili con cui si producono corde, sacchi e indumenti. Essendo in grado di resistere a temperature anche inferiori a -15°C la palma viene utilizzata a scopo ornamentale fino al Nord Europa, mentre soffre nelle zone a clima troppo secco e caldo. 

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Se il cacao non basta più, ecco pronto il surrogato

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Convegno: “I Sistemi terrazzati della Toscana”

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Vigna e Olivo: tra innovazione e sostenibilità

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Oms: l'inquinamento uccide un bambino su quattro

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Cosa mangeremo quando saremo 10 miliardi sulla terra?

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L'Università di Palermo festeggia i 90 anni di Giulio Crescimanno

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La storia fiorentina, da prospettive insolite e affascinanti, in due libri che saranno presentati all’Accademia dei Georgofili i prossimi 2 e 9 marzo


Giovedì 2 marzo 2017, alle ore 16, si svolgerà la presentazione del volume “La fabbrica di botti. Una singolare attività produttiva di Firenze tra Ottocento e Novecento dai Fenzi ai Borri” di Giovanni Brunori (Ed. Polistampa).
Interverranno Eugenio Giani, Zeffiro Ciuffoletti e Pierluigi Ferrini.

Giovedì 9 marzo alle 16.30 sarà presentato il volume di Ilaria Buccioni: “Trattoria Sabatino. La storia di una famiglia e i sapori della cucina povera in San Frediano, il quartiere più popolare di Firenze” (Maschietto Editore).
Interventi di Francesco Ammannati e Marco Vichi, di Federico Maschietto e Carlo Cuppini, alla presenza dell'Autrice.
La partecipazione all'incontro del 9 marzo è riservata a coloro che si saranno registrati entro il 6 marzo 2017 ad adesioni@georgofili.it.

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Sovranità monetaria e debito pubblico

Si amplia il coro di chi attribuisce all’euro, spesso confuso con l’Ue, una lunga serie di colpe. Una parola d’ordine oggi molto diffusa propone l’uscita dall’euro recuperando la sovranità monetaria del nostro paese. È il rimpianto per un tempo ed una politica monetaria che coincidono con un periodo della nostra economia più felice. Si individua in questo concetto la speranza di restituire al Paese quell’orgoglio e quella capacità autonoma di risolvere la crisi che avevano generato la crescita economica. Traspare, nel fascino un po’ ancien régime della parola, il desiderio di una conduzione della politica economica e monetaria più forte ed autorevole di quella attuale, confusa e abborracciata.
La sovranità nello stato moderno, semplificando, presenta due aspetti: l’origine dell’ordinamento dello Stato, nata dal popolo e che non deriva da nessun altro potere e l’indipendenza dello Stato da ogni forma di potere esterna o presente al suo interno. Il concetto è chiaro se si esemplifica con la sovranità territoriale. Ma non sempre è altrettanto semplice, perché lo Stato può decidere nella sua sovranità di accettare regole nei rapporti fra Stati oppure di cedere una parte dei suoi poteri ad altri organismi internazionali, possibilità prevista dalla stessa Costituzione. L’attuale ondata “sovranista” sembra voler escludere queste ipotesi per puntare ad un sorprendente e poco praticabile potere sovrano assoluto, quasi dimenticando che il mondo è molto più complesso sia per le concessioni a regole comuni fra Stati, sia per la cessione di una parte di poteri sovrani a organismi internazionali. I sovranisti tacitamente sembrano accettare le prime, ma si ribellano alle seconde. Da ciò nasce la spinta a rovesciare totalmente quegli accordi europei sino ad oggi considerati una sorta di dogma inattaccabile.
La restaurazione più sollecitata riguarda la sovranità monetaria che comprende molti passaggi fra cui: a) uscita dall’euro, moneta comune di gran parte dei paesi Ue, b) conseguente (ri)nascita della moneta nazionale, per affetto e consuetudine la Lira, con la definizione di valore iniziale e regole di gestione e di intervento sui cambi, c) gestione delle riserve in oro e valute, in parte depositate presso la Banca Centrale Europea ed altre organizzazioni come il Fondo Monetario Internazionale, d) restituzione degli antichi poteri all’istituto di emissione, la Banca d’Italia, e) stampa di moneta secondo criteri autonomamente decisi.  Tutto ciò oggi avviene in accordo con gli altri paesi dell’euro attraverso il Sistema Europeo delle Banche Centrali  che unisce le banche centrali di ognuno e la BCE.
La forza dell’euro è data dal suo valore complessivo e dal fatto che è gestito come una moneta unica sommatoria di quelle dei paesi aderenti. Per salvaguardare le rispettive sovranità gli stati aderenti non si sono dotati di politiche fiscali ed economiche comuni. Affinché la costruzione non collassi hanno adottato criteri di gestione delle rispettive economie che riguardano sostanzialmente la solvibilità di ogni Stato attraverso il controllo dei bilanci.

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I funghi benefici nella difesa delle colture: dall’ecologia al genome editing

L’impiego di funghi benefici nella difesa delle colture (difesa biologica) è argomento di attualità, in vista della necessità di aumentare la produzione agricola per rispondere al fabbisogno alimentare di una crescente popolazione mondiale e soddisfare la richiesta della comunità europea che, con la direttiva EU 2009/128/CE, prevede la riduzione dell’uso di fitofarmaci di sintesi a favore di prodotti e strategie sostenibili.

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Esperimenti educativi negli istituti tecnici

La nostra preoccupazione più immediata è quella di un adeguamento della formazione professionale poiché riteniamo che la formazione di nuove figure professionali come “tecnici delle comunità di filiera” sia un'indispensabile premessa alla realizzazione e al successo delle Communities of Purpose del settore agroalimentare.

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I “Diamanti di Pistoia”

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Una nuova prospettiva di lotta contro alcune cicaline della vite: l’uso delle microvibrazioni

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Un pregevole manufatto “siciliano” a Vienna: il manto di Ruggero

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Agricoltura e cambiamenti climatici, conferenza il 7 marzo a Firenze

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Dagli insetti l’integratore del futuro contro le malattie cardiovascolari: economico, ecologico ed efficace

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Successo del convegno nazionale sulla montagna, saranno realizzati gli Atti

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Cucina di precisione

Dopo l’agricoltura, la zootecnia e la nutrizione di precisione, s’inizia a parlare di cucina di precisione, un nuovo modo di praticare la cucina secondo parametri e sistemi ben definiti, esatti, accurati e precisi per ottenere produzioni costanti, migliori risultati nutrizionali e eccellente qualità gastronomica. Su cosa sia questa cucina sono necessarie puntualizzazioni evitando alcuni fraintendimenti.
La cucina di precisione non deve essere confusa con la cucina molecolare, termine coniato da un giornalista a Erice nel 1992 in occasione della Molecular and Phisical Gastronomy, un importante momento culturale che mette in evidenza l’importanza del metodo scientifico in cucina, quando un gruppo di ricercatori, prevalentemente fisici, studia i processi che nei cibi accadono con le trasformazioni culinarie. Se la cucina familiare e dei ristoranti era ancora in gran parte empirica, fin dal milleottocento l’industria alimentare applica metodi scientifici nella trasformazione e preparazione degli alimenti, come dimostrano i processi di sterilizzazione, pastorizzazione e stassanizzazione applicati alle carni, latte e altri alimenti, sulla base delle ricerche di scienziati quali da Nicolas Appert (1749 – 1841), Louis Pasteur  (1822 – 1895), Justus von Liebig (1803 – 1873), Ernesto Stassano (1859 – 1922). La cucina di precisione non è nutrizione di precisione e cioè la precisa determinazione della dieta per ogni singolo individuo, in relazione ai suoi parametri biologici, metabolici e genetici. Non bisogna confondere la cucina di precisione con singoli, particolari metodi di trattamento degli alimenti, come per esempio l’uso di particolari temperature, determinati ingredienti (per esempio l’azoto liquido, taluni alginati ecc.), la cottura sottovuoto o altri sistemi. Da ultimo non bisogna confondere la cucina di precisione con sistemi empirici tradizionali, come ad esempio si fa per le cotture lente a bassa temperatura già utilizzate nel più lontano passato.
Analogamente a quanto è per l’agricoltura e la zootecnia, la cucina di precisione è una strategia operativa che avvalendosi delle moderne strumentazioni progetta e attua interventi che tengono conto delle caratteristi-che fisiche e chimiche degli alimenti. La cucina di precisione si basa su sistemi operativi in ambienti controllati e a temperatura ottimizzata per preservare le proprietà nutrizionali e organolettiche, eliminare i batteri nocivi ed evitare lo sviluppo di sostanze cancerogene, mantenendo e portando su scala ridotta gli obiettivi della cucina industriale e al tempo stesso consentendo una personalizzazione. Sono espressione della cucina di precisione strumentazioni prima esclusive dei laboratori di ricerca e tra questi precisi misuratori di temperature e tempi esatti, bilance di precisione, termostati, realizzatori di vuoto o atmosfere particolari, sistemi informatizzati applicati alle strumentazioni di cucina come i robot da cucina, espressioni anch’essi di una cucina di precisione automatizzata e ai quali si sono di recente associate le stampanti 3D. 
La cucina di precisione ha un grande sviluppo nel settore della pasticceria dolce, dove si adoperano materie prime con caratteri chimico-fisici ben definiti iniziando dallo zucchero, mentre più lenta è la sua diffusione nella cucina del salato nella quale si dedica una particolare attenzione alla combinazione in precisi parametri tra ambiente - temperatura – tempo di cottura.

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Palme a Milano

La dibattuta vicenda delle palme in piazza Duomo a Milano ha suscitato discussioni forse prevedibili e forse anche ormai inutili perché difficilmente il mondo politico e tecnico responsabile sarà disposto a cambiare il progetto già avviato. Doverosamente riportiamo due note, entrambe molto autorevoli, e rimaniamo in attesa di ascoltare coloro che hanno deciso di realizzare il palmeto, sorprendendo i cittadini. L’argomento è complesso e riguarda numerosi aspetti, ciascuno dei quali è di competenza di esperti diversi. Non può essere negato a nessuno il diritto-dovere di esprimere il proprio punto di vista. Altrettanto dicasi per i committenti, progettisti e realizzatori interessati alle opere che hanno richiamato l’attenzione della opinione pubblica. Si attende che vengano al più presto illustrate le motivazioni delle scelte in discussione, per adottare con convinzione le pubbliche decisioni pertinenti. 

La “Fabrica” delle palme
Dario Casati

Troppo rumore per nulla
Francesco Mati

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Olio di palma: i motivi di un fenomeno

Gli avvenimenti dell’ultimo anno riguardanti l’Olio di Palma (OP) sono forse un caso più unico che raro nella storia del cibo, perché per la prima volta il flusso decisionale sembra del tutto invertito rispetto a quello usuale. 
Per l’OP, le multinazionali alimentari e la stessa grande distribuzione organizzata (GDO) hanno ricevuto dal basso, ovvero dai consumatori, una fortissima pressione perché un ingrediente diffuso come l’OP fosse bandito dai prodotti finiti e addirittura tutti i possibili prodotti trasformati che lo vedono utilizzato come ingrediente ritirati dagli scaffali della GDO. 

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Cadmio nei fertilizzanti fosfatici: allarmismo ingiustificato

Nell’ambito della strategia sull’ Economia Circolare, la Commissione UE ha avviato la revisione del Regolamento 2003/2003 inerente la disciplina dei prodotti fertilizzanti. Se tale iniziativa intende apportare alcune importanti novità (es. l’ampliamento del novero dei prodotti includendo anche fertilizzanti organici, organo minerali, ammendanti e correttivi, substrati di coltivazione, biostimolanti etc.), essa presenta nel contempo altrettante criticità che investono sia il settore tecnico-scientifico che produttivo.

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Rischi ambientali, sociali ed economici derivanti da una non gestione del suolo

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Aspetti sinergici della carne e dell'olio extravergine di oliva

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La Tentredine nera delle rose: Cladius pectinicornis

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La Puglia che verrà, tra la quarta rivoluzione industriale e la roadmap per l’innovazione del settore agroalimentare

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Corsi di giardinaggio della Società Toscana di Orticultura

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Innovativo strumento assicurativo per proteggere gli agricoltori dalle perdite per insufficienti redditi

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A rischio estinzione il cocco di mare, che produce il frutto più grande al mondo

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SAVE THE DATE: 24 febbraio - Convegno “La montagna italiana nello sviluppo rurale: problematiche e prospettive economiche, sociali, ambientali e istituzionali”

Venerdì 24 febbraio 2017 alle ore 9 presso il Polo Universitario di Scienze Sociali, Via delle Pandette 9 (Firenze), si svolgerà un convegno nazionale dedicato alla montagna, organizzato dall’Accademia dei Georgofili, l’Accademia Italiana di Scienze Forestali, Anci, Crea e Carabinieri sez. Forestale.
Concluderà i lavori alle 17.30 il Ministro Maurizio Martina.
Il futuro della “montagna” è oggi al centro di un vivace e ampio dibattito orientato a stimolare nuove progettualità basate sulla consapevolezza che vi sono numerosi punti di forza e opportunità da valorizzare.
Bisogna partire dalla considerazione che la “montagna” non è tutta uguale, ma è un “mosaico” di situazioni diverse da nord a sud dell’Italia, ciascuna delle quali ha una propria identità e detiene risorse la cui valorizzazione richiede percorsi partecipativi che devono essere costruiti responsabilmente dagli attori stessi del territorio.
Se “la diversità” si assume come ricchezza della “Montagna” non si deve far altro che focalizzare nella loro specificità tutte le risorse endogene della “Montagna”: i prodotti dell’agricoltura, degli allevamenti, del bosco, i prodotti dell’artigianato, il turismo, la biodiversità vegetale e animale, il paesaggio, i beni culturali, le tradizioni, devono essere portati a sistema. Ciascuna risorsa presente nel territorio concorre al suo sviluppo e alla sua crescita, unitamente al miglioramento dei servizi alla popolazione e della qualità della vita.
Anzitutto la Politica di sviluppo rurale, insieme con la Strategia delle aree interne e le politiche di sviluppo regionale e sociale, sono protese ad assicurare il perseguimento dell’obiettivo della coesione economica, sociale e territoriale. L’equilibrio di queste componenti è l’elemento chiave del nuovo approccio allo sviluppo della “montagna”.

PROGRAMMA (PDF)

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Le inchieste agrarie in età liberale - Convegno di studi

Giovedì 23 febbraio 2017 si svolgerà un Convegno su “Le inchieste agrarie in età liberale”, organizzato dall’Accademia dei Georgofili in collaborazione e presso la Fondazione Biblioteche della Cassa di Risparmio di Firenze (Via Bufalini 6). 
A vent’anni dall’acquisizione del fondo REDA (Ramo Editoriale degli Agricoltori) da parte dei Georgofili, ora conservato presso la sede della Fondazione Biblioteche, il convegno desidera promuovere questo importante fondo costituito da circa 18mila volumi e 100mila fotografie, negativi e lastre inerente la storia agraria italiana ed europea. Il REDA ha rappresentato la più importante casa editrice italiana per la letteratura di interesse agricolo. Esso pubblicava anche periodici di attualità come “Agra Europa”, “Leggi e Decreti di interesse agrario”, “Giurisprudenza agraria italiana”, “Agri Firenze”; inoltre numerosi trattati, monografie e collane di manuali tecnici, nonché la ponderosa “Enciclopedia agraria”, e le inchieste agrarie promosse da enti pubblici e privati. Per la distribuzione delle proprie realizzazioni editoriali, il REDA si avvaleva della rete dei Consorzi agrari, sparsi capillarmente su tutto il territorio nazionale. 
La questione agraria e l’allora correlata questione meridionale sono al centro di questo convegno di studi che intende ricostruire gli strumenti conoscitivi, prima, e operativi, poi, messi in essere dall’Italia liberale per affrontare questioni considerate cruciali nello sviluppo della nazione, tanto più quando l’abbandono delle terre d’origine da parte dei migranti, soprattutto meridionali, divenne fenomeno socialmente esplosivo. 

Programma (PDF)

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Agricoltura in crisi, è colpa dell’Europa?

In un crescendo di interventi si sente montare l’onda della polemica antieuropeista sensibile alle febbri elettorali che serpeggiano come i virus d’inverno e smossa da una generale scontentezza. Gli eurofobi di oggi spesso fanno parte degli stessi laudatores che sostennero un’adozione della moneta unica frettolosa e avventata, mentre fra i pochi e timidi sostenitori parecchi l’avevano con forza avversata agli inizi. Non resta che cercare di capire con la necessaria serenità quanta parte dell’attuale malcontento sia colpa dell’euro e quanta, invece, dipenda da altre cause che anche nel mondo agricolo alcuni gli addebitano.

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“Qual debba esser la Cucina”: Vincenzo Tanara e la “fabrica d’vna Cucina” in Villa (da L’Economia del cittadino in Villa, 1687)

Il perfetto cuoco in Villa, oltre che “polito, fedele, & intendente” doveva essere edotto, secondo gli Antichi, in tre scienze: “Medicina, Astrologia, & Architettura”.

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Toxoplasma negli alimenti, microbo della pazzia?

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Le olive da mensa in Italia e le nuove cultivar proposte dal CREA

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La Nottua del pomodoro, Chrysodeixis calcites, dannosa anche alle ornamentali

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Protocollo di intesa tra Ente Parco Regionale Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli e Accademia dei Georgofili

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Mappato il Dna della quinoa. "Può aiutare a sfamare il mondo"

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A Firenze il workshop: “The Nagoya Protocol: access and benefit-sharing of nature's genetic resources”

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Progetto di formazione professionale “Coltiviamo la montagna - le opportunità dell’agricoltura nei territori rurali"

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Presentazione del libro: “Chianti Classico, the search for Tuscany’s noblest wine”

Mercoledì 15 febbraio 2017 alle ore 16, nella sede dell’Accademia dei Georgofili sarà presentato volume di Bill Nesto e Frances Di Savino Chianti Classico: the search for Tuscany's Noblest Wine (University of California Press, 2016).

Bill Nesto è Master of Wine e fondatore del Wine Studies Program all’Università di Boston, dove insegna. 
Frances Di Savino è un procuratore con un background di studi storici ed è la compagna, di vita e di vino, di Bill.  
Bill and Frances hanno già firmato insieme il volume The World of Sicilian Wine, che ha vinto il premio André Simon Book Award nel 2013.

Il libro racconta la storia di un’antica terra chiamata Chianti e della moderna denominazione del vino nota come Chianti Classico. Nel 1716 il penultimo Granduca dei Medici, Cosimo III, consacrò la regione del Chianti assieme a tre aree più piccole nello stato fiorentino, come la prima al mondo legale denominazione di origine per il vino. Nei secoli successivi questa pietra miliare della storia fu dimenticata tanto che, alla fine del XIX secolo, la parola Chianti significava piuttosto che un rinomato vino e la sua regione di produzione, un semplice vino italiano da tavola rosso in un fiasco ricoperto di paglia. Nel XXI secolo il Chianti Classico si è affermata come una delle più dinamiche e affascinanti zone del vino. Bill Nesto e Frances De Savino esplorano le città del Chianti Classico e introducono il lettore nella moderna viticoltura che sta trasformando la regione. I segreti del Sangiovese, la principale varietà di vitigno del Chianti, sono progressivamente rivelati assieme ai miti e ai misteri di una delle più antiche zone vitivinicole italiane. La pubblicazione del libro coincide con il trecentesimo anniversario del decreto granducale che delimitava esattamente la regione di produzione del Chianti (24 settembre 1716).

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Un mondo senza pesto genovese?

La peronospora del basilico minaccia la produzione di uno degli ingredienti fondamentali del più famoso condimento per pasta. E non solo…

Oltre all’aglio, al pecorino e al sale grosso, tre sono i componenti fondamentali del pesto genovese: olio extra-vergine di oliva, pinoli e basilico. Ebbene, ciascuno di questi ultimi attraversa una crisi dovuta all’azione di organismi nocivi che stanno compromettendo, almeno in parte, la disponibilità di tali materie prime. Per l’olio, il riferimento è inevitabilmente rivolto alla pandemia di Xylella fastidiosa che da qualche anno sta devastando il Salento (http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=2233): per fortuna al momento non risultano segnalazioni di casi in altre aree, e l’attenzione è ai massimi livelli. Il pino domestico da tempo è vittima degli attacchi di un insetto introdotto dal Nord America (il “cimicione americano”, Leptoglossus occidentalis) e le rese di pinoli sono crollate (http://www.georgofili.it/detail.asp?IDN=901&IDSezione=4). Inevitabile il ricorso a prodotti importati (anche dalla Cina), lo scadimento qualitativo e l’aumento dei prezzi.
Ma è la situazione sanitaria del basilico quella che fa sorgere dubbi inquietanti circa il futuro del pesto. Ricercata per il suo intenso profumo e l’altrettanto piacevole sapore, questa pianta (Ocimum basilicum) è una delle aromatiche tipiche della dieta mediterranea, ma è apprezzata in varie parti del pianeta. Coltivata a livello sia professionale (serra e pieno campo), sia amatoriale (tipicamente anche sui davanzali delle finestre), è da sempre caratterizzata da una tecnica relativamente semplice e uno stato sanitario non particolarmente preoccupante. La situazione, però, è drammaticamente cambiata a cominciare dai primi anni di questo secolo, a causa della insorgenza e diffusione di attacchi di una malattia parassitaria, capaci di distruggere in breve tempo la coltura. Il patogeno in questione è Peronospora belbahrii, un oomicete biotrofico di nuova descrizione (doi: 10.1017/S0953756205003928), trasmesso per seme, responsabile della comparsa di estese lesioni necrotiche sulle foglie, con fuoriuscita di abbondante efflorescenza grigiastra dalla pagina abassiale, costituita da rami conidiofori e fruttificazioni agamiche. L’evoluzione è rapida e porta alla marcescenza degli organi colpiti, sino alla morte della pianta. Il periodo di incubazione può superare le 3-4 settimane, così che la presenza del patogeno può non essere percepita al momento della commercializzazione delle piantine. Inizialmente segnalata in Liguria e basso Piemonte, la malattia è certamente presente anche in Toscana, Lazio e Sardegna. A livello internazionale, oltre all’Europa (con focolai in una decina di Paesi), sono interessati tutti i continenti, dalla Nuova Zelanda agli USA, dall’Argentina al Sud Africa e Taiwan. In Italia il caso è da sempre all’attenzione della Scuola fitopatologica torinese (doi: 10.1007/s12600-015-0474-1).

Che fare, dunque?

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Elicicoltura: zootecnia a triplice attitudine

Nella seconda metà del secolo scorso nelle Facoltà di Agraria e Veterinaria vi erano ancora due corsi facoltativi semestrali di Zoocolture, che riguardavano allevamenti minori. Uno era dedicato all’avicoltura e alla coniglicoltura, l’altro alla apicoltura e bachicoltura, attività zootecniche che nel corso di alcuni decenni scompaiono, come la bachicoltura, o esplodono come l’avicoltura. Nello stesso periodo iniziano a comparire nuovi allevamenti e tra questi l’elicicoltura che risponde alla crescente domanda di chiocciole e che ora ha tre diversi utilizzi: “carne”, uova e bava o muco.

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Un grido di allarme: cosa si insegna nelle nostre scuole?

Approfitto del mio titolo di Accademico dell'antica e prestigiosa Accademia dei Georgofili, per lanciare un grido di allarme sul livello di efficacia dell'insegnamento nelle scuole medie italiane. Negli ultimi mesi ho avuto l'opportunità di seguire con una certa continuità lo studio di un mio nipotino iscritto alla classe prima media. Sono rimasto impressionato dalla impostazione nozionistica, farraginosa, ridondante dei testi adottati e dei programmi svolti. 

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Bruchi predatori

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Impiego degli ultrasuoni nel processo di estrazione dell’olio extravergine di oliva

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Il mercato del latte dopo le quote

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Bando per 4 Premi per Giovani Ricercatori

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Il pomodoro del futuro riavrà il sapore di una volta

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La tracciabilità genetica della filiera enologica. Prevenire le frodi è possibile?

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Oltre 100 siti naturali "protetti" dall'Unesco sono minacciati dall'impronta dell'uomo

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Metodologie innovative di rilevamento per l'aggiornamento dell'Inventario castanicolo nazionale

Si svolgerà il prossimo lunedì 6 febbraio nella sede dell'Accademia dei Georgofili una Giornata di studio  sulle "Metodologie innovative di rilevamento per l'aggiornamento dell'Inventario castanicolo nazionale", promossa ed organizzata in collaborazione con MiPAAF, Associazione Nazionale Città del Castagno, Centro di Studio e Documentazione sul Castagno, ANCI Toscana, Regione Toscana.

La valorizzazione della risorsa castanicola italiana impone la necessità di acquisire dati conoscitivi sulla sua effettiva consistenza con l'obiettivo di dare attuazione al piano castanicolo nazionale e di consentire la corretta utilizzazione delle misure dei piani di sviluppo rurale a livello regionale. 
Con questa Giornata di studio si intendono approfondire le problematiche tecniche e amministrative legate all’urgente necessità di realizzare un aggiornamento dell’inventario castanicolo nazionale e/o a livello di singole Regioni. 
A tal fine saranno illustrate, sulla base di casi di studio condotti in Toscana, le potenzialità applicative delle più recenti tecniche di rilevamento forestale per l’inventariazione e il monitoraggio delle risorse castanicole, con particolare riferimento all’impiego di dati telerilevati da piattaforma aerea e satellitare per la mappatura dei boschi di castagno e all’uso di banche dati e di strumenti tecnologicamente avanzati per la caratterizzazione strutturale e socio-economica dei castagneti da frutto. 

La partecipazione è riservata a coloro che si saranno registrati entro il 2 febbraio 2017 a adesioni@georgofili.it 

PROGRAMMA (scarica PDF)

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Ai Georgofili con ENEA per parlare di qualità, sicurezza, tracciabilità, autenticità ed origine dei prodotti agroalimentari

Giovedì 9 febbraio alle ore 9.30 si svolgerà all'Accademia dei Georgofili una giornata di studio su  "Qualità, sicurezza, tracciabilità, autenticità ed origine dei prodotti agroalimentari: l'infrastruttura METROFOOD-RI", organizzata in collaborazione con ENEA. 

PROGRAMMA 

G. MARACCHI - Apertura dei lavori 

I. CASTANHEIRA - Contribution of Metrology in food quality, saferty and security 

G. ZAPPA – L’infrastruttura metrologica a supporto del settore agroalimentare: azioni avviate e prospettive 

C. ZOANI – L’infrastruttura di ricerca METROFOOD-RI 

A.M. ROSSI, F. CUBADDA, A. SCALONI – Contributi alla Joint Research Unit METROFOOD-IT 

Tavola rotonda su: Le infrastrutture di ricerca quale motore di integrazione e sinergia tra pubblico e privato 

Interventi di R. ALEANDRI, G. PECORINI, S. LA ROSA, D. GIACOMINI, M. PAGANELLI, C. DI DOMIZIO, M. BOCCARDELLI, D. DEI GIUDICI 

P. BONARETTI - Conclusioni 


LOCANDINA (PDF)

Iscrizione obbligatoria a adesioni@georgofili.it entro il 7 febbraio 2017 

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Microbiota e l’agricoltura del futuro

L’incremento della popolazione mondiale e la necessità di ridurre l’impatto ambientale delle produzioni agrarie pongono l’agricoltore del XXI secolo di fronte ad una sfida senza precedenti: produrre di più con un minor uso di fertilizzanti e fitofarmaci di sintesi. Nell’ affrontare questa sfida, gli agricoltori non sono soli ma possono contare su “piccolo aiutanti” che vivono sotto i loro piedi: le migliaia di specie microbiche che proliferano all’ interfaccia tra le radici delle piante ed il terreno agrario, l’ambiente che viene definito rizosfera.

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Prevenzione della degradazione del suolo e mantenimento della fertilità

Fra le pratiche agricole che contribuiscono maggiormente alla degradazione del suolo rimangono le lavorazioni del terreno effettuate prevalentemente in maniera convenzionale e l’attuazione ancora diffusa di colture intensive, senza il necessario apporto di sostanza organica. A queste si aggiunge la preparazione del terreno mediante livellamenti e scassi per i nuovi impianti di colture arboree, in particolare vigneti nelle zone collinari, causando così catastrofiche perdite di suolo e di nutrienti, il cui danno in termini economici ed ambientali non viene ancora quantificato.

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Profumo di riso

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Valorizzazione integrale delle risorse per una produzione alimentare sostenibile

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Le qualità nutrizionali della carne

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I carrubi del Teatro antico di Taormina infestati dallo Scolitide asiatico

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Finocchio marino: da pianta sotto-utilizzata a nuovo prodotto disidratato per usi alimentari

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Xylella, primo ok dell'Ue al reimpianto degli ulivi nel Salento

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Oltre la crescita … la decrescita

È difficile che la ripresa economica sia alle porte e ritorni a vele spiegate nel nostro mondo. Come lo è l’esercizio minuzioso, ma vano, di spiare ogni micrometrico spostamento di questo o quell’indice per dedurne i sintomi di un sostanziale miglioramento. Così, in un clima di grave incertezza trovano spazio teorie economiche che si propongono come il toccasana. Appaiono o tornano alla ribalta vecchie ricette che la storia e l’economia reale hanno da tempo cancellato, ma che vengono accolte con l’incosciente concorso dei mezzi di comunicazione. Semplici. A portata di mano. Quasi per virtù magiche capaci di risolvere problemi attorno ai quali ci si è affannati con scarso successo. 
È il caso della teoria della decrescita, da noi conosciuta con indubbia sensibilità al marketing delle idee, come “decrescita felice”.  Una teoria che piace e affascina anche per i suoi aspetti morali che richiamano antiche virtù dismesse e nuovi sacrifici propiziatori. Molto diffusa, soprattutto nei paesi sviluppati, il suo moderno profeta è il francese Serge Latouche. Ma non è una novità. Teorie di questo genere esistono sin dall’antichità più remota. Semplificando molto si può dire che essa propone la riduzione volontaria dei consumi per ricondurli a modelli più austeri e ripescati da un passato percepito come più virtuoso. Accanto a quella, che ne consegue, della produzione di beni che diventerebbero superflui. L’obiettivo è favorire relazioni più equilibrate fra la natura e l’uomo nell’uso delle risorse e fra tutti gli uomini per eliminare disparità e conflitti. Un messaggio seducente e accattivante, ma troppo simile al mitico ritorno dell’età dell’oro, quella che concilia l’uomo e l’ambiente, la protezione delle risorse ed il loro impiego, i consumi e la produzione. 
Oltre il messaggio sorge il dubbio che qualche cosa non torni. Consideriamo proprio l’agricoltura e l’alimentazione come paradigma. Ogni essere umano dovrebbe spontaneamente ridurre i propri consumi di beni agricoli e, allo stesso tempo, ogni agricoltore limitare la produzione. Ciò implica minor impiego di terra e di mezzi di produzione, minori capitali e un incremento del lavoro e della fatica. In due parole la riduzione della produttività agricola. Ma questo modello sembra solo un sogno: la popolazione tende ad aumentare e quindi i consumi procapite e quelli totali crescono in quantità e in qualità per l’effetto demografico. 

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Celiachia: una forma di intolleranza alimentare permanente

La celiachia o enteropatia glutine-sensibile rappresenta una delle forme più diffuse di intolleranze alimentari. La malattia si manifesta in individui geneticamente suscettibili, in seguito ad ingestione del glutine da frumento tenero (Triticum aestivum) e duro (Triticum durum) o delle corrispondenti proteine presenti in diversi altri cereali tra cui, i più comuni, risultano orzo (Hordeum vulgare) e segale (Secale cereale). La tossicità dell’avena (Avena sativa) è stata recentemente rivista per cui è ora considerata un cereale non tossico per la maggior parte dei soggetti celiaci; rimangono ancora oggetto di studio alcuni cereali minori tra cui il piccolo farro (Triticum monococcum). 
L’intolleranza, fino a circa venti anni fa, veniva principalmente diagnosticata nei primi tre anni di vita. Negli ultimi anni è invece cresciuto il numero di casi in cui si manifesta tardivamente nel corso della vita o rimane asintomatica. Attualmente si ignora quali siano le cause responsabili di slatentizzare la patologia nell’adulto, dopo un periodo più o meno lungo trascorso dal primo contatto con il glutine. La celiachia ha pertanto oggi una grande rilevanza epidemiologica: in Europa e nel Nord America si calcola che la frequenza dei casi conclamati di malattia è di 1:1000 nati vivi ma, se si considerano anche i casi latenti ed asintomatici, si passa ad un rapporto di 1:100. Sotto l’aspetto clinico i soggetti celiaci soffrono di gravi sindromi da malassorbimento (diarrea, perdita di peso, ritardo della crescita, anemia sideropenica, steatorrea), mentre l’esame istologico della mucosa dell’intestino tenue, sede della lesione, evidenzia iperplasia delle cripte e diversi gradi di atrofia dei villi intestinali. Numerose evidenze sperimentali indicano inoltre che la lesione mucosale è prodotta da una risposta immunitaria di tipo infiammatorio nei confronti delle molecole del glutine. L’analisi di biopsie intestinali prelevate da pazienti celiaci ha messo in evidenza che in queste mucose sussiste una massiva infiltrazione linfocitaria.  La completa normalizzazione sia del quadro clinico che istologico, che si raggiunge dopo l’eliminazione del glutine dalla dieta, forniscono prove ulteriori che il glutine agisce attivando in maniera reversibile i linfociti T infiltranti la mucosa. 

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Tecnologie minimali per insalate in busta

Da sempre tutti i popoli mangiano l’insalata selvatica o coltivata, per la quale in molte città italiane sono stati costruiti i Mercati delle Erbe, i negozi di frutta e verdura e gli ancora esistenti mercatini. Diffusa è infatti la passione per un sano e leggero piatto d’insalata di soncgino, lattuga, radicchio, rucola o altra verdura, condita con olio, sale, limone o aceto. Ora anche i dietologi consigliano a tutti quest’alimento, specialmente a chi vuole mantenere o ricuperare la linea. Non è però sempre facile trovare verdure fresche e sopratutto di diversi tipi per comporre un’insalata mista. Di conseguenza, negli ultimi tempi, per mancanza di tempo e per altre ragioni stanno sempre più prendendo piede le verdure di “quarta gamma”, cioè le insalate già mondate, lavate, asciugate, tagliate e confezionate in buste o in vaschette monoporzione, presentate nei banchi frigoriferi dei supermercati. 

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La scure di Trump sui trattati di libero scambio

America first, Buy american. Le parole d’ordine della campagna elettorale di Donald Trump si sono trasformate, all’indomani del suo insediamento alla Casa Bianca, nel primo provvedimento concreto: l’uscita degli Stati Uniti dal TTP, il Trattato transpacifico di libero scambio con 11 Paesi emergenti dell’area del Pacifico come Cile, Nuova Zelanda, Singapore, Australia, Canada, Giappone, Malaysia, Messico, Perú, Vietnam, Brunei.

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110 dieci ricette secentesche per cucinare il “porco simbolo de’ conviti”

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Il microbiota delle piante e il futuro dell'agricoltura

Si svolgerà domani, 26 gennaio 2017, presso il Dipartimento di Biologia dell'Univesità di Firenze, una giornata di studio su: "Il microbiota delle piante e il futuro dell'agricoltura", promossa dal Comitato Consultivo di Biologia Agraria dei Georgofili.

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Latte e formaggi in Italia, origine in etichetta obbligatoria dal 19 aprile su tutte le confezioni

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Un software per gestire la fermentazione del vino

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Sacchetti assorbitori di etilene per la conservazione dei pomodori nel frigo di casa

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Borsa di studio sui cambiamenti climatici

L’Accademia dei Georgofili, visti gli effetti dei cambiamenti climatici a partire dai primi anni 90 e la frequenza degli eventi estremi (piogge violente, ondate di calore e siccità, venti forti) che hanno causato gravi danni all’economia nazionale e anche la morte di persone, ritiene opportuno bandire una borsa di studio per un giovane laureato in discipline scientifiche, per effettuare una ricerca sul tema: "Cambiamenti climatici: previsioni stagionali e tipi di tempo".
L'attività di studio e ricerca si svolgerà presso la sede del LaMMA, Consorzio fra il Consiglio Nazionale delle Ricerche e Regione Toscana.
La responsabilità di seguire il borsista nella sua attività è assegnata ad un ricercatore del settore Meteorologia e Climatologia del LaMMA indicato dall’Amministratore Unico e dal Presidente dell'Accademia dei Georgofili per quanto riguarda le ripercussioni su agricoltura e territorio. 
La durata della borsa sarà di 4 mesi e l’importo sarà di € 4.800 che verrà erogato in due rate, una dopo due mesi e l'ultima al compimento della ricerca e dopo la consegna dell'elaborato finale, con la condizione che il lavoro venga pubblicato su una rivista scientifica. 
Le candidature dovranno essere presentate tramite domanda in carta semplice con allegato curriculum vitae, esclusivamente per posta elettronica in formato PDF, entro mercoledì 25 gennaio 2017 - ai seguenti indirizzi e-mail: accademia@georgofili.it; info@lamma.rete.toscana.it.
Le domande presentate verranno esaminate da una Commissione costituita da rappresentanti dell’Accademia dei Georgofili e del LaMMA (Prof. Giampiero Maracchi, Dott. Bernardo Gozzini e Dott. Gianni Messeri).

BANDO (PDF)


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Poco prodotto, prezzi alle stelle per il gelo: è speculazione? No è il mercato.

Alla faccia del riscaldamento globale: freddo e neve al Sud. Sole, gran freddo ma niente neve fino a 2000 metri in Trentino Alto Adige. Che dire? Tempo folle, che se infischia delle latitudini. D’altronde, signori, è inverno, ricordiamocelo. Che faccia freddo, anche molto freddo, è normale. Sono anomali gli inverni temperati, quantomeno al Nord. Gelo e neve hanno messo ko al Sud decine di migliaia di imprese agricole, le produzioni di ortaggi sotto serra sono state falcidiate, idem molte produzioni agrumicole. Di conseguenza manca il prodotto nei mercati anche a causa dei collegamenti problematici (per il meteo) tra Sud e Nord. E, si sa, se non girano i camion, in Italia non gira il prodotto. Poi c’è la situazione drammatica delle aree terremotate, dove piove -  anzi nevica - sul bagnato, aggiungendo dramma a dramma.    Poco prodotto, i prezzi salgono. E’ il mercato, bellezza. Una legge economica che vale da quando il mondo è mondo e che neppure nelle economie dirigiste, socialiste e autarchiche è stata smentita. Infatti, anche quando negli ex paesi socialisti tentavano di imporre prezzi calmierati e amministrati, finiva che a quei prezzi il prodotto non si trovava mentre i prodotti riapparivano a prezzi ‘di mercato’ in un fiorente mercato nero parallelo (oggi succede in Venezuela, a Cuba, e in poche altre énclaves socialiste sopravvissute).  
Ma da noi, che non siamo un paese socialista a economia dirigista, vale la legge del mercato: a parità di domanda, se manca il prodotto, i prezzi salgono. Punto.  Invece…ecco che arrivano puntuali gli allarmi, le messe in guardia sullo speculatore della porta accanto (sempre anonimo, ovviamente). “Con i prezzi degli ortaggi che aumentano in media del 200% dal campo alla tavola è allarme speculazioni a causa del maltempo…”, diceva un comunicato dei giorni scorsi. In giro c’è aria di polemiche sulle zucchine d’oro, con le associazioni dei consumatori a indignarsi in tv chiedendo di calmierare i prezzi (e magari arriverà una puntata di ‘Porta a porta’ sull’argomento). Vogliamo smettere una buona volta ipocrisie e banalità, uscire dai luoghi comuni, dalle frasi fatte, dalle denunce a vuoto, e dire ad esempio dove si annidano gli speculatori e soprattutto chi sono gli speculatori. Le catene della Gdo? I grossisti dei Mercati generali? I fruttivendoli? Un conto è denunciare i danni drammatici che il maltempo ha fatto alle imprese agricole del Sud e chiederne il ristoro. Più che legittimo, doveroso. Ma se i prezzi dei prodotti in campagna (per chi li ha) vanno alle stelle, è un problema? In questi frangenti è possibile smascherare un equivoco: a chi giova l’aumento dei prezzi all’origine? Sicuramente al mondo produttivo, che soprattutto laddove è più aggregato, riesce a sfruttare a suo favore questa contingenza (che quasi sempre non dura molto, per le più varie ragioni). 

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I legumi: semi nutrienti per un futuro sostenibile

In occasione dell'Anno Internazionale dei Legumi (International Year of Pulses 2016), il Centro Interdipartimentale di Ricerca “Nutraceutica e Alimentazione per la Salute” e il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa hanno organizzato a Pisa, il 2 dicembre 2016, la Giornata di Studio “I legumi: semi nutrienti per un futuro sostenibile”.

L’Assemblea generale dell’ONU ha dedicato il 2016 ai legumi, dichiarandolo “International Year of Pulses”, cioè dei legumi che si coltivano solamente per i loro semi, escludendo tutti gli altri, per esempio quelli che si raccolgono freschi da usare immediatamente come cibo o quelli utilizzati per estrarne olio.  Perché tanta attenzione ai legumi e in particolare ai loro semi?

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La ricerca italiana sugli effetti dell’ozono troposferico sulla vita vegetale

A Pisa un convegno a livello nazionale per concordare linee strategiche prioritarie, si è concluso con una risoluzione inviata al mondo della politica.

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90 anni di Franco Scaramuzzi

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Successo del Convegno “Alimentazione, stress e salute”

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Dal 14 gennaio 2017 in vigore storica legge sulla canapa

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Freddo, gelo e neve alleati nella lotta contro Xylella

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L’agricoltura sbarca in città: pesce e ortaggi crescono nelle fattorie urbane

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La geotermia per coltivare la spirulina, in Toscana si sperimenta

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Euro: compleanno in sordina

Il 1° gennaio 2002, in un clima di grande euforia, l’euro entrava materialmente nella vita di gran parte degli europei e degli Italiani. Dunque compie 15 anni, ma è un anniversario in sordina, come di un parente un po’ imbarazzante o di un fatto che si vorrebbe mettere in ombra. Alcuni quotidiani lo hanno ricordato riconducendo la questione ad aspetti di costume, ma di impatto minore, quasi in un clima da “come eravamo”. Dimentichi che alle ultime elezioni europee la questione più dibattuta fu l’alternativa fra il Si ed il No all’euro, questione in fretta abbandonata. 
L’euro sembra così condannato ad essere sempre male compreso ed usato in modo strumentale, sin dalla sua nascita. Ad esempio, quando entrò nei nostri borsellini nel 2002 in realtà aveva già 3 anni e si usava nelle transazioni importanti e nei conti europei dal 1999. La moneta non era che l’ultimo passo di una rete di regole in vigore da tempo, dall’ultima grande svalutazione (guarda, guarda) di lira e sterlina. Una rete in vigore anche per i paesi non euro e che rimarrà per la sterlina quando la Brexit sarà realtà. All’epoca delle decisioni che oggi non hanno padri, ma tanti ne ebbero, la discussione verteva su un’alternativa: sistemare i conti dell’Italia e solo poi entrare nella moneta unica o fare il contrario e, una volta nell’euro, far ordine in casa sotto la pressione degli obblighi assunti e delle occhiute attenzioni degli altri. I padri della decisione scelsero quest’ultima. In gran fretta e con manovre economiche lacrime e sangue i parametri minimi furono raggiunti. Ma fu solo cosmesi, perché i comportamenti dello Stato che ci avrebbero collocati fuori dalla disciplina euro, non furono toccati. Così il debito pubblico ha continuato a crescere.
Per anni ci siamo autoillusi di aver salvato l’Italia agganciandoci agli altri e passando loro la responsabilità di permetterci di continuare. Poi è arrivato lo chock della crisi a far capire di quanto sale fosse cosparsa la via dell’euro.
Cadute le illusioni si è pensato che la colpa fosse “dell’Europa”, vista come madre/matrigna. Cominciò a formarsi, nel paese a parole più europeista d’Europa, un diffuso anti europeismo, che confondeva l’euro con l’Ue, che pretendeva aiuti che non ci spettavano perché nel frattempo l’Italia era passata nel gruppo dei paesi ricchi, che sognava avventure impossibili
Intanto ha iniziato a schiacciarci l’enorme entità del nostro debito. Di ciò tendiamo a dimenticarci, anche perché è collettivo, ma il suo costo sostenuto dal prelievo fiscale è individuale.

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Virus: emergenza alimentare

Fino a un recente passato molte epidemie alimentari sembravano avere un’origine sconosciuta perché le analisi microbiologiche non individuava-no alcun batterio. Poi in molti focolai si è scoperta la presenza di virus filtrabili, che percentualmente vanno assumendo una sempre maggiore importanza, man mano inoltre che i sistemi di controllo diminuiscono la frequenza delle tossinfezione batteriche. Oggi le infezioni alimentari da virus sono divenute un’emergenza che richiama l’attenzione dei ricercatori, autorità sanitarie e organizzazioni quali l’EFSA, che in un Forum dell’ottobre 2016 ha definito i virus di origine alimentare una priorità per la salute pubblica.
Nell’Unione Europea, i virus trasmessi con gli alimenti rappresentano la seconda causa principale di focolai d’intossicazioni alimentari dopo la Salmonella. Il cibo può divenire un veicolo di trasmissione agli esseri umani di virus che in alcuni casi si dimostrano molto contagiosi e che determinano focolai diffusi.
Molti sono i virus in causa e i più importanti sono il norovirus e il virus dell’epatite A presenti nei prodotti freschi, nei cibi pronti e nei molluschi bivalvi quali ostriche, cozze e cappesante, alimenti classificati come pericoli prioritari anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Sotto attenzione è anche il virus dell’epatite E, considerando la sua notevole presenza nei suini in tutta Europa e la sua trasmissione attraverso gli ali-menti, nonostante i pochi casi clinici umani nell’UE. Altro virus che può essere trasmesso con gli alimenti è il rotavirus, particolarmente associato alla gastroenterite dei bambini. D’importanza epidemiologica ancora da precisare sono virus quali l’aichivirus A, il sapovirus (un calicivirus), i parvovirus e gli astrovirus

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Tutto bene? Mica tanto. Però …

Chiude il 2016 con un paese sostanzialmente fermo (crescita neppure all’1%). E l’anno che viene resterà lì (secondo le stime più attendibili) sempre sotto l’1%. Per vedere qualcosa sopra l’1 per cento bisognerà aspettare il 2018. Se il Paese resta in affanno, l’agricoltura che fa? 

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“Lasciate da parte le donne e torniamo alla qualità del cuoco”: Vincenzo Tanara e il maschilismo in una cucina del XVII secolo

l nobile Vincenzo Tanara (nato a Bologna e ivi morto tra il 1665 e il 1669), dopo aver a lungo prestato la sua opera di soldato presso varie corti italiane, ad un certo punto della sua vita manifestò l’appassionato desiderio di ritirarsi in campagna per goderne da un lato la pace (dopo i clamori militari), dall’altro per poter osservare direttamente ciò che nella sua qualità di “cittadino in villa” accadeva quotidianamente nei suoi possessi.

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Il nome del vitigno nei suoi aspetti vitivinicoli e di mercato

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L’Ateneo fiorentino festeggia i 90 anni di Franco Scaramuzzi

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Filmato on-line per il Convegno su “Alimentazione, stress e salute”

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La morte del Cavaliere Giuseppe Gioia

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Deflazione inizia dal crollo dei prezzi nell'agricoltura, denuncia la Cia

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Le filiere cerealicole in Toscana problematiche attuali e prospettive future

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Bilanci

Il solstizio di inverno è tempo di bilanci. Un anno è trascorso, un altro inizia: è il tempo delle riflessioni. L' Accademia ha di fronte una sfida come quando nacque, alla metà del 700, in un’epoca che cambiava e che avrebbe dato inizio al mondo moderno. Così oggi si prospetta il postmoderno fatto probabilmente di idee, di valori, di comportamenti, di speranze diverse da quelle che abbiamo conosciuto negli ultimi cinquanta anni. Abbiamo cercato di interpretare questi cambiamenti sforzandoci di essere vicino alla gente e di spendere un’antica tradizione di conoscenza e di storia mescolandosi a chi tutti i giorni va a fare la spesa. Lo abbiamo fatto insieme ad una delle maggiori realtà della distribuzione, la Unicoop e ne siamo contenti perché per la qualità degli alimenti, abbiamo registrato un grande interesse per l’agricoltura e gli agricoltori. Abbiamo scritto di questi fatti e di quello che l'Accademia significa nelle riviste degli agricoltori, ad esempio con Dimensione agricoltura della CIA sulla base di un accordo di programma con Agrinsieme. Con Federalimentare abbiamo siglato un protocollo per la valorizzazione dei prodotti dei territori con particolare attenzione alla qualità della materia prima. Ci siamo interrogati, insieme alle Associazioni di categoria, sulle nuove realtà come quella del contoterzismo in agricoltura alla presenza del Ministro dell'agricoltura. Sempre il Ministro dell’agricoltura ha presentato insieme al Commissario del CREA, il programma di ricerca della rete del Ministero, così come un protocollo con il Presidente del CNR è stato finalizzato alla collaborazione con quella rete. Con ANCI, Associazione dei Comuni, abbiamo iniziato una collaborazione a partire dai criteri per gli orti sociali da aprire in appositi spazi dei Comuni. Con Legambiente abbiamo organizzato un incontro con le possibili utilizzazioni della canapa nella logica della economia circolare. Abbiamo messo a disposizione della Unione Europea delle Accademie di agricoltura Georgofili.World. 31 Protocolli di intesa, 70 incontri tematici, sia alla sede centrale che alle Sezioni, con la partecipazione di esperti del settore e sarebbe tedioso fare un elenco dettagliato di ciascuna di queste iniziative. Ciò che è importante ribadire è che l'Accademia c'è e vuole far sentire la sua voce a livello locale, grazie anche al lavoro delle sue sezioni, e a livello nazionale ed internazionale presso l'Unione europea. Pensiamo che questa sia la strada migliore per valorizzare le grandi potenzialità, prima di tutto umane ma anche storiche e della tradizione di questa antica Accademia, con la partecipazione e l'appoggio di tutti gli Accademici.

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Il tempo delle idee non ha limiti di età: parola di Franco Scaramuzzi

E’ stato presentato martedì 20 dicembre 2016 all'Accademia dei Georgofili “Il tempo delle idee", volume di Maurizio Naldini (ed. Polistampa), che presenta le attività svolte dal Prof. Scaramuzzi fra gli ottanta e i novanta anni, e le sue riflessioni sul mondo. 
Un libro reso possibile dal fatto che in questi anni Scaramuzzi ha continuato nel suo impegno al servizio della comunità, studiando, scrivendo, aggiornandosi e partecipando a convegni e incontri scientifici. 
Questa pubblicazione  vuol dimostrare che non tutto è perduto, che si può ancora fermare la deriva, raddrizzare la rotta ed affrontare il futuro con l’ottimismo della volontà. Perché esistono situazioni, valori, uomini per i quali vale la pena di lottare. È dunque un esempio di come si possa e si debba agire a qualsiasi età, perché la speranza non conosce limiti di tempo.
In una sala gremita di pubblico, ne hanno parlato tre giornalisti agricoli: Matteo Bernardelli, Lorenzo Frassoldati, Alessandro Maresca. 
Erano presenti anche l'autore Maurizio Naldini, l'editore Mauro Pagliai e Franco Scaramuzzi, il quale ha concluso l’incontro con un intervento che ha proposto ulteriori elementi di analisi e discussione,  sempre con l’ottimismo della volontà di cui lui è stato paladino per una vita.
Qui sotto ne riportiamo il testo integralmente.

Intervento Scaramuzzi 20 dicembre 2016 (PDF)

(in foto: Franco Scaramuzzi, a sinistra, e Giampiero Maracchi)

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Nuove biotecnologie alternative: aspettative e dubbi

Il mutato atteggiamento del Ministro Martina nei confronti delle biotecnologie “pulite” e alternative è stato salutato con sollievo e approvazione da tutta la stampa specializzata, ma soprattutto dal mondo della ricerca, che ritiene di poter rimettere finalmente in moto una serie di studi volti a superare gli attuali obiettivi del breeding tradizionale, con l’ottenimento di piante adatte alla sostenibilità ecologica dei metodi di coltivazione, alla biodiversità e al miglioramento delle caratteristiche qualitative dei frutti.

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Frammenti di saggezza popolare. I proverbi per il mese di dicembre

A chiusura dell’anno 2016 ci preme riportare quelli per il mese di dicembre così come raccolti dal georgofilo Ugo Rossi Ferrini nel suo volume Proverbi agricoli (Firenze, 1931), unitamente in alcuni casi a commenti e spiegazioni e componimenti poetici.

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Il nuovo Piano Agrumi: ruolo della ricerca e adempimenti tecnici

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Brodo di carne: ritorno al futuro

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Il food nell’era di Trump

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Legge di bilancio, azzerata l'Irpef agricola

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E se ti dico artigianato artistico?

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FAO: cresce la produzione di legname trainata dal settore immobiliare e dell’energia pulita

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BUONE FESTE da “Georgofili INFO”

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Nuova sicurezza alimentare USA

Negli Stati Uniti d’America (USA) all’inizio del secolo si stimava che ogni anno, su una popolazione di circa trecentoventicinque milioni di persone, a causa d’infezioni e intossicazioni alimentari vi fossero 
trecentocinquantamila casi di malattie gravi con ricovero ospedaliero, settantasei milioni di casi di malattia intestinale e cinquemila morti (OMS – WHO – Food Safety and Foodborne Illness – Fact Sheet N° 237 – Rev. September 2000). Fino a oggi la situazione non è molto migliorata e secondo la Food and Drug Administration (FDA) ogni anno circa quarantotto milioni di americani (uno su sei) hanno un’intossicazione alimentare con centoventottomila ricoveri ospedalieri e tremila morti. Per questo nel 2011 nel Food Safety Modernization Act (FSMA) si è iniziato a stabilire nuove regole federali di sicurezza e, dopo una non facile gestazione, sono ora entrate in validità nel FDA Issues Guidance for Industry about Model Accreditation Standards for Third-Party Certification Bodies del 6 dicembre 2016.
Si tratta della più importante innovazione legislativa alimentare degli ultimi settanta anni, con ricadute importanti sulle imprese americane e possibili rilevanti riflessi anche sulle normative degli altri paesi, senza 
contare il ruolo che le norme ora stabilite potranno avere nella stipulazione d’accordi commerciali tra USA e Unione Europea e l’impatto della nuova normativa sulle imprese italiane che vogliono esportare i loro prodotti negli USA. Molte, complesse e dettagliate sono le norme (ben più di quelle a volte discussa Unione Europea) del Food Safety Modernization Act (FSMA) consultabile sul sito della FDA e tre hanno un diretto impatto organizzativo e economico sulle imprese italiane che esportano alimenti negli USA.

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Lepidotteri occasionali degli agrumi

In molti ambienti meridionali italiani, soprattutto nel secolo scorso, la macchia mediterranea è stata in gran parte eliminata per impiantare i più remunerativi agrumeti. Le larve di numerosi lepidotteri indigeni, infeudate a essenze della macchia mediterranea, si sono adattati alla nuova situazione completando il loro sviluppo a spese delle foglie di agrumi. Di norma le erosioni interessano poche foglie e non superano la soglia di attenzione degli agrumicoltori. Una specie comune in alcuni agrumeti delle coste joniche calabresi e siciliane è l’Apaturide bivoltino Charaxes jasius, noto come Ninfa del corbezzolo; tale arbusto sempreverde (Arbutus unedo), è un elemento caratteristico della macchia mediterranea ed è diffuso dalla penisola Iberica sino al Mar Nero. Gli adulti hanno un’apertura alare variabile da 50 a 70mm. La pagina superiore delle ali è di colore bruno con fasce fulve marginali (foto in apertura); su quella inferiore sono presenti numerose macchie brune e rosse, circondate da bianco-argenteo. Il margine delle ali posteriori presenta quattro caratteristici prolungamenti. Le larve, ritenute monofaghe su corbezzolo, hanno corpo lungo circa 5 cm, di colore verde; il capo munito di quattro caratteristici cornetti di colore verde e rosso. In primavera, e in estate, le femmine sono attratte dalla nuova vegetazione degli agrumi sulle cui foglie depongono singole uova.

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Latte ovino e olio d’oliva, due filiere alleate all’insegna della bioeconomia

Nel convegno “Strategie di valorizzazione dei sottoprodotti dell’industria agroalimentare”, organizzato dall’Accademia dei Georgofili – Sezione Centro Ovest e tenutosi a Pisa il 7 dicembre 2016, sono stati riferiti i risultati del “Progetto Finalizzato Nutriforoil,” finanziato dalla Regione Toscana e coordinato dal Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro.ambientali dell’Universitòà di Pisa.

Con il progetto “Nutriforoil” è stato sviluppato un aspetto importante della bioeconomia: l’utilizzo di un sottoprodotto di una filiera, le sanse di oliva, come fonte alimentare per un’altra filiera, quella del latte ovino, in modo da migliorare la qualità nutrizionale dei prodotti derivati e trasformare uno scarto agricolo in una risorsa.

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“Aldo Moro e I Rettori della sua Università”: la storia di un passato vicino che incarna i principi ed gli ideali del suo Ateneo

“Aldo Moro e I Rettori della sua Università” è un libro scritto a quattro mani dal Prof Marzi, Presidente dell’Accademia dei Georgofili sezione Sud-Est, e il Magnifico Rettore dell’Università di Bari Aldo Moro, Prof. Antonio Felice Uricchio.

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Firmato il decreto sull'origine obbligatoria del latte in etichetta

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Juncker, nel 2017 comunicazione sul futuro della Pac

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L'inquinamento atmosferico influisce sulla biologia dell'olivo e sulla qualità dell'olio d'oliva

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Biostimolanti, crescita dell’11% annuo ma manca il quadro normativo

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I consumatori in Gran Bretagna lo amano, ma è stop al tè al Prosecco

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Sistemi di “Agroforestry” per il miglioramento della sostenibilità delle produzioni animali

Per i prossimi 50 anni è previsto un aumento delle richieste di alimenti di origine animale da parte dei paesi in via di sviluppo. Per soddisfare questo aumento della domanda, la produzione di carne e di latte dovrà tenere conto delle problematiche legate alla carenza di risorse naturali (acqua, terra ed energia) che si sta sempre più nettamente delineando a livello mondiale. Inoltre, nei paesi sviluppati, è crescente la domanda di alimenti di origine animale caratterizzati da elevato valore nutrizionale e prodotti nel massimo rispetto del benessere animale. E’ evidente come 
di fronte a questo scenario estremamente complesso sia necessario sviluppare nuovi modelli produttivi che arrivino a delineare processi di intensivizzazione sostenibile della produzione di carne e latte. Per quanto riguarda la carne, inoltre, molto forte è la spinta di movimenti di opinione che ne contrastano il consumo, sulla scorta di evidenze, non sempre scientificamente dimostrate, che identificano tale alimento come causa primaria di malattie degenerative per l’uomo e di emissione di gas ad effetto serra (GHG).
I sistemi integrati agro-silvo-pastorali, denominati anche sistemi di agroforestry, stanno riscuotendo interesse in molti paesi, sia europei sia extra europei (soprattutto quelli più interessati in passato a fenomeni di cambiamento di uso del suolo finalizzati alla messa a coltura di aree forestali). Tali sistemi si caratterizzano per applicare un modello di intensivizzazione sostenibile che presenta numerosi vantaggi. Si tratta di sistemi integrati che prevedono la coltivazione sulla stessa superficie agraria di colture arboree (da legno o da frutto) e di colture erbacee (da granella o foraggere) con la possibilità di inserire anche l’allevamento degli animali, per sfruttare le risorse foraggere. E’ bene sottolineare quindi due aspetti salienti: il primo è che non si tratta di inserire animali o 
colture in aree forestali, ma esattamente il contrario, coltivare essenze arboree da legno o da frutto in aree dedicate al pascolo e/o alle coltivazioni. Il secondo aspetto è che con questi modelli lo stesso ettaro di terreno è in grado di fornire fino a tre differenti tipologie di reddito: quello derivante dalla vendita del legno o dei frutti, quello derivante dalla vendita delle granelle e quello derivante dalla trasformazione dei foraggi in carne o latte. A questo si aggiungono altri aspetti legati alla possibilità, mediante l’adozione di questi sistemi, di mitigare l’effetto degli allevamenti animali sulle emissioni di gas ad effetto serra (GHG) e di aumentare l’adattamento degli animali ai cambiamenti climatici. Per quanto riguarda la mitigazione, è noto che gli alberi sono in grado di sequestrare quantità importanti di carbonio sia nella biomassa aerea sia in quella radicale, inoltre, è stato evidenziato anche un ruolo indiretto legato alla protezione del suolo da fenomeni erosivi. In molte aree del mondo, soprattutto in quelle a clima tropicale, sono stati osservati anche effetti indiretti sulla mitigazione, conseguenti ad un aumento della produttività degli animali da carne. In comparazione con i sistemi a pascolo tradizionali, infatti, i sistemi integrati agro-silvo-pastorali consentono di ottenere le stesse quantità di carne con un numero inferiore di animali, oppure, a parità di emissioni, una maggiore quantità di carne. Relativamente all’adattamento, il microclima che si crea nei sistemi di agroforestry è ritenuto utile per apportare conforto termico agli animali nei periodi in cui è rilevante il rischio di ondate di caldo estreme. Anche in questo caso si registra sia un effetto diretto dell’ombreggiamento sugli animali sia un effetto indiretto sul miglioramento della qualità nutrizionale dei foraggi coltivati nell’ambito dei sistemi integrati agro-silvo-pastorali.

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La difficile convivenza fra agricoltura professionale e fauna selvatica

Sull'argomento si è svolto un convegno, organizzato dall’Accademia dei Georgofili - Sezione Centro Est, in collaborazione con Confagricoltura di Piacenza, tenutosi il 25 novembre u.s., che ha inteso evidenziare le gravi limitazioni alle produzioni agricole causate dalla fauna selvatica e la necessità di efficaci strategie di prevenzione dei danni

Le trasformazioni sociali ed economiche che si sono verificate dalla metà del secolo scorso hanno avuto importanti ed evidenti effetti sull’ambiente e sulla composizione della fauna selvatica che è in continua crescita, come si può dedurre dagli ingenti danni subiti dall’agricoltura e dall’aumento degli incidenti stradali.
Alcune specie di ungulati, in particolare il cinghiale e il capriolo, da secoli scomparsi in gran parte d’Italia, sono ora presenti in buona parte dell’Italia.  A essi si aggiungono specie da sempre presenti, quale la lepre,  e altre, introdotte da altri continenti, quali la nutria e la minilepre. La situazione faunistica appare dunque complessivamente ancora in evoluzione  e con crescenti rapporti conflittuali con l’agricoltura, particolarmente quella più specializzata.

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Verde e giardini nelle città

L’uomo di oggi si è separato dalla natura ma la cerca, condizionato dalla perdita, come una compensazione. I giardini, intendendo con essi, gli spazi verdi in senso lato, rispondono al nostro bisogno di rapporto con la natura, risvegliano in noi le esigenze più naturali ed insite nel nostro essere. Quando siamo in un ambiente verde respiriamo e prendiamo coscienza di questa funzione, ancorché naturale e … vitale! I giardini ci aiutano a risvegliare i ritmi naturali della vita: primavera, inverno, caldo, freddo, e ci mettono alla prova, noi che ormai viviamo in ambienti artificiali.

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Interferenti endocrini nell’alimentazione:pericolo e rischio

Gli interferenti endocrini sono sostanze o miscele di molecole esogene che a certe dosi e condizioni si ritiene posano alterare la funzionalità del sistema endocrino, influenzando negativamente diverse funzioni vitali e, tra queste, lo sviluppo, la crescita, la riproduzione e il comportamento dell’uomo e delle specie animali. L’allarme sulla potenziale pericolosità di queste sostanze non è nuovo, perché nel 1991 un collettivo di scienziati coordinati da Theo Colborn conia il termine di “interferenti endocrini” in una conferenza a Wingspread. In Italia nel 2011 le ricerche condotte dalle Università di Siena e della Sapienza di Roma riguardano l’influenza d’interferenti endocrini quali i perfluorati, gli ftalati e il bisfenolo sulla fertilità, dimostrando come queste molecole possono attraversare la barriera della placenta, in passato ritenuta invalicabile.

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A cosa pensano le piante. Intervista a Stefano Mancuso

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Amici dei Georgofili di Pisa: un viaggio attraverso gli odori fra scienza e fantasia

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Vino, il testo unico è legge

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Crea: bando di selezione dei direttori

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Vivere BIO 2016

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Ai Fisiocritici di Siena si parla di agricoltura e ambiente

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Il diritto alimentare ai Georgofili

Il 24 novembre 2016 si è svolto, all’Accademia dei Georgofili, un incontro di studio in occasione della presentazione della seconda edizione del libro, in inglese ma di autori italiani, editors Ferdinando Albisinni e Luigi Costato, intitolato "European and Global Food Law" edito dalla Wolters Kluver. Il volume è uscito contemporaneamente in lingua mandarina e pubblicato dall’Università di Pechino, che ha partecipato all’incontro con la ricercatrice di diritto alimentare cinese Juanjuan Sun.

L’incontro del 24 novembre ha costituito una importante occasione per confrontare lo stato della legislazione alimentare in buona parte del mondo. 
Concludendo, il prof. Costato ha messo in risalto il fatto che gli attuali problemi dell’alimentazione non consistono tanto, nei paesi sviluppati, nella Food Safety quanto, con particolare riferimento ai paesi meno fortunati del globo, dalla Food Security, e cioè  dalla quantità di cibo disponibile, e dalle proprietà energetiche di esso.
La PAC, abbandonando l’indirizzo produttivistico e passando a considerare l’agricoltore non tanto un imprenditore – produttore di beni quanto, invece, un fornitore di servizi ambientali, e non solo, ha provocato, unitamente ad una analoga, almeno per certi aspetti, politica statunitense, una minore abbondanza delle principal commodities agricole. Il fatto che le stesse soffrano di condizioni di prezzo, attualmente, molto depresse non smentisce l’assunto. Infatti, se da un lato la domanda sembra mancare, dall’altro la stessa non può essere esercitata da chi non dispone dei mezzi economici per metterla in atto. Dunque, a fronte di vere, grandi necessità, la precedente generosa politica di sostegno all’export di granaglie e riso verso i Paesi più poveri è stata abbandonata nella speranza, dimostratasi ad oggi vana, di riuscire a rinnovare l’Accordo Agricolo firmato a Marrakech. 
Il risultato è sotto gli occhi di tutti, e cioè l’emigrazione di massa di centinaia di migliaia di persone, probabilmente i meno poveri, verso l’Europa (ma anche verso il Sud Africa). Insomma, se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna, ovvero se non si può sperare in uno sviluppo e in una condizione decorosa a casa propria, si va dove queste condizioni sembrano raggiungibili.

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Latte ai raggi UV: novel food

Anche il latte può diventare nuovo o, meglio, un Novel Food.Quest’alimento più antico del mondo, secondo la legislazione alimentare comunitaria e con il Regolamento (CE) 258/97, se è sottoposto a un processo di produzione non generalmente utilizzato che comporta nella sua composizione o nella sua struttura cambiamenti significativi del 
valore nutritivo, del loro metabolismo o della percentuale di sostanze indesiderabili deve essere esaminato e eventualmente approvato comeNovel Food. É quanto successo quando la Commissione Europea, con Decisione 2016/1189 ha autorizzato l’immissione sul mercato alimentare dell’Unione Europea di un latte alimentare trattato con raggi ultravioletti (raggi UV).
I raggi UV applicati in opportuna dose al latte pastorizzato hanno una duplice funzione. La prima è l’azione battericida che, unita a un trattamento termico di pastorizzazione, prolunga la vita (shelf life) del latte fresco (intero o scremato) da 14 a 21 giorni, con ovvi effetti commerciali. La seconda funzione del trattamento è che i raggi UV, agendo su un precursore presente nel latte, aumentano in quest’alimento la quantità di vitamina D, in modo analogo a quanto avviene nella pelle irradiata dai raggi solari.
Un aumento di vitamina D in un alimento di grande uso come il latte ha diversi aspetti, partendo dal fatto che quest’alimento, nelle normali condizioni di produzione, contiene solo tracce di questa vitamina, per cui sono già in commercio latti speciali nei quali questa vitamina è aggiunta come additiva, a volta anche assieme al calcio.
La vitamina D, contenuta nell’olio di fegato di merluzzo, uova, salmone e pesci grassi, fegato e alcune verdure in foglie, è anche prodotta dalla esposizione della pelle ai raggi solari e è necessaria per prevenire diverse malattie, prima di tutte il rachitismo infantile e giovanile.
In un’alimentazione variata e soprattutto con uno stile di vita sana all’aperto non vi è bisogno d’interventi supplementari di vitamina D, ma si stanno diffondendo condizioni particolari nelle quali la carenza di questa vitamina diviene pericolosa. Tra queste condizioni vi è l’alimentazione unilaterale di fasce povere della popolazione, la scarsa o nulla esposizione al sole per paura di tumori della pelle (melanoma), la necessità di vitamina D negli anziani a rischio di osteoporosi, la presenza di popolazioni con pelle scura in paesi a scarsa illuminazione solare, soprattutto se di fascia povera. Secondo alcuni studi, l’abitudine di donne che vivono completamente coperte e non ricevono un’adeguata quantità di radiazioni solari, espone i neonati a carenza di vitamina D e quindi al rachitismo. Bassi livelli di vitamina D sembrano associarsi anche a fenomeni depressivi: uno studio del 2013 pubblicato sul British Journal of Psychiatry su più di 30.000 individui trova una forte 
correlazione tra carenza di vitamina D e un più alto tasso di depressione. Altri studi suggeriscono l'efficacia della vitamina D nella cura di sintomi depressivi, sempre in virtù di un calo di esposizione alla luce solare, come accade tipicamente nei periodi autunnali e invernali e una dose di 300.000 UI è riuscita a migliorare lo stato di depressione in modo statisticamente significativo.

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Il consumo di carne nella storia

Gli archeologi ci dicono che l'Uomo è nato omnivoro ma è diventato un carnivoro, e lo è rimasto per milioni di anni, quando nelle ultime fasi del Paleolitico (30.000 ÷ 10.000 anni a.C.), si è accresciuta la sua dipendenza dai prodotti di origine animale perché aveva come cibo soprattutto selvaggina accompagnata da frutti o radici del proprio 
ambiente di vita.

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Lo sviluppo della meccanizzazione agricola dopo la seconda guerra mondiale

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La Pasta: Ieri ed Oggi

Il convegno, organizzato dall’Accademia dei Georgofili-Sezione Centro Ovest in collaborazione con l’Accademia Italiana della Cucina e tenuto a Pisa il 26 novembre 2016, ha inteso celebrare la pasta, alimento principe della dieta mediterranea.

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In arrivo il calendario 2017 firmato insieme da Unicoop Firenze e Accademia dei Georgofili

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Premio Laura Bacci

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Agricoltura e contoterzismo: l’Accademia dei Georgofili sottoscrive un protocollo di intesa con UNCAI ed uno con ENAMA

Nell’ambito del convegno nazionale su Agricoltura e Contoterzismo, che si è svolto all’Accademia dei Georgofili lo scorso 16 novembre, l'Accademia  dei Georgofili ha sottoscritto un protocollo di intesa con l’Unione Nazionale Contoterzisti Agromeccanici e Industriali (UNCAI) ed uno con l’Ente Nazionale Meccanizzazione Agricola (ENAMA), per 
lo sviluppo di attività di comune interesse nel campo agricolo finalizzate a favorire forme di coordinamento e collaborazione tra agricoltori, tecnici agricoli, industria agromeccanica e contoterzisti. 
Gli accordi sono stati firmati dal Presidente del Georgofili Giampiero Maracchi, dal Presidente di UNCAI Aproniano Tassinari (foto a sx) e dal Presidente di ENAMA Massimo Goldoni (foto a dx). Avranno una durata di tre anni e consentiranno  di promuovere iniziative nel settore della meccanizzazione e dello sviluppo rurale volte a una maggiore efficienza, sostenibilità ed equità del comparto. 

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Cambiamenti climatici: il “fattore uomo” è determinante

In data 27 ottobre l’Italia, grazie al via libera del Senato, ratifica l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici (COP21).
Il primo accordo globale sul clima, approvato nel dicembre 2015 a Parigi, si propone di contenere entro i 2 gradi (possibilmente entro 1,5 gradi) il riscaldamento globale riducendo l’emissione in atmosfera di gas serra e in particolare di anidride carbonica.
Questa notizia, sicuramente positiva, avviene mentre si sta concludendo un anno, il 2016, che molto probabilmente detronizzerà il 2015 dal ruolo di anno più caldo a livello mondiale.
In effetti i primi sei mesi del 2016 mostrano anomalie termiche veramente impressionanti che lasciano ben pochi dubbi sul fatto che quest’anno si concluda come l’anno più caldo dell’era industriale. 
Questa recente notizia appare quindi come una logica conseguenza delle evidenze dei cambiamenti climatici in atto a livello globale e che impattano in maniera pesantissima anche sul nostro territorio nazionale. 
Sono infatti molte le evidenze del cambiamento che il clima ha subito dal periodo pre-industriale ad oggi.  Dal 1880 le temperature sono aumentate globalmente di 0.9°C e addirittura di 1.4 °C se consideriamo solo le terre emerse. L’incremento termico è paragonabile o superiore se analizziamo quanto successo in Europa ed in Italia. Le evidenze di questo riscaldamento si sono manifestate in maniera inconfutabile a partire dagli anni ’80 come dimostra il fatto che i 15 anni più caldi sono tutti posteriori al 1998. Il riscaldamento interessa tutto il nostro pianeta con una forte dipendenza stagionale. In Italia, per esempio, le maggiori evidenze sono in estate, mentre in inverno l’impatto sembra minore. 
Per quanto riguarda le precipitazioni il cambiamento non è stato omogeneo come per le temperature: accanto ad aree in cui le piogge sono aumentate in maniera significativa (ad esempio nord Europa) ci sono aree, come quella del Mediterraneo, nelle quali i cumulati di precipitazione sono diminuiti. La mancanza di omogeneità non deve fare pensare a un dato meno rilevante. Sono cambiati infatti pesantemente i regimi pluviometrici e il cambiamento impatta in maniera rilevante in vari settori, da quelli economici, di vulnerabilità ambientale a quelli inerenti problemi di salute e protezione civile. Sicuramente l’agricoltura è uno dei settori più sensibili ai cambiamenti climatici sia per processi di desertificazione, di salinizzazione delle acque e per problemi legati alla gestione della risorsa idrica, con il Mediterraneo che è un’area particolarmente sensibile.  In Italia i cumulati di precipitazione non sembrano aver subito variazioni rilevanti (forse solo una lieve diminuzione) ma è aumentata moltissimo la variabilità. In sostanza ad anni molto piovosi seguono anni estremamente aridi rendendo sicuramente molto problematica la gestione della risorsa idrica. La situazione è stata poi resa ulteriormente più preoccupante dal fatto che è aumentata l’intensità delle piogge.
Non ci sono ormai dubbi (quasi tutti gli scienziati sono ormai di questo parere) sul fatto che la causa di questo cambiamento climatico sia da imputare soprattutto all’uomo e all’immissione in atmosfera di gas serra. 

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“L’Olivo e il suo Olio: una storia da rinnovare per poterla tramandare”, la formazione di nuove Communities of Practice

Un testo più completo è a disposizione degli interessati che lo richiederanno all'indirizzo email: claudio.peri@fastwebnet.it

La Community of Practice ha molti vantaggi, in particolare: permette di ottimizzare il processo produttivo, favorisce l'aggiornamento degli operatori e stimola il miglioramento continuo perché fa funzionare i feedback derivanti dai controlli.

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Siamo sicuri che fra cinquanta anni i nostri suoli saranno ancora in grado di sostenere una qualche produzione?

Lo stato di degrado dei suoli italiani è ormai drammaticamente noto: 21% a rischio desertificazione; perdita del 30% della capacità di ritenzione idrica negli ultimi 40 anni; la perdita di suolo per erosione supera di 30 volte il tasso di sostenibilità; perdita di sostanza organica, il cui contenuto, in vaste aree, scende addirittura sotto l’1%.

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La Russia è oggi il primo Paese esportatore di frumento

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La rintracciabilità dell’origine dei prodotti di origine animale

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Non solo lepidotteri: i feromoni delle cocciniglie come nuovo mezzo di difesa della vite

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Polpette nobili e popolari

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L'impatto dell'agricoltura sulla genetica dei cani

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Convegno OICCE: il mercato del vino italiano nel 1800

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Incontro sulle nuove prospettive della genetica vegetale: protezione della proprietà intellettuale e ricerca pubblica

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Accademia dei Georgofili e FederUnacoma, una partnership per lo sviluppo della meccanizzazione agricola

L’Accademia dei Georgofili, che dal 1753 promuove la cultura e la ricerca in campo agricolo, ha sottoscritto - nel pomeriggio di sabato 12 novembre 2016 a Bologna, nell’ambito della 42ma edizione di EIMA International – un accordo con La Federazione italiana dei costruttori di macchine agricole FederUnacoma per lo sviluppo di attività di comune interesse nel campo della meccanizzazione agricola. 
L’accordo, che è stato firmato dal Presidente di FederUnacoma Massimo Goldoni e dal Vicepresidente del Georgofili Pietro Piccarolo, avrà una durata di tre anni e consentirà di realizzare ricerche, e attività culturali e divulgative dedicate alle tecnologie meccaniche e al loro impatto sul sistema agricolo, sull’ambiente e sulle filiere agroindustriali; ma anche attività rivolte allo sviluppo del mondo rurale nel suo complesso, alla formazione e alla crescita delle competenze professionali per l’agricoltura e l’ambiente. Il patto prevede anche iniziative rivolte ai giovani ricercatori e pubblicazioni su argomenti di particolare rilevanza.
Per Pietro Piccarolo, vice presidente dell’Accademia dei Georgofili “l’interesse dell’Accademia per le macchine agricole è nato con l’inizio della meccanizzazione agricola, stabilendo legami con ricercatori ed esperti del settore, oltre che con i costruttori e, quindi, con FederUnacoma che li rappresenta. L’accordo sottoscritto, non solo conferma un legame di lunga data, ma vuole rafforzare l’impegno a cooperare sulle più significative tematiche di attualità, quali il precision e digital farming e l’industria delle macchine agricole 4.0”.
“Una istituzione del valore dell’Accademia dei Georgofili – ha proseguito il Presidente di FederUnacoma Massimo Goldoni – ci ricorda come l’agricoltura sia, prima che un’attività produttiva, uno straordinario patrimonio di cultura e di sapienza. Siamo onorati di poter collaborare con l’Accademia e di contribuire a quelle conoscenze e a quella tradizione in tema di meccanizzazione agricola che storicamente caratterizzano questa nobile istituzione”.

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Le grandi epidemie della storia: dalle ruggini dei cereali alle Xylelle in Europa

Nel mondo si producono ogni anno grandi quantità di cibo: ca. 700 Mln di tonnellate di grano; 950 di mais; 500 di riso;  ca. 950 di ortaggi; 800 di frutta e poi altri 410-430 Mln di tonnellate fra carne e pesce. Tutto questo cibo (in totale ca. 4,5 Mld di tonnellate) è di norma sufficiente a nutrire i ca. 7,46 Mld di uomini e donne che popolano la Terra e se ci sono persone che soffrono la fame o sono malnutriti è soprattutto un problema di distribuzione del cibo piuttosto (o oltre) che di scarsa produzione. E le cose potrebbero andare addirittura meglio se non ci fossero tanti sprechi e soprattutto tante perdite dovute alle malattie che attaccano, e non da oggi, le piante coltivate.  E che le malattie  siano una antica conoscenza dell’uomo (e non un prodotto della modernità) ce lo racconta la storia la quale ha conservato per noi il ricordo  di alcune grandi epidemie che hanno avuto devastanti effetti sociali, politici e perfino religiosi.  Fra tutte spiccano le ruggini dei cereali, per i nostri antenati  una sorta di punizione divina per le azioni malvagie commesse dall’uomo. Ecco cosa si legge nella Bibbia (Amos 4:9): «Vi ho colpito con ruggine e carbonchio; le locuste hanno divorato i vostri giardini, le vigne, i vostri fichi, i vostri olivi; ma voi non siete tornati a me», dice il Signore. Riguardo alle ruggini la Roma imperiale, che importava ogni anno grandi quantità di grano (si calcola ca. 4,2 Mln di q.li), si è dovuta inventare un Dio, Robigo (e celebrare delle feste: le Robigalia), invocato per   proteggere le messi dal flagello della ruggine. Ci sono poi da ricordare l’avvelenamento da segale cornuta o ergotismo che ha imperversato per secoli soprattutto in Francia; la ruggine del caffè nell’isola di Ceylon (oggi Sri Lanka) che, secondo qualcuno, ha indotto gli inglesi a bere il tè anziché il caffè; la peronospora della patata, la regina delle epidemie, che ha provocato a metà del 1800, in Irlanda, 1.000.000 di morti e ha costretto all’emigrazione 1,5 milioni di persone; l’elmintosporiosi del riso nel Bengala (1942) che causò la morte per inedia di due milioni di persone  e poi numerose altre fino ad arrivare a quella più recente della Xylella su piante di olivo nel Salento. 

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Risorse alimentari e fame nel mondo: le carestie

Molte ragioni, nel corso della storia, hanno contribuito a rendere le disponibilità di alimenti inferiori ai fabbisogni ed a determinare le carestie, con le quali gran parte della popolazione di una regione è denutrita od anche esposta a morte per fame.

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Polenta porporina e ostie sanguinanti

I colori degli alimenti sono segni, almeno secondo credenze popolari, con valenze laiche e profane, basta pensare al mangiare in bianco, e anche religiose soprattutto quando un cibo assume improvvisamente un colore insolito e per questo sono ritenuti prodigiosi, se non miracolosi.
Particolarmente alcuni colori insoliti degli alimenti colpiscono l’immaginazione e tra questi il rosso che richiama il sangue.

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“Trappole a feromoni” per insetti e … per operatori

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La pasta: ieri ed oggi

L’autore è il Delegato di Pisa dell'Accademia Italiana della Cucina, organizzatrice del convegno, che si svolgerà a Pisa sabato 26 novembre 2016, assieme alla sezione di centro–ovest dell’Accademia dei Georgofili

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Caldo, salute e produttività dei lavoratori: quali misure di prevenzione

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Laurea honoris causa a Ottorino La Rocca

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Contoterzismo in agricoltura: convegno nazionale ai Georgofili

Mercoledì 16 novembre 2016 si svolgerà all’Accademia dei Georgofili un Convegno nazionale su agricoltura e contoterzismo.
Per fare fronte al difficile momento economico che ha caratterizzato questi ultimi anni e poter essere competitive, le imprese agricole italiane devono fare investimenti in innovazione non sempre alla loro portata. Da qui il ricorso crescente all’esternalizzazione dei lavori e anche all’intera conduzione aziendale. 
Il contoterzismo nel settore agricolo e forestale è molto diffuso non solo in Italia ma anche a livello europeo, dove viene rappresentato dalla Confederazione europea dei contoterzisti agro meccanici (Ceetar). In questa confederazione convergono circa 150.000 imprese, il cui impegno è quello di
potere disporre di una flotta di macchine tecnologicamente evolute e hi-tech, al fine di ottenere più efficienza produttiva e riduzione dei costi, oltre che l’aumento della sicurezza degli operatori e della tutela ambientale. Per ottenere questi risultati, oltre alla disponibilità finanziaria e, quindi, anche l’accesso al credito, occorre necessariamente avere una elevata capacità professionale e una buona formazione, in modo da potere utilizzare al meglio le continue innovazioni della meccanizzazione agricola. Ciò vale a livello europeo, ma vale principalmente per il nostro Paese, dove l’universo delle imprese agromeccaniche è molto eterogeneo
Con il Convegno gli organizzatori intendono approfondire il ruolo del contoterzismo a favore dell’agricoltura italiana quale parte integrante del sistema, anche in rapporto alla nuova programmazione dello sviluppo rurale (PSR 2014-2020). In particolare l’iniziativa, attraverso due specifiche sessioni di lavoro, intende approfondire gli aspetti innovativi connessi alle seguenti tematiche: agricoltura di precisione e agricoltura digitale; sicurezza degli operatori; efficienza economica; tutela ambientale; formazione; finanza e accesso al credito e ai benefici del PSR, evidenziando lo stato dell'arte, le esigenze e le criticità di questo specifico settore.
Concluderà i lavori un intervento del Ministro Maurizio Martina.

PROGRAMMA

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Spinaci nei salumi: additivi “naturali”?

I salumi del contadino erano di un colore marrone e spesso con qualche cavità di odore sgradevole, quando non provocavano pro-blemi o incidenti. Non é certamente un caso che il temibile batterio Clostridium botulinum o botulino che con la sua potentissima tossina causa il botulismo, malattia anche mortale, sono così denominati da botulusdenominazione latina delle salsicce e insaccati di carni. Per evitare questi inconvenienti, già alcuni secoli fa al sale marino si associano piccole quantità di un altro sale, il salnitro, con il quale i salumi mantengono un bel colore rosso e soprattutto si evitano sgradevoli fermentazioni e le pericolose contaminazioni botuliniche.
Il salnitro, conosciuto fin dalla più remota antichità, è usato dai cinesi e dai greci in miscele pirotecniche, divenendo noto agli alchimisti come sal petrae o sal petrosum, e Raimondo Lullo lo denomina sal nitri. Nel sec. XVI, Georg Pawer, più noto come Georg Agricola descrive la preparazione del salnitro nelle nitriere o salpetriere artificiali dove si forma nitrato di potassio misto a nitrati di calcio e di magnesio, che per successivo trattamento con ceneri di piante sono trasformati in nitrato potassico. Il salnitro oltre che per la preparazione della polvere pirica é stato usato come concime agricolo e nelle preparazioni di carni insaccate, dove é stato sostituito con vantaggi dai nitriti e dai nitrati. Come additivi alimentari sono stati accuratamente studiati e nella Unione Europea i nitriti sono identificati dalle sigle E249 e E250, i nitrati dalle sigle E251 e E252.
Nitriti e nitrati sono estesamente utilizzati nella carni in scatola, prodotti a base di carne, insaccati, prosciutti, würstel per migliorare il sapore, il colore e soprattutto la sicurezza del prodotto. Nitriti e nitrati sono tossici e per questo sono soggetti a strette misure sanitarie, che considerano il rischio (tossicità) e il beneficio (attività antibotulinica) e per questo vi sono precise condizioni d’uso iniziando dalle precise quantità d’impiego. Per lo stesso motivo vi sono ricerche per sostituirli dagli alimenti, ma senza che vi siano ancora risultati concreti e soddisfacenti. 
Nitriti e nitrati sono sali di azoto: i primi si ottengono da acido nitroso e i secondi da acido nitrico. Il nitrato di sodio è il composto dell’azoto più diffuso sulla terra e i vegetali in presenza della luce solare usano i nitrati per la loro crescita. Per questo i vegetali colti-vati in serra o esposti limitatamente alla luce contengono più nitrati di quelli provenienti da colture non fortemente concimate e raccolte alla giusta maturazione. Hanno un alto contenuto di nitrati, fino a 4.000 milligrammi per chilogrammo, lattuga, cavolo rapa, lattuga cappuccina, crescione, bietola da costa, ravanello, rafano, rabarbaro, rapa rossa, spinacio. Hanno un medio contenuto di nitrati: cima di rapa, indivia, finocchio, cavolo riccio, sedano, cavolo bianco, cavolo verza, zucchino. Basso è il contenuto di nitrati in altri ortaggi come melanzana, fagiolino, cavolfiore, broccolo, cicoria, pisello, cetriolo, patata, germogli, carota, peperone, funghi, porro, cavoletto di Bruxelles, cavolo rosso, radice amara, asparago, pomodoro, cipolla.

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Microrganismi di recente o temuta introduzione di interesse per il nostro patrimonio forestale

L’introduzione in un’area di organismi nocivi non nativi è fenomeno sempre più ricorrente, per lo più connesso alla grande e crescente massa di merci quotidianamente scambiate da un continente all’altro; anche gli spostamenti di persone possono avere un ruolo. Questa “unificazione microbica del pianeta” altro non è che un “effetto collaterale” della globalizzazione, e il primo esempio nella storia è forse riconducibile alla pandemia di peste nera che funestò l’Europa a metà del XIV secolo: l’agente era un batterio veicolato da una pulce che alternava il parassitismo su ratti e uomo, il tutto sbarcato inizialmente in Sicilia da una nave proveniente da Oriente.

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Riforma del catasto: i primi effetti sulla TARI

Sta andando avanti la riforma del catasto. Come vi avevamo aggiornato dal gennaio 2016 sulle visure catastali a fianco dei vani per gli immobili abitativi della categoria “A” sono apparsi i metri quadri catastali. Vi avevamo detto di fare attenzione a questo dato e di attivarvi qualora vi fossero dei numeri non consoni alla consistenza effettiva dei vostri fabbricati.

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Le produzioni animali come fattore di integrazione tra i Paesi del bacino del Mediterraneo

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Un viroide minaccia l’agrumicoltura italiana

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Terremoto: Confagricoltura, in pericolo alcuni dei tesori più preziosi dell’eccellenza agricola

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Metrologia e rischi alimentari emergenti

La sicurezza degli alimenti è un argomento di grande e persistente attualità che vede la comparsa di nuovi rischi. Per garantire la sicurezza di un alimento non è sufficiente il pur necessario sistema d’ispezioni, controlli e analisi, ma occorre anche stabilire e tenere conto dei valori limite dei contaminanti e additivi, considerando i rischi emergenti. In entrambi i casi, le misure analitiche hanno un ruolo fondamentale e occorre avere dati ottenuti con misure affidabili, comparabili e condivisi internazionalmente secondo quanto stabilisce la ”scienza della misurazione” o metrologia.
La metrologia alimentare è un’area di ricerca emergente per eseguire secondo il Sistema Internazionale misure tracciabili di sostanze, costituenti e contaminanti presenti negli alimenti, con standard di qualità, metodi analitici validati, protocolli di campionamento e determinazione dell’incertezza di misura, al fine di garantire qualità, sicurezza e provenienza degli alimenti. La metrologia alimentare é un compito molto impegnativo e l’identificazione (specificità) e la quantificazione (sensibilità) è ancora all’esordio in molti settori e per molte matrici alimentari, senza contare di quanto avviene negli alimenti complessi di produzione industriale, costituiti da decine di matrici diverse che possono interferire sui procedimenti analitici. A causa della complessità degli alimenti presenti sul mercato, i pretrattamenti e l’estrazione della sostanza d’interesse (analita) sono spesso una sfida, in particolare nella ricerca e quantificazione di molecole presenti in piccole o piccolissime quantità. Per quanto riguarda la valutazione e il confronto tra dati analitici ottenuti nello stesso laboratorio o in laboratori diversi é indispensabile che sia indicato il grado di “incertezza della misura” come scarto tipo (standard deviation) o incertezza tipo (standard measurement uncertainity) o multiplo specificato di questa, o come semiampiezza di un intervallo avente una probabilità di copertura stabilita. La conoscenza della incertezza della misura è un indispensabile strumento che garantisce l’affidabilità del risultato perché valori analitici senza la conoscenza dell’incertezza della misura sono senza significato dato che non sono confrontabili con altri e con un eventuale valore soglia. 
Difficile è compilare una lista dei rischi alimentari emergenti mentre è certo che l’assunzione di cibi contaminati rappresenta una fondamentale area di ricerca nella quale l’apporto della metrologia è basilare. Rischi alimentari emergenti hanno origine dagli ambienti agricoli, rurali e urbani e comprendono una grande quantità di molecole usate nella farmaceutica e medicina umana e animale, nell’agricoltura (fitofarmaci e agrofarmaci), industrie le più diverse, ritardanti di fiamma, tensioattivi, nanomateriali, cura personale e della casa, profumi e altro.
Diverse ricerche dimostrano la presenza negli alimenti e in speciale modo nei pesci di composti perfluorurati (PFC) e in particolare il perfluo-rottano sulfonato (PFSO) e l’acido perfluorottanoico (PFOA) largamente usati dalla industria nei polimeri plastici, carta, fibre tessili e pellame, schiume antincendio, cosmetici e oggetti di comune uso casalingo come gli imballaggi alimentari e gli smacchianti dei tessili largamente pubblicizzati dalla televisione.

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L’indigena cimice grigiastra e quella asiatica

Dalla fine della scorsa primavera, diversi frutticoltori siciliani, sulla scorta delle informazioni e delle immagini riportate da riviste, quotidiani e televisioni, hanno ritenuto di avere rinvenuto l’esotica cimice Halyomorpha halys. L’esame degli esemplari pervenuti nel nostro Dipartimento e di quelli catturati nel corso di sopralluoghi effettuati nei frutteti (pereti, meleti e pescheti) delle falde dell’Etna in cui erano state catturate, o avvistate, le presunte cimici asiatiche, ha consentito di accertare che, in tutti i casi, si trattava della indigena cimice Rhaphigaster nebulosa. La vaga rassomiglianza fra le due specie ha indotto in errore i frutticoltori, giustamente preoccupati poiché la Cimice asiatica, che nelle aree d’origine è un fitomizo occasionale dei fruttiferi e della soia, vive a spese di 300 piante ospiti; negli USA, dove è stato segnalato nel 2001, è diffuso in molti Stati nei quali crea seri problemi fitosanitari su ornamentali e su colture agrarie arboree ed erbacee. In Svizzera, dove la Cimice è stata ritrovata nel 2007, svolge una generazione annua e non rappresenta un problema per le colture. Nel 2014 è stata riscontrata in Romania e in Russia; nel 2015 è stata segnalata in Austria e in Serbia. In Italia, dove è stata individuata nel 2012, in Emilia-Romagna, è attualmente diffusa in Lombardia, Piemonte, Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Nel modenese, dove svolge due generazioni annue, nel 2015, ha causato seri danni ai frutti con le punture di alimentazione che determinano la cascola o la malformazione delle mele, ovvero la comparsa di zone decolorate e depresse, necrosi e polpa spugnosa. Nel periodo invernale le Cimici trovano spesso riparo all’interno delle abitazioni, creando notevoli disagi.

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Il latte di dromedario

Il dromedario è in declino numerico nei Paesi ove rappresenta soprattutto un essenziale mezzo di trasporto: Iran, Turchia o alcuni paesi dell’Africa mediterranea. L’incremento è invece sensibile nei paesi ove l’animale è utilizzato per la produzione di carne e latte ed allevato quasi esclusivamente dai pastori nomadi ai quali la «nave del deserto» fornisce l’assistenza di cui hanno bisogno nelle condizioni delle zone aride e rende disponibili gli alimenti essenziali (latte e carne), oltre a pelle e pelo per calzature ed indumenti.

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Le prime trattrici agricole costruite alla fine del XIX secolo

L’agricoltura ha subito profondi cambiamenti, ma è nel XIX° secolo che avviene la vera svolta nel mondo occidentale, con l’invenzione del motore a scoppio  che segna un passaggio decisivo in molti settori produttivi: la forza uomo e la forza animale sono sostituite da quella meccanica generata per combustione da una macchina motrice.   La prima trattrice  risale all’anno 1892  negli USA, ma la prima trattrice italiana viene costruita nel 1911 dall’ing. Ugo Pavesi.

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Giustizia per gli oscurantisti degli OGM

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Ai Georgofili il 10 novembre un seminario di studio su nuovi sistemi di allevamento della vite

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Firmato accordo di collaborazione tra Consiglio Nazionale delle Ricerche e Accademia dei Georgofili

Un accordo quadro finalizzato a promuovere ricerca, sviluppo e innovazione è stato firmato lo scorso 24 ottobre a Firenze dal presidente del CNR, Massimo Inguscio, e dal presidente dell’Accademia dei Georgofili, Giampiero Maracchi.
Le parti hanno concordato sulla necessità di adottare una strategia condivisa per svolgere, nei settori scientifici e tecnologici relativi all’agroalimentare, iniziative ed azioni mirate al sostegno delle attività di ricerca e di trasferimento tecnologico, all'incremento del grado di innovazione delle imprese, alla valorizzazione del capitale umano, favorendo il collegamento verso le imprese e i centri tecnologici connessi con le Università ed i Centri di ricerca. L’obiettivo è quello di valorizzare un sistema agroalimentare sostenibile e innovativo, che possa affrontare le grandi sfide globali del futuro della Terra, tra cui la necessità di fornire cibo, acqua ed energia ad una popolazione in crescita, attraverso un uso sostenibile delle limitate risorse naturali.
La sottoscrizione dell’accordo si è svolta nell’ambito di una conferenza su: “Clima, Agricoltura e Sicurezza alimentare: uno sguardo al futuro”, organizzata dal Dipartimento di Scienze Bio-agroalimentari del CNR e dall’Accademia dei Georgofili per dare un contributo alla Giornata Mondiale dell’Alimentazione, che quest’anno ha assegnato particolare rilievo al tema dei cambiamenti climatici. 
Con la firma dell’accordo, di durata quinquennale, è stato istituito inoltre un Comitato di indirizzo strategico con il compito di implementare e monitorare le azioni programmatiche oggetto della collaborazione.

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Cooperation agreement signed between the National Research Council (CNR) and the Georgofili Academy 
A master agreement aimed at promoting research, development, and innovation was signed on 24 October in Florence by Massimo Inguscio, president of the CNR, and Giampiero Maracchi, president of the Georgofili Academy.
The parties have agreed on the need to adopt a shared strategy to carry out, in the scientific and technological fields related to agrifood, initiatives and actions aimed at supporting research and technology transfer, at increasing the degree of innovation in enterprises, at developing human capital, promoting the connection towards companies and technological centers associated with universities and research centers. The objective is to promote a sustainable and innovative agrifood system that can meet the great global challenges of the Earth’s future, including the need to supply a growing population with food, water, and energy through a sustainable use of the limited natural resources.
The signing of the agreement took place during the conference entitled “Climate, Agriculture, and Food Security: a look into the future”, organized by the Department of Bio-Agrifood Sciences of the National Research Council together with the Georgofili Academy to contribute to World Food Day that this year focused on the issue of climate change.

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Aumentano gli incidenti gravi e mortali nel settore agroforestale

Le nuove macchine agricole, e il trattore in particolare, sono tecnologicamente avanzate e certamente più sicure per gli operatori. Si assiste però, in netta controtendenza con questa evoluzione, a una crescita degli eventi infortunistici gravi.  Le ragioni sono diverse ma, tra queste, vi è la bassa acquisizione delle innovazioni da parte delle imprese agricole. 
Secondo le anticipazioni dell’Osservatorio INAIL sugli infortuni nel settore agroforestale, nel 2015 sono aumentati gli incidenti gravi e mortali rispetto al 2014. In totale 486 incidenti  a fronte dei 427 del 2014, con un incremento quindi del 14%. Di questi, 205 sono stati gli incidenti mortali e 281  quelli con feriti gravi, con una crescita percentuale rispetto al 2014, rispettivamente, dello 8% e del 18%. 
Si tratta di un fatto molto preoccupante, specie se risulterà in linea con la distribuzione dell’anno precedente. Infatti nel 2014 il trattore è stato la causa di ben 121 incidenti con esito mortale, pari al 64% del totale, e di 118 incidenti con feriti gravi, cioè circa il 50%  del totale. La fascia di età maggiormente coinvolta, sempre nel 2014, è  stata quella degli over 50. Un terzo circa del totale degli incidenti, sia mortali e sia con feriti gravi, si sono infatti verificati in questa fascia di età. Le Regioni con i più alti numeri di incidenti nel 2014 sono state: Lombardia (17 mortali,35 gravi); Emilia Romagna (25 mortali,30 gravi); Veneto (20 mortali, 26 gravi); Abruzzo (15 mortali, 29 gravi); Toscana (12 mortali, 22 gravi)
Il confronto a livello europeo risulta difficile , perché per alcuni paesi mancano le statistiche e anche perché non esiste uno standard comune di classificazione.

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An increase in severe and fatal accidents in the agroforest sector 
New agricultural equipment, especially tractors, is technologically advanced and undoubtedly safer for the operator. However, this evolution has seen a growing number of serious accidents. Among the various reasons for this increase is the low level of innovation acquisition by agricultural firms.
According to the INAIL Monitoring Center’s advance information on accidents in the agroforest sector, severe and fatal accidents increased 14% in 2015, with a total of 486 accidents, as compared to 427 in 2014. Of these, 205 were fatal accidents and 281 resulted in serious injury, with respective increases of 8% and 18%, as compared to 2014. This is a cause for concern, especially if it is in line with the preceding year’s distribution. In 2014, tractors were the cause of 121 fatal accidents, equal to 64% of the total, and of 118 serious accidents, about 50% of the total.

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A 50 anni dall’alluvione di Firenze: “Né Caldo, né Gelo vuol restare in Cielo” Considerazioni sulla Cronica meteorologica della Toscana di Giovanni Targioni Tozzetti

L’aforisma popolare segnalato nel titolo – “da intendere che il ‘Cielo’ non trattiene nulla e la ‘Terra’ è invece destinata a ricevere tutto” - costituiva il commento con cui Targioni Tozzetti chiudeva la descrizione dei singolari eventi atmosferici del giugno 1749  e in qualche modo spiega il pensiero/filo conduttore che aveva sorretto l’ Autore nella compilazione della Cronica Metereologica della Toscana, per il tratto degli ultimi sei Secoli, relativa principalmente all’Agricoltura: l’intento cioè di fornire un elenco quanto più completo possibile degli eventi atmosferici al fine di delineare il “panorama climatico” della Toscana, inequivocabilmente attestato dalle fonti storiche. 

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50 Years after the Flood in Florence: remarks on Giovanni Targioni Tozzetti’s Cronica meteorologica della Toscana (Weather Chronicle of Tuscany) 

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Ruminanti sostenibili

Ad Aisha, una donna del Niger, paese di povertà e fame – come racconta Martin Caparròs nel libro La Fame (Einaudi, 2016) – é chiesto cosa vorrebbe avere e questa risponde: “Una vacca. Anzi due vacche: con una ci sfameremmo noi, con l’altra produrrei cose da vendere e non avrei fame mai più”. Una risposta a prima vista stupefacente perché spesso le vacche, come altri ruminanti, sono accusate di essere animali inquinanti, con produzioni di carne e latte tra le meno efficienti e il loro allevamento ruba cibo all’uomo divenendo una delle cause della fame mondiale.

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Sustainable ruminants
As Martin Caparròs recounts in his book about poverty and hungerLa Fame (Einaudi, 2016),  Aisha, a woman from the poor and hunger-stricken country of Niger, who was asked what she would like to have, answered, “a cow. Better still, two cows. We could feed ourselves with one, I could produce things to sell with the other, and I’d never be hungry again.” 

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Una cavalletta dannosa alle kentie

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Manifatture Sigaro Toscano e Accademia dei Georgofili firmano un protocollo di intesa

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Dubbi sul biologico?

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Xylella fastidiosa ha raggiunto Ostuni

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Con l'olio di oliva l'agricoltore non guadagna abbastanza

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Vino: produzione mondiale ridotta. Consumi in Italia al minimo storico

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Master di secondo livello in “Diritto Alimentare” all’Università degli Studi della Tuscia

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Clima, agricoltura e sicurezza alimentare: da Firenze uno sguardo al futuro

Si svolgerà in due giornate,  lunedì 24 e martedì 25 ottobre 2016, una conferenza  su “Clima, agricoltura e Sicurezza alimentare: uno sguardo al futuro”, organizzata dal Dipartimento di Scienze Bio-Agroalimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche in collaborazione con l’Accademia dei Georgofili. Essa  intende contribuire alla Giornata Mondiale dell’Alimentazione, che quest’anno ha assegnato particolare rilievo al tema dei cambiamenti climatici, ed evidenziare come le attività di ricerca possano contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. 
Secondo le ultime stime delle Nazioni Unite, la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi nel 2050, e tale incremento risulterà ancora più significativo nei  Paesi in via di sviluppo. Allo stesso tempo è previsto un aumento di pari livello della percentuale dei residenti nei centri urbani, che passerà dal 54% sul totale della popolazione nel 2014 a una stima attesa del 66% per il 2050. Il settore agro-alimentare è il primo a subire gli effetti di un mondo in evoluzione e deve quindi attuare al suo interno una trasformazione radicale, necessaria ad affrontare i trend di crescita dei tassi di consumo e di domanda, al fine di raggiungere l’incremento del 60% al 2050 auspicato dalla FAO e soddisfare quindi le esigenze alimentari e agricole mondiali, fornendo le basi per la crescita economica e la riduzione della povertà. 
In questo scenario i cambiamenti climatici rendono ancora più difficoltoso il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, impattando in maniera molto negativa sulla gestione agricola e sulla sicurezza alimentare, per l’aumento delle temperature, per l’alterazione nel ciclo delle precipitazioni e per la maggiore frequenza di eventi estremi come siccità ed inondazioni, soprattutto in regioni che sono già soggette a disastri naturali. D’altra parte l’agricoltura non è solo vittima del cambiamento climatico, ma ne è anche responsabile, contribuendo con il 14% del totale delle emissioni di gas serra.

Programma (PDF)

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Climate, agriculture, and food security: a look into the future from Florence
On Monday and Tuesday, 24-25 October 2016, there will be a conference about “Climate, Agriculture, and Food Security: a look into the future”, organized by the Department of Bio-Agrifood Sciences of the National Research Council in collaboration with the Georgofili Academy. The aim is to contribute to World Food Day that this year is focused on the issue of climate change and to highlight how research can contribute to achieving sustainable development goals.
According to the latest United Nations estimates, the world population will reach 9 billion in 2050 and the increase will be even more significant in developing countries. The agrifood sector has been the first one to feel the effects of a changing world. It must therefore carry out the radical internal transformation necessary to tackle the growing rates of consumption and demand to reach the 60% increase by 2050 advocated by the FAO and thus meet the world’s food and agricultural needs by providing the basis for economic growth and poverty reduction.
In this scenario, climate change makes it even more difficult to reach the sustainable development goals, having a negative impact on the agricultural management and food security because of the rise in temperature, the alteration of rainfall, and the greater number of extreme events such as droughts and floods, especially in those regions already subject to natural disasters. On the other hand, agriculture is not just a victim of climate change, but is also responsible for it, contributing 14% of the total emissions of greenhouse gasses.

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Uno Scolitide asiatico nocivo al Carrubo in Sicilia

Durante la scorsa primavera in vari carrubeti del ragusano sono stati osservati diffusi disseccamenti dei rametti di numerose piante; il fenomeno si è via via aggravato nel corso dell’estate e dell’autunno, suscitando notevole allarmismo in considerazione dell’importanza paesaggistica ed economica della coltura dovuto anche al rinnovato interesse dell’industria per le carrube. L’esame degli adulti e dei rametti infestati, prelevati in carrubeti della provincia di Ragusa, siti nei comuni di Scicli e Modica, ha consentito di accertare la presenza dell’esotico coleottero Xylosandrus compactus (Eichhoff). Lo Scolitide, originario delle aree tropicali e sub-tropicali del sud-est asiatico, è ampiamente diffuso in Africa, America ed Europa. In Italia è stato riscontrato nel 2012 in Toscana e successivamente in Campania e nel Lazio. Nell’EPPO Global Database, sono state pubblicate alcune foto scattate a Vittoria (RG) nell’agosto 2016. Lo scolitide asiatico, può sviluppare a spese di oltre 200 piante ospiti e, nelle aree di origine, è noto come uno dei fitofagi chiave del caffè.

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An Asian bark-beetle harmful to carob trees in Sicily 
Last spring many plants in the various carob woods of the Ragusa area showed widespread dieback of sprigs. The phenomenon has gradually worsened during the summer and autumn, causing considerable alarm given the landscape and economic importance of this crop due also to renewed industry interest in carob pods. An examination of the adult plants and infested sprigs taken from carob woods in the Ragusa area located in the municipalities of Scicli and Modica, led to verifying the presence of the exotic beetle Xylosandrus compactus (Eichhoff). Native to the tropical and sub-tropical areas of  Southeastern Asia, this bark-beetle, is very widespread in Africa, America, and Europe. It was found in 2012 in Italy, first in Tuscany and later in Campania and Lazio. Some photos taken in Vittoria (RG) in August 2016 were published in the EPPO Global Database. The Asian bark-beetle can develop at the expense of over 200 host plants and it is well-known in its areas of origin as one of coffee’s key pests.

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Cibo e regole condivise: contro i nazionalismi

L’Europa ha conosciuto, negli ultimi 70 anni, salve alcune piccole terribili guerre interbalcaniche successive alla fine del regime Titino, un periodo di pace che le era ignoto da quasi duemila anni. E ciò grazie, soprattutto, alla paura dell’URSS (poco giustificata, alla prova dei fatti), e alla costituzione della CEE, ora UE. Adesso, però, i popoli del vecchio continente mostrano insofferenza verso l’UE.

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Food and shared rules: against all nationalisms
In the last 70 years, Europe has enjoyed a period of peace that was unknown for nearly two thousand years. This was thanks above all to a fear of the USSR (that facts showed to be unjustified) and the setting up of the EEC, now called the EU. Nowadays, however, the peoples of the old continent are showing impatience with the EU. 

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Impatto di specie aliene sulla conservazione dei Boschi di San Rossore, Patrimonio dell’Umanità

Il testo è tratto dalle considerazioni sviluppate durante la Giornata di studio organizzata dalla Sezione Centro Ovest dei Georgofili, il 13 ottobre u.s., sulla tematica della protezione delle Aree Protette dalle invasioni biologiche di specie aliene

Il Parco di San Rossore Migliarino Massaciuccoli, istituito nel 1979, copre una superficie di oltre 23.000 ha e si estende sulla pianura costiera ad ovest di Pisa. Il territorio comprende lunghi cordoni dunali, vaste aree umide (Lago e padule del Massaciuccoli, Lame di Fuori), aree agricole e estese formazioni boschive. L’importanza naturalistica degli ambienti protetti è riconosciuta dall’Unione Europea.

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Impact of Alien Species on the Preservation of San Rossore Woods, World Heritage Site
After having definitively settled in our districts, some alien species have gradually invaded the peninsula and the main islands. They have not spared the ecosystems within protected areas, often also characterized by their very nature as intrinsically fragile.

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L’edizione on-line dell’Oenologia Toscana (1773): due appunti di metodo e una piccola scoperta

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Caporalato: la Camera approva definitivamente il DDL

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Giornata in ricordo del Prof. Fiorenzo Mancini

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Scoperte le proprietà antibatteriche di prezzemolo e basilico

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L’obesità fa male anche all’ambiente

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Maracchi vicepresidente dell’Unione Europea Accademie di Agricoltura

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18° Congresso Nazionale dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati

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Perché non usare anche il legno per produrre alimenti?

Una mia conoscente mi ha telefonato per sapere come si possono controllare i tarli che avevano infestato alcuni suoi mobili. Le ho suggerito di usare alcuni specifici insetticidi, che può trovare facilmente nei nostri negozi. Tuttavia, consultando Internet a proposito, mi sono reso anche conto che il legno, la cellulosa ed in genere la vegetazione sono usati e metabolizzati da numerosissime specie: batteri, come gliPseudomonas e gli Achronobacter ecc.; funghi, particolarmente gli Attinomiceti, capaci di degradare ed utilizzare lignina, cellulosa, cere, chitina, proteine complesse ecc. Del resto molte specie di funghi mangerecci sono oggi allevati industrialmente, sempre su substrati vegetali. Esistono anche molti insetti xilofagi (oltre ai tarli, presenti con numerose specie, raggruppate in 3 famiglie) possiamo ricordare le termiti (un ordine che raccoglie un numero elevatissimo di specie, raggruppate in 5-7 famiglie). 
Ho anche appreso che alcuni scienziati oggi sostengono che i funghi xilofagi, comparsi nella terra intorno a 300 milioni di anni fa, potrebbero essere i principali responsabili della fine del periodo carbonifero del nostro pianeta, iniziato 60 milioni di anni prima e che aveva generato i grandi depositi di carbon fossile presenti nel pianeta, ancor oggi usato largamente come combustibile. Tali organismi avrebbero infatti provocato un grande decadimento dell’enorme massa di vegetali, allora presenti sulla terra.

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Why not use wood to also make foods?
Wood, cellulose, and vegetation are typically used and metabolized by many species. Bacteria and fungi are able to break down and use lignin, cellulose, waxes, chitin, complex proteins, etc. Besides, many species of edible mushrooms are today industrially grown on plant substrates. There are also many wood-eating insects in addition to numerous species of woodworms, grouped into three families. Termites, whose order includes a very high number of species divided into 5-7 families, should also be mentioned. Today, couldn’t the various enzymes obviously present in all these wood-eating organisms be used? Lignin, the celluloses found in cereal straws, legumes and other widely cultivated species as well as in the branches remaining after cutting timber used for different purposes could be transformed by following backwards the lignification process used by plants to produce glucides, lipids, proteins etc. They could be used to produce alternative food for our domestic animals and to replace the grain cereals largely used today as fodder (corn, barley, rye, sorghum, etc.), thus making them more available to the planet’s starving people. We would have at our disposal a great quantity of foods from products that today are practically only used as fertilizers and as energy sources!

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Le qualità bio-nutrizionali del latte

Il latte è un alimento di elevato valore bio-nutrizionale secreto dalle femmine dei mammiferi per nutrire i piccoli nelle prime fasi di sviluppo. Il latte fornisce nutrienti essenziali per la crescita; ma le sue potenzialità nutrizionali sono caratterizzate dalla sua qualità variabile con la specie e la razza, lo stadio di lattazione, la stagione e l’alimentazione. La dietetica fino a pochi anni fa parlava di proteine, grassi, glucidi, minerali, vitamine e sostanze aromatiche; oggi sappiamo che dobbiamo distinguere tra le frazioni di ciascuna categoria. Per quanto riguarda gli aspetti organolettici, il sapore del latte dipende dall'alimentazione dell'animale che lo produce: all'alpeggio, al pascolo, in stalla con fieni e concentrati. Dipende anche dai trattamenti termici subiti dal latte (refrigerazione o riscaldamento) e dalla scrematura mentre l'omogeneizzazione dei grassi non ha effetto sul gusto. 
I grassi, principale fonte energetica, sono presenti nel latte sotto forma di globuli che hanno una membrana esterna di fosfolipidi e di lipoproteine ed al loro interno trigliceridi. Sono i principali responsabili del sapore del latte (e dei derivati), perché vi sono sciolti la gran parte degli aromi degli dagli alimenti consumati dagli animali. La sua percentuale è molto condizionata da fattori genetici ed ambientali; la differenza tra le razze è nota ma anche nella stessa razza vi sono soggetti con caratteristiche diverse e selezionabili; tra i fattori ambientali il più importante è certamente l'alimentazione. Sono prevalentemente saturi (con prevalenza degli esteri degli acidi palmitico, oleico, stearico e miristico) e fosfolipidi. Molti ritengono che per la salute sia meglio consumare latte a basso contenuto di grassi per diminuire l’energia introdotta. In effetti il latte parzialmente scremato ha circa i due terzi delle calorie del latte intero e il latte scremato ne ha la metà. Ma le autorità sanitarie raccomandano che i bambini fino a due anni assumano latte intero perché per la loro crescita necessitano di una fonte ricca di energia. Il latte a basso contenuto di lipidi ha una lieve riduzione del suo contenuto di vitamina A e D (vitamine liposolubili), ma non di calcio e di proteine; può essere utile perciò quando è necessario ridurre l’apporto energetico o quando occorre ridurre i grassi (soprattutto saturi ed il colesterolo) come nelle dislipidemie.

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Bio-nutritional qualities of milk
Milk is a food of high bio-nutritional value secreted by female mammals to feed their young in the early stages of development. It provides essential nutrients for growth, but its nutritional potential is characterized by its quality, which varies according to species and breed, lactation stage, season, and diet. Until a few years ago, dietetics talked about proteins, fats, glucides, minerals, vitamins, and aromatic substances. Today we know that we must distinguish the fractions of each category. As regards organoleptic aspects, the taste of milk is dependent on the diet of the animal that produces it: mountain pasture, grazing land, in a barn with hay and concentrates. It also depends on the thermal treatment undergone by the milk (refrigeration or heating) and on skimming while the homogenization of fats does not affect the taste. 

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Evoluzione della meccanica agraria dalle origini al XIX secolo

L’uomo preistorico per sopravvivere  è diventato agricoltore; negli scavi  archeologici  si sono ritrovati attrezzi acuminati o affilati, usati per incidere il terreno o raccogliere le erbe da mangiare.  Alla preistoria risale il primo rudimentale aratro;  l'aratro del Lavagnone risale ad una fase iniziale della cultura di Polada  (nel 2000 a.C.) ed è il più antico aratro del mondo che sia giunto sino a noi.  

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Evolution of agrarian mechanics from its origins up to the 19th century
Prehistoric man became a farmer in order to survive. Pointed and sharp tools, used to work the soil or gather edible herbs, have been found in archeological excavations. The first rudimentary plough goes back to prehistory, with the Lavagnone plough, the oldest plough in the world to have come down to us, dating to the initial phase of the Polada culture (2,000 B.C.).

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Rischio farmaci veterinari contraffatti

La contraffazione non risparmia nessun commercio e non ci si deve meravigliare che riguardi anche i farmaci veterinari, con inevitabili rischi per gli animali, chi usa questi farmaci, l’ambiente e soprattutto per il con-sumatore che si nutre degli alimenti prodotti da animali trattati con questi farmaci

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Risk of counterfeit veterinary drugs
Counterfeiting does not spare any trade and we should not marvel that it also concerns veterinary drugs with inevitable risks for the animals, whoever uses them, the environment, and especially for the consumer that eats food produced by animals treated with these drugs.

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Alternative all’uso di antibiotici in alimentazione animale: il ruolo degli acidi grassi a corta catena e dei polifenoli

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Gravi falsi, frodi, corruzioni nel "BIO"?

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Progetto FATIMA: Produci di più con meno

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Il piacere della tavola

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Master in Sostenibilità socio ambientale delle reti agroalimentari

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Le parole non bastano

Il nostro Paese non può che esprimere soddisfazione sentendo ripetere che sono in crescita le esportazioni di prodotti alimentari "Made in Italy" elaborati dalle filiere o dalle industrie. Ma ci accorgiamo che stiamo diventando anche più grandi importatori di prodotti agricoli primari, cioè dell'unica vera fonte di tutti i nostri alimenti.
Mentre l'olivicoltura italiana, bloccata e paralizzata dalla pretesa di voler conservare gli attuali paesaggi agricoli, avrebbe già ridotto le proprie produzioni di almeno 1/3. Nel 2015 abbiamo importato oltre 500 milioni di chili di olio dichiarati (non sempre) extra vergini (da Spagna, Grecia, Tunisia, ecc.), mentre la nostra produzione nazionale forse non ha superato neppure i 300 milioni di chili. Quelle importazioni sono fonti di un gran numero di frodi. Si calcola che nel 2015 siano quadruplicate contraffazioni, falsificazioni, adulterazioni, ecc. Spesso sono facilmente riconoscibili, sopratutto nei casi in cui una bottiglia di olio extra vergine etichettata viene posta in vendita a prezzi inferiori alla metà di quelli che sono gli oneri di produzione che i nostri agricoltori devono sostenere. Non occorrerebbe neppure una analisi quando il prezzo rivela chiaramente che il prodotto non può essere quello che si intendeva acquistare. I giornali divulgano che tre contenitori su quattro contengono oli importati e miscelati. Nei luoghi di vendita, oli imbottigliati ed etichettati sono manomessi almeno in 2 bottiglie su 3. 
L'agricoltura subisce queste crescenti difficoltà anche per altri prodotti agricoli primari, quali i grani, il cui prezzo in un anno è crollato oltre il 40% per il grano duro da pasta e del 20% per quello tenero da panificare. Attualmente, gli agricoltori sono stati pagati con non più di 18 centesimi al chilogrammo per quello duro e di 16 centesimi per quello tenero. Prezzi che sono ampiamente al di sotto dei nostri costi di produzione (da La Nazione del 29 settembre 2016). 

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Words are not enough
Our country can only be satisfied repeatedly hearing that exports of "Made in Italy" foods produced by food-chains and industries are growing. Meanwhile we are becoming even larger importers of primary agricultural products, i.e., the only real source of our foodstuffs.
Whereas Italian olive growing industry, blocked and paralyzed by the pretense of wanting to preserve agrarian landscapes, has already reduced its production by at least one-third. In 2015, we imported over 500 million kilos of oil which were declared (but not always) as extra virgin (from Spain, Greece, Tunisia, etc.) while our domestic production perhaps did not even exceed 300 million kilos. Those imports are the source of a large number of frauds. Agriculture has also experienced these rising difficulties for other primary agricultural products, such as grains where the price of durum wheat for pasta and common wheat for bread-making has decreased in one year 40% and 20%, respectively. At present, farmers are paid 18 cents per kilo for durum wheat and 16 cents for common wheat. Prices well under our production costs!

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Realizzata la resurrezione di animali e piante estinti: sarà possibile anche quella umana?

Esistono già oggi varie iniziative e ricerche volte a ricuperare specie animali e vegetali estinte anche da molto tempo. Infatti nel 2000 ha fatto un notevole effetto la notizia che ricercatori francesi e spagnoli avevano ottenuto la “resurrezione” di una specie di capra selvatica, l’Ibex dei Pirenei, che era stata dichiarata estinta 3 anni prima. La resurrezione è stata ottenuta con la sostituzione del DNA dell’Ibex estinto nell’ovulo di una specie affine in cui il DNA era stato eliminato. Anche alcuni scienziati australiani hanno recentemente realizzato la resurrezione di una rana locale (la Gastric Brooding Frog) estinta intorno al 1980. Altre specie animali sono candidate alla “resurrezione”, tra cui la Tigre della Tasmania ed anche il Mammut, estinto da molte migliaia di anni, utilizzando il DNA presente in animali surgelati in aree siberiane affette da permafrost ed eventualmente inserendolo in ovuli di elefanti asiatici. 
Anche nelle specie vegetali la possibilità di “resurrezione” è stata dimostrata con la germinazione di semi di una specie siberiana, Silene stenophilla (FOTO), recentemente trovati in un nido di scoiattoli situato in un tronco a 38 metri di profondità. Questi semi, vecchi di 32.000 anni (come da datazione col metodo dell’analisi del carbonio) sono stati trovati nella tundra siberiana in un luogo chiamato Duvanni Yar, presso il fiume Kolima. Alcuni di  questi semi sono germinati, hanno sviluppato una normale vegetazione, con fioritura e   normale riproduzione. Tutto ciò è stato possibile perché nella zona esiste il “permafrost” di continuo -7°C che ha conservato intatto il DNA del seme.

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The resurrection of extinct animals and plants has been carried out: will it also be possible for human beings?
There already exist various initiatives and studies aimed at recovering animal and plant species which have been extinct even for a long time. In 2000, the news that French and Spanish researchers had “resurrected” a wild goat species, the Ibex of the Pyrenees, declared extinct three years before, made a great impression. The resurrection was carried out by substituting the DNA of the extinct Ibex in the ovum of a similar species where the DNA had been removed. Even in plant species, the possibility of “resurrection” has been demonstrated with the germination of seeds from a Siberian species, Silene stenophilla (PH.), which were recently found in a squirrel’s nest located in a trunk 38 meters underground. Over 32,000 years old (using the carbon dating analysis method), these seeds were found in the Siberian tundra in a place called Duvanni Yar, near the Kolima River. Some seeds have sprouted and developed normal vegetation with blooming and normal reproduction. This was possible because there is a stable -7°C permafrost in that area that has preserved the seed’s DNA intact.

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Glutammato sicuro

Cosa sarebbero la nostra cucina senza un formaggio stagionato come il parmigiano e il pomodoro, o la cucina cinese senza le alghe? Tra le cose che uniscono queste due cucine così diverse vi è una molecola, il glutammato di sodio, detto anche il quinto sapore, accanto al salato, dolce, amaro e acido. Una molecola che suscita curiosità, piacere, ma anche timore e paura, dando avvio a leggende metropolitane come la "Sindrome del Ristorante Cinese".

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Safe glutamate
What would our cuisine be like without tomatoes or an aged cheese like parmesan, or Chinese cuisine without seaweed? Among the things linking such diverse cuisines is a molecule, sodium glutamate, also known as the fifth taste alongside salty, sweet, bitter and acid. This molecule arouses curiosity, pleasure, but also dread and fear thus starting urban legends such as the Chinese restaurant syndrome.

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Gli animali nell’arte e nella letteratura

L’uomo s’interroga sul ruolo degli animali, ma ne ha una visione con la quale guarda tutta la realtà; c’è tuttavia anche la possibilità di avere un rapporto più positivo che nel passato.

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Animals in art and literature
Man feels superior and animals must live in his habitat because they were created to help him but they have always spurred in him feelings of respect and curiosity which have been expressed in literature, art and religion.

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Benedetto XVI socio d’onore dell’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici

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Il Ministro Maurizio Martina ai Georgofili

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Come realizzare un olio deodorato a prova di controlli

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All'Università di Pisa la prima stazione in Europa per sperimentare tecniche di agricoltura sostenibile

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Ricerca e innovazione: una necessità

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Fauna selvatica e predatori, impatti e pratiche di contenimento

Afferma un adagio cinese, coniato senz’altro per altri tempi ed altri problemi: “se non puoi eliminarli, impara a conviverci”. Sembra essere questa la strada presa dal legislatore, nazionale e regionale, rispetto all’annosa questione dei danni da fauna selvatica in agricoltura, infatti, anziché attuare interventi decisi e risolutivi predilige l’inerzia trasmettendo sull’agricoltore gli oneri della prevenzione e i rischi dell’attività di impresa. 
Il tema dei danni da fauna selvatica in agricoltura conserva nel tempo una costante attualità segnato, da un lato, dall’incremento del numero e della varietà dei danni anche a fronte di una diversificazione delle specie animali che li determinano, dall’altro dal dibattito sempre acceso sia presso gli organi amministrativi che presso gli organi giurisdizionali. Si tratta di un fenomeno la cui rilevanza, per quanto da tempo ben nota, non trova una definizione efficace al punto che figura in crescente aumento con impatti significativi nella stragrande maggioranza del territorio nazionale sull’attività economica delle imprese agricole (sia alle colture, all’attività zootecnica e alla silvicoltura) e che pone concreti problemi nella prospettiva della prevenzione del suo danno e del conseguente ristoro. 
Il problema è, per certi versi, prima di tutto giuridico, in quanto reso tale dagli interessi rilevanti che vi convergono (di stampo ambientale, economico, o affini all’esercizio venatorio, e alla tutela della proprietà e della pubblica sicurezza), dalle fonti normative che a vario livello regolamentano il sistema delle tutele differenziate destinate alla fauna, nonché dalle difficoltà concrete di controllare l’azione di animali che per loro natura agiscono liberamente allo stato naturale. 

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Wildlife and predators, impact and containment practices
There is a Chinese saying, undoubtedly coined for other times and problems, that says, “if you cannot eliminate them, learn to live with them”. This seems to be the resolve taken by national and regional legislators as regards the age-old problem of wildlife damage to agriculture. In fact, instead of implementing straight-forward and conclusive actions, inaction has been preferred, passing the burden of prevention and business risks on to farmers. The theme of wildlife damage to agriculture is always topical with, on the one hand, the damage increasing in both quantity and type, even with the spread of the animal species causing the damage.  On the other hand, there is the never-ending debate with both administrative boards and the courts. It is a phenomenon whose importance, although long well-known, has not been effectively defined. Consequently, its impact on a farm’s economic activity (as regards crops, livestock, and forestry) is growing significantly throughout the greater part of the country and poses real problems as regards damage prevention and subsequent restoration.

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Frigorifero sicuro

Il frigorifero è oggi divenuto quasi sinonimo di dispensa del cibo, perché importante strumento di conservazione della sua freschezza, che si mantiene più a lungo se è conservato a bassa temperatura e protetto dall’ossigeno che ne provoca ossidazione. Non sono considerati freschi gli alimenti congelati o surgelati.
Il frigorifero deve avere una giusta temperatura, né troppo bassa né troppo alta che, nei suoi diversi piani, deve essere compresa tra i quattro i sei centigradi (°C), evitando anche che sia troppo pieno, so-prattutto se non è ventilato. Per questo i migliori modelli di frigoriferi, assolutamente da preferire, sono dotati di un termometro di controllo con un display di lettura esterno.
Se la temperatura del frigorifero è troppo bassa congela gli alimenti, che perdono la loro freschezza. Alle temperature superiori ai sette centigradi gli alimenti non solo perdono la loro freschezza, ma vi sono pericolose moltiplicazione di microbi che alterano i cibi e possono causare infezioni e tossinfezioni alimentari anche drammatiche. Nei paesi industrializzati, nei quali il frigorifero familiare è quasi la regola, si valuta che solo il 3% degli incidenti alimentari deriva dalla produzione, mentre per il restante 97% l'origine è nella cucina di casa durante la manipolazione degli alimenti, ma soprattutto per una loro impropria conservazione nel frigorifero.
La verifica delle temperature dei frigoriferi casalinghi ha dato quasi impensabili sorprese. In un’indagine eseguita in Olanda, su 125 frigoriferi è risultato che avevano temperature da meno di 5 °C a più di 13 °C e che nella maggior parte dei casi (74%) avevano una temperatura superiore al livello di sicurezza di 7 °C. Un’altra ricerca su un numero rilevante di casi (334 campioni) ha mostrato che la temperatura dei frigoriferi familiari variava da -1 °C a 17,9 °C, con una media di 7,4 °C, oltre al livello di sicurezza di 7 °C, e che in oltre la metà (57%) dei casi vi erano temperature più elevate, fino a quasi 18 gradi (ma che frigorifero era?).

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A safe refrigerator 
A refrigerator must have the right temperature, neither too low nor too high that, on the various shelves, must range between 4-6° C. It should also not be too full, especially if it is not ventilated. For this reason, it is best to choose a refrigerator model with a control thermome-ter and an external display. If the temperature in the refrigerator is too low, foods freeze and lose their freshness. With temperatures over 7° C foods not only lose their freshness, but the microbes that alter foodstuffs can also multiply dangerously, even causing severe infections and food poisoning. In industrialized countries, where almost all families have a refrigerator, it is estimated that only 3% of food accidents result from production whereas the remaining 97% originates in the kitchen during food handling, but mainly due to improper storage in the refrigerator. A greater focus on refrigerators -  by storing foods correctly and not overfilling them – is necessary for food safety and to preserve food freshness  from which many organoleptic characteristics arise, forming the basis for good food and haute cuisine. 

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Il regime sanzionatorio dettato dal Codice dei beni culturali e del paesaggio al vaglio di una recente sentenza della Corte costituzionale

Una recente sentenza della Corte costituzionale, la n. 56/2016, ha dichiarato la parziale incostituzionalità per irragionevolezza sanzionatoria dell’art. 181, comma 1 bis del d.lgs. n. 43 del 2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) nella parte in cui ha modulato l’applicazione della disciplina penale più rigorosa dallo stesso contemplata, in funzione delle modalità impositive del vincolo paesaggistico sul bene oggetto di un intervento eseguito senza autorizzazione paesaggistica o in difformità dalla stessa; a seconda cioè che il bene stesso sia vincolato sulla base di un provvedimento amministrativo o, viceversa, rientri nelle categorie di beni vincolati per legge. 

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The system of penalties within the Code of Cultural Heritage and Landscape as recently reviewed by the Constitutional Court

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La riconoscibilità dei prodotti zootecnici di qualità

Sempre maggiore attenzione viene dedicata oggi alle proprietà nutrizionali e salutistiche degli alimenti di origine animale ed al loro contributo nella alimentazione umana; è perciò fortemente sentita l’esigenza di meglio caratterizzarli e di valorizzarli mediante l’individuazione dei loro attributi qualitativi.

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Recognizability of quality animal livestock products
Increasingly more attention is being paid today to the nutritional and health properties of foods of animal origin and their contribution to the human diet. 

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Mostra mercato di piante e fiori al Giardino dell’Orticoltura di Firenze

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Convegno sulla valorizzazione delle biomasse agroforestali ad uso energetico

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Olio di oliva: Fedagri Toscana, la mosca è tornata, perdite del 30%

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La Sigatoka Nera distrugge le banane, solo gli Ogm possono salvarle

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La Baviera vuole conquistare il mercato lattiero-caseario italiano

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Bando per l’attribuzione di due contributi riservati a giovani ricercatori per la partecipazione al 15th Euro Fed Lipid Congress Uppsala (S)

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Nella spesa per Ricerca e Sviluppo in Agricoltura è in atto una storica svolta globale

Quattro ricercatori di economia e politica agraria della University of Minnesota hanno  pubblicato, su Nature del 14 Settembre 2016, un loro commento circa una tendenza evolutiva della spesa in Ricerca e Sviluppo in Agricoltura (AgReS). La University of Minnesota ha costituito da tempo un Centro (International Science and Technology Practice and Policy (InSTePP) Center) in St. Paul, che ha per missione la raccolta di dati globali sull'andamento della spesa per l'Agricoltura. Questa imponente banca dati - che ha esaminato accuratamente gli ultimi 50 anni - dimostra che è in corso di realizzazione  una tendenza evolutiva del dato di spesa che si offre a molte riflessioni; il dato principale mette in luce che, attualmente, la spesa da parte delle nazioni a più elevato reddito (per brevità il cosiddetto mondo occidentale)  è stata superata, per la prima volta, da quella delle nazioni a medio reddito (che possiamo indicare approssimativamente come BRICS -Brasile, India, Cina, Sud Africa; la Russia non è inclusa nello studio). A questo dato si aggiunge che il settore privato sta progressivamente spendendo sempre più rispetto a quello pubblico. Inoltre, in questo quadro generale, si constata che i paesi con reddito più basso (Africa sub-sahariana e Asia del Sud) segnano una distanza crescente  dai paesi più ricchi.
Le spese in AgReS hanno una ricaduta forte sulla crescita della produttività agricola e sul volume globale della produzione, ma i risultati seguono a distanza di alcune decadi dal momento degli investimenti, per cui gli investimenti attuali -i pochi ancora fatti dai paesi più ricchi e quelli, più consistenti, dei paesi mediani- daranno risultati ben percepibili a partire dal 2050, contribuendo in modo determinante a delineare la produzione futura di alimenti., che sarà assai diversa da quella tradizionale.

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A historical turning point in spending for agricultural research and development is taking place worldwide
Four researchers in economics and agrarian policy at the University of Minnesota have published in Nature (14 September 2016), their comment about the evolutionary trend in spending on agricultural research and development (AgReS). An evolutionary trend of spending is underway that has spurred many considerations. The main fact highlights that, at the moment, spending by higher-income nations (in short, the western world) has been exceeded for the first time by that of middle-income nations (that can roughly be indicated as BRICS-Brazil, India, China, South Africa, without Russia, which was not included in the study). To this we can add that the private sector is progressively spending increasingly more as compared to the public one. 

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Nella mente delle piante

Fare la pianta non è un mestiere facile. Provate a pensare quanto debba essere difficile sopravvivere in un ambiente ostile senza potersi spostare. Immaginate di essere una pianta, circondata da insetti, erbivori, predatori di ogni specie. E non potete scappare. L’unica maniera per sopravvivere è essere indistruttibili; essere costruiti in modo interamente diverso da un animale. Essere una pianta, appunto.
Per eludere i problemi relativi alla predazione, le piante si sono evolute secondo una strada unica e insolita, sviluppando delle soluzioni così lontane da quelle prodotte dagli animali da essere per noi l’esempio della diversità. Organismi così differenti da noi animali che, per quanto ci riguarda, potrebbero benissimo essere degli alieni. Molte delle soluzioni sviluppate dalle piante, sono il perfetto opposto di quelle prodotte dal mondo animale.
Ciò che negli animali è bianco, nelle piante è nero, e viceversa: gli animali si spostano, le piante sono ferme; gli animali sono veloci, le piante lente; gli animali consumano, le piante producono; gli animali generano CO2, le piante fissano CO2; e così via fino alla contrapposizione decisiva. La più importante, secondo me, e la più sconosciuta: quella tra diffusione e concentrazione. Qualunque funzione che negli animali sia affidata ad organi specializzati, nelle piante è diffusa sull’intero corpo. E’ una differenza fondamentale di cui è difficile comprendere appieno le conseguenze. Una struttura così diversa è uno dei motivi per cui le piante paiono così diverse. L’avere in comune con quasi tutti gli animali un cero numero di organi fondamentali ce li rende vicini e comprensibili. Lo stesso non avviene con le piante. Ma perché i vegetali non hanno sviluppato gli organi singoli e specializzati che si sono dimostrati così utili nel mondo animale? La risposta è banale: pur essendo efficienti nello svolgere le loro funzioni, gli organi sono un punto debole.

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In the mind of plants
It is not easy to be a plant. Try to imagine how difficult it is to survive in an adverse environment without being able to move. Imagine you are a plant surrounded by insects, herbivores, predators of all sorts. And you cannot escape. The only way to survive is to be indestructible, to be entirely different from an animal. That is, to be a plant. To escape the problems of predation, plants have evolved following a unique and unusual path. They have developed solutions so different from those produced by animals as to become, in our eyes, an example of diversity. Many of the solutions developed by plants are the exact opposite of those produced by the animal world. For example, any function that is entrusted to specialized organs in animals is diffused all over the body in plants. It is a fundamental difference whose consequences are difficult to fully understand. Why have vegetables not developed the individual specialized organs that have proved to be so useful in the animal world? The answer is banal. Even if organs are efficient in performing their functions, they are a weak point. 

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Frittura, vantaggi e rischi

La cucina inizia con lo spiedo e l’arrosto, continua con il bollito e intingoli diversi, ultimo arriva il fritto, nel quale un grasso (olio, burro, strutto o margarina) trasmette il calore al cibo modificandone le caratteristiche. La frittura si diffonde nella storia della cucina quando si è avuta un’abbondante disponibilità d’olio o d’altri grassi e d’adatte stoviglie.

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Fried food, advantages and risks 
Cooking starts with roast on the spit, continues with boiled meat and various stews, and last comes fried food where a fat (oil, butter, lard or margarine) transmits heat to food, modifying its characteristics. Fried food has spread in the history of cooking when there was an abundant availability of oil or other fats and suitable dishes.

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La mosca delle olive: una "calamità" sempre più frequente per la produzione olearia toscana

La mosca delle olive, Bactrocera oleae, è un insetto carpofago la cui larva minatrice è in grado di produrre seri danni alle drupe . La mosca è diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo, in Sud Africa ed in California.
Lo svolgimento del ciclo biologico è influenzato dal clima ed in particolare dalla temperatura e dall'umidità.

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The olive fruit fly: an ever more frequent disaster for Tuscany’s oil production
The olive fruit fly, Bactrocera oleae, is a carpophagous insect whose larvae tunnel into the drupes, causing serious damage. This fly is widespread throughout the Mediterranean basin, South Africa, and California.

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“Voce di popolo, voce di Dio”: la vite, l’uva e il vino nei Proverbi

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“Vite e vino in Toscana, dai Medici ai giorni nostri”: mostra ai Georgofili

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Etichettature: Coldiretti, oltre allo stabilimento serve l’origine

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Conferenza di Maracchi all’ospedale di Pontedera

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Presentazione del francobollo celebrativo del III Centenario del Bando del Granduca di Toscana “Sopra la Dichiarazione de’ Confini delle quattro Regioni Chianti, Pomino, Carmignano e Vald’Arno di Sopra”

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Le piante in città

Selezionare e piantare alberi avvenenti e utili nelle zone antropizzate è materia ingegnosa, un astratto aristocratico ma non un lusso. Nemmeno sia l’Eldorado per appalti orientati al solo profitto; tanto più che col semplice gesto di sollevare una pietra e smuovere la terra, con modalità poco invasive, si può piantare l’albero che serve senza sottostare alle lunghe attese delle ristrutturazioni urbane. 
Le piante, nelle dimensioni giuste per impianti tecnologici, gravano poco sull’economia della Pubblica Amministrazione e i cittadini devono avvalersi del fresco e del decoro senza attese interminabili. Se poi capita davvero che si proceda alla ristrutturazione globale, le immissioni, anche poco recenti, possono essere ricuperate per altre utili destinazioni.
Gli alberi destinati a una lunga carriera, naturalmente, devono disporre di una fertilità “inesauribile”. Ma gli altri, opportuni alla dignità estetica e ad una appagante vivibilità, si pianteranno dove occorre, come meglio si può, consapevoli che la permanenza potrà essere temporanea. 
I giardinieri comunali, a mio avviso, sono i più abilitati a sostenere l’efficienza delle piante della città. Sono loro che possono provvedere alle sostituzioni, con prontezza e sufficiente autonomia, senza attendere le tante esitazioni e i preamboli burocratici che rallentano le rispondenze ambientali della città. Ma non dovrebbero essere distratti dagli impegni del giardinaggio effimero. L’arredo floreale dovrebbe essere riservato a stilisti della decorazione, abili e fantasiosi nelle creazioni di scene in colori e profumi come altri sono negli addobbi e nelle luminarie delle feste. Il budget più o meno consistente, per effetti più o meno importanti a rallegrare l’ambiente in semplici, gentili, composizioni o mirabili “coordinati in Sanderson”. Nel caso vengano commesse improprietà non restano danni alla struttura paesaggistica della città. 

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Plants in cities
To select and plant beautiful and beneficial trees in anthropic areas is an ingenious matter, an aristocratic abstract but not a luxury. Right-sized plants for technological implantations pose little burden on public administrations’ budgets and citizens can take advantage of the fresh air and décor without having to wait a long time. Trees with long-term expectations must naturally have an “endless” fertility. However, all the others, aesthetically suitable and with a satisfying quality of life, will be planted where needed, as well as possible, aware that they may just be temporary. Municipal gardeners are the most qualified in supporting plant efficiency in cities. They are the ones who promptly oversee replacements with a certain degree of autonomy, without awaiting the many hesitations and bureaucratic ado that slow a city’s environmental effects. 

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Mozzarelle blu e alimenti dai colori anomali

Le mozzarelle con colorazioni anomale di qualche tempo fa, suscitano allarme e paure, come nel passato vi era stato per la polenta porporina e il pane delle ostie con macchie rosse vivo, quasi sangue. Lo stesso avviene per i gamberetti luminosi e fluorescenti e per carni suine cotte o stagionate che alla superficie di taglio presentano strane iridescenze. Che cosa sta accadendo?
Gli alimenti spesso in superficie e talvolta anche al loro interno hanno microrganismi (batteri, lieviti, muffe) che, per vivere e moltiplicare, compiono reazioni chimiche e possono produrre composti che trasmettono all’alimento. Qualche volta questi composti sono utili perché trasformano una materia prima (latte, carne, uva) in un alimento fermentato (yogurt, salame, vino). Altre volte i microrganismi producono tossine, alterano l’alimento, lo fanno puzzare, rammollire o gli danno anche colori anormali.
Le mozzarelle blu, verdastre o di altri colori e talvolta fluorescenti sono dovute ai pigmenti prodotti da particolari batteri, gli Pseudomonas, che crescono nei formaggi freschi poco acidi, con scarso ossigeno (quindi confezionati), con il favore di sbalzi termici. Gli Pseudomonas producono diversi pigmenti: piocianina, di colore verde blu, piorubina rossastra – marrone e fluorescente, pioverdina giallo – verde o giallo – brina e fluorescente all’ultravioletto. Quando gliPseudomonas crescono rapidamente producono poco pigmento, ma ne producono molto e ben visibile quando hanno una crescita lenta, come può accadere in un frigorifero mal regolato e con un lunga conservazione. Gli Pseudomonas si sviluppano di preferenza nei biofilm aderenti a superfici umide, come nelle moderne confezioni commerciali di formaggi.
Al di fuori di fenomeni d’inquinamento della produzione casearia, a iniziare dalla necessaria purezza dell’acqua, e che ovviamente sono da controllare, la comparsa delle anomale colorazioni provocate dagliPseudomonas è favorita dalla sempre più ridotta acidità della produzione casearia e del liquido di mantenimento delle confezioni, nelle quali è agevolata la produzione di biofilm. Questo spiega come in ambienti acidi e senza confezioni, come era regola nel passato, gli Pseudomonas non erano un problema e le mozzarelle non assumevano colori o fluorescenze anomale e inquietanti.

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Blue mozzarella and other strangely colored foods
The strangely colored mozzarella discussed some time ago has provoked alarm and fear, as did in the past purple polenta and bread wafers with bright red spots. The same thing has happened with luminous and phosphorescent shrimps and for cured or cooked pork that shows a strange iridescence on the cut surface. What is happening? Foods often have microorganisms (bacteria, ferments, mold) on their surfaces and, at times, also internally. In order to live and multiply, they may have chemical reactions that produce compounds that then pass onto the food.

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L’uomo e gli animali da affezione

L’uomo da sempre ha rapporti più o meno problematici con le specie del mondo animale del quale egli stesso fa parte anche se è separato dall'evoluzione cerebrale ed intellettiva che gli hanno consentito, con il progresso culturale e sociale, di elaborare tecniche per utilizzarle a proprio vantaggio. Dice L. Feuerbach: “La natura ha fatto dell'uomo il signore degli animali e gli ha dato le mani per domarli ed occhi ed orecchi per ammirarli” ma da noi dipende il giusto equilibrio fra diritti e doveri, tra le esigenze economiche e quelle della natura per assicurare il futuro delle altre specie. 

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People and pets
People have always had relatively problematic relationships with the species of the animal world to which they also belong.

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Una leggenda metropolitana: l’Eucalipto letale per le api

Una inverosimile storia che, a un certo punto della sua diffusione orale, ha ricevuto una temporanea e immeritata, patente di credibilità da parte di apicoltori siciliani e algerini, riguarda l’eucalipto australiano Eucaliptus globulus.

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An urban myth: the eucalyptus tree is lethal for bees 
An unlikely story regarding the Australian eucalyptus, Eucaliptus globulus, at a certain point in its oral circulation, received temporary and undeserved credibility among Sicilian and Algerian beekeepers.

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La produzione dell'olio di oliva non è un optional

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Sviluppo delle aree rurali e nuove discipline urbanistiche e paesaggistiche

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Premio Verdicchio d’Oro a Giampiero Maracchi

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Miglioramento della competitività della produzione italiana di frumento

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Congresso Internazionale sulla Viticoltura di Montagna e in Forte Pendenza

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Firmato il protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Unicoop Firenze

E’ stato firmato questa mattina un protocollo di intesa tra Accademia dei Georgofili e Unicoop Firenze, alla presenza dei due presidenti, Giampiero Maracchi e Daniela Mori.
L’Accademia dei Georgofili si è impegnata a dare il proprio contributo in varie iniziative, rivolte sia ai consumatori che ai dipendenti della cooperativa, che riguarderanno temi come la qualità dei prodotti toscani, l’alimentazione e i cambiamenti climatici, i processi di preparazione alimentare, l’educazione alimentare, i cibi del mondo, gli stili di vita, le produzioni agricole toscane, la lettura delle etichette e molti  altri aspetti relativi al mondo dei prodotti alimentari. 
Obiettivo della collaborazione è quello di offrire ad un vasto pubblico la possibilità di acquisire da un lato informazioni utili nella vita quotidiana, dall’altro nozioni storiche e culturali legate alla tradizione e alla realtà toscana. 
Grazie alla firma del protocollo di intesa verranno organizzate attività di formazione e di informazione sia presso la sede accademica in Logge degli Uffizi Corti che nei supermercati Coop, grazie alle quali  il grande patrimonio di competenze della più antica accademia di agricoltura del mondo (fondata nel 1753) troverà nuovi spazi di valorizzazione, a contatto con il mondo dei consumatori.

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Memorandum of understanding between the Georgofili Academy and UNICOOP Firenze
This morning a memorandum of understanding between the Georgofili Academy and Unicoop Firenze was signed in the presence of the two presidents, Giampiero Maracchi and Daniela Mori. The Georgofili Academy has committed itself to contributing to various initiatives directed at both consumers and cooperative employees. They will cover such topics as the quality of Italian products, nutrition and climate change, food preparation processes, nutritional education, foods of the world, lifestyles, Tuscan agricultural production, reading labels, and many other aspects related to the world of food.
The aim of this partnership is to offer a broad public the opportunity to acquire useful everyday information, on the one hand, and historical and cultural knowledge related to the world of Tuscany and its traditions, on the other.
With the signing of this memorandum of understanding, training and educational activities will be organized at both the academy’s seat in Logge degli Uffizi Corti and in Coop supermarkets. As a result, the great wealth of skills available at the world’s oldest academy of agriculture (founded in 1753) will find new promotional areas, with access to the world of consumers. 

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Firmato protocollo tra Legambiente e Accademia dei Georgofili

Legambiente e Accademia dei Georgofili si accordano per la salvaguardia e lo sviluppo dell’ambiente rurale, agricolo e forestale italiano. Il documento, firmato lo scorso 7 agosto a Rispescia (GR) durante Festambiente, prevede una completa collaborazione sui principi bioecologici e di salvaguardia di ogni aspetto agricolo e rurale del territorio italiano: un’azione comune per favorire la diffusione di conoscenze scientifiche nel settore ambientale, promuovere le filiere di bioeconomia e affrontare tutte le problematiche economiche, ambientali e territoriali delle aree marginali e montane. Inoltre, si propone di contribuire allo sviluppo delle razze e delle varietà zootecniche nel rispetto dei più corretti criteri agroecologi.
Il documento si propone anche di valorizzare quelle imprese che gestiscono correttamente la propria rete idrica, di contribuire promuovere la massima diffusione a tutte le iniziative congiunte dei due enti, nonché di realizzare campagne e collaborazioni con soggetti terzi, intese a valorizzare il patrimonio culturale e le nuove acquisizioni tecnico-scientifiche che hanno riflessi sul settore agricolo-forestale e sull’ambiente rurale.
L’accordo è stato firmato da Rossella Muroni, Presidente nazionale di Legambiente e Giampiero Maracchi, Presidente dell’Accademia dei Georgofili.

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Agreement signed between Legambiente and the Georgofili Academy 
Legambiente and the Georgofili Academy have made an agreement for safeguarding and developing Italy’s rural, agricultural, and forest areas. Signed on 7 August of this year in Rispescia (GR) during Festambiente, the document provides for full cooperation on biological principles and safeguarding Italy’s agricultural and rural appearance by means of a common action that supports the dissemination of scientific knowledge in the environmental sector, promotes bioeconomy chains, and tackles all economic, environmental and territorial issues in marginal and mountain areas. Moreover, it aims to contribute to the development of breeds and livestock varieties according to the most appropriate agro-ecological criteria.
The memorandum also plans to promote those firms that properly manage their own water supply and to encourage the widest possible dissemination to all the joint initiatives of the two entities, as well as to implement campaigns and partnerships with third parties, designed to enhance the cultural heritage and the new scientific-technical advances that have an impact on the agriculture and forestry industry and the rural environment. 
The agreement was signed by Rossella Muroni, president of the National Legambiente, and Giampiero Maracchi, president of the Georgofili Academy.

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Semplificazione, razionalizzazione e competitività per il settore agricolo

Il Senato della Repubblica, XVII Legislatura, nel “Fascicolo Iter DDL S. 1328-B” ha pubblicato la versione approvata definitivamente della legge recante “Deleghe al Governo e ulteriori disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitivita` dei settori agricolo e agroalimentare, nonché sanzioni in materia di pesca illegale”. L’Accademia dei Georgofili, in attesa di analizzare più approfonditamente questa legge, ne presenta una breve sintesi con qualche sintetico commento. 

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Simplification, rationalization and competitiveness for the agricultural sector
The Senate of the Republic has published the finally approved version of the law on “Delegations to the Government and additional provisions on the simplification, rationalization, and competitiveness of the agricultural and agri-food sectors, as well as penalties for illegal fishing”. Pending further analysis of this law, the Georgofili Academy has presented a short summary with some brief comments.

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Come diradare i rimboschimenti per migliorarne la salute – il progetto LIFE-FoResMit

Il progetto LIFE-FoResMit (LIFE14 CCM/IT/000905) ha l'obiettivo di dimostrare l'efficacia delle opzioni gestionali per il recupero delle pinete degradate peri-urbane al fine di ripristinare la stabilità ecologica ed il potenziale di mitigazione dei cambiamenti climatici.

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Thinning to improve forest health – the LIFE FoResMit project
The LIFE FoResMit project (LIFE14 CCM/IT/000905) aims at testing and verifying in the field the effectiveness of management options for the conversion of degraded coniferous forests, improving the ecological stability and climate change mitigation potential of these ecosystems. 

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Sicurezza e salubrità alimentare: le parole sono pietre

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In agricoltura va tutto bene, anzi benissimo. Ve ne eravate accorti?

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Un coccinellide australiano coccidifago: il Crittolemo

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Celebrazione dei trecento anni dei bandi di Cosimo III de’ Medici

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Fiori eduli: un connubio di sapore e salute

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Nasce l'Associazione Italiana di Scienze dell'Atmosfera e Meteorologia (AISAM)

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Festa della pesca regina di Londa (Firenze)

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La ricerca del CREA per l’agricoltura biologica

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Premio Laura Bacci 2016: proroga al 31 ottobre

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Bioeconomia: un driver importante per la rinascita economica ed industriale del Paese

L’Autore dell’articolo è stato uno dei relatori al convegno sulla Bioeconomia organizzato dall’Accademia dei Georgofili lo scorso 12 luglio, proprio al fine di richiamare l’attenzione di tutti gli operatori alla necessità di dare una strategia condivisa all’Italia in campo bioeconomico. E' rappresentante nazionale per la Bioeconomia nei comitati di Horizon2020 (Commissione EU) ed OECD.

La popolazione mondiale è destinata ad aumentare ancora. Si calcola che nel 2050 ci saranno almeno 9 miliardi di persone e che per fornire di cibo a sufficienza le produzioni agricole dovranno crescere almeno del 70%. Contemporaneamente alcune delle materie prime tradizionali e non rinnovabili iniziano a scarseggiare; si calcola che attualmente consumiamo risorse naturali come se avessimo a disposizione una terra e mezza e che se tutto il mondo utilizzasse le risorse naturali come la media dei Paesi OCSE sarebbe come se avessimo a disposizione tre terre invece di una. Una soluzione possibile è rappresentata da una maggiore e migliore valorizzazione delle risorse biologiche e rinnovabili presenti in natura per la produzione di alimenti e mangimi di migliore qualità in maggiore quantità, ma anche composti chimici e combustibili, garantendo in questo modo sicurezza e qualità alimentare, riduzione degli inquinamenti ambientali e dei cambiamenti climatici nonché nuove opportunità di mercato ed occupazionali. 
Queste sono le priorità della Bioeconomia, che abbraccia quindi l’agricoltura, la selvicoltura, la pesca e l’acquacoltura sostenibili, la sicurezza e la qualità alimentare, la produzione di carta e di prodotti forestali,  la bioindustria e le bioraffinerie e la gestione e la valorizzazione delle risorse marine e delle acque interne. 

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Bioeconomy: an important driving force for Italy’s economic and industrial revival
The world’s population is bound to increase further. At the same time some of the traditional, non-renewable commodities are starting to run out. One possible solution is represented by a greater and better development of biological and renewable resources to produce greater quantities of higher quality foods and fodder, but also chemical and fuels thus guaranteeing food safety and quality, reduced environmental pollution and climate change as well as new market and employment opportunities. Bioeconomy’s priorities include agriculture, forestry, sustainable fishing and aquaculture, food safety and quality, paper and forest production, bioindustry and biorefineries, and the management and promotion of marine resources and internal waters. 

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Le risorse alimentari e la fame nel mondo

La continua pressione di migranti alla ricerca del benessere in Europa (libertà dalle guerre, dalla fame, dai disagi, ma anche, possibilmente, del pensiero) mi dà l’occasione per fare il punto della situazione e presentare la filosofia degli interventi e le proposte operative auspicate per le realtà sociali ed economiche dei Paesi in Via di Sviluppo. Il problema è antico e si inquadra nel più ampio contesto delle disponibilità di risorse alimentari; se ne parla da secoli ma le soluzioni sono di là da venire. La disponibilità di alimenti è limitata da fattori ambientali, climatici e pedologici, ma anche da fattori politici, come le guerre e la gestione del potere, perché, come insegna la storia, coloro che lo hanno desiderano conservarlo con un popolo sottomesso soprattutto se lo si lascia nell’analfabetismo e nella fame. Nei Paesi in Via di Sviluppo (ma anche nei Paesi Sviluppati) la causa primaria della fame non è dovuta all’incremento demografico od alla insufficiente produzione, ma nell'impossibilità per i più poveri di acquistare gli alimenti. Scrivevo nel 1985 “Ciò che preoccupa è il prezzo che dovrà essere pagato per raggiungere l’equilibrio, alla ricerca di rapporti di crescita demografica bilanciata tra diversi Paesi, di disponibilità alimentari sufficienti ed equamente ripartite, di risorse naturali rinnovabili o alternative, di sistemi e tecniche di industrializzazione capaci di migliorare il ciclo di produzione e di ridurre gli effetti inquinanti. Ed il prezzo potrà essere particolarmente elevato se non verrà posta ogni cura nella individuazione e nella applicazione di accorgimenti tecnici, economici e sociali atti a favorire il raggiungimento, nella forma più morbida possibile, di quel punto di equilibrio evitando scontri bruschi e cruenti tra i popoli”.

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Food resources and world hunger 
The continuous pressure of migrants looking for wellbeing in Europe (freedom from war, starvation, hardships, but also, possibly, of thought) gives me an opportunity to take stock of the situation and present the philosophy of the interventions and operating proposals advocated for social and economic situations of developing countries. It is an old problem, within the broader framework of the availability of food resources.

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Lievito madre, misterioso inganno sessuale

Omero definisce il pane midollo degli uomini e non uomini coloro che non conoscono questo alimento, ottenuto da farine impastate con acqua e in generale fermentato prima di una cottura a secco.
Oltre all’origine e qualità delle farine, le fermentazioni panarie, non ancora completamente conosciute, contribuiscono molto alle caratteristiche del pane.

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Sourdough, a mysterious sexual deceit
There are basically two kinds of bread fermentation. Brewer’s yeast is connected to the industrialization of bread-making that started at the end of the 18th century and which replaced the much older fermentation using sourdough.

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Evoluzione degli impianti di macellazione del bestiame dall’antichità ai tempi moderni

Nel ciclo integrato a filiera del settore zootecnico esiste uno stretto collegamento fra l’allevamento del bestiame e la produzione della carne. L’allevamento degli animali,  soprattutto degli  ovini e dei caprini,  è molto antica ed  ha probabilmente le sue origini in Mesopotamia, nella cosiddetta mezzaluna fertile, intorno al 10.000 a.C. 

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Evolution of slaughterhouses from antiquity to modern times
In the integrated cycle chain of the animal husbandry sector, there is a close connection between breeding and meat production. 

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Insetti bioluminescenti: Lucciole

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Delle uve e dei vini italiani: riflessioni di Giorgio Gallesio

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Nasce a Pisa il master “Healthyfood”

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Il georgofilo Gobbetti al Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze per la Vita di Palazzo Chigi

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Via alla petizione people4soil contro consumo suolo

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Buone vacanze da “Georgofili INFO“

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Protocollo di intesa tra il Coordinamento Agromeccanici Italiani e l’Accademia dei Georgofili

E’ stato firmato a Firenze martedì 19 luglio 2016 un protocollo di intesa tra il Coordinamento Agromeccanici Italiani (CAI), rappresentato dai Presidenti Leonardo Bolis (CONFAI) e Silvano Ramadori (UNIMA) e l’Accademia dei Georgofili, rappresentata dal Presidente Giampiero Maracchi.
In base all’accordo sottoscritto, l’Accademia dei Georgofili - che da oltre 260 anni svolge un’attività culturale di rilevante interesse pubblico nel settore dell'agricoltura -  e il Coordinamento Agromeccanici Italiani si impegnano a promuovere ed attivare attività congiunte nell'ambito della meccanizzazione agricola, destinate a contribuire al progresso della agricoltura, della tutela ambientale, della sicurezza e qualità alimentare, dello sviluppo del mondo rurale e delle competenze tecnico-scientifiche nel settore delle macchine per l’agricoltura. Intendono inoltre valorizzare il proprio reciproco patrimonio culturale e le nuove acquisizioni tecnico-scientifiche anche in relazione alla formazione degli agricoltori e dei tecnici agricoli, con particolare riferimento alle giovani generazioni, e dare la massima diffusione a tutte le iniziative di comune interesse ed organizzare congiuntamente convegni, seminari e gruppi di studio, divulgando informazioni scientifiche e tecniche anche  attraverso la comunicazione digitale;
L’Accademia dei Georgofili e il Coordinamento Agromeccanici Italiani collaboreranno anche al fine di valorizzare le azioni intraprese dall'industria nel settore dell'agromeccanica per favorire l'affermazione di modelli di produzione sostenibile dal punto di vista economico e ambientale.
Il primo atto a seguito dell'accordo sarà un convegno sull'importanza del contoterzismo nell’agricoltura italiana, aperto a tutti gli interlocutori, che si svolgerà nella sede accademica entro la fine del 2016.
 

Nella foto, da sinistra: Leonardo Bolis, Giampiero Maracchi e Silvano Ramadori

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L’Accademia dei Georgofili firma un protocollo di intesa con l’Ente Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

E’ stato firmato il 14 luglio nella sede accademica, un protocollo di intesa tra i Georgofili e il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Presenti alla firma i due presidenti, Giampiero Maracchi e Luca Santini. 
In base all’accordo è stato stabilito di organizzare attività congiunte destinate a contribuire al progresso dell’agricoltura, del settore forestale, della tutela ambientale e valorizzazione della biodiversità, diffondendo il proprio reciproco patrimonio culturale e le nuove acquisizioni tecnico-scientifiche anche attraverso la formazione degli agricoltori e dei tecnici agricoli, favorire la diffusione delle innovazioni produttive, di processo e di prodotto, nel settore dell'agricoltura e delle foreste, per quanto concerne le tecniche colturali compatibili con i cambiamenti climatici, la tutela dell'ambiente rurale e la valorizzazione dei prodotti agroalimentari.
L’Accademia dei Georgofili e l’Ente Parco si impegnano anche a dare la massima diffusione a tutte le iniziative di comune interesse, organizzare congiuntamente convegni, seminari, mostre e gruppi di studio, divulgare informazioni scientifiche e tecniche anche attraverso la comunicazione digitale e i propri rispettivi canali di informazione, collaborando ad iniziative tese a valorizzare il territorio montano e a favorire la permanenza della popolazione, nonché alla ricerca e valorizzazione della cultura e della storia dei territori ricadenti nel parco. 
Si ricorda che il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna è stato istituito con D.P.R. del 12 luglio 1993,  si estende su circa 37.000 ha, di cui l'80% è superficie boscata, ed è ripartito in quattro zone a tutela differenziata, che comprendono aree di elevato valore naturalistico, destinate alla salvaguardia, protezione e valorizzazione, nonché al mantenimento degli equilibri biologici ed ambientali. Il territorio del Parco interessa le regioni Emilia Romagna e Toscana e in particolare le province di Forlì-Cesena, Arezzo e Firenze, coinvolgendo 11 comuni. 
Il protocollo ha durata triennale, a partire dalla data della sua sottoscrizione, e potrà essere rinnovato.

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Attenzione alle diete vegane per i neonati

Le notizie di bambini ricoverati in ospedale con gravi forme di malnutrizione dovute alla dieta vegana imposta dai genitori, iniziano a moltiplicarsi. L’ideologia vegana, con la sua variante più intransigente (fruttariana), sta interessando fasce sempre più vaste della popolazione, di solito appartenente a classi culturalmente elevate. Se tali scelte alimentari sono comprensibili, ma non giustificabili, negli adulti, costringere i bambini ad assumere diete prive di prodotti di origine animale può esporli a gravi rischi per la salute e per il loro sviluppo psico-fisico. 

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La coltivazione del giaggiolo in Toscana

La coltivazione del giaggiolo (Iris spp) per l’utilizzazione dei rizomi è iniziata in Toscana a metà del 1800 raggiungendo notevoli quantitativi di produzione grazie alla domanda da parte di aziende francesi e del nord Europa per l’utilizzo della polvere di iris in profumeria e distilleria

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The cultivation of iris in Tuscany 
The cultivation of iris (Iris spp) for the use of rhizomes began in Tuscany in the mid 1800. The rhizomes, due to the presence of irones, ketone compounds which are attractive for their violet-like and powdery fragrance, are requested by the cosmetic industry. 

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Meno pane in una società che cambia

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La competitiva Mosca delle olive

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Il dna di coloro che fecero nascere l’agricoltura

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Dalle bucce d'arancia pellicole trasparenti per il cibo

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1° edizione del premio “Nardi Berti”per tesi magistrali, di dottorato e pubblicazioni sulla tecnologia del legno

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La cannella aiuta il cervello a essere più reattivo

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Premio UNASA – Club di Bologna 2016

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Sottoscritto protocollo d’intesa tra Federalimentare e Accademia dei Georgofili

E’ stato sottoscritto il 12 luglio u.s. un protocollo d’intesa tra la Federalimentare, la Federazione Italiana dell'Industria Alimentare, e l’Accademia dei Georgofili.

Nato con l’intento di promuovere e attivare, anche in una dimensione internazionale, iniziative congiunte destinate a far conoscere l'industria alimentare italiana, l’accordo mira a valorizzare l'immagine della nostra industria. Un'industria avanzata, capace di proporre un'offerta di prodotti ai massimi livelli di qualità, sicurezza igienico-sanitaria e tutela delle tradizioni alimentari. L'impegno comune sarà quello di valorizzare le azioni e i modelli di produzione e consumo sostenibili. Federalimentare e l’Accademia dei Georgofili stimoleranno, anche attraverso lo strumento del Cluster Tecnologico Nazionale Agrifood, l'impegno in ricerca e innovazione tecnologica, formazione e trasferimento delle conoscenze. Al centro la competitività dell’industria alimentare, in particolare delle piccole-medio imprese, e per assicurare all'industria alimentare italiana uno sviluppo adeguato al mercato interno ed internazionale. Infine verrà data la massima diffusione a tutte le iniziative di reciproco interesse, saranno organizzati convegni, seminari e gruppi di studio comuni, divulgando informazioni scientifiche e tecniche anche attraverso la comunicazione digitale. Il protocollo ha durata triennale e potrà essere rinnovato su espressa volontà delle parti. 


Il Presidente dei Georgofili, Giampiero Maracchi: “Il rapporto tra la produzione agricola e la trasformazione agroindustriale è un elemento strategico dell’economia del Paese. La qualità dei prodotti, la tracciabilità delle materie prime, la sostenibilità dei processi industriali, diventano un elemento sempre più fondamentale per la produzione agroalimentare italiana che si deve qualificare per le sue caratteristiche di qualità. Una sinergia fra produzione primaria e trasformazione industriale diventa un elemento chiave per la politica agroalimentare del nostro Paese. L’Accademia dei Georgofili con i suoi 900 Accademici, che rappresenta il massimo delle competenze professionali nei diversi settori, può diventare un elemento chiave nella certificazione della qualità dei prodotti”.

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Nanotecnologie in tavola

I nanomateriali sono materiali con almeno una delle dimensioni comprese tra uno e cento nanometri. Un nanometro (cioè un milionesimo di millimetro) è cinquantamila volte inferiore al diametro di un capello e siamo quindi in un universo impercettibile all’occhio umano. Un solido la cui superficie è di un centimetro quadrato, se frazioniamo questo solido in milioni di particelle la sua superficie aumenta di milioni di volte e da qui l’aumento enorme della loro superficie e quindi un migliore sfruttamento delle loro proprietà, riducendone drasticamente la quantità utilizzata. I campi di applicazione dei nanomateriali sono vari: elettronica, farmaceutica, energia, ambiente, alimentare, packaging, tessile, cosmetico ecc. e ad oggi non ancora del tutto esplorati.
Le proprietà fisiche dei materiali e in particolare i nanocomposti interessano anche l’alimentazione, in un orientamento che tende a privilegiare i trattamenti fisici rispetto a quelli chimici, questi ultimi sempre più osteggiati dall’opinione pubblica. I possibili campi di applicazione alimentare dei nanomateriali sono molteplici e riguardano anche gli alimenti e per ora soprattutto i loro imballaggi.

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Nanotechnology on the table
Nanomaterials are materials that have at least one dimension between one and one hundred nanometers. A nanometer (i.e., the millionth part of a millimeter) is fifty thousand times less than the diameter of a hair so we are in a universe that is imperceptible to the human eye. Nanomaterials have found applications in various fields, including electronics, pharmacology, energy, environment, food, packaging, textile, cosmetics etc., with not all possibilities having yet been investigated.
The possible food applications of nanomaterials are numerous and they are related not only to foodstuffs but especially to their packaging up to now. 

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I boschi invecchiano. Per che cosa? Per il meglio. Speriamo.

A quanto pare in Italia  il  disboscamento e  la degradazione dei boschi, sono pericoli scongiurati. 
Nel 1985 l’Inventario Forestale riportò 6.140.000 ettari di bosco e  al 2005 il nuovo Inventario ne riporta: 8.759.000.  Poiché i rimboschimenti  non si fanno quasi più, l’aumento  va attribuito alla diffusione spontanea nei terreni ritirati dall’agricoltura e dalla pastorizia.

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Forests are growing older. For what reason? For the best, let us hope.
It seems that the dangers of deforestation and forest degradation have been averted in Italy.
The 1985 Forestry Inventory recorded 6,140,000 hectares of forests; the new 2005 inventory reports 8,759,000. As reforestation is very rare, the increase must be due to the spontaneous dissemination on the lands formerly used for farming or as pastures.

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La “Tarma piccola degli alveari”: Acroia grisella

L’alveare, nel cui interno vengono immagazzinate le scorte di polline e di miele necessarie allo sviluppo della famiglia, assicura, alle api sociali, condizioni ottimali per lo sviluppo di uova, larve e pupe, nonché un adeguato riparo sia per la regina che per le operaie.

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The Lesser wax moth: Achroia grisella 

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La Cipolla della Selva: dalla genetica al mercato

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“Cascare a fagiolo” e altre espressioni basate sui legumi

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La Bioeconomia italiana in una prospettiva di economia circolare

Martedì 12 luglio 2016 all'Accademia dei Georgofili si svolgerà un convegno su: "La Bioeconomia italiana in una prospettiva di economia circolare".
A distanza di quattro anni dall'adozione da parte della Commissione Europea di una strategia per una Bioeconomia sostenibile (febbraio 2012), l'Accademia dei Georgofili, in collaborazione con Legambiente, il CREA e la Fondazione per il Clima e la Sostenibilità, e con il Patrocinio della Regione Toscana, ha ritenuto opportuno promuovere un Convegno Nazionale per fare il punto su come in Italia sia stata adottata tale strategia e quale contributo stanno fornendo in tal senso il mondo della ricerca e il sistema imprenditoriale italiano, per il raggiungimento dell'obiettivo comune di un uso più sostenibile delle risorse naturali, inserito nel nuovo paradigma dell'economia circolare.
L'Italia, come il resto degli altri Paesi Europei, ha infatti bisogno di risorse biologiche rinnovabili per produrre alimenti e mangimi sicuri, ma anche materiali, energia ed altri prodotti più in generale. In tale contesto, occorre sviluppare tecnologie, nuovi processi produttivi e nuovi mercati, nonché creare competitività nei diversi settori della Bioeconomia, quali l'agricoltura, la selvicoltura, la pesca, la produzione alimentare, l'industria chimica, biotecnologica, energetica, ecc., ma anche ricercare sempre più l'integrazione tra il mondo imprenditoriale e il mondo della ricerca. A tale riguardo, si sono aperti e si stanno aprendo interessanti opportunità per affrontare queste tematiche, in stretta sinergia tra i due mondi, attraverso il programma europeo "Orizzonte 2020" e soprattutto con il Partenariato Europeo per l'Innovazione (PEI) e i relativi Gruppi Operativi, che stanno formandosi in risposta all'attivazione delle specifiche misure previste dai Piani di Sviluppo Rurale (PSR 2014-2020), che le Regioni e le Province Autonome italiane hanno definito.

PROGRAMMA


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Italian Bioeconomics in a perspective of circular economics
On 12 July 2016 at the Georgofili Academy there will be a meeting on “Italian Bioeconomics in a perspective of circular economics”.
After the European Commission adopted, four years ago, a strategy for a sustainable Bioeconomics (February 2012), the Georgofili Academy, in collaboration with  Legambiente, CREA and the Fondazione per il Clima e la Sostenibilità, has deemed it appropriate to promote a national meeting to take stock of how this strategy has been implemented in Italy and what contributions are being provided by the world of research and the Italian entrepreneurial system to reach the common goal of a more sustainable use of natural resources within the new circular economics.
Italy, like other European countries, needs renewable biological resources to produce safe food and feed, but also material resources, energy and, in general, other products. In such a context, technologies, new productive processes and new markets must be developed. We need competitiveness in the various sectors of Bioeconomics such as agriculture, forestry, fishing, food production, chemical, biotechnological, energy industry, etc. and to increasingly pursue the integration between the world of business and the world of research.

PROGRAMME


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La tua squadra di calcio gioca male? Potrebbe essere colpa dell’inquinamento dell’aria! E alle piante cosa succede?

Mille sono le motivazioni addotte dai tifosi per giustificare le talvolta non buone prestazioni atletiche dei loro idoli calcianti: oltre, ovviamente, alle congiure del ‘palazzo’ e agli intrighi (o ‘gomblotti’) arbitrali, si spazia dalle dimensioni e condizioni del campo, al colore delle maglie, alle capacità di rimbalzo del pallone, e via ipotizzando. Un recente articolo comparso sul Guardian (https://www.theguardian.com/environment/2016/mar/05/air-pollution-football-performance) introduce un nuovo elemento: l’inquinamento atmosferico. Infatti, un gruppo di ricerca tedesco ha analizzato le correlazioni tra qualità dell’aria all’esterno dei campi da gioco della Bundesliga e prestazioni dei calciatori, in termini di percentuale di passaggi di palla riusciti, e le conclusioni sono preoccupanti: le sostanze tossiche, anche se anche al di sotto delle soglie consentite dalle normative ambientali, sono responsabili di significative diminuzioni nei parametri considerati.
Non è certo la prima volta che l’inquinamento dell’aria viene associato alla riduzione di capacità fisiche (ma anche cognitive) dell’uomo.

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Is your football team playing badly? It may be air pollution! And what about plants?
Football fans have thousands of reasons to justify the at times lackluster athletic performances of their idols. Apart, obviously, from “conspiracy theories” and referee conspiracies, we range over the dimensions and state of the pitch, the color of the t-shirts, the bouncing capacity of the ball and so on with theories. A recent article published in
The Guardian (https://www.theguardian.com/environment/2016/mar/05/air-pollution-football-performance) has introduced a new element: air pollution.  In fact, a group of German researchers has analyzed the correlations between air quality outside Bundesliga football pitches and players’ performances by counting successful passes and the conclusions are worrying. Toxic substances, even below the threshold allowed by environmental regulations, are responsible for significant reductions as regards the chosen parameters.

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Settanta anni di evoluzione organizzativa e operativa del contoterzismo agricolo

Anche se le prime forme di servizio agromeccanico possono essere fatte risalire alla seconda metà del 1800, è solo dopo la seconda guerra mondiale che nasce l’Associazione dei Contoterzisti. E’ infatti del 1947 la fondazione della “Unione nazionale trebbiatori e motoaratori”, divenuta poi Unima (Unione nazionale imprese di meccanizzazione agricola). Il passaggio dalla trebbiatura a punto fisso alla mietitrebbiatura in campo con mietitrebbie sempre più evolute ha consentito, insieme alla riduzione delle perdite di prodotto un forte risparmio di manodopera.

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Seventy years of organizational and operational development of farm contracting
Even if the early forms of agro-mechanical services date back to the second half of the 19th century, the Associazione dei Controterzisti,  was founded only after the Second World War. In fact, the Unione nazionale trebbiatori e motoaratori, later becoming Unima (Unione nazionale imprese di meccanizzazione agricola) was founded in 1947.

The passage from threshing to increasingly more developed combine harvesters has allowed both a reduction in grain loss and significant savings in labor costs. The development of tractors and operating machines with ever greater working capacity has increasingly helped the spread of farm contracting.

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Salicilati in tavola

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I problemi della peschicoltura italiana

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Il “land grabbing" colpisce anche l'Europa

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L'UE proroga l'uso del glifosato fino a fine 2017

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Piovono multe su ingannevoli grandi marchi dell'olio di oliva

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“Per equilibrare il mercato interno del latte servono misure UE uniformi per tutti”

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Cittadini e scienza, Science Shop a Firenze  

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Firmato protocollo di intesa tra il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati e l’Accademia dei Georgofili

Il 28 giugno 2016 a Firenze è stato firmato un protocollo di intesa tra il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati, rappresentato dal Presidente Lorenzo Gallo, e  l’Accademia dei Georgofili, rappresentata dal Presidente Giampiero Maracchi.
Con la firma dell’accordo, Accademia dei Georgofili e Collegio Nazionale Agrotecnici e Agrotecnici Laureati si sono impegnati a promuovere ed attivare iniziative congiunte, destinate a contribuire al progresso dell’agricoltura e del settore forestale, alla tutela ambientale, alla sicurezza e qualità alimentare, allo sviluppo del mondo rurale; favorire la diffusione delle innovazioni, nel settore dell’agricoltura, delle foreste e dell’agroalimentare per quanto concerne le tecniche colturali compatibili con i cambiamenti climatici, con la tutela dell’ambiente e la valorizzazione della qualità dei prodotti alimentari; dare la massima diffusione a tutte le iniziative di comune interesse e organizzare congiuntamente convegni, seminari e gruppi di studio comuni; divulgare informazioni scientifiche e tecniche anche mediante la comunicazione digitale; collaborare, anche attraverso le Sezioni dell’Accademia presenti sul territorio nazionale e le sedi dei Collegi territoriali e delle Federazioni regionali degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati, per l’organizzazione e la realizzazione di iniziative, anche in collaborazione con terzi, intese a valorizzare il patrimonio storico-culturale di conoscenze e le nuove acquisizioni tecnico-scientifiche che hanno riflessi sull’agricoltura, le foreste, sull’alimentazione e sull’ambiente rurale anche in relazione alla formazione delle giovani generazioni dei tecnici agricoli.

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Memorandum of understanding signed between the Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati  and the Georgofili Academy 
In Florence, on 28 June 2016, a memorandum of understanding was signed between the Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati, represented by chairman Lorenzo Gallo and the Georgofili Academy representative, President Giampiero Maracchi. Signing this memorandum, the Georgofili Academy and the Collegio Nazionale Agrotecnici e Agrotecnici Laureati committed to promoting and implementing joint initiatives. These include; contributing to the advancement of agriculture and the forestry sector, the safeguarding of the environment, food safety and quality, the development of the rural world, helping the circulation of innovations and other initiatives of common interest. Besides jointly organized meetings, seminars and study groups that spread scientific and technical information, they also agreed to use digital communication, cooperating also through Academic institutions and the seats of the territorial boards and regional federations of agrotechnicians and graduated agrotechnicians for the carrying out of training and updating courses.

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Sostenibilità: scienza o esoterismo?

E’ curioso costatare come in un momento in cui la stupefacente crescita delle conoscenze e delle tecnologie che ha caratterizzato lo sviluppo dei paesi industrializzati  ha portato a diffusi livelli di qualità della vita inimmaginabili sino a non molte decine di anni fa, si assista al progressivo diffondersi di una regressione del pensiero corrente con una diffusa tendenza ad abbandonare il rigore logico della scienza, che tutto ciò ha reso possibile, per rifugiarsi nell’irrazionale e nel fantastico.
Nei paesi industrializzati i progressi della medicina hanno sconfitto la grande maggioranza delle malattie e stanno progressivamente prolungando la durata media della vita dell’uomo, mentre l’aumento delle rese colturali connesse allo sviluppo agricolo della seconda metà del secolo scorso, ha reso il cibo un bene di basso costo e disponibile in grande quantità per tutti.
 Ed è proprio nei due settori cardini della medicina e dall’agricoltura che maggiormente si assiste al progressivo prendere piede di correnti di pensiero emozionali che, prive di fondamento scientifico alcuno e amplificate da un’informazione talvolta acritica e superficiale, rischiano di danneggiare seriamente la società di domani.

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Sustainability: science or esotericism?
It is interesting to note how, in a time when the amazing growth of knowledge and technologies characterizes the development of industrialized countries and has brought widespread quality of life levels unthinkable until a few decades ago, we are witnessing the progressive spreading of a regression of the current thinking with a widespread tendency to abandon science’s logical rigour, that has made this development possible, in favour of the irrational and the fantastic.
In industrialized countries the progress of medicine has defeated a large majority of diseases and it is making man’s average life span longer while the growth of cultivation yields linked to the agricultural development in the second half of the last century has made food low-cost and widely available to everybody.
Yet it is exactly in the two main sectors of medicine and agriculture that we mainly witness the gradual foothold of emotional schools of thought that, devoid of any scientific foundations and magnified by, at times superficial and uncritical information, risk seriously damaging tomorrow’s society.

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Gli italiani mangiano poca frutta

La frutta fa parte integrale della Dieta Mediterranea con una preoccupante bassa presenza nell’alimentazione delle famiglie italiane. Noi ne consumiamo in media 230 kg l’anno e meglio di noi ci sono la Danimarca (275 kg), la Polonia (257 kg) e la Spagna (255 kg). Sorprendente é che non è facile trovare tutto l’anno frutta e verdura fresca in Danimarca e Polonia, ma le popolazioni di questi paesi hanno delle abitudini alimentari salutari molto solide e per soddisfarle ricorrono a rilevanti importazioni.

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Italians eat little fruit
Fruit is an integral part of the Mediterranean diet with a worrying low quantity in the diet of Italian families. We consume an average of 230 kilos per year and Denmark with 275 kg, Poland with 257 kg and Spain with 255 kg do better than us. What is surprising is the fact that it is not easy to find fresh fruit and vegetables all year round in Denmark, and Poland but the populations in these countries have very solid healthy eating habits and to comply with them they have recourse to large imports.

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Origini della produzione del formaggio dall’antichità ai tempi moderni

La produzione del formaggio ha origini antichissime, la tradizione  vuole che nell’antichità un pastore avesse messo del latte in uno stomaco di pecora  in cui era rimasto del caglio, latte che poi si trasformò in formaggio; le prime tracce di un allevamento di pecore e capre sono state trovate in Asia e risalgono al 7.000-6.000 anni a.C.

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Cheese production origins from antiquity to modern times
Cheese production has very old origins, tradition has it that in old times a shepherd put some milk in a sheep stomach pouch where there was some rennet left and that milk became cheese. 

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Piante native ed esotiche nell'evoluzione del paesaggio urbano

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La pecora sarda: quale futuro

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Firmato protocollo di intesa tra Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Firenze e Accademia dei Georgofili

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La Gold Medal “OPTIMA/OPTIMO” al georgofilo prof. Francesco Maria Raimondo

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L'Agricoltura UE dopo la Brexit

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Olio, diventa illegale mettere simboli dell'italianità sull'extravergine fatto con olive straniere

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Prosecco e Brexit

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Elezioni ai Georgofili, Giampiero Maracchi confermato Presidente

Giampiero Maracchi è stato confermato Presidente dell’Accademia dei Georgofili per il quadriennio 2016-2020. Questo il risultato delle elezioni che si sono svolte lunedì 20 giugno, nel corso dell’Assemblea del Corpo Accademico durante la quale hanno votato gli Accademici Emeriti e Ordinari per la nomina del Presidente e dei due Vice Presidenti.
Il 99% dei votanti si è espresso in favore di Maracchi per il suo secondo mandato consecutivo, dal luglio 2014.
Giampiero Maracchi, nel ringraziare, auspica la più ampia collaborazione di tutti gli Accademici per la realizzazione dei programmi e dei progetti che sono stati illustrati in occasione dell’Inaugurazione del 263° Anno Accademico.
A Vice Presidente è stato confermato Pietro Piccarolo e nominato Antonio Michele Stanca.
Il prof. Stanca, già membro del Consiglio Accademico, è Presidente UNASA (Unione Nazionale delle Accademie per le Scienze Applicate allo Sviluppo dell'Agricoltura, alla Sicurezza Alimentare ed alla Tutela Ambientale) e Presidente Onorario dell’AISSA (Associazione Italiana delle Scienze Scientifiche Agrarie).

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Election at the Georgofili Academy, Giampiero Maracchi confirmed to the Presidency
Giampiero Maracchi has been confirmed in his appointment as President of the Georgofili Academy for the four-year period 2016-2020. This was the result of the election that took place last Monday 20 June during the assembly of the Academy members where the Emeritus and Ordinary members voted for the appointment of the President and the two Vice-presidents.
99% of the voters voted for Maracchi confirming his second consecutive mandate since July 2014. Giampiero Maracchi thanks and wishes for the full cooperation of all members for the achievement of all the programs and plans which were presented on the occasion of the  opening of the Georgofili Academy’s 263rd year. Pietro Piccarolo was confirmed vice-president and Antonio Michele Stanca was appointed vice-president.

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Festa ai Georgofili per Franco Scaramuzzi

Per testimoniare la stima e gratitudine a Franco Scaramuzzi, suo presidente per un lungo memorabile e costruttivo arco temporale, l'Accademia dei Georgofili ha posto nella Sala del Consiglio della propria Sede fiorentina un bassorilievo marmoreo "di un uomo che ha onorato, con il Suo impegno e con la Sua testimonianza di vita, la cultura e la scienza del nostro Paese". La cerimonia si è svolta il 20 giugno 2016 ed è stata aperta dall’attuale Presidente Giampiero Maracchi, al quale hanno fatto seguito il Rettore dell'Università di Firenze, Luigi Dei, e un intervento di Scaramuzzi (già nominato Presidente Onorario). All’evento ha partecipato un folto pubblico con la presenza di numerose autorità civili, religiose e militari, e colleghi venuti da varie regioni.
Il Presidente dei Georgofili, Giampiero Maracchi, ha ripercorso la brillante carriera di Scaramuzzi ed ha sottolineato come quanto si stava svolgendo ai Georgofli fosse una festa, più che una cerimonia “perché la festa è segno di gioia e di libertà per tutti, la celebrazione può diventare retorica”.
Le benemerenze riconosciute al Prof. Scaramuzzi riguardano le molte attività che nella Sua vita ha sempre dedicato alle Scienze agrarie. Il Suo curriculum sintetizzato si riduce anche ad una sola pagina, ma documenta varie attività meritevoli: dedicate allo studio, alla ricerca scientifica, alla didattica universitaria, ai problemi organizzativi del mondo accademico, con particolare riguardo alle scienze agrarie. Basta ricordare che si è laureato a 21 anni, ha conseguito la libera docenza a 25 anni e la cattedra universitaria a 31 anni. Nell'ambito del mondo accademico ha occupato posti di alta responsabilità, sempre e solo per elezione dalla base. Nel gennaio 1958, è stato eletto Accademico corrispondente e divenne Georgofilo. Fu poi eletto Accademico ordinario nel maggio 1965. Dal novembre 1979 è stato chiamato a far parte del Consiglio Accademico. Fu eletto Presidente nel giugno del 1986, data che è stata celebrata appunto con l'odierna cerimonia. E' stato poi rieletto per altre sette volte consecutive quale 20° dei Presidenti, che si sono susseguiti ai Georgofili in 256 anni. La durata di un così lungo mandato presidenziale è stata storicamente superata solo da Luigi Ridolfi (figlio di Cosimo) nel 1800. Rispettando anche il tradizionale privilegio, forse poco conosciuto, della mancanza di qualsiasi compenso, anche virtuale.
Maracchi ha ricordato, oltre ai numerosi meriti scientifici e dirigenziali di Scaramuzzi,  anche l’esemplarità umana dell’allora Presidente dei Georgofili, nell’affrontare la tragedia dell’ attentato il 27 maggio del 1997: “Tutto quello che seguì dopo fino alla ricostruzione pressoché immediata, io l'ho sempre interpretato come la volontà di rispondere ad un gesto di barbarie che aveva spento giovani vite a dimostrazione che finché ci sarà anche un solo uomo, convinto dei propri ideali, la notte non prevarrà. È il senso di quella messa che ogni anno anche quando il tempo affievolisce la memoria, Franco ha sempre voluto a ricordo di quella famiglia falciata nel sonno da menti demoniache, è il senso di quell'olivo centenario che ha voluto porre sul luogo in cui fu lasciata la bomba per ricordare che la vita e la speranza sono il nostro unico vero patrimonio.”

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Celebration at the Georgofili Academy for Franco Scaramuzzi
In order to show Franco Scaramuzzi, its president for a long, fruitful and unforgettable time, great esteem and gratitude, the Georgofili Academy has erected in the council hall of the Florentine headquarters, a marble bas-relief  “of a man who honored with his commitment and his life the culture and science of our country”. The ceremony took place on 20 June 2016 and was opened by the current President Giampiero Maracchi, followed by Luigi Dei, the Dean of the Florence University and a speech by Scaramuzzi (already appointed Honorary Chairman). The large audience included numerous civil, religious and military authorities as well as colleagues from the various regions. The Georgofili president, Giampiero Maracchi, went through Scaramuzzi’s brilliant career highlighting that what was taking place at the academy was a party rather than a ceremony “as a party is a sign of joy and freedom for everybody whereas a celebration may become pompous”.
The merits recognized to Prof. Scaramuzzi include the many activities that he has always been dedicated to concerning the Agrarian Sciences.

His curriculum may even be summarized in a single page but it still documents various worthy activities dedicated to studying, scientific research, university education, and organizational problems of the academic world with special attention to the agrarian science.

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Uccide più la polenta dello smog?

Frase indubbiamente a effetto, quella del titolo, e peraltro datata. Infatti, fa riferimento a una famosa intervista (http://www.repubblica.it/2005/b/sezioni/cronaca/smog1/verosmog/verosmog.html) rilasciata a un quotidiano una decina di anni fa dal Professor Umberto Veronesi, medico oncologo di fama internazionale ed ex Ministro della Sanità. In sintesi, il luminare richiamava l’attenzione dell’opinione pubblica sul fatto che fosse dimostrabile come nella triste classifica dei decessi per tumore i problemi legati all’alimentazione superassero di gran lunga quelli connessi con l’inquinamento dell’aria addirittura di un fattore 10.

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Is polenta more noxious than smog?
The words of this headline were undoubtedly meant for effect. They refer to a famous past interview (http://www.repubblica.it/2005/b/sezioni/cronaca/smog1/verosmog/verosmog.html) released to a daily newspaper some ten years ago by Prof. Umberto Veronesi, an internationally famous oncologist and former Minister of Health. In short the luminary called the public opinion’s attention to the fact that it is demonstrable that in the sad list of cancer casualties the problems due to the diet are much more than those due to air pollution even by a factor of 10.

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L’etichettatura dei prodotti di origine animale

I marchi di qualità e le etichettature sono strumenti di garanzia per i consumatori ed, al contempo, potenti leve di marketing competitivo.

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Labeling of animal-derived food products
Quality marks and labels are guarantee tools for consumers and, at the same time, powerful incentives of competitive marketing.

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Frantoi come promotori di “Communities of Practice” nelle filiere dell’olio extra vergine di oliva

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Protocollo di Intesa tra AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali) e Accademia dei Georgofili

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“Andare a frugnuolo”, la caccia in Valdinievole. Lettera a Giovanni Targioni Tozzetti (1764)

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Agricoltura, Brexit o non Brexit? Questo è il dilemma

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La ricerca sperimenta la cisgenesi

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Sarà la cannabis a salvare Taranto dal disastro ambientale dell’Ilva?

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La valorizzazione delle produzioni legnose nazionali, successo del convegno ai Georgofili

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Siglato il protocollo CREA- Accademia dei Georgofili

Agricoltura, sicurezza alimentare, valorizzazione delle produzioni tipiche e di qualità. Ma anche progresso del settore agricolo e forestale, tutela dell’ambiente e sviluppo rurale sono al centro della convenzione siglata fra il CREA e l’Accademia dei Georgofili, rispettivamente nelle persone di Salvatore Parlato, Commissario Straordinario del CREA, e Giampiero Maracchi, Presidente dell’Accademia dei Georgofili.
La convenzione nasce con l’intento di favorire l’attuazione di programmi di ricerca e di sviluppo mirati e legati ai bisogni reali del territorio, incentivando il trasferimento tecnologico e la diffusione dell’innovazione nei settori più strategici. In quest’ottica verranno promossi progetti e iniziative congiunti, destinati a incoraggiare lo sviluppo locale attraverso l’integrazione di pratiche innovative e conoscenze scientifiche, quali ad esempio le tecniche colturali compatibili coi cambiamenti climatici.  Verranno intraprese, inoltre, azioni di formazione e comunicazione tecnico-scientifica, volte a stimolare l’incremento del grado di innovazione delle imprese e la valorizzazione del capitale umano e a rafforzare la rete dei Centri di ricerca. In questo modo sarà promosso il coinvolgimento diretto delle imprese e dei centri tecnologici nella progettazione e realizzazione delle innovazioni e dei processi di sviluppo.
«Quello siglato quest’oggi con l’Accademia dei Georgofili – ha spiegato Salvatore Parlato, Commissario Straordinario del CREA – è un protocollo molto importante per condividere le conoscenze nei comuni ambiti di intervento e per contribuire alla diffusione e alla crescita dell’innovazione nonché al rilancio dei territori coinvolti. Quando si parla della ricerca, operare in sinergia è oggi più che mai un’esigenza stringente che permette di moltiplicare il valore dei risultati che verrebbero raggiunti singolarmente».
Giampiero Maracchi sottolinea che «i Georgofili nei loro 263 anni di storia hanno rappresentato per le Istituzioni pubbliche un punto di riferimento costantemente presente per lo sviluppo delle conoscenze nella attività agricole, nella gestione del territorio e delle acque, nella promozione delle popolazioni e dei territori rurali. Hanno contribuito così allo sviluppo della moderna agricoltura non solo come un’attività rilevante di carattere economico, ma anche come luogo di crescita culturale per il Paese. Questo è lo spirito con il quale oggi si inizia una collaborazione concreta con quelle che rappresenta la rete pubblica della ricerca agricola di maggior rilevanza nazionale».

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CREA - Georgofili Academy memorandum of understanding signed
Agriculture, food safety, the promotion of typical quality products, but also progress in the agricultural and forest sector, protecting the environment and rural development are the focus of the memorandum signed between CREA and the Georgofili Academy by Salvatore Parlato, CREA Special Commissioner , and Giampiero Maracchi, President of the Georgofili Academy.
The agreement has the aim of promoting the carrying out of research and development programs linked to the real needs of the territory, encouraging technological transfer and the dissemination of innovation in the most strategic sectors. With this in mind, projects and joint initiatives will be promoted to encourage local development through the integration of innovative practices and scientific knowledge, e.g., cultivation techniques compatible with climate change. Moreover, there will be scientific-technical training and communication operations to spur the increase of the firms’ innovation level and the improvement of human capital as well as to strengthen the network of the research centers. In this way, the firms and technological centers will participate directly in the planning and implementation of innovation and development processes.

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Riduzione dell’uso di antibiotici in zootecnia

Premessa: in Senato, le Commissioni Agricoltura e Sanità del Parlamento riunitesi il 2 marzo scorso hanno deciso per una riduzione dell’uso di antibiotici negli allevamenti italiani.
Certamente il problema non è il divieto dell’utilizzo di antibiotici in zootecnia ma l’approccio basato sul “buon uso” o su un “uso consapevole”, per mantenerne la loro efficacia.
Infatti, l’uso incontrollato di questi farmaci in medicina umana e animale ha importanti conseguenze biologiche e ambientali; in particolare incide negativamente sull’efficacia dei principi attivi che con l’utilizzo costante e indiscriminato degli antibiotici portano allo sviluppo di ceppi di batteri resistenti che mettono a rischio la salute umana e animale.
Pertanto è evidente che l’uso di antibiotici in zootecnica è un argomento che va rapportato ad un contesto di carattere più generale che ha come riferimento la salute delle persone, e trasversalmente coinvolge le filiere produttive, la salute pubblica e la sostenibilità ambientale, integrandosi nel nuovo concetto di One Health (salute unica).
Terminata la seduta, il Governo ha sottoscritto diversi impegni, tra cui:
- promuovere e sviluppare, attraverso politiche adeguate e condivise, un sistema di allevamento italiano che faccia un uso migliore e responsabile dei presidi sanitari in generale e degli antibiotici in particolare, riducendone l’impiego in termini quantitativi, anche mediante l'introduzione di indici quantitativi, di portata oggettiva, della salute degli animali allevati, ed attuando una attenta selezione dei principi attivi da utilizzare e delle diverse modalità di utilizzo;
- adottare le necessarie iniziative che, in un'ottica di prevenzione della salute umana, mettano al centro il benessere degli animali allevati e ne garantiscano condizioni di vita adeguate, in relazione all'esigenza di tener conto della trasmissibilità delle malattie all'interno degli allevamenti, attraverso scelte volte a incentivare l'incremento di allevamenti al pascolo o semi-pascolo nelle zone di montagna, dove gli ambienti e gli spazi lo permettono;
- a sostenere, attraverso incentivi coordinati di carattere nazionale e territoriale, il processo di miglioramento degli alle-vamenti intensivi, più a rischio di trasmissibilità delle malattie, con adeguamenti di spazi e miglioramenti delle condi-zioni ambientali rispondenti alle esigenze degli animali, coerenti con gli standard europei già assunti, dal punto di vista normativo e delle buone pratiche già diffuse in gran parte del Paese;

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Reduction in the use of antibiotic in zootechny
Preamble: the Senate, the Parliament’s Agriculture and Health Commissions in a meeting on 2 March last decided a reduction in the use of antibiotics on Italian breeding farms.
Certainly, the problem is not to ban the use of antibiotics in zootechny, but to maintain their efficacy through “good use” or “informed use”. In fact, the uncontrolled use of these drugs in human or animal medicine has important biological and environmental consequences. In particular, it has a negative influence on the efficacy of the active principles that with a constant and indiscriminate use of antibiotics bring about the development of resistant bacteria stocks that expose human and animal health to a risk.
Therefore, evidently the use of antibiotics in zootechny is a topic related to a more general context that has people’s health as a reference point and involves crosswise productive chains, public health, and environmental sustainability, to be integrated into the new concept of One Health.

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Arricchimento in selenio di piante coltivate per uso alimentare

Il selenio è un micronutriente essenziale per gli organismi viventi con molteplici ruoli nella crescita e nel metabolismo delle cellule animali e vegetali. Come componente dell’aminoacido selenocisteina è presente negli  enzimi glutatione perossidasi e tetraiodotironina 5' deiodinasi  e nella selenoproteina P e  può agire come antiossidante, con effetti positivi nella prevenzione del cancro e nella neutralizzazione della tossicità da metalli pesanti.

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Selenium-enriched plants cultivated for food
Selenium is an essential micronutrient with multiple roles in the growth and functioning of living cells in higher animals and plants. Selenium can act as an antioxidant. It has been identified as a cofactor of the enzyme glutathione peroxidase, catalyzer of the reduction of peroxides which can damage cells and tissues.

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Evoluzione degli impianti di allevamento del bestiame dall’antichità ai tempi moderni

L’allevamento del bestiame è una pratica antichissima, infatti fin dal Neolitico l’ uomo impara a coltivare la terra ed ad allevare il bestiame.  Con la nascita dell’ agricoltura, tutte le forme di vita cambiano e  gli uomini da nomadi  si organizzano in villaggi stabili  ed in questo periodo  si svolgono i primi riti sacrificali degli animali rivolti a propiziare le forze della natura.

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